Warner Bros. in vendita, le offerte di Paramount, Comcast e Netflix. Un affare da 60 miliardi di dollari

Warner Bros. Discovery, l’assalto di Netflix, Paramount e Comcast

Il futuro di Warner Bros. Discovery è entrato in una fase decisiva. Tre protagonisti dell’intrattenimento globale — Paramount, Comcast e Netflix — hanno presentato le loro offerte preliminari per acquistare, interamente o in parte, uno dei gruppi storici dell’industria cinematografica americana e mondiale (data e luogo di nascita: 1923, Los Angeles).

Un’operazione che potrebbe valere complessivamente oltre 60 miliardi di dollari e che promette di ridisegnare le gerarchie del cinema, della televisione e soprattutto dello streaming online a pagamento.

L’acquisto di Warner Bros. Discovery da parte di un potenziale acquirente potrebbe aggirarsi attorno a una cifra compresa tra i 40 e i 45 miliardi di dollari, considerando le offerte finora emerse. Ad esempio, Paramount, Comcast e Netflix hanno formulato offerte indicative con valutazioni intorno ai 20-23,5 dollari per azione, mentre il valore di mercato attuale è circa 56,7 miliardi di dollari, ma nelle trattative di vendita si tende spesso a trattare a valori inferiori rispetto alla capitalizzazione di mercato in caso di operazioni di fusione o acquisizione complesse.

L’asta non è soltanto una contesa fra grandi aziende: è un vero bivio per Hollywood, un settore che attraversa una fase di radicale trasformazione, tra crisi dei ricavi dei canali tradizionali, competizione feroce nello streaming e necessità di consolidamento.

Perché Warner Bros. Discovery è così importante

Warner Bros. Discovery (WBD) rappresenta un patrimonio unico nel panorama globale:

  • HBO e HBO Max, tra i brand più prestigiosi della TV di qualità
  • Un catalogo cinematografico storico (da “Casablanca” a “Matrix”)
  • Le saghe più redditizie del cinema moderno: Harry Potter, DC Comics, Il Signore degli Anelli, Game of Thrones
  • Un colosso della produzione televisiva (Warner Bros. TV)
  • Una quota rilevante al botteghino nordamericano

Un acquirente che ottenesse questo insieme di asset acquisirebbe un vantaggio competitivo enorme, soprattutto nello streaming, dove la differenza la fa ormai la profondità delle library, la forza dei franchise e la capacità di produrre contenuti premium.
Il Los Angeles Times ha dedicato al tema un lungo approfondimento dove ha spiegato i vantaggi e i limiti dell’operazione per ognuno dei possibili acquirenti.

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Paramount: la spinta degli Ellison e la scommessa sul “super-studio”

Tra i potenziali acquirenti, Paramount sembra partire avvantaggiata grazie al sostegno finanziario di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e tra gli uomini più ricchi del pianeta. Suo figlio, David Ellison, guida Skydance, già protagonista dell’acquisizione di Paramount avvenuta pochi mesi fa.

Perché Paramount vuole Warner Bros. Discovery? Oggi il gruppo ha pochi franchise di grande valore (il più rilevante è Tom Cruise e la saga “Mission: Impossible”, ma l’attore ha 63 anni). Warner porterebbe in dote una potenza di fuoco straordinaria in termini di IP cinematografico e televisivo.

L’unione delle due major aumenterebbe la quota al botteghino nordamericano al 32%, una dimensione mai vista dagli anni d’oro dello studio system.

Paramount ha già presentato un’offerta prevalentemente cash (circa 24 dollari per azione, giudicata insufficiente), e potrebbe rilanciare grazie a ulteriori capitali provenienti da fondi sovrani mediorientali. Lo scoglio principale resta la complessità dell’operazione e la volontà di non accumulare nuovo debito.

Comcast avvantaggiato?

Comcast, proprietaria di NBCUniversal, sembra essere il candidato preferito dell’attuale CEO di WBD, David Zaslav.

Cosa cerca Comcast? Non vuole i canali via cavo di Warner, ma è estremamente interessata agli studi cinematografici e a HBO. L’integrazione con Universal Pictures creerebbe un gigante da oltre il 43% del mercato cinematografico USA.

Warner fornirebbe contenuti cruciali per sviluppare Peacock, oggi un servizio di streaming considerato secondario. Gli asset cinematografici Warner sarebbero inoltre perfetti per l’espansione dei parchi tematici Universal, che già sfruttano il marchio Harry Potter.

Eppure non sarà facile. L’offerta di Comcast conterrà probabilmente una componente azionaria significativa, meno attraente del cash puro. Il clima politico è sfavorevole: il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha più volte attaccato Comcast e il suo presidente Brian Roberts, complicando il percorso regolatorio.

Netflix: l’offerta che potrebbe cambiare tutto

La candidatura di Netflix è la più sorprendente. Storicamente, l’azienda fondata da Reed Hastings ha sempre evitato le grandi acquisizioni, puntando su una crescita organica.

Netflix vuole Warner Bros. per diversi motivi. Prima di tutto per consolidarsi come leader assoluto dello streaming a livello mondiale, ma anche per integrare nel proprio catalogo i franchise più forti di Hollywood, da Harry Potter a Game of Thrones, passando per DC Comics.

Acquisire HBO Max porterebbe Netflix a superare il 30% del mercato streaming USA, una soglia critica per l’antitrust, allo stesso tempo, ottenere finalmente un grande studio fisico a Hollywood, un tassello che manca nel suo ecosistema creativo.

Netflix oggi ha oltre 300 milioni di abbonati: aggiungere gli oltre 70 milioni di HBO/HBO Max significherebbe un dominio quasi inattaccabile.

I rischi ovviamente ci sono e sono di varia natura: i regolatori potrebbero bloccare l’operazione per eccesso di concentrazione, mentre, da un punto di vista cultura, l’eventuale acquisizione rappresenterebbe un cambio radicale rispetto alla strategia storica dell’azienda.

Un’operazione che può riscrivere il futuro dello streaming?

Qualunque sia il vincitore, l’acquisizione di Warner Bros. Discovery avrebbe impatti globali. Intanto, si avrebbe un consolidamento definitivo del mercato. Lo streaming si avvia verso un modello simile alla telefonia mobile: pochi grandi player internazionali, molto capitalizzati, con strategie globali.

La ristrutturazione dei cataloghi sarebbe un ulteriore conseguenza. Chi acquisterà Warner potrà rafforzare la propria piattaforma streaming con IP di enorme valore, rilanciare franchise storici, attirare talenti creativi in modo più aggressivo.

Da non sottovalutare gli “effetti collaterali” su Hollywood. Consolidare due mega-studi significherebbe inevitabilmente: nuove ondate di licenziamenti, chiusura o fusione di strutture, riduzione della produzione complessiva.

Certi, infine, i cambiamenti nel grande mercato dello streaming. Paramount diventerebbe finalmente un player di prima fascia, Comcast trasformerebbe Peacock in un servizio competitivo e Netflix, se dovesse riuscire nel colpo, diventerebbe il primo vero “Google dello streaming”.

La vendita di Warner Bros. Discovery è molto più di una semplice transazione miliardaria: è il simbolo della trasformazione dell’intera industria audiovisiva. Nei prossimi mesi, il mercato potrebbe assistere alla nascita di un nuovo colosso globale dell’intrattenimento, destinato a influenzare cinema, televisione, streaming e persino i parchi tematici.
Qualunque sarà l’esito, è certo che Hollywood non sarà più la stessa.

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Sky rinnova fino al 2031 per UEFA Champions League, Europa League e Conference League

I grandi Club d’Europa continueranno a giocare su Sky e NOW fino al 2031. Sky ha acquisito anche per il quadriennio 2027/2031 i diritti in esclusiva per la trasmissione su tutte le piattaforme di 184 delle 203 partite a stagione di UEFA Champions League e di tutte le 342 partite a stagione di UEFA Europa League e di UEFA Conference League.

La UEFA Champions League, che nella nuova formula ha incrementato lo spettacolo con più partite, più squadre e più campioni, resterà su Sky e NOW fino al 2031, quindi per altri 4 anni, che si aggiungono alla stagione in corso e alla stagione 2026-2027. 

“Siamo davvero orgogliosi di essere il main partner della UEFA e di poter offrire in esclusiva ai nostri abbonati fino al 2031 i grandi match delle competizioni europee” – commenta Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia. “Il rinnovo di UEFA Champions League, UEFA Europa League e UEFA Conference League conferma tutto il nostro impegno a rendere unica l’offerta sportiva della Casa dello Sport e a garantire ai nostri clienti la migliore esperienza possibile”. 

Si continuerà a giocare 11 mesi su 12, con ben 36 squadre partecipanti alla fase finale, tutte in un girone unico. Sky trasmetterà in esclusiva 184 delle 203 partite di UEFA Champions League compresi i Playoff, 189 partite di UEFA Europa League e 153 match di UEFA Conference League, anche grazie a Diretta Gol, incluse le tre finali, per un totale di 526 match, oltre alla UEFA Super Cup.

Sky Sport continuerà così a raccontare gol e imprese delle squadre italiane e degli altri grandi club d’Europa, con la qualità di sempre, un grande racconto editoriale e le migliori tecnologie.

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Open Fiber, ruolo chiave anche per il futuro della Tv (soprattutto per eventi live)

Il futuro della Tv, quella dei broadcaster tradizionali, avrà sempre più bisogno di banda ultralarga e in particolare di fibra FTTH per sostenere la crescita del traffico e delle interazioni del second screen, ormai altrettanto vitali dei programmi in sé. E’ per questo che il futuro assetto normativo delle frequenze televisive è uno degli aspetti di maggior interesse per lo sviluppo futuro di Open Fiber. Lo ha detto tra le altre cose l’ad Giuseppe Gola, nel suo intervento al MEF alla presentazione del rapporto “High Tech Economy” del CED.

Gola, portata epocale del futuro assetto delle frequenze televisive

Oltre all’Edge Computing e allo switch off del rame, il futuro assetto delle frequenze televisive “avrà una portata epocale” per Open Fiber che “è già al lavoro per accogliere questa trasformazione e aprire la sua rete attraverso le cosiddette CDN (Content Delivery Network)”, ha detto Gola, aggiungendo che “questo permetterebbe ai broadcaster di gestire e processare i loro dati da remoto e soprattutto, grazie alla diffusa presenza della rete FTTH di Open Fiber su tutto il territorio nazionale, di avvicinarsi agli utilizzatori finali mettendo a loro disposizione un servizio sempre più affidabile”. 

Quali frequenze saranno destinate allo streaming televisivo in futuro?

Quali saranno i device preferiti per la fruizione video?

Quale futuro per il digitale terrestre televisivo, che in teoria dovrebbe andare in pensione nel 2031 ma che nel nostro paese è ancora assai popolare, soprattutto nella crescente fascia della terza età?

Domande aperte che avranno una portata rilevante sulla trasformazione del traffico dati dei prossimi anni, su cui il video ha un peso dominante.

Open Fiber, rete capillare di Edge Data Center

Open Fiber si è già organizzata in vista di questi grandi mutamenti all’orizzonte, investendo su una rete di Edge data center a livello nazionale che consente ai clienti – fra cui i broadcaster rappresentano una categoria potenzialmente molto interessante e interessata – di depositare i loro contenuti più vicino ai clienti finali, con vantaggi diretti in termini di bassa latenza, qualità del servizio e capacità trasmissiva. Più il contenuto si trova fisicamente vicino al cliente finale e maggiore è la qualità dello streaming.   

I broadcaster tradizionali sono certamente interessati, dal momento che in un futuro non troppo lontano dovranno contare sempre di più sulla fibra per trasmettere e abbandonare gradualmente le frequenze del digitale terrestre, destinate alla telefonia mobile, come la banda 700 Mhz. C’è da dire, che lo switch off del digitale terrestre a livello ITU è previsto per il 2031 e che tutti i broadcaster di casa nostra dovranno adattarsi e migrare su nuove frequenze e altre tecnologie più moderne per lasciare spazio al 5G.

La svolta CDN e la gestione dinamica del traffico con l’EDGE

Un altro aspetto molto interessante è il ricorso da parte di Open Fiber alle cosiddette CDN (Content delivery network) che consentiranno di fornire contenuti video con una qualità sostanzialmente migliore.

Ma in definitiva il predominio dello streaming televisivo avrà sempre più bisogno di reti ultrabroadband di alta qualità, come la rete in fibra di Open Fiber, in grado di trasportare grandi quantitativi di dati sempre crescenti garantendo in maniera dinamica maggiore ampiezza di banda in occasione di picchi di traffico legati ad eventi speciali, soprattutto eventi live, con grandissima quantità di spettatori.

Stiamo parlando ad esempio di partite di calcio (sono questi gli eventi che maggiormente “intasano” le reti) ma anche di grandi eventi come concerti, cortei, altri eventi sportivi come le Olimpiadi.

Attualmente, la rete di Open Fiber è presente in circa 7mila comuni italiani con pressappoco 3mila centrali attive su tutto il territorio. A regime, il progetto prevede la realizzazione di 100 edge data center.

FAQ. I broadcaster tradizionali con il nuovo assetto delle frequenze avranno più bisogno di Open Fiber?

I broadcaster tradizionali potrebbero avere un maggiore bisogno della rete in fibra ottica di Open Fiber, sebbene in modi diversi rispetto a un rapporto diretto con l’utente finale.

Ecco i punti chiave per capire il nesso:

1. Il Nuovo Assetto delle Frequenze (Refarming DVB-T2):
Il processo di refarming delle frequenze (passaggio al DVB-T2) ha ridotto lo spettro radio disponibile per la trasmissione terrestre. Questo comporta la necessità per i broadcaster di utilizzare una compressione più efficiente (HEVC) e di ottimizzare l’infrastruttura di trasmissione. La trasmissione terrestre rimane il loro canale principale, ma le sfide tecniche e la necessità di raggiungere tutti gli utenti spingono verso la diversificazione. 

2. Aumento della Distribuzione Ibrida/OTT:
I broadcaster tradizionali stanno sempre più integrando la trasmissione terrestre con la distribuzione via Internet (Over-The-Top, OTT), offrendo servizi come RaiPlay e Mediaset Infinity.

  • Per l’utente finale: Se un utente ha problemi con la ricezione del segnale terrestre (magari a causa della riduzione della potenza o della qualità in alcune aree), una connessione in fibra ottica affidabile (come quella fornita sulla rete Open Fiber dagli operatori partner) diventa essenziale per fruire dei contenuti tramite queste piattaforme streaming.
  • Per i broadcaster: Diventa fondamentale che gli utenti abbiano accesso a connessioni Internet di qualità per non perdere audience che migra verso il digitale terrestre o lo streaming.

3. Distribuzione Professionale e Backhaul:

  • I broadcaster utilizzano già infrastrutture in fibra ottica (non necessariamente soltanto Open Fiber, ma reti in fibra in generale) per il backhaul, ovvero il trasporto dei segnali dai centri di produzione ai vari ripetitori sul territorio nazionale.
  • La rete in fibra ottica viene utilizzata per garantire la massima qualità e affidabilità nella distribuzione del segnale a livello professionale, prima che venga trasmesso via etere.

Conclusione:

L’esigenza non è tanto quella di sostituire la trasmissione terrestre con Open Fiber, quanto di affiancarla e integrarla in modo sempre più robusto. L’obiettivo è garantire la capillarità del servizio e la migliore qualità possibile, sia attraverso l’antenna che, in misura crescente, attraverso la rete Internet in fibra ottica. Open Fiber, fornendo l’infrastruttura wholesale più avanzata, gioca un ruolo chiave in questo scenario ibrido ed in evoluzione.

Sì, i broadcaster tradizionali avranno progressivamente sempre più bisogno della rete in fibra ottica (inclusa l’infrastruttura di Open Fiber) per la distribuzione dei loro contenuti, anche se la trasmissione via etere rimarrà per il momento un canale fondamentale. 

Il nuovo assetto delle frequenze del digitale terrestre (passaggio al DVB-T2) e l’evoluzione tecnologica stanno spingendo verso un modello ibrido.

Perché aumenterà il bisogno di Open Fiber:

  • Necessità di Banda per l’Ultra HD: Il DVB-T2, pur migliorando l’efficienza, ha limiti fisici di banda. La trasmissione di contenuti in Ultra HD (4K e oltre), sempre più richiesta dal pubblico, è molto esigente in termini di dati. La fibra ottica offre la capacità illimitata necessaria per veicolare questi flussi video di alta qualità in modo stabile.
  • Sviluppo di Servizi Aggiuntivi (OTT e Ibridi): I broadcaster stanno investendo nelle loro piattaforme di streaming online (es. RaiPlay, Mediaset Infinity) per offrire servizi on-demand, catch-up TV e contenuti interattivi. Questi servizi viaggiano esclusivamente su Internet e richiedono una connessione in fibra affidabile per essere fruiti al meglio dagli utenti.
  • Superamento del Digital Divide: Nelle aree dove la ricezione terrestre è difficile (aree bianche), la fibra ottica rappresenta spesso l’unica soluzione per garantire l’accesso ai contenuti televisivi in alta qualità.
  • Riduzione delle Frequenze Terrestri: Il “refarming” delle frequenze ha portato a una compressione dello spettro disponibile per i broadcaster, che sono costretti a ottimizzare l’uso della banda residua. L’IPTV su fibra diventa quindi un canale complementare essenziale per ampliare l’offerta senza i vincoli fisici delle onde radio. 

In conclusione, sebbene la trasmissione terrestre rimanga vitale nel breve e medio termine, la fibra ottica sta diventando un pilastro fondamentale per i broadcaster tradizionali per innovare, offrire maggiore qualità e raggiungere il pubblico attraverso nuovi canali distributivi.

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Agcom individua i 14 mercarti che compongono il Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC)

Il Consiglio dell’Autorità ha approvato, nella riunione del 27 ottobre 2025, con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi, l’individuazione di 14 mercati che compongono il Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC).

Come previsto dal Testo Unico per la fornitura di servizi di media audiovisivi, l’Autorità, con tale provvedimento definisce l’ambito soggettivo delle attività economiche che compongono il SIC, per le quali si procederà ad una valorizzazione annuale. L’impianto regolatorio risponde alla specifica esigenza di trasparenza e conoscibilità del mercato, come presupposto necessario allo svolgimento delle istruttorie volte a identificare le posizioni di significativo potere di mercato lesive del pluralismo nel sistema dei media. La pubblicazione di tale valorizzazione, inoltre, renderà edotte le imprese operanti nel medesimo Sistema circa la propria collocazione all’interno dello stesso e gli eventuali conseguenti obblighi di compliance, disponendo doveri di notifica di operazioni di concentrazione e intese al superamento delle soglie previste dalla legge.

Valori soglia delle quote di mercato

Il presidio normativo alla base della regolamentazione adottata individua i valori soglia delle quote di mercato (inter alia 50% dei ricavi in un singolo mercato e 20% dei ricavi complessivi del SIC), detenute dai soggetti attivi nel Sistema, quali indici sintomatici “di una posizione di significativo potere di mercato potenzialmente lesiva del pluralismo”, al superamento delle quali l’Autorità è tenuta ad avviare una istruttoria per l’accertamento delle posizioni lesive e, laddove confermate, ad adottare le misure idonee ad una loro rimozione.

Tutela del pluralismo

L’Autorità ha adeguato l’impianto regolatorio volto alla tutela del pluralismo ripartendo le risorse destinate a sostenerlo, prevalentemente coincidenti con gli investimenti pubblicitari ma comprendenti anche la spesa degli utenti per abbonamenti, le provvidenze e il canone per il servizio pubblico, in maniera più coerente con il settore dei media come evolutosi nel tempo. Verranno, pertanto, valorizzati annualmente il mercato della stampa i) quotidiana nazionale e ii) locale; iii) della stampa periodica nazionale; iv) delle agenzie di stampa; v) della radio e dei servizi di media radiofonici, lineari e non lineari; vi) dei servizi di media audiovisivi nazionali, lineari e non lineari, in chiaro e vii) a pagamento; viii) quelli locali; ix) il mercato della raccolta pubblicitaria cinematografica e quello x) della raccolta pubblicitaria esterna.

Inoltre, l’Autorità procederà a valorizzare annualmente il mercato xi) delle video sharing platform; xii) dei motori di ricerca online; xiii) dei social network e xiv) dei servizi di intermediazione pubblicitaria online (ad tech).

Agcom in linea con l’EMFA

In tal modo, l’Autorità si adegua anche alla recente regolamentazione comunitaria disposta con il Regolamento UE adottato l’11 aprile 2024, European Media Freedom Act (EMFA), che ha trovato applicazione a decorrere dall’8 agosto 2025, con il quale il legislatore europeo ha definito i “servizi di media” indipendentemente dalla piattaforma distributiva e delle fonti di ricavo. Il provvedimento risulta coerente per i fini di tutela introdotti dall’EMFA, anche laddove viene chiesto agli Stati membri di istituire un sistema di notifica delle operazioni di concentrazione che renda edotti i fornitori di servizi di media e i fornitori di piattaforme online che offrono accesso ai contenuti mediatici circa gli obblighi di compliance nell’ambito nazionale.

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Stanzione (Garante Privacy) risponde a Ranucci di Report: “Illazioni gravissime”

Viene in rilievo, in queste ore, una questione di particolare rilevanza per la tenuta degli equilibri istituzionali sui quali si fonda il sistema democratico.

Il dott. Sigfrido Ranucci, nel corso della conferenza stampa al Parlamento europeo del 23 ottobre, ha dichiarato che “qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni”, chiedendo al Garante europeo di verificare l’operato dell’Autorità, perché “sembra agire come un’emanazione del governo”.

Tali dichiarazioni sono di una gravità senza precedenti. Esse insinuano, infatti, che il Garante – autorità indipendente prevista dalla normativa europea, il cui vertice è eletto da entrambi i Rami del Parlamento – operi sulla base di direttive ricevute da terzi, peraltro secondo un indirizzo politico di maggioranza. Si tratta di illazioni gravissime, che confondono la piena indipendenza e terzietà di giudizio del Garante con un’asserita sua soggezione a presunte logiche di Governo.

Nulla di più infondato, come dimostrano – ove mai ve ne fosse il bisogno – oltre 28 anni di attività svolta nell’esclusivo rispetto della legge, delle funzioni e dei compiti di tutela affidati all’Autorità, con la garanzia costante della massima trasparenza del proprio operato.  Come in questo caso, in tutta l’attività del Garante, dalla sua istituzione ad oggi, non è possibile rinvenire mai alcuna decisione imputabile a ragioni diverse dalla scrupolosa osservanza delle norme che l’Autorità è chiamata ad applicare, con scelte spesso non facili e non sempre gradite. Ma sempre, costantemente, rispettose della legge e delle esigenze di tutela avanzate dai cittadini, vittime di condotte lesive della propria dignità. 

È, peraltro, nota la massima disponibilità del Garante e dei suoi componenti a ogni richiesta di confronto, nella ferma convinzione della necessità del più ampio dialogo – anche e soprattutto con gli organi d’informazione – in quanto espressivo della necessaria apertura che deve contraddistinguere le istituzioni, come questa, chiamate a tutelare diritti fondamentali dei cittadini.

Al contrario, le parole pronunciate dal dott. Ranucci rischiano di essere percepite come un tentativo di indebito condizionamento dell’attività decisoria del Garante, chiamato a pronunciarsi su due reclami avanzati nei confronti della trasmissione da lui diretta.

Nel respingere le dichiarazioni in questione, come totalmente destituite di fondamento e gravemente lesive della propria immagine, il Garante – nella totalità dei componenti il suo Collegio – adotterà ogni iniziativa utile alla tutela della propria dignità istituzionale.

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“Combattere la pirateria è difendere i sogni dei giovani talenti”, FAPAV lancia “We Are Stories 3”

La FAPAV lancia a Roma l’edizione 2025 di “We Are Stories”

In occasione della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, la FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali – ha organizzato l’evento dal titolo “Dreamers – Cuore, passione, coraggio dei talenti di oggi e di domani”, con al centro i giovani e la loro voglia di costruirsi una carriera nell’audiovisivo.

Per poter spiegare che cos’è davvero la pirateria audiovisiva bisogna lavorare su nuove strategie di comunicazione. Bisogna raccontare alle nuove generazioni cosa si cela dietro la macchina da presa, che sia un set cinematografico, o un campo di calcio, quanto lavoro c’è e soprattutto quale è il danno che si compie ogni volta che si guarda un contenuto illegalmente offerto in rete in falsa modalità gratuita.
Siamo partiti qualche anno fa con la campagna di comunicazione “We Are Stories”, con cui abbiamo raccontato le storie dei ragazzi e delle ragazze che chiusi nelle loro stanze non hanno mai smesso di sognare, non hanno mai perso la fiducia di poter entrare da protagonisti nel mondo dell’audiovisivo
”, ha spiegato nell’introduzione Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV.

Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV

Siamo voluti andare oltre, però, e, grazie alla collaborazione di tutte le associazioni e delle imprese di settore, ne abbiamo raccontate altre ancora di queste storie – ha proseguito Bagnoli Rossi – per valorizzare l’impegno dei giovani creatori, per rendere partecipi tutti dei loro sogni e delle loro speranze, come il miglior messaggio antipirateria da realizzare. Quando si parla di legalità si parla anche di questo aspetto, uno dei meccanismi fondamentali che sottintende la creatività: sognare.
Per colpa della pirateria. solo in Italia, si perdono oltre 12 mila posti di lavoro l’anno, con un impatto pesante in particolare sulle nuove generazioni
”.

Questi temi sono sempre stati al centro delle campagne di comunicazione FAPAV, molto amate dai giovani come dimostra il numero di visualizzazioni sul web degli spot delle due edizioni di We Are Stories che ha superato il milione. Ringraziamo le Istituzioni per aver confermato la loro presenza accanto a FAPAV e in particolare il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio che l’anno scorso aveva scelto il best of di “We Are Stories 2” come campagna istituzionale, veicolandola sulle reti radiofoniche e televisive RAI.
La presentazione oggi del primo videoclip musicale e del primo corto di animazione antipirateria dimostrano le numerose potenzialità dell’audiovisivo nel veicolare un tema così importante quale il rispetto della legalità che deve coinvolgere le industrie, le istituzioni e gli stakeholder per tutelare i sogni e le aspirazioni di chi desidera lavorare nel nostro settore
”, ha dichiarato il Presidente FAPAV.

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Durante la mattinata sono stati presentati gli ultimi progetti di comunicazione FAPAV realizzati per e dai giovani, tra cui, in anteprima assoluta, “Dreamers”, il primo videoclip musicale antipirateria della storia in Italia, realizzato in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e la Scuola di Doppiaggio Cantato Ermavilo,  incentrato sulla canzone “A Million Dreams” (di Justin N Paul e Benj Pasek e tratta dal film “The Greatest Showman”, 2017), scritto dalla sceneggiatrice Giulia Uda, diretto dai registi Paolo Gentilella e Annalisa Fania e da un team di giovani professionisti tutti under 30.

Dreamers” è lo spin-off della campagna istituzionale “We Are Stories 2” promossa da FAPAV. L’unicità di questo lavoro, realizzato con la produzione esecutiva di Borotalco Tv e PunxFilm, sta in una crew composta per la maggior parte da studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Con il corto “Annalisa”, diretto da Giorgio Croce Nanni e con la partecipazione di Ginevra Cicciù, Giulia Uda e Fabrizio Eleuteri, è stata inoltre lanciata la terza edizione della campagna “We Are Stories, incentrata sul rapporto tra genitori e figli. La storia cattura i ricordi di una fotografa di scena che, nel suo lavoro sul set, racconta di come il padre, regalandole la prima macchina fotografica giocattolo, le abbia trasmesso la passione per la fotografia. Un messaggio potente su come il ruolo dei genitori possa sostenere le passioni e il talento dei giovani.

Infine, l’evento ha visto la presentazione ufficiale del primo corto di animazione antipirateria, Behind The Creativity”, tratto da un’idea di uno studente della LUISS Business School, Lorenzo Coli, realizzato dal giovane regista Michele Albanese e con la partecipazione straordinaria dell’attore e doppiatore Angelo Maggi, che ha messo in luce quanto ogni singolo gesto conti nel difendere e sostenere chi lavora dietro le quinte del mondo del cinema e dell’audiovisivo.

In prima linea contro la pirateria i giovani talenti dell’audiovisivo e i loro sogni

Un evento inconsueto per chi segue il lavoro della FAPAV. Chi si aspettava solo un momento di confronto istituzionale legato all’importanza di contrastare il fenomeno della pirateria audiovisiva per consentire ai ragazzi di poter costruire il loro futuro professionale nel cinema, infatti, è rimasto senza dubbio positivamente sorpreso: le tantissime persone che hanno affollato la sala Cinecittà della Casa del Cinema di Roma hanno respirato un’aria nuova, insolita, dove la passione e la voglia di dare voce ai sogni erano palpabili.

Raccontare i sogni e le speranze delle nuove generazioni che desiderano lavorare nelle industrie delle emozioni significa anche dare loro la possibilità di stare in prima linea, fornendogli una possibilità concreta di lavoro in questo settore.

La legalità è il principio guida di tutte le nostre azioni quotidiane. Oggi l’affrontiamo dal punto di vista delle regole che sottostanno all’industria audiovisiva, ma è legalità anche quando rispettiamo i valori della convivenza civile. Valori da insegnare e tramandare ai nostri figli. L’esempio è l’insegnamento migliore. Il Centro sperimentale di Cinematografia compie 90 anni, una lunga storia di creatività e tradizione culturale, in cui la formazione umana e civica è fondamentale. Questa campagna di comunicazione nasce anche da questa sensibilità. Piratare un film o una serie è un reato e va spiegato soprattutto alle nuove generazioni”, ha detto nel suo intervento Marcello Foti, Direttore Generale del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Da destra, Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera Dei Deputati

Mollicone: “Creatività bene comune da proteggere”

La nostra è l’unica legge quadro di contrasto alla pirateria in Europa. Poi, con grade curiosità, molti hanno voluto capire se era un caso studio da applicare all’estero. Senza scadere nel narcisismo legislativo, possiamo dire che le legge funziona e proprio per questo va sempre aggiornata e migliorata.
La campagna “We Are Stories” è un esempio significativo di impegno del settore audiovisivo nella comunicazione e nella sensibilizzazione dei più giovani, soprattutto in un contesto come quello della Festa del Cinema di Roma. La creatività è un bene comune da proteggere. I giovani devono essere considerati come i protagonisti del mondo del cinema di domani. Tutelare l’industria creativa significa combattere l’illegalità. Il nostro è un modello legislativo nato da una sinergia che ha funzionato ed è risultata vincente.
Da quanto è entrata in vigore la legge, abbiamo registrato 25 milioni di atti di pirateria in meno tra gli adulti soprattutto sui contenuti di cinema, fiction ed eventi sportivi.
La mozione sul cinema approvata in aula introduce un più efficace contrasto al fenomeno criminale del camcording. Secondo i dati FAPAV, nove film su dieci sono oggetto di registrazione audio e video illegale direttamente in sala. Un reato di cui bisogna occuparsi in maniera risoluta
”, ha affermato nei saluti istituzionali il Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera Dei Deputati, Federico Mollicone.

Emilie Anthonis, President & Managing Director Motion Picture Association EMEA

Anthonis (MPA EMEA): “Rispetto per la creatività significa investire in educazione, consapevolezza e ispirazione”

Nel suo keynote speech, Emilie Anthonis, President & Managing Director Motion Picture Association EMEA, ha voluto ricordare l’influenza duratura dell’Italia sulla cultura e sull’intrattenimento a livello globale: “con la loro arte, i narratori italiani fanno sì che la Città Eterna continui a vivere attraverso il cinema e le storie”.

La campagna “We Are Stories” mette in evidenza il valore emotivo e culturale della narrazione – ha detto Anthonis – e sottolinea come ogni film, serie o storia contribuisca a modellare la nostra visione del mondo e degli altri”.

Il nostro lavoro dimostra che costruire il rispetto per la creatività significa investire in educazione, consapevolezza e ispirazione. Significa far capire a tutti il valore delle storie che raccontiamo e che ci rendono eterni. Questo è il cuore del nostro approccio a 360 gradi alla produzione di contenuti: un metodo che unisce il rafforzamento della legalità, la lotta alla pirateria e la collaborazione lungo tutto il percorso creativo.
Le campagne come quella che presentiamo oggi hanno un impatto reale, tangibile, sull’opinione pubblica. Nel Regno Unito, abbiamo avuto un precedente importante: una campagna durata dieci anni, dal 2015 ad oggi, sostenuta dal Governo britannico, chiamata “Get It Right from a Genuine Site”.
La campagna è stata progettata per raggiungere un pubblico giovane attraverso video, app, podcast, perfino opere di street art — sempre con lo stesso messaggio: proteggere le storie che amiamo.
Il 43% dei giovani tra i 16 e i 24 anni ricordava la campagna. Il 71% riteneva che avesse contribuito a ridurre il consumo di contenuti illegali. Il 42% aveva intrapreso azioni positive, ad esempio parlarne con amici o familiari, ma anche evitare siti pirata.
Possiamo quindi dire con certezza
– ha sottolineato Anthonis – che i nostri obiettivi sono stati chiaramente compresi in tutte le fasce d’età. E guardate questa risposta qualitativa alla ricerca: qualcuno ha detto che ‘l’impatto della pirateria e i danni che provoca ai creatori’ sono ciò che li ha colpiti di più”.

Barachini: “Combattere la pirateria, significa difendere il futuro”

La difesa del diritto d’autore, la difesa della legalità, la lotta alla pirateria, sono tutte una nostra priorità. Saremo sempre dalla parte di chi combatte per la difesa del settore creativo, per la difesa della straordinaria creatività italiana. Noi lo facciamo in tanti momenti della nostra attività. Noi siamo impegnati anche sulle normative europee. Stiamo lavorando su questi fronti, saremo presto a Copenhagen, a un vertice europeo a inizio novembre, proprio sul tema del copyright, ma siamo impegnati anche a raccontare insieme a voi quello che avviene. Parliamo spesso ai ragazzi dell’importanza della difesa del diritto d’autore, perché ancora manca la consapevolezza di quanto danno faccia la pirateria. Secondo FAPAV, oltre 2 miliardi di euro di danno, 12 mila posti di lavoro a rischio nei settori creativi. La lotta alla pirateria non è una difesa di settore, ma una difesa del futuro. Grazie a Spotify, dopo la crisi Napster, è arrivato un modello di redistribuzione basato sulla legalità. Se noi non lottiamo contro la diffusione illegale di contenuti per costruire un modello virtuoso di ridistribuzione degli utili delle attività, noi questa battaglia la perdiamo in pochi anni. Pensate che gli ultimi dati ci dicono che oltre il 20% dei video diffusi su Youtube oggi sono lavorati con intelligenza artificiale. Capite bene che abbiamo un problema”, ha dichiarato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria e all’Informazione, Alberto Barachini.

Benedetta Boschi esegue un brano in italiano tratto dal film Disney “Wish”

A ricevere il primo Premio FAPAV 2025 è stata Virginia Brancucci, Direttrice Musicale di Doppiaggio Cantato della Scuola Ermavilo, che ha commentato: “Il messaggio che trasmettiamo è importantissimo. I nostri ragazzi non hanno molte possibilità al mondo di oggi per lavorare nell’industria dell’audiovisivo. Chi viene da noi è pieno di voglia di lavorare, è pieno di idee, nonostante le difficoltà di emergere. È una bella cosa e noi la vogliamo supportare e valorizzare”.

Premio FAPAV anche a Pasquale Catalano, Compositore e Consigliere ACMF, e Dario Vero, Compositore e Direttore d’Orchestra, che ha sottolineato: “Scrivo musiche per film soprattutto all’estero e ricevere i diritti d’autore significa pagare affitto, bollette e gli strumenti necessari al mio lavoro. Ogni volta che un dvd viene venduto, una piccola quota va all’autore. Ogni volta che un video è piratato questo non accade. Combattere la pirateria, significa difendere il lavoro e il futuro di un’intera categoria di professionisti”.

Da sinistra, Federico Bagnoli Rossi, Virginia Brancucci, Pasquale Catalano, Dario Vero, Andrea Stocchino e Giulia Uda

La pirateria mette in pericolo il futuro dei giovani artisti

Giorgia Di Cristo, Direttore Marketing Universal Pictures Italia, ha raccontato: “Dopo oltre 1.200 film distribuiti, ancora oggi, mi meraviglio del lavoro che faccio, ricordandomi quanto sono fortunata a vivere davvero quello che è un sogno. Per il film ‘Wiked’ ho avuto un invito, assieme a 400 persone, agli Sky Studios di Londra, dove hanno allestito una mostra per illustrarci il set. Bisogna proteggere questo mondo, le sue maestranze, la grande artigianalità che c’è dietro ad ogni lavoro creativo. Per fare in modo che altri possano vivere un sogno come il mio, bisogna impegnarsi a difendere l’industria dell’audiovisivo in ogni modo”.

We Are Stories ci insegna il valore della creatività umana. La chiave per realizzare i propri sogni è prima di tutto crederci. Serve il coraggio di buttarsi quando arriva il momento”, ha detto Marta Filippi, Attrice, Doppiatrice e Content Creator.

Da sinistra, Massimiliano Capitanio, Marta Filippi, Giorgia Di Cristo, Luciana Migliavacca e Matteo Branciamore

Tutto quello che facciamo è rivolto al futuro e in particolare al futuro dei più giovani. Un futuro messo in pericolo dalla pirateria e dalla superficialità con cui il pubblico della rete approccia ai contenuti illegali. La pirateria ci toglie non solo le emozioni, ma mette in pericolo anche il sostegno economico a tutti i professionisti del cinema e dell’audiovisivo. I contenuti digitali su supporto fisico sono come dei libri, bisogna entrarci in connessione, bisogna valorizzarli, viverli e sentirli propri, difenderli come prodotto della creatività umana e come tale va difenderli dalla pirateria audiovisiva”, ha detto Luciana Migliavacca, Presidente UNIVIDEO

Matteo Branciamore, attore, regista e produttore, ha ricordato l’importanza di vivere le grandi emozioni che solo il cinema può dare: “Con FAPAV abbiamo incontrato i ragazzi tramite un ciclo di visioni dei film culto dei decenni passati, come ‘Ritorno al Futuro’, ‘Goonies’, ‘Ghostbusters’, un modo per vivere in maniera diretta la magia del cinema e le sue emozioni che non può essere messa in pericolo dalla pirateria”.

La metafora del sogno a cui avete più volte fatto riferimento è la spinta che porta anche l’Autorità a difendere il lavoro di tutti. Proprio oggi di 120 anni fa, nasceva Gianni Rodari, uno dei più grandi sognatori. Il Piracy Shield è stato il primo strumento antipirateria al mondo che consente di intervenire sullo streaming illegale entro 30 minuti. Abbiamo iniziato con le partite di calcio, poi l’abbiamo esteso anche alle prime cinematografiche e televisive. Molto importante è l’attività educativa nelle scuole, occasione per spiegare bene ai ragazzi che beneficiare del lavoro svolto da altri e sfruttare gli investimenti necessari per portarlo a termine è un reato.
Per la prima volta in Italia sono stati indagati oltre 2.200 utenti, che sono stati poi sanzionati, perché la pirateria è oggi anche un reato penale. Basti pensare che la criminalità organizzata oggi guadagna più dalla pirateria audiovisiva che dal traffico di stupefacenti
”, ha dichiarato Massimiliano Capitanio, Commissario AGCOM.

Da sinistra, Laura Panzeri e Claudia Paganelli, doppiatrici, cantanti e attrici

La creatività impone coraggio, il coraggio di fare delle scelte di vita, nel dedicarsi all’arte, nel combattere per difendere i propri sogni dalla pirateria, nel supportare il lavoro del legislatore. Le nostre leggi antipirateria sono le migliori in Europa e dobbiamo però continuare ad impegnarci e combattere. Non smettete mai di sognare, perché avete chi vi difende”, ha affermato nell’intervento conclusivo Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore (MiC) e docente LUISS.
I sognatori sono quelli che non mollano mai”, ha chiuso Bagnoli Rossi.

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L’Uefa entra nell’alleanza mondiale contro la pirateria ACE

L’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA) ha ufficialmente aderito all’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE), la principale coalizione mondiale impegnata nella lotta contro la pirateria digitale. UEFA diventa così il primo titolare esclusivo di diritti sportivi ad entrare a far parte di ACE, contribuendo ad ampliare gli sforzi del settore per proteggere il valore dei contenuti creativi e sportivi a livello globale.

UEFA parteciperà attivamente alla ACE Live Tier, un’iniziativa volta a rafforzare e coordinare le azioni contro le operazioni di pirateria sportiva, collaborando con le autorità e altri partner per smantellare le reti illegali in tutto il mondo. Questa adesione consolida ulteriormente il ruolo di UEFA e di UC3 – l’entità responsabile della commercializzazione dei diritti delle competizioni UEFA per club – come protagonisti di primo piano nella lotta globale contro la pirateria

ACE, guidata dalla Motion Picture Association (MPA), riunisce oltre 50 tra le principali aziende e studi di intrattenimento in un’azione congiunta per contrastare la pirateria che minaccia l’integrità dell’ecosistema digitale.

L’ingresso di UEFA in ACE rappresenta un momento storico nella nostra strategia globale di protezione dei contenuti”, ha dichiarato Guy-Laurent Epstein, Direttore Esecutivo Marketing di UEFA, aggiungendo: “Questa partnership ci consente di ampliare le nostre capacità di enforcement, rafforzare la collaborazione con i leader del settore e sfruttare le competenze consolidate di ACE per contrastare i servizi illegali.”

Con l’ingresso di UEFA nella più grande coalizione mondiale contro la pirateria, rafforziamo la nostra capacità di individuare, dissuadere e smantellare la pirateria online ovunque nel mondo. La partecipazione di UEFA potenzia la capacità di ACE di difendere i contenuti sportivi in tempo reale e amplifica la portata dei nostri sforzi per proteggere tifosi e broadcaster in tutto il mondo“, ha affermato Charles Rivkin, Presidente e CEO della Motion Picture Association e Presidente di ACE.

I membri della ACE Live Tier beneficiano dell’accesso a un’intelligence in tempo reale senza pari, a una rete globale di cooperazione, a un’attività di advocacy politica e a partnership strategiche con il settore privato e le forze dell’ordine. Basandosi sugli strumenti già collaudati di ACE per lo smantellamento delle reti di pirateria, la Live Tier dispone di centri di riferimento, processi e tecnologie dedicati ad affrontare l’esigenza di azioni immediate contro la pirateria durante la trasmissione degli eventi sportivi.

UEFA e UC3 confermano così il loro impegno costante nella tutela degli interessi dei partner televisivi e mediatici. Tale impegno è essenziale, in quanto i ricavi derivanti dai diritti media delle competizioni UEFA garantiscono la sostenibilità del calcio sia a livello professionistico sia a livello amatoriale, sostenendo al contempo iniziative di sviluppo in tutto l’ecosistema calcistico europeo.

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Sky e NOW portano a Milano l’incubo di “IT: WELCOME TO DERRY”

Sabato 25 ottobre Milano si risveglierà nel Maine del 1962. Sky e NOW portano infatti nel cuore della movida milanese l’universo di IT: Welcome to Derry, la nuova serie ambientata nei primi anni ’60 prequel dei due film di Andy Muschietti (IT e IT – Capitolo due) ispirati al celebre romanzo di Stephen King sul clown assassino che ama tormentare i bambini, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW dal 27 ottobre.

Dalle 18.00 fino a tarda sera, l’Alzaia Naviglio si trasformerà nella cittadina maledetta teatro delle sparizioni di bambini della serie HBO Original e Sky Exclusive: fra installazioni immersive, affissione misteriose, auto d’epoca, photoboot, tombini che nascondono inquietanti palloncini rossi e un bar ispirato ai vecchi diner americani, il ponte Alda Merini si trasformerà in un portale che collega la capitale lombarda all’immaginaria e solo apparentemente idilliaca Derry, la cittadina dove l’incubo è partito resa celebre dalla saga ispirata al romanzo dell’indiscusso maestro del terrore contemporaneo. Una enorme, imperdibile photo-opportunity per tutti quanti si troveranno a passare di lì, protagonisti di un’esperienza che mescolerà nostalgia e terrore.

Ambientato nell’universo di “IT” di Stephen King, IT: WELCOME TO DERRY è basato sul romanzo “IT” di King ed espande la visione stabilita dal regista Andy Muschietti nei lungometraggi “IT” e “IT – Capitolo Due”. Del cast della serie fanno parte Taylour Paige, Jovan Adepo, Chris Chalk, James Remar, Stephen Rider, Madeleine Stowe, Rudy Mancuso, Bill Skarsgård.

La serie, prodotta da HBO e Warner Bros. Television, è stata sviluppata per la televisione da Andy Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs. Andy Muschietti e Barbara Muschietti (qui con la loro casa di produzione Double Dream), Jason Fuchs, Brad Caleb Kane, David Coatsworth, Bill Skarsgård, Shelley Meals, Roy Lee e Dan Lin sono i produttori esecutivi. Fuchs, che ha anche scritto la sceneggiatura del primo episodio, e Kane sono gli showrunner del progetto.

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Carta Valore: dal 2027 un nuovo bonus cultura per i neodiplomati

Carta Valore, la notizia in breve

  • dal 2027 arriva la Carta Valore, una carta elettronica per i giovani che si diplomano entro i 19 anni, destinata all’acquisto di beni e attività culturali;
  • stanziati 180 milioni di euro l’anno. L’importo e le modalità saranno fissati ogni anno con decreto del Ministero della Cultura.

La Carta Valore, che cos’è e a chi spetta

La Legge di Bilancio appena approvata dal Consiglio dei Ministri, ora in procinto di passare all’esame del Parlamento, introduce una nuova misura destinata ai giovani: la Carta elettronica “Valore”, un incentivo culturale che entrerà in vigore a partire dal 2027.

La Carta Valore sarà assegnata ai ragazzi che, a partire dal 2026, conseguiranno il diploma di istruzione secondaria superiore (o equivalente) entro il diciannovesimo anno di età.
Il bonus potrà essere utilizzato nell’anno successivo al conseguimento del titolo, quindi a partire dal 2027 per i diplomati del 2026.

Come l’attuale Carta della Cultura, o Bonus Cultura, si tratta di un credito elettronico che potrà essere speso per l’acquisto di beni e servizi culturali, con l’obiettivo di promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla vita culturale del Paese e sostenere i settori della cultura, dell’editoria e dello spettacolo.

Come funziona la Carta Valore e cosa si potrà acquistare

La Carta Valore consentirà di acquistare:

  • biglietti per teatri, cinema e spettacoli dal vivo;
  • libri, anche in formato digitale;
  • abbonamenti a quotidiani e periodici, cartacei o online;
  • musica registrata e strumenti musicali;
  • prodotti dell’editoria audiovisiva;
  • biglietti e abbonamenti per musei, mostre, eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali;
  • corsi di formazione in ambito musicale, teatrale, coreutico o linguistico.

L’importo nominale del beneficio sarà stabilito ogni anno con un decreto del Ministro della Cultura, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro dell’Istruzione e del Merito, da emanare entro il 30 settembre.

La misura, come previsto dalla Legge di Bilancio varata in Consiglio dei ministri, avrà un tetto di spesa massimo di 180 milioni di euro annui.

Nessuna incidenza su reddito o ISEE

Le somme assegnate non costituiranno reddito imponibile e non incideranno sull’ISEE dei beneficiari, rendendo la misura pienamente accessibile e neutrale dal punto di vista fiscale.

La Carta Valore si pone come una nuova forma di investimento pubblico nella formazione culturale delle nuove generazioni, in continuità ideale con le precedenti misure di sostegno alla cultura (come il Bonus Cultura 18app), ma con una struttura più selettiva e mirata ai giovani diplomati più meritevoli e in regola con il percorso scolastico.

Controlli e sanzioni

Il Ministero della Cultura sarà responsabile del monitoraggio semestrale sull’utilizzo della Carta, comunicando i dati al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In caso di utilizzo improprio o frode, il Ministero potrà disattivare la Carta, cancellare esercenti o beneficiari dall’elenco degli accreditati e recuperare le somme indebitamente percepite.

Le violazioni comporteranno sanzioni amministrative fino a cinquanta volte l’importo indebitamente erogato, con un minimo di 1.000 euro.

Domande frequenti sulla Carta Valore – FAQ

  • Chi può richiedere la Carta Valore?
    I diplomati a partire dal 2026, entro il compimento dei 19 anni.
  • Quando sarà utilizzabile?
    Nell’anno successivo al diploma, quindi dal 2027 per i diplomati del 2026.
  • Quanto vale la Carta?
    L’importo verrà stabilito annualmente con decreto del Ministro della Cultura, entro il 30 settembre.
  • Che cosa posso acquistare?
    Libri, biglietti per eventi culturali, corsi di musica o lingue, abbonamenti a giornali e prodotti editoriali.
  • È tassabile o incide sull’ISEE?
    No, non costituisce reddito e non influisce sull’indicatore economico.

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Stop pirateria: dal Piracy Shield al “Naples Shield”, nasce una vera cooperazione internazionale guidata dall’Italia

Stop pirateria. Lasorella (Agcom): “Fissare regole chiare, educare alla legalità, e promuovere attività di monitoraggio

Si è svolto all’Università degli Studi di Napoli Parthenope l’incontro dal titolo “Stop Piracy. La cooperazione europea per il contrasto alla pirateria”, organizzato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e dall’Ateneo, con l’obiettivo di fare il punto sul contrasto alla pirateria audiovisiva alla luce delle esperienze nazionali ed internazionali, in particolare quella spagnola e francese, anche alla luce della normativa europea, con particolare riferimento al Digital Service Act (DSA).

È stata anche l’occasione di ascoltare il punto di vista degli stakeholder che hanno un ruolo fondamentale nel contrasto alla pirateria a livello nazionale ed europeo, con un particolare focus sull’esperienza italiana, spagnola e francese. Sono state individuare problematiche e proposte anche soluzioni comuni, da portare avanti attraverso la cooperazione nazionale e internazionale, anche agli strumenti messi a disposizione dalla normativa europea, con particolare riferimento al DSA.

Nel welcome speech in apertura di evento, il Prof. Roberto Bocchini, Prorettore Università degli Studi di Napoli Parthenope, ha fatto una prima ricognizione dello stato dell’arte della regolamentazione antipirateria italiana ed europea, con il suggerimento cristallino di tenere sempre il diritto al passo della tecnica e di adeguare questa ai principi normativi che regolano la disciplina.

Bocchini ha richiamato l’attenzione sul problema generale della sovranità normativa e della potestà regolatoria europea nel settore digitale, ma anche sulla guerra tra forza commerciale USA e potere regolatorio dell’Unione europea.

Giacomo Lasorella

La pirateria è un fenomeno grave per il danno economico diretto che procura, ma anche per l’effetto sulla filiera industriale audiovisiva e dell’industria culturale, della creatività e dell’innovazione. La pirateria è un fenomeno particolarmente grave non solo per l’ingente danno economico diretto ma anche e soprattutto per l’effetto sull’intera filiera della produzione audiovisiva e dell’industria della creatività e dell’innovazione: ciò che la fruizione illegale mette a rischio è proprio l’organizzazione e la sostenibilità economica del prodotto audiovisivo”, ha dichiarato Giacomo Lasorella, Presidente Agcom nella sua introduzione al convegno.

L’espansione di questo fenomeno è connesso con l’evoluzione della tecnologia, che – ha proseguito Lasorella – ha modificato il concetto di contenuto rendendo facile la fruizione crossmediale e indebolendo la percezione della gravità e della violazione illecita; sembra che tutto sia fruibile e disponibile. Dunque si pone la necessità di fissare regole chiare, educare alla legalità, e promuovere una attività di monitoraggio e accertamento con mezzi adeguati. È importante la collaborazione sinergica con soggetti interessati, istituzionali e privati. È sempre più necessario – ha osservato – un approccio quantomeno europeo“. Nel ricordare che l’azione dell’Agcom affonda “le sue radici nel regolamento del 2013 che ha segnato l’inizio di una decisa attività di contrasto alla pirateria digitale“, il presidente dell’Authorità ha detto che “il bilancio dei primi 11 anni di attuazione di questo regolamento è positivo. L’intera industria creativa lo valuta positivamente. Poi il regolamento ha subito una serie di modifiche fino alla legge antipirateria con provvedimenti cautelari e l’ingiunzione dinamica attraverso il Piracy Shield la cui istituzione è stata prevista dalla legge 14 luglio 2023 numero 93, la cosiddetta legge antipirateria, ha ricordato. Per Lasorella “senza la collaborazione delle piattaforme digitali è difficile risolvere in modo completo la questione”.

L’Italia ha sempre svolto in Europa un lavoro di traino e battistrada nella tutela del diritto d’autore”, ha detto Francesco Posteraro, Avvocato Studio Legale Portolano Cavallo. “Agcom ha dovuto affrontare diverse opposizioni a livello nazionale e non solo, affrontando l’accusa di mettere in pericolo i diritti online degli utenti. Poi il clima è cambiato, perché è emerso il lato oscuro della rete e la dittatura degli algoritmi ha messo paura, fino al principio oggi evidente dell’illegalità che non è mai accettabile, ne offline, ne online”, ha aggiunto Posteraro.

Il DSA e il DMA hanno dato all’Ue un quadro normativo al passo con l’evoluzione tecnologica e lo sviluppo dei mercati. Il DSA – ha precisato Posteraro – ha consentito l’emanazione di ordini di rimozione anche di prestatori di servizi stabiliti in altri stati membri dell’Ue, riconoscendo loro responsabilità e obblighi sulla trasparenza del funzionamento delle piattaforme, ma anche l’obbligo di rimozione dei contenuti pirata successiva ad ogni segnalazione”. “Le ingiunzioni dinamiche hanno rappresentato un salto in avanti enorme nel contrasto alla pirateria audiovisiva. Le prime esperienze applicative hanno portato anche a qualche correzione a livello regolatorio per una più efficace azione di repressione del fenomeno. L’apparato normativo sviluppato è un unicum e merita di essere preso come paradigma anche dagli altri Paesi. Il piracy shield può incidere in misura rilevante sul business delle organizzazioni criminali e limitare il danno che infliggono al settore dell’industria creativa e al patrimonio culturale del nostro parse. La tutela del diritto d’autore resta una sfida che si rinnova di continuo”, ha precisato l’ex Presidente Agcom.

La frontiera più calda oggi è l’AI generativa. Un tema molto rilevante nella difesa del diritto d’autore. Il Premio Nobel Hinton ci ha messo in guarda sui rischi dell’AI e ha ipotizzato che le macchine, più intelligenti, possano in futuro prendere il sopravvento su di noi, prendendo anche il nostro posto. L’AI, possiamo dire che in sé è neutra – ha proseguito Posteraro – dipende dall’uso che se ne fa e quanto al diritto d’autore è evidente il danno che deriva dallo spregiudicato web scraping nella raccolta dei dati per l’addestramento dei loro sistemi.
In Europa le misure di contrasto a questo fenomeno sono blande al momento. L’AI Act non ha aggiunto molto all’argomento. L’inadeguatezza delle difese giuridiche e la rapidità del progresso tecnologico impongono una maggiore collaborazione tra titolari dei diritti e autorità regolatorie
”. “Trasformare il conflitto in collaborazione giova non solo a chi crea contenuti ma anche agli sviluppatori e ai fornitori di modelli di AI – ha concluso Posteraro – che cannibalizzando questa industria andrebbero nel lungo periodo ad inaridire le fonti primarie che alimentano i loro sistemi”.

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Il ruolo dei provider nella lotta alla pirateria

In apertura della prima sessione di interventi, dal titolo “Il ruolo dei provider”, Giovanni Zorzoni, Vice Presidente AIIP, ha parlato di quegli operatori, oggi chiamati VHCN, “che non fanno assolutamente nulla, ma offrono servizi di internet”, sui quali è necessario intervenire per “gestire le asimmetrie esistenti”.

Dentro il regolamento sui voucher, dovrebbe essere impedito di avere fondi a quelle società che non eseguono gli oscuramenti. Le società che non sono compliant con la legge sul diritto d’autore e che quindi commettono illeciti, non devono partecipare ai bandi pubblici, cioè non dovrebbero accedere a risorse pubbliche”, ha precisato Zorzoni.

Oggi il tema non riguarda più solo le piattaforme: Firefox sta lanciando una propria VPN, Microsoft Edge già integra un servizio VPN e Google offre da tempo una VPN a livello di sistema operativo, esterna a Chrome. Esistono poi numerosi sistemi di DNS bypass forniti dalle grandi piattaforme, strumenti che rappresentano un principio di non collaborazione e che rendono di fatto inefficaci gli strumenti di controllo previsti dalla normativa. Noi, come operatori di accesso, prendiamo le richieste dei clienti e le portiamo a destinazione. Rispettiamo le leggi e continueremo a farlo. Tuttavia, se non si affronta il problema in modo sistemico, a 360 gradi, rischiamo di rendere inefficaci gli strumenti di tutela, perché le piattaforme perseguono un obiettivo chiaro: la disintermediazione”, ha dichiarato il vice presidente AIIP.

Questo processo si sta estendendo anche ai servizi di base, consentendo agli utenti di accedere alla rete attraverso percorsi che sfuggono al controllo giuridico nazionale. Quando le VPN sono integrate direttamente nei browser o nei dispositivi mobili, il nostro lavoro diventa inevitabilmente meno efficace. Noi continueremo a fare la nostra parte, ma è evidente che altri non solo non la stanno facendo, bensì stanno potenziando gli strumenti per aggirare le regole e le scelte del Paese. È un problema che va gestito con decisione e visione strategica”, ha sottolineato Zorzoni.

Giovanni Zorzoni

Nessuno mette in dubbio l’importanza della lotta alla pirateria digitale, ma la Computer & Communications Industry Association (CCIA) esprime forte preoccupazione per un quadro normativo che tende a porre l’intero peso di questa battaglia sulle spalle degli Internet Service Provider. Il Digital Services Act stabilisce chiaramente che il problema dei contenuti illegali online non deve essere affrontato concentrandosi solo sulla responsabilità degli intermediari, e che i soggetti interessati dovrebbero risolvere i conflitti senza coinvolgerli necessariamente. Purtroppo, questo principio non è stato pienamente recepito in Italia”, ha affermato Ludovico Anselmi, Avvocato CCIA.

La legge n. 93 del 2023, la cosiddetta legge antipirateria, impone agli ISP di intervenire entro 30 minuti per rimuovere i contenuti illeciti su ordine dell’Agcom. Un termine che, per molti operatori, è tecnicamente insostenibile – ha detto Anselmi – soprattutto per quelli con sede negli Stati Uniti, dove la costa orientale è 6 ore indietro rispetto a Roma e la costa occidentale 9 ore. Reagire in mezz’ora significa dover creare strutture operative in Italia o presidiare 24 ore su 24 sedi oltreoceano, con costi e oneri enormi”.

Google crea e sviluppa con i titolari dei diritti soluzioni di contrasto alla pirateria audiovisiva. L’evoluzione di sistemi e strumenti come Youtube hanno reso la piattaforma un luogo non utilizzabile dai pirati, anche grazie all’AI. Tramite il Content ID si offre ai titolari la gestione diretta dei contenuti, se qualcuno carica un contenuto violando il diritto d’autore il diretto proprietario può decidere se eliminarlo o se eventualmente monetizzarlo, facendo fuori i pirati. I titolari degli eventi sportivi live lo utilizza da tempo questo sistema e tanti altri strumenti e progetti a cui stiamo lavorando hanno lo stesso ruolo”, ha detto Mattia Tarelli, Government Affairs and Public Policy Manager Google. “Google guadagna molto più di più con i suoi partner, che con i pirati online. Tutelare i nostri partner ha la priorità su tutto. Per altri prodotti ci sono sistemi di segnalazione preferenziale per i grandi titolari, che hanno molti diritti da tutelare online, che possono così segnalare violazioni del copyright su tutti i nostri strumenti. Nel primo trimestre 2024 e solo nel searching abbiamo ricevuti 552 milioni di segnalazioni – ha continuato Tarelli – entro 24 ore il 50% di questi casi è stato risolto.
Abbiamo sollevato più volte le nostre preoccupazioni sulla legge antipirateria e pensiamo che il blocco dei domini potrebbe creare problemi. Collaborando con l’Agcom abbiamo trovato un modo per inoltrare le richieste di rimozione che arrivano da Piracy Shield. Incoraggiamo i titolari dei diritti a continuare a segnalare i contenuti attraverso i nostri strumenti perché sono efficaci e perché possiamo migliorare così più rapidamente la tutela dei diritti
”.

Parlare della lotta alla pirateria significa anche approfondire altri ambiti strettamente correlati. Oltre alla violazione del diritto d’autore, ci sono altre attività criminali che vengono portate avanti con grande profitto a cui l’Agcom sta dando risposte concrete in termini di repressione del fenomeno.

Oltre alla pirateria audiovisiva, c’è il settore della tutela dei minori, con il noto tema del parental control, che ha visto un intenso lavoro regolatorio e tecnico per garantire un utilizzo consapevole e sicuro dei contenuti digitali. C’è quello dello spoofing, un fenomeno complesso e insidioso sul quale il commissario Capitanio ha svolto un’azione decisiva, volta a impedire che la rete diventi terreno di pratiche illecite non solo a danno delle imprese, ma anche e soprattutto degli individui. I risultati raggiunti in questo campo negli ultimi mesi sono sotto gli occhi di tutti e testimoniano l’efficacia del metodo adottato”, ha detto Antongiulio Lombardi, Direttore Affari regolamentari Wind3.

Qui stiamo affrontando il tema della tutela dei diritti in senso più ampio, che comprende la protezione della proprietà intellettuale ma anche dei diritti fondamentali della persona. In tutti questi casi, la caratteristica comune è l’approccio. C’è innanzitutto una chiara indicazione regolamentare da parte dell’Autorità, un’impostazione di principio che orienta il lavoro successivo. Segue poi una fase di confronto strutturato con l’industria, nella quale si analizzano i limiti tecnici, i vincoli oggettivi e le possibilità reali di intervento. Infine, nel pieno rispetto delle competenze, è l’Autorità che assume la decisione finale, consapevole del quadro complessivo e delle implicazioni operative. È un modello che, secondo noi di Wind Tre – ha proseguito Lombardi – rappresenta un approccio vincente, ma anche unico a livello europeo. Guardando al contesto internazionale, non vediamo esperienze analoghe di così forte cooperazione tra regolatore e industria, unite da un obiettivo comune di tutela dei cittadini”.

Le imprese, nel partecipare attivamente a questi tavoli di lavoro, stanno affrontando nuovi oneri, spesso non previsti, che richiedono risorse, competenze e investimenti. Si tratta di attività di interesse generale, non dissimili da quelle che il settore è chiamato a svolgere su richiesta della magistratura, per le quali tuttavia è previsto un meccanismo di remunerazione, seppur non immediato. Nel caso di queste nuove forme di collaborazione regolatoria, invece – ha sottolineato Lombardi – una forma di riconoscimento economico strutturata ancora manca. Non è competenza dell’Autorità intervenire su questo aspetto, che appartiene alla sfera legislativa, ma credo sia arrivato il momento di riflettere su una disciplina che valorizzi adeguatamente il ruolo dell’industria nel perseguire obiettivi di interesse pubblico”.

Il punto di vista dei titolari dei diritti. Le esperienze di Spagna e Francia

Ad aprire il secondo tavolo di incontri, dal titolo “Il punto di vista dei titolari dei diritti”, è stato Stefano Previti, Avvocato Studio Previti, secondo cui: “Nel caso del DSA, non è mai possibile colpire gli autori degli illeciti, perché gli identificativi non vengono dati alle autorità. Solo la responsabilizzazione degli intermediari consente un reale contrasto alla pirateria. Le nuove norme e gli strumenti oggi a nostra disposizione ci danno un vantaggio, anche e a livello giurisprudenziale. La legge 93 è un esempio. Succede che gli intermediari però hanno comportamenti molto diversi, alcuni collaborano, altri no. AIIP e ASSTEL sono un esempio di collaborazione, anche Google, ma le VPN non collaborano e vanno coinvolte maggiormente. Cloudflare si è rifiutata di applicare i blocchi nonostante le richieste Agcom, creando delle zone franche che vanificano tutti i nostri sforzi”.

José Ignacio Carrillo de Albornoz, Global Content Protection LaLiga, ha portato l’esperienza spagnola: “Il problema della pirateria piuttosto complesso per LaLiga. Vorrei fornire alcune cifre: per esempio, i nostri club perdono circa 700-800 milioni di euro all’anno a causa di questo fenomeno criminale. E il problema della pirateria è che non colpisce solo il calcio professionistico, ma anche il calcio dilettantistico e persino gli sport olimpici. In questo senso, circa un anno e mezzo fa, LaLiga ha deciso di creare una strategia per combattere la pirateria ad ampio spettro. All’inizio abbiamo sviluppato misure di sicurezza per aiutare i nostri broadcaster a proteggere i contenuti, ma abbiamo anche sviluppato soluzioni di intervento volte a rimuovere i contenuti illegali una volta che questi vengono diffusi online. Abbiamo realizzato tutto ciò attraverso la “War Room”: si tratta di un team specifico che monitora le attività di pirateria durante i fine settimana. E in questo senso, abbiamo scoperto che la chiave del successo è la collaborazione”.

Circa un anno fa abbiamo deciso di fare un passo avanti e iniziare a collaborare con diversi intermediari su Internet. In questo senso, abbiamo raggiunto accordi di collaborazione con diverse piattaforme social, servizi di hosting, CDN, marketplace e applicazioni. I risultati sono stati davvero eccellenti. Ad esempio, abbiamo visto che fornitori come CDNx, CDN77, Akamai e Metaverse, tutti fornitori di servizi CDN, riescono a rimuovere i contenuti non solo in 30 minuti, ma addirittura in pochi minuti, anche meno di 10.
Un approccio efficace, ma non tutti gli intermediari sono disposti a collaborare. Per questo, nella nostra strategia, abbiamo deciso di andare avanti e richiedere ingiunzioni legali a livello mondiale. È importante che tutti comprendano che, secondo il regolamento dell’Unione Europea 2015/2120, gli ISP possono bloccare determinati tipi di traffico nell’esecuzione di un ordine giudiziario. Lo abbiamo fatto e si è dimostrato molto efficace. La chiave rimane comunque è la collaborazione
”, ha sottolineato de Albornoz.

In Francia, con il sostegno di ARCOM, è stato invece sviluppato un sistema di ingiunzioni dinamiche: “In pratica – ha spiegato nel suo intervento Richard Willemant, Avvocato Féral Cabinet d’avocats – otteniamo dal tribunale un’ingiunzione di blocco contro determinati siti o servizi che diffondono contenuti illegali; successivamente, ARCOM ci consente di aggiornare tale ingiunzione in modo flessibile, aggiungendo nuovi domini o mirror senza dover ricorrere ogni volta alla giustizia. Questo meccanismo ha permesso di bloccare migliaia di siti e servizi illegali, in modo rapido ed efficace. Per la prima volta, possiamo dire che si osserva un cambio di tendenza nella crescita della pirateria. Secondo gli studi indipendenti condotti da ARCOM – che, ci tengo a sottolinearlo, è un’autorità pubblica e quindi totalmente imparziale – il ritmo di crescita delle violazioni sta rallentando: dopo le decisioni relative ai DNS alternativi, abbiamo registrato una riduzione dell’8%; dopo le decisioni che hanno colpito i VPN utilizzati per eludere i blocchi, la diminuzione è salita al 15%. Sono risultati ancora parziali, ma indicano chiaramente che il blocco funziona e che l’azione combinata tra tribunali e autorità amministrativa sta producendo effetti misurabili”.

Naturalmente, ha precisato Willemant, il percorso non è privo di ostacoli neanche in Francia: “Ci confrontiamo con forti resistenze, da parte di alcuni intermediari tecnici – tra cui Cloudflare – che, pur essendo destinatari di ingiunzioni, decidono in autonomia quali siti bloccare e quali no, un atteggiamento che lascia perplessi sia i tribunali sia ARCOM; ma anche sul piano giudiziario e operativo, dove l’esecuzione delle decisioni incontra talvolta ostacoli pratici; e infine sul piano politico, dove osserviamo pressioni di lobbying, anche internazionali, in particolare da parte del governo statunitense, che ha chiesto ai propri diplomatici in Europa di contrastare alcune disposizioni del Digital Services Act (DSA), proprio quelle che rafforzano gli obblighi di cooperazione degli intermediari. Permettetemi però di ricordare che il principio alla base della normativa europea non è nuovo: gli intermediari digitali godono di una limitazione di responsabilità, ma in cambio devono collaborare attivamente alla lotta contro le attività illegali. Questo equilibrio non nasce con il DSA, ma con la Direttiva sul commercio elettronico del 2000. Il DSA ci offre strumenti preziosi: indagini congiunte, scambio di informazioni, coordinamento operativo. Con il lavoro congiunto delle autorità, dei tribunali, dei titolari dei diritti e della Commissione europea, potremo superare le resistenze che ancora esistono”.

La normativa di cui disponiamo oggi è una risorsa preziosa che dobbiamo difendere e valorizzare. È fondamentale sostenere l’Autorità e chi lavora per rendere efficace questo sistema, evitando che, in sede europea, il modello italiano venga indebolito. Deve restare un punto di riferimento, non un compromesso. La violazione del copyright è pirateria, e chi la pratica deve capire che se chi produce e investe non può più sostenersi, il sistema si ferma. Senza legalità, non c’è futuro per la cultura e per i media”, ha dichiarato Stefano Selli, Vice Presidente Confindustria Radio TV.

Oggi, tuttavia, la sfida è anche culturale: viviamo in un contesto dove sembra che tutto sia libero e accessibile. I dati di FAPAV sono drammatici e mostrano che la pirateria coinvolge tutte le fasce sociali, non solo i giovani. È il segno di un Paese dove il rispetto delle regole è spesso sottovalutato. Per questo, le campagne di comunicazione sono fondamentali, ma non sempre riescono a raggiungere chi serve davvero. Infine – ha ricordato Selli – va riconosciuto il lavoro di Guardia di Finanza e delle aziende che agiscono anche sul piano civilistico contro i pirati digitali. Sono azioni dure ma necessarie: senza una repressione efficace e senza far capire che si tratta di un reato, non ci sarà mai un vero cambiamento. In conclusione, questa è una battaglia di civiltà. Difendere il diritto d’autore significa difendere la creatività, l’economia e la libertà. Solo con cooperazione e responsabilità potremo costruire un ecosistema digitale giusto, sicuro e sostenibile”.

Federico Bagnoli Rossi

L’Italia non è un Paese per pirati. È una frase che ripeto spesso e in cui credo profondamente. In questi anni abbiamo dimostrato che il nostro sistema funziona, e che AGCOM ha avuto un ruolo decisivo nel costruire un modello unico a livello globale. Dobbiamo esserne orgogliosi: come cittadini, come operatori, e come Paese. Da quando il commissario Posteraro parlava del far web fino alle attuali azioni coordinate dell’Autorità, siamo passati da un tabù a un modello di riferimento. Oggi possiamo parlare apertamente di cooperazione tra istituzioni, operatori e piattaforme, e questo è un risultato straordinario”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente e Direttore generale FAPAV.

Anche la nostra Federazione ha avuto un ruolo propulsore in questo percorso. Dal cinema alla televisione, e oggi anche allo sport, rappresentiamo un settore che ha saputo fare squadra e ottenere risultati concreti. Lo dimostrano i dati Ipsos: i blocchi funzionano, e i consumatori si stanno spostando verso l’offerta legale. Resta però un problema grave: la pirateria costa oltre un miliardo di euro di fatturato all’anno, con 12.000 posti di lavoro persi, spesso giovani, creativi, professionisti che non riescono a entrare nel mercato. È per loro che dobbiamo continuare a impegnarci.
Sul fronte della comunicazione, stiamo facendo la nostra parte. Con campagne come “We Are Stories”, realizzate insieme ad AGCOM e ai nostri partner
– ha sottolineato Bagnoli Rossi – stiamo cercando di parlare direttamente agli utenti, per spiegare con chiarezza che la pirateria non è un gioco: è un reato, e danneggia tutti. Dobbiamo ricordarlo con orgoglio: le regole funzionano, i risultati ci sono, e il nostro modello è oggi uno dei più avanzati in Europa. Perché difendere la legalità e la creatività italiana significa difendere il futuro del nostro Paese”.

I poteri delle Istituzioni contro la pirateria audiovisiva

Il terzo tavolo di interventi, dal titolo “I poteri delle Istituzioni”, è stato aperto dall’intervento di Maria Turbasa, Legal and Policy Officer, European Commission’s Digital Services Act enforcement team: “La forza del DSA è nel suo sistema di enforcement multilivello: la Commissione gestisce i casi di rischio sistemico, mentre i Coordinatori nazionali agiscono su piattaforme di dimensioni minori. A collegare tutto vi è il Board of Digital Services, che coordina otto gruppi di lavoro, alcuni dedicati espressamente alla tutela dei diritti IP. Dal 2026, la proprietà intellettuale avrà un ruolo ancora più centrale nel quadro di attuazione del DSA. Due strumenti sono particolarmente rilevanti: lo status di “trusted flagger”, che garantisce priorità alle segnalazioni di enti accreditati — ad oggi 46, di cui 14 specializzati in IP; e gli ordini di rimozione e informazione, che permettono un’applicazione transfrontaliera rapida ed efficace. Entrambi favoriscono la cooperazione tra Commissione e autorità nazionali e rendono il sistema più coerente a livello europeo”.

La Commissione, ha spiegato Turbasa, monitora costantemente la conformità delle piattaforme designate: “Abbiamo già avviato 14 indagini formali, soprattutto su protezione dei minori, consumatori e diritti IP. Nei prossimi mesi rafforzeremo la cooperazione con EUIPO e aggiorneremo la raccomandazione sulla pirateria degli eventi live, che guiderà le prossime azioni. In sintesi, il DSA rappresenta un modello moderno di regolazione digitale, in cui la tutela della proprietà intellettuale assume un ruolo sempre più strategico. Con la collaborazione tra Commissione e autorità nazionali, l’enforcement europeo diventerà più efficace, coerente e proattivo”.

L’esperienza italiana del Piracy Shield – lo scudo antipirateria istituito dalla Legge 93/2023 e gestito da AGCOM con il supporto dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – rappresenta oggi l’azione più avanzata in Europa contro la diffusione di contenuti illegali online. Un risultato che nasce dalla rapidità di intervento, dalla solidità della piattaforma e soprattutto dalla collaborazione strutturata tra Autorità e Operatori di telecomunicazioni, nel rispetto dei principi di fattibilità tecnica, gradualità e proporzionalità fissati dalla norma”, ha dichiarato Pietro Labriola, Presidente di Asstel, sottolineando come il modello italiano dimostri che, “quando Autorità, Istituzioni e Telco operano in sinergia, possono garantire tutela concreta al diritto d’autore, al mercato e agli utenti che scelgono la legalità”.

Il Piracy Shield – ha ricordato Labriola – non è il frutto di una scelta normativa astratta, ma di una constatazione operativa.  Due i presupposti alla base del modello: il primo riguarda ⁠l’inefficacia del sistema sanzionatorio tradizionale, troppo lento e frammentato per tutelare i diritti in tempo reale: quando la procedura giunge a conclusione, il danno economico e reputazionale è già avvenuto. Il secondo – ha aggiunto il presidente di Asstel – è relativo all’inapplicabilità dell’obbligo di rimozione agli hosting provider, spesso localizzati all’estero o operanti in contesti giuridici non cooperativi. Per questo motivo, l’unico livello in grado di intervenire ex ante e in tempo reale è quello dell’accesso alla rete, garantito dagli Internet Service Provider (ISP)”.

Gli ISP, ha rimarcato Labriola, “non partecipano alla catena della pirateria, perché non sono editori né distributori, ma sono stati investiti di una funzione di interesse pubblico: garantire la legalità operativa della rete, attraverso la disattivazione tempestiva dei canali illeciti. Questo passaggio segna una trasformazione profonda: ⁠gli ISP, da soggetti meramente infrastrutturali, diventano presidi regolatori di ultima istanza, chiamati a esercitare una funzione che ha natura pubblicistica”.

A questo proposito Labriola ha sottolineato che “se un soggetto privato è chiamato per legge a svolgere una funzione pubblica, non può restare privo di riconoscimento economico e istituzionale.  È dunque necessario definire regole chiare, sostenibili e proporzionate, che prevedano forme di ristoro e valorizzazione del ruolo degli Operatori“. In questa prospettiva, la cooperazione tra Autorità e Telco deve evolvere in un nuovo servizio universale digitale, volto a garantire l’integrità e la sicurezza dell’ecosistema informativo nazionale. Dal 1° febbraio 2025 la piattaforma ha ampliato i propri volumi d’intervento – da 18.000 a 25.000 domini e da 15.000 a 20.000 indirizzi IP – estendendo la tutela oltre i soli contenuti sportivi.

Un’evoluzione importante che, ha concluso Labriola “non deve tradursi in nuovi oneri tecnici o economici non compensati per gli Operatori, ma in una cornice regolatoria stabile e sostenibile, che valorizzi la collaborazione tra pubblico e privato”.

Pietro Labriola

Nel suo intervento, Fabio Marco Vetrano, Comandante del gruppo Radiodiffusione ed Editoria della Guardia di Finanza, ha spiegato l’importanza di ascolto e confronto con tutti gli operatori, le parti in causa e i cittadini nel contrasto al fenomeno, “che ha una dimensione significativa a livello internazionale. Non è una semplice “lesione di diritti”, ma un “reato” vero e proprio. Alimenta un più ampio sistema di illegalità (criminalità organizzata, evasione fiscale, concorrenza sleale). In Italia, gli ultimi studi (FAPAV, IPSOS) stimano un impatto di 2,2 miliardi di euro sul sistema produttivo nazionale (indotto compreso). Genera un flusso di guadagno esponenziale che inquina il sistema legale. Tutti gli attori (incluse le associazioni di categoria degli operatori) sono tutelati se si tutela la legalità.
La GdF, come polizia economico-finanziaria a ordinamento militare, è particolarmente interessata a questo impatto trasversale sul sistema economico. L’approccio di contrasto deve essere trasversale (investigando i diversi riflessi dell’illecito). A seguito della nuova normativa, La GdF ha dovuto rivedere i propri modelli investigativi, attività ispettive e indagini di polizia giudiziaria. Abbiamo fornito assistenza H24 alla piattaforma, comprendendo le difficoltà legate agli eventi sportivi in diretta notturni o trasmessi da altri fusi orari.
Le Fiamme Gialle gestiscono gli elenchi delle disabilitazioni adottate da AGCOM e trasmesse alla Procura della Repubblica di Roma. Questi dati vengono elaborati per l’autorità giudiziaria, portando a diversi procedimenti penali. Il numero di risorse oscurate è oltre 60.000, generando un flusso di dati enorme da analizzare (sfida gestita con “coraggio” e l’uso della tecnologia). La massa di dati è utilizzata anche per supportare i reparti territoriali. Si sta facendo un grande sforzo per identificare e sanzionare i “milioni di utenti” nazionali emersi dalle attività di indagine
”.

È evidente la volontà di cooperare tra privati, autorità nazionali e autorità europee per una strategia comune. C’è inoltre la necessità di trovare nuovi strumenti per contrastare il potere delle lobby. Il Piracy Shield è stato un successo – ha sottolineato Luigi De Siervo, Amministratore delegato Lega Serie A – legato all’azione di AGCOM o alla normativa italiana, che ha ottenuto validità e riconoscimento internazionale, rappresentando “eccellenza nazionale”. In termini di azione continua c’è la necessità di difendere questa eccellenza e la cooperazione, perché l’attività di pirateria internazionale danneggia non solo i soggetti direttamente colpiti, ma tutte le comunità di appassionati di sport. Il mondo intero si aspetta che si continui a combattere il fenomeno con convinzione.
Il punto di forza da portare a casa è il sistema di collaborazione tra privati, istituzioni e intermediari. Questo sistema, a livello europeo, è efficace nel combattere la pirateria, che viene implicitamente contrapposta a un approccio meno risolutivo del mondo americano. Google come un’eccezione positiva, che ha dimostrato di poter “fare in maniera approssimativa, tanto”. Questo smentisce l’idea che le difficoltà tecnologiche siano un ostacolo insormontabile, suggerendo che tali scuse siano spesso strumentali per non ottemperare ai provvedimenti di blocco. All’opposto c’è Cloudflare, che non collabora e non ottempera agli ordini del giudice e di AGCOM
”.

Capitanio: “Oggi siamo in grado di spegnere un sito pirata premendo un bottone”

Nelle conclusioni del convegno, il Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio, ha ricordato che “il fenomeno della pirateria non è più “romanzato” o affrontabile “col sorriso”. I “€10 che vengono dati alla malavita” rischiano di costare migliaia di euro all’utente finale. Il denaro della pirateria confluisce in un “brodo malavitoso e criminale”: Dark Web, criptovalute illegali, traffico di armi, pedopornografia, stalking e revenge porn”.

Massimiliano Capitanio

Contrastare la pirateria significa insegnare a giovani e adulti che compiere un atto di pirateria (il 38% degli italiani lo fa almeno una volta l’anno) significa contribuire a quel “brodo malavitoso”. Oggi L’Italia è in grado di spegnere un sito pirata premendo un bottone. L’efficacia dell’intervento del Piracy Shield si estende ora a tutti i contenuti audiovisivi, incluse serie TV e prime cinematografiche in diretta streaming. Oggi è un dato di fatto poter arrivare nelle case degli utenti finali e sanzionarli e oltre a questo, abbiamo che i detentori dei diritti possono esercitare un giusto risarcimento in sede civile.  
Con oggi, si segna il passaggio dal Piracy Shield al “Naples Shield”, che è l’obiettivo di questo convegno, lanciando una operazione di cooperazione internazionale concreta basata sugli articoli 58, 59 e 60 del Digital Services Act (DSA). Il modello italiano del takedown in 30 minuti deve essere messo in sinergia con le best practice di Regno Unito, Francia e Spagna per agire a livello europeo e imporre lo streaming blocking e l’ottemperanza anche a operatori come il citato Cloudflare (chiamato in causa per le sue resistenze). Se la collaborazione non è possibile, l’azione inevitabile e più drastica è l’oscuramento
”, ha aggiunto Capitanio.

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