DDL Abodi, rapporto dello Studio Frasi sulla revisione dei diritti Tv: possibili scenari. Anteprima per Key4Biz

Lo Studio Frasi sta analizzando i possibili scenari conseguenti all’attuazione del DDL Abodi sulla revisione dei diritti audiovisivi, Key4biz riporta alcuni brani del rapporto in esclusiva.

Il Disegno di legge – Delega al Governo per la revisione dei diritti audiovisivi, digitali e accessori, connessi agli eventi sportivi e ai relativi contenuti, nell’ambito di uno sviluppo innovativo dell’impiantistica sportiva prevede che la “ripartizione di una quota delle risorse economiche e finanziarie assicurate dal mercato dei diritti audiovisivi, dei diritti digitali e dei diritti accessori sul mercato nazionale e sul mercato internazionale” della Serie A non avverrà più attraverso l’uso di dati d’ascolto, più o meno riequilibrati da un algoritmo. Quale scenario potrebbe derivare dall’approvazione di questo disegno di legge predisposto da Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani del Governo Meloni?

DAZN esce dalla rilevazione degli ascolti

DAZN è stata obbligata dalle leggi italiane e da una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), ad accettare la rilevazione dei propri ascolti da parte di un soggetto terzo, una Joint Industry Committee (JIC). All’epoca della delibera Agcom, soltanto Auditel possedeva caratteristiche e competenze in grado di rilevare gli ascolti di DAZN.

A marzo di questo 2025 il Presidente di Auditel, Lorenzo Sassoli de Bianchi, annuncia che a partire dal campionato di Serie A 2025-26 i dati d’ascolto di DAZN saranno distribuiti da Audicom. Il Presidente di Audicom (e di UPA) Marco Travaglia annuncia che Audicom (che si dà il compito di rilevare le piattaforme in streaming Netflix, Prime Video etc.) sarà operativa da maggio 2025. Al momento Audicom non ha trovato alcun accordo con le piattaforme che non intendono accettare l’SDK predisposto da Auditel/Audicom per rilevare le loro audience.

  • Liberata dal vincolo di legge che la obbligava a farsi rilevare da una JIC al fine di consentire la ripartizione dell’8% dei diritti in base ad ascolti certificati e di terza parte, con ogni probabilità DAZN non avrà motivo di sottoporsi a rilevazione e si unirà quindi alla prassi di tutte le altre piattaforme in streaming che operano in Italia.

Nel corso della stagione 2024-2025, così come avverrà anche nella stagione appena iniziata, Amazon Prime Video ha trasmesso in esclusiva le migliori partite di Champions del mercoledì ed ha venduto e raccolto inserzioni pubblicitarie senza produrre ascolti certificati da terze parti.

La pubblicità

La concessionaria di pubblicità di DAZN per la Serie A è Digitalia ‘08 (Mediaset) che attribuisce alla piattaforma un minimo garantito. Nel caso DAZN rinunciasse alla rilevazione, Digitalia ‘08 garantirebbe comunque il minimo? Se non lo facesse o non si trovasse un accordo economico, DAZN sarebbe libera di cambiare concessionaria. Ci sarebbero concessionarie in grado di offrire a DAZN e al mercato listini attendibili su ascolti propri? Molto probabilmente sì, una concessionaria propria o piuttosto la concessionaria di Amazon, che già raccoglie le inserzioni calcistiche per le partite in esclusiva di Champions League.

Le partite e le squadre di Serie A hanno comunque pubblici garantiti, anche se non necessariamente identici negli anni, ed esistono dati storici degli ultimi campionati per valutarne la consistenza, anche predittiva.

Il precedente di Prime Video

Nel corso dello scorso campionato Prime Video ha trasmesso le partite di Serie A esclusive DAZN. Ha però smesso quando l’Agcom le ha imposto, a campionato in corso, l’obbligo di accettare la rilevazione dei propri ascolti, così come previsto dalle norme. Amazon Prime ha preferito rinunciare alle sette partite per giornata del campionato di Serie A pur di non far misurare i propri ascolti da soggetti terzi.

Gli editori delle piattaforme sembrano farne una questione di principio, intendono che il mercato accetti i loro dati, le loro misurazioni, concedendo al massimo una descrizione del metodo. Poiché ciascuno di loro ha criteri diversi di misurazione, si avrebbero dati comunque non confrontabili, non solo con quelli degli editori monitorati da Auditel, ma nemmeno tra una piattaforma e l’altra. Infatti, a fronte delle richieste di trovare comunque un modo che permetta l’interoperabilità dei dati di ascolto, le piattaforme sono univoche nel pretendere l’accettazione del loro metodo server to server (non SDK), tuttavia la granularità dei valori resi disponibili da ciascuna piattaforma non coincide spesso con quella delle altre.

Il quadro europeo e il caso italiano sulla audience delle piattaforme

A questo proposito va sottolineato come l’Europa abbia mancato al proprio compito di adeguarsi alla best practice, in questo caso quella italiana, e quindi l’EMFA (European Media Freedom Act) non obbliga le piattaforme a far monitorare le proprie audience da terza parte, da una JIC, e le lascia libere di fare come credono, purché dicano come. La Commissione ha di fatto accettato il volere delle piattaforme. Stando così le cose, DAZN Italia non avrebbe alcun motivo per differenziarsi dalle altre piattaforme ed essere l’unica monitorata da una JIC. Una conseguenza di questa decisione comporterebbe il fallimento del progetto Audicom di estendere alle piattaforme il modello di rilevazione SDK, al momento l’unico che consentirebbe di confrontare i risultati di tutti i diversi broadcaster. Se nessuno si iscrive alla rilevazione, o Audicom accetta i criteri delle piattaforme o prosegue senza le piattaforme.

DDL Abodi, Giovani calciatori al posto di audience e spettatori

Tornando al Disegno di legge Abodi, la ripartizione per ascolti e quella per spettatori paganti negli stadi viene sostituita dalla ripartizione basata sul numero di giovani italiani schierati in campo e tesserati da almeno 36 mesi dalla stessa squadra.

Per quanto riguarda la mutualità, e cioè la ripartizione dei diritti di messa in onda tra le squadre che partecipano al Campionato di Serie A, il Disegno di legge prevede, inoltre, una parte prevalente e comunque superiore al 50% egualmente distribuita (il 50% è il limite previsto dalla legge attualmente in vigore).

Il criterio degli ascolti televisivi, come quello delle presenze negli stadi, rende merito alle squadre più popolari, quelle con più tifosi e delle città più popolose. Squadre che, con o senza ponderazione, raccolgono gli ascolti più elevati dell’intero campionato. L’eliminazione del criterio ascolti televisivi e presenze negli stadi, e in parte la rimodulazione della mutualità, provocherebbe una gravosa perdita di introiti proprio per le squadre che hanno le tifoserie più numerose. Questo ribilanciamento delle risorse finanziarie comporterebbe la riduzione della capacità di spesa delle grandi squadre italiane e dunque una maggiore difficoltà nelle competizioni internazionali.

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Pirateria online in crescita in UK, 29% degli utenti coinvolti. È record per film e sport live

La pirateria torna a colpire nel Regno Unito, numeri record per lo sport live

La pirateria online resta un fenomeno endemico nel Regno Unito e, secondo l’ultima edizione dell’Online Copyright Infringement Tracker (OCI, Wave 13, 2024), assume forme sempre più preoccupanti. Se da un lato il tasso complessivo di violazioni è leggermente calato, passando dal 32% del 2022 al 29% nel 2024, dall’altro l’analisi delle singole categorie mostra una recrudescenza, in particolare nei film e soprattutto nello sport in diretta.

La pirateria sportiva ha raggiunto nel 2024 il 38%, nuovo massimo storico dall’introduzione di questa categoria nel 2019. Si parla di almeno 3,9 milioni di persone che hanno fruito gratuitamente – e illegalmente – di eventi sportivi live. Ancora più allarmanti i dati demografici:

  • il 28% dei giovani tra i 16 e i 24 anni accede esclusivamente tramite fonti illegali;
  • tra le altre fasce d’età, l’incidenza varia dall’8% al 20%;
  • il 44% di chi dichiara una forte passione sportiva ammette di ricorrere a canali pirata.

Parallelamente, gli abbonamenti legali alle piattaforme di sport streaming sono calati dell’8% (dal 59% al 51%), mentre le sottoscrizioni a servizi IPTV illegali sono salite al 12%, con un incremento di 4 punti percentuali.

Cinema, è ritorno ai picchi del 2019

Il tasso di pirateria sui film è passato dal 24% del 2022 al 27% nel 2024, tornando ai livelli record registrati nel 2019.

  • Il 73% degli utenti dichiara di scaricare film solo da fonti legali.
  • Il 17% utilizza fonti miste legali/illegali.
  • Il 10% pirata interamente tutto ciò che guarda.

In totale, 8,9 milioni di persone nel Regno Unito fruiscono di contenuti cinematografici piratati.

Musica: quasi 10 milioni di “ascoltatori pirata”

La musica è la categoria con i numeri assoluti più alti: 9,9 milioni di persone ricorrono a contenuti illegali. Il tasso di pirateria è salito al 26%, un punto in più rispetto al 2022 e comunque ben sopra al minimo storico del 24% registrato nel 2015.

  • Solo il 53% degli utenti ascolta musica esclusivamente da fonti legali.
  • Il 19% dipende interamente da fonti pirata.

Il download resta la modalità dominante, mentre lo streaming illegale è residuale.

TV e altri contenuti digitali

Il tasso di pirateria delle serie TV resta stabile al 19%, con 6,2 milioni di utenti coinvolti.
In crescita preoccupante gli audiolibri, passati dal 22% del 2022 al 30% nel 2024, mentre i software mostrano segnali positivi, con una discesa dal 38% al 31%.

Pirateria, tra le cause prezzi eccessivi e crisi del costo della vita

Secondo lo studio, le ragioni principali che spingono milioni di utenti verso la pirateria sono legate al caro-abbonamenti e alla percezione di prezzi “ingiusti” dei servizi legali. Con l’aumento del costo della vita, sempre più famiglie abbandonano le piattaforme ufficiali, scegliendo invece soluzioni illegali o riducendo il consumo.

Un fenomeno che mina le industrie creative

La fotografia restituita dall’Intellectual Property Office britannico è chiara: la pirateria non solo non arretra, ma si adatta e cresce in alcuni segmenti, mettendo sotto pressione l’industria audiovisiva, discografica e sportiva.

Tra gli osservati speciali, il settore dello sport in diretta, che rischia di vedere erosa una parte significativa dei ricavi provenienti dai diritti TV, un pilastro dell’economia del calcio inglese e di molti altri sport.
Un fenomeno illegale che segna un ritorno nella diffusione a livello nazionale nel Regno Unito e che si accompagna parallelamente ad una cultura dell’accettazione del crimine online, senza pensare ai danni che questo causa alle aziende, agli investimenti, ai posti di lavoro, alla qualità dei contenuti e dei servizi, agli utenti stessi.

La pirateria in Italia, l’indagine FAPAV/Ipsos

Un fenomeno che, ovviamente, riguarda anche il nostro Paese e che è stato ben esaminato dall’indagine realizzata da FAPAV/Ipsos: il 38% degli adulti italiani ha commesso nel 2024 almeno un atto di pirateria fruendo illecitamente di film (29%), serie/fiction (23%), programmi (22%) e sport live (15%), dati sostanzialmente rimasti stabili rispetto al 2023.

In totale si stimano nel 2024 circa 295 milioni di atti di pirateria compiuti, l’8% in meno rispetto all’anno precedente e ben il 56% in meno rispetto al 2016, primo anno della rilevazione.
La pirateria sportiva, oggi praticata dal 15% della popolazione adulta, vede nel calcio il contenuto più rappresentativo, seguito da F1, Tennis e Moto GP.

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Netflix sperimenta per la prima volta l’IA generativa per ridurre i costi di produzione

Debutto dell’intelligenza artificiale in una serie originale

Netflix ha annunciato di aver utilizzato per la prima volta effetti visivi generati da intelligenza artificiale (IA generativa) in una sua produzione originale. La scena in questione — il crollo di un edificio — compare nella serie fantascientifica argentina The Eternaut.

Secondo Ted Sarandos, co-amministratore delegato della piattaforma, l’uso dell’IA ha permesso di completare la sequenza dieci volte più velocemente rispetto agli strumenti tradizionali, contenendo significativamente i costi.

Tecnologia al servizio delle produzioni a basso budget

L’IA generativa, che crea immagini e video a partire da comandi testuali, apre nuove possibilità soprattutto per le produzioni con budget limitati. In The Eternaut, l’alternativa tradizionale agli effetti visivi sarebbe stata troppo onerosa, rendendo la scena impossibile da realizzare.

Un risultato “storico” per Netflix

La sequenza in questione rappresenta, secondo Sarandos, il primo utilizzo di immagini finali generate da IA in una produzione Netflix. Il team creativo della serie si è dichiarato entusiasta del risultato visivo ottenuto.

Una tecnologia controversa nel mondo dello spettacolo

L’uso dell’IA nel cinema e nella TV è tuttavia oggetto di polemiche. Le principali critiche riguardano:

  • il possibile sfruttamento di opere di terzi senza consenso;
  • il rischio di sostituire il lavoro umano, in particolare quello di attori e tecnici.

Il tema è stato centrale durante lo sciopero di Hollywood nel 2023, quando il sindacato SAG-AFTRA ha chiesto regolamentazioni più stringenti sull’uso dell’IA.

Reazioni nel settore: fra entusiasmo e timori

Anche altri operatori del settore guardano con attenzione al fenomeno. Davier Yoon, cofondatore dello studio di animazione CraveFX, ha definito l’adozione dell’IA da parte di Netflix una mossa prevedibile, destinata a facilitare anche i piccoli studi nella creazione di effetti visivi di alto livello. Tuttavia, ha sottolineato come, alla fine, sia sempre l’artista umano a decidere l’aspetto finale dell’immagine.

Crescita economica per Netflix

L’annuncio sull’uso dell’IA è arrivato in un contesto di solidi risultati finanziari per Netflix: nel secondo trimestre del 2025, i ricavi sono aumentati del 16% rispetto all’anno precedente, toccando gli 11 miliardi di dollari. Gli utili sono saliti da 2,1 a 3,1 miliardi. A trainare le performance è stato anche il successo della terza stagione di Squid Game, che ha raggiunto 122 milioni di visualizzazioni.

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Streaming, in Italia più ore ma meno utenti. Prime Video accelera, crollo di DAZN

Nel primo trimestre del 2025 lo streaming non rallenta. Anzi, gli italiani ci passano sempre più tempo. Ma non tutti i servizi crescono allo stesso modo. Secondo i dati dell’ultimo osservatorio AGCOM Amazon Prime Video decolla, Netflix tiene, Dazn e Now no. E intanto le piattaforme gratuite tornano a crescere.

Il dato chiave: più ore, meno utenti

Secondo l’osservatorio AGCOM a marzo 2025 oltre 15 milioni di utenti unici hanno visitato almeno una piattaforma di video on demand (VOD) a pagamento. Sono circa 300mila in meno rispetto a un anno fa, ma – e qui la sorpresa – il tempo trascorso online è aumentato del 9,5%.

Nella classifica dei servizi più usati, Netflix è ancora in testa con 8,3 milioni di utenti, stabile rispetto al 2024. Ma è Amazon Prime Video a fare il salto più grande: +5,2% e oltre 21 milioni di ore visualizzate, in crescita netta rispetto ai 15 milioni dello stesso trimestre dello scorso anno.

Le performance peggiori arrivano dal mondo dello sport e della TV tradizionale:

  • Dazn: 2,2 milioni di utenti, ma -11,8%. Le ore guardate crollano del 27,9%.
  • Now (Sky): 1,4 milioni di visitatori unici e un tonfo del 36,2% nel tempo speso sulla piattaforma.

Segno che l’intrattenimento generalista e lo sport in streaming stanno perdendo utenti, o forse semplicemente terreno rispetto alla concorrenza più flessibile.

VOD gratuiti in ripresa: boom RaiPlay e Mediaset

Mentre i servizi a pagamento arrancano, quelli gratuiti tornano a correre. Le piattaforme come RaiPlay, News Mediaset Sites e Sky TG24 hanno superato i 37 milioni di utenti unici a marzo 2025. Il tempo trascorso è aumentato del 16,6%.

In pratica, gli utenti ci passano quasi un’ora a testa al mese, con News Mediaset in testa (20,4 mln), seguita da RaiPlay (10,1 mln) e Sky TG24 (8 mln).

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Piracy Shield, copertura estesa a prime visioni di cinema e tv

Stop pirateria anche per prime visioni cinematografiche, televisive e programmi live

Vita dura per chi si ostina a cercare contenuti online, dai film alla musica, su piattaforme e siti illegali. Apportate ulteriori modifiche al Regolamento sul diritto d’autore online per il contrasto della pirateria digitale, con particolare riferimento ai contenuti live, con l’estensione del Piracy Shield a nuovi segmenti dell’industria audiovisiva.
Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha adottato, con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi, un provvedimento che di fatto amplia in modo significativo l’ambito di applicazione delle cosiddette “ingiunzioni dinamiche”, strumento già utilizzato dall’Autorità per bloccare la diffusione illecita di contenuti protetti, ora esteso a tutti “i soggetti titolari di eventi trasmessi in diretta”.

Questi ultimi, singolarmente o tramite Associazioni e Federazioni antipirateria, potranno accreditarsi alla piattaforma Piracy Shield, sistema tecnologico operativo dallo scorso anno e gestito da Agcom in collaborazione con i principali operatori di rete.

Capitanio (Agcom): “Per rafforzare misure antipirateria serve più comunicazione”

“Finalmente Piracy Shield è pronto ad abbattere in trenta minuti siti e applicazioni criminali che diffondono illegalmente prime cinematografiche, nuove serie tv e musica live. Con la decisione presa da Agcom nella riunione di mercoledì, la piattaforma usata per contrastare la pirateria nello sport ora compie un ulteriore passo in avanti, come richiesto a larghissima maggioranza anche dal Parlamento”, ha dichiarato Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom.

“Per contrastare un cancro che ruba agli italiani 2 miliardi di euro ogni anno e fa perdere ai nostri giovani oltre 10.000 posti di lavoro queste misure sono utili, ma non sufficienti. Serve più comunicazione – ha aggiunto Capitanio – per ricordare che la pirateria è un reato gestito dalle mafie, che gli utenti rischiano multe fino a 5000 euro e che con l’aggiornamento della lista degli eventi in chiaro saranno sempre di più le occasioni per fruire di sport e cultura gratuitamente e legalmente“.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Fondamentale intervenire tempestivamente per spegnere siti che diffondono illegalmente film e serie tv, oltre che eventi sportivi”

“Con le modifiche approvate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – ha spiegato in una nota Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV – raggiungiamo un traguardo importante nel contrasto al fenomeno della pirateria audiovisiva, posizionando il nostro Paese tra le nazioni più innovative ed evolute a livello europeo in questo ambito. Intervenire entro i 30 minuti per spegnere siti che diffondono illegalmente film e serie tv, oltre che eventi sportivi, è fondamentale proprio perché sino ad oggi il problema della tempestività di intervento ha permesso ai pirati e ai gestori di piattaforme illecite di migrare contenuti illegali da un sito ad un altro“.

“C’è inoltre un altro aspetto decisamente rilevante nel provvedimento AGCOM, ossia il richiamo alla responsabilità degli ISP Provider: per contrastare il fenomeno della pirateria occorre che ciascun soggetto della filiera, dalla produzione alla diffusione dei contenuti audiovisivi e multimediali, faccia la sua parte per tutelare il Diritto d’Autore e l’intero comparto che rappresenta“, ha precisato Bagnoli Rossi.

“Nel 2024, secondo gli ultimi dati FAPAV/Ipsos – ha sottolineato il Presidente della Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali – si stimano circa 295 milioni di atti di pirateria compiuti con un danno economico complessivo stimato in 778 milioni di euro. Una spina nel fianco non solo per l’industria audiovisiva ma per l’intero Paese – ha proseguito Bagnoli Rossi – considerando tutti e tre i contenuti (film, serie/fiction e sport live) si stimano ripercussioni per l’economia italiana pari a circa 2,2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende (non soltanto per l’industria audiovisiva), che comportano una perdita di PIL pari a circa 904 milioni di euro, un mancato introito per lo Stato pari a 407 milioni e una perdita occupazionale complessiva pari ad oltre 12 mila posti di lavoro, tutti valori in aumento rispetto al 2023”.

Il nodo dei primi 30 minuti, copertura estesa a prime visioni cinematografiche e tv

La principale novità riguarda la possibilità di intervenire nei primi 30 minuti di trasmissione di un evento live – il periodo più critico per la pirateria online – disabilitando l’accesso ai contenuti diffusi illegalmente. L’intervento sarà possibile attraverso:

  • il blocco della risoluzione DNS dei domini coinvolti;
  • il blocco dell’instradamento del traffico IP verso indirizzi riconducibili in prevalenza ad attività illecite.

Il meccanismo, pensato per eventi sportivi di grande richiamo (calcio, Formula 1, tennis) ma esteso anche a prime visioni cinematografiche, programmi di intrattenimento e opere sonore assimilabili, rappresenta un rafforzamento del sistema introdotto con la Legge antipirateria del 2023 e aggiornato dal decreto Omnibus del 2024.

Rischio overblocking e controlli su Piracy Shield

Agcom ha ribadito l’obbligo per i segnalatori di operare con la massima diligenza, evitando di colpire risorse legittime con un alto rischio di overblocking.

In caso di uso improprio della piattaforma, come richiesto anche dall’Unione europea, l’Autorità potrà procedere con la sospensione dell’accreditamento. Inoltre, sarà possibile chiedere lo sblocco delle risorse non più destinate ad attività illecite, mentre Agcom potrà ordinare lo sblocco automatico per i siti rimasti in lista nera da oltre sei mesi.

Destinatari e sanzioni

I provvedimenti dell’Autorità non riguardano solo gli operatori di rete, ma anche un ecosistema più ampio:

  • prestatori di mere conduit (servizio fornito da un Internet Service Provider che consiste nella trasmissione, su una rete di comunicazione, di informazioni fornite da un utente, senza alcuna modifica o controllo del contenuto), hosting e caching (rispettivamente il servizio che permette di rendere accessibile un sito web o un’applicazione online, e la tecnica che memorizza temporaneamente dati per velocizzare l’accesso ai contenuti);
  • fornitori di servizi VPN e di DNS pubblici;
  • motori di ricerca, chiamati a rimuovere dai risultati i link ai siti illegali.

Sul fronte delle sanzioni, il Regolamento introduce l’avvio di procedimenti sanzionatori nei confronti dei fornitori di servizi di media audiovisivi che violino le norme sul diritto d’autore e sui diritti connessi.

L’armonizzazione con il DSA

Il nuovo quadro regolatorio recepisce anche le disposizioni del Regolamento europeo sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA), entrato pienamente in vigore nel 2024, che rafforza le responsabilità delle piattaforme online nella gestione dei contenuti illegali.

In parallelo, integra le modifiche al Testo unico sui servizi di media audiovisivi introdotte di recente dal legislatore italiano.

Un segnale forte per il mercato dei contenuti digitali

Con queste misure, Agcom intende dare un segnale chiaro a un mercato che, secondo le stime diffuse dalle associazioni di settore, subisce ogni anno perdite superiori a 500 milioni di euro in Italia a causa della pirateria, con effetti diretti non solo su broadcaster come Sky, DAZN, Amazon Prime Video, Mediaset e Rai, ma anche sull’intera filiera creativa e sportiva.

Il nuovo Regolamento rafforza dunque il ruolo di Piracy Shield come infrastruttura centrale nella lotta al consumo illegale di contenuti digitali e rappresenta un ulteriore passo verso la costruzione di un ecosistema più sicuro, in linea con gli standard europei.

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Emittenti locali, associazioni contro il taglio dei fondi: ‘Interlocuzione con il Mimit assente’

A sorpresa è arrivata una significativa riduzione, di oltre il 14% rispetto all’anno precedente, delle risorse destinate ai contributi per le emittenti televisive e radiofoniche locali previsti dal DPR n. 146/2017 per l’anno 2025. Lo scrive Aeranti-Corallo in una nota, aggiungendo che “come emerge dai decreti direttoriali del 16 luglio 2025, firmati dal Direttore generale della DGTEL del MIMIT, le risorse complessive disponibili per le radio e tv locali – commerciali e comunitarie – ammontano a 111,6 milioni di euro (al netto dell’accantonamento dell’1% previsto dall’art. 2, comma 2 del DPR 146/2017). Si tratta, appunto, di un calo significativo rispetto agli anni precedenti ( 2021: 120,1 mln; 2022: 125 mln; 2023: 135,9 mln; 2024: 130,2 mln)”.

Allarme delle associazioni

Le associazioni di categoria Associazione Tv Locali di Confindustria Radio Televisioni, Aeranti-Corallo e A.L.P.I. manifestano forte preoccupazione e chiedono alla Presidenza del Consiglio e alle forze politiche di intraprendere tutte le misure necessarie per ripristinare tali risorse, tagliate inaspettatamente e in maniera insostenibile.

“Questa situazione mette seriamente a rischio la sopravvivenza delle imprese del settore – denuncia Aeranti Corallo – le quali già affrontano sfide significative nel tentativo di rimanere competitive in un mercato dominato da soggetti di grandi dimensioni con risorse enormi. Le emittenti locali svolgono un ruolo cruciale nel panorama informativo e culturale del paese, contribuendo alla diversità e alla pluralità dell’informazione. Tuttavia, la loro capacità di operare è ora messa in discussione dai drastici tagli ai finanziamenti con gravi ricadute occupazionali”.

Associazioni “Assenza di interlocuzione politica con il Mimit”

“Inoltre, è doveroso sottolineare la totale assenza di interlocuzione politica con il Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che risulta essere il ministero di riferimento per il settore. L’assenza di un Sottosegretario con delega alle comunicazioni, si traduce nella mancanza di supporto da parte di un ente governativo fondamentale nel promuovere e difendere le realtà economiche locali. Tutto ciò è preoccupante e lascia le associazioni e gli operatori del settore in una situazione di crescente vulnerabilità”, si legge ancora.

Le scriventi associazioni, pertanto, rinnovano il loro appello affinché le istituzioni competenti riconoscano l’importanza delle imprese radiofoniche e televisive locali e agiscano prontamente per garantire il loro sostegno economico, vitali per la valorizzazione del patrimonio informativo e culturale del nostro paese.

Tv: Gasparri e Barelli (FI) a Urso, serve sostegno alle locali

Accanto alle associazioni si schierano i presidenti dei di Forza Italia al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, che in una lettera al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno chiesto un intervento urgente a sostegno delle emittenti locali. “Gentilissimo ministro, come Le è noto lo stanziamento complessivo iniziale del Fondo del pluralismo è stato ridotto con l’ultima legge di Bilancio da euro 166 milioni (esercizio 2024) ad euro 152 milioni circa (esercizio 2025)”, scrivono nella lettera i capigruppo. “In ragione di questo taglio e del mancato incremento dedicato alle misure per le tv locali, il cui supporto rientra nelle deleghe del suo ministero, il comparto ha ricevuto una riduzione corposa dei finanziamenti.

Nel corso dell’ultima manovra finanziaria il suo dicastero – proseguono – non ha ravvisato l’esigenza di integrare le risorse rispetto al prospettato fabbisogno delle proprie politiche di sostegno, come avvenuto, invece, per il settore dei quotidiani e dei settimanali che fa riferimento al Dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio che ha richiesto compensazioni economiche”.

“Tornando a segnalare l’urgenza di affrontare rapidamente questa situazione, che rischia di mettere ulteriormente in pericolo un segmento strategico dell’informazione del paese, Le chiediamo di convocare prontamente un tavolo di confronto con Confindustria Tv e con le emittenti locali, valutando l’opportunità di coinvolgere per il coordinamento sulle iniziative il dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi”, concludono.

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Piracy Shield, meccanismo italiano in linea con gli obiettivi di Bruxelles

Il Piracy Shield, meccanismo di blocco automatizzato e in tempo reale, progettato per contrastare la pirateria di contenuti online in Italia, è emerso come strumento significativo nella lotta contro lo streaming illegale, tanto da rappresentare un vero e proprio modello e una best practice a livello europeo e non solo.

La piattaforma, utilizzata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), accolta con grande favore dai titolari dei diritti come FAPAV (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali), ha ricevuto un riscontro costruttivo dalla Commissione europea, che ne conferma l’allineamento con gli obiettivi antipirateria europei.

L’impatto devastante della pirateria e l’urgenza del contrasto al fenomeno

La necessità del Piracy Shield è chiara e lo si può capire dai dati emersi dall’ultimo rapporto FAPAV/Ipsos sulla pirateria online in Italia, che continua a infliggere danni economici sostanziali in Italia.
Solo nel 2024, la pirateria avrebbe causato una perdita stimata di 2,2 miliardi di euro in fatturato, 904 milioni di euro di perdite del PIL, ha messo a rischio oltre 12.000 posti di lavoro e ha comportato 73 milioni di mancate visualizzazioni legali tra film, serie e sport. Questi dati sottolineano la vitale necessità di misure efficaci per proteggere i settori creativo e sportivo italiani.

Il lavoro dell’Agcom

Anche in occasione della Relazione annuale AGCOM 2025, il Presidente Giacomo Lasorella nel suo discorso ha ricordato che “l’Autorità ha rafforzato significativamente la propria azione grazie alla disposizione del d. l. n. 113 del 2024, che, tra l’altro, ha esteso l’ambito di intervento della piattaforma Piracy Shield anche ai fornitori di servizi VPN e DNS pubblici, ovunque residenti. In conseguenza di tale decreto-legge, l’Autorità ha aggiornato la propria disciplina estendendone l’applicazione anche ai contenuti live diversi dalle partite di calcio. Su questo regolamento è in corso una interlocuzione con la Commissione europea”.

“Nell’esercizio di questa nuova attività – ha precisato Lasorella – sono stati bloccati tramite la piattaforma 28.041 nomi a dominio (FQDN) e 6.104 indirizzi IP che diffondevano illecitamente eventi sportivi in diretta. Proficua ed efficace è stata in questo ambito la collaborazione con il Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza. Ricordo, infine, con soddisfazione gli esiti positivi della sperimentazione intrapresa con Google in questo ambito. Sono stati inoltre impartiti ordini a grandi attori globali, anche in applicazione del DSA, per la disabilitazione e la deindicizzazione di contenuti illegali”.

Riguardo alla collaborazione con Google, nel mese di maggio 2025, in occasione dell’anticipo delle due principali partite dell’ultima giornata del campionato di serie A, l’Agcom ha svolto una sperimentazione con il motore di ricerca, “in qualità di fornitore di servizi di DNS pubblicamente disponibili e soggetto gestore di motore di ricerca”, finalizzata all’adempimento degli obblighi previsti dalla legge antipirateria e alla luce delle previsioni recate dall’art. 9 del Regolamento sui servizi digitali (DSA). 

“Gli esiti della sperimentazione segnano un punto importante nel contrasto alla pirateria digitale”, si legge in una nota dell’Autorità.

Piracy Shield, un approccio proattivo e automatizzato

Lanciato per affrontare la rapida diffusione di streaming illegali in diretta, in particolare per eventi sportivi, Piracy Shield consente ai titolari dei diritti di segnalare contenuti piratati sospetti, attivando una rapida risposta di blocco da parte dei fornitori di servizi internet (ISP) italiani entro 30 minuti.
Questo approccio proattivo e automatizzato è visto dai suoi sostenitori come un’evoluzione critica negli sforzi antipirateria, consentendo un intervento rapido contro contenuti illeciti sensibili al tempo.

La posizione della Commissione europea

FAPAV ha espresso grande soddisfazione “per la risposta chiara e costruttiva della Commissione europea alla notifica TRIS – Technical Regulations Information System dell’Italia sulla regolamentazione AGCOM che disciplina Piracy Shield”.

I “commenti” della Commissione – la forma più limitata di feedback disponibile nell’ambito della procedura TRIS – confermano che le autorità italiane hanno agito in conformità con gli obblighi imposti dall’Unione e gli obiettivi chiave nella lotta contro la pirateria online.

Le osservazioni

La Commissione ha respinto le richieste di sospensione del regolamento sul Piracy Shield e ha elogiato l’impegno delle autorità italiane nel contrastare la pirateria, che rimane una minaccia persistente per le industrie culturali, creative e audiovisive, nonché per il settore degli eventi sportivi.

“La Commissione accoglie con favore gli sforzi compiuti dalle autorità italiane nella lotta contro la pirateria online, che continua a destare grave preoccupazione per i settori creativi e sportivi in tutta l’UE”, si legge nella Lettera (13 giugno 2025) che Roberto Viola, Direttore Generale per le Reti di comunicazione, i contenuti e le tecnologie della Commissione europea, ha rivolto al ministro degli Affari esteri italiano e vice presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani.

Bruxelles ha inoltre rilevato che la bozza di regolamento riflette gli obiettivi stabiliti nella sua stessa Raccomandazione sulla lotta alla pirateria di eventi sportivi e di altri eventi dal vivo, anche attraverso sistemi di blocco in tempo reale: “è importante garantire che i mezzi di ricorso a disposizione dei titolari dei diritti consentano un’azione tempestiva, che tenga conto della natura specifica della trasmissione in diretta di un evento”.

La Commissione invita le autorità italiane a esplicitare alcuni aspetti già chiariti da queste ultime nel testo finale del progetto notificato, tra cui i requisiti linguistici e probatori e la procedura di reclamo, tenendo conto del bilanciamento degli interessi in gioco.

Il Piracy Shield funziona

Questi commenti fanno parte del processo TRIS standard e non mettono in discussione la legalità o la legittimità del regolamento.
Al contrario, rappresentano un’opportunità costruttiva per migliorare ulteriormente l’implementazione del regolamento. Ciò significa che le autorità italiane hanno il via libera per procedere con l’adozione o la modifica dei regolamenti e dovranno poi notificare alla Commissione il testo finale e le eventuali modifiche (Articolo 5, paragrafo 3, direttiva UE 2015/1535).

Il Piracy Shield, anche alla luce dei rilievi della Commissione, si inserisce de facto in un movimento globale volto a contrastare l’illegalità online: più di 60 paesi hanno adottato quadri di blocco dei siti e l’Europa è da tempo all’avanguardia.
L’iniziativa italiana riflette questa posizione e conferma gli obiettivi, fornendo una risposta efficace e proporzionata alla pirateria, inclusa quella estremamente sensibile degli eventi e gli spettacoli live.

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Fabio Vitale nuovo direttore di Sky TG24

Sky annuncia la nomina di Fabio Vitale a nuovo Direttore di Sky TG24. Guiderà la testata all news a partire dal prossimo 15 settembre, riportando a Giuseppe De Bellis, Executive Vice President Sport, News and Entertainment della nuova Direzione che riunisce sotto un’unica guida tutta l’offerta di contenuti pay e free di Sky.

Fabio Vitale, sino ad oggi capo dell’Ufficio Centrale, approda alla direzione di Sky TG24 dopo un percorso giornalistico lungo vent’anni, segnato da una crescita costante e da una profonda conoscenza della testata per cui ha lavorato in ruoli chiave e diversificati.

39 anni, nato a Catania, muove i primi passi nel giornalismo sin da giovanissimo, collaborando con quotidiani e settimanali sportivi locali per passare poi al Giornale di Sicilia, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria.

Nel 2007 approda a Sky TG24, inizialmente come inviato in Sicilia, distinguendosi subito per competenza e versatilità. La sua crescita nella testata è rapida: dopo un’esperienza da coordinatore delle edizioni giornalistiche, nel 2010 inizia a condurre le edizioni mattutine, diventando uno dei volti più familiari dell’informazione quotidiana. 

Ma è con la conduzione dei “Confronti” tra i leader di partito, format di successo e vero e proprio simbolo di Sky TG24, che Vitale si afferma come uno dei principali conduttori politici di riferimento e si distingue per la sua capacità di guidare il dibattito pubblico con equilibrio e autorevolezza.

Durante l’emergenza sanitaria legata al COVID-19, è inoltre protagonista di un’iniziativa della testata, unica nel panorama dei media: conduce da casa l’edizione del TG, garantendo continuità informativa e un canale aperto tra i cittadini e l’attualità in un momento critico per il Paese.

Nel suo percorso ha firmato anche il programma politico “Tribù”, e nell’autunno del 2024 il talk “Materia Grigia”, uno spazio di dibattito approfondito che affronta con rigore e pluralismo tematiche complesse e spesso divisive, con un format ispirato a un modello di confronto leale e regolamentato: tempi contingentati, repliche equilibrate, fact checking puntuale.

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Sinner, Djokovic, Alcaraz e Fritz, le semifinali di Wimbledon su Sky Sport. Poi la finale (anche in chiaro su TV8)

Continuano le emozioni di Wimbledon in esclusiva su Sky e in streaming su NOW: la finale maschile del torneo sarà in diretta anche in chiaro su TV8. Sky rende disponibilea tutti gli appassionati e ai tifosi del grande tennis la sfida decisiva per il titolo del terzo slam dell’anno.

Il tennis sta diventando sempre più popolare nel nostro paese, complice una batteria straordinaria di campioni e campionesse.  Sky, che promuove e sostiene il tennis da molto tempo, ha da poco annunciato che i suoi abbonati potranno godersi l’erba di Wimbledon in esclusiva fino al 2030.

Sinner, Alcaraz, Fritz, Djokovic: saranno loro a contendersi la corona della 138esima edizione del “The Championships”, con il match conclusivo che sarà in diretta domenica 13 luglio dalle 17 su Sky Sport Uno, Sky Sport Tennis, Sky Sport 4K e in streaming su NOW.

Pre partita dalle 16 con Sky Tennis Show affidato a Eleonora Cottarelli insieme ai talent e ai giornalisti di Sky Sport che accompagneranno verso la finale con le loro analisi e i collegamenti da Londra, con ampio postpartita e cerimonia di premiazione.

IL FINALE DEL TORNEO –La grande attesa per il match conclusivo passa dagli incontri decisivi delle semifinali maschili. Domani, venerdì 11 luglio il primo incontro sarà quello del campione in carica Carlos Alcaraz che sfideràlo statunitense Taylor Fritz, in diretta dalle 14.30 su Sky Sport Uno, Sky Sport Tennis, Sky Sport 4K e in streaming su NOW. Successivamente, la seconda semifinale tra il numero 1 al mondo Jannik Sinner e il 7 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, su Sky Sport Uno, Sky Sport Tennis, Sky Sport 4K e in streaming su NOW. Sabato 12 luglio alle 17, invece, grande appuntamento con la finale femminile, con le vincitrici delle semifinali Sabalenka-Anisimova e Bencic-Swiatek che scenderanno in campo su Sky Sport Tennis, Sky Sport 4K e in streaming su NOW.

Per tutto il weekend, interviste, commenti, notizie in tempo reale su Sky Sport 24, sui canali social ufficiali di Sky, sull’APP di Sky Sport e sul sito skysport.it, con una copertura a 360° sul finale del torneo londinese.

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Dove manca la Tivù, Uncem lancia la mappatura dei luoghi senza segnale

Dopo il successo della mappatura dell’assenza di segnale del cellulare 4G e 5G – che ha delineato il quadro del disagio digitale italiano – l’Uncem (Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani) lancia una seconda importante mappatura, che riguarda invece, questa volta, i luoghi dove, per un motivo o per l’altro, il segnale televisivo non arriva.

E non sono certo pochi i comuni dove la Rai o altri canali del digitale terrestre non arrivano.

La Tivù è un diritto di tutti

“I recenti cambi di frequenza hanno complicato non poco la vita a chi vive in montagna o a chi possiede una “seconda casa”. Costringendo a comprare parabole e decoder, installarle sulle case per vedere la televisione. Un aggravio di costi non banale. Un danno economico notevole.

Eppure in troppe aree del Paese tutti i canali RAI, tutto il bouquet televisivo, il TGR… non si vedono. E non possiamo accettarlo”, si legge nella nota dell’Unione presieduta da Marco Bussone.

“Uncem ci sta lavorando con RAI, Società delle torri e Ministeri. Il dialogo esiste, è vivo. Ma occorre uno scatto. Capire dove la TV non si vede – come per i telefoni che non prendono – e intervenire. Con azioni della Politica – investimenti in primis – e interventi dei broadcaster. Nell’interesse delle stesse emittenti e ovviamente di chi vive e lavora nelle zone montane italiane”, aggiunge l’Uncem.

Un vero e proprio sondaggio, che riguarda anche la dotazione tecnologica per stilare un identikit dei cittadini con problemi di Tvù (sei dotato di smart Tv? Il 5G migliora la situazione? Le cose sono peggiorate dopo il cambio di frequenze un anno fa?).

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