FAPAV, lunedì 2 settembre evento di lancio della campagna “We Are Stories 2”

In occasione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il prossimo lunedì 2 settembre dalle 16:00 alle 17:30, presso l’Italian Pavilion all’Hotel Excelsior, si terrà l’evento dal titolo “We Are Stories 2” Campaign: Women’s Vision and Skills in the Audiovisual Industries”, organizzato dalla Direzione Generale per il Cinema e l’Audiovisivo del Ministero della Cultura in stretta collaborazione con FAPAV.

Nel corso della conferenza sarà presentata ufficialmente e lanciata la seconda edizione della campagna istituzionale antipirateria “We Are Stories”, nata grazie all’impegno di FAPAV in collaborazione con ANEC, ANICA, APA, CRTV, MPA, NUOVOIMAIE, SIAE e UNIVIDEO.

“We Are Stories 2” è una campagna di sensibilizzazione – con una particolare attenzione anche alla disabilità e all’inclusione – che racconta le storie di giovani donne professioniste del settore audiovisivo e che ha l’obiettivo di promuovere la tutela dell’industria culturale scegliendo come protagonisti la legalità, i sogni e le storie delle giovani professioniste del settore che, aspirando a un futuro nell’audiovisivo, sono riuscite ad affermarsi raggiungendo i propri obiettivi e diventando maestranze del settore.

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Da giovedì inizia il Festival di Venezia, la polvere sotto il red carpet

La kermesse veneziana sta per iniziare, con la pre-inaugurazione di giovedì 29 agosto e l’inizio ufficiale venerdì 30: in questi ultimi giorni, segnali contrastanti… 

Giovedì 22 agosto, il monitoraggio mediale curato da IsICult segnala due sortite “parallele”: una intervista del direttore del mensile “Ciak” Flavio Natalia alla Sottosegretaria delegata Lucia Borgonzoni (la quale continua a proporre la sua lettura ostinatamente ottimista delle dinamiche del settore cine-audiovisivo) ed una intervista firmata da Andrea Biondi per il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”, all’Amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Dal Brocco. Ecco i due titoli degli articoli: “Lucia Borgonzoni. Il nostro cinema? Si è risvegliato, ora deve internazionalizzarsi” (su “Ciak”); “Paolo Del Brocco (Rai Cinema): il cinema italiano ha retto. Ora va fermata la crescita dei costi di produzione” (su “Il Sole 24 Ore”)…

Una lettura “incrociata” delle due interviste evidenzia esattamente quegli errori di lettura del sistema che andiamo segnalando (anzi – sia consentito – denunciando) da anni: una visione parziale e acritica, che sembra ignorare quanto l’uso (e l’abuso) dello strumento del “Tax Credit” abbia drogato l’economia complessiva dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana.

Se è vero che l’annata 2024 mostrerà a fine dicembre un lieve incremento complessivo del “box office” (“theatrical”) rispetto al 2023, l’estate di quest’anno conferma una quota di mercato dei film italiani poco superiore al 5 %(cinque per cento) del totale: riteniamo che questo dato (penoso, deprimente, sconfortante) sintetizzi più di ogni altro il reale stato di salute della nostra industria dell’immaginario visivo. Un disastro.

Robert Bernocchi (“The Big Picture”): la campagna promozionale Cinema Revolution “non ha modificato sensibilmente la situazione del cinema italiano”

Che la campagna “Cinema Revolution” (ancora oggi incredibilmente decantata dalla Sottosegretaria) si sia concretamente rivelata e si confermi un assoluto palliativo è ormai evidente, e rimandiamo ad un intervento tecnico di uno dei migliori consulenti specializzati attivi in Italia, qual è Robert Bernocchi. Nella sua accurata newsletter “The Big Picture” (edizione di venerdì 23 agosto) analizza in modo preciso il debole e modesto effetto della campagna: (…) “Quello che invece non mi convince, è quando magari si decidono di continuare delle iniziative solo per dimostrare che hanno funzionato e che si aveva ragione. Basterebbe invece vedere rapidamente che una cosa non è andata come sperato, ragionare sui motivi che non hanno portato al successo e provare subito qualcosa di diverso. In effetti, il problema vero non è che una cosa non funziona, ma la lentezza nel modificarla. Per esempio, è evidente che la leva del prezzo può andar bene quando si ha un film importante molto scontato e a quel punto il pubblico reagisce per non perdere l’occasione. Ma se si pensa che un titolo italiano sconosciuto provochi lo stesso effetto, rischiamo di illuderci, come confermano i numeri evidenziati sopra. Serenamente, accettiamo che questa iniziativa non ha modificato sensibilmente la situazione del cinema italiano, come peraltro avvenuto con diverse altre. E ragioniamo su qualche altra ipotesi. Magari applicandola rapidamente…”. Ricordiamo en passant che non è mai stata resa di pubblico dominio la pianificazione dei mezzi utilizzati per la campagna “Cinema Revolution”, nonostante sia stata richiesta in più occasioni alla Sottosegretaria…

Da segnalare anche un’altra voce indipendente e controcorrente, qual è quella di Stefano Pierpaoli, già alla guida di associazioni di cineasti indipendenti e titolare del Filmstudio (storico cineclub romano), che ha giocato in questi giorni, sulla pagina web di “Consequenze”, con un raccontino liberamente ispirato alle “tre metamorfosi dello spirito” di Nietzsche (il cammello, il leone e il fanciullo…), per descrivere in modo ironico (e talvolta sarcastico) la ulteriore “grande attesa” di tutto il settore per la nomina delle due nuove “Commissioni degli Esperti” (vedi il suo post intitolato “La Commissione dei Selettivi” di giovedì scorso 22 agosto).

Si ricordi che, senza l’insediamento di queste commissioni, l’avvio delle procedure per la concessione dei contributi “selettivi” non può concretizzarsi e l’intero “sistema” permane nella paralisi… 

L’articolo di Pierpaoli si apre con una citazione alta: “Il controllo non può mai essere un mezzo per ottenere un fine pratico. Il controllo non è altro che un mezzo per ottenere un controllo maggiore” (da “Pasto nudo” di William S. Burroughs)…

Di queste commissioni di “saggi” – come abbiamo avuto occasione di scrivere più volte anche su queste colonne – nulla è ancora incredibilmente dato sapere, perché, ad oggi (lunedì 26 agosto 2024), il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano non ha nemmeno fatto pubblicare un avviso per la presentazione di candidature (procedura messa in atto invece dal suo predecessore Dario Franceschini).

I nuovi “saggi” (gli esperti delle Commissioni Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura) usciranno in questi giorni dal “cappello magico” del Ministero della Cultura?

I “nuovi saggi” delle commissioni usciranno improvvisamente dal cappello (magico?!) del Ministro, uno dei prossimi giorni, ignorando (bypassando) criteri elementari di trasparenza e di selezione (che pure sono stati giustamente richiesti settimane fa, ad alta voce, da alcune delle associazioni degli autori)?! 

La maggior parte degli operatori temono ciò, ma Sangiuliano non si è pronunciato sul (delicato) tema.

Ancora non si ha notizia delle prospettate iniziative di protesta al Lido, da parte dei tanti operatori del settore insoddisfatti per le nuove regole introdotte con il decreto interministeriale del 10 luglio (“tax credit produzione”) pubblicato soltanto il 14 agosto 2024 (e da quella data scatta il “conto alla rovescia” di 60 giorni per la pubblicazione dei decreti direttoriali di attuazione: vedi “Key4biz” del 19 agosto 2024, “ “Pubblicato il nuovo Tax Credit Produzione”: scatta il conto alla rovescia di 60 giorni per i decreti applicativi”).

Probabilmente non se ne farà nulla, perché troppo frammentate sono le voci del dissenso, e prevale sempre il soggettivismo italico più esasperato.

Si segnala anche un articolo che è stato ignorato dai media italiani, ovvero un’analisi della situazione del nostro Paese “vista” dagli Stati Uniti d’America: sulle colonne della testata specializzata “Deadline”, Max Goldbart ha registrato la tendenza dei produttori americani a preferire la Spagna all’Italia, dall’estate del 2023, perché fornisce migliori garanzie per le iniziative di coproduzione e di agevolazione fiscale.  Nell’articolo, intitolato “Reformed Italian Film & Tv Tax Credit Will Set $20M Cap For International Projects” (pubblicato il 12 giugno 2024), si legge che, con le nuove regole, la seconda stagione della (assai bella) serie televisiva “The White Lotus”, diretta da Mike White e prodotta da Hbo (in Italia trasmessa da Sky Atlantic), ambientata a Taormina, non sarebbe stata verosimilmente girata in Italia…

La Sottosegretaria Lucia Borgonzoni continua però a rassicurare tutti e a bollare chi critica la sua politica come un sovversivo partigiano della “sinistra”, senza però poter dimostrare quali siano i fondamenti tecnici oggettivi del suo ottimismo (ottimismo che manifestava ad oltranza – si noti bene – anche quando era Sottosegretaria delegata dei Ministri Alberto Bonisoli del M5s e Dario Franceschini del Pd, allorquando il partito di Matteo Salvini si accompagnava a ben altri alleati rispetto agli attuali).

“Tutti i numeri del cinema italiano”… ma proprio “tutti”?!

Viene annunciato per venerdì 29 a Venezia, moderato da Pier Paolo Mocci (direttore della rivista “Fortune Entertainment Italia”), un incontro per la presentazione del dossier annuale della Direzione Cinema e Audiovisivo del Mic (la Dgca diretta da Nicola Borrelli) intitolato “Tutti i numeri del cinema italiano” (edizione 2023). Tante volte abbiamo dimostrato come il termine “tutti” sia inadatto e fuorviante per questa pubblicazione, perché purtroppo nessuno dispone veramente di “tutti” i dati del cinema e dell’audiovisivo italiano (vedi anche “Key4biz” del 10 ottobre 2023, “Il cinema italiano va davvero benissimo?”, sottotitolo “La Sottosegretaria Borgonzoni ribadisce: Il cinema italiano va benissimo. Presentato un report intitolato “Tutti i numeri del cinema italiano”, che non proprio “tutto” rivela”).

Basti pensare che nelle precedenti edizioni di questo rapporto annuale della Dgca non veniva nemmeno offerto l’elenco di tutte le opere cine-audiovisive prodotte nell’anno con il sostegno del Ministero: in questa nuova edizione, almeno questo elenco verrà finalmente messo a disposizione?!

Peraltro, come da avviso ministeriale, entro il 31 luglio scorso l’associazione temporanea di scopo tra Università Cattolica e Ptsclas spa (che ha vinto il bando per la sesta volta consecutiva) dovrebbe aver consegnato alla Dgca la nuova “valutazione di impatto” della Legge Cinema e Audiovisivo per l’anno 2023 ed il primo semestre 2024: quando verrà messa a disposizione della comunità professionale, considerando che quella relativa all’anno 2022 è stata pubblicata sul sito web del Senato il 6 giugno 2024 e sul sito web della Dgca incomprensibilmente soltanto dopo oltre un mese?! 

Sull’argomento, si rimanda a “Key4biz” del 7 giugno 2024, “Legge Cinema e Audiovisivo: pubblicata la “valutazione di impatto” ma è quella per l’anno 2022. L’analisi”. Curiosamente sul sito della Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura questa relazione è stata annunciata dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni soltanto il 15 luglio 2024.

Alla ricerca di una improbabile “comunità unitaria” del cinema italiano…

Giovedì scorso 22 agosto, una neonata associazione di registi, Air3, con base prevalentemente milanese (e con forte presenza di registi pubblicitari) ha annunciato che presenterà a Venezia, venerdì prossimo 30 agosto, gli atti del convegno che ha organizzato, a Milano, qualche mese fa (per la precisione il 28 maggio, “Gli Stati Generali del Cinema Indipendente”), dedicato alla produzione indipendente in Italia. Si legge nel comunicato stampa di annuncio dell’iniziativa veneziana (promossa d’intesa con Doc/it e 100autori): “il cinema italiano si compatta a causa del blocco dei contributi automatici, la stretta sul tax credit e l’assenza di una distribuzione equa delle risorse: si tende a collaborare di più tra varie associazioni con la creazione di una Comunità Unitaria rappresentativa di tutta la Filiera del Cinema e dell’Audiovisivo”.

Interessante osservare come – anche in questo caso – c’è un rinnovato auspicio di “unità”… ma temiamo che la “comunità unitaria” (!) si rivelerà un pio intendimento…

Venezia 2024: una rinnovata “ubriacatura” spettacolare?!

Per come conosciamo il settore (e le sue dinamiche), crediamo – anzi temiamo – che la decina di giorni del Festival di Venezia contribuiranno ad una rinnovata “ubriacatura” spettacolare, tra red carpet e paillettes, tra attori americani ai quali la kermesse regala una vetrina promozionale importante e cineasti italiani costretti comunque alla “serie B”, con una gran quantità di “inutili” incontri…

Con il Governo in passerella, ancora una volta, nella miglior tradizione della “politica spettacolo”. Si annuncia il passaggio del Ministro Gennaro Sangiuliano, ma si ha soprattutto notizia che la Sottosegretaria Lucia Borgonzonipresidierà la kermesse veneziana per tutta la sua durata (da giovedì 29 a sabato 7 settembre), e naturalmente accoglierà a braccia aperte anche il leader del suo partito (nonché Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e Vice Premier) Matteo Salvini. C’è chi segnala un possibile passaggio in Laguna anche della Premier Giorgia Meloni.

Ahinoi… la promozione del cinema “made in Italy” ci ricorda la battuta del mitico Gino Bartali: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”. Ed anche un passaggio dell’ultima canzone di Fabri Fibra “In Italia 2024” ovvero “Ci sono cose che nessuno ti dirà… sei nato e morto qua… Nato nel paese delle mezze verità…”.

Purtroppo il “nuovo corso” che molti attendevano dal governo guidato da Giorgia Meloni non si è concretizzato (o comunque non ancora).

La “bolla” del credito di imposta sta per scoppiare, gli analisti prevedono crisi acuta delle società di produzione indipendente, riduzione radicale dell’occupazione ed una quota di mercato dei film italiani sempre più modesta… 

Eppure c’è chi continua a vedere (a voler vedere) il bicchiere ostinatamente “mezzo pieno”. Ancora ieri, domenica 25 agosto, sulle colonne del quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” il Presidente dell’Anica Francesco Rutellirivendicava la bontà del “Tax Credit” e finanche la sua paternità: “pur con le differenze e le modifiche previste l’impegno del Governo è in continuità con un ciclo partito nel lontano 2008, quando – ero ministro della Cultura – varammo per la prima volta il credito d’imposta. Negli anni, con il ministro Franceschini e diversi governi, la misura si è stabilizzata ed è diventata una costante nel nostro ordinamento, con i finanziamenti al fondo cinema e audiovisivo che durante il periodo Covid sono arrivati a un miliardo. Con un’attenzione bipartisan verso il settore”. 

Ancora una volta: si persevera in un ostinato ottimismo.

In perdurante assenza di una radiografia accurata (seria e indipendente) dei meccanismi di funzionamento dell’economico e del semiotico del cinema e dell’audiovisivo italiano.

Film a gogo, caviale e champagne, red carpet e feste, convegni e convegnucci, a Venezia non saranno certamente come i balli sul Titanic, ma l’impressione è che ben pochi si rendano conto del progressivo… affondamento strutturale del cinema italiano.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. Articolo chiuso in redazione alle ore 10 di lunedì 26 agosto 2024. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz” (ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale). 

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Piattaforma antipirateria, Consip avvierà procedura per una più performante. Battaglia alle VPN

L’anno scorso la piattaforma antipirateria usata da Agcom ha bloccato 18mila pay-tv illegali. Ma non è sufficiente. La piattaforma antipezzotto era stata pensata per ricevere 60/70 operatori di Tlc, oggi ne ha 300. È al punto di saturazione. Così Agcom reclama un nuovo scudo anti-pirateria, più forte dell’attuale e Consip, riporta oggi la Repubblica, “indirà una gara per far realizzare a un fornitore privato lo Scudo 2″.

Sempre dall’articolo di Aldo Fontanarosa si scopre anche che “Agcom ha aperto un faro su un’app Vpn specifica per smart tv, creata da una società con sede legale nell’Ue. E un serrato pressing inizierà, a settembre, anche su due produttori di televisori. Punta a impedire alle persone di scaricare la controversa app sui televisori di quelle due marche”.

Vedremo come andrà a finire questa battaglia alle Vpn sulle smart tv. 

VPN, cosa sono?

VPN sta per Virtual Private Network e indica una connessione che è privata (perché necessita di credenziali per l’accesso) e virtuale (perché crea un ponte tra un client e un server VPN che può essere situato ovunque). Tra i vantaggi? Poter navigare in anonimato. I provider di accesso a Internet (gli ISP) non possono giungere all’indirizzo IP, perché la VPN lo nasconde e cifra il traffico web. 

Ma gli utenti delle iptv illegali che usano anche una VPN devono sapere che sono i nuovi target dei cyber criminali, che riescono a inserire sistemi di mining all’interno di app legittime dedicate all’attivazione proprio delle reti di telecomunicazioni private VPN.

“Pago solo 10 euro al mese”, si sente anche dire da utenti del ‘pezzotto’, ma queste persone sono consapevoli che abbonarsi a IPTV illegali, oltre ad essere un reato, significa anche alimentare la criminalità?

Significa anche meno risorse economiche alla loro squadra del cuore per il calciomercato…

La pirateria, piano piano, può ucciderà il calcio.

Conviene l’acquisto legale.

E conviene anche modificare al più presto la legge antipirateria con cui il Parlamento ha istituito la piattaforma Piracy Shield. Avverrà con l’ultimo decreto Cultura del governo, in via di conversione. Tra i limiti da superare, consentire a un giudice di imporre l’iscrizione all’operatore di telecomunicazioni alla piattaforma. Per questo vuoto normativo, di recente, il Tribunale di Milano ha rigettato il ricorso promosso dalla Lega Serie A, con l’intervento della Lega Serie B, Dazn e Sky Italia nei suoi confronti di Cloudflare, la società statunitense fornitrice di servizi di sicurezza per siti Internet, non iscritta alla piattaforma antipirateria.

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FAPAV a fianco della Lega Serie A per la campagna “#Stopiracy – La Pirateria uccide il Calcio”

FAPAV, la Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, sostiene e plaude la Lega Serie A che, in occasione delle prime due giornate della Serie A ENILIVE 2024/2025, ha promosso, per il quinto anno consecutivo, la campagna “#STOPIRACY – LA PIRATERIA UCCIDE IL CALCIO” pensata per sensibilizzare il grande pubblico rispetto ai danni e ai rischi legati allo streaming illegale di eventi sportivi live.

Federico Bagnoli Rossi

“Secondo gli ultimi dati rilasciati da Ipsos per conto di FAPAV, nel 2023 lo sport live, a fronte di un’incidenza della pirateria stabile, ha fatto registrare un aumento degli atti, superando i 36 milioni.  Sono state stimane 11,4 milioni di fruizione perse (+0,4 mln rispetto al 2021) con un danno economico complessivo di circa 285 milioni di euro. Dati che se si sommano al danno integrale del fenomeno, parliamo di un danno potenziale per le industrie dei contenuti pari a 767 milioni di euro e di circa 2 miliardi di euro la stima di fatturato perso dal Sistema Paese per colpa della pirateria, possiamo facilmente comprendere come non si tratti di un problema economico o industriale ma assume sempre di più una connotazione sociale dove il singolo pirata entra a far parte di un sistema criminale, il cui unico obiettivo è il business. Per questo motivo come FAPAV, siamo da sempre impegnati nel promuovere campagne e progetti di comunicazione finalizzati ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della legalità. Lo faremo in occasione dell’81° edizione della Mostra Internazionale del Cinema a Venezia, presentando ufficialmente la seconda edizione di “We Are Stories”, un viaggio narrativo con le vere storie di giovani professioniste che hanno realizzato il loro sogno, ovvero quello di lavorare nelle industrie audiovisive; continuiamo a farlo insieme alla Lega Serie A cercando di informare gli utenti anche sui rischi che si corrono accedendo a piattaforme di streaming illegali. Informazione sì ma anche contrasto, convinto e tempestivo: il blocco rapido dei siti illegali, le conseguenze amministrative e penali oggetto della nuova legge antipirateria, rappresentano infatti un importante deterrente. Occorre lavorare tutti uniti per combattere quello che è un freno allo sviluppo del nostro Paese” ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente di FAPAV.

Luigi De Siervo

“Cinque anni fa, con la nostra campagna di sensibilizzazione ‘#STOPIRACY – LA PIRATERIA UCCIDE IL CALCIO’, siamo stati capaci di attivare l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica su questa piaga, gestita dalla criminalità organizzata, che ogni anno causa oltre 300milioni di euro di danni ai Club, al calcio italiano, agli operatori televisivi e a tutti coloro che lavorano nel settore. Finalmente nel corso di questa legislatura è stata approvata all’unanimità da Camera e Senato una Legge contro la pirateria, ritenuta da tutti estremamente all’avanguardia, per contrastare la trasmissione illegale delle partite di Campionato, dei film appena usciti al cinema o degli show televisivi. Ma un decisivo e fondamentale passo in avanti è stato compiuto con l’introduzione e l’utilizzo della piattaforma digitale Piracy Shield messa a disposizione dell’AgCom dalla Lega Serie A, che finora ha permesso di individuare e bloccare in tempi rapidi, in modo efficace, migliaia di indirizzi dediti all’attività illecita, punendo severamente i colpevoli di questi atti criminali. Stanno ora per essere apportate dall’Autorità ulteriori migliorie e aggiornamenti tecnici alla piattaforma e confidiamo che queste implementazioni consentiranno di ottenere risultati ancora più importanti, poiché incrementerà il numero di blocchi di segnali pirata realizzabili. Stiamo combattendo una battaglia cruciale, per questo abbiamo bisogno del supporto di tutti e dobbiamo agire come sistema Paese per fermare un fenomeno che uccide il calcio e l’intero settore audiovisivo italiano” ha dichiarato Luigi De Siervo, Amministratore Delegato di Lega Serie A.

Un segnale importante che mette al centro il tema della pirateria sportiva e audiovisiva e soprattutto le tante iniziative promosse dai singoli attori colpiti dal problema ma condivise e rafforzate da un sistema di contrasto unitario.

Il plauso della FAPAV rispetto a questa campagna va esattamente in questa direzione, ossia contribuire attraverso l’informazione, la sensibilizzazione, la comunicazione, a costruire un forte argine a favore della legalità.

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Pubblicato il Decreto “Nuovo Tax Credit Produzione”: scatta il conto alla rovescia di 60 giorni per i decreti applicativi

Qualcuno l’ha interpretata quasi come una… provocazione, ma l’importante è che il tanto atteso decreto interministeriale del Mic e del Mef, cosiddetto “Nuovo Tax Credit Produzione”, firmato da Gennaro Sangiuliano e da Giancarlo Giorgetti il 10 luglio 2024 (anticipato da IsICult in versione comunque definitiva: vedi “Key4biz” del 29 luglio 2024, “Dossier esclusivo IsICult & Key4biz: in anteprima, il tanto atteso Decreto “Tax Credit” di riforma del settore cine-audiovisivo”) sia stato pubblicato, perché da mercoledì della scorsa settimana, il 14 agosto, esso è finalmente apparso sul sito del Ministero della Cultura (ma curiosamente non è stato ancora pubblicato, fino domenica 18 agosto sul sito della Direzione Cinema e Audiovisivo – Dgca): una “provocazione”… perché pubblicarlo il giorno prima di Ferragosto ha determinato una totale assenza di “notiziabilità”… Soltanto l’agenzia stampa specializzata AgCult, lo ha segnalato, con un dispaccio nel pomeriggio di venerdì 16 agosto. Nessuna traccia altrove.

La pubblicazione del controverso decreto è un atto formale importante, perché dal 14 agosto scatta quindi il “conto alla rovescia” per la pubblicazione dei decreti direttoriali che rendono (renderanno) concretamente operativo il nuovo sistema di regole per la ri-attivazione del credito di imposta, dopo un anno di sostanziale paralisi del settore cine-audiovisivo italiano: il decreto interministeriale prevede infatti un termine di 60 giorni per la pubblicazione dei decreti direttoriali. Sia ben chiaro: senza questi decreti, il “sistema” permane ancora congelato. Il resto son “chiacchiere”, ovvero narrazioni, affabulazioni… annunci e promesse, insomma.

Gli ottimisti confidano che il Direttore Generale Nicola Borrelli firmi questi decreti prima dell’inizio del Festival di Venezia, kermesse in occasione della quale la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni li presenterà ufficialmente (è già in calendario una uscita pubblica per il 29 agosto). 

I pessimisti temono che quella veneziana sarà soltanto un (ulteriore) annuncio, una “vetrina” politica (è peraltro previsto il passaggio – come già l’anno scorso – del Vice Premier Matteo Salvini, invitato dalla Sottosegretaria espressa dal suo partito) e che quindi i tanti (se ne prevedono addirittura una decina) decreti direttoriali resteranno in stand-by ancora per settimane…

Nelle more, si ha notizia che verosimilmente “qualcosa” avverrà al Lido, ovvero si concretizzerà una qualche iniziativa di protesta da parte delle associazioni del settore, in prima fila le neonate Siamoaititolidicoda e Ultima Opera, che stanno lavorando assieme in queste torride giornate agostane per costruire un “fronte unitario” di coloro che sono preoccupati per le prevedibili conseguenze di questa avviata riforma della “Legge Franceschini”: in primis, le associazioni dei produttori indipendenti, ma anche aggregazioni di autori e professionisti e lavoratori del settore, che lamentano la debole reattività delle associazioni storiche (dall’Anac ai 100autori) così come dei sindacati… Si ha anche notizia di “divisioni” all’interno delle neonate associazioni, in particolare Siamoaititolidicoda… Il tanto auspicato “fronte unitario” sembra destinato a soccombere a causa del solito policentrismo italico e dall’esasperato soggettivismo dei tanti “attori” in campo…

In effetti, complice l’agosto, non si sono registrate (pubbliche) reazioni critiche – ovvero particolarmente critiche – nei confronti del decreto del 10 luglio e dei due decreti relativi ai “contributi selettivi” pubblicati l’8 agosto scorso… Almeno da parte dei “big player” e delle “lobby” più potenti: in particolare, si osserva il silenzio della cinematografica Anica e della televisiva Apa…

Si ricordi che in un incontro “last minute” convocato qualche settimana fa dalla senatrice leghista, comprensibilmente preoccupata – anche a livello di immagine – del rischio di azioni protestatarie al Lido, il Ministero ha sostenuto che cercherà di apportare una qualche… “correzione” al decreto del 10 luglio, ma va sempre ricordato che i decreti direttoriali sono atti di rango inferiore rispetto al decreto interministeriale, e quindi il margine di manovra per le “corrigende” è veramente modesto.

Siamo convinti che il problema emergerà presto in tutta la sua evidenza, ma naturalmente si deve attendere la pubblicazione dei decreti direttoriali.

Anac, 100autori, Aidac, Wgi e finanche Siae non si pronunciano sul decreto del 10 luglio, ma chiedono un “cambio di regole”: convegno a Venezia il 3 settembre

Va osservato che le principali associazioni degli autori non hanno preso posizione, rispetto al decreto interministeriale del 10 luglio. 

Alcune di esse hanno annunciato però un incontro, per martedì 3 settembre al Lido, che appare veramente curioso: un nobile tentativo di “alzare il tiro”, in termini di “politica culturale”, ma quasi cercando di sfuggire rispetto ad un confronto concreto e diretto sulle attuali azioni (e sulle altre in gestazione) del Governo per riformare la “Legge Franceschini”.

Il comunicato merita essere ripreso, per quanto brilli di… “politichese”:

Si terrà martedì 3 settembre 2024 (dalle ore 9:45) al Lido di Venezia, presso l’Hotel Excelsior, Spazio Incontri – “Venice Production Bridge” l’incontro promosso da 100autori, Aidac, Anac, e Wgi, nell’ambito della XXI edizione delle “Giornate degli autori” con il sostegno di Siae, dal titolo “La Regola del Gioco”.  

Spiegano i promotori (con un comunicato diramato martedì 13 agosto): “lo chiamiamo gioco perché amiamo farlo e perché ci piacciono le citazioni cinefile (i promotori del convegno si riferiscono al film dal titolo omonimo “Le regole del gioco”, per la regia di Curtis Hanson, interpretato da Robert Duvall ed Eric Bana, ma noi crediamo che non sarebbe male riferirsi anche a “La casa dei giochi” di David Mamet con Joe Mantegna… n.d.r.), ma sappiamo bene che l’audiovisivo è qualcosa di molto serio e centrale per il nostro Paese. Un comparto basilare per la cultura e l’economia italiana nel quale il sostegno dello Stato, basato sul principio dell’eccezione culturale, ha grande rilevanza. Come tale ha bisogno di regole che tutelino tutti i soggetti, regole che favoriscano la produttività del settore, ma regole che non perdano mai di vista la traiettoria culturale degli investimenti pubblici. Le autrici e gli autori italiani attraverso le associazioni che li rappresentano 100autori, Aidac, Anac e Wgi, sono uniti saldamente nell’obiettivo comune di contribuire a migliorare queste regole: Regole che non appaiano come calate dall’alto; Regole che si rivelino il frutto di un confronto aperto e reale con le Istituzioni; Regole nelle quali si riconoscano il più possibile tutte le diverse anime del settore; Regole che offrano le stesse opportunità di lavoro alle grandi, come alle piccole realtà. Le legislazioni si evolvono, le norme sono in divenire e ogni Governo è legittimato a cambiarle, ma ogni cambiamento, soprattutto in un settore strategico come questo, non può prescindere dal coinvolgimento diretto delle categorie e degli operatori sui quali ricadranno gli effetti delle riforme. Dal tax credit, ai contributi selettivi e automatici, alle regole per i produttori indipendenti e per tutte le questioni che verranno, vorremmo poter contare su una più stretta e continuativa collaborazione istituzionale. Ma non solo. Come autrici e autori, abbiamo pieno titolo per essere coinvolti nel dibattito dell’intero settore, anche su questioni non direttamente riconducibili alla categoria come quelle relative alla produzione, all’esercizio, all’emittenza televisiva… dibattito dal quale invece si tende ad escluderci, il che non può avvenire, perché il nostro lavoro è al centro dell’intera filiera, una filiera che è sostenuta con risorse pubbliche e sulla loro gestione vogliamo poterci esprimere. Questo è il cambiamento che chiediamo”.

In sostanza, in modo molto diplomato anzi felpato, queste quattro associazioni chiedono di essere coinvolte di più e meglio nei processi decisionali del Ministero: istanza quanto mai legittima, ma oggettivamente tardiva, dato che la riforma della Legge Franceschini è in cantiere ormai da oltre anno, e considerando che ormai uno degli schemi più importanti delle nuove “regole” (appunto) è già stato firmato, protocollato, bollinato, e finalmente pubblicato il 14 agosto 2024 (vedi supra, si tratta giustappunto del “Nuovo Tax Credit Produzione”).

“Cambio di metodo – spiegano 100autori, Aidac, Anac e Wgi – che auspichiamo avvenga anche con tutte le altre anime del settore, nel rispetto delle relative prerogative. Con i produttori, per esempio, vorremmo migliorare le regole che governano i rapporti di lavoro. Con loro vorremmo avviare un confronto per la stesura del primo Contratto collettivo nazionale per le sceneggiatrici e gli sceneggiatori, le registe e i registi che incredibilmente ancora manca per la nostra professione. Li invitiamo quindi ad incontrarci subito dopo la Mostra per porre le basi di un’intesa che garantisca regole certe per il nostro mestiere, a tutela innanzitutto delle nuove generazioni. Il cambiamento di passo nel metodo di lavoro lo abbiamo adottato anche con l’istituzione che ci è più vicina e di cui sono parte integrante 100 autori, Aidac, Anac e Wgi: la Siae. Con la Società degli Autori e delle Autrici il rapporto si è evoluto nell’ultimo anno tramite un’intensa e proficua collaborazione, all’insegna di una più incisiva affermazione del diritto d’autore e della remunerazione adeguata e proporzionata, che include il percorso di applicazione in Italia della direttiva del diritto d’autore con particolare riferimento ai Residuals. Noi chiediamo che tra Istituzioni e autrici e autori, ma anche tra le autrici e gli autori e le altre categorie del settore s’instauri un sistema di regole condivise che rispettino il valore e il ruolo di ogni tassello del vasto mosaico, a partire dalla creatività e dalla libertà di espressione senza le quali non esisterebbe tutto il resto, dall’occupazione, alla crescita produttiva, dalla dignità del lavoro, al diritto degli spettatori ad una fruizione di opere che non siano imposte da schemi culturali e sistemi produttivi che non ci appartengono”.

Molte belle commendevoli intenzioni. Apprezzabili, certo, ma… concretamente, cosa pensano queste quattro associazioni di quel che il Ministero della Cultura sta combinando?! 

E peraltro non ci risulta che, nell’ultimo anno, la voce della Società Italiana Autori Editori (presieduta da Salvatore Nastasi) si sia mai udita – almeno pubblicamente – rispetto alla riforma della Legge Franceschini…

Fabio Ferzetti (L’Espresso): “Cinema. In Italia, malgrado sconti e campagne, è un disastro. Dove sbagliamo? Urge saperlo”

Nelle more, si registra in queste settimane la conferma del crollo del “box office” dei film italiani nei cinematografici, nonostante il solito ormai anche un po’ noioso ostinato ottimismo della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni rispetto ai risultati della piccola campagna promozionale “Cinema Revolution”: ha così commentato il critico cinematografico del settimanale “l’Espresso” Fabio Ferzetti nell’edizione di giovedì della scorsa settimana, 15 agosto 2024: “Vive la France!E non solo alle urne. In luglio, il box office d’Oltralpe registra cifre da boom: 18,71 milioni di spettatori nelle sale in un mese. Altro che post-pandemia, numeri così non si vedevano dal 2011. In Italia, invece, malgrado sconti e campagne, è un disastro. Dove sbagliamo? Urge saperlo”.

Alcuni lo… sanno, ovvero i pochi osservatori critici ed analisti attenti della deriva della “Legge Franceschini” del 2016, tra i quali emerge senza dubbio in prima fila l’avvocato Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (il Csca presieduto dall’avvocatessa Francesca Assumma), che da anni conduce – assieme a chi cura questa rubrica IsICult per “Key4biz” – una battaglia controcorrente nei confronti di chi ha per troppo tempo sostenuto che tutto andava bene, anzi benissimo, addirittura a meraviglia, senza rendersi conto che il sistema stava invece andando incontro al “crash”, e che il baratro si avvicinava… La “Legge Franceschini” ha determinato un “boom” produttivo artificiale, con centinaia di film mai realmente usciti in sala, con una “piena occupazione” drogata dall’assistenzialismo di Stato; finanche con imprenditori (una minoranza, per fortuna) che hanno fatto carte false per approfittare della manna pubblica… E soprattutto con multinazionali dell’audiovisivo straniere che sono venute a vampirizzare il sistema sanguigno del cinema italiano, arricchendosi oltre ogni misura…

La nuova denuncia di Michele Lo Foco (Consiglio Superiore Cinema e Audiovisivo): “Il tax credit ci ha reso una colonia, azzerando le nostre potenzialità artistiche ad esclusivo vantaggio di potentati stranieri spesso alleati con Rai”

Qualche giorno fa, in una chat su WhatsApp di una delle associazioni dei produttori indipendenti, Pmi cinema e Audiovisivo (che aderisce a Cna Cinema e Audiovisivo), la ex Presidente di Agici (un’altra associazione di produttori audiovisivi indipendentti) Marina Marzotto ha sostenuto di ritenere “inopportuni molti commenti e dichiarazioni fatte dall’Avvocato Lo Foco che, in quanto membro del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, ha un ruolo istituzionale che dovrebbe dettare maggiore cautela”. 

La reazione di Lo Foco non si è fatta attendere, sulle colonne del blog “Salvis iuribus”, e merita essere segnalata:

“Confermo…” si intitola l’intervento di Michele Lo Foco, che premette di non aver mai scritto in una “chat” su web e di non aver mai partecipato a conversazioni sui “social”. Sostiene il membro del Csca: “mi sorprende che una operatrice come Marina Marzotto, certamente non baciata dalla fortuna nel cinema e nella televisione, inverta i termini di una definizione, invitandomi ad essere più cauto in quanto membro di una struttura istituzionale. È esattamente il contrario: mi permetto di essere chiaro e diretto proprio perché il ruolo che il Ministro mi ha conferito è quello di valutare le politiche pubbliche, unitamente ad altri membri, da una posizione tecnica che la mia esperienza consente”. Rivendica con orgoglio Lo Foco: “non sono mai stato, nemmeno da giovanissimo, un servo del sistema, ma ciò non mi ha impedito di essere apprezzato per la capacità critica di prevedere i disastri, anche se la maggioranza degli operatori si limita, come la Marzotto, ad accogliere favorevolmente tutti quei provvedimenti che portino soldi al sistema”.

Questa tesi è importante, perché centra il problema: per anni ed anni, la gran parte degli operatori del sistema cine-audiovisivo italiano hanno manifestato il proprio plauso al Principe (di fatto sempre il “dem” Dario Franceschini), che andava sempre più allargando i cordoni della borsa. 

Si ricordi che il Fondo Cinema e Audiovisivo (istituito dalla Legge n. 220 del 2016, che ha “sganciato” il cinema dallo storico “Fus” – Fondo Unico per lo Spettacolo istituito nel 1985) dalla previsione iniziale di 400 milioni di euro l’anno (2017) è andato via via più che raddoppiando, arrivando a 846 milioni di euro nel 2023, ridotti a 786 milioni nel 2024 (ma soltanto a causa di quei tagli lineari che hanno colpito tutti i ministeri, con una riduzione budgetaria nell’ordine del 5 per cento rispetto all’anno precedente).

Michele Lo Foco: “Gran parte dei film con i budget più alti che hanno beneficiato del tax credit sono costruiti artificialmente”

“Ribadisco”, aggiunge Michele Lo Foco, “che ritengo che il tax credit, così come formulato da Franceschini e ricamato dalla Borgonzoni, sia veleno a rilascio lento, destinato a far scomparire i medio-piccoli produttori e a far gozzovigliare le aziende più importanti soprattutto se straniere”. E ri-denuncia Lo Foco: “se ce ne fosse bisogno, confermo che gran parte dei budget più alti meritevoli di tax credit sono costruiti artificialmente con fatturazioni quanto meno sospette ed in alcuni casi sfacciate”. 

Si ricordi che Lo Foco ha già parlato di “fatture false” in diverse pubbliche occasioni e si ha notizia che la Procura di Roma stia analizzando alcuni esposti che le sono pervenuti…

La notizia verosimilmente non emergerà al Lido di Venezia, ma c’è il rischio che la “grande bolla” del cinema italiano scoppi presto, anche per intervento della magistratura.

Stefano Iannaccone (“Domani”): “Conti thriller a Cinecittà, spuntano 3 milioni fuori dall’ultimo di bilancio”

Da segnalare, in argomento, che un articolo esclusivo di Stefano Iannaccone sul quotidiano “Domani” dell’8 agosto 2024, dal titolo preoccupante – “Conti thriller a Cinecittà. Spuntano tre milioni fuori dall’ultimo bilancio” – ha costretto la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni a rilasciare una intervista nella quale ha sostenuto che il Ministero della Cultura avrebbe messo in atto le procedure di indispensabile verifica (si ricordi che il Mic esercita i diritti dell’azionista su delega del Mef, che controlla il 100 % delle quote di Cinecittà, e che è il dicastero guidato da Gennaro Sangiuliano – e quindi la Direzione Generale guidata da Nicola Borrelli – ad esercitare la vigilanza sugli “studio” di Via Tuscolana). Il 9 agosto, “Domani” titolava così l’intervista a Borgonzoni: “tuteleremo il brand Cinecittà con soldi pubblici”. Sottotitolo: “L’esponente leghista garantisce che non ci saranno solo film sovranisti. E nega ogni rapporto di “amichettismo” nel cda dell’azienda partecipata”.

Riteniamo che molte delle osservazioni di Lo Foco consentano anche di rispondere – almeno in parte – alla domanda retorica di Ferzetti su “L’Espresso”. 

E temiamo che non sarà l’incontro del 3 settembre al Lido – dai toni delicati su temi strategici alti – promosso da quattro qualificate associazioni di autori ad essere l’occasione giusta per un dibattito finalmente aperto, plurale, trasparente, dialettico sulle variegate patologie del settore cinematografico e audiovisivo italiano…

Serve senza dubbio maggiore coraggio. 

Serve migliore capacità (e volontà) critica, ma anche onesta trasparenza autocritica: le responsabilità della degenerazione del sistema sono variegate e diffuse…

Sarà interessante osservare quel che – rituale “red carpet” a parte (le solite star del cinema americano cui il Festival offre una enorme amplificazione pubblicitaria) – accadrà al Lido…

Ed è opportuno rimarcare che – curiosamente – il Ministro Gennaro Sangiuliano ha sì apposto la propria firma sul decreto interministeriale del 10 luglio, ma da allora non ha speso una parola una per annunciare o commentare l’avvenuto perfezionamento del tanto atteso e presto controverso atto…

Clicca qui, per downloadare il Decreto interministeriale cosiddetto Decreto “Nuovo Tax Credit Produzione”, firmato dai Ministri Gennaro Sangiuliano e Giancarlo Giorgetti il 10 luglio 2024, pubblicato sul sito web del Ministero della Cultura il 14 agosto 2024 (“Disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva di cui all’articolo 15 della legge 14 novembre 2016, n. 220”).

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/pubblicato-il-decreto-nuovo-tax-credit-produzione-scatta-il-conto-alla-rovescia-di-60-giorni-per-i-decreti-applicativi/501470/




Aspettando Venezia… ma il Festival quanto aiuta realmente la promozione del cinema (italiano)?

Come è noto, l’edizione n° 81 della “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica” (una delle attività della Biennale d’Arte di Venezia) inizia mercoledì 28 agosto e si conclude sabato 7 settembre: la conferenza stampa di presentazione s’è tenuta il 23 luglio (nella sede della Biblioteca dell’Archivio Storico della Biennale), e qui ci limitiamo a segnalare che la “cartella” messa a disposizione dei giornalisti conteneva ben 39 file (!), per avere una idea del flusso enorme di informazioni e della gran quantità non soltanto di opere cinematografiche (e, ormai, anche di fiction) che verranno offerte…

Oggi, nell’economia della rubrica “ilprincipenudo” curata da IsICult per il quotidiano online “Key4biz”, vogliamo porre un quesito… irriverente: quanto contribuisce realmente il Festival di Venezia alla promozione del cinema, ovvero soprattutto del cinema italiano?! D’altronde la rubrica 

Il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha sostenuto che la Mostra del Cinema “possiede ancora il potere oracolare di leggere la realtà in atto e captare ciò che arriva domani”: l’espressione – retorica a parte – è interessante, ma domandiamo quanti saranno coloro che daranno ascolto all’“oracolo”, e soprattutto sarebbe interessante conoscerne l’identikit… Chi sono, esattamente, i primi fruitori del Festival di Venezia?!

Iniziative come il Festival di Venezia sono ormai però così consolidate nella loro storicità da essere “autoreferenziali”, vengono finanziate dallo Stato in modo quasi “inerziale”, senza che qualcuno si prenda la briga (perché tale sarebbe) di analizzare, misurare, valutare la loro reale efficacia rispetto alla funzione che istituzionalmente dovrebbero avere: promuovere la fruizione di cinema nelle sale cinematografiche.

Non ci risulta sia mai stato realizzato uno studio serio (intendiamo con metodologie scientifiche, tra il sociologico ed il mediologico e l’economico) sulle ricadute effettive del Festival di Venezia. Sia ben chiaro questa critica può essere estesa alla quasi totalità delle iniziative festivaliere italiane (sono oltre 3mila, di cui almeno 500 specificamente “cinematografiche”) ed è la stessa osservazione critica che abbiamo mosso nei giorni scorsi nei confronti rispetto polemica scatenata dal fondatore e dominus del “Festival di Giffoni” Valle Piana, Claudio Gubitosi (la kermesse è organizzata dall’Ente Autonomo Giffoni Experience), che ha protestato per una riduzione dei contributi della Dgca del Mic alla sua storica kermesse (nessun feedback, dopo il fallimento del suo tentativo di incontrare il Ministro Sangiuliano, con il… “sit-in” ovvero un “standing-on” di fronte all’ingresso del Collegio Romano…).

Se il problema si pone con Giffoni (perché questo festival beneficia ogni anno di oltre 1,2 milioni di euro di contributi dal Ministero della Cultura e… non 0,5 milioni piuttosto che… 2,5 milioni?), un quesito del tutto simile si potrebbe porre anche per la manifestazione “suprema” e leader tra tutti i festival cinematografici italiani. Ovvero Venezia.

Sappiamo che porre una simile domanda equivale quasi ad un delitto di lesa maestà, ma questa è vera, la nuda verità: nessuno sa, né il Presidente della Biennale Pierangelo Buttafuoco, né il Direttore della Mostra Alberto Barbera, né lo stesso Ministro Gennaro Sangiuliano “cosa” produce realmente la kermesse, in termini culturali così come di concreta promozione dei film nei cinematografi.

Basti notare che la gran parte dei film presentati a Venezia non vengono nemmeno distribuiti nelle sale cinematografiche. Talvolta ci arrivano anche con un anno di ritardo. Spesso si tratta di fugaci apparizioni…

Si ricordi che nel 2023 il costo lordo della Mostra del Cinema è stato stimato in circa 23 milioni di euro, di cui ben 16 milioni vanno soltanto per organizzazione ed ospitalità. Il Ministero della Cultura è il principale finanziatore, con un contributo nell’ordine di 13,5 milioni di euro.

Questi alcuni dei numeri del “consuntivo” dell’edizione n° 80: gli ingressi complessivi nelle sale hanno registrato infatti una crescita del 17 % sul 2022, assestandosi sulle 230.000 presenze, e sono cresciuti anche i biglietti venduti al pubblico, 85.000 biglietti, per un + 14 % sul 2022, che ne contò 75.000…

Ben 13.023 gli accreditati – cioè stampa, professionisti del settore, studiosi e studenti – a fronte de 11.967 del 2022…

A cosa serve, quindi, il Festival di Venezia?! 

La questione l’abbiamo già sollevata in passato e mai è pervenuta o si è addivenuti ad una risposta chiara, semplicemente perché non è mai stato realizzato uno studio di valutazione di impatto: “valutazione” sia in termini squisitamente culturali (estensione del pluralismo, “audience development”…) sia in termini squisitamente economici (la ricaduta commerciale delle opere presentate a Venezia sul mercato vero “theatrical”, e qui non ci interessa l’indotto turistico ed altro ancora…).

Abbiamo coscienza che questo tema ci mette a rischio di perdere l’accredito al festival come giornalisti (anche se non siamo certo critici cinematografici e ci appassiona piuttosto la dimensione “strutturale” – ovvero economica ed industriale – così come il rapporto tra l’economico e il semiotico), ma la questione che poniamo non è né peregrina né oziosa.

Che fine fanno i film presentati a Venezia?! E che fine fanno, sul mercato, soprattutto i film italiani presentati a Venezia?! Ci riferiamo ovviamente non soltanto a quelli premiati (anche questi, talvolta, non entrano subito nel circuito “theatrical”), ma a quelli selezionati…

Alcuni numeri dell’edizione n° 81 della Mostra del Cinema di Venezia

Partiamo dai “numeri”. 

Estrapoliamo dalla “cartella stampa” il file intitolato “La 81. Mostra in numeri”. 

Ivi si può leggere quanto segue.

I nuovi Lungometraggi della Selezione Ufficiale sono 83, così suddivisi:

  • 21 nella sezione “Venezia 81” (Concorso)
  • 21 nella sezione “Fuori Concorso” (di cui 11 documentari e 10 film di finzione)
  • 19 nella sezione “Orizzonti”
  • 9 nella sezione “Orizzonti Extra”
  • 9 nella sezione “Venezia Classici – Documentari sul cinema”
  • 4 nella sezione “Biennale College – Cinema”

I Cortometraggi sono 17, così suddivisi:

  • 14 nella sezione “Orizzonti – Corti”
  • 2 nella sezione “Fuori Concorso – Fiction” 
  • 1 in “Fuori Concorso – Proiezioni Speciali”

Le Serie Televisive sono 5, così suddivise:

  • 4 nella sezione “Fuori Concorso – Series”
  • 1 in “Fuori Concorso – Proiezioni Speciali”

E, ancora…

Venezia Classici (18 opere)

  • 18 lungometraggi restaurati

Venice Immersive (sezione dedicata alla realtà espansa e virtuale) propone 63 opere, così classificate:

  • 26 nella sezione “In Concorso”
  • 10 nella sezione “Best of Experiences – Fuori Concorso”
  • 20 nella sezione “Best of Worlds – Fuori Concorso”
  • 7 nella sezione “Biennale College Cinema – Immersive – Fuori Concorso”

I Paesi rappresentati sono 58.

Da segnalare che i film italiani in concorso sono 5, corrispondenti al 25 % del totale dei 21 che sono presenti nella “sezione” più ambita, che è giustappunto “Venezia 81”

Numero dei titoli iscritti, ovvero che hanno sottoposto la propria candidatura a Venezia: complessivamente, 4.138 opere, di cui 1.967 lungometraggi (di cui 206 italiani) e 2.171 cortometraggi (di cui 190 italiani).

Già soltanto questa “numerologia” consente di comprendere che siamo di fronte ad una quantità notevole, finanche eccessiva per un “essere umano” normale, ma è noto che la “compagnia di giro” dei festival è formata da umanoidi cinefili e filmofagici che sono in grado di vedere anche 6 film al giorno (non è una battuta né una provocazione: un nostro caro amico – già funzionario appassionato della Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura – ne è testimonianza vivente). 

D’altronde, lavoro o piacere che sia, la giornata lavorativa media non è quantificata generalmente nelle 8 ore quotidiane? E perché non sarebbe in fondo possibile trascorrere quindi 9 ore al giorno (stima basata su una durata media di 90 minuti, per 6 lungometraggi al giorno) di fronte allo schermo, con proiezioni intervallate dal transito da una sala all’altra, da bisogni corporali essenziali, senza dimenticare che anche a Venezia vi è una “overdose” di richieste a fronte della disponibilità di posti in sala?! Paradossalmente, il fenomeno delle “code” colpisce duramente anche i cinefili e gli operatori, con persone che si svegliano prima dell’alba per inserirsi digitalmente nella procedure telematiche di prenotazione.

Pubblicati ieri 8 agosto 2024 i primi due bandi Dgca Mic per i “Contributi Selettivi” per l’anno 2024: la “macchina” del cinema italiano si rimette in moto, dopo quasi un anno di stagnazione. Da assegnare ben 83 milioni di euro

Curiosamente non c’è stato comunicato stampa né annuncio da parte del Ministro Gennaro Sangiuliano o della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, ma ieri la Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura (Dgca Mic), guidata da Nicola Borrelli, ha pubblicato i primi 2 avvisi dei bandi rientranti tra i “Contributi Selettivi”…

Sono stati pubblicati 2 “bandi selettivi”:

  • “Bando per la concessione di contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo e la produzione di opere cinematografiche e audiovisive”
  • “Bando per la concessione di contributi selettivi per la produzione di opere cinematografiche di lungometraggio di particolare qualità artistica”

Questa la dotazione budgetaria che complessivamente ammonta a circa 74 milioni di euro…

Il primo bando (scrittura + sviluppo + produzione) stanzia 52,8 milioni di euro:

– scrittura di sceneggiature (1,2 milioni di euro)

– sviluppo (3 milioni di euro)

– produzione (48,6 milioni di euro).

Il secondo bando (film di particolare qualità artistica) stanzia un totale di 21milioni di euro di euro.

È interessante analizzare la ripartizione del bando “opere cinematografiche di lungometraggio di particolare qualità artistica”…

Come sono ripartiti i quasi 50 milioni di euro destinati ai “selettivi” per la “produzione”?

Ecco la ripartizione del bando “opere cinematografiche di lungometraggio di particolare qualità artistica”…

Nello specifico, gli stanziamenti per la linea dell’intervento della “produzione”, ovvero sul 48,6 milioni:

(in ordine decrescente, per entità dello stanziamento; tra parentesi la quota % sul totale di 48,6 ml)

  • film su personaggi e avvenimenti della “identità culturale nazionale italiana” 

21,0 milioni € (43,2 %)

  • opere cinematografiche di lungometraggio di giovani autori

7,8 milioni € (16 %)

  • opere cinematografiche di lungometraggio prime e seconde

7,5 milioni € (15,4 %)

  • opere d’animazione cinematografiche, televisive o web 

4,8 milioni € (9,9 %)

  • documentari cinematografici, televisivi o web

3,6 milioni € (7,4 %)

  • documentari cine-tv-web su personaggi e avvenimenti della “identità culturale nazionale” 

3,0 milioni € (6,2 %)

  • cortometraggi cinematografici, televisivi o web 

0,9 milioni € (1,9 %)

Queste assegnazioni budgetarie corrispondono a quanto previsto dal “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo (696 milioni di euro), approvato dal Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo il 3 aprile 2024, firmato dal Ministro il 12 aprile e pubblicato il 14 maggio 2024.

Tra le novità del bando selettivi per la scrittura, lo sviluppo e la produzione di opere cinematografiche e audiovisive, si può segnalare l’aumento delle risorse stanziate per le “sotto-linee” di intervento: “Giovani Autori” (7,8 milioni di euro), “Opere Prime e Seconde” (7,5 milioni di euro), “Documentari” (3,6 milioni di euro). Restano invariate rispetto al 2023 le quote relative a “Cortometraggi” e “Opere di animazione” (rispettivamente 900mila e 4,8 milioni di euro)…

Le richieste di contributo potranno essere presentate tramite la piattaforma informatica ministeriale, la Dgcol, con le seguenti date: “prima sessione”, dal 17 settembre al 7 ottobre 2024 (entro le ore 23.59); “seconda sessione” dal 19 novembre al 9 dicembre 2024, ore 23.59.

La Direzione Cinema e Audiovisivo segnala che “a breve” sarà disponibile un apposito vademecum per la compilazione delle domande.

Si tratta senza dubbio di una buona notizia, dopo un anno o quasi di sostanziale “stallo” del sistema, causato dall’annuncio della riforma della “Legge Franceschini”, che ha portato ad un primo atto importante, qual è stato il controverso Decreto “Tax Credit Produzione” del 10 luglio 2024, al quale abbiamo dedicato tanta attenzione anche su queste colonne di “Key4biz”.

Nelle prossime settimane, verranno gli altri bandi relativi alla linea di intervento dei “contributi selettivi” cioè: il bando per la produzione di opere tv e web e di animazione relativo ai personaggi e agli avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana; il bando per le produzioni audiovisive innovative…

E si resta in “ansiosa” attesa di conoscere chi verrà chiamato a far parte delle Commissioni degli Esperti…

I due nuovi decreti susciteranno interesse ed al tempo stesso polemiche: si ha conferma di quanto aveva già annunciato il Ministro Gennaro Sangiuliano, e ben 24 milioni di euro del totale dei contributi assegnati alla produzione – ovvero 48,6 milioni di euro – ovvero quasi la metà del totale viene destinato ad opere su personaggi e avvenimenti della “identità culturale nazionale”… Più esattamente, le opere oggetto di questa specifica linea di finanziamento (introdotta quest’anno) devono rispecchiare l’identità e la varietà culturale delle diverse tradizioni e storie dell’Italia e delle sue regioni ed hanno l’obiettivo di delineare, preservare, trasmettere e diffondere l’identità culturale del nostro Paese…

Si prevedono ulteriori polemiche, ma in questo caso non si può non sostenere che l’indirizzo di “politica cultura” non sia in questo caso evidente ed inequivocabile.

Sotto l’ombrellone, nei prossimi giorni (e fino all’apertura della prima sessione, dal 17 settembre) i “cineasti” e “cinematografari” (ma anche i “televisivi”) hanno sicuramente ben da leggere…

Clicca qui, per la pagina dedicata del sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo del Mic (Dgca Mic) per downloadare i 2 bandi per la concessione di “contributi selettivi” 2024 per la “scrittura, sviluppo, produzione” (58,2 milioni di euro) e per la “produzione di lungometraggi cinematografici di particolare qualità artistica” (21 milioni di euro), pubblicati l’8 agosto 2024.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/aspettando-venezia-ma-il-festival-quanto-aiuta-realmente-la-promozione-del-cinema-italiano/501369/




Movimenti agostani in attesa del Festival di Venezia, tra cinema e Rai

La prima e la seconda settimana di agosto sono sempre state fasi non movimentate della politica italiana, anche se talvolta sono il periodo più propizio per “manovre” che non suscitano grande attenzione da parte dei media, a causa del diffuso relax vacanziero (anche dei giornalisti): un classico, per esempio, nelle nomine dirigenziali in Rai… 

Come “Key4biz” ha ben segnalato ieri, si avvicina la data di apertura dell’edizione n° 81 del Festival di Venezia (diretto da Alberto Barbera), e, al di là del cartellone dell’offerta filmica, sono all’opra anche gli organizzatori degli eventi “paralleli”, convegni e seminari e presentazioni di varia natura: è una sorta di intensa attività politico-relazionale, certamente meno sotto i riflettori della stampa e dei media “mainstream”, ma che non va assolutamente trascurata. Si rimanda anche al nostro intervento di ieri: vedi “Key4biz” del 7 agosto 2024, “Tra Rai e Cinema accelerazioni e frenate, ricompattamenti e frammentazioni”.

Il “calendario” degli eventi istituzionali non è stato ancora pubblicato sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo (Dgca), ma si prevede che la Sottosegretaria delegata Lucia Borgonzoni sarà presente, verosimilmente per tutta la durata del festival al Lido, da mercoledì 28 agosto a sabato 7 settembre.

Non si ha ancora notizia delle prospettate eventuali iniziative di protesta da parte di alcune delle associazioni che sono insoddisfatte a causa dell’ormai famoso Decreto interministeriale Tax Credit, firmato il 10 luglio 2024 dai Ministri Gennaro Sangiuliano (Cultura) e Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze): si attende la pubblicazione ufficiale, questione di pochi giorni, e da allora scatterà il termine di 30 giorni – previsto dal decreto stesso – per l’emanazione di tanti (forse addirittura 10) “decreti direttoriali” (che recheranno la firma del Direttore Generale Nicola Borrelli), che potranno finalmente consentire al settore cine-audiovisivo di rimettersi in moto, dopo una pausa di esasperante attesa durata oltre un anno.

La Sottosegretaria Borgonzoni (Mic): “rendiamo più forte il sistema cinematografico”. Lo Foco (Consiglio Superiore Cinema Audiovisivo): “non ci siamo espressi sul ‘trade-off’ tra automatismi e selettivi”

La Sottosegretaria delegata è ottimista: in un’intervista pubblicata ieri a piena pagina dal quotidiano romano “Il Tempo”, firmata da Pietro De Leo (richiamata anche in prima), la senatrice Lucia Borgonzoni rivendica che la riforma in atto andrà a premiare i film migliori e rafforzerà l’intero sistema cinematografico-audiovisivo nazionale. Il titolo dell’articolo ci sembra un po’ forzato, ma il senso (anche politico) emerge evidente: preferire la “selezione” rispetto agli “automatismi”, nell’intervento dello Stato, ovvero “Bonus fiscali nel cinema solo per i film selezionati da commissione di esperti”. Rispetto alle critiche (che, secondo il giornalista, “fioccano da sinistra”), Borgonzoni risponde: “ci siamo confrontati a lungo, da oltre un anno, con tutte le rappresentanze di categoria e il riscontro da parte loro è stato molto positivo. Le critiche spesso sono mosse da singoli o da chi vuole solo sollevare polemiche”. 

In verità, basterebbe riascoltare il workshop (webinar) promosso domenica scorsa 4 agosto da Emanuele Caruso di Obiettivo Cinema – di cui abbiamo riferito con attenzione su queste colonne – al quale hanno partecipato oltre 200 professionisti, per comprendere che non sembra che sia tutto esattamente positivo: e che dire del famoso incontro al Cinema Adriano di Roma del 5 aprile scorso, partecipato da migliaia di operatori del settore, nel quale vennero manifestate molte critiche e variegate proposte (anche se la Sottosegretaria non accolse l’invito a intervenire)?! Proposte che non sono certo state recepite nel Decreto Tax Credit del 10 luglio… 

Alcune tesi della Sottosegretaria (che ri-emerge sui media, su questi temi, da un silenzio durato qualche settimana): “il sistema precedente ha fatto perdere lo slancio allo studio della sceneggiatura…” e, ancora, “oggi troviamo film che parlano di grandi personaggi della storia italiana interpretati da attori stranieri…”. 

Un passaggio – in particolare – dell’intervista merita essere focalizzato: nello spostamento dell’asse dell’intervento pubblico da meccanismi automatici verso procedure selettive, sostiene la Sottosegretaria, così rispondendo alla domanda sul taglio di 130 milioni di euro destinati al credito di imposta: “non esiste. Quelle risorse sono state spostate sui ‘selettivi’. Cosa che, peraltro, ci è stata chiesta più volte anche dal Consiglio Superiore del Cinema”. 

Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (nominato dal Ministro Gennaro Sangiuliano) non la pensa proprio così: alla domanda se effettivamente fosse stato il Csca a chiedere che le risorse del Fondo Cinema e Audiovisivo a favore del Tax Credit venissero ridotte a favore dei Contributi Selettivi, ha risposto in modo netto e chiaro: “in verità, è un argomento che non è stato nemmeno accennato, dato che il ‘riparto’ è giunto al Consiglio sigillato e indiscutibile”. Insomma, il “trade-off” (come direbbe un economista) tra la variabile “tax credit” e la variabile “criteri selettivi” non è stato finora affrontato dal Consiglio Superiore.

In effetti, era già pubblica la notizia che la proposta di “riparto” del 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 è stata sottoposta agli 11 membri del Csca nella mattinata stessa della prima riunione, quella di insediamento, del Consiglio, ovvero il 3 aprile scorso. 

Il consigliere Lo Foco ribadisce: “sarebbe tanto utile al settore… se il Consiglio potesse esaminare i documenti in tempo”.

E va dato atto che, in occasione dell’ultima riunione del Csca, il 29 luglio, la Sottosegretaria Borgonzoni ed il Direttore Generale Borrelli hanno chiesto al Csca di esprimersi sulla bozza del Decreto “Contributi Selettivi” (che IsICult ha deciso di pubblicizzare attraverso Key4biz, per superare quella pratica di circolazione semi-clandestina che purtroppo spesso caratterizza questi documenti: vedi “Key4biz” del 2 agosto 2024, “Anteprima. Cine-audiovisivo, la bozza del “Decreto Contributi Selettivi”). Si segnala “en passant” che nessuna voce è giunta (pubblicamente), almeno su questo decreto (questo sì è ancora in lavorazione), che è importante non meno del decreto sul credito di imposta. Alcuni prevedono che anche questo provvedimento sarà oggetto di una presentazione in occasione del Festival di Venezia.

A proposito di bolli e ceralacca… viene da osservare che anche il Decreto “Tax Credit Produzione” del 10 luglio è stato sottoposto a consultazione con alcune associazioni, la settimana scorsa, dopo che era stato già… “sigillato” (firmato, protocollato, bollinato), e quindi ormai (anch’esso) “indiscutibile”.

A proposito del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (presieduto da Francesca Assumma), dopo l’innesto (cooptazione) dell’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle l’attore Nicola Acunzo (a seguito della morte della psicologa Vera Slepoj: vedi “Key4biz” del 26 luglio 2024, “Il Foglio” provoca e prospetta la “privatizzazione” della Rai. Il commento”), è verosimile che ci sarà presto una novella “sostituzione in campo”, dato che è di ieri la notizia ufficiale che la già Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Economia e Finanze, Daria Perrotta, è stata elevata (prima donna nella storia d’Italia) al ruolo apicale di Ragioniere dello Stato (al posto di Biagio Mazzotta, chiamato a presiedere il Gruppo Fincantieri). Daria Perrotta è infatti una degli 11 membri del Consiglio Superiore Cinema e Audiovisivo, ed è verosimile che vada a rassegnare le proprie dimissioni, dato il livello estremamente impegnativo del nuovo incarico.

Critiche dal M5S sul decreto Tax Credit: Gaetano Amato (“nel 2025 morte il 90 per cento delle imprese di produzione medio-piccole”) e Anna Laura Orrico (“un bancomat per le multinazionali”)

Intanto, segnali di insofferenza vengono manifestati dalle opposizioni (da alcuni partiti), rispetto ai novelli decreti in materia di cinema e audiovisivo: va notato che la resistenza maggiore è manifestata senza dubbio da parlamentari del Movimento 5 Stelle. Ieri ha preso posizione un deputato particolarmente attivo in Commissione Cultura, Gaetano Amato, che è intervenuto in Aula sostenendo: “Giulio Tremonti da ministro asseriva che con la cultura non si mangia. Siete stati bravi a dimostrare come tanti vostri amici finalmente mangiano con la cultura grazie alle poltrone che avete moltiplicato. Penso al Centro Sperimentale di Cinematografia, o al Teatro di Roma, dove avete raddoppiato i direttori pur di nominare Luca De Fusco. E Giffoni? Un festival straordinario unico al mondo a cui avete tagliato i fondi dicendo che dovevate finanziare altri festival. Tanti festival per tanti amici togliendo a un solo festival anche se è un’eccellenza internazionale. Siete stati veloci a fare tutto questo. Peccato che non abbiate agito con la stessa velocità per i professionisti dello spettacolo. Là state procedendo con più lentezza, e oggi siete qua, per il secondo anno consecutivo, a chiederci di votare una ulteriore proroga perché non siete stati in grado di metter in piedi applicativi utili al settore…”. Denuncia Amato: “intanto il cinema e lo spettacolo muoiono lentamente. Se Mollicone si occupasse meno di ‘Peppa Pig’ o di metter in dubbio sentenze sulle stragi paventando complotti di Stato, e di più delle materie riguardanti la Commissione che, ahinoi, presiede, forse si sarebbe risparmiato dichiarazioni riguardanti il gran fermento che vive il cinema italiano. Oltre il 60 per cento degli addetti ai lavori è fermo. I produttori che hanno prodotto domanda di finanziamento tra dicembre e gennaio scorsi sono ancora in attesa di ricevere una risposta, perché siete passati dai vecchi 60 giorni a 12-15 mesi. Il nuovo regolamento Tax Credit giace in qualche cassetto e nel 2024 e nel 2025 saranno morte il 90 per cento delle piccole e medie imprese cinematografiche. Solo le piccole e medie, perché da voci di corridoio avete stabilito che per poter accedere al Tax Credit bisogna avere alle spalle una delle 20 case di distribuzione più grandi d’Europa, che ovviamente non distribuiscono film opere prime e seconde, né i cosiddetti film difficili. In un solo colpo vi siete liberati di giovani autori e di piccole imprese, senza preoccuparvi minimamente di quante famiglie sarebbero andate sul lastrico azzerando la produzione”. Secondo il deputato pentastellato, lo scenario sarebbe drammatico…

È intervenuta ieri anche un’altra esponente del Movimento, la deputata Anna Laura Orrico (già Sottosegretaria alla Cultura, nel Governo “giallo-rosso” guidato da Giuseppe Conte, dal settembre 2019 al febbraio 2021; da notare che Borgonzoni è stata la sua predecessora e successora in quell’incarico), che criticando il rinnovo della delega che il Parlamento ha assegnato al Governo in relazione al nuovo “Codice dello Spettacolo” (spettacolo dal vivo, non cinema) fino all’agosto del 2025, ha criticato specificamente il nuovo Decreto sul “Tax Credit Produzione”: secondo Orrico, il Governo “ha trasformato il Tax Credit – pensato per supportare con risorse pubbliche le produzioni che hanno importanti contenuti sociali o non hanno alle spalle grandi case di distribuzione – in un bancomat per le grandi major nazionali, ma soprattutto per quelle straniere, che fingono di essere italiane per ottenere finanziamenti pubblici”. 

L’espressione “bancomat” è forse eccessiva, ma efficace, e va ricordato che è utilizzata da Michele Lo Foco nella introduzione al suo volume “Morte del cinema italiano”, edito qualche mese fa (sottotitolo “Come la sinistra ha distrutto uno strumento della cultura italiana”, pubblicato per i tipi di Brè Edizioni di Treviso): “Veltroni e Franceschini hanno, con la collaborazione di qualche ministro inefficiente sotto tutela, come Bondi, trasformato il cinema in un bancomat fantasioso e immateriale, e non possiamo che augurarci che da questa base, con un nuovo ministro, possa ripartire una nuova coscienza e un nuovo fare, che si traduce, in greco, con il termine: poesia”.  

Anche la deputata pentastellata ha indirizzato una richiesta al Ministro (e – si noti – alla Sottosegretaria), ovvero di dare maggiore ascolto alle categorie: “al Ministro Sangiuliano rivolgo un appello: ascolti di più le categorie. Se non vuole ascoltare l’opposizione, lasci che almeno chi è del mestiere possa incidere sulle decisioni prese dalla politica”.

Si registra il silenzio del Ministro Gennaro Sangiuliano, da qualche tempo, su queste vicende. Si ha conferma che la delega che il Ministro ha assegnato alla Sottosegretaria sia netta e – come dire?! – totale, anche alla luce di superiori intese assunte tra i segretari di partito (e specificamente Giorgia Meloni e Matteo Salvini).

Maurizio Gasparri (Forza Italia) auspica “ulteriori interventi sul Tax Credit” a favore delle nuove imprese e dei produttori medio-piccoli

Da segnalare che ieri l’agenzia stampa specializzata AgCult ha diramato un dispaccio, che conferma l’incontro che Maurizio Gasparri ha avuto con alcuni rappresentanti di categoria (ne abbiamo scritto noi stessi su queste colonne): nella veste di Presidente del Gruppo dei senatori di Forza Italia, Gasparri ha incontrato le principali associazioni dei produttori del cinema italiano, in particolare i rappresentanti di Anica, Agici, Cna, Confartigianato. L’incontro è stato organizzato da Emma Perrelli, consigliere della Segreteria romana di Forza Italia con delega al cinema, su richiesta degli stessi produttori. Si è discusso dello stato del settore ed in particolare del decreto sul “Tax Credit” del Ministero della Cultura (quello ormai famoso del 10 luglio). Gasparri, dopo aver ascoltato le osservazioni della categoria, ha assicurato un dialogo costante da parte del suo partito, “perché l’industria italiana del cinema va tutelata per l’importanza della sua produzione creativa e culturale, per l’immagine dell’Italia nel mondo e per la rilevanza imprenditoriale ed economica del nostro cinema”. Secondo questa nota, sarebbe stato il senatore Gasparri a stimolare in qualche modo l’incontro che c’è stato la scorsa settimana tra la Sottosegretaria delegata ed alcuni esponenti delle associazioni. Gasparri ha auspicato “che ulteriori interventi sul tax credit possano considerare il ruolo delle nuove imprese e di quelle medio piccole, vera ricchezza dell’economia nazionale italiana”. Sembra di poter leggere tra le righe di questa presa di posizione che Forza Italia ritenga quindi opportuna l’esigenza di novelli “interventi”: ovvero “correzioni” alle “correzioni di rotta” messe in atto con il Decreto interministeriale del 10 luglio?! Queste correzioni non saranno però possibili attraverso i “decreti direttoriali”, che sono atti di rango inferiore rispetto al “decreto interministeriale”. La questione è quindi attualmente assai complessa, perché si dovrebbe intervenire con un decreto ministeriale integrativo…

Il Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti “benedice” Giampaolo Rossi nella veste di futuro Amministratore Delegato della Rai, e non esclude la prospettiva della “privatizzazione” del servizio pubblico

Per quanto riguarda la Rai, dopo il comunicato stampa diramato ieri l’altro martedì firmato dai Capigruppo in Commissione Vigilanza di ben 5 partiti – Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe De Cristofaro (Avs), Maria Stella Gelmini (Azione) – che hanno sostenuto che serve una “riforma della governance aziendale”, ma non hanno esplicitamente richiesto al Governo di attendere l’esito dell’udienza di fronte al Tar del Lazio rispetto al ricorso presentato da 4 dei 72 candidati al Consiglio di Amministrazione, quel è certo che l’elezione dei membri del Consiglio di Viale Mazzini non avverrà giovedì 12 settembre (come pure sarebbe stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo), ma “data da destinarsi”.

Nel mentre, va registrata una presa di posizione del Ministro Giancarlo Giorgetti, in occasione della sua conferenza stampa di ieri pomeriggio: “per quanto riguarda i vertici della Rai ricordo che il Mef in base alla normativa – che non abbiamo fatto noi ma un governo di sinistra – ha margine di autonomia per quanto riguarda l’Amministratore Delegato. Ritengo che Rossi sia una persona assolutamente in grado di fare questo mestiere”. Questa dichiarazione mette fine alle voci di ipotesi alternative alla designazione di Giampaolo Rossi alla guida di Viale Mazzini. Rispetto alla presidenza (il toto-nomine sta continuando a dare Simona Agnes come sicura), ha sostenuto che la scelta “non dipende solo da me”, e ci sono altri tipi di valutazione, tra cui quelle della Commissione di Vigilanza.

Alla domanda sulle voci di possibile privatizzazione della tv pubblica, il Ministro ha così risposto: “prima di arrivare a parlare di privatizzazione della Rai, bisogna capire cosa si intende per servizio pubblico. Quando abbiamo definito cosa è servizio pubblico e interesse pubblico… poi possiamo valutare le ipotesi di privatizzazione parziale”. 

Si tratta di una affermazione suscettibile di variegate interpretazioni.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”. 

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https://www.key4biz.it/movimenti-agostani-in-attesa-del-festival-di-venezia-tra-cinema-e-rai/501261/




Piracy Shield, Tribunale di Milano: “Non può giudice imporre iscrizione di Cloudflare alla piattaforma”

La vittoria di Cloudflare è parziale, ma la società statunitense fornitrice di servizi di sicurezza per siti Internet la porta a casa, al momento. Il Tribunale di Milano ha rigettato il ricorso promosso dalla Lega Serie A, con l’intervento della Lega Serie B, Dazn e Sky Italia nei suoi confronti di Cloudflare.

Il motivo del ricorso

Il ricorso mirava ad ottenere un ordine di iscrizione di Cloudflare alla piattaforma “Piracy Shield” istituita da Agcom, nonché misure inibitorie in merito all’asserita erogazione di servizi di Cloudflare a siti che avrebbero diffuso senza autorizzazione immagini di incontri di calcio su cui la ricorrente deduceva diritti connessi. 

Ricorso rigettato: “Manca l’obbligo nella legge”

Con provvedimento n. 2762/2024 del 5 agosto 2024, la Sezione Specializzata milanese ha rigettato il ricorso, ritenendo estraneo al perimetro dei poteri assegnati alla Autorità Giudiziaria il potere di imporre l’iscrizione a Piracy Shield (stante l’inesistenza di un obbligo ex lege). 

Secondo i giudici non è stato inoltre provato il comportamento concorrente di Cloudflare, che avrebbe dovuto essere accertato in un giudizio di merito.

Urgente migliorare la legge antipirateria

Allora, diventa urgente la modifica della legge antipirateria approvata lo scorso anno con cui è stata istituita la piattaforma Piracy Shield. Il Governo ha promesso modifiche per migliorare la legge. 

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Tra Rai e Cinema accelerazioni e frenate, ricompattamenti e frammentazioni

La giornata di ieri (martedì 6 agosto) merita essere ricordata – nell’ambito delle italiche politiche culturali – perché sembrerebbe finalmente emersa una sintonia tra le forze dell’opposizione rispetto alla accelerazione che la maggioranza sembrava aver imposto ieri l’altro, calendarizzando per il giorno successivo all’apertura dei lavori parlamentari (mercoledì 11 settembre) l’elezione dei 4 membri del Consiglio di Amministrazione Rai a cura di Camera e Senato. 

Nel pomeriggio di ieri è stato diramato un comunicato congiunto firmato dai Capigruppo in Commissione Vigilanza di ben 5 partiti: Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe De Cristofaro (Avs), Maria Stella Gelmini (Azione). Qualcuno ha addirittura titolato che si tratterebbe di un ricompattamento del “campo largo”…

A questo punto, lo scontro è (sembra) esplicito, evidente, formalizzato: “nel prendere atto del rinvio a dopo la pausa estiva della votazione del Parlamento dei quattro membri del consiglio d’amministrazione della Rai, facciamo un appello alle forze di governo a riflettere sul da farsi. Appare evidente l’impasse sull’assetto dei nuovi vertici di viale Mazzini”. 

L’impasse è certamente evidente, ma francamente stupisce un po’ la prospettiva, che è ardita quanto complessa, ovvero modificare l’assetto della “governance” Rai, il che richiederebbe una legge di riforma, rispetto alla quale non ci sono proprio i numeri, fatta salva una disponibilità del centro-destra che sembra più teorica che pratica. 

Scrivono i rappresentanti dei 5 partiti: “come forze di opposizione, invitiamo la maggioranza a lavorare sin da subito alla riforma della governance aziendale. La crisi del servizio pubblico radiotelevisivo necessita di una presa di responsabilità da parte delle forze politiche e delle istituzioni in considerazione del valore che l’azienda Rai ha per il Paese”. 

Saggiamente, fanno riferimento al “Media Freedom Act”, sulla base del quale 4 dei 72 aspiranti consiglieri Rai hanno avviato ricorsi in sede di Tar e Consiglio di Stato: non è stata però accordata una “sospensiva” e quindi i ricorrenti attendono l’udienza pubblica fissata per il 23 ottobre, ma curiosamente le opposizioni non citano esplicitamente questa data: “con il via libera, avvenuto lo scorso marzo, da parte del Parlamento europeo al Media Freedom Act, l’attuale Legge 220/2015, che governa la Rai appare superata e necessita di una riforma che vada nella direzione di recepire la legge europea per la libertà dei media. L’obiettivo del Media Freedom Act è quello di proteggere l’indipendenza dei media, dei giornalisti, e di vietare qualsiasi forma di ingerenza impropria da parte della politica o della economia nelle decisioni editoriali. Il recepimento del Media Freedom Act nel nostro Paese diventa, quindi, ancora più urgente, proprio in relazione al futuro della Rai considerato che, quand’anche si procedesse alla nomina dei nuovi vertici con l’attuale criterio, entro il 2025, comunque bisognerebbe procedere ad una revisione imposta proprio dalla normativa approvata in sede comunitaria”. 

Questa affermazione emerge quindi un po’ ambigua: che significa “quand’anche si procedesse alla nomina…”?

Verosimilmente, a questa nomina alias elezione alias cooptazione (questo è in assenza di procedura comparativa sui 72 curricula) non si potrà procedere, se le opposizioni… giustappunto, si opporranno! 

La “spada di Damocle” dell’udienza del Tar del Lazio del 23 ottobre sul nuovo Cda della Rai

Ed i sei esponenti politici così concludono: “rivolgiamo un invito a tutte le forze politiche di procedere ad un confronto per una riforma organica della governance della Rai nella direzione del Media Freedom Act, prima di procedere alla nomina dei nuovi vertici, per evitare una ennesima lottizzazione e per consentire al servizio pubblico di rilanciarsi nella sua mission preservando le proprie prerogative di pluralismo, autonomia e indipendenza nell’interesse generale della libera informazione come garantito dalla nostra Costituzione. Si tratta di una sfida dalla quale nessuno può sottrarsi. Potremmo gettare le basi del confronto parlamentare negli Stati Generali della Rai dove possano partecipare istituzioni, forze politiche e sociali interessate al rilancio del servizio pubblico”.

E qui emerge un discreto sconforto, perché di questi “Stati Generali” della Rai si parla da molto tempo, fin dall’avvio della legislatura, ma – nonostante gli annunci (generici, peraltro) – della Presidente della Vigilanza, Barbara Floridia(M5s), si tratta di un intendimento retorico quanto evanescente.

Non siamo politologici di mestiere, ma riteniamo (vogliamo ritenere) che questa presa di posizione stia comunque a significare che le opposizioni non accetteranno che giovedì 12 settembre 2024 si proceda alle elezioni da parte di Camera e Senato. 

Quindi è verosimile che un naturale slittamento di calendario parlamentare possa consentire di saggiamente attendere mercoledì 23 ottobre, ovvero l’esito dell’udienza di fronte al Tar del Lazio…

Nel mentre, certamente crescerà il toto-nomine: chi redige queste note scommette sull’accoppiata Simona Agnes Presidente e Giampaolo Rossi Amministratore Delegato.

L’altra notizia di ieri è una rinnovata posizione critica della senatrice Vincenza Aloisio del Movimento 5 Stelle sul tema Tax Credit e dintorni, che in serata ha diramato un comunicato dal seguente tenore, rilanciando un proprio intervento in Aula: “sono intervenuta in aula gettando luce sulle scellerate politiche che il Governo attuale sta adottando, danneggiando settori chiave della cultura italiana, come l’audiovisivo e i grandi eventi culturali. La recente approvazione del Decreto Tax credit ha giustamente scatenato una forte protesta da parte dei lavoratori del settore, in quanto il provvedimento rema in direzione opposta rispetto alle piccole e medie imprese mentre favorisce le grandi produzioni straniere. Pertanto ho chiesto alla maggioranza di aprire un tavolo di confronto con le associazioni di settore, così da trovare una soluzione condivisa che tenga conto delle esigenze delle imprese e dei lavoratori”.

Ahinoi… sulla base della nostra ultratrentennale esperienza (di ricercatori sociali prima che da giornalisti investigativi), quando leggiamo di formule come “tavolo di confronto” veniamo presi da un discreto sconforto, perché sembra una modalità per evitare lo scontro, limitare la dialettica, in un (nobile?) tentativo di mediazione. Un po’ come gli “stati generali”… E, potremmo aggiungere anche “gruppo di lavoro” e finanche “piattaforma di dibattito”… Il politichese di queste formule evidenzia la volontà di sfuggire ad un confronto netto (e magari anche duro, quando necessario) tra contrapposte posizioni.

Elisabetta Piccolotti (Avs): “Tax Credit: il Governo liscia il pelo ai grandi player del mercato a svantaggio dei piccoli”

Nel pomeriggio di ieri è però emersa anche la voce di un’altra esponente dell’opposizione, la quale invita il Governo – anche lei, ahinoi – ad “tavolo di confronto” (?!). Ha dichiarato la deputata Elisabetta Piccolotti, esponente dell’Alleanza Verdi Sinistra (Avs) in Commissione Cultura della Camera: “come avviene in tutti i settori, questo governo fa gli interessi e liscia il pelo ai grandi player del mercato a svantaggio dei piccoli che confidavano nel tax credit per poter impostare un minimo di programmazione per gli anni a venire. Che il Ministro Sangiuliano e il Governo Meloni snobbino i lavoratori dell’audiovisivo era chiaro: ad esempio, quando si è trattato di avviare l’indennità di discontinuità, lo hanno fatto in un modo che non risolve né il problema della precarietà, né quello dell’indigenza di tanti lavoratori e lavoratrici dello spettacolo (…) Tutti pronti a esaltare il genio italico quando si vincono Oscar e Palme d’Oro, ma poi nessuna politica per tutelare produzioni e talenti che a quei riconoscimenti possono arrivare. Serve subito un tavolo di confronto con le principali associazioni di categoria perché si possa discutere delle misure necessarie alla sopravvivenza del nostro cinema. Come Alleanza Verdi e Sinistra, abbiamo presentato in Parlamento un ordine del giorno che impegna il Governo ad aprire questa fase, speriamo lo approvino. Almeno questo”.

Come dire?! Un “tavolo di confronto” non lo si nega a nessuno: può anche darsi che il Ministro Gennaro Sangiuliano e la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni accettino l’impavida proposta… 

Ed a questo proposito, chi cura per IsICult questa rubrica “ilprincipenudo” per il quotidiano online “Key4biz” sente l’esigenza di una parziale… “correzione di rotta” rispetto all’articolo pubblicato ieri l’altro (lunedì 5 agosto), dal titolo fiammeggiante: vedi “Key4biz” del 5 agosto 2024, “Industria cine-audiovisivo in sommossa: sciopero al Festival di Venezia?”. Non una “rettifica” ma una opportuna “integrazione” informativa.

Quell’intervento di IsICult era dettato da una serie di osservazioni “sul campo” (come direbbe un ricercatore sociale), registrate in conversazioni telefoniche e soprattutto rivedendo la video-registrazione del seminario (“webinar”) tenutosi domenica mattina 4 agosto, promosso dal produttore ed organizzatore culturale Emanuele Caruso di Obiettivo Cinema srl, al quale hanno partecipato esponenti di diverse associazioni, inclusi i produttori indipendenti di Agici, Cnae Confartigianato… Da quel dibattito, era emersa evidente una insofferenza diffusa, una lamentazione generale, una tendenza ad organizzare iniziative di protesta, anche plateali, come la proclamazione di uno sciopero sul “red carpet” della Mostra del Cinema di Venezia.

“Errata corrige”? Sciopero al Festival di Venezia? Forse sì, forse no. Alcune associazioni si dichiarano soddisfatte dell’incontro del 1° agosto con la Sottosegretaria Borgonzoni

Ci siamo sbagliati? Forse sì, forse no.

Ed è giusto rendere conto ai lettori: ieri martedì è pervenuto un documento (che risulta stilato nella mattinata, ma reca la data del 2 agosto 2024) che ci ha lasciato un po’ sconcertati, perché propone un resoconto dell’incontro di giovedì 1° agosto al Ministero della Cultura piuttosto positivo: tutt’altro che battagliero, e certamente non “barricadero”…

Lo spirito deontologico e la passione civile che ci animano caratterizzano da sempre questa rubrica e l’attività dell’ Istituto italiano per l’Industria Culturale: analizziamo le politiche (e le tecniche) culturali con severità, tecnicalità, indipendenza. E crediamo: oggettività. 

Se siamo stati sempre molto critici nei confronti dell’ex Ministro il “dem” Dario Franceschini, non risparmiamo le armi della critica nei confronti del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) e della sua Sottosegretaria delegata Lucia Borgonzoni (Lega Salvini).

Se abbiamo registrato insoddisfazione ed insofferenza ovvero sofferenza da parte di molti esponenti del settore – sicuramente gli attivisti del neomovimento Siamoaititolidicoda (che può essere considerato il vero motore del dissenso ed il promotore di inedite alleanze), guidato da Dario Indelicato ed anche da parte del Registro Attrici Attori Italiani (Raai), guidato da Raffaele Buranelli – dobbiamo rendere atto che le associazioni che hanno incontrato la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni giovedì scorso 1° agosto al Ministero della Cultura, si dichiarano “soddisfatti” per l’apertura di credito manifestata dalla senatrice e dal Direttore Generale Nicola Borrelli. Quel che è giusto, è giusto: giornalisticamente e civilmente.

I “soddisfatti”: Agici, Anica (Unione Produttori), Apa, Cna, Confartigianato. Gli “insoddisfatti”: Siamoaititolidicoda, Registro Attrici Attori Italiani, ed altri ancora, ma…

Questi sono i… “soddisfatti”: Agici, Anica (Unione Produttori), Apa, Cna Cinema e Audiovisivo e ConfartigianatoCinema e Audiovisivo, che “esprimono soddisfazione a seguito del confronto che ha avuto luogo ieri, giovedì 1° agosto 2024, presso il Ministero della cultura, alla presenza del Sottosegretario Lucia Borgonzoni e del Direttore della Dgca Nicola Borrelli, in merito alla riforma del tax credit” (il documento di resoconto reca la data del 2 agosto, appunto).

Il tono è positivo, bonario, costruttivo. Il testo si presenta indiscutibilmente come “documento unitario”.

Dialogante e morbido: “le Associazioni rilevano una positiva apertura del Ministero rispetto alle esigenze di chiarire in termini interpretativi alcuni aspetti della bozza di tax credit circolata negli ultimi giorni e attualmente alla registrazione della Corte dei Conti, così come la disponibilità a disciplinare alcune fattispecie all’interno dei decreti direttoriali, in modo da consentire un equo impatto della riforma su tutte le tipologie di imprese, in particolare preservando le esigenze dei produttori indipendenti di micro, piccola e media dimensione”.

Che questa soddisfazione sia espressa da Anica ed Apa… non (ci) stupisce, dato che si tratta di un decreto che colpisce più i piccoli che i grossi e queste due associazioni (entrambe aderenti a Confindustria Cultura) hanno più “big player” che produttori indipendenti tra i propri associati. “En passant”: tra gli associati ad Anica: Netflix, Amazon, Tim… senza dimenticare – ovviamente – le “major”, vecchie e nuove, come Warner Bros Discovery o come Wildside alias Fremantle alias Bertelsmann…

Che stessa soddisfazione sia espressa da Cna e Confartigianato ed Agici… stupisce non poco!

E, comunque, qualcosa non quadra: il Decreto “Tax Credit Produzione” è stato firmato il 10 luglio da due ministri (Gennaro Sangiuliano e Giancarlo Giorgetti), bollinato dalla Ragioneria dello Stato, certo… è andato alla Corte dei Conti ma “d’ufficio” (Corte, che, nel caso in ispecie, non manifesterà alcun rilievo).

In sintesi: il decreto interministeriale è immodificabile. Punto. 

La “disponibilità” mostrata dal Ministero della Cultura nella riunione del 1° agosto appare piuttosto… tardiva.

Abbiamo spiegato (pur non essendo titolari di una cattedra in diritto amministrativo) che i “decreti direttoriali” possono forzare una qualche interpretazione dell’atto di rango superiore, ma non possono sconvolgerlo o andare contro il suo dettato. 

Quindi, il margine “di manovra” è veramente modestissimo, al di là della dichiarazione di disponibilità manifestata da Sottosegretaria e Direttore Generale.

Ulteriori “cahiers de doléances”, ma il Decreto Tax Credit Produzione del 10 luglio è immodificabile

Gli “aggiustamenti” richiesti dalle associazioni appaiono comunque “off limits”, ma, per dovere di cronaca giornalistica, qui di seguito li riportiamo. Scrivono Agici, Anica (Unione Produttori), Apa, Cna Cinema e Audiovisivo, Confartigianato Cinema e Audiovisivo: “si è parlato tra l’altro, a titolo non esaustivo, di questi argomenti: “1.) la definizione di primaria società di distribuzione; 2.) le disposizioni sulla programmazione in sala, con particolare riguardo alle opere con budget inferiore ai 1,5 milioni (opere difficili con modeste risorse finanziarie); 3.) i criteri minimi di circuitazione; 4.) le opere beneficiarie di contributo selettivo negli anni passati in relazione alle tempistiche di pubblicazione dei bandi e delle relative graduatorie 2024; 5.) la tipologia di risorse private necessarie a garantire la copertura del 40 % o 50 % del budget; 6.) la specificazione del mantenimento della titolarità dei diritti di elaborazione creativa; 7.) la specificazione dei diritti Avod e Fvod; 8.) ulteriori specificazioni di fornitore Smav; 9.) gli obblighi di investimento di un importo equivalente al tax credit; 10.) le tempistiche e le modalità di presentazione della domanda”.

Come dire?! Un simpatico dossier: si tratta di ulteriori “cahiers de doléances”… che si scontrano con il dettato del decreto già bello che perfezionato. 

Ci sembra una sorta di paradosso. Cosa fatta, capo ha. 

Ma – suvvia! – il Ministero della Cultura dialoga: un po’ tardivamente, forse, ma “dialoga”. E non soltanto con Anica ed Apa.

Dialoga sulla base di un decreto già firmato, protocollato, bollinato.

E concludono, i “soddisfatti”: “le Associazioni auspicano che il positivo confronto prosegua fattivamente anche nella fase di definizione dei decreti direttoriali e di riscrittura degli altri decreti afferenti la legge 220/2016”. 

E nulla però dicono le associazioni del Decreto “Contributi Selettivi” che, questo sì, è ancora in bozza; documento che IsICult e Key4biz hanno deciso di “pubblicizzare”, superando la fase di circolazione semi-clandestina, per stimolarne il pubblico dibattito: vedi “Key4biz” di venerdì 2 agosto 2024, “Cine-audiovisivo, la bozza del “Decreto Contributi Selettivi””. Documento peraltro approvato, ma con riserva, dal Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (il Csca presieduto dall’avvocatessa Francesca Assumma), nella sua ultima riunione del 29 luglio scorso.  

Sarà il caldo torrido, sarà il relax determinato dalle pause agostane… ma qualcosa non quadra

Non possiamo “ritrattare” la titolazione dell’articolo di lunedì 5 su “Key4biz”, ma, rebus sic stantibus, prevediamo che nessuno andrà a “rovinare” la “festa”, sul “red carpet” del Festival di Venezia.

Se in/sofferenza c’è, ed è diffusa e strisciante, essa non è esattamente… plateale. Certamente non è formalizzata in documenti scritti.

Il Ministro e la Sottosegretaria ed il Direttore Generale apprezzeranno, sorridendo. 

Lasciamo al lettore la valutazione finale: si è trattato di uno “specchietto per le allodole”, come ha sostenuto Simonetta Amenta (che della Agici – Associazione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti alias Agici è Presidente) durante il seminario di domenica promosso da Emanuele Caruso (Obiettivo Cinema) oppure le associazioni hanno apprezzato realmente la disponibilità manifestata dal Ministero (Agici è tra coloro che si dichiarano “soddisfatti”)?!

Concludiamo questa edizione della rubrica IsICult per “Key4biz” con una ulteriore annotazione, stimolata da un’altra dichiarazione della senatrice Vincenza Aloisio (M5s), manifestata sempre ieri, in materia “connessa”, qual è quella dei festival cinematografici. Sempre ricordando quanto la politica culturale italica sia squilibrata: nel 2024, 436 milioni di euro per il Tax Credit e 7 (sette!) milioni di euro soltanto per tutti i Festival d’Italia (surreale!). Ha dichiarato: “da ultimo infatti, il Governo Meloni ha deciso di girare le spalle anche allo storico Giffoni Film Festival, dimezzando i finanziamenti e arrecando un danno non tanto al fondatore Gubitosi, ma a migliaia di ragazze e ragazzi che annualmente popolano quest’evento che, purtroppo, alla luce dei recenti tagli dell’Esecutivo, rischia di mandare a casa centinaia di lavoratori coinvolti. Pertanto urge porre l’attenzione sui criteri adottati dal Governo per l’erogazione dei fondi ai festival, auspicando che il Ministro Sangiuliano possa incontrare quanto prima il Patron del Festival di Giffoni”.

Riteniamo che la senatrice Aloisio commetta un errore, anzi più di uno: anzitutto, il decreto che introduce un tetto al finanziamento dei festival cinematografici da parte del Ministero della Cultura (decreto direttoriale n. 2351 del 21 giugno 2026) è a firma del Direttore Generale Nicola Borrelli ed è giusto ribadire che “Autorità Politica” ed “Amministrazione” non sono esattamente la stessa figura, istituzionalmente. Ad ognuno le sue proprie responsabilità, nella gestione della “res publica”. 

La decisione non è stata ancora formalmente assunta, perché questo “tetto” è stato introdotto in un decreto direttoriale che pubblicava un avviso pubblico, che è scaduto il 31 luglio scorso.

La decisione sulla quantificazione dei contributi ai Festival verrà assunta da una “Commissione Esperti” che non è stata ancora nominata (e sulla quale permane mistero assoluto). 

La (tanto attesa imminente novella…) “Commissione” è sì nominata dal Ministro ma opera (deve operare? dovrebbeoperare?!) in autonomia dall’autorità politica.

E comunque l’avviso in questione reca già dei “criteri” (parametri e punteggi) per l’assegnazione dei contributi. 

In sostanza, i criteri nella “quantificazione” dei contributi pubblici a favore dei festival cinematografici ci sono già, almeno sulla carta, ma talvolta (o spesso?!) non si comprende il nesso tra i punti assegnati dalla commissione e l’entità del finanziamento… 

Un esempio (tra i tanti possibili): il Festival del Cinema di Porretta Terme e la Settimana Internazionale della Critica a Venezia nell’anno 2022 hanno avuto lo stesso punteggio, con variazioni minime sui singoli criteri, che si compensano nel punteggio finale, eppure la Settimana ha beneficiato di 130.000 euro ed il Festival di 35.000…

Ed è quindi un po’ triste che chi difende Giffoni veda in sostanza, ed “a priori”, soltanto la (presunta) “castrazione” di Giffoni, e non il fatto che almeno altri 10 festival di identica qualità, prendano dieci volte di meno. 

In certi casi, 100 volte di meno! 

Senza dubbio – sia ben chiaro – Giffoni ha un’altra visibilità, anche perché con tutti quei soldi si permette di avere 300 ospiti (o quanti siano, e si rimanda anche alla voce “passerella” dei politici)… 

Senza che esista uno studio (indipendente) che dimostri come il festival abbia contribuito a creare un ecosistema sano, tra cultura e mestieri, tra “audience development” e risorse pubbliche, tra territorio e turismo culturale.

La gestione nasometrica della “politica culturale” determina sperequazioni e asimmetrie. In altre parole: ingiustizie. E se 1,2 milioni di euro l’anno di contributi Mic a Giffoni vi sembran “pochi”…

Come andiamo denunciando da decenni, una gestione nasometrica della “politica culturale” determina sperequazioni e asimmetrie. In altre parole, ingiustizie.

La decisione assunta dal Ministero rispetto a Giffoni potrà sembrare crudele, ma è sana, perché riduce lo status di soggetto culturale (iper)privilegiato, senza che nessuno abbia mai sottoposto a verifica quel che Claudio Gubitosidichiara con napoleonico orgoglio. Questa è la vera verità, che temiamo sfugga anche alla senatrice Vincenza Aloisio ed ai convinti “supporter” di Giffoni (peraltro – va osservato – tutti o quasi esponenti del M5s).

Un’addenda, in argomento: IsICult ha proposto – lavorando su dati pubblici e fonti aperte – il fiume di sovvenzionamento di cui ha beneficiato Claudio Gubitosi nel corso degli ultimi anni… 

Rimandiamo al dossier pubblicato la settimana scorsa: vedi “Key4biz” del 30 luglio 2024, “Il “caso Giffoni Festival”, ecco il perché del taglio di circa 600mila euro del contributo ministeriale”. 

Abbiamo dimostrato come il sostegno a Giffoni sia andato ben oltre quel livello di 950.000 euro di cui ha beneficiato negli ultimi due anni (2022 e 2023) attingendo ai fondi “Promozione” Mic come festival. Esistono “finanziamenti” paralleli, sempre nell’ambito della Direzione Cinema e Audiovisivo del Mic, e nell’arco di 7 anni Giffoni ha beneficiato di 7,440 milioni di euro. 

Da ricercatori specializzati, dobbiamo riconoscere che abbiamo commesso un errore, e qui facciamo ammenda: attingendo ad un altro capitolo delle sovvenzioni ministeriali, lo stesso Giffoni, nell’arco degli ultimi 7 anni (dall’approvazione della “Legge Franceschini” del 2016 al 2023), ha beneficiato di quasi un altro 1 milioncino di euro… Come dire? “Ad abundantiam”?!

Infatti, l’Ente Autonomo Giffoni Experience ha (anche) vinto 4 edizioni consecutive del bando “Cips”, acronimo che sta per “Cinema e Immagini per la Scuola” (iniziativa congiunta del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che attinge però sempre agli stessi fondi della Legge Franceschini, ovvero alle casse del Mic e non del Mim), per complessivi 907mila euro. Per la precisione, 309.132 euro per l’edizione 2018 del bando; 118.800 euro per l’edizione 2019; 270.000 euro per il bando 2022; e 210.000 euro per il bando 2023 (i cui risultati sono stati pubblicati poche settimane fa).

Quindi, ai 7,440 milioni già segnalati, vanno aggiunti altri 907mila euro, per un totale di 8,347 milioni di euro a Giffoni, il che significa, su base annua ben 1,2 milioni di euro. 

Non abbiamo dubbi che siano (possano essere considerati, pur in assenza di valutazioni di impatto) danari pubblici… meritati, anzi meritatissimi, ma forse Claudio Gubitosi dovrebbe limitare le proprie lamentazioni. 

Apprezzando che si “toglie” (semmai) ad un “ricco”, per assegnare risorse a “poveri” altrettanto meritevoli. 

Ah, quanto ci piacerebbe che la politica culturale fosse più “evidence-based policy making”. Finora, però, il Governo Meloni, su queste tematiche, poco ha fatto.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”. 

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Arriva in Italia il nuovo digitale terrestre (DVB-T2). Al via dal 28 agosto il nuovo standard trasmissivo

Dal 28 agosto 2024 inizia la transizione verso il nuovo sistema di trasmissione DVB-T2.

Il nuovo standard del segnale televisivo del digitale terreste sarà fruibile sui canali Rai Storia, Rai Scuola e Rai Radio 2 Visual, mentre i canali Rai 1 HD, Rai 2 HD e Rai 3 HD nazionale, Rai 4HD, Rai News 24 HD Rai Premium HD saranno diffusi in alta definizione in DVB-T2, ed in simulcast anche in DVB-T.

Questa nuova tecnologia migliorerà l’esperienza televisiva degli spettatori grazie alla qualità superiore dell’immagine e alla fruizione di un numero potenzialmente sempre più alto di canali ad alta definizione.

Per la ricezione del segnale DVB-T2 non è necessario cambiare l’antenna né tantomeno modificare l’impianto TV. Antenne e impianti attualmente utilizzati per il segnale DVB-T sono già perfettamente idonei alla ricezione del segnale DVB-T2.

I televisori acquistati a partire dal 22 dicembre 2018 sono compatibili con il nuovo digitale terrestre mentre, per quelli acquistati in precedenza, sarà necessario dotarsi di decoder o, eventualmente, di televisore idoneo.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Ministero al seguente link Televisione (mimit.gov.it)

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