Sky Stream, il nuovo set top box che integra contenuti Sky, streaming e digitale in un unico posto

Cercare e scegliere i contenuti da vedere in tv di tutte le piattaforme streaming e dei canali in chiaro e non soltanto quelli di Sky da un unico punto. E’ questo l’obiettivo di Sky Stream, un dispositivo che rende più semplice la ricerca di cosa vedere in Tv, consentendo di cercare i programmi e i film di tutte le piattaforme.

Sky Stream di fatto è l’unico box che integra i contenuti, sia live che on demand, di Sky, dei principali canali in chiaro e app. E dal 3 giugno, scegliere tra i tanti contenuti disponibili sarà facile e veloce.

Sky Stream porta sullo schermo di casa l’interfaccia semplice e intuitiva di Sky Glass. Il software Entertainment OS – sviluppato grazie alla tecnologia all’avanguardia di Comcast – è lo stesso delle TV Sky Glass ma è ora disponibile in un box piccolo e maneggevole che trasforma l’esperienza televisiva di tutte le TV dotate di una porta HDMI. Ogni televisore diventerà così ancora più smart.

Tagliare i tempi per scegliere il canale

L’obiettivo è eliminare il tempo che si passa a cercare i contenuti, qualunque sia la piattaforma su cui è disponibile.

Con Sky Stream tutti i contenuti Sky, delle principali app – tra cui Netflix, Disney+, Prime Video, DAZN, RaiPlay, Discovery+, Paramount+, Apple TV+ e Mediaset Infinity – oltre ai principali canali in chiaro, saranno finalmente visibili in un’unica interfaccia, controllabile anche con la voce. Basterà pronunciare, ad esempio, il nome del proprio attore preferito per veder comparire, tutti insieme, i suoi film e le sue serie disponibili sulle diverse piattaforme.

Tutto sarà sempre a portata di mano tra le varie rail a partire dall’homepage, senza dover passare da un’app all’altra. Per non perdersi nemmeno un minuto del proprio programma preferito sarà inoltre possibile mettere in pausa la TV e, con la funzione Restart, far ripartire dall’inizio il programma in onda, anche in diretta e sui principali canali in chiaro.

Per avere Sky Stream basta installarlo in pochi minuti, ha dimensioni ridotte, è leggero e si collega facilmente ad ogni TV. Non ha bisogno di parabola o dell’intervento di un tecnico, si riceve direttamente a casa e per iniziare a guardare i propri contenuti preferiti basta collegarlo alla propria rete domestica.

Scegliere tra le varie app

Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia, commenta: “In un mondo in cui le persone hanno sempre più scelta, quasi la metà dei consumatori afferma di avere difficoltà a decidere cosa vedere. Proprio per questo è nato Sky Glass che, con il suo sistema operativo all’avanguardia, permette di risolvere questo problema e risparmiare tempo. Oggi, con Sky Stream, portiamo questa esperienza innovativa su qualsiasi TV, dando a tutti la possibilità di trovare il contenuto giusto tra le varie app, Sky e i principali canali in chiaro in modo semplice e immediato. Scegliere cosa vedere sarà davvero facile per tutti”.

Sky Stream è solo l’ultima delle innovazioni di Sky, che offre diverse soluzioni per accedere alla sua straordinaria offerta di contenuti. Sky Glass è la soluzione all-in-one per chi vuole avere tutto in un’unica TV, senza fili, decoder e parabola, con una qualità audio-video eccezionale e un software all’avanguardia. Chi invece non può o non vuole cambiare la propria TV, può scegliere adesso Sky Stream per non rinunciare all’interfaccia che rende tutto ancora più “smart”. Per chi non dispone ancora di una connessione veloce c’è Sky Q via satellite, mentre chi predilige la flessibilità di un servizio over-the-top può optare per NOW, l’app in streaming con l’offerta più varia sul mercato. A tutto questo si aggiungono Sky Wifi, la rete fissa più stabile d’Italia secondo Ookla®, e la nuova offerta mobile Sky Mobile powered by Fastweb.

https://www.key4biz.it/sky-stream-il-nuovo-set-top-box-che-integra-contenuti-sky-streaming-e-digitale-in-un-unico-posto/491844/




DVB-T2, a fine agosto il primo Mux Rai. Milioni di Tv da cambiare?

A fine agosto partono i primi I test della Rai in vista dell’accensione del primo MUX DVB-T2. Come verificare se il tuo tv è compatibile con il DVB-T2 e le tempistiche per il completamento dello switch-off al nuovo digitale.

Primi test a fine maggio

Nuovo digitale terrestre in arrivo nel 2024 nel nostro paese. La Rai ha fissato per il 28 agosto l’accensione del primo Mux DVB-T2, il multiplex di trasmissione del digitale terrestre, primo passo verso l’adozione del nuovo standard del digitale terrestre. Alcuni test sono stati pianificati da Raiway a fine maggio, il 27 e 28 maggio.

Per questo è importante capire se il televisore di casa è già compatibile per la ricezione e trasmissione del nuovo standard.

Il mux coinvolto nella sperimentazione riguarda la trasmissione in alta definizione di Rai 1, Rai 2 e Rai 3, allo scopo di migliorare la ricezione nelle aree che ancora hanno problemi di ricezione di ricezione con l’attuale sistema DVB-T.

Leggi anche: Digitale terrestre, a quando il passaggio al DVB-T2? Chiesto lo switch-off entro il 2023

Cessione banda 700 Mhz alle telco per il 5G

Lo standard DVB-T2 in modalità simulcast consente di comprimere un numero maggiore di canali sulla stessa quantità di spettro, consentendo così di offrire una qualità dell’immagine superiore e adeguata afgli standard tecnologici dei Tv di ultima generazione.

Si tratta poi di un passo importante per la liberazione della banda 700 Mhz del DVB-T1 destinata alla telefonia mobile, in particolare allo standard 5G.

Il tempo stringe, visto che la copertura 5G in Italia procede a rilento e c’è quindi fretta di recuperare terreno anche per rilanciare l’economia e rispondere agli obiettivi di copertura fissati dall’agenda europea al 2030 e da quella italiana, ancor più ambiziosa, che prevede la copertura del paese entro il 2026.  

I precedenti switch-off

Già a fine 2022, l’Italia ha già vissuto un altro passaggio tecnologico, che in alcuni casi ha comportato la sostituzione del tv o l’adozione di un decoder con l’abbandono del sistema di codifica MPEG2 del digitale terrestre a favore dell’MPEG4.

Almeno 10 milioni di tv da sostituire in Italia

La transizione al DBV-T2 però non sarà indolore nel nostro paese. Si stima che moltissimi televisori nelle case italiane (da circa 10 a circa 14 milioni di dispositivi) non siano compatibili con il nuovo standard. Un numero rilevante, considerando anche il mercato dei tv, e quindi il ricambio generazionale, ha subito un rallentamento negli ultimi anni, con vendite annuali intorno ai 3 milioni di pezzi contro i 4 milioni del passato. Si tratta perlopiù di secondi apparecchi o di apparecchi obsoleti in seconde case o posizionati in cucina. Ma per vedere il nuovo DVB-T2 sarà necessario, come detto, acquistare un n uovo apparecchio o acquistare un decoder.

Numeri importanti, vedremo se arriveranno dei nuovi bonus Tv.

Sicuramente, non risulteranno più compatibili i dispositivi acquistati prima del 2017, quelli cioè che non integrano un sintonizzatore compatibile con DVB-T2 e il codice HEVC h.265: in parole povere quelli che non possono ricevere il segnale lanciato. Ma attenzione a non fidarsi troppo dell’anno di acquisto del televisore.

Tv DVB-T2? Come verificare

Per verificare la compatibilità del televisore di casa con il nuovo standard in arrivo, gli utenti possono sintonizzarsi sul canale 100, 200 o 558, dove Rai Sport HD viene trasmesso in formato Hevc. Se il canale è visibile, significa che il televisore è già pronto per ricevere i nuovi segnali DVB-T2, una volta che saranno attivati su larga scala.

Tv DVB-T2, da quando?

Allo stato attuale non è stata ancora definita una data per il completamento della transizione al DVB-T2 e l’abbandono definitivo del vecchio standard DVB-T. La nota del MiSe datata 30 luglio 2021 recita: “L’attivazione dello standard DVB-T2 a livello nazionale sarà disposta a partire dal 1 gennaio 2023, ritenendo necessario un periodo più ampio per l’implementazione a regime del nuovo standard”. Il nuovo switch-off è quindi in ritardo e, considerando lo stato delle cose e il “parco circolante” dei televisori nelle case degli italiani, è del tutto improbabile che possa partire (e men che meno completarsi) in maniera massiva nel 2024. 

https://www.key4biz.it/dvb-t2-a-fine-agosto-il-primo-mux-rai-milioni-di-tv-da-cambiare/491816/




Al di là del ‘tax credit’, gli incomprensibili ritardi della Direzione Cinema Audiovisivo del MIC nell’emanazione di decreti tanto attesi

In questi giorni, il settore cinematografico e audiovisivo italiano registra una strana dinamica, in un pesante “mix” di attesa e preoccupazione…

Se è vero che la riforma della “Legge Franceschini” è attesa ormai da un anno, è altrettanto vero che non si comprendono le ragioni dei tanti, diversi, vari e variegati ritardi che riguardano tutta la “macchina” dell’intervento dello Stato a sostegno del settore.

Come è noto, il tanto atteso “piano di riparto” del 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 è stato finalmente pubblicato l’11 maggio 2024 (sul sito web del Ministero, tre giorni dopo sul sito web della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, il 14), sebbene rechi la firma di Gennaro Sangiuliano in data 12 aprile 2024…

Da quella data, 12 aprile 2024 (che può essere considerata la “data certa” di cognizione delle “risorse certe”), poteva scattare “il via” ad una serie di decreti che sono attesi da molti mesi, su più questioni: il più importante è senza dubbio il decreto che determina il nuovo funzionamento dello strumento del “Tax Credit”, che, per quanto ridimensionato per volontà del Ministro Gennaro Sangiuliano, assorbe ancora una parte predominante del Fondo Cinema e Audiovisivo, ovvero ben 412 milioni sul totale di 696 milioni, corrispondenti al 59 % del totale (l’anno scorso aveva una dotazione di 541 sul totale di 750 milioni, corrispondenti al 73 per cento).

Questo decreto circola da qualche giorno, sotto forma di bozza, ed l’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult lo ha reso pubblico sulle colonne del quotidiano online “Key4biz”, in anteprima (ed esclusiva) lunedì scorso: vedi “Key4biz” del 20 maggio 2024, “Decreto ‘Tax Credit’ cinema e audiovisivo, ecco la bozza”. Il testo, che è senza dubbio innovativo in molte parti, non è stato ancora oggetto di reazioni (pubbliche) da parte delle associazioni, mentre, a livello politico, emerge soltanto la contrarietà del Partito Democratico, che ha proposto una risoluzione (primo firmatario Matteo Orfini) che chiede una reintegrazione del fondo stesso, ribadendo che il credito d’imposta sia strumento essenziale per il rafforzamento del sistema cinematografico e audiovisivo italiano (il che è vero soltanto in parte, come andremo presto a dimostrare).

La stessa Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, allorquando ha inviato la bozza al Ministero dell’Economia e Finanze (il decreto è infatti “by” Mic ma “d’intesa con Mef”) ha sostenuto che “spera” che possa essere perfezionato (pubblicato) “entro l’estate”, ma resta comunque un dato di fatto che da gennaio a giugno (vedrà la luce definitivamente ad inizio luglio?!) tutto il sistema è rimasto “bloccato”.

D’accordo, si attendeva il “piano di riparto”. Or bene, il “piano” è stato pubblicato il 14 maggio…

Cerchiamo di capire, al di là del testo del decreto, “come” vengono utilizzati i 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo (il Tax Credit assorbe il 59 % del totale, ben 413 milioni)

In sintesi estrema, sul totale di 696 milioni del Fondo, quest’anno ci saranno 413 milioni di euro per il “tax credit” riformato (59 % del totale), ed i restanti 284 milioni (41 %) saranno in buona parte determinati da processi comunque selettivi, ovvero di valutazione, fatti salvi i contributi cosiddetti “automatici”, che ammontano a soltanto 21 milioni di euro (a fronte dei 40 milioni del 2023) e le somme vincolate a 7 enti (da Cinecittà al Centro Sperimentale, Biennale di Venezia sezione Cinema) che ammontano a 66 milioni (erano 64 milioni nel 2023) ed i 20 milioni destinati al potenziamento dei cinematografi (voce non prevista nel “riparto 2023”).

Quindi, 413 + 66 + 20 milioni di euro, per un totale di 499 milioni di euro non prevedono una valutazione (se non a livelli squisitamente tecnico-amministrativi): si tratta del 72 % della “torta” totale (696 ml).

A fronte di 499 milioni gestiti “meccanicamente”, ci sono 197 milioni di euro (il 28 % del totale) saranno affidati in qualche modo affidati alle valutazioni dei super-esperti.

Di questi 197 milioni di euro, i contributi “selettivi” saranno di 84 milioni nel 2024 (a fronte dei 47 milioni del 2023), che si affiancano ai contributi “promozione” che sono complessivamente nell’ordine di 92 milioni, a fronte 54 milioni dell’anno scorso. Di questi 92 milioni, una parte è destinata alle iniziative del Piano Nazionale Cinema per la Scuola detto anche “Cips” (Cinema e Immagini per la Scuola): si tratta di 20,9 milioni nel 2024, a fronte dei 22,4 milioni del 2023.

Il Ministro e la Sottosegretaria hanno deciso di incrementare queste risorse di 38 milioni (dai 54 milioni del 2023 agli 92 del 2024), attraverso incrementi ed innesti: “progetti speciali” per ben 24 milioni (a fronte dei 13 milioni del 2023), opere di “particolare qualità artistica” per 21 milioni, ed opere cinematografiche “in coproduzione minoritaria” 6 milioni…

Come il lettore “appassionato” comprenderà, questa “rilettura” del riparto consente di comprendere meglio “ove” (e per quali somme) si andrà ad “esercitare” la discrezionalità dei commissari nominati dalla cosiddetta (nello slang amministrativistico) “autorità politica”.

Si ha ragione di ritenere che a Santa Croce in Gerusalemme, la struttura ministeriale avesse già in bozza tutti gli altri decreti, dato che, stabiliti i budget da allocare, si immagina che l’autorità politica e l’amministrazione abbiano già redatto, nei mesi scorsi, i tanti altri decreti in attesa.

Ed invece, almeno al 24 maggio 2024, nulla appare ancora sul sito web del Ministero.

L’elenco dei decreti ministeriali in gestazione: almeno 10… Quando vedranno la luce?

Questi sono i provvedimenti in gestazione (ritardata), che saranno determinanti per la assegnazione di ben 190 milioni di euro (corrispondenti al 27 % del totale del Fondo):

  • il decreto di nomina da parte del Ministro dei nuovi “saggi” ovvero gli esperti che saranno chiamati a selezionare gli aiuti “selettivi”, che, nella ripartizione nuova del 2024, crescono in proporzione, rispetto a quelli del 2023: di questo decreto, non si ha notizia da mesi, sebbene il Ministro avrebbe potuto esercitare il potere di nomina che gli è attribuito dalle norme vigenti (vedi “Key4biz” del 10 maggio 2024, “Sangiuliano critica la Commissione esperti Cinema nominata da Franceschini: ma perché non nomina le nuove commissioni previste per legge?”; vedi anche “Key4biz” di qualche mese fa, ovvero del 25 ottobre 2023, “Cinema, il Ministro Sangiuliano riforma le commissioni ministeriale chiamati ad assegnare milioni di contributi pubblici”); ricordando che la Legge di Bilancio 2024 ha eliminato lo specifico articolo della Legge Franceschini, rimandando le procedure di nomina giustappunto ad un decreto del Ministro (tante volte, ci siamo domandati anche su queste colonne, quanti saranno e quale sarà il criterio che Sangiuliano andrà ad adottare: una pubblica “call” con invito a candidarsi, come sarebbe naturale e sano, oppure una cooptazione totalmente discrezionale)?!
  • il decreto che determina l’organizzazione ed il funzionamento delle commissioni degli esperti (una o due commissioni che siano; la Sottosegretaria ha dichiarato in una intervista che saranno 15 come prima, il che ci sembra abbastanza curioso, anche perché la mole di lavoro che dovranno affrontare è cresciuta, e peraltro debbono esservi, se non 2 commissioni parallele, almeno 2 “sotto-commissioni”, perché la nuova norma di legge prevede 1 commissione di esperti per la “produzione” ed 1 commissione di esperti per la “promozione”) chiamati a selezionare i progetti di produzione e le iniziative di promozione; abbiamo già apprezzato l’innovazione voluta da Sangiuliano, che ha fatto allora complessivamente 700.000 euro per i compensi dei commissari (500mila per la produzione, 200mila per la promozione);
  • il decreto riguardante i “contributi selettivi”, ed i correlati bandi;
  • il decreto riguardante la “promozione”, ed i correlati bandi…

Sul fronte dei processi amministrativi più “meccanici”, oltre al decreto “Tax Credit” ormai in bozza e vicino al traguardo, debbono essere emanati:

  • il decreto sul “Tax Credit” per la distribuzione cinematografica;
  • il decreto relativo ai “contributi automatici”;
  • il decreto che stabilisce i parametri utili a definire la “destinazione cinematografica” delle opere;
  • il decreto relativo ai “piano per il potenziamento dei cinematografi”, ormai divenuto “ordinario” (con la Legge di Bilancio 2024);
  • il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo alla “nazionalità” delle opere;
  • il Dpcm relativo al Pubblico Registro delle Opere Audiovisive…

(elenco non esaustivo…)

Evidente è la impressionante mole di lavoro che la Direzione Cinema e Audiovisivo ha dovuto affrontare e deve attualmente e dovrà affrontare nelle prossime settimane, ma si ha ragione di ritenere – come già segnalato – che la gran parte di questi testi siano già stati redatti, almeno a livello di bozza.

Si immagina che i decreti relativi ai “selettivi” (in senso stretto: 84 milioni di euro) così come quelli relativi alla “promozione” (71 milioni) ricalcheranno gli schemi degli anni scorsi, dato che nessuna modifica normativa prevede diversamente…

In questo flusso di decreti in gestazione, si deve notare che il bando relativo ai “progetti speciali” per l’anno 2023 non è mai stato pubblicato, e si immagina che i 13 milioni non assegnati nel 2023 vadano ad integrare i fondi del 2024…

Focalizziamo ora l’attenzione sulle tempistiche del bando cosiddetto “Promozione” (nel 2024, 71 milioni di euro, al netto dei 66 milioni di contributi agli enti ed i 21 milioni di “Cinema e Immagini per la Scuola)…(Clicca sull’immagine qui sotto per ingrandirla).

Come vengono ripartiti i 92 milioni di euro a favore della “Promozione” cine-audiovisiva nel 2024…

Si ricordi che dei 92 milioni di euro destinati per il 2024 alla “Promozione” (budget che – si precisa – è al netto dei 66 milioni di contributi a favore dei già citati 7 enti, da Cinecittà al Csc), questa è la ripartizione interna:

24,5 milioni:      Progetti Speciali

20,9 milioni:      Cinema e Immagini per la Scuola

7,0 milioni:        Festival, rassegne, premi

7,0 milioni:        Sostegno programmazione film d’essai

3,1 milioni:        Sviluppo cultura cinematografica/audiovisiva, internazionalizzazione, immagine dell’Italia

1,5 milioni:        Conservazione, catalogazione, restauro, ricerca, del patrimonio audiovisivo

0,5 milioni:        Attività dei circoli di cultura cinematografica

Sub-totale: 64,5 milioni.

Il totale arriva a 92 milioni, inserendo in questo “perimetro” i 21 milioni di euro per le “opere cinematografiche di particolare artistica” ed i 6 milioni per le opere “in coproduzione minoritaria”.

Secondo un’altra elaborazione, il totale della “promozione” potrebbe essere quantificato in 71 milioni di euro soltanto: la somma di 92 milioni scende infatti a 71, se si scorporano i 21 milioni del “Piano Scuola”, che comunque rientrano nel “calderone” del budget che il Ministero assegna alla promozione.

Ognuna di queste linee di intervento prevede ovviamente un “bando”.

La tempistica ministeriale (ritardata) nella pubblicazione dei bandi e nella pubblicazione dei risultati: tra la pubblicazione del bando ed i risultati passano mediamente oltre 4 mesi, e gli avvisi per l’anno in corso vengono pubblicati a distanza di 4 mesi dall’inizio dell’anno

Non entriamo qui nel merito della “logica” di politica culturale (evidentemente) con la quale avviene la ripartizione delle allocazioni all’interno di ogni “fetta” della “torta”, perché vogliamo immaginare siano il risultato di un’analisi critica e di opportune valutazioni, anche in chiave diacronica.

Torneremo presto su questo tema, al quale IsICult sta dedicando un approfondito dossier.

Emerge evidente, dalle elaborazioni IsICult (vedi Tabella):

  • i bandi per ogni singolo anno vengono pubblicato dopo l’inizio dell’anno solare, allorquando una sana logica di programmazione dovrebbe prevedere la pubblicazione degli avvisi (se non addirittura dei risultati) evidentemente prima dell’inizio dell’anno successivo: la media negli 8 anni analizzati è di addirittura quasi 5 mesi (134 giorni, per la precisione) dal 1° gennaio (ed è evidente che molte iniziative si avviano ad inizio anno) alla pubblicazione;
  • il lasso temporale tra la pubblicazione del bando e la sua scadenza è generalmente di un mese (per la precisione 29 giorni, come media negli 8 anni analizzati; da un minimo di 21 giorni ad un massimo di 41 giorni); questo periodo è ragionevole;
  • il lasso temporale tra la data di scadenza del bando ed i risultati mostra aspetti preoccupanti: la media negli 8 anni è di oltre 3 mesi (106 giorni), ed ancora più grave il lasso temporale tra la data di pubblicazione ed i risultati, che è di oltre 4 mesi (136 giorni);
  • per quanto riguarda gli anni 2021 e 2022 si apprezza la riduzione dei giorni dall’inizio dell’anno alla pubblicazione del bando, rispettivamente 56 e 54, ma purtroppo nel 2023 si torna a quota 110 giorni;
  • l’anno 2023 registra il dato peggiore, considerando il periodo tra data di pubblicazione e la data dei risultati, che arriva ad un incredibile 179 giorni ovvero quasi 6 mesi!, a fronte del picco positivo di 87 giorni registrati nel 2016…

Domandiamo al lettore di immedesimarsi nel ruolo di organizzatore culturale di una manifestazione, per comprendere quanto questi ritardi determinino conseguenze gravi nella programmazione degli eventi.

Prevale incertezza ed aleatorietà.

Così come tutta la prima metà dell’anno 2024 è stata paralizzata dall’assenza di decreti per quanto riguarda le procedure del “Tax Credit”, anche tutte le attività più squisitamente culturali, ovvero di “promozione” cinematografica e audiovisiva, boccheggiano, in attesa dei decreti.

Eppure il Ministro ha firmato il “piano di riparto” ormai quasi un mese e mezzo fa, il 12 aprile 2024, e nessuna notizia si ha, a fine maggio, dei tanti decreti ancora in gestazione…

La riforma in corso della “Legge Franceschini” avviata dal Ministro Gennaro Sangiuliano dovrebbe prevedere anche un “efficientamento” (termine orribile, ma tipico dello slang della Pubblica Amministrazione) delle procedure, che mettono in continua difficoltà gli organizzatori culturali di festival, rassegne ed iniziative simili.

Siamo a fine maggio 2024, e centinaia di organizzatori di festival non sanno ancora se potranno contare o meno sul sostegno del Ministero della Cultura (lo stesso problema riguarda le istituzioni scolastiche e gli enti che partecipano ai bandi del progetto “Cinema e Immagini per la Scuola”, che sono scaduti il 15 dicembre 2023 per gli enti ed il 13 gennaio 2024 per le scuole… e l’anno scolastico sta finendo): ridurre queste tempistiche surreali sarebbe una vera “rivoluzione” burocratica!

Servono certamente più risorse, anzitutto umane (e tecnicamente qualificate), e non è peregrino ricordare – come ha peraltro rimarcato pubblicamente lo stesso Dg Nicola Borrelli – che l’equivalente francese della Direzione Cinema e Audiovisivo italiana, ovvero il Centre National du Cinéma et de l’Image Animée (noto come Cnc), ha un organico di oltre 400 persone, a fronte delle poco più delle 150 della Dgca italica…

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. Hanno collaborato Luca Baldazzi, Vincenzo Carrano, Natasha Mazza. ]

Clicca qui per la tabella IsICult sulle tempistiche dei bandi “Promozione” cinema e audiovisivo della Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura 2016-2024 Dgca Mic (versione di lavoro 24 maggio 2024)

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/al-di-la-del-tax-credit-gli-incomprensibili-ritardi-della-direzione-cinema-e-del-mic-nellemanazione-di-decreti-tanto-attesi/491774/




Risiko nomine: il ‘caso De Mita jr’. Si può essere nominati amministratori di una società pubblica senza laurea?

Una premessa, nell’introdurre questo “dossier nomine” curato dall’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult per il quotidiano online “Key4biz”: non siamo integralisti e nemmeno talebani: non crediamo si debba necessariamente essere in possesso di un “pezzo di carta” per dimostrare nella vita capacità eccellenti, professionali e/o relazionali e/o politiche, sia nel bene sia nel male…

Basti citare – nel bene – il caso della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha soltanto un diploma di liceo linguistico, e – nel male – il caso recente di Aldo Spinelli, imprenditore “self-made man” protagonista dell’inchiesta per presunte corruzioni (intorno al Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti), proprietario di uno yacht da 9 milioni di euro, che quasi si vanta di avere soltanto – come titolo di studio – la quinta elementare…

Ciò premesso, suggeriamo anzitutto la lettura dell’ultimo pamphlet del giornalista che da anni ci ha abituati ad inchieste serie ed approfondite e senza peli sulla lingua sulle italiche “caste” vecchie e nuove, immarscescibili, ovvero Sergio Rizzo, “Io so’ io. Come i politici sono tornati a essere intoccabili”, edito da Solferino (marchio editoriale del “Corriere della Sera”) a fine aprile.

Il libro passa al setaccio sprechi e storture della politica italiana di oggi (e ieri) e si pone quasi a mo’ di aggiornamento rispetto al best-seller del 2007, scritto da Rizzo assieme a Gian Antonio Stella, “La casta”. Il titolo romanesco del nuovo libro riprende la famosa battuta del “Marchese del Grillo” di Mario Monicelli (interpretato da Alberto Sordi), e deriva a sua volta dall’indimenticabile sonetto “Li soprani der monno vecchio” del poeta Giuseppe Gioachino Belli…

Il “caso De Mita jr”, un esempio sintomatico ed emblematico della prevalenza del “capitale relazionale” su capacità e merito

Anche Rizzo affronta il caso “De Mita jr” nel suo libro: un personaggio a cui abbiamo prestato attenzione fin dal 2023, in occasione della sua nomina – ignorata completamente da tutti i media, a parte da IsICult sul quotidiano “Key4biz” che la segnalò in incredibile esclusiva – nel Consiglio di Amministrazione di Cinecittà (vedi “Key4biz” del 20 gennaio 2023, “Cinecittà: da Bettini a De Mita? Rai: in arrivo la Commissione di Vigilanza. Il Presidente sarà “in quota” m5s”, e del 22 marzo 2023, “Un De Mita nel cda di Cinecittà, intanto oggi sciopero delle troupe cinematografiche”). Giuseppe De Mita è stato formalmente nominato il 25 marzo 2023 (dopo che era stata sospesa l’assemblea convocata per il 19 gennaio 2023), in sostituzione del dimissionario Goffredo Bettini, a suo tempo cooptato dal Ministro “dem” Dario Franceschini.

Il nome di Giuseppe De Mita, unico figlio maschio (ha tre sorelle) del famoso leader della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita (da non confondere con l’omonimo Giuseppe, politico di professione, che è invece un nipote di Ciriaco), è riapparso nelle cronache italiche l’anno scorso, allorquando fu candidato da una strana cordata al ruolo di Amministratore Delegato della cosiddetta “cassaforte” dello sport italiano, la società pubblica Sport e Salute. Alcuni osservatori commentarono che la candidatura non risultò vincente perché in itinere si scoprì che De Mita jr non aveva la laurea…

Dato che nelle ultime settimane, il nome di Giuseppe De Mita, già nel cda di Cinecittà, è riapparso nelle lande di via Tuscolana (sede di Cinecittà) addirittura come possibile Amministratore Delegato (al posto di Nicola Maccanico) ovvero Presidente (al posto di Chiara Sbarigia), ci siamo domandati se questo “requisito” fosse previsto per legge o fosse presente nello statuto di Cinecittà, oltre che di Sport e Salute.

Non è così. Questo vincolo (pre-requisito?!) non è né nello statuto di Sport e Salute spa, né nello statuto di Cinecittà spa.

Può sembrare incredibile (ma – suvvia – nemmeno tanto… commenterebbe sorridendo Sergio Rizzo), ma in effetti la attuale normativa italica non prevede questo specifico pre-requisito per essere nominati amministratori di una società pubblica.

Alcuni osservatori sostengono che peraltro una esperienza a Cinecittà consentirebbe a Giuseppe De Mita di candidarsi con successo, alla prossima tornata, alla guida di Sport e Salute, dato che, a quel punto, potrebbe vantare una esperienza triennale come amministratore di un’altra società pubblica. Si segnala che lo Statuto di Sport e Salute spa (nella versione aggiornata il 2 ottobre 2023), all’articolo 11, prevede in effetti che:

“Gli Amministratori devono essere scelti secondo criteri di professionalità e competenza tra persone che abbiano maturato un’esperienza complessiva di almeno un triennio attraverso l’esercizio di: a) attività di amministrazione o di controllo ovvero compiti direttivi presso imprese, ovvero, b) attività professionali o di insegnamento universitario in materie giuridiche, economiche, finanziarie o tecnico-scientifiche, attinenti o comunque funzionali all’attività di impresa, ovvero, c) funzioni amministrative o dirigenziali, presso enti pubblici o pubbliche amministrazioni, operanti in settori attinenti a quello di attività dell’impresa, ovvero presso enti o pubbliche amministrazioni che non hanno attinenza con i predetti settori purché le funzioni comportino la gestione di risorse economico-finanziarie”.

Si noti: la laurea non è un pre-requisito.

Incredibile, ma vero: le legge italiana non richiede la laurea per essere nominati alla guida di una società pubblica

D’altronde, Cinecittà, col suo bilancio di “soltanto” poco più di 40 milioni di euro l’anno, è poca cosa rispetto ai circa 400 milioni di euro di contributi pubblici che gestisce Sport e Salute… Un rapporto – a livello economico – di 10 ad 1, tra Sport e Salute spa e Cinecittà spa.

Ma, insomma… suvvia, per “far carriera”… anche via Tuscolana può essere utile…

A proposito di… curriculum… Giuseppe De Mita può vantare – professionalmente – di essere stato Addetto Stampa e poi ex Dg della Lazio (ai tempi di Sergio Cragnotti), Direttore Generale di Gea World spa (impresa di gestione contrattuale e commerciale di atleti, fondata assieme – tra gli altri – a Chiara Geronzi, figlia del grande boss di Capitalia Cesare Geronzi, avventura finita nelle sabbie mobili di “Calciopoli”) e – relazionalmente – testimone di nozze di Marco Mezzaroma (cognato di Claudio Lotito), quindi amico di Giorgia Meloni (alcuni sussurrano che il De Mita jr sia stato accreditato nei confronti del Ministro Gennaro Sangiuliano personalmente dalla sorella della premier, Arianna)…

Scriveva il 27 luglio 2023 Lorenzo Vendemiale sul quotidiano “il Fatto”: “un nome che il ministro Andrea Abodi aveva più che altro subito dai piani alti del governo, salvo poi dover accantonare per i requisiti (gli mancava il titolo di laurea previsto dalla legge), nonché alcuni ragionamenti di opportunità (troppi interessi nel settore degli eventi sportivi)”.

Crediamo che la questione di “opportunità” non sia stata in verità – nemmeno questa – determinante, basti ricordare il caso eclatante del Ministro della Difesa Guido Crosetto, azionista di società di “lobbying” per l’industria delle armi…

Abbiamo voluto approfondire: la candidatura di De Mita jr alla guida di Sport e Salute spa è stata evidentemente accantonata, ma non per l’assenza di un requisito non previsto dalla legge (questione riportata peraltro da diverse altre testate giornalistiche). Dopo sei mesi di “tira-e-molla” di querelle infra-maggioranza, a fine luglio dell’anno scorso è stato nominato Marco Mezzaroma (vedi supra) Presidente di Sport e Salute, ed è stato promosso come Ad Diego Nepi Molineris, già Direttore della società da diversi anni. Va segnalato che il De Mita jr è stato comunque nominato, qualche settimana fa, consulente di marketing della società…

A proposito di nomine, tra Cinecittà e Rai…

Come abbiamo segnalato su queste colonne (vedi “Key4biz” del 17 maggio 2024, “Ritardi su ritardi, tra Rai e cinema: tutto rimandato al post-elezioni europee”), anche le nomine dei nuovi consigli di amministrazione della Rai e di Cinecittà sono state “rimandate” al post-elezioni europee.

Qualche giorno fa, è stata pubblicata la settima edizione del VII Rapporto “Nomine 2024. Le società del Mef e i rinnovi di consigli di amministrazione e collegi sindacali” curato dal centro studi CoMar (la precedente edizione era stata segnalata anche su queste colonne: vedi “Key4biz” del 16 marzo 2023, “Nomine pubbliche. La mappa delle cariche da rinnovare. Tutte le caselle. Nuovo Report del Centro Studi CoMar”).

Nell’ambito cultural-mediale, sono soltanto 2 le società pubbliche i cui vertici verranno presto rinnovati: la Rai e Cinecittà, giustappunto, che rappresentano poco più del 1 % del totale delle ben 122 società partecipate dal Ministero dell’Economia e Finanze (Mef) Pochi “posti” (7 in Rai, 5 a Cinecittà) a fronte delle imminenti 694 nomine, 12 poltroncine soltanto…

Secondo le elaborazioni di CoMar (basate su documenti ufficiali), il rinnovo degli organi amministrativi delle società del Mef previsto nei prossimi mesi riguarderà infatti ben 694 persone, per 154 organi sociali di 122 partecipate.

Delle 122 società, 19 sono a controllo diretto e 103 a controllo indiretto; dei 154 organi sociali, 89 sono consigli d’amministrazione e 65 collegi sindacali; le 694 persone sono ripartite fra 424 consiglieri e 270 sindaci…

Le “poltrone” più ambite possono essere considerate quelle dei cda di Cdp alias Cassa Depositi e Prestiti (9 posti tra quota del Mef e delle fondazioni bancarie), oggi guidata da Giovanni Gorno Tempini (Presidente) e Dario Scannapieco (Ad), delle Ferrovie dello Stato (7 poltrone, tutte del Mef), oggi guidate da Nicoletta Giadrossi (Presidente) e Luigi Ferraris (Ad), dell’Anas (4 posti, controllata al 100 % da Fs), guidata dal generale Edoardo Valente (Presidente) e da Aldo Isi (Ad)…

Quasi tutti i consiglieri in scadenza (generalmente decadono con l’approvazione del bilancio di esercizio 2023, e quindi entro il 30 giugno 2024) sono stati nominati tre anni fa, durante il governo Draghi, appoggiato da tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia.

Si prevedono per questa ragione molti cambiamenti, essendoci una nuova maggioranza guidata proprio da Fdi.

Il “Risiko” di breve periodo (fine giugno 2024) riguarda almeno 500 poltrone

È evidente che i partiti hanno concordato sull’esigenza di attendere l’esito delle elezioni dell’8 e 9 giugno, al fine di “aggiornare” i pesi spartitori che andranno applicati in funzione del proprio risultato nelle urne, per mettere in scena per l’ennesima volta la logica del mitico testo sacro della lottizzazione partitocratica ovvero il “manuale Cencelli”…

È anche vero che comunque l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, nel suo primo anno, non è stato proprio fermo: secondo alcune elaborazioni proposte ad inizio dicembre dell’anno scorso dal quotidiano online “Open”, ben 300 “poltrone” sono state già simpaticamente assegnate…

Scriveva Felice Florio l’8 dicembre 2023, in un articolo intitolato “Le 1024 nomine del governo Meloni: ogni giorno, tra Cdm e Cda delle partecipate, hanno ricevuto un nuovo incarico 2,5 persone”:

“i politici devono vincere le elezioni per governare. Ai nominati, invece, basta trovarsi nel posto giusto con l’esecutivo in carica giusto. Si dirà che è il merito a guidare le scelte sulle poltrone da riempire. Lungi dal mettere in discussione la bravura dei nominati, tra le designazioni fatte nel 2023 ne emergono alcune che hanno caratteristiche singolari: un cognome di peso, una candidatura sfortunata, una simpatia personale o politica. Tra le pieghe delle nomine si può scorgere la ‘Comédie humaine’ del potere italiano. E al gran galà delle investiture, quest’anno, l’unico invitato è stato il centrodestra. Nei primi 410 giorni del governo, dal 22 ottobre al 2022 al 6 dicembre 2023, sotto l’egida di Giorgia Meloni sono state effettuate 1.024 nomine dirette o indirette. Includendo lo spostamento di prefetti, le promozioni di militari e l’affidamento di compiti diplomatici per il personale della Farnesina, ogni 24 ore, sono state investite di un nuovo ruolo circa 2,5 persone. Durante i Consigli dei Ministri, dal primo al sessantunesimo, 392 nomi sono stati designati per i posti più disparati nelle maglie della burocrazia, degli enti pubblici e delle partecipate. A questi, si aggiungono 22 nomine passate per i rami del Parlamento, mentre 610 nomine rientrano nel grande capitolo delle società partecipate dal Ministero dell’Economia”.

Basti ricordare – nell’ambito culturale – che il Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) ha rinnovato i consigli di amministrazione di soggetti come il Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo), il Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc), la Biennale di Venezia, soltanto per citare gli enti più importanti: su questo ed altro, l’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult sta elaborando un corposo dossier di analisi critica, che verrà presto pubblicato.

Va precisato che, per quanto riguarda Cinecittà spa, la procedura è per alcuni aspetti più complessa: lo Statuto prevede infatti che i consiglieri siano nominati da 2 soggetti diversi: dei 5 membri del Cda, 2 sono individuati dal titolare del Mef (uno dei quali assolve poi la funzione di Presidente), mentre gli altri 3 (uno dei quali con funzioni di Amministratore Delegato) sono individuati dal Ministro della Cultura.

Cooptazioni discrezionali ed oscure

Eppure va ricordata l’adozione del Dpcm del 26 luglio 2023, n. 125, ovvero del regolamento che ha modificato l’organizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze prevedendo, tra l’altro, la creazione del Dipartimento dell’Economia, con specifiche competenze anche in materia di partecipazioni societarie dello Stato.

Va anche segnalato che nella Legislatura in corso sono intervenute diverse modifiche normative in tema di società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, recanti sia misure relative agli assetti organizzativi di singole entità societarie, sia deroghe o innovazioni concernenti aspetti specifici della disciplina generale in materia: nel “perimetro” in qualche modo vicino al settore culturale, basti ricordare la trasformazione dell’Istituto per il Credito Sportivo (già presieduto dall’attuale Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili Andrea Abodi, “in quota” Fratelli d’Italia) in una nuova società per azioni denominata “Istituto per il Credito Sportivo e Culturale spa”; la previsione della costituzione di una nuova società in-house, “Enit spa”, e la contestuale soppressione dell’ente pubblico Enit – Agenzia Nazionale del Turismo (la cui presidenza è stata affidata ad Alessandra Priante, scelta dalla Ministra del Turismo Daniela Santanché).

Così come Cinecittà spa è una società con “socio unico” il Mef ma con i “diritti dell’azionista” ceduti al Ministero della Cultura, Enit spa è una società controllata dal Ministero del Turismo i cui diritti sono attribuiti al Mef…

Si domanda Sergio Rizzo esemplificativamente nel succitato suo pamphlet “Io so’ io”, in particolare, se è opportuno che la presidenza dell’Istituto per il Credito Sportivo sia determinata da un Ministro (dello Sport) il cui precedente ruolo era giustappunto quello di Presidente dell’Ics, ma in fondo si tratta di un quesito ozioso, in un Paese nel quale la logica delle “sliding doors” è piuttosto frequente e diffusa, senza che nessuno (o quasi) gridi allo scandalo…

Si ricordi che il 13 aprile 2023, in occasione della prima tornata di nomine di controllate pubbliche, la Premier Giorgia Meloni ha dichiarato con orgoglio: “abbiamo valutato le competenze e non le appartenenze”.

Si ha ragione di ritenere che questo auspicio si sia concretizzato soltanto in parte.

Esistono “modelli virtuosi” di nomina delle società pubbliche?

Relativamente ai modelli di nomina, le procedure possono variare dal meccanismo di cooptazione alla candidatura spontanea dei soggetti a seguito dell’apertura delle posizioni a scadenze: nel primo caso, l’influenza politica nella scelta dei soggetti è maggiore, mentre nel secondo caso la nomina avviene analizzando i curriculum, nominando così soggetti che sono diversificati per genere, formazione e percorso professionale…

Sostanzialmente, nell’esperienza italica, è il primo modello a prevalere.

Si tratta di quel meccanismo di cooptazione discrezionale genericamente definito come selezione “intuitu personae”.

Pochi sanno che comunque anche il cittadino “qualsiasi” può candidarsi a questi ruoli. Sulla carta

È legge dello Stato un “Testo Unico” sulle Società Pubbliche ovvero “Partecipate” – il cosiddetto “Tusp” – approvato con il Decreto Legislativo n. 175 del 19 agosto 2016.

Il Testo Unico sulle Società Partecipate ha sostanzialmente cercato di stabilizzare le deroghe previste per le società pubbliche rispetto alla disciplina ordinaria prevista dal Codice Civile per le società commerciali in generale.

Il Testo Unico prevede l’obbligo di selezionare gli amministratori rispettando i criteri di onorabilità, professionalità e autonomia.

In effetti, fino alla pubblicazione del “Testo Unico” del 2016, la legislazione italiana s’era concentrata principalmente sui casi di “inconferibilità” e “incompatibilità” degli incarichi: esemplificativamente, uno sbarramento a coloro che hanno riportato condanne penali per reati dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione; oppure rispetto a coloro che hanno svolto incarichi in enti di diritto privato regolati o finanziati da amministrazioni pubbliche e hanno svolto attività professionali a favore di quest’ultimi; oppure che sono stati componenti di organi di indirizzo politico (come coloro, ad esempio, che hanno svolto il ruolo di Sindaco, Assessore o Consigliere)…

L’articolo 11 del “Tusp” del 19 agosto 2016 prevede:

“Salvi gli ulteriori requisiti previsti dallo statuto, i componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze”.

Va segnalato che l’invocato “decreto” ovvero il Dpcm (decreto da assumersi previa intesa con la Conferenza Unificata, ovvero la Conferenza Stato-Regioni), a distanza di 8 anni (otto!), non si è mai più concretizzato, quindi i requisiti richiamati restano allo stato di pio (e generico) intendimento!

Di fatto, dal 2016 al 2024, non è stato emanato il previsto decreto, e quindi la norma resta sostanzialmente inattuata…

Il processo di nomina delle società pubbliche italiane resta quindi indeterminato e informale

Oltre dieci anni fa era intervenuta anche una Direttiva del Mef, emanata il 24 giugno 2013, che fissava alcuni elementi, tra i quali i requisiti per l’eleggibilità degli amministratori ed una procedura per la selezione dei candidati a ricoprire il ruolo di amministratori. Questa Direttiva – denominata anche “Direttiva Saccomanni” (dal nome dell’allora titolare del Mef, Fabrizio Saccomanni, nel Governo Letta) – costituiva in realtà una risposta ad alcune indicazioni dettate dall’Ocse, organismo che aveva invitato l’Italia a provvedere all’introduzione di una procedura strutturata per la nomina degli amministratori nelle società pubbliche. La Direttiva era comunque anch’essa piuttosto generica, con formule del tipo “comprovata professionalità in ambito giuridico, finanziario o industriale”, o, ancora, “autorevolezza adeguata all’incarico”…

Scrive Martina Antinori in una brillante tesi di laurea discussa a fine accademico 2022-2023 con il Professor Marco Giuliani, intitolata “Le nomine nelle società partecipate pubbliche: la scelta tra professionisti o politici”, presso l’Università Politecnica delle Marche (Facoltà di Economia “Giorgio Fuà”):

“le nomine pubbliche sono uno strumento fondamentale della governance pubblica. Il processo di nomina pubblica possiede dei vincoli che possono essere stabiliti attraverso accordi organizzativi. In particolare è necessario considerare due aspetti fondamentali: l’esistenza di standard e procedure; l’attore o gli attori che sono incaricati ad effettuare le nomine pubbliche. Relativamente al primo punto, gli elementi da considerare sono la trasparenza del processo, la sensibilizzazione dei media e dell’opinione pubblica e le descrizioni dettagliate delle mansioni con i requisiti professionali. La trasparenza si riferisce al fatto che i posti vacanti siano pubblicizzati apertamente, stimolando quindi le candidature da parte di un gruppo di persone più ampio e non solo legato da rapporti personali con i politici incaricati ad effettuare la nomina”.

Questi concetti sono sintetici quanto efficaci: si può sostenere che nessuno dei due criteri è stato rispettato per le due maggiori “fabbriche culturali” del Paese: se, per quanto riguarda la Rai, vi è in apparenza un pubblico invito a presentare candidature (ma si tratta di una sorta di farsa, come sostenuto dai 4 candidati – sui 72 aspiranti – al cda Rai nel ricorso che hanno presentato nelle scorse settimane di fronte al Tar del Lazio), per quanto riguarda Cinecittà, va rimarcato che né il Ministero della Cultura né il Mef hanno mai messo in atto procedure di pubblica “call” (e qualcuno ancora auspica che il Ministro Gennaro Sangiuliano corregga la rotta definita dai suoi predecessori, ultimo il “dem” Dario Franceschini).

A distanza di 8 anni dal “Testo Unico sulle Società Pubbliche” (Tusp), nessun Governo ha adottato il provvedimento attuativo che dovrebbe definire i criteri di “onorabilità”, “professionalità”, “autonomia” degli amministratori!

Abbiamo segnalato l’invocato “decreto” ovvero il Dpcm previsto dall’articolo 11 del “Tusp” del 19 agosto 2016 (decreto da assumersi previa intesa con la Conferenza Unificata, ovvero la Conferenza Stato-Regioni): a distanza di 8 anni (otto!), non si è mai più concretizzato.

I requisiti richiamati restano quindi allo stato di pio (e generico) intendimento!

Conferma di questo rilievo critico identificato da IsICult nella redazione del presente intervento, si ha nella ultima edizione del dossier della Camera dei Deputati (XIX Legislatura), “Società a partecipazione pubblica e ricognizione degli assetti organizzativi. Monitoraggio e controllo” (edizione n. 5) del febbraio 2024 (curato dal “Servizio per il Controllo Parlamentare”): ivi si legge a chiare lettere:

“alla data di pubblicazione del presente dossier, non risultano ancora adottati alcuni provvedimenti attuativi del Tusp”, ed in particolare il “decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che ai sensi dell’articolo 11, comma 1, del Tusp, dovrebbe stabilire i requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia che devono possedere i componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico, fatti salvi gli ulteriori requisiti previsti dallo statuto societario; il decreto va adottato previa intesa in Conferenza unificata” (ivi, pag. 14).

Incredibile, ma vero! “Dovrebbe” stabilire, il Dpcm rimasto appunto… “in mente dei”.

E ciò basti, a conferma del perdurante carattere discrezionale (e politicizzato) dei processi selettivi.

Non ci risulta che né Giorgia Meloni né Giancarlo Giorgetti si siano mossi per adottare questo provvedimento attuativo del “Tusp”…

Un’innovazione c’è stata (Direttiva Giorgetti del 31 gennaio 2023), ma non ci sembra applicata né a Rai né a Cinecittà…

Le procedure in merito alla designazione dei componenti degli organi amministrativi e di controllo delle società partecipate dal Mef sono indicate in una Direttiva del titolare del Mef del 31 gennaio 2023 (che aggiorna una precedente Direttiva del 31 marzo 2021).

La Direttiva prevede che il Dipartimento del Tesoro assicuri l’istruttoria tecnica da sottoporre all’organo di indirizzo politico al fine dell’esercizio del diritto di socio. Si segnala la Direttiva è stata emanata prima dell’istituzione, con Dpcm 26 luglio 2023, n. 125, del nuovo Dipartimento dell’Economia del Mef, che ha assorbito alcune competenze in precedenza poste in capo al Dipartimento del Tesoro, tra cui quelle in materia di gestione delle partecipazioni societarie dello Stato, esercizio dei diritti del socio e valorizzazione delle medesime partecipazioni, nonché in materia di monitoraggio della riforma delle società a partecipazione pubblica…

Ciò premesso, tenuto conto che una opportuna prassi della “governance” societaria prevede che l’individuazione dei profili idonei alle cariche in argomento avvenga anche con il supporto di società specializzate nella ricerca e selezione dei “top manager”, la succitata Direttiva prevede che il Dipartimento del Tesoro possa avvalersi di tale supporto per usufruire di “data base” di profili manageriali, acquisiti anche tramite la banca-dati del Ministero, nonché per l’attività di “assessment” ed eventuale comparazione delle competenze necessarie a ricoprire la carica.

In particolare, il Dipartimento del Tesoro:

(a.) assicura, entro il mese di gennaio di ciascun anno, la trasmissione all’organo di indirizzo politico, per il tramite dell’Ufficio di Gabinetto, delle posizioni in scadenza, nonché la relativa pubblicazione sul sito del Mef;

(b.) procede a formalizzare un appunto tecnico con l’indicazione della tempistica delle assemblee, ove già fissate, dei requisiti statutari e di legge applicabili ai singoli rinnovi degli organi societari;

(c.) sulla base delle indicazioni ricevute dall’organo di indirizzo politico, cura l’istruttoria di carattere qualitativo e attitudinale dei potenziali candidati alla carica, con il supporto delle suddette società specializzate. Questa istruttoria (fermi restando i requisiti previsti da disposizioni legislative, regolamentari e statutarie), dovrebbe essere volta ad individuare i migliori profili per professionalità e competenza e, fatti salvi gli specifici assetti di governo societario, l’ottimale composizione collettiva, anche per età e genere, degli organi sociali, con l’obiettivo di perseguire il successo sostenibile delle società. Dovrebbero quindi essere oggetto di valutazione la professionalità e le competenze dei candidati, in particolare in relazione al settore specifico di operatività, all’esperienza manageriale e in organi sociali, ai mercati finanziari, alla gestione dei rischi, ai settori legale e societario e alle materie ambientali, sociali e di “governance”;

(d.) all’esito dell’individuazione, da parte dell’organo di indirizzo politico, dei nominativi da indicare nelle liste o da presentare in assemblea, provvede ad acquisire dagli interessati l’autocertificazione relativa al possesso dei requisiti soggettivi e di eleggibilità e al curriculum vitae;

(e.) predispone un appunto tecnico per acquisire dall’organo di indirizzo politico le indicazioni di voto in merito ai singoli punti all’ordine del giorno delle assemblee…

Quanta pubblicità e quanta applicazione è stata data a questa Direttiva firmata da Giancarlo Giorgetti?!

Assai poca, ci sembra.

Si possono inviare candidature per le nomine relative alle società partecipate dal Mef, dal 5 febbraio al 1° settembre 2024.

Si precisa che, per quanto attiene alle nomine degli organi sociali delle società “indirettamente partecipate” dal Ministero, le designazioni spettano alla società controllante e, pertanto, per l’invio della candidatura non è applicabile la suddetta procedura.

Si precisa che sia Rai sia Cinecittà sono direttamente partecipate dal Mef.

Quanti conoscono l’applicativo “Cros” del Dipartimento del Tesoro del Mef per chi… si vuole autocandidare nei cda delle società pubbliche?

Si segnala più specificamente che sul sito del Dipartimento del Tesoro del Mef, il 1° febbraio 2024, è stato pubblicato un avviso che recita: “2024 Cros: apertura campagna 2024”.

Si legge ivi: “Cros: aperta la campagna 2024 per l’acquisizione delle candidature in organi sociali di società direttamente partecipate dal Mef, a partire dal 5 febbraio 2024”.

Ovvero:

“Per l’invio delle candidature relative alle società direttamente partecipate, è necessario utilizzare l’applicativo Cros del Portale Tesoro. Se l’utente non è ancora registrato sul Portale del Tesoro ed è in possesso di una pec personale, può effettuare la registrazione all’indirizzo https://portaletesoro.mef.gov.it, selezionando il tasto “non sei ancora registrato, richiedi un nuovo account” e seguendo successivamente l’iter di registrazione dedicato all’attivazione dei servizi riservati al privato cittadino. Una volta completato il processo di registrazione, selezionando il tasto “accedi ai servizi al cittadino” ed inserendo le credenziali sul Portale Tesoro, si potrà accedere all’applicazione”.

La scadenza del termine per l’invio delle domande è il 1° settembre 2024. Una data un po’ curiosa, dato che le controllate hanno in buona parte dei Consigli di Amministrazione da rinnovare entro il 30 giugno 2024. Ma forse varranno le candidature che sono pervenute via pec in occasione della procedura “Cros” del 2023 (la “campagna” è stata aperta dal 3 febbraio al 1° settembre 2023)?!

Quanti cittadini si saranno finora candidati?! Riteniamo che queste liste dovrebbero essere di pubblico dominio.

Se, per la Rai, il ricorso avviato dai 4 candidati al Cda potrebbe determinare una correzione di rotta rispetto a quanto previsto dalla Legge n. 220 del 2015 sulla Rai (la cosiddetta “Legge Renzi” che ha rafforzato il controllo politico-partitico sul servizio pubblico radiotelevisivo), per quanto riguarda Cinecittà non esiste alcuna trasparenza, ed il Ministro pro tempore opera come meglio ritiene, nelle segrete stanze del suo cervello ovvero nelle segrete stanze delle segreterie di partito.

Va anche ricordato che, dal punto di vista formale, Rai spa e Cinecittà spa non sono esattamente uguali: nessuna delle due è una società “quotata in borsa”, ma Viale Mazzini è classificata come “società con strumenti finanziari quotati” (stessa categoria di Ferrovie dello Stato spa), mentre Via Tuscolana è senza dubbio una “società non quotata” (come Sport e Salute spa), e quindi esistono comunque delle procedure di trattamento parzialmente diverso, anche se non granché rilevanti ai fini di quanto qui si affronta rispetto ai criteri con i quali viene selezionata la “governance” delle due società pubbliche.

Va anche ricordato che Cinecittà ha come azionista unico il Mef ovvero il Ministero della Cultura, mentre Rai ha 2 soci: il Mimit e la Società Italiana Autori Editori (Siae), che ha quota simbolica dello 0,44 % delle quote della spa. Tendenzialmente Siae (presieduta da Salvatore Nastasi) si associa alle decisioni del Mimit (per l’approvazione del bilancio), anche se si ha notizia di un’astensione Siae in occasione dell’approvazione di un bilancio da parte dell’assemblea dei soci, qualche anno fa (caso più unico che raro).

Si ricorda infine la composizione attuale dei consigli di amministrazione, ricordando che per entrambe le società valgono le stesse scadenze: scadenza delle cariche al 31.12.2023, rinnovo quindi entro il 30.6.2024 in occasione dell’approvazione del bilancio 2023 (ovvero – come previsto dal Codice Civile –entro 180 giorni dalla chiusura del bilancio di esercizio):

Cinecittà spa

(azionista unico: Mef / Ministero della Cultura 100 %; cda, 3 membri Mic, 2 membri Mef)

Presidente: Chiara Sbarigia (“in quota” Mef)

Amministratore delegato: Nicola Maccanico (“in quota” Mic)

Cda: Federico Bagnoli Rossi (“in quota” Mic), Isabella Ciolfi (“in quota” Mef), Giuseppe De Mita (“in quota” Mic)

Rai Radiotelevisione Italiana spa

(azionisti: Mef 99,56 %, Siae 0,44 %)

Presidente: Marinella Soldi (“in quota” Mef”, con placet della Commissione bicamerale di Vigilanza)

Amministratore delegato: Roberto Sergio (“in quota” Mef)

Cda: Simona Agnes (“in quota”… Forza Italia), Francesca Bria (Pd), Igor De Blasio (Lega), Alessandro Di Majo (M5s), Davide Di Pietro (i primi 4 eletti dal Parlamento, l’ultimo dai dipendenti).

Per quanto riguarda specificamente la Rai, l’articolo 49 comma 4 del “Tusma” (Testo Unico Servizi Media Audiovisivi”) recita un generico: “Possono essere nominati membri del consiglio di amministrazione […] persone di riconosciuta onorabilità, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti”. Anche in questo caso, si richiamano concetti alti quanto sfuggenti: “onorabilità”, “prestigio”, “competenza”.

Si riproduce la aleatoria e sfuggente triade: onorabilità, prestigio e competenza.

Si precisa: anche in questo caso, non è richiesta la laurea…

Lo Statuto della Rai (art. 21 comma 2) prevede poi: “Possono essere nominati membri del Consiglio di Amministrazione i soggetti aventi i requisiti per la nomina a giudice costituzionale ai sensi dell’articolo 135, secondo comma, della Costituzione o, comunque, persone di riconosciuti onorabilità, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”.

Attendiamo l’esito del Tar del Lazio, nell’udienza convocata per mercoledì 29 maggio: mancano pochi giorni (vedi “Key4biz” del 2 maggio 2024, “Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai”, in particolare laddove si legge “illustrato oggi alla Camera il ricorso al Tar per la nomina del Cda Rai: se accolto, sospenderebbe le procedure di nomina anche da parte del Parlamento”).

Non è richiesta la laurea, nemmeno per il cda di Viale Mazzini… Insomma, basta essersi in qualche modo “distinti”

Per quanto riguarda il cda di Cinecittà, lo Statuto non è granché diverso, nella assoluta genericità dei pre-requisiti. Riportiamo quel che prevede il comma 10 dell’articolo 4: “i componenti del Cda devono essere scelti secondo criteri di professionalità e competenza tra persone che abbiano maturato un’esperienza complessiva almeno di un triennio attraverso l’esercizio di: (a.) attività di amministrazione o di controllo ovvero compiti direttivi presso società di capitali operanti in settori attinenti a quelli di attività della società ovvero comparabili per dimensione e complessità, ovvero (b.) attività professionali in materie attinenti al settore operativo della società, ovvero (c.) attività professionali in società comparabili per dimensione e complessità, ovvero (d.) attività di insegnamento universitario in materie giuridiche, economiche, finanziarie, o tecnico-scientifiche, attinenti o comunque funzionali all’attività di impresa, ovvero (e.) funzioni amministrative o dirigenziali, presso enti pubblici o pubbliche amministrazioni, operanti in settori attinenti a quello dell’attività di impresa, ovvero enti o pubbliche amministrazioni che non hanno attinenza con i predetti settori purché le funzioni comportino la gestione di risorse economico-finanziarie”.

Al di là del lungo dell’articolo in questione, si osserverà come le maglie, di fatto, siano piuttosto larghe…

E basti ricordare, a proposito di… nomine politiche, che nell’ottobre del 2023 è stata cooptata nel Cda di Cinecittà Isabella Ciolfi, Segretario organizzativo regionale del Lazio per la Lega, ed attuale consulente del Sottosegretario al Mef Federico Freni (Lega), già Segretaria particolare del senatore leghista Claudio Durigon (Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal giugno 2018 al  settembre 2019 nel governo Conte I e dal novembre 2022 nell’attuale esecutivo)… Che bell’intreccio giustappunto di “capitale relazionale” e di reti politiche!

Comunque, se tutto viene rimandato al “post-elezioni”, per quanto riguarda Cinecittà sarà interessante osservare se la candidata ad Amministratore Delegato Chiara Sbarigia (attuale Presidente con deleghe assai circoscritte), ovvero la consigliera e amica della Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, riuscirà vincente dal toto-nomine… allorquando verosimilmente la Lega risulterà assai ridimensionata nell’economia ed alchimia infra-governo, e… magari il Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), al di là dei nuovi “rapporti di forza”, obietterà che non si può cooptare in un simile ruolo una persona che è anche Presidente dell’Associazione dei Produttori Audiovisivi (Apa). Non sarà conflitto di interessi (solo latente?), forse, ma inopportunità certamente. E poi si domanda il… cittadino ingenuo: se la “governance” di Cinecittà va bene, anzi benissimo, perché “rimuovere” l’attuale Ad Nicola Maccanico, che ha un curriculum oggettivamente molto ricco?! Per contingente suo deficit di “capitale relazionale”?! Non si è forse attualmente sufficientemente “distinto”… nelle frequentazioni delle segreterie di partito?!

A proposito di “pezzi di carta”…

A proposito di “pezzi di carta”, si segnala en passant che nemmeno Isabella Ciolfi è laureata. Insomma, 2 dei 5 membri dell’attuale Cda di Cinecittà (Ciolfi e De Mita jr) non sono nemmeno laureati. E nessuno dei 2, peraltro, può vantare competenze tecniche di sorta in materia di cinema e audiovisivo… Ma certamente in qualcosa si saranno… “distinti” (vedi supra).

E sicuramente al Mef (la nomina di Ciolfi è “in quota” Giorgetti) o al Mic avranno verificato che il loro curriculum corrispondesse a qualcuna delle fattispecie previste, tra il punto “(a.)” ed il punto “(e.)” del comma 10 dell’articolo 4 dello Statuto… Isabella Ciolfi è stata nominata nel Cda di Cinecittà il 25 novembre 2023, in sostituzione di Annalisa De Simone (il cui mandato era arrivato a scadenza il 31 dicembre 2022). De Simone – che nelle sue biografie viene descritta come ballerina, attrice, scenografa e scrittrice – era stata nominata (sempre in epoca Franceschini) “in quota” Italia Viva ovvero più specificamente “in quota” Maria Elena Boschi (così come entrarono nel Cda, allora, Goffredo Bettini per il Pd, e Maria Pia Ammirati per il M5s)… De Simone poteva vantare due lauree, ma in fondo non aveva alcuna rilevanza. E forse non rilevava nemmeno la sua esperienza come Presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo. “Accessori d’arredo”, insomma, il vero “mobilio di design” è altro e altrove.

“Pezzi di carta”, suvvia, la vera sostanza è altra.

Prevale la magica formula: “onorabilità”, “prestigio” e “competenza”.

Ricordiamo nuovamente la già citata Giorgia Meloni: “abbiamo valutato le competenze e non le appartenenze” (13 giugno del 2023).

E Sergio Rizzo sorride… Amaramente, come noi.

Suvvia, la “competenza”, nei cda delle società pubbliche, è ancora soltanto un accessorio.

Insomma, siamo ancora molto lontani, in Italia, da sani processi di “professionalizzazione” delle nomine, e prevale ancora una logica di discrezionalità e quindi di “politicizzazione”.

Siamo ancora molto lontani dalle prassi di buona “governance”.

Prevale ancora quel che da anni andiamo definendo (rivendicando ormai quasi un… copyright!) il “capitale relazionale”…

In conclusione, facciamo nostre le parole con le quali chiude il suo lavoro la giovane Martina Antinori:

“si auspica per il futuro che vengano valorizzate effettivamente le competenze e le esperienze di ogni singolo soggetto, mettendo in secondo piano, per poi eliminarlo definitivamente, il sistema di rete di conoscenze personali, che spesso offusca gli interessi pubblici delle società”.

Auspica, la neo-laureata.

Auspichiamo anche noi, con qualche decennio di esperienza sulle spalle, ma frenati dal pessimismo che emerge dall’esperienza (cercando di non troppo deprimersi con la sconfortante lettura dell’ultimo libro di Sergio Rizzo).

Torneremo presto su questi temi…

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. Ha collaborato Natasha Mazza. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/risiko-nomine-il-caso-de-mita-jr-si-puo-essere-nominati-amministratori-di-una-societa-pubblica-senza-laurea/491006/




Ritardi su ritardi, tra Rai e cinema: tutto rimandato al post-elezioni europee

Tante volte, anche su queste colonne della rubrica IsICult sul quotidiano online “Key4biz”, abbiamo segnalato (e talvolta denunciato) gli innumeri ritardi che riguardano la “politica culturale” italiana, ed anche – quindi – la “politica mediale” (vedi, da ultimo, “Key4biz” di mercoledì scorso 15 maggio 2024, “Il Tax Credit cinema e audiovisivo: destinato a crollare il castello di carte?”: dall’incomprensibile ritardo che lascia la Rai contrattualmente in incerta situazione (il “contratto di servizio” 2023-2028 non è stato ancora pubblicato, a distanza di due mesi dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri…), all’incomprensibile ritardo nella convocazione delle elezioni del Cda di Viale Mazzini (Camera e Senato continuano a non calendarizzare l’elezione dei 4 membri da parte del Parlamento)… In relazione al cda pende ora anche una novella “spada di Damocle”, data l’attesa per la prima udienza, il 29 maggio 2024, del ricorso davanti al Tar promosso da 4 consiglieri sui 71 candidati (assistiti dall’Avvocato Giovanni Pravisani), che potrebbe mettere in discussione tutta la procedura, che viola – secondo i ricorrenti – il nuovo regolamento europeo “Media Freedom Act” (il cosiddetto “Emfa”), che impone regole trasparenti nei processi di selezione di chi è chiamato alla “governance” dei servizi mediali pubblici (vedi “Key4biz” del 23 aprile 2024, “Cda Rai, ‘astensionismo’ nelle candidature: soltanto 72 aspiranti consiglieri. Tutti i nomi”)…

Stasi e stagnazione… Ritardi à gogo…

Tutto “sospeso” nelle more dell’esito delle elezioni europee di sabato 8 e domenica 9 giugno.

Stasi e ritardi anche sul fronte del cinema e dell’audiovisivo.

Tutto il sistema è sostanzialmente fermo, paralizzato, congelato, da molti mesi, in verità da un anno, allorquando nell’estate del 2023 è emersa l’esigenza di riformare la “Legge Franceschini” del 2016, con particolare attenzione al controverso strumento del “Tax Credit”.

Soltanto pochi giorni fa (sabato 11 maggio, sul sito web del Ministero della Cultura; curiosamente tre giorni dopo, martedì 14 maggio, sul sito della Direzione Cinema e Audiovisivo retta da Nicola Borrelli), ha visto finalmente la luce il “piano di riparto” dei 696 milioni di euro del Fondo per gli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo, un documento che evidenzia la volontà del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) di imprimere una svolta ad un sistema che, nel corso dei suoi primi sette anni di funzionamento, ha determinato un “boom” della produzione cine-audiovisiva, ma anche un “flop” della capacità di gran parte dei prodotti di trovare uno sbocco di mercato…

Basti osservare quel che sta accadendo in queste settimane, con titoli “made in Italy”, anche di discreta qualità, che registrano incassi veramente deprimenti…

Inizia a circolare – sempre con il timbro riservato “a circolazione interna” – il famoso decreto primario della riforma della Legge n. 220 del 2016, e si ha conferma di quel che era stato annunciato rispetto alle correzioni di rotta del “Tax Credit”: la nuova legge prevede dei “paletti” che determineranno anzitutto una forte riduzione dell’output produttivo, e forse anche una accresciuta difficoltà per i produttori indipendenti, inevitabilmente i più deboli rispetto alle logiche del mercato…

Nei prossimi giorni, IsICult proporrà sulle colonne di “Key4biz” una analisi critica sia del “riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo, sia una anticipazione di alcuni concetti-chiave del nuovo decreto sul credito d’imposta.

La attesa riforma della Legge Franceschini: non più “film fatti per il tax credit”, bensì “film fatti con il tax credit”

La regola-chiave è non più “film fatti per il tax credit”, bensì “film fatti con il tax credit”: sembra uno slogan, ma è un concetto assai efficace.

La tempistica di questi processi continua ad essere preoccupante: in un’intervista della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni da Cannes, su il quotidiano romano “Il Messaggero”, si legge che “spera” che il nuovo decreto sul “Tax Credit” possa divenire operativo “entro l’estate”. La bozza di decreto è stata inviata in questi giorni ai due ministeri coinvolti, il Mef ed il Mimit, ovvero il Ministero dell’Economia e Finanze ed il Ministero delle Imprese e il Made in Italy. Non se ne ha ancora pubblica evidenza, come se si trattasse di un documento coperto dal segreto di Stato.

La previsione della Sottosegretaria non è comunque confortante: “si spera entro l’estate”, significa che le migliaia di proposte che sono emerse dalla “ricognizione” effettuata dal Ministero ad inizio anno restano in “stand-by” e tali resteranno per mesi ancora.

Soltanto i produttori più grossi rischiano di procedere comunque nelle loro intraprese, in uno scenario così incerto e confuso.

“Si spera entro l’estate” significa mantenere tutto il sistema ancora paralizzato per mesi. L’articolo, firmato da Ilaria Ravarino, è ben titolato: “Mai più film invisibili: così cambia il cinema”.

Un quesito sorge naturale: ma la Sottosegretaria leghista non poteva rendersi conto prima, di questa deriva che il sistema ha registrato nel corso del tempo, osservando che in questi anni sono stati prodotti centinaia di titoli veramente “invisibili”?

Perché fino ad un anno fa, invece, prima dell’intervento del “suo” Ministro, sembrava tutto andasse bene, anzi… meravigliosamente?

Nessuna notizia delle 2 nuove “commissioni esperti” cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura… Anche il fronte degli “aiuti selettivi” è quindi paralizzato. Incomprensibili ritardi

Un altro dei tanti “decreti” ministeriali attesi è quello che riguarda la famosa “Commissione Esperti”, anzi quelle che dovrebbero divenire 2 “commissioni” (o comunque 1 “commissione” con 2 “sottocommissioni”, una dedicata alla “produzione” ed una dedicata alla “promozione”) dato che la Legge di Bilancio 2024 ha cancellato la precedente Commissione.

La senatrice leghista anticipa oggi che la nuova (le nuove?!) commissione per gli aiuti cosiddetti “selettivi” sarà formata da 15 membri, spiegando che il numero attuale – quindi – non dovrebbe variare: ma nulla è dato sapere sulla composizione, strutturazione, organizzazione di queste nuove commissioni?!

Ai tempi di Franceschini, la scelta degli “esperti” ovvero i cosiddetti “saggi” avveniva a seguito di un decreto di invito alla presentazione di candidature, e poi sceglieva discrezionalmente il Ministro: il Ministro Gennaro Sangiuliano seguirà la stessa procedura di pubblica “call”, magari innovandola con una iniezione di trasparenza ed analisi comparativa dei curricula, o si baserà esclusivamente sul criterio (opinabile e pericoloso) dell’“intuitu personae”?!

Perché queste nuove commissioni non sono state ancora ricostituite, a distanza di due mesi dalla decadenza (il 14 marzo 2024) della precedente commissione dei “15 saggi”?

Nulla è dato sapere, ma intanto anche i bandi per i “selettivi” e per la “promozione” non vengono ancora pubblicati.

Peraltro, anche se venissero pubblicati in questi prossimi giorni (previsione ottimista?!), non potrebbero divenire operativi, giustappunto perché la commissione / le commissioni non sono ancora né formate né insediate!

Basti pensare a che situazione si viene a determinare nel settore dei festival cinematografici: a metà maggio, non è stato ancora pubblicato il bando per il sostegno per l’anno (solare) 2024! Incredibile, ma vero. E non poche manifestazioni si svolgono giustappunto nel primo semestre dell’anno: sottoposte ad una incertezza estrema. Surreale.

Di fatto, la prima metà dell’anno 2024 è “in sospensione” assoluta. E nessuno protesta (tace anche l’Afic – Associazione dei Festival di Cinema Italiani, presieduta da Pedro Armocida), forse… per timore di ritorsioni da parte del “Principe”, se si osasse manifestare ben giustificate lamentazioni?!

E quando si vedranno i risultati della riforma dell’organizzazione del Ministero della Cultura?

E che dire del nuovo regolamento di riforma dell’organizzazione del Ministero della Cultura, che prevede la nuova figura di 4 Capi Dipartimento?! Anche di questi atti (e delle correlate delicate nomine dirigenziali), ancora nessuna (pubblica) traccia operativa…

E che dire del funzionigramma della Direzione Cinema e Audiovisivo, che è ancora attualmente strutturato su 3 direzioni (“servizi”) soltanto, allorquando dovrebbe essere formata da 4 direzioni, per così poter meglio gestire la gran massa di “pratiche” in attesa?! Fino a poche settimane fa, la Dgca aveva soltanto un dirigente, ovvero Paola Mencuccini al “Servizio I – Organizzazione e funzionamento – Osservatorio per lo spettacolo”, mentre le altre due direzioni erano “vacanti” da lungo tempo: da pochi giorni, sono entrati operativamente in organico i 2 nuovi dirigenti, assunti per concorso… Si tratta di Francesca Romagnoli al “Servizio II – Cinema e Audiovisivo” e di Francesco Fiorillo “Servizio III – Incentivi fiscali Tax Credit e Vigilanza”). Era ora: un vivissimo augurio ai due giovani neo-dirigenti, che sicuramente determineranno un’ondata di innovazione rispetto alla vecchia (vetusta) struttura ministeriale, piuttosto arrugginita. Ma va segnalato che la Dgca dovrebbe comunque avere attualmente 4 direzioni, ed anche questo ritardo nella rinnovata strutturazione permane un mistero…

E che dire, a proposito (ancora) di incomprensibili ritardi, dei risultati dei benemeriti bandi “Cinema e Immagini per la Scuola” (cosiddetti “Cips”) per l’assegnazione dei fondi previsti per l’anno 2024 (si tratta di circa 20 milioni di euro)?! I bandi sono scaduti a metà gennaio, e, a distanza di quattro mesi, non risulta essere stata formata nemmeno la “Commissione interministeriale” Mic / Mim – tra Ministero della Cultura e Ministero dell’Istruzione e del Merito – che deve valutare le centinaia e centinaia di proposte progettuali trasmesse da mesi da scuole ed associazioni culturali di tutta Italia?! Perché ritardi, anche su questo fronte (che non viene certo toccato dalla riforma della “Legge Franceschini”)?!

Conclusivamente, tutto sembra veramente bloccato, in modo inspiegabile ed assurdo, anzi paradossale e finanche surreale: non resta da augurarsi che tutto “il sistema” dell’intervento pubblico venga (ri)messo in moto, e speditamente, nella settimana che inizia con lunedì 10 giugno, il giorno nel quale si conoscerà l’esito delle consultazioni europee. Anche se forse si dovrà attendere ancora diversi giorni, per apprezzare il concreto risultato dalle novelle alchimie politiche che deriveranno dai risultati: molti sono convinti che sarà soprattutto la Lega Salvini a dover pagare le conseguenze più gravi, a fronte del prevedibile ridimensionamento della sua forza elettorale. E si rinnova la voce che vedrebbe possibile un “mini-rimpasto” di governo, che potrebbe determinare la fuoriuscita di Lucia Borgonzoni dal ruolo di ormai “storica” Sottosegretaria delegata a cinema e audiovisivo e industrie creative e culturali.

Ancora due settimane, e poi – si spera – la “macchina burocratica” (ed il “policy making”) si rimetterà in moto… Col rischio latente, peraltro, che dopo tanta stagnazione, il “motore” vada ad “ingolfarsi” amministrativamente, data la quantità di istanze che si sono andate accumulando nel corso dei mesi…

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/ritardi-su-ritardi-tra-rai-e-cinema-tutto-rimandato-al-post-elezioni-europee/490930/




Saltato il duello Tv Meloni-Schlein, Giomi (Agcom): ‘Ecco perché sono contraria alle nuove regole del Consiglio”

Forse non è noto ma in tre anni e mezzo ho votato quasi sempre in accordo con il Consiglio di Agcom Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (nel 93% dei casi, ovvero 2234 su 2400 delibere approvate). Votare contro ha comportato spesso costi in termini personali molto alti, ma continuo a farlo ogni volta che giudico le decisioni dei colleghi in contrasto con la dottrina sui media, che pratico da 25 anni, o con la missione stessa di un’Autorità indipendente ed equidistante.

E’ purtroppo il caso dell’indicazione diffusa due giorni fa da Agcom su come organizzare i “duelli” politici in TV in vista delle elezioni europee 2024 rappresenta un precedente rischioso per la libertà editoriale, perché Agcom non è uno sportello che rilascia pareri a gettone, né può dare o negare l’autorizzazione preventiva alle modalità di svolgimento di una trasmissione.
Fare le regole invece si può e si deve, e qui cinquanta anni di studi sulla TV in Italia insegnano che i confronti televisivi sono efficaci per avvicinare il pubblico al dibattito elettorale. Il compito di Agcom non è scoraggiarli ma garantire che coinvolgano la più ampia rappresentanza delle forze politiche, e la metà più uno, come nell’indicazione dell’Autorità, non lo è. Né si sono trovate adeguate soluzioni per garantire spazi compensativi alle forze politiche che non intendono aderire ai confronti a coppie.

Quest’anno le regole sulla par condicio hanno già subito un notevole stravolgimento per la Rai, dove il tempo di parola degli esponenti di Governo potrebbe aumentare se venisse considerato come semplice informazione sulle attività istituzionali. Se anche il Garante delle comunicazioni avalla il principio che ad ogni tornata sia possibile cambiare le regole a piacimento, a campagna elettorale già avviata, e a colpi di maggioranza semplice, rischiamo di imboccare un crinale pericoloso per la democrazia.

https://www.key4biz.it/duello-meloni-schlein-giomi-agcom-ecco-perche-sono-contraria-allo-stop-del-consiglio/490764/




Sky Inclusion Days, ecco chi ci sarà il 20 maggio a Milano

A pochi giorni dal grande appuntamento con SKY INCLUSION DAYS, tanti nuovi nomi si aggiungono al programma dell’evento dedicato ai temi dell’inclusione e della diversità, valori che da sempre Sky si impegna a promuovere e diffondere.

Una giornata di incontri, testimonianze e performance che si terrà dalle 9.00 di lunedì 20 maggio a Milano al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, e che sarà in diretta sul canale 501 di Sky oltre che in streaming su skytg24.it, con collegamenti e aggiornamenti anche su Sky TG24 e Sky Sport24.

Un viaggio per raccontare la diversità che rende unici… e uniche, alla scoperta dell’inclusione come forza che genera senso di appartenenza e crea nelle persone i presupposti per ricercare la propria felicità.

Si aggiungono nuovi nomi del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’arte, della scienza, dell’intrattenimento e dello sport a completare il ricco programma della giornata, che si chiuderà con l’intervento e la performance di Achille Lauro.

Tra i tanti nuovi ospiti ilPresidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto, l’attivista e promotrice dei diritti delle persone con disabilità Chiara Bisignani, l’ex pallavolista Federica Lisi Bovolenta, il capitano del Milan 1982-1997 e vicepresidente onorario del Milan Franco Baresi, il rapper Brazzo, il regista e comico Marcello Cesena, la scrittrice Marina Cuollo, il Presidente di Take Group Marco Di Marco, la coach e speaker radiofonica Ivana Di Martino, l’Ing. Claudio Domenicali AD di Ducati Motor Holding SpA, il Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso Andrea Farinet, la Vice Presidente Fondazione Gaber e AD Goigest Dalia Gaberscik,il Prof. Alberto Gambino Giurista e Prorettore Vicario dell’Università Europea di Roma, Giorgio Gherarducci e Marco Santin della Gialappa’s Band, l’interprete LIS e Poetry Slammer Eugenia Giancaspro, il comico Nathan Kiboba, il Fondatore di Mygrants Christian Richmond Nzi, il responsabile Gaming & Digital Interactivity del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Luca Roncella, la Presidente di Parole O_Stili Rosy Russo, la creator di Stardust Jenni Serpi, il Presidente WeGlad e Vice Presidente PLEF Riccardo Taverna, la Presidente di EDGE Lucia Urciuoli, la Presidente di Fondazione Diversity Francesca Vecchioni e il campione d’Europa con l’Inter 2010 e vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti.

Già annunciata la presenza dell’autrice Chiara Gamberale e di altre protagoniste dello spettacolo come la scrittrice e sceneggiatrice Barbara Alberti, la poliedrica Chiara Francini, la stand-up comedian Yoko Yamada e l’attrice Vittoria Schisano. Poi ancora l’atleta paralimpico Alessandro Ossola, l’autore, giornalista e podcaster Pablo Trincia, l’ex magistrato e giurista Gherardo Colombo, il Direttore dell’Amministrazione Penitenziaria di Opera Silvio Di Gregorio,lacampionessa del tennis e vincitrice degli US Open 2015 Flavia Pennetta, il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.

Ad aprire la giornata, insieme a Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion and Bigger Picture di Sky Italia anche il Direttore Generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Fiorenzo Marco Galli, oltre ai rappresentanti degli enti patrocinanti.

L’evento Sky Inclusion Days, in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, si avvale infatti del patrocinio di: Comune di Milano, Consolato Generale Americano, Camera di Commercio Americana, Camera di Commercio Britannica.

SKY INCLUSION DAYS
MILANO – 20 MAGGIO, dalle 9:00 alle 18:30
MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA
LEONARDO DA VINCI
Via San Vittore 21, Milano

Il programma aggiornato in tempo reale e tutte le informazioni per partecipare all’evento e seguire i dibattiti dal vivo, sono disponibili su inclusiondays.sky.it.

IL PROGRAMMA

LUNEDÌ 20 MAGGIO 2024

Ore 09.00 – 13.00

Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion and Bigger Picture Sky Italia

SALUTI ISTITUZIONALI

Fiorenzo Marco Galli, Direttore Generale Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
Layla Pavone, Resp. Board per Innovazione tecnologica e Trasformazione digitale Comune di Milano
Console Generale Douglass Benning, Consolato Generale Americano di Milano
Aaron Pugliesi, Head of Implementation Strategy American Chamber of Commerce
Steven Sprague, Presidente British Chamber of Commerce

L’OBIETTIVO DELLA VITA

Alessandro Ossola, Atleta paralimpico e testimonial Sky per l’inclusione 

QUALCOSA 

Chiara Gamberale, Scrittrice 

UNA CORSA VERSO LA FELICITÀ

Ivana Di Martino, Coach professionista, formatrice e speaker radiofonica

NOI NON CI LASCEREMO MAI

Federica Lisi Bovolenta, ex Pallavolista
Modera: Federica Lodi, Giornalista Sky Sport

DOVE STA LA FELICITÀ?

Chiara Bisignani, Attivista e promotrice dei diritti delle persone con disabilità
Modera: Valentina Dolciotti, Direttrice DiverCity Magazine

REALTÀ VIRTUALE: STRUMENTO DI RIABILITAZIONE?

Luca Roncella, Resp. Gaming & Digital Interactivity, Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
Modera: Monica Peruzzi, Giornalista Sky TG24

IDEE PER IL DOPO LIVE – L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NOI

Prof. Alberto Gambino, Giurista e Prorettore Vicario dell’Università Europea di Roma
Modera: Giuseppe De Bellis, Direttore Sky TG24

SAN SIRO PER TUTTI 

Javier Zanetti, Vice President F.C. Inter
Franco Baresi, Honorary Vice President A.C. Milan
Mario Barbuto, Presidente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti
Modera: Roberta Noè, Giornalista Sky Sport 

SKY UP THE EDIT E I VALORI DELLO SPORT

Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani
Federico Ferri, Direttore Sky Sport
Flavia Pennetta, Campionessa del tennis e vincitrice degli US Open 2015
Ing. Claudio Domenicali, AD Ducati Motor Holding SpA
Modera: Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion&Bigger Picture, Sky Italia 

PREMIAZIONE VINCITORI SKY UP THE EDIT

Giuseppe De Bellis, Direttore Sky TG24
Federico Ferri, Direttore Sky Sport
Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion&Bigger Picture, Sky Italia 

SONO SORDO MICA SCEMO  

Brazzo, Rapper 

TAMBURI DI SETTEMBRE

Eugenia Giancaspro, Interprete LIS e Poetry Slammer

IMPARIAMO LA LINGUA ITALIANA DEI SEGNI 

Brazzo, Rapper
Jenni Serpi, Creator Stardust 
Eugenia Giancaspro, Interprete LIS e Poetry Slammer
Modera: Monica Peruzzi, Giornalista Sky TG24

Ore 14.00 – 18.30

SIAMO STELLE CHE BRILLANO   

Vittoria Schisano, Attrice
Modera: Alessio Viola, Giornalista Sky TG24

LA FELICITÀ DELL’INCLUSIONE

Lucia Urciuoli, Presidente EDGE 
Moderatore: Alessio Viola, Giornalista Sky TG24

ESISTONO LE PAROLE GIUSTE?  

Giuseppe Musci, Head of Diversity, Inclusion & Bigger Picture Sky Italia
Marco Di Marco, Presidente Take Group
Rosy Russo, Presidente Parole O_Stili
Moderatore: Andrea Farinet, Presidente Fondazione Pubblicità Progresso

STRUMENTI IMPERFETTI

Yoko Yamada, Stand Up Comedian

NON SI PUÒ PIÙ DIRE NIENTE   

Giorgio Gherarducci, Gialappa’s Band
Marco Santin, Gialappa’s Band
Marcello Cesena, Regista e comico
Modera: Alessio Viola, Giornalista Sky TG24 

TREMATE TREMATE….

Barbara Alberti, Scrittrice e sceneggiatrice
Modera: Elisabetta Soglio, Giornalista Corriere della Sera

L’INCLUSIONE NON È UNA CASELLA DA SPUNTARE: LE PERSONE CHE INNOVANO

Francesca Manili Pessina, EVP Human Resources and Facility Management Sky Italia
Francesca Vecchioni, Presidente di Fondazione Diversity
Modera: Marina Cuollo, Scrittrice

UNO SPETTACOLO DIVERTENTE ANCHE PER I RAZZISTI

Nathan Kiboba, Stand Up Comedian     

TRASFORMARE LE AVVERSITÀ IN OPPORTUNITÀ   

Chris Richmond Nzi, Fondatore Mygrants
Modera: Pietro Saccò, Giornalista Avvenire

MONOLOGO

Pablo Trincia, Autore, giornalista e podcaster

TUTTE LE FORTUNE 

Riccardo Taverna, Presidente WeGlad e Vice Presidente PLEF
Modera: Ilenia Moracci, Content Comms & Events Director Sky Italia

IL LAVORO IN CARCERE 

Gherardo Colombo, Giurista ed ex magistrato
Silvio Di Gregorio, Direttore dell’Amministrazione Penitenziaria di Opera
Barbara Cavaleri, EVP Operations and Finance, Sky Italia 
Modera: Paolo Foschini, Giornalista Corriere della Sera

F.U.O.R.I.  

Chiara Francini, Scrittrice, attrice e conduttrice
Modera: Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion&Bigger Picture, Sky Italia

GIORGIO GABER, L’INCLUSIVITÀ PRIMA DELL’INCLUSION

Dalia Gaberscik, Vice Presidente Fondazione Gaber e AD Goigest
Modera: Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion & Bigger Picture, Sky Italia 

INTERVENTO DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO DI SKY ITALIA 

Andrea Duilio

PERFORMANCE MUSICALE E INTERVISTA

con Achille Lauro
Modera: Vera Spadini, Giornalista Sky Sport

https://www.key4biz.it/sky-inclusion-days-ecco-chi-ci-sara-il-20-maggio-a-milano/490730/




Il Tax Credit cinema e audiovisivo: destinato a crollare il castello di carte?

L’Italia non brilla, in questa 77ª edizione del Festival di Cannes, almeno come seduttività della nostra cinematografia nei confronti di quello che storicamente è considerata la kermesse più famosa ed importante dell’industria audiovisiva mondiale, certamente la più “glamour”: iniziata ieri 14 maggio, si concluderà sabato 25 maggio, ed emerge senza dubbio una “rappresentanza” italica “low profile”, con soltanto un’opera italiana in concorso, il pur tanto atteso “Parthenope” di Paolo Sorrentino…

In sostanza, solo 1 film italiano è emerso dalla “scrematura” dei 2.000 titoli che sono stati sottoposti come candidati a Cannes per partecipare al concorso: 1 titolo soltanto sui 22 cooptati… Altri 2 titoli, sempre sui 2mila, sono stati chiamati a partecipare in categorie altre: “I dannati” di Roberto Minervini nella sezione “Un Certain Regard” e “L’arte della gioia” di Valeria Golino nella sezione “Fuori Concorso”.

Una partecipazione italica assai ridimensionata rispetto ai 3 film cooptati sia nel 2023 sia nel 2022.

Si ricordi che nel 2023, i titoli italiani in concorso erano stati ben 3 (a fronte di 21 titoli): “La chimera” di Alice Rohrwacher, “Il Sol dell’Avvenire” di Nanni Moretti, “Rapito” di Marco Bellocchio. Nel 2022, i titoli italiani erano stati sempre 3 (ancora su un totale di 21): “Les Amandiers” di Valeria Bruni Tedeschi, “Nostalgia” di Mario Martone, “Le otto montagne” di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch…

Dovremo quindi attendere una decina di giorni, per capire cosa deciderà la giuria presieduta da Greta (Celeste) Gerwig, la regista e sceneggiatrice ed attrice statunitense divenuta particolarmente famosa grazie al successo planetario di “Barbie” (da segnalare che si tratta della prima cittadina statunitense a presiedere la giuria di Cannes e della seconda donna dal 1965, dopo l’attrice Olivia de Havilland).

E, questa volta, non si registrano comunicati stampa entusiasti della Sottosegretaria al Cinema e all’Audiovisivo Lucia Borgonzoni, né effervescenze euforiche del Presidente dell’Anica Francesco Rutelli…

Si osservano piuttosto “strani movimenti”, soprattutto nel “dietro le quinte” della politica culturale nazionale…

Partiamo dai fatti…ovvero “5 fatti” (fatti concreti, non “fake news”), a partire da una serie di inediti aggiornamenti (in parte esclusivi) “by” IsICult per Key4biz…

Fatto n° 1: pubblicato il “riparto” dei 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo 2024. Nessuna reazione della comunità professionale, eppure…

La notizia è stata segnalata in anteprima su queste colonne del quotidiano online “Key4biz” nell’edizione di lunedì scorso 13 maggio 2024, è stata rilanciata dall’agenzia stampa specializzata AgCult, ma curiosamente nessuno ha notato che il tanto atteso “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 (già approvato dal Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo il 3 aprile) era stato finalmente pubblicato sul sito web del Ministero della Cultura (Mic) già sabato 11 maggio, mentre il sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo (Dgca) l’ha pubblicato curiosamente soltanto ieri martedì 14 maggio (ennesimo caso – tra i tanti… – di incomprensibile ritardo).

La notizia – pur importante – è stata rilanciata soltanto ieri pomeriggio dalla testata specializzata “Box Office”, con un articolo firmato da Cristiano Bolla, “Pubblicato (finalmente) il decreto di riparto del Fondo cinema e audiovisivo”.

Alle ore 17 di oggi mercoledì 15 maggio, curiosamente nessuna reazione (nessuna) da parte della comunità professionale, eppure un’attenta analisi del documento dovrebbe provocare non poche domande e perplessità… a partire dal “taglio” radicale (nell’ordine di ben il 40 %) nella dotazione del controverso “Tax Credit”, che passa, per quanto riguarda il “tax credit interno cinema”, dai 100 milioni di euro del 2023 ai 60 milioni del  2024  (- 40 %) e per riguarda il “tax credit interno tv e wen” dai 180 milioni del 2023 ai 109 milioni del 2024 (- 40 %)… Altri “linee di intervento” del tax credit non sono state così radicalmente tagliate: per esempio il “tax credit attrazione investimenti internazionali in Italia” scende soltanto dai 48 milioni del 2023 ai 40 del 2024, con una riduzione di solo il 17 %… Complessivamente “tutto” lo strumento di agevolazione tributaria passa dai 541 milioni di euro del 2023 ai 413 milioni del 2024 con un “delta” negativo del 24 %. Quindi, sinteticamente, si può sostenere che il Ministero ha ridotto di 1/4 la dotazione del credito di imposta, che a questo ha nel 2024 una quota percentuale del 59 % rispetto a 73 % del 2023… Insomma, si tratta di variazioni veramente rilevanti.

L’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult sta lavorando ad un documento di analisi diacronica, che verrà presto pubblicato su queste colonne di “Key4biz”, nell’auspicio possa stimolare un dibattito critico e costruttivo. Superando la diffusa sonnolenza…

Fatto n° 2: nessuna traccia dei decreti di riforma della Legge Cinema e Audiovisivo. Nessuna reazione della comunità professionale, eppure…

Nessuno sembra lamentarsi più di tanto (se non sussurrando…) rispetto ai ritardi – enormi – che si sono andati accumulando nell’ultimo anno, ovvero da quando è stata avviata, su impulso del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), la riforma della “Legge Franceschini”, una legge che ha prodotto un sistema “drogato” dall’assistenzialismo dello Stato, con variegate contraddizioni interne, che la maggioranza degli operatori (e beneficiari della… droga) ha fatto finta di ignorare per anni.

Ieri martedì 14 maggio, c’è stata una reazione della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che ha concesso un’intervista ad un Andrea Biondi (ancora una volta) sul quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”: la senatrice leghista rinnova l’annuncio che l’atteso decreto di riforma del “Tax Credit” è imminente… In verità, quest’annuncio si rinnova settimana dopo settimana, anzi mese dopo mese! Il testo in bozza, di cui soltanto pochi intimi hanno copia (non l’ha nemmeno il Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo, incredibilmente!), starebbe per essere trasmesso, in settimana prossima (sicuro?!), ai due dicasteri competenti, ovvero il Ministero per l’Economia e Finanze (Mef) ed il Ministero per le Imprese e il Made in Italy (Mimit): “da quel momento, diventerò la principale stalker del Mef” ha ironizzato la senatrice, prevedendo una entrata in vigore in estate…

Di fatto, metà dell’anno 2024 resta in stallo totale, per l’industria cinematografica e audiovisiva nazionale.

E non si registrano reazioni “istituzionali” a fronte alla protesta manifestata dalle tre principali associazioni degli autori lunedì scorso, che soltanto il quotidiano “Key4biz” ha rilanciato nell’edizione del 13 maggio (dinamica curiosa, anche questa: vedi “Associazioni degli autori cinematografici e audiovisivi sollecitano al Mic la formazione delle nuove ‘commissioni esperti’”), ma sempre sulle pagine del quotidiano arancione, in parallelo all’intervista “rassicurante” della Sottosegretaria, è stato pubblicato ieri stesso un articolo firmato da Cristina Bottocletti, dedicato all’avvio del Festival di Cannes, nel quale viene riportato un (sommesso) lamento da parte del Presidente dell’Anica Francesco Rutelli, che definisce “faziose” (ovviamente…) le critiche allo strumento del “Tax Credit”, ma riconosce al Governo “il diritto di fornire indirizzi nuovi” (bontà sua…), però rimarca come l’attività di riforma sia troppo “lenta”, con conseguenze negative sull’economia del settore: “risulta che ad oggi gli investimenti siano 2/3 in meno di quello dello stesso periodo dell’anno scorso”.

Quest’affermazione di Rutelli è discretamente sconvolgente, perché significa che nel 2024 ci sarà un output produttivo ben inferiore a quello del 2023… Il che, per alcuni aspetti, è un bene (riduzione dell’inflazione di titoli); per altri aspetti, è un male (perché verosimilmente saranno i produttori indipendenti, ovvero i piccoli, a soffrirne le peggiori conseguenze). Continua Rutelli: “le regole per il 2024 avrebbero dovuto essere conosciute al più tardi nell’autunno del ‘23. Sono andate avanti solo le produzioni già coperte da tempo. L’incertezza ferma le attività, scoraggia gli investimenti, favorisce la concorrenza, soprattutto quella sleale, che non applica tutele sindacali e lavorano nel sommerso”… Il Presidente dell’Anica rilancia poi quel famigerato “moltiplicatore” misteriosamente calcolato da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ovvero 3,54 euro per ogni 1 euro investito nel settore: una volta ancora, fantasie numerologiche…

Interessante la sortita dell’Amministratore Delegato di Rai Cinema… In occasione del “Bellaria Film Festival”, Paolo Del Brocco, ha sostenuto che in Italia la situazione è ben critica: siamo di fronte ad “un mercato nel suo momento peggiore, perché non assorbe i titoli che produce”. Essendo Rai Cinema forse il maggior produttore / co-produttore del Paese (sempre ricordando che si tratta di un sostegno della mano pubblica che si affianca a quello del Mic), naturale sorge il quesito: se ne accorge soltanto nel maggio del 2024 Paolo Del Brocco?!? Sul tema si rimanda al reportage di Valeria Verbaro su “The Hollywood Reporter Roma” (“Thrr”) di sabato scorso, 12 maggio 2024, “Paolo Del Brocco: “Le velleità autoriali ammazzano l’industria. Sono una palestra ma non hanno pubblico”…

Apprezzabili quanto curiose illuminazioni sulla via per Damasco, per un po’ tardive – per così dire – come la “marcia indietro” ingranata da qualche mese dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, dopo lo “stop” imposto dal Ministro Gennaro Sangiuliano (assieme al collega Giancarlo Giorgetti).

Fatto n° 3: pubblicato il decreto direttoriale degli aiuti “selettivi” (terza sessione 2023), con il Ministro che contesta la bocciatura del film su Calipari e la Claudia Gerini che disconosce un’opera approvata… Il “castello di carte” sta per crollare?!

Come abbiamo ben segnalato su queste colonne, venerdì scorso 10 maggio ha visto la pubblicazione, sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo, del decreto direttoriale a firma di Nicola Borrelli (da molti anni alla guida della Dgca), che reca i risultati della valutazione delle proposte progettuali per la “terza sessione” degli “aiuti selettivi” dell’anno 2023: ci siamo domandati – ovviamente senza ricevere risposta alcuna – perché il Dg Borrelli abbia impiegato due mesi per apporre la sua firma su una graduatoria che era stata approvata dalla Commissione degli Esperti il 13 marzo 2024, ma ci rendiamo conto che si tratta di quesito inutile, anzi ozioso… Così van le cose, a Santa Croce in Gerusalemme, con ritardi che si accumulano, sedimentano, accavallano… Nella stessa giornata di venerdì 10, il Ministro è intervenuto a gamba tesa, criticando che la Commissione (nominata dal suo predecessore Dario Franceschini) abbia bocciato un film su Calipari. Abbiamo approfondito il “dossier” (vedi “Key4biz” del 13 maggio 2024), e ribadiamo che nessuno ha reagito alla protesta manifestata dalle associazioni degli autori.

A conferma che tutto il “sistema” ancora in essere presenta (come dire?!)… falle, è di oggi una odierna sortita dell’attrice e regista Claudia Gerini, che ha dichiarato all’Ansa: “la mia seconda regia dopo l’esordio di ‘Tapirulan’, quando sentirò di farla, non è relativa al film che riporta il mio nome come regista nella tabella dei selettivi alla produzione sul sito del Ministero alla Cultura”.

Paradossale, viene da commentare: “sono venuta a conoscenza – tramite numerosi messaggi che mi sono arrivati da parte di colleghi – del contributo concesso al progetto ‘Un corso molto particolare’, che riporta come regia il mio nome. In realtà questo progetto mi è stato proposto, l’ho letto ma non ho mai dato l’ok personalmente e non esiste nessun contratto o lettera d’intenti che mi lega a quel film”, dichiara Gerini.

Incredibile, ma vero?! Secondo la graduatoria pubblicata venerdì scorso, il film in questione, “Un corso molto particolare”, è prodotto dalla World Video Production, che ha presentato un budget di 1,3 milioni di euro, ed ha ricevuto (dovrebbe ricevere, a questo punto…) un contributo pubblico di 150.000 euro, a fronte di una richiesta di 500.000 euro (il film è classificato al rank n° 20 dei 20 progetti ammessi al contributo nella categoria “opere prime e seconde”)… Alcuni osservatori malevoli ricordano come Claudia Gerini sia ormai vicina al centro-destra, ed in particolare alla premier Giorgia Meloni, che l’ha peraltro invitata (come esponente della società civile ovvero come “vip”?!) all’incontro sul premierato promosso mercoledì della scorsa settimana a Montecitorio (in occasione del quale l’attrice ha dichiarato di essere “più convinta dell’importanza di un governo stabile”)…

E naturale sorge il quesito: ma il Ministero della Cultura, quando vaglia i progetti di produzione sottoposti alla Commissione Esperti per gli aiuti cosiddetti “selettivi”, effettua un minimo di analisi critica e di verifica documentale?!

È possibile proporre un film con la regia di Pinco Palla, senza che sia allegato al dossier di candidatura l’accettazione formale da parte del regista (o attore che sia) coinvolto nella produzione prospettata???

Secondo alcuni, questo “piccolo” episodio è sintomatico di quel grande (enorme) “castello di carte” che caratterizza il sostegno pubblico alla cinematografia e all’audiovisivo, con una Direzione Cinema e Audiovisiva che è sommersa da migliaia di pratiche, e che non riesce ad effettuare una valutazione tecnica adeguata. Anche perché la Dgca non è ancora dotata delle risorse professionali quali-quantitativamente necessarie a gestire bene il carico di lavoro.

Secondo altri, l’episodio è emblematico anche rispetto ad altri fronti, e riguarderebbe un altro “castello di carte”, ovvero il rischio che, anche nelle procedure ministeriali afferenti al “tax credit”, esista il rischio di altre… carte fasulle, ovvero di “fatture false”, come denunciato da tempo dall’avvocato Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo. Alcuni titoli cinematografici dichiarano, secondo i dati resi pubblici grazie al database della Direzione Cinema e Audiovisivo, dei budget che appaiono – a prima vista – piuttosto… “sovradimensionati”, con l’evidente obiettivo di beneficiare del massimo sostegno dello Stato, grazie allo strumento dell’agevolazione tributaria, non sottoposta a particolari procedure di verifica e controllo…

Fatto n° 4: rimandato al post-elezioni europee la formazione del nuovo Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, sempre De Mita jr alla presidenza privilegiato dai “bookmaker”

Abbiamo già segnalato come si registrasse la volontà della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni di mantenere la sua consigliera Chiara Sbarigia alla guida di Cinecittà, rinnovandole l’incarico a suo tempo affidatole dall’ex Ministro Dario Franceschini.

Parrebbe che il Ministro Gennaro Sangiuliano, non convinto di questa prospettiva, abbia deciso di rimandare tutto a dopo l’8 e 9 giugno, anche perché potrebbe prospettarsi un notevole ridimensionamento del “peso” della Lega Salvini nell’economia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: in quel caso, anche il rinnovo di Sbarigia rientrerebbe in discussione, così come il prospettato avvicendamento di Giuseppe De Mita (il figlio di Ciriaco) nel ruolo di Amministratore Delegato, al posto dell’attuale Ad Nicola Maccanico, che starebbe trattando un passaggio a Rai Cinema (nel ruolo oggi da Paolo Del Brocco) ovvero alla filiale italica di Amazon Prime.

Tutto questo “gioco”, naturalmente, senza alcuna procedura di pubblica evidenza… E naturalmente nessuno (o quasi) si pone dubbi sulla cooptazione del De Mita jr (che non ha certo un curriculum all’altezza dell’incarico prospettato a Cinecittà) o sul rinnovo della presidenza a Sbarigia (che è anche Presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi – Apa in evidente conflitto di interessi o comunque ovvia inopportunità di ruoli)… Si rimanda all’intervento IsICult su “Key4biz” del 9 maggio 2024, “De Mita jr alla presidenza di Cinecittà. E nasce ‘Articolo Quinto’ per una Rai che sia più servizio pubblico”.

Fatto n° 5: nessuna traccia del “Contratto di Servizio” Rai, nessuna calendarizzazione delle elezioni del Cda Rai, e domani manifestazione di protesta dell’Usigrai…

Abbiamo già segnalato – più volte, su queste colonne – come incredibilmente non venga ancora pubblicato il “contratto di servizio” Rai (nonostante esso sia stato approvato dal Consiglio della Rai il 18 gennaio 2024 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 20 marzo 2024)… E come il Parlamento non abbia ancora calendarizzato l’elezione dei 4 membri del Cda di Viale Mazzini da parte di Montecitorio e Palazzo Madama (nonostante le candidature siano state pubblicate ormai il 20 aprile scorso)…

Anche su questo fronte Rai, ritardi incredibili quanto gravi e incomprensibili, anche se tutto il “policy making” sembra ormai soggetto ad una surreale… sospensione, ovvero alla indefinita “spada di Damocle” delle elezioni europee…

Si ricordi comunque che per mercoledì 29 maggio 2024 è prevista la prima udienza del ricorso al Tar del Lazio presentato da 3 dei 71 candidati al Cda della Rai (vedi “Key4biz” del 2 maggio 2024, “Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai”): sarà essenziale attendere il pronunciamento dei giudici amministrativi, che potrebbero sospendere comunque la procedura…

Oggi sul quotidiano “il Manifesto” l’ex Sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita (in esecutivi guidati da Prodi, D’Alema, Amato), in un appassionato intervento intitolato “Assalto al servizio pubblico, Rai in lotta”, rilancia una iniziativa estemporanea organizzata per domani mattina (giovedì 16) di fronte alla sede Rai di Viale Mazzini, promossa anzitutto da Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai): “domani dalle 10,30 alle 14 nei giardini di viale Mazzini, davanti alla direzione generale della Rai, si terrà una manifestazione dalle caratteristiche un po’ inedite. A indire lo Speakers’ Corner non sono né associazioni da sempre impegnate nel settore e neppure un partito (ultimo fu il partito democratico con Elly Schlein lo scorso 7 febbraio). A benedire l’iniziativa è il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, innanzitutto per sollecitare l’attenzione del ‘Media Freedom Rapid Response’ che – raggruppando diverse sigle – svolge una importante opera di monitoraggio sullo stato della libertà dei e nei media in Europa. Soprattutto dopo il felice Regolamento europeo (‘Emfa’)”.

I toni dell’intervento di Vita sono discretamente… battaglieri, e ricordano lontane dinamiche di un passato quasi dimenticato: “basta con le logiche delle consorterie e delle trasversalità divenute negli anni recenti la perversa quotidianità (dopo i partiti hanno impazzato cordate, salotti e consorterie), per aprire una vera fase di lotta. Sì, lotta: una parola rimossa o edulcorata. Si è compreso che, di fronte all’offensiva di una destra che intende mettere le mani sulla città dell’informazione, chiacchiere compromissorie o piccoli accordi di potere non hanno più ragione di essere. Solo l’entrata in scena di una vera conflittualità è in grado di rompere l´inerzia omologante e il pensiero unico che osserviamo ogni giorno guardando il Tg1, per esempio. E non solo, naturalmente. Neppure va rimosso il colossale conflitto di interessi che anima la scena con la presenza nel governo attraverso Forza Italia delle tre reti di Mediaset. O non va dimenticato che con le sue società un parlamentare della destra (il riferimento è a Antonio Angelucci, uno degli uomini più potenti della sanità privata, n.d.r.) fa incetta di giornali e persino della seconda agenzia di stampa nazionale (l’Agi, alias Agenzia Giornalistica Italia n.d.r.). Ecco, in tale contesto l’Usigrai accende una scintilla che potrebbe provocare un fuoco generale, rompendo l´inerzia di troppo tempo”.

E conclude: “la Rai è un boccone prelibato per l’offensiva reazionaria in corso, in vista del probabile referendum sul premierato, che Giorgia Meloni spera verosimilmente di celebrare a reti unificate. Non solo. Indebolire sul piano strutturale il servizio pubblico magari prelude alla realizzazione di un vecchio sogno liberista, vale a dire la vendita di qualche pezzo (vedi la società degli impianti RaiWay) organizzando uno spezzatino, sull’onda di quello in corso a Tim. Altro che sovranismo digitale, evocato da qualche dichiarazione di esponenti di Palazzo Chigi. Siamo al cospetto di una cavalcata nera con intenzioni malevoli, forse suggerite da qualche gruppo privato che attende da anni l’ora X della privatizzazione”.

Alcune di queste tesi appaiono assai (troppo) ideologizzate, ma la gran parte di esse sono condivisibili.

La manifestazione di domani sarà aperta alla società civile, a protagonisti come Articolo21, NoBavaglio, MoveOn, alla Cgil, al mondo della cultura e dello spettacolo… Oltre alla Federazione della Stampa (Fnsi) e all´Ordine dei Giornalisti e a numerosi comitati di redazione, fondazioni, ong… “Una lista infinita e di qualità. La Cgil, con la Via Maestra, ha nelle sue priorità anche l’autonomia e l’indipendenza dell’infosfera”.

E con (cieco) ottimismo conclude: “ce n’est qu’un debut? Forse è troppo immaginare qualcosa che si riannodi all’età del sessantotto. Tuttavia, in giro per il villaggio globale ci sono tante più cose di quanto si riesca a pensare nelle stanze dei bottoni. La Storia non è lineare, e talvolta appare dove non sembrava pensabile. Dopo Hollywood è il turno della Rai?”.

Temiamo che Vincenzo Vita pecchi di un ostinato ottimismo della volontà (evidente l’estrema nostalgia sinistrorsa nell’evocare addirittura il ’68!), sganciato dalle attuali dinamiche sociali e politiche del Paese reale.

Crediamo che la manifestazione – che pur merita essere segnalata e seguita – non inciderà purtroppo in alcun modo nel “policy making” in atto.

Anche se l’esigenza di scardinare o comunque rimettere in qualche modo in gioco gli oscuri processi decisionali in essere – auspicando trasparenza, meritocrazia, e, in fondo, democrazia – è certamente apprezzabile.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”;

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/il-tax-credit-cinema-e-audiovisivo-destinato-a-crollare-il-castello-di-carte/490579/




Diritto d’autore, Capitanio (Agcom): “Privacy non può essere scudo per chi compie atti di pirateria”

La Corte di Giustizia ribadisce principio fondamentale nella lotta alla pirateria, il rispetto della legalità

Scaricare e condividere contenuti audiovisivi protetti dal diritto d’autore è un reato e la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha ribadito il concetto che la tutela della proprietà intellettuale è un principio fondamentale e che le leggi nazionali possono autorizzare le Autorità nazionali ad accedere ai dati e quindi risalire agli utenti che hanno commesso atti di pirateria.

La tutela dei dati personali rimane un altro principio fondamentale del nostro diritto e della civile convivenza, ma ad una condizione: che si rispetti la legalità nelle pratiche quotidiane in rete.

“Lo scorso 30 aprile, nell’ambito della causa C-470/21, la Corte di Giustizia ha reso una sentenza in cui ha stabilito un principio fondamentale per il contrasto alla pirateria online nell’Unione europea”, ha affermato Massimiliano Capitanio, Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), in un post sui social.

“Le leggi nazionali possono autorizzare le autorità competenti ad accedere ai dati conservati dai provider, grazie ai quali è possibile risalire agli utenti che compiono atti di pirateria online, al fine di adottare provvedimenti nei loro confronti”, ha precisato il Capitanio.

Una sentenza che è da considerarsi “storica”, secondo il Commissario Agcom, perché ribadisce che “il fondamentale diritto alla tutela dei dati personali non può essere usato, al pari della libertà di internet, come coperta per chi compie atti di pirateria”.

Tutela dei dati personali da rispettare, ma gli atti di pirateria sono da perseguire

Il post è relativo alla decisione presa dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, nella causa “C-470/21 – La Quadrature du Net e a. (Dati personali e lotta contro la contraffazione)”, in cui si precisano i requisiti relativi alle modalità di conservazione di tali dati e di accesso agli stessi.

Si tratta di una sentenza in risposta ad un ricorso di diverse associazioni per la tutela dei diritti e delle libertà su internet, diretto all’annullamento di un decreto del Governo francese che ha introdotto due diversi trattamenti dei dati personali, che avrebbero consentito trattamenti dei dati personali contrari alla Direttiva sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche n. 2002/58/CE e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Secondo tali decreti, ha spiegato il Commissario Agcom, “i titolari dei diritti potevano chiedere ai provider tutta una serie di dati connessi agli indirizzi IP che effettuavano accesso a contenuti illegali, da mettere a disposizione dell’autorità francese competente per il contrasto alla pirateria, la Hadopi; questa poteva poi chiedere ai provider di ricondurre i dati al titolare dell’indirizzo IP e, in ultima istanza, all’identità dell’utente”.

Trattamenti che in generale sono da considerarsi illegittimi “a patto che, ovviamente, rispettino dei principi fondamentali in materia di dati personali, quali in primo luogo, la proporzionalità: i dati dovranno essere conservati in modo che non possano essere utilizzati per trarre conclusioni precise sulla vita privata dell’interessato, neanche dall’autorità pubblica, che li potrà utilizzare esclusivamente per identificare gli autori dell’illecito”, ha precisato Capitanio.

4 giugno a Roma i nuovi dati della ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria in Italia

In Italia abbiamo una legge antipirateria tra le migliori d’Europa, ma la pirateria rappresenta ancora una minaccia seria per l’industria audiovisiva, gli eventi sportivi e gli spettacoli live.

In attesa della nuova ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria audiovisiva in Italia, che saranno illustrati il prossimo 4 giugno a Roma, alla Camera dei Deputati, nel nostro Paese gli atti di pirateria sugli eventi sportivi sono aumentati del 26% durante il 2022, del 20% sui programmi tv e del 15% per le serie/fiction.

I film rimangono al momento il contenuto più piratato: il 35% degli atti di pirateria audiovisiva (oltre 120 milioni) riguarda il cinema, ma il trend, sia rispetto allo scorso anno, sia in un’ottica di medio periodo, è in calo (-4% vs. 2021; -68% vs. 2016).

https://www.key4biz.it/diritto-dautore-capitanio-agcom-privacy-non-puo-essere-scudo-per-chi-compie-atti-di-pirateria/490448/




Il digitale terrestre verso lo switch off in Uk? La BBC finirà soltanto su Internet?

Il digitale terrestre televisivo potrebbe ben presto diventare un ricordo del passato nel Regno Unito, dove l’Ofcom, il regolatore britannico, si interroga sul futuro di questa tecnologia in via di obsolescenza.

I broadcaster tradizionali, in particolare quelli del servizio pubblico BBC, Channel 4 e ITV, hanno fiutato l’aria e crescono i timori di uno switch off che non sembra poi così improbabile. La trasmissione televisiva tradizionale potrebbe ben presto doversi trasferire su Internet.

E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’Ofcom e pubblicata pochi giorni fa, da cui emerge che per la prima volta i broadcaster sono sul chi vive per un passaggio che sembra sempre più imminente.

Audience anziana penalizzata?

L’elemento più forte che sta ritardando un passaggio drastico sul web è il target degli anziani, che con un passaggio coatto alla tv su Internet rischiano “l’esclusione dalla Tv”.

In un rapporto scritto per il governo sul “futuro della distribuzione televisiva”, Ofcom ha rilevato che circa 5,3 milioni di famiglie accedono alla televisione esclusivamente su Internet, con la maggior parte del pubblico – 17,9 milioni di famiglie – descritto come “spettatori ibridi” che utilizzano la TV tradizionale e i servizi online.

Ma ha aggiunto che ci sono ancora 3,9 milioni di famiglie che “si affidano esclusivamente” alla televisione digitale terrestre (DTT) e al suo equivalente satellitare Freesat.

Ha ammesso che ciò includeva “persone anziane, meno abbienti o con disabilità” in mezzo alla diffusa preoccupazione che “alcuni potrebbero non passare mai” alla TV su Internet.

Le ipotesi

La piattaforma DTT fornisce l’accesso universale alla TV utilizzando le frequenze radio. Ofcom ha delineato tre diversi modelli per il futuro, compreso lo spegnimento del segnale terrestre. Gli altri due modelli suggeriti erano “l’investimento in un servizio DTT più efficiente” o la “riduzione” del servizio a servizio essenziale, con soltanto pochi canali pubblici mantenuti sul digitale.

Si prevede che la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal 62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040.

Ma resta inteso che le emittenti del servizio pubblico, come BBC, ITV e Channel 4, devono essere presenti sulla televisione digitale terrestre, quindi sarebbe necessaria una modifica della legge perché non sia più così.

La campagna contro lo switch off di Broadcast 2040+

Un portavoce della campagna Broadcast 2040+, che mira a “garantire il futuro” delle trasmissioni televisive e radiofoniche fino al “2040 e oltre”, ha chiesto al governo di “proteggere a lungo termine la TV terrestre tradizionale, ricevuta gratuitamente via antenna”.

Il portavoce ha detto: “Qualsiasi dibattito sul futuro della televisione deve mettere al primo posto gli spettatori.

“Milioni di persone fanno affidamento sulla TV terrestre universale e in chiaro”.

Ed Leighton, direttore della strategia e della politica dell’Ofcom, ha dichiarato: ‘La televisione digitale terrestre si trova ad affrontare grandi sfide a lungo termine e il pubblico che fa affidamento su di essa merita una soluzione che sia sostenibile e adatta al futuro. Richiede una nuova visione e pianificazione nell’industria e nel governo”.

Le tre ipotesi dell’Ofcom

1. Investimenti in un servizio DTT più efficiente: un servizio DTT più efficiente ma completo potrebbe essere un’opzione se l’ampiezza dell’audience e gli investimenti potessero essere sostenuti nel corso degli anni ’30. Questa opzione potrebbe includere il sostegno al pubblico con nuove apparecchiature per segnali di trasmissione più efficienti.

2. Ridurre la DTT a un servizio centrale: la piattaforma DTT potrebbe mantenere un numero minimo di canali principali, ad esempio i principali canali di servizio pubblico e di notizie. Ciò significherebbe che gli spettatori utilizzerebbero principalmente Internet per accedere ai servizi televisivi, mantenendo allo stesso tempo le infrastrutture che potrebbero fornire radio o TV, anche in caso di interruzioni di Internet. Potrebbe essere fatto come una transizione temporanea verso uno switch off più completo o rimanere indefinitamente come fornitore di ultima istanza.

3. Verso la disattivazione della DTT a lungo termine: una campagna pianificata per garantire che le persone siano sicure e connesse ai servizi Internet, in modo che la DTT possa essere disattivata. Sarebbe necessaria un’attenta pianificazione per garantire l’universalità dei media di servizio pubblico, con il sostegno alle persone in modo che nessuno venga lasciato indietro. Ciò potrebbe avere vantaggi più ampi per l’inclusione digitale in altri settori della società.

Considerare le esigenze di tutti i pubblici deve essere al centro di qualsiasi approccio scelto, e il nostro rapporto odierno non segnala alcuna preferenza per alcuna opzione particolare. In tutti i casi, le industrie del broadcasting e della banda larga dovrebbero collaborare con il governo per definire una visione comune su come fornire in futuro servizi televisivi universali, seguita da una pianificazione dettagliata. Una transizione inclusiva richiederebbe 8-10 anni, quindi è positivo che il governo stia prendendo in considerazione queste questioni ora, in modo che l’industria possa essere pronta per qualsiasi cambiamento entro l’inizio degli anni ’30.

https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/