Lagarde (Bce) punta l’indice sulle stablecoin che rimangono un fattore di rischio
Le stablecoin, criptovalute ancorate al valore di una moneta ufficiale come il dollaro o l’euro, vengono spesso presentate dagli operatori di mercato come strumenti affidabili e sicuri. Ma per Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (Bce) e dello European Systemic Risk Board (Esrb), rappresentano tutt’altro: un fattore di rischio capace di innescare nuove crisi finanziarie.
“A prima vista possono sembrare una novità. Ma non c’è bisogno di aspettare che maturino per realizzare che reintroducono un vecchio rischio dalla finestra”, ha dichiarato Lagarde, aprendo la conferenza annuale dell’Esrb, lo European Systemic Risk Board. Il pericolo più evidente, ha sottolineato, è quello di liquidità:
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Secondo quanto riportato dalla Reuters, Lagarde ha sottolineato che “Dobbiamo fare passi concreti adesso. La legislazione europea deve far sì che questi schemi non possano operare nell’Ue se non sono supportati da robusti regimi di equivalenza in altre giurisdizioni e da salvaguardie circa il trasferimento di asset fra entità basate nell’Ue ed entità esterne”.
Secondo la Presidente della Bce, le istituzioni che investono in asset rischiosi, promettendo però agli investitori la possibilità di riscattare rapidamente e a valore pieno i propri fondi, rischiano di non avere riserve sufficienti in caso di corse agli sportelli digitali.
Il nodo MiCAR e i limiti delle regole Ue
L’Unione europea ha varato con il Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCAR) uno dei quadri normativi più severi al mondo. Le regole prevedono che le stablecoin:
siano interamente coperte da riserve;
garantiscano agli investitori la possibilità di riscatto immediato al valore nominale;
mantengano una quota significativa delle riserve in depositi bancari.
Tuttavia, la presidente della Bce ha messo in guardia: “Gaps remain”, restano lacune. Il problema riguarda soprattutto gli emittenti extra-Ue: “in caso di crisi, gli investitori potrebbero preferire riscattare i loro token in Europa, dove le regole sono più rigide e non sono previste commissioni di rimborso. Ma le riserve detenute nell’Ue potrebbero non bastare a fronteggiare una domanda di liquidità così concentrata”.
La richiesta di equivalenza e cooperazione internazionale
Per questo la numero uno della Bce chiede a legislatori e governi europei di imporre condizioni più stringenti: “equivalence regimes” solidi, che obblighino anche gli operatori stranieri a rispettare standard analoghi a quelli europei; “safeguards” specifiche per i trasferimenti di asset tra entità Ue e non-Ue.
“In assenza di un campo di gioco globale livellato, i rischi cercheranno sempre la via di minor resistenza”, ha ammonito la presidente della Bce, insistendo sulla necessità di una cooperazione internazionale.
Cornelli (Consob): “Solo l’euro è moneta legale”
Alla stessa conferenza è intervenuto anche Federico Cornelli, commissario di Consob, che ha ribadito un principio fondamentale: “Solo l’euro emesso dalla Bce è moneta legale e questo deve essere chiarissimo per tutti i cittadini”. Le criptovalute, comprese le stablecoin, non possono dunque essere considerate moneta a corso legale all’interno dell’Unione.
Perché l’Europa teme le stablecoin
In sintesi, le stablecoin, pur promettendo stabilità grazie all’ancoraggio a valute ufficiali, rischiano di mettere sotto pressione la stabilità finanziaria europea. Una corsa agli asset digitali potrebbe replicare scenari già visti nella finanza tradizionale: investitori in fuga, riserve insufficienti, contagio al sistema bancario.
Ecco perché Lagarde torna a lanciare un avvertimento: “Stablecoin è un nome fuorviante. Senza regole comuni e garanzie forti, il loro impatto sull’economia europea rischia di essere tutt’altro che stabile”.
L’AI a scuola. La preside Costarelli: “Progetti per ogni Istituto”. Cacciatore (Engineering): “Formazione chiave per innovare”
Alle soglie dell’inizio del nuovo anno scolastico, il tanto atteso provvedimento sull’introduzione dell’Intelligenza artificiale nelle scuole è finalmente realtà. O quasi. Con la pubblicazione delle Linee Guida da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) si apre uno scenario inedito che coinvolge dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, studenti e, più in generale, l’intero ecosistema che gravita intorno al mondo della scuola. Tuttavia, al momento, si tratta di un tracciato piuttosto generalista al quale seguirà poi un vero e proprio decreto attuativo. La normativa finale relativa all’integrazione dell’AI nella didattica, e non solo, non sarà dunque applicabile già da questo settembre, bensì verosimilmente dall’anno scolastico 2026, anche in attesa della validazione dei progetti pilota da parte dell’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.
Rischi e vantaggi dell’AI a scuola
Entrando nel merito della questione è impossibile non chiedersi cosa significa, in concreto, introdurre l’intelligenza artificiale nei contesti scolastici con un approccio realmente antropocentrico. Quali vantaggi e quali rischi comporta una tecnologia che, in fondo, conosciamo ancora solo in parte?
Se è vero che la formazione degli studenti rappresenta la condizione imprescindibile per poter sfruttare in futuro tutte le potenzialità dell’IA generativa nei diversi contesti, l’ago della bilancia sembra al momento propendere dalla parte dei benefici. Si pensi, ad esempio, alla semplificazione dei processi attraverso la digitalizzazione e l’automazione delle attività amministrative, o alle nuove modalità di interazione tra scuole, studenti e famiglie, con un accesso più immediato alle informazioni e risposte più rapide ed efficienti.
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Diventerebbe invece critico l’impiego dell’IA in ambiti che il Regolamento classifica come ad alto rischio, come la valutazione del rendimento degli studenti o le decisioni sull’ammissione e l’assegnazione a diversi istituti di formazione.
In questo quadro, il ruolo dei deployer e dei fornitori si rivela centrale: dai primi dipendono il monitoraggio e l’applicazione corretta delle soluzioni, dai secondi la definizione di modelli tecnologici affidabili e trasparenti.
Gli stakeholder coinvolti
Non solo gli istituti, ma anche aziende, consulenti ed esperti esterni saranno chiamati a tradurre in pratiche concrete i principi propugnati nelle 34 pagine del documento diffuso dal MIM, trasformando linee guida in strumenti e soluzioni operative. Non sorprende, quindi, che in questa fase si sia scelto di dare maggiore attenzione ai requisiti tecnici dei fornitori, con un focus particolare sulla protezione dei dati personali, piuttosto che al merito della didattica.
In sintesi, la strategia proposta dal Governo si inserisce nel solco degli atti internazionali e nazionali già esistenti in materia di intelligenza artificiale, ma per la prima volta viene declinata all’interno di un contesto peculiare e delicato come quello scolastico, che più di ogni altro necessita di un quadro di riferimento chiaro e condiviso. Proprio per questo, però, rischia di deludere chi si attendeva indicazioni operative più concrete, capaci di valorizzare i progetti già avviati e le esperienze didattiche sperimentate sul campo.
Promuovere l’AI nel pieno rispetto dei valori europei
A ispirare le linee guida sono stati alcuni riferimenti normativi e strategici di rilievo internazionale e nazionale. Tra questi l’AI Act del Parlamento e del Consiglio europeo, la Convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the Rule of Law del Consiglio d’Europa (5 settembre 2024), le Ethical Guidelines on the use of Artificial Intelligence (AI) and data in teaching and learning for Educators della Commissione europea, nonché la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale 2024-2026 elaborata dall’AgID e dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
Si tratta, in larga parte, di un quadro regolatorio ancora in via di definizione, ma che conferma una priorità imprescindibile: far evolvere le straordinarie potenzialità dell’intelligenza artificiale garantendo al tempo stesso il pieno rispetto dei diritti fondamentali, delle normative vigenti e dei valori dell’Unione Europea.
Una fotografia più chiara dello stato dell’arte lo offre a Key4bizCristina Costarelli, Presidente ANP (Associazione Nazionale Presidi) Lazio.
“Le linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole erano attese da tempo ed erano indispensabili per offrire agli istituti una cornice di riferimento chiara. Il documento affronta i principali aspetti legati all’IA, che in forme basiche è presente da decenni nella didattica, ma che negli ultimi anni si è affermata in versione generativa: la vera novità, potente e di grande impatto.
È quindi essenziale che le scuole dispongano di un quadro di riferimento, da declinare poi in regolamenti più specifici, differenziati in base al tipo e all’ordine scolastico. In un istituto tecnico o scientifico, ad esempio, l’applicazione dell’IA avrà caratteristiche diverse rispetto a una scuola primaria o secondaria di primo grado” ha commentato la dirigente.
“Le linee guida individuano due direzioni fondamentali – ha spiegato – da un lato lo sviluppo delle potenzialità, dall’altro la consapevolezza dei rischi. Centrali restano i principi etici che devono orientare l’uso di uno strumento che può offrire molto, ma che va gestito con responsabilità.
È lontana l’idea che l’intelligenza artificiale possa sostituire gli insegnanti. Al contrario, il loro ruolo diventa ancora più cruciale in questa fase di trasformazione epocale. Se in passato, con i materiali cartacei, alcuni rischi non esistevano, oggi ci troviamo di fronte a tecnologie che possono rivelarsi potenti ma anche pericolose. Per questo è fondamentale che i docenti guidino e indirizzino gli studenti, valorizzando le potenzialità dell’IA, ad esempio in tema di inclusione: dagli strumenti innovativi a disposizione degli alunni con disabilità alle possibilità di mediazione e traduzione immediata per studenti di origine straniera.
Le opportunità sono enormi, ma vanno incanalate attraverso regole chiare. Le linee guida rappresentano dunque un punto di partenza: un testo volutamente ampio, che demanda alle singole scuole la definizione di regolamenti più dettagliati, soggetti a continui aggiornamenti. Ogni istituto potrà così tracciare il proprio percorso, adattandolo alle esigenze specifiche.
Decisiva, infine, è la formazione dei docenti, su cui si sta investendo molto anche grazie ai fondi del PNRR. Esistono quindi le basi per accompagnare un’introduzione piena e strutturata dell’intelligenza artificiale nel sistema scolastico, con l’obiettivo di trasformare una sfida complessa in un’opportunità educativa e culturale” ha concluso Costarelli.
Il ruolo delle aziende, il commento di Emanuele Cacciatore, Engineering
“I risultati di diverse ricerche nazionali e internazionali dimostrano che gli studenti e le istituzioni scolastiche sono sempre più consapevoli del ruolo centrale dell’AI, ma emerge chiaramente una duplice necessità: da una parte potenziare le competenze in questo ambito, dall’altra rendere accessibile e sicura la tecnologia” ha spiegato Emanuele Cacciatore, Offering, Innovation & Go-To Market Director di Engineering.
“Il potenziamento delle competenze – ha aggiunto – passa attraverso l’integrazione nei programmi didattici dei contenuti sull’AI e sulle tecnologie che la abilitano. Nello stesso tempo bisogna favorire lo sviluppo di competenze orizzontali come creatività, immaginazione, empatia, pensiero critico ed integrarle con le competenze tecnologiche di base. Il futuro dell’istruzione, infatti, non si baserà più solo sulla trasmissione di conoscenze, ma sulla capacità di formare individui in grado di affrontare in modo consapevole, sicuro e responsabile le trasformazioni tecnologiche.
Attraverso la nostra Academy, in Engineering siamo impegnati costantemente nella diffusione della cultura digitale, avviando continue collaborazioni con le scuole. Nello stesso tempo, possiamo fornire un contributo importante anche per garantire un accesso sicuro e responsabile alle nuove tecnologie, ad esempio mettendo a disposizione strumenti e infrastrutture AI conformi ai più elevati standard di cybersecurity e supportando la salvaguardia della protezione dei dati sensibili degli studenti e dei docenti in logica privacy-by-design” commenta Cacciatore che poi conclude: “Attraverso le nostre soluzioni, come ad esempio EngGPT, garantiamo inoltre l’adozione dei principi di Responsible AI, grazie a modelli trasparenti, auditabili e privi di bias, sviluppati in logica responsible-by-design e in linea con le linee guida europee sull’AI Act, nella convinzione che l’Intelligenza Artificiale, soprattutto se introdotta in un ecosistema come quello scolastico, debba sempre rimanere uno strumento affidabile e sicuro.”
Quali responsabilità?
In questa fase risulta dunque particolarmente rievante il ruolo delle aziende. Le linee guida del Ministero, in merito, individuano alcune responsabilità chiave. La scelta del fornitore non può essere infatti casuale, ma deve seguire rigorosi standard di sicurezza e qualità per garantire un’implementazione etica, sicura e vantaggiosa. Con riguardo al trattamento dei dati personali ad esempio, nell’ambito dei progetti che saranno attivati in materia di IA, l’Istituzione scolastica, in qualità di titolare del trattamento, può individuare e autorizzare uno o più soggetti, particolarmente qualificati, allo svolgimento delle attività fornendo specifiche istruzioni.
Più nel dettaglio, tra gli specifici criteri di affidabilità che le aziende che offrono soluzioni di IA per il settore educativo devono rispettare, vi sono:
Certificazioni di sicurezza: è essenziale che i fornitori possiedano certificazioni riconosciute a livello internazionale, come la ISO/IEC 27001, che attesta un solido sistema di gestione della sicurezza delle informazioni. Nel contesto italiano, è altrettanto rilevante la certificazione AgID per i servizi SaaS (Software as a Service), che conferma l’idoneità del servizio a operare con la Pubblica Amministrazione, scuole incluse.
Gestione dei dati sensibili: le soluzioni IA utilizzate nelle scuole gestiscono spesso dati personali e sensibili degli studenti e del personale. Le aziende devono dimostrare in modo chiaro come proteggono questi dati, rispettando le normative sulla privacy (GDPR) e garantendo che non vengano utilizzati per scopi non educativi.
Trasparenza e tracciabilità: è cruciale che le aziende forniscano informazioni trasparenti sul funzionamento dei loro algoritmi. Questo include spiegare come vengono prese le decisioni e come i dati sono elaborati, permettendo di verificarne l’equità e di evitare pregiudizi. La tracciabilità delle operazioni assicura inoltre la possibilità di audit e verifiche in caso di necessità.
Sicurezza delle comunicazioni: i sistemi devono garantire la protezione delle comunicazioni tra gli utenti e la piattaforma, utilizzando protocolli crittografici per prevenire intercettazioni o accessi non autorizzati.
Impatto e responsabilità etica
Al di là degli aspetti tecnici e certificativi, le aziende hanno una responsabilità etica profonda. Dovranno, infatti, assicurarsi che le loro soluzioni di IA siano progettate per potenziare l’apprendimento e non per sostituire l’interazione umana.
Inoltre, è compito delle aziende offrire una formazione adeguata a docenti e dirigenti scolastici per l’utilizzo consapevole e critico delle loro tecnologie. Una partnership efficace si basa sulla collaborazione e sulla condivisione di conoscenze, non sulla semplice vendita di un prodotto. La vera rivoluzione non starebbe dunque nell’introduzione di nuovi strumenti, ma nel modo in cui aziende e scuole scelgono di avviare nuove partnership in grado di trasformare l’AI in un partner fidato per insegnanti e studenti.
Approccio metodologico “graduale”
In definitiva, la vera certezza di questo primo passo regolatorio è che saranno i singoli istituti a decidere come introdurre l’intelligenza artificiale, adattandone le applicazioni al proprio contesto, purché attraverso progetti specifici approvati. A questo proposito, le Linee guida indicano un approccio metodologico graduale in quattro fasi:
Definizione – Individuazione dei bisogni e dei casi d’uso più rilevanti, valutando la maturità digitale dell’istituto e coinvolgendo attivamente dirigenti, docenti, studenti, famiglie e partner esterni in un processo partecipativo.
Pianificazione – Elaborazione di un piano dettagliato con obiettivi, risorse, ruoli e strategie di gestione dei rischi, con particolare attenzione alla tutela dei dati e dei diritti fondamentali.
Adozione – Implementazione graduale dei sistemi di IA, affiancata da attività di comunicazione, formazione e monitoraggio degli esiti, per un utilizzo consapevole ed efficace.
Monitoraggio – Verifica costante dell’avanzamento dei progetti e del funzionamento dei sistemi di IA, con attenzione ad anomalie, risultati inattesi e violazioni dei dati personali. Questa fase prevede anche la rivalutazione periodica dei rischi e degli impatti, oltre alla condivisione dei risultati con organi collegiali e stakeholder, in un’ottica di miglioramento continuo e di rendicontazione sociale.
L’accordo sul trasferimento dati tra la Ue e gli Stati Uniti, noto come “Data Privacy Framework”, è stato adottato nel 2022-2023: obiettivo, sostituire i meccanismi precedenti, tra cui il “Privacy Shield” in vigore dal 2016 al 2020, a sua volta invalidato dalla Corte di giustizia europea a seguito dei ricorsi presentati dall’attivista austriaco per la protezione dei dati Max Schrems. Latombe, deputato centrista (Modem), aveva chiesto l’annullamento di questo accordo sostenendo che non fosse pienamente conforme alla normativa europea in materia di dati e che, in definitiva, favorisse i Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft).
Respinto il ricorso
Respinto il ricorso di un paio di anni fa da parte del deputato francese Philippe Latombe, cittadino francese, utente di diverse piattaforme informatiche che raccolgono i suoi dati personali e li trasferiscono negli Stati Uniti, che aveva contestato davanti al Tribunale la mancanza di indipendenza della DPRC, vale a dire della Data Protection Review Court (la corte incaricata del controllo della protezione dei dati Usa).
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Di conseguenza, secondo il Tribunale, “non si può ritenere che la raccolta in blocco di dati personali effettuata dalle agenzie di intelligence americane non soddisfi i requisiti derivanti dalla sentenza Schrems II al riguardo e che il diritto degli Stati Uniti non garantisca una tutela giuridica sostanzialmente equivalente a quella garantita dal diritto dell’Unione”.
Alla luce di tali elementi, il Tribunale respinge il motivo concernente la raccolta in blocco dei dati personali e, pertanto, il ricorso nel suo insieme.
Perché Liang Wenfeng è tra le 100 persone più influenti al mondo sull’AI
In questa serie di approfondimenti esploriamo le persone che, secondo la lista TIME100 AI, stanno orientando direzione e regole dell’intelligenza artificiale. Ogni puntata offre tre chiavi di lettura: chi sono (e cosa hanno fatto davvero), perché contano ora (non ieri), che impatto avranno su mercato, policy e sicurezza. Dopo Yoshua Bengio e PaulaIngabire è il turno di LiangWenfeng, CEO di Deepseek.
Il lancio di DeepSeek
Il 20 gennaio, in una mossa che ha scosso il mondo della tecnologia, la startup cinese di intelligenza artificiale DeepSeek ha rilasciato DeepSeek-R1, il primo modello open-source che ha sfidato le capacità del allora nuovo modello di OpenAI. A differenza dei sistemi “chiusi” delle big tech americane, i cui parametri restano segreti, un “open-weight model” permette a ricercatori e sviluppatori di tutto il mondo di accedere, studiare e modificare la sua architettura, democratizzando l’innovazione.
Quel giorno Wenfeng era uno dei soli nove leader innovativi invitati a un vertice riservato ospitato dal Premier cinese LiQiang. La coincidenza temporale con l’insediamento del presidente Trump ha creato una potente narrazione: la Cina non solo raggiungeva il livello dell’eccellenza americana in AI, ma lo faceva con una frazione incredibilmente piccola di risorse.
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L’AI a basso costo
Il dato che ha fatto tremare Wall Street? DeepSeek-R1 è stato addestrato con un budget di soli 6 milioni di dollari. Questo ha portato molti a mettere in discussione la sostenibilità di megaprogetti come il da 500 miliardi di dollari “Project Stargate” di OpenAI. L’annuncio ha innescato vendite di panico di titoli tech, contribuendo a un calo del mercato di 1.000 miliardi di dollari in poche ore e costringendo i big player a rivedere le proprie strategie.
Chi è Liang Wenfeng: il profilo
Liang è nato nel 1985 a Zhanjiang, nel Guangdong, è stato ammesso a soli 17 anni alla prestigiosa ZhejiangUniversity, da cui si è laureato e ha poi ottenuto un master in ingegneria elettronica e dell’informazione.
Colleghi del settore, citati dai media cinesi, descrivono Liang come uno dei più grandi “pensatori tecnologici nato negli anni ’80”, che passa le sue giornate a “leggere documenti, scrivere codici e partecipare a discussioni di gruppo”. Secondo l’Oriental Daily, Liang iniziò nel 2008 a guidare un team per esplorare l’uso dell’apprendimento automatico e di altre tecnologie per rendere il trading quantitativo completamente automatizzato. Nel luglio 2023, fondò ufficialmente DeepSeek, iniziando così la sua scalata nel business dell’AI, giunta ora al culmine senza aver mai ricevuto finanziamenti esterni.
Liang ha scelto per la sua azienda un team molto ristretto, 132 persone, meno di un quinto di OpenAI, ma dalla densità di talenti estremamente elevata: i membri provengono infatti dalle più prestigiose università del Paese, Tsinghua, Università di Pechino, Beihang e da altri atenei di rango. I media cinesi sottolineano che il team di Liang non ha ‘rimpatriati’, termine con cui i cinesi indicano i laureati all’estero, ma talenti completamente locali.
Liang ha riconosciuto che nel campo dell’intelligenza artificiale ‘i 50 migliori talenti potrebbero non essere in Cina, ma forse possiamo costruire noi stessi queste persone’. Dice di non ambire all’arricchimento personale, ma a far progredire l’intero ecosistema rendendolo il più all’avanguardia possibile.
Perché Time lo ha inserito nella classifica
La rivista TIME ha inserito Liang Wenfeng tra le 100 persone più influenti nel campo dell’AI non per il fatturato della sua azienda, ma per il suo impatto paradigmatico. Wenfeng ha dimostrato che l’innovazione nell’AI non è un gioco riservato solo a chi ha capitali illimitati. La sua scommessa sull’Open Data ha costretto l’industria a un dibattito necessario su accesso, regolamentazione e futuro etico della tecnologia, ispirando una nuova generazione di innovatori fuori dai tradizionali centri di potere.
Google. Multa sospesa in Europa, Bruxelles ha paura di Trump? E negli USA arriva la sentenza salva-Chrome
Google si salva, rinviate le sanzioni antitrust UE
Doveva arrivare una multa e invece non è accaduto niente. La Commissione europea ha sospeso all’ultimo minuto una sanzione antitrust contro Google, destinata a punire le presunte pratiche abusive del gigante tecnologico nel mercato della pubblicità online. La decisione, secondo quanto riportato da Lewis Crofts, Khushita Vasant e Nicholas Hirst su MLex, è stata messa in discussione da “pressioni interne ed esterne”, in particolare da parte di Washington, a dimostrazione di come le questioni di politica commerciale stiano ormai influenzando pesantemente le scelte di regolamentazione dell’Unione europea (Ue).
Il caso Google: un conflitto d’interessi
L’indagine della Commissione, avviata nel 2021, verteva su un presunto conflitto di interessi di Google, che opera contemporaneamente sia sul lato dell’acquisto che su quello della vendita degli spazi pubblicitari online. Gli investigatori di Bruxelles sospettano che Google abbia favorito i propri servizi di ad-tech, a scapito dei concorrenti e degli editori online. La sanzione avrebbe previsto una multa salata e, potenzialmente, un ordine per Google di cedere parte delle sue attività. Nonostante le rassicurazioni iniziali, che parlavano di una “modesta” sanzione, il caso si è trasformato in un’accesa disputa politica.
L’ombra di Washington sulle decisioni di Bruxelles
La sospensione della sanzione è arrivata dopo un weekend di intense trattative e scambi diplomatici. Il commissario europeo per il commercio, Maroš Šefčovič, avrebbe eccezionalmente messo in discussione la decisione della sua collega alla concorrenza, Teresa Ribera, che era pronta ad annunciare la sanzione. Allo stesso tempo, il Dipartimento di Giustizia statunitense è intervenuto, con una nota dell’assistente procuratore generale Gail Slater che chiedeva un rinvio della decisione, sebbene volesse separare il caso antitrust dalle trattative commerciali.
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La mossa di Šefčovič e di Washington è vista da molti come un tentativo di evitare ritorsioni da parte degli Stati Uniti, in un momento delicato per le relazioni transatlantiche. L’Ue e gli USA hanno recentemente raggiunto un accordo commerciale che prevede, tra l’altro, una riduzione dei dazi statunitensi sulle auto europee. Alcuni funzionari europei temono che una sanzione “a sorpresa” contro un’azienda americana come Google possa spingere l’amministrazione statunitense a bloccare la riduzione dei dazi o a inasprire il clima dei negoziati in corso.
La battaglia tra concorrenza e politica commerciale
La vicenda mette in luce un’evidente tensione all’interno della Commissione europea. Mentre la commissaria Ribera ha espresso la ferma intenzione di applicare le leggi europee contro le grandi aziende tecnologiche, senza cedere alle minacce di rappresaglia, la logica della politica commerciale sembra prevalere.
Il caso Google sta diventando un simbolo del dilemma che Bruxelles si trova ad affrontare: garantire un’equa concorrenza e proteggere i mercati europei, senza al contempo compromettere gli accordi commerciali con un partner fondamentale come gli Stati Uniti.
La Commissione per la Concorrenza tedesca ha definito la sospensione un “precedente allarmante per l’indipendenza dell’applicazione del diritto antitrust europeo“, affermando che la protezione della concorrenza non dovrebbe diventare una “pedina dell’amministrazione Trump“. Il destino della sanzione rimane incerto, ma è chiaro che le decisioni future della Commissione saranno sempre più influenzate dal complesso intreccio tra diritto della concorrenza e politica estera.
Secondo il giornalista e fondatore di netzpolitik.org, Markus Beckedahl, il problema è di natura strutturale: “l’Autorità garante della concorrenza dell’Ue non è indipendente, ma direttamente subordinata alla Commissione. Chi dovrebbe negoziare conflitti commerciali con gli Stati Uniti e controllare allo stesso tempo i monopoli delle Big Tech non può decidere liberamente“.
Secondo Beckedahl, alle egole per far rispettare la democrazia e la concorrenza abbiamo preferito tariffe commerciali sulle automobili più convenienti. Attraverso politiche del genere non facciamo altro che indebolire costantemente ogni tentativo di rafforzare la nostra autonomia politica ed economica.
Buone notizie anche per Chrome negli USA, “niente spezzatino”
Ma non finiscono qui le buone notizie per Google, che ha ottenuto una significativa vittoria legale negli Stati Uniti. Il giudice federale Amit Mehta ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia di smembrare l’azienda, il celebre “spezzatino”, una mossa che avrebbe costretto Google a cedere proprietà chiave come il sistema operativo Android e il browser web Chrome.
Questa decisione segna un punto di svolta nel panorama legale che circonda le Big Tech e fornisce una guida per i futuri casi antitrust.
Nel 2024, il giudice Mehta aveva stabilito che Google aveva agito illegalmente per mantenere un monopolio nella ricerca online. Tuttavia, la recente sentenza sui rimedi ha evitato le sanzioni più estreme. Sebbene Google possa mantenere Android e Chrome, e continuare a pagare altre aziende per essere il motore di ricerca predefinito, dovrà apportare modifiche significative alle sue pratiche. L’azienda sarà obbligata a condividere i dati con le rivali e le sarà proibito firmare contratti esclusivi che limitano la concorrenza.
Il giudice ha sottolineato la necessità di “umiltà” da parte dei tribunali nel formulare i rimedi, una dichiarazione che riflette la cautela nel non danneggiare un’azienda in modo sproporzionato. Questa sentenza rappresenta il più importante caso sulla Silicon Valley dai tempi di quello contro Microsoft di vent’anni fa.
Le azioni di Google si impennano dell’8%
La decisione è stata accolta con un inevitabile grande sollievo a Wall Street, dove le azioni di Google sono salite dell’8%. Nonostante la vittoria, Google ha già annunciato che farà ricorso, indicando che la battaglia legale è lungi dall’essere conclusa.
Per il governo americano, la sentenza rappresenta un duro colpo agli sforzi per regolamentare il settore delle Big Tech, in particolare per le amministrazioni Biden e Trump che avevano sostenuto una linea più dura. L’indagine contro Google, avviata nel 2020 durante la prima presidenza Trump, ha portato a una sentenza storica nel 2024 che ha dichiarato Google un monopolista. La recente decisione di Mehta, tuttavia, sembra rassicurare gli altri giganti della Silicon Valley, riducendo l’incertezza su possibili future azioni antitrust.
ChatGPT torna operativo dopo un blackout globale, migliaia di segnalazioni questa mattina
Questa mattina, mercoledì 3 settembre 2025, ChatGPT ha subito un’interruzione su scala globale, con migliaia di utenti impossibilitati a ricevere risposte dal chatbot di OpenAI. Il sito è rimasto raggiungibile e l’accesso alle conversazioni precedenti garantito, ma il sistema non elaborava le richieste e non restituiva alcun output.
ChatGPT in down: migliaia di segnalazioni in tutto il mondo
Il picco del disservizio si è registrato intorno alle 10:15 CET, quando piattaforme come Downdetector hanno raccolto oltre 2.000 segnalazioni negli Stati Uniti e circa 500–550 in India. Anche in Italia gli utenti hanno riportato problemi, con discussioni esplose sui social network e l’hashtag #ChatGPTdown entrato rapidamente nelle tendenze.
Molti hanno segnalato messaggi di errore come “ChatGPT non visualizza risposte” oppure pagine bloccate senza elaborazione del prompt.
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OpenAI conferma
OpenAI ha riconosciuto l’anomalia attraverso il proprio sistema di monitoraggio, spiegando di aver individuato la causa e di essere al lavoro per ripristinare la piena operatività. Nel corso della mattinata il servizio è tornato completamente online. Al momento, però, non sono state comunicate informazioni ufficiali sulla natura del blackout.
I precedenti recenti
Non è la prima volta che ChatGPT si blocca negli ultimi mesi. L’episodio più rilevante risale al 18 giugno 2025, quando la piattaforma rimase inattiva per gran parte della mattina prima di tornare operativa nel pomeriggio, con OpenAI che parlò di “errori e latenza elevata nei servizi elencati”. Un altro disservizio si era verificato a gennaio, sempre su scala internazionale.
Usa, via libera alla vendita di Starlink e sistemi Patriot all’Ucraina. Un affare da oltre 300 milioni di dollari
Il Dipartimento di Stato americano ha dato il via libera alla potenziale vendita di servizi Starlink e di sistemi di supporto e manutenzione per la difesa aerea Patriot all’Ucraina. A confermarlo è stato il Pentagono, parlando di transazioni per un valore di 150 milioni e 179 milioni di dollari.
Washington e Bruxelles insieme per Kiev
La mossa si inserisce nella strategia dell’amministrazione Trump, che insieme agli alleati europei punta a rafforzare il sostegno militare a Kiev e a intensificare la pressione su Mosca affinché accetti un accordo di pace. Secondo i nuovi accordi, saranno i governi europei a coprire i costi delle armi americane destinate all’Ucraina.
Solo 24 ore prima, il Pentagono aveva annunciato un’altra approvazione: la vendita a Kiev di missili da crociera aviolanciati e relative attrezzature, per un valore stimato di 825 milioni di dollari.
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Starlink, la rete che tiene unita l’Ucraina
Definito da Elon Musk “la spina dorsale dell’esercito ucraino”, il sistema satellitare Starlink si è rivelato essenziale dall’inizio dell’invasione russa: garantisce comunicazioni sicure a cittadini e militari, ma soprattutto permette il controllo dei droni, oggi cuore delle operazioni militari ucraine.
Non è un caso che, secondo i dati diffusi da Kiev, nel 2024 fossero già attivi 42mila terminali Starlink, utilizzati da forze armate, ospedali, aziende e organizzazioni umanitarie. La maggior parte dei posti sul fronte dispone di un terminale, rendendo la rete di Musk un asset indispensabile.
Patriot: lo scudo contro i missili russi
Accanto a Starlink, i sistemi Patriot hanno dimostrato la loro efficacia nell’intercettare e distruggere missili balistici russi diretti contro le città ucraine, diventando uno dei pilastri della difesa del Paese.
Contratti ancora da firmare
Nonostante l’approvazione del Dipartimento di Stato, il Pentagono precisa che le notifiche non equivalgono a contratti già firmati né a trattative concluse. Ma il segnale politico è chiaro: Washington ed Europa accelerano la corsa agli aiuti militari per Kiev.
La Rete Lepida eroga servizi di connettività a: 328 Comuni della Regione, di cui 319 Municipi in fibra ottica e 9 con tecnologie radio (non è ancora raggiunto solo il Comune di Montecopiolo, di recente ingresso in regione); 2.838 scuole; 259 tra sedi di Aziende sanitarie o ospedaliere e studi di Medici di Medicina Generale; 1.008 sedi di altri Enti (ulteriori sedi comunali, Province, Unioni di Comuni, Agenzie Regionali, ASP, Consorzi di Bonifica, Università, Teatri, Tribunali, Musei, Istituti di Ricerca, Ferrovie Regionali, Aree industriali, Protezione Civile e altri), per un totale di 4.433 punti di accesso.
La tabella illustra la distribuzione territoriale delle diverse tecnologie di accesso alla rete, per tipologia di Ente. La Rete Radiomobile Regionale (ERretre) è diffusa in 227 Comuni, e conta oltre 9.100 terminali d’utente in rete.
La rete geografica Lepida è una rete pubblica, omogenea e unitaria, ad alta affidabilità, predisposta per 100Gbps, con link tipicamente in fibra ottica e radio su banda licenziata dei 26GHz. In accesso in fibra eroga connettività con banda ridondata a 2 o 20 Gbps o non ridondata a 1 o 10Gbps.
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L’evoluzione continua della rete con architettura unitaria è garantita da Lepida ottimizzando il traffico, la latenza e i percorsi dell’accesso, dell’aggregazione e del core, utilizzando poche macchine, ridondate, con elevate prestazioni e flessibilità e potenziando in modo continuativo la capacità di trasporto sulle varie tratte sfruttando l’ammortamento offerto dalla proprietà della rete Lepida.
Lepida è sempre attenta all’innovazione della rete, con protocolli avanzati (MPLS, IPv6 e Multicast) e servizi avanzati (connettività: secondaria, autenticata, filtrata, profilata).
‘iliadship’, al via la terza edizione del programma che sostiene i giovani talenti
A partire da oggi fino al 31 ottobre 2025 sono aperte le candidature per partecipare alla terza edizione di ‘iliadship‘, il progetto di iliad che investe nella formazione dei giovani per affiancarli nell’ingresso nel mondo del lavoro. Il progetto è rivolto a studenti universitari nati dopo il 1/01/2001 che intendano proseguire gli studi magistrali negli ambiti Stem, scienze sociali e arts & literature. Ciascuno dei 10 studenti selezionati avvierà un percorso biennale che prevede: una borsa di studio del valore di 15.000 euro; un tutor scelto tra i dipendenti dell’azienda; un mentore appartenente all’advisory board di iliad; un percorso di formazione con workshop tematici; la possibilità di attivare un tirocinio extra-curriculare presso iliad o un’azienda partner.
Il programma
Il programma prevede, inoltre, numerose occasioni di incontro e condivisione che favoriscono lo scambio di competenze ed esperienze, dando vita ad una community sempre più solida e partecipata. In questa edizione, il percorso degli studenti iliadship si arricchisce grazie alla collaborazione con realtà impegnate nella formazione e nell’innovazione: Generation Italy, Translated, Valore D. Le realtà coinvolte offriranno agli studenti attività dedicate allo sviluppo delle competenze trasversali, all’orientamento al lavoro e all’innovazione linguistica.
“Per iliad – ha commentato Benedetto Levi, Amministratore delegato di iliad – creare connessioni sostenibili significa anche investire nei giovani e nelle competenze di domani. Proprio con questo spirito è nato iliadship, un progetto in pieno stile iliad che mette al centro studenti e studentesse con borse di studio, mentorship e percorsi di crescita. Alla sua terza edizione, iliadship è sempre più una community che favorisce lo sviluppo di competenze e l’ispirazione reciproca, con l’ambizione di generare valore concreto per tutto il Paese”.
Siti sessisti, sul tavolo l’identità digitale obbligatoria per il web. E il ‘modello danese’: copyright su corpo e foto contro i deepfake
Dall’identità digitale obbligatoria per navigare online al modello danese, che prevede la protezione del corpo (fattezze, voce, tutto) con leggi ben precise del copyright. La Danimarca contro i deepfakes pensa di utilizzare l’arma del diritto d’autore per proteggere i connotati di chiunque e difendersi così, in maniera per così dire definitiva, dal rischio. Un esempio da tener presente anche da noi.
Mobilitazione a 360° dell’opinione pubblica e della politica contro l’odioso fenomeno dei siti sessisti, scoperchiato in questi giorni con i casi dei siti Mia Moglie e Phica.net. I portali sono stati chiusi, ma l’eco dello sdegno e dello scandalo non si è affatto placato. Anzi.
Gianluca Regolo (Avvocato esperto di proprietà intellettuale): ‘Le tutele ci sono già. Urgente agire sulle policy delle piattaforme social’
“In Italia non c’è un proposta di legge come quella danese, che in realtà trovo utile ma un po’ populista – ha detto Gianluca Regolo, Avvocato con competenza verticale nell’ambito della proprietà intellettuale – il tema è certamente interessante, ma con le dovute cautele. Tutelare con il copyrirght l’immagine di una persona può avere dei risvolti vantaggiosi se però fatto in maniera coerente con quella che è la tutela effettiva da apportare alla tutela normativa”.
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In Italia già all’interno della stessa legge sul diritto d’autore e anche nel codice civile è già prevista una tutela dell’immagine della persona (comprensivo del volto, della voce e di tutti gli elementi riconducibili alla persona): gli articoli di riferimento sono il 96 della Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941) e il 97 che fissa le eccezioni.
Quindi, una tutela sul diritto d’immagine della persona già esiste
Qual è quindi l’elemento distintivo della proposta danese? “L’utilità sarebbe quella di fornire alle persone un titolo per agire in maniera più incisiva sulla rimozione delle immagini – aggiunge Regolo – anche sui deepfakes”. In questo modo, l’immagine personale andrebbe tutelata al pari di ogni immagine coperta da diritto d’autore.
Ma per risolvere il problema alla radice, secondo l’esperto, bisognerebbe agire direttamente sui termini, le condizioni e le policy dei vari social network. “al di là dello stratagemma danese, bisognerebbe propendere per un intervento di controllo maggiormente incisivo dei social media – aggiunge – le immagini delle donne poi modificate erano già tutelate di per sé dagli articoli 96 e 97 della Legge sul Diritto d’Autore, e dall’articolo 10 del codice civile (diritto d’immagine)”. La violazione c’è, ma non viene meno la possibilità di pubblicare questi contenuti. Di per sé è già un illecito da parte delle piattaforme social, che non eseguono un controllo preventivo su quello che pubblichi. La pubblicazione di queste foto sui social è già di per sé un illecito e prevedibili sono ingenti cause di risarcimento danni.
Quello che è auspicabile è un sistema automatico di controllo preventivo da parte dei social network delle immagini, in modo da evitare a priori la pubblicazione di immagini lesive senza dover passare per la loro segnalazione postuma.
Cosa c’è sul tavolo: Siti sessisti, identità digitale, modello danese
La politica guarda in particolare a sanzioni più severe contro chi pubblica e diffonde immagini senza il consenso delle persone ritratte. In particolare, sul tavolo c’è l’ipotesi di rendere obbligatoria l’identità digitale per chi pubblica contenuti online. Basta anonimato e nickname, quindi.
Un cambiamento che imporrebbe agli utenti di disporre di una CIE o di SPID per accedere e pubblicare sulle piattaforme.
Una carta di identità digitale obbligatoria per muoversi sul web, quindi e la messa al bando contro gli amministratori dei siti in cui si riscontrano minacce, violenze, commenti sessisti, misogini, volgari contro le donne.
E ancora, procedure immediate per oscurare i siti che trasgrediscono dopo le segnalazioni. La reazione dopo l’indignazione per gruppi Facebook come “Mia moglie” e forum come “Phica” è in un pacchetto di iniziative che i partiti vorrebbero mettere in campo.
E ancora, sanzioni chiare per il fenomeno dilagante del cyber ricatto e del revenge porn, con il diritto alla Privacy che dovrà bilanciarsi in maniera conseguente agli altri diritti costituzionali garantiti. Che garanzie ci sono, ad esempio, che un contenuto venga davvero rimosso dal web?
Anche il Governo in campo
E per voce della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella promette a stretto giro misure ad hoc. Che significa? Anzitutto, spiega la ministra, “assumeremo e potenzieremo iniziative specifiche per il monitoraggio di situazioni di questo tipo, la segnalazione alle autorità competenti a cominciare dalla magistratura e l’individuazione degli strumenti più efficaci per il contrario di questa barbarie del terzo millennio”. Ma resta da capire cosa significa in concreto.
Le proposte del Parlamento
Intanto in Parlamento si va, per ora, in ordine sparso in attesa della riapertura fissata per il 10 settembre.
Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati, annuncia che è già al lavoro per una proposta di legge “che sanzionerà chiunque utilizza senza consenso le immagini di personaggi pubblici ma soprattutto di comuni cittadine che non hanno strumenti per difendersi”. Forza Italia, con Pierantonio Zanettin, rilancia un ddl per “perseguire penalmente i responsabili dei diversi forum in cui vengono diffusi foto e commenti sessisti e diffamatori ai danni di donne ed anche di colleghe impegnate nell’attività politica”. C’è chi come la presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Martina Semenzato, ricorda che un reato già c’è, ed è “gravissimo, il cosiddetto revenge porn, perseguibile su querela di parte, che prevede una pena fino a sei anni di reclusione anche per chi condivide e diffonde le immagini”(clicca qui per vedere la pagina informativa sul revenge porn sul sito del Garante Privacy)
La responsabile Pari Opportunità della Lega, Laura Ravetto, chiede “regolamentazioni serie, strumenti di contrasto efficaci e pene adeguate per chi alimenta queste piattaforme della vergogna”.
Pd e M5s insistono sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, perché dice la segretaria dem, Elly Schlein, “inasprire le pene non basta, serve un forte investimento sulla prevenzione: il rispetto e il consenso devono prevalere sulla cultura patriarcale che sta alla base della violenza”. Un tema su cui però si registra ancora il muro del centrodestra, che chiede “il consenso informato dei genitori per l’educazione sessuale”.
Alessandra Maiorino, dei pentastellati, aggiunge: “C’è bisogno di divieti veri di accesso a qualunque piattaforma pornografica senza certificazione autentica di identità”.
Identità digitale obbligatoria e ‘modello danese‘
Tra le vittime del sito “Phica”, l’ex ministra Beatrice Lorenzin, che ha denunciato alla polizia foto e commenti che la riguardano, s’indigna contro “l’anarchia selvaggia che prospera sul web grazie all’anonimato e a un generale senso d’impunita” che “non è più sopportabile” e indica la sua via: “Introdurre l’obbligo di identità digitale sul web e estendere la legge sul revenge porn, includendo l’oscuramento immediato dei siti e dei forum che diffondono immagini senza consenso, nonché l’applicazione di pene adeguate e certe sia per chi gestisce questi spazi online, sia per chi pubblica o condivide tali contenuti”.
Diversa ancora, e visionaria, la proposta di Fiorella Zabatta da Avs: “Le mie proposte per una procedura d’urgenza nazionale per chiudere i canali, la rimozione rapida dei contenuti e il ban per gli amministratori restano il primo passo non negoziabile”, dice. Ma, aggiunge, “è ora di fare un salto di qualità, tutti insieme, senza differenze di partito”:“Una proposta di legge rivoluzionaria, sul modello danese. Che stabilisca che il nostro corpo, i nostri tratti somatici, la nostra voce e le nostre foto siano protetti da una sorta di diritto d’autore personale e inalienabile. La pubblicazione non consensuale deve diventare una violazione diretta di questo diritto, con conseguenze penali ed economiche gravissime”.