L’audiovisivo italiano vale 15 miliardi di euro, per restare competitivi serve una visione strategica. Il Report

Il sistema audiovisivo: evoluzione e dimensioni economiche

Nel 2023 il mercato audiovisivo italiano ha superato i 14,8 miliardi di euro (su un valore totale pari a circa 53 miliardi di euro di spesa finale), in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma l’importanza crescente di questo settore nell’economia nazionale, alimentato da televisione, video online, sala cinematografica, videogiochi e, in misura ormai marginale, home video fisico.

Se poi si include anche la spesa per dispositivi e connessioni, il valore complessivo supera i 36 miliardi, secondo quanto emerso dalla IV edizione del Rapporto “Il sistema audiovisivo: evoluzione e dimensioni economiche”, realizzato da eMedia e Istituto Bruno Leoni, e presentato oggi presso il Centro studi americani di Roma.

Nel periodo 2018-2023 il tasso annuo di crescita composto del mercato audiovisivo è stato del 3,6%, in linea con quello del PIL nazionale (3,7%).

Un ecosistema in espansione

La TV rimane il primo mezzo mentre si riduce la distinzione fra offerte lineari (a palinsesto) e offerte non-lineari (on-demand), che tende a diventare marginale

L’audiovisivo odierno va ben oltre la TV tradizionale: è un ecosistema complesso, dove si intrecciano contenuti professionali e user-generated, piattaforme globali come Netflix e TikTok, social media e intelligenza artificiale.

I mezzi si moltiplicano: la televisione lineare cede terreno, mentre i video online crescono a ritmi vertiginosi (+230% dal 2018), diventando il canale privilegiato per le nuove generazioni. I videogiochi si affermano come nuova frontiera narrativa e interattiva.

L’Italia attrae, ma resta fragile

La filiera italiana dell’audiovisivo continua ad attrarre investitori, grazie anche al sistema di incentivi pubblici, come il tax credit, che sostiene la produzione nazionale. Il settore è considerato parte della cosiddetta “creative economy“, capace di generare valore economico, culturale e occupazionale.

Tuttavia, l’Italia sconta dimensioni limitate rispetto ai principali mercati europei e una scarsa competitività internazionale. Le imprese faticano a scalare, mentre i giganti digitali internazionali acquisiscono sempre più quote di mercato.

“Oggi abbiamo un problema riguardante i giganti della rete, che non pagano tasse, saccheggiano l’informazione dei giornali e delle tv, mettono pubblicità che incassano loro usando le reti telefoniche che non pagano. Quindi oggi il vero problema è darsi delle regole, anche a livello internazionale, per impedire il saccheggio digitale da parte di Amazon, Google, Facebook, e difendere chi fa creatività e investimento, dei prodotti, cioè le tv pubbliche o private”, ha dichiarato a margine della presentazione del documento il capogruppo di Fi al Senato e membro della Vigilanza Rai, Maurizio Gasparri.

Le sfide della transizione

Il potere editoriale si sta spostando dalle emittenti tradizionali alle piattaforme digitali, che selezionano e distribuiscono contenuti secondo logiche algoritmiche. Questo cambio di paradigma pone questioni cruciali sul pluralismo, sull’accesso e sulla qualità dell’informazione.

Inoltre, esistono aree di mercato in cui la domanda è insufficiente a garantire la sostenibilità economica, come nel caso dell’animazione o di produzioni di alta qualità, che sopravvivono solo grazie a sostegni pubblici mirati. Infine, la frammentazione dell’offerta rischia di disorientare il pubblico e ridurre l’efficacia dei modelli di business tradizionali.

Verso un nuovo equilibrio, necessaria una visione strategica

Per restare competitivi, sarà cruciale investire in innovazione, professionalità e politiche industriali mirate. L’ecosistema audiovisivo è in profonda trasformazione e richiede un nuovo equilibrio tra libertà di mercato, tutela della diversità culturale e regolazione efficace delle grandi piattaforme.

L’Italia ha le competenze e la creatività per essere protagonista, ma serve una visione strategica capace di affrontare le sfide globali con strumenti adeguati al tempo digitale.

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ChatGPT crea immagini “in stile” Studio Ghibli e solleva un nuovo conflitto tra AI e copyright

ChatGPT, intelligenza artificiale e lo stile Ghibli

Negli ultimi giorni, si legge in un approfondimento del New York Times, i social media sono stati invasi da immagini in stile Studio Ghibli, create con l’ultima versione di ChatGPT di OpenAI (GPT-4o Image Generation). L’aggiornamento ha potenziato enormemente le capacità di generazione di immagini dell’intelligenza artificiale (AI), rendendo possibile trasformare in pochi secondi semplici selfie, meme e scene quotidiane in illustrazioni fiabesche tipiche dell’immaginario di Hayao Miyazaki.
Si parla già di “ghiblification“.

Questa funzione ha avuto un tale successo da mandare in crash il sistema di OpenAI a causa dell’elevato numero di richieste. Ma con essa emergono anche nuove e complesse questioni sul fronte del copyright e del diritto d’autore.

“Il lancio di ChatGPT 26 mesi fa è stato uno dei momenti virali più folli che abbia mai visto e abbiamo aggiunto un milione di utenti in cinque giorni. Abbiamo aggiunto un milione di utenti nell’ultima ora“, ha annunciato ieri sera Sam Altman su X. Probabilmente si tratta dell’effetto Ghibli-Style del generatore di immagini GPT-4o.
Lo stesso Altman ha scritto oggi, sempre sul social, che il generatore di immagini di ChatGPT è gratuitamente accessibile a tutti gli utenti OpenAI.

Grazie ad un nuovo round di finanziamenti, guidato dalla società di investimenti giapponese SoftBank, OpenAI vale oggi più di 300 miliardi di dollari, quasi il doppio di ottobre 2024.

Come funziona la nuova generazione di immagini. E la privacy?

Mentre i precedenti generatori di immagini si basavano su modelli di diffusione (che partono da un’immagine casuale per affinarla progressivamente), ChatGPT ora utilizza un algoritmo autoregressivo. Questo tratta le immagini come se fossero linguaggio, suddividendole in “token” (frammenti), e predicendo le componenti visive più probabili come fa con le parole. Questo approccio consente una maggiore precisione nella creazione di immagini e un migliore collegamento tra parole e componenti visive.

Un vantaggio chiave è che l’IA può attingere all’enorme base di conoscenze di cui dispone, riconoscendo concetti come “stile Ghibli” senza bisogno di descrizioni dettagliate.

Sulla scia delle novità comunicate da OpenAI durante la scorsa settimana, molti utenti, però, stanno anche caricando proprie immagini o fotografie di parenti e amici per creare nuovi contenuti ghiblizzati, per così dire, ma con grandi problemi sul fronte della tutela dei dati personali.
Tali immagini che ritraggono persone in carne ed ossa potrebbero venir utilizzate dalla società per addestrare i modelli di AI. Il problema è che lo potrebbe fare senza chiedere l’autorizzazione al diretto proprietario e sfruttando in modo particolare i volti, per l’estrazione dei dati facciali e biometrici (addestramento particolarmente utile ai fini dello sviluppo di nuovi strumenti legati videosorveglianza intelligente, ma anche per l’integrazione dell’AI nella robotica).

Le AI come motori di stile

In questo lavoro, possiamo considerare l’AI generativa di ChatGPT come un motore di stile. Non memorizza immagini o testi in senso tradizionale, ma apprende schemi e stili da grandi quantità di dati. Non conserva veri frame di film Ghibli, ma codifica la cosiddetta “Ghibli-ness” – ovvero una rappresentazione matematica dello stile Miyazaki. Lo stesso vale per qualsiasi soggetto: “banana-ness”, “cat-ness”, o “corporate email-ness”.

Questa capacità di assorbire e replicare stili permette di mescolare e reinventare, ad esempio creando una “poltrona nello stile di un gatto” o “un paesaggio elfico”.

Si pone un problema di diritto d’autore

Tuttavia, l’uso degli stili altrui pone interrogativi giuridici. Secondo la legge attuale, non è possibile brevettare uno stile: il diritto d’autore protegge solo le opere specifiche, non i generi o gli approcci stilistici. Tuttavia, quando uno stile è così unico da essere parte dell’identità di un artista, la sua replicazione automatica da parte di un’IA può diventare una minaccia.

Greg Rutkowski, artista polacco, ha visto il suo stile riprodotto in oltre 93.000 prompt solo su Stable Diffusion. In risposta, insieme ad altri colleghi, ha avviato una class action nel 2022 contro diverse aziende di AI, accusandole di utilizzare le sue opere senza consenso per addestrare i loro modelli.

Lo stesso Hayao Miyazaki si è espresso in passato in modo critico verso l’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica.

Con le IA sempre più potenti e accessibili, ci troviamo di fronte a una trasformazione profonda della creatività. Le tecnologie come ChatGPT offrono strumenti senza precedenti per l’espressione personale e artistica, ma sollevano al contempo la necessità di nuove tutele legali per proteggere l’identità e il lavoro degli artisti (e quindi la stessa creatività come opera d’arte, d’ingegno e culturale). Il futuro dell’arte e del diritto d’autore si gioca oggi su questo nuovo terreno, dove creatività e algoritmi si incontrano.

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Radio TV Serie A. Bagnoli Rossi (FAPAV): “Piracy Shield strumento all’avanguardia, ma necessaria collaborazione di tutti contro la pirateria”

Oltre il rettangolo del campo di calcio esiste un’industria che investe grandi risorse per portare lo spettacolo e le emozioni dello sport dentro le nostre case. I tifosi prestano scarsa attenzione a ciò che accade oltre quelle le linee bianche, se non alle notizie di mercato o più propriamente di gossip.
Eppure il calcio rappresenta un’industria ricchissima, che coinvolge imprese di diversi settori e crea e mantiene posti di lavoro. Un ecosistema economico in cui i diritti d’autore hanno un peso e che la criminalità organizzata online, comunemente chiamata pirateria, mette a rischio costantemente.

Marco Bellinazzo di Goal Economy, la trasmissione di Radio TV Serie A di RDS e Lega Serie A dedicata all’industria del calcio e a tutto quello che ruota attorno al campo rettangolare di gioco, ha intervistato su questo importante tema il Presidente della FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, Federico Bagnoli Rossi, da sempre impegnato in prima persona nella tutela dei diritti di proprietà dei contenuti audiovisivi, dal cinema alla televisione, ma anche relativi alle dirette live di spettacoli ed eventi sportivi, tra cui certamente il calcio.

Guarda la video intervista a Federico Bagnoli Rossi

Oggi le entrate dei club calcistici dipendono per almeno la metà, se non due terzi, dai diritti TV. Rappresentano quindi una voce significativa, garanzia di sostenibilità economica, per l’esistenza stessa dell’azienda calcistica. Il problema è che proprio in quest’ambito vanno ad operare i pirati, i criminali attivi fuori e dentro la rete, anche con le IPTV illegali e il cosiddetto “pezzotto”, che consente agli utenti di guardare partite online per pochi euro, in violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

La pirateria di fatto sottrae al sistema calcio nazionale circa 300 milioni di euro l’anno.

Per questo le stituzioni nazionali, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e il mondo dell’associazionismo rappresentato dalla FAPAV hanno lavorato nel tempo per intervenire e reprimere l’illegalità dilagante nel nostro Paese, fino ad arrivare all’importantissimo risultato della legge antipirateria, una delle più avanzate in Europa.

“L’azione di contrasto alla pirateria è partita dal cinema, passando per la televisione, fino ad arrivare alle industrie sportive. Oggi questi tre settori lavorano assieme per reprimere l’illegalità, portata avanti da gruppi criminali che fanno profitto a discapito delle imprese che lavorano, investono e creano posti di lavoro”, ha spiegato Bagnoli Rossi.

“La filiera illecita della pirateria funziona come una lecita, cresce, sviluppa il sistema di approvvigionamento dei contenuti e di distribuzione degli stessi, fino ad arrivare al consumatore, a volte mettendo su anche un servizio clienti. Il tutto con un abbonamento di pochi euro, intorno ai 10 euro al mese, offrendo un accesso quali illimitato a tutti i contenuti audiovisivi e sportivi disponibili in rete”, ha proseguito il Presidente della FAPAV, andando a svelare quello che è il business dell’illegalità e quindi ha chiarire in che modo questa pirateria danneggia irrimediabilmente l’industria del calcio.

Il tutto ha subito un’accelerazione gravissima durante la crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, che ha costretto la gran parte degli italiani a casa per le misure di contenimento del virus, con un doppio risultato dal punto di vista dell’accesso del pubblico ai contenuti di intrattenimento: da una parte l’economia digitale ha spiccato letteralmente il volo, sotto ogni punto di vista, anche dell’audiovisivo e degli spettacoli online, anche legati agli eventi sportivi, dall’altro, però, ha aperto le porte anche a nuove e più efficaci attività criminali e illecite, come la pirateria online.

“Modelli di business e modelli produttivi sono cresciuti rapidamente, in pochissimo tempo, e con essi le piattaforme online, che hanno offerto sempre più numerosi contenuti originali. Cinema, televisione e mondo dello sport, sono le tre industrie che hanno investito di più per portare sempre nuovi contenuti all’utente di rete, aumentando la qualità e i servizi. Tutto questo, però – ha sottolineato Bagnoli Rossi – ha rappresentato un costo, motivo per cui si pagano degli abbonamenti, che spesso sono percepiti come troppo alti, quando in realtà sono tra i più bassi d’Europa. Una percezione sbagliata che spesso è portata a giustificazione della pirateria”.

Il problema, quindi, va valutato quindi sotto un aspetto culturale. Ecco perché gioca un ruolo particolarmente importante la comunicazione, le campagne associative e istituzionali, come “We Are Stories 2”, progetto realizzato da FAPAV, in collaborazione con Anec, Anica, Apa, Crtv, Mpa, NuovoImaie, Siae e Univideo, che ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e il supporto di Direzione Generale Biblioteche e Diritto D’Autore, Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Cinecittà, Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello, Anica Academy.

“Sono le storie di chiunque abbia un sogno, in questo caso il cinema, un sogno però che può essere rovinato o distrutto da chi invece porta avanti atti di pirateria. Un modo per valorizzare e raccontare quello che è il prezzo della gratuità. Dietro alla pirateria ci sono organizzazioni criminali che operano in maniera sofisticata per fare profitti, che non si fanno solo con gli abbonamenti, ma anche con i dati degli utenti stessi, con il furto delle identità e delle nostre carte di credito, che spesso sono usate per pagare gli abbonamenti ai servizi pirata. Questo sistema illegale va a ledere non solo i diritti di chi è proprietario dei contenuti piratati, ma anche il futuro stesso dei nostri figli, delle nuove generazioni – ha affermato Bagnoli Rossi – sottraendo loro la possibilità di trasformare i sogni in una professione reale, in un lavoro, che oggi è messo in pericolo da questi criminali”.

La pirateria danneggia l’industria dell’audiovisivo per 2 miliardi di euro all’anno di risorse sottratte, mentre i posti di lavoro messi a rischio sono oltre 11.000, senza contare tutti quelli che non nasceranno a causa degli investimenti che non saranno avviati, secondo l’ultima indagine sulla pirateria FAPAV/Ipsos.
per questo è stata varata una legge antipirateria che finalmente funziona e che rende più efficace l’azione della legalità, riuscendo a perseguire concretamente chi commette un reato di pirateria, dalle organizzazioni che stanno dietro alle piattaforme criminali fino all’utente finale che compra il pezzotto.

“Grazie alla nuova legge antipirateria e allo strumento dei Piracy Shield, oggi abbiamo già bloccato 30.000 siti pirata, di cui 2.500 siti pirata sportivi sequestrati, intervenendo tempestivamente entro i primi 30 minuti di trasmissione illecita, arrivando anche a soli 3 minuti. Questo risultato è stato raggiunto non solo con l’azione della politica, ma anche con l’impegno dell’Agcom e la collaborazione degli Internet service provider. Forse qualcosa in più potrebbero fare i cosiddetti gitanti del web, le grandi corporation globali della rete, compresi i motori di ricerca online, che andrebbero maggiormente responsabilizzati, perché è da lì che molto spesso gli utenti di rete pescano siti e app che offrono contenuti piratati”, ha precisato Bagnoli Rossi.

Proprio ieri il Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio, dava la notizia della sentenza del Tribunale di Milano in cui si chiede a Google si disabilitare l’accesso ai siti di pirateria online che consentono di vedere partite di calcio in violazione dei diritti di proprietà. L’occasione per ribadire ancora un volta che la legge antipirateria n. 93/2023 deve essere rispettata da tutti i fornitori di accesso alla rete.

“L’Agcom ha avviato una nuova consultazione pubblica per aumentare i poteri dell’autorità come previsto dalla legge e per allargare l’azione di contrato anche al mondo delle prime cinematografiche e delle dirette televisive non sportive e anche tutto il resto del mondo della cultura. Grazie a questa legge, agli strumenti sviluppati di contrasto alla criminalità e all’azione continua delle Forze dell’Ordine, oggi noi possiamo dire che l’Italia non è più un Paese per pirati”, ha concluso il Presidente della FAPAV.

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Agcom autorizza i primi Fast Channels in Italia: un nuovo capitolo per la TV gratuita online

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha rilasciato le prime due autorizzazioni ufficiali per canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) in Italia. I canali in questione, Soap Latino e Soap Turco, sono gestiti dalla società Fast Channel Network S.r.l. e trasmettono contenuti in modalità lineare gratuita su TV connesse a Internet attraverso il protocollo IP.

Questo tipo di canali sta crescendo rapidamente nel panorama televisivo globale e si distingue per la sua programmazione verticale e tematica. Ad esempio, esistono FAST Channels dedicati esclusivamente a contenuti crime come True Crime Network o interamente incentrati sulla cucina, come Gusto TV. Questo modello apre opportunità anche per piccoli operatori locali, come organizzatori di eventi e fiere, o per canali specializzati su sport di nicchia come il biliardo, il padel o l’equitazione.

Cosa sono i FAST Channels?

I FAST Channels (Free Ad-Supported Streaming TV) sono canali televisivi lineari gratuiti trasmessi via Internet e finanziati dalla pubblicità. A differenza dei servizi on-demand, i FAST offrono una programmazione continua, simile alla TV tradizionale, ma accessibile solo tramite smart TV, dispositivi connessi e piattaforme di streaming. Questo modello combina il meglio della TV lineare con la flessibilità dello streaming, offrendo agli spettatori contenuti senza costi di abbonamento.

Dove si trovano i FAST Channels sulle Smart TV?

Quando si accende una Smart TV, i canali FAST possono apparire all’interno delle piattaforme di streaming integrate nel sistema operativo del televisore. Spesso si trovano:

  • Nella guida TV o nella sezione Live TV delle Smart TV di marchi come Samsung, LG, Sony e altri.
  • All’interno di app dedicate come Pluto TV, Samsung TV Plus, LG Channels, Rakuten TV e altre piattaforme simili.
  • Nei menu di home screen, in sezioni dedicate ai contenuti in streaming gratuiti con pubblicità.

Questa visibilità diretta consente agli utenti di accedere rapidamente ai canali FAST senza la necessità di installare app specifiche o sottoscrivere abbonamenti.

Un riconoscimento ufficiale per i FAST Channels

Fino ad ora, i canali FAST operavano in un’area grigia dal punto di vista normativo. Con questa decisione, l’AGCOM li include ufficialmente nel quadro regolamentare dei servizi di media audiovisivi, richiedendo che ogni singolo palinsesto venga autorizzato separatamente, come previsto dalla delibera n. 295/23/CONS.

Questo passaggio segna un’evoluzione importante per il mercato dello streaming gratuito, equiparando i FAST channels ad altri servizi televisivi regolamentati e ponendo le basi per una loro crescita strutturata in Italia.

Perché è importante?

L’autorizzazione dell’AGCOM è un segnale forte per il settore audiovisivo, con implicazioni rilevanti:

  1. Regolamentazione e trasparenza – I FAST channels entrano ufficialmente nel sistema regolatorio italiano, acquisendo una maggiore legittimità agli occhi degli investitori e degli operatori del settore.
  2. Espansione del mercato – Il riconoscimento normativo potrebbe incentivare la nascita di nuovi canali e attirare nuovi player, arricchendo l’offerta televisiva gratuita.
  3. Alternativa alla TV tradizionale e alle piattaforme a pagamento – I FAST channels rappresentano un’opzione interessante per chi desidera contenuti gratuiti, finanziati dalla pubblicità, senza abbonamenti.

Come cambia lo status dei FAST Channels?

Prima di questa decisione, i FAST channels non erano soggetti a un’autorizzazione specifica, operando in un contesto poco definito. Ora:

Aspetto Prima Dopo l’autorizzazione AGCOM
Riconoscimento normativo Area grigia Servizi regolamentati
Necessità di autorizzazione No Sì, per ogni palinsesto
Status sul mercato Sperimentale/emergente Legittimato e in crescita
Modello di business Gratuito con pubblicità Gratuito con pubblicità, ma regolamentato

Il futuro dei FAST Channels in Italia

L’autorizzazione di Soap Latino e Soap Turco potrebbe rappresentare solo il primo passo verso un’espansione più ampia del settore. Con un pubblico sempre più orientato allo streaming e una crescente domanda di contenuti gratuiti, i FAST channels potrebbero diventare una componente essenziale del panorama televisivo italiano, offrendo nuove opportunità sia per gli editori che per gli inserzionisti pubblicitari.

Resta ora da vedere come il mercato reagirà a questa regolamentazione e se altri operatori seguiranno l’esempio di Fast Channel Network, contribuendo a una maggiore diversificazione dell’offerta televisiva digitale.

Diffusione delle Smart TV in Italia

Secondo il Sesto Rapporto Auditel-Censis, nelle case degli italiani sono presenti complessivamente 21 milioni di Smart TV, superando i 20,5 milioni di televisori tradizionali. Questo sorpasso evidenzia una crescente adozione delle tecnologie connesse nel paese.

Implicazioni per i FAST Channels

Con 21 milioni di Smart TV nelle abitazioni italiane, esiste un vasto potenziale per la diffusione dei FAST Channels. Tuttavia, è importante notare che non tutte le Smart TV sono effettivamente connesse a Internet; si stima che tra 4,2 e 5,3 milioni di questi dispositivi non siano collegati alla rete. Pertanto, il pubblico potenziale per i FAST Channels sarebbe di circa 15-16 milioni di dispositivi.​

Regolamentazione e Autorizzazioni AGCOM

L’AGCOM ha recentemente rilasciato le prime autorizzazioni per i canali FAST, come “Soap Latino” e “Soap Turco”, gestiti dalla società Fast Channel Network S.r.l. Questo solleva domande riguardo alla situazione degli altri canali FAST già presenti sulle Smart TV italiane.​

Necessità di Autorizzazione per i Canali Esistenti

Secondo l’articolo 4 del Regolamento adottato con la delibera n. 295/23/CONS, i canali FAST devono essere autorizzati sulla base di ogni singolo palinsesto offerto. Questo implica che tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi che operano canali FAST, inclusi quelli già presenti sulle Smart TV degli italiani, dovranno richiedere un’autorizzazione specifica all’AGCOM per ciascun palinsesto offerto.​

Vantaggi delle Autorizzazioni

L’ottenimento dell’autorizzazione dall’AGCOM offre diversi vantaggi:​

  • Legittimità e Trasparenza: I canali autorizzati operano all’interno di un quadro normativo chiaro, aumentando la fiducia sia degli utenti che degli inserzionisti.​
  • Parità di Trattamento: L’inclusione dei canali FAST nella stessa cornice disciplinare dei servizi di media audiovisivi tradizionali garantisce una concorrenza leale e regolamentata.​
  • Accesso a Opportunità Commerciali: L’autorizzazione può facilitare accordi commerciali e partnership, poiché certifica la conformità del canale agli standard normativi vigenti.​

In conclusione, l’autorizzazione dell’AGCOM rappresenta un passo fondamentale per l’integrazione e la crescita dei FAST Channels nel panorama televisivo italiano, assicurando che operino in conformità con le normative e offrano contenuti di qualità agli spettatori.

Vedi anche: FED, intervista a Mauro Panella, Co-Founder di Fast Channel Networks

Addressable Tv, la pubblicità profilata su smart tv va regolata

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Apple TV, stimate perdite di un miliardo di dollari all’anno per Cupertino

Negli ultimi cinque anni Apple TV potrebbe aver perso quasi un miliardo di dollari all’anno. Secondo quanto riportato da The Information, il servizio streaming del gigante di Cupertino non ha mai ingranato davvero la marcia nel mondo delle piattaforme di contenuti a pagamento.

Lo stesso CEO Apple, Tim Coock, avevo dato il suo benestare al taglio di 500 milioni di dollari dal budget di Apple TV, proprio a conferma di un andamento non positivo del servizio.

Nonostante i suoi 45 milioni di abbonati, infatti, il confronto con gli altri Big del settore, appare impietoso: Netflix ne ha più di 300 milioni, mentre Disney+ circa 126 milioni. E queste sono la piattaforma che di fatto generano davvero profitti.

A sforare il budget sono stati i contenuti. Il piano deciso da Apple TV è risultato troppo costoso, nonostante la qualità, pensiamo alle serie di successo come Ted Lasso e Severance, o all’Oscar come Miglior film per CODA nel 2022.
Alla fine, però, la piattaforma di Apple solo raramente è riuscita a piazzare i suoi contenuti più seguiti nella Top Ten USA redatta da Nielsen.

Secondo quanto riportato da qz.com, a detta di un ex dipendente della piattaforma, il piano aziendale di Apple TV prevedeva perdite da 15 a 20 miliardi di dollari nel suo primo decennio di attività (quindi fino al 2029).

Una notizia parzialmente confermata anche da Bloomberg, che già l’anno scorso raccontava di un dirigente nominato da Cupertino con l’incarico di trovare accordi per cedere le licenze di alcuni contenuti proprietari ad altre piattaforme, proprio per ridurre le perdite.

Di fatto si tratta di un danno economico di non poco conto. Apple ha registrato utili per 94 miliardi di dollari nel 2024. Forse può ancora permettersi di subire un colpo del genere, ma fino a quando?
Duro il giudizio su Apple TV del CEO di Netflix, Ted Sarandos, in un’intervista a Variety: “Non capisco la loro strategia, se non come mossa di marketing, ma sono persone davvero intelligenti. Forse vedono qualcosa che noi non vediamo“.

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Copyright. Capitanio (Agcom): “Storica sentenza del Tribunale di Milano, Google deve disabilitare l’accesso ai siti pirata”

L’ordinanza del Tribunale di Milano contro Google

L’Italia si conferma sempre più un Paese in prima linea nel contrasto attivo alla pirateria digitale. Secondo quanto riportato dal Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio, il Tribunale di Milano ha emanato un’ordinanza nell’ambito di un giudizio instaurato dalla Lega Serie A, in cui si chiede a Google si disabilitare l’accesso ai siti di pirateria online che consentono di vedere partite di calcio in violazione dei diritti di proprietà.

“Il servizio di Open DNS di Google, infatti, continuava a dare accesso a contenuti già inibiti dalla piattaforma Piracy Shield. Il Tribunale ha stabilito che la società, essendo sottoposta alla disciplina del Regolamento europeo sui servizi digitali, può essere destinataria di provvedimenti adottati in via d’urgenza al fine di contrastare attività illecite svolte dai destinatari dei servizi, laddove il servizio prestato contribuisca causalmente alla violazione del diritto altrui”, ha sottolineato Capitanio.

La giustizia italiana legittima ancora una volta la legge antipirateria

La giustizia italiana ribadisce quindi che gli ordini di blocco decisi dall’Agcom, in caso sia accertata la violazione del diritto d’autore nella trasmissione illecita di contenuti protetti, vanno rispettati e che ogni piattaforma è chiamata ad adeguarsi ad essi.

In questo modo, ha affermato Capitanio, “il legislatore legittima un impianto a tutela del copyright unico al mondo”.

“Il Tribunale ricorda alla società americana, come già fatto con Cloudflaire – ha aggiunto Capitanio – che nessuno deve nemmeno involontariamente favorire i crimini legati alla pirateria. La strada per una piena legalità è ancora lunga, ma questi sono passi in avanti fondamentali“.

Il provvedimento è inoltre partito senza sentire la controparte, cioè Google, come conseguenze dalla “fondatezza delle istanze della Lega Serie A”. Il gigante di Mountain View, ovviamente, avrà modo di difendersi in vista dell’udienza, in cui dovrà essere confermata l’ordinanza.

Ordinanza che secondo il Commissario “rafforza ancora di più il lavoro di AGCOM, impegnata proprio in questi giorni nel procedimento di consultazione pubblica indetta con la delibera n. 47/25/CONS, con cui si aggiornerà il regolamento a tutela del diritto d’autore alla luce delle nuove norme contenute nella legge n. 93/2023”.

Il caso Cloudflare

Un’azione giudiziaria che segue quella altrettanto rilevante contro Cloudflare di fine dicembre, quando il Tribunale di Milano impose lo stop alla fornitura di servizi ai siti pirata identificati dalla Lega Serie A e di adottare misure tecnologiche per contrastare la diffusione di contenuti illeciti.

Anche in quel caso, il Tribunale ha accertato che “la messa a disposizione di questi servizi contribuisce causalmente alla violazione compiuta dai terzi, i quali sfruttano consapevolmente le potenzialità offerte dall’intermediario per proseguire nell’attività illecita, anche dopo l’adozione dei provvedimenti di disabilitazione”

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5G Broadcast per l’audiovisivo europeo. Le prime reti commerciali nel 2027, anche in Italia

Arriva il 5G per potenziare le trasmissioni di contenuti audiovisivi

Negli ultimi anni, la tecnologia 5G ha rivoluzionato il modo in cui ci connettiamo, migliorando significativamente la velocità e la qualità della trasmissione dati. Tra le sue applicazioni più promettenti, il 5G Broadcast rappresenta un’opportunità unica per potenziare la trasmissione di contenuti audiovisivi, offrendo vantaggi significativi sia per i broadcaster sia per gli utenti finali.

In questo contesto, un’iniziativa strategica chiamata 5G Broadcast Strategic Task Force (5BSTF) sta guidando lo sviluppo e l’implementazione di questa nuova tecnologia su scala europea.

Che cos’è il 5G Broadcast?

Il 5G Broadcast è una tecnologia innovativa che consente la trasmissione di contenuti multimediali a un vasto pubblico senza la necessità di connessioni individuali a Internet. A differenza del tradizionale streaming, che richiede una connessione dati attiva per ogni utente, il 5G Broadcast sfrutta le infrastrutture esistenti della trasmissione digitale terrestre (DTT) per distribuire contenuti in modo efficiente a milioni di utenti contemporaneamente. Questo significa una qualità video eccezionale, minore latenza e un’esperienza utente ottimizzata.

Inoltre, questa tecnologia è progettata per ridurre al minimo l’impatto ambientale, grazie a un’infrastruttura semplificata e a un consumo energetico ridotto. Gli utenti potranno accedere a contenuti premium senza incidere sul proprio piano dati mobile e con una maggiore durata della batteria dei dispositivi.

La 5BSTF, un’alleanza strategica per il 5G Broadcast. Dentro anche la Rai

Per accelerare l’adozione e la commercializzazione del 5G Broadcast, nel settembre 2024 è stata fondata la 5G Broadcast Strategic Task Force (5BSTF). Questo consorzio è composto da Media Broadcast (Germania), TDF (Francia), Cordiant Capital (Regno Unito), Emitel (Polonia), CRA (Repubblica Ceca), BTCY (Belgio) e RAI (Italia), con il supporto del fornitore tecnologico Rohde & Schwarz (Germania).

L’obiettivo della Task Force è quello di sviluppare una roadmap commerciale congiunta per implementare le prime reti commerciali in sei mercati europei, coprendo oltre 270 milioni di persone.

Attraverso un approccio strutturato in tre fasi, la 5BSTF ha appena concluso la prima, raggiungendo una copertura di 125 milioni di residenti in Germania, Francia, Italia, Polonia, Repubblica Ceca e Belgio. Questo rappresenta un passo cruciale per la nascita di un nuovo mercato, previsto per il secondo trimestre del 2027.

La sperimentazione Rai

Tra il 2022 ed il 2023 la Rai ha sperimentato il progetto 5G Audiovisual Broadcast Broadband Network, di cui è stata capofila, Rai Way, con l’obiettivo di sperimentare tecnologie innovative basate su reti 5G nel settore della produzione e distribuzione dei contenuti audiovisivi.

Nell’ambito della produzione audiovisiva, verranno realizzati use case innovativi attraverso: l’uso di reti 5G Private in un concerto jazz live multistage con contribuzione sincrona dai musicisti presenti in diverse location, riprese in VR360 live immersive di eventi culturali, creazione contenuti in un ambiente virtuale realizzato nel Metaverso e molto altro.

Il 5G Broadcast è stato testato nella distribuzione dei contenuti live nelle città di Palermo e Torino sulle frequenze a 700 MHz concesse dal MIMIT ai fini e per il tempo della sperimentazione.

Come il 5G Broadcast migliorerà la trasmissione dei contenuti audiovisivi

Uno dei principali vantaggi del 5G Broadcast è la possibilità per i fornitori di contenuti e le emittenti di offrire servizi di trasmissione più efficienti e affidabili. Grazie all’utilizzo delle infrastrutture esistenti dei Broadcast Network Operators (BNO), la tecnologia consentirà di distribuire contenuti live e lineari a un pubblico ampio senza sovraccaricare le reti mobili tradizionali.

Tra i benefici principali troviamo:

  • qualità video migliorata: grazie alla trasmissione diretta ai dispositivi, i contenuti potranno essere fruiti in alta definizione senza buffering o interruzioni.
  • copertura estesa: il 5G Broadcast può raggiungere aree remote e fornire accesso a contenuti anche in ambienti outdoor e nei trasporti pubblici.
  • consumo energetico ridotto: l’infrastruttura semplificata permette di ridurre le emissioni di CO2, rendendo il 5G Broadcast una soluzione sostenibile.
  • zero-rated content: gli utenti potranno accedere ai contenuti trasmessi senza incidere sul proprio piano dati mobile.

Il futuro del 5G Broadcast e il coinvolgimento degli OEM

La nascita del mercato 5G Broadcast ha suscitato grande interesse tra i produttori di dispositivi mobili (OEM), che stanno valutando le opportunità commerciali offerte da questa tecnologia. Durante il Mobile World Congress 2025 di Barcellona, diversi produttori hanno confermato il loro impegno nella sperimentazione di dispositivi compatibili, con l’obiettivo di ampliare la gamma di prodotti e migliorare l’esperienza degli utenti.

La crescente attenzione verso il 5G Broadcast non si limita all’Europa. Paesi in America Latina e Asia stanno monitorando con interesse lo sviluppo del settore, contribuendo a creare un ecosistema globale favorevole all’espansione di questa tecnologia.

La tecnologia in questione potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mercato dell’audiovisivo. L’elevata capacità di distribuire contenuti multimediali in modo efficiente e sostenibile potrebbe rivoluzionare il modo in cui consumiamo contenuti video, aprendo nuove opportunità per broadcaster, produttori di dispositivi e utenti finali.

La 5BSTF sta quindi mettendo su un mercato altamente competitivo, favorendo l’adozione del 5G Broadcast in Europa e oltre. Il futuro della trasmissione audiovisiva è tracciato e il 5G ne sarà certamente protagonista.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Streaming multimediale con l’integrazione di satelliti e 5G, il progetto di Ebu e Esa

Una soluzione ibrida per lo streaming multimediale

Durante il Mobile World Congress 2025 a Barcellona, l’EBU ha dimostrato una soluzione innovativa che combina edge computing, reti satellitari e 5G per garantire un’esperienza di streaming più efficace, sicura e sostenibile.

Si tratta del progetto 5G-EMERGE, guidato dall’European broadcasting union (Ebu) e sostenuto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nell’ambito del programma ARTES, centrato sull’integrazione delle reti satellitari e terrestri per una distribuzione efficiente e scalabile dei contenuti multimediali.

Il cuore di questa tecnologia risiede nella capacità di distribuire i contenuti più richiesti attraverso i satelliti, riducendo così il carico sulle reti di backhaul e sulle CDN (Content Delivery Network), ottimizzando la capacità e la qualità del servizio.

Grazie a questa architettura ibrida, il contenuto può essere trasmesso agli utenti finali utilizzando diversi metodi, a seconda della configurazione della stazione base:

  • 5G NR Unicast, per la trasmissione diretta a singoli dispositivi;
  • 5G Multicast, per la distribuzione a più utenti simultaneamente;
  • 5G Broadcast, per la trasmissione su larga scala.

Il sistema è basato sulle specifiche del 5G Media Streaming Architecture (3GPP TS 26.501) e integra componenti software open-source sviluppati nell’ambito del programma 5G-MAG Reference Tools. Questa piattaforma edge-based riflette la strategia M.A.R.S. dell’EBU, che mira a una distribuzione dei media Multilayer, Anywhere, Resilient e Sustainable.

La nuova fase del progetto 5G-EMERGE

Il progetto 5G-EMERGE è suddiviso in due fasi, ciascuna della durata di due anni.

La prima (Q4 2022 – Q4 2024) ha coinvolto 25 partner e si è concentrata sulla creazione di prototipi e testbed per dimostrare le potenzialità della soluzione in diversi casi d’uso, tra cui: Direct-to-Home (per uso individuale e collettivo); Direct-to-Vehicle (distribuzione di contenuti ai veicoli in movimento); Direct-to-Edge (trasmissione a nodi di rete periferici).

Ora è in partenza la seconda, (Q1 2025 – Q4 2026), che lavorerà sull’integrazione di servizi multicast e broadcast diretti ai dispositivi e lo sviluppo di tecnologie chiave per favorire l’adozione del mercato. Un altro obiettivo chiave sarà l’esplorazione dell’integrazione con le future reti 5G NR-NTN (Non-Terrestrial Networks), aumentando ulteriormente la copertura e l’efficienza del sistema.

Gestione intelligente dei contenuti e caching avanzato

Un elemento innovativo del progetto è la gestione intelligente della cache dei contenuti. L’architettura prevede due tipologie di cache:

  • Uplink Edge Cache, che gestisce la distribuzione dei contenuti verso i satelliti;
  • Micro-Edge Cache, posizionata vicino ai dispositivi terminali per ridurre la latenza e ottimizzare l’uso della rete.

Un algoritmo di raccomandazione avanzato sarà utilizzato per pre-caricare i contenuti nelle cache sulla base del comportamento degli utenti, migliorando la disponibilità e la qualità dello streaming.

Un’opportunità per il settore dei media e delle telecomunicazioni

Grazie al progetto 5G-EMERGE, l’Europa si posiziona all’avanguardia nell’evoluzione delle tecnologie per la distribuzione multimediale. Questo approccio innovativo offre vantaggi significativi sia agli utenti, che potranno beneficiare di uno streaming più efficiente e affidabile, sia all’industria dei media e delle telecomunicazioni, che potrà sfruttare un sistema scalabile e sostenibile per la distribuzione dei contenuti.

L’integrazione delle reti satellitari, 5G e edge computing apre nuove possibilità per il futuro dello streaming e della comunicazione digitale, garantendo un accesso più capillare, resiliente e performante ai contenuti multimediali.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Spettro Tv e Radio, Agcom avvia consultazione pubblica. Aeranti-Corallo chiede pianificazione soltanto in aree con eccesso di domanda

L’Agcom avvia consultazione pubblica concernente l’aggiornamento del quadro regolamentare in materia di spettro radio ad uso televisivo e radiofonico digitale ai fini della ridestinazione delle frequenze attualmente pianificate per la Rete nazionale televisiva n. 12.
Aeranti-Corallo, rispondendo positivamente al quesito n. 3 di tale consultazione, ritiene opportuno che al momento venga effettuata una pianificazione integrativa solo nei bacini interessati da eccesso di domanda rispetto al numero di reti precedentemente pianificate

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, con delibera n. 22/25/CONS ha avviato il procedimento per l’integrazione del Piano nazionale provvisorio di assegnazione delle frequenze in banda VHF-III per il servizio radiofonico digitale DAB+, di cui alla delibera Agcom n. 286/22/CONS (PNAF-DAB) al fine di incrementare il numero di reti locali pianificate mediante l’utilizzo delle frequenze della banda VHF-III rese disponibili dall’eliminazione dalla pianificazione delle rete nazionale televisiva n. 12. 

Ora, con la delibera n. 54/25/CONS del 6 marzo 2025, pubblicata in data odierna nel proprio sito internet, la stessa Agcom ha avviato la consultazione pubblica concernente l’aggiornamento del quadro regolamentare in materia di spettro radio ad uso televisivo e radiofonico digitale ai fini della ridestinazione delle frequenze attualmente pianificate per la Rete nazionale televisiva n. 12 nell’ambito del procedimento avviato con delibera n. 22/25/CONS.

La pianificazione è finalizzata, tra l’altro, a valutare se tali frequenze debbano essere utilizzate per incrementare le reti del PNAF-DAB ovvero se sia, invece, più opportuno rinviare la pianificazione delle reti stesse fino al momento in cui l’Accordo di coordinamento adriatico-ionico attualmente in discussione sarà sottoscritto, così da favorire un unico, organico intervento di ripianificazione, procedendo, allo stato, alla pianificazione integrativa esclusivamente nei bacini interessati da eccesso di domanda rispetto al numero di reti precedentemente pianificate (cioè nei bacini Veneto, Puglia, Toscana, Lazio e Campania, dove il numero di manifestazioni di interesse pervenute lo scorso anno alla DGTEL del MIMIT è stato quantitativamente superiore al numero delle reti originariamente pianificate dalla delibera Agcom n. 286/22/CONS).

A tale riguardo, il coordinatore Aeranti-Corallo, avv. Marco Rossignoli, ha dichiarato “Alla luce delle considerazioni svolte dall’Agcom, Aeranti-Corallo, rispondendo positivamente al quesito n. 3 del documento di consultazione, ritiene opportuno che, al momento, si proceda alla  pianificazione integrativa solo nei sopracitati bacini Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Puglia”.

“Le ulteriori frequenze aggiuntive – ha proseguito Rossignoli – potrebbero servire, una volta finalizzato l’Accordo di coordinamento adriatico-ionico, per realizzare una pianificazione definitiva che elimini le situazioni interferenziali tra aree adiacenti, presenti nell’attuale pianificazione, e allo stesso tempo possa dare, quantomeno in parte, soluzione alla questione della possibilità di differenziazione del segnale (cosiddetto “splittaggio”) tra diverse aree degli stessi bacini di utenza”.

Aeranti-Corallo affronterà questi temi dettagliatamente nell’ambito della consultazione pubblica avviata dall’Agcom.

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Pirateria e cybercrime, parte il primo corso organizzato da LABS, societa’ benefit di FAPAV, con Anica Academy

Semaforo verde per il primo corso di alta formazione “Pirateria digitale e cybercrime: scenario, tecnologie e strategie di contrasto” organizzato da LABS – Learn Antipiracy Best Skills, la società benefit di FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, in collaborazione con Anica Academy, annunciato oggi in anteprima al workshop “Tra tutele e innovazione. L’audiovisivo nella corsa all’Intelligenza Artificiale” promosso da AGCOM a Roma.

“Siamo molto felici di poter annunciare finalmente il lancio del primo corso formativo “Pirateria digitale e cybercrime: scenario, tecnologie e strategie di contrasto” sulla lotta alla pirateria audiovisiva, organizzato dalla nostra società benefit LABS con Anica Academy. Si tratta di una proposta formativa unica perché innovativa nell’approccio teorico-tecnico e pratico nel settore audiovisivo. L’obiettivo è contribuire ad alzare il livello di attenzione e di intervento nei confronti di chi opera nell’illegalità del web, violando il Diritto d’Autore dei contenuti audiovisivi e rubando dati e informazioni sensibili degli utenti, spesso inconsapevoli di quello che sta loro accadendo. Quello che abbiamo pensato, ideando questo corso, non è soltanto un programma formativo ampio, attuale e laboratoriale, ma anche un’esperienza capace di aumentare la conoscenza su un tema complesso e delicato. Il nostro intento inoltre è quello di fornire strumenti pratici per identificare e smantellare le reti di pirateria”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV.

“Se la pirateria è sempre più diffusa, combatterla significa tutelare la creatività e il lavoro di un fondamentale settore produttivo e creativo, e impegnarsi per garantire un intrattenimento di qualità a milioni di spettatori”, ha affermato Francesco Rutelli, Presidente Anica Academy ETS. “Con questa consapevolezza, contribuiamo ad organizzare un inedito Corso di formazione, che permetterà ai partecipanti di comprendere natura, conseguenze e contromisure economiche, tecnologiche, giuridiche e legali. Sarà un sostegno innovativo e concreto per le nostre industrie audiovisive”.

Strutturato in moduli teorico-pratici, con un approccio multidisciplinare, il percorso formativo si rivolge a professionisti della sicurezza informatica ed investigatori digitali, forze dell’ordine, personale operante in magistratura, consulenti tecnici, professionisti del settore audiovisivo e del Diritto d’Autore, giornalisti investigativi e analisti OSINT (Open Source Intelligence), studenti e ricercatori in ambito cyber security e diritto digitale, e per chiunque desideri specializzarsi nella lotta alla pirateria audiovisiva e nella promozione della legalità nell’ambito dei contenuti culturali.

Si tratta di una proposta formativa innovativa grazie alla sua impostazione moderna e laboratoriale che prevede la messa a disposizione di tecniche specialistiche come l’OSINT, ovvero il processo di raccolta e analisi delle informazioni pubblicamente disponibili per valutare le minacce, il digital forensics, l’Intelligenza Artificiale, il blockchain analysis e le tecniche investigative digitalizzate. L’iniziativa è stata pensata anche per i professionisti dell’ambito audiovisivo che desiderano una formazione verticale in tema di sicurezza e tutela dei contenuti con conseguente blocco della diffusione illecita.

Il primo percorso formativo di LABS, che partirà in autunno, avrà la durata totale di 30 ore suddivise tra lezioni sia frontali che online e laboratori in cui saranno effettuate esercitazioni pratiche e simulazioni accompagnate da case history.

Il programma prevede 6 moduli da cinque ore ciascuno, così suddivisi:

  • EVOLUZIONE DELLA PIRATERIA AUDIOVISIVA NELL’ERA DIGITALE
  • IMPATTI ECONOMICI, SOCIALI E TECNOLOGICI DELLA PIRATERIA
  • STRATEGIE LEGALI E NORMATIVE INTERNAZIONALI
  • INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BLOCKCHAIN E ANALISI FORENSE
  • INVESTIGAZIONE DIGITALE E CYBER INTELLIGENCE
  • EDUCAZIONE, CYBER AWARENESS E STRATEGIE DI COMUNICAZIONE

Grazie a questa iniziativa sarà quindi possibile acquisire, valorizzare e aggiornare in modo completo e approfondito tutte quelle competenze specialistiche necessarie per contrastare pratiche illegali legate alla diffusione di contenuti audiovisivi grazie anche all’utilizzo di strumenti di analisi OSINT e Digital Forensics.

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