Sprint-Italia, l’innovazione amica delle persone. l’AI non fa paura ma va regolata

“L’intelligenza artificiale non spaventa gli italiani, purché sia regolata e orientata al bene comune“. È la conclusione emersa da “Sprint Room – L’innovazione amica delle persone”, l’evento organizzato oggi alla Camera dei Deputati da Sprint-Italia con il patrocinio di Unione Nazionale Consumatori, nell’ambito della Rome Future Week, di cui Key4Biz è media partner. 

Il convegno, ospitato dalla Vicepresidente della Camera Anna Ascani e introdotto da Massimiliano Dona (Presidente UNC), ha rappresentato un dialogo strutturato tra diversi stakeholder dell’innovazione.

Ascani: ‘Tecnologia deve aiutare le persone. Ma un fondo di paura resta’

“Si sente tanto parlare del ruolo sempre più pervasivo dell’AI nelle nostre vite – ha detto Anna Ascani, vice presidente della Camera – ma un fondo di paura resta sempre. L’AI ci può rubare il lavoro e l’innovazione, a volte ci può fregare, con tutte le truffe che si sentono. E’ per questo che bisogna parlare e usare la tecnologia sempre in modo trasparente anche per quanto riguarda gli algoritmi. La tecnologia va sempre usata come mezzo e mai come fine, soltanto a scopo di business”.

“Il progetto Sprint, promosso dall’Unione Nazionale Consumatori, esce dalla mera dimensione digitale e e valorizza contenuti ad alto impatto sociale”, ha detto il Presidente della UNC Massimiliano Dona, che ha fatto della tutela dei consumatori e della trasparenza digitale e nella lotta alle truffe digitali una battaglia di civiltà.

La ricerca: Gli italiani promuovono il digitale soprattutto in ambito di Sanità e Ambiente

E’ quanto emerge dalla ricerca “INNOVAZIONE AMICA Gli italiani promuovono l’innovazione quando supporta sanità e ambiente”, presentata da Gianni Bientinesi (Presidente Business Intelligence Group). “Attenzione al cosiddetto dislivello prometeico, vale a dire quando l’uomo, che ha creato la tecnologia, ne perde il controllo”, dice Bientinesi.

Dalla ricerca emerge che gli italiani promuovono l’innovazione quando supporta la sanità e l’ambiente.

 

I giovani sono più propensi all’ambiente, mentre gli adulti guardano di più alla salute per evidenti motivi anagrafici.

Nei prossimi 5 anni l’impatto positivo più evidente dell’Intelligenza Artificiale riguarderà il lavoro.  

Fra i maggiori timori la perdita del lavoro per il 26% del campione

C’è da dire che accanto all’uso improprio dei dati e alle fake news, un buon 26% degli intervistati, uno su quattro, teme di perdere il lavoro a causa dell’AI. Un dato tutto sommato inferiore alle aspettative, ma pur sempre da considerare.

C’è infine un tema importante che riguarda l’inclusione sociale dell’innovazione, con la necessità di non tagliare fuori nessuno. Non sarà facile.

Parola agli esperti

Per Jacopo Ierussi, Presidente Assoinfluencer, “l’innovazione è un dato sociale che ha dato vita alla content creation economy, migliaia di professionisti che hanno trasformato la creatività e l’uso delle piattaforme in una leva di crescita spesso anche culturale. La tecnologia non è un fine in sé, ma deve servire le persone”. Ierussi sottolinea poi l’importanza di avere un quadro di regole chiaro. “la certezza del diritto è importante, soprattutto con la crescita impetuosa nel contesto della content creation. Per molti l’influencer è un hobby, ma non è così. Per me è il contrario e quindi ben venga il codice Ateco e i codice di condotta Agcom, che per quanto non ve ne fosse bisogno (potevamo autoregolarci) ha comunque aperto la strada da percorrere che è ancora lunga”.

Per Fjona Cakalli, tech reporter e conduttrice Tv, “la tecnologia serve per darci una mano, è la tecnica evoluta attraverso la scienza – dice – di solito la proiettiamo nel futuro, ma in realtà è già presente fra noi. Ma la tecnologia è complessa. Bisogna darle il giusto peso, anche all’AI perché il rischio è di venirne investiti”. E questo vale a maggior ragione per il rischio di truffe. “Però faccio notre che le truffe ci sono da sempre, al tempo del Medioevo ad esempio c’era il fenomeno delle false reliquie. Oggi chi truffa conosce bene la psicologia delle persone e agisce sull’aspetto emozionale”.

Conferma Massimilano Dona, “oggi le truffe hacker sono più psicologiche che tecnologiche”, il tutto però arricchito dalla possibilità di falsificare in digitale voci e volti in modo molto semplice.

Stefano Rossi: ‘Noi non dobbiamo essere amici della tecnologia. Oggi c’è una fuga dalla realtà per il virtuale’

Critico l’intervento di Stefano Rossi Psicopedagogista, scrittore e divulgatore: “Noi non dobbiamo essere amici della tecnologia. Il virtuale e la tecnica si mangiano la realtà. La tecnologia non è neutra, il suo obiettivo è mangiarsi fette sempre più grosse della realtà. La tecnologia cambia il cervello dei bambini e quello degli adulti”. Il rischio di un abuso delle tecnologie è la fuga dalla realtà perché il virtuale “è più morbido, meno conflittuale”. Ma questo incide negativamente soprattutto sui ragazzi che perdono empatia e l’autostima crolla senza un consenso online. “Se fa tutto ChatGPT, che fine farà la creatività dei ragazzi?”, domanda Rossi. Attenzione quindi a idolatrare la tecnologia.

Sulla necessità di trovare una strategia condivisa per regolare l’uso dell’AI ha puntato il suo intervento Giulia Pastorella, deputata di Azione che ha parlato della nuova legge sull’AI, approvata ieri. “Ieri sono state approvate le regole in Parlamento con il via libera al DDL AI – ha detto – ma invece la strategia giace come lettera morta. Arginare la tecnologia in maniera preventiva è sbagliato, è anche una questione culturale”.

Del ruolo ambivalente dell’AI ha parlato Valerio Rosso, medico-chirurgo, psichiatra e psicoterapeuta: “Cos’è che rende un oggetto pericoloso? L’oggetto in sé non è pericoloso, ma l’uso che se ne fa”, ha detto facendo l’esempio della chetamina, inizialmente demonizzata per divenire poi un medicinale usatissimo se utilizzato nella maniera corretta. Lo stesso vale per il fentanyl. Ma lo stesso ragionamento vale anche per l’AI.  

Parola alle aziende

Per Anastasia Buda, Corporate Social Responsibility & Internal Communication Manager di Samsung Electronics Italia, “l’importanza del fattore umano resta centrale” anche nell’uso dell’AI. Molto spesso le persone non conoscono le tecnologie ed è per questo che Samsung, insieme con l’UNC, ha realizzato un progetto che si chiama 5 Tech Tips per aiutare ed includere le persone all’uso più consapevole del digitale. “L’ignoranza digitale è trasversale, l’unica soluzione è studiare e riflettere”, aggiunge Buda.

Attenzione profonda per la comunicazione da parte di Coca Cola, che dal 1956 ha una policy di marketing responsabile che, al netto dell’evoluzione dei media, mette al centro la tutela dei più piccoli. “Coca Cola non fa comunicazione ai minori di 13 anni, per loro serve l’intermediazione dei genitori, e noi non vendiamo i nostri prodotti nelle scuole elementari”, dice Cristina Camilli, Public Affairs, Communication and Sustainability Senior Director di Coca-Cola per l’Italia e l’Albania. Camilli ha poi raccontato del ruolo dei creator per la comunicazione Corporate, che l’azienda ha adottato per raccontare il cambiamento delle bottiglie fatte di materiale soltanto riciclato.  

E mentre il presidente della Fondazione Pensiero Solido, l’ex parlamentare Antonio Palmieri, elogia la lentezza “Noi siamo schiacciati dalla tecnologia, dobbiamo trovare il tempo di fermarci” e di mettere sempre il fattoee umano al centro dello sviluppo tecnologico, Filippo De Caterina, Director of Corporate Communications, Sustainability & Public Affairs L’Oréal Italia, racconta degli investimenti del maggior gruppo mondiale della cosmetica in innovazione, con il beauty tech e diversi device specifici: “il virtual try on e l’investimento in una startup che produce un doccino che consente di risparmiare il 30% di acqua. C’è anche un fondo di venture capital e un incubatore”.

iliad e la guerra al CLI spoofing

Dal canto suo, anche iliad è impegnata nella battaglia quotidiana alle truffe. “Noi siamo impegnati per dare strumenti di difesa alle persone, ad esempio contro lo spoofing – dice Michele Rillo, Chief of Staff and External Affairs Director di iliad Italia – la tecnologia è uno strumento in questo senso, ma la tecnica non è agnostica, la differenza la fanno sempre gli uomini anche con ChatGPT”.

Il caso dello spoofing è eclatante, si tratta della falsificazione dell’identità del chiamante. “AGCOM sta intervenendo, ha già bloccato le chiamate da fisso che arrivano dall’estero con prefisso italiano. Il filtro sulla linea mobile entrerà in vigore il 19 novembre, è più complicato che con il fisso”, aggiunge Rillo. “I truffatori poi si inventeranno qualcosa per aggirare i filtri, qualche escamotage tecnologico”. La battaglia continua.

Le piattaforme

Luana Lavecchia, responsabile delle relazioni pubbliche e istituzionali di Tik Tok per l’Italia, ha raccontato delle opportunità per le PMI date dalla piattaforma di eCommerce TikTok Shop. “Da noi non serve fare un video da influencer, ma basta fare dei contenuti da content creator”, ha detto Lavecchia. “Nel 2023 abbiamo lanciato un progetto con Confartigianato che è andato grazie al dietro le quinte e il come è fatto”, ha aggiunto. Dall’incontro fra creator e brand è nato il cosiddetto “discovery commerce”, un ibrido fra intrattenimento e business.

Dal canto suo, Facebook si è soffermato sull’impegno della piattaforma per la age verification, che deve essere centralizzata e non applicata soltanto ai social. Ma il filtro devono essere i genitori e la regolamentazione deve essere quanto meno a livello europeo. Facebook ha lanciato lo scorso anno il “teen account” destinato agli under 16 con tanto di limitazioni di interazione e contenuti. I genitori hanno la facoltà di sospendere l’attività dei figli e possono intervenire sullo screen time.

Mattia Tarelli, Government Affairs and Public Policy Manager di Google, ha parlato dei risultati di Youtube, che può persino fregiarsi del progetto di una collaborazione attiva con il Quirinale “Costituzione in shorts”. Si tratta di alcune video pillole su altrettanti articoli della Costituzione al quale ha partecipato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha commentato l’articolo 1 consultabile sul canale Youtube del Quirinale.

Le conclusioni

Ha tirato le somme della giornata la senatrice Dolores Bevilacqua: “La tecnologia è nello stesso tempo amica per alcuni e nemica per altri e non è poi tanto neutra – ha detto – l’AI usata per la diagnosi precoce del tumore è fantastica, è una conquista fenomenale. Ma i ragazzi che si affidano all’AI per avere un consulto psicologico o che chiedono diagnosi allora non va bene. E’ per questo che servono le regole della politica. I ragazzi che usano ChatGPT per fare i compiti rischiano di perdere il loro pensiero critico. Bisogna adattarsi al cambiamento e il compito della politica è accompagnare le persone nel cambiamento”.   

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Riconoscimento facciale negli aeroporti. Stop del Garante Privacy a Milano Linate: “Non conforme al GDPR”

Sospeso il sistema SEA perché non conforme al regolamento europeo sulla protezione dei dati: “Trovare soluzioni alternative”

Il riconoscimento facciale negli aeroporti italiani resta possibile, ma a precise condizioni. Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali dopo le notizie circolate nei giorni scorsi sul blocco del cosiddetto face boarding. L’Autorità ha puntualizzato in una nota che il divieto riguarda esclusivamente la soluzione adottata da SEA – Società Esercizi Aeroportuali, gestore degli scali milanesi, ritenuta non conforme al Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR).

Con una decisione assunta l’11 settembre 2025, il Garante ha ordinato a SEA la sospensione del sistema “FaceBoarding”, già testato presso l’aeroporto di Milano Linate. L’Autorità aveva peraltro avvertito la società sin dal dicembre 2024 dell’incompatibilità della tecnologia utilizzata, invitandola a valutare soluzioni alternative. La decisione si inserisce nel solco del parere n.11 del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) del 23 maggio 2024, che ha fissato criteri stringenti sull’uso dei dati biometrici in ambito aeroportuale.

SEA ha spiegato quanto accaduto in un comunicato stampa, in cui ha precisato che l’azienda ha inteso fornire “attraverso il FaceBoarding” un servizio teso a rafforzare la sicurezza negli aeroporti “con un sistema che, rispettoso di tutte le norme in materia di privacy e disponibile solo per i maggiorenni che lo richiedano e si registrino al servizio, garantisce ed agevola i passeggeri offrendo loro un’esperienza di viaggio più sicura, più veloce e fluida, in linea con i servizi tecnologici innovativi”.

La Società milanese, “ritenendo di essere compliant con le norme di riferimento, sta collaborando attivamente con l’Autorità per chiarire tutti gli aspetti relativi al trattamento dei dati e per ottemperare alle richieste pervenute”.

L’obiettivo, ha precisato SEA, “rimane quello di garantire la sicurezza e la privacy dei passeggeri, in linea con le normative vigenti” e di ripristinare appena possibile il servizio di “FaceBoarding”.

Come funzionava il sistema SEA di Milano Linate

La soluzione adottata da SEA prevedeva l’utilizzo del riconoscimento facciale per consentire ai passeggeri, su base volontaria e solo se maggiorenni, di accedere ai controlli di sicurezza e all’imbarco senza presentare documenti.

L’obiettivo, come spiegato anche nel comunicato, era duplice: aumentare la sicurezza e velocizzare le procedure, in linea con l’evoluzione tecnologica degli aeroporti europei.

Il nodo critico, rilevato dal Garante, riguardava l’archiviazione centralizzata dei dati biometrici dei passeggeri, senza che questi avessero il pieno controllo sulle chiavi di cifratura.
Una scelta incompatibile con i principi del GDPR, in particolare con la protezione dei dati “fin dalla progettazione” (privacy by design) e “per impostazione predefinita” (privacy by default).

Che dice la normativa europea

Il GDPR (articolo 9) classifica i dati biometrici come “categorie particolari” di dati personali, quindi a protezione rafforzata. Il loro trattamento è vietato, salvo eccezioni precise: tra queste, il consenso esplicito dell’interessato o altre basi legali fissate dal diritto europeo o nazionale.

I principi cardine restano quelli di liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione, integrità e riservatezza (articolo 5). Inoltre, i dati biometrici possono essere conservati solo per il tempo strettamente necessario e devono essere protetti con misure tecniche adeguate (articoli 25 e 32).

Il parere n.11 del Comitato europeo ha poi distinto quattro scenari tecnici per la conservazione dei dati. Sono stati giudicati conformi solo quelli in cui il modello biometrico:

  • resta nelle mani del passeggero, ad esempio su un dispositivo personale;
  • è archiviato in una banca dati centrale cifrata, con le chiavi di accesso sotto il controllo esclusivo del passeggero.

Sono stati invece giudicati non conformi gli scenari in cui la gestione dei dati resta nelle mani di operatori aeroportuali o compagnie aeree, con rischio elevato di violazione della riservatezza e perdita di controllo da parte dei viaggiatori.

Il riconoscimento facciale è ammesso in aeroporto ma a determinate condizioni di legge

Il Garante ha ribadito che l’uso del riconoscimento facciale in aeroporto non è vietato in assoluto, ma deve adottare modelli tecnologici rispettosi della normativa europea. Oltre al consenso libero e informato dei passeggeri, sono obbligatorie:

  • una valutazione d’impatto (DPIA) sul trattamento dei dati biometrici,
  • misure tecniche e organizzative di sicurezza avanzata,
  • trasparenza e completa informazione agli interessati,
  • responsabilizzazione piena dei titolari del trattamento (accountability).

La partita del riconoscimento facciale negli scali italiani resta quindi aperta. La richiesta del Garante è chiara: trovare un equilibrio tra efficienza operativa e tutela dei diritti fondamentali.
SEA, come altri gestori europei, dovrà dunque orientarsi verso soluzioni che garantiscano ai passeggeri il massimo controllo sui propri dati biometrici. Solo così il face boarding potrà diventare una realtà stabile e conforme al quadro normativo europeo.

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Perché Sam Altman è tra le 100 persone più influenti al mondo sull’AI

In questa serie di approfondimenti esploriamo le persone che, secondo la lista TIME100 AI, stanno orientando direzione e regole dell’intelligenza artificiale. Ogni puntata offre tre chiavi di lettura: chi sono (e cosa hanno fatto davvero), perché contano ora (non ieri), che impatto avranno su mercato, policy e sicurezza. Dopo Yoshua Bengio, Paula Ingabire, Liang Wenfeng, Dario Amodei, Henna Virkkunen, Dávid Jancsó, Mark Zuckerberg, Rick Rubin, Papa Leone XIV è il turno dell’ultimo personaggio che analizziamo: Sam Altman, CEO di OpenAI.

Sam Altman: l’uomo più potente dell’AI

L’uomo più potente dell’AI non è un programmatore pluripremiato. Non ha una laurea, tantomeno un dottorato in informatica che ormai sembra essere la norma nel settore. Ma ciò che manca a Sam Altman in titoli accademici, lo compensa con abilità negoziali, intuito politico e carisma. E non solo: perché le sfide che OpenAI affronta nel 2025 non riguardano soltanto la scrittura del codice giusto, ma richiedono un leader capace di muoversi tra le maree della Washington di Donald Trump, dialogare con i leader mondiali, gestire la costruzione di giganteschi data center e difendere la propria autorità interna, il tutto supervisionando un calendario di lanci degno di un’azienda dieci volte più grande di OpenAI.

A gennaio, si mormorava che l’alleanza tra Trump ed Elon Musk — cofondatore di OpenAI e da tempo in conflitto con Altman — avrebbe potuto isolare il CEO. Invece Altman ha saputo manovrare: due giorni dopo l’insediamento di Trump al secondo mandato, era lui al fianco del presidente alla Casa Bianca quando veniva annunciato un progetto da 500 miliardi di dollari per data center, con grandi benefici per OpenAI. La strategia AI di Trump, presentata a luglio, conteneva molte delle proposte che la stessa OpenAI aveva spinto in precedenza. Oggi Altman — ex democratico, un tempo molto critico verso Trump — è considerato vicino e in rapporti fruttuosi con il presidente. Lo stesso non si può dire di Musk.

OpenAI: profit o no profit?

Parallelamente, Altman sta tentando di ristrutturare OpenAI per renderla più simile a un’azienda tradizionale. Un progetto controverso che potrebbe sbloccare miliardi di finanziamenti, ma che secondo i critici rischia di erodere il potere della componente non profit, creata per impedire che l’AI finisse preda degli incentivi perversi del mercato. L’operazione punta a sostituire l’attuale sistema di profit sharing con un assetto standard, in cui ogni investitore riceve una quota proporzionale di OpenAI. Il nodo principale resta la traduzione dei “profitti limitati” già promessi in nuova equity, soprattutto per Microsoft, investitore storico che deve approvare la ristrutturazione. Senza un accordo entro fine anno, OpenAI rischia di perdere 20 miliardi di dollari promessi da SoftBank, fondi necessari per gestire ChatGPT e addestrare i futuri modelli.

Nel frattempo, Altman continua a supervisionare la pipeline di ricerca e sviluppo. Ad agosto è arrivato GPT-5, che ha definito “come parlare con un esperto di livello PhD.” In un podcast di luglio ha raccontato di aver testato il modello girandogli una domanda da un’email alla quale lui stesso non sapeva rispondere: “Ha risposto perfettamente,” ha detto. “Mi sono sentito inutile rispetto all’AI.”

Non meno intensa l’agenda internazionale. A maggio Altman ha viaggiato in Arabia Saudita con la delegazione presidenziale, incontrando il principe ereditario Mohammed bin Salman. Secondo The Information, OpenAI avrebbe discusso possibili finanziamenti con il fondo sovrano saudita, vicino al trilione di dollari. Altman ha passato del tempo anche negli Emirati Arabi Uniti, dove OpenAI ha annunciato la costruzione di nuovi data center, decisione che ha sollevato preoccupazioni tra esperti di sicurezza nazionale USA.

Impatto su mercato, policy e sicurezza

Altman non è soltanto il volto di OpenAI: è diventato il mediatore tra industria, politica e finanza globale in un momento in cui l’AI plasma economia, sicurezza e geopolitica. In pochi mesi ha consolidato rapporti con Trump, tenuto testa a Musk, attratto miliardi in potenziali investimenti e guidato il lancio del modello più atteso dell’anno. La sua capacità di stare al crocevia tra business e potere politico lo rende oggi uno dei leader più influenti del pianeta tecnologico.

La vicinanza al governo USA e il ruolo nei negoziati globali rendono Altman un interlocutore chiave per i regolatori. Molti dei punti della strategia AI americana coincidono con le sue posizioni: un’influenza che suscita ammirazione e timori allo stesso tempo.

La costruzione di data center in Medio Oriente ha acceso l’attenzione sul possibile trasferimento di know-how sensibile. L’AI di OpenAI non è più solo un tema di innovazione, ma di geopolitica. Altman deve bilanciare la corsa alla superintelligenza con la protezione di infrastrutture e alleanze strategiche, evitando che la sua azienda diventi terreno di scontro tra potenze globali.

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AI Act, Draghi: “Sospenderlo per i sistemi ad alto rischio”. Benifei (PD): “Sbagliato”

Draghi: “Sospendere AI Act in settori come le infrastrutture critiche e la sanità per valutarne impatto”

È lunga la coda delle reazioni a quanto detto da Mario Draghi, ex Presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese ed ex Presidente della Banca centrale europea (Bce), in occasione della Conferenza di alto livello organizzata dalla Commissione europea, dal titolo: “Un anno dopo il rapporto Draghi: cosa è stato realizzato, cosa è cambiato”.

Riguardo l’AI Act europeo, Draghi ha chiesto una sospensione temporanea dell’attuazione della fase più avanzata del regolamento, quella che riguarda i sistemi di intelligenza artificiale (AI) ad alto rischio, specialmente in settori come infrastrutture critiche e sanità. Draghi ha definito le norme in vigore una fonte di incertezza e ha suggerito di mettere in pausa questa fase dell’attuazione fino a quando non saranno meglio comprese le possibili conseguenze negative di queste regole.

“Le prime regole, che includevano il divieto di sistemi a “rischio inaccettabile”, sono state approvate senza particolari complicazioni. I codici di condotta firmati dalla maggior parte dei principali sviluppatori, insieme alle linee guida della Commissione di agosto, hanno chiarito le responsabilità. Ma la fase successiva, che riguarda i sistemi di IA ad alto rischio in settori come le infrastrutture critiche e la sanità – ha precisato Draghi – deve essere proporzionata e sostenere l’innovazione e lo sviluppo”.

Sospensione del regolamento AI condivisa da molte imprese europee

Secondo l’ex Premier italiano, in sintesi, “l’attuazione di questa fase dovrebbe essere sospesa fino a quando non ne comprenderemo meglio gli svantaggi”.
La riflessione riguarda la perdita di terreno dell’Ue rispetto a Stati Uniti e Cina nella competizione globale sull’intelligenza artificiale, anche a causa di problemi infrastrutturali, normative e costi energetici elevati. Draghi ha invitato a una riflessione approfondita prima di procedere oltre nell’implementazione delle regole, riflettendo una richiesta condivisa da molte aziende europee di una pausa per valutare meglio l’impatto della normativa.

Una posizione che diversi amministratori delegati di aziende del settore avevano già avanzato a luglio. Da ASML e Philips, da Siemens e Mistral, hanno chiesto una “sospensione di due anni” dell’AI Act. In una lettera alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, hanno affermato che ciò consentirebbe “sia un’attuazione ragionevole da parte delle aziende, sia un’ulteriore semplificazione delle nuove norme“.

Benifei (Parlamento Ue): “Necessario verificare i dati dell’addestramento, la cybersicurezza e la capacità di controllo umano sul sistema”

Intervistato da Arcangelo Rociola su La Repubblica, l’eurodeputato Brando Benifei, tra i relatori dell’AI Act, ha chiarito che un conto “è discutere del come e del quando”, un altro è proporre “di sospendere l’applicazione delle regole per i sistemi ad alto rischio che è prevista per agosto 2026”.

In poche parole, Benifei non è d’accordo con quanto affermato da Draghi, perché “se ad esempio un medico usa un sistema AI per fare diagnosi e elaborare terapie o una istituzione pubblica lo usa per stabilire quali profili scartare per delle assunzioni”, è fondamentale “verificare i dati dell’addestramento, la cybersicurezza e la capacità di controllo umano sul sistema”.

Un’operazione che “tocca agli sviluppatori a monte” fare, ha sottolineato l’eurodeputato italiano.

Semplificare non vuol dire deregolamentare

Nel frattempo, il vicepresidente esecutivo per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha annunciato che l’esecutivo dell’UE presenterà a dicembre un cosiddetto pacchetto omnibus digitale, che riesaminerà tutta la legislazione tecnologica esistente e potrebbe alleggerire l’onere per le aziende, riducendo ad esempio gli obblighi di rendicontazione o trasparenza.
Ciò riguarderebbe anche le norme dell’Unione in materia di intelligenza artificiale.

“L’agenda di ‘semplificazione’ dell’UE non dovrebbe essere utilizzata per promuovere la deregolamentazione, soprattutto in assenza di prove credibili che ciò sarebbe necessario o efficace“, si legge in un documento pubblicato da un gruppo di oltre 50 organizzazioni, tra cui Access Now, Centre for Democracy and Technology Europe (CDT) e l’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC).

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AI, approvata la Legge italiana. Governance con ACN e AgID. I ruoli

Il Senato ha approvato in via definitiva la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale, rendendo l’Italia il primo Paese UE con un quadro nazionale pienamente allineato all’AI Act europeo. Dopo un iter durato due anni e tre letture parlamentari, il provvedimento entra ora in vigore con un impianto che disciplina sviluppo, adozione e controllo dell’AI nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi costituzionali.

Le modifiche apportate

Di seguito le diverse modifiche apportate dalla Camera:

  • L’articolo 3 specifica che l’uso dell’IA non deve interferire con il dibattito democratico e richiama la tutela della sovranità e dei diritti fondamentali nazionali ed europei;
  • L’articolo 4 richiede il consenso dei genitori per l’accesso dei minori di 14 anni e il trattamento dei loro dati personali;
  • L’articolo 5 introduce riferimenti alla robotica e al supporto alle micro, piccole e medie imprese nel settore IA.
  • La Camera ha soppresso l’obbligo di server nazionali per l’uso pubblico dell’IA (articolo 6) e l’approvazione dei trattamenti da parte dei comitati etici per la ricerca sanitaria (articolo 8).
  • Gli articoli 12, 16 e 19 riformulano clausole finanziarie e deleghe, istituendo l’Osservatorio sull’adozione dell’IA e il Comitato di coordinamento senza nuovi oneri per lo Stato.
  • L’articolo 20 disciplina il ruolo delle autorità pubbliche competenti in materia di IA, ferme restando le competenze del Garante per la privacy e dell’autorità per le comunicazioni.

La Governance

La legge introduce una governance basata su due autorità nazionali: l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), incaricata di vigilare con poteri ispettivi su sicurezza e adeguatezza dei sistemi, e l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), responsabile della gestione delle notifiche e della promozione di casi d’uso sicuri per cittadini e imprese.

Il coordinamento generale spetta alla Presidenza del Consiglio attraverso la Strategia nazionale per l’IA, aggiornata ogni due anni e accompagnata da un monitoraggio annuale al Parlamento.

I punti chiave della Legge sull’AI

  • Principi e tutele: uso antropocentrico e sicuro; trasparenza, accessibilità e protezione dei dati.
  • Settori applicativi: sanità (centralità del medico, dati per ricerca), lavoro (osservatorio e dignità del lavoratore), PA e giustizia (supporto decisionale tracciabile), scuola e sport (formazione e inclusione).
  • Governance nazionale: ACN e AgID Autorità competenti; coordinamento presso la Presidenza del Consiglio; Strategia IA aggiornata ogni due anni e report annuale al Parlamento.

CDP sblocca i fondi per 1 miliardo di euro

Accanto al quadro normativo, il Governo ha previsto un pacchetto di risorse straordinarie per stimolare l’ecosistema innovativo nazionale. In particolare, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), attraverso CDP Venture Capital, metterà a disposizione 1 miliardo di euro per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Italia. I fondi saranno impiegati per la creazione di un nuovo strumento dedicato alle startup e ai progetti di ricerca, per rafforzare fondi già esistenti nel digitale e per attrarre investimenti privati, con l’obiettivo di accelerare il trasferimento tecnologico e valorizzare le filiere strategiche del Paese.

“Alle imprese diciamo con chiarezza: investite in Italia. Troverete una governance affidabile, regole trasparenti e un ecosistema pronto a sostenere progetti concreti” ha dichiarato il Sottosegretario Alessio Butti.

Per approfondire

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La Cina ordina alle aziende tech di smettere di acquistare i chip AI di Nvidia

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’autorità cinese per il cyberspazio (Cyberspace Administration of China, CAC) ha imposto alle principali aziende tecnologiche nazionali, tra cui ByteDance e Alibaba, di interrompere immediatamente gli ordini e i test relativi ai chip AI di Nvidia, in particolare il modello RTX Pro 6000D.

Questa direttiva rappresenta un’escalation nella strategia di Pechino per ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, in un contesto di crescente tensione commerciale tra le due potenze.

La decisione arriva a pochi giorni dall’accusa formale mossa dalla Cina contro Nvidia per presunte violazioni della legge antimonopolio, segnalando un ulteriore deterioramento dei rapporti bilaterali sul fronte tecnologico.

Mentre in passato i divieti si erano concentrati sul chip H20, progettato da Nvidia per conformarsi alle restrizioni statunitensi sull’export verso la Cina, la nuova misura è molto più incisiva, coinvolgendo anche il più recente RTX Pro 6000D, che avrebbe dovuto costituire una soluzione su misura per il mercato cinese.

Nonostante alcune aziende cinesi avessero già avviato test e pre-ordini per decine di migliaia di unità, l’ordine della CAC ha imposto la cessazione immediata delle attività con i fornitori di server Nvidia. Il mercato ha reagito prontamente alla notizia: le azioni di Nvidia sono scese dell’1% nel pre-market.

Questo sviluppo rafforza la volontà della Cina di favorire la produzione nazionale di semiconduttori e acceleratori AI, in linea con gli obiettivi strategici di sovranità tecnologica, e rappresenta un colpo significativo per Nvidia, la cui presenza in Cina era già limitata da vincoli normativi imposti da Washington.

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Business Insider autorizza i giornalisti a scrivere bozze con l’AI senza informare i lettori

Secondo quanto riportato dalla newsletter Status, Business Insider ha ufficialmente autorizzato i propri giornalisti a utilizzare strumenti di AI per redigere le prime bozze degli articoli, senza obbligo di trasparenza verso i lettori. Tale decisione, comunicata in un memo interno dall’editor-in-chief Jamie Heller, pone la testata tra le prime redazioni statunitensi ad adottare in maniera così estesa l’uso dell’AI nella produzione editoriale.

Le nuove linee guida definiscono l’AI come uno strumento equivalente ad altri usati per ricerca e montaggio immagini. Sebbene venga ribadita la responsabilità personale del giornalista sul contenuto finale, l’assenza di indicazioni obbligatorie sull’uso dell’AI nei testi pubblicati solleva interrogativi etici e rischi di trasparenza.

Solo i contenuti generati interamente dall’AI o non verificati saranno accompagnati da apposite etichette, escludendo invece le bozze AI modificate da giornalisti.

La notizia giunge in un contesto delicato per l’industria dell’informazione, che vive una trasformazione radicale tra crisi dei modelli di business e accuse di appropriazione indebita da parte delle Big Tech.

Business Insider, già coinvolta in controversie dopo la pubblicazione di articoli firmati da un presunto autore generato dall’AI, sembra ora voler normalizzare l’uso della tecnologia nel proprio flusso redazionale. La testata ha persino nominato un responsabile AI per la redazione e lanciato iniziative come uno strumento di ricerca basato su AI. I

nfine, il gruppo editoriale Axel Springer, proprietario di Business Insider, ha siglato accordi di licenza con colossi come Microsoft e OpenAI, rafforzando la sinergia tra editoria e intelligenza artificiale.

Tuttavia, la mancanza di disclosure verso i lettori rischia di compromettere la fiducia nel giornalismo e di amplificare le tensioni sul ruolo dell’AI nell’informazione.

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Maxi-accordo da $42 miliardi per AI, quantistica e nucleare. Londra apre la porta alla supremazia tech americana

Con un pacchetto da 42 miliardi di dollari destinato a rafforzare la cooperazione in ambito intelligenza artificiale, calcolo quantistico ed energia nucleare civile, il futuro tecnologico del Regno Unito sembra sempre più legato, se non addirittura vincolato, alle grandi aziende statunitensi.

L’annuncio, guidato da Microsoft e sostenuto dalle principali corporation americane, arriva in concomitanza con la visita di Stato del presidente Donald Trump, oggi accolto dalla famiglia reale a Windsor Castle.

Il Tech Prosperity Deal

Il cosiddetto “Tech Prosperity Deal” rappresenta il fulcro della seconda visita di Stato di Trump in Gran Bretagna. Secondo Downing Street, l’intesa prevede progetti congiunti per sviluppare modelli di intelligenza artificiale applicati alla sanità, ampliare le capacità del calcolo quantistico e accelerare i programmi di energia nucleare civile.

“L’accordo contribuirà a stimolare la crescita economica, la ricerca scientifica e la sicurezza energetica di entrambi i Paesi”, ha dichiarato il governo.

Tuttavia, non mancano interpretazioni più critiche. L’intesa potrebbe, infatti, consolidare la supremazia tecnologica statunitense in Europa, trasformando il Regno Unito in un avamposto strategico e in uno strumento per frenare le ambizioni di autonomia tecnologica dell’Unione Europea.

Starmer punta sulla crescita

Il premier britannico Keir Starmer ha sottolineato che l’accordo “ha il potenziale di plasmare il futuro di milioni di persone su entrambe le sponde dell’Atlantico, portando crescita e sicurezza”.

Per il Regno Unito, l’obiettivo è chiaro, ossia attrarre ulteriori investimenti e rilanciare un’economia stagnante da anni, adottando un approccio normativo più “leggero”, sul modello americano. Una strategia che contrasta apertamente con la linea più interventista dell’Unione Europea, spesso criticata da Trump, e che mira a rendere Londra la porta d’ingresso europea per le big tech USA.

Investimenti record delle big tech

Tra le iniziative più rilevanti figura la costruzione del più grande supercomputer di intelligenza artificiale del Regno Unito. Nvidia installerà 120.000 GPU nel Paese – il suo più grande dispiegamento europeo – e, in collaborazione con l’azienda britannica Nscale, fornirà fino a 60.000 chip Grace Blackwell Ultra per il progetto Stargate di OpenAI, sviluppato insieme a Microsoft.

Microsoft investirà complessivamente 22 miliardi di sterline per potenziare le infrastrutture cloud e AI, incluso il nuovo supercomputer che sorgerà a Loughton, nell’Essex, a nord-est di Londra.

“Vogliamo garantire che l’America resti un partner tecnologico affidabile per la Gran Bretagna”, ha dichiarato Satya Nadella, presidente e CEO di Microsoft. Brad Smith, presidente della compagnia, ha aggiunto che i rapporti con Londra sono “enormemente migliorati” rispetto ai “giorni bui” prima del via libera all’acquisizione di Activision Blizzard.

David Hogan, vicepresidente di Nvidia, ha affermato che questi investimenti renderanno il Regno Unito “un produttore di intelligenza artificiale, non un semplice utilizzatore”.

Google, dal canto suo, ha annunciato un investimento da 5 miliardi di sterline, che include un nuovo data center a Waltham Cross, a nord di Londra, oltre al rafforzamento della ricerca sull’IA attraverso DeepMind.

La società di cloud computing CoreWeave ha comunicato, invece, un piano da 1,5 miliardi di sterline per data center a basso consumo energetico in collaborazione con la scozzese DataVita, portando a 2,5 miliardi di sterline il totale dei suoi investimenti britannici.

Infine, altri colossi come Salesforce, Scale AI, BlackRock, Oracle, Amazon Web Services e AI Pathfinder hanno annunciato nuovi progetti, con impegni che spaziano da alcune centinaia di milioni a diversi miliardi di sterline.

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Rapporto Draghi un anno dopo: Serve una corsia preferenziale per le fusioni (delle telco). 5 spunti Tech dal discorso di Super Mario

Il Report Draghi sulla competitività della Ue compie un anno e nel suo discorso per fare il punto a 12 mesi dalla pubblicazione l’ex presidente della BCE dedica non poche parole al mondo del tech. In particolare, a partire dal tema della concorrenza, ricordato anche dalla presidente Ursula von der Leyen nel suo di discorso: la leader dell’esecutivo europeo ha sottolineato che Bruxelles guarderà da vicino al completamento del Telecom single market e ancora, ha chiesto un’accelerazione per quanto riguarda la disciplina della concorrenza nel suo complesso, con “la necessità di anticipare la pubblicazione della revisione delle linee guida UE sulle concentrazioni”.

La questione riguarda in primis la industry delle Tlc, che da anni chiede regole semplificate per procedere ad un percorso di consolidamento chiesto a gran voce da Draghi nel suo report ma che stenta a decollare, lasciando il Vecchio Continente in una frammentazione insostenibile rispetto alla concorrenza globale di Usa e Cina, Corea del Sud e Giappone.

La parola 5G e Cloud citata una volta nel discorso di Draghi accanto al satellite

Nel suo discorso Draghi ha citato la parola 5g, fibra e cloud una volta sola. La cosa interessante è che per definire le reti ultraveloci Draghi ha inserito nel novero delle tecnologie anche il satellite, che così guadagna terreno nella gerarchia delle tecnologie abilitanti del digitale e dell’AI.

“L’intelligenza artificiale è spesso definita una tecnologia “trasformazionale”, come l’elettricità 140 anni fa. Ma dipende dall’orchestrazione di almeno altre quattro tecnologie: il cloud per archiviare enormi
dati, il supercalcolo per elaborare tali dati, la sicurezza informatica per proteggere i settori sensibili e
reti avanzate – 5G, fibra e satelliti – per la trasmissione”,
si legge.

Draghi: ‘La Ue non può aspettare il 2027 per rivedere le norme sui merger’

Mario Draghi, dal canto suo, ha detto che le reti ultraveloci sono un fattore chiave abilitante per l’AI, un’area in cui la Ue soffre di un forte ritardo. Inoltre, Draghi ha sottolineato che “la Ue non può aspettare il 2027 per rivedere le linee guida in materia di merger, resilienza e innovazione dovrebbero essere inserite nelle policy di concorrenza subito”.

L’Unione Europea deve portare avanti la revisione delle modalità di applicazione delle sue norme sulle concentrazioni, ha detto in proposito von der Leyen.

L’Antitrust Ue è impegnata a rielaborare le sue linee guida sulle concentrazioni, che definiscono la legislazione UE in materia di fusioni e acquisizioni. I funzionari hanno raccolto feedback sulle linee guida durante l’estate e il processo dovrebbe concludersi entro il 2027.

“Come minimo, dovrebbe essere istituito immediatamente un processo accelerato”, ha detto Draghi. “Resilienza e innovazione devono essere integrate nella politica di concorrenza fin da ora”.

Un portavoce della Commissione ha successivamente chiarito che l’esecutivo dell’UE non ha ancora una nuova tempistica per il processo di revisione e che i funzionari hanno ricevuto una “enorme” quantità di feedback dall’industria negli ultimi mesi, che ora deve essere analizzata. “Saremo il più rapidi possibile, come annunciato dal presidente, ma faremo anche le cose per bene”, ha detto.

Cinque spunti Tech nel discorso di Draghi

Al di là di questo, Euronews ha pubblicato una interessante analisi con 5 spunti per il settore Tech tratti dal discorso di Mario Draghi, comprensiva dell’accelerazione in materia di fusioni e acquisizioni: riforma delle telecomunicazioni (DNA), richieste di una riforma più approfondita del GDPR, una sospensione delle norme ad alto rischio dell’AI Act, appalti “Buy European” e una riforma più rapida delle fusioni.

#1 Digital Networks Act

Nel suo discorso, Mario Draghi non ha menzionato esplicitamente il Digital Networks Act, ma ha accennato a una “importante riforma delle telecomunicazioni” prevista entro la fine dell’anno, probabilmente un riferimento alla DNA.

L’ambito di applicazione del DNA rimane poco chiaro e si prevede che i negoziati tra gli Stati membri saranno difficili, soprattutto alla luce dell’accordo commerciale UE-USA, che limita l’introduzione di tariffe di rete. Non è ancora chiaro se nuovi “meccanismi di risoluzione delle controversie sull’interconnessione IP” saranno inclusi nel DNA, anche se si pensa di sì.

#2 La necessità di una riforma più ambiziosa del GDPR

Mario Draghi ha correttamente diagnosticato i problemi di applicazione del GDPR tra gli Stati membri, osservando che il regolamento Ue sulla data protection ha aumentato il costo dei dati di circa il 20% per le aziende europee rispetto alle loro controparti americane.

Tra le aziende europee, una delle richieste più chiare è una radicale semplificazione del GDPR, non solo la legge primaria, ma anche la pesante “gold-plating” da parte degli Stati membri. L’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale richiede enormi quantità di dati web pubblici. Tuttavia, l’incertezza giuridica sul suo utilizzo crea costosi ritardi, rallentandone l’implementazione in Europa. La ricerca lo conferma: il GDPR ha aumentato il costo dei dati di circa il 20% per le aziende dell’UE rispetto alle aziende statunitensi. Tuttavia, l’unica modifica sul tavolo finora è una semplificazione della conservazione dei dati e l’estensione delle deroghe per le PMI alle società a media capitalizzazione. Una riforma più ampia verso norme più semplici e armonizzate è ancora vaga.

#3 Legge sull’IA: nessuna critica ai codici di condotta, ma un invito a sospendere le norme per i sistemi ad alto rischio

Riprendendo le sue precedenti osservazioni sull’eccessiva regolamentazione che ostacola la capacità di scalabilità degli innovatori tecnologici europei, Draghi ha commentato anche la Legge sull’IA.

La Legge sull’IA è un’altra fonte di incertezza. Le prime norme, che includevano il divieto di sistemi “a rischio inaccettabile”, sono state approvate senza particolari complicazioni. I codici di condotta firmati dalla maggior parte dei principali sviluppatori, insieme alle linee guida della Commissione di agosto, hanno chiarito le responsabilità.

Inoltre, Draghi ha chiesto una pausa nell’attuazione dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio come le infrastrutture critiche e la sanità.

#4 Direttiva sugli appalti pubblici: acquistare prodotti europei

Mario Draghi ha anche esplicitamente approvato le imminenti revisioni delle direttive UE sugli appalti pubblici, guidate dal Commissario Stéphane Séjourné, osservando che l’UE dovrebbe sfruttare il 14% del PIL speso per gli appalti pubblici per supportare i servizi cloud europei e l’intelligenza artificiale verticale, riecheggiando le precedenti richieste di attuare un approccio “acquistare prodotti europei”.

#5 Norme più semplici sulle concentrazioni

Draghi ha evidenziato il frammentato panorama industriale europeo, osservando che, a differenza di Stati Uniti e Asia, che beneficiano di scala e consolidamento, l’Europa rimane divisa tra i leader nazionali.

Ha avvertito che aspettare fino al 2027 per rivedere le linee guida sulle concentrazioni è troppo tardi, poiché “l’industria non può aspettare”. Queste linee guida saranno particolarmente importanti per il settore delle telecomunicazioni dell’UE, che da tempo sostiene fusioni più semplici.

Leggi anche: Competitività. Draghi: “Nel 2024 in Usa prodotti 40 grandi modelli AI, la Cina 15 e l’Ue solo 3”

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Perché Papa Leone XIV è tra le 100 persone più influenti al mondo sull’AI

In questa serie di approfondimenti esploriamo le persone che, secondo la lista TIME100 AI, stanno orientando direzione e regole dell’intelligenza artificiale. Ogni puntata offre tre chiavi di lettura: chi sono (e cosa hanno fatto davvero), perché contano ora (non ieri), che impatto avranno su mercato, policy e sicurezza.Dopo Yoshua Bengio, Paula Ingabire, Liang Wenfeng, Dario Amodei, Henna Virkkunen, Dávid Jancsó, Mark Zuckerberg e Rick Rubin è il turno di Papa Leone XIV.

Papa Leone XIV: il profilo

La Chiesa cattolica conta 1,4 miliardi di fedeli; se fosse una nazione, sarebbe la terza più grande al mondo. Nel suo primo discorso ufficiale come nuovo pontefice, lo scorso maggio, Robert Francis Prevost si è rivolto a loro con il nome scelto per il suo pontificato: Papa Leone XIV, una scelta che richiama un’altra rivoluzione, quella dell’AI. Il riferimento è a Leone XIII, pontefice alla fine del XIX secolo, in piena Rivoluzione industriale, che denunciò i sistemi economici guidati dalle macchine capaci di trasformare i lavoratori in merci.

Assumendo il pontificato, Leone XIV ha dichiarato che l’avvento dell’intelligenza artificiale segna una “nuova rivoluzione industriale” e che la tecnologia richiederà la “difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.”

Perché conta ora

Non si è limitato alle parole. Già a giugno, il Vaticano ha ospitato un summit su AI, etica e governance aziendale. Nel discorso di apertura, Leone XIV ha sottolineato il potenziale dell’intelligenza artificiale come forza positiva, soprattutto nella sanità e nella ricerca scientifica. Ma ha aggiunto che l’AI “solleva domande inquietanti sulle possibili ripercussioni sulla capacità dell’umanità di aprirsi alla verità e alla bellezza, sulla nostra peculiare abilità di comprendere ed elaborare la realtà.” Ha anche avvertito che la tecnologia potrebbe essere usata per “guadagni egoistici a spese degli altri, o peggio, per fomentare conflitti e aggressioni.”

Impatto su mercato, policy e sicurezza

La posizione del Vaticano può influenzare milioni di persone e quindi i comportamenti di consumatori, lavoratori e comunità religiose. Non è un impatto diretto sul business tecnologico, ma un richiamo che può pesare sull’immagine delle aziende, specie quelle che puntano a diffondere l’AI in ambiti sensibili come la salute e l’istruzione.

Il richiamo a un trattato internazionale vincolante rende Leone XIV un attore politico globale oltre che spirituale. La sua voce potrebbe alimentare pressioni su governi e istituzioni multilaterali perché accelerino su regole comuni, e su principi condivisi come la dignità e la giustizia sociale.

L’allarme contro l’uso dell’AI per profitto egoistico o per fomentare conflitti tocca un nervo scoperto: la possibilità che gli algoritmi vengano manipolati per alimentare divisioni, disinformazione o aggressioni. Il messaggio di Leone XIV non è tecnico, ma etico e universale: la sicurezza dell’AI non riguarda solo la protezione da bug o abusi, ma la salvaguardia della convivenza pacifica.

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In Africa l’AI sta aiutando alcuni piccoli agricoltori ad affrontare il cambiamento climatico

In Malawi, uno dei paesi più colpiti dalla crisi climatica in Africa, l’AI sta emergendo come uno strumento cruciale per supportare i piccoli agricoltori nella loro lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Il caso di Alex Maere, agricoltore del villaggio di Sazola, testimonia questa trasformazione: dopo che il ciclone Freddy nel 2023 ha devastato la sua fattoria, Maere ha adottato l’applicazione AI ‘Ulangizi’, sviluppata dalla ONG Opportunity International con il sostegno del governo malawiano.

Questo chatbot, accessibile tramite WhatsApp in lingua Chichewa e inglese, fornisce raccomandazioni agricole personalizzate, anche attraverso input vocali o immagini, superando barriere di alfabetizzazione e accessibilità digitale. L’app ha suggerito a Maere di coltivare patate oltre al mais e alla manioca, adattando la produzione alle mutate condizioni del suolo.

Il risultato è stato un guadagno di oltre 800 dollari, una somma significativa che gli ha permesso di sostenere economicamente la propria famiglia. Con oltre l’80% della popolazione dipendente dall’agricoltura, l’iniziativa assume un valore strategico per la resilienza alimentare del paese. Tuttavia, l’implementazione dell’AI nell’agricoltura africana non è priva di ostacoli.

Le sfide includono la mancanza di smartphone, la bassa alfabetizzazione digitale, la scarsa connettività e la necessità di fiducia da parte degli utenti. Per mitigare questi problemi, il progetto affianca all’AI una rete di ‘agenti di supporto agricolo’ che operano come mediatori umani nei villaggi, portando i dispositivi e interpretando le risposte dell’app. Malgrado l’impatto positivo, l’espansione su larga scala del servizio è limitata dalle infrastrutture e dai costi di accesso alla rete.

In un contesto dove un errore di raccomandazione può compromettere l’intero raccolto di un contadino, l’affidabilità dell’AI diventa un elemento critico. L’esperienza malawiana suggerisce che una sinergia tra tecnologia e cooperazione comunitaria potrebbe essere la chiave per un’agricoltura più sostenibile in Africa.

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Le donne innamorate dei compagni AI: ‘Ho promesso al mio chatbot che non lo avrei mai lasciato’

Le storie di donne che vivono relazioni affettive con chatbot AI, come quelli alimentati da ChatGPT, stanno emergendo come manifestazioni di un nuovo tipo di legame emotivo. L’articolo racconta le esperienze di diverse utenti – dalla tatuatrice Liora alla dirigente tech Angie – che dichiarano amore e fedeltà ai loro compagni digitali, personalizzati con nomi umani e caratterizzati da interazioni quotidiane intense e significative.

Sebbene consapevoli che queste entità non siano esseri senzienti, le protagoniste sostengono che le relazioni con i chatbot aggiungano valore emotivo alle loro vite, senza sottrarre spazio alle relazioni umane.

La comunità psicologica guarda con crescente preoccupazione a questi fenomeni, temendo che si instauri una dipendenza affettiva da algoritmi progettati per essere compiacenti. Viene citato il caso tragico di adolescenti che, in stato di crisi, si sono rivolti a chatbot con esiti fatali, sollevando dubbi etici e legali sulla responsabilità delle aziende che li sviluppano.

Tuttavia, le protagoniste dell’articolo rivendicano la loro lucidità, descrivendo il proprio rapporto con l’AI come una forma alternativa di intimità, non un rifugio patologico.

Alcune donne vedono i chatbot come un’estensione del loro mondo emotivo, capace di offrire supporto in momenti di vulnerabilità. Tuttavia, emergono anche interrogativi sulla possibilità di consenso da parte di entità non coscienti e sul rischio di sostituire, anziché arricchire, le interazioni umane.

L’articolo esplora così il delicato equilibrio tra empatia algoritmica e reale connessione affettiva, in un contesto ancora privo di una regolamentazione efficace.

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