Pirateria audiovisiva. Barachini: “Passare da penalizzazione Over the top alla partecipazione alla produzione dei contenuti”

Barachini: “La lotta alla pirateria è una sfida europea, servono politiche di sostegno”

Il danno economico connesso a furti di dati e truffe per chi utilizza servizi audiovisivi illegali ha superato 1,42 miliardi di euro nel nostro Paese. Gli utenti della pirateria audiovisiva vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita economica media di circa 1.200 euro a persona, che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni.

Sono i dati della ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentata alla Camera dei Deputati, per approfondire la relazione tra streaming illegali e cybersicurezza tramite l’analisi dei rischi per gli utenti e la stima della perdita economica media per le vittime

Dati elaborati dall’Istituto, insieme alle evidenze dei principali studi italiani e internazionali sul tema (da Fapav/Ipsos alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, a Eurostat), coerenti con quanto rilevato anche nel Regno Unito, dove una ricerca di BeStreamWise del 2025 ha evidenziato che il 40% degli utenti pirata ha subito una perdita media pari a 1.680 sterline.

Sono numeri che non possono lasciarci indifferenti e che devono indurci a una riflessione seria. Le considerazioni principali sono due. La prima è che raccontare la pirateria come un rischio concreto è oggi fondamentale. Ci troviamo infatti di fronte a organizzazioni criminali che dispongono di risorse sempre più ingenti, spesso superiori a quelle di chi è chiamato a contrastarle. Questo squilibrio rende la sfida ancora più complessa. La seconda riflessione è di natura culturale. Per troppo tempo il web è stato percepito come uno spazio gratuito, alimentando una progressiva perdita di valore dei contenuti audiovisivi. Eppure, dietro quei contenuti ci sono investimenti significativi, competenze, professionalità e posti di lavoro.
Le nostre campagne di sensibilizzazione vanno proprio in questa direzione: far comprendere che la pirateria non è un gesto neutro, ma un fenomeno che sottrae futuro a chi aspira a lavorare in questo settore. Raccontare ai più giovani cosa sia davvero la pirateria e quali danni produca è però tutt’altro che semplice. Abbiamo constatato quanto sia difficile trasmettere il valore della legalità in questo ambito. Non di rado, i giovani utenti sostengono che gli abbonamenti alle piattaforme legali siano troppo costosi, senza essere consapevoli che proprio la pirateria è una delle principali cause di questi prezzi elevati. Come tutte le normative, anche quella antipirateria deve evolversi costantemente, per non restare indietro rispetto a un fenomeno in continuo cambiamento. In questo quadro, è fondamentale anche il ruolo degli influencer: possono contribuire in modo significativo al contrasto dei comportamenti illegali online, anziché porsi, come talvolta accade, in una posizione ambigua o addirittura contraria rispetto al sistema legale. Un ulteriore elemento critico riguarda l’opacità di alcuni sistemi OTT, che incide negativamente sulla piena valorizzazione del sistema mediatico e dell’industria audiovisiva. Produrre contenuti ha costi elevati e richiede un ecosistema sostenibile. Credo che bisogna passare dalla logica delle multe, e quindi dalla penalizzazione degli over the top per le procedure illegali, alla partecipazione alla produzione dei contenuti. Per questo, la sfida che abbiamo di fronte è necessariamente anche europea, così come lo sono le politiche di sostegno. Solo attraverso un approccio coordinato e condiviso sarà possibile tutelare davvero il valore della creatività e del lavoro culturale
”, ha affermato nel suo intervento il sen. Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria.

Capitanio (Agcom): “Rafforzare il Digital Services Act per richiamare con maggiore forza la corresponsabilità delle piattaforme digitali”

Oggi la pirateria rappresenta un vero e proprio cancro, non solo economico ma anche culturale. È una constatazione che emerge con forza anche dalla cronaca recente. I fenomeni di violenza a cui assistiamo in questi giorni si sviluppano nello stesso contesto culturale che alimenta la pirateria: un’idea distorta del web come spazio senza regole, in cui tutto è consentito. È proprio in questo clima di illegalità diffusa che prolifera anche l’offerta illegale di contenuti audiovisivi. A ciò si aggiunge un elemento di rischio spesso sottovalutato: quando si sottoscrive un abbonamento pirata, non si ha alcuna certezza su chi stia raccogliendo i nostri dati personali e le nostre credenziali economiche. Nei contesti in cui operano i pirati dell’audiovisivo, agiscono frequentemente anche organizzazioni criminali particolarmente pericolose.
In questo scenario, l’Italia ha assunto un ruolo di avanguardia. È il primo Paese al mondo ad aver introdotto il concetto di ingiunzione dinamica e, grazie al sistema Piracy Shield, è oggi possibile oscurare un sito illegale entro 30 minuti dalla segnalazione, attraverso un processo giuridico strutturato che si conclude in pochi minuti. Dall’introduzione di questo strumento sono stati abbattuti oltre 101 mila siti pirata.
Un altro elemento fondamentale è rappresentato dalla collaborazione istituzionale. La condivisione dei dati attraverso protocolli tra Agcom, Polizia e Guardia di Finanza ha già portato non solo all’individuazione dei responsabili, ma anche alle prime sanzioni e richieste di risarcimento danni nei confronti degli utenti che utilizzano questi servizi illegali. Si tratta di strumenti che, oltre all’efficacia repressiva, contribuiscono a rafforzare la consapevolezza tra gli utenti della rete. A livello europeo, si sta lavorando nella direzione della condivisione delle migliori pratiche e del rafforzamento della cooperazione tra le forze dell’ordine. Tuttavia, è necessario fare di più: occorre intensificare lo scambio di informazioni e rafforzare il Digital Services Act, per richiamare con maggiore forza la corresponsabilità delle piattaforme digitali.
È indispensabile aprire un dialogo più incisivo con le grandi aziende tecnologiche, che talvolta, anche indirettamente, finiscono per agevolare questi fenomeni criminali o non contribuiscono in modo sufficientemente deciso al loro contrasto. Il caso Cloudflare è emblematico: a seguito di una sanzione da parte di Agcom, l’azienda è arrivata a minacciare la sospensione dei propri servizi di sicurezza nel nostro Paese. Fortunatamente, altri operatori globali, come Google, hanno invece scelto la strada della collaborazione. Per questo, una voce europea unitaria è fondamentale: solo così sarà possibile rafforzare il dialogo e ottenere un impegno concreto da parte delle grandi piattaforme internazionali, a tutela della legalità e dell’intero ecosistema digitale
”, ha spiegato il Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio.

Gabrielli (Polizia di Stato): “L’offerta gratuita di contenuti in streaming è porta d’ingresso per ulteriori fenomeni di illegalità”

Ci sono danni meno visibili, ma non per questo meno gravi, che colpiscono gli stessi utenti che fruiscono di materiale pirata. Siamo infatti di fronte a un fenomeno che rientra a pieno titolo nella criminalità organizzata. Le indagini condotte nel settore dimostrano che si tratta spesso di attività transnazionali, caratterizzate da tecniche di commercializzazione estremamente pervasive. Parliamo di una vera e propria industria, tecnologicamente evoluta, capace di replicare il segnale legale e rilanciarlo, distribuendolo poi a livello locale. Non è un caso che i sequestri avvengano frequentemente anche in Paesi come l’India e altre aree dell’Asia. Ci troviamo dunque di fronte a gruppi criminali di alto livello, in grado di generare profitti elevatissimi, spesso strutturati attraverso veri e propri “contratti”. Questi proventi vengono poi reinvestiti in ulteriori attività illecite, anche di natura diversa, alimentando un ecosistema criminale sempre più complesso. In molti casi, queste organizzazioni sono persino in grado di offrire servizi aggiuntivi ad altri gruppi criminali. Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda l’utilizzo dei dati personali.
Quando viene venduto un prodotto illegale, infatti, vengono acquisiti dati che possono essere sfruttati per inserire l’utente in liste di potenziali vittime, da colpire con ulteriori attività criminali. A questo si aggiunge il fenomeno dell’offerta gratuita di contenuti in streaming, che spesso rappresenta una porta d’ingresso a ulteriori fenomeni di illegalità. Gli utenti, talvolta inconsapevolmente, si espongono al download di malware e ransomware, con conseguenze che possono diventare progressivamente più gravi
”, ha dichiarato il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Ivano Gabrielli.

Pirateria veicolo di attacchi cybercrime, fondamentale aumentare consapevolezza dei rischi tra i più giovani

Si tratta di un fenomeno allarmante, anche perché le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti, poi rivenduti sul dark web. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani che, oltre a essere tra i soggetti più esposti ai rischi digitali, sono anche i più penalizzati dagli effetti sempre più rilevanti in termini di perdita di posti di lavoro”, ha detto Stefano da Empoli, presidente di I-Com.

Lo studio dimostra che la pirateria metta a rischio la sicurezza digitale degli utenti e anche le opportunità lavorative delle nuove generazioni, con effetti che, senza interventi, potrebbero intensificarsi nel prossimo decennio.

Come ha spiegato in una lettera l’on. Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera: “Nel 2025, l’impatto della pirateria in termini occupazionali è di 3.399 unità. La perdita occupazionale equivale al 4,31% dell’occupazione complessiva nei settori considerati, ma l’impatto stimato tra il 2025 ed il 2030 è di 34.012 unità, di cui 26.786 nel settore delle attività di produzione cinematografica, di video e programmi televisivi”.

Il fenomeno criminale, infine, assume dimensioni particolarmente rilevanti se si pensa che secondo i dati FAPAV/Ipsos la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta italiana. Soggetti che, oltre a possibili sanzioni amministrative, si espongono inconsapevolmente a numerose minacce informatiche. Questi rischi sono evidenziati anche a livello internazionale da uno studio condotto nel Regno Unito da Corsearch e The Industry Trust for IP Awareness che mostra come il 76% dei siti pirata più visitati esponga gli utenti a frodi economiche.

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Sky Media annuncia la nuova partnership commerciale con il BSMT

Sky Media annuncia la nuova partnership commerciale con il BSMT – il progetto editoriale ideato da Gianluca Gazzoli – per la gestione e lo sviluppo della raccolta pubblicitaria del format “PASSA DAL BSMT” e la creazione di nuove opportunità commerciali integrate su nuovi contenuti.

Negli anni, “Passa dal BSMT” si è affermato come uno dei principali punti di riferimento nel panorama podcast e vodcast italiano, registrando risultati significativi in termini di audience ed engagement: oltre 2 milioni di ascolti mensili su Spotify, oltre 22 milioni di views mensili su Youtube dove il canale ha raggiungo più di 840mila iscritti ed oltre 1 milione di follower sulle piattaforme social con una community ampia e attiva, in continua crescita.

La collaborazione, presentata a brand e investitori con un evento speciale presso lo Sky Campus di Milano, segna un passaggio rilevante nel mercato italiano dei media digitali e della podcast economy: per la prima volta un progetto editoriale indipendente e nativo digitale come BSMT entra nel portafoglio della concessionaria pubblicitaria di una grande media company, per sviluppare congiuntamente nuovi modelli di valorizzazione commerciale del vodcast e non solo. L’obiettivo è creare per i brand opportunità di comunicazione sempre più efficaci, integrate ed in linea con l’evoluzione delle modalità di fruizione delle audience.

Gianluca Gazzoli e Alberto Marin – Founders di BSMT: “L’accordo con Sky Media rappresenta un nuovo passo significativo per il progetto BSMT e siamo particolarmente orgogliosi di poterlo intraprendere con uno dei broadcaster più importanti. Siamo partiti cinque anni fa da zero, da un basement e da un podcast, contribuendo a rendere questo linguaggio rilevante in Italia e definendo uno standard che molti hanno poi seguito. Questo percorso ci ha portato fino a qui: incontrare un partner con cui condividere valori e visione, per continuare a innovare e spingerci ancora più lontano. BSMT rimane indipendente nella sua visione e nella sua identità, ed è proprio questo che ci ha portato a scegliere un percorso come questo. La direzione creativa ed editoriale rimane al team originale: una continuità fondamentale, mentre si apre un nuovo capitolo dalle grandi potenzialità.”

Giusi Violante, Managing Director di Sky Media Italia: “La partnership con BSMT apre ai brand nuove opportunità di comunicazione e rafforza la nostra strategia nei contenuti digitali. L’ecosistema di Sky Media si arricchisce così di uno dei progetti editoriali più rilevanti del panorama digitale italiano con una forte identità e la capacità di dialogare con audience appassionate e trasversali. Questa collaborazione ci permetterà di sviluppare soluzioni sempre più integrate e innovative ed è parte del nostro più ampio impegno sui vodcast sviluppato con la Content Factory di Sky.”

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Referendum, il canale all news più seguito è Sky TG24

Sky TG24 batte tutti i canali all news nella copertura del referendum sulla riforma della Giustizia, registrando risultati superiori ai principali competitor. Nella giornata dedicata al voto, il canale diretto da Fabio Vitale ha raggiunto una copertura complessiva di 4 milioni di spettatori, con 122 mila spettatori medi e una share dell’1,37%

I picchi sono stati ancora più significativi: fino a 346 mila spettatori e share al 3%, valori che attestano un distacco pari a circa il doppio rispetto agli altri canali all news.

Molto positivi anche i risultati sul fronte digitale. Sky TG24 ha totalizzato 13,7 milioni di pagine viste e 16,5 milioni di video views sui social, segnando una delle migliori performance di sempre per la copertura online. 

Un dato che conferma la capacità del canale di intercettare pubblici diversi attraverso una strategia multicanale efficace.

Questi numeri rafforzano il ruolo di Sky TG24 come punto di riferimento per un’informazione tempestiva, continua e accessibile, capace di integrare televisione, web e social in un unico ecosistema informativo. 

Un referendum importante, dal punto di vista politico, che ha visto un’affluenza significativa del 58,93% e che ha sancito la vittoria del No con oltre il 53% dei voti

L’analisi del voto, elaborata da YouTrend per Sky TG24, mostra dinamiche interessanti. Il No ha vinto in quasi tutte le fasce d’età, trainato in particolare dagli elettori più giovani e con la percentuale più alta registrata tra i 35 e i 49 anni. L’unica eccezione è rappresentata dalla fascia 50-64 anni, dove ha prevalso il Sì. 

Ancora più netta la lettura per appartenenza politica: tra gli elettori di centrodestra il Sì ha raggiunto il 90,6%, mentre tra quelli del cosiddetto campo largo il No ha toccato il 92,6%. Una polarizzazione che riflette fedelmente le posizioni espresse durante la campagna referendaria.

Nel complesso, i dati di ascolto e quelli elettorali raccontano una giornata ad alta intensità informativa, in cui Sky TG24 è riuscita a imporsi come principale fonte di aggiornamento per milioni di cittadini, confermando la centralità dell’informazione all news nei momenti chiave della vita democratica.

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Val Kilmer sarà riportato in vita con l’AI per un nuovo film

L’AI nel cinema per riportare in vita attori defunti.

La produzione del film riporta al centro del dibattito il ruolo della AI nel cinema. Il progetto prevede infatti l’utilizzo di tecnologie avanzate di AI generativa per ricreare

L’attore statunitense Val Kilmer, morto nel 2025, sarà protagonista nel film “As Deep As the Grave” di Coerte Voorhees. Grazie l’aiuto dell’AI, Kilmer potrà prendere parte al film pensato fin dall’inizio per lui dal regista. L’attore non aveva potuto prendere parte alle riprese a causa della malattia che lo aveva colpito l’anno precedente.

Non si tratta di un cameo o di un intervento marginale, ma di una presenza narrativa centrale, costruita per sostenere l’intero impianto del film.

Un personaggio scritto per Val Kilmer

Il regista ha spiegato che il personaggio di Padre Fintan – sacerdote cattolico e spiritualista nativo americano – era stato modellato sull’identità e sull’impegno culturale dell’attore. La scelta di ricorrere alla AI nasce quindi dall’esigenza di rispettare una visione creativa già definita, evitando di riscrivere completamente il progetto.

Elemento decisivo è stato il coinvolgimento diretto della famiglia dell’attore. I figli Mercedes e Jack Kilmer hanno sostenuto l’iniziativa, ritenendola coerente con il desiderio espresso in vita dal padre di essere legato a questa storia. Un passaggio che rafforza la legittimità dell’operazione, ma che non esaurisce le questioni aperte sul consenso postumo e sulla gestione dell’immagine dopo la morte.

Ricostruzione digitale e memoria artistica

La pellicola si basa su eventi reali che riguardano gli archeologi Ann ed Earl Morris e le comunità Navajo negli anni ’20. In questo contesto, la ricostruzione digitale di Kilmer è stata realizzata utilizzando immagini raccolte lungo tutta la sua carriera. L’obiettivo è restituire non solo l’aspetto fisico, ma anche tratti espressivi e identitari riconoscibili, cercando di mantenere una coerenza con la figura pubblica e artistica dell’attore.

Hollywood e la nuova frontiera della AI

Il caso si inserisce in una tendenza sempre più diffusa a Hollywood, dove la AI viene già utilizzata per modifiche vocali, ringiovanimenti digitali e replica degli interpreti. Una pratica che si sta consolidando rapidamente, ma che continua a sollevare interrogativi su limiti, diritti e responsabilità.

L’uso di queste tecnologie apre nuove possibilità creative, consentendo di completare progetti rimasti incompiuti o di esplorare nuove forme di narrazione

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Sky Up The Edit. Abodi: “Il valore del rispetto va alimentato, spiegato e condiviso”

Il rispetto e i valori dello sport, i temi della nuova edizione di Sky Up The Edit, sono stati oggi al centro dell’incontro che si è svolto al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “Albert Bruce Sabin” di Bologna.  Più di 100 studentesse e studenti in presenza e oltre 100 classi collegate da tutta Italia, hanno dialogato con il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il vicedirettore di Sky Sport e capo dei motori Guido Meda e Vanessa Villa, pluricampionessa italiana di karate e content creator, moderati da Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion & Bigger Picture di Sky Italia.

La discussione si è concentrata sulle diverse forme di rispetto che lo sport insegna. Non un valore astratto, ma un principio che si manifesta nei gesti quotidiani e nelle regole condivise.
Dall’inchino a Federica Brignone al “bullone” di Eugenio Monti, al karate, disciplina in cui il rispetto dell’altro rappresenta la prima regola, lo sport può diventare una guida anche nella vita di tutti i giorni: aiuta i più giovani a costruire il proprio percorso, a relazionarsi con gli altri, ad accettare le sconfitte come occasione di crescita e a comprendere che ogni parola o gesto può lasciare un segno. 

Durante il confronto, gli ospiti hanno condiviso esperienze personali e riflessioni su come i grandi esempi di rispetto in campo o in pista siano capaci di trasmettere in modo potente l’importanza della collaborazione e della correttezza. Ne è nato un dialogo ricco di spunti sul ruolo che ciascuno può avere nel costruire rapporti più sani e inclusivi, anche nel mondo social. 

In particolare, per il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi “Il rispetto non è qualcosa di definitivo. Anche grazie allo sport va continuamente alimentato, spiegato e condiviso. Abbiamo celebrato grandi eventi, come le Olimpiadi e le Paralimpiadi, e i comportamenti esemplari degli atleti, ma è fondamentale continuare a lavorare sui valori, soprattutto a scuola. Iniziative come Sky Up The Edit non servono solo a parlare, ma anche ad ascoltare i giovani, rispondere alle loro domande e accorciare la distanza tra istituzioni e nuove generazioni. Un dialogo che può trasformarsi in nuovi progetti e impegni concreti, generando spunti preziosi per il futuro.”    

Per Guido Meda, vicedirettore di Sky Sport e capo dei motori: “Quando si parla di sport ci si concentra sulla performance. Il mondo ci chiama costantemente a fronteggiare richieste di velocità e accelerazione, in tutti gli ambiti. Così però si rischia di perdere di vista il valore di quei momenti che l’uomo deve dedicare a sé stesso e all’esigenza di fermarsi. Il mio consiglio è questo: non bisogna allontanarsi dai doveri e dalle esperienze formative, ma – come ha sempre sostenuto Valentino Rossi – neanche sottovalutare quel po’ di lentezza virtuosa, lo svago e i momenti di riposo che poi ci rendono più efficaci quando siamo chiamati ad andare veloci.”

Infine, Vanessa Villa, pluricampionessa italiana di karate e content creator, ha commentato: “Quando arrivano l’infortunio, le difficoltà e gli ostacoli, bisogna allenare anche la mente a essere flessibile e ad accettare ciò che accade. In quei momenti non si può più lavorare sul corpo né sulla preparazione atletica, si deve lavorare sulla resilienza mentale e sulla passione. Bisogna imparare dalle sconfitte, è fondamentale nello sport perché, al di là del talento, le sconfitte sono più numerose delle vittorie. E questo vale anche per la vita: non sempre le cose vanno come vorremmo, ma sono proprio le sconfitte che, alla fine, portano alla vittoria.”

Queste iniziative nelle scuole sono parte di Sky Up The Edit, progetto che promuove le competenze digitali dei più giovani, attraverso la realizzazione di un contenuto multimediale su una grande tematica che varia ogni anno. Dal 2022 a oggi Sky Up the Edit ha coinvolto oltre 27mila ragazze e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia.

Anche quest’anno il progetto può contare sul sostegno del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministro per lo Sport e i Giovani che, insieme a Sky Italia, hanno siglato un Protocollo d’intesa per promuovere incontri e laboratori nelle scuole secondarie di secondo grado e diffondere la cultura del rispetto, della parità e i valori dello sport.

Il tema di questa edizione, il Rispetto, può essere declinato scegliendo tra due prospettive. Le classi potranno concentrarsi sul rispetto nel mondo digitale, affrontando temi come il cyberbullismo, fake news, uso corretto dei social media e pirateria online, oppure approfondire i valori dello sport, tra cui fair play, lavoro di squadra, benessere fisico e mentale. 

In entrambi i casi, ragazze e ragazzi vestiranno i panni di una piccola redazione e realizzeranno un servizio giornalistico o una campagna di sensibilizzazione, sviluppando digital e soft skill utili per il loro futuro. 

Per partecipare a Sky Up The Edit e saperne di più sul progetto, le classi e i docenti possono trovare tutte le informazioni al sito www.skyup.sky.  

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Influencer, le indicazioni operative dell’Agcom con le Linee guida e il Codice di condotta

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha pubblicato due documenti di orientamento a corredo delle Linee guida e del Codice di condotta per gli influencer (delibera n. 197/25/CONS), con l’obiettivo di facilitare la comprensione e la corretta applicazione delle regole da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’influencer marketing.

Il fulcro del pacchetto orientativo sono le FAQ sintetiche e si rivolgono direttamente agli influencer. Il documento non si limita a richiamare gli obblighi normativi, ma li traduce in indicazioni operative concrete, organizzate in quattro aree tematiche: definizioni e norme di riferimento, trasparenza pubblicitaria e disclosure, tutela dei minori e diritti fondamentali, comportamenti vietati e sanzioni.

Le FAQ affrontano le situazioni più ricorrenti nella pratica quotidiana degli influencer, tra cui: qualificare un contenuto come promozionale, quali diciture usare e dove posizionarle a seconda del formato (post, video, stories, dirette), come comportarsi in caso di prodotti ricevuti in omaggio, ospitalità, eventi e collaborazioni charity, quando il disclaimer può essere omesso e quando invece è sempre dovuto.

L’impostazione è volutamente pratica: le risposte forniscono informazioni chiare, uniformi e coerenti, con l’obiettivo di prevenire errori e orientare positivamente le condotte, pur precisando che le valutazioni dell’Autorità su singole fattispecie restano soggette ad esame caso per caso.

Un ulteriore documento, destinato a professionisti, avvocati, agenzie, brand e piattaforme, completa il quadro con un inquadramento tecnico-giuridico delle fonti applicabili — dal TUSMA al Codice del Consumo, dal Regolamento DSA al Digital Chart IAP — e con l’illustrazione di definizioni rilevanti, soglie identificative e adempimenti procedurali connessi all’iscrizione nell’Elenco pubblico degli influencer rilevanti.

Per tutte le informazioni relative alla disciplina degli influencer è possibile consultare la pagina dedicata sul sito agcom.it.

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Cloudflare inizia a bloccare siti pirata, allora si può fare?

Il blocco eseguito da Cloudflare conferma l’efficacia dell’azione antipirateria italiana

E così anche Cloudflare ha iniziato a bloccare i siti che utilizzano le loro CDN per diffondere migliaia di contenuti illegali”.

È l’incipit di un messaggio social scritto dal commissario Agcom, Massimiliano Capitanio, che commentava il blocco ad un popolare sito di streaming illegale di contenuti protetti da diritto d’autore da parte di Cloudflare.

Ogni utente cha ha tentato l’accesso alla piattaforma si trovava di fronte al solito breve messaggio “Error http 451, Unavailable For Legal Reasons”. Sostanzialmente si informava che la pagina web richiesta non era raggiungibile per motivi di violazione del copyright.

Il blocco in questione è diretta conseguenza dell’ordine di esecuzione imposto dal Tribunale di Milano dello scorso 18 febbraio, con cui si chiedeva a Cloudflare di bloccare l’accesso a diversi siti di pirateria audiovisiva (tra cui Altadefinizione, Cineblog e Streaming Community, su una lista di 31 siti pirata, molti dei quali sono riconducibili sempre a questi tre), su richiesta dei titolari dei diritti, tra cui Medusa, Indiana e Canal+.

Il giudice ha imposto a Cloudflare di interrompere immediatamente tutti i servizi (DNS, CDN, reverse proxy, name server) verso i domini indicati, rendendoli inaccessibili anche tramite DNS pubblici. Un blocco “dinamico”, perchè se i siti spostano la loro presenza su nuovi domini gestiti sempre da Cloudflare, la società deve applicare automaticamente il blocco segnalato dagli aventi diritto, senza dover tornare in tribunale.

Capitanio: “In Italia non c’è nessuna legge illegale che censura internet

È lo stesso Capitanio ha spiegarlo nel messaggio: “Cloudflare ha adottato infatti misure per limitare l’accesso al sito, “tramite i servizi di sicurezza pass-through e CDN di Cloudflare in Italia”, a seguito di un ordine delle autorità competenti. Cliccando sul collegamento, si può avere accesso a un database in cui viene specificato l’organo che ha emesso l’ordine, nel caso di specie, il Tribunale di Milano, il titolare dei diritti che ha avviato il procedimento giudiziario e la società, appunto Cloudflare, che ha ricevuto e adottato l’ordine”.

Il commissario Agcom ha quindi commentato quanto accaduto sottolineando che a questo punto è chiaro a tutti che una collaborazione nel contrasto “alle mafie della pirateria” non solo è possibile, ma si può anche pretendere dai grandi provider di servizi internet.

Cloudflare ha i mezzi tecnici per adottare misure di inibizione dei siti pirata, come già affermato da numerosi tecnici esperti del settore – ha precisato Capitanio – e i proprietari dei siti bloccati hanno tutte le informazioni per sapere quale autorità e per quale ragione abbia emanato l’ordine: nessun rischio quindi di blocco indiscriminato o inconsapevole”.

Soprattutto, ha aggiunto il commissario dell’Autorità nazionale, è centrale ribadire il messaggio che “in Italia non c’è nessuna “legge illegale” che censura internet e che non tenga conto del funzionamento della rete”.

L’obiettivo di Agcom è solo uno: abbattere la pirateria

Non si tratta di aggredire la rete, applicare bavagli o rendere difficile la vita alle aziende che si occupa di far funzionare internet, ma di far rispettare la legge e di non danneggiare un’economia legale che promuove crescita e investimenti, crea lavoro e valore per l’industria dei contenuti, che proprio per questo necessità delle migliori tutele.

Esistono i mezzi tecnici e giuridici per contrastare la pirateria. Come avviene dall’entrata in vigore del Regolamento n. 680/13/CONS, ossia da 12 anni a questa parte, ACGOM non ha l’obiettivo di sanzionare nessuno, ma quello di abbattere la pirateria assieme a chi è disposto a collaborare nel far funzionare il sistema”, ha concluso Capitanio nel suo post.

Il problema è che i siti in questione spesso tornano accessibili agli utenti di internet dopo poche ore dal loro primo blocco. Se ora si cercano ad esempio Altadefinizione, Cineblog e Streaming Community, sono tutti online e in attività, in piena violazione del diritto d’autore e con tutti le minacce alla sicurezza informatica che comporta la visione illegale di film, serie e grandi eventi live offerti illegalmente.

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Netflix compra InterPositive, la startup di AI fondata da Ben Affleck

Netflix ha raggiunto un accordo per acquisire la startup di AI cinematografica InterPositive, fondata dall’attore e regista Ben Affleck. L’operazione potrebbe arrivare a valere fino a 600 milioni di dollari, anche se secondo fonti vicine al dossier la cifra iniziale pagata in contanti sarebbe inferiore al tetto massimo indicato.

Il valore finale dell’acquisizione dipenderà infatti dal raggiungimento di determinati obiettivi di performance. In questo caso gli azionisti della società potrebbero ricevere ulteriori compensi, trasformando comunque l’operazione in una delle più rilevanti acquisizioni nel campo dell’AI mai realizzate da uno studio hollywoodiano.

InterPositive: la tecnologia sviluppata dalla startup

InterPositive ha sviluppato una suite di tecnologie di intelligenza artificiale pensate per intervenire sulle riprese già effettuate. Gli strumenti permettono ai registi di modificare elementi visivi presenti nelle scene — come oggetti indesiderati, dettagli ambientali o parti dell’inquadratura — senza dover ricorrere a nuove riprese.

Queste tecnologie consentono quindi di intervenire in post-produzione con maggiore precisione e con costi potenzialmente inferiori rispetto alle tecniche tradizionali. Alcuni strumenti della piattaforma sono già stati utilizzati dal regista David Fincher in una produzione con protagonista Brad Pitt.

Netflix e la corsa delle piattaforme all’AI

L’acquisizione si inserisce in una competizione sempre più intensa tra le grandi piattaforme di intrattenimento per integrare l’AI nei processi creativi e produttivi. L’obiettivo è duplice: ridurre i costi di produzione e migliorare la qualità tecnica dei contenuti.

Amazon, ad esempio, ha già creato team dedicati allo sviluppo interno di tecnologie AI applicate al cinema e alle serie televisive. Disney, invece, ha avviato partnership tecnologiche con OpenAI per sperimentare nuove soluzioni nella produzione audiovisiva.

Le preoccupazioni dell’industria cinematografica

Parallelamente, la diffusione di questi strumenti continua ad alimentare timori tra lavoratori e creativi dell’industria cinematografica. Molti professionisti temono che le nuove tecnologie possano ridurre le opportunità lavorative o utilizzare opere esistenti per addestrare modelli di AI senza adeguata compensazione economica.

Il tema è emerso con forza negli ultimi anni anche durante gli scioperi di attori e sceneggiatori a Hollywood, dove l’uso dell’intelligenza artificiale è diventato uno dei punti centrali delle trattative tra sindacati e studios.

Netflix compra InterPositive: la posizione di Ben Affleck

Secondo Ben Affleck, tuttavia, InterPositive non nasce per sostituire il lavoro creativo dei registi. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di offrire uno strumento di supporto ai cineasti.

L’AI sviluppata dalla startup, spiega il fondatore, richiede materiale girato direttamente dai creatori per addestrare i sistemi e non genera film autonomamente. Inoltre non utilizza contenuti senza autorizzazione, presentandosi come un’evoluzione tecnologica del processo cinematografico più che come un sostituto della creatività umana.

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Canal+ userà l’AI per reinventare streaming e produzione audiovisiva

L’accordo di Canal+ con Alphabet e OpenAI per vincere la competizione nello streaming globale

Canal+ accelera sull’intelligenza artificiale (AI). La società francese ha annunciato nuove partnership pluriennali con Google Cloud (Alphabet) e OpenAI con un obiettivo molto chiaro: trasformare il modo in cui vengono prodotti i contenuti e migliorare l’esperienza degli abbonati sulla propria piattaforma di streaming.

L’azienda vuole usare l’AI per due scopi principali. Da una parte rendere la scoperta dei contenuti molto più intelligente e personalizzata, sul modello degli algoritmi di Netflix. Dall’altra introdurre strumenti di intelligenza artificiale generativa nei processi creativi e produttivi di film e serie. Tutto questo mentre Canal+ punta a crescere fino a 100 milioni di abbonati entro il 2030.

Le due partnership, ha spiegato l’amministratore delegato Maxime Saada alla Reuters, sono “molto complementari: “Google Cloud si occuperà soprattutto dell’estrazione e dell’organizzazione dei dati dai contenuti video, mentre OpenAI contribuirà allo sviluppo delle funzionalità di ricerca e raccomandazione per gli utenti”.

Canal+, nonostante operi direttamente in oltre 70 paesi, non ha ancora una scala globale come Netflix o Disney. Si rivolge, infatti, principalmente in Europa (leader in Francia, Polonia), Africa (40 paesi post-MultiChoice, con 40 milioni di abbonati totali) e Asia (Vietnam, Myanmar, Pacifico). Genera ricavi in 195 paesi, ma la quota maggiore resta ancorata a mercati maturi (Europa/Africa francofona) con 17.000 dipendenti. L’ambizione di Saada è proprio riuscire a scalare capacità operativa e business.

Un nuovo motore di raccomandazione per lo streaming

Grazie alle tecnologie di intelligenza artificiale di Google, Canal+ potrà indicizzare automaticamente i propri cataloghi video, analizzando contemporaneamente immagini, audio e testo. Il risultato sarà un grande database multimodale capace di riconoscere scene, dialoghi, contesti narrativi e perfino elementi visivi specifici.

Questa analisi molto più granulare dei contenuti servirà soprattutto a migliorare i suggerimenti sulla homepage dell’app Canal+. In pratica, gli algoritmi potranno capire con maggiore precisione cosa piace davvero a ciascun abbonato: generi, attori, atmosfere narrative o perfino tipi di scena.

L’obiettivo è rendere la piattaforma molto più efficace nella scoperta dei contenuti, un terreno su cui Netflix e altri grandi servizi di streaming hanno costruito buona parte del loro vantaggio competitivo.

Un algoritmo per meglio ‘agganciare’ ogni singolo abbonato

In questo scenario, il vero campo di battaglia tra le piattaforme è diventato la capacità di capire sempre meglio cosa “aggancia” davvero ogni singolo abbonato. Tutte le grandi media company stanno investendo sugli algoritmi perché da lì passa ormai gran parte del valore del business. Più una piattaforma riesce a proporre contenuti perfettamente allineati ai gusti personali, più aumenta il tempo di visione e la probabilità che l’utente rinnovi l’abbonamento invece di passare a un concorrente.

È anche una risposta alla saturazione dell’offerta: con migliaia di titoli disponibili, senza raccomandazioni personalizzate (recommendation marketing) molti spettatori finiscono per sentirsi disorientati e concludere, paradossalmente, che “non c’è niente da vedere”.

In un mercato dove ormai tutte le piattaforme offrono generi simili, dalle serie crime allo sport, la vera differenza competitiva diventa quindi la capacità di orchestrare il catalogo in modo unico per ogni profilo. Non solo, suggerire il contenuto giusto alla persona giusta migliora anche l’efficienza economica, perché valorizza film e serie già presenti nel catalogo, riduce il rischio di produzioni che restano invisibili e rende più mirate le strategie di marketing e promozione.

AI anche nella produzione di film e serie con Veo 3

L’intelligenza artificiale non sarà utilizzata solo per la distribuzione dei contenuti, ma anche nella loro creazione.

Attraverso la collaborazione con Google Cloud, Canal+ potrà utilizzare Veo 3, uno dei più recenti modelli di generazione video sviluppati da Google. Questa tecnologia consente di creare o simulare sequenze video a partire da descrizioni testuali o immagini.

Per i team creativi e le case di produzione che lavorano con Canal+ significa, ad esempio, poter pre-visualizzare una scena prima delle riprese, testare diverse soluzioni narrative o ricostruire momenti storici partendo da una semplice fotografia d’archivio.

Secondo il gruppo francese, questi strumenti non sostituiranno il lavoro creativo ma serviranno ad accelerare la sperimentazione e ridurre i costi di sviluppo, consentendo cicli di prova molto più rapidi durante la fase di produzione.

OpenAI per migliorare ricerca e interazione

La seconda partnership riguarda OpenAI e si concentrerà soprattutto sull’esperienza degli utenti.

Le tecnologie dell’azienda americana, si legge nel comunicato di Canal+, saranno utilizzate per migliorare i sistemi di ricerca e raccomandazione della piattaforma. In prospettiva, gli utenti potrebbero interagire con il catalogo in modo molto più naturale, ad esempio cercando contenuti attraverso descrizioni conversazionali invece che con parole chiave rigide.

L’idea è trasformare il motore di ricerca della piattaforma in una sorta di assistente intelligente capace di capire meglio le preferenze degli spettatori e guidarli nella scelta di film, serie o eventi sportivi.

Una strategia per competere con i giganti dello streaming

Il gruppo francese, nato quarant’anni fa come canale televisivo francese a pagamento, oggi è una realtà globale dell’intrattenimento con circa 40 milioni di abbonati in oltre 70 Paesi, rafforzata anche dall’acquisizione del controllo della piattaforma africana MultiChoice nel 2025 per 3,5 miliardi di euro.

Proprio MultiChoice ha registrato nell’ultima seduta un crollo dei ricavi del 6% a 2,40 miliardi di euro nei 12 mesi terminati il 31 dicembre 2025, mentre la base abbonati è diminuita a 14,4 milioni da 14,9 milioni. Come conseguenza diretta, le azioni di Canal+ SA sono scese di oltre il 16%.

Il piano ora è crescere rapidamente nei prossimi anni e rafforzare la propria posizione nel mercato globale dello streaming. In questo scenario l’AI viene vista come uno strumento decisivo: per capire meglio il pubblico, valorizzare enormi cataloghi di contenuti e accelerare la produzione creativa.

In altre parole, non solo tecnologia, ma un nuovo modo di progettare l’intrattenimento digitale. Canal+ scommette che il futuro dei media nascerà proprio dall’incontro tra creatività e potenza di calcolo.

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Carta docente attivabile da oggi. Scontro Renzi-Valditara sui 383 euro

Carta del docente 2025-2026 al via: bonus passa da 500 da 383 euro, ma platea ampliata a oltre un milione di insegnanti precari

Parte oggi la Carta del docente per l’anno scolastico 2025-2026. Il bonus destinato alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti avrà quest’anno un importo pari a 383 euro (dai 500 euro dello scorso anno) e potrà essere attivato accedendo alla piattaforma online dedicata del Ministero dell’Istruzione.

La buona notizia è che la misura riguarda oltre un milione di docenti, con una platea ampliata rispetto allo scorso anno di oltre 200 mila insegnanti. L’estensione recepisce anche alcune pronunce della giustizia amministrativa che, negli ultimi anni, avevano sollecitato l’allargamento dei beneficiari anche al personale precario.

Subito in tilt il sito della Carta del docente

Sito subito in tilt in avvio di giornata. Se si provava ad accedere alla piattaforma ufficiale cartadeldocente.istruzione.it, ci si trovava di fronte alla home page con l’avviso: “Il servizio Carta del Docente è temporaneamente non disponibile per attività tecniche di aggiornamento connesse all’apertura dell’edizione 2025/2026. Ci scusiamo per il disagio“.

Il problema si è risolto in mattinata. Un fatto comunque grave, visto che siamo in tempi di accelerazione digitale (non più semplice trasformazione) della Pubblica Amministrazione, perché o il sito non ha retto al gran numero di richieste di accesso, o gli aggiornamenti necessari per la piena funzionalità sono partiti in ritardo.

Scoppia la polemica. Renzi: “Governo taglia sulla carta del docente, è una vergogna”

Sui tagli decisi dal Governo, il senatore Matteo Renzi denuncia la scelta e rivendica quanto fatto da Presidente del Consiglio: “Dieci anni fa il mio Governo ha istituto la carta del docente con 500€ per ciascun docente. Tutti i governi successivi hanno confermato la mia misura.  
Governo Meloni la carta del docente non vale più 500€ ma 383€.
Giorgia Meloni aumenta le consulenze di Chigi, gli stipendi dei dirigenti romani, le assunzioni di amici e amichetti. Ma taglia sulla carta del docente, taglia ai professori. Tutti zitti anche stavolta? O qualcuno dirà finalmente che è una vergogna?

Valditara: “Altro che tagli: ampliata la platea ai precari”

All’attacco dell’ex Premier risponde subito il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che difende le misure: “Altro che tagli: ampliata la platea ai precari e incrementate le risorse per la formazione. Quando il governo Renzi ha adottato la carta docente erano stati immotivatamente esclusi tutti i docenti precari. Non venivano nemmeno considerate le esigenze di formazione del personale Ata. A partire dal 2021 alcune sentenze hanno giustamente riconosciuto anche ai docenti precari il diritto a beneficiare della carta”.

“Questo governo ha ora esteso la card docente a 253.000 insegnanti precari finora esclusi”, ha precisato Valditara, aggiungendo: “Da quest’anno, per la prima volta, alla solita cifra di 400 milioni da destinare a ciascun docente nella misura di 383 euro a testa per le consuete finalità, abbiamo aggiunto 281 milioni di euro di fondi europei che attribuiamo direttamente alle scuole per potenziare le finalità formative proprie della carta. Con queste ulteriori risorse tutti i docenti potranno farsi pagare dalla scuola corsi di formazione da loro scelti, così come potranno farsi acquistare hardware, software e libri che saranno loro concessi in comodato gratuito. Dunque le finalità della carta vengono potenziate con ulteriori risorse e generalizzate anche ai precari”.

Chi può ottenere il bonus

La Carta del docente spetta ai docenti delle scuole statali e, come detto, da quest’anno è stata estesa anche ad altre categorie di personale scolastico.

In particolare possono beneficiarne:

  • docenti di ruolo delle scuole statali;
  • docenti con supplenza annuale su posto vacante e disponibile fino al 31 agosto;
  • docenti con incarico di supplenza fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno;
  • personale educativo dei convitti e degli educandati statali.

Con l’ampliamento deciso dal Ministero dell’Istruzione, il numero complessivo dei beneficiari supera il milione di insegnanti, circa 253 mila in più rispetto alla platea originariamente prevista dalla misura.

Come attivare la Carta del docente con Spid e Cie

Per ottenere il bonus è necessario accedere alla piattaforma ufficiale cartadeldocente.istruzione.it. L’accesso avviene tramite Spid o Carta d’identità elettronica (Cie).

Una volta effettuato il login, il docente troverà automaticamente l’importo disponibile nel proprio “borsellino elettronico”, cioè il portafoglio digitale da cui è possibile generare i buoni di spesa.

I buoni possono essere creati direttamente sulla piattaforma e utilizzati presso esercenti e strutture accreditate oppure sui siti online aderenti all’iniziativa.

Cosa si può comprare con i 383 euro

La Carta del docente è destinata alle spese per la formazione e l’aggiornamento professionale. Restano confermate le principali categorie di acquisto già previste negli anni precedenti.

Il bonus può essere utilizzato per:

  • libri e riviste utili alla professione docente;
  • corsi di formazione e aggiornamento professionale;
  • biglietti per musei, mostre, eventi culturali e teatro;
  • hardware e software utili alla didattica.

Tra le novità introdotte quest’anno rientrano nuove categorie di spesa, tra cui:

  • servizi di trasporto di persone;
  • acquisto di strumenti musicali.

L’obiettivo, secondo il Ministero dell’Istruzione, è ampliare le opportunità di aggiornamento e di crescita professionale degli insegnanti.

Altri fondi per formazione e strumenti digitali

Accanto alla Carta del docente, il Ministero ha annunciato ulteriori 281 milioni di euro destinati alla formazione e all’aggiornamento del personale scolastico.

Le risorse serviranno anche per consentire alle scuole di acquistare tablet, computer, dispositivi digitali, libri e materiali didattici, da concedere in comodato d’uso agli insegnanti.

Con l’attivazione della piattaforma da oggi, i docenti possono quindi accedere al portale, verificare il credito disponibile nel proprio borsellino elettronico e iniziare a generare i buoni per utilizzare il bonus.

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