Bagnoli Rossi (FAPAV): “Camcording, pirati in sala individuati in tempo reale”

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Un passaggio significativo per quel che concerne il contrasto al fenomeno del camcording”

La mozione approvata ieri alla Camera dei Deputati riguardante il settore del cinema e dell’audiovisivo rappresenta un passaggio significativo per quel che concerne il contrasto al fenomeno del camcording”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

Si tratta di una pratica illegale di registrazione di audio e/o video nelle sale cinematografiche e del caricamento online di questi contenuti cinematografici e che, nutrendo la pirateria, mina in modo profondo la tutela del Diritto d’Autore impendendo la crescita di tutto il settore del cinema e dell’audiovisivo”, ha spiegato Bagnoli Rossi.

Il provvedimento, oltre ad informare in modo chiaro il pubblico che tale attività è illecita, prevede anche l’individuazione in tempo reale di chiunque registri film e contenuti proiettati in sale pubbliche tramite l’installazione di sistemi di videosorveglianza.
Si tratta di un deterrente che sono convinto potrà aiutare a contrastare in modo efficace questa pratica che, oltre a essere vietata, è dannosa per tutto il comparto industriale oltre che per il settore culturale italiano
”, ha sottolineato il Presidente FAPAV.

Accanto ai provvedimenti legislativi, sono inoltre fondamentali le campagne di comunicazione volte ad educare il pubblico. Dietro i film che vediamo al cinema, infatti, ci sono posti di lavoro che vengono messi in pericolo proprio dalle pratiche illegali.

Come FAPAV siamo molto impegnati a sensibilizzare il pubblico, soprattutto le nuove generazioni, sull’importanza della legalità, perché solo attraverso l’utilizzo legale dei prodotti audiovisivi è possibile proteggere sogni e speranze di chi desidera lavorare nel settore audiovisivo. Per questo – ha concluso Bagnoli Rossi – il 23 ottobre saremo alla Festa del Cinema di Roma per presentare le nostre nuove campagne di comunicazione a tutela del Diritto d’Autore e della Creatività”.

Del reato di camcording si è parlato anche ieri all’evento “Se il tuo contenuto è stato rubato, chi chiamerai? Esplorando i nuovi strumenti per la tutela dei contenuti audiovisivi”, promosso dalla FAPAV, con la collaborazione di ANICA e MPA, in occasione del MIA Market 2025 a Roma.

Che cos’è la pirateria audiovisiva tramite camcoder

Come ben spiegato sul sito della FAPAV, per pirateria tramite camcorder si intende l’attività svolta da una persona che, entrata in una sala cinematografica recando con sé qualsiasi tipo di dispositivo di registrazione (camcorder, smartphone, cam, registratore audio, ecc.) registra intenzionalmente o riproduce in tutto o in parte il video e/o l’audio del film.

Le registrazioni illecite dell’audio e/o del video di un film vengono poi distribuite illegalmente sul web o su supporti fisici.

I profitti di questa attività illegale finiscono per finanziare organizzazioni criminali a discapito anche di tutte le maestranze e le professionalità coinvolte nella realizzazione di un film.

Il camcording, anche se in calo oggi come forma di violazione del diritto d’autore, danneggia tutta la filiera cinematografica oltre che creare ingenti danni a chi lavora in questo settore. Le statistiche dicono che 9 film su 10 che escono in sala sono oggetto di camcording audio o video, resi poi disponibili online illegalmente a pochi giorni dalla data di uscita ufficiale.

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Viola (Ue): “Estendere ai media il modello delle gigafactory AI”

Media e AI. Viola (DG Connect Ue): “Garantire più tutela del copyright e dell’informazione professionale”

L’intelligenza artificiale (AI) si preannuncia come il prossimo grande catalizzatore di cambiamento nell’industria dei media. Non è solo un’evoluzione, ma una rivoluzione che potrebbe rimodellare ogni aspetto del settore, dalla creazione di contenuti alla distribuzione, dal marketing alla monetizzazione.

Del tema si è occupato Roberto Viola, direttore generale della DG Connect alla Commissione europea, intervenendo all’evento Connact Media, organizzato dalla piattaforma Connact in collaborazione con il Parlamento europeo, dal titolo “Nuove frontiere dell’informazione e dell’industria culturale dell’Ue”.

Parlando dell’AI, il direttore generale ha proposto il modello delle gigafactory, con oltre “230 miliardi di investimenti promessi” da fondi internazionali, da estendere anche ai media, per “organizzare noi stessi contenuti e intelligenza artificiale” e garantire così più tutela del copyright e dell’informazione professionale.

Evitare in Europa la frammentazione normativa sull’AI

Viola ha poi spiegato che “se cominciamo con 27 leggi sull’AI non andiamo da nessuna parte. Saremo molto severi nell’esaminare qualunque legge nazionale che, magari con buone intenzioni, fa il contrario delle buone intenzioni“, mettendo in guardia sui rischi di frammentazione normativa nel settore.

Dobbiamo avere la forza e la responsabilità di portare l’informazione professionale ai giovani”, perchè poi i giovani diventeranno adulti, “quindi lì si gioca la partita”, ha aggiunto Viola.

“Il vantaggio competitivo in queste tecnologie si costruisce negli anni“, ha affermato il direttore generale della DG Connect, ricordando come gli Stati Uniti abbiano saputo dominare il web grazie a investimenti programmati già dagli anni ’90 e sottolineando che l’Europa deve ora colmare il divario con strategie condivise.

Difenderemo l’implementazione del Media Freedom Act perché pensiamo che sia una norma di civiltà che distingue l’Europa da qualunque altro continente del mondo”, ha poi precisato Viola.

Il sottosegretario Barachini: “Semplificare le procedure in materia di aiuti di Stato ai media”

Prima del direttore generale della DG Connect della Commissione europea, ha parlato anche Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria del nostro Paese.

L’Europa “è la nostra casa comune, la nostra grande protezione rispetto alle superpotenze internazionali, per garantire che le regole siano applicate a tutti, anche alle Big Tech“.

L’approccio, in un settore delicato come quello dei media, “deve essere di prevenzione, più che di correzione“. La prevenzione “vuol dire lavorare a un ecosistema informativo sano e resiliente“.

Secondo il sottosegretario, vanno attuate “misure europee, anche di sostegno, perché i media liberi e indipendenti abbiano più risorse e, quindi, si sviluppi il pluralismo e il giornalismo di qualità, per garantire un ambiente informativo diversificato e affidabile“.

Aiuti di Stato per evitare il deserto informativo?

Secondo il sottosegretario, poi, bisogna essere in grado di finanziarie il mondo dell’informazione, anche per “contrastare il News Desert“, il deserto informativo: “Rovescerei la narrazione: finanziare una buona informazione è molto migliore che censurare una cattiva informazione”.

La Commissione europea, ha detto Barachini, dovrebbe “lavorare e prendere in considerazione seriamente l’iter per semplificare le attuali procedure in materia di aiuti di Stato ai media dell’informazione“, perché i provvedimenti legislativi che l’Italia sta adottando “porteranno risorse importanti anche per l’assunzione di giovani professionisti nel settore dei media. Professionisti che possano lavorare all’innovazione del settore“.

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Pirateria. “Se il tuo contenuto è stato rubato, chi chiamerai?”, l’evento FAPAV a Roma il 7 ottobre

Se il tuo contenuto è stato rubato, chi chiamerai?
Esplorando i nuovi strumenti per la tutela dei contenuti audiovisivi

07 Ottobre 2025
Ore 17:30
Cinema Barberini – Sala 4
Roma

Lotta alla pirateria, Italia tra i Paesi più avanzati

L’Italia è uno dei Paesi più avanzati nella lotta alla pirateria audiovisiva. A seguito dell’approvazione da parte dell’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) delle modifiche al Regolamento sul Diritto d’Autore online, la piattaforma tecnologica unica Piracy Shield, inizialmente pensata per i soli eventi sportivi in diretta, è stata ufficialmente estesa anche a film e serie tv.

Questa mossa strategica ha rafforzato l’impegno italiano contro la diffusione illegale di contenuti protetti, un fenomeno che infligge danni stimati in miliardi di euro all’economia nazionale.

L’evento a Roma: “Se il tuo contenuto è stato rubato, chi chiamerai? Esplorando i nuovi strumenti per la tutela dei contenuti audiovisivi

In occasione del Mia Market 2025, per fare il punto sui risultati ottenuti e discutere le prospettive future di questa nuova era anti-pirateria, FAPAV (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali), in collaborazione con ANICA e MPA (Motion Picture Association), promuove a Roma, presso il Cinema Barberini, un incontro dal titolo: “Se il tuo contenuto è stato rubato, chi chiamerai? Esplorando i nuovi strumenti per la tutela dei contenuti audiovisivi”.

Un momento di riflessione, confronto e discussione, che vedrà partecipare i rappresentanti della magistratura, delle forze dell’ordine, delle istituzioni e delle aziende, per fare il punto su risultati ottenuti e prospettive future nel contrasto alla pirateria online.

Programma

Saluti istituzionali:
Alessandro Usai, Presidente di ANICA

Introduce e modera:
Federico Bagnoli Rossi, Presidente della FAPAV

Speakers:
Gianluca Boffa, Director Anti-Piracy and Judicial Authority, Services di Sky Italia
Massimo Proietti, Amministratore Delegato di Vision Distribution
Sunniva Hansson, Vice President, Head of Policy di MPA EMEA
Stefano Selli, Direttore Relazioni Istituzionali Italia di Mediaset
Andrea Occhipinti, Produttore, Lucky Red
Crescenzo Sciaraffa, Comandante Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza
Sergio Colaiocco, Procuratore Aggiunto Dipartimento Criminalità Informatica
Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica

Conclusioni:
Massimiliano Capitanio, Commissario AGCOM

Seguirà aperitivo
L’accesso all’evento e all’aperitivo è consentito agli accreditati MIA e prenotandosi a info@fapav.it fino a esaurimento posti

Pirateria audiovisiva, l’efficacia dei nuovi strumenti Agcom

Grazie alle recenti modifiche regolamentari, l’Autorità può ora disporre l’inibizione dell’accesso a siti che diffondono contenuti protetti in maniera illecita, inclusi film, serie e altri programmi audiovisivi, entro soli 30 minuti dalla segnalazione. L’azione avviene tramite il blocco dei DNS e dell’instradamento IP, un meccanismo che mira a disattivare in modo quasi istantaneo le fonti di streaming illegale.

Inizialmente focalizzata sul contrasto al “pezzotto” (l’accesso illecito a contenuti di TV a pagamento, in particolare partite di calcio e altri eventi sportivi), l’estensione di Piracy Shield a film e serie tv segna l’unificazione del fronte di battaglia, coinvolgendo l’intera industria audiovisiva, dal cinema allo sport.

L’evento mira a sottolineare l’importanza della cooperazione e dell’evoluzione tecnologica per mantenere un vantaggio sulla pirateria, i cui danni sono ingenti per l’industria italiana nel complesso (cinema, televisione e sport).

Danni miliardari all’industria audiovisiva e per l’intero Paese

Nel 2024, secondo gli ultimi dati FAPAV/Ipsos, si stimano circa 295 milioni di atti di pirateria compiuti con un danno economico complessivo stimato in oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro. Una spina nel fianco non solo per l’industria audiovisiva ma per l’intero Paese.

Considerando tutti i contenuti (film, serie/fiction e sport live), si stimano ripercussioni per l’economia italiana pari a circa 2,2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende, non soltanto dell’industria audiovisiva, che comportano una perdita di PIL pari a circa 904 milioni di euro.

A tutto questo va aggiunto un mancato introito per lo Stato pari a 407 milioni e una perdita occupazionale complessiva pari ad oltre 12 mila posti di lavoro.

Le azioni di repressione del fenomeno criminale

Questa sinergia tra legislazione, tecnologia e repressione (come dimostrano le recenti operazioni della Guardia di Finanza e della Polizia Postale) delinea un sistema di difesa del diritto d’autore più robusto e reattivo, proiettando l’Italia tra i Paesi all’avanguardia in Europa nella protezione dei contenuti audiovisivi digitali.

Di pochi giorni fa l’operazione della Polizia di Stato denominata “Gotha 2”, che ha fatto emergere circa il 70% dello streaming illegale nazionale, con diversi arresti a Catania, Siracusa, Roma, Brescia e in altri Paesi stranieri.
Smantellato, in pratica, una sorta di “vertice” dello streaming illegale in Italia, che coinvolgeva più di 900.000 utenti, per un danno stimato per l’industria audiovisiva nazionale di oltre 30 milioni di euro al mese.

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L’attrice creata con l’AI pronta a rubare il lavoro a quelle reali

Chi è Tilly Norwood? Una vera attrice o no? Come è stata creata?

Tilly Norwood è una figura che ha scosso le fondamenta di Hollywood e un po’ tutto il mondo del cinema, ma non esiste in realtà: è la prima attrice interamente generata dall’Intelligenza Artificiale (AI). Non si tratta di una persona “vera”, ma di un personaggio virtuale iperrealistico, creato utilizzando una serie di strumenti di generazione di video, voce e animazione.

La sua creazione è opera di Xicoia, uno studio di talenti basato sull’AI e una divisione della società di produzione Particle6, entrambe fondate dall’attrice, comica e tecnologa olandese Eline Van der Velden. Secondo i suoi creatori, Tilly Norwood è stata realizzata e addestrata utilizzando dieci diversi strumenti di intelligenza artificiale per poter offrire “sfumature, emozione e coerenza” ed essere pronta all’ingaggio e disponibile su richiesta come qualsiasi attore umano.

Tilly Norwood è stata presentata per la prima volta al pubblico in uno sketch comico interamente generato dall’AI intitolato AI Commissioner e ha fatto il suo debutto ufficiale per gli addetti ai lavori in occasione dello Zurich Summit, tenutosi a margine dello Zurich Film Festival nel settembre 2025.

Facciamo attenzione a questo punto, l’attrice generata dall’AI di cui tanto si sta parlando, al momento l’abbiamo vista alla prova solamente in un brevissimo video.
Per tutto il resto vale sempre il detto: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
Un mare di cose da fare, di lavoro e di investimenti. Un mare che prenderà forma solo ed esclusivamente se gli spettatori lo vorranno, cioè noi.

L’attrice che fa paura a Hollywood

L’introduzione di questa “attrice che non esiste” ha provocato un immediato allarme nell’industria cinematografica di Hollywood. Il motivo principale è il fatto che Norwood sia stata concepita non come un semplice espediente tecnico, ma come una potenziale star del cinema destinata a competere con attori in carne e ossa.

L’allarme è cresciuto in seguito alla rivelazione, da parte di Eline Van der Velden, che diverse agenzie di talenti di Hollywood erano in trattativa per rappresentare l’attrice virtuale.
Sebbene Xicoia la presenti come un “lavoro creativo” e uno “strumento nuovo”, la prospettiva che un’attrice non umana possa essere “scritturata” in un mercato tradizionalmente riservato agli attori reali ha generato sgomento e concreta preoccupazione.

Crediamo che la prossima generazione di icone culturali sarà sintetica: star che non si stancano mai, non invecchiano mai e sanno interagire con i fan. Ma proprio come nelle migliori case di produzione, la chiave non è la tecnologia, ma la narrazione e le persone dietro quelle storie“, ha dichiarato Eline Van der Velden spiegando che cos’è Xicoia. 

Attrice sintetica e minaccia ai posti di lavoro, ma soluzione ideale per i produttori

Molti attori, alcuni dei quali di spicco come Emily Blunt e Melissa Barrera, hanno espresso pubblicamente il loro sdegno, vedendo in Tilly Norwood una potenziale minaccia diretta al proprio lavoro e alla professione in generale, specialmente alla luce del recente sciopero SAG-AFTRA che ha avuto tra le sue richieste proprio la regolamentazione dell’IA.

Per alcuni, questa tipologia di attore/attrice rappresenta il “prototipo ideale” di interprete per l’establishment di Hollywood: un’attrice che non ha un ego, non invecchia, non richiede un salario elevato e può essere completamente malleabile alle esigenze di registi e produttori.

Van der Velden ha anche accennato a considerazioni economiche, suggerendo che l’AI possa ridurre i costi di produzione e i vincoli di budget, sottolineando anche in maniera provocatoria che “siamo agli albori di una nuova categoria: la proprietà intellettuale delle celebrità basata sull’intelligenza artificiale. La missione di Xicoia è plasmarla, farla propria e stabilire lo standard creativo. Proprio come il XX secolo è stato caratterizzato dall’ascesa di star del cinema e icone pop, crediamo che il XXI secolo sarà caratterizzato dal talento sintetico“. 

Poi sul talento sintetico ci sarebbe da scrivere un fiume di parole. Veramente vogliamo vedere sullo schermo attori/attrici perfetti/e, denti bianchissimi, pelle diafana, occhi di tutti i colori, capelli soffici e fluenti, con zero capacità recitativa? Non bastano gli algoritmi, la bellezza e la seduzione degli esseri umani sta anche se non soprattutto nell’imperfezione.

Che ne sarà del cinema al tempo dell’AI?

Non ultime, sono state sollevate anche preoccupazioni etiche sul fatto che la creazione del volto di Tilly Norwood possa aver utilizzato come base le fattezze di centinaia di attrici reali (o magari persone comuni), senza riconoscerne il lavoro o un giusto corrispettivo.

L’emergere di questo fenomeno (probabilmente siamo solo agli albori di un nuovo mondo cinematografico) costringe l’industria a un ripensamento profondo sul futuro della creatività, dell’identità, del lavoro nell’intrattenimento e dei diritti correlati.
Rimanendo solo nel settore cinematografico e audiovisivo, a questo punto, quando guardiamo all’AI, vediamo solo un semplice strumento di “effetti speciali”, o una potenziale sostituta di talenti umani sullo schermo?

Siamo decisamente ancora ad un livello più di marketing che di produzione effettiva (quanta pubblicità gratuita stiamo facendo alla signora Eline Van der Velden?), ma a seconda di come risponderemo a questa domanda davanti a noi avremo solo due strade, è solo una questione di tempo.

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Bonus cultura di 100 euro per i libri, come si ottiene sull’App IO

100 euro per acquistare i libri con la Carta della Cultura

La Carta della Cultura è un contributo economico da 100 euro all’anno, destinato all’acquisto di libri, sia cartacei sia digitali (purché con codice ISBN). Si potrà richiedere solo tramite App IO.

Dal 1° ottobre 2025 sarà possibile presentare domanda per ottenere la carta, che riguarda le annualità comprese tra il 2020 e il 2024, quindi recuperando i contributi degli anni passati è possibile accumulare fino a 500 euro.

L’iniziativa è stata voluta dal Ministero della Cultura (Mic), realizzata tramite il Centro per il libro e la lettura, con la gestione tecnica affidata a PagoPA, CONSAP e Sogei.

L’obiettivo primario è contrastare la povertà educativa e culturale e favorire l’accesso alla lettura.

Come richiedere la Carta della Cultura tramite App IO

La procedura, come spiegato sul sito del ministero, è interamente digitale e passa esclusivamente dall’App IO, la piattaforma dei servizi pubblici gestita da PagoPA. Per accedere è necessario autenticarsi con SPID o Carta d’identità elettronica (CIE).

Ecco i passaggi principali:

  1. Accedere all’App IO con SPID o CIE.
  2. Presentare la richiesta indicando l’annualità di riferimento.
  3. Attendere la pubblicazione della graduatoria.
  4. Ricevere l’esito della domanda direttamente in app.
  5. In caso positivo, la Carta verrà caricata nella sezione “Portafoglio” di IO.

A chi è rivolta

La Carta è destinata ai nuclei familiari italiani o stranieri residenti in Italia con un ISEE inferiore a 15mila euro. Ogni famiglia può riceverne soltanto una, indipendentemente dal numero di componenti.

Le graduatorie verranno stilate separatamente per ciascuna annualità, seguendo due criteri:

  • l’ISEE più basso ha priorità;
  • a parità di valore, conta l’ordine cronologico di presentazione della domanda, fino a esaurimento fondi.

I controlli sui requisiti minimi di ogni richiedente che ha fatto domanda saranno effettuati dall’Inps e dall’Agenzia delle Entrate.

Come e dove utilizzare la Carta della Cultura

Chi ottiene il beneficio ha 12 mesi di tempo dal rilascio per utilizzare i 100 euro disponibili. L’importo può essere speso esclusivamente in librerie, negozi fisici o piattaforme convenzionate, per l’acquisto di libri cartacei e digitali con codice ISBN. L’elenco aggiornato dei punti vendita sarà disponibile su una piattaforma dedicata.

Tutti i dettagli ufficiali saranno pubblicati a partire dal 1° ottobre direttamente in App IO, sul portale ioapp.it, e sui siti del Ministero della Cultura e del Centro per il libro e la lettura.

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Streaming illegale, smantellato giro d’affari in Italia da 10 milioni di euro al mese

“Operazione Gotha 2”: sgominata organizzazione dello streaming illegale

Un nuovo colpo alla pirateria audiovisiva in Italia e lo streaming illegale. All’esito di una complessa investigazione coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di otto persone, alcune residenti all’estero, accusate di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla diffusione illecita di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica.

Gli indagati, arrestati tra Catania, Siracusa, Roma, Brescia e diversi Paesi stranieri, sono ritenuti dalle autorità come una sorta di “vertice” dello streaming illegale in Italia.

Duilio (Sky): “È la prova dell’efficacia dei nuovi strumenti investigativi

Questa nuova operazione portata a termine dalla Procura Distrettuale di Catania e dalla Polizia di Stato rappresenta un ulteriore duro colpo alla pirateria e alle organizzazioni criminali che la alimentano. È la prova dell’efficacia dei nuovi strumenti investigativi e dell’impegno costante con cui si sta combattendo questo grave fenomeno. La frequenza e i risultati delle azioni delle forze dell’ordine segnano un passo decisivo nella tutela della legalità e nella protezione di migliaia di posti di lavoro”, ha dichiarato Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Per la prima volta in Italia, emesse misure cautelari contro i pirati

Si tratta di un’operazione di straordinaria importanza perché per la prima volta in Italia sono state emesse delle misure cautelari nei confronti di persone che ricoprivano ruoli apicali nella diffusione illecita di contenuti audiovisivi attraverso lo streaming. Alla Procura Distrettuale di Catania, al GIP del Tribunale e alle Forze dell’Ordine va il nostro plauso, come FAPAV, per l’incessante lavoro compiuto per abbattere un fenomeno che non solo danneggia le industrie audiovisive e culturali del nostro Paese ma l’intero sistema economico ed occupazionale”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

L’operazione di Catania, prosieguo della già nota e importante operazione Gotha, dimostra che la distribuzione e fruizione di contenuti illegali è un reato che viene perseguito tenacemente dalle Forze dell’Ordine. L’impianto normativo italiano, infatti, offre strumenti diversificati per il contrasto al fenomeno – ha aggiunto Bagnoli Rossi – ed è tra i più evoluti d’Europa consentendo di agire sinergicamente per la promozione della legalità”,

Dall’operazione “Gotha” del 2022 a “Gotha 2”

L’indagine nasce come sviluppo della maxi-operazione “Gotha” del 2022, che aveva portato a oltre 70 perquisizioni in tutta Italia. Fondamentale in questa nuova fase l’apporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Catania, sotto il coordinamento del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica di Roma.

Grazie all’analisi di dispositivi sequestrati – computer, smartphone e server – e a un monitoraggio approfondito dei flussi finanziari, gli investigatori hanno ricostruito la struttura dell’associazione criminale: un’organizzazione gerarchica con ruoli distinti e precisi (capo, vice capo, master, admin, tecnico, reseller), attiva sia in Italia che all’estero.

Una centrale dello streaming illegale

Secondo l’accusa, l’obiettivo del sodalizio era la diffusione di palinsesti live e contenuti on demand protetti da diritti televisivi di colossi come Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime Video e Netflix. Il sistema si basava su un’infrastruttura di IPTV illegali con marchi che “richiamavano” piattaforme legittime: “NOWTV”, “UNITY”, “PLAYTV”, “PLATINUM”, “M&S”, “ENJOY”, “MOMY”, “HERMES”, “LUCKYSTREAMING”, “SKYNET” e “GOLDRAKE”.

L’organizzazione stabiliva direttamente i prezzi degli abbonamenti, le modalità di distribuzione e perfino la sospensione dei servizi. Per garantire la continuità delle attività illecite, i vertici facevano affidamento su server noleggiati presso società di hosting estere, gestiti da affiliati con elevate competenze informatiche.

Per sfuggire alle indagini, gli indagati utilizzavano applicazioni di messaggistica crittografata, identità fittizie e documenti falsi. Questi venivano impiegati per intestare utenze telefoniche, carte di credito, abbonamenti televisivi e noleggiare server.
Ai reseller sparsi su tutto il territorio nazionale veniva imposto un rigido catalogo di regole per ridurre i rischi di intercettazione e inquinare le prove.

Profitti milionari, danni enormi all’industria audiovisiva nazionale

Le cifre confermano la portata del fenomeno. Nei soli mesi monitorati durante le indagini, i guadagni illeciti accertati su base indiziaria hanno superato i 10 milioni di euro. Ma il danno stimato per l’industria audiovisiva sarebbe molto più alto: oltre 30 milioni di euro al mese.
Secondo gli inquirenti, l’operazione ha fatto emergere circa il 70% dello streaming illegale nazionale, che coinvolgeva più di 900.000 utenti.

L’“Operazione Gotha 2” conferma come lo streaming illegale non sia più un fenomeno marginale, ma un vero e proprio mercato criminale parallelo che si muove con regole proprie, strutture organizzate e profitti enormi. Un settore che, se non contrastato, rischia di mettere in ginocchio l’intero comparto audiovisivo italiano ed europeo.

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Audiradio, pubblicati i dati dei primi mesi del 2025. Ecco la classifica

Pubblicati i dati Audiradio relativi al primo semestre 2025 (periodo 28 gennaio – 23 giugno) del mercato radiofonico italiano. I numeri fotografano un panorama con oltre 44 milioni di ascoltatori giornalieri, a dimostrazione di come la radio resti un punto di riferimento centrale nell’offerta di informazione, intrattenimento e musica.

La classifica delle emittenti nazionali evidenzia il dominio delle grandi reti generaliste e musicali, con RTL 102.5, Radio Italia e RDS ai primi tre posti, seguite da Radio 105 e Radio Deejay.

Ecco la classifica nazionale delle principali emittenti radiofoniche italiane nel primo semestre 2025 (28 gennaio – 23 giugno 2025). I dati si riferiscono agli ascoltatori nel giorno medio (stime in migliaia):

Classifica Top 15 Radio Nazionali (Giorno Medio)

  1. RTL 102.5 – 16.990.000 ascoltatori
  2. Radio Italia SoloMusicaItaliana – 15.924.000
  3. RDS 100% Grandi Successi – 14.752.000
  4. Radio 105 – 13.506.000
  5. Radio Deejay – 12.748.000
  6. Radio Kiss Kiss – 9.954.000
  7. R101 – 9.833.000
  8. Rai Radio 1 – 7.474.000
  9. Virgin Radio – 7.408.000
  10. Rai Radio 2 – 6.871.000
  11. RMC – Radio Monte Carlo – 6.047.000
  12. Radio 24 – Il Sole 24 Ore – 5.501.000
  13. Radio Capital – 5.216.000
  14. Radiofreccia – 4.010.000
  15. Radio Zeta – 3.849.000

Totale mercato

  • Popolazione considerata: 52.359.000
  • Totale ascoltatori radio: 44.479.000 al giorno medio

Il plauso di Agcom

“L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni esprime apprezzamento per la pubblicazione dei dati dell’indagine Audiradio sulla rilevazione ufficiale dell’ascolto delle emittenti radiofoniche pubbliche e private, nazionali e locali, relative al primo semestre 2025“, ha dichiarato l’Autorità attraverso un comunicato. “Si tratta della prima indagine di dati di ascolto realizzata dalla nuova Audiradio, Joint Industry Committee (JIC), la cui costituzione è stata fortemente auspicata dall’Autorità, per garantire una misurazione trasparente, metodologicamente corretta e attendibile della diffusione del mezzo radiofonico. Nel solco delle prescrizioni formulate dall’Autorità (delibera n. 202/23/CONS), l’indagine segna un ulteriore importante passo nella realizzazione dei sistemi di misurazione delle audience, contribuendo così ad un’efficace tutela del pluralismo e della concorrenza“, ha concluso.

Per approfondire

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Alle origini del concetto di privacy

È ironico che le origini della privacy siano avvolte nel pettegolezzo: se è stato smentito che The right to privacy abbia visto la luce dopo che Samuel Warren, uno degli autori, si era indispettito per gli articoli di giornali sul matrimonio della figlia, è pur vero che la stampa si occupava di frequente dei dinner party frequentati dalla signora Warren, e pare peraltro che il giurista avesse interesse a tener nascosta da occhi indiscreti l’omosessualità del fratello [1].

La privacy non esiste?

Il tema continua tutt’ora ad essere avvezzo al paradosso: mai come oggi la privacy è stata così attenzionata, nelle sue molteplici declinazioni, da norme, giurisprudenza, dottrina e soft law, eppure sempre più a gran voce la vox populi lamenta che “la privacy non esiste” [2] (non senza far storcere il naso a tecnici, giuristi e attivisti [3]) e, a dire il vero, qualche utente si sarebbe detto disposto a scambiare la propria cronologia di navigazione per un Big Mac [4].

Se alla fine del diciannovesimo secolo a preoccupare gli autori di The right to privacy erano soprattutto i quotidiani e la stampa fotografica, oggi i media ed i canali di diffusione hanno attraversato trasformazioni profonde, convergendo in un ecosistema informativo vasto ed intricato, che ha reso le esigenze di tutela dei dati degli interessati sempre più impellenti.

Tutela effettiva del diritto alla privacy nell’ecosistema informativo online

La presente trattazione intende prendere le mosse dal rapporto tra società dell’informazione e tutela dei dati personali, per poi restringere il campo sul minimo comune denominatore o leitmotiv delle molteplici nozioni di privacy espresse dalle fonti.

Con queste dovute premesse, prendendo a riferimento alcuni casi esemplificativi di diffusione delle informazioni online, ci si è domandati se il diritto alla privacy – nei suoi contenuti più essenziali – possa essere fatto effettivamente valere e se sia pertanto in grado di trovare tutela sostanziale nel panorama odierno.

“The right to privacy”: agli albori del concetto di privacy secondo Warren e Brandeis

Sebbene il concetto di privacy di certo non nacque dal nulla[5], la sua prima formalizzazione, nella monografia The right to privacy di Warren e Brandeis, fu influenzata in modo decisivo da un’aumentata e facilitata disponibilità dei mezzi di diffusione delle informazioni dell’epoca.

Lo scritto in questione uscì nell’Harvard Law Review nel 1890. In tale contesto storico-culturale, la lettura dei quotidiani non poteva ancora dirsi un passatempo trasversale e invalso in tutti i segmenti demografici, tuttavia già da qualche decennio i giornali erano diventati molto più economici e accessibili[6]: la prima pubblicazione del Sun di Benjamin Day, nel 1833, diede il via al fenomeno della stampa economica, la c.d. Penny Press. Il quotidiano fondato da Day costava un penny (a fronte degli usuali 6 cents) e la sua massima diffusione era assicurata dai newsboy che lo vendevano agli angoli della strada.

Fake news, yellow journalism e il loro impatto sull’informazione

Alla fine dell’Ottocento, fece capolino anche quella tipologia di stampa che oggi chiameremmo fake news e allora era nota come yellow journalism [7]. I suoi pionieri, William Randolph Hearst – l’uomo che ispirò il Citizen Kane di Orson Wells – e – ironicamente – Joseph Pulitzer, dalle rispettive headlines si facevano la guerra a colpi di notizie salaci, sensazionaliste e non verificate, e con le loro pratiche furono accusati, tra l’altro, di aver fomentato la guerra ispano-americana del 1898 e, tre anni dopo, l’assassinio del candidato alla presidenza William McKinley.

Non era solo grazie alla stampa, peraltro, che le informazioni avevano iniziato a circolare così rapidamente ed estensivamente. Lo si doveva anche al contemporaneo evolversi dei sistemi di comunicazione: la posta moderna, il telegrafo elettrico di Morse e quello senza fili di Marconi, i cavi marini che iniziavano a collegare stati e continenti.

Le prime controversie sulla privacy delle immagini

E, a proposito di nuove tecnologie, è interessante notare come in The right to privacy si menzioni espressamente la fotografia istantanea. Invero l’avvento della fotocamera portatile e delle varie tecniche di stampa fotografiche avevano reso possibile, per la prima volta, non solo raccogliere, pressoché in tempo reale, ritratti personali ma anche riprodurli con relativa facilità.

Si noti, a onor del vero, che almeno in quel periodo storico non erano i quotidiani a creare i maggiori problemi con riguardo all’indebita diffusione di fotografie[8], bensì le pratiche commerciali dei fotografi stessi. I processi e materiali erano delicati e costosi, e non era pertanto infrequente che i fotografi tentassero di massimizzare i profitti riutilizzando le immagini.

In una delle prime cause sul tema, la denunciante Mrs Pollard lamentava come lo studio fotografico al quale si era rivolta per un ritratto avesse poi riutilizzato la sua foto in un biglietto di auguri di Natale per trarne ulteriori profitti; le fu data ragione[9]. Non molto tempo dopo, Abigail Roberson scoprì che la propria faccia era stata riprodotta su 25.000 poster pubblicitari della farina Franklin Mills prodotti dalla Rochester Folding Box[10]. Il caso Roberson v. Rochester Folding Box Co scatenò il deciso sdegno dell’opinione pubblica quando il giudice Alton Parker si pronunciò a sfavore della denunciante[11].

Già nel 1870, i clienti del fotografo di Montreal William Notman si preoccupavano di prendere accorgimenti per limitare la diffusione delle loro immagini, anche mediante annotazioni sulle stesse (“None to be sold except to the family”)[12] , dimostrando sin da allora la volontà di esercitare una qualche forma di controllo sulle proprie informazioni.

“Right to be let alone”: la visione pionerica di Warren e Brandeis

È questo, dunque, il contesto del quale Samuel Warren e Louis Brandeis nel 1890 si dicono preoccupati e, preso atto del quale, auspicano il riconoscimento giuridico di una forma di tutela del diritto alla privacy.

Recent inventions and business methods call attention to the next step which must be taken for the protection of the person, and for securing to the individual what Judge Cooley calls the right “to be let alone”. Instantaneous photographs and newspaper enterprise have invaded the sacred precincts of private and domestic life; and numerous mechanical devices threaten to make good the prediction that “what is whispered in the closet shall be proclaimed from the house-tops.”

For years there has been a feeling that the law must afford some remedy for the unauthorized circulation of portraits of private persons; and the evil of invasion of privacy by the newspapers, long keenly felt, has been but recently discussed by an able writer. The alleged facts of a somewhat notorious case brought before an inferior tribunal in New York a few months ago, directly involved the consideration of the right of circulating portraits; and the question whether our law will recognize and protect the right to privacy in this and in other respects must soon come before our courts for consideration [13].

Al netto di ogni considerazione sulla specificità del right to be let alone [14] di Warren e Brandeis – un diritto che non avrebbe potuto che essere figlio del proprio tempo e del proprio ordinamento, e che le corti avrebbero presto correlato allo ius excludendi del Quarto emendamento – in questa vicenda e nelle sue premesse storico-culturali sembra già intravedersi il nocciolo duro di un concetto di privacy più ampio, complesso e differenziato, del quale si sarebbe fatto presto portavoce, tra gli altri, anche l’Europa.

Il contesto storico e culturale che ha dato origine al concetto di privacy delineato da Warren e Brandeis ci offre interessanti spunti di riflessione sull’evoluzione di questo diritto fondamentale. Ma come si è evoluto nel tempo il concetto stesso di privacy? Per approfondire questi aspetti, vi invitiamo a leggere il prossimo articolo dedicato a “Il concetto di privacy: variazioni e leitmotiv”.

Per un’analisi approfondita di queste tematiche e per scoprire come il diritto alla privacy si confronti con le sfide digitali contemporanee, scarica il documento integrale “Sovraesposizione e controllo sui dati personali nell’ecosistema informativo online” realizzato da Marta Zeroni.

Note bibliografiche

[1] CITRON D.K., The Roots of Sexual Privacy in The Columbia Journal of Law, 42, 2019, p. 385

[2] Tra gli altri, si veda: FRIEDMAN T.L., Four Words Going Bye-Bye (The New York Times). Ultimo accesso il 23 febbraio 2024; MORGAN J., Privacy Is Completely And Utterly Dead, And We Killed It (Forbes). Ultimo accesso il 23 febbraio 2024.

[3] Tra gli altri, si veda: BRACY J., I Don’t Know Which Will Go First—Rock ‘n Roll or Privacy (IAPP). Ultimo accesso il 23 febbraio 2024; SELINGER E., HARTZOG W., Stop Saying Privacy Is Dead (Medium). Ultimo accesso il 23 febbraio 2024.

[4]CARRASCAL J.P., RIEDERER C., ERRAMILLI V., et al., Your browsing behavior for a big mac: economics of personal information online in Proceedings of the 22nd international conference on World Wide Web, 2023, pp. 189–200.

[5] Per un primissimo ed embrionale esempio di privacy, si pensi al concetto di oikos (οἶκος) elaborato da Aristotele: uno spazio tendenzialmente coincidente con la casa-edificio ma anche, di frequente, con la sfera famigliare, rituale e privata, in contrapposizione alla dimensione pubblica della polis (πόλις). Sul concetto di “privato ateniese”: FERRUCCI S., L’oikos nelle leggi della polis. Il privato ateniese tra diritto e società in Etica & Politica / Ethics & Politics, IX, 2007, 1, pp. 135-154.

[6] MCNAMARA R., Penny Press: Cutting the Price of Newspapers to a Penny Was a Startling Innovation (ThoughtCo.). Utimo accesso il 27 gennaio 2024.

[7] DARNTON R., The True History of Fake News (The New York Review. Ultimo accesso il 27 gennaio 2024; SAMUEL A., To Fix Fake News Look To Yellow Journalism (JStor Daily

[8] La prima fotografia all’interno di un articolo di giornale comparve nel 1848, sul periodico francese L’Illustration. Si trattava dell’immagine panoramica di una strada di Parigi dopo alcuni disordini popolari. La Barricade de la rue Saint-Maur-Popincourt après l’attaque par les troupes du général Lamoricière, le lundi 26 juin 1848 (Musée d’Orsay). Ultimo accesso il 27 gennaio 2024.

[9] Pollard v. Photographic Co., 40 Ch. Div. 345 (1888).

[10] Roberson v. Rochester Folding Box Co., 64 N.E. 442 (1902)

[11] BANNER S., Who Owns Your Face? (Harvard University Press) <www.harvardpress.typepad .com/hup_publicity/2011/08/who-owns-your-face.html> ultimo accesso il 27 gennaio 2024. Peraltro, poco dopo il caso, il Giudice Parker si ritrovò a scontare il contrappasso di tale decisione: “In 1904 Alton Parker resigned from the Court of Appeals to run for president as the Democratic candidate.

During the campaign he and his family were so besieged by photographers that Parker declared: “I reserve the right to put my hands in my pockets and assume comfortable attitudes without being everlastingly afraid that I shall be snapped by some fllow with a camera.” Roberson promptly wrote a letter to Parker—which she released to the press—reminding him “that you have no such right as that which you assert.”

If Roberson could not object to the use of her picture on flour advertisements, she asked, on what ground could Parker complain about news photographers? “I am forced to the conclusion,” she needled, “that this incident well illustrates the truth of the old saying that it makes a lot of difference whose ox is gored.” The story was front page news. Parker lost in a landslide to Theodore Roosevelt and never held public office again”.

[12] PARSONS S., NICHOLAS V., Victorian Facebooks: Privacy Concerns at William Notman’s Studio in History of Photography, 46, 2022, pp. 227-242. L’annotazione a cui si fa riferimento è presente sul ritratto fotografico di Miss Molson (William Notman, 1874).

[13] WARREN S., L. BRANDEIS, The Right to Privacy (Harvard Law Revies | MIT CSAIL). Ultimo accesso il 27 gennaio 2024.

[14] L’espressione utilizzata da Warren e Brandeis riprende quasi letteralmente quella del giudice Thomas Cooley (right to be alone) nel suo Treatise on the Law of Torts del 1879.

Profilo Autore

Consulente Privacy e IT Law, auditor, Data Protection Officer e formatrice in materia di protezione dei dati personali e società digitale. Laureata magistrale in giurisprudenza all’Università degli Studi di Padova, con perfezionamento in criminalità informatica e investigazioni digitali alla Statale di Milano e master di secondo livello in Informatica Giuridica presso La Sapienza di Roma.

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Bagnoli Rossi (FAPAV): “A Cagliari smantellato sistema criminale finalizzato all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro”

L’operazione contro lo streaming illegale di contenuti televisivi protetti dal diritto d’autore, avviata dalla Guardia di finanza di Cagliari in diverse regioni d’Italia, ha permesso di portare e termine decine di perquisizioni e sequestri.

Il Comando Provinciale delle Fiamme Gialle ha scoperto un sistema ramificato di atti illeciti che coinvolge fornitori di contenuti, reti di distribuzione e server. Per la FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimedialisi è trattato di un’iniziativa di rilevante importanza strategica, dato che le prime evidenze suggeriscono che la struttura criminale operi su scala transnazionale; le attività investigative stanno proseguendo per la ricostruzione dell’intera filiera e l’acquisizione di ulteriori fonti di prova, con il coinvolgimento delle Autorità statunitensi e dei Paesi Bassi.

“L’operazione della Guardia di Finanza di Cagliari ha sferrato un altro duro colpo alla pirateria audiovisiva svelando un sistema rodato, finalizzato ad utilizzare i proventi ottenuti illegalmente per finanziare l’evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro”, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV.

Il nostro plauso va all’incessante lavoro che le Forze dell’ordine compiono ogni giorno per contrastare il fenomeno della pirateria audiovisiva, che non solo danneggia l’industria culturale e la creatività italiana ma mette in serio pericolo la sicurezza e la privacy degli utenti che utilizzano piattaforme pirata”.

Sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza sequestri e perquisizioni in diverse regioni italiane (Sardegna, Puglia, Lombardia e Sicilia) e al momento sono dieci gli indagati per violazione del diritto d’autore a seguito della vendita di pacchetti di abbonamenti illegali a piattaforme streaming (a 50-60 euro l’anno) senza alcuna autorizzazione da parte dei titolari dei diritti.

“Nel 2024, secondo gli ultimi dati FAPAV/Ipsos, si stimano circa 295 milioni di atti di pirateria compiuti con un danno economico complessivo stimato in oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro. Una spina nel fianco non solo per l’industria audiovisiva – ha ricordato Bagnoli Rossi – ma per l’intero Paese: considerando tutti i contenuti (film, serie/fiction e sport live) si stimano ripercussioni per l’economia italiana pari a circa 2,2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende, non soltanto dell’industria audiovisiva, che comportano una perdita di PIL pari a circa 904 milioni di euro, un mancato introito per lo Stato pari a 407 milioni e una perdita occupazionale complessiva pari ad oltre 12 mila posti di lavoro, tutti valori in aumento rispetto al 2023. Ancora una volta, dunque, colgo l’occasione per sottolineare che è assolutamente cruciale la cooperazione e la sinergia tra le azioni delle Forze dell’Ordine, della Magistratura e delle Istituzioni.”

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Pirateria. Da Cagliari operazione internazionale di contrasto allo streaming illegale di film, partite e serie tv

Operazione antipirateria della Guardia di Finanza in Sardegna, Lombardia, Puglia e Sicilia, con ramificazioni in USA e Olanda

Si fa sempre più serrata in Italia e non solo la lotta alla pirateria audiovisiva. Da Cagliari è partita un’operazione internazionale di contrasto alla diffusione illegali di film, serie TV e eventi sportivi in diretta e di tutela del diritto d’autore, condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza del capoluogo sardo.

In questi giorni sono in corso sequestri e perquisizioni in diverse regioni italiane (Sardegna, Puglia, Lombardia e Sicilia) e al momento sono dieci gli indagati per violazione del diritto d’autore a seguito della vendita di pacchetti di abbonamenti illegali a piattaforme streaming senza alcuna autorizzazione da parte dei titolari dei diritti.

La rete criminale, però, va ben oltre la Sardegna e l’Italia, con ramificazioni che sembrano portare all’Olanda e agli Stati Uniti, con il diretto coinvolgimento operativo delle Autorità locali.

L’operazione “rappresenta un tassello fondamentale nella lotta contro la pirateria audiovisiva. La forte sinergia tra la Procura della Repubblica cagliaritana e le Fiamme gialle permette, da una parte, di smantellare le organizzazioni criminali che operano in questo settore, dall’altra, di sanzionare penalmente e amministrativamente tutti i potenziali acquirenti in fase di identificazione”, si legge in una nota diffusa dal Comando della Guardia di finanza di Cagliari.

Pirateria, Andrea Duilio (AD di Sky Italia): “Individuare e sanzionare gli utenti pirata è il modo più efficace per tutelare chi sceglie la legalità”

Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Cagliari per l’importante operazione antipirateria che sta conducendo in diverse regioni italiane. Contrastare su larga scala le organizzazioni criminali e individuare e sanzionare gli utenti pirata è il modo più efficace per tutelare concretamente chi sceglie la legalità”, ha dichiarato Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia.

Indagati in dieci, perquisizioni e sequestri in abitazioni e uffici

Questa mattina sono scattate perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di tre dei dieci indagati a Golasecca in provincia di Varese, a Brindisi in Puglia, a Favara e Aragona in Sicilia. All’interno delle abitazioni è stato sequestrato materiale informatico e le chiavette e i decoder modificati per decodificare il segnale dei canali a pagamento.

Nove degli indagati vendevano i pacchetti di abbonamento a 50-60 euro l’anno. Il sardo titolare di una pizzeria dell’hinterland, da cui è partita l’indagine, è solo un utilizzatore.

L’indagine potrebbe ora estendersi anche agli utilizzatori finali, fanno sapere dalla Guardia di Finanza, che analizzerà i flussi dei conti correnti degli indagati per individuare chi ha pagato gli abbonamenti, sotto i riflettori finiranno anche le chat sui social, su Telegram e Whatsapp.

I Finanzieri del 2° Nucleo Operativo Metropolitano, coordinati dal Gruppo Cagliari, durante un controllo amministrativo operato in un esercizio pubblico dell’hinterland del capoluogo, avevano inizialmente rilevato la proiezione abusiva di contenuti pay per view attraverso l’utilizzo di apparecchi illegali che consentono di accedere a centinaia di contenuti multimediali (film, serie tv ed eventi sportivi in diretta).

Si intensifica la lotta alla pirateria nel nostro Paese

Gli accertamenti preliminari hanno poi permesso di ricostruire un sistema ramificato, identificando una serie di soggetti coinvolti lungo la filiera della pirateria, inclusi fornitori di contenuti, reti di distribuzione e server.

Recentemente, Dazn, in collaborazione con l’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE), è riuscita a far chiudere CALCIO, una delle più grandi piattaforme di streaming illegale al mondo, su accedevano solo dall’Italia più di 6 milioni di utenti al mese.

In Italia, da agosto, lo scudo antipirateria Piracy Shield, uno dei più efficaci ed avanzati al mondo, è stato esteso anche a prime cinematografiche, nuove serie tv e musica live, rendendo l’azione di tutela del diritto d’autore più forte e tempestiva.

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