IT-Wallet, sull’App IO anche Isee, titolo di studi e iscrizione alle liste elettorali

Al via l’IT Wallet privato. Parere favorevole del Garante Privacy su due schemi di decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri relativi al Sistema di portafoglio digitale italiano (IT-Wallet), previsti dal programma di attuazione del PNRR. L’Autorità, data la complessità dei trattamenti posti in essere e dei rischi elevati presenti, ma in spirito di collaborazione istituzionale, ha chiesto al Dipartimento per la trasformazione digitale di approntare specifiche garanzie a tutela dei diritti e delle libertà degli interessati.

Documenti in formato digitale

Il Sistema IT-Wallet, che conta già 5 milioni di utenti che hanno attivato 9 milioni di documenti, intende semplificare l’accesso ai servizi pubblici e privati, consentendo una gestione più sicura dell’identità digitale e dei documenti personali e facilitando l’interazione tra cittadini, amministrazioni pubbliche e aziende. Proprio come un portafoglio fisico, l’IT-Wallet conterrà documenti in formato digitale da esibire all’occorrenza. In futuro, il Sistema sarà progressivamente aggiornato per garantire la compatibilità con le soluzioni europee di identità digitale (EUDI Wallet).

Introdotti attestati ISEE, laurea, certificato di residenza, iscrizione liste elettorali

In questa fase di sperimentazione (qui il parere favorevole del Garante), per gli utenti che ne faranno richiesta, saranno disponibili le informazioni destinate ad attestare l’ISEE, il titolo di studio e accademico, i certificati di residenza, godimento dei diritti politici e iscrizione alle liste elettorali, la tessera sanitaria, la patente di guida e la carta europea della disabilità.

Le garanzie introdotte riguardano soprattutto l’individuazione dei ruoli dei soggetti coinvolti nei trattamenti e la definizione di misure volte ad evitare trattamenti ulteriori rispetto a quelli necessari per il funzionamento dell’IT-Wallet.

La sperimentazione riguarda i seguenti Attestati Elettronici di Interesse Pubblico sull’App IO, i cui dati per la generazione e per la gestione del ciclo di vita sono resi disponibili dalle rispettive Fonti Autentiche al Fornitore di Attestati Elettronici di Interesse Pubblico (art. 6, comma 4):

• Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), i cui dati sono resi disponibili dall’Istituto nazionale previdenza sociale (di seguito, INPS);

• titolo di studio conseguito e iscrizione scolastica, i cui dati sono resi disponibili dal Ministero dell’istruzione e del merito;

• titolo accademico conseguito e iscrizione all’istituzione di formazione superiore, i cui dati sono resi disponibili dal Ministero dell’università e della ricerca;

• residenza, godimento dei diritti politici, iscrizione alle liste elettorali e soglie di età, i cui dati sono resi disponibili dal Ministero dell’interno;

• Tessera sanitaria – Tessera europea di assicurazione di malattia (TS/TEAM), i cui dati sono resi disponibili dal Ministero dell’economia e delle finanze;

• patente di guida mobile, i cui dati sono resi disponibili dal Ministero delle infrastrutture e trasporti;

• carta europea della disabilità, i cui dati sono resi disponibili dall’INPS.

Chiesta relazione alla Presidenza del Consiglio al termine della sperimentazione

Il Garante, nel dare parere positivo, ricorda che sarà chiamato a esaminare le misure tecniche e organizzative adottate da un decreto del Dipartimento per la trasformazione digitale per assicurare il rispetto dei principi del GPDR e garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi, all’esito della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. L’Autorità dovrà anche essere consultata in merito al regolamento sulle procedure amministrative necessarie alla registrazione al Sistema e sul decreto relativo all’utilizzo dei cosiddetti Servizi Remunerativi, quelli forniti – a pagamento – dalle imprese.

Il Garante ha infine chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri una relazione al termine del periodo di sperimentazione, che segnali, in particolare, le eventuali criticità rilevate e le misure individuate per porvi rimedio.

Il Garante ha sottolineato che sarà coinvolto nella valutazione delle misure tecniche e organizzative adottate per rispettare il GDPR e assicurare un livello di sicurezza adeguato, anche dopo la fase di sperimentazione. Inoltre, ha chiesto una relazione finale che evidenzi eventuali criticità e le soluzioni adottate. Il sistema sarà progressivamente aggiornato per garantire la piena compatibilità con il European Digital Identity Wallet (Eudi Wallet), in linea con il regolamento europeo eIDAS.

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Siti sessisti, la Pdl di Noi Moderati contro i deepfake: identità digitale obbligatoria e nuovo reato di diffusione fraudolenta online. Scarica il Pdf

Arginare la diffusione di siti sessisti online è diventata una priorità anche della politica dopo lo scandalo dei siti Phica.net e della pagina Mia Moglie, che hanno scoperchiato un vero vaso di pandora. A quanto pare, la politica si sta muovendo e il Governo ha avviato degli approfondimenti dopo la ricognizione avviata dal ministero per la Famiglia, affiancato dall’Interno e dalla Giustizia. Nuove strade di intervento non sono escluse, la prima soluzione che si attende di mettere in atto è quella fornita dal disegno di legge sull’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è anche quello di colmare dei vuoti normativi che pesano non poco sulla lotta ad un fenomeno odioso, che colpisce potenzialmente chiunque.

Scarica la proposta di Legge di Noi Moderati in Pdf

La Pdl di Noi Moderati

Intanto, le forze politiche non stanno a guardare. Noi Moderati ha presentato la sua proposta di legge contro la violenza digitale, depositata alla Camera e al Senato, per contrastare il fenomeno dei deepfake e degli abusi online, a tutela dell’identità personale e dell’integrità dell’immagine contro le riproduzioni digitali non autorizzate, che punta a superare l’anonimato online e ad inasprire le pene per i colpevoli. Una proposta di legge in otto articoli che mette nel mirino i deepfake.   

Coinvolti Agcom come responsabile degli oscuramenti e Garante Privacy per le ispezioni.

Violenza su donne: Carfagna, ‘Un marchio per i deepfake, basta anonimato online’

“Il sistema di regole che abbiamo costruito per contrastare abusi e violenze sulle donne va aggiornato, perché nato in un’altra epoca. Oggi abbiamo i deepfake, cioè quei contenuti fotografici, video o audio contraffatti, creati con sistemi informatici o con l’intelligenza artificiale, che riproducono volti o voci in maniera tale da farle sembrare veri ma che in realtà sono falsi. È la nuova frontiera dell’abuso e della truffa, per questo ho accelerato l’iter per depositare una proposta di legge che ha l’obiettivo proprio di contrastare i deepfake”. Lo ha detto Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati, a Radio24 Mattino.

“La proposta – ha spiegato – prevede che chi crea deepfake ha l’obbligo di marchiarli come tali, in modo tale che nessuno possa credere che il contenuto sia autentico. Inoltre, chi diffonde deepfake per danneggiare vite e reputazioni pagherà caro. Basta poi all’anonimato sul web. So bene che è una battaglia difficile, ma sono convinta che bisogna agire per colmare le falle normative che ci sono oggi. Abbiamo l’obbligo di proteggere le migliaia di donne inconsapevoli finite nel mercato nero dell’abuso sessista online ma anche di tutelare i più fragili, gli anziani, dai tentativi di truffa sempre più sofisticati realizzati con contenuti video e audio contraffatti, perché con l’intelligenza artificiale – ha concluso Carfagna – si può fare veramente di tutto”.

Violenza su donne: Gelmini, ‘rivedere anonimato sul web, piattaforme responsabili’

 “Il caso delle foto manipolate finite su siti sessisti dimostra la necessità e l’urgenza di rivedere le regole sull’anonimato sul web. Si tratta di difendere la libertà di espressione ma non di difendere i leoni da tastiera e coloro che utilizzano insulti, manipolazione di immagini per screditare altre persone. Tutto questo non è più accettabile ecco perché abbiamo pensato ad una proposta di legge che regolamenti l’anonimato responsabilizzando le piattaforme sia dal punto di vista civile che dal punto di vista penale”. Così la capodelegazione di Noi Moderati al Senato Mariastella Gelmini, a margine della presentazione della pdl contro deepfake e abusi online. Per le piattaforme sono previste sanzioni fino a un milione di euro per la mancata acquisizione dell’identità digitale degli utenti.

Introdurre reato diffusione fraudolenta online

“Un’iniziativa di legge frutto di un lavoro che precede i fatti di cronaca, fin dall’inizio la protezione della donna nella rete è sempre stata sotto la nostra attenzione. La proposta di legge di oggi è il frutto di un grande lavoro comune tra le nostre colleghe”, spiega Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

“Il tema non riguarda solo le donne ma tutta la società, difendere la dignità della persona è una sfida fondamentale. La rete è diventata uno spazio dove accade di tutto. Chiederemo la calendarizzazione urgente, quando ci sarà la capigruppo sarà la priorità per Noi moderati”.

Una proposta condivisa che individua “fonti di rischio da regolare”, aggiunge Carfagna. “Introduciamo la definizione di deepfake e il reato di diffusione fraudolenta, con l’obbligo di marchiarlo con un watermark e pene fino al carcere per chi li diffonde per fini illeciti, previste aggravanti per minorenni coinvolti o contenuti a sfondo sessuale. Poi l’obbligo di rimuovere contenuti illeciti e collaborare con l’autorità giudiziaria per le piattaforme. In passato queste iniziative venivano irrise, considerate inutili, illiberali, velleitarie, erano gli anni in cui il web veniva considerata un’isola felice. Oggi abbiamo scoperto che ha un lato oscuro che va illuminato”.

Prevista la reclusione da uno a cinque anni e sanzioni fino a 100mila euro

Chiunque, al fine di danneggiare, ingannare, ottenere un profitto o ledere la reputazione di terzi, diffonde contenuti deepfake senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a cinque anni o con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 100.000. La pena è aumentata se il contenuto è a carattere sessualmente esplicito o ha ad oggetto minori o soggetti vulnerabili.

Siti sessisti: Semenzato, ‘domani inizia inchiesta in commissione su violenza online’

“Da domani (oggi ndr) inizia l’inchiesta della commissione sulla violenza online, 21 audizioni e uno schema per affrontare velocemente e in tempi brevi il tema”. Così la presidente della Commissione parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere, Martina Semenzato durante la presentazione del pdl di Noi Moderati contro deepfake e abusi online.

Siti sessisti, Gelmini (NM): “Regolamentare i deepfake. Siamo persone, non materiale grezzo per il web”

“Sono stata vittima di un deepfake. Su quei siti c’erano mie foto manipolate con l’IA. A riguardo, penso che sia doveroso tracciare una linea di demarcazione netta tra satira-intrattenimento e disinformazione, molestie, truffe o furti di identità. Per Noi Moderati la persona è al centro. Vale anche in questo caso. Noi non siamo contenuti digitali, ma siamo persone. E chiunque abbia a cuore la dignità umana non può accettare che una persona sia considerata materiale grezzo per contenuti digitali. Come suggeriva Papa Francesco, l’Intelligenza artificiale deve essere orientata al servizio, non allo sfruttamento”.

Siti sessisti, Gelmini (NM): “Una proposta di legge per andare oltre lo sdegno”

“Questa esperienza, dopo lo sgomento e la rabbia, mi ha spinto ad andare oltre lo sdegno. E la prima cosa che ho fatto è stato denunciare, anche per spronare altre donne, spesso giovanissime. È fondamentale ribadire dunque l’importanza della denuncia, perché gli strumenti di tutela ci sono e credo sia doveroso ringraziare la Polizia Postale per il lavoro che sta svolgendo. Andare oltre lo sdegno per me ha significato anche mettere nero su bianco, scrivere una proposta di legge che possa rafforzare la normativa e far sì che non ci siano più pagine oscene come queste”.

Siti sessisti, Gelmini (NM): “Stop anonimato sul web è battaglia di civiltà. ce lo ricorda anche la Fieg”

 “Ringrazio il Presidente della Federazione Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, per le parole che ha voluto dedicare alla nostra proposta contro l’anonimato in rete e lo cito testualmente: “L’anonimato in Rete – ha detto Riffeser – non costituisce una garanzia di libertà né tantomeno rappresenta una tutela della propria riservatezza. Costituisce, invece, uno strumento per eludere le responsabilità legali e favorire comportamenti che nella vita reale sarebbero condannati e perseguiti perché direttamente riferibili alla persona che li realizza”.

Spero che le parole del dott. Riffeser siano condivise dall’intera federazione e spero che ci diano una mano su questa battaglia che è una battaglia di civiltà”.

Gianluca Regolo (Avvocato esperto di proprietà intellettuale): ‘Il rischio della proposta è irrigidire il sistema’

“Il rischio della proposta italiana è quello di irrigidire il sistema, puntando tutto sul watermark, che da solo può rivelarsi vulnerabile e facilmente aggirabile – ha detto ha detto Gianluca Regolo, Avvocato con competenza verticale nell’ambito della proprietà intellettuale – La vera efficacia sta nella combinazione di strumenti: watermarking, sistemi di provenienza crittografica e controlli lato piattaforme. Anche qui, l’obiettivo della proposta è condivisibile, ma occorre inserirlo in un contesto più ampio, già delineato a livello europeo, per non introdurre obblighi difficilmente applicabili o rapidamente superati dalla tecnologia.

Quanto al reato di “diffusione fraudolenta online”, l’intenzione è quella di colpire in maniera più mirata la diffusione di deepfake e altre manipolazioni digitali.

“È bene però ricordare che il nostro ordinamento già conosce strumenti di tutela: la diffamazione (art. 595 c.p.), il revenge porn (art. 612-ter c.p.) e soprattutto il diritto all’immagine (art. 10 c.c. e artt. 96 e 97 l.d.a.), che protegge il ritratto anche senza offesa all’onore o alla reputazione.

La proposta non crea dunque una nuova tutela sostanziale, ma – apparentemente – tenta di rafforzare l’enforcement, dando maggiore incisività all’intervento repressivo.

Il nodo più delicato resta quello dei casi di confine: un deepfake che riproduce fedelmente una persona è chiaramente illecito, ma se un contenuto ne evoca le sembianze senza riprodurla in modo diretto? La giurisprudenza italiana, in ambito pubblicitario, ha già riconosciuto tutela contro l’appropriazione evocativa — si pensi ai sosia o alle imitazioni vocali — e simili principi potrebbero estendersi anche ai deepfake. Una fattispecie penale specifica avrebbe il merito di consolidare questa protezione e di rendere più chiaro il quadro sanzionatorio”.

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AI, cloud, energia e auto: von der Leyen lancia il modello “made in EU”

Per l’Europa è il momento dell’indipendenza

L’Europa è chiamata ad affrontare le grandi sfide che un presente sempre più complesso e critico ci sta ormai obbligando ad affrontare, con scelte e decisioni che non possono più essere rimandante. Il Discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU) tenuto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stato una lista di emergenze a cui dare risposta.

La guerra in Ucraina, la tragedia di Gaza (solo abbozzata nel Discorso e piena di ambiguità), la sicurezza dei nostri confini, la Difesa, le questioni sociali più impellenti, la transizione ecologica e digitale, le nuove tecnologie, l’industria e l’economia, sono stati i punti chiave del discorso di von der Leyen.

Quello che stiamo vivendo, ha sottolineato subito la Presidente della Commissione, “deve essere il momento dell’indipendenza dell’Europa”, aggiungendo: “Credo che questa sia la missione della nostra Unione. E sappiamo di poterlo fare. Perché insieme abbiamo dimostrato cosa è possibile realizzare quando abbiamo la stessa ambizione, la stessa unità e la stessa urgenza“.

Il Rapporto Draghi è ancora la stella polare per l’Ue

Ma per far questo, ha spiegato von der Leyen l’Unione deve far leva su quelle che sono le sue risorse più significative, come il mercato unico, l’economia sociale e lo stato di diritto, “ma sentiamo tutti il peso delle difficoltà economiche e geopolitiche del momento”, e sappiamo tutti benissimo ormai che “le dipendenze possono essere usate contro di noi”.

“Per questo motivo investiremo massicciamente nelle tecnologie digitali e pulite”, ha detto von der Leyen, con “ulteriori investimenti nell’ambito del futuro Fondo per la competitività e nel quadro del programma di ricerca e innovazione Orizzonte Europa, la cui dotazione di bilancio sarà raddoppiata”.

Nel discorso sullo Stato dell’Unione non è mancato il riferimento al Rapporto Draghi: “Stiamo inoltre eliminando le principali strozzature individuate che vanno dall’energia ai capitali, dagli investimenti alla semplificazione”.

L’euro digitale, ad esempio, potrebbe agevolare tanto le imprese quanto i consumatori, secondo la Presidente della Commissione.

Innovazione, fondo Scaleup e strategia “made in EU”

Per le imprese innovative, ha affermato la Presidente della Commissione, “stiamo elaborando il cosiddetto 28° regime e stiamo accelerando i lavori sull’Unione europea del risparmio e degli investimenti. Questo perché molte delle nostre startup presentano un alto potenziale in tecnologie chiave quali quella quantistica, l’intelligenza artificiale o le biotecnologie”.

In questo gioca un ruolo cruciale “la limitata disponibilità di capitale di rischio le costringe a rivolgersi a investitori stranieri”. Per questo, ha proseguito von der Leyen, “l’Europa perde così ricchezza e posti di lavoro, il che ne mina la sovranità tecnologica”.

“A tal fine – ha detto la Presidente – porremo le prime pietre angolari, come l’atto legislativo sullo sviluppo del cloud e dell’AI e lo spazio di sperimentazione per la quantistica (Quantum Sandbox)“.

A riguardo, “la Commissione collaborerà con gli investitori privati nell’ambito di un fondo Scaleup Europe, caratterizzato da una dotazione di diversi miliardi di euro. Il fondo contribuirà a realizzare ingenti investimenti in imprese giovani e in rapida crescita che operano in settori tecnologici critici”.

Mercato unico 2028, 28° regime e “Quinta libertà”

La nostra principale risorsa è il mercato unico, ha ricordato von der Leyen, “che però rimane incompiuto” e secondo le stime dell’FMI, “gli ostacoli interni al mercato unico equivalgono a tariffe del 45% sulle merci”.

Ha parlato di “una tabella di marcia per il mercato unico da qui al 2028”, che riguarderà “i capitali, i servizi, il settore energetico, le telecomunicazioni, il 28° regime e la “quinta libertà” per la circolazione della conoscenza e dell’innovazione”.

Dazi, “sono una tassa”, ma da guerra commerciale con USA conseguenze peggiori

“I dazi non sono altro che tasse“, ha detto von der Leyen.

Nonostante questo però, ha ribadito che “l’accordo garantisce una stabilità cruciale nelle nostre relazioni con gli Stati Uniti in un periodo di grave insicurezza globale“.

“Immaginate quali ripercussioni avrebbe una vera e propria guerra commerciale con gli Stati Uniti“, ha rimarcato von der Leyen, ponendo la questione della Realpolitik come inevitabile in questo momento storico.
Una posizione che von der Leyen ha ripetuto fin dal primo giorno successivo ai fragili accordi di luglio raggiunti faticosamente da Bruxelles e Washington, che non piacciono a nessuno e che questa Commissione difende strenuamente.

Possibili alternative su cui la Commissione sta lavorando sono i nuovi partenariati commerciali: “L’80% dei nostri scambi commerciali avviene con paesi diversi dagli Stati Uniti. Dobbiamo quindi sfruttare nuove opportunità”.

Von der Leyen cita gli accordi bilateriali con Messico e Mercosur, ma anche con l’India (che dovrebbe essere ultimato entro l’anno).

Certo pesa su queste dichiarazioni quanto accaduto nei giorni scorsi, con il brutto episodio che ha visto saltare la conferenza stampa della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria europea per la concorrenza, Teresa Ribera, sulla multa a Google, su decisione proprio della Presidente von der Leyen.

Istituire un’AI europea

Il punto chiave di tutto il Discorso è sempre l’indipendenza e il made in EU: “tutte queste iniziative sosterranno anche gli investimenti nelle tecnologie che alimentano la nostra economia, come quelle pulite e digitali”.

“Penso all’intelligenza artificiale. Per assicurare la nostra indipendenza futura è essenziale istituire un’IA europea, che contribuirà a potenziare le nostre industrie e le nostre società, dall’assistenza sanitaria alla difesa”, ha spiegato von der Leyen.

A tal fine, la Commissione è intenzionata a proporre alcune soluzioni, tra cui: l’atto legislativo sullo sviluppo del cloud e dell’IA e lo spazio di sperimentazione per la quantistica (Quantum Sandbox).

“Stiamo investendo massicciamente nelle gigafabbriche di IA europee, che sostengono le nostre startup innovative nello sviluppo, nell’addestramento e nella diffusione dei loro modelli di IA di prossima generazione”, ha detto von der Leyen.

Sempre nella giornata di oggi, la Presidente della Commissione ha incontrato gli amministratori delegati di alcune fra le maggiori imprese e associazioni di settore europee (European tech champions), che hanno firmato “una dichiarazione sull’IA e le tecnologie europee, segno del loro impegno a investire nella sovranità tecnologica dell’Europa”.

Anche su questa voce pesa l’accordo con gli USA di luglio, perchè impone a Bruxelles l’acquisto di chip (fondamentali per l’AI e il cloud ad esempio) per 40 miliardi di euro, il che va a limitare l’autonomia della nostra industria e del made in EU, favorendo le Big Tech.

Tecnologie pulite e mercati guida per il made in Europe

Un approccio che secondo von der Leyen sarà adottato anche per le tecnologie pulite, l’acciaio e le batterie: “Il settore europeo delle tecnologie pulite deve restare in Europa – e dobbiamo agire con urgenza. Con il patto per l’industria pulita abbiano individuato i principali ostacoli che impastoiano questi settori.

Ha sottolineato la necessità per gli investitori della certezza “che, quando investono, potranno contare sulla domanda di prodotti puliti europei”.

Per fare questo servono i “mercati guida”. Sul versante dell’offerta, “vareremo un pacchetto di sostegno per le batterie (Battery Booster)”, che “metterà a disposizione 1,8 miliardi di euro di equity per potenziare la produzione in Europa. Le batterie sono essenziali per altre tecnologie pulite, in particolare i veicoli elettrici”.

Sul versante della domanda, ha aggiunto von der Leyen, “dobbiamo stimolare con urgenza la domanda di leadership industriale europea nelle tecnologie pulite. In quest’ottica introdurremo negli appalti pubblici un criterio relativo al “made in Europe“.

Un percorso virtuoso, ma perché sia perseguibile “dobbiamo assicurarci che la nostra industria possa procurarsi i materiali qui in Europa. E l’unica soluzione è creare un’economia davvero circolare” e tra le proposte avanzate ha parlato di “un atto su un acceleratore industriale per i settori e le tecnologie chiave strategici”.

Autostrade energetiche e indipendenza

Altro punto cruciale del Discorso è quello legato al settore energetico. L’energia in Europa costa troppo e soprattutto scontiamo la nostra dipendenza da fornitori esteri: “Sappiamo anche che cosa fa scendere i prezzi: l’energia pulita prodotta localmente. Dobbiamo produrre più energia da fonti rinnovabili interne, affidandoci al nucleare per il carico di base. Ma dobbiamo anche investire con urgenza nelle infrastrutture e negli interconnettori e provvedere alla loro modernizzazione”.

C’è da capire come l’Ue riuscirà a rafforzare la sua indipendenza energetica tenendo conto dei 750 miliardi di euro di acquisti proprio nel settore energetico da fornitori americani in combustibili fossili, principalmente petrolio greggio e gas naturale liquefatto (LNG). Una zavorra per ogni ambizione di sovranità energetica. Se da un lato ci si libera dalla Russia, dall’altro ci si lega ad un’altra dipendenza estera.

A tal fine, von der Leyen ha proposto “un nuovo pacchetto sulle reti per rinforzare l’infrastruttura di rete e accelerare l’iter autorizzativo. In aggiunta al pacchetto, oggi ho il piacere di annunciare una nuova iniziativa sulle autostrade energetiche. Abbiamo individuato otto punti critici di congestione nelle nostre infrastrutture energetiche, dallo stretto di Øresund al canale di Sicilia. Li sbloccheremo tutti”.

Parallelamente, l’Europa deve continuare a decarbonizzare, ma per farlo la transizione deve premiate e incentivare industria e imprese.

“In caso contrario rischiamo di trovarci a dipendere dalle importazioni, siano esse di acciaio per i produttori di auto o di fertilizzanti per gli agricoltori. Saremmo alla mercé dei prezzi, dei volumi e della qualità che altri sono disposti e in grado di offrirci”, ha spiegato von der Leyen.

e-Car europee, piccole, sostenibili ed efficienti: “Il futuro è elettrico”

per quel che riguarda le automobili, la Commissione proporrà all’industria di collaborare a un’iniziativa su auto di piccole dimensioni a prezzi contenuti: “Sono del parere che l’Europa dovrebbe avere la sua “e-car”. “E” come ecologica: pulita, efficiente, leggera. “E” come economica: alla portata di tutti. “E” come europea: costruita in Europa, facendo affidamento su catene di approvvigionamento europee”.

Secondo la Presidente della Commissione, “non possiamo lasciare il mercato in mano alla Cina e agli altri concorrenti. Non ci sono dubbi: “il futuro è elettrico e made in EU”.

Restrizioni ai social media “per difendere i nostri figli”, l’Ue in cerca di una strada

Un Discorso che finalmente pone l’accento sul tema centrale dell’indipendenza europea in maniera più decisa, declinandolo sui settori strategici dell’AI, dell’energia, delle tecnologie di punta, sull’industria dell’auto e sulle materie prime, ma che delude riguardo le questioni sociali, come il modo in cui vogliamo trattare i migranti e le guerre in corso, in particolare la situazione drammatica in cui versa la popolazione di Gaza, che non ha ricevuto alcuna risposta efficace da parte dell’Unione all’assedio militare messo in atto da Israele e alla carestia usata come arma di sterminio.

Altri punti molto interessanti toccati dalla Presidente della Commissione, sempre lato tecnologico e dei diritti, sono i social media e gli algoritmi, strumenti che vanno regolamentati maggiormente, soprattutto per la relazione di dipendenza estrema che possono creare con i più giovani e i minori, ma anche l’indipendenza dei media per la lotta alla disinformazione.

“Dobbiamo pensare alla sicurezza dei nostri figli, non ai profitti“, ha detto von der Leyen, “i nostri amici in Australia hanno aperto la strada alle prime restrizioni dei social media. Seguo con attenzione l’attuazione di questa politica per vedere quali potrebbero essere i prossimi passi da adottare qui in Europa. Chiederò a un gruppo di esperti di fornirmi, entro la fine di quest’anno, un parere sul miglior approccio dal punto di vista europeo“.

Stop alla disinformazione, un programma per la “resilienza dei media”

Altro problema che non da oggi insidia e indebolisce le nostre società e le basi della convivenza democratica e civile in Europa (e non solo) è la disinformazione come strategia attuata da attori statali stranieri e loro proxy, cioè gruppi non statali (come milizie o organizzazioni politiche) utilizzati da questi stati per agire indirettamente.

Disinformazione che come ben sappiamo può anche provenire da fonti russe, ma che spesso viaggia su piattaforme di note Big Tech. Qui gli strumenti già esistono, basterebbe blindare la legge sui servizi digitali (DSA) e ampliarne l’applicazione, ma questo non piace a Washington.

La Commissione intende a riguardo “avviare un nuovo programma per la resilienza dei media (Media Resilience Programme), che sosterrà il giornalismo indipendente e l’alfabetizzazione mediatica” e sostenere media indipendenti e locali (che avrebbero bisogno di un mercato pubblicitario più accessibile ed equo, dove reperire risorse per sopravvivere, ma ben sappiamo quanto giganti come Google lo rendano difficile).

Riforme: non più solo “unanimità”, per alcune decisioni “maggioranza qualificata”

“È arrivato il momento di liberarci delle catene dell’unanimità“, ha detto von der Leyen, per fare in modo che l’Ue “agisca più rapidamente e sia in grado di rispondere alle attese delle cittadine e dei cittadini europei“.

Un altro passaggio storico che sicuramente avrà conseguenze sia positive, sia negative, nel percorso di unione di questa Europa che agli occhi di tutti noi appare inesorabilmente sempre più frammentata e impotente di fronte alle grandi sfide del tempo difficile che stiamo vivendo (e non si può che tornare a Gaza e certo all’Ucraina, due tragedie verso le quali per il momento Bruxelles ha risposto con l’insopportabile doppio standard “due pesi e due misure”).
Non basta richiamarsi solamente al diritto e allo Stato di diritto, che pure sono elementi fondanti la nostra Unione e la nostra società, perchè altrettanto importanti e centrali per la nostra “civiltà” sono anche i principi di solidarietà e soccorso, giustizia sociale (economica, energetica e ambientale) e uguaglianza tra le persone, questioni culturali ed etiche, ancor prima che politiche o esclusivamente normative. Tutto sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

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De-consumismo: gli italiani comprano meno smartphone (-2 milioni rispetto al 2022) e preferiscono l’AI ai social

Italiani e deconsumismo: più risparmio ed esperienze di vita

Negli ultimi cinque anni il portafoglio degli italiani si è mosso pochissimo. Nel 2024 la spesa complessiva è cresciuta appena del +0,5% rispetto al 2019, segno di una prudenza che diventa ormai un tratto distintivo.

E’ quanto riportato nel nuovo Rapporto Coop 2025.

Più della metà del bilancio familiare continua a essere assorbita dalle spese obbligate: abitazione, utenze, trasporti e cibo. E anche le intenzioni di acquisto per i prossimi 12-18 mesi non sembrano discostarsi da questa traiettoria di sobrietà.

Il risparmio rimane il driver principale per il 42% degli italiani. Non si tratta più solo di cautela: a essere messa in discussione è la stessa società dei consumi. Si afferma un nuovo modello, che molti osservatori definiscono “deconsumismo”: non più il piacere del possesso, ma la ricerca di valore nelle esperienze.

Cresce la propensione ad acquistare solo il necessario, a rivolgersi al second hand, a riparare invece che sostituire.

Tecnologia utile, non status symbol: crollo degli smartphone

Nonostante la sobrietà, il mercato tecnologico resta vitale: negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno speso 16,5 miliardi di euro in prodotti tech, con un incremento dell’+1,2% su base annua. Ma cambia la logica di acquisto: non più l’oggetto come status symbol, bensì la sua utilità concreta.

Tra i bestseller compaiono dispositivi per la cura dentale e una vasta gamma di elettrodomestici, dalle friggitrici ad aria alle macchine da caffè, fino agli aspirapolvere intelligenti.

In forte contrazione invece l’elettronica di consumo tradizionale: nel 2023 gli acquisti di smartphone sono calati di 2 milioni di unità rispetto al 2022.

AI più vicina alla vita quotidiana che al lavoro

La stessa logica utilitaristica guida il rapporto con l’intelligenza artificiale (AI). Già oggi il 49% degli italiani la utilizza nella dimensione privata, contro il 23% che la impiega in ambito lavorativo.

Cresce la confidenza, tanto che l’AI inizia a competere con i social media come strumento di uso quotidiano.

Guardando al futuro, quasi la metà degli italiani (45%) vorrebbe affidarle le pulizie domestiche, un quarto (25%) l’assistenza agli anziani, il 24% la guida dei veicoli e la preparazione dei pasti. Un ibrido tra “amica del cuore”, maggiordomo e badante.

Dalla fiducia all’inquietudine

Parallelamente muta lo stato d’animo collettivo. Rispetto al 2022, i sentimenti negativi sono in forte crescita: il timore passa dal 20% al 39%, l’inquietudine dal 24% al 37%, l’allerta dal 16% al 25%. Crollano invece la serenità (dal 34% al 24%) e la fiducia (dal 27% al 24%).

A pesare non sono solo le difficoltà economiche, ma soprattutto l’ombra della guerra: una famiglia su due inizia ad accettare l’idea concreta di un conflitto armato.

Pace e diritti sopra l’ambiente

Questo clima si riflette anche nelle priorità di sostenibilità: il 64% degli italiani chiede pace e diritti civili come obiettivo primario, il 55% sottolinea la necessità di contrastare fame, povertà e violenze di genere. Seguono la riduzione delle disuguaglianze (62%) e il lavoro dignitoso per tutti, mentre i temi ambientali e il cambiamento climatico scivolano più in basso nelle priorità.

L’Italia del 2024 appare più cauta, meno legata al consumo compulsivo e più incline a scelte di vita sobrie e funzionali. È un Paese che risparmia, che compra ciò che serve, che usa l’AI come alleata quotidiana e che guarda con crescente inquietudine al futuro. Un Paese dove l’idea stessa di benessere si sposta dal possesso all’esperienza e dalla crescita materiale alla ricerca di sicurezza.

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Apple presenta iPhone 17, i primi made in India. La diretta alle 19

L’attesa è finita. Alle 19 ora italiana di oggi 9 settembre, Apple toglierà i veli alla nuova generazione di iPhone, la numero 17, nel tradizionale evento di settembre in programma a Cupertino.

Secondo le indiscrezioni più accreditate, confermate da Bloomberg, la gamma sarà composta da quattro modelli: iPhone 17, 17 Pro, 17 Pro Max e il debutto assoluto dell’iPhone 17 Air, versione ultrasottile pensata per sfidare direttamente il Galaxy S25 Edge di Samsung. Una novità radicale: niente più scheda fisica, solo e-sim.

iPhone 17: produzione e strategia

Bloomberg ha anticipato già ad agosto un cambiamento strategico importante: Apple produrrà i nuovi iPhone anche in India, grazie ai partner locali, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza storica dalle fabbriche cinesi. Una mossa che si inserisce nella complessa partita geopolitica delle catene di approvvigionamento tecnologiche.

Intelligenza artificiale protagonista

Gli appassionati non guardano solo al design, ma soprattutto al ruolo dell’AI, ormai ingrediente chiave degli smartphone di Samsung e Google. Con iOS 26, Apple porterà funzioni come la traduzione in tempo reale e l’editing generativo delle foto. Ancora in sospeso invece l’evoluzione di Siri: secondo i rumor, l’assistente digitale diventerà un vero e proprio chatbot soltanto nel 2026.

Design e dettagli tecnici del nuovo iPhone

Un segnale concreto arriva dai produttori di custodie, soprattutto cinesi, che hanno già messo in vendita cover dedicate agli iPhone 17: i render mostrano un nuovo modulo fotocamere a tutta larghezza, soluzione già vista sui Pixel di Google. Tra le indiscrezioni spicca anche la possibilità che l’iPhone 17 Pro abbandoni il titanio per un telaio in alluminio, scelta che ridurrebbe il peso complessivo del dispositivo.

Prezzi e memoria

Capitolo cruciale, quello dei prezzi. La combinazione tra politiche commerciali USA e tensioni sulle forniture asiatiche potrebbe tradursi in listini più alti. In compenso, Apple dovrebbe alzare l’asticella della dotazione base: la memoria minima passerebbe da 128 a 256 GB.

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Data center, pilastro economico e occupazionale. Peritore (AIIP): “Valorizzare filiera nazionale”. Baldassarra (Seeweb): “Qualsiasi agevolazione non sia discriminatoria”

Una data economy da 60 miliardi, destinata a triplicare

I data center non sono più semplici infrastrutture tecnologiche. Lo Studio 2025 presentato a Cernobbio, realizzato da A2A TEH Ambrosetti, dal titolo “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”, li definisce asset strategici per la transizione digitale e per la competitività del Paese, al pari di energia, reti e grandi hub logistici.

Il valore della Data Economy italiana è pari oggi a 60 miliardi di euro (2,8% del PIL). Se l’Italia raggiungesse l’incidenza sul PIL dei best performer europei (Estonia, Finlandia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia), arriverebbe a 206,7 miliardi di euro nel 2030, con un peso del 7,9% sul PIL.

La rapida espansione della connettività, del cloud, dell’IoT e dell’Intelligenza Artificiale sta generando una crescita senza precedenti di dati e capacità computazionale. Secondo lo studio, entro il 2040 l’Italia vedrà:

  • una crescita esponenziale del numero di dispositivi Internet of Things (IoT) connessi,
  • un forte aumento del traffico dati sulle reti fisse,
  • un incremento a doppia cifra dell’utilizzo di servizi cloud,
  • un raddoppio del volume di dati di cybersecurity.

Mazzoncini (A2A): “Indispensabile una programmazione che eviti modelli di crescita incontrollata“

La crescita dei data center, ha spiegato Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A2A nella prefazione allo studio, “trainata da connettività, cloud e intelligenza artificiale, è un fenomeno globale che interessa Stati Uniti, Asia ed Europa. Nel nostro continente si osservano dinamiche in rapida evoluzione: mentre i grandi hub storici europei – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino (FLAPD) – rallentano per saturazione, per l’Italia si è aperta una finestra di opportunità grazie al crescente interesse da parte degli investitori internazionali con Milano e la Lombardia che si stanno affermando come poli strategici”.

“Per promuovere uno sviluppo sostenibile dei data center, è indispensabile una programmazione che eviti modelli di crescita incontrollata, con effetti negativi su infrastrutture, ambiente ed energia”, ha sottolineato Mazzoncini.

La mappa italiana: 168 data center, Milano hub emergente

A livello globale nel 2024, secondo lo Studio, erano censiti 10.332 data center in 168 Paesi: oltre 5.000 negli Stati Uniti, più di 2.254 nell’Unione Europea. L’Italia, con 168 data center, è il 13° Paese al mondo.

La capacità installata è di 513 MW (+17% rispetto al 2023), con una superficie di 333.341 m² (+15% in un anno).

In Italia, oltre il 60% si concentra in Lombardia e Milano da sola rappresenta il 46% (238 MW), più di Madrid (172 MW) e oltre il doppio di Zurigo (110 MW).

Mentre gli hub europei storici di data center (FLAPD) mostrano segnali di rallentamento a causa della saturazione del mercato, l’Italia attira crescente interesse da parte degli investitori.

Peritore (AIIP): “Valorizzare ruolo della filiera nazionale delle imprese sul territorio e del procurement della PA”

“La transizione digitale ha bisogno dei data center come i data center hanno bisogno della transizione digitale. Lo sviluppo dei data center italiani è un processo in corso ed ineluttabile – ha commentato il Presidente AIIP, Giuliano Peritore – che va governato senza creare distorsioni di mercato, tutelando quindi con attenzione gli operatori già attivi sul territorio nazionale da qualsivoglia discriminazione fiscale o relativa ad i costi di approvvigionamento di energia. Non bisogna però farsi prendere da facili entusiasmi. Anche in uno scenario di crescita “moderato”, diciamo 5 GW al 2040, e non 50 GW come in alcune fantasiose previsioni, e quindi con un glide-path realistico di circa 300 MW addizionali / anno, non possiamo dimenticare che 5 GW corrispondono ad un costo energetico vivo annuo di almeno 7 miliardi, nella migliore delle ipotesi, cui vanno sommati il deprezzamento ed i costi di ammortamento degli investimenti in acquisizione di aree, costi di costruzione, acquisizione di hardware, licenze software, altri beni, personale, servizi, ecc. ed infine un margine lordo. E tutto questo deve trasformarsi in ricavi. Chi pagherà questi ricavi? Senza ricavi il risultato sarebbe quello di avere cattedrali nel deserto. Anche se l’intera crescita prospettica del mercato ICT/TLC italiano ai tassi attuali di crescita venisse spesa solo per servizi di data center e non per alcun altro servizio o prodotto, non sarebbe sufficiente”.

“Come AIIP riteniamo doveroso valorizzare il ruolo della filiera nazionale delle imprese sul territorio, molte delle quali hanno investito in data center e cloud in linea con le esigenze dell’industria nazionale. Se queste imprese, che rappresentano competenze e posti di lavoro sul territorio italiano, trovassero un valido alleato nel procurement della Pubblica Amministrazione – ha sottolineato Peritore – ne beneficerebbe la digital economy italiana anche garantendo un futuro di competenze ai nostri giovani che non devono essere spettatori ma attori nella nuova economia digitale. In AIIP crediamo nelle competenze del nostro Paese, la cui sovranità digitale non può prescindere dal controllo di quelle che sono le proprie risorse, che nel mondo moderno sono i dati di tutti noi e la capacità di gestirli in totale autonomia”.

Baldassarra (Seeweb): “Essenziale che qualsiasi agevolazione, anche in tema di energia, non sia discriminatoria e riservata a tutti gli operatori”

“E’ sicuramente un punto di soddisfazione, per i tanti operatori italiani del settore che ormai da decenni vi lavorano, vedere il tema dei datacenter, solitamente riservato a pochi addetti ai lavori, diventare oggetto di discussione del Forum Ambrosetti a Cernobbio. Personalmente, ho qualche dubbio sulle valutazioni delle reali necessità di risorse di datacenter che si stanno facendo: com’è riportato nello stesso studio presentato, sono attivi datacenter nel Paese per 512MW e fanno funzionare, direi egregiamente, Internet, il Cloud, le Banche, l’intelligenza artificiale etc., sostenendo un’economia digitale dei dati valutata in 65 miliardi. 
Le stime però dei consumi futuri, 2,5GW già nel 2030 sono poco convincenti in quanto ipotizzano il futuro dei prossimi 10 anni costruito con le tecnologie dei precedenti 10 anni, fortunatamente nel mondo dell’elettronica e dell’informatica un “disastro” del genere non è mai accaduto e non accadrà nemmeno questa volta: quando le “nubi della speculazione” si diraderanno la verità sarà inesorabile e si faranno i conti con la sostenibilità degli investimenti
”, ci ha detto Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb e DHH.  

“Auspico solo che, oltre agli investitori impegnati nella costruzione di questi mega datacenter, non vengano risucchiate negli effetti negativi  anche le aziende sane che hanno investito e che continuano ad investire nei datacenter in base a criteri basati sulle esigenze di mercato e dell’innovazione tecnologica, le stesse che “fanno funzionare” il digitale come lo conosciamo oggi con “soli” 512MW e per scongiurare questo – ha proseguito Baldassarra – è essenziale che qualsiasi agevolazione, anche in tema di energia, non sia discriminatoria, sia orizzontale e riservata a tutti gli operatori indipendentemente dalle dimensioni o da qualsiasi altro elemento distintivo”. 

In Italia ancora non esiste una normativa che preveda lo sviluppo dei data center in modo omogeneo sul territorio nazionale. Ad oggi sono quasi tutti nel Milanese: Rozzano, Peschiera Borromeo, e tanti e tanti comuni, dove i colossi informatici nella provincia di Milano stanno costruendo il loro hub.
Colmare questo gap normativo sui data center è il primo obiettivo delle cinque proposte di legge (PdL) di Giulia Pastorella (Azione), Anna Ascani (PD), Giulio Centemero (Lega), Antonino Iaria (M5S) e Vincenzo Amich (FDI), poi confluite in un testo unificato.

La sfida energetica: dal 1% al 4% dei consumi globali

Tornando ai dati raccolti da TEHA e A2A, i data center sono infrastrutture energivore e richiederanno una ragionata pianificazione strategica. Nel 2024 hanno consumato a livello globale 371 TWh di elettricità (circa l’1% del totale). Al 2035 la domanda potrà arrivare a 1.600 TWh, pari al 4% dei consumi mondiali.

In Italia la traiettoria è altrettanto rapida:

  • la potenza installata potrebbe passare da 513 MW (2024) a 2,3 GW (2035 scenario tendenziale), fino a 4,6 GW (scenario full potential);
  • l’incidenza sui consumi elettrici nazionali salirebbe dal 1,9% (2023) al 7,4% (2035 tendenziale) e al 12,7% (2035 full potential).

Le richieste di connessione in alta tensione hanno già raggiunto 55 GW ad agosto 2025, con 67 nuove domande solo tra febbraio e agosto (15 GW), superando del 60% il totale delle richieste del quinquennio 2019-2023.

Qui l’ulteriore sfida tutta politica è nel non favorire come al solito i grandi player, ma puntare maggiormente e con convinzione sulla filiera nazionale, gli attori che già da anni lavorano a livello regionale e che già hanno investito in data center, cloud e transizione digitale in modo consapevole e adeguato alle reali esigenze e che potrebbero trovare un valido alleato nel procurement digitale della pubblica amministrazione (PA).

I data center hanno bisogno di alimentazione costante, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Con il crescente ruolo delle fonti energetiche rinnovabili – caratterizzate da intermittenza – lo studio sottolinea la necessità di integrare le FER con le centrali a ciclo combinato.

Alcuni operatori globali (Microsoft, Google) stanno valutando in prospettiva anche l’uso di energia nucleare o SMR (Small Modular Reactors) per stabilizzare la fornitura. Nel breve termine, il gas naturale resta una risorsa di backup.

Pilastro economico e occupazionale

Investire in data center non è solo un tema tecnologico, ma industriale e politico: nello scenario tendenziale al 2035, il settore contribuirà a circa il 6,4% della crescita annua del PIL; nello scenario full potential, fino al 15,6%.

In valore assoluto, significa circa 55 miliardi di euro di PIL aggiuntivo.

Sul fronte occupazionale, si attendono: 77.517 nuovi posti di lavoro nello scenario tendenziale al 2035 e 152.055 occupati in quello full potential, con profili altamente qualificati e legati alle filiere locali.

Lo studio evidenzia quattro dimensioni chiave:

  • sicurezza nazionale: mantenere i dati critici sotto giurisdizione italiana.
  • innovazione: prossimità alla potenza computazionale per IA, cloud ed edge computing.
  • benefici economici: attivazione di startup, costruzioni, servizi IT e filiere energetiche.
  • sostenibilità: recupero di calore per il teleriscaldamento, utilizzo di aree brownfield per preservare suolo greenfield, valorizzazione dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, fino a 74 mila tonnellate riciclabili all’anno, per 133 milioni di euro di valore economico).

Con il recupero termico, i data center potrebbero scaldare 800 mila famiglie, riducendo le emissioni di 2 milioni di tonnellate di CO₂.

Leve di efficientamento e circolarità

Il 75% dei KPI UE per la sostenibilità dei data center è legato all’efficienza energetica. Le leve individuate da TEHA:

  • diffusione del teleriscaldamento,
  • contratti PPA per approvvigionamento di energia rinnovabile (Power Purchase Agreement, sono accordi a lungo termine stipulati tra un produttore di energia rinnovabile e un acquirente – azienda, ente o utility – per la compravendita di elettricità a un prezzo prestabilito, garantendo stabilità all’acquirente e un flusso di entrate al produttore, spesso con l’obiettivo di finanziare nuovi impianti rinnovabili e ridurre le emissioni);
  • valorizzazione dell’Economia Circolare;
  • recupero aree dismesse (brownfield).

In uno scenario full potential, la pianificazione strategica del settore porterebbe benefici sistemici enormi:

  • -5,7 milioni di tonnellate di CO₂ evitate,
  • risparmi economici stimati in 1,7 miliardi di euro annui,
  • fino a 30,9 TWh di energia pulita prodotta con contratti PPA.

La posta in gioco per l’Italia e l’Europa: regolamentazione efficace, sostenibilità e indipendenza

Il messaggio dello Studio 2025 è chiaro: i data center sono infrastrutture critiche per la sovranità digitale, la competitività economica e la transizione energetica.
Per l’Italia rappresentano un’occasione di crescita e di innovazione, ma richiedono pianificazione politica, coerenza regolatoria e visione strategica per evitare i rischi di crescita incontrollata già emersi in Irlanda e Virginia, dove i data center hanno pesato rispettivamente sul 21% del consumo elettrico nazionale (Irlanda, 2023) e aumentato del 65% il consumo idrico (Virginia, 2019-2023).

L’Europa, oggi in posizione marginale rispetto agli Stati Uniti, deve decidere se rimanere dipendente da piattaforme e infrastrutture straniere o investire in maggiore indipendenza, per costruire un proprio modello sostenibile di data economy.

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Multa Ue a Google, impedita la conferenza stampa del Commissario Ribera

Niente conferenza stampa sulla multa a Google e niente palco per la Commissaria Ribera

C’è un retroscena abbastanza grave legato alla notizia della multa a Google per abuso di posizione dominante sul mercato della pubblicità online in Europa. Secondo quanto riportato da Capitol Forum, alla Vicepresidente esecutiva della Commissione europea e Commissaria europea per la concorrenza, Teresa Ribera, è stato impedito di tenere una conferenza stampa sulla sanzione al gigante tecnologico americano.

“La responsabile della concorrenza dell’Ue è stata bloccata dal tenere una conferenza stampa sull’ultima multa inflitta a Google (GOOG) per violazione delle norme antitrust, nel tentativo di evitare un’escalation delle tensioni con Washington tra i timori di ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti, secondo fonti vicine al dossier”, si legge nel testo rilanciato sui social da Alexandra Geese, europarlamentare dal 2019 e responsabile della legge sui servizi digitali (DSA, Digital Services Act) per il gruppo parlamentare Verdi/ALE.

“Per anni – si legge nel documento – multe di questo genere erano state rese pubbliche in eventi di alto profilo guidati dall’allora commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager. Ma venerdì, la nuova responsabile, Teresa Ribera, esponente socialista spagnola, non ha potuto tenere la propria conferenza stampa, come hanno riferito diverse fonti dirette”.

“La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, dovrà spiegarlo: impedire a un vicepresidente esecutivo di tenere una conferenza stampa sul caso Google è inaccettabile!”, ha accusato Geese sui social, aggiungendo che “L’EVP Ribera ha finalmente dimostrato il coraggio di difendere la stampa libera invece di assecondare leader autoritari e aziende tecnologiche monopolistiche”.

La dichiarazione della Commissaria

Sul sito della Commissione europea, però, è stata pubblicata la dichiarazione scritta di Ribera.

Nel testo si spiegava che Google ha violato le norme UE sulla concorrenza abusando della sua posizione dominante nel settore delle tecnologie per la pubblicità display (“Adtech”); che la pubblicità digitale è la spina dorsale dell’economia online e finanzia; che Google controlla molti degli strumenti fondamentali che fanno funzionare questo settore e che ha abusato del suo potere, favorendo i propri servizi tecnologici di pubblicità display online a scapito dei suoi concorrenti, degli inserzionisti online e degli editori.

“Ciò è illegale secondo le norme UE sulla concorrenza e pertanto la nostra decisione ordina a Google di pagare una multa di 2,95 miliardi di euro”, ha scritto il Commissario Ribera, “per questo motivo abbiamo anche ordinato a Google di porre fine alle sue pratiche illegali e al suo intrinseco conflitto di interessi nel settore AdTech”.

“Dobbiamo agire nel rispetto dello stato di diritto, un valore fondamentale europeo e democratico, tutelando i diritti di difesa e garantendo prevedibilità e trasparenza nell’applicazione delle nostre regole”, sottolineando in particolare che come Commissione “continueremo ad applicare le nostre regole con fermezza ed equità, senza timori o favoritismi, nei confronti di tutte le aziende che operano in Europa”, precisando, e qui c’è l’azione politica di Riber, che “i nostri Trattati fondativi, le nostre leggi e i nostri valori fondamentali non sono in discussione”. 

Azione politica volta a dimostrare la necessità di non mostrarsi troppo timidi, o magari deboli, nell’affrontare le aggressive politiche commerciali americane, e allo stesso tempo a criticare l’atteggiamento di Bruxelles, che vuole a tutti i costi evitare non solo lo scontro con Washington, ma anche ogni minima tensione politica.

Solo un briefing tecnico al posto della conferenza stampa, è scontro von der Leyen-Ribera

Secondo quanto riportato da politico.eu, venerdì pomeriggio c’è stato un semplice e breve briefing con esperti e non la sessione con i giornalisti, con vive proteste di questi ultimi: “la linea della Commissione è che tutti erano d’accordo sul fatto che questa fosse la soluzione più pratica”.

Inoltre, sempre secondo Politico, la portavoce della Commissione europea ha giustificato la mancata conferenza spiegando che “Ribera doveva prendere un aereo molto presto sabato mattina”, ma a quanto pare secondo altre fonti il volo era previsto per la sera. Non solo, sembrerebbe che Ribera era a Palazzo Berlaymont venerdì pomeriggio, “apparentemente disponibile, con la sua agenda pubblica priva di impegni”, è sottolineato nel “Brussels Playbook” di Sarah Wheaton. 

Un Commissario non può tenere una conferenza stampa di propria iniziativa, ha bisogno di essere autorizzato e questo avviene tramite il portavoce e il gabinetto della Presidenza. È quindi von der Leyen ha decidere.

Tra Ribera e von der Leyen non c’è una buona intesa, lo si può vedere chiaramente dallo scontro istituzionale interno alla Commissione emerso sulla questione delle politiche green, sull’accordo commerciale con gli Stati Uniti e in particolare su Gaza, con la Commissaria alla Concorrenza che ha parlato senza mezzi termini di “genocidio della popolazione palestinese”, subendo a stretto giro la smentita della portavoce della Presidenza.

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Perché Henna Virkkunen è tra le 100 persone più influenti al mondo sull’AI

In questa serie di approfondimenti esploriamo le persone che, secondo la lista TIME100 AI, stanno orientando direzione e regole dell’intelligenza artificiale. Ogni puntata offre tre chiavi di lettura: chi sono (e cosa hanno fatto davvero), perché contano ora (non ieri), che impatto avranno su mercato, policy e sicurezza. Dopo Yoshua Bengio, Paula Ingabire, Liang Wenfeng e Dario Amodei è il turno di Henna Virkkunen, politica finlandese ed europarlamentare.

Chi è (e cosa ha fatto davvero)

Henna Virkkunen è un’eurodeputata del Partito di Coalizione Nazionale, a Bruxelles dal 2009, dopo essere stata ministra in Finlandia con deleghe a Istruzione, Trasporti e Comunicazioni. Negli anni ha costruito un profilo politico legato al digitale e oggi è considerata la “voce dell’AI” al Parlamento europeo. È stata protagonista dell’AI Act, la prima legge completa al mondo che regola l’intelligenza artificiale, simbolo della capacità dell’Europa di dettare standard globali.

Perché conta

Virkkunen non si accontenta del ruolo di regolatrice. Ad aprile ha presentato il piano per fare dell’Europa un “continente leader nell’AI”: meno vincoli burocratici, più sostegno a ricerca e imprese. Il cuore dell’iniziativa è un codice di condotta volontario, finalizzato a luglio e sottoscritto da big tech come OpenAI, Google e dalla campionessa europea Mistral AI. La sua strategia mira a dimostrare che Bruxelles può essere anche un acceleratore, non solo un freno.

Che impatto avrà su mercato, policy e sicurezza

  • Mercato: il piano prevede la creazione di cinque gigafactory per l’AI, ciascuna con oltre 100.000 chip, la disponibilità di dataset pubblici di alta qualità e borse di studio per talenti. Un’infrastruttura pensata per colmare il divario con Stati Uniti e Cina.
  • Policy: semplificando la conformità, Virkkunen riduce il rischio che le norme blocchino l’innovazione, mantenendo aperto il dialogo con le aziende globali e rafforzando quelle europee.
  • Sicurezza: la sua agenda resta ancorata a trasparenza e tutela dei cittadini. L’obiettivo è consolidare l’Europa come punto di riferimento mondiale nella definizione di regole responsabili per l’AI.

L’agenda di Virkkunen resta ancorata a trasparenza, tutela dei cittadini e competitività industriale. Il suo obiettivo è consolidare l’Europa come punto di riferimento mondiale nella definizione di regole responsabili per l’AI, dimostrando che Bruxelles può essere non solo legislatore, ma anche motore di sviluppo tecnologico.

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La Cina punta alla leadership globale nel settore energetico guidato dall’AI entro il 2030

La Cina sta delineando una strategia ambiziosa per imporsi come leader globale nell’applicazione dell’AI al settore energetico entro il 2030.

Il piano, guidato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC) in collaborazione con l’Amministrazione Nazionale dell’Energia, prevede l’introduzione di almeno cinque modelli di AI specificamente progettati per l’industria dell’energia, con una roadmap che fissa al 2027 la scadenza per l’implementazione di un quadro operativo avanzato.

L’obiettivo è integrare profondamente l’AI nelle reti elettriche e nelle industrie di carbone, petrolio e gas, potenziando l’interazione tra capacità computazionale e distribuzione elettrica.

Tra i punti salienti, il documento ufficiale individua più di dieci progetti pilota replicabili e competitivi e cento scenari applicativi. Le aree d’intervento includono la previsione della domanda energetica, la diagnostica intelligente delle reti, la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione dei combustibili nelle centrali termiche.

In aggiunta, l’AI sarà applicata a settori come l’idroelettrico in regioni montane, la sicurezza nucleare e la previsione meteorologica avanzata.

Pilastri del piano includono lo sviluppo di piattaforme di ricerca, la formazione di esperti con competenze combinate in AI ed energia, e la costruzione di un sistema di finanziamento per sostenere l’innovazione.

Tutto ciò rientra nella più ampia iniziativa nazionale “AI Plus”, volta a diffondere l’uso dell’AI in manifattura e servizi. La Cina intende così consolidare un modello d’innovazione su misura, basato sulle proprie condizioni interne, per stimolare crescita e competitività tecnologica.

Come l’AI sta aiutando un medico a curare il cancro

Nel Regno Unito, il dottor Raj Jena, oncologo presso l’ospedale Addenbrooke’s e primo professore clinico britannico di AI in oncologia radioterapica, sta sfruttando le potenzialità dell’AI per migliorare l’efficacia e la rapidità delle cure contro il cancro.

In collaborazione con Microsoft, ha sviluppato Osairis, un software che riduce drasticamente i tempi necessari per la pianificazione dei trattamenti radioterapici, passando da due ore a pochi minuti.

Tale innovazione si è dimostrata particolarmente efficace nei casi di tumori alla prostata e nella zona testa-collo, consentendo di abbreviare sensibilmente i cicli di trattamento.

Il programma, addestrato su migliaia di casi clinici, viene ora adottato anche da altre strutture sanitarie. Tuttavia, sebbene Osairis migliori l’efficienza, non risolve da solo i problemi strutturali del sistema sanitario britannico, come i ritardi nelle terapie radianti e la carenza di personale, con un deficit del 15% di oncologi clinici.

Jena sottolinea come l’AI non sostituisca il capitale umano, ma lo ottimizzi, liberando tempo utile per l’interazione diretta con i pazienti.

Accanto a Osairis, il team sta lavorando su nuove soluzioni per altri tipi di tumori e ha avviato la piattaforma Apollo, co-finanziata da Cancer Research UK.

Questo strumento favorisce il dialogo tra ricercatori e medici clinici, permettendo la valutazione preliminare delle nuove idee AI prima della loro eventuale integrazione ospedaliera.

Le tecnologie sono monitorate attraverso una piattaforma interna di deployment, ma Jena evidenzia che i costi e l’impegno richiesti per validare e mantenere questi sistemi potrebbero scoraggiare strutture più piccole.

Nonostante le sfide, la convinzione dell’oncologo è chiara: l’AI non è più un’ipotesi futuristica, ma una componente concreta del presente nella medicina ospedaliera.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

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Ue infligge a Google una multa da 2,95 miliardi di euro: “Stop agli abusi nella pubblicità online”

Super multa a Google, l’Ue alza la voce

La Commissione europea ha multato Google. L’esecutivo comunitario ha annunciato una nuova sanzione da 2,95 miliardi di euro contro il colosso statunitense, con l’accusa di abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online, favorendo sistematicamente i propri servizi a discapito dei concorrenti. E’ una delle sanzioni più alte mai inflitte alla Big Tech in Europa.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Bruxelles accusa Google di aver “autopreferito” i propri servizi di display advertising, limitando di fatto la concorrenza e rafforzando ulteriormente la propria posizione dominante nell’intera filiera dell’ad tech.

“Google deve ora presentare un rimedio serio per affrontare i suoi conflitti di interesse, e se non lo farà non esiteremo a imporre rimedi forti”, ha dichiarato la commissaria alla Concorrenza Teresa Ribera, avvertendo che, in caso di mancata collaborazione, la Commissione potrebbe arrivare a imporre la cessione di parti del business pubblicitario.

Google ha 60 giorni di tempo per comunicare come intende conformarsi alla decisione.

La replica di Mountain View

La reazione di Google è stata immediata. “La Commissione impone una multa ingiustificata e richiede cambiamenti che danneggeranno migliaia di imprese europee, rendendo più difficile per loro generare ricavi”, ha dichiarato Lee-Anne Mulholland, vicepresidente e responsabile globale degli affari regolatori del gruppo. L’azienda ha inoltre confermato che presenterà ricorso.

Il gigante californiano ha denunciato la misura come esempio di un’applicazione “disproporzionata” delle regole europee nei confronti delle big tech americane, in linea con le critiche già espresse da altre società come Meta.

Ombre sui rapporti UE–USA

La decisione è maturata in maniera poco chiara e certamente in un contesto di tensioni crescenti tra le due sponde dell’Atlantico. Secondo fonti comunitarie, l’annuncio era inizialmente previsto per lunedì, ma è stato bloccato all’ultimo minuto dal commissario al Commercio Maroš Šefčovič, preoccupato delle ripercussioni sulle relazioni economiche con Washington.

Il rischio è quello di una nuova escalation nelle tensioni transatlantiche. Solo poche settimane fa, infatti, Donald Trump aveva minacciato tariffe ritorsive contro i Paesi che introducono tasse o regolamenti punitivi nei confronti delle aziende tecnologiche americane.
E di certo non è un caso che lo stesso Presidente americano abbia di nuovo annunciato un “ritocco verso l’alto dei dazi sulle importazioni di semiconduttori”, che andranno a colpire anche l’Europa.

Mercoledì, Šefčovič ha chiarito di non voler interferire con il lavoro della commissaria Ribera, ribadendo di aver avuto “contatti regolari negli ultimi giorni” e di “sostenere pienamente l’indagine”, ma allo stesso tempo ha ricordato che “le procedure interne della Commissione esistono per una ragione”.

Una vicenda che a questo punto, ci aspettiamo, sicuramente aprirà un nuovo capitolo di polemiche tra Stati Uniti e Commissione europea, con probabili conseguenze in termini di nuove fibrillazioni commerciali.

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