Sky Original, Paola Cortellesi torna sul set della terza stagione di “Petra”

PETRA – TERZA STAGIONE | Prossimamente in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW

Dopo lo straordinario successo internazionale di pubblico e critica di C’è Ancora Domani, Paola Cortellesi torna per la prima volta sul set per le riprese della terza stagione di Petra che iniziano oggi a Genova. Con lei torna anche l’immancabile Andrea Pennacchi nel ruolo del viceispettore Antonio Monte. 

Petra Delicato torna in azione con due nuove storie targate Sky Original – prodotte da Sky e Cattleya – parte di ITV Studios – in collaborazione con BETA FILM e il Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – dirette da Maria Sole Tognazzi. 

Le due nuove storie di questa terza stagione sono scritte da Giulia Calenda, Furio Andreotti, Ilaria Macchia con la collaborazione alle sceneggiature di Paola Cortellesi e tratte dalle opere di Alicia Giménez-Bartlett – Il silenzio dei chiostri e Gli onori di casa – entrambe edite in Italia da Sellerio. 

In questa terza stagione ritroviamo una Petra Delicato inedita, immersa in una situazione familiare in cui difficilmente avremmo potuto immaginarla. Le novità della sua vita privata però non le impediscono certo di dedicarsi al suo lavoro come Ispettrice di Polizia a Genova. Prima un omicidio con furto di reliquia all’interno di un Convento, poi l’assassinio di un importante imprenditore in odore di mafia, porteranno Petra e il suo inseparabile viceispettore Antonio Monte a mettersi alla prova ancora una volta. Tra nuovi incontri, trasferte professionali e vecchie conoscenze, Petra si ritroverà a interrogarsi sul suo futuro e su quale potrebbe essere la prossima tappa della sua personalissima ricerca della felicità. 

A Genova le riprese verranno effettuate con il supporto di Genova-Liguria Film Commission.    

https://www.key4biz.it/sky-original-paola-cortellesi-torna-sul-set-della-terza-stagione-di-petra/490049/




Associazioni degli autori cinematografici e audiovisivi sollecitano al Mic la formazione delle nuove ‘commissioni esperti’

Venerdì scorso 10 maggio 2024 – come abbiamo ben segnalato su queste colonne – il mondo dei “cinematografari” (e non soltanto) è stato scosso da un eterodosso intervento a gamba tesa del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), che ha deciso di manifestare il proprio “disappunto” (testuale) per una decisione assunta dalla Commissione Esperti, ovvero dai 15 (cosiddetti) “saggi” che, secondo la Legge n. 220 del 2016 (la cosiddetta “Legge Franceschini”), sono chiamati ad esprimere il proprio parere su una parte dei processi decisionali che sono alla base del sostegno pubblico alla cinematografia e all’audiovisivo. Si rimanda a “Key4biz” del 10 maggio 2024 per la ricostruzione della vicenda, “Sangiuliano critica la Commissione esperti Cinema nominata da Franceschini: ma perché non nomina le nuove commissioni previste per legge?”.

Il Ministro si è lamentato della decisione di non accordare ad un progetto filmico intitolato “Il nibbio”, per la regia di Alessandro Tonda, che racconta i ventotto giorni precedenti ai tragici eventi del 4 marzo del 2005, che hanno visto morire Nicola Calipari, alto dirigente del Sismi (il servizio segreto per l’interno, attualmente denominato Aisi), che ha sacrificato la propria vita per salvare quella della giornalista Giuliana Sgrena, rapita da una cellula terrorista (Calipari è stato ucciso ad un posto di blocco statunitense costituito illegalmente nel quartiere di Mansour a Baghdad).

Film prodotto da Notorius Pictures, Tarantula, Rai Cinema, con Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco nel cast. Secondo il Ministero, il film avrebbe un “costo ammissibile” di 4,5 milioni di euro, ed aveva richiesto un “contributo” di 800.000 euro. Da segnalare che si tratti di una forma di aiuto “selettivo”, una integrazione di sostegno rispetto al “Tax Credit” che comunque andrà a beneficio dell’opera…

Come abbiamo spiegato in dettaglio nel nostro intervento di venerdì scorso, la Commissione ha così classificato il film: “progetto di opera non giudicata di straordinaria qualità artistica in riferimento a personaggi di particolare rilevanza per la storia e l’identità culturale italiana ovvero, in mancanza di progetti con queste caratteristiche, anche in relazione a fatti storici, eventi e luoghi che caratterizzano l’identità culturale italiana”.

La notizia è emersa venerdì scorso perché in mattinata è apparso sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo (Dgca) del Ministero della Cultura (Mic) il “decreto direttoriale” firmato dal Dg Nicola Borrelli, che non si comprende per quale ragione ha impiegato 2 mesi per apporre la propria firma, a fronte della conclusione dei lavori della Commissione di selezione, avvenuta il 13 marzo 2024 (si tratta del decreto che reca i “Contributi selettivi 2023” ovvero la graduatoria completa dei progetti di produzione della cosiddetta “III sessione” dell’anno scorso).

Abbiamo già tante volte rimarcato quanto questi ritardi siano dannosi, esattamente come quelli che vedono – da molti (troppi) mesi ormai – la gestazione dei nuovi annunciati decreti che andranno a modificare la “Legge Franceschini” ed in particolare il controverso strumento del “Tax Credit”.

L’intero settore cinematografico e audiovisivo italiano vive da ormai un anno un’attesa estenuante, ormai divenuta esasperante. Lentezze e ritardi le cui ragioni continuano ad essere incomprensibili, e sorge il dubbio che possa essere veramente corretta l’interpretazione malevola di alcuni osservatori critici, ovvero che “la destra” culturale al governo voglia mettere in ginocchio un settore storicamente considerato “appannaggio” degli intellettuali e degli artisti di sinistra. Una sorta di azione psico-politica…

Scrivevamo venerdì scorso che la notizia della sortita del Ministro meritava essere sia rilanciata opportunamente, sia analizzata criticamente, perché sintomatica di una delle tante anomalie e patologie dell’intervento dello Stato nel settore.

Per alcuni aspetti è sorprendente la critica del Ministro nei confronti della Commissione Esperti, e non meno evidente la critica nei confronti del Direttore Generale del Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli, che è molto sostenuto dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni ma non altresì – parrebbe – dal Ministro Gennaro Sangiuliano.

Il decreto del 10 maggio reca – tra l’altro – un elenco di 16 progetti filmici ammessi a contributo pubblico (produzione di opere cinematografiche di lungometraggio “di particolare qualità artistica”), per un totale di circa 5,7 milioni di intervento, con un campo di oscillazione di intervento del Ministero (“contributo assegnato”) che oscilla tra il minimo di 200.000 euro ed il massimo di 560.000 euro.

Abbiamo rimarcato che, di questi 16 titoli ammessi, soltanto 2 hanno un budget superiore a 5 milioni di euro, e quindi rientrano in una previsione di “massimo 3 opere” finanziabili richiamate dal decreto stesso: si tratta di “L’abbaglio” di Roberto Andò (prodotto da Bibi Film Tv ed altri), e di “Duse” per Pietro Marcello (prodotto da Avventurosa e altri), che hanno ricevuto rispettivamente 450mila (a fronti di costi ammessi di 15,2 milioni) e 450mila (a fronte di costi ammessi di 6,4 milioni di euro).

I progetti “non ammessi” sono invece 23, ai quali si affiancano 5 altri titoli questi ritenuti “non di straordinaria qualità artistica”. Il timbro di non “straordinaria qualità artistica” riguarda infatti complessivamente 5 opere, e non soltanto il film oggetto della critica del Ministro: va segnalato che non sono rientrati in questa tipologia nemmeno film di registi del calibro di Uberto Pasolini (con “Il ritorno”, prodotto da Picomedia ed altri), di Giorgio Diritti (con “Lubo”, prodotto da Indiana ed altri), di Gabriele Salvatores (con “Napoli-New York”, prodotto da Paco, quest’ultimo con un budget di oltre 15 milioni ed una richiesta di contributi per 900mila euro), e, ancora, di Antonio Piazza (con “Lettera a Catello”, prodotto da Indigo ed altri)…

Chi sono i responsabili della bocciatura del sostegno ministeriale al film su Calipari?

Abbiamo già precisato che il lavoro dei 15 esperti si sviluppa nell’ambito di 4 “Sottocommissioni”, ciascuna con un proprio indirizzo di pertinenza. La polemica in questione riguarda il lavoro dei seguenti 6 membri della “Sottocommissione 4”: Rita Borioni, Gianni Celata, Raffaella Del Vecchio, Andrea Minuz, Valerio Toniolo, Vanessa Tonnini. Ed abbiamo già notato che, se è per alcuni aspetti censurabile che il Ministro Franceschini abbia a suo tempo cooptato nella Commissione dei 15 un’esperta come Rita Borioni, molto connotata politicamente in quanto già funzionaria del Partito Democratico, va anche osservato che nella stessa Sottocommissione siede un esperto come il professor Andrea Minuz, che pure deve evidentemente godere della fiducia dell’attuale Ministro Gennaro Sangiuliano, che qualche mese fa lo ha nominato nel Consiglio di Amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc)…

E concludevamo così le nostre osservazioni critiche: ancora una volta emerge l’inevitabile (ma proprio proprio inevitalbile?!) discrezionalità che caratterizza l’operato di queste commissioni.

Evidente l’esigenza che le future Commissioni:

  • siano formate da professionisti qualificati, caratterizzati da diversi percorsi intellettuali ed adeguata esperienza;
  • i componenti siano scelti con un criterio di ampio pluralismo culturale-ideologico, magari attraverso una procedura selettiva trasparente di valutazione comparativa dei curricula;
  • che – udite udite… – i membri delle Commissioni siano retribuiti.

Lamentavamo anche, nell’intervento di venerdì, un altro incomprensibile ritardo: il Ministro Gennaro Sangiuliano ha fatto sì che dal 2024 la “Commissione” di selezione venisse abolita, e che venissero istituite 2 nuove “Commissioni”, una dedicata alla “produzione” ed una dedicata alla “promozione”.

Di questa intenzione del Ministro si aveva notizia da mesi, nella fase di gestazione della Legge Finanziaria per il 2024 (vedi “Key4biz” del 20 ottobre 2023, “Cinema, il Ministro Sangiuliano riforma le “commissioni” ministeriali chiamate ad assegnare milioni di contributi pubblici”).

La “Legge di Bilancio” 2024, che ha apportato questa modifica alla “Legge Franceschini” del 2016, prevede che la costituzione delle due nuove commissioni avvenga con decreto ministeriale, ma da quattro mesi e mezzo non si ha nessuna notizia delle intenzioni di Gennaro Sangiuliano…

Quanti componenti avranno queste commissioni?

Come verranno cooptati i nuovi membri?

Come verrà regolamentato il delicato lavoro selettivo?

Nulla trapela dal Collegio Romano, e specificamente dall’uffico del Vice Capo di Gabinetto Giorgio Carlo Brugnoni, cui viene attribuito da alcuni il vero coordinamento delle politiche del Ministro in materia di cinema e audiovisivo (e Brugnoni non sarebbe sempre in sintonia con la linea adottata dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni). Si ricordi che Brugnoni è anche Consigliere Economico del Ministro, e può vantare esperienze manageriali in Cassa Depositi e Prestiti – Cdp.

La legge vigente prevede che “con decreto del Ministro si provvede a disciplinare le modalità di costituzione e di funzionamento della Commissione (ovvero delle due commissioni, n.d.r.), il numero dei componenti e, tenuto conto della professionalità e dell’impegno richiesto, la misura delle indennità loro spettanti”.

Il Ministro Gennaro Sangiuliano ha carta bianca nella nomina delle nuove “Commissioni Esperti” in materia di cinema e audiovisivo

In sostanza, Gennaro Sangiuliano ha veramente… carta bianca. Sarà interessante osservare come eserciterà questa grande discrezionalità autocratica. Il recente “precedente” (19 marzo 2024) della cooptazione – avvenuta tutta silenziosamente sulla base del criterio soggettivo dell’“intuitu personae” (nessuna pubblica “call” e nessuna pubblica valutazione comparativa dei curricula) – dei membri del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (Csca) non stimola purtroppo molte illusioni di correzione di rotta rispetto alle non sempre commendevoli pratiche del passato…

Nell’intervento di venerdì scorso, osservavamo anche il perdurante silenzio delle “categorie” rispetto ai tanti ritardi accumulati negli ultimi mesi: l’ultimo segnale di “allarme” è stata la sommessa protesta emersa in occasione della mattinata romana al Cinema Adriano il 5 aprile 2024 (vedi “Key4biz” del 5 aprile 2024, ““Mattinata di agitazione ‘soft’ da parte di (quasi) tutta l’industria cinematografica e audiovisiva. Assente la Sottosegretaria Borgonzoni”). La Sottosegretaria, quella mattina, non ha accolto l’invito delle 23 associazioni aderenti all’iniziativa ad intervenire, ma ha poi convocato delle riunioni (sempre a porte chiuse) ed ha annunciato che i nuovi decreti – ovvero uno dei più attesi (quello sul “Tax Credit Produzione”) – sarebbero stati trasmessi al Ministero dell’Economia e Finanze. Di questi testi, per quanto in bozza, comunque, nessuna (pubblica) traccia. Nebbie e ritardi. Si rimanda a “Key4biz” del 29 aprile 2024, “Si disvela il mistero della riforma della Legge Cinema e Audiovisivo? Oggi Borgonzoni incontra produttori e autori”. Perché questa cortina fumogena e questi reiterati ritardi?! Di che cosa si ha paura?!

Ed ancora – incomprensibilmente – nessuna pubblica evidenza nemmeno del documento forse più importante nell’economia del settore, ovvero il “piano di riparto” dei 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024, che pure è stato approvato (a maggioranza dei componenti: 8 su 11) dal massimo organo di consulenza del Ministero, qual è il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (il Csca presieduto dall’avvocato Francesca Assumma).

Peraltro il Consiglio Superiore vede calendarizzata la seconda propria riunione (dopo quella di insediamento del 3 aprile, in occasione della quale è stato di fatto costretto ad approvare in fretta e furia il riparto proposto dalla Dgca) per domani martedì 14 maggio 2024: cosa andrà a decidere, se ancora oggi le bozza dei decreti operativi riguardanti la riforma del “Tax Credit” sono ignote al Consiglio stesso?!

A fronte di cotanta inerzia e passività e rassegnazione, venerdì scorso IsICult ha messo in atto una piccola provocazione in stile… “situazionista”: ha rilanciato un comunicato stampa (pubblicato sul sito web dell’Anica) che recava la firma di Anica, Agis, Afic, e della triade sindacale (Cgil, Uil, Cisl), che lamentavano il “taglio” al “Tax Credit” e prospettavano, come velata minaccia, una sorta di “serrata”, ovvero il blocco dei festival cinematografici (?!).

Il comunicato in questione era senza dubbio autentico (è online sul sito web dell’Anica, però… non reca la data!), ma è stato rilanciato a mo’ di vera provocazione intellettuale e politica: come ha presto scoperto – a distanza di poche ore dalla pubblicazione dell’articolo IsICult su “Key4biz” – Pedro Armocida (Presidente da qualche mese dell’Afic, l’associazione che rappresenta oltre 100 dei circa 500 festival cinematografici italiani), segnalando la questione nella chat su WhatsApp – a cui partecipano oltre 400 operatori del settore – “W il cinema! W il cinema italiano” (promossa da Francesco Gesualdi e da Gaetano Blandini, rispettivamente Direttore della Marche Film Commission e Presidente della Fondazione Copia Privata Italia promossa dalla Siae; il secondo è uscito in itinere da questa chat, che è coordinata dal giornalista Sergio Fabi) – ovvero che si trattava di un comunicato… risalente ad oltre 10 (dieci!) anni fa. Per la precisione il comunicati era stato diramato il 25 giugno 2013: allora al Collegio Romano era ministro il “dem” Massimo Bray, ed il governo era guidato da Enrico Letta…

Perché la (piccola) provocazione IsICult (ovvero un’azione rientrante nella tipologia di operazioni che oggi si definiscono di “fake news”) su “Key4biz” di venerdì 10 maggio 2024?

Per gettare un sasso nello stagno, per stimolare le associazioni a reagire ai tanti ritardi del Governo… superando inerzia, passività, rassegnazione.

Ed anche per riflettere che qualcuno, e, con un governo di centro-sinistra (Massimo Bray / Enrico Letta), un qualche dubbio sulla effettiva efficacia dello strumento del Tax Credit l’aveva forse maturato, ben prima che il Ministro Dario Franceschini elevasse l’agevolazione fiscale a strumento-principe della nuova politica culturale nazionale in materia di cinema e audiovisivo (attraverso la Legge n. 220 del 2016, la cosiddetta giustappunto “Legge Franceschini”). Curioso anche osservare che allora (oltre 10 anni fa!) ci si lamentasse per un taglio del “tax credit” del 50 %, un livello paradossalmente simile a quello che ha deciso di adottare in queste settimane il Ministero: questa volta la riduzione 2024 è in effetti del 40 % rispetto alla dotazione del 2023…

La provocazione IsICult su Key4biz è stata utile?

Riteniamo la risposta possa essere positiva, se si osserva (senza necessariamente ipotizzare un nesso causa/effetto), che l’indomani, sabato pomeriggio 11 maggio 2024, è stato diramato un comunicato stampa, questo firmato dalle 3 principali associazioni degli autori, l’Anac ed i 100 Autori e la Wgi, che sono intervenute su una delle questioni cui ai succitati variegati e multipli ritardi. Pur mettendo l’accento sulla dimensione critica ideologico-politica della questione, e non sulle concrete esigenze pratiche (che pure riteniamoi siano la questione più importante, anzi essenziale).

Da segnalare che la notizia è stata tempestivamente rilanciata sabato pomeriggio dall’agenza stampa AgCult diretta da Ottorino De Sossi, ma nessuna traccia della stessa sui giornali dell’indomani (ieri domenica 12 maggio), a conferma che la quasi totalità degli operatori dei media italiani si appassiona allo… “spettacolo della politica”, ma non alle… “politiche dello spettacolo”: il comunicato delle tre associazioni degli autori è stato infatti ignorato completamente anche da testate specializzate come “Box Office” ovvero “TiVù”, e “The Hollywood Reporter Roma” e “Prima Comunicazione”.

Possibile che questioni così delicate e strategiche vengano ignorate anzi rimosse?!

Le associazioni degli autori 100autori, Anac, Wgi “hanno letto con preoccupazione” la nota del Ministro Gennaro Sangiuliano (anch’essa per la verità ignorata dai più), nella quale il titolare del dicastero della Cultura esprime il proprio ‘disappunto’ per la mancata assegnazione da parte della commissione di esperti del Ministero della Cultura dei contributi selettivi al film di Alessandro Tonda “Il Nibbio” su Nicola Calipari. “Nel commentare le scelte delle commissioni di esperti che hanno prestato per tre anni il loro lavoro gratuitamente con serietà e competenza e la cui professionalità è insindacabile, il Ministro entra in un ambito che non gli compete”, sostengono 100 autori, Anac e Wgi, che ritengono “pertanto impropria ogni ingerenza esterna sulle decisioni delle commissioni di esperti”.

Sia consentita una osservazione critica… “super partes”: può essere oggetto di censura finanche, ma riteniamo che il ruolo di Ministro non impedisca al cittadino Gennaro Sangiuliano di esprimere liberamente la propria opinione (anche il proprio dissenso e “disappunto”), nell’esercizio di diritti garantiti costituzionalmente a tutti, e finanche nella veste di Ministro della Cultura… L’articolo 21 della Costituzione vale per tutti, indifferentemente. Anche per un Ministro della Repubblica, nevvero?! Altro che… “ingerenza”.

“Per evitare al massimo questo rischio”, 100autori, Anac, Wgi chiedono al Ministro Sangiuliano “di garantire ancora di più il livello di competenza e di imparzialità degli esperti che dovrà nominare nelle prossime settimane scegliendoli tra i professionisti della materia, quali sceneggiatori, registi, produttori, distributori ed esercenti nel pieno dell’attività”. Inoltre, per permettere “la massima rotazione ed efficienza degli stessi”. Le associazioni chiedono anche che gli incarichi siano di breve durata e retribuiti. “Si tratta di una questione – concludono le tre associazioni – che attiene alla libertà di espressione, per la cui difesa gli autori sono pronti a intraprendere ogni forma di lotta”.

E qui le 3 associazioni scivolano su una buccia di banana, perché dimostrano di non aver letto quel che prevede la Legge di Bilancio 2024, che ha introdotto giustappunto un apprezzabile meccanismo innovativo, per cui le novelle due future commissioni (per la “produzione” e la “promozione”) sono finalmente dotate di budget, e congruo, nell’ordine di complessivamente 700.000 euro l’anno (500mila per la prima e 200mila per la seconda).

Quindi perché chiedono qualcosa che è già previsto per legge?

Peraltro va notato che questa commendevole innovazione non è stata curiosamente invece applicata dal Ministro stesso al funzionamento del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, che pure ha una funzione non meno importante, delicata, strategica, nell’economia politica del settore: gli 11 componenti del Csca debbono infatti paradossalmente prestare la propria professionalità gratuitamente ovvero il proprio impegno “senza oneri per l’Amministrazione”. Perché questa assurda contraddizione?!

Comunque, il problema è piuttosto un altro, soltanto sfiorato dalla sortita delle tre associazioni: come verranno formate queste nuove commissioni di esperti?!

Le associazioni degli autori chiedono che sia garantito “il livello di competenza e di imparzialità degli esperti”, e peraltro non ci sembra che nel corso degli ultimi anni siano mai emerse molte critiche nei confronti dell’operato della “Commissione dei 15” saggi, sebbene in alcuni casi un qualche conflitto di interesse avrebbe potuto essere identificato ed evidenziato. Opinabile anche l’invito a scegliere tra “professionisti della materia” che siano “sceneggiatori, registi, produttori, distributori ed esercenti nel pieno dell’attività”.

Se i consiglieri saranno nel “pieno dell’attività”, emerge concreto il rischio, più che latente, che emergano conflitti di interessi ed inopportunità variegate (anche se in passato, in questi casi, si tendeva ad utilizzare l’escamotage di astenersi dal voto, se relativo ad iniziative che potevano prospettare rischi di interesse particolare…).

Da chi saranno formate le nuove 2 “Commissioni Esperti” della Dg Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura?

E perché gli autori non auspicano il coinvolgimento anche di studiosi, accademici, consulenti specializzati (in ambito mediologico-sociologico-giuridico-economico…), nonché di giornalisti, critici cinematografici e televisivi, e finanche rappresentanti della società civile, che possono fornire un apporto critico verosimilmente sganciato da interessi particolari e di “lobbying”?!

E se ha un senso l’auspicio ad una “massima rotazione” (all’interno verosimilmente di “sottocommissioni” che dovranno gestire parti della gran quantità di prevedibile lavoro: centinaia e centinaia di pratiche e dossier di candidature…), qualche perplessità emerge sulla auspicata “breve durata” degli incarichi. Anche perché, per far funzionare bene le commissioni, serve anche esperienza tecnica nelle procedure amministrative del Ministero, che non sono esattamente semplici lineari univoche inequivocabili.

Anzi, è assolutamente da auspicare che qualcuno degli attuali anzi ex “15 saggi” (che erano in verità, al 13 marzo 2024, soltanto 13, perché uno è purtroppo deceduto ed un altro s’era dimesso) venga “cooptato” nelle due nuove commissioni, per evitare che i novelli esperti si trovino del tutto virginali di fronte a procedure molto complesse… Il che determinerebbe il rischio di ulteriori ritardi nei ritardi, data la situazione (grave) di “sospensione” venutasi a determinare nei primi cinque mesi del 2024.

Apprezzabile che le associazioni degli autori abbiano finalmente manifestato un guizzo di vitalità, dopo tanta rassegnazione.

Nessuna reazione è stata registrata dal Collegio Romano rispetto al comunicato di Anac, 100 Autori, Wgi

Silenzio totale dalla Sottosegretaria leghista, e silenzio anche da parte del Ministro. Anche l’altro Sottosegretario è silente,

Eppure Gennaro Sangiuliano, nella giornata di sabato, ha fatto diramare due comunicati dal suo ufficio stampa, per esprimere solidarietà a Don Patricello (il parroco del Parco Verde di Caivano oggetto di ineleganti critiche da parte del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca), al quale ha peraltro fatto visita nel pomeriggio. Ed il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi (Fratelli d’Italia) ha inviato i suoi auguri ad Angelina Mango per l’“Eurovision Song Contest”, nel pomeriggio di sabato, e domenica ha manifestato il proprio entusiasmo per la “serata magica con Muti e Wiener Philarmoniker” che il Maestro Riccardo Muti ha tenuto sabato a Ravenna dirigendo i Wiener Philarmoniker su programmi di Mozart e Schubert…

Come dire? “Politica spettacolo”, molto sensibile alle comunicazioni mirate con prevedibile ricaduta mediatica…

Invece, nessuna reazione (né dal Ministro né dai due Sottosegretari) rispetto al comunicato delle associazioni degli autori cinematografici e televisivi: incomprensibile, veramente, questa… “areattività”.

A questo punto, la regia è (resta) nelle mani del Ministro della Cultura.

Si attende il decreto con la sua firma sul “riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo, ma questo è un atto che ormai dovrebbe finalmente essere pubblicato a giorni.

Si attende soprattutto il decreto con il quale andrà a formare le nuove commissioni selettive. Questione di giorni si spera, e non di qualche settimana, come pessimisticamente previsto dalle stesse associazioni degli autori. In effetti, queste nomine potevano avvenire da mesi, non appena entrata in vigore la Legge di Bilancio 2024.

Questo secondo decreto sarà determinante per comprendere se il “nuovo corso” annunciato si concretizzerà o se le pratiche del passato verranno stancamente riprodotte, così gettando alle ortiche un elemento qualificante della riforma annunciata.

Latest news: finalmente pubblicato il “riparto” dei 746 milioni del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’Audiovisivo per il 2024 

Dopo lunga attesa, questa mattina (lunedì 13 maggio 2024) è stato finalmente pubblicato sul sito web del Ministero della Cultura il “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024. Si tratta della ripartizione del 696 milioni di euro che lo Stato italiano destina quest’anno a favore del cinema e dell’audiovisivo. Come segnalato più volte da IsICult sulle colonne del quotidiano online “Key4biz”, la bozza di questa ripartizione era stata approvata dal Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo il 3 aprile, e si lamentava il ritardo nella pubblicazione. Il decreto ministeriale n. 145 reca la firma del Ministro per la Cultura Gennaro Sangiuliano, ed è datato 12 aprile 2024. Evidentemente, è stato necessario un mese per la benedizione da parte degli “organi di controllo” (ovvero per la “bollinatura” cioè la registrazione da parte della Corte dei Conti). Sicuramente questa odierna pubblicazione susciterà molta attenzione e prevedibili polemiche…  Si segnala che, dei 696 milioni di euro per l’anno 2024, la parte predominante è ancora assegnata al “tax credit”, con una quota del 59 %, corrispondente a 413 milioni di euro: un livello comunque inferiore a quello assegnato nel 2023, allorquando questo strumento tributario assorbì ben 541 milioni di euro, sul totale di 746 milioni di euro, corrispondenti addirittura al 73 % del totale. (Si osserva che alle ore 11.30 odierne il d.m. in questione non risultava ancora pubblicato sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo.)

Torneremo presto sulla vicenda.

Clicca qui, per il decreto direttoriale del Dg Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli, firmato e pubblicato il 10 maggio 2024 sul sito web della Dgca Mic, recante i “Contributi selettivi 2023” ovvero la graduatoria completa dei progetti di produzione della cosiddetta “III sessione” dell’anno 2023

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”; articolo chiuso in tipografia alle ore 10 di lunedì 13 maggio 2024. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/associazioni-degli-autori-cinematografici-e-audiovisivi-sollecitano-al-mic-la-formazione-delle-nuove-commissioni-esperti/489992/




Sangiuliano critica la Commissione esperti Cinema nominata da Franceschini: ma perché non nomina le nuove commissioni previste per legge?

Questa mattina, venerdì 10 maggio 2024, il mondo dei “cinematografari” (romani, ma anche italici tutti) è stato scosso da un intervento a gamba tesa del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), che ha deciso di manifestare il proprio “disappunto” (testuale) per una decisione assunta dalla Commissione Esperti, ovvero dai 15 (cosiddetti) “saggi” che, secondo la Legge n. 220 del 2016 (la cosiddetta “Legge Franceschini”), sono chiamati ad esprimere il proprio parere su una parte dei processi decisionali che sono alla base del sostegno pubblico alla cinematografia e all’audiovisivo.

La notizia merita essere sia rilanciata opportunamente, sia analizzata criticamente, perché è sintomatica di una delle tante anomalie e patologie dell’intervento dello Stato nel settore.

Dichiara il Ministro: “apprendo con vivo disappunto che la Commissione Cinema, non nominata da me ma dal mio predecessore, di cui ho rispettato la scadenza, ha bocciato la richiesta di finanziamento per il film dedicato alla figura di Nicola Calipari. È la stessa commissione che bocciò il bellissimo film di Paola Cortellesi. Pur rispettoso dell’autonomia del lavoro delle commissioni chiederò all’apposita Direzione del Ministero della Cultura di chiarire le motivazioni di questa scelta e valuterò nel pieno rispetto delle regole e delle norme le strade possibili per porvi rimedio. Ho ancora vivo nella mia mente, da giornalista, il ricordo del suo sacrificio: quello di un vero servitore dello Stato. La commissione che ha assunto questa decisione è scaduta il 13 marzo scorso e ha lavorato entro i termini”.

È evidente la critica nei confronti della Commissione Esperti, e non meno evidente la critica nei confronti del Direttore Generale del Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli.

La sortita del Ministro è correlata alla pubblicazione, avvenuta questa mattina sul sito web della Dgca del Ministero della Cultura, del decreto che reca la graduatoria dei “Contributi selettivi 2023” ovvero la graduatoria completa dei progetti di produzione della III sessione”.

Si legge nel decreto firmato da Borrelli, “visto l’art. 22 comma 6 che prevede di poter finanziare fino a un massimo di tre opere cinematografiche di straordinaria qualità artistica aventi un costo complessivo superiore ad € 5.000.000; viste, altresì, le motivazioni rese dagli esperti ai fini dell’individuazione dei tre progetti di straordinaria qualità artistica, ai sensi dell’art. 22, comma 6, del bando”.

Il decreto in data odierna reca un elenco di 16 progetti filmici ammessi a contributo (produzione di opere cinematografiche di lungometraggio “di particolare qualità artistica”), per un totale di circa 5,7 milioni di intervento pubblico, con un campo di oscillazione di intervento del Ministero (“contributo assegnato”) che oscilla tra il minimo di 200.000 euro ed il massimo di 560.000 euro.

Va segnalato che, di questi 16 titoli ammessi, soltanto 2 hanno un budget superiore a 5 milioni di euro, e quindi rientrano in quel “massimo 3 opere” richiamate dal decreto stesso: si tratta di “L’abbaglio” di Roberto Andò (prodotto da Bibi Film Tv ed altri), e di “Duse” per Pietro Marcello (prodotto da Avventurosa e altri), che hanno ricevuto rispettivamente 450mila (a fronte di costi ammessi di 15,2 milioni) e 450mila (a fronte di costi ammessi di 6,4 milioni di euro).

I progetti “non ammessi” sono invece 23, ai quali si affiancano 5 altri titoli questi ritenuti “non di straordinaria qualità artistica”.

Il Ministro critica la bocciatura del film “Nibbio” (per la regia di Alessandro Tonda), ma è soltanto 1 dei 5 film classificati come non di “straordinaria qualità artistica”

Il film su cui concentra l’attenzione il Ministro è 1 di questi 5 titoli bocciati: si tratta di “Nibbio”, per la regia di Alessandro Tonda, prodotto da Notorius Pictures, che reca un “costo ammissibile” di 4,5 milioni di euro, e che ha richiesto un “contributo di 800.000 euro. La Commissione non lo ha ammesso ai contributi.

Il film in questione è rientrato nella tipologia così definita: “Progetto di opera non giudicata di straordinaria qualità artistica in riferimento a personaggi di particolare rilevanza per la storia e l’identità culturale italiana ovvero, in mancanza di progetti con queste caratteristiche, anche in relazione a fatti storici, eventi e luoghi che caratterizzano l’identità culturale italiana”.

Il timbro di non “straordinaria qualità artistica” riguarda però complessivamente 5 opere, e non soltanto il titolo oggetto della critica del Ministro: va segnalato che non sono rientrati in questa tipologia nemmeno film di registi del calibro di Uberto Pasolini (con “Il ritorno”, prodotto da Picomedia ed altri), di Giorgio Diritti (con “Lubo”, prodotto da Indiana ed altri), di Gabriele Salvatores (con “Napoli-New York”, prodotto da Paco, quest’ultimo con un budget di oltre 15 milioni ed una richiesta di contributi per 900mila euro), e, ancora, Antonio Piazza (con “Lettera a Catello”, prodotto da Indigo ed altri)…

Va precisato che il lavoro dei 15 esperti si sviluppa nell’ambito di 4 “Sottocommissioni”, ciascuna con un proprio indirizzo di pertinenza. La polemica in questione riguarda il lavoro dei seguenti 8 membri della “Sottocommissione 4”: Rita Borioni, Elisabetta Bruscolini, Gianni Celata, Raffaella Del Vecchio, Antonio Ferraro, Andrea Minuz, Valerio Toniolo, Vanessa Tonnini; in verità, la “Sottocommissione 4” era formata, al marzo 2024, da 6 membri, perché degli originari cooptati 1 è deceduto (Antonio Ferraro) ed un altro si è dimesso (Elisabetta Bruscolini).

Se è per alcuni aspetti censurabile che il Ministro Franceschini abbia a suo tempo cooptato nella Commissione dei 15 un’esperta come Rita Borioni, molto connotata politicamente in quanto già funzionaria del Partito Democratico, va anche osservato che nella stessa Sottocommissione siede un esperto come Andrea Minuz, che pure deve evidentemente godere della fiducia dell’attuale Ministro Gennaro Sangiuliano, che qualche mese fa lo ha nominato nel Consiglio di Amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc)…

In sostanza, ancora una volta emerge l’inevitabile discrezionalità che caratterizza l’operato di queste commissioni.

Evidente l’esigenza che le future Commissioni:

  • siano formate da professionisti qualificati, caratterizzati da diversi percorsi intellettuali ed adeguata esperienza;
  • i componenti siano scelti con un criterio di ampio pluralismo culturale-ideologico, magari attraverso una procedura selettiva trasparente di valutazione comparativa dei curricula;
  • che – udite udite… – i membri delle Commissioni siano retribuiti.

Una delle apprezzabili innovazioni adottate dal Ministro Gennaro Sangiuliano è stata proprio l’introduzione di un compenso per i nuovi commissari, dato che è stato deciso (con la Legge di Bilancio 2024) che la commissione esperti per la “produzione” potrà beneficiare di un budget di 500.000 euro e la commissione per la “promozione” di 200.000 euro all’anno: un passo concreto per rendere il delicato lavoro dei selettori adeguatamente compensato, dato che questa “eletta schiera” va a gestire una massa non indifferente di danaro pubblico.

Ci si domanda però, ancora una volta, perché il Ministro non abbia ancora rese pubbliche le sue intenzioni: con quali criteri verranno selezionati i futuri nuovi esperti? Perché, dalla data di decadenza delle precedenti commissioni, ovvero il 14 marzo, si è ancora in attesa delle sue decisioni, a distanza di due mesi? Anche questo è uno dei tanti incomprensibili ritardi che riguardano la gestione pubblica del settore…

Perché il Ministro Sangiuliano non ha ancora nominato le due nuove Commissioni Esperti, così come previste dalla Legge di Bilancio 2024?

Senza entrare nel merito della questione, ossia sui motivi per cui la Commissione ha bocciato il film su Calipari (si può aprire un’infinita querelle di natura… estetologica-ideologica), naturale sorge il quesito: premesso che la Commissione in questione ha concluso i suoi lavori il 14 marzo 2024, perché il Ministro della Cultura non ha ancora provveduto a nominare le due nuove commissioni di esperti, così come previste dalle modificazioni apportate a fine 2023 alla Legge Franceschini attraverso la Legge di Bilancio 2024?

Molte volte, sulle colonne di “Key4biz”, ci siamo domandati con quali criteri il Ministro avrebbe nominato le due nuove commissioni (una focalizzata sulla “produzione”, l’altra sulla “promozione”), delle quali, a distanza di quattro mesi dall’entrata in vigore della nuova norma, nulla è dato sapere. Quanti saranno i membri?! Come verranno scelti, a seguito di pubblico avviso per la presentazione delle candidature (come avvenuto in passato) oppure con logica totalmente discrezionale del solito “intuitu personae”?! E come verrà regolato il lavoro selettivo delle nuove Commissioni?

Seconda domanda, che sorge spontanea: perché le decisioni della Commissione Esperti sono state pubblicate soltanto oggi 10 maggio, a distanza di quasi 2 mesi (due) dalla data di decadenza della Commissione stessa?!

Perché il Direttore Generale Nicola Borrelli ha impiegato quasi due mesi per apporre la propria firma, se nel decreto stesso è ben evidenziato che il verbale ultimo gli è stato consegnato giustappunto il 14 marzo (ultimo giorno di operatività della Commissione)???

Si ha conferma di quei tanti ritardi e della complessiva confusione che caratterizzano, da molto tempo, l’operato della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo.

Sono stati ammessi al contributo pubblico 73 titoli, a fronte di 346 titoli bocciati. Assegnate risorse per complessivi 14,1 milioni di euro

Un’analisi critica dell’odierno decreto evidenzia anche una altra anomalia: il decreto, in premessa, segnala che intende assegnare quanto previsto per la “terza sessione” del 2023 (le cifre che proponiamo qui di seguito sono arrotondate), in ben 7 differenziate tipologie di sostegno (riportiamo la cifra prevista nelle premesse del decreto e la cifra che risulta assegnata nelle tabelle con la graduatoria):

  • opere cinematografiche di lungometraggio “realizzate da giovani autori”

2,0 milioni € previsti / 1,6 milioni assegnati / 7 titoli ammessi (a fronte di 28 bocciati)

  • opere cinematografiche di lungometraggio “prime e seconde”

2,3 milioni € previsti / 4,0 milioni assegnati / 20 titoli ammessi (a fronte di 52 bocciati)

  • opere “documentari cinematografici televisivi e web”

0,8 milioni € previsti / 0,8 milioni assegnati / 15 titoli ammessi (a fronte di 103 bocciati)

  • “cortometraggi cinematografici televisivi e web”

0,3 milioni € previsti / 0,2 milioni assegnati / 8 titoli ammessi (a fronte di 74 bocciati)

  • opere di “animazione cinematografiche televisive e web”

1,6 milioni € previsti / 1,6 milioni assegnati / 5 titoli ammessi (a fronte di 20 bocciati)

  • “lungometraggi cinematografici di particolare qualità artistica”

4,5 milioni € previsti / 5,7 milioni assegnati / 16 titoli ammessi (a fronte di 39 bocciati, tra i quali i 5 ritenuti non di “straordinaria qualità artistica”…)

  • “film difficili con risorse finanziarie modeste” ovvero “opere di ricerca e formazione di lungometraggio”

2,0 milioni € previsti / 0,3 milioni assegnati / 2 titoli ammessi (a fronte di 30 bocciati)

[ Fonte: elaborazioni IsICult su dati Dgca Mic. ]

In sintesi estrema, sono stati ammessi al contributo pubblico 73 titoli, a fronte di 346 titoli bocciati (per un totale complessivo di 419 proposte).

Per un totale previsto di risorse di 13,5 milioni di euro. Le risorse che risultano assegnate ammontano complessivamente 14,1 milioni, con un delta positivo di circa 600mila euro (che non si bene in quale “capitolo” vengano attinti)…

Che qualcosa non vada, nella politica culturale del Governo guidato da Giorgia Meloni, in materia specificamente di cinema e audiovisivo è ormai evidente, e riteniamo che la responsabilità principale vada attribuita alla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, che è passata – sempre nel ruolo di Sottosegretaria delegata – da un governo all’altro, con variegate cromie di maggioranza: fino a quando si è insediato il Governo Meloni, secondo la senatrice Borgonzoni, tutto andava alla grande, anzi meravigliosamente… grazie soprattutto alla manna (alla droga, andrebbe precisato) del “tax credit”…

Quando è arrivato al Collegio Romano Gennaro Sangiuliano, il neo titolare del dicastero ha iniziato a comprendere che “sotto il vestito” (splendido splendente) c’era del “marcio in Danimarca” (ovvero a Santa Croce in Gerusalemme), ed ha avviato una lenta (troppo lenta) correzione di rotta. Correzione di rotta che, però, è stata paradossalmente affidata alla stessa “capitana” del… “vascello ebbro” (citazione colta?), ovvero Lucia Borgonzoni.

Risultati: molte riunioni (sempre a porte chiuse) al Collegio Romano ed a Santa Croce (sede della Direzione Cinema e Audiovisivi), reiterati annunci di illuminate riforme, e in sostanza, da quasi un anno, nulla di fatto…

Nulla di fatto. Promesse ed annunci. E, da molti mesi, tutto il settore attende i decreti di “riforma” della Legge Franceschini…

Nel mentre, tutto il settore è sostanzialmente paralizzato…

Dopo mesi e mesi di incredibile passiva rassegnazione, soltanto qualche settimana fa c’è stato un conato di reazione, con una sommessa manifestazione di protesta al Cinema Adriano di Roma: vedi “Key4biz” del 5 aprile 2024, “Mattinata di agitazione ‘soft’ da parte di (quasi) tutta l’industria cinematografica e audiovisiva. Assente la Sottosegretaria Borgonzoni”.

È trascorso oltre un mese da allora, ed ancora nulla.

Basti pensare che per misteriose ragioni, non è ancora stato pubblicato il “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per il 2024, ovvero i 696 milioni di euro che lo Stato assegna al settore (dopo che il Ministro ha deciso di ridurre la dimensione del Fondo di 50 milioni di euro, a fronte dei 750 milioni del 2023): eppure questa ripartizione è stata approvata dal Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (il massimo organo di consulenza del dicastero, presieduto dall’avvocato Francesca Assumma) il 3 aprile 2024.

Ennesima riprova di ritardi intollerabili della “macchina amministrativa” del Ministero.

Alcune delle maggiori associazioni del settore protestano per gli annunciati tagli al “tax credit”, ma il problema riguarda tutta l’architettura della Legge Franceschini

Questa mattina, un sussulto di… ritrovato orgoglio e novello coraggio?

Alcune delle principali associazioni del settore hanno preso carta e penna ed usato la parola scritta per dare voce alle lamentazioni finora sussurrate. Curiosamente il comunicato è apparso sul sito web dell’Anica, ma non risulta ancora diramato alle agenzie stampa (si tratta quindi di una sorta di “anteprima” di IsICult / Key4biz).

Le associazioni del cinema si rivolgono al Governo: “si ristabilisca il livello di finanziamento del tax credit o reagiremo con tutte le nostre forze e i nostri mezzi, incluso il blocco di tutte le manifestazioni e dei festival. Il governo ha tagliato del 50 % gli incentivi fiscali al cinema. Smentendo le sue affermazioni programmatiche e gli impegni pubblici presi personalmente dal Presidente del Consiglio, ha operato un taglio smisurato allo strumento più moderno e competitivo di sostegno alla produzione e alla digitalizzazione del parco sale italiano. Questo taglio si aggiunge a quello apportato al Fus che ha comportato nell’anno scorso la più bassa incidenza percentuale dei fondi pubblici a favore del cinema. Il risultato sarà un crollo della produzione: si realizzerà solo qualche commedia e un po’ di film a basso costo. Con una perdita di posti di lavoro valutabile nell’immediato in 2.500 unità, più l’indotto, che è vastissimo”.

Il comunicato è firmato da Anica (a questo punto, parrebbe “tutta” l’Anica e non soltanto l’Unione Produttori che, da sola, aveva aderito alla manifestazione del 4 aprile al Cinema Adriano…), dall’Agis (che finora era stata silente, sia la associazione tutta sia la sua anima cinematografica, che è rappresentata dall’associazione degli esercenti, l’Anec…), i 100Autori (ma non si legge la firma delle altre due principali associazioni dei creativi, ovvero Anac e Wgi…), l’Afic (l’associazione di circa 100 degli oltre 500 festival cinematografici attivi in tutta Italia…) e la triade sindacale Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Fistel-Cisl (negli ultimi tempi sonnolenta, lieta della tanto decantata “piena occupazione” del settore). Da notare, tra l’altro, che non esiste un sindacato di simpatie destrorse nel settore… E tutte le altre associazioni che hanno aderito alla protesta all’Adriano, che fine hanno fatto?!

Il comunicato è stato redatto evidentemente di fretta ed appare piuttosto rozzo: si cita il “Fus”, che è tutt’altro rispetto al Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e audiovisivo, ed è il fondo che sostiene invece lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza, …), che peraltro non si chiama più Fus bensì “Fnsv”, Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, e non è stato oggetto di tagli particolari da parte del Governo Meloni. Si ricorda che l’importo del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (“Fnsv”) per l’anno 2024 è di 424 milioni di euro (in aumento rispetto ai 420 del 2023), ben inferiore ai 696 milioni del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024.

Il “taglio smisurato” al “tax credit” – secondo il riparto approvato a maggioranza dal Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo il 3 aprile – è nell’ordine del 40 % e non del 50 %, ed è il risultato di una saggia valutazione critica sugli effetti perversi dell’uso eccessivo e scorretto dello strumento, che ha determinato una sovrapproduzione di titoli che il mercato non è in grado di assorbire. I danari pubblici derivanti dalla riduzione del “tax credit” vengono allocati nel 2024 a favore degli aiuti “selettivi”: il che rende ancora più importante e delicato il lavoro delle future 2 commissioni esperti.

Insomma, la protesta è piuttosto generica e comunque mal impostata: un’analisi seria ed onesta delle complesse economie del settore evidenzia che è stato proprio il “tax credit” ad aver innescato derive e patologie.

Senza entrare nel merito della stima, ancora una volta del tutto nasometrica, della “perdita di posti di lavoro”, quantificata – non si sa bene come – in “2.500 unità”, al netto dell’“indotto”, che è “vastissimo” (…).

Ed è pregna di retorica, con la solita ri-esaltazione della bontà, bellezza, grandiosità… del settore (che è lo stesso concetto da anni rilanciato dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni e con lei dalle due principali “lobby” del settore, i cinematografici dell’Anica ed i televisivi dell’Apa): “l’audiovisivo è, col turismo, l’industria a più bassa intensità di capitale. Quindi uno dei soli due settori in cui si può creare facilmente occupazione, soprattutto giovanile e qualificata, mobilitando risorse limitate. Questo taglio all’industria e alla cultura, oltre a essere un tradimento degli impegni presi, è quindi in totale contraddizione con la linea politica che questo governo si attribuisce come qualificante”.

Il comunicato si chiude con: “vogliamo credere che tutto ciò sia avvenuto per mancanza di consapevolezza e che il governo porrà immediato rimedio. Ma se ciò non avverrà, tutta l’industria culturale reagirà con tutte le sue forze e con tutti i mezzi, incluso il blocco di tutte le manifestazioni e dei festival”.

La denunciata “mancanza di consapevolezza” riguarda – senza dubbio alcuno – anche coloro che ora agitano le acque. Che sono torbide da anni, con connivenze diffuse e striscianti. E che sia ora anche Anica a firmare la protesta suscita proprio grandi perplessità, essendo stata questa associazione la rappresentante di buona parte di coloro che hanno beneficiato per anni della incontrollata manna (ovvero droga) del “tax credit”.

La minaccia del “blocco” delle manifestazioni e dei festival provoca poi un sorriso, in verità, perché, per quanto queste iniziative siano preziose nella promozione della cultura cinematografica, non ci sembra possano scuotere più di tanto la coscienza popolare o la sensibilità della politica.

Le due notizie – la improvvisa sortita del Ministro e la protesta delle associazioni, che sicuramente registreranno nei prossimi giorni amplificazioni ed accese polemiche – confermano comunque che “il sistema” è malato nel profondo e richiede una riforma radicale ormai improcrastinabile.

Latest news. Alberto Barbera confermato al Festival di Venezia

Nel pomeriggio di oggi, si è appreso che è stato rinnovato alla guida del Festival di Venezia per il 2024 ed il 2026 Alberto Barbera (che certo non è intellettuale di destra)… a conferma che questa destra culturale al governo, al di là di qualche buccia di banana su cui talvolta cade, non è poi così “repressiva” e “regressiva”, come teorizza certa sinistra. Così recita il comunicato stampa: “Il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco, ha approvato la nomina di Alberto Barbera per l’incarico di Direttore artistico del Settore Cinema per gli anni 2025 e 2026. Barbera, il cui mandato di Direttore artistico deliberato nel 2020 dal precedente Consiglio di Amministrazione scade dopo la prossima 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2024), è stato nominato per i successivi due anni 2025 e 2026 in considerazione dei risultati ottenuti nella riconosciuta qualità delle selezioni, nella scoperta e nel lancio internazionale di nuovi talenti, nella diffusione e nella crescita della cultura cinematografica e nell’ampliamento del pubblico, risultati da perseguire anche nel prossimo biennio. “Ho provato immediata sintonia con Alberto Barbera – ha dichiarato il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco – e ho grande rispetto per la competenza, la professionalità e la passione da lui dimostrate negli anni alla conduzione della Mostra del Cinema di Venezia, tali da riuscire ad accrescere il prestigio del più antico festival al mondo. Sono vivamente lieto che la Biennale possa proseguire con lui questo percorso”.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. Hanno collaborato Luca Baldazzi, Natasha Mazza, Vincenzo Carrano. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/sangiuliano-critica-la-commissione-esperti-cinema-nominata-da-franceschini-e-perche-non-nomina-le-nuove-commissioni-previste-per-legge/489960/




De Mita jr alla presidenza di Cinecittà. E nasce ‘Articolo Quinto’ per una Rai che sia più servizio pubblico

Secondo il toto-nomine più accreditato, sarebbe imminente la nomina di Giuseppe De Mita (figlio unico del mitico esponente della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita deceduto nel maggio 2022) alla guida di Cinecittà spa, società pubblica controllata al cento per cento dal Ministero dell’Economia e Finanze (Mef), ma i cui diritti di azionista sono affidati al Ministero della Cultura (Mic): quest’oggi 9 maggio si doveva tenere l’assemblea dei soci (ovvero del socio unico), ma alcune carenze documentative avrebbero determinato che venisse dichiarata “deserta”, pur restando comunque aperta.

È quindi verosimile che la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione degli “studios” di Cinecittà sia imminente. E forse la partitocrazia non attenderà l’esito delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno.

Nonostante si tratti di una delle più importanti “macchine culturali” del Paese, nessuno si è posto il quesito: chi dovrà guidare Cinecittà nei prossimi anni?!

Sulla base di quale idea, di quale strategia, di quale prospettiva?

E, soprattutto, con quali criteri verranno scelti, dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Economia e Finanze, i nuovi amministratori?!

Nessuno ne scrive (fatte salve rarissime eccezioni), pochissimi ne parlano (sussurrando, forse per timore di disturbare il Manovratore), e tacciono (almeno pubblicamente) anche le associazioni del settore (dagli imprenditori di Anica, Apa, Cnc Cinema e Audiovisivo, eccetera, agli autori di Anac, 100autori, Wgi, ecc., e finanche i sindacati…).

La dinamica ha dell’incredibile, ovvero avrebbe dell’incredibile, se l’Italia fosse un Paese normale

Se intorno alla vicenda delle elezioni dei 4 membri del Consiglio di Amministrazione della Rai da parte di Camera e Senato (procedura rimandata al post-elezioni europee), un minimo di attenzione dei media s’è venuta a determinare, anche grazie al ricorso avviato davanti al Tar del Lazio da 4 dei 72 candidati (vedi “Key4biz” del 23 aprile 2024 “Cda Rai, ‘astensionismo’ nelle candidature: soltanto 72 aspiranti consiglieri. Tutti i nomi”), intorno a Cinecittà si registra un silenzio assordante.

Soltanto il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”, ieri l’altro martedì 7 maggio, ha prospettato incertezza rispetto al rinnovo di Nicola Maccanico nell’incarico di Amministratore Delegato, e molti si sono domandati il senso di un simile articolo, nel silenzio dei più. Anche perché, da molto tempo, si registra una sorta di unanime consenso sui (presunti) grandiosi successi della gestione di Cinecittà da parte degli amministratori a suo tempo discrezionalmente cooptati dall’allora Ministro, il “dem” Dario Franceschini (che, nella nuova legislatura, appare totalmente – e incredibilmente – assente rispetto alle tematiche della politica culturale). Si ricordi che l’effervescenza di Cinecittà è determinata soprattutto dal ricco flusso di danari pubblici acquisiti attingendo al “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (in origine ben 300 milioni di euro, budget che andato via via ridimensionandosi), ma anche dalla overdose di produzione di opere cinematografiche e audiovisive determinata dall’uso (ed abuso) del “tax credit” (anch’esso in fase di ridimensionamento, alla luce delle decisioni assunte dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano).

Chi cura per l’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult questa rubrica “ilprincipenudo” sul quotidiano online “Key4biz” può vantare di essere stato il primo (e l’unico) a segnalare, ormai oltre un anno fa, la nomina, avvenuta, nel silenzio assoluto, di Giuseppe De Mita nel Consiglio di Amministrazione di Cinecittà… Questa nomina avvenne in sostituzione di Goffredo Bettini (uno dei maggiori “ideologhi” del Partito Democratico), che si era dimesso nell’ottobre del 2023.

La notizia della nomina di De Mita passò così sotto silenzio che non fu segnalata nemmeno dalla testata giornalistica edita da Cinecittà stessa, ovvero “Cinecittà News” (diretta da Marcello Giannotti, già a capo della comunicazione della Rai).

E ciò basti, per comprendere come alcune dinamiche siano mantenute “low profile”, forse proprio per evitare che si accendano i riflettori di una sana critica civile, in stile… Sergio Rizzo. Del noto e qualificato polemista, si segnala un gustoso articolo pubblicato sabato scorso 4 maggio 2024 sul quotidiano “Milano Finanza”, intitolato “Candidati un po’ così. Fratelli, figli, mogli: le liste dei partiti per le elezioni europee sono piene di parenti, oltre che di attempati cavalli di ritorno. Perché in Italia quello per Bruxelles viene sempre visto come un voto di serie B”.

Riproduciamo qui di seguito quel che scrivevamo su queste colonne il 22 marzo 2023 (nell’intervento intitolato “Un De Mita nel cda di Cinecittà, intanto oggi sciopero delle troupe cinematografiche”):

(…) Del “De Mita minore” per così dire, si hanno scarse notizie, anche il web è avaro di informazioni. È stato giovane addetto stampa della Lazio, molti anni fa (1992-1994), a suo tempo cooptato dall’allora Presidente della società biancoceleste Sergio Cragnotti, ed anche Direttore Generale della stessa S. S. Lazio (luglio 2003-ottobre 2004) e poi Direttore Generale dell’Unione Sportiva Avellino Calcio (giugno 2005-giugno 2006). Vent’anni fa, un’edizione romana del “Corriere della Sera” segnalò il suo matrimonio con Lidia Stecchini, a Santa Sabina, testimoni dello sposo Dino Zoff e Marco Mezzaroma (a sua volta Giuseppe De Mita è stato testimone di nozze, nel 2011, della coppia Mara Carfagna-Marco Mezzaroma), con poi 400 invitati all’Excelsior…  Altra notizia curiosa: qualche anno prima, il 5 novembre 1998, sempre il “Corriere della Sera” pubblicava una notizia che smentiva che il figlio dell’allora Presidente del Consiglio fosse entrato, scortato, in una base Nato, per effettuare acquisti sotto-costo, a bordo di una Ferrari… Emerge anche dagli archivi la notizia che nel 2008, insieme a Chiara Geronzi e Tommaso Cellini, De Mita uscì definitivamente da un’inchiesta sui presunti illeciti della società di procuratori sportivi Gea World – di cui è stato Direttore Generale dal 2001 al 2003 – condotta dalla Procura di Roma (il Gip accolse la richiesta di archiviazione delle posizioni dei tre indagati).

Nel suo profilo su Linkedin, Giuseppe De Mita (classe 1969) risulta Presidente di Acme Comunicazione dal 2006, “Agenzia di Comunicazione, Provider Ecm del Ministero della Salute” (capitale sociale 10mila euro, ha una quota del 50 %). Ne è partner anche Tommaso Cellini (già Direttore Marketing della Lazio) Si tratta di una “agenzia di comunicazione integrata”, che tra l’altro organizza eventi per soggetti come Daikin, Bmw, Wind, Bnl… In precedenza, è stato Consigliere di Amministrazione di Ubiq srl (The Digital Evolution).

Non risultano specifiche competenze ed esperienze nel settore cinematografico ed audiovisivo (se non per attività consulenziale della sua società Acme per la Fondazione Cinema per Roma e per la Fox).” (…)

Scrivevamo allora: “Ma, forse, per come funzionano certe logiche di “spartizione” italiche, competenze ed esperienze non sono nemmeno necessarie. Non sembra che il Governo intenda manifestare segnali di discontinuità, rispetto a Via Tuscolana. Si attende il parere definitivo del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (area Fratelli d’Italia), cui spetta la decisione finale: è infatti il Ministero della Cultura ad esercitare i diritti dell’azionista che controlla Cinecittà società per azioni (che è il Ministero dell’Economia e Finanze)”.

Fin qui, quel che scrivevamo oltre un anno fa.

Ora la questione assume una valenza maggiore, perché è in ballo un ruolo non esattamente minore o marginale (se tale si volesse proprio considerare una poltroncina in un cda), nell’economia simbolica del Paese, data la perdurante potenza iconica del “brand” Cinecittà.

Secondo i “bookmaker” più accreditati, Chiara Sbarigia, attualmente Presidente di Cinecittà (con deleghe molto circoscritte) diverrebbe addirittura Amministratore Delegato, ed il testimone di Presidente passerebbe da Nicola Maccanico a giustappunto Giuseppe De Mita.

La domanda è: è sano, è naturale, è corretto che nomine così importanti per il sistema culturale nazionale avvengano solo sulla base del criterio dell’“intuitu personae” del Ministro pro tempore?

“Intuitu personae” che è spesso peraltro codeterminato da logiche partitocratiche, o comunque da dinamiche nelle quali quel che prevale non è la valutazione del merito e delle capacità e delle competenze, ma il “capitale relazionale”…

Senza dubbio, il De Mita jr è ricco di “capitale relazionale” (copyright IsICult), una rete che include rapporti di stima e finanche amicizia con Mezzaroma e con il Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili Andrea Abodi (che è molto vicino alla Premier), con frequentazione dei circoli “giusti” della Capitale (su tutti il Circolo Canottieri Aniene, il cui dominus è il potentissimo Giovanni Malagò, Presidente del Coni); su tutto, prevarrebbe comunque anche un rapporto diretto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Se la nomina nel Cda di Cinecittà è passata… sotto silenzio, nei mesi scorsi il nome del De Mita jr è assurto a notiziabilità notevole, perché è stato candidato alla guida della più potente “macchina dello sport” italiano, qual è Sport e Salute, società “in-house” del Ministero dell’Economia e Finanze (la società si occupa della promozione delle attività sportive in Italia, beneficiando di circa 300 milioni di euro l’anno di contributi pubblici, ed è tra l’altro proprietaria dello Stadio Olimpico di Roma e gestisce in concessione il Parco del Foro Italico…).

De Mita: un nome non spendibile per la presidenza di Sport e Salute ed invece spendibile per Cinecittà?

La nomina alla presidenza di Sport e Salute è alla fin fine saltata, come ha scritto il 19 marzo scorso Matteo Pinci sul quotidiano “la Repubblica”: “in estate lo avevano zavorrato la mancanza di alcuni requisiti – pare non fosse laureato, condizione indispensabile per accedere alla presidenza – e poi, soprattutto, i tanti interessi avuti, in un passato troppo recente, nell’ambito della cultura e degli eventi sportivi. Insomma, non era un nome spendibile per la presidenza”.

Dopo lunghe trattative (e conflitti tra le varie “anime” del Governo), nel luglio del 2023 è stato nominato come Ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris (già Dg della società dal 2021) e come Presidente Marco Mezzaroma, molto vicino alla sorella della Premier, Arianna Meloni. Mezzaroma (imprenditore romano, tra l’altro cognato di Claudio Lotito e discendente di una nota famiglia di costruttori, da tempo legata con il mondo dello sport) ha presto il posto dell’ex Presidente Vito Cozzoli.

Naturale sorge il quesito: De Mita non era spendibile – secondo molti osservatori – per Sport e Salute (nonostante in quel contesto il suo emergeva come curriculum discretamente qualificato), ma è invece “spendibile” invece per Cinecittà (non potendo vantare esperienze qualificate in questo settore)?!

Qualcosa non quadra, se non nell’ottica (malata) delle leggende secondo le quali Nerone arrivò a nominare senatore il proprio cavallo o Caligola pare volesse nominare sacerdote e console il suo cavallo…

Il “capitale relazionale” è senza dubbio un elemento fondamentale dell’esistenza umana (e non può essere demonizzato), ma va osservato che esso corre sempre il rischio di degenerare in familismo, nepotismo, amichettismo, clientelismo… ovvero nella prevalenza della “relazione” sul “merito”.

E certamente non si può e non si deve discriminare a priori un candidato che sia “figlio di…” ► ma il capitale relazionale – ereditato o costruito in proprio – dovrebbe sempre essere commisurato alle effettive capacità.

Dopo il flop della candidatura alla presidenza di Sport e Salute, Giuseppe De Mita ha comunque iniziato a lavorare nella società guidata dall’Ad Diego Nepi Molineris, con un contratto di consulente per lo sviluppo di progetti nell’ambito del marketing (che è indubbiamente una sua specifica competenza).

Criteri selettivi meritocratici, analisi comparative dei curricula, trasparenza nei processi decisionali? Nessuna traccia nelle scelte del Governo Meloni, che ri-esercita discrezionalità assoluta

Tante volte – anche su queste colonne – abbiamo auspicato criteri selettivi meritocratici, analisi comparative dei curricula, trasparenza nei processi decisionali: se questi metodi sono validi (rectius: dovrebbero essere validi) per tutte le istituzioni pubbliche e per gli enti e società controllati dallo Stato, ancor più dovrebbero valere per i settori della cultura e dei media, che svolgono una funzione preziosa per il sistema sociale tout-court.

Ed invece prevale su tutto silenzio, inerzia, conservazione, riproduzione delle (basse) pratiche del passato. In questo non ci sembra che si possa purtroppo attribuire al Governo guidato da Giorgia Meloni innovazione alcuna.

Ed anche sulla possibile nomina di Giuseppe De Mita a Cinecittà – come abbiamo segnalato – una cappa di silenzio e nebbia, rotta soltanto ieri l’altro del blog controcorrente “Sassate.it” diretto da Guido Paglia (storico militante della destra – attualmente vicino al Ministro della Difesa Guido Crosetto – già a capo delle relazioni esterne e istituzionali della Rai), che simpaticamente ha scritto: “Per governare Cinecittà pare che l’importante sia essere “figli di” con origini familiari nella provincia di Avellino. La battuta circola in queste ore negli storici studi cinematografici di via Tuscolana subito dopo l’indiscrezione secondo la quale all’assemblea del 9 maggio Nicola Maccanico non sarà confermato come Amministratore Delegato e Dg della società (100 % Mef ma sotto l’egida del Ministero della Cultura). Perché la voce ricorrente è che a sostituirlo dovrebbe essere Giuseppe De Mita, che già da alcuni mesi fa parte del CdA. E se Maccanico è nato a Roma, ma suo padre, l’ex-ministro Antonio, era proprio di Avellino, Il figlio di Ciriaco è da sempre legato a Nusco, distante pochi chilometri dal capoluogo sannita. Detto questo, i punti di contatto tra i due “figli di” finiscono qui. Dal momento che mentre Nicola Maccanico, prima di approdare a Cinecittà, aveva almeno lavorato per la Warner Bros. Entertaintment Italia, Giuseppe De Mita ha un passato squisitamente legato al mondo dello sport (capoufficio stampa della Lazio ai tempi di Sergio Cragnotti, poi procuratore di calciatori attualmente consulente marketing di Sport e Salute)”.

Si legge peraltro nel cv di Giuseppe De Mita, pubblicato sul sito web di Cinecittà (nel suo ruolo di membro del Cda): “Sono un manager con significativa esperienza e un solido background nell’ambito delle relazioni esterne e della comunicazione. Facendo leva su una formazione economico-aziendale, ho partecipato e condotto importanti attività imprenditoriali primariamente in ambito sportivo dove ho raggiunto risultati di rilievo. Una profonda cultura gestionale mi ha permesso di contribuire al successo delle aziende che ho lanciato ed insieme ad una spiccata attitudine relazionale rappresenta il valore principale della mia azione professionale”.

Si osserva che nel curriculum è totalmente assente il capitolo dedicato agli studi, e quindi si ha verosimilmente conferma che Giuseppe De Mita non è nemmeno laureato.

De Mita jr nel cv non vanta alcuna competenza ed esperienza nel settore cinema e audiovisivo…

Ciò basti.

Da queste colonne (anche da queste colonne), abbiamo invitato più volte il Ministro Gennaro Sangiuliano a scardinare le logiche del passato (anche recente, gestito dalla “sinistra”), a dimostrare volontà di innovazione tecnocratica e fiducia nel merito.

Non resta da augurarsi che la prospettata nomina di Giuseppe De Mita si dimostri alla fin fine una simpatica fantasticheria della politica più spregiudicata.

Per quanto riguarda il futuro possibile dell’attuale Presidente Chiara Sbarigia (fortemente sostenuta dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni come possibile novella Ad), ci limitiamo a rimarcare che continua ad essere oggettivamente incredibile il suo doppio ruolo, di guida di Cinecittà ed al contempo dell’Associazione dei Produttori Audiovisivi (Apa): se non conflitto d’interesse, vi è certamente inopportunità, considerando che Cinecittà è una società pubblica e l’Apa una “lobby” portatrice di interessi squisitamente privati (che non necessariamente coincidono con l’interesse pubblico).

A parte IsICult / Key4biz, nessuno sembra però essersi accorto di questa – come dire?! – contraddizione.

Né la Sottosegretaria né – ahinoi – lo stesso Ministro.

Comunque va riconosciuto che almeno il curriculum di Chiara Sbarigia, raffrontato a quello di Giuseppe De Mita, è senza dubbio “attinente” al settore, per quanto abbia sviluppato quasi tutta la propria attività professionale soltanto nell’ambito di giustappunto l’Apa (è entrata in Apa – allora Apt, Associazione Produttori Televisivi – nel 1994, divenendone Direttrice Generale nel 2013, per poi essere nominata alla guida di Cinecittà nell’aprile 2021).

Per quanto riguarda l’attuale Ad Nicola Maccanico (che può certamente vantare un solido cv nel settore, tra Warner e Sky Italia), parrebbe che, se dovesse lasciare il ruolo a Cinecittà, si aprirebbero per lui le porte di RaiCinema (al posto di Paolo Del Brocco) o di Amazon Prime Italia…

Nasce l’“Associazione Articolo Quinto”, per promuovere la corretta applicazione in Italia del Regolamento “Emfa” (European Media Freedom Act): per un servizio pubblico mediale indipendente

Su tutt’altro fronte (Rai), ma con esigenze che non sono alla fin fine molto distanti da quelle fin qui auspicate (battaglia per la trasparenza e la meritocrazia, lotta per dare miglior senso alla “res publica”…), si segnala la nascita dell’“Associazione Articolo Quinto”, promossa e presieduta da Stefano Balassone, già dirigente Rai (è stato anche nel cda dal 1998 al 2002) ed apprezzato mediologo (nonché docente universitario e giornalista attualmente collaboratore del quotidiano “Domani”).

Queste le premesse: il 17 aprile 2024, dopo 24 giorni dall’approvazione, il Regolamento Emfa (European Media Freedom Act) è stato pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” della Unione Europea.

Il Regolamento, come il “Pnrr”, non richiede di essere “recepito” da parte dei Parlamenti nazionali e prevede un termine temporale, in questo caso di 15 mesi (a partire dal 21° giorno dalla pubblicazione), affinché ogni Stato adegui le norme del settore.

Per l’Italia, ciò significa rivedere ovvero rimodulare ovvero aggiornare entro l’8 agosto del prossimo 2025 il “Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici” (il cosiddetto “Tusma”), anche nella parte relativa all’ordinamento del “Servizio Pubblico”.

L’articolo 5 del Regolamento “Emfa” prevede infatti che, come condizione per l’uso di pubblico denaro, il Servizio Pubblico sia “indipendente” (cioè non dipenda né dal Governo, né dal Parlamento, né da qualsiasi altra istituzione) e, inoltre, che il finanziamento debba essere garantito per evitare “ricatti” finanziari ovvero pressioni politiche improprie.

Scrivono i promotori: “la Rai per contro e sempre stata dipendente: dal Dopoguerra al 1975 è dipesa solo dal Governo; in seguito, e tuttora, da Governo e Parlamento; i ricatti finanziari l’accompagnano, fin dalle origini, costanti. L’arrivo del Regolamento Ue offre la sponda di legge fin qui assente per: 1) rivisitare e irrobustire il senso della missione di “Servizio Pubblico” esteso alle dinamiche interattive della Rete; 2) risolvere con proposte funzionali l’ossimoro fra proprietà pubblica e indipendenza dell’impresa; 3) migliorare la bilancia del ‘soft power’ (il prestigio culturale e informativo) dell’Italia, fattore critico per il successo di ogni filiera produttiva”.

L’obiettivo: “un Servizio Pubblico Indipendente è un obiettivo strategico e di comune interesse al di là di ogni differenza d’opinione politica e culturale. E richiede, in coerenza, un processo “costituente”.

“Articolo Quinto”: un’associazione della società civile per l’attuazione dell’art 5 dell’“European Media Freedom Act”

Per questo, il 18 aprile 2024 è stata costituita “Articolo Quinto”: per l’attuazione dell’art 5 dell’“European Media Freedom Act”.

Un’associazione – per così dire – “mono uso” che, attraverso gli associati, cercherà di spiegare nel profondo del Paese la centralità della questione. E se alla scadenza dell’8 agosto 2025 nulla (o peggio) dovesse essere accaduto, potrà ricorrere alle vie legali (il Tar, il Giudice Civile) grazie al “tesoretto” accumulato con le quote associative (100 euro “una tantum” per ogni persona fisica, o persona giuridica “no profit”).

Il metodo di fondo che Articolo Quinto intende perseguire sarà:

  • il passaparola e il micro-seminario presso circoli culturali, di mestiere o di passione, biblioteche comunali, dopolavoro, sezioni politiche d’ogni orientamento, qualsiasi altra occasione si presenti;
  • l’azione su mass media e sulla rete, per sensibilizzare il maggior numero di persone in una riflessione collettiva su quella che ancora oggi, e ancora più in futuro, è la principale risorsa per disporre di “soft power” informativo e narrativo proiettabile nel globo. Una risorsa che è inammissibile distruggere lasciando rovine alle generazioni che verranno.

Le adesioni all’associazione già si contano nell’ordine delle decine: nell’arco di poche settimane, scrivono i promotori, “i soci sono affluiti nuovi, numerosi con la presenza di persone d’ogni ramo del lavoro e del sapere. Ben al di là del circolo ristretto dei professionisti di faccende Rai. Il tema del resto è netto ed accomunante al di là delle differenze culturali, politiche, generazionali con particolare riguardo alle fasce di adolescenti e adulti-giovani che dalla vecchia tv hanno da tempo divorziato. Fra i soci non figurano, né figureranno, esponenti di Partito perché i Partiti hanno, se vogliono, il loro da fare in Parlamento. A espressioni della società, come Articolo Quinto, sta la sfida di costruire iniziative e pensieri chiari e motivati su un tema talmente in primo piano da rivelare il modo stesso di concepire la Nazione”.  

Non resta che augurare all’Associazione Articolo Quinto il miglior successo, anche per contribuire a rompere quella enorme cappa di silenzio che purtroppo caratterizza ancora la società civile italiana su tematiche che sono invece assolutamente strategiche anche per lo sviluppo della democrazia.

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Art. 5 dell’“Emfa – European Media Freedom Act”

(estratto da Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 17 aprile 2024)

“Regolamento (Ue) 2024/1083 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell’ambito del mercato interno e che modifica la direttiva 2010/13/Ue (Regolamento Europeo sulla Libertà dei Media)”

Articolo 5

Garanzie per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico

  1. Gli Stati membri provvedono affinché i fornitori di media di servizio pubblico siano indipendenti dal punto di vista editoriale e funzionale e forniscano in modo imparziale una pluralità di informazioni e opinioni al loro pubblico, conformemente alla loro missione di servizio pubblico definita a livello nazionale in linea con il protocollo n. 29.
  2. Gli Stati membri provvedono affinché le procedure per la nomina e il licenziamento del direttore o dei membri del consiglio di amministrazione dei fornitori di media di servizio pubblico siano finalizzate a garantire l’indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico.

Il direttore o i membri del consiglio di amministrazione dei fornitori di media di servizio pubblico sono nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale. La durata del loro mandato è sufficiente a garantire l’effettiva indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico.

Le decisioni in merito al licenziamento del direttore o dei membri del consiglio di amministrazione dei fornitori di media di servizio pubblico prima della fine del loro mandato sono debitamente giustificate, possono essere adottate solo in via eccezionale qualora essi non soddisfino più le condizioni richieste per l’esercizio delle loro funzioni conformemente a criteri stabiliti in anticipo a livello nazionale, sono preventivamente notificate alle persone interessate e prevedono la possibilità di un ricorso giurisdizionale.

  • Gli Stati membri provvedono affinché le procedure di finanziamento dei fornitori di media di servizio pubblico si basino su criteri trasparenti e oggettivi stabiliti in anticipo. Tali procedure di finanziamento garantiscono che i fornitori di media di servizio pubblico dispongano di risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili corrispondenti all’adempimento della loro missione di servizio pubblico e alla capacità di sviluppo nell’ambito di tale missione. Tali risorse finanziarie sono tali da salvaguardare l’indipendenza editoriale dei fornitori di media di servizio pubblico.
  • Gli Stati membri designano una o più autorità o organismi indipendenti o istituiscono meccanismi liberi da influenze politiche da parte dei governi al fine di monitorare l’applicazione dei paragrafi 1, 2 e 3. I risultati di tale monitoraggio sono resi pubblici.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/de-mita-jr-alla-presidenza-di-cinecitta-e-nasce-articolo-quinto-per-una-rai-che-sia-piu-servizio-pubblico/489795/




Cinema in sala a picco, riforma della Legge Franceschini in ritardo, Rai in stand-by. Tutto rimandato a dopo le europee?

C’è chi lo prevedeva, ma forse nessuno pensava che fosse “stagnazione” la parola-chiave per definire sinteticamente la situazione del settore cinematografico e audiovisivo in Italia, in questi primi mesi del 2024.

Quel che sorprende è che, tra gli operatori del settore, a bassa voce, molti ovvero tutti (o quasi) lamentano le conseguenze dei ritardi nei processi decisionali, lo stallo del sistema, ma nessuno (o quasi) sembra avere il coraggio di protestare.

Proviamo a sintetizzare il fronte dei ritardi (incomprensibili):

Decreti di riforma della Legge Cinema e Audiovisivo e in particolare del Tax Credit: quali le ragioni del ritardo?

La Sottosegretaria delegata al cinema e all’audiovisivo, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, continua ritualmente (forse non è ormai convinta nemmeno lei stessa?) ad annunciare che sono “imminenti” i decreti di riforma della Legge Franceschini del 2016 ed in particolare le nuove regole per il controverso strumento del “tax credit”, che ha drogato l’intero sistema; nell’incontro di lunedì della scorsa settimana 29 aprile al Collegio Romano (di cui nessuno ha scritto 1 riga una, a parte il solito IsICult su “Key4biz”: vedi l’intervento del 29 aprile 2024, “Si disvela il mistero della riforma della Legge Cinema e Audiovisivo? Oggi Borgonzoni incontra produttori e autori” ed il successivo del 2 maggio 2024…), ha sostenuto che i decreti del Ministero della Cultura sarebbero stati presto (l’indomani?) trasmessi al Ministero dell’Economia e Finanze, ma non ha ritenuto di consegnare agli “auditi” (convocati a porte chiuse) la bozza degli stessi… Parrebbe che la stessa Lucia Borgonzoni abbia prospettato un paio di mesi (!!!) per la pubblicazione, e quindi… fine giugno 2024! Il che significa lasciare tutto il settore “congelato” per metà dell’anno… Non 1 parola una s’è registrata (almeno pubblicamente) di contestazione, l’indomani rispetto alla riunione. Quali le ragioni di questo ritardo?

I 696 milioni di euro del “Fondo Cinema e Audiovisivo”: che fine ha fatto il “riparto” per l’anno 2024? Quali le ragioni del ritardo?

Nessuna (pubblica) notizia del “piano di riparto” del “Fondo Cinema e Audiovisivo” per l’anno 2024 ovvero i 696 milioni di euro, che è stato approvato dal Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (il Csca presieduto dall’avvocato Francesca Assumma) il 3 aprile scorso, ed ormai siamo ad oltre un mese da quella data…È evidente che gli annunciati decreti su “tax credit” ed “aiuti selettivi” debbono recare “in premessa” i dati relativi alla allocazione delle specifiche risorse, così come previsti dal “riparto” 2024. Che non viene ancora pubblicato, e quindi resta… “in mente dei”. E nemmeno i rappresentanti delle associazioni che siedono nel Csca (da Anica ad Anac passando per Cna Cinema e Audiovisivo) si lamentano (almeno pubblicamente). Quali le ragioni di questo ritardo?

Le due nuove Commissioni che gestiranno il Fondo Cinema e Audiovisivo: quali le ragioni del ritardo?

Nessuna notizia nemmeno delle due nuove commissioni ministeriali che dovranno “gestire” (in parte) i fondi della Legge Cinema e Audiovisivo (così come previsto, per volontà del titolare del Collegio Romano, dalla Legge di Bilancio 2024): nessun avviso per invitare alle candidature è stato pubblicato, la precedente commissione è decaduta il 14 marzo, e siamo ad un mese e mezzo da quella data; alcune fonti assicurano che il Ministro procederà presto (ma… quando?) alla cooptazione discrezionale, contestualmente alla firma dei suoi decreti che debbono definire la struttura e l’organizzazione di queste commissioni… Quali le ragioni di questo ritardo?

Che fine ha fatto la “valutazione di impatto” della Legge Cinema e Audiovisivo? Quali le ragioni del ritardo?

La “valutazione d’impatto” della Legge Cinema e Audiovisivo per l’anno 2022 (duemilaventidue!), prevista dalla stessa “Legge Franceschini”, è stata finalmente trasmessa dal Ministro Gennaro Sangiuliano al Senato della Repubblica il 9 aprile 2024, annunciata in Aula a Palazzo Madama il 14 aprile 2024: perché questa relazione (che doveva peraltro essere trasmessa – secondo la legge – al Parlamento entro il 30 settembre 2023) non viene ancora pubblicata né sul sito web del Senato né sul sito web del Ministero della Cultura? Quali le ragioni di questo ritardo?!

L’elezione dei 4 membri del Cda Rai da parte di Camera e Senato. Quali le ragioni del ritardo?

La conferenza cosiddetta dei “Capigruppo” (ovvero dei Presidente di Gruppo) della Camera riunitasi ieri martedì 7 maggio 2024 avrebbe potuto (dovuto?!) calendarizzare le elezioni dei membri del Consiglio di Amministrazione Rai (2 Camera + 2 Senato) ad un mese di distanza dalla pubblicazione delle candidature, avvenuta il 22 aprile 2024, ed invece ha rimandato, e quindi si resta in attesa della prima udienza dei 3 candidati ricorrenti al Tar del Lazio, che confidano in una sospensiva, il che determinerà… ulteriori ritardi, ma in questo caso ben giustificati, se la procedura diverrà (grazie ad un intervento “supplente” della magistratura amministrativa, a fronte della incredibile “latitanza” della politica) finalmente decente, superando la farsa che è stata inscenata sia nel 2018 sia nel 2021… Sull’argomento, IsICult e Key4biz hanno speso molto inchiostro (vedi, da ultimo, “Key4biz” del 2 maggio 2024, “Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai”), e presto torneranno sul tema, con una qualche gustosa novità…

Il “contratto di servizio” Rai 2023-2028 approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 marzo, ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Quali le ragioni del ritardo?

Incredibilmente, il “contratto di servizio” Rai (per il quinquennio “2023-2028”, e già il primo anno è andato in fumo…) approvato da ultimo dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 20 marzo 2024, non risulta ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ed è trascorso oltre un mese e mezzo.

E si ricordi che il Cda della Rai aveva approvato questo contratto il 18 gennaio 2024: quasi 4 mesi fa!

E come mai tace anche la Presidente della Commissione bicamerale di Vigilanza, Barbara Floridia (M5s), considerato che il “contratto” è stato approvato dalla sua Commissione il 3 ottobre 2023 (oltre 6 mesi fa!)? E come mai nessuno protesta?!

E perché tace anche il socio di minoranza della Rai, ovvero la Società Italiana degli Autori e Editori (la Siae ha lo 0,44 % delle quote della tv pubblica)?!

Quali le ragioni del ritardo?!

Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà. Quali le ragioni del ritardo?

E nulla (di pubblico) è dato sapere sul prossimo Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, che, ancora una volta, verrà verosimilmente nominato sulla base di cooptazione discrezionale da parte del Ministro. Gennaro Sangiuliano, una volta ancora, avrebbe la possibilità di scardinare le vecchie pratiche del passato, magari attivando una procedura di pubblica “call”, con invito a presentare candidature, per poi procedere ad una valutazione comparativa, e, alla fin fine (ma proprio alla fine, appunto), procedere con la sua scelta “intuitu personae”. Avrà questo coraggio?! Intanto ieri, martedì 7 maggio, il sempre vigile Andrea Biondi sul confindustriale “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un articolo intitolato “Cinecittà, riconferma in bilico dell’ad Maccanico con il rinnovo del board” (va segnalato che si tratta dell’unico pezzo che evidenzia questa “incertezza” rispetto alla conferma di Nicola Maccanico – a suo tempo nominato da Dario Franceschini – e che peraltro alcuni danno in uscita verso Amazon Prime…). Domani giovedì 9 maggio sarebbe convocata l’assemblea degli azionisti (che poi, di fatto, è 1 soltanto, il Ministero dell’Economia e Finanze, che però ha delegato il Ministero della Cultura, che esercita i diritti dell’azionista), per l’approvazione del bilancio 2023 (già approvato dal Cda), ma secondo i più tutto verrà rimandato al dopo-elezioni europee.

Pare che voglia invece accelerare il rinnovo del Cda di Cinecittà la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, preoccupata che dall’esito delle elezioni dell’8 e 9 giugno prossimi possa emergere un ridimensionamento del suo partito (alcuni sondaggisti danno la Lega Salvini percentualmente addirittura sotto Forza Italia…) e conseguentemente del suo ruolo nella compagine governativa (c’è già chi prospetta un rimpasto che potrebbe vederla non confermata nell’esecutivo…). Borgonzoni sostiene con insistenza il rinnovo del ruolo di Chiara Sbarigia (che è ormai divenuta la sua più fidata consigliera) nella veste di Presidente di Cinecittà, non curante della inopportunità di promuovere una candidata che è anche Presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa). Contraddizioni tipicamente italiane che nessuno sembra rilevare, evidentemente nemmeno il Ministro, che pure ha un approccio meno conservatore della sua Sottosegretaria ed ha ben compreso da tempo che “c’è del marcio in Danimarca”. La volontà di innovazione del Ministro Gennaro Sangiuliano appare evidentemente frenata dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, da sempre vicina ai “poteri forti” del sistema, i cinematografici dell’Anica ed i televisivi dell’Apa in primis… Nessuno sembra ricordare che Borgonzoni è “corresponsabile”, non meno di Dario Franceschini dell’attuale assetto – ormai malato – del sistema cinematografico ed audiovisivo italiano, essendo passata da una maggioranza all’altra (sempre come Sottosegretaria alla Cultura), senza apportare correzioni di rotta alla legge del 2016. Ma anche in questo caso si rinnova lo strisciante quesito: quali le ragioni del ritardo?!

L’inutile kermesse del David di Donatello

A fronte di queste (accresciute) attese e di questi (incomprensibili) ritardi, venerdì della scorsa settimana, l’Accademia del Cinema Italiano (presieduta dalla giornalista Piera Detassis, ormai trattata ormai quasi fosse una… “papessa”) e la Rai hanno “celebrato”… non si sa bene cosa, nella ennesima noiosa edizione (la n° 69) dei “David di Donatello”: ci siamo sforzati – per il nostro dovere di cronisti – a seguire la kermesse, il cui unico momento di “pathos” è stato in verità rappresentato dall’intervento dello storico “cronista” Vincenzo Mollica (malato ma resistente, elegante e pugnace) per ritirare il suo Premio alla Carriera (indimenticabile la sua autoironia: “sono qui con il Signor Parkinson e la Signora Cecità, du’ figli de ‘na migno**a!”).

La trasmissione ha visto la pessima conduzione del solito banale Carlo Paolo e di Alessia Marcuzzi come spalla (peraltro mal trattata da Conti) e soprattutto di un co-conduttore deficiente come Fabrizio Biggio, totalmente inadatto al ruolo (sia consentito l’uso dell’aggettivazione “deficiente” per un attore che è divenuto famoso come spalla di Beppe Fiorello a “Viva Rai2!”, ma si ricordi che parte del suo successo è dovuto alla coppia con Francesco Mandelli, giustappunto… “I soliti idioti”). E sarà casuale che Biggio sia sposato con Valentina De Ceglie, che è la cugina di Alessia Marcuzzi?

Di chi la responsabilità di un simil… “casting”?! Ci stupiscono questi errori da parte della Direzione Intrattenimento Prime Time, guidata dal maggio dell’anno scorso da Marcello Ciannamea, qualificato manager Rai di lungo corso (dal 1998 al 2004 è Direttore del Marketing, nel 2013 Direttore dei Palinsesti, nel 2019 Direttore Coordinamento Editoriale Palinsesti Televisivi e nel 2020 alla guida della Direzione Distribuzione…). Sarà stato mal consigliato, forse… dalla stessa “papessa” del David Piera Detassis?!

Il tentativo di elevare un po’ la qualità della trasmissione c’è stato – va riconosciuto – ma non può certamente dirsi riuscito. Estemporaneamente innestati nella scaletta cantanti che nulla avevano a che fare con l’oggetto del programma (soltanto per cercare di acchiappare un po’ di audience…), proposte alcune coreografie complessivamente inefficaci e povere (sufficiente richiamare lo splendore delle scenografie e coreografie delle finali di “X Factor” su Sky Italia…), marchiani errori di inquadratura e di stacchi di montaggio degni di una televisione locale…

Una trasmissione complessivamente indegna dal punto di vista estetico, aggravata da un autocompiacimento intollerabile. Siamo veramente anni-luce dagli Oscar. E che abbia registrato un buon risultato di share (17,3 % in media) non ci convince granché: un simile programma avrà realmente stimolato i potenziali spettatori ad andare al cinema, allorquando tutti i titoli premiati sono ormai fuori dal circuito “theatrical”?! Riteniamo proprio di no.

Un vero paradosso, quindi: è questo il sistema giusto per promuovere il cinema in sala?! No.

Così come continua ad essere semplicemente scandaloso che il servizio pubblico mediale italiano non abbia una trasmissione in prime-time dedicata alla promozione del cinema italiano. Sugli storici programmi “culturali” sepolcrali dell’immarcescìbile soporifero Gigi Marzullo, si stenda un velo di penoso silenzio, ed anche rispetto al tentativo di Pascal Vicedomini  con “Paradise – La finestra sullo showbiz” su Rai2, giunto alla terza edizione: sembrano veramente foglie di fico, per nascondere le nudità (e responsabilità) del servizio pubblico nella (non) promozione del cinema (meglio quel che fa Sky Italia, con “Wow” il programma di cultura e cinema, musica e arte e intrattenimento, condotto da Valentina Clemente di “Sky Tg24” che va in onda dal lunedì al venerdì alle 21).

Cinema che intanto, in sala, in Italia, crolla a picco.

Su queste colonne, venerdì scorso 3 maggio, avevamo titolato: “Questa sera il David di Donatello, ma qualcuno parlerà del crollo del box office?”. No. Nessuno ne ha parlato.

Giriamo la testa dall’altra parte, facciamo finta che tutto vada al meglio… suvvia! E che la festa continui, come sul… Titanic.

‘Serata televisiva come al solito languida e punitiva‘

Rispetto alla trasmissione, ci piace rimandare ai caustici commenti di Davide Turrini sul quotidiano “il Fatto” l’indomani, che meritano essere letti per la qualità della critica e per la simpatia dello stile: vedi “David di Donatello, le pagelle: Carlo Conti con lo stesso abito blu da non si sa più quanti anni. Moretti e Sorrentino non vedono l’ora di andare a casa” (su “Fq Magazine” del 4 maggio 2024). Altro lapidario condivisibile commento di Turrini: “serata televisiva come al solito languida e punitiva, con un red carpet a dir poco sconcertante”…

Un commento nostro, forse per tutti: nei titoli di testa della trasmissione, è stato indicato che il programma era realizzato in collaborazione con il “Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo” (sic !), allorquando è dal 2021 (!!!) che il dicastero ha la denominazione di “Ministero della Cultura”: ciò basti, per evidenziare – “red carpet” ridicolo a parte – la evidente complessiva sciatteria dei curatori del programma. In un Paese normale, un simile erroraccio avrebbe determinato, l’indomani, che qualche testa saltasse…

E come commentare la decisione – delirante – di ospitare le categorie professionali meno “prestigiose” in una “location” parallela al Teatro 5, determinando una sgradevole “serie B”?! Al punto tale che è intervenuto anche il sindacato, con una dichiarazione di Sabina Di Marco, Segretaria nazionale del Slc (Sindacato Lavoratori della Comunicazione) Cgil, che si è associata al rammarico (sommessa protesta, anche in questo caso…) delle associazioni di scenografi, costumisti, montatori, arredatori, autori della fotografia, tecnici del suono e degli effetti visivi, truccatori e acconciatori, per la inadeguata gestione della 69ª edizione della premiazione dei David di Donatello, “che hanno determinato una gerarchia fra premiati di serie A e premiati di serie B”. Di Marco ha criticato le modalità di svolgimento della cerimonia, che ha relegato queste figure in spazi diversi da quelli destinati ad attori, registi, sceneggiatori e produttori: “ingenerosa e miope l’organizzazione della serata finale, che avrebbe invece dovuto celebrare la coralità dell’arte cinematografica”.

La Sottosegretaria Borgonzoni: “risultati incredibili” della campagna “Cinema Revolution”, ma intanto nell’aprile 2024 il cinema in sala crolla a picco

E che dire della “solita” Sottosegretaria Lucia Borgonzoni che è intervenuta durante la serata dei “David” semplicemente per ribadire che la cinematografia è importante e preziosa e fondamentale etcetera (“è cultura è lavoro è magia…”: la solita noiosa retorica di sempre) e che verrà rilanciata la campagna “Cinema Revolution” (quest’anno dal 9 giugno al 19 settembre), che ha certamente fatto crescere un po’ i consumi nell’estate del 2023 (“risultati incredibili”, ha sostenuto enfaticamente la Sottosegretaria), ma che si è dimostrata assolutamente inefficace, anzi fallimentare, nel breve periodo, se nell’aprile del 2024 il flop del cinema in sala è inquietante…

Agire assistenzialmente soltanto sulla leva del “prezzo”, con un biglietto a 3,5 euro (“con il resto che lo mette il Ministero”, ha ribadito gioiosa e orgogliosa Borgonzoni), non è un’azione complessivamente qualificante la fruizione del cinema “theatrical”. Si tratta di un palliativo.

Peraltro, come abbiamo già segnalato su queste colonne, a partire dai dati Cinetel, nell’aprile 2024, il totale degli incassi è inferiore del 32 % rispetto all’aprile del 2023, un calo corrispondente grosso modo anche alla diminuzione di spettatori, che è nell’ordine del 31 %. Di fatto, son stati persi, tra l’aprile 2023 e l’aprile 2024, ben 3 spettatori cinematografici su 10. Rispetto all’anno 2019, persi 5 spettatori su 10. In effetti, il dato del calo appare ancora più impressionante (ovvero sconfortante), se lo si confronta con lo stesso periodo (il mese di aprile) dell’ultimo anno cosiddetto “pre-pandemia” Covid, ovvero il 2019: siamo a – 51 % a livello di incassi, a fronte di addirittura – 56 % di biglietti venduti. Sui fuochi di artificio di “Cinema Revolution”, rimandiamo ai nostri diversi interventi su queste colonne: vedi – tra gli altri – “Vera ‘revolution’ o rischio ‘grande bolla’ per il cinema italiano?” su “Key4biz” del 4 luglio 2023 ed anche del 10 ottobre 2023, “Il cinema italiano va davvero benissimo?”.

In Francia, il primo quadrimestre del 2024 ha registrato 56 milioni di cinespettatori: un dato che, da solo, la dice lunga rispetto alle condizioni drammatiche del mercato italiano, con i suoi 25 milioni di biglietti venduti…

Come abbiamo già segnalato, avevamo auspicato, venerdì scorso 3 maggio, che qualcuno, durante la serata dei “David”, facesse riferimento alla crisi, ed invece tutti (ribadiamo: tutti) hanno fatto finta di nulla, in una sorta di recita drogata su quanto siamo “bravi”, su quanto siamo “forti”… Una sorta di ubriacatura collettiva.

Ritardi multipli e variegati, ma nessuno protesta: rassegnazione? paura? conformismo?

Conclusivamente, quel che stupisce di più è il nostro ritrovarci, ancora una volta, su queste colonne, “vox clamentis in deserto”.

Nessuno protesta per le perduranti nebbie… nessuno protesta per i tanti ritardi su più fronti…

Nessuno protesta: forse per inerzia e rassegnazione, forse per paura di ritorsioni del Principe di turno…

Un esempio, sintomatico ed emblematico: i promotori ed organizzatori di festival cinematografici italiani, all’8 maggio 2024, non hanno ancora chance di presentare istanza di contributo al Ministero della Cultura per le proprie iniziative nel corso dell’anno solare 2024. Anche questo è, infatti, uno dei tanti decreti direttoriali che il settore attende da molti mesi… L’anno scorso il decreto ovvero l’avviso per presentare le istanze vide la luce a metà giugno ed i risultati vennero pubblicati a metà ottobre! Nell’anno 2022, invece, il Ministero si era sforzato ed aveva pubblicato l’avviso a fine febbraio, che è una data senza dubbio più ragionevole, ma nel 2023 la situazione è nuovamente peggiorata.

E quest’anno, quindi, i fondi “promozione” verranno assegnati con ritardi verosimilmente ancora più surreali. Certo, se si attende ancora, ad inizio maggio, la pubblicazione del misterioso “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per il 2024, di cosa ci si stupisce, “di conseguenza”?!

Conclusivamente: come diavolo è possibile “fare cultura” in un Paese che così (mal)tratta chi si sforza di promuovere ed organizzare le proprie iniziative con un minimo di anticipo e di programmazione?! Evidente il deficit tecnocratico della pubblica amministrazione, evidente il deficit tecnico della politica.

E, sulla specifica questione, s’è forse udita 1 parola una di protesta da parte dell’Associazione dei Festival Italiani di Cinema (Afic) presieduta da qualche mese da Pedro Armocida? No.

Come volevasi dimostrare.

Silenzio totale, in pubblico. Lamentazioni diffuse, ma in privato.

Rassegnazione? Paura? Conformismo? Pavidità?

E così la deriva continua e la situazione peggiora…

Ed i “David di Donatello” celebrano paradossalmente… la decadenza del cinema in sala!

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/cinema-in-sala-a-picco-riforma-della-legge-franceschini-in-ritardo-rai-in-stand-by-tutto-rimandato-a-dopo-le-europee/489432/




“Legalità e innovazione per un’industria audiovisiva sostenibile”, l’evento di FAPAV e CIVITA a Roma

WorldIPDay 2024, l’evento italiano a Roma. Bagnoli Rossi (FAPAV): “Per migliorare il mondo c’è bisogno dei creativi. È una chiamata alle armi”

Si è svolto a Roma, presso la sede dell’Associazione Civita, a Piazza Venezia, l’evento italiano della Giornata mondiale della proprietà intellettuale 2024, promosso dalla FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, dal titolo “Legalità e innovazione per un’industria audiovisiva sostenibile”.

Un’occasione per affrontare e approfondire tematiche fondamentali per favorire l’innovazione e la creatività umana necessarie per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (OSS), ma anche per la tutela e lo sviluppo del diritto d’autore, per la crescita dell’industria audiovisiva, la difesa dell’occupazione e la creazione di nuove figure professionali.

“Per migliorare il mondo c’è bisogno dei creativi. È una chiamata alle armi”, ha detto Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV, durante l’introduzione del convegno, aggiungendo che pilastro fondamentale per la costruzione di un futuro di un ecosistema industriale sano per lo sviluppo delle Industrie delle emozioni, come il cinema, tv e sport rimane sempre la promozione della legalità”.

Il 4 giugno 2024 presentazione alla Camera dei Deputati della nuova ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria online in Italia

Legalità come bussola per sostenere, rafforzare e tutelare il diritto d’autore continuamente sottoposto all’azione della criminalità online, della cosiddetta pirateria audiovisiva e sportiva, una minaccia all’industria cinematografica, televisiva, dei contenuti e in particolare per il mondo dello sport e degli spettacoli live.

Bagnoli Rossi ha annunciato che la nuova edizione della ricerca FAPAV/Ipsos sul fenomeno della pirateria audiovisiva in Italia, che sarà presentata il prossimo 4 giugno alla Camera dei Deputati.

Silvy Forbin (WIPO): “La tecnologia è sempre stato uno strumento in mano ai creatori, IA non pericolosa se regolamentata”

Un World IP Day 2024 che ha assunto anche una rilevanza maggiore per la FAPAV, perché per la prima volta ha partecipato a questo appuntamento italiano anche Sylvie Forbin, Deputy Director General, Copyright & Creative Industries Sector dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO).

Con un omaggio a Roma e alla sua storia, la Forbin ha sottolineato l’importanza della FAPAV nella promozione e nella tutela del settore audiovisivo e del diritto d’autore, soprattutto per la celebrazione del World IP Day: “Celebrazione fondamentale per ricordare la massima rilevanza dei diritti di proprietà intellettuale, ma anche nello stimolare, attraverso innovazione e sostenibilità, la crescita economica. Il tema centrale è il ruolo della proprietà intellettuale nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità definiti dalle Nazioni Unite. Diritti come catalizzatore di innovazione, creatività e sviluppo industriale. Oggi assistiamo alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che molti considerano come minaccia incombente per le nostre società. La tecnologia è sempre stato uno strumento in mano ai creatori e finché il genio umano sarà centrale nella nostra società il diritto d’autore rimarrà pilastro inamovibile nello sviluppo del mercato e della diversità culturale. Quelle che ci attendono sono sfide mondiali ed è importante che le iniziative regolatorie siano compatibili con i principi condivisi a livello multilaterale”.

Ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria online, presentazione il 4 giugno prossimo alla Camera dei Deputati

“Sono tre le tematiche su cui abbiamo costruito la giornata italiana della proprietà intellettuale: legalità, innovazione e sostenibilità. Noi come FAPAV riteniamo che per questi tre elementi debbano girare assieme come un unico meccanismo per favorire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e per far crescere la nostra industria audiovisiva, grazie anche alla comunicazione e all’educazione, che vanno rivolte soprattutto alle nuove generazioni”, ha commentato Federico Bagnoli Rossi, ricordando il ruolo della formazione nel percorso di crescita e innovazione del settore e in particolare nella tutela dei diritti.

Lo scorso mese, LABS – Learn Antipiracy Best Skills, società benefit, la prima in questo settore, costituita da FAPAV, è entrata a far parte Fondazione Anica Academy ETS.

Federico Bagnoli Rossi ha poi presentato in anteprima un estratto video della nuova campagna edizione 2024 di “We Are Stories”, che sarà lanciata ufficialmente alla prossima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, “una campagna che per la prima volta vedrà unite tutte le associazioni del mondo dell’audiovisivo, delle società di collecting e del mondo televisivo, per il successo dell’iniziativa”.

Rutelli (Anica): “Far crescere le attività produttive e la proprietà intellettuale, a vantaggio della creatività e della sostenibilità”

Dopo il video di saluti di Karyn Temple, SEVP & Global General Counsel Motion Picture Association, c’è stato il Keynote Speech del Presidente dell’ANICA, Francesco Rutelli, che ha detto: “Abbiamo degli strumenti normativi preziosi per favorire la crescita dell’industria audiovisiva e contrastare la pirateria, come nel caso del Piracy Shield, su cui c’è stata un’ampia convergenza da parte di tutti gli attori. Normare certo è importante, ma non dimentichiamoci che parliamo sempre di industrie, che in ultima analisi devono produrre. L’Unione europea è ormai percepita come campione della regolamentazione, mentre dobbiamo essere parte della promozione delle attività industriali. Dobbiamo inoltre trovare dei campioni europei, dei leader europei industriali, che possano competere con i giganti globali, vedi i cinesi. Gli USA hanno finanziato il settore per poter competere con le potenze asiatiche e l’Europa al momento si trova in mezzo. Noi siamo qui a parlare in nome di chi vuole far crescere le attività produttive e la proprietà intellettuale, a vantaggio della creatività e della sostenibilità. La stessa sostenibilità che fa crescere la competitività e aiuta le imprese a posizionarsi sui mercati e ad andare incontro alle esigenze e i gusti del pubblico”.

Tavola Rotonda

Nella Tavola Rotonda moderata dal giornalista Marco Spagnoli, si sono approfonditi i temi della Giornata mondiale della proprietà intellettuale, con il contributo delle Istituzioni, dell’Università e delle industrie.

“La lotta alla pirateria è un tributo alla legalità. Tale pratica illegale è una violenza verso la cultura, la creatività e il mondo del lavoro. È una svalutazione e un depauperamento del valore dei diritti di proprietà, che a loro volta vanno a svilire la qualità di un’opera audiovisiva. La legge e il regolamento attuativo di Agcom sono all’avanguardia nel mondo. C’è chi difende o giustifica le pratiche criminali, ma in queste ore la corte di giustizia dell’Unione europea ha sancito che invocare la privacy non può fornire uno scudo in caso di atti di pirateria. La tecnologia può favorire la nascita di sistemi di protezione della nostra integrità digitale, ma bisogna fare attenzione a che non promuovano comportamenti scorretti. La piattaforma Agcom, il Piracy Shield, funziona. Da febbraio a oggi, riguardo la tutela degli eventi sportivi, siamo riusciti a spegnere 10-12 mila indirizzi. Presto passeremo anche ai contenuti audiovisivi, di cinema e televisione. Uno strumento che serve anche a proteggere il futuro delle associazioni sportive in tutti i campi di gioco”, Massimiliano Capitanio, Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

“C’è ancora una mancanza di pubblico in sala, rispetto al periodo pre-pandemia, legata anche alla scarsa offerta in termini di grandi produzioni americane. Siamo sotto del 40% circa nei primi quattro mesi dell’anno rispetto ad anni passati, come il 2018 e il 2019. Il mercato italiano si difende bene, nonostante le problematiche degli ultimi tempi. Anche nella lotta alla pirateria il concetto della legalità nella tutela della proprietà intellettuale e dei contenuti audiovisivi ha fatto breccia e i risultati sono arrivati. In questo cammino sicuramente l’implementazione e l’estensione all’industria audiovisiva di questo strumento è fondamentale per reprimere la criminalità online. E’ fondamentale intervenire tempestivamente e per questo lo strumento sviluppato dall’Agcom è accolto con grande favore dall’industria di settore”, Giampaolo Letta, Vice Presidente e AD Medusa Film.

“Tutta la storia del diritto d’autore è stata caratterizzata dall’innovazione tecnologica, l’IA, ma l’intelligenza artificiale è qualcosa di diverso, non aiuta solo a diffondere arte e cultura, ma può sostituirsi agli uomini, a chi fino ad ora è stato il creatore. Il copyright è solo e sempre riferibile a tutto ciò che gli uomini producono, frutto dell’interazione tra essere umano creatore e macchine. Il problema è il materiale a monte, che è utilizzato per addestrare l’IA. L’Europa ha regolato molto, ma si è evitata molti contenziosi, come invece accaduto negli Stati Uniti. Si deve trovare una quadra con la convenzione di Berna e il diritto d’autore dovrà rispondere rapidamente a questa sfida. Se ben usato, l’IA nelle mani degli autori sarà uno strumento formidabile in termini di creatività”, ha precisato Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore (MiC) e docente LUISS.

“C’è chi pensa in Europa e in Italia che l’aspetto regolatorio, che è fondamentale, se pensiamo al diritto d’autore e all’IA, dovrebbe essere affiancato maggiormente a quello dell’innovazione. La sostenibilità è la capacità di mantenere la creazione all’interno del fattore umano, noi dobbiamo investire di più in creatività, soprattutto tra i giovani. Se vogliamo governare le macchine attraverso i giovani talenti noi dobbiamo investire di più in quel settore, solo così riusciremo a governare il processo di crescita e cambiamento. Non si deve avere paura del futuro e del cambiamento e la regolamentazione non deve rappresentare l’unico elemento che crediamo ci possa dare protezione da ciò che ci circonda. Coltivare lo sviluppo di una classe di registi e produttori giovani è una via per la governance del futuro”, Benedetto Habib, Presidente Unione Produttori ANICA e Partner Indiana Production.

“Le film commission possono dare un grande contributo in termini di creatività perché sono antenne sul territorio e possono agire su diverse linee d’azione, ma possono anche dare ai progetti una luce potente mettendoli nei sistemi e nei network esteri. Di fatto, tutelare la creatività è il carburante della crescita economica e industriale. Riguardo la sostenibilità, è un punto di massima rilevanza su cui l’associazione delle film commission si è impegnata molto. L’attenzione all’ambiente è un prerequisito insuperabile: o sei sostenibile a livello ambientale, o non lo sei. Si deve lavorare sulla cooperazione tra tutti i soggetti e gli enti sul territorio”, ha detto Cristina Priarone, Presidente Italian Film Commissions

“Siamo alla X edizione ad ottobre del MIA e abbiamo fatto passi da gigante per portare l’industria audiovisiva a Roma per la valorizzazione dei talenti locali. Noi cerchiano di accompagnare e assistere l’industria nell’innovazione tecnologica, seguendo i trend e anticipando le domande del mercato e dei regolatori europei e italiani. Oltre al processo green, stiamo portando avanti un percorso di sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale, con l’inclusione e tra i 17 SDG l’aspetto di includere e rappresentare alterità e storie culturali diverse è un altro dei valori su cui insistiamo. Rispetto alla tutela del copyright sosteniamo il lavoro di tutte le istituzioni nazionali e delle associazioni di settore. Dobbiamo comprendere in che modo anche le altre industrie hanno affrontato questo problema. L’industria musicale ha trovato la strada giusta, si può fare anche nel cinema e nella televisione. Cerchiamo una sintesi efficace e allo stesso tempo di incoraggiare il dialogo tra le industrie”, ha dichiarato Gaia Tridente, Direttrice MIA.

“Per noi è stato molto importante andare a cercare quelle opere che non sono tanto commerciali, opere che servono ad insegnare e promuovere cultura, favorendo la conservazione del cinema. Il supporto fisico è come il libro, da tenere in videoteca e da rivedere quando si vuole. Non solo a casa, ma anche a scuola ad esempio, dove la storia si può raccontare anche con l’audiovisivo. L’innovazione non si ferma, siamo al 4K e oltre, ma non riusciamo ad ottenere a volte dei diritti di alcuni titoli di film, spesso non facili da trovare sul mercato. Ci sono dei film negli archivi che se non si interviene subito andranno perduti. L’home video è il valore della memoria. È da lì che puoi tirar fuori temi, valori e principi che vanno tramandati di generazione in generazione”, ha affermato Luciana Migliavacca, nuova Presidente di Univideo e già Presidente di Mustang Entertainment.

Conclusioni

Le conclusioni della giornata sono state affidate a Nicola Maccanico, Vice Presidente CIVITA. “In questa città c’è molta creatività. Da un lato abbiamo tanto talento e dall’altro dobbiamo imparare a proteggerlo. Legalità, innovazione e creatività, a cui si aggiunge la sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica. Poi c’è la parola chiave che è industria, soprattutto in Italia. Tanto più siamo in condizione di fare in modo che questo settore sia un’industria, tanto più rendiamo lo rendiamo aperto, innovativo, competitivo e in grado di favorire l’entrata di giovani talenti. Dobbiamo uscire dalla classica distinzione tra cultura e mercato, perchè non sono in conflitto. Ogni opera arriva ad un pubblico perché interessato – ha proseguito Maccanico – e quindi favorevole a pagare per l’esperienza audiovisiva. Il tema non è assistere l’industria, ma ‘come’ assisterla per renderla più competitiva. La proprietà intellettuale deve essere un effetto del mercato perché così si dà valore anche al di fuori del nostro perimetro. In questo senso, l’IA deve essere regolata. Il tema centrale è come fare in modo che la nostra industria continui a creare valore e lavoro. Per questo è importante avere dei nuovi modelli di regolamentazione della tecnologia. Dobbiamo avere una visione precisa del presente e del futuro da cui estrarre indicazioni precise su dove c’è o non c’è l’IA, altrimenti lasciamo il terreno alla burocrazia, che non è in grado di fare questa distinzione. Per parlare di IA bisogna iniziare a scuola. La formazione alla legalità e alla creatività parte dalla scuola, è da qui che si impara a rispettare le regole”.

https://www.key4biz.it/legalita-e-innovazione-per-unindustria-audiovisiva-sostenibile-levento-di-fapav-e-civita-a-roma/489284/




Questa sera il David di Donatello, ma qualcuno parlerà del crollo del box office?

Nell’edizione di ieri, giovedì 2 maggio 2024, della rubrica IsICult “ilprincipenudo” che l’Istituto italiano per l’Industria Culturale cura per il quotidiano online “Key4biz”, abbiamo concentrato l’attenzione su due notizie significative:

  • il mistero che ancora avvolge gli annunciati nuovi decreti ministeriali di riforma della Legge Franceschini ed in particolare di correzione del controverso strumento del “tax credit”, con scambio di critiche acide tra la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni e la Capogruppo del Partito Democratico Irene Manzi (a parte IsICult Key4biz, nessuno ha ripreso la notizia, se non la sempre vigile agenzia stampa AgCult);
  • la provocatoria azione di impegno civile e politico promossa da 3 dei 72 candidati al Consiglio di Amministrazione della Rai, ovvero un ricorso al Tar del Lazio che contesta la correttezza della procedura finora adottata da Camera e Senato per eleggere 4 dei 7 membri del Cda (questa notizia ha registrato una buona ricaduta su testate come “Il Fatto Quotidiano” e “Domani”, ma anche sul confindustriale “Il Sole 24 Ore”).

Rimandiamo i lettori più interessati all’articolo pubblicato ieri, che riteniamo potrebbe gettare le basi per una riflessione approfondita sui “metodi” adottati da alcuni “decision maker” pubblici del sistema culturale nazionale: vedi “Key4biz” del 2 maggio 2024, “Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai”.

Oggi, senza voler… “rovinare la festa” a Cinecittà (affronteremo presto, con calma, le criticità del tanto decantato – dai più – “David di Donatello”), ci limitiamo a segnalare alcuni dati che sono stati evidenziati ieri da una testata specializzata qualificata qual è “Box Office” (diretta da Paolo Sinopoli ed edita da e-duesse, che pubblica anche – tra l’altro – la rivista sorella “TiVù”).

Non entriamo nel merito delle elaborazioni proposte da “Box Office”, a partire dai dati registrati da Cinetel (la società di monitoraggio del consumo di cinema in sala, di cui sono soci paritari l’associazione degli esercenti Anec ed una società controllata dai produttori e distributori dell’Anica), che riportiamo qui di seguito in modo asettico, ma ci limitiamo ad evidenziare qui 1 dato uno: nell’aprile 2024, il totale degli incassi è inferiore del 32 % rispetto all’aprile del 2023, un calo corrispondente grosso modo anche alla diminuzione di spettatori, che è nell’ordine del 31 %.

Son stati persi, tra l’aprile 2023 e l’aprile 2024, ben 3 spettatori cinematografici su 10. Rispetto all’anno 2019, persi 5 spettatori su 10

Il dato appare ancora più impressionante (ovvero sconfortante), se lo si confronta con lo stesso periodo (ovvero il mese di aprile) dell’ultimo anno cosiddetto “pre-pandemia” Covid, il 2019: siamo a – 51 % a livello di incassi, a fronte di addirittura – 56 % di biglietti venduti. Deprimente. Per non deprimerci oltre, non proponiamo raffronti con il mercato “theatrical” della Francia.

Pur nella coscienza che si tratta di dinamiche influenzate da una pluralità di fattori (a partire dalla presenza o meno di “blockbuster” americani: l’anno scorso c’è stato “Super Mario Bros – Il film” e quest’anno nulla di simile), riteniamo che il Governo debba riflettere (più) seriamente sulla crisi che attanaglia il cinema in Italia, inteso come cinema “theatrical” ovvero fruizione di film nelle sale cinematografiche.

Peraltro – osserva Valentina Torlaschi su “Box Office” – “in calo è anche l’andamento sul mese precedente con -28 % degli incassi su marzo 2024”.

Passando da uno sguardo focalizzato sul mese di “aprile” soltanto ad una visione dei primi 4 mesi dell’anno, ovvero da gennaio ad aprile, lo scenario conferma una crisi, profonda grave continua. Una crisi strutturale.

Dal 1° gennaio al 30 aprile 2024, il mercato “theatrical” italiano ha registrato un “box office” di 165,7 milioni di euro per 23,6 milioni di presenze. Un segnale, lieve, di ripresa, nel quadrimestre dell’anno, c’è: rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, siamo a + 8,6 % sugli incassi e + 9,6 % sulle “admission”.

Se si guarda però al passato, ovvero al primo quadrimestre dell’anno 2019, riemerge l’andamento assolutamente negativo: rispetto al 2019, questi primi quattro mesi del 2024 segnano un calo di circa un terzo, ovvero meno 30 % sugli incassi e meno 36 % rispetto agli spettatori. Più esattamente: – 29,8 % sugli incassi e -35,9 % sulle presenze. A marzo, la forbice era più stretta (- 22 % sul box office e -29 % sulle “admission”), ma che il “sistema” non si stia riprendendo è evidente.

Come abbiamo sostenuto, da anni e tante volte anche su queste colonne, serve un’azione intensa ed emergenziale, strutturale e non occasionale, per riportare un po’ di italiani nelle sale cinematografiche: non serve la trasmissione dei “David” in prima serata su Rai1, anche perché (al di là della vetustà del format) si tratta della “celebrazione” di opere che, quasi tutte, non sono più disponibili nelle sale cinematografiche (e quindi il programma non stimola lo spettatore televisivo a lasciare il divano di casa per uscire verso un cinematografo, ma – anzi – stimola l’attesa della teletrasmissione in tv o su una piattaforma): un paradosso veramente, in termini di marketing!

Per riportare gli italiani nei cinema serve un’azione promozionale di marketing decisa e incisiva (tecnicamente evoluta), dotata di un budget adeguato (almeno 50 milioni di euro l’anno)

Tante volte abbiamo auspicato una azione promozionale di marketing decisa ed incisiva, tecnicamente evoluta, per incrementare la fruizione di cinema in sala, una campagna dotata di un budget adeguato, nell’ordine di almeno 50 milioni di euro l’anno, da affidare a strutture professionali qualificate, coinvolgendo anche i migliori creativi delle maggiori agenzie pubblicitarie italiane, e finanche – perché no? – attraverso un concorso internazionale di idee… Iniziativa nella quale coinvolgere attivamente in primis la Rai, nella sua funzione istituzionale di “servizio pubblico mediale” che deve contribuire allo sviluppo del sistema culturale nazionale: ben oltre la rituale serata dei David o le soporifere trasmissioni sepolcrali affidate all’immarcescibile Gigi Marzullo. La televisione pubblica italiana non ha un programma di promozione del cinema in sala, e ciò basti.

Tante volte abbiamo segnalato la assoluta debolezza della “campagna” (semi-artigianale) tanto cara alla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, quella “Cinema Revolution” (affidata a soggetti di cui non è nemmeno nota la precisa identità), che pure nel documento ministeriale che accompagna la bozza di “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per il 2024 viene definita con enfasi positiva: “le risorse verranno indirizzate soprattutto alla campagna per incentivare, nell’estate del 2024, la fruizione in sala cinematografica delle opere, sulla falsariga di quella che ha dato ottimi risultati nel 2023” (testuale): “ottimi” risultati? L’aggettivazione corretta (e veritiera) sarebbe “discreti” risultati, che peraltro, se analizzati in chiave temporale stagionale ovvero annuale (o meglio, nel medio periodo, e non nel breve o brevissimo periodo), risultano assolutamente inadeguati, se l’obiettivo era quello di riportare in sale i cittadini italiani.

Si rimanda, in argomento, a “Key4biz” del 27 giugno 2023, “La Sottosegretaria Borgonzoni rinnova l’entusiasmo per la campagna “Cinema Revolution” ma i dati non sono univoci”, e, ancora, più recentemente, “Key4biz” del 10 ottobre 2023, “Il cinema italiano va davvero benissimo?”.

E, se siamo lieti che, negli ultimi mesi, l’intervento del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) abbia saggiamente raffreddato lo storico entusiasmo della sua Sottosegretaria Lucia Borgonzoni (qualcuno ha finalmente iniziato a comprendere che forse “il bicchiere” non è esattamente “mezzo pieno”), sarebbe auspicabile che il Ministro stesso, che si è reso conto delle derive e delle degenerazioni del “tax credit” (fino ad un anno fa esaltato dai più, anzitutto dai beneficiari di Anica ed Apa, ma anche dalla stessa Sottosegretaria), comprendesse anche quanto sia ancora inadeguato l’intervento del Ministero della Cultura a favore del cinema in sala.

Eppure i danari (pubblici) per una simile finalmente seria iniziativa di promozione e marketing ci sarebbero, considerando che il Fondo Cinema e Audiovisivo, per quanto ridotto di 50 milioni rispetto all’anno 2023, è dotato per l’anno 2024 di ben 700 (settecento) milioni di euro: sarebbe tanto complicato destinare un po’ meno del 10 % di questa dotazione ministeriale alla voce “promozione”, intesa finalmente in modo finalmente serio e non velleitario?!

Eppure, da quanto emerge dal “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 (approvato il 3 aprile 2024 dal Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo, ma ad oggi ancora “secretato”), viene sì saggiamente ridotto il budget allocato alla voce “tax credit” (siamo nell’ordine del -40 % rispetto al 2023), ma la voce “promozione” non viene adeguatamente incrementata.

Le iniziative per la promozione del cinema “theatrical” vengono, nel “riparto 2024”, allocate nella voce “Progetti Speciali”, che passa dai 13 milioni di euro dell’anno 2023 ai 24,5 milioni del 2024, e – si legge nel documento ministeriale – “in questo importo sono ricomprese le risorse da utilizzare per la campagna promozionale estiva ed altre iniziative di interesse del Ministero”.

Abbiamo peraltro già segnalato su queste colonne quanto sia scandaloso che il sostegno ai festival, alle rassegne, ai premi, che pure rappresentano un peculiare strumento di promozione del cinema in sala sia rimasto immutato, tra il 2023 ed il 2024, nell’ordine di soltanto 7 milioni di euro per centinaia di manifestazioni in tutta Italia (e non abbiamo udito nemmeno una flebile voce di protesta della associazione del settore, l’Afic – Associazione Festival Cinematografici Italiani che rappresenta oltre 100 degli oltre 500 festival di cinema censiti da IsICult in tutta Italia).

Le “briciole” della grande “torta” del Fondo Cinema e Audiovisivo alla campagna per il cinema in sala: eppure i fondi ci sono, basterebbe allocare meglio i 700 milioni di euro previsti per il 2024

Dobbiamo ricordare che decine e decine di milioni di euro di danaro pubblico sono stati assegnati, nel corso del 2023 – attraverso il “tax credit” per la produzione – ad una manciata di titoli, gran parte dei quali ha registrato un misero riscontro sul mercato “theatrical” (appunto)?! Dobbiamo ricordare che decine e decine di milioni di euro vengono destinate a centinaia di film che nessuno (talvolta quasi letteralmente: nessuno) vede in sale (e spesso nemmeno in tv e nelle piattaforme)?!

Il “riparto” 2024 dei 700 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo poteva essere l’occasione giusta per una inversione di rotta nelle malate politiche pubbliche in materia.

Non lo è stato e si teme che il consuntivo “theatrical” 2024 evidenzierà risultati disastrosi rispetto al 2023.

Eppure, questa sera, nel Teatro 5 di Cinecittà verrà riproposta – come scrivevamo ieri su queste colonne – la solita kermesse luccicante e rituale e narcisistica, assai poco utile per la reale promozione del cinema italiano (ovvero del cinema italiano nei cinematografi), che riproduce stancamente, anno dopo anno, una formula ormai vetusta e stantia…

Ci saranno nuovamente “red carpet” e lustrini nella autocelebrazione di un settore che, “sotto il vestito”, nasconde una crisi strutturale profonda e variegate patologie…  

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/questa-sera-il-david-di-donatello-ma-qualcuno-parlera-del-crollo-del-box-office/488971/




“Sex recession”, il declino del sesso nel mondo

È forse disdicevole parlarne, ma pare proprio che la pratica del sesso sia in radicale declino nel mondo. L’ossessione statistica occidentale, dove si conteggia di tutto (compresi gli amplessi) lo dimostrerebbe con particolare chiarezza. Un recente sondaggio dell’IFOP—Institut français d’opinion publique—ha rilevato per esempio che il 24% degli adulti francesi tra i 18 e i 69 anni dichiara di non avere fatto sesso nei precedenti 12 mesi: ciò a fronte di un 9% fatto registrare nel 2006. La proporzione di quelli nella fascia d’eta 18-24 anni che non hanno mai fatto sesso è risultata del 28%, rispetto al 5% del 2009.

Complessivamente, i francesi la chiamano la “sex recession”, ma il fenomeno non è solo gallico. I risultati IFOP rispecchiano quelli raccolti in altri paesi occidentali, compreso il Regno Unito dove, secondo uno studio dell’anno scorso, il numero di teenager britannici che hanno avuto una prima esperienza sessuale entro i 15 anni d’età è crollato di un terzo nell’ultimo decennio.

Aldilà dell’Europa, ha fatto clamore anche un importante studio giapponese secondo il quale oltre il 68% dei matrimoni nel paese del Sol Levante è “completamente senza sesso”, un risultato che fa a pugni con i tentativi del governo di contrastare il veloce crollo della popolazione in atto. Risultati simili—ma più marcati ancora—arrivano dalla Corea del Sud. Globalmente, una ricerca recentemente comparsa sul Journal of Sex Research ha esaminato dati raccolti nell’ultimo decennio relativi alla vita erotica di 180mila teenagers in 33 nazioni, trovando che in 25 di queste il numero di giovani che riferivano di avere avuto un’esperienza sessuale si era sensibilmente abbassato, mentre non era aumentato in nessuno dei paesi presi in esame.

Negli Usa, un’altra ricerca conferma la stessa tendenza: già tra il 2000 e il 2018, infatti, la ‘inattività sessuale’ tra i maschi americani era arrivata a un punto tale che “all’incirca un uomo su tre in età compresa tra i 18 e i 24 anni riferiva di non aver fatto sesso durante l’anno precedente”. La stessa inattività era stata riscontrata, seppure in grado minore, anche tra gli uomini e le donne della fascia d’età tra i 25 e i 34 anni.

Il perché del nuovo ‘disinteresse erotico’ non è chiaro, anche se un altro studio americano, il National Survey of Sexual Health and Behavior (NSSHB), sembra suggerire che almeno una parte della colpa sia da attribuire ai telefoni cellulari e agli altri ‘schermi e schermini’ che ormai ci circondano e che avrebbero trasformato l’interazione tra i generi. Tuttavia, è d’uso dare la colpa alla ‘tecnologia’ o, più in generale, al ‘logorio della vita moderna’ per rendere intelligibili i nuovi fenomeni sociali in arrivo—ma queste sono etichette, non spiegazioni.

Può darsi che la realtà sia insieme più semplice e più complessa. Le nuove generazioni hanno, nel bene e nel male, molta più informazione di una volta sulle pratiche erotiche—forse al punto che, per la troppa familiarità, non riescono più a sentire quel certo aspetto ‘peccaminoso’ del sesso—e se non è peccato, che gusto c’é? Forse troppi misteri sono stati svelati…

https://www.key4biz.it/sex-recession-il-declino-del-sesso-nel-mondo/488794/




Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai

Fervono i preparativi per la cerimonia dei David di Donatello (69ª edizione) che si terrà domani venerdì 3 maggio nel Teatro 5 di Cinecittà (in diretta su Rai1 alle 20:35, con la conduzione – temiamo soporifera – di Carlo Conti e Alessia Marcuzzi): si tratta della solita kermesse luccicante e rituale e narcisistica, assai poco utile per la reale promozione del cinema italiano (ovvero del cinema italiano nei cinematografi), che riproduce stancamente, anno dopo anno, una formula ormai vetusta e stantia…

Ci saranno nuovamente “red carpet” e lustrini nella autocelebrazione di un settore che, “sotto il vestito”, nasconde una crisi strutturale profonda e variegate patologie…

Sul “David” e sul potere che gestisce ed esercita l’Accademia per il Cinema Italiano (presieduta da Piera Detassis), torneremo presto su queste colonne, ma qui ci limitiamo a segnalare (e consigliare la lettura) di una eterodossa sortita di Francesco Mazza, ieri l’altro 30 aprile, sulle colonne del magazine “Mow” (ovvero “Men on Wheels”, diretto da Moreno Pisto) dal titolo evocativo quanto simpaticamente aggressivo: “Il David di Donatello e i finanziamenti. Perché il mondo dei premi cinematografici è una truffa. A partire dai cortometraggi”: semplicemente, una delle punte dell’iceberg…

Come è noto ai lettori della rubrica che l’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult cura da anni per il quotidiano online “Key4biz”, molto spesso ci ritroviamo a fare luce nelle nebbie che caratterizzano la politica culturale italiana, che non brilla certo per trasparenza: molto spesso ci sentiamo “vox clamantis in deserto”, a fronte di una diffusa incomprensibile passività sia degli operatori del settore (i quali tendono ad autocensurarsi per timore di ritorsioni) sia dei giornalisti (pochi dei quali si appassionano a queste tematiche, che pure sono fondamentali e strategiche)…

Come commentare, in effetti, la totale assenza di segnali critici, da parte sia della stampa e dei media “mainstream” sia delle testate specializzate (da “Box Office” e “TiVù” del gruppo e-duesse, da parte della storica rivista “Prima Comunicazione” o del più recente “The Hollywood Reporter Roma”), in relazione a quel che sta avvenendo – tra il Collegio Romano e Santa Croce in Gerusalemme – rispetto alla riforma della Legge Franceschini del 2016 ed in particolare riguardo al controverso strumento del “tax credit”?!

Silenzio totale sulla riforma della Legge Franceschini. Le associazioni tacciono: timore di ritorsioni? Nessuno ne scrive: è forse più importante il “red carpet” del David di Donatello?

Eppure – come IsICult e Key4biz hanno anticipato (in esclusiva) – nell’edizione della rubrica “ilprincipenudo” del 29 aprile – lunedì scorso si è tenuto un atteso incontro della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni con una decina di associazioni del settore, per illustrare i decreti, attesi da molti mesi, che andranno a modificare le regole dell’intervento pubblico nel settore (vedi “Key4biz” del 29 aprile 2024, “Si disvela il mistero della riforma della Legge Cinema e Audiovisivo? Oggi Borgonzoni incontra produttori e autori”).

Come è andato questo incontro di lunedì scorso?

Non è dato sapere, se non interloquendo con la “eletta schiera” dei partecipanti, ovvero di coloro che sono stati discrezionalmente chiamati a corte dal Principe, anzi – nel caso in ispecie, sia consentito – dalla Principessa.

Perché questa dinamica di… “riservatezza”?!

Perché incontri come questo avvengono… “a porte chiuse”?!

Si tratta forse di “segreti di Stato”?

No, si tratta di normale gestazione amministrativa (e politica) di provvedimenti che impattano sull’intero settore: tutti (gli operatori del settore, anzitutto, ma anche – in fondo – la collettività tutta) dovrebbero aver diritto ad accedere a questi processi.

È tanto complicato essere un po’… trasparenti?

È troppo pretendere che queste riunioni siano trasmesse online e sia possibile accedere alla videoregistrazione?!

Cosa si deve… nascondere???

Nessuno (ribadiamo: nessuno) ha scritto 1 riga una su questo incontro, atteso da oltre un mese, anche perché – come abbiamo rimarcato – la Sottosegretaria leghista non aveva accolto l’invito ad un confronto pubblico che le era stato offerto da decine di associazioni in occasione della giornata di (sommessa) protesta, organizzata il 5 aprile 2024 presso il Cinema Adriano di Roma (vedi “Key4biz” del 5 aprile 2024, “Mattinata di agitazione ‘soft’ da parte di (quasi) tutta l’industria cinematografica e audiovisiva. Assente la Sottosegretaria Borgonzoni”).

Nessun comunicato, da parte dell’Ufficio Stampa del Ministero della Cultura, nessuna traccia su stampa e media, dopo l’incontro di lunedì 29 aprile.

Polemica tra la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni e la Capogruppo “dem” alla Camera Irene Manzi sulla riforma alla “Legge Franceschini”: chi ha ragione, tra le due?

E nessuna testata ha ripreso e rilanciato peraltro, ieri 1° maggio (ieri i quotidiani erano in edicola, a differenza di oggi), una piccata reazione della Sottosegretaria leghista ad una dichiarazione della “dem” Irene Manzi, l’indomani della riunione al Collegio Romano di lunedì 29 aprile 2024.

Ha sostenuto la Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura Irene Manzi, martedì 30: “comprendiamo l’imbarazzo della sottosegretaria Borgonzoni, che cerca in tutti i modi di nascondere la realtà, purtroppo però i fatti sono diversi: il tax credit cinema è bloccato e il settore è in frenata per colpa della scelta del governo di definanziare la legge cinema e modificare le modalità di finanziamento con regole poco chiare che eliminano gli automatismi e politicizzano le scelte”. E, ancora: “il comizietto di Sangiuliano contro il cinema di qualche settimana fa risuona ancora nelle orecchie degli operatori e conferma la volontà politica di colpire un settore considerato ‘ostile’ a questa maggioranza. Borgonzoni, invece di dare patenti di “interlocutore del settore”, spieghi come mai il governo ancora non ha approvato il decreto Tax credit e continui a convocare le associazioni di categoria in riunioni da cui non escono mai soluzioni concrete. La aspettiamo alla prova dei fatti, al momento constatiamo che le produzioni nazionali sono ferme e quelle internazionali stanno virando su altri paesi che garantiscono regole chiare. È una grande sconfitta per la nostra industria cinematografica che rappresenta un’eccellenza da valorizzare e supportare non certo da colpire politicamente”.

Ecco la reazione acida e sarcastica di Lucia Borgonzoni: “spiace constatare che troppo spesso si parli senza contezza dei fatti reali, solo per alzare un polverone, in cerca di qualche voto. Proprio ieri abbiamo incontrato le associazioni di categoria del mondo del cinema in diverse riunioni, durate oltre sei ore, nel corso delle quali abbiamo illustrato i nuovi provvedimenti della Legge Cinema. Probabilmente nessuno ha avvisato l’onorevole Irene Manzi, essendo lei non certo interlocutrice primaria, e forse neanche secondaria, del settore… Il documento presentato ieri sarà inviato in settimana al Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Chi ha ragione, tra le due (Manzi vs Borgonzoni)?

Propendiamo più per Manzi – pur con perplessità – per le seguenti ragioni / domande… che vanno oltre la dialettica tra le due esponenti politiche. In effetti, chi è senza peccato scagli la prima pietra…

In sintesi, in 5 punti / passaggi:

Punto 1

Nella sua diuturna attività di monitoraggio delle politiche culturali, delle economie mediali, delle dinamiche sociali, IsICult è in grado di rivelare che nella riunione di lunedì 29 aprile (durata oltre 6 ore, in diverse sessioni) la Sottosegretaria non ha consegnato ai partecipanti una bozza del decreto più atteso, quello relativo al “tax credit” per la produzione, ma il documento è stato semplicemente… letto (!!!); è stato richiesto quindi alle associazioni di far pervenire delle osservazioni entro l’indomani (martedì 30), con una procedura che elegantemente potrebbe essere definita “curiosa”…

Punto 2

La Sottosegretaria Borgonzoni ha anche segnalato che saranno prevedibilmente necessari “tempi tecnici”, stimabili nell’ordine di almeno due mesi, per addivenire al perfezionamento della procedura indispensabile prima della pubblicazione del decreto ovvero dei decreti, e quindi si prevede che le nuove regole del sistema non vedranno la luce non prima di fine giugno / inizio luglio; è evidente che, nel mentre, “il sistema” resta sostanzialmente bloccato, paralizzato, congelato, perché una “industria” ha necessità di certezze, anche temporali, sulle risorse di cui può disporre, ovvero – nel caso in ispecie – sulla dimensione e le modalità del sostegno pubblico (la gestazione di un progetto cinematografico o di fiction ha una durata di 12 / 18 mesi, mediamente)…

Punto 3

Ad oggi, 2 maggio 2024, ovvero a distanza di 1 mese (uno) dalla avvenuta approvazione (non all’unanimità – si ricordi – bensì a maggioranza: 8 su 11 consiglieri), il 3 aprile 2024, da parte del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (il Csca presieduto dall’avvocato Francesca Assumma), non si ha ancora pubblica evidenza del “piano di riparto” dei 700 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024, che pure è stato paradossalmente approvato senza che il Csca stesso potesse leggere le bozze dei decreti: una sorta di “contraddizione in termini”, perché la ripartizione dell’intervento pubblico è intimamente correlata ai criteri di allocazione delle risorse, sulla base dei decreti ministeriali stessi… non essendo disponibili ancora le bozze dei decreti, quale senso politico (inteso come “politica culturale”) ha una ripartizione al buio, anzi a scatola chiusa, se non un affidamento (cieco) alle decisioni che verranno assunte dalla Sottosegretaria ovvero dal Ministro Gennaro Sangiuliano ovvero operativamente dal Direttore Generale Nicola Borrelli?!

Punto 4

Non corrisponde a verità, ahinoi, quel che la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha sostenuto, qualche settimana fa, quasi “in risposta” alle lamentazioni espresse in occasione della “protesta” del 5 aprile all’Adriano, ovvero (riportiamo testualmente) “voglio cogliere ancora una volta l’occasione per ricordare che, proprio per non bloccare il settore, lo scorso mese di gennaio abbiamo aperto una finestra per poter presentare le nuove domande di finanziamento con le vecchie regole. Cosa che ha permesso di far arrivare oltre 1.100 domande di finanziamento, che il ministero ha accolto proprio per spirito di collaborazione con il settore”. Ricordiamo (rimarchiamo) che in verità si è trattato di una procedura ricognitiva, di una sorta di esplorazione delle esigenze degli imprenditori, una specie di sondaggio che ha consentito al Ministero di stimare il fabbisogno potenziale: ma, in assenza dei decreti, le pratiche sono sostanzialmente ferme, bloccate, paralizzate… e siamo a maggio 2024; e, se i decreti vedranno la luce tra due mesi (previsione ottimistica?!), è evidente che tutto “il sistema” resta nel mentre in “stand-by”. Questa è la vera verità (oggettiva ed incontestabile), al di là dei proclami e delle polemiche…

Punto 5

Non ci risulta che il Partito Democratico, che ora insorge, durante il lungo arco temporale del “Governo Franceschini” delle italiche cose culturali, si sia mai posto dubbi sulla concreta applicazione della Legge Cinema e Audiovisivo del 2016, che porta il nome dell’ex Ministro della Cultura: su questa considerazione, riteniamo che il Pd dovrebbe avere la forza (ed il coraggio) di mettere in pratica un sano ed onesto esercizio di autocritica. Senza chiedere controlli adeguati nel corso dei sette anni che vanno dal 2017 al 2024, il Pd ha infatti contribuito in itinere al gonfiamento della “bolla” che è ormai scoppiata, ovvero che sta per scoppiare.

Conclusivamente, siamo di fronte a… “fake news” (al di là delle sempre possibili “strumentalizzazioni” politiche evocate dalla Sottosegretaria): la vera verità è che il sistema è bloccato da mesi (e così resterà per mesi ancora: il resto è cortina fumogena), e che il sistema si è ammalato progressivamente nel corso degli anni…

Lucia Borgonzoni, il 4 aprile (il giorno prima della affollata manifestazione al Cinema Adriano), aveva anche sostenuto, sempre con “vis polemica”: “trovo davvero sorprendente e dannosa, visto il dialogo che stiamo da tempo portando avanti, l’affermazione fatta da alcune associazioni che operano nel mondo del cinema quando lamentano, nel dettaglio, che l’industria si starebbe fermando. Questi stessi operatori sanno bene, avendo inoltrato circa 1.100 domande di finanziamento, che i meccanismi di sostegno al settore procedono senza alcun decremento rispetto al passato, se non per quelle dinamiche determinate dal mercato. È importante ricordare che, fino al 21 gennaio, erano aperte le finestre di presentazione delle domande di credito d’imposta secondo le vecchie regole. Cosa ben diversa sono gli interventi che stiamo facendo nel settore, non volti a tagliare i fondi ma a razionalizzare il comparto per evitare il ripetersi di abusi e distorsioni come avvenuto nel passato”.

Dal 21 gennaio 2024 al 2 maggio 2024 son trascorsi 3 mesi tre, ed almeno altri 2 due saranno necessari per conoscere le nuove “regole”.

Di fatto, il Governo ha deciso una “sospensione” di 6 mesi (almeno) delle procedure.

È evidente che ciò determinerà una riduzione dell’input e quindi dell’output, dato che – va evidenziato a chiare lettere – senza il sostegno della “mano pubblica”, il sistema cinematografico e audiovisivo italiano andrebbe a morire nell’arco di un anno o due, data la sua oggettiva limitata (limitatissima) propensione al capitale di rischio…

Insomma, a noi sembra piuttosto che… “sorprendente e dannoso” sia quel sta avvenendo.

Da segnalare peraltro che, a parte Irene Manzi per il Pd, silenzio totale dal resto della politica.

Il totale dei film e delle opere audiovisive prodotte in Italia sarà ridotto ad almeno la metà quello del 2023: ma la procedura per correggere le storture è poco trasparente

Nel 2024, il totale dei film e delle opere audiovisive prodotte sarà ridotto ad almeno la metà quello del 2023: il che, in sé, potrebbe essere anche “cosa buona e giusta”, ma è contestabile il metodo adottato, piuttosto autocratico e poco trasparente.

Peraltro, da quel che è trapelato – sia dal “piano di riparto” dei 700 milioni approvato il 3 aprile dal Consiglio Superiore sia dalla riunione del 29 aprile 2024 – le nuove prospettive tracciate dal Ministero vanno a determinare un radicale rimescolamento delle carte in gioco: basti ricordare che nel 2024 le risorse destinate al “tax credit” vengono ridotte del 40 % rispetto al 2023 (e non si tratta di un taglio indifferente…) e che verranno messe in atto diverse “barriere all’entrata” (per esempio, vincolo contrattuale che garantisca la disponibilità di un distributore “theatrical” ovvero di una piattaforma a far circolare l’opera, ecc.…).

Si tratta di sagge ed opportune “correzioni di rotta”, ma perché questa lentezza e questa opacità nel mettere in atto i correttivi?!

Si attende forse che questo “andamento lento” contribuisca a far scoppiare “la bolla” andata sedimentandosi negli anni a causa di una mala gestione della Legge Franceschini?!

Si segnala “en passant” che, ad oggi 2 maggio (come già abbiamo segnalato più volte su queste colonne nei giorni scorsi), non risulta ancora pubblicata – né sul sito web di Palazzo Madama né su quello del Ministero della Cultura – la relazione sulla “valutazione di impatto” della “Legge Franceschini” (la n. 220 del 2016), per l’anno 2022 (duemilaventidue), che il Ministro Gennaro Sangiuliano ha finalmente trasmesso al Parlamento il 9 aprile 2024, e che risulta annunciata nell’aula del Senato il 16 aprile 2024.

Quali le ragioni di quest’altro… mistero?!

Si teme forse che i (pochi, prevedibilmente) lettori di questo documento possano vivere un profondo shock, scoprendo che, fin dal 2022, la “bolla” si sta “gonfiando” un po’ troppo, grazie all’iniezione sempre più incontrollata di danaro pubblico nel sistema a causa del “tax credit”???

Consiglio di Amministrazione Rai: Camera e Senato eleggeranno effettivamente i 4 membri il 20 maggio 2024?

Su tutt’altro fronte, ovvero quello della Rai, si segnala (denuncia) ancora una volta che, incredibilmente, il “contratto di servizio” (per il quinquennio “2023-2028”, e già il primo anno è andato in fumo…) approvato da ultimo dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 20 marzo 2024, non risulta ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: le ragioni di questo ritardo (il contratto era peraltro stato approvato dalla Commissione bicamerale nell’ottobre 2023!) non possono che essere simili a quelle relative ai decreti novelli della Legge Cinema e Audiovisiva, ovvero – suvvia… – lasciamo tutto in “stand by”… forse in attesa dei risultati delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024, che determineranno sicuramente delle conseguenze nella maggioranza di governo?! In argomento, silente anche la Presidente della Commissione Vigilanza, Barbara Floridia (M5s).

Gli analisti e sondaggisti prevedono tutti una vittoria ulteriore del centro-destra alle europee, ma un ridimensionamento assoluto della Lega Salvini, il che potrebbe determinare anche un conseguente rimpasto nell’esecutivo: alcuni prevedono già che il ruolo della stessa Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni possa essere messo in gioco, a vantaggio di un esponente di Forza Italia…

Illustrato oggi alla Camera il ricorso al Tar per la nomina del Cda Rai: se accolto, sospenderebbe le procedure di nomina anche da parte del Parlamento (calendarizzate per il 20 maggio)

E che dire giustappunto della elezione dei 4 membri del Cda della Rai, calendarizzata da Camera e Senato per il 20 maggio prossimo?!

Anche questa data potrebbe slittare al “dopo elezioni”, per le stesse ragioni di riparametrazione del peso dei partiti di maggioranza nella alchimia del Governo…

Sull’elezione del Cda, si rimanda all’approfondito intervento ultimo di IsICult su queste colonne: vedi “Key4biz” del 23 aprile 2024, “Cda Rai, ‘astensionismo’ nelle candidature: soltanto 72 aspiranti consiglieri. Tutti i nomi”.

La notizia interessante è che si è concretizzata l’ipotesi di “ricorso al Tar” (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio rispetto alla procedura di nomina del Consiglio di Amministrazione Rai: quest’oggi (giovedì 2 maggio) è stata presentata, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, l’azione di contestazione. Un’iniziativa che è metodologica ed al contempo politica, simbolica e fattuale.

Si tratta di un ricorso presentato al Tar, che, se accolto, avrebbe per effetto la sospensione della procedura di nomina.

L’iniziativa, intitolata “Il rinnovo del CdA alla luce del regolamento europeo dei media di servizio pubblico” è stata promossa dall’Associazione Articolo 21, assieme a Slc-Cgil, Usigrai, Rete No Bavaglio, Infocivica, TvMediaWeb (il sito web curato da Patrizio Rossano e Marco Mele). Sul tavolo di presidenza, gli avvocati Giulio Enea Vigevani e Giovanni Pravisani, Elisa Marincola (Articolo21) e Luciana Castellina (più volte europarlamentare di matrice marxiana), al centro Roberto Zaccaria. Quest’ultimo – noto accademico di diritto dei media ed esperto costituzionalista, oltre che Past President della stessa Rai – viene considerato il vero “regista” dell’iniziativa.

Incomprensibilmente, la conferenza è stata organizzata in una “location” inadatta, considerando che la Sala Stampa di Montecitorio può accogliere soltanto una ventina di persone, ed ovviamente una iniziativa simile stimola invece l’interesse di molti potenziali partecipanti…

European Media Freedom Act (Emfa): ‘Membri del Consiglio di Amministrazione dei fornitori dei media di servizio pubblico [siano] nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie‘

Questa – in sintesi – la tesi dei ricorrenti (tra i quali emerge il nome di Stefano Rolando, assieme aquelli di Antonino Rizzo Nervo e di Patrizio Rossano, tutti con curriculum con anche un passato dirigenziale a Viale Mazzini): “il sistema di nomina dei componenti del CdA contenuto nell’art. 63 del Tusma, presenta profili di illegittimità in ordine ai criteri adottati, non rispettosi delle ‘procedure di selezione’ imposti dalla legge e profili di costituzionalità rispetto alle precise indicazioni della sentenza n. 225 del 1974 della Corte Costituzionale. La Consulta ha detto con grande chiarezza in quella sentenza che gli organi direttivi del servizio pubblico non devono essere ‘costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività’”. Questo sistema si pone ora “anche in violazione del recente Regolamento Ue 2024/1083 denominato European Media Freedom Act (Emfa), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 17 aprile 2024, il quale prevede: che gli Stati membri ‘istituiscano garanzie giuridiche efficaci per il funzionamento indipendente dei fornitori dei media di servizio pubblico in tutta l’Unione, senza che siano influenzati da interessi governativi, politici, economici o privati’ e che ‘i membri del Consiglio di Amministrazione dei fornitori dei media di servizio pubblico [siano] nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale…”.

Scopo di promotori e ricorrenti è quindi il “ripristino di legalità costituzionale” ovvero “consentire un ripristino della legalità costituzionale in questo delicato sistema di nomina e di anticipare l’adeguamento al regolamento dell’Unione Europea (Emfa) in modo tale che gli organi di vertice della Rai che stanno per essere formati, non si vengano a trovare in una situazione di illegittimità anche nei confronti delle norme europee”.

Vincenzo Vita ha sostenuto che questa iniziativa (tra i cui promotori si segnala anche Renato Parascandolo) è la prima che “rompe un meccanismo perverso impostosi con la legge Renzi del 2015”, augurandosi che la odierna conferenza stampa funga da stimolo per le forze di opposizione per una iniziativa di riforma della Rai. è una iniziativa che cerca di rompere la cappa di silenzio intorno alla anomala procedura di nomina del Cda di Viale Mazzini: “un consiglio con queste regole… non s’ha da fare”. Sarebbe un affronto costituzionale”, ha sostenuto l’ex Sottosegretario alle Comunicazioni.

Stefano Rolando ha invocato una “procedura corretta e trasparente”, che interpreti al meglio “lo spirito europeo e la fiducia nella cultura del diritto”.

La commendevole iniziativa è senza dubbio espressione di alcune qualificate anime della “società civile”, ma è al contempo ben connotata ideologicamente “a sinistra”.

L’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult e Key4biz hanno il piacere di pubblicare in anteprima il testo del ricorso.

Si tratta di un ricorso molto ben scritto, assolutamente comprensibile anche per chi non è abituato all’uso del linguaggio legale: sostanzialmente, si chiede alla Camera dei Deputati di annullare la procedura, o semmai di indirizzarla alla Corte Costituzionale ovvero alla Corte Europea di Giustizia affinché ne valutino la correttezza ovvero rispondenza al dettato normativo dell’Unione Europea e dell’Italia…

In termini eleganti, i ricorrenti evidenziano che la procedura adottata dalla Camera (così come dal Senato) si pone come una pseudo-selezione: non si tratta di una vera selezione trasparente basata su criteri di competenza, bensì di… una “farsa” come abbiamo l’abbiamo più volte definita anche su queste colonne di “Key4biz”.

È interessante notare che – tra l’altro – l’avvocato Giovanni Pravisani si riferisce anche ad un “precedente”, che prevede alla fin fine sì una decisione discrezionale da parte dell’autorità politica, ma comunque previa procedura di effettiva selezione, riferendosi al bando “direttori musei” del 2023: “anche le nomine dei direttori dei poli museali e degli istituti di cultura di rilevanza nazionali sono sì effettuate con una decisione politica del Ministro competente, ma all’esito di una “procedura di selezione” in cui – sulla base di criteri predeterminati – una commissione tecnica individua una rosa ristretta di nomi, tra cui il Ministro sceglierà poi il soggetto da nominare” (in verità, questa procedura di selezione vale sì per i musei nazionali, ma non proprio per altri istituti di cultura come Cinecittà o il Centro Sperimentale di Cinematografia o il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, tutte nomine che ancora avvengono sulla base del classico “intuitu personae” da parte del Principe di turno…).

E si ha notizia che altri ricorsi potrebbero essere presentati nei prossimi giorni, rispetto alla procedura per la formazione del Cda della Rai.

I Presidenti di Camera e Senato (Lorenzo Fontana ed Ignazio La Russa) sono ancora in tempo per correggere le storture della procedura per l’elezione dei 4 membri del Cda Rai

Ricordiamo – ancora una volta – che, volendo, sia il Presidente della Camera sia il Presidente del Senato potrebbero avere la forza (il coraggio) di attivare una implementazione della procedura di selezione.

Come abbiamo già segnalato tante volte (anche su queste colonne ed anche in occasione delle “elezioni” del 2018 e 2021) quella adottata da Camera e Senato (e, quindi, dai rispettivi Presidenti, attualmente Lorenzo Fontana ed Ignazio La Russa) è infatti oggettivamente una procedura molto approssimativa. Rozza. Non veramente selettiva, ma tutta discrezionale e politica.

Ricordiamo che IsICult, tre anni fa – anche sulle colonne di “Key4biz” – propose che la procedura selettiva prevedesse un minimo di tecnicalità:

  • una programmatica dichiarazione di intenti…
  • una forma standardizzata per la presentazione dei curricula…
  • delle audizioni da parte della Commissione Parlamentare di Vigilanza…
  • uno schema interrogativo, una griglia di poche ma essenziali domande, a mo’ di questionario, affinché gli aspiranti candidati possano esprimere la loro “idea” di Rai che sarà…

Ribadiamo: Lorenzo Fontana ed Ignazio La Russa hanno ancora chance – anche alla luce del ricorso al Tar annunciato oggi (anzi, prendendo la palla al balzo per rilanciare) – di correggere le storture del sistema, dimostrandosi non completamente proni rispetto alle logiche malate della partitocrazia.

Clicca qui, per il testo del ricorso presentato al Tar del Lazio il 29 aprile 2024, rispetto alla procedura di nomina del Cda Rai, da parte di Antonino Rizzo Nervo, Stefano Rolando, Patrizio Rossano, assistiti dall’avvocato Giovanni Pravisani, di cui alla conferenza del 2 maggio 2024, Sala Stampa, Camera dei Deputati, Roma.

Clicca qui, per la videoregistrazione (dalla Web Tv della Camera dei Deputati), della conferenza stampa di presentazione del ricorso al Tar del Lazio rispetto alla procedura di nomina del Cda Rai, promosso da Antonino Rizzo Nervo, Stefano Rolando, Patrizio Rossano, assistiti dall’avvocato Giovanni Pravisani, di cui alla conferenza del 2 maggio 2024, Sala Stampa, Camera dei Deputati, Roma.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”; ha collaborato Luca Baldazzi. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

https://www.key4biz.it/cinema-ancora-nebbie-sul-tax-credit-e-ricorsi-al-tar-per-lelezione-del-cda-rai/488717/




#WorldIPDay 2024. 6 maggio a Roma l’evento promosso da FAPAV, in collaborazione con Civita, su legalità e innovazione per un’industria audiovisiva sostenibile

Il 6 maggio l’evento italiano promosso da FAPAV, in collaborazione con l’Associazione Civita

L’edizione 2024 della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale 2024 è stata dedicata all’importanza critica della proprietà intellettuale nel catalizzare l’innovazione e la creatività umana necessarie per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (OSS).

Il tema centrale di quest’anno è stato: “La Proprietà Intellettuale e gli OSS: costruire il nostro futuro comune con innovazione e creatività”.

In occasione di questa celebrazione, promossa a livello mondiale dalle Nazioni Unite, la FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, in collaborazione con l’Associazione Civita hanno organizzato per il 6 maggio prossimo l’evento italiano dal titolo “Legalità e innovazione per un’industria audiovisiva sostenibile”, che si terrà presso la sede dell’Associazione a Piazza Venezia.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Legalità come pilastro fondamentale per la costruzione di un futuro di un ecosistema industriale sano“

“Da anni l’Italia partecipa alla giornata mondiale della Proprietà Intellettuale attraverso alcune iniziative promosse da FAPAV e che negli ultimi 4 anni hanno visto un’evoluzione significativa grazie alla preziosa collaborazione con l’Associazione Civita.
Ritengo questa edizione particolarmente significativa perché si concentra su dei temi di cruciale importanza, come l’innovazione e la sostenibilità che sono sempre più al centro dello sviluppo creativo e della crescita delle Industrie audiovisive nel nostro Paese”, ha spiegato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV.

“Questa edizione assume però anche una rilevanza molto importante per la nostra Federazione, perché per la prima volta Sylvie Forbin, Deputy Director General, Copyright & Creative Industries Sector WIPO sarà presente a Roma per aprire personalmente la giornata.
L’attenzione dimostrata dalla Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO) rappresenta con questa importante presenza un riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni da FAPAV.
Un risultato che si è ottenuto grazie anche alla collaborazione con le tante realtà impegnate a livello nazionale ed internazionale nella tutela della Proprietà Intellettuale – ha proseguito il Presidente FAPAV – e nella promozione della legalità come pilastro fondamentale per la costruzione di un futuro di un ecosistema industriale sano per lo sviluppo delle Industrie delle emozioni, come il cinema, tv e sport.”

I partecipanti al World IP Day di Roma

Il convegno di Roma sarà introdotto da Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV, e da Sylvie Forbin, Deputy Director General, Copyright & Creative Industries Sector WIPO, che per la prima volta prenderà parte ad un evento promosso dalla Federazione.

Diverse le personalità nazionali ed internazionali, del mondo della politica, delle istituzioni, delle imprese e delle associazioni di settore che parteciperanno, tra cui: Massimiliano Capitanio, Commissario AGCOM, Benedetto Habib, Presidente dell’Unione Produttori ANICA e Partner di Indiana Production, Giampaolo Letta, Vice Presidente e AD Medusa Film, Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo Permanente per il Diritto D’Autore (MiC) e docente LUISS, Cristina Priarone, Presidente Italian Film Commission e Gaia Tridente, Direttrice MIA.

Modera gli interventi il giornalista Marco Spagnoli.

Le conclusioni dell’evento saranno affidate a Nicola Maccanico, Vice Presidente CIVITA.

Innovazione, creatività, legalità e sostenibilità

Un nuovo rapporto pubblicato dalla WIPO (World Intellectual Property Organization), l’agenzia delle Nazioni Unite che serve gli innovatori e i creatori del mondo, ha dimostrato che un numero record di brevetti sta facilitando il raggiungimento degli OSS delle Nazioni Unite. L’attività di deposito di brevetti più elevata è per le invenzioni relative all’OSS 9 (Industria, Innovazione e Infrastrutture), che rappresentano il 19% dei brevetti attivi.

“Nel corso della storia, di fronte alle sfide, sono stati l’ingegno umano, le idee e l’innovazione a permetterci di superare e avere successo. Per rimettere in carreggiata gli OSS, dobbiamo sfruttare il potere della proprietà intellettuale come catalizzatore per liberare l’innovazione e la creatività al servizio degli OSS”, ha dichiarato il Direttore generale WIPO, Daren Tang, in un discorso video in occasione della Giornata mondiale della proprietà intellettuale 2024.

Per ricevere informazioni e per partecipare all’evento scrivere a info@fapav.it .

https://www.key4biz.it/worldipday-2024-6-maggio-a-roma-levento-promosso-da-fapav-in-collaborazione-con-civita-su-legalita-e-innovazione-per-unindustria-audiovisiva-sostenibile/488469/