Stati generali Difesa, Spazio e Cybersecurity. Gabardo (Engineering) “AI e digitale per rafforzare le democrazie”

Engineering ha partecipato oggi agli Stati Generali Europei della Difesa, Spazio e Cybersicurezza, tenutisi presso ESA-ESRIN di Frascati e promossi da Parlamento Europeo, Commissione Europea ed ESA.

L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, agenzie di cybersicurezza e aziende leader del settore per affrontare le sfide poste dalla guerra ibrida e dalla crescente interdipendenza tra difesa, spazio e cybersicurezza.  

Engineering ha contribuito al dibattito con l’intervento dell’Executive Vice President Public Sector Andrea Gabardo nel panel “Hybrid Warfare and Cybersecurity: defending liberal democracies”, condividendo la visione dell’azienda su come le tecnologie digitali possano diventare un abilitatore strategico per la protezione delle infrastrutture critiche e per la resilienza democratica. 

Andrea Gabardo ha sottolineato: “La guerra ibrida ha reso la difesa una sfida multidimensionale: non si tratta più solo di proteggere i confini fisici, ma anche di garantire l’integrità dei dati, delle infrastrutture e dei processi decisionali. Per questo è fondamentale un approccio integrato che unisca spazio, cyber e terra in un’unica architettura resiliente. Engineering lavora per sviluppare tecnologie dual-use, soluzioni di AI e GenAI e di Digital Twin di sicurezza, e strumenti che permettano ai governi di rafforzare la sovranità digitale e la fiducia dei cittadini.” 

Con la sua presenza agli Stati Generali Europei della Difesa, Spazio e Cybersicurezza Engineering conferma l’impegno del Gruppo nel supportare governi e istituzioni nella costruzione di un ecosistema europeo di difesa digitale integrata, attraverso piattaforme di comando e controllo interoperabili, analisi satellitare basata su AI, soluzioni di cyber resilience e Security Operation Center per la protezione delle infrastrutture critiche.

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Antitrust Ue, accordo raggiunto fra Bruxelles e Microsoft: chiuso il caso Teams-Office

La Commissione Ue ha accettato i rimedi proposti da Microsoft per risolvere i problemi di concorrenza legati alla piattaforma Teams. Lo rende noto l’esecutivo della Ue, aggiungendo che in seguito agli impegni assunti Microsoft metterà a disposizione delle versioni del pacchetto Office 365 e delle suites Microsoft 365 senza Teams e ad un prezzo ridotto.

“Apprezziamo il dialogo con la Commissione che ha portato a questo accordo, e ci dedicheremo ora alla realizzazione rapida e completa di questi nuovi obblighi”, ha detto in un comunicato Nanna-Louise Linde, vie presidente Microsoft per gli affari governativi europei.

La Commissione Ue aveva aperto un’indagine nel 2020 dopo la segnalazione da parte di Slack, controllata da Salesforce, e della tedesca alfaview, due concorrenti di Teams (Microsoft) nel mercato della comunicazione online.

Secondo la decisione preliminare della Commissione, Microsoft ha conferito a Teams un vantaggio competitivo sleale e ha limitato la concorrenza nel mercato dei prodotti di comunicazione e collaborazione basati su cloud quando ha integrato Teams nel pacchetto Office con applicazioni di produttività, tra cui Word, Excel, PowerPoint e Outlook.

Dopodiché, Microsoft ha separato Teams da Office dopo l’apertura dell’indagine, ma l’esecutivo dell’UE ha ritenuto le modifiche insufficienti.

A maggio, Reuters ha riferito che Microsoft era sul punto di evitare una pesante multa da parte dell’Unione Europea, pari al 10% del suo fatturato annuo, poiché la Commissione Europea stava valutando l’accettazione delle misure correttive proposte per Teams e Office.

Adesso la chiusura del caso.

Leggi anche: Microsoft pronto a negoziare con l’Ue su Teams-Office per evitare maxi multa antitrust. Trump interverrà?

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Urso risponde a domanda di Key4Biz: “Fake news il nostro pro-Musk. A lavoro per costellazione italiana in orbita bassa”

“Quella di appoggiarci ad una costellazione di Elon Musk è una fake news. Lo dimostra il fatto che noi, mentre presentavamo il disegno di legge in Parlamento, che regolamenta, primo in Europa proprio l’attività dei privati nello spazio, nel contempo abbiamo mandato all’Agenzia Spaziale Italiana di realizzare uno studio di fattibilità per capire se da soli con le nostre imprese siamo in condizione di costruire una costellazione satellitare nazionale a bassa orbita ai fini della sicurezza, delle comunicazioni istituzionali e della difesa”. Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha risposto così alla nostra domanda in occasione degli Stati Generali su Difesa, Spazio e Cybersecurity in corso nella sede dell’Agenzia Spaziale Europea a Frascati.

“Lo studio di fattibilità è ormai all’ultima fase conclusiva, stanno monitorando con le imprese quanto si possa fare e si debba fare nel nostro Paese per essere autonomi nella costruzione anche industriale di questa costellazione satellitare”, ha continuato il ministro. “Io stesso ieri ne ho parlato ovviamente col Commissario Kubilius, per l’ennesima volta, così come ne ho parlato con i miei colleghi francesi e tedeschi e anche di altri Paesi, per capire come i governi tra loro possono realizzare per l’Europa quello che è assolutamente necessario per garantire l’autonomia strategica anche sul campo dell’informazione ai fini della sicurezza, della difesa, delle comunicazioni istituzionali ed essere appunto indipendenti”, ha concluso Urso.

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Dal cashless al ritorno ai contanti, la retromarcia della Svezia per timore della guerra

Ha fatto scalpore la totale inversione a U della Svezia, il paese più cashless del mondo, costretta a tornare sui suoi passi spingendo i cittadini a riprendere in mano i soldi veri. Almeno parzialmente. Motivo? Il timore che una società totalmente cashless fosse troppo esposta a potenziali minacce cyber alla sua sicurezza nazionale, in particolare finisse sotto scacco degli hacker russi che premono sui confini baltici.

Scommessa cashless vinta

E dire che sette anni fa, nel 2018, la Svezia aveva scommesso sulla completa digitalizzazione dei pagamenti entro il 2025 e quest’anno si era arrivati ad una media invidiabile: un solo pagamento con soldi di carta su dieci transazioni. Il 90% dei pagamenti totalmente virtualizzato. Lo strumento più comune di pagamento era la carta di debito, seguito dal sistema di pagamento mobile svedese Swish, lanciato nel 2012 da sei banchi e ormai ubiquo.

Resta il fatto che secondo stime della banca centrale Svezia e la vicina Norvegia hanno il tasso più basso del mondo di contante in circolazione in rapporto al PIL.

I venti di guerra hanno cambiato il contesto

Ma nel contesto odierno, con la guerra in Ucraina che rischia di espandersi in Europa, l’imprevedibilità negli Stati Uniti e la paura di attacchi ibridi russi ormai parte integrante della vita quotidiana in Svezia (i paesi baltici non a caso sono entrati nella NATO dopo decenni di neutralità), la vita senza contanti non si sta rivelando il sogno che si pensava.

Tale è la gravità percepita della situazione che le autorità stanno cercando di incoraggiare i cittadini a detenere e utilizzare contanti in nome della protezione civile. A novembre, il Ministero della Difesa ha inviato a ogni casa un opuscolo intitolato “Se arriva una crisi o una guerra”, consigliando di utilizzare regolarmente contanti e di conservarne una scorta minima per una settimana in vari tagli per “rafforzare la preparazione”.

Ritorno forzato ai contanti

Nel suo rapporto, la banca centrale afferma: “È necessario adottare misure per rafforzare la preparazione e ridurre l’esclusione, in modo che tutti possano pagare, anche in caso di crisi o guerra”. Per anni, afferma, l’efficienza è stata la priorità per i pagamenti, ma ora la sicurezza e l’accessibilità “sono almeno altrettanto importanti”. A dicembre il governo ha pubblicato i risultati di un’indagine che proponeva di obbligare alcuni enti pubblici e privati ​​ad accettare contanti, una raccomandazione che, secondo la banca centrale, le autorità dovrebbero attuare.

Il progetto e-krona si è chiuso

Negli ultimi anni, la banca centrale ha lavorato a una propria valuta digitale, la “e-krona”, a fronte del declino del contante. Ma il progetto si è concluso un paio di anni fa e la banca ora si concentra sul monitoraggio dello sviluppo globale delle valute digitali.

Norvegia sulla stessa linea d’onda: obbligo di accettare i contenti per i negozianti

La Svezia non è l’unico paese nordico a fare marcia indietro sui piani per una società senza contanti. L’anno scorso la Norvegia, che ha una app equivalente di Swish chiamata Vipps MobilePay, ha introdotto una legge che prevede multe o sanzioni per i commercianti che non accettano contanti. Il governo ha anche raccomandato ai cittadini di “tenere un po’ di contanti a portata di mano a causa della vulnerabilità delle soluzioni di pagamento digitale agli attacchi informatici”. L’ex ministro norvegese della giustizia e delle emergenze, Emilie Mehl, lo ha detto chiaramente: “Se nessuno paga in contanti e nessuno accetta contanti, il contante non sarà più una vera soluzione di emergenza una volta che la crisi sarà alle porte”.

In definitiva, quando si tratta di pianificazione delle emergenze, le due società più cashless al mondo continuano a fare affidamento sul contante.

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L’Albania nomina Diella, primo ministro al mondo realizzato con l’AI

L’Albania da un nuovo volto al ministero per gli Appalti pubblici. Fin qui tutto normale, se non fosse che non si tratterà di una persona reale, bensì di un avatar realizzato con intelligenza artificiale. Si chiama Diella, che in albanese significa “sole”. Lineamenti eleganti, abiti tradizionali e, soprattutto, la promessa di una presenza costante, 24 ore su 24.

Appalti pubblici incorrotti al 100%

A dispetto di quento si possa pensare, il suo compito non sarà affatto simbolico. Diella avrà il delicato incarico di valutare le offerte per gli appalti pubblici, garantendo trasparenza e rispetto delle regole. Una scelta che punta a scardinare uno dei mali cronici del Paese, la corruzione, fenomeno che, come riconoscono Bruxelles e Transparency International, resta ancora profondamente radicato in Albania.

Con questa nomina, quindi, l’Albania diventa il primo Paese al mondo a inserire un ministro virtuale nel proprio esecutivo, aprendo interrogativi sul futuro: si tratta di un esperimento isolato o di un modello destinato a ispirare altri governi?

Un obiettivo ambizioso

Per ora mancano dettagli operativi. L’annuncio è arrivato durante l’assemblea del Partito Socialista a Tirana, quando il premier Edi Rama ha presentato il nuovo assetto di governo. Nessuna data ufficiale, ma un obiettivo ambizioso.

“Vogliamo che l’Albania diventi un Paese in cui gli appalti pubblici siano al 100% incorrotti e ogni fondo pubblico completamente tracciabile“, ha dichiarato, parlando di un graduale passaggio di consegne dai ministeri al nuovo sistema digitale.

In realtà, Diella non è del tutto una novità. L’avatar, infatti, era già stato impiegato per alcuni servizi sul portale dell’amministrazione online E-Albania. Ma adesso il suo ruolo cambia radicalmente, perché entra a far parte del cuore dell’esecutivo.

Il passato “corrotto”

Il contesto spiega bene la portata di questa decisione. L’Albania è da anni osservata speciale per la diffusione della corruzione, e i tentativi di contrastarla hanno avuto risultati limitati. La SPAK, la struttura speciale contro corruzione e crimine organizzato, ha portato ad arresti eccellenti, dall’ex premier Sali Berisha al sindaco di Tirana Erion Veliaj, ricevendo apprezzamenti dall’UE, ma anche pesanti critiche interne. Lo stesso Rama ha assunto una posizione contraddittoria, soprattutto in seguito all’approvazione della legge di amnistia lo scorso anno, che ha ridotto o cancellato le pene per alcuni dei condannati proprio da SPAK.

In questo scenario, la “ministra-IA” Diella si presenta come un esperimento audace. Un simbolo di modernità e rigore, ma anche un banco di prova per capire se la tecnologia possa davvero sostituire la politica dove questa ha fallito.

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5G, la NASA lo sta testando a bordo degli aerotaxi elettrici del futuro

In un recente post sul suo blog, la NASA ha fatto saper di star testando l’idoneità delle reti 5G a supportare i taxi aerei elettrici e i futuri sistemi di mobilità aerea urbana. Questa indagine ha preso forma tra aprile e maggio 2025 presso il Glenn Research Center della NASA a Cleveland, dove i ricercatori hanno sviluppato e testato sistemi radio specializzati progettati per valutare la capacità del 5G di soddisfare le esigenze di comunicazione dei taxi aerei.

5G soluzione esistente

Sfruttando le reti wireless esistenti, la NASA spera di evitare il costoso e lungo sforzo di progettare standard di comunicazione completamente nuovi per questo settore aeronautico emergente. “L’obiettivo di questa ricerca è comprendere come le reti cellulari wireless possano essere sfruttate dall’industria aeronautica per aprire nuove frontiere alle operazioni di volo”, ha detto Casey Bakula, ricercatore a capo del progetto. “I risultati di questo lavoro potrebbero fungere da modello per i futuri fornitori di reti di comunicazione aeronautica, come i fornitori di servizi di navigazione satellitare e le società di telecomunicazioni, e contribuire a orientare il piano della Federal Aviation Administration (FAA) per i futuri requisiti delle reti di mobilità aerea avanzata nelle città”.

Comunicazione terra-aria e velivolo-velivolo

La ricerca ha visto la NASA installare un sistema radio compatibile con il 5G sul suo velivolo Pilatus PC-12 e un sistema complementare in cima a un edificio del Glenn Research Center, che sono stati poi attivati ​​utilizzando una banda di frequenza assegnata dalla Federal Communications Commission per i test di sicurezza dei droni. Il velivolo ha eseguito diversi schemi di volo per simulare le condizioni operative e studiare l’integrità del segnale, le interferenze delle strutture urbane e l’impatto della posizione del velivolo rispetto alle stazioni di terra. Questi test iniziali hanno confermato la funzionalità di base del sistema e hanno posto le basi per la continua ricerca sull’integrazione degli standard 5G nelle attuali bande di comunicazione aeronautica per la trasmissione dati sia aria-terra che da velivolo a velivolo.

Modulazione dell’elica per evitare interferenze

Una sfida importante individuata è stata la modulazione dell’elica, in cui le pale rotanti dell’elica bloccano a intermittenza i segnali radio, causandone il degrado. Questo effetto è particolarmente rilevante per gli aerotaxi, che si prevede operino a quote inferiori, dove questa interferenza è più pronunciata. Date le diverse configurazioni delle cellule degli aerotaxi futuri e la variazione nel design delle eliche, la NASA ha evidenziato questo aspetto come un’area critica da approfondire. Comprendere e mitigare la modulazione dell’elica rimane essenziale per garantire comunicazioni affidabili, fondamentali per il comando e il controllo, la sicurezza dei passeggeri e la prevenzione delle collisioni tra aeromobili negli spazi aerei urbani congestionati.

Test per reti aeronautiche

Questa iniziativa fa parte della più ampia missione Advanced Air Mobility della NASA nell’ambito del progetto Air Mobility Pathfinders, che si concentra sullo sviluppo di reti di comunicazione aeronautiche scalabili e sicure, adatte alla prevista espansione dei servizi di trasporto aereo urbano. L’agenzia prevede di condividere i dati di base sulle prestazioni con la FAA e il settore, fornendo una base per futuri miglioramenti, come velocità di trasmissione dati più elevate, rapporti segnale/rumore e meccanismi di sincronizzazione, che saranno essenziali per sistemi di comunicazione aeronautici affidabili.

Sicurezza al centro

La NASA sta studiando attivamente la sicurezza dei voli autonomi attraverso progetti che valutano l’interazione dei piloti umani con i nuovi sistemi di navigazione e automazione del volo. Questa ricerca, in collaborazione con agenzie come la DARPA, (Defense Advanced Research Projects Agency) è un’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di tecnologie innovative e ad alto rischio per garantire la supremazia tecnologica americana, specialmente in campo militare. e produttori come Sikorsky, è fondamentale per garantire che le operazioni di aerotaxi completamente autonomi possano essere integrate in sicurezza nello spazio aereo nazionale, tenendo conto sia dei fattori umani che dell’affidabilità tecnica.

Leggi anche: Droni, il ritardo degli aerotaxi rallenta il mercato ma nel 2030 raggiungerà 1,44 miliardi di euro (+293%)

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Chatbot AI e minori, l’Antitrust USA mette sotto esame Google, Meta, OpenAI, xAI e Snap

Chatbot AI e rapporti con adolescenti e minori, la FTC vuole vederci chiaro

Diverse aziende tecnologiche americane, tra cui OpenAI, Alphabet (casa madre di Google), Meta (da Facebook a Instagram), xAI di Elon Musk, Snap e Character.AI, sono state oggetto di misure di indagine da parte dell’Antitrust degli Stati Uniti sull’utilizzo dei chatbot di intelligenza artificiale (AI), in particolare in relazione ai minori.

La Federal Trade Commission (FTC) vuole capire se queste tecnologie possono o meno avere un impatto negativo sui più giovani, in particolare i bambini.

Chatbot come ‘pericolosi’ compagni di gioco e amici del cuore

“La crescita dell’intelligenza artificiale ha comportato un rapido sviluppo di un mercato di prodotti che offrono chatbot che fungono da compagni e simulano comunicazioni e relazioni interpersonali simili a quelle umane”, si legge nel comunicato della FTC, in cui si chiede in maniera preoccupata “in che modo questi chatbot AI possano interagire con gli utenti più giovani” e con quali conseguenze per la salute psicofisica di questi ultimi.

In sostanza, questi chatbot avanzati sono impostati a costruire relazioni personali forti con i giovanissimi e i bambini, con linguaggi che stimolano nell’utente risposte emotive forti, spingendolo ad immaginare che dall’altra parte dello schermo non c’è una macchina ma un essere umano, quindi potenziali amici del cuore, amici con cui “aprirsi”.

“I compagni virtuali basati sull’AI non sono sicuri per i bambini. Sono progettati per creare attaccamento emotivo e dipendenza, il che è particolarmente preoccupante per i cervelli in via di sviluppo degli adolescenti”, ha denunciato pubblicamente lo scorso maggio il Ceo e fondatore dell’organizzazione no-profit Common Sense Media, James P. Steyer.

Un problema che abbiamo già compreso non riguarda solo i più piccoli, sempre più adulti cadono nel tranello psicologico del confidente virtuale, dell’amico on demand a cui rivolgerci quando le cose vanno male, in sostanza una nuova pericolosa forma di dipendenza mentale sviluppata quasi immediatamente nei confronti delle nuove tecnologie.

Un’indagine per comprendere quali misure le società tecnologiche hanno preso per tutelare i più piccoli

La Commissione ha avvito un’indagine conoscitiva tesa a comprendere quali strumenti le aziende sopra citate hanno impiegato per gestire in maniera sicura l’interazione tra AI, adolescenti e ragazzini. Si stanno inoltre cercando informazioni su come queste aziende monetizzano il coinvolgimento degli utenti, sviluppano e approvano i personaggi, utilizzano o condividono informazioni personali, monitorano e applicano il rispetto delle policy aziendali e dei termini di servizio, come mitigano infine gli impatti negativi.

“Proteggere i bambini online è una priorità assoluta per la FTC, così come promuovere l’innovazione nei settori critici della nostra economia”, ha affermato in una nota il presidente della FTC, Andrew Ferguson.

Un’azione sicuramente ispirata da preoccupazioni reali, visto che sono in corso diverse cause legali intentate da associazioni di genitori contro le società tecnologiche che hanno sviluppato i chatbot AI, ma ispirate anche dall’amministrazione Trump.

Nel comunicato si legge: “La Commissione lavorerà per adempiere al nostro mandato di garantire mercati competitivi e proteggere i consumatori da comportamenti fraudolenti e illeciti. Il nostro mandato di tutela dei consumatori è particolarmente importante quando si tratta di bambini. Come ha recentemente affermato la First Lady Melania Trump, in merito all’intelligenza artificiale, stiamo vivendo un momento di meraviglia, ed è nostra responsabilità preparare i bambini americani“.

“La nostra priorità è rendere ChatGPT utile e sicuro per tutti, e sappiamo che la sicurezza è più importante di ogni altra cosa quando sono coinvolti i giovani”, ha dichiarato un portavoce di OpenAI alla CNBC, “riconosciamo che la FTC ha posto domande e preoccupazioni legittime e ci impegniamo a interagire in modo costruttivo e a rispondere apertamente”.

Una linea condivisa anche Character Technologies e Snap. Silenzio per il momento da parte delle altre società sotto esame dell’Antitrust Usa.

Chatbot sensuali e che aiutano a suicidarsi, cresce l’allarme negli USA e aumentano le cause legali

Il mese scorso, 44 procuratori generali hanno firmato una lettera aperta a 11 aziende di chatbot e social media , avvertendole che “risponderanno direttamente alla giustizia” se i loro prodotti danneggeranno consapevolmente i bambini, sollecitando tali aziende a vedere questi software e algoritmi “attraverso gli occhi di un genitore, non di un predatore“. 

Secondo un recente report pubblicato da Reuters, i chatbot AI di Meta avrebbero in più di un’occasione intrattenuto rapporti diretti con dei bambini attraverso conversazioni dal tono esageratamente intimo e “sensuale”.

Ad una bambina di otto anni di età il chatbot avrebbe scritto: “Ogni centimetro di te è un capolavoro, un tesoro che custodisco gelosamente”, tanto da spingere il senatore repubblicano del Missouri, Josh Hawley, ad avviare un’indagine su quanto accaduto.

A seguito di questo fatto, Meta ha introdotto delle modifiche sul modo in cui i suoi chatbot interagiscono con i giovani e i ragazzini, evitando argomenti come erotismo, sesso, suicidio, disturbi alimentari, autolesionismo e altre tematiche controverse ed inappropriate per l’età degli interlocutori.

Da non dimenticare il caso di suicidio di un razzo adolescente in California che vede sul banco degli imputati ChatGPT di OpenAI.

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Autovelox con l’AI, possono individuare anche chi usa lo smartphone alla guida

Autovelox con intelligenza artificiale: riconosce distrazioni (al telefono) e cinture slacciate

La sicurezza stradale entra in una nuova fase tecnologica. Sodi Scientifica, azienda produttrice di sistemi di rilevazione del traffico, ha lanciato il nuovo Autovelox SafeDrive, dispositivo che integra in un autovelox tradizionale algoritmi di intelligenza artificiale (AI) per individuare due delle infrazioni più diffuse e pericolose a livello globale: l’uso del cellulare alla guida e il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza.

Sappiamo bene quanto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbia insistito, anche giustamente attraverso la riforma del Codice della Strada, sulla pericolosità dell’uso dello smartphone alla guida, causa di tanti incidenti, molto dei quali purtroppo mortali. L’AI promette di diventare un alleato decisivo per ridurre questa causa di decesso (che riguardano non solo di chi è passeggero di un’automobile, ma anche ciclisti e pedoni).

Come funziona SafeDrive

Il cuore del sistema è un’architettura che combina videocamere ad alta risoluzione, illuminatori a LED a infrarossi e un software di analisi proprietario sviluppato da Sodi Scientifica.

Rilevamento delle infrazioni: la tecnologia distingue fra due comportamenti: “Calling”, l’uso del telefono senza vivavoce durante una chiamata; e “Texting”, l’interazione manuale con app di messaggistica, e-mail o social network.
Gli algoritmi di computer vision analizzano invece i movimenti del conducente, riconoscendo la posizione della mano e la presenza del dispositivo nell’abitacolo.
E attenzione perché, come sappiamo bene, non si può parlare al telefono o mandare/ricevere messaggi neanche se si è fermi al semaforo, on in fila nel traffico.

Cinture di sicurezza: l’AI individua l’assenza della cintura grazie al riconoscimento delle zone anatomiche del busto e della spalla.

Prove fotografiche e OCR: il sistema produce immagini ad alta definizione corredate di metadati (ora, luogo, corsia, velocità). Un modulo di riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) legge automaticamente la targa del veicolo per velocizzare la verbalizzazione.

Operatività h24: grazie agli illuminatori a LED, il sistema funziona con efficacia in qualsiasi condizione: giorno, notte, pioggia o nebbia. È inoltre progettato per rilevare infrazioni su singole corsie fino a 70 km/h di velocità.

I vantaggi: precisione e deterrenza immediata

Una volta impiegata, la soluzione consente alcune novità sostanziali rispetto agli autovelox tradizionali.

Contestazione immediata: gli agenti possono fermare il veicolo subito dopo l’infrazione, mostrando prove fotografiche inconfutabili.

Efficienza di controllo: un singolo dispositivo può monitorare simultaneamente cinture e distrazioni, riducendo la necessità di pattuglie multiple.

Facilità di installazione: può essere montato su portali esistenti, sottopassaggi o pali stradali, riducendo i costi per le amministrazioni comunali.

I rischi: privacy e “allucinazioni” algoritmiche

Se i benefici sul fronte della sicurezza sono evidenti, restano nodi delicati legati alla protezione dei dati personali e alla qualità delle rilevazioni.

Sebbene la casa madre garantisca la conformità alle normative europee (GDPR), la raccolta di immagini degli automobilisti solleva interrogativi sul trattamento e sull’archiviazione di tali dati sensibili.
Insomma, questa tecnologia assicura di non volerci spiare, ma di fatto entra nelle nostre automobili, che sono una specie di estensione dell’ambiente domestico per certi versi.

Come tutti i sistemi basati su machine learning, anche SafeDrive potrebbe inoltre incorrere in errori di riconoscimento. Un gesto come aggiustarsi gli occhiali o toccarsi l’orecchio potrebbe essere interpretato come “Calling”, con il rischio di multe ingiustificate?

In presenza di vetri oscurati, riflessi o condizioni climatiche estreme, la precisione del sistema potrebbe ridursi? C’è da chiederselo e sicuramente è un dubbio che preannuncia possibili scenari di contestazioni legali.

Sicurezza stradale vs libertà individuali

Con l’entrata in vigore del Codice della Strada, visto e rivisto dal vicepremier Matteo Salvini, che è anche responsabile del ministero dei Trasporti e che notoriamente non è un fan degli autovelox, si inaspriscono le sanzioni per l’uso del cellulare al volante e per la guida senza cinture, e sistemi come questo potrebbero diventare strumenti molto utili nel contrasto alle principali cause di incidenti.

Secondo quanto riportato da La Stampa, una soluzione del genere potrebbe trovare anche rapido impiego per le strade italiane, anche perché per le pubbliche amministrazioni non si tratterebbe di un costo proibitivo (meno di un Autovelox normale, circa 20 mila euro) e, stando all’articolo, “si potrebbe ripagare con i proventi delle multe”.

A parte questo suggerimento, che non troverà certo approvazione tra gli automobilisti, resta comunque una domanda cruciale: fino a che punto siamo disposti ad accettare un controllo tecnologico sempre più pervasivo pur di aumentare la sicurezza sulle nostre strade?

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Perché l’UE deve avere una politica estera sull’IA. L’EU Data Act (applicabile da domani) può fare la differenza

Non c’è dubbio: gli Stati Uniti dominano la corsa mondiale all’intelligenza artificiale. Il lancio dell’AI Action Plan a luglio 2025, che invita il Paese a guidare la diplomazia e la sicurezza internazionale sull’IA attraverso pacchetti di esportazione tecnologica, unito al fatto che gli USA detengono circa tre quarti della capacità globale di supercalcolo, conferma una leadership quasi indiscussa. Il divario con l’Europa è netto, come sottolinea l’European Council of Foreign Affairs. Mentre negli Stati Uniti il settore è trainato da giganti come Anthropic, Google, OpenAI e xAI, l’UE fatica a trovare il proprio passo. Ed è proprio per questo che provvedimenti come l’Eu Data Act, in vigore da domani, sono di importanza strategica.

L’Europa in rincorsa

Nonostante l’adozione dell’AI Continent Action Plan e l’annuncio di un’iniziativa da 20 miliardi di euro per gigafabbriche di IA, l’Europa riesce a coprire a malapena il 2% della capacità mondiale di calcolo. Anche sul fronte dei modelli di frontiera i risultati sono modesti: la start-up francese Mistral è l’unica sviluppatrice europea, con una valutazione prevista di 10 miliardi di dollari, a fronte dei 500 miliardi di OpenAI. Inoltre, Mistral dipende ancora dai chip americani, rendendosi vulnerabile alle mosse della politica commerciale statunitense.

Le leve strategiche dell’UE

Secondo il think tank, per costruire una politica estera efficace sull’IA, l’Europa deve quindi seguire un approccio duale:

  1. Individuare e rafforzare gli asset strategici indispensabili nella catena globale del valore dell’IA.
  2. Usare questi asset come leva per ottenere accesso a risorse chiave o vantaggi economici e di sicurezza.

Al momento, il principale punto di forza europeo riguarda la produzione di apparecchiature per semiconduttori, oggi minacciata dall’imposizione di nuovi dazi. La società olandese ASML controlla il 79% della litografia mondiale, tecnologia chiave per i chip avanzati. Le restrizioni all’export delle sue macchine hanno già rallentato il progresso cinese, evidenziando quanto questo asset sia cruciale per l’IA globale.

Con l’Eu Data Act si apre una nuova era

Ma i chip non bastano. Un altro terreno strategico è rappresentato dai dati industriali e settoriali, argomento chiave per la geopolitica dell’innovazione. Con l’applicabilità, da domani, dell’EU Data Act e l’entrata in vigore dell’iniziativa Common European Data Spaces, l’Europa potrà infatti facilitare la condivisione di dati in sanità, manifattura, energia e finanza, creando nuove leve strategiche per applicazioni verticali dell’IA, come drug discovery, agricoltura intelligente e mobilità automatizzata.

Infine, la manifattura industriale resta un punto di forza europeo. Paesi come Germania, Francia e Italia vantano un settore manifatturiero più rilevante sul PIL rispetto agli USA, con surplus commerciali trainati da auto, macchinari e prodotti chimici. Con l’IA destinata ad aumentare la domanda di nuovi prodotti, la capacità produttiva europea può trasformarsi in un asset indispensabile nella catena globale dell’IA.

Amplificare e proteggere

L’UE può sfruttare questi asset per rafforzare la propria politica estera sull’IA, amplificando gli obiettivi dell’AI Continent Action Plan. Ad esempio, l’export di tecnologie litografiche potrebbe essere vincolato a accesso a capacità di calcolo o alla collaborazione nello sviluppo di modelli avanzati, proteggendo al contempo l’economia europea dall’automazione extra-UE. La capacità manifatturiera può essere condizionata a benefici di sicurezza o all’accesso a modelli IA di frontiera, scoraggiando l’ingresso nel mercato europeo di versioni “depotenziate”.

Una politica estera europea efficace richiederà però consenso tra gli Stati membri, sia sugli strumenti da usare sia sulle condizioni in cui applicarli, soprattutto considerando il rischio di restrizioni americane su chip avanzati, come già avvenuto nel gennaio 2025.

Oltre la politica interna

In un mondo in cui Stati Uniti e Cina puntano alla supremazia globale dell’IA, una politica estera europea non è più un lusso, ma una necessità. L’UE deve andare oltre le riforme interne e utilizzare i propri asset strategici per proteggersi dalla “weaponization” degli input critici dell’IA, trasformando la vulnerabilità in potere negoziale e assicurandosi un ruolo rilevante nel nuovo ordine tecnologico globale.

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Perché Mark Zuckerberg è tra le 100 persone più influenti al mondo sull’AI

In questa serie di approfondimenti esploriamo le persone che, secondo la lista TIME100 AI, stanno orientando direzione e regole dell’intelligenza artificiale. Ogni puntata offre tre chiavi di lettura: chi sono (e cosa hanno fatto davvero), perché contano ora (non ieri), che impatto avranno su mercato, policy e sicurezza.Dopo Yoshua Bengio, Paula Ingabire, Liang Wenfeng, Dario Amodei, Henna Virkkunen e Dávid Jancsó tocca a Mark Zuckerberg.

Mark Zuckerberg vuole portare Meta ad essere considerata un’azienda AI

Zuckerberg non è solo il creatore di Facebook, ma oggi guida una delle aziende più attive nello sviluppo di AI. Meta ha realizzato modelli linguistici come Llama, distinti per la scelta di rilasciare versioni open-weight, cioè con i pesi disponibili alla comunità scientifica. Una decisione che ha acceso il confronto tra chi spinge per la ricerca aperta e chi teme che strumenti troppo potenti possano finire in mani sbagliate.

Quando i rivali cinesi hanno spodestato Meta come leader del settore open-weight e Llama 4 non è riuscito a riconquistare terreno, Zuckerberg ha rilanciato aprendo il portafoglio: un accordo da 14,3 miliardi di dollari per portare a bordo il cofondatore di Scale AI, Alexandr Wang, appena 28 anni, insieme a un gruppo dei suoi migliori ingegneri. Una manovra che i critici hanno definito un tentativo disperato di recupero, ma che ha segnato l’inizio di una campagna miliardaria per il reclutamento di talenti.

Nei mesi successivi, Meta ha corteggiato almeno 50 ricercatori, molti provenienti da aziende rivali, tra cui l’investitore Nat Friedman, il CEO di Safe Superintelligence Daniel Gross, il ricercatore di OpenAI Shengjia Zhao e tre membri del team di Google DeepMind che avevano portato un modello AI a vincere la prestigiosa International Mathematical Olympiad. Eppure, Zuckerberg ha sempre sostenuto che la spesa per i talenti fosse “piccola” rispetto agli investimenti di Meta in potenza di calcolo, ritenuta la vera chiave per arrivare alla superintelligenza.

La sua strategia si fonda su tre pilastri: dati, potenze di calcolo e cervelli. Meta possiede già un oceano di dati, raccolti dal suo impero social e usati per addestrare i modelli. Ora punta a consolidare gli altri due: infrastrutture hardware di livello mondiale e i migliori ricercatori al mondo. L’obiettivo finale è ambizioso: creare una “personal superintelligence”, capace di interagire con gli utenti attraverso gli smart glasses di Meta, dispositivi in grado di “vedere ciò che vediamo, sentire ciò che sentiamo e dialogare con noi per tutta la giornata.”

Impatto su mercato, policy e sicurezza

Sul mercato, la strategia di Meta punta a ridefinire il ruolo dell’azienda, trasformandola da gigante dei social a potenza tecnologica dell’AI. Sul fronte delle policy, la scelta di rendere pubblici alcuni modelli ha già influenzato governi e istituzioni, aprendo il dibattito su trasparenza, responsabilità e limiti. Ma sul piano della sicurezza restano i rischi maggiori: con modelli sempre più potenti e accessibili, aumentano le possibilità di abusi, dalla disinformazione ai deepfake.

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