Pirateria audiovisiva. Barachini: “Passare da penalizzazione Over the top alla partecipazione alla produzione dei contenuti”

Barachini: “La lotta alla pirateria è una sfida europea, servono politiche di sostegno”
Il danno economico connesso a furti di dati e truffe per chi utilizza servizi audiovisivi illegali ha superato 1,42 miliardi di euro nel nostro Paese. Gli utenti della pirateria audiovisiva vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita economica media di circa 1.200 euro a persona, che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni.
Sono i dati della ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentata alla Camera dei Deputati, per approfondire la relazione tra streaming illegali e cybersicurezza tramite l’analisi dei rischi per gli utenti e la stima della perdita economica media per le vittime
Dati elaborati dall’Istituto, insieme alle evidenze dei principali studi italiani e internazionali sul tema (da Fapav/Ipsos alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, a Eurostat), coerenti con quanto rilevato anche nel Regno Unito, dove una ricerca di BeStreamWise del 2025 ha evidenziato che il 40% degli utenti pirata ha subito una perdita media pari a 1.680 sterline.
“Sono numeri che non possono lasciarci indifferenti e che devono indurci a una riflessione seria. Le considerazioni principali sono due. La prima è che raccontare la pirateria come un rischio concreto è oggi fondamentale. Ci troviamo infatti di fronte a organizzazioni criminali che dispongono di risorse sempre più ingenti, spesso superiori a quelle di chi è chiamato a contrastarle. Questo squilibrio rende la sfida ancora più complessa. La seconda riflessione è di natura culturale. Per troppo tempo il web è stato percepito come uno spazio gratuito, alimentando una progressiva perdita di valore dei contenuti audiovisivi. Eppure, dietro quei contenuti ci sono investimenti significativi, competenze, professionalità e posti di lavoro.
Le nostre campagne di sensibilizzazione vanno proprio in questa direzione: far comprendere che la pirateria non è un gesto neutro, ma un fenomeno che sottrae futuro a chi aspira a lavorare in questo settore. Raccontare ai più giovani cosa sia davvero la pirateria e quali danni produca è però tutt’altro che semplice. Abbiamo constatato quanto sia difficile trasmettere il valore della legalità in questo ambito. Non di rado, i giovani utenti sostengono che gli abbonamenti alle piattaforme legali siano troppo costosi, senza essere consapevoli che proprio la pirateria è una delle principali cause di questi prezzi elevati. Come tutte le normative, anche quella antipirateria deve evolversi costantemente, per non restare indietro rispetto a un fenomeno in continuo cambiamento. In questo quadro, è fondamentale anche il ruolo degli influencer: possono contribuire in modo significativo al contrasto dei comportamenti illegali online, anziché porsi, come talvolta accade, in una posizione ambigua o addirittura contraria rispetto al sistema legale. Un ulteriore elemento critico riguarda l’opacità di alcuni sistemi OTT, che incide negativamente sulla piena valorizzazione del sistema mediatico e dell’industria audiovisiva. Produrre contenuti ha costi elevati e richiede un ecosistema sostenibile. Credo che bisogna passare dalla logica delle multe, e quindi dalla penalizzazione degli over the top per le procedure illegali, alla partecipazione alla produzione dei contenuti. Per questo, la sfida che abbiamo di fronte è necessariamente anche europea, così come lo sono le politiche di sostegno. Solo attraverso un approccio coordinato e condiviso sarà possibile tutelare davvero il valore della creatività e del lavoro culturale”, ha affermato nel suo intervento il sen. Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria.
Capitanio (Agcom): “Rafforzare il Digital Services Act per richiamare con maggiore forza la corresponsabilità delle piattaforme digitali”
“Oggi la pirateria rappresenta un vero e proprio cancro, non solo economico ma anche culturale. È una constatazione che emerge con forza anche dalla cronaca recente. I fenomeni di violenza a cui assistiamo in questi giorni si sviluppano nello stesso contesto culturale che alimenta la pirateria: un’idea distorta del web come spazio senza regole, in cui tutto è consentito. È proprio in questo clima di illegalità diffusa che prolifera anche l’offerta illegale di contenuti audiovisivi. A ciò si aggiunge un elemento di rischio spesso sottovalutato: quando si sottoscrive un abbonamento pirata, non si ha alcuna certezza su chi stia raccogliendo i nostri dati personali e le nostre credenziali economiche. Nei contesti in cui operano i pirati dell’audiovisivo, agiscono frequentemente anche organizzazioni criminali particolarmente pericolose.
In questo scenario, l’Italia ha assunto un ruolo di avanguardia. È il primo Paese al mondo ad aver introdotto il concetto di ingiunzione dinamica e, grazie al sistema Piracy Shield, è oggi possibile oscurare un sito illegale entro 30 minuti dalla segnalazione, attraverso un processo giuridico strutturato che si conclude in pochi minuti. Dall’introduzione di questo strumento sono stati abbattuti oltre 101 mila siti pirata.
Un altro elemento fondamentale è rappresentato dalla collaborazione istituzionale. La condivisione dei dati attraverso protocolli tra Agcom, Polizia e Guardia di Finanza ha già portato non solo all’individuazione dei responsabili, ma anche alle prime sanzioni e richieste di risarcimento danni nei confronti degli utenti che utilizzano questi servizi illegali. Si tratta di strumenti che, oltre all’efficacia repressiva, contribuiscono a rafforzare la consapevolezza tra gli utenti della rete. A livello europeo, si sta lavorando nella direzione della condivisione delle migliori pratiche e del rafforzamento della cooperazione tra le forze dell’ordine. Tuttavia, è necessario fare di più: occorre intensificare lo scambio di informazioni e rafforzare il Digital Services Act, per richiamare con maggiore forza la corresponsabilità delle piattaforme digitali.
È indispensabile aprire un dialogo più incisivo con le grandi aziende tecnologiche, che talvolta, anche indirettamente, finiscono per agevolare questi fenomeni criminali o non contribuiscono in modo sufficientemente deciso al loro contrasto. Il caso Cloudflare è emblematico: a seguito di una sanzione da parte di Agcom, l’azienda è arrivata a minacciare la sospensione dei propri servizi di sicurezza nel nostro Paese. Fortunatamente, altri operatori globali, come Google, hanno invece scelto la strada della collaborazione. Per questo, una voce europea unitaria è fondamentale: solo così sarà possibile rafforzare il dialogo e ottenere un impegno concreto da parte delle grandi piattaforme internazionali, a tutela della legalità e dell’intero ecosistema digitale”, ha spiegato il Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio.
Gabrielli (Polizia di Stato): “L’offerta gratuita di contenuti in streaming è porta d’ingresso per ulteriori fenomeni di illegalità”
“Ci sono danni meno visibili, ma non per questo meno gravi, che colpiscono gli stessi utenti che fruiscono di materiale pirata. Siamo infatti di fronte a un fenomeno che rientra a pieno titolo nella criminalità organizzata. Le indagini condotte nel settore dimostrano che si tratta spesso di attività transnazionali, caratterizzate da tecniche di commercializzazione estremamente pervasive. Parliamo di una vera e propria industria, tecnologicamente evoluta, capace di replicare il segnale legale e rilanciarlo, distribuendolo poi a livello locale. Non è un caso che i sequestri avvengano frequentemente anche in Paesi come l’India e altre aree dell’Asia. Ci troviamo dunque di fronte a gruppi criminali di alto livello, in grado di generare profitti elevatissimi, spesso strutturati attraverso veri e propri “contratti”. Questi proventi vengono poi reinvestiti in ulteriori attività illecite, anche di natura diversa, alimentando un ecosistema criminale sempre più complesso. In molti casi, queste organizzazioni sono persino in grado di offrire servizi aggiuntivi ad altri gruppi criminali. Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda l’utilizzo dei dati personali.
Quando viene venduto un prodotto illegale, infatti, vengono acquisiti dati che possono essere sfruttati per inserire l’utente in liste di potenziali vittime, da colpire con ulteriori attività criminali. A questo si aggiunge il fenomeno dell’offerta gratuita di contenuti in streaming, che spesso rappresenta una porta d’ingresso a ulteriori fenomeni di illegalità. Gli utenti, talvolta inconsapevolmente, si espongono al download di malware e ransomware, con conseguenze che possono diventare progressivamente più gravi”, ha dichiarato il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Ivano Gabrielli.
Pirateria veicolo di attacchi cybercrime, fondamentale aumentare consapevolezza dei rischi tra i più giovani
“Si tratta di un fenomeno allarmante, anche perché le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti, poi rivenduti sul dark web. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani che, oltre a essere tra i soggetti più esposti ai rischi digitali, sono anche i più penalizzati dagli effetti sempre più rilevanti in termini di perdita di posti di lavoro”, ha detto Stefano da Empoli, presidente di I-Com.
Lo studio dimostra che la pirateria metta a rischio la sicurezza digitale degli utenti e anche le opportunità lavorative delle nuove generazioni, con effetti che, senza interventi, potrebbero intensificarsi nel prossimo decennio.
Come ha spiegato in una lettera l’on. Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera: “Nel 2025, l’impatto della pirateria in termini occupazionali è di 3.399 unità. La perdita occupazionale equivale al 4,31% dell’occupazione complessiva nei settori considerati, ma l’impatto stimato tra il 2025 ed il 2030 è di 34.012 unità, di cui 26.786 nel settore delle attività di produzione cinematografica, di video e programmi televisivi”.
Il fenomeno criminale, infine, assume dimensioni particolarmente rilevanti se si pensa che secondo i dati FAPAV/Ipsos la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta italiana. Soggetti che, oltre a possibili sanzioni amministrative, si espongono inconsapevolmente a numerose minacce informatiche. Questi rischi sono evidenziati anche a livello internazionale da uno studio condotto nel Regno Unito da Corsearch e The Industry Trust for IP Awareness che mostra come il 76% dei siti pirata più visitati esponga gli utenti a frodi economiche.
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