Sky TG24 Live In Roma, l’8 ottobre dalle Corsie sistine con decine di ospiti per raccontare il Paese

Saranno decine gli ospiti che prenderanno parte a Sky TG24 Live In che martedì 8 ottobre torna a Roma alle Corsie sistine del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia.L’evento, patrocinato dalla Regione Lazio, andrà in diretta, a partire dalle 9.00 del mattino e tra gli ospiti ci saranno: Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani; Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro; Roberto Gualtieri, sindaco di Roma; Maurizio Landini, Segretario Generale CGIL; Carlo Nordio, Ministro della Giustizia; Sneha Revanur, attivista e Fondatrice di EncodeJustice; Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy eIlya Yashin,oppositore politico russo.

Fra gli altri, ancora: Giovanni Allevi, pianista; Alessandro Borghese, chef e conduttore televisivo; Federico Buffa, storyteller Sky Sport; Ken Burns, regista; Tania Cagnotto, plurimedagliata olimpica e campionessa mondiale di tuffi; Annamaria Colao, titolare Cattedra UNESCO “Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile”, Università Federico II di Napoli; Silvia D’Amico, attrice; Damiano D’Innocenzo, regista e sceneggiatore; Fabio D’Innocenzo, regista e sceneggiatore; Salvatore Esposito, attore; Carlotta Gamba, attrice; Matteo Oscar Giuggioli, attore; Chiara Iezzi, musicista e attrice; Paola Iezzi, cantautrice e produttrice; Gilles Kepel, politologo e arabista; Nicolò Martinenghi, oro olimpico Parigi 2024; Giampaolo Morelli, attore e regista; Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta; Elia Nuzzolo, attore; Francesca Santoro, Senior Programme Officer, Commissione Oceanografica Intergovernativa UNESCO; Sydney Sibilia, showrunner, regista e produttore; Roberto Vittori, astronauta; Mathew White,Senior Scientist Università di Vienna. Per la lista completa e in continuo aggiornamento consultare il sito di Sky TG24. 

Alle 21.00 sarà possibile assistere a due incontri fra parole e musica con i cantautori Manuel Agnelli e Brunori Sas. Il 7 ottobre alle 20.00 sarà possibile ascoltare assieme a Pablo Trincia la prima puntata del suo podcast ‘E poi il silenzio – Il disastro di Rigopiano’.

Il format ideato dal canale all news diretto da Giuseppe De Bellis, che portal’informazione a contatto con l’opinione pubblica, trasformerà l’eccezionale sede delle Corsie sistine in uno studio televisivo dove i protagonisti dialogheranno per raccontare l’Italia, gli sviluppi e gli effetti delle guerre in Medioriente e in Ucraina, la politica italiana con uno sguardo alle rinnovate istituzioni europee e alle elezioni americane, la crisi climatica, la sfida dell’intelligenza artificiale, i cambiamenti della nostra società e il futuro dei giovani.

Lo studio del tg allestito all’interno delle Corsie Sistine ospiterà anche il pubblico, con il coinvolgimento di studenti universitari e di alcuni licei locali. In questa suggestiva cornice, il canale di news accoglierà i propri ospiti e chi vorrà partecipare in presenza potrà trovare tutte le informazioni necessarie su skytg24.it. 

L’evento sarà trasmesso in diretta su tutti i canali tv e digital di Sky TG24. E si avvale delle partnership con Anpit; Enav S.p.A.; Generali Italia S.p.A.; Harley&Dikkinson; Jaguar Land Rover; La Rinascente S.p.A.; Libero Produzioni; Open FiberS.p.A; Pirelli & C. S.p.A; Roma Capitale; Tim e Valore D.

Nato 21 anni fa, Sky TG24 ogni giorno informa il Paese con più di 7.000 ore di diretta ogni anno, di cui 3.500 dedicate all’approfondimento, garantendo il racconto delle più importanti notizie italiane e internazionali. Si caratterizza per una grande verticalità del racconto, per le breaking news e per saper affrontare – grazie ai propri approfondimenti, inchieste, analisi, reportage e interviste – i maggiori temi della nostra epoca che hanno un impatto concreto sulla vita delle persone e quelli più rilevanti del dibattito socio mediatico globale. Il tutto attraverso una narrazione sempre più moderna e innovativa, anche dal punto di vista dei format e dei linguaggi. Grazie al sito web e ai canali social (3,8 milioni di follower su Twitter, oltre 1,9 milioni su Facebook e 1,1 milioni su Instagram), Sky TG24 è un sistema informativo multimediale e flessibile che consente una forte interazione con il pubblico con la partecipazione attiva degli utenti. E con i profili Tik Tok e Youtube si apre a nuovi linguaggi e nuove audience. Sky TG24 è la rete all news edita da Sky Italia, media & entertainmentcompany nata nel 2003 che fa parte del gruppo Sky, leader in Europa dell’intrattenimento con 23 milioni di abbonati e controllato da Comcast NBCUniversal.

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CdA Rai, Giorgetti designa Agnes Presidente e Rossi Ad. Bonelli (Avs): “Il campo largo non esiste”

L’elezione del Consiglio di Amministrazione della Rai ha rimesso in scena la partitocrazia italica, vecchia e nuova, confermando sia il deficit di trasparenza sia le contraddizioni interne dell’opposizione (ma anche della maggioranza stessa, che, in questo caso, si è rivelata comunque più compatta).

Nonostante la minaccia di “non voto” che era stata annunciata da un “campo largo” erratico ovvero Pd + M5s + Avs, questa mattina le aule di Camera e Senato hanno votato ed eletto i 4 membri del Consiglio di Amministrazione della Rai di “pertinenza” parlamentare… 

Soltanto il Partito Democratico ed Italia Viva non hanno espresso il loro voto.

Sono stati eletti Federica Frangi e Roberto Natale alla Camera ed Antonio Marano e Alessandro Di Majo al Senato: vedi l’articolo di Flavio Fabbri su “Key4biz” di oggi, “Rai, rinnovo CdA: eletti Federica Frangi, Roberto Natale, Antonio Marano e Alessandro Di Majo”.

Dei 4 consiglieri, 1 sedeva già nel Cda della Rai, Alessandro Di Majo.

Pochi minuti dopo la conclusione delle votazioni, il Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti ha comunicato di aver proposto alla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni la nomina di Simona Agnes e Giampaolo Rossi nell’ambito del Cda della Rai. La prima (che sedeva anche lei già nel precedente consiglio) verosimilmente destinata al ruolo di Presidente ed il secondo al ruolo di Amministratore Delegato (elevandosi dall’attuale ruolo di Direttore Generale).

Da notare come la votazione non abbia registrato numeri impressionanti: alla Camera, Federica Frangi ha ricevuto 174 voti, a fronte dei 45 di Roberto Natale (si ricorda che Pd ed Iv non hanno partecipato alle votazioni); al Senato, Antonio Marano è stato eletto con 97 voti e Alessandro Di Majo con 27 voti.

Si ricordi che la Camera dei Deputati è attualmente composta da 400 membri, a fronte dei 205 del Senato.

Quindi il consigliere che ha ottenuto la quota percentuale maggiore (voti su votanti) è senza dubbio la giornalista Federica Frangi, che ha registrato ben il 44 % dei voti che potevano essere espressi da tutti gli aventi diritto.

Da segnalare come alla Camera i voti “dispersi” sono stati 3, le schede “bianche” 6 e le schede “nulle” 3… Al Senato, invece, 2 le schede “bianche”, 4 le “nulle” ed 1 voto è andato all’avvocato Ruggero Aricò.

Una quantità assai minore rispetto a quella delle elezioni del 2021 (vedi “Key4biz” del 15 luglio 2021, “Nuovo Cda Rai: prevale la sinistra, nessun consigliere in quota Fratelli d’Italia”). Quindi i parlamentari che hanno votato (soltanto una parte degli aventi diritto) hanno rispettato i diktat dei propri Capigruppo ovvero Segretari di partito.

Un altro dato che merita essere segnalato è, alla Camera, del totale di 400 parlamentari “aventi diritto”, erano presenti soltanto 231 ed hanno votato 231, corrispondenti al 58 % del totale. Di fatto, si è registrato un impressionante “astensionismo” (in senso lato) da parte del 42 % degli aventi diritto. Al Senato, invece, la proclamazione dei risultati: presenti 131, votanti 131, su un totale di 205, quindi il 64 % degli aventi diritto ha votato, con una quota percentuale del 36 % di “astenuti”.

Quel che è avvenuto questa mattina conferma le più pessimistiche previsioni: completamente ignorate le richieste di valutazione comparativa dei curricula dei 72 candidati… completamente ignorate le cause pendenti di fronte al Tar ed al Consiglio di Stato… completamente ignorate le previsioni dell’“European Media Freedom Act”…

Le conseguenze politiche di quel che è avvenuto questa mattina vanno quindi ben oltre Viale Mazzini

Dalla vicenda, emerge la rappresentazione scenografica della partitocrazia vecchia e nuova, emerge anche un segnale politico netto ed importante, per il futuro della politica italiana, sintetizzato dal leader di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) Angelo Bonelli, che ha sentenziato lapidariamente “il campo largo non esiste”.

La Rai è quindi divenuta una sorta di “test” di una alleanza che, a questo punto, sembra destinata a sfumare. 

Nessuna delle istanze che erano emerse sono state accolte: vedi “Key4biz” di ieri 25 settembre, “Cda Rai, domani elezione parlamentare dei 4 membri. ‘Voto, non voto…’ si rinnova una ‘commedia’ all’italiana”.

Elly Schlein (Pd): “si rischia di rimandare al duemilamai la riforma necessaria della governance”. Barbara Floridia (M5s): “lotta intelligente perseverante vincente!”

La Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein così si è espressa, dopo l’avvenuta votazione: “il Media Freedom Act è già entrato in vigore. Abbiamo tempo fino all’8 agosto del 2025 per allinearci, ma è già in vigore in tutti i Paesi europei. Quella normativa chiede che finalmente la Rai sia indipendente dalla politica e dai partiti. Come ho detto all’inizio del mio mandato da segretaria, Giorgia Meloni sarà l’ultima premier che procederà alla lottizzazione della Rai… Ieri la maggioranza ha chiarito che questo cda viene votato per durare tre anni. Vuol dire che, diversamente da quanto le opposizioni, tutte, fino a ieri hanno sostenuto, si rischia di rimandare al duemilamai la riforma necessaria della governance della Rai per renderla indipendente da politica e partiti”.

Di tutt’altro tenore, la Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, che ha addirittura esultato: “la lotta intelligente e perseverante vince! Finalmente si comincia il percorso di riforma della Rai in Parlamento per liberare il Servizio Pubblico dai partiti”. E propone la sua versione dei fatti, offerta sui propri canali “social”: “vi racconto cosa è accaduto in queste ore: ieri ho inviato una lettera ai Presidenti delle commissioni parlamentari competenti per sollecitare l’avvio di una riforma strutturale della Rai, raccogliendo l’ok di tutte le forze politiche in vigilanza. Ebbene, già il prossimo 1° ottobre le proposte di riforma verranno incardinate: un passo decisivo verso una Rai più libera, autonoma e trasparente. Avere a cuore la democrazia significa portare avanti risultati concreti, non solo proteste”. E così giustifica lo “u-turn” rispetto al prospettato “campo largo”: “con il voto di 2 consiglieri per il Cda della Rai, il M5s e Avs hanno condiviso un obiettivo fondamentale: impedire che ci fosse un cda privo del presidio delle forze di opposizione e che la maggioranza nominasse tutti i consiglieri di amministrazione, garantendo così un equilibrio fondamentale per il pluralismo dell’informazione e il rispetto delle diverse sensibilità del nostro Paese”. E conclude ottimisticamente: “ora guardiamo avanti: è fondamentale aprire un dialogo serio e partecipato attraverso gli Stati Generali del Servizio Pubblico, per costruire insieme una Rai davvero indipendente e al servizio di tutti i cittadini. Su questo fronte nei prossimi giorni ci saranno importanti novità”…

Il Presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attribuito al Partito Democratico la responsabilità di aver rotto un fronte unitario: “noi siamo stati coerenti sulla Rai… siamo con Avs, non capisco la decisione del Pd… il Cda del servizio pubblico deve essere presidiato dalle forze di opposizione… la spaccatura c’è stata da parte del Pd insieme a Renzi…”.

La “designazione” da parte del Governo di Agnes e Rossi determina il venir meno delle chance di accoglimento dell’auspicato “presidente di garanzia”. Era riemerso, nei giorni scorsi, per l’ennesima volta, anche il nome di Giovanni Minoli, al quale questa mattina Marco Travaglio su “il Fatto Quotidiano” ha dedicato un editoriale sferzante (intitolato “La serva serve”). Era circolato anche il nome dell’ex Vice Presidente del Consiglio Walter Veltroni.  

A questo punto è assai improbabile che l’opposizione accolga con entusiasmo l’annuncio che martedì della prossima settimana, il 1° ottobre, verranno “incardinati” tutti i disegni di legge relativi alla riforma della televisione pubblica, che attendono da molto tempo l’avvio dell’iter.

L’annuncio manifestato dal Presidente dell’ottava Commissione di Palazzo Madama e senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone, è coerente con gli auspici della Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia, e sarà soddisfacente per M5s e Avs, ma certamente non per Partito Democratico ed Italia Viva…

Si prospetta quindi, nei prossimi giorni, una opposizione “dura e pura” da parte del Pd?!

Chi sono i 4 neo Consiglieri di Amministrazione della Rai, tutti “in quota”: Di Majo (M5s), Frangi (FdI), Marano (Lega), Natale (Avs, ma anche M5s)

Al di là delle note biografiche dei 4 neo-consiglieri (per un approfondimento, si rimanda al già citato articolo di ieri su “Key4biz”, che proponeva anche un file con i curricula di tutti e 72 i candidati al Cda Rai), colui che, senza dubbio alcuno, ha manifestato opinioni sull’esigenza di riforma della Rai è Roberto Natale. 

In occasione delle elezioni del Cda del 2021, scrivevamo su queste colonne: “di 7 consiglieri Rai, soltanto di 2 si ha che idea hanno di una possibile Rai futura. Va osservato che nessuno di coloro che è stato eletto / designato / cooptato – fatte salve le eccezioni di Igor De Biasio e Riccardo Laganà (già attivi nel precedente Consiglio di Amministrazione) – ci risulta abbia mai esposto una propria idea di Rai e di servizio pubblico radiotelevisivo. Non pubblicamente almeno”.

Questa volta, la situazione è diversa: Roberto Natale è certamente il più esperto conoscitore sia della “macchina Rai”, sia delle dinamiche politiche che la caratterizzano… Altresì dicasi per Alessandro Di Majo. È prevedibile una loro alleanza all’interno del Cda Rai, “in quota” opposizione, assieme al consigliere eletto dai dipendenti Davide Di Pietro(schierato a sinistra). Conosce ormai bene Viale Mazzini anche Simona Agnes (che è nel cda Rai dal luglio 2021), di area cattolico-centrista (figlia di Biagio, storico Direttore Generale della Rai), “in quota” Forza Italia, e fortemente sostenuta da Gianni Letta, interprete dell’eredità politica di Silvio Berlusconi. E sicuramente conosce bene Viale Mazzini dall’interno Federica Frangi, che lavora in Rai come giornalista dal 2012…

Di Roberto Natale, basti riportare una sua dichiarazione che risale a fine novembre del 2012, nella sua veste di allora Segretario Generale e Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi): “senza una vera riforma della governance e chiarezza sulla mission, era difficile che alla Rai le cose assumessero davvero una piega di discontinuità. La vicenda delle nomine di oggi (ma anche quella del regolamento del Consiglio) dimostra che, senza modificare regole e metodi sostanziali, un cambiamento reale non c’è e ciò fa torto anche all’identità professionale dei nominati” (parere espresso in occasione di alcune nomine di direttori Rai: Giancarlo Leone a Rai1, Angelo Teodoli a Rai2, Andrea Vianello a Rai3).

Più in dettaglio:

  • “In quota” M5s: Alessandro Di Majo. Nato a Roma nel 1968, è laureato in Giurisprudenza a “La Sapienza” e avvocato e curatore fallimentare. È stato anche Of Counsel dello Studio legale Tonucci & Partners, occupandosi di contenzioso, arbitrati, mediazione, diritto d’autore, crisi d’impresa e sport. Dal 2002 al 2009, è stato componente del Collegio arbitrale della Lega Nazionale Professionisti (Figc – Federazione Italiana Giuoco Calcio). Dal 2018 al 2019, è stato Consigliere presso la Corte di Cassazione. Dal 2022, è componente del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni. Da luglio 2020 a giugno 2024, è stato consigliere di amministrazione di Adir (Le Assicurazioni di Roma). Svolge attività di ricerca e di docenza presso atenei nazionali. È membro di diversi comitati scientifici, di commissioni di studio e di istituti. Ha collaborato (1999-2016) con “Il Sole 24 Ore” per la sezione “Norme e tributi” ed ha pubblicato circa 130 articoli, saggi, commenti e cinque monografie. Nel luglio 2021, è stato eletto dal Senato componente del cda della Rai “indicato” dal Movimento 5 stelle ► (fortemente sostenuto da Giuseppe Conte), ed oggi ha ottenuto la riconferma. Da gennaio 2022, è membro del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di Confindustria Radio Televisioni. 
  • “In quota” Fratelli d’Italia: Federica Frangi, nata a Roma nel 1973, è giornalista professionista iscritta all’Ordine del Lazio dal 2005. Ha lavorato nel giornalismo radiotelevisivo e negli uffici stampa. Ex presidente dell’Associazione Stampa Romana, ha ricoperto anche il ruolo di consigliere nazionale Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) con la lista “Stampa libera e indipendente”. Ha lavorato a lungo nella redazione di “Porta a Porta” di Rai1, a fianco di Bruno Vespa. Attualmente lavora nella redazione cronaca del “Tg2” e ha preso parte al direttivo di “Lettera22”. È tra le promotrici dell’Associazione Giornaliste Italiane. Nell’autunno dello scorso anno, era stata chiamata a gestire le presenze di Fratelli d’Italia in tv, ma ha tenuto l’incarico per un solo mese preferendo tornare al suo lavoro in Rai. “Indicata” da Fratelli d’Italia.
  • “In quota” Lega: Antonio Marano, originario di Ascoli Satriano (Foggia), nato nel 1956. Inizia la sua carriera nel 1983, maturando esperienze in diverse emittenti televisive locali. È stato eletto deputato nel 1994 nelle file dell’allora Lega Nord, è stato membro della Commissione di Vigilanza Rai e Sottosegretario al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni nel primo governo Berlusconi. Nel 2002, è stato nominato Direttore di Rai 2; nel 2004, Direttore della Direzione Diritti Sportivi; nel 2006, torna a dirigere Rai2; nel 2009, è diventato Vice Direttore Generale di Viale Mazzini (Coordinamento dell’Offerta Televisiva); nel 2010, ha la delega sulla gestione editoriale e produttiva di Rai Notte; nel 2011, è nel Cda di Rai Corporation; da marzo 2016 è Presidente di Rai Pubblicità e da gennaio 2018 fino a febbraio 2019 assume le deleghe sull’esercizio dei poteri di Amministratore Delegato della Consociata. Nel gennaio 2021, diventa Direttore Commerciale della “Fondazione Milano Cortina 2026” (l’ente organizzatore delle Olimpiadi Invernali del 2026). “Indicato” dalla Lega Salvini.
  • “In quota” Avs: Roberto Natale, nato a Roma nel 1958, è giornalista professionista dal 1990 e sindacalista. Laureato in filosofia. Nel 1988, viene assunto come praticante giornalista nella Sede Regionale Rai delle Marche. Nel 1989, entra nella redazione della Sede Regionale per il Lazio dove, l’anno successivo, diviene redattore e, in seguito, gli vengono affidati anche compiti di conduttore. Dal 1991 al 1994, è portavoce dei giornalisti del “Gruppo di Fiesole”. Dal 1995 al 1996, è Vicepresidente dell’Associazione Stampa Romana. Dal 1996 al 2006, è Segretario dell’Usigrai. Dal 2007 al 2012, è Presidente della Fnsi. Candidato al Senato per Sinistra Ecologia Libertà nelle elezioni politiche del 2013, ma non viene eletto. Dal 2013 al 2018, ricopre l’incarico di portavoce della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Nel 2018, riprende servizio in Rai e viene assegnato alle dirette dipendenze del Direttore della Direzione Comunicazione, Relazioni Esterne, Istituzionali e Internazionali. In questo periodo, collabora al lancio della Newsletter Corporate Rai e riceve l’incarico di responsabile della struttura “Responsabilità Sociale”. Nell’ottobre 2018, gli viene riconosciuto l’inquadramento come Vice Capo Redattore e nel luglio 2019 la qualifica di Capo Redattore. Nel 2020, viene nominato Responsabile dell’unità organizzativa “Pmo e Coordinamento” della Direzione “Rai per il Sociale”. Nel 2022, viene nominato Direttore della Direzione “Rai per la Sostenibilità – Esg” (ex “Rai per il Sociale”).

Si ricordi che ai 4 eletti dal Parlamento, si aggiunge Davide Di Pietro, che è rappresentante dei dipendenti (è stato eletto il 20 maggio 2024, andando a sostituire il compianto Riccardo Laganà)…

Cosa accadrà in Vigilanza Rai?! A questo punto, sembra evidente che ci saranno i numeri per “benedire” la nomina di Simona Agnes come Presidente.

Tra poco, quindi, il nuovo Consiglio di Amministrazione della Rai potrà mettersi all’opera… Le aspettative per un “new deal” sono tante.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale). 

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Rai, rinnovo CdA: eletti Federica Frangi, Roberto Natale, Antonio Marano e Alessandro Di Majo

La Camera elegge i primi due componenti del Cda Rai

Federica Frangi e Roberto Natale sono i primi due nuovi consiglieri Rai eletti stamattina durante le votazioni alla Camera. La prima espressione di Fratelli d’Italia, il secondo dell’opposizione, ma in particolare di M5S e AVS.

Il risultato l’ha dato in diretta il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, al termine dello spoglio delle schede.

Per Frangi hanno votato 174 deputati, mentre i voti per Natale sono stati 45. I voti dispersi sono stati 3, le schede bianche 6 e le schede nulle 3.

Successivamente, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha annunciato gli altri due consiglieri Rai, che sono Antonio Marano e Alessandro Di Majo, eletti rispettivamente con 97 e 27 voti (Marano in quota Lega, Di Majo in quota M5S).

I quattro consiglieri resteranno in carica per tre anni. Poi la palla passerà alla Commissione Vigilanza Rai, dove si procederà all’elezione del Presidente.

Chi è Federica Frangi

Federica Frangi

Federica Frangi, nata a Roma l’8 maggio 1973, giornalista professionista iscritta all’Ordine del Lazio dal 8 marzo 2005, con esperienze professionali di alto livello nel giornalismo radiotelevisivo e negli uffici stampa, ha lavorato nella redazione di “Porta a Porta”, la trasmissione di Bruno Vespa su Raiuno, e fino al febbraio scorso è stata consigliere nazionale della Fnsi eletta al Congresso di Chianciano con la lista “Stampa Libera e Indipendente”. E’ stata anche presidente dell’Associazione Stampa Romana, articolazione della Federazione Nazionale della Stampa nel Lazio e ha fatto parte del direttivo di Lettera 22, l’associazione di giornalisti “non omologati”. Attualmente lavora al Tg2 alla redazione cronaca.

Chi è Roberto Natale

Roberto Natale

Roberto Natale è nato a Roma nel 1958, laureato in Filosofia, giornalista Rai dal 1988. Redattore e conduttore della Tgr Lazio, poi segretario Usigrai (sindacato giornalisti Rai) e presidente della Fnsi (sindacato unitario dei giornalisti italiani), con particolare attenzione ai diritti dei cittadini nella comunicazione (in quegli anni il varo della Carta di Roma, protocollo per un’informazione corretta sul fenomeno delle migrazioni). Dal 2013 al 2018 portavoce della Presidente della Camera. Al rientro in Rai ha scelto di essere assegnato alla struttura che si occupa di sociale. Da luglio 2022 è direttore della neonata Rai per la Sostenibilità – ESG, che ha il compito di orientare sempre più l’offerta di programmi e le pratiche del servizio pubblico agli obiettivi dell’Agenda 2030.

Chi è Antonio Marano

Antonio Marano

Antonio Marano è stato sottosegretario di Stato alle Poste e alle Telecomunicazioni, ha maturato una ventennale esperienza in Rai dove ha diretto Rai2 per poi diventare vicedirettore generale del Servizio pubblico, tra il 2016 e il 2020 ha ricoperto l’incarico di Presidente di Rai Pubblicità e nel 2021 è stato chiamato a ricoprire il ruolo di direttore commerciale della Fondazione Milano-Cortina 2026,

Chi è Alessandro Di Majo

Alessandro di Majo

Alessandro Di Majo è un avvocato e già componente del Consiglio di Amministrazione della Rai dal 2021. Da gennaio 2022 è membro del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di Confindustria Radio Televisioni. Da luglio 2020 a giugno 2024 è stato Consigliere di Amministrazione di ADIR. Dal 2002 al 2009 è stato componente del Collegio Arbitrale della Lega Nazionale Professionisti (FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio). Dal 2018 al 2019 è stato Consigliere presso la Corte di Cassazione (sez. 5 civ.). Dal 2022 è Componente del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni. Esercita la professione di avvocato presso lo Studio Legale di Majo

Maggioranza compatta, opposizioni divise (torna la suggestione dell’Aventino)

Una votazione come spesso capita per l’emittente pubblica carica di tensione. Nei giorni scorsi maggioranza e opposizione si sono fronteggiate sia sui candidati, sia sul tema scottante della riforma della Rai.

Sul tavolo c’è la necessità di recepire in tempi brevi il il Media Freedom Act approvato dal Parlamento europeo.

Un voto che ha visto anche profonde differenze all’interno dei partiti di opposizione. Da una parte Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra (AVS) che hanno partecipato al voto, rifiutando la solita suggestione dell’Aventino preferita invece da Partito Democratico, Italia dei Valori e Azione.

Il voto per eleggere il Presidente

Resta ferma però la linea comune del campo largo che prevede di disertare la votazione del presidente in Commissione di Vigilanza, impedendo così il raggiungimento del quorum richiesto per l’investitura.

I democratici di Elly Schlein continuano a chiedere che si proceda con la riforma prima delle nomine. In mattinata il pressing per avviare l’iter è proseguito con un intervento della presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia, dopo un mandato unanime della bicamerale a procedere in questo senso.

Il presidente dell’ottava Commissione di Palazzo Madama e senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone, ha annunciato che il primo ottobre “verranno incardinati tutti i disegni di legge” inerenti la riforma della tv pubblica, con l’obiettivo “di agevolare un corretto e proficuo confronto tra maggioranza e opposizione“. Una mossa che tende, dunque, la mano all’opposizione nel tentativo di sbloccare anche l’impasse sul presidente.

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Cda Rai, domani elezione parlamentare dei 4 membri. ‘Voto, non voto…’ si rinnova una ‘commedia’ all’italiana

Domani giovedì 26 settembre 2024, Camera e Senato sono chiamati ad eleggere i 4 consiglieri di amministrazione della Rai, secondo quanto previsto dalla normativa vigente (la cosiddetta “Legge Renzi”, che ha rafforzato il controllo dell’esecutivo e dei partiti sulla “governance” della televisione pubblica).

IsICult e Key4biz hanno seguito questa vicenda con attenzione, ed hanno sperato fino all’ultimo che vi potesse essere un “ravvedimento”, tardivo ma concreto, da parte dei Presidenti della Camera e del Senato, affinché, seppur in modalità “last minute”, potessero dimostrare di almeno aver letto i curricula dei 72 candidati: vedi “Key4biz” di ieri l’altro 23 settembre 2024, “Audiovisivo, il 26 settembre giorno cruciale tra elezione del cda Rai e del nuovo Presidente Anica”…

Scrivevamo…

La proposta IsICult per evitare il rischio di “crash” sul cda Rai: almeno… una dichiarazione di intenti, la standardizzazione dei curricula, un questionario strutturato…

L’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult ha proposto una semplice “correzione di rotta”, che è (era?!) nella “disponibilità” ovvero nelle facoltà dei Presidenti di Camera e Senato (e dei rispettivi Segretari Generali delle due camere): nulla impedisce loro (avrebbe impedito?!) di definire (anche in modalità “last minute”), una “procedura” minimamente seria, che consentisse di superare – almeno in parte – la vaghezza del dettato normativo.

Riproduciamo quel che abbiamo – da anni ma anche recentemente (anche su queste colonne) – proposto e riproposto. 

Si tratta di una semplice implementazione procedurale.

Si è ancora in tempo, prima di rimettere in scena una nuova “elezione” farsa, celebrata dalla partitocrazia vecchia e nuova…

Elezione del Cda Rai: la “correzione” è concretamente a portata di mano: basta che…

Basta un semplice regolamento che rechi la firma dei Presidenti di Camera e Senato.

Ricordiamo una volta ancora che l’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult, già tre anni fa – anche sulle colonne di “Key4biz” – propose che la procedura selettiva prevedesse un minimo di tecnicalità meritocratica, attraverso 4 “fasi”:

  1. chiedere ad ogni candidato una programmatica dichiarazione di intenti…
  2. prevedere una forma standardizzata per la presentazione dei curricula…
  3. organizzare delle audizioni da parte della Commissione Parlamentare di Vigilanza…
  4. proporre uno schema interrogativo standardizzato, una griglia di poche ma essenziali domande, a mo’ di questionario, affinché gli aspiranti candidati possano in qualche modo esprimere, pur sinteticamente, la loro “idea” di Rai che sarà…

Basti osservare che nei curricula che sono stati trasmessi a Camera e Senato, in diversi casi, non è riportata nemmeno la data di nascita dei candidati! Semplicemente surreale.

Mettere in atto queste semplici procedure avrebbe potuto ed ancora potrebbe consentire a Lorenzo Fontana ed Ignazio La Russa la civile chance di correggere in itinere le storture del sistema, dimostrandosi non completamente proni rispetto alle logiche malate della partitocrazia.

E concludevamo… Temiamo però che La Russa e Fontana non avranno purtroppo né la lungimiranza né il coraggio necessari per scardinare le brutte vecchie pratiche del passato.

E così è stato…

Si rompe il “campo largo”: domani M5s e Avs voteranno… La linea “aventiniana” del Pd (se verrà confermata questa sera dal Partito) a cosa porterà? Comunque “un pasticciaccio”

Nel mentre, nelle ultime 48 ore, si è assistito ad una vera e propria sceneggiata: dapprima la triade Pd + M5s + Avs ha ribadito “prima la riforma, poi il voto”… poi si è resa conto che la proposta era surreale, perché evidentemente una “riforma” del sistema radiotelevisivo pubblico richiede un dibattito ampio e plurale (che mai è stato stimolato, negli ultimi anni, fatto salvo il conato degli invocati e mai ben definiti “Stati Generali”) e – soprattutto – richiede una maggioranza che ad oggi sembra improbabile trovare sul tema…

Nel pomeriggio di oggi, il Movimento 5 Stelle ed Alleanza Verdi Sinistra hanno dichiarato che non vogliono assumere dinamiche… “aventiane” e quindi domani saranno in Aula: per votare “chi”, non è dato sapere…

A questo punto, la posizione del Partito Democratico entra in tilt: la decisione di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra di partecipare domani al voto per eleggere i 4 consiglieri ha aperto un aspro confronto interno al partito.

Fra i parlamentari “dem”, già da diverse ore, si registrano aperture sulla possibilità di partecipare al voto, giustappunto accantonando la linea “aventiniana” che era stata decisa dopo l’accordo di agosto fra tutte le opposizioni, e che prevedeva la rinuncia al voto in Aula sul Cda fino alla riforma della “governance” del servizio pubblico..

Ancora ieri sera, la Segretaria Elly Schlein sottolineava che “noi sulla Rai abbiamo tenuto una linea chiarissima. Siccome è entrata in vigore una normativa europea che chiede finalmente di rendere la Rai indipendente dalla politica e dai partiti, noi vogliamo che si faccia subito questa riforma. Che senso ha rinnovare ora un Cda che comunque sarebbe già a scadenza? Solo per spartirsi le poltrone? Solo per spartirsi delle poltrone tra di loro”.

E nonostante la scelta compiuta da M5s e Avs, la linea della segretaria non sembra al momento vacillare.

In Transatlantico, secondo i “bookmaker” più accreditati, l’epilogo della vicenda viene dato ormai per assodato: la conferma della linea “aventiniana” della Segretaria “dem” ovvero il “non voto”. Nonostante M5s e Avs abbiano ribadito che, al contrario, domani saranno in aula per votare…

C’è chi ipotizza, in questi balletti, una “terza via” tra il “non voto” ed il voto su un candidato in qualche riconducibile al Pd e circola l’ipotesi di Roberto Natale (attuale Direttore di Rai per la Sostenibilità), ex Segretario dell’Usigrai ed ex Presidente Fnsi.

Alle 20:30 di oggi è prevista l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Pd, durante la quale si deciderà il comportamento da tenere domani in Aula nel corso del voto.

Questa situazione – senza dubbio effervescente, ma tutta chiusa nelle stanze della partitocrazia – si commenta da sola.

IsICult, a mo’ di ulteriore provocazione, ha elaborato uno schema di sintesi relativo alle 72 candidature, che integra quello già proposto sulle colonne di “Key4biz” qualche mese fa…

Così… almeno i parlamentari che domani voteranno (o non voteranno) possono avere una visione, seppur “a volo d’uccello”, di chi sono coloro che andranno ad eleggere (con segnalazione via “pizzino” inviato dal Capogruppo, come avvenuto in passato?!), rispetto agli altri candidati…

Clicca qui per la tabella IsICult di sintesi dei curricula dei 72 candidati al Consiglio di Amministrazione Rai, elezione calendarizzata per giovedì 26 settembre 2024 a Montecitorio e Palazzo Madama.

Clicca qui per un file (in formato .pdf) che contiene tutti i curricula dei 72 candidati al Consiglio di Amministrazione Rai, autocandidature pervenute entro il 20 aprile 2024 a Camera e Senato in risposta all’avviso del 21 marzo 2024

A conferma della assoluta disomogeneità dei curricula (sarebbe bastato che i servizi del Parlamento chiedessero la compilazione di un form standard), si segnala che in alcuni cv non è indicata nemmeno la data di nascita del candidato, che IsICult ha estrapolato da fonti pubbliche (in 3 casi, l’anno di nascita è stimato, data l’impossibilità di reperimento da fonti aperte anche soltanto dell’anno, e ciò basti…).

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale).

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cda-rai-domani-elezione-parlamentare-dei-4-membri-voto-non-voto-si-rinnova-una-commedia-allitaliana/505499/




Il ministro Giuli nomina una delle due Commissioni esperti Cinema e Audiovisivo. ‘Vermiglio’ batte ‘Parthenope’ per gli Oscar

Alle ore 15:29 di oggi martedì 24 settembre 2024, l’Ufficio Stampa del Ministero della Cultura ha diramato il comunicato che ufficializza la “eletta schiera” degli esperti che dovranno selezionare le opere che presentano istanza di “contributo selettivo”, a valere sui fondi della Legge Cinema e Audiovisivo (la n. 220 del 2016, la cosiddetta “Legge Franceschini”, così come parzialmente riformata dal Ministro Gennaro Sangiuliano soprattutto attraverso il decreto interministeriale (cofirmato da Giancarlo Giorgetti in quanto titolare del Ministero dell’Economia e Finanze) del 10 luglio 2024.

Lunga (lunghissima) è stata l’attesa, dato che la precedente commissione era scaduta a metà marzo, ed il Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) avrebbe potuto nominarla già da molti mesi, ed IsICult lo aveva sollecitato in tal senso più volte, anche su queste colonne, invitandolo ad adottare una procedura selettiva trasparente, con analisi comparativa dei curricula, e comunque previo invito a presentare le auto-candidature. Si rimanda, tra l’altro, a “Key4biz” del 10 maggio 2024, “Sangiuliano critica la Commissione esperti Cinema nominata da Franceschini: ma perché non nomina le nuove commissioni previste per legge?”. Il suo predecessore Dario Franceschini aveva almeno avuto la correttezza di firmare un decreto di invito alla presentazione di candidature, anche se poi la selezione è stata totalmente autocratica.

La “eletta schiera” dovrà selezionare le opere che andranno a beneficiare dei “contributi selettivi” nella nuova ripartizione per l’anno 2024: si tratta di un totale di 84 milioni di euro, di cui la principale è rappresentata dalla nuova e controversa “categoria” denominata “opere su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale italiana”, che assorbiranno 52 milioni di euro; circa 8 milioni vanno a “giovani autori, opere prime e seconde”; circa 5 milioni per “animazione”; circa 4 milioni per “documentari”; 3 milioni per “sviluppo film e opere audiovisive”; 2 milioni per “distribuzione estero”; 1,5 milioni “produzioni audiovisive innovative” (“linea” di nuova istituzione); 1,2 milioni “scrittura, sceneggiature film, opere tv e web”; 900mila euro per i “cortometraggi”…

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha formalmente nominato i 15 esperti della Commissione Cinema e Audiovisivo per la valutazione dei progetti e per l’attribuzione dei contributi selettivi di cui all’articolo 26 della legge 14 novembre 2016, n. 220 (“Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”).

L’eletta schiera dei nuovi “15 saggi” del cinema e dell’audiovisivo italiano

La commissione è composta da 15 membri (esattamente come quella precedente, allorquando il Ministro avrebbe potuto aumentare il numero dei membri perché la “Legge di Bilancio 2024” glielo avrebbe consentito): di ognuno, indichiamo tra parentesi un cenno di profilo ipersintetico:

  • Valerio Caprara

(critico del quotidiano “Il Mattino”, uno dei decani della critica cinematografica italiana)

  • Tiziana Carpinteri

(avvocato specializzato in diritto cinematografico)

  • Giacomo Ciammaglichella

(avvocato specializzato in diritto cinematografico, partner dello Studio Massaro-Ciammaglichella)

  • Benedetta Cicogna

(figlia adottiva nonché compagna della compianta produttrice cinematografica Marina Cicogna)

  • Pasqualino Damiani

(docente universitario, insegna “Sceneggiatura” a Roma Tre)

  • Selma Jean Dell’Olio

(regista e sceneggiatrice)

  • Benedetta Fiorini

(ex deputata XVIII legislatura, Lega Salvini, già collega della Sottosegretaria Borgonzoni)

  • Massimo Galimberti

(consulente editoriale e “story editor” per progetti cine-audiovisivo)

  • Giorgio Gandola

(giornalista, già direttore dal 2011 al 2016 de “L’Eco di Bergamo”)

  • Mariarosa Cristina Beatrice Mancuso

(critica cinematografica e letteraria del quotidiano “il Foglio”)

  • Pier Luigi Manieri

(organizzatore culturale)

  • Fabio Melelli

(storico del cinema, docente di cinema italiano all’Università per Stranieri di Perugia)

  • Paolo Guido Carlo Mereghetti

(anche lui decano della critica cinematografica, autore dell’omonimo “Dizionario dei Film”)

  • Ginella Vocca

(organizzatrice culturale, fondatrice del MedFilm Festival)

  • Stefano Zecchi

(filosofo, saggista, opinionista, Presidente dell’Accademia Internazionale di Scienza della Bellezza)

Come prevedibile, questa selezione ancora una volta autocratica provocherà sicuramente polemiche: ci limitiamo a qui segnalare la compresenza di due giornaliste che ruotano intorno al quotidiano “il Foglio” fondato da Giuliano Ferrara, considerando che la sceneggiatrice e regista Selma Dell’Olio è la compagna di Ferrara e Maria Rosaria Mancuso è la critica del quotidiano, famosa per essere spesso “controcorrente” rispetto alla gran parte dei suoi colleghi…

Si tratta di professionisti – nella quasi totalità – che possono vantare un qualificato curriculum e sarebbe semplicistico “classificarli” politicamente come di “area destrorsa”, anche se sembra prevalere questo orientamento…

Piuttosto curiosa la nomina di una ex parlamentare (a Montecitorio dal 2018 al 2022), Benedetta Fiorini, che non era in Commissione Cultura e dal cui curriculum non sembra emergere competenza alcuna in materia di cinema e audiovisivo… Ma forse la Lega Salvini non aveva un altro esponente “in quota” che fosse attivo nel settore cine-audiovisivo.

Apprezzabile una sorta di rispetto delle “quote rosa”, considerando che sono state scelte 6 donne su 15 componenti (40 %). Da notare che nessuno dei nuovi “esperti” faceva parte della precedente Commissione: il che è innovativo dal punto di vista ideologico-concettuale, ma determinerà sicuramente un qualche problema operativo perché sarà necessario prevedere una non agevole e rapida “curva di apprendimento” nelle procedure amministrative, che sono sia intellettuali (lettura di sceneggiature ed analisi progettuale) ma anche squisitamente burocratiche (rispetto ai dossier di candidatura).

Sarebbe interessante scoprire quali di questi “15 eletti” fossero già nell’elenco del decreto di Gennaro Sangiuliano che il Ministro firmò il 6 settembre, a poche ore dalle sue dimissioni per la surreale vicenda “Boccia”, provocando un putiferio mediatico-politico. Decreto che subì quindi un radicale “stop” per ragioni di (in)opportunità, anche se il Ministro l’avrebbe potuto firmare molte settimane prima… ma questa è un’altra storia…

Gli esperti durano in carica due anni. Possono essere riconfermati una sola volta ed essere nuovamente nominati trascorsi due anni dalla cessazione dell’ultimo incarico.

Il Ministero precisa che il decreto citato è stato trasmesso agli organi di controllo ai fini della registrazione.

Torneremo presto su questa dinamica, ma ri-denunciamo come il neo ministro Alessandro Giuli abbia riprodotto le pratiche oscure del passato, esercitando un potere tutto basato sul controverso “intuitu personae”.

Gli appelli delle associazioni di autori cinematografici e audiovisivi, che avevano chiesto – con insistenza – processi di selezione trasparenti e meritocratici sono stati completamente ignorati.

Il piccolo “Vermiglio” di Maura Delpero ha sconfitto il potente “Parthenope” di Paolo Sorrentino: sarà il film italiano che competerà per gli Oscar, edizione n° 97, nella categoria “International Feature Film Award”

Poco dopo mezzogiorno, un altro comunicato stampa ha segnalato una notizia interessante, anche perché diversa rispetto a molte previsioni dei “bookmaker”: non è stato selezionato per gli Oscar il potente film di Paolo Sorrentino “Parthenope” bensì un film “piccolo” (come dimensione produttiva, un tipico film indipendente) qual è “Vermiglio” di Maura Delpero. Basti osservare che “Vermiglio” è costato 4,3 milioni di euro, ed ha beneficiato di contributi del Ministero della Cultura per 1,4 milioni di euro (di cui 1,1 milioni “tax credit produzione”, 235.000 euro da “contributi selettivi produzione”, 90mila per “produzione film Italia-Francia”, 20mila “contributi selettivi sviluppo), a fronte di “Parthenope”, che sarebbe costato 32,3 milioni di euro, beneficiando di 11,2 milioni di “tax credit produzione”.

Se al Festival di Venezia il primo film è stato sostanzialmente ignorato (a livello di premi), il secondo ha vinto il “Gran Premio della Giuria” 2024… E proprio in quel del Festival, Maura Delpero aveva contestato le nuove norme della Legge Cinema e Audiovisivo, rivendicando l’importanza del sostegno dello Stato alla più libera produzione indipendente, sganciata dalle logiche più commerciali del mercato…

Il “Comitato di Selezione” – composto autocraticamente dall’Anica – è stato disvelato nella sua identità (fino ad oggi la sua composizione era misteriosa, per evitare – si favoleggia… – “raccomandazioni” o comunque pressioni improprie): si tratta di Pedro Armocida (critico cinematografico de “il Giornale” e presidente dell’Associazione Italiana Festival di Cinema), Maria Rita Barbera (costumista), Cristina Battocletti (scrittrice e giornalista, critica cinematografica del quotidiano “Il Sole 24 Ore”), Giorgia Farina (registra, sceneggiatrice, fotografa), Francesca Manieri (sceneggiatrice), Guglielmo Marchetti (produttore cine-audiovisivo, fondatore ed Ad della Notorius Pictures), Paola Mencuccini (dirigente del Ministero della Cultura), Giacomo Scarpelli (sceneggiatore), Giulia Louise Steigerwalt (attrice), Alessandro Usai (Ad di Colorado Film e Presidente Anica “in pectore”… almeno secondo le nostre previsioni), Cecilia Zanuso (montatrice).

Il Comitato è stato istituito su incarico dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Totalmente misteriosi – anche in questo caso – i criteri di selezione di questa “commissione”…

Riunito davanti a un notaio, il Comitato ha votato “Vermiglio” di Maura Delpero quale film che rappresenterà l’Italia alla 97ª edizione degli “Academy Awards” ®, nella selezione per la categoria “International Feature Film Award”, con la seguente motivazione: “per la sua capacità di raccontare l’Italia rurale del passato, i cui sentimenti e temi vengono resi universali e attuali”.

“Vermiglio” concorrerà per la “shortlist” che includerà i 15 migliori film internazionali selezionati dall’Academy, e che sarà resa nota 17 dicembre 2024. L’annuncio delle “nomination” (la “cinquina” dei film nominati per concorrere al premio) è previsto per il 17 gennaio 2025, mentre la cerimonia di consegna degli Oscars si terrà a Los Angeles il 2 marzo 2025.

Anche questa scelta provocherà polemiche…

Molto interessante l’analisi proposta da Francesco Alò ieri l’altro sulle colonne della testata specializzata di cinefili qual è “Badtaste”, in un articolo intitolato “Oscar 2025: candidiamo il bellissimo Vermiglio o il potente Parthenope?”.

Si domandava due giorni fa Alò: “che fai cara commissione Anica? Mandi verso i votanti dell’Academy “Vermiglio”, ovvero un’opera seconda splendida, diretta da una sconosciuta in America, che ha vinto grosso a Venezia ma che ha i piccoli Sideshow e Janus Films come distributori in Usa? Oppure opti per il nettamente inferiore “Parthenope”, bocciato a Cannes, per la regia di un artista amatissimo e conosciuto dall’Academy perché vincitore dell’Oscar nel 2013 (“La grande bellezza”) ed entrato in cinquina nel 2022 (“È stata la mano di Dio”), con in più la corazzata A24 come distributore statunitense? Noi da critici non staremmo a riflettere un attimo: si scelga Vermiglio. Però poi, da giornalisti, pure patrioti, entreremmo più in crisi, perché superare la “shortlist” e andare avanti dentro la campagna Academy richiede sforzi economici ingenti che A24, abituata a vincere Oscar a bizzeffe, affronterebbe sicuramente meglio di Sideshow e Janus Films”. E così concludeva: “bel dilemma. Può aiutare forse a scegliere la quasi certezza, ad oggi, che l’Oscar 2025 per ‘Best International Feature Film’ noi italiani comunque ce lo possiamo sognare. I concorrenti sono i giganteschi “Emilia Pérez” di Audiard, “Il seme del fico sacro” di Rasoulof, “All We Imagine As Light” della eccezionale Payal Kapadia, “I’m Still Here” di Salles, che questo Oscar specifico lo vinse già 24 anni fa con “Central do Brasil”. Allora, perso per perso, che si vada con Delpero. Almeno possiamo cominciare a far conoscere a quel “club” di votanti illustri una cineasta che speriamo segni i prossimi 20 anni di cinema italiano. Perché il futuro è donna, anche al cinema. E quindi il futuro è Delpero”.

Torneremo presto su questi temi…

Clicca qui per il video (dal sito della Testata Regionale Rai di Bolzano) del discorso-manifesto di Maura Delpero sull’importanza dei fondi pubblici per poter fare film senza star da botteghino ed avere piena libertà creativa, come – per esempio – usare il dialetto, Festival di Venezia, Lido di Venezia, 7 settembre 2024

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale).

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https://www.key4biz.it/il-ministro-giuli-nomina-una-delle-due-commissioni-esperti-cinema-e-audiovisivo-vermiglio-batte-parthenope-per-gli-oscar/505344/




Pezzotto, “multe automatiche” fino a 5000 euro anche per gli utenti finali

Gli utenti del pezzotto nel mirino dell’autorità giudiziaria

Era nell’aria da tempo e alla fine l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), assieme alla Guardia di Finanza e la procura della Repubblica di Roma, hanno firmato un protocollo che consente di mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria i dati identificativi di chi fruisce del cosiddetto pezzotto, cioè di contenuti audiovisivi offerti illegalmente su piattaforme pirata, le Iptv illegali.

L’accordo era stato annunciato qualche giorno fa durante un talk online, dal commissario Agcom Massimiliano Capitanio, che aveva detto: “La piattaforma piracy schield funziona meglio di prima ed è pronto il protocollo di collaborazione tra la procura di Roma, la Guardia di Finanza e l’Agcom per lo scambio di informazioni finalizzate ad attuare una legge dello stato italiano approvato nel luglio del 2023, che prevede il contrasto alle organizzazioni criminali e le sanzioni per gli utenti”. 

Capitanio (Agcom): “La pirateria è un reato, ed è giusto che chi ne usufruisce paghi le conseguenze“

“Il protocollo di collaborazione tra la Procura Generale di Roma, la Guardia di Finanza e Agcom consentirà di scambiarsi informazioni finalizzate ad attuare la legge, inclusa la sanzione da 150 fino a 5.000 euro per gli utenti finali”, ha spiegato il commissario Agcom, Massimiliano Capitanio.

L’importo delle sanzioni è quello fissato dalla legge antipirateria approvata nel luglio del 2023: “Quando le sanzioni agli utenti finali arriveranno, non vogliamo che si dica che si tratta di una repressione non democratica. La pirateria è un reato, ed è giusto che chi ne usufruisce paghi le conseguenze”, ha precisato Capitanio.

De Siervo (Lega Serie A): “Nessuno può pensare di continuare a rubare contenuti e farla franca“

“Oggi registriamo un passo fondamentale nella lotta alla pirateria. Finalmente, grazie al protocollo firmato dall’AGCOM con la Guardia di Finanza e la procura della Repubblica di Roma, i dati identificativi degli utilizzatori del pezzotto saranno messi a disposizione dell’autorità giudiziaria”, ha commentato l’Amministratore Delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo.

“Ogni fruizione illegale di contenuti video lascia un filo di Arianna digitale indelebile – ha aggiunto De Siervo – che consentirà alle forze dell’ordine di perseguire i pirati a cui saranno applicate in maniera automatica sanzioni fino a 5.000 euro. Nessuno può pensare di continuare a rubare contenuti illegalmente e farla franca“.

Pirateria, un danno da 2 miliardi per il sistema economico nazionale

Quando chiamiamo in causa la pirateria audiovisiva parliamo di un fenomeno che causa perdite di fatturato di circa 2 miliardi di euro per il sistema economico nazionale e di un impatto negativo sul PIL di oltre 800 milioni.

In Italia cala sia la platea dei pirati audiovisivi, sia il numero totale degli atti illeciti, ma il danno economico potenziale per le industrie dei contenuti e per il Sistema Paese rimane grave, secondo l’ultima indagine condotta da FAPAV e Ipsos.

Il 39% degli adulti italiani ha commesso almeno un atto di pirateria: in totale se ne stimano circa 319 milioni contro i 345 milioni del 2022.

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L’economia dei festival cinematografici in Italia. Tanti (oltre 600) ma mal sostenuti dallo Stato

Giorgio Gosetti (già Presidente dell’Associazione Festival Italiani di Cinema) interviene rilanciando le provocazioni di IsICult sulla poca attenzione dello Stato verso i festival: “molti di noi sono sul bordo del fallimento…”, ma, “senza di noi, il cinema in sala fatica e forse morirà con noi”

 “… e allora, virgola, ce la vedremo!”. Cosi cantava Renato Rascel al tempo dei nonni, ma queste strofe mi sono tornate in mente leggendo l’acre commento di Angelo Zaccone Teodosi sulla “Festa del Cinema” e sul “sistema-festival” nel suo complesso (vedi “Key4biz” di venerdì della scorsa settimana, 20 settembre 2024, “Presentata oggi la 19ª ‘Festa del Cinema’ di Roma: il neo Presidente Salvo Nastasi (anche Presidente Siae) lamenta budget modesto, 8,5 milioni di euro”).

Posto che la “carica dei 600” (questa la stima prudenziale delle rassegne cinematografiche censite ad oggi dall’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult nel progetto “Italia dei Festival”, ma ancora in crescita) apre un dibattito analogo a quello dei film annualmente prodotti in Italia – troppi, molti, pochi? – lascia indubbiamente pensare che i contributi destinati dallo Stato al comparto promozione siano appena 7 milioni di euro l’anno.

Soltanto l’1 % dei fondi pubblici stanziati annualmente dallo Stato a favore del cinema e audiovisivo è destinato ai festival cinematografici

Ovvero, come ben dice Zaccone Teodosi, l’1 % dei fondi pubblici stanziati annualmente a favore del cinema e dell’audiovisivo.

Onestà vuole che questi fondi promozionali nutrano per lo più realtà medio-piccole, con qualche eccezione come il Giffoni Film Festival, il Cinema Ritrovato a Bologna, il Torino Film Festival e – solo in parte – la Festa del Cinema/Alice nella Città a Roma.

La Mostra di Venezia fa caso a sé e non rientra nel conto, così come altre rassegne pubbliche finanziate separatamente, per non parlare dei fondi regionali o locali che danno ossigeno a tantissime iniziative e incidono comunque sulle tasse dei cittadini.

Ma il tema è di più ampio respiro e sorprende che l’analisi di “Key4biz” resti ancora una voce isolata quando, legittimamente, si assiste a un “restyling” dei sostegni a tutto questo settore che coinvolge cultura, industria, turismo e valorizzazione dei territori.

E sulla promozione? Nulla

Quando ho cominciato a fare il mestiere dell’organizzatore di festival, la maggior parte delle risorse disponibili si concentravano sulla realizzazione del “prodotto festival”, spesso perfino sacrificando il materiale umano (dal direttore al più umile operatore i salari restavano bassi), e la promozione del prodotto passava sempre in seconda linea.

Ma oggi, al tempo della pubblicità e del marketing culturale, una carenza di visibilità condanna inesorabilmente alla marginalità, proprio mentre c’è un bisogno primario di attrarre nuovo pubblico oltre il normale circuito commerciale.

I festival medio-piccoli alla scoperta di titoli “extra-mercato”: il caso di “Vermiglio” di Maura Delpero

Un veloce “screening” delle opere privilegiate dai festival medio-piccoli dice che questa realtà territoriale si concentra sulla scoperta di titoli extra-mercato e sulla valorizzazione di un prodotto italiano/europeo altrimenti condannato all’oblio, perché non redditizio oltre un primo weekend di distribuzione.

Si potrà obiettare che, dal momento in cui un’opera arriva alla sala, se non genera incassi immediati, è poco interessante.

Ma l’altra faccia della medaglia dice invece che, nell’ambito di un festival/rassegna/premio, quelle stesse opere suscitano interesse e riempiono le sale.

Un esempio attuale è “Vermiglio” di Maura Delpero, amato e premiato a Venezia, faticosamente sorretto dall’esercizio e invece capace di produrre il “tutto esaurito” (a pagamento) quando viene ripreso nel piccolo festival di Capalbio.

Analoga narrazione si potrebbe adattare a moltissimi film che non hanno la fortuna di generare un’onda di consensi immediati, come accaduto all’esordio di Paola Cortellesi un anno fa.

Poiché nella “guerra tra poveri” che annualmente si scatena al momento del “riparto” delle risorse statali, la promozione viene sempre per ultima e si accontenta delle briciole, sarebbe tempo che produttori, distributori, esercenti riflettessero un po’ su quanto è giusto chiedere ai legislatori e allo Stato.

Non si tratta tanto di chiedere di più (anche se l’industria dell’audiovisivo è cruciale per la nostra immagine internazionale e genera risorse indirette almeno per due volte e mezzo l’investimento), quanto di dividere la “torta rustica” in modo più lungimirante.

I festival sono la spina dorsale del consumo cinematografico sul territorio

Senza i festival – ormai una spina dorsale del consumo cinematografico sul territorio – i primi a soffrire saranno gli autori e i produttori; senza i festival i consumatori finali (chiamiamoli così gli spettatori) saranno più poveri, resteranno prigionieri del marketing internazionale, perderanno il “gusto degli altri”.

Basta leggere in filigrana i risultati della promozione estiva del cinema (la campagna del Mic “Cinema Revolution”) per notare come si accentui sempre di più una polarizzazione a favore dei blockbuster predigeriti grazie al marketing multinazionale.

Altra cosa è la valutazione del merito: non tutti i film sono buoni per la sala, non tutti si fanno solo per generare incassi.

Allo stesso modo, non tutti i festival aiutano davvero l’industria e la cultura audiovisiva, preferendo in alcuni casi la semplice passerella di volti noti, a scapito delle opere.

Ma le invocate “commissioni di esperti” dovrebbero servire proprio a questo, a distinguere il grano dall’oglio, proprio come fanno i buoni selezionatori di festival quando compongono i loro programmi.

I 148 festival sostenuti dal Ministero della Cultura nel 2023 (su 265 istanze) sono davvero gli unici meritevoli? Molti di noi sono sull’orlo del fallimento…

Oggi sappiamo solo che, in paziente attesa delle decisioni ministeriali (siamo a fine settembre e la nebbia non si è ancora diradata), molti di noi sono sull’orlo del fallimento.

Che siamo buoni o no, è tutto da dimostrare, anche se l’associazione dei festival (Afic – Associazione Festival Italiani di Cinema), che ho contribuito a far nascere e crescere, ha prodotto una prima autoregolamentazione. Sempre perfettibile, ma oggettiva e valutabile.

In questo quadro, non mi sento di gettare la croce addosso alla Festa di Roma che invoca maggiori supporti dal settore privato.

Una sana gestione delle risorse dovrebbe attrarre investimenti privati e il modello virtuoso mi appare quello che trova un reale equilibrio tra la mano pubblica, a mio parere doverosa, e capitale privato in cerca di visibilità.

Di certo è un’iperbole retorica affermare, parlando della Festa del Cinema, che “ci sono festival molto più piccoli che hanno budget quattro volte più alti” (così ha sostenuto Salvatore Nastasi, neo Presidente della Fondazione Cinema per Roma, venerdì scorso, in occasione della presentazione della edizione n° 19 della “Festa del Cinema” di Roma; nota della redazione).

Ma è un dato reale che i festival dovrebbero avere più fantasia e intraprendenza per convincere le imprese a partecipare all’“impresa cultura”.

A patto però che lo Stato dimostri per primo di crederci, non continuando a guardarli come una inevitabile ma fastidiosa “mosca cocchiera”.

Siamo una realtà viva e dinamica; senza di noi, il cinema in sala fatica e forse morirà con noi.

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https://www.key4biz.it/leconomia-dei-festival-cinematografici-in-italia-tanti-oltre-600-ma-mal-sostenuti-dallo-stato/505045/




Presentata oggi la 19ª ‘Festa del Cinema’ di Roma: il neo Presidente Salvo Nastasi (anche Presidente Siae) lamenta budget modesto, 8,5 milioni di euro

Questa mattina, curiosamente non presso l’Auditorium Parco della Musica, ma presso il Teatro Olimpico, è stata presenta l’edizione n° 19 della “Festa del Cinema” di Roma, in programma dal 16 al 27 ottobre: una kermesse ormai “storica”, e ben dotata di risorse economiche, anche se nessuno è in grado di valutare la sua reale efficacia come strumento di promozione del cinema italiano nelle sale…

Dedicheremo tra poco una qualche attenzione al programma 2024, ma quella che riteniamo possa essere considerata la notizia più interessante, curiosa, intrigante, è una sortita del potente Presidente della Siae (Società Italiana Autori e Editori), Salvatore Nastasi (detto Salvo), che da due mesi è stato chiamato (dal Sindaco di Roma Capitale, uno dei co-fondatori della kermesse) a presiedere anche la Fondazione Cinema per Roma, che la “Festa” organizza. Notizia inattesa per due ragioni: Salvo Nastasi è uomo che conosce bene le istituzioni culturali nazionali (basti pensare che è stato per anni Segretario Generale del Ministero della Cultura e fiduciario del più longevo Ministro della Cultura d’Italia, il “dem” Dario Franceschini) e non rientra esattamente nel suo stile… lamentarsi, non in pubblico almeno; eppure questa mattina, pur essendo alla guida di una manifestazione consolidata che beneficia di circa 9 milioni di euro di risorse, si è lamentato nei confronti degli sponsor, anzi specificamente dello sponsor principale, Bnl Paribas; la seconda ragione è non meno interessante, perché il budget di cui beneficia la “Festa” romana è superiore al totale del sostegno che il Ministero della Cultura (Direzione Cinema e Audiovisivo) assegna a tutti gli altri festival cinematografici italiani, ovvero circa 150 iniziative (per la precisione: 148 festival) su tutto il territorio nazionale, che nel 2023 hanno ricevuto contributi ministeriali complessivamente per 7 milioni di euro.

Assistiamo quindi ad una sorta di paradosso, almeno in termini di “politica culturale” (razionale).

Procediamo con ordine.

Sostiene Salvatore Nastasi (che è subentrato nel luglio 2024 a Gianluca Farinelli, che ha lasciato la presidenza dopo due anni): il budget della Festa del Cinema di Roma “è di 8 milioni e mezzo di euro per 100 titoli in tutta la città. Ci sono festival molto più piccoli che hanno budget 4 volte più alti. Ora, è facile dire che avremo bisogno di più risorse, ma è altrettanto facile comprendere l’enorme sforzo organizzativo che c’è dietro questa manifestazione… Non credo esista una festa al mondo che dia questa offerta a cittadini ed è una riflessione che bisogna assolutamente fare”. Sarebbe interessante conoscer quali sarebbero i “festival molto più piccoli” che hanno budget “4 volte più alti”, ovvero che veleggerebbero sui 40 milioni di euro (8 x 5 = 40): temiamo si tratti di un “refuso” del Presidente Siae…

E si sofferma sugli sponsor: “ringrazio tutti ma non può esistere che una banca, Bnl, che ci sostiene da tanti anni, ci dia un sesto, un settimo rispetto a 19 anni fa. E questo vale anche per gli altri: ormai è un’abitudine chiedere di più con meno. Noi invece vogliamo aspirare al massimo”. Poi, con ironia, ha aggiunto: “adesso Bnl si arrabbierà… ma nel caso troveremo un’altra banca, italiana magari”.

La “Festa del Cinema” – ha continuato Nastasi – “è una festa unica, dedicata al pubblico. Lo dimostrano i numeri, con quasi 100.000 spettatori l’anno scorso e 200.000 presenze per le arene estive. Il punto di forza risiede nella trasversalità dell’offerta, che spazia dalle serie ai documentari, dalle grandi ricorrenze alle produzioni più recenti, su cui gli organizzatori hanno investito molto… Non esistono paragoni con altri festival, noi ci sentiamo affini ad un modello simile a quello dei festival delle grandi città, come Berlino e Londra”. Ed ha concluso “l’obiettivo futuro è iniziare le arene estive prima cosi che il festival sia il corollario di tutto e non l’inizio”.

Non precisa il Presidente della Fondazione Cinema per Roma se i titoli proiettati durante la “Festa” beneficiano poi di una effettiva distribuzione “theatrical”, ma riteniamo che uno studio “ad hoc” dimostrerebbe che si tratta di una simpatica “vetrina” che stimola sì migliaia di spettatori (cinefili appassionati), ma la gran parte dei titoli presentati non esce poi nei cinematografici.

Si tratta dello stesso fenomeno – surreale – che riguarda il Festival di Venezia…

La questione è quindi: quanto contribuisce realmente (retorica autocompiaciuta a parte) la “Festa di Roma” alla promozione del cinema in sala, e specificamente del cinema “made in Italy”???

La stessa domanda l’abbiamo posta su queste stesse colonne in relazione al “Festival di Venezia” e naturalmente nessuno è stato in grado di fornire una risposta accurata e precisa: vedi “Key4biz” del 30 agosto 2024, “Festival di Venezia edizione 81: promozione gratuita per il cinema americano? Tanto paga lo Stato italiano”.

A fronte delle lamentazioni di Salvatore Nastasi, cosa dovrebbero pensare gli organizzatori delle centinaia di festival cinematografici sparsi su tutto il territorio nazionale?!

Festival che peraltro ricevono una somma complessivamente modesta (anzi – diciamolo! – ridicola!) dal Ministero della Cultura (Dgca), e la ricevono con tempistiche indegne di un Paese che tiene alla propria cultura: abbiamo già segnalato (denunciato) come il bando della Dgca per i contributi per l’anno solare 2024 sia stato pubblicato il 21 giugno 2024, la scadenza è stata fino al 28 luglio, e, ad oggi, 20 settembre 2024, non si ha previsione alcuna di quando verranno pubblicati i risultati, dato che la nuova commissione ministeriale degli esperti preposti alla valutazione delle istanze non è stata ancora formata… Con modalità non proprio impeccabili, l’atto di nomina è stata l’ultima firma dell’ex Ministro Gennaro Sangiuliano, il 6 settembre scorso, ma il suo successore ha precisato in Parlamento che lui vuole rivedere l’elenco della eletta schiera dei “saggi” scelti dal predecessore…

Insomma, i risultati per l’anno solare 2024 del sostegno pubblico ai festival cinematografici italiani vedranno la luce forse a novembre, se non dicembre: a quella data, la quasi totalità delle kermesse sarà ovviamente bella che conclusa… Una dinamica intollerabile, se non fosse per la rassegnazione ormai prevalente di centinaia e centinaia di organizzatori culturali in tutta Italia.

Si segnala peraltro che nel “piano di riparto” dei fondi pubblici a favore del cinema e dell’audiovisivo (746 milioni di euro nel 2023, 696 milioni nel 2024), soltanto un 1 % (dicesi: uno per cento!) viene destinato ai festival altri rispetto alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia…

Si tratta di solo 7 milioni di euro nel 2024, la stessa cifra dell’anno 2023…

Il Festival di Venezia, da solo, assorbe invece ben 13,5 milioni di euro dal budget “cinema e audiovisivo” del Ministero della Cultura (dotazione altra rispetto ai 7 milioni destinati a tutti gli altri festival cinematografici). Il totale del budget di Venezia è complessivamente di 23 milioni di euro…

Nel 2023, la Dgca del Mic (diretta da Nicola Borrelli) ha ricevuto 265 istanze di finanziamento (sovvenzionamento) di cui 148 sono state accolte (56 % del totale), a fronte di 117 richieste bocciate (44 %). Questi 148 festival hanno beneficiato di un contributo Mic nell’ordine giustappunto di 7 milioni di euro.

Si ricordi che, di questi 7 milioni, nel 2023 ben 1 milione di euro è stato assorbito dal controverso festival di Giffoni Valle Piana, che si è lamentato perché l’ex Ministro Sangiuliano, nel bando per l’anno 2024, ha introdotto un tetto di 400.000 euro per singolo festival (vedi “Key4biz” del 30 luglio 2024, “Il “caso Giffoni Festival”, ecco il perché del taglio di circa 600mila euro del contributo ministeriale”).

E si consideri che i festival cinematografici che hanno bussato alla porta del Ministero della Cultura sono soltanto meno della metà del totale delle iniziative censite da IsICult nel progetto “Italia dei Festival” (iniziativa sostenuta dalla stessa Dgca del Mic come “progetto speciale”), che, su un totale di 2.689 festival censiti (in tutte le discipline ed arti: cinema, teatro, musica, danza, letteratura, ecc.), ha schedato finora ben 613 festival cinematografici su tutto il territorio nazionale (manifestazioni che rappresentano un 23 % dell’universo festivaliero italiano).

La domanda sorge spontanea: con quale coraggio – in termini di politica culturale – Salvatore Nastasi si lamenta della “pochezza” del budget della Festa del Cinema di Roma e specificamente degli sponsor privati?!

Se fossimo i promotori di una piccola o medio-piccola iniziativa festivaliera – che cerca a gran fatica di chiudere il proprio budget con poche decine di migliaia di euro – saremmo presi da una discreta irritazione.

La “Festa” romana ha un budget di 8,2 milioni di euro, di cui 4,5 milioni (il 55 %) da contributi pubblici

Attingendo a dati ufficiali (approvati dal Cda della Fondazione il 1° dicembre 2023), queste le cifre-chiave dell’economia della “Festa” romana: totale di ricavi (previsione budget 2024) di 8,2 milioni di euro, di cui contributi pubblici 4,5 milioni, corrispondenti al 55 %.

Di questi 4,5 milioni di danari pubblici: il Comune di Roma apporta 1,3 milioni, 1 milione di euro viene da Cinecittà, 800.000 euro circa dalla Regione Lazio, 600.000 euro da bandi del Ministero della Cultura, 400.000 euro la Camera di Commercio (la Cciaa di Roma), 210.000 euro dalla Siae (di cui è Presidente lo stesso Nastasi, e qualcuno potrebbe osservare questa coincidenza di ruoli). Questi sostegni pubblici portano ad un totale di 4,3 milioni di euro, che vanno integrati da altri contributi minori…

Pochi?! Tanti?! Chi può dirlo???

A livello di “sponsor”, questa la situazione: nel 2022, sono venuti 1,5 milioni di euro (di cui “tecnici” circa 500mila euro); nel 2023, sono saliti a 1,9 milioni di (cui 600mila “tecnici”); nel 2024, si prevedono 2,2 milioni (di cui 500mila “tecnici”). Di fatto, al di là del taglio relativo a Bnl (immaginiamo peraltro che il gruppo Intesa Sanpaolo – maggiore intermediario sul “Tax Credit” del cinema e dell’audiovisivo italiano – sia ben pronto a mettere la sua fiche sul tavolo…) sul totale del “valore della produzione”, la dimensione dell’intervento degli sponsor – in valore assoluto – è andata crescendo…

Qual è il problema – in fondo – al di là dello specifico “caso Fondazione Cinema per Roma”? La prevalente mancanza di valutazioni di impatto delle iniziative culturali (dalle piccole alle medie alle grandi, per arrivare giustappunto alle grandissime, da Venezia a Roma…): la patologia forse più grave del nostro Paese, perché, senza questi studi, come diavolo è possibile “quantificare” l’intensità del sostegno pubblico?!

Perché dare “x” ad Alfa ed “y” a Beta???

Da decenni (dalla sua fondazione, nel lontano 1992), l’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult conduce una battaglia che è al contempo tecnica, scientifica e politica (di “politica culturale” trattasi): trasparenza ed efficienza ed efficacia ed equità… Su questi temi, ci limitiamo a rimandare ad uno dei tanti nostri interventi su queste colonne, risalente ad un paio di anni fa: vedi “Key4biz” del 14 ottobre 2022, “Mia e Festival del Cinema: servono davvero allo sviluppo del sistema audiovisivo nazionale?”…

A quanto è dato sapere, per quanto riguarda la Festa del Cinema di Roma sono state realizzate, nel corso di quasi 20 anni di attività, soltanto 2 “valutazioni di impatto”: una nel 2009, affidata alla Fondazione “Rosselli” (fondata nel 1988, fallita nel 2014) ovvero al suo scomparso Istituto per l’Economia dei Media (Iem), ma focalizzata sul mercato internazionale dei film italiani ed una affidata a Ptslclass spa (la stessa società di consulenza alla quale, da sei anni di seguito, il Mic affida la “valutazione di impatto” della Legge Cinema e Audiovisivo – la n. 220 del 2016 – assieme alla Università Cattolica) relativa all’edizione n° 16 della Festa, nel 2022, report non reso di pubblico dominio… A che serve realizzare simili studi, se non vengono condivisi con la comunità professionale?!

Il Presidente Nastasi ha molto enfatizzato la centralità delle “arene estive” (come luogo di fruizione e partecipazione), ma non sono disponibili dati ed analisi per comprendere se le “arene” siano alleate o meno delle “sale cinematografiche”… Anche perché gran parte dell’offerta di titoli delle arene è rappresentata da vecchie pellicole fuori dai circuiti cinematografici, e finanche spesso gratuite… Queste iniziative contribuiranno sicuramente alla “educazione audiovisiva” della cittadinanza (in senso lato), ma quanto sono benefiche per il rafforzamento del tessuto produttivo del cinema “made in Italy” ed alla sua fruizione complessiva da parte dei cittadini?!

Il programma della “Festa” romana edizione n° 19? Ancora una volta un ricco “red carpet” – pagato dallo Stato – a tutto vantaggio dei film stranieri (e delle serie tv)?

Un qualche cenno al programma della “Festa” n° 19?! Certamente: non solo il già annunciato evento “Megalopolis” di Francis Ford Coppola (in pre-apertura il 14 ottobre negli studi di Cinecittà), ma anche “Modì” di Johnny Depp con Riccardo Scamarcio nel ruolo di Modigliani e Al Pacino in quello di un mercante d’arte; il thriller di Gabriele Muccino “Fino alla fine”; “Eterno visionario” di Michele Placido (tratto da “Il gioco delle parti, vita straordinaria di Luigi Pirandello” di Matteo Collura con Fabrizio Bentivoglio nella parte di Pirandello); “U.S. Palmese” dei Manetti Bros, e, tra le serie, “Mike” con Claudio Gioele nei panni di Mike Bongiorno; “L’amica geniale. Storia della bambina perduta” di Laura Bispuri; “Avetrana – Qui non è Hollywood”, sull’omicidio di Sara Scazzi; “Bad Guy 2” con Luigi Lo Cascio e “Miss Fallaci” di Luca Ribuoli con Miriam Leone nei panni della scrittrice… Questi solo alcuni degli appuntamenti annunciati stamani al Teatro Olimpico dalla Direttrice Artistica Paola Malanga (già dirigente di Rai Cinema), dal Presidente Salvatore Nastasi, e da Francesca Via, Direttrice Generale. Ed ancora, in un’edizione declinata al maschile, due “premi alla carriera” a Viggo Mortensen, in occasione della presentazione del suo nuovo film, “The Dead Don’t Hurt”, da lui scritto, diretto e interpretato e a Johnny Depp, che invece porta a Roma il già citato “Modì”. Sono 4 i film italiani in concorso sui 18 in gara, ovvero: “Berlinguer – La grande ambizione” di Andrea Segre con Elio Germano nel ruolo del politico; “L’albero”, opera prima di Sara Petraglia; “L’isola degli idealisti” di Elisabetta Sgarbi; “Paradiso in vendita” di Luca Barbareschi…

Come dire? Ancora una volta, a Roma come a Venezia, lo Stato italico organizza – a proprie spese – “red carpet” a tutto vantaggio delle cinematografie straniere… Ne hanno bisogno, queste opere non italiche, di un’ulteriore grancassa comunicazionale e promozionale? Non ci sembra.

E ci domandiamo perché kermesse che sono nate come “cinematografiche” debbono aprire le porte alle serie televisive, dato che le emittenti e le piattaforme non hanno certo necessità di questi ulteriori strumenti di promozione…

Da segnalare che, dopo diversi giorni di silenzio, questa mattina è riapparsa in pubblico a Roma la senatrice Lucia Borgonzoni, che parrebbe vedrà confermata la propria delega su cinema e audiovisivo che le era stata assegnata dall’ex Ministro Gennaro Sangiuliano. Con il suo abituale ottimismo, ha decantato i grandi meriti della “Festa” romana: “esattamente un anno fa, alla Festa del Cinema di Roma prendeva il via la straordinaria avventura che ha portato Paola Cortellesi alla conquista di milioni di spettatrici e spettatori in tutto il mondo. Segnato da un’ovazione del pubblico e da un successo della critica da pagine di storia, con il suo fortunato viaggio partito proprio da qui l’esordio alla regia dell’artista romana ‘C’è ancora domani” guida verso una duplice riflessione”.

È intrepida la tesi di Lucia Borgonzoni, secondo la quale il successo di botteghino del film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” sarebbe stato promosso dalla presentazione alla “Festa del Cinema”: un approccio piuttosto limitato ed unidimensionale (in termini di analisi multivariata del marketing culturale). Ha sostenuto la Sottosegretaria: “da un lato, testimonia la centralità di appuntamenti del calibro della rassegna capitolina nella partita per la crescita nel panorama internazionale del ‘sistema cinema’ italiano, con i festival – anello di congiunzione tra prodotto e botteghino – impegnati a giocare un ruolo chiave nell’opera di sviluppo del settore. Dall’altro lato, dimostra la reattività del pubblico che, toccate le giuste corde, risponde con entusiasmo e riempie le sale, anche d’estate”.

E nuovamente Lucia Borgonzoni si bea dell’iniziativa promozionale a lei tanto cara, ovvero “Cinema Revolution” (ormai un tema controverso non meno del fino a poco tempo fa – da lei stessa – decantato strumento del “Tax Credit”): “obiettivo, quest’ultimo, che rientra tra le priorità del Ministero della Cultura, che infatti ha investito e continuerà a farlo (già annunciata l’edizione 2025) nella campagna per la destagionalizzazione del prodotto ‘Cinema Revolution’”. Ha precisato: “festival, sale cinematografiche, esercenti, spettatori, ma non solo… Le politiche del Mic sono orientate al rafforzamento di tutto il sistema con un’azione che si articola su più fronti e va dall’attività volta all’internazionalizzazione del comparto, al sostegno dei nuovi talenti e alla valorizzazione degli artisti che hanno fatto grande il nostro passato all’attività di formazione delle maestranze e di educazione all’immagine nelle scuole, senza dimenticare il supporto alle imprese o gli investimenti del Pnrr per il potenziamento di Cinecittà. Uno sguardo d’insieme sulla filiera del cinema italiano per fare di questo motore culturale ed economico del Paese un’industria sempre più prospera. E grazie al Ministero della Cultura saranno proprio gli Studi di Cinecittà – tempio italiano delle produzioni cinematografiche, che ha dato lustro al nostro Paese nel mondo – ad ospitare l’evento di preapertura di questa edizione della Festa, l’anteprima italiana dell’opera più recente del maestro italoamericano Francis Ford Coppola”.

Insomma – ancora una volta – va tutto bene…

E naturalmente la ciliegina sulla torta l’hanno messa Chiara Sbarigia e Manuela Cacciamani, rispettivamente Presidente e Ad di Cinecittà (si ricordi che Sbarigia è anche Presidente dell’Apa – Associazione Produttori Audiovisivi; Cacciamani ha invece lasciato la presidenza dell’Unione Editori e Creators dell’Anica, che è stata assunta ieri da Carlo Rodomonti, dirigente di RaiCinema) anche loro intervenute alla presentazione (assieme al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ed al Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, entrambi gongolanti): “la diciannovesima Festa del Cinema di Roma prende vita in un momento in cui il pubblico dimostra di avere di nuovo voglia di grande cinema. Lo dicono i dati dell’estate con le presenze in sala e nelle arene estive, tra cui ‘Effetto Notte’, lo spazio all’aperto che Cinecittà ha gestito con i cult horror italiani restaurati nei suoi laboratori, che ogni sera ha registrato il tutto esaurito. Un mese dopo alcuni di quei capolavori firmati da Dario Argento sono stati riproposti in tutta Italia totalizzando 12mila presenze in pieno agosto. È uno dei tanti risultati tangibili di come Cinecittà stia svolgendo un ruolo sempre più attivo nella conservazione, nel restauro e nella diffusione dei film. Mission che porta avanti assieme a quella del supporto alla produzione cinematografica. L’anima culturale di Cinecittà dimostra che un servizio pubblico può restituire passione oltre alla conoscenza. Ecco perché Cinecittà avrà un ruolo molto più visibile in questa Festa, con spazi ufficiali dedicati ed esclusivi”. E nuovamente amplificatori a favore di Scorsese: “gli Studios ospiteranno la grande preapertura, l’anteprima italiana di ‘Megalopolis’, presentato dal vivo dal suo visionario regista, il maestro Francis Ford Coppola: un evento che dal Teatro 10 arriverà al vasto pubblico dell’Auditorium in diretta streaming”.

Si ricordi che “Megalopolis” è una produzione “made in Usa”, tra American Zoetrope e Lionsgate (la distribuzione in Italia sarà cura dalla Eagle Pictures). Le riprese del film erano inizialmente previste a Cinecittà, ma poi il film è stato girato sull’innovativo palcoscenico a Led installato nel Prysm Stage degli Trilith Studios, ad Atlanta (Georgia)…

Noi, da analisti oggettivi (e sulla base dei monitoraggi curati da Cinetel), tutta questa… “voglia di grande cinema” (sic) non la vediamo.

Sicuramente, non di “cinema italiano”, dato che l’attuale quota di mercato dei film “made in Italy” è semplicemente penosa. Anzi, vergognosa.

“Voglia di grande cinema”? Non parrebbe… se Cinetel dimostra che nelle prime 2 settimane del settembre 2024 siamo a – 24 % rispetto agli spettatori cinematografici dello stesso periodo del 2023 (ed a – 43 % rispetto al 2019)

La ripresa dei consumi estivi c’è stata, ma è stata lieve e comunque con modestissimo impatto sui complessivi processi di fruizione degli italiani: è Cinetel a certificare, per esempio, che nei primi 15 giorni del settembre 2023, sono stati incassati soltanto 15,7 milioni di euro, corrispondenti ad un – 32 % rispetto al 2023 ed a un – 43 % sul 2019 (l’anno “pre-Covid”).

Gli spettatori sono stati soltanto 2,4 milioni, corrispondenti al – 24 % sul 2023 ed al – 43 % sul 2019: dove è la evocata “voglia di grande cinema”?!

Ancora una volta, un fiume di retorica, a fronte del perdurante deficit di strumentazione tecnica adeguata allo studio, all’impostazione, alla realizzazione, alla valutazione di politiche culturali efficaci e moderne.

Clicca qui, per la videoregistrazione della conferenza stampa della 19ª Festa del Cinema di Roma, sul canale YouTube della Fondazione Cinema per Roma, tenutasi il 20 settembre 2023, Teatro Olimpico, Roma.

[ Ha collaborato Vincenzo Carrano. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale).

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https://www.key4biz.it/presentata-oggi-la-19a-festa-del-cinema-di-roma-il-neo-presidente-salvo-nastasi-anche-presidente-siae-lamenta-budget-modesto-85-milioni-di-euro/504998/




AI nell’industria dei media, impiegata da sette aziende su dieci

Il Rapporto Ascendant sull’AI nell’industria dei media

Il 71% delle aziende del settore media sta già impiegando in maniera crescente soluzioni di intelligenza artificiale (AI) nella gestione dei contenuti, evidenziando l’importanza di questa tecnologia per migliorare l’efficienza, mentre nell’85% dei casi l’AI utilizza per lo sviluppo dei prodotti e di nuove funzionalità.

Questo il quadro generale restituito dal Rapporto Ascendant di Minsait (Indra) dal titolo “AI: radiografia di una rivoluzione in corso”, dedicato all’esame del livello di adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende private e nelle istituzioni pubbliche.

Come si utilizza l’AI e perchè

E sono diversi gli impieghi dell’AI nell’industria dei media in generale: dalla produzione di contenuti alla traduzione di testi, fino alla gestione dei documenti, per ottimizzare e innovare i processi operativi dei media tradizionali.

Un’industria che vede nell’AI uno strumento in grado di migliorare la gestione dei contenuti per la distribuzione personalizzata o l’ottimizzazione dei titoli (70%), la gestione della pubblicità per personalizzare le campagne e analizzarne le prestazioni (57%), l’aumento dell’efficienza operativa (54%), l’offerta di servizi e la conoscenza dei clienti, ottimizzando così i risultati aziendali (46%).

Dalla progettazione di servizi e contenuti alla gestione dei clienti

Non solo, perché consente di migliorare l’esperienza utente e incoraggia il consumo di nuovi contenuti audiovisivi, anche attraverso l’iper-personalizzazione della user experience.

Le aziende del settore impiegano l’AI soprattutto per progettare nuovi servizi e contenuti (43%), per migliorare la conoscenza e la gestione dei clienti (29%) e nel restante dei casi per stabilire strategie di pricing e identificare opportunità e minacce del mercato.

AI, media e nuove TV

L’evoluzione del televisore verso internet e lo streaming ha sancito, se non proprio la fine, un ridimensionamento epocale delle tradizionali pellicole da vedere nelle sale cinematografiche.

L’intelligenza artificiale si farà strada sempre di più anche nei nostri televisori, compresi quelli più grandi ormai fotografatissimi nelle fiere.

Per fare un esempio riportato in un articolo pubblicato sul nostro sito a firma di Edoardo Stigliani, poche settimane fa Google ha presentato il nuovo Google TV Streamer, destinato a prendere il posto occupato finora dalla Chromecast, il dispositivo che ha permesso di rendere “smart” anche TV che non lo erano ma avevano una presa HDMI libera. Tra le novità c’è proprio la presenza di una serie di funzionalità AI basate su Google Gemini, così come per gli altri apparecchi della gamma Nest per la smart home.

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https://www.key4biz.it/ai-nellindustria-dei-media-impiegata-da-sette-aziende-su-dieci/504894/




Cultura: da dopodomani al via il G7 a Napoli, mentre il settore è in stagnazione

Il settore cine-audiovisivo italiano versa in uno stato di assoluta stagnazione, come già scrivevamo venerdì della scorsa settimana su queste colonne (vedi “Key4biz” del 13 settembre 2024, “Nicola Maccanico fa un passo indietro e rinuncia all’incarico in Fremantle”)…

Non si ha notizia delle annunciate nuove “commissioni di esperti” cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, dopo che il neo titolare del Collegio Romano Alessandro Giuli ha annunciato, in Parlamento, che avrebbe “rivisto e corretto” l’eletta schiera formata dal suo predecessore Gennaro Sangiuliano in impropria modalità “last minute”…

I giorni passano, le settimane passano, l’attesa della comunità professionale del cinema e dell’audiovisivo cresce, ma nessuno – istituzionalmente – sembra realmente preoccuparsene…

Nessuna notizia dei 20 e più decreti “direttoriali” che il Direttore Generale del Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli deve firmare…

Il Ministro Giuli sarà impegnato da dopo domani venerdì 20 a sabato 21 nel “G7 della Cultura” in quel di Napoli (il programma appare piuttosto rituale ed evanescente, come si rivelano essere spesso questi incontri “supremi”…), e quindi chissà quando le nuove commissioni dei “saggi”, chiamati ad esprimersi su film e festival che lo Stato ritiene di voler sostenere, diverranno operative.

Operative quindi forse a fine settembre?!

E quando si esprimeranno sulle centinaia e centinaia di istanze che sono andate accumulandosi nei sottodimensionati (come organico) uffici di Santa Croce in Gerusalemme?

Fine ottobre?! Fine novembre?? Fine dicembre???

Centinaia e centinaia di imprenditori ed operatori culturali in esasperata attesa…

Ricordiamo ancora una volta che, film in gestazione a parte, ci sono in Italia centinaia e centinaia di organizzatori culturali di festival cinematografici che, da metà settembre dell’anno in corso, non sanno ancora se la loro manifestazione verrà sostenuta dallo Stato, a valere sui fondi pubblici per il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2024 (l’anno solare): buona parte di questi festival sono stati già realizzati, i promotori si sono impegnati con banche e sponsor, ma ad oggi non sanno ancora se la propria iniziativa potrà beneficiare del sostegno dello Stato? Per alcuni di loro, se l’esito (che sarà) delle commissioni (che saranno) sarà negativo, il rischio di fallimento e di morte dell’intrapresa è veramente dietro l’angolo. Eppure, non emerge una voce di lamentazione e protesta, nemmeno dall’associazione che rappresenta oltre 100 festival cinematografici (l’Afic). Ancora una volta, sembra prevalere un brutto mix tra rassegnazione (un fenomeno triste, che abbiamo assimilato all’astensionismo elettorale) e timore di ritorsioni (c’è in effetti chi ha paura che, protestando, il Principe possa infastidirsi e vendicarsi con i protestatari…).

In questo scenario sostanzialmente congelato, si registrano ancora strascichi del tragi-comico “caso Sangiuliano-Boccia”… Sabato scorso, il maestro Pupi Avati ha pubblicato su “il Foglio” una condivisibile lettera aperta a Gennaro Sangiuliano, intitolata “Vi spiego perché il moralismo contro Sangiuliano è stato una vergogna”… Ieri l’altro, sul quotidiano torinese “La Stampa” Sergio Castellitto ha cercato di rispondere alle accuse di sprechi nella gestione del Centro Sperimentale di Cinematografia…

Piccole e grandi vicende – tra miserie umane e bassezze della politica – che alla fin fine distraggono rispetto alle criticità profonde dell’industria dell’immaginario italiano, la cui quota nel “box office” dei cinematografi resta assolutamente penosa: domani giovedì 19 in anteprima e da martedì della prossima settimana 24 settembre nelle sale cinematografiche uscirà il tanto atteso “Parthenope” di Paolo Sorrentino, ma temiamo che non andrà a sollevare le sorti di un sistema complessivamente intorbidito…

La responsabilità di una zoppicante riforma della “Legge Franceschini”

E, sui giornali di destra, ancora oggi (su “il Giornale” e su “La Verità”, che titolano rispettivamente “I soldi di tutti i cittadini e quei film che non guarda nessuno” e “I film pagati dallo Stato sono flop da Oscar”) articoli che rivendicano quanto fosse corretta l’azione di razionalizzazione e moralizzazione voluta da Gennaro Sangiuliano che è stata alla base della riforma annunciata della Legge Franceschini del 2016: come abbiamo scritto (e dimostrato) tante volte – anche su queste colonne – la decisione era corretta in sé, e condivisibile (francamente crediamo anche dalla parte più onesta della sinistra culturale italica), ma è stata impostata male, e la responsabilità dell’errore va ricercata nella persona della Sottosegretaria (allora) delegata, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, che è stata la vera “regista” del processo di riforma… Non è mai stata avviata una consultazione pubblica, aperta e plurale, ma soltanto incontri riservati a porte chiuse… è stata data udienza alle grandi “lobby”, Anica ed Apa in primis (incluse le piattaforme come Netflix), e la voce degli autori e delle tante altre anime del settore (oltre ai produttori) è stata sostanzialmente ignorata… non è mai stata messa a disposizione della comunità professionale una vera e trasparente “valutazione di impatto” della Legge Franceschini, nella sua attuazione dal 2017 al 2023… in sostanza, è stata prodotta – con una gestazione lunghissima (oltre un anno) – una “riforma” piuttosto rozza, che zoppica, frutto di un processo sostanzialmente autocratico… e se ne ha conferma osservando le reazioni nervose (piccate anche, talvolta) della Sottosegretaria, allorquando qualcuno ha avuto l’ardire (e sta avendo ancor il coraggio) di contestare come la legge vada, nella nuova versione, a privilegiare soprattutto i “big player” (in gran pare ormai in mano a multinazionali straniere) e certamente non i piccoli produttori e le società indipendenti…

Che farà il neo Ministro Alessandro Giuli?! Anzitutto, dovrà valutare se confermare o meno la delega su cinema e audiovisivo a Lucia Borgonzoni. La senatrice leghista, da giorni, non si manifesta, sembra quasi in apnea, forse in prudente attesa di vedere o meno riconfermato il proprio ruolo nel settore…

Il “nodo” delle nuove commissioni è senza dubbio l’altra priorità ed anch’esso dipende dal Ministro.

Dipende invece dal Direttore Generale la decina di decreti direttoriali che potrebbero in qualche modo “correggere” alcune delle “storture” dell’ormai famoso decreto interministeriale del 10 luglio 2024 co-firmato da Gennaro Sangiuliano e Giancarlo Giorgetti, sempre ricordando che si tratta di atti di rango diverso e che il margine di operatività concreta di “corrigenda” è comunque limitato…

I triarchi Meloni & Salvini e Tajani: diktat: il Cda della Rai si elegge il 26 settembre (con la benedizione del M5s?)

Su fronte altro (ben correlato comunque con il settore cine-audiovisivo), va segnalato che il Governo – ovvero la maggioranza – ha deciso ieri che le elezioni dei 4 membri del Consiglio di Amministrazione della Rai di competenza di Camera e Senato si terranno giovedì 26 settembre.

La triade Giorgia Meloni e Matteo Salvini e Antonio Tajani si dichiara disponibile a ragionare in prospettiva su una riforma della “governance” del servizio pubblico radio-televisivo (anche nelle more dell’entrata in vigore dell’“European Freedom Media Act”), ma intanto vuole che il cda venga formato, di fatto sulla base della vigente “Legge Renzi”.

Le opposizioni vedono quindi bocciata la loro istanza, emersa in un conato di “campo largo” (Pd + M5s + Avs), di avviare prima la riforma della Rai e poi procedere alle nomine del nuovo cda.

Oggi sul “il Foglio” Carmelo Caruso sostiene che il M5s avrebbe ceduto, e titola “Il Conte Meloni. Il M5s è pronto a votare Agnes presidente Rai, in cambio chiede il Tg3 e così ‘brucia’ il Pd”.

Se così fosse, andremmo ad assistere ad una nuova puntata della sceneggiata retorica “Fuori i partiti dalla Rai”, bellamente contraddetta dai comportamenti concreti della partitocrazia di sempre…

Ancora una volta, il classico predicar bene e razzolare male.

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale).

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