Intelligenza Artificiale Privacy Preserving: un Futuro per la Protezione dei Dati Sensibili

Durante il 22° Forum ICT Security, Manuel Roveri – Professore Ordinario presso il Politecnico di Milano e Co-founder di Dhiria s.r.l. – ha esplorato le prospettive future dell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving, con particolare enfasi sulle tecnologie emergenti per la tutela delle informazioni personali e aziendali.

Nella relazione “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving”, il prof. Roveri ha delineato le principali sfide connesse all’implementazione dei servizi AI e al necessario bilanciamento con la tutela della privacy: ha poi illustrato tecniche di privacy-preserving computation, tra cui l’anonimizzazione e l’homomorphic encryption, fornendo esempi concreti di applicazioni ai dati genomici e satellitari.

Tra i temi affrontati anche le sfide del deep learning su dati criptati e relative potenzialità di addestramento, nonché l’importanza cruciale della privacy in tutti i servizi AI; l’obiettivo principale resta infatti garantire la riservatezza delle informazioni, tramite tecniche sofisticate di elaborazione sicura su dati criptati.

L’intervento ha evidenziato come le tecnologie emergenti possano consentire risultati avanzati senza compromettere la riservatezza delle informazioni sensibili, aprendo la strada a un futuro in cui l’intelligenza artificiale rispetti integralmente la privacy degli utenti.

Contesto dell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

Negli ultimi tempi l’intelligenza artificiale ha subito un’evoluzione sostanziale, segnata dal cambiamento radicale avvenuto all’inizio dello scorso anno.

Tale evoluzione è stata agevolata dalla disponibilità di modelli di linguaggio di grandi dimensioni: come GPT-3, sviluppato già nel 2017 e utilizzato nel 2020 per la redazione di un articolo pubblicato dal quotidiano britannico Guardian.

La svolta avvenuta nel 2023 ha riguardato il modo in cui l’AI è diventata accessibile a un pubblico molto più ampio. Se infatti nel passato l’implementazione di questi algoritmi richiedeva un team di esperti di AI, dataset su larga scala e infrastrutture di calcolo avanzate, oggi le stesse capacità sono disponibili per chiunque grazie alla diffusione dell’Artificial Intelligence-as-a-Service (AIaaS).

Analogamente ad altri servizi digitali – come quelli di posta elettronica, archiviazione, CRM – l’AIaaS non esige che l’utente comprenda l’algoritmo sottostante o l’infrastruttura su cui opera: per ottenere i risultati è sufficiente collegarsi al servizio tramite dispositivi mobili o browser e fornire i dati richiesti.

Tuttavia il relatore ha ricordato che l’uso di questi servizi, per quanto spesso gratuiti, comporta dei costi impliciti poiché implica il rilascio di dati in chiaro, imponendo un compromesso tra la comodità dei servizi e la protezione della privacy.

Pertanto, il prof. Roveri ha posto una domanda fondamentale: come progettare servizi di intelligenza artificiale che preservino la privacy dei dati?

Tecniche fondamentali per l’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

La Privacy Preserving Computation affronta questo problema mediante diverse tecniche che garantiscono la riservatezza dei dati durante il processo di elaborazione.

Tra tali tecniche, il relatore ha sintetizzato le principali:

    1. Anonimizzazione dei dati – consiste nella rimozione di tutte le informazioni sensibili presenti in un database, come nomi o identificatori di localizzazione, per impedire che i datiencryptionencryption siano associabili a specifici individui;
      Slide dell'intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell'Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024: Anonimizzazione dei dati
      Slide dell’intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
    2. Differential Privacy – complementare al precedente, prevede l’aggiunta di “rumore statistico” al fine di perturbare i dati per consentirne l’analisi aggregata senza divulgare informazioni dettagliate sui singoli individui, preservando così la privacy;
      Slide dell'intervento del prof. Manuel Roveri “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell'Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving” al Forum ICT Security 2024: Differential Privacy
      Slide dell’intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
    3. Multi-Party Computation (MPC) – i dati vengono distribuiti “a pezzi”, in modo che nessuno abbia accesso completo alla totalità dei dati originali ma tutti possano collaborare per ottenere in sicurezza il risultato finale;
Slide dell'intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell'Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”: Multi-Party Computation (MPC), Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
Slide dell’intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
  1. Homomorphic Encryption (HE) – consente di elaborare i dati in forma criptata ma, a differenza di altri schemi crittografici, permette di eseguire operazioni sui dati criptati fornendo un risultato che, una volta decriptato, equivale sostanzialmente a quello delle operazioni svolte sui dati in chiaro.
    Slide dell'intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell'Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”: Homomorphic Encryption (HE), Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
    Slide dell’intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024

Tipologie di Homomorphic Encryption nell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

A loro volta gli schemi di homomorphic encryption si suddividono in diverse categorie, distinte in base alle loro capacità di elaborazione dei dati criptati.

  • Partial Homomorphic Encryption: consente l’esecuzione di una singola operazione, come la somma o il prodotto, limitando significativamente la complessità delle operazioni.
  • Somewhat Homomorphic Encryption: consente un numero illimitato di somme ma una sola moltiplicazione.
  • Leveled Homomorphic Encryption: attualmente il più utilizzato, consente un numero predeterminato di somme e moltiplicazioni che lo rendono adatto a scenari di elaborazione specifici.
  • Full Homomorphic Encryption (FHE): grazie al processo di bootstrapping, questo schema permette un numero illimitato di operazioni ed è considerato lo schema che in futuro potrà rivelarsi resistente agli attacchi da parte di computer quantistici.
Slide dell'intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell'Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”: Partial Homomorphic Encryption, Somewhat Homomorphic Encryption, Leveled Homomorphic Encryption, Full Homomorphic Encryption (FHE): Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024
Slide dell’intervento “Machine Learning e Homomorphic Encryption: Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy-Preserving”. Prof. Manuel Roveri al Forum ICT Security 2024

Sfide tecniche e soluzioni per l’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

Come ricordato da Roveri, sebbene offrano possibilità avanzate, le tecniche di homomorphic encryption presentano anche diverse sfide.

Tra queste spiccano la necessità di trasformare le operazioni non lineari in operazioni lineari (o polinomiali) e la limitazione nella lunghezza della pipeline di elaborazione, oltre a un’elevata richiesta di memoria e potenza di calcolo. Questi sono aspetti particolarmente critici per le reti di deep learning, caratterizzate proprio da operazioni non lineari, profondità di elaborazione elevata e da un’enorme richiesta di risorse computazionali.

Simili criticità sono alla base della seconda domanda posta nel corso dell’intervento: è possibile progettare reti neurali capaci di operare su dati criptati?

Per rispondere positivamente è stato citato il caso, già oggetto di una pubblicazione scientifica, della rete di elaborazione immagini AlexNet, dove le operazioni non lineari sono state sostituite con operazioni polinomiali per poter applicare l’homomorphic encryption preservando comunque un’accuratezza comparabile all’originale. Ad esempio la versione approssimata della rete, operando su immagini criptate, raggiunge un’accuratezza del 98,1% sul dataset MNIST (rispetto al 98,7% della versione originale).

I costi in termini di occupazione di memoria sono considerevoli, passando da 7.5 MB a 780 MB; anche i tempi aumentano sensibilmente, dai pochi millisecondi della rete originale ai diversi minuti richiesti dalla rete criptata.

Tuttavia il relatore ha argomentato che tali costi – oltre a essere giustificati dalla necessità di proteggere i dati lungo l’intero processo – possono essere mitigati sfruttando macchine ad alta computazione in modalità as-a-Service, tipicamente tramite il ricorso al Cloud.

Applicazioni pratiche dell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

L’applicazione delle tecniche privacy preserving, quindi, consente di sviluppare una pipeline di elaborazione dati completamente criptata, in cui i dati vengono cifrati con una chiave pubblica ed elaborati in forma criptata nel cloud.

In seguito, i risultati potranno essere decodificati esclusivamente dal proprietario dei dati.

Passando agli scenari in cui tale approccio sia già stato applicato con successo, il prof. Roveri ha presentato diversi esempi:

  1. Elaborazione di dati satellitari criptati – utilizzata, in collaborazione con e-GEOS, per il rilevamento e la classificazione di oggetti nell’ambito di un progetto dell’Agenzia Spaziale Europea; in questo caso la crittografia garantisce la riservatezza dei dati sensibili provenienti da satelliti di osservazione, permettendone comunque l’elaborazione.
  2. Elaborazione di dati genomici criptati, a cui si fa ricorso per consentire la classificazione e localizzazione primaria dei tumori senza compromettere le informazioni genomiche dei pazienti; questo approccio consente di utilizzare dati sensibili per la ricerca medica, salvaguardando la privacy dei soggetti coinvolti.
  3. Manutenzione predittiva su dati criptati, applicata a macchinari industriali in impianti di produzione critici; ciò consente l’elaborazione dei dati per ottimizzare la manutenzione dei sistemi, senza necessità di esporre informazioni critiche.

Prospettive future per l’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving

Il futuro dell’Intelligenza Artificiale Privacy Preserving – che in realtà, secondo il prof. Roveri, è già presente – non si limita alla fase di inferenza, estendendosi anche alla fase di addestramento sui dati criptati.

Volendo costruire un modello di elaborazione ad hoc senza divulgare informazioni sensibili, è stato illustrato come sia possibile utilizzare un training set criptato in base al quale definire un modello che preservi la privacy durante tutto il processo di apprendimento: questa evoluzione apre la strada alla possibilità di fornire sia inferenza sia addestramento personalizzati, garantendo al contempo la riservatezza delle informazioni.

In conclusione, il relatore ha quindi ribadito come l’Intelligenza Artificiale rappresenti un’area di ricerca e sviluppo cruciale per garantire un equilibrio sostenibile tra innovazione tecnologica, tutela della privacy e sicurezza dei dati.

Condividi sui Social Network:

https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/intelligenza-artificiale-privacy-preserving/




Strategia Digitale Europea 2024: Strategia dei Dati, Intelligenza Artificiale e Sicurezza

Nel contesto della rapida evoluzione tecnologica globale, l’Unione Europea ha intrapreso una trasformazione digitale ambiziosa e innovativa, riassunta nella Strategia Digitale Europea. Questa iniziativa non rappresenta una risposta superficiale alle sfide tecnologiche contemporanee, ma una visione strategica complessa e lungimirante volta a posizionare l’Europa come leader globale dell’economia digitale. L’obiettivo fondamentale della Strategia Digitale Europea è creare una base solida per lo sviluppo tecnologico sostenibile, favorendo la crescita di un ecosistema capace di stimolare l’innovazione, la cooperazione intersettoriale e la resilienza economica.

Questa strategia è stata concepita per affrontare le sfide tecnologiche emergenti e presenti, riconoscendo la natura pervasiva della tecnologia nella vita quotidiana, nell’economia e nella governance. In questo contesto, l’Unione Europea intende stabilire nuovi standard globali per una digitalizzazione responsabile, con particolare attenzione ai diritti fondamentali, alla sicurezza e alla sostenibilità — elementi centrali della visione europea per un futuro digitale inclusivo ed eticamente orientato.

La Visione Strategica Europea

La Strategia Digitale Europea si distingue per un approccio che potremmo definire dialettico. Da un lato, promuove attivamente l’apertura e la condivisione dei dati, riconoscendone il ruolo di catalizzatore per l’innovazione tecnologica e il progresso economico. Dall’altro, stabilisce un solido quadro normativo per la protezione dei diritti fondamentali e la tutela degli investimenti in innovazione. Questa dualità, lungi dall’essere una contraddizione, riflette la sofisticata comprensione della complessità del panorama digitale contemporaneo e l’intenzione di trovare un equilibrio dinamico tra apertura e sicurezza.

L’approccio duale mira a garantire che l’innovazione tecnologica avvenga all’interno di un contesto regolamentato, in cui i diritti dei cittadini siano preservati e gli investimenti privati possano prosperare. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui i dati siano accessibili e utilizzabili, senza compromettere la privacy o la sicurezza. Questo equilibrio è essenziale per favorire la fiducia dei cittadini e degli stakeholder nel sistema digitale, evitando che l’apertura indiscriminata dei dati conduca a vulnerabilità sistemiche.

Il Nuovo Paradigma dei Dati nella Strategia Digitale Europea

Un aspetto rivoluzionario della Strategia Digitale Europea è il suo approccio innovativo alla gestione dei dati. Per la prima volta, viene formalmente riconosciuto il duplice valore dei dati: sia come asset economico che come bene pubblico. Questa concettualizzazione si traduce in un quadro normativo che consente sia la monetizzazione dei dati che il loro utilizzo per scopi altruistici e di interesse pubblico.

La normativa introduce il concetto di “spazi dati europei”, ecosistemi digitali progettati per consentire il libero flusso di dati in maniera sicura e controllata. Questi spazi non sono semplici repository di informazioni, ma rappresentano veri e propri mercati digitali in cui i dati possono essere scambiati, analizzati e valorizzati secondo regole chiare e condivise. L’obiettivo della Strategia Digitale Europea è costruire un’infrastruttura digitale interoperabile, capace di favorire un ambiente di innovazione collaborativa e inclusiva per tutti gli attori, dalle PMI alle istituzioni pubbliche e ai grandi player di mercato.

Gli spazi dati europei sono progettati per garantire interoperabilità e standardizzazione, fattori fondamentali per consentire la comunicazione efficace tra diverse piattaforme e sistemi. Tale interoperabilità è cruciale per costruire un ecosistema di innovazione che sia trasversale e inclusivo, in cui attori diversi possano collaborare in maniera efficace. L’idea alla base della Strategia Digitale Europea è quella di promuovere la democratizzazione dell’accesso ai dati, abbattendo le barriere geografiche e dimensionali e assicurando pari opportunità di partecipazione all’economia dei dati.

L’Intelligenza Artificiale nel Contesto della Strategia Digitale Europea

La Strategia Digitale Europea adotta un approccio distintivo nei confronti dell’intelligenza artificiale, caratterizzato da un forte accento su responsabilità e trasparenza. L’AI Act introduce un sistema di classificazione basato sul rischio, che va oltre la semplice regolamentazione tecnica, ponendo un’enfasi significativa sugli impatti etici e sociali. Questo approccio riflette la consapevolezza che l’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, ma uno strumento che ha profonde implicazioni per la società.

Il regolamento europeo vieta pratiche considerate incompatibili con i valori dell’Unione, come il social scoring, e impone requisiti stringenti per i sistemi ad alto rischio. Di particolare rilevanza è l’obbligo per i fornitori di documentare dettagliatamente i dati utilizzati per l’addestramento dei modelli e di rispettare i diritti d’autore, indipendentemente dalla giurisdizione di origine. Questo approccio non solo promuove la trasparenza, ma contribuisce a costruire un clima di fiducia tra utenti e sviluppatori di tecnologia, cruciale per una diffusione responsabile e sostenibile dell’IA.

L’AI Act prevede anche misure per garantire che i sistemi di IA siano equi e privi di bias, richiedendo verifiche rigorose e valutazioni di impatto sociale. L’obiettivo è prevenire discriminazioni e assicurare che l’IA sia sviluppata e utilizzata in maniera etica, in conformità con i valori europei di dignità e rispetto per i diritti umani. La Strategia Digitale Europea intende così stabilire un nuovo standard globale per l’intelligenza artificiale, orientato non solo all’efficienza tecnologica, ma anche alla tutela degli interessi collettivi e individuali.

Implicazioni della Strategia Digitale Europea per il Mondo Aziendale

La trasformazione normativa introdotta dalla Strategia Digitale Europea ha un impatto significativo sul mondo aziendale, richiedendo alle imprese di ripensare profondamente i processi operativi e la propria struttura organizzativa. Emerge la figura del “Data Board Member”, un membro del consiglio di amministrazione con competenze specifiche sui dati, riflettendo il riconoscimento dell’importanza strategica della gestione dei dati come questione di governance aziendale di primo livello.

Le imprese devono affrontare nuove sfide legate alla conformità normativa e alla responsabilità etica nell’uso delle tecnologie digitali. Non è più sufficiente implementare sistemi di IA o gestire dati; è essenziale comprendere il funzionamento di queste tecnologie, monitorarne l’utilizzo e saper identificare e mitigare eventuali problematiche. Questo tipo di responsabilità richiede investimenti consistenti in formazione e sviluppo delle competenze a tutti i livelli dell’organizzazione.

La trasformazione digitale promossa dalla Strategia Digitale Europea richiede anche un approccio collaborativo più intenso, sia all’interno delle organizzazioni sia con l’esterno. Le aziende sono chiamate a sviluppare partnership strategiche con altri attori del mercato, con istituzioni pubbliche e con enti di ricerca per sfruttare appieno il potenziale dei dati e dell’IA. Questo approccio collaborativo è parte integrante di una governance aziendale più inclusiva, che integra la sostenibilità e la responsabilità sociale come elementi chiave della strategia aziendale.

La Proprietà dei Dati nella Strategia Digitale Europea: Un Nuovo Modello

Un aspetto particolarmente innovativo della Strategia Digitale Europea è l’approccio alla proprietà dei dati. Il Data Act introduce un modello di proprietà condivisa che riconosce i diritti di una molteplicità di stakeholder: l’utente, il produttore del software e il produttore del dispositivo. Questo modello riflette la natura interconnessa dell’economia digitale, in cui il valore è generato dalla collaborazione e dall’interazione tra diversi attori.

Il modello di proprietà condivisa consente nuove opportunità per l’innovazione, promuovendo un accesso più equo e democratico ai dati. Questo approccio favorisce la condivisione e l’uso dei dati tra diversi settori economici, contribuendo alla crescita e all’efficienza complessiva del sistema economico. Le organizzazioni sono incoraggiate a considerare i dati non solo come un asset esclusivo, ma come una risorsa da valorizzare collettivamente per il bene comune, con benefici potenziali per tutta la società.

Inoltre, il Data Act stabilisce meccanismi per risolvere eventuali controversie tra le parti interessate, assicurando che i diritti di tutti gli stakeholder siano rispettati e che il valore generato dai dati sia equamente distribuito. Questo approccio mira a creare un ambiente di fiducia e cooperazione, essenziale per il successo dell’economia digitale delineata dalla Strategia Digitale Europea.

Verso un Futuro Digitale Europeo

La Strategia Digitale Europea per i dati e l’IA rappresenta un tentativo ambizioso di definire un nuovo paradigma di digitalizzazione che bilanci innovazione, protezione dei diritti, competitività e valori fondamentali. Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di adattarsi e innovare all’interno di questo nuovo quadro normativo, nonché dalla capacità delle istituzioni di mantenere un equilibrio tra regolamentazione e flessibilità.

L’Europa mira a costruire un ecosistema digitale competitivo, inclusivo e sostenibile. Questo richiede un impegno costante delle istituzioni per mantenere aggiornate le normative e rispondere in maniera adeguata ai rapidi sviluppi tecnologici. La cooperazione tra settore pubblico e privato sarà fondamentale per raggiungere questi obiettivi, così come sarà cruciale il coinvolgimento attivo dei cittadini, che devono essere informati e partecipare consapevolmente al processo di trasformazione digitale.

In conclusione, la Strategia Digitale Europea sta delineando un percorso originale verso la digitalizzazione, che ha il potenziale di diventare un modello di riferimento globale per una trasformazione digitale etica e sostenibile. La sfida consisterà nel mantenere un equilibrio delicato tra innovazione e protezione, tra apertura e sicurezza, in un panorama tecnologico in costante evoluzione. Questo percorso richiederà sforzi concertati, investimenti strategici e una visione condivisa del futuro digitale, ma le opportunità per creare un ecosistema digitale equo, sicuro e propulsore di innovazione sono immense.

Fonti:

https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/europes-digital-decade-digital-targets-2030_it

https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/64/un-agenda-digitale-europea

https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/64/un-agenda-digitale-europea

https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age_it

https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/2024-state-digital-decade-package

https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/2030-digital-decade-policy-programme.html

Condividi sui Social Network:

https://www.ictsecuritymagazine.com/notizie/strategia-digitale-europea/




Redbox easily reverse-engineered to reveal customers’ names, zip codes, rentals

Thousands of Redboxes getting dumped

It’s worth noting that the amount of data expected to be stored on Redboxes is small compared to Redbox’s overall business. Since Redbox once rented out millions of DVDs weekly, the data retrieved only represents a small portion of Redbox’s overall business and, likely, of business conducted on that specific kiosk.  That might not be much comfort to those whose data is left vulnerable, though.

The problem is more alarming when considering how many Redboxes are still out in the wild with uncertain futures. High demand for Redbox removals has resulted in all sorts of people, like Turing, gaining access to kiosk hardware and/or data. For example, The Wall Street Journal reported last week about a “former Redbox employee who convinced a 7-Eleven franchisee” to give him a Redbox, a 19-year-old who persuaded a contractor hauling a kiosk away from a drugstore to give it to him instead, as well as a Redbox landing in an Illinois dumpster.

Consumer privacy concerns

Chicken Soup’s actions may violate consumer privacy regulations, including the Video Privacy Protection Act outlawing “wrongful disclosure of video tape rental or sale records.” However, Chicken Soup’s bankruptcy (most of its assets are in a holding pattern, Lowpass reported) makes customer remediation more complicated and less likely.

Mario Trujillo, staff attorney for the Electronic Frontier Foundation, told Ars that this incident “highlights the importance of security research in uncovering flaws that can leave customers unprotected.”

“While it may be hard to hold a bankrupt company accountable, uncovering the flaw is the first step,” he added.

Turing, which reverses engineers a lot of tech, said that the privacy problems she encountered with Redbox storage “isn’t terribly uncommon.”

Overall, the situation underscores the need for stricter controls around consumer data, whether it comes internally from companies or, as some would argue, through government regulation.

“This security flaw is a reminder that all companies should be obligated to minimize the amount of data they collect and retain in the first place,” Trujillo said. “We need strong data privacy laws to do that.”

https://arstechnica.com/gadgets/2024/10/redbox-hard-drive-hacked-to-reveal-customer-information-from-2471-rentals/




Nintendo’s new clock tracks your movement in bed

The motion detectors reportedly work with various bed sizes, from twin to king. As users shift position, the clock’s display responds by moving on-screen characters from left to right and playing sound effects from Nintendo video games based on different selectable themes.

A photo of Nintendo Sound Clock Alarmo.

A photo of Nintendo Sound Clock Alarmo.

A photo of Nintendo Sound Clock Alarmo. Credit: Nintendo

The Verge’s Chris Welch examined the new device at Nintendo’s New York City store shortly after its announcement, noting that setting up Alarmo involves a lengthy process of configuring its motion-detection features. The setup cannot be skipped and might prove challenging for younger users. The clock prompts users to input the date, time, and bed-related information to calibrate its sensors properly. Even so, Welch described “small, thoughtful Nintendo touches throughout the experience.”

Themes and sounds

Beyond motion tracking, the clock has a few other tricks up its sleeve. Its screen brightness adjusts automatically based on ambient light levels, and users can control Alarmo through buttons on top, including a large dial for navigation and selection.

The device’s full-color rectangular display shows the time and 35 different scenes that feature animated Nintendo characters from games like the aforementioned Super Mario Odyssey, The Legend of Zelda: Breath of the Wild, and Splatoon 3, as well as Pikmin 4 and Ring Fit Adventure.

Alarmo also offers sleep sounds to help users doze off. Nintendo plans to release additional downloadable sounds and themes for the device in the future using its built-in Wi-Fi capabilities, which are accessible after linking a Nintendo account. The Nintendo website mentions upcoming themes for Mario Kart 8 Deluxe and Animal Crossing: New Horizons in particular.

As of today, Nintendo Online members can order an Alarmo online, and as mentioned above, Nintendo says the clock will be available through other retailers in January 2025.

https://arstechnica.com/gaming/2024/10/nintendos-new-clock-tracks-your-movement-in-bed/




G7 Privacy, Stanzione: “Impedire che lo Stato di diritto sia sostituito dall’algocrazia”

Con l’intervento del Presidente del Garante per la protezione dei dati, Pasquale Stanzione, si sono aperti oggi a Roma i lavori del G7 Privacy.  Il tema dell’incontro “La privacy nell’era dei dati” vedrà impegnati il Collegio del Garante italiano e le Autorità competenti di Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, insieme al Comitato europeo della protezione dei dati (EDPB) e al Garante europeo della protezione dei dati (EDPS).

       “La protezione dei dati – ha affermato Pasquale Stanzione – è sempre più anche pre-condizione di ogni altro diritto o libertà, perché in una realtà sempre più “datificata”, in cui siamo ciò che “internet dice che siamo”, la tutela dei dati è il fondamento dell’autodeterminazione, del libero sviluppo della propria personalità. Ma è anche presupposto di eguaglianza, perché incompatibile con ogni forma di discriminazione e reale garanzia di pari chances per ciascuno”.

       “E questo ancor più nell’era dell’i.a. e del dominio degli algoritmi – ha sottolineato Stanzione – che se da un lato offrono straordinarie possibilità di sviluppo e progresso anzitutto sociale, dall’altro esigono tuttavia una regolamentazione adeguata, per impedire che lo Stato di diritto sia sostituito dall’algocrazia”.

       “La protezione dei dati – ha continuato – è tra i diritti fondamentali, quello che maggiormente necessita di una vocazione internazionalista. La logica delle “piccole patrie” non si attaglia certo a un diritto che si esercita, più di altri, in una realtà aterritoriale come internet e che, come tale, esige regole e garanzie il più possibile omogenee tra i vari Paesi. Per questo bisogna promuovere il confronto tra ordinamenti e coltivare l’aspirazione, quantomai attuale, al riconoscimento universale della protezione dei dati come diritto umano fondamentale”.

       “Per questo siamo oggi qui – ha concluso Stanzione – per riflettere, confrontando le esperienze di ciascun Paese, sulle sfide che il diritto alla protezione dei dati incontra nella complessità del presente e nelle prospettive future”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/g7-privacy-stanzione-impedire-che-lo-stato-di-diritto-sia-sostituito-dallalgocrazia/507447/




Meta sta addestrando l’AI grazie alle immagini catturate dai Ray-Ban

Meta, la società madre di Facebook, ha recentemente introdotto nuove funzionalità di AI nei suoi occhiali Ray-Ban, dotati di fotocamera. Questi occhiali intelligenti consentono agli utenti di scattare foto e registrare video con comandi vocali. Tuttavia, il punto più controverso riguarda l’utilizzo dei dati raccolti attraverso i dispositivi per l’addestramento dei modelli di AI di Meta.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, l’azienda di Mark Zuckerberg ha recentemente confermato che le immagini e i video catturati dagli occhiali smart Ray-Ban Meta possono essere utilizzati per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale, sollevando serie preoccupazioni sulla privacy nei paesi in cui viene fatto. Ve lo diciamo subito, l’Italia e l’UE sono escluse, come lo sono anche dalle funzioni AI di questi occhiali, che sono arrivate ad aprile nei primi paesi interessati.

Secondo quanto dichiarato a Techcrunch da Emil Vazquez, responsabile delle comunicazioni per le politiche di Meta, “nelle località dove l’AI multimodale è disponibile (attualmente Stati Uniti e Canada), le immagini e i video condivisi con Meta AI possono essere utilizzati per migliorarla, come previsto dalla nostra Politica sulla Privacy”.

Il progetto I-Xray dei due studenti di Harvard

Questa scoperta ha sollevato dubbi su come i dati personali vengano gestiti e se gli utenti siano pienamente consapevoli dell’uso potenziale delle informazioni raccolte dai loro dispositivi. La questione si aggiunge alla scoperta del progetto I-Xray della scorsa settimana.

Due studenti di Harvard hanno dimostrato come gli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta, combinati con la tecnologia di riconoscimento facciale e l’AI, possano essere utilizzati per ottenere illegalmente informazioni personali come identità, numeri di telefono e indirizzi.

La demo, chiamata I-Xray, utilizza tecnologie già esistenti e facilmente accessibili, sollevando serie preoccupazioni sulla privacy. AnhPhu Nguyen, uno dei due studenti, ha pubblicato un video che mostra il processo in azione. Il sistema funziona sfruttando la capacità degli occhiali di Meta di trasmettere video in streaming su Instagram. Un programma al computer monitora la diretta e, tramite l’intelligenza artificiale, identifica i volti.

Le immagini vengono poi confrontate con i database pubblici per ottenere informazioni sensibili, che vengono visualizzate su un’app. Nel video dimostrativo, gli studenti riescono a identificare in tempo reale compagni di classe e perfetti sconosciuti, ottenendo i loro indirizzi e i nomi dei loro familiari.

Smart glasses e il problema della privacy

La precisione della tecnologia rende I-Xray uno strumento potenzialmente pericoloso nelle mani sbagliate. Gli studenti hanno dichiarato di aver creato la demo non per scopi malevoli, ma per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di tali oggetti.

Di fatto però, i due studenti hanno messo in luce il delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e rispetto della privacy, un tema che sta diventando centrale con l’introduzione di nuove tecnologie AI integrate nei prodotti di uso quotidiano.

L’episodio delle immagini usate per addestrare l’AI potrebbe segnare un nuovo capitolo nel dibattito globale sulla raccolta e l’utilizzo dei dati, soprattutto per quanto riguarda i dispositivi indossabili che offrono funzionalità avanzate di AI.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/meta-sta-addestrando-lai-grazie-alle-immagini-catturate-dai-ray-ban/507041/




Neo-Nazis head to encrypted SimpleX Chat app, bail on Telegram

“SimpleX, at its core, is designed to be truly distributed with no central server. This allows for enormous scalability at low cost, and also makes it virtually impossible to snoop on the network graph,” Poberezkin wrote in a company blog post published in 2022.

SimpleX’s policies expressly prohibit “sending illegal communications” and outline how SimpleX will remove such content if it is discovered. Much of the content that these terrorist groups have shared on Telegram—and are already resharing on SimpleX—has been deemed illegal in the UK, Canada, and Europe.

Argentino wrote in his analysis that discussion about moving from Telegram to platforms with better security measures began in June, with discussion of SimpleX as an option taking place in July among a number of extremist groups. Though it wasn’t until September, and the Terrorgram arrests, that the decision was made to migrate to SimpleX, the groups are already establishing themselves on the new platform.

“The groups that have migrated are already populating the platform with legacy material such as Terrorgram manuals and are actively recruiting propagandists, hackers, and graphic designers, among other desired personnel,” the ISD researchers wrote.

However, there are some downsides to the additional security provided by SimpleX, such as the fact that it is not as easy for these groups to network and therefore grow, and disseminating propaganda faces similar restrictions.

“While there is newfound enthusiasm over the migration, it remains unclear if the platform will become a central organizing hub,” ISD researchers wrote.

And Poberezkin believes that the current limitations of his technology will mean these groups will eventually abandon SimpleX.

“SimpleX is a communication network rather than a service or a platform where users can host their own servers, like in OpenWeb, so we were not aware that extremists have been using it,” says Poberezkin. “We never designed groups to be usable for more than 50 users and we’ve been really surprised to see them growing to the current sizes despite limited usability and performance. We do not think it is technically possible to create a social network of a meaningful size in the SimpleX network.”

This story originally appeared on wired.com.

https://arstechnica.com/tech-policy/2024/10/neo-nazis-head-to-encrypted-simplex-chat-app-bail-on-telegram/




Privacy, Schrems vince contro facebook

La sentenza della Corte Ue sul caso Schrems-facebook

La circostanza che Maximilian Schrems si sia espresso sul suo orientamento sessuale in occasione di una tavola rotonda pubblica non autorizza il gestore di una piattaforma di social network online a trattare altri dati relativi al suo orientamento sessuale ottenuti, se del caso, al di fuori di tale piattaforma, al fine di aggregarli e analizzarli per proporgli della pubblicità personalizzata”, così si legge nell’incipit della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea contro facebook del Gruppo Meta.

Il caso è stato sollevato dalla Corte suprema austriaca, che ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione di interpretare il Regolamento generale sulla protezione dei dati (il Gdpr).

Il caso

Tutto nasce in occasione di una tavola rotonda aperta al pubblico, alla quale Schrems ha partecipato a Vienna il 12 febbraio 2019, su invito della rappresentanza della Commissione europea in Austria, dove l’interessato ha fatto riferimento al suo orientamento sessuale.

Schrems intendeva in tal modo criticare il trattamento di dati personali effettuato da Facebook, tra cui il trattamento dei suoi propri dati. Questa tavola rotonda è stata diffusa in streaming e una registrazione è stata successivamente pubblicata sotto forma di «podcast», nonché sul canale YouTube della Commissione. Tuttavia, l’interessato non ha mai menzionato tale aspetto della sua vita privata nel suo profilo facebook.

Le motivazioni della sentenza

Secondo la Corte Ue, “la circostanza che una persona si sia espressa sul suo orientamento sessuale in occasione di una tavola rotonda pubblica non autorizza il gestore di una piattaforma di social network online a trattare altri dati relativi all’orientamento sessuale di tale persona ottenuti, se del caso, al di fuori di tale piattaforma a partire da applicazioni e siti Internet di partner terzi, ai fini di aggregarli e analizzarli per proporre a tale persona della pubblicità personalizzata”.

I giudici di Bruxelles, in questo caso, hanno applicato il principio della «minimizzazione dei dati», che vieta l’aggregazione, l’analisi e l’elaborazione di dati ai fini di pubblicità mirata ottenuti da piattaforme social.

Rimane da valutare se, in occasione della tavola rotonda, “il sig. Schrems abbia manifestamente reso pubblico il suo orientamento sessuale”, ma in questo caso, secondo il tribunale europeo, spetta alla Corte suprema austriaca verificarlo.

Circostanza che, tuttavia, si legge sempre nella sentenza, “non autorizza di per sé, il trattamento di altri dati personali relativi all’orientamento sessuale di tale persona”.

Anche il Dsa contro facebook

Anche perché la pubblicità online è ormai regolamentata dal Digital service act (Dsa), che mira a creare un nuovo equilibrio tra la tutela dei dati personali ed esigenze del mercato advertising.

Di fatto, il Dsa prescrive che i fornitori di piattaforme online non possono presentare pubblicità ai destinatari del servizio basate sulla profilazione, utilizzando dati sensibili, dati genetici e dati biometrici e cioè tutte le categorie speciali di dati personali elencate nel Gdpr

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/privacy-schrems-vince-contro-facebook/506810/




Meta pays the price for storing hundreds of millions of passwords in plaintext

Meta pays the price for storing hundreds of millions of passwords in plaintext
Getty Images

Officials in Ireland have fined Meta $101 million for storing hundreds of millions of user passwords in plaintext and making them broadly available to company employees.

Meta disclosed the lapse in early 2019. The company said that apps for connecting to various Meta-owned social networks had logged user passwords in plaintext and stored them in a database that had been searched by roughly 2,000 company engineers, who collectively queried the stash more than 9 million times.

Meta investigated for five years

Meta officials said at the time that the error was found during a routine security review of the company’s internal network data storage practices. They went on to say that they uncovered no evidence that anyone internally improperly accessed the passcodes or that the passcodes were ever accessible to people outside the company.

Despite those assurances, the disclosure exposed a major security failure on the part of Meta. For more than three decades, best practices across just about every industry have been to cryptographically hash passwords. Hashing is a term that applies to the practice of passing passwords through a one-way cryptographic algorithm that assigns a long string of characters that’s unique for each unique input of plaintext.

Because the conversion works in only one direction—from plaintext to hash—there is no cryptographic means for converting the hashes back into plaintext. More recently, these best practices have been mandated by laws and regulations in countries worldwide.

Because hashing algorithms works in one direction, the only way to obtain the corresponding plaintext is to guess, a process that can require large amounts of time and computational resources. The idea behind hashing passwords is similar to the idea of fire insurance for a home. In the event of an emergency—the hacking of a password database in one case, or a house fire in the other—the protection insulates the stakeholder from harm that otherwise would have been more dire.

For hashing schemes to work as intended, they must follow a host of requirements. One is that hashing algorithms must be designed in a way that they require large amounts of computing resources. That makes algorithms such as SHA1 and MD5 unsuitable, because they’re designed to quickly hash messages with minimal computing required. By contrast, algorithms specifically designed for hashing passwords—such as Bcrypt, PBKDF2, or SHA512crypt—are slow and consume large amounts of memory and processing.

Another requirement is that the algorithms must include cryptographic “salting,” in which a small amount of extra characters are added to the plaintext password before it’s hashed. Salting further increases the workload required to crack the hash. Cracking is the process of passing large numbers of guesses, often measured in the hundreds of millions, through the algorithm and comparing each hash against the hash found in the breached database.

The ultimate aim of hashing is to store passwords only in hashed format and never as plaintext. That prevents hackers and malicious insiders alike from being able to use the data without first having to expend large amounts of resources.

When Meta disclosed the lapse in 2019, it was clear the company had failed to adequately protect hundreds of millions of passwords.

“It is widely accepted that user passwords should not be stored in plaintext, considering the risks of abuse that arise from persons accessing such data,” Graham Doyle, deputy commissioner at Ireland’s Data Protection Commission, said. “It must be borne in mind, that the passwords, the subject of consideration in this case, are particularly sensitive, as they would enable access to users’ social media accounts.”

The commission has been investigating the incident since Meta disclosed it more than five years ago. The government body, the lead European Union regulator for most US Internet services, imposed a fine of $101 million (91 million euros) this week. To date, the EU has fined Meta more than $2.23 billion (2 billion euros) for violations of the General Data Protection Regulation (GDPR), which went into effect in 2018. That amount includes last year’s record $1.34 billion (1.2 billion euro) fine, which Meta is appealing. https://arstechnica.com/?p=2053118




Telegram “capitola”: l’app fornirà le informazioni degli utenti alle autorità


Telegram alla fine si è “piegato” alle autorità: dopo l’arresto avvenuto a fine agosto, con l’accusa di complicità nel compimento di reati, Pavel Durov, creatore dell’applicazione, ha comunicato tramite il suo canale che condividerà gli indirizzi IP e i numeri di telefono di coloro che violano i termini di servizio della piattaforma.

Com’è noto, l’applicazione di messaggistica viene usata per attività illecite, tra le quali la compravendita di servizi e prodotti illegali e per facilitare spam, abusi e altre violazioni.

Telegram

Durov ha annunciato che nelle ultime settimane un team dedicato di moderatori ha reso l’applicazione più sicura eliminando tutto il contenuto problematico individuato con la funzione “Ricerca”. Il team ha inoltre creato un but al qaule gli utenti possono segnalare i contenuti illegali che i moderatori provvederanno poi a controllare ed eventualmente eliminare.

Per scoraggiare ulteriormente i criminali dall’abusare di Telegram Search, abbiamo aggiornato i nostri Termini di servizio e l’informativa sulla privacy, assicurando che siano coerenti in tutto il mondo. Abbiamo chiarito che gli indirizzi IP e i numeri di telefono di coloro che violano le nostre regole possono essere divulgati alle autorità competenti in risposta a richieste legali valide ha aggiunto Durov.

L’informativa sulla privacy ora specifica infatti che, nel caso un utente sia effettivamente un sospettato coinvolto in attività criminali che violano i Termini di Servizio della piattaforma, verrà eseguita un’analisi legale della richiesta e il team di Telegram potrebbe condividere l’indirizzo IP e l numero di telefono del sospettato con le autorità. Alla fine di ogni trimestre verrà pubblicato un report su un canale dedicato riguardo gli eventuali dati condivisi e gli utenti coinvolti.

Non lasceremo che i malintenzionati mettano in pericolo l’integrità della nostra piattaforma per quasi un miliardo di utenti ha concluso Durov. Integrità che già da tempo era in pericolo, ma evidentemente l’arresto ha dato al creatore di Telegram la spinta che serviva.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2024/09/26/telegram-capitola-lapp-fornira-le-informazioni-degli-utenti-alle-autorita/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=telegram-capitola-lapp-fornira-le-informazioni-degli-utenti-alle-autorita