Sky acquisisce in esclusiva i diritti del MotoGP per i prossimi due anni

Sky e Dorna Sports, che detiene i diritti commerciali della MotoGP, annunciano un nuovo accordo pluriennalela MotoGP resta nella Casa dello Sport anche i prossimi due anni.

Sky ha infatti acquisito i diritti di trasmissione per tutti i Gran Premi del FIM MotoGP World Championship fino alla stagione 2027 compresa.

Su Sky e NOW sarà quindi possibile continuare a seguire in diretta tutti i Gran Premi di MotoGPMoto2 e Moto3, con alcune gare delle tre classi visibili anche in chiaro su TV8. 

Andrea Duilio, CEO Sky Italia: “Siamo orgogliosi di annunciare questo nuovo accordo con Dorna e di continuare a portare l’adrenalina delle due ruote nelle case degli appassionati, con l’eccellenza del nostro racconto sportivo e le tecnologie più all’avanguardia. Il Motomondiale è da 11 anni un punto fermo della vasta offerta di motori della nostra Casa dello Sport e lo sarà ancora fino alla fine del 2027. Una conferma di quanto la MotoGP e tutte le classi del Motomondiale siano importanti per Sky, che continuerà a garantire la migliore esperienza di visione possibile”.  

Carmelo Ezpeleta, CEO di Dorna Sports, detentrice dei diritti MotoGP: “Sky Sport è un partner fantastico per la MotoGP. Nel 2025, la MotoGP ha registrato un aumento dell’audience media globale, una crescita significativa della sua fanbase globale e nove record di spettatori, quasi metà della stagione. Puntiamo ancora più in alto guardando al futuro. Partner come Sky Sport, che mostrano il meglio di questo sport e portano i tifosi nel cuore dell’azione, svolgono un ruolo chiave per il futuro. Siamo molto felici di vedere lo sport più emozionante del mondo continuare su Sky Sport per altre due stagioni”. 

Il canale di riferimento sarà sempre Sky Sport MotoGP, che trasmette questo grande sport da 11 anni, con circa 30 ore live per ogni weekend in pista dedicate a gare, studi, approfondimenti, rubriche e produzioni originali. Già a partire dall’inizio del nuovo anno, con lo Shakedown Test e i primi test ufficiali della MotoGP attesi per fine gennaio a Sepang, il canale 208 continuerà a offrire una copertura editoriale completa e di qualità grazie alla grande squadra di Sky Sport e ai migliori sistemi tecnologici.

Sky si conferma così il punto di riferimento per il motorsport mondiale grazie a un’offerta ricchissima che include il campionato del mondo di Formula 1, Formula 2, Formula 3, Porsche Super Cup, oltre alla NTT IndyCarF1 AcademyLamborghini Super Trofeo tanto altro ancora. Inoltre, per la stagione 2026, Sky sarà anche official broadcaster della Dakar, offrendo highlights e aggiornamenti quotidiani di tutte le tappe della competizione. 

News in tempo reale, interviste e rubriche anche su Sky Sport 24, sul sito skysport.it, sull’App e sugli account social ufficiali di Sky Sport.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/sky-acquisisce-in-esclusiva-i-diritti-del-motogp-per-i-prossimi-due-anni/560448/




Il Mercato TV in Italia 2025-27. La partita si gioca sull’attenzione

Il mercato nel 2025

Se l’emergenza Covid-19 ha accelerato la trasformazione dell’industria televisiva italiana, con un consolidamento delle tendenze emerse nel periodo post pandemia, gli ultimi due anni (dal 2023 al 2025) sono stati caratterizzati da segnali contraddittori.

Continua infatti la progressiva migrazione della tradizionale tv lineare verso i servizi di video streaming a banda larga, al contempo però non si assiste più all’accelerazione del passato, laddove l’abbandono di abbonati dalla tv a pagamento lineare (cord cutting), in favore di meno costose e attraenti offerte di video streaming (SVOD), aveva costituito il fenomeno più eclatante e innovativo degli ultimi decenni nella storia della televisione italiana.

Il video streaming, infatti, è diventato ormai una componente molto importante del consumo d’intrattenimento degli italiani, e avendo ormai raggiunto la piena maturità, non riesce più a crescere ai tassi registrati nel recente passato.

Da qui, secondo ITMedia Consulting, l’inizio di una fase di transizione verso nuovi modelli di consumo e di business con il mercato che a fine 2025 registrerà un +2,2%, meno della metà dei risultati ottenuti lo scorso anno (+4,6%). La Pay-TV, ormai al termine dell’ampio processo di ricomposizione tra Pay-TV lineare e VOD streaming, crescerà del 2,9%, mentre la pubblicità chiuderà l’anno con un +2,6%.

Figura 1 – Andamento del Mercato TV 2022-2024 (Mln €)

Fonte: © 2025 ITMedia Consulting

Ancora più rilevante la crescita della pubblicità non lineare / online, dove le trasformazioni del modello di business (ibrido) dello SVOD hanno determinato l’ingresso recente anche in questo mercato dei grandi streamer (Netflix, Disney, Amazon Prime Video, oltre a DAZN presente da più tempo), che hanno fatto decollare le risorse di circa il 30% su base annua.

Il mercato nel 2027

In termini di risorse nei prossimi due anni il mercato sarà sostanzialmente stabile, con un aumento del 2,2%, superando per la prima volta nel 2026 la barriera dei €9 Mld. La pubblicità continua a crescere (+2,2%), grazie all’online che sopperisce al calo del broadcast (generalisti e tematici), anche se meno della Pay-TV (+3,2%).

Sky, MFE e Rai scenderanno per la prima volta sotto i 2/3 del mercato televisivo totale nel 2025, e continueranno a perdere quote nel successivo biennio, con gli Altri Operatori che supereranno il 36% e €3,3 Mld a fine 2027.

L’advertising cresce più della Pay-TV

Gli Altri Operatori crescono meno rapidamente rispetto a pochi anni orsono, ma a un tasso pur sempre rilevante (CAGR +6,5%). Contrariamente al recente passato, è la parte advertising che cresce di più rispetto alla Pay-TV.

Nel periodo 2025-2027, in un contesto di continua trasformazione, la Broadband TV, pur crescendo meno del passato, raggiungerà il 58% delle abitazioni nel 2025, quando sarà presente in più della metà delle famiglie italiane, fino ad arrivare al 64% nel 2027.

Digitale in graduale discesa, più stabile il satellite

Conseguentemente, mentre il digitale terrestre continua la sua sempre più lenta ma graduale discesa, per la piattaforma satellitare, dopo anni di forte flessione, si prospetta un periodo di maggiore stabilità: il limitato incremento del modello gratuito, da attribuire alla piattaforma TivùSat, compensa quasi del tutto il previsto minor calo degli abbonati pay satellitari di Sky.

Pay-TV al 71% delle famiglie nel 2027

In questo scenario, la TV gratuita solo in chiaro continuerà a perdere quote di mercato a vantaggio della Pay-TV, che dopo il sorpasso avvenuto nel 2021, ha raggiunto il 66% nel 2025 e arriverà a oltre il 70% (71%) delle famiglie italiane nel 2027.

All’interno della Pay-TV, ITMedia Consulting prevede che a fine 2025 la BB TV sarà ampiamente la prima piattaforma a pagamento, nell’87% delle famiglie, e nel 2027 sarà utilizzata dall’89% degli utenti a pagamento in Italia.

Penetrazione delle piattaforme in Italia (% su totale abitazioni TV)

Fonte: © 2025 ITMedia Consulting

In conclusione, dal rapporto di quest’anno emerge come i consumatori italiani oggi guardino la televisione con una maggiore consapevolezza dei diversi modelli di offerta, lineari e non lineari, in un contesto – l’ecosistema digitale – sempre più ampio, complesso e interdipendente.

Ne discende, secondo ITMedia Consulting  che una delle chiavi di sviluppo del settore sarà rappresentata proprio da come i broadcaster, che in Italia hanno ancora un ruolo di primo piano nel consumo dei contenuti audiovisivi, affronteranno questa nuova sfida, integrando le proprie strategie con il mondo internet, attraverso lo sviluppo della TV connessa, dei canali FAST e della pubblicità online collegata anche all’ibridazione dei modelli di business, integrando il mondo Internet con il digitale terrestre.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/il-mercato-tv-in-italia-2025-27-la-partita-si-gioca-sullattenzione/560233/




Mercato dei media, in Italia online e piattaforme spingono il valore del settore a 20,4 miliardi pari allo 0,95% del PIL

Agcom fotografa il Sistema integrato delle comunicazioni nel 2023: il valore complessivo del SIC raggiunge i 20,4 miliardi di euro, pari allo 0,95% del PIL. Un dato che conferma il peso economico del comparto media e comunicazioni, ma che soprattutto mette in evidenza una trasformazione ormai strutturale: la centralità crescente del digitale e, in particolare, della pubblicità online.

Nel dettaglio, la raccolta pubblicitaria online vale circa 7 miliardi di euro, pari al 34,7% del totale del SIC, con una crescita annua del 12,2%. Un andamento che amplia ulteriormente il divario rispetto ai mezzi tradizionali, fermi intorno ai 5 miliardi di euro e al 24,6% del totale. La dinamica riflette lo spostamento continuo degli investimenti verso le piattaforme digitali, ormai diventate il fulcro del mercato pubblicitario.

Dal punto di vista degli assetti di mercato, l’Autorità segnala che nel 2023 nessun operatore supera la soglia del 20% dei ricavi complessivi del SIC. I soggetti con una quota almeno pari all’1% restano dodici, come nel 2022, e concentrano insieme il 69,3% delle risorse. La Rai mantiene la prima posizione con una quota del 12,3%, in calo di 0,7 punti percentuali, mentre Alphabet/Google conferma il secondo posto con l’11,8%, in crescita di 0,4 punti, riducendo il divario con il primo operatore. Seguono Fininvest e Comcast/Sky, entrambi sotto il 10% e in lieve flessione.

Prosegue intanto il rafforzamento delle grandi piattaforme online. Meta/Facebook supera l’8,5% delle risorse complessive e sale al quinto posto, mentre Amazon, Netflix e DAZN si collocano nelle posizioni successive con quote rispettivamente del 4,5%, 3,3% e 2,4%. Un segnale chiaro dell’allargamento del perimetro competitivo del SIC, sempre più influenzato dagli operatori globali del digitale e dello streaming.

Guardando alla composizione del SIC per aree di attività, i servizi di media audiovisivi e radiofonici restano la componente principale con quasi 8,9 miliardi di euro e un’incidenza del 43,6% sul totale, in lieve calo rispetto al 2022. All’interno del comparto, i servizi in chiaro mostrano una leggera flessione, legata soprattutto alla riduzione dei fondi pubblici, mentre i servizi a pagamento crescono. La forte espansione della componente online compensa ampiamente il calo del segmento tradizionale.

L’editoria elettronica e la pubblicità online raggiungono complessivamente il 35,9% del SIC, con un aumento di oltre due punti percentuali in un solo anno, trainato quasi interamente dalla pubblicità digitale. Continua invece la contrazione dell’editoria tradizionale, che scende al 14,4% del totale: la riduzione delle entrate del 6,1% riflette una crisi strutturale che coinvolge sia la vendita di copie sia la raccolta pubblicitaria.

Completano il quadro la pubblicità esterna, che cresce a 715 milioni di euro con un’incidenza del 3,5%, e il cinema, che raggiunge i 523 milioni di euro, segnando un balzo del 37,3% grazie alla ripresa del box office. Nel complesso, la fotografia scattata da Agcom conferma un sistema in profonda trasformazione, dove il baricentro economico si sposta sempre più verso il digitale, con implicazioni rilevanti sul piano competitivo, regolatorio e industriale.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/mercato-dei-media-in-italia-online-e-piattaforme-spingono-il-valore-del-settore-a-204-miliardi-pari-allo-095-del-pil/560065/




Audiovisivo, più di un ragazzo italiano su due compie atti di pirateria. Lo studio FAPAV/Ipsos Doxa

FAPAV/Ipsos Doxa presentano la prima ricerca in Italia sui comportamenti illegali dei giovani nella fruizione di contenuti audiovisivi

Il 56% dei ragazzi italiani compie atti di pirateria online perché non ha maturato ancora la percezione che tali comportamenti possono generare, essendo dei veri e propri reati, conseguenze e rischi reali a carattere individuale. 

La propensione a compiere questi atti illeciti nella fruizione di contenuti audiovisivi, da parte dei giovanissimi (10-14 anni) e della fascia adolescenziale (15-25 anni), non deriva solo da motivazioni anticonformiste, di ribellione o di trasgressione nei confronti della società, neppure dalla consapevolezza generalizzata che la pirateria danneggia l’industria e l’economia del nostro Paese, con forti ripercussioni occupazionali.

Per capirne a fondo le origini e le motivazioni, FAPAV-Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali e Ipsos Doxa hanno realizzato la ricerca “Stili di vita dei giovani italiani e pirateria audiovisiva”, realizzato da.

I dati dello studio, unico nel suo genere, sono stati illustrati presso l’Associazione Civita di Roma, attraverso un’analisi quali-quantitativa focalizzata su una forbice di età giovanile molto ampia (dai 10 ai 25 anni), da cui emerge un quadro comportamentale alquanto interessante da parte delle nuove generazioni rispetto alla pirateria audiovisiva.

Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Uno dei pilastri della lotta alla pirateria è la comunicazione, ne serve di più

Siamo molto contenti di questa indagine che, per la prima volta, approfondisce più nel dettaglio, con una nuova metodologia, la fascia di età tra i 10 e i 25 anni. Dai risultati emerge chiaramente la necessità di lavorare in modo ancora più deciso su una narrazione che metta in luce ciò che può accadere piratando un contenuto audiovisivo. La nuova normativa italiana, tra le più evolute a livello europeo, unitamente all’innovativa procedura di AGCOM con il blocco in 30 minuti di tutti i contenuti illeciti, rappresenta certamente una frontiera nuova ed efficace in termini di contrasto. Ma non è sufficiente”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV, nei saluti istituzionali.

Serve maggiore comunicazione e al tempo stesso occorre promuovere campagne di sensibilizzazione e di educazione alla legalità. Per FAPAV uno dei pilastri della lotta alla pirateria è proprio la comunicazione. Ad esempio – ha proseguito Bagnoli Rossi – la nostra campagna “We Are Stories”, arrivata alla terza edizione, racconta le storie dei giovani che hanno realizzato o desiderano realizzare il sogno di lavorare nelle industrie audiovisive, sostenendo che scegliendo la legalità si possono proteggere questi sogni. In sostanza per combattere qualunque forma di pirateria occorre agire su più fronti coinvolgendo sinergicamente Istituzioni, Industrie e Forze dell’Ordine”.

Mollicone: “C’è poca informazione tra i ragazzi sul reato di pirateria

I dati raccolti da FAPAV e Ipsos Doxa ci offrono uno spaccato molto chiaro, che richiede la massima attenzione e un’ulteriore riflessione, proprio perché sono dedicati alla platea più importante, cioè quella dei ragazzi e delle ragazze”, ha affermato Federico Mollicone, Presidente VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati.

Il Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, Federico Mollicone, ai nostri microfoni

Il 56% dei ragazzi italiani non ha ancora sviluppato la piena percezione che gli atti di pirateria sono veri e propri reati e possono avere conseguenze e rischi reali a livello individuale e penale. Sono pochissimi coloro che dichiarano di aver ricevuto informazioni chiare e specifiche sui rischi della pirateria audiovisiva, sia a scuola, che in famiglia. Per cui, numeri come questi mostrano in modo inequivocabile che la battaglia si vince prima di tutto sul fronte della consapevolezza, della sensibilizzazione e dell’educazione, non si tratta solo di reprimere. Per questo sono importanti la prevenzione e la sensibilizzazione, ma anche formare cittadini consapevoli del valore del lavoro altrui”, ha aggiunto Mollicone.

Ho chiesto alla Presidenza del Consiglio di estendere anche all’editoria la protezione offerta dalla legge antipirateria, che ha più di 800 milioni di danni all’anno a causa degli atti di pirateria. Dobbiamo portare il concetto di legalità e di rispetto del diritto d’autore anche tra i giovanissimi, soprattutto oggi che ormai è assolutamente prassi per tutti, compresi i ragazzi, di vedere contenuti alterati e creati dalla intelligenza artificiale, perché non siamo luddisti digitali, non pensiamo che l’innovazione non vada utilizzata, sarebbe antistorico, ma è certo che va governata”, ha precisato Mollicone.

Durante la mattinata sono stati anche annunciati i Premi FAPAV/ACE (Alliance for Creativity and Entertainment), assegnati al Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza e alla Polizia Postale per il significativo impegno profuso sul piano professionale, sociale e culturale a tutela e a sostegno del Diritto d’Autore, della Proprietà Intellettuale e della creatività.

A consegnare i Premi al Colonnello Fabio Marco Vetrano, Comandante del Gruppo Radiodiffusione ed Editoria della Guardia di Finanza, e a Luigi Rinella, Direttore Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica, il Presidente FAPAV, Federico Bagnoli Rossi, e Larissa Knapp, Executive Vice President & Chief Content Protection Officer MPA.

Da sinistra Federico Bagnoli Rossi (FAPAV), il Colonnello Fabio Marco Vetrano (Guardia di Finanza) e Larissa Knapp (MPA)
Al centro riceve il Premio Ivano Gabrielli (Polizia Postale)

Giardinetti (Associazione Civita): “Pirateria sfida globale

Condividiamo un metodo, quello dell’analisi dei fenomeni complessi che vanno compresi prima ancora di trovare azioni e strumenti efficaci per risolvere i problemi, assieme ad istituzioni, associazioni e mondo della cultura. Il tema che affrontiamo oggi si è incrociato con un lavoro che abbiamo portato avanti e che ha sempre al centro i giovani. Con cui bisogna parlare per capire la loro condizione emotiva, per comprendere come cultura, partecipazione sociale e attività educative possono favorire il benessere dei nostri ragazzi. Gli effetti della pandemia hanno determinato contraccolpi non ancora indagati a fondo, compresa l’innovazione tecnologica così rapida e repentina con cui sono venuti rapidamente a contatto, occasione di conoscenza, ma anche causa di isolamento e fragilità emotiva. Esiste una difficoltà oggettiva di distinguere reale e fittizio. La pirateria si inserisce proprio qui. Nel nostro studio, l’audiovisivo è l’attività che i ragazzi fanno più volentieri e si avvicina ad un modello culturale più diretto e percepito come libero nella scelta. Le ricette sono sempre le stesse: da parte dei giovani c’è la necessità di conoscere, approfondire, di avere accanto adulti credibili che li ascoltino e li educhino al fallimento e alla crisi, la necessità di occuparsi della salute mentale e del benessere fisico ed emotivo. La ricetta più importante è un approccio corale ed integrato tra stakeholders, con la voglia di capire e creare proposte, partendo dal basso e operatori di settore e istituzioni che sono pronti e preparati. La sfida è globale e questa è la strada per risolvere problemi e guardare con fiducia al futuro”, ha detto Simonetta Giordani, Segretario Generale CIVITA.

Knapp (MPA): “L’educazione è alla base di qualsiasi strategia di protezione dei contenuti

“Le attività educational sono lo strumento più potente a lungo termine che abbiamo per plasmare abitudini digitali responsabili e rafforzare il rispetto per la creatività. L’Italia è un leader globale in questo ambito, dal quadro pionieristico di blocco dei siti dell’AGCOM all’eccezionale lavoro della Polizia Postale e della Guardia di Finanza nello smantellamento di sofisticate reti di pirateria. La MPA e l’ACE sono orgogliose di affiancare la FAPAV e questi partner, e non vediamo l’ora di ampliare la nostra collaborazione per proteggere l’economia creativa e salvaguardare i consumatori in un mondo digitale sempre più complesso. Oggi presentiamo per la prima volta uno studio dedicato a una fascia d’età storicamente associata a tassi elevati di pirateria, ma che finalmente viene analizzata sulla base di dati concreti e di un’analisi approfondita delle motivazioni. I giovani sono al centro del futuro dell’ecosistema creativo e proprio per questo il focus di questo rapporto è tanto attuale quanto essenziale. La vera sfida è garantire l’accesso ai contenuti, proteggerli e allo stesso tempo favorire l’innovazione. Viviamo in un contesto in cui infrangere la legge è diventato normale, quasi quanto scorrere un feed su Instagram. Per milioni di giovani, in Italia come negli Stati Uniti, questo scenario è già realtà. La pirateria non è più un’attività nascosta: è a portata di clic, è un’abitudine e, sempre più spesso, una norma culturale”, ha spiegato nel Keynote Speech Larissa Knapp, Executive Vice President & Chief Content Protection Officer, MPA.

Da sinistra Federico Bagnoli Rossi della FAPAV, al centro Larissa Knapp, Executive Vice President & Chief Content Protection Officer MPA

Ma dietro quel clic non c’è solo contenuto gratuito. Ci sono malware, furti di identità e reti di criminalità organizzata che traggono profitto da queste scelte. I dati mostrano che quasi due terzi dei giovani italiani tra i 15 e i 25 anni utilizzano fonti pirata per accedere a film, serie televisive e contenuti sportivi. L’Italia non è un’eccezione, ma è proprio su questo contesto che abbiamo deciso di concentrare la nostra analisi.
Oggi l’intrattenimento non è solo consumo di contenuti, ma identità e senso di appartenenza, e in questo scenario la pirateria viene spesso percepita come qualcosa di normale.
A spingerla contribuiscono diversi fattori: i costi elevati, la frammentazione delle piattaforme e l’influenza del gruppo dei pari. Se “lo fanno tutti”, allora sembra accettabile farlo anche per sé. Ma si tratta di una percezione sbagliata. Il 57% delle applicazioni pirata contiene malware, con danni economici rilevanti e profitti che alimentano fenomeni come il riciclaggio di denaro e, in alcuni casi, il finanziamento del terrorismo. Nonostante questi rischi, giovani e adulti tendono a sottovalutarli. Le conseguenze legali appaiono lontane, le minacce informatiche astratte, soprattutto perché la pirateria avviene spesso in un contesto domestico percepito come sicuro.
Per questo l’educazione è il pilastro fondamentale di qualsiasi strategia di protezione dei contenuti. Molti comportamenti illegali nascono da una scarsa consapevolezza, ed è quindi essenziale intervenire presto per formare una cultura digitale che rispetti la creatività. Le campagne attuali, tuttavia, spesso non funzionano perché non parlano il linguaggio dei giovani
”, ha suggerito Knapp.

Spadaccini (Ipsos Doxa): “Tra i giovani italiani permane una diffusa inconsapevolezza dell’impatto della pirateria

Cosa spinge i giovani italiani a ricorrere a canali illeciti per fruire di contenuti audiovisivi? Quali leve sfruttare per diminuire un fenomeno che coinvolge complessivamente il 56% dei ragazzi dai 10 ai 25 anni? Sono state fatte 600 interviste online, tra ragazzi in età compresa tra 10 e 25 anni, ma anche ad adolescenti e preadolescenti, tra i 10 e 14 anni, per capire meglio il peso e l’incidenza di questi specifici comportamenti illegali”, ha detto Lucia Spadaccini, Direttore Ipsos Doxa.

Lucia Spadaccini, Direttore Ipsos Doxa

Il dato principale è quello del 2024 e abbiamo registrato un 56% di giovani che ha avuto, almeno una volta, l’occasione di entrare in contatto con contenuti piratati: il 40% tra i 10-14ennni, il 63% tra i 15-25enni. I giovanissimi preferiscono guardare Youtube e intrattenersi con il gaming, guardare serie in streaming e ascoltare musica online, nonché navigare sui social. I pirati qui appaiono diversi, perché fanno cose più simili agli adulti. A livello di contenuti sportivi il calcio è il più seguito, ma anche tennis e Formula Uno, qui il popolo giovanile è più omogeneo. Lo sport e il cinema attraggono maggiormente i giovani, perché rappresentano un elemento chiave per la loro crescita, emotiva, culturale e sociale.
La pirateria cosa rappresenta per i più giovani? Vedere film serie e sport live è considerato trasgressivo solo dal 32% dei giovani. Peggio è considerato rubare in un negozio, camminare nudi per strada, ma molto meno piratare. La normalizzazione socio-culturale dell’atto di piratare è vissuta come un atto passabile, “lo fanno tutti, quindi non può essere così grave”. C’è poi l’oggettiva percezione del danno e del rischio, poi c’è il tema del relativismo morale, la violenza della società in cui viviamo tende a rimodulare la scala della gravità morale di certe azioni.
Il contesto in cui si muove il fenomeno illegale è caratterizzato da numerose barriere nel tempo abbattute. Commettere un furto online assume connotazioni ben distinte rispetto ad un atto fisico, con la percezione che si può sfuggire facilmente alla sanzione. C’ è poi la progressione tecnico digitale, chi sta al passo con la velocità dell’innovazione è motivo di ammirazione. C’è poi la frammentazione dell’offerta, con il boom delle piattaforme si vede un tentativo di sfruttamento economico da parte delle imprese del settore. C’è infine la giustificazione della difficoltà di distinguere online tra lecito e illecito
”, ha sottolineato Spadaccini.

Tra le motivazioni date dai ragazzi (età 10-14 anni) troviamo: il risparmio (33%), “io pirato perché lo fanno tutti” (31%), “perché è giusto così” (31%). Tra chi ha 15-25 anni: per il 41% è giusto piratare, sia a livello economico, sia personale, anche perché c’è l’idea che si tratta di grandi aziende che fanno enormi fatturati, quindi la pirateria non è un gran danno; nel 39% dei casi si fa per emergere nel gruppo; nel 33% per risparmiare. Si tratta di una generazione che si affaccia alla pirateria come un atto di rivendicazione, di ribellione al sistema, che è percepito come insieme di lobby al lavoro. Hanno l’idea di vivere in un sistema che ha difficoltà a sanzionare e comunque non conoscono bene le pene. C’è l’assenza di vittime visibili di ogni atto di pirateria, non si vede il danno, quindi non se ne comprende la gravità. A lo sesso modo, l’impatto sull’occupazione non si vede, mentre è forte la normalizzazione cultural dell’atto di piratare, perché lo fanno in tanti anche in famiglia. A livello di rischi personali, il 40% dei 10-14enni ritiene che le minacce informatiche siano meno gravi di quel che si dice. I 15-25enni invece dichiarano di aver subito attacchi informatici nel 62% dei casi.
Pochi sono i giovani informati
– ha detto la Direttrice Ipsos Doxa – solo un terzo tra i più grandi si sente informato su tali rischi, soprattutto in famiglia e a scuola tra i giovanissimi. È interessante il 41% di non informati che invece vorrebbe sapere di più sul tema, quindi c’è spazio per comunicare e sensibilizzare, soprattutto sui rischi informatici, le multe e le sanzioni possibili. I giovani inoltre vogliono esempi concreti, vogliono vedere casi chiari di cosa può accadere se si compiono atti di pirateria. Vogliono capire cosa accade dietro le quinte di un film, una serie e un evento sportivo. Cercano testimonial credibili e famosi, anche tra gli ex-pirati, vogliono essere coinvolti, dalla scuola ai social, fino ai contest in ambiti sportivi.
Se le conseguenze sono lontane dal proprio vissuto, o considerate improbabili, manca una narrazione collettiva e mass mediatica. Bisogna parlarne a scuola e in famiglia anche da piccoli, dopo tutti devono collaborare, anche le Istituzioni, le associazioni di settore e il mondo dele imprese, per sensibilizzare sul tema e contrastare in maniera credibile il fenomeno criminale
”.

Lo studio presentato da Fapav e Ipsos dimostra, ancora una volta, come i giovani tra i 10 e i 25 anni non abbiano sufficiente consapevolezza della gravità e dell’illegalità dei comportamenti legati alla pirateria informatica e del danno che creano al paese e al loro stesso futuro. È infatti particolarmente significativo che oltre il 60% di loro ammette di aver subito a propria volta attacchi informatici. La lotta alla pirateria non può essere risolta solo attraverso misure sanzionatorie, ma passa necessariamente attraverso un percorso di crescita educativa e culturale di cui dovrebbero farsi maggior carico le famiglie, la scuola e le istituzioni per formare una coscienza civica e digitale nelle nuove generazioni“, ha affermato l’amministratore delegato della Lega Calcio Serie A, Luigi De Siervo, commentando i risultati dell’indagine promossa da Fapav-Ipsos Doxa. 

Chi c’è dietro la pirateria? Il panel con le imprese, le associazioni e le Forze dell’Ordine

È poi seguito il panel di interventi con le imprese, le Forze dell’Ordine e le associazioni di settore, moderato dal giornalista Il Sole 24 Ore, Andrea Biondi.

Noi siamo particolarmente esposti alla pirateria. Il consumo delle opere audiovisive e cinematografiche avviene lungo una catena di finestre di sfruttamento, i nostri prodotti sono costosi, in particolare quello cinematografico, il ritorno sull’investimento, a differenza di alcuni eventi sportivi e della tv lineare che si concentrano sul live, avviene in mesi. Per noi è importante proteggere il contenuto non in un momento specifico, ma nell’arco di mesi, dove ogni finestra rappresenta occasione di ricavo per le imprese del settore. Grazie a Cinetel, che ci dice come vanno tutti i film in cartellone, sappiamo che l’anno scorso l’aumento della propensione di andare al cinema era più elevato tra i giovani, gli stessi che hanno maggiore propensione a piratare. Non è un dato contraddittorio, perché la correlazione tra l’illegalità e la legalità, soprattutto via streaming, è alta. C’è una fascia di popolazione appassionata di film e serie, che consuma questi contenuti in ogni modo. L’educazione e la scuola sono fondamentali, ma dobbiamo anche essere consapevoli che modelli comportamentali dannosi vanno sanzionati per ridurne gli effetti sull’industria audiovisiva, sulle sue imprese e quindi sui lavoratori del settore. Capire chi c’è dietro la pirateria è un primo passo in avanti per cambiare il comportamento dei giovani. Le mafie che esercitano violenza sulla popolazione, nella vita reale, sono le stesse che creano i sistemi di pirateria audiovisiva a cui si rivolgono questi giovani e sarebbe il caso che qualcuno glielo spiegasse bene”, ha dichiarato Alessandro Usai, Presidente di ANICA.

Diciamo ai più giovani che questo settore potrebbe essere il loro futuro, il loro mondo lavorativo. Piratare significa distruggere anche delle opportunità future, auto-precludersi delle strade di crescita formativa e professionale. Un film inoltre è anche una testimonianza storica, un’opera che racconta storie di vita e pezzi di memoria collettiva. Tutelare un film è proteggere ricordi che vanno condivisi con tutti. Condividere un film significa condividere emozioni. La pirateria rovina tutto questo”, ha affermato Luciana Migliavacca, Presidente UNIVIDEO.

“Internet è un’opportunità immensa per muoversi in questo mondo, in maniera rapida e capillare. Qui si sviluppano un gran numero di attività lecite, ma anche illecite. Anche gli investigatori si sono adeguati, oggi sono operatori specializzati che intervengono in questo mondo sempre più liquido e multistrato. La nostra azione di contrasto si esplicita durante eventi dal vivo e trasmissioni di contenuti audiovideo streaming, intervenendo in tempi rapidissimi.
Ma non solo, identifichiamo anche negozi fisici che fungono da base operativa per la pirateria online. Seguendo il denaro, tra cui le criptovalute, si identifica più facilmente il pirata. Serve una cooperazione internazionale, poter lavorare in maniera sinergica per un contrasto efficace di questi fenomeni. Si aggrediscono questi sodalizi criminali soprattutto colpendo il profitto accumulato, togliendogli la possibilità di arricchirsi a danno del settore audiovisivo.
L’elenco degli utenti che viene acquisito tramite indagine è decifrato in dati anagrafici e divulgato ai reparti sul territorio, che poi vanno presso l’utente per condurlo in caserma e per presentargli il conto delle proprie azioni. Spesso sono ragazzi, che vengono accompagnati dai genitori, che poi devono dare conto delle proprie azioni e in quel caso comprendono la gravita dell’atto di pirateria. C’è l’esigenza di una maggiore collaborazione tra Paesi a livello internazionale, perché dall’estero vengono divulgati nel nostro Paese un gran numero di contenuti senza autorizzazione. Si tratta di contenere un segnale che parte da lontano e attraversa intere nazioni
”, ha sostenuto Crescenzo Sciaraffa, Comandante Nucleo Speciale Beni e Servizi Guardia di Finanza.

Parliamo di fenomeni che hanno un elevato livello di criminalità, strutturate a organizzata, quindi transnazionale. Abbiamo di fronte organizzazioni in grado di muovere capitali, costruire infrastrutture illecite a livello internazionale. Le operazioni “Perfect Storm”, “Gotha” e “Gotha 2”, rappresentano casi di successo in cui le forze dell’ordine globali hanno aggredito capitale illecito mosso a livello internazionale, frutti di attività è in grado di piratare contenuti audiovisivi, arrivando fino a casa degli utenti, per permettere di vedere film e serie, offerti sotto il falso profilo della gratuità, o a prezzo basso. La vera domanda è, ma come fanno? Come si muovono? Dove prendono le risorse per offrire tutto questo? La risposta è che queste organizzazioni sono le stesse che fanno profitti sul traffico di droga, la prostituzione, sulla vendita di armi e anche sul controllo violento del territorio. Bisogna avere la giusta percezione di chi c’è dietro ad un app o un sito che offre gratuitamente un film, una serie o una partita. Aprire la propria casa, con una connessione internet, a queste organizzazioni, significa fornirgli accesso ai dati personali, alle nostre informazioni sensibili, ai nostri conti correnti online. Piratando si contribuisce ad una filiera criminale senza confini e dalle enormi possibilità economiche. Fondamentale è anche cambiare il linguaggio. Pirateria, pezzotto, sono termini che vengono dai romanzi, dal mondo dell’immaginazione, che fa sembrare queste persone meno pericolose di quello che sono. Chiamiamole per quello che sono: organizzazioni criminali, violente e mafiose”, ha spiegato Ivano Gabrielli, Direttore Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica.

All’inizio qualcuno ha creduto che internet fosse gratis e oggi abbiamo l’AI, il percorso culturale mancato verso legalità online

Storicamente il comitato ha sempre spinto per avere norme di legge più avanzate possibili. Negli ultimi 20 anni, l’Italia ha rappresentato sempre una best practice, grazie all’Agcom, a leggi all’avanguardia, a strumenti estremamente efficienti, come il Piracy Shield. Crediamo molto nell’aspetto comunicativo, nella sensibilizzazione dei più giovani alla legalità. Bisogna ricordarsi che all’inizio di tutto questo c’è un’idea sbagliata, che internet è gratuito e tutto quello che vi gira sopra è accessibile senza pagare. Il problema non è solo legato alle generazioni più giovani, ma anche ai loro famigliari, che per primi non comprendono la gravità della pirateria online. L’educazione civica oggi si fa a colpi di campagne comunicative. Se è vero che il danno economico è enorme, bisogna agire. Oggi c’è la pirateria, domani avremo anche l’AI. Forse, tra bastonate in aula e forme di altro convincimento, i giganti della tecnologia potrebbero iniziare a fare accordi con chi sviluppa contenuti, vedi l’accordo tra Disney e OpenAI. Così si svuota il polmone della pirateria online e si gonfia quello della legalità. Le grandi aziende tecnologiche potrebbero dare una grande mano in questa battaglia. Sono 65 i contenziosi aperti su questo. Vanno convinti che la strada giusta sia quella della legalità”, ha detto Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo permanente per il Diritto d’Autore (Mic) e docente LUISS.

La pirateria non si sconfigge totalmente, ma si possono contenere maggiormente i danni. Venti anni fa abbiamo iniziato a sostenere che la violazione del diritto d’autore partiva dall’upload di contenuti protetti su piattaforme popolari come Youtube. Da li siamo arrivati ad avere una giurisprudenza che ci ha spiegato che queste piattaforme non erano irrilevanti in questo fenomeno, ma diffondevano contenuti illegalmente perché senza consenso. La protezione del diritto d’autore oggi è implementata sia a livello tecnologico, sia normativo e oggi su Youtube le cose vanno molto meglio. Le condanne al risarcimento e le pene da infliggere sono due temi chiave, chi ruba va punito, sia offline sia online. Il 90% della pirateria da noi monitorata passa da Cloudflare. Siamo riusciti ad ottenere che le partite di calcio piratate siano oscurate in meno di 30 minuti. Le battaglie sono tante e continue e si va avanti ad erodere sempre più lo spazio d’azione dei pirati.
L’assalto alla diligenza della creatività adesso arriva con l’AI. L’AI non è il male, ma è uno strumento che se mal utilizzo diventa una grande minaccia per l’industria dei contenuti e per il diritto d’autore.
Nel mentre che si lottava per l’articolo 17 per le piattaforme di condivisione, l’articolo 4 diceva che l’AI poteva usare un’opera protetta se nessuno si opponeva in maniera manifesta. La legge oggi dice che si tratta però di un’eccezione, i dati di terzi non possono essere sfruttati senza consenso e la legge italiana ci viene in aiuto. Non si può usare tutto gratis e le piattaforme che vogliono procedere in questo modo non accettano accordi di nessun tipo. Per questo purtroppo dobbiamo seguire la strada dei contenziosi e abbiamo fatto causa a Perplexity. L’AI deve essere uno strumento creativo, non per compiere reati
”, ha detto Stefano Longhini, Direttore Gestione Enti Collettivi, Protezione Diritto d’Autore e Contenzioso MEDIASET.

Rispettiamo la creatività” è un progetto che portiamo avanti da 15 anni. Portare una campagna nelle scuole è difficile, ma insieme si è riusciti a proporre un progetto credibile. Sullo stesso tavolo sono confluite le principali organizzazioni di difesa del diritto d’autore, che tutte assieme partecipano a questa campagna. Abbiamo scelto un taglio educativo, più che punitivo. Son due lati che devono coesistere, ma bisogna prima dare consapevolezza sulle conseguenze che arrivano dall’accedere a piattaforme pirata. La legalità parte dall’esperienza diretta legata al diritto d’autore e ai lavori da esso protetti. Molti giovani hanno acquisito competenze sul campo, hanno dato spazio ai propri talenti, anche nella creazione di film e opere audiovisive di altra natura. Hanno compreso così quanto lavoro e qualità c’è dietro le quinte di un contenuto audiovisivo. È un lavoro lungo, ma dobbiamo favorire la crescita di consapevolezza nei ragazzi, investendo su di loro. Solo così si riesce a comprendere davvero che cos’è un film e perché bisogna difenderlo dalla pirateria”, ha detto Simona Frassone, Presidente Scuolattiva Onlus.

Da sinistra Federico Bagnoli Rossi (FAPAV) e Nicola Maccanico (Associazione CIVITA)

Maccanico (Associazione CIVITA): “Ripartire dall’educazione”

Noi, come Associazione Civita, abbiamo rilevato come per voi giovani il rapporto con i contenuti audiovisivi e con il mondo dei media sia, prima di tutto, una relazione emotiva. È una relazione che riguarda il tempo libero, ma che può diventare anche parte delle vostre ambizioni professionali. Proprio per questo è fondamentale che vi sentiate coinvolti in questo mondo, perché il coinvolgimento contribuisce direttamente al vostro benessere. Se portiamo questo ragionamento sul terreno della pirateria, credo emerga con chiarezza ciò che risulta anche dalla ricerca Ipsos, come sempre realizzata in modo particolarmente accurato. La ricerca ci dice in maniera inequivocabile che esistono due livelli distinti: la percezione della pirateria e le ragioni per cui i giovani piratano.
Le motivazioni emerse sono note e ricorrenti: è normale, lo fanno tutti; non ci sono vittime visibili; la soglia morale si abbassa; di fronte a tragedie come Gaza o l’Ucraina, vedere un film piratato sembra irrilevante; il tema delle opportunità lavorative è percepito come lontano; e infine c’è un elemento molto interessante, quello della lobby, cioè l’idea di un sistema di potere economico rappresentato dal cinema e dallo sport. Onestamente, se osserviamo certi dibattiti sul mondo dei media e dell’audiovisivo, a volte siamo noi stessi a raccontarci come una lobby. Questo è il pensiero dei ragazzi. Ed è quasi inevitabile che questa percezione produca un impatto sulla loro sensibilità.
C’è poi un ultimo punto, apparentemente banale ma decisivo: “Non conosco nessuno che abbia piratato e abbia avuto problemi”. Tutto questo è vero. Tutto questo è reale. Ed è la fotografia perfetta del perché la pirateria sia un nemico estremamente complesso e per questo insidioso. Nel confronto con i relatori sono emerse, in sintesi, due direzioni di intervento: da un lato l’educazione, dall’altro la repressione, intesa come sanzione, deterrenza, creazione di un meccanismo di preoccupazione rispetto all’attività illegale.
Alla domanda posta ai giovani – “Come si risolve il problema della pirateria?” – le risposte convincono meno, non perché la ricerca sia carente, ma perché è naturale che i giovani non dicano: “Puniteci” o “Venite a prenderci a casa”. Dicono però anche: “Bisogna comunicare meglio, usare testimonial, spiegare di più”. Tutto vero. Ma tutto, in qualche modo, già fatto. E quindi, pur essendo un aspetto da non sottovalutare – e la FAPAV in questi anni lo ha fatto meglio di chiunque altro – non può essere considerato la soluzione definitiva. Durante il confronto è però emerso un principio molto più profondo: un’idea di educazione diversa, che non faccia eccessivo affidamento sull’altruismo. Non basta dire: “Non pirato perché qualcuno perde il lavoro”. È un messaggio giusto, ma lungo, astratto, difficile da interiorizzare. Molto più forti sono invece i valori familiari, l’esempio quotidiano. Come ricordava Paolo Marzano, i quarantenni di oggi piratavano, compravano cassette. Se oggi trasmettessero un messaggio diverso in famiglia, questo ha un valore enorme nella relazione con i bambini. E soprattutto conta la comunicazione del pericolo reale. Perché, come ricordava Alessandro Usai, qui non abbiamo a che fare con un ragazzo che arrotonda: abbiamo a che fare con strutture criminali organizzate, con mafia e camorra. L’elemento educativo, secondo me, è quello che può avere il maggiore impatto reale
”, ha dichiarato nelle conclusioni Nicola Maccanico, Vicepresidente CIVITA.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/audiovisivo-piu-di-un-ragazzo-italiano-su-due-compie-atti-di-pirateria-lo-studio-fapav-ipsos-doxa/559645/




Stili di vita dei giovani italiani e pirateria audiovisiva, il 16 dicembre nuovo studio FAPAV/Ipsos Doxa

“Stili di vita dei giovani italiani e pirateria audiovisiva”
16 dicembre 2025
Ore 10:00
Associazione CIVITA
Piazza Venezia 11
Roma

Martedì 16 dicembre, presso l’Associazione CIVITA a Roma, sarà presentato lo Studio realizzato da FAPAV-Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali e Ipsos Doxa su “Stili di vita dei giovani italiani e pirateria audiovisiva”.

Per la prima volta verranno rilasciati i dati di ricerca relativi in modo specifico ai giovani, con l’intento di approfondire il tema “stili di vita e illegalità” e creare un momento di confronto che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni.

INTRODUCONO

  • Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV
  • Simonetta Giordani, Segretario Generale CIVITA

SALUTI ISTITUZIONALI

  • Federico Mollicone, Presidente VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati

KEYNOTE SPEEECH

  • Larissa Knapp, Executive Vice President & Chief Content Protection Officer, MPA

PRESENTAZIONE DATI FAPAV/IPSOS DOXA

  • Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Doxa

MODERA

  • Andrea Biondi, Giornalista Il Sole 24 Ore

INTERVENGONO

  • Sergio Colaiocco, Procuratore Aggiungo Dipartimento Criminalità Informatica
  • Simone Frassone, Presidente Scuolattiva Onlus
  • Ivano Gabrielli, Direttore Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica
  • Stefano Longhini, Direttore Gestione Enti Collettivi, Protezione Diritto d’Autore e Contenzioso MEDIASET
  • Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo permanente per il Diritto d’Autore (Mic) e docente LUISS
  • Luciana Migliavacca, Presidente UNIVIDEO
  • Crescenzo Sciaraffa, Comandante Nucleo Speciale Beni e Servizi Guardia di Finanza
  • Alessandro Usai, Presidente ANICA

CONCLUSIONI

  • Nicola Maccanico, Vicepresidente CIVITA

Per informazioni scrivere a info@fapav.it

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/stili-di-vita-dei-giovani-italiani-e-pirateria-audiovisiva-il-16-dicembre-nuovo-studio-fapav-ipsos-doxa/559485/




M. Mezza: “Sì a Golden Power per impedire vendita di Repubblica e La Stampa a stranieri. Anche da giornalismo dipende la sicurezza nazionale”

[embedded content]

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/m-mezza-si-a-golden-power-per-impedire-vendita-di-repubblica-e-la-stampa-a-stranieri-anche-da-giornalismo-dipende-la-sicurezza-nazionale/559251/




Disney investe 1 miliardo di dollari in OpenAI, 200 personaggi animati per alimentare Sora

Accordo storico tra Walt Disney Company e OpenAI sull’AI

The Walt Disney Company segna una svolta nel panorama dei media e delle tecnologie digitali, annunciando un accordo di licenza triennale e un significativo investimento in OpenAI di un miliardo di euro.

Disney diventa così il primo grande partner di licenza per i contenuti sulla piattaforma di generazione video tramite intelligenza artificiale, Sora, e per ChatGPT Images.

L’intesa è di vasta portata e trasforma Disney, precedentemente in prima linea in battaglie legali per la protezione del proprio copyright contro l’uso non autorizzato di AI, in un partner strategico di OpenAI.

I punti chiave dell’accordo

A partire dall’inizio del 2026, gli utenti di Sora e ChatGPT Images potranno generare video e immagini con oltre 200 personaggi animati, creature, costumi, oggetti di scena, veicoli e ambienti iconici tratti dagli universi Disney, Marvel, Pixar e Star Wars.

L’accordo esclude esplicitamente l’utilizzo delle voci o delle sembianze di attori e talenti reali, un elemento cruciale per la tutela dei diritti degli artisti.

Disney effettuerà un investimento azionario di 1 miliardo di dollari in OpenAI e riceverà warrant per l’acquisto di ulteriore capitale, cementando la partnership. Diventerà anche un importante cliente di OpenAI, utilizzando le sue API per sviluppare nuovi prodotti ed esperienze, anche per la piattaforma streaming Disney+, e implementando il chatbot ChatGPT per i propri dipendenti.

Selezioni curate di video generati dagli utenti su Sora saranno rese disponibili per la visione su Disney+, e la collaborazione tra le due aziende mira a creare nuove esperienze interattive per gli abbonati.

Rispettando e proteggendo i creatori e le loro opere

Il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale segna un momento importante per la nostra industria, e attraverso questa collaborazione con OpenAI estenderemo in modo ponderato e responsabile la portata della nostra narrazione attraverso l’AI generativa, rispettando e proteggendo i creatori e le loro opere”, ha commentato in nota ufficiale Robert A. Iger, CEO di The Walt Disney Company.

Questo accordo dimostra come le aziende AI e i leader creativi possano lavorare insieme in modo responsabile – ha sottolineato Sam Altman, co-fondatore e CEO di OpenAI – per promuovere l’innovazione a beneficio della società, rispettare l’importanza della creatività e aiutare le opere a raggiungere nuovi vasti pubblici”.

Implicazioni per l’industria media e l’AI

Questo accordo potrebbe rappresentare un cambio di paradigma nel rapporto tra i grandi studios di Hollywood e l’AI generativa. Giusto ad ottobre la Motion Picture Association (MPA) invitava OpenAI ad adottare “misure immediate e decisive” per impedire la violazione del copyright su Sora.

In un momento in cui l’industria è alle prese con le sfide del copyright nell’era dell’AI (Disney stessa ha recentemente intrapreso azioni legali contro altri generatori di immagini AI), la partnership con OpenAI sancisce la volontà dello storico studio di animazione di Burbank (che ha compiuto da poco 100 anni) di integrare la tecnologia, non di respingerla, ma di farlo in modo regolamentato e a pagamento.

Questo modello di licenza ufficiale offre un potenziale percorso per trasformare la proprietà intellettuale da fonte di contenzioso a nuova fonte di ricavo nell’economia dell’AI.

Le aziende hanno infatti annunciato un impegno congiunto per un uso responsabile dell’AI che protegga la sicurezza degli utenti e i diritti dei creatori, mantenendo “robusti controlli” per prevenire la generazione di contenuti illegali o dannosi.

L’alleanza tra il colosso dell’intrattenimento e il pioniere dell’AI generativa non è solo una notizia finanziaria rilevante, visto anche l’importo dell’investimento, ma un segnale che il futuro della creazione di contenuti personalizzati e fan-inspired passerebbe (il condizionale è ancora d’obbligo) inevitabilmente attraverso l’intelligenza artificiale, purché si stabiliscano regole chiare e si tutelino i diritti dei creatori.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/disney-investe-1-miliardo-di-dollari-in-openai-200-personaggi-animati-per-alimentare-sora/559205/




Corte Ue diritti umani condanna Italia per mancate frequenze tv a Europa Way

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver violato il diritto alla libertà d’espressione di Europa Way, una società che opera nel settore delle trasmissioni televisive, nel momento in cui ha annullato una procedura di gara per l’assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre, stabilita dall’autorità di regolamentazione competente, l’Agcom.

I fatti risalgono al 2011 e 2012

I fatti risalgono 2011 e 2012, gli anni in cui in Italia si passava dalla televisione analogica a quella digitale terrestre. Nel 2010 l’Agcom ha stabilito le regole per l’assegnazione gratuita delle frequenze digitali terrestri. Europa Way ha partecipato alla gara d’appalto indetta nel luglio 2011, concorrendo per una delle frequenze riservate ai nuovi operatori e a quelli piccoli.

La procedura di gara è stata tuttavia sospesa con decreto ministeriale nel gennaio 2012, e poi annullata da una nuova legge entrata in vigore nel marzo 2012 e sostituita con una procedura di selezione a pagamento nel 2013. L’azienda ha impugnato senza successo queste misure davanti ai tribunali italiani.

Leso diritto di espressione

Nel ricorso alla Cedu Europa Way ha sostenuto che la sospensione e l’annullamento della procedura di gara originaria hanno leso in modo illegittimo il suo diritto di diffondere informazioni e idee, e quindi la sua libertà d’espressione, diritto protetto dall’articolo 10 della convenzione europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo hanno dato ragione a Europa Way, evidenziando che in Italia non c’erano “garanzie giuridiche adeguate per l’assegnazione delle frequenze per la trasmissione televisiva digitale”.

Con la sentenza che diverrà definitiva, se le parti non domanderanno e otterranno un nuovo esame del caso, la Cedu ha stabilito che lo Stato deve pagare a Europa Way 113.828 euro a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, 12mila per risarcire il danno morale e 35mila per i costi legali che ha sostenuto. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/corte-ue-diritti-umani-condanna-italia-per-mancate-frequenze-tv-a-europa-way/558342/




Tassa etica, che cos’è e a quali siti si applica

La tassa etica del 25% sul materiale pornografico

I contenuti per adulti, o video porno, sono a tutti gli effetti opere audiovisive o multimediali “sensibili” secondo la classificazione ATECO. Certo, non le trovi ovunque, le devi cercare e soprattutto sono confinate in determinati siti, a cui, appunto, vi può accedere chi ha raggiunto la maggiore età (posto che davvero funzioni il sistema di verifica dell’età).
Non essendo considerati contenuti editoriali ai fini fiscali in Italia, in quanto creatori di contenuti, coloro che producono e pubblicano questi video, per la legge italiana e per il fisco, devono pagare quella che è stata definita tassa etica.

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente risposto ad un interpello presentato dalla società Fiscozen, che chiedeva chiarimenti sull’applicazione al forfettario della tassa etica e sui criteri di calcolo, stabilendo che l’applicazione di questa tassa è da valutarsi “caso per caso”.

La “tassa etica“, nota anche come “porno-tax“, è un’addizionale del 25% sulle imposte sul reddito introdotta dalla legge finanziaria 2006 (art. 1, comma 466, L. 266/2005) e applicata ai ricavi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico, contenuti che incitano alla violenza o trasmissioni che sollecitano la credulità popolare, come cartomanzia.

Il D.P.C.M. del 13 marzo 2009 definisce il materiale pornografico come giornali, opere teatrali, letterarie, cinematografiche, audiovisive o multimediali – inclusi supporti informatici o telematici – contenenti immagini o scene di atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti.

La creator economy di OnlyFans, Fansly, Patreon & Co.

Questa norma colpisce piattaforme online come OnlyFans, Fansly o Patreon, dove creator producono contenuti erotici espliciti, obbligandoli a versare l’addizionale sui ricavi correlati.

Secondo il Rapporto I-Com 2024, con 37.700 creator attivi e una media di 82 influencer ogni 100.000 abitanti, l’Italia si classifica al terzo posto nella “creator economy” europea, preceduta da Spagna e Regno Unito.
Un creator con almeno 10.000 follower può anche arrivare a generare un reddito annuo medio di oltre 84.000 euro l’anno. Su OnlyFans, ad esempio, i creatori di contenuti possono monetizzare il proprio lavoro attraverso abbonamenti a pagamento. Nel 2023, il mercato della creator economy in Italia ha raggiunto un valore di 4,06 miliardi di euro.

Applicazione al regime forfettario

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 285 del 4 novembre 2025, ha chiarito che anche i contribuenti in regime forfettario (imposta sostitutiva al 15%) devono pagare la tassa etica, poiché questa addizionale non è sostituita dalla flat tax e si applica alla quota di reddito netto proporzionale ai ricavi “sensibili”.

La base imponibile si calcola forfettariamente applicando il coefficiente di redditività dell’Ateco ai ricavi pertinenti, con aliquota del 25% indicata nel quadro RQ49 del modello Redditi PF.

Modalità di versamento

Il tributo si versa con modello F24 telematico (codici 4003 per acconto prima rata, 4004 per seconda rata o unica soluzione, 4005 per saldo), in saldo e acconto entro il 30 giugno e 30 novembre, seguendo le regole Irpef/Ires.

Per i forfettari con versamenti entro il 30 giugno 2025, la scadenza slitta al 21 luglio senza maggiorazioni.

Tornando all’informazione iniziale, che significa imporre la tassa etica “caso per caso”?
L’interpello di Fiscozen richiede intanto un’analisi valutativa di cosa sia o meno pornografia. Quindi, non è la piattaforma (OnlyFans o altri) a catalogare come porno un contenuto, bisogna guardare nel merito e quindi verificare se ci sia o meno un esplicito atto sessuale e tenere in debito conto il contesto.

Come spiegato su La Repubblica da Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen, dovrebbero restare fuori tassazione le foto di piedi, mani o altri contenuti fetish, che non mostrano atti sessuali espliciti, scene di autoerotismo, semplice nudità o anche simulazione di atti sessuali.

In tutti questi casi mancherebbero gli elementi richiesti dalla definizione di pornografia richiamata dall’Agenzia. A riguardo, lo scorso mese, i Radicali ha presentato un emendamento dal nome “Stop tassa etica”, con l’on. Giulia Pastorella, Deputata e Vicesegretario di Azione, e il Senatore di Azione, Marco Lombardo.

L’obiettivo dei radicali è “cancellare definitivamente una discriminazione fiscale fondata su un giudizio morale, non su criteri di giustizia tributaria”. Una sorta di invito ad uscire da ogni “moralismo punitivo”, muovendosi verso un sistema fiscale più equo e giusto, non basato sul giudizio di moralità della professione, che produce solo discriminazioni e stigmatizzazioni, ormai fuori dalla storia.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/tassa-etica-che-cose-e-a-quali-siti-si-applica/557768/




Pirateria. La Grecia segue il modello italiano. Smantellata rete IPTV illegali, multe agli utenti finali

Smantellata in Grecia rete IPTV pirata, 68 utenti finali a rischio multa salata

Un’operazione mirata delle autorità greche segna un punto di svolta nella lotta contro la pirateria IPTV (Internet Protocol Television) nel Paese ellenico. L’azione, che ha portato all’arresto di un rivenditore e al deferimento di ben 68 utenti finali per procedimenti penali, è il risultato di un nuovo e più severo quadro normativo entrato in vigore solo pochi mesi fa.

L’operazione della Direzione Cybercrime di Atene

L’operazione, condotta dalla Direzione della Procura per la Criminalità informatica (Cybercrime Prosecution Directorate), è scattata nelle prime ore del 19 novembre. L’unità, con base ad Atene, ha preso di mira una rete di rivendita che offriva l’accesso illecito a contenuti televisivi premium tramite abbonamenti IPTV pirata.

Obiettivo delle Forze dell’ordine era un network che vendeva illegalmente l’accesso a canali a pagamento. Il blitx è scattato sull’isola di Santorini, nelle Cicladi.

Arrestato per il momento un uomo di 48 anni, identificato come un rivenditore (reseller) di una rete più ampia.

Secondo le ricostruzioni proposte dalla stampa greca e riportate su torrentfreak.com, l’arrestato gestiva vendite e abbonamenti (a circa 50 euro per 3 mesi o 100 euro per 6 mesi) tramite una piattaforma online nota come “panel”, offrendo supporto sia da remoto che di persona. L’impatto del raid è stato immediato e vasto sull’isola, con centinaia di utenti – tra alberghi, caffè e residenze – che hanno perso l’accesso a streaming economici. Durante la perquisizione domiciliare sono stati sequestrati un dispositivo IPTV modificato per la ricezione illegale di canali, un laptop, un telefono cellulare e 4.820 euro in contanti.

Le prove digitali sono ora al vaglio della Direzione delle Indagini Criminali per analisi di laboratorio.

IPTV (Internet Protocol Television) è una tecnologia legale per la trasmissione di segnali televisivi via Internet. Tuttavia, il termine è spesso associato, nel linguaggio comune, ai servizi che offrono illegalmente l’accesso a contenuti premium (sport, film, serie TV) di diverse piattaforme pay-TV tramite streaming non autorizzati, venduti a prezzi irrisori.

La pirateria IPTV danneggia l’industria audiovisiva su più fronti

Causa un’enorme perdita di entrate per gli operatori legali, gli studi di produzione e gli artisti, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro (come si stima anche in Italia).

Un fenomeno criminale che genera un’economia sommersa (“denaro nero”), sottraendo entrate fiscali (come l’IVA) e contributi allo Stato greco.

A causa della pirateria audiovisiva diminuisce l’incentivo per gli operatori a investire in nuove tecnologie, contenuti originali e infrastrutture di rete.

Multe salate in arrivo: la posizione degli utenti finali

L’elemento più significativo e dissuasivo di questa operazione è il deferimento di 68 utenti finali per procedimenti giudiziari.

La nuova legislazione greca, arrivata solo due mesi fa, prevede multe consistenti. Rivenditori e operatori rischiano sanzioni nell’ordine delle migliaia di euro (un precedente caso a Sparta ha visto un café proprietario affrontare una multa fino a 6.000 euro).

Ma rischiano molto anche gli utenti privati, fino a 750 euro di sanzioni. La situazione si fa più grave per coloro che utilizzavano l’IPTV in locali commerciali, come si sospetta per molti dei 68 deferiti. Questi rischiano multe fino a 5.000 euro, poiché l’utilizzo in esercizi commerciali è considerato un’infrazione più seria.

L’azione, con un numero di utenti deferiti così elevato, segna un cambio di passo decisivo da parte delle forze dell’ordine greche, che ora puntano a colpire non solo i distributori ma anche l’intera catena di approvvigionamento, compresi i clienti.

La Grecia segue il modello italiano anti-pirateria?

L’azione in Grecia riflette chiaramente la tendenza già vista in Italia, dove la repressione della pirateria audiovisiva, in particolare legata all’IPTV, è molto più intensa.

L’Italia, con l’introduzione della Legge antipirateria e della piattaforma Piracy Shield gestita dall’AGCOM, è diventata un modello in Europa per la lotta contro lo streaming illegale, in particolare per gli eventi sportivi live.

In Italia, gli utenti rischiano sanzioni penali e multe salate (fino a €25.000 nel caso di grandi raid come l’operazione Xtream Codes). Le autorità condividono i dettagli degli utenti multati con le pay-TV (come DAZN e Serie A) che possono richiedere ulteriori risarcimenti danni.

Il fatto che la Grecia stia ora perseguendo un numero così significativo di utenti finali, con sanzioni differenziate tra uso privato e commerciale, suggerisce che Atene stia adottando un approccio aggressivo e olistico, molto simile al modello italiano, per disincentivare l’uso dei servizi pirata e proteggere il mercato legale dell’audiovisivo.

La battaglia per i diritti d’autore in Europa si sta intensificando e gli utenti finali non sono più al sicuro da azioni legali. La cultura del rispetto dei diritti parte anche da qui, ma è chiaro che non si vince la pirateria audiovisiva solo con la repressione e l’azione sanzionatoria, serve anche una parallela attività di comunicazione, rivolta soprattutto ai più giovani.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/pirateria-la-grecia-segue-il-modello-italiano-smantellata-rete-iptv-illegali-multe-agli-utenti-finali/557734/