CERT-AGID 6-12 settembre: i ransomware mostrano una nuova tattica di ingegneria sociale


La scorsa settimana il CERT-AGID ha identificato e analizzato 75 campagne malevole nell’ambito italiano: 41 hanno preso di mira obiettivi nazionali, mentre 34 erano di carattere generico ma hanno comunque interessato il nostro Paese.

Agli enti accreditati ha messo a disposizione i 1.235 indicatori di compromissione (IoC) individuati.

I temi della settimana

Questa settimana i temi sfruttati per veicolare le campagne malevole in Italia sono stati venti.

In primo piano si sono viste le “Multe”: svariate campagne italiane, tutte via email, hanno abusato del brand PagoPA, con un caso che ha simulato comunicazioni del Ministero dell’Interno.

I messaggi hanno riprodotto false notifiche di sanzioni o avvisi di pagamento con l’obiettivo di sottrarre i dati delle carte; in un caso il link alla pagina malevola è stato inserito dentro un allegato PDF invece che nel corpo dell’email.

Pagamenti e banche nel mirino: phishing su PagoPA e ING, nove famiglie di malware e prevalenza di RAR/ZIP; colpite università e servizi INPS.

Sul fronte “Banking” si sono contate dodici campagne di phishing italiane, sempre via email, che hanno preso di mira ING, Intesa Sanpaolo, BPM, Fineco e, in un caso, anche PayPal.

Il tema “Ordine” è stato usato in nove campagne complessive, di cui sette generiche e due italiane: le prime hanno diffuso diversi malware, tra cui Formbook, AgentTesla, DarkCloud e Remcos, spesso attraverso archivi compressi contenenti eseguibili malevoli; le due campagne italiane hanno distribuito VipKeylogger e Remcos.

Gli “Aggiornamenti” sono comparsi in sei campagne, cinque generiche e una italiana. Nelle campagne generiche è stato diffuso principalmente il malware Lumma Stealer, veicolato tramite archivi ZIP con eseguibili malevoli, mentre la campagna italiana ha puntato su un phishing ai danni degli utenti Microsoft Outlook.

Il tema “Documenti” è stato sfruttato in cinque campagne, quattro generiche e una italiana: le generiche hanno diffuso AgentTesla, Remcos e Guloader, oltre a un’ulteriore campagna di phishing contro HSBC.

Quella italiana ha invece sfruttato il nome di INPS con finalità di phishing, confermando la frequenza con cui questo tema viene usato per frodi online. Il resto dei temi ha sostenuto ulteriori campagne di malware e

Tra gli eventi più rilevanti, sono emerse campagne di phishing mirate contro personale e studenti di diversi atenei italiani, tra cui l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Verona, l’Università di Bari e l’Università di Chieti-Pescara.

Le operazioni, tutte correlate tra loro, hanno replicato graficamente i portali di accesso alle aree riservate per sottrarre credenziali istituzionali.

Guardando ai ransomware, invece, si è osservata una nuova tattica di ingegneria sociale. Il gruppo LunaLock ha dapprima rivendicato il furto e la cifratura dei dati di una piattaforma per artisti freelance.

Successivamente, oltre alla consueta minaccia di pubblicazione dei materiali sottratti, ha avvertito che in caso di mancato pagamento avrebbe consegnato le opere d’arte alle aziende di intelligenza artificiale per l’addestramento dei modelli.

Fonte: CERT-AGID

È stata inoltre rilevata una nuova campagna di phishing ai danni di INPS che ha sfruttato, con modalità simili a una precedente offensiva contro l’Agenzia delle Entrate, il brand del servizio di file sharing WeTransfer.

Gli attori hanno inviato email che simulavano notifiche di WeTransfer facendo apparire le comunicazioni come provenienti da un dominio istituzionale (pec.inps.it) per aumentarne la credibilità e indurre le vittime a scaricare presunti documenti previdenziali urgenti.

Il link malevolo ha reindirizzato dapprima a una finta pagina di WeTransfer e poi a una falsa pagina di accesso di Aruba, con l’obiettivo di sottrarre credenziali email.

Malware della settimana

Nel corso della settimana sono state individuate nove famiglie di malware che hanno interessato l’Italia.

FormBook ha riguardato sei campagne generiche a tema “Prezzi”, “Ordine”, “Contratti” e “Fattura”, veicolate via email con allegati RAR, TAR e Z. Remcos è comparso in una campagna italiana a tema “Ordine” e in cinque campagne generiche legate a “Ordine”, “Prezzi”, “Contratti” e “Documenti”, distribuite con email contenenti ZIP, RAR e TAR.

AgentTesla è stato rilevato in cinque campagne generiche che hanno sfruttato i temi “Pagamenti”, “Ordine”, “Documenti” e “Aggiornamenti”, con allegati GZ, LZH, Z e TAR.

Lumma ha sostenuto quattro campagne generiche tutte legate al tema “Aggiornamenti”, recapitate con allegati ZIP.

Fonte: CERT-AGID

VipKeylogger è emerso in una campagna italiana “Ordine” e in tre campagne generiche “Ordine” e “Fattura”, distribuite tramite email con allegati RAR e ZIP. XWorm è stato osservato in tre campagne generiche a tema “Fattura”, “Pagamenti” e “Preventivo”, inviate con allegati XLAM, talvolta racchiusi in archivi ZIP.

Copybara è stato diffuso in una campagna italiana a tema “Banking” tramite SMS che rimandavano al download di un APK malevolo. DarkCloud è comparso in una campagna generica “Ordine” distribuita con archivio 7Z.

Infine, Guloader è stato impiegato in una campagna generica “Documenti” recapitata con allegati HTML e MSI.

Phishing della settimana

In totale sono stati coinvolti diciannove brand nelle campagne di phishing della settimana, con una concentrazione particolare sui temi PagoPA e ING, che hanno registrato il maggior numero di tentativi fraudolenti.

Formati e canali di diffusione

Sul fronte dei vettori tecnici, è emersa la solita  prevalenza degli archivi compressi.

A fronte di tredici tipologie di file impiegate, il formato più utilizzato è stato il RAR con 10 campagne complessive, seguito dallo ZIP con 7 episodi, mentre XLAM e TAR sono comparsi 3 volte ciascuno.

Fonte: CERT-AGID

Più sporadico l’uso di altri formati, tra cui G, Z e PDF (2 volte ciascuno), e con un solo riscontro per APK, LZH, SHTML, 7Z, MSI e HTML.

Quanto ai canali di diffusione, le email hanno continuato a rappresentare il veicolo esclusivo scelto dai criminali informatici, risultando responsabili di tutte le 75 campagne registrate dal CERT-AGID.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2025/09/15/cert-agid-6-12-settembre-i-ransomware-mostrano-una-nuova-tattica-di-ingegneria-sociale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cert-agid-6-12-settembre-i-ransomware-mostrano-una-nuova-tattica-di-ingegneria-sociale




Google e la privacy: sanzione multimilionaria per informazioni fuorvianti


Google dovrà pagare una multa salata da 425 milioni per informazioni vaghe e fuorvianti sulle proprie politiche di privacy: lo ha deciso la Corte distrettuale del distretto settentrionale della California, come riporta Malware Bytes.

Il caso è iniziato nel 2020 quando Anibal Rodriguez, un utente della compagnia, aveva intentato una causa contro il gigante tech accusandolo di aver confuso volontariamente gli utenti con le impostazioni “Attività web e app”. L’azione legale è diventata in seguito una class action.

Idealmente modificando queste impostazioni Google permetteva agli utenti di preservare la propria privacy disabilitando la raccolta di informazioni; in realtà, la compagnia non smetteva di raccogliere i dati, ma si limitava ad anonimizzarli. 

google privacy

Nel dettaglio, queste informazioni venivano raccolte tramite Firebase, un database per il monitoraggio delle attività che opera in maniera indipendente da “Attività web e app”. I dati venivano raccolti da applicazioni quali Uber, Shazam, Duolingo, Instagram e molte altre, con 98 milioni di utenti ignari di questa operazione.

I legali di Google si sono opposti all’accusa chiarendo che, modificando le impostazioni di privacy, viene mostrato all’utente un popup di conferma dal quale è possibile navigare su un dettaglio dei dati raccolti, e che quindi l’operato dell’azienda è trasparente.

I giudici, però, non hanno condiviso questa visione e hanno sottolineato che la compagnia dovrebbe essere più chiara nelle comunicazioni, soprattutto considerando che gli utenti spesso sono “superficiali” non dei lettori attenti; un dettaglio che, per quanto possa far sorridere, evidentemente ha avuto un certo peso nella decisione finale.

Questa decisione fraintende il modo in cui funzionano i nostri prodotti” ha affermato Jose Castaneda, Policy Communication Manager presso Google.I nostri tool per la privacy danno alle persone il controllo sui loro dati, e quando disabilitano la personalizzazione, noi rispettiamo quella scelta“.

In merito al caso, il giudice Richard Seeborg ha affermato che “Le comunicazioni interne di Google indicano che la compagnia sapeva di essere ‘intenzionalmente vaga’ sulla distinzione tecnica tra i dati raccolti da un account Google e quelli ottenuti al di fuori di esso perché la verità ‘sarebbe potuta sembrare allarmante per gli utenti’“.

Google ha comunicato l’intenzione di fare ricorso.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2025/09/10/google-e-la-privacy-sanzione-multimilionaria-per-informazioni-fuorvianti/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=google-e-la-privacy-sanzione-multimilionaria-per-informazioni-fuorvianti




CERT-AGID 30 agosto-5 settembre: campagne contro INPS e Agenzia delle Entrate


La scorsa settimana il CERT-AGID ha rilevato 79 campagne malevole. Quarantasei di queste erano rivolte in modo specifico a obiettivi italiani mentre le restanti trentatré, pur non essendo mirate, hanno comunque avuto effetti sul nostro Paese.

Agli enti accreditati sono così stati messi a disposizione 885 indicatori di compromissione, utili per individuare e prevenire possibili minacce.

I temi della settimana

Il CERT-AGID ha individuato 19 diversi temi sfruttati per diffondere campagne malevole sul territorio italiano.

Il settore più colpito è stato quello bancario, con tredici campagne di phishing dirette contro utenti italiani e due di carattere generico.

Le email fraudolente hanno preso di mira soprattutto ING, bersaglio privilegiato con dieci attacchi, ma non sono mancati riferimenti a Hype e BPM. Le due campagne non specificamente italiane sono state utilizzate per diffondere i malware Formbook e AgentTesla.

Un altro tema ricorrente è stato quello degli ordini, con nove campagne complessive: otto generiche, che hanno distribuito malware come AgentTesla, XWorm, PlugX, Formbook e QuasarRAT, e una rivolta all’Italia, legata alla diffusione di Remcos.

Molto intensa anche l’attività di phishing a tema multe: otto campagne italiane hanno abusato del marchio PagoPA per simulare notifiche di sanzioni o avvisi di pagamento, con l’obiettivo di carpire i dati delle carte delle vittime.

La scorsa settimana il CERT-AGID ha rilevato 79 campagne malevole ed emesso 885 indicatori di compromissione.

Non sono mancati i falsi documenti, sfruttati in sei campagne generiche. In questo caso sono stati diffusi diversi malware, tra cui AsyncRAT, Remcos e Lokibot, mentre alcune campagne hanno abusato dei brand Cloudbeds e DocuSign.

Una di esse ha diffuso ScreenConnect, un software legittimo ma usato in modo improprio per attività malevole.

Infine, cinque campagne hanno fatto leva sul tema degli aggiornamenti: due italiane, che hanno preso di mira gli utenti LiberoMail, e tre generiche, focalizzate su cPanel e Cloudbeds o utilizzate per distribuire il malware Lumma Stealer.

Gli altri temi osservati hanno avuto un impatto minore, ma sono stati comunque impiegati per veicolare ulteriori azioni di phishing e diffusione di malware.

Tra gli episodi più rilevanti della settimana spicca il ritorno di una campagna ai danni degli utenti INPS, tornata attiva dopo circa un mese di pausa.

In questo caso, i truffatori promettono un’erogazione di denaro e, per rendere credibile la richiesta, inducono le vittime a fornire una quantità impressionante di dati personali: oltre alle generalità e a un selfie, vengono richieste foto della carta di identità, della tessera sanitaria, della patente e delle ultime tre buste paga, insieme all’IBAN.

L’obiettivo principale è il furto di identità, che può concretizzarsi anche con la creazione di un profilo SPID a nome della vittima.

Un’altra campagna, questa volta di malspam, è stata individuata e contrastata dal CERT-AGID grazie alla collaborazione con i gestori PEC. Gli attaccanti hanno sfruttato caselle di posta certificata compromesse per diffondere il malware MintLoader.

Rispetto agli schemi più comuni, è stata adottata una tecnica particolare: niente link diretti al download ma un archivio ZIP contenente un file HTML che, a sua volta, indirizza al download di un file JavaScript.

Lo scopo è aggirare i sistemi di rilevamento automatici. Da notare anche la scelta del tempismo, con l’invio delle email malevole in concomitanza con la ripresa delle attività lavorative dopo le ferie estive.

Fonte: CERT-AGID

Infine, il CERT-AGID ha registrato una campagna di phishing mirata all’Agenzia delle Entrate, che sfrutta in maniera fraudolenta il brand WeTransfer. Le email simulate sembrano provenire da un dominio istituzionale italiano, aumentando così la credibilità del messaggio.

Gli utenti ricevono la segnalazione di documenti fiscali urgenti, come un falso file denominato FatturaAgenziaEntrate.pdf, con lo scopo di indurre le vittime a fornire le proprie credenziali di posta elettronica.

Malware della settimana

Nel corso della settimana sono state individuate tredici famiglie di malware attive sul territorio italiano.

Tra le più gettonate spicca FormBook, diffuso in sei campagne generiche a tema fatture, ordini, servizi bancari e preventivi, veicolate attraverso email con allegati in formato XLSX e DOCX o archivi compressi come RAR, ZIP e LZH.

Quattro campagne hanno invece utilizzato AgentTesla, sempre con i medesimi pretesti di fatture, ordini e operazioni bancarie, veicolate tramite allegati ZIP, RAR, TAR e GZ.

Anche Remcos ha avuto un ruolo di rilievo, con una campagna italiana a tema ordini diffusa via ZIP e altre tre campagne generiche legate a prezzi, documenti e pagamenti.

Un comportamento simile è stato riscontrato per XWorm, con una campagna italiana basata sul tema preventivo e tre campagne generiche legate a ordini, consegne e preventivi. Gli allegati utilizzati erano principalmente archivi RAR, ZIP, TAR e Z.

Fonte: CERT-AGID

Da segnalare anche MintLoader, protagonista della succitata campagna italiana a tema fatture diffusa tramite caselle PEC compromesse, e VipKeylogger, con due campagne italiane e una generica che hanno sfruttato i temi prezzi e contratti, veicolando file RAR.

Si registra inoltre Copybara, diffuso attraverso una campagna italiana a tema bancario che ha sfruttato SMS contenenti link per il download di un APK malevolo.

Altre famiglie rilevate sono state AsyncRat, Lokibot, QuasarRAT, PlugX, ScreenConnect e Lumma Stealer, distribuite con allegati ZIP, RAR, HTA, 7Z e HTML. Queste ultime hanno fatto leva soprattutto sui temi documenti, aggiornamenti e ordini.

Phishing della settimana

Nel complesso, questa settimana sono stati 24 i brand presi di mira dalle campagne di phishing.

Fonte: CERT-AGID

Tra i più sfruttati spiccano ING, PagoPA e DHL, segno che banche, servizi di pagamento e logistica restano i settori preferiti dai criminali informatici.

Non sono mancate inoltre campagne di phishing generiche, legate a servizi di webmail senza alcun marchio specifico, che confermano come la sottrazione di credenziali di posta elettronica continui a essere un obiettivo prioritario.

Formati e canali di diffusione

L’analisi dei formati di file utilizzati nelle campagne malevole osservate in Italia nell’ultima settimana mette in evidenza la netta prevalenza degli archivi compressi.

ZIP e RAR sono risultati il formati più utilizzatìi, con nove campagne complessive. A seguire troviamo HTML, protagonista di tre episodi, mentre TAR e LZH sono comparsi due volte ciascuno. Più sporadico l’impiego di altri formati, tra cui Z, XLSX, PDF, HTA, JS, DOCX, APK, 7Z e GZ, ognuno sfruttato in un’unica occasione.

Fonte: CERT-AGID

Per quanto riguarda i canali di diffusione, le email continuano a essere il veicolo quasi esclusivo scelto dai criminali informatici, responsabili di 76 delle campagne registrate.

In due circostanze sono stati invece usati SMS, mentre una sola campagna ha sfruttato la posta elettronica certificata.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2025/09/08/cert-agid-30-agosto-5-settembre-campagne-contro-inps-e-agenzia-delle-entrate/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cert-agid-30-agosto-5-settembre-campagne-contro-inps-e-agenzia-delle-entrate




Scambio dati Usa-Ue, la Corte Ue lascia le cose come stanno. Confermato l’accordo Biden-von der Leyen

L’accordo sullo scambio transatlantico dei dati fra Usa e Ue, siglato due anni fa dall’ex presidente Joe Biden e dalla presidente Ue Ursula von der Leyen, resta valido così com’è. La conferma arriva dalla Corte di Giustizia Ue, che respinge il ricorso per l’annullamento del Data Protection Framework (subentrato dopo tre anni di vuoto normativo al Privacy Shield, a sua volta annullato dalla stessa Corte Ue) lasciando di fatto le cose come stanno.

L’accordo sul trasferimento dati tra la Ue e gli Stati Uniti, noto come “Data Privacy Framework”, è stato adottato nel 2022-2023: obiettivo, sostituire i meccanismi precedenti, tra cui il “Privacy Shield” in vigore dal 2016 al 2020, a sua volta invalidato dalla Corte di giustizia europea a seguito dei ricorsi presentati dall’attivista austriaco per la protezione dei dati Max Schrems. Latombe, deputato centrista (Modem), aveva chiesto l’annullamento di questo accordo sostenendo che non fosse pienamente conforme alla normativa europea in materia di dati e che, in definitiva, favorisse i Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft).

Respinto il ricorso

Respinto il ricorso di un paio di anni fa da parte del deputato francese Philippe Latombe, cittadino francese, utente di diverse piattaforme informatiche che raccolgono i suoi dati personali e li trasferiscono negli Stati Uniti, che aveva contestato davanti al Tribunale la mancanza di indipendenza della DPRC, vale a dire della Data Protection Review Court (la corte incaricata del controllo della protezione dei dati Usa).

Di conseguenza, secondo il Tribunale, “non si può ritenere che la raccolta in blocco di dati personali effettuata dalle agenzie di intelligence americane non soddisfi i requisiti derivanti dalla sentenza Schrems II al riguardo e che il diritto degli Stati Uniti non garantisca una tutela giuridica sostanzialmente equivalente a quella garantita dal diritto dell’Unione”.

Alla luce di tali elementi, il Tribunale respinge il motivo concernente la raccolta in blocco dei dati personali e, pertanto, il ricorso nel suo insieme.

Leggi anche: Scambio dati Usa-Ue a rischio: Trump vuole smantellare l’organo di sorveglianza. Traballa l’accordo transatlantico sulla privacy

Trasferimento dati Usa-Ue, firmato l’accordo dopo tre anni di vuoto normativo

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/scambio-dati-usa-ue-la-corte-ue-lascia-le-cose-come-stanno-confermato-laccordo-biden-von-der-leyen/544637/




CERT-AGID 16-22 agosto: registrato il primo abuso di Action1


La scorsa settimana il CERT-AGID ha rilevato 81 campagne malevole nell’ambito italiano. Quarantuno di queste hanno avuto come obiettivo diretto realtà nostrane, mentre le restanti quaranta, pur essendo di natura più generica, hanno comunque coinvolto anche il nostro territorio.

Agli enti accreditati sono stati messi a disposizione 756 indicatori di compromissione individuati nel corso delle attività di monitoraggio.

I temi della settimana

Questa settimana i criminali informatici hanno sfruttato 24 diversi temi per diffondere campagne malevole sul territorio italiano.

Tra i più ricorrenti figura quello degli Ordini, impiegato per veicolare numerosi malware, tra cui AgentTesla, MassLogger, Remcos, Darkcloud, Avemaria, Formbook, VipKeylogger, XWorm e Obj3ctivity, attraverso due campagne italiane e nove di carattere generico.

Il settore bancario (Banking) è stato invece preso di mira da attacchi di phishing rivolti in particolare contro ING, BPM e Intesa Sanpaolo, con alcune campagne che hanno diffuso anche il malware Darkcloud.

Il CERT-AGID ha rilevato 81 campagne malevole e messo a disposizione 756 indicatori di compromissione.

I Documenti rappresentano un altro tema significativo, utilizzato in quattro campagne di phishing che hanno impersonato i brand Microsoft, DocuSign e Office365, oltre a sette campagne malware che hanno distribuito varianti come Formbook, XWorm, Lumma, Asyncrat e una versione malevola del legittimo software ScreenConnect.

Non è mancato neppure il tema delle Multe, usato in otto campagne che hanno sfruttato il nome di PagoPA e di presunte sanzioni stradali per sottrarre dati sensibili e numeri di carte di credito.

Tra gli eventi di maggiore interesse emerge una campagna particolarmente insidiosa che ha visto false comunicazioni riguardanti aggiornamenti di sicurezza per software di firma digitale.

Le email fraudolente invitavano gli utenti a scaricare una patch che in realtà conteneva codice malevolo sotto forma di script VBS.

Nonostante l’assenza di sofisticate tecniche di offuscamento, lo script consente l’installazione di Action1, un software legittimo di gestione remota sfruttato dai criminali per ottenere accesso ai sistemi.

Si tratta della prima volta che in Italia viene osservato l’abuso di Action1 in un contesto di compromissione.

Il CERT-AGID ha inoltre rilevato una campagna di phishing che ha sfruttato il nome del Fascicolo Sanitario Elettronico. In questo caso, le potenziali vittime hanno ricevuto email che promettevano un rimborso, corredate da un codice identificativo da inserire su una pagina esterna fraudolenta.

Una volta digitato il codice, l’utente è stato invitato a fornire dati personali e bancari, inclusi IBAN e nome della banca, per poi essere reindirizzato a una falsa pagina di accesso del proprio istituto.

Fonte: CERT-AGID

Un’ulteriore campagna ha colpito gli utenti dell’Agenzia delle Entrate, con comunicazioni che annunciavano un rimborso fiscale di 500 euro.

Le email contenevano un link e un codice QR che portavano a un sito fraudolento, dove l’utente poteva scegliere tra otto diversi istituti bancari e inserire le proprie credenziali di home banking, consegnandole così direttamente agli attaccanti.

Malware della settimana

Nel corso della settimana sono state individuate diciassette diverse famiglie di malware che hanno colpito l’Italia.

Tra le più rilevanti si segnala Remcos, al centro di una campagna nazionale a tema “preventivo” e di otto campagne generiche legate a ordini, pagamenti, consegne, prezzi e prenotazioni. Gli attacchi sono stati diffusi tramite email con allegati compressi in formati 7Z, RAR, ZIP e Z.

FormBook è stato invece protagonista di sei campagne generiche che hanno sfruttato i temi dei preventivi, delle consegne, dei documenti, degli ordini, dei prezzi e dei pagamenti, veicolate attraverso allegati GZ, RAR e ZIP.

Anche AgentTesla ha mantenuto una presenza significativa, con tre campagne generiche basate sui temi degli ordini e dei contratti, distribuite mediante allegati compressi in 7Z, GZ e TAR.

Fonte: CERT-AGID

DarkCloud ha visto l’emergere di una campagna italiana a tema prezzi e di due campagne generiche a tema ordini, propagate tramite email con allegati 7Z e GZ.

XWorm ha colpito con una campagna italiana incentrata sugli ordini e con una campagna generica a tema documenti, diffuse tramite allegati ZIP e RAR. AsyncRat è stato rilevato in due campagne generiche legate a documenti e prenotazioni, anch’esse veicolate tramite file ZIP.

LummaStealer è apparso in due campagne generiche a tema legale e documenti, anch’esse veicolate con allegati ZIP. SnakeKeylogger ha fatto la sua comparsa in due campagne generiche costruite attorno al tema delle fatture, trasmesse con allegati RAR e ZIP.

A completare il quadro, sono state osservate alcune campagne italiane che hanno diffuso Avemaria e Modiloader, insieme a campagne generiche che hanno distribuito altri malware noti come Grandoreiro, Guloader, MassLogger, Obj3ctivity, ScreenConnect e VipKeylogger.

Phishing della settimana

Nel corso della settimana sono stati presi di mira venti diversi brand attraverso campagne di phishing. A emergere per frequenza sono state le campagne che hanno sfruttato il nome di PagoPA, quello della banca ING e il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Fonte: CERT-AGID

Non sono mancate inoltre numerose campagne di phishing legate a servizi di webmail non brandizzati, a conferma della varietà delle strategie utilizzate dai criminali informatici per colpire gli utenti italiani.

Formati e canali di diffusione

L’analisi delle campagne malevole osservate in Italia nell’ultima settimana ha evidenziato  dodici diversi formati di file, con una netta prevalenza degli archivi compressi.

Il formato più utilizzato è stato lo ZIP, protagonista di dodici campagne, seguito dal RAR con otto episodi. Non molto distanti i formati 7Z e GZ, rispettivamente con sei e cinque utilizzi, mentre più rari sono stati i casi che hanno coinvolto file JS e Z.

Fonte: CERT-AGID

Per quanto riguarda i canali di diffusione, le email si confermano lo strumento quasi esclusivo sfruttato dai criminali informatici, responsabili di tutte le 81 campagne individuate. Non sono state invece registrate attività attraverso PEC o SMS.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2025/08/25/cert-agid-16-22-agosto-primo-abuso-action1/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cert-agid-16-22-agosto-primo-abuso-action1




App di invecchiamento facciale con IA: rischi per la privacy, sicurezza informatica e uso dei dati biometrici

Negli ultimi anni, le applicazioni basate su intelligenza artificiale che simulano l’invecchiamento del volto – come FaceApp, ZAO, Reface, YouCam Makeup e AgingBooth – hanno riscosso un successo virale. Tuttavia, dietro la promessa ludica e apparentemente innocua di “vedersi tra trent’anni” si celano gravi implicazioni legate alla raccolta occulta di dati biometrici, alla non conformità al GDPR e a minacce concrete alla sicurezza informatica.

Tecnologia IA e raccolta dati biometrici nei selfie

Le app di photo-editing che promettono di “invecchiare” digitalmente il volto sfruttano sofisticate tecniche di intelligenza artificiale (IA). Tipicamente utilizzano reti neurali generative (GAN) che richiedono di inviare il selfie a potenti server remoti per essere elaborato. L’applicazione FaceApp – simbolo di questa moda – non funziona offline perché l’algoritmo di aging viene eseguito nel cloud. In altre parole, le foto caricate dall’utente transitano attraverso server – spesso ubicati fuori dall’Europa – e possono venire archiviate indefinitamente. La privacy degli utenti è dunque messa a rischio da questi passaggi invisibili: oltre all’immagine inviata, l’app può raccogliere metadata, dati di navigazione o altre informazioni biometriche senza un chiaro consenso.

Le caratteristiche del volto umano (distanze fra occhi, forma del naso, struttura facciale) sono per definizione dati biometrici, ossia informazioni personali particolarmente sensibili. In base al GDPR (Regolamento UE 2016/679), il trattamento di dati biometrici richiede sempre il consenso esplicito dell’interessato.

Nel caso delle app come FaceApp, spesso questo consenso non viene nemmeno richiesto: l’utente acconsente implicitamente all’accesso alle foto e alla fotocamera, ma non viene informato né esercita alcun controllo sui fini del trattamento. Come sottolinea l’avv. Martorana, le tipiche privacy policy di queste app contengono clausole generiche e licenze “perpetue e irrevocabili” sull’uso delle immagini. In pratica, chi usa l’app rischia di perdere il controllo sui propri dati biografici: il contratto di licenza consente alla società di modificare, distribuire e sfruttare liberamente le foto dell’utente, addirittura a fini commerciali. Dato che il riconoscimento facciale è ormai considerato tecnologia ad “alto rischio” in sede europea, tali modalità opache violano il principio del privacy by design sancito dal GDPR.

Elaborazione remota vs. offline: rischi biometrico‑cloud

Molte app di aging facciale, come FaceApp, ZAO e Reface, inviano i selfie degli utenti a server remoti – spesso situati fuori dall’Unione Europea – dove i dati vengono elaborati tramite algoritmi generativi (GAN) o modelli di diffusion. Questa elaborazione cloud consente performance avanzate, ma espone l’utente a rischi considerevoli in termini di tracciabilità, profilazione e conservazione non regolamentata dei dati biometrici. Al contrario, app offline come AgingBooth elaborano localmente le immagini, evitando il trasferimento a terze parti. Tuttavia, anche queste ultime possono raccogliere in background identificatori di dispositivo, dati di localizzazione o telemetria diagnostica, eludendo le protezioni previste dal GDPR, in violazione dei principi di data minimization e privacy by design.

Casi studio internazionali: FaceApp, ZAO e YouCam

L’app russa FaceApp è forse il caso più emblematico. Il Senatore statunitense Charles Schumer ha chiesto al FBI e alla FTC di indagare sull’app per via delle sue policy poco trasparenti e per la gestione dei dati attraverso server non localizzati chiaramente. L’informativa dell’app concede all’azienda una licenza irrevocabile, perpetua e trasferibile sull’uso delle immagini, senza alcuna limitazione territoriale. Sebbene FaceApp dichiari di cancellare i dati entro 48 ore, non esistono garanzie verificabili sull’effettiva applicazione di questa misura.

In Cina, l’app ZAO ha suscitato scalpore per aver richiesto agli utenti di cedere tutti i diritti sul proprio volto digitale, inclusi usi commerciali futuri. La pressione pubblica ha costretto gli sviluppatori a rivedere le policy, ma il caso ha mostrato chiaramente come queste tecnologie possano superare i confini della legalità sfruttando il fascino dell’intelligenza artificiale generativa.

Un altro esempio interessante è YouCam Makeup, che implementa filtri di invecchiamento e miglioramento estetico tramite AR e IA. La privacy policy della casa madre (Perfect Corp) esplicita l’uso di dati biometrici, come geometrie facciali e video, per scopi di personalizzazione e marketing. I dati possono essere conservati fino a tre anni e condivisi con affiliati e fornitori. Pur offrendo una trasparenza maggiore rispetto ad altre app, rimane problematico il bilanciamento tra profilazione commerciale e reale consenso informato.

Truffe e app clone: ingegneria sociale e malware

Accanto alle app ufficiali, esiste un sottobosco di applicazioni fraudolente o clonate, spesso distribuite via canali non ufficiali o tramite campagne di phishing. Già nel 2019, ESET ha documentato il caso di una falsa “FaceApp Pro” promossa su YouTube e social media, che indirizzava gli utenti verso siti truffaldini con abbonamenti occulti o installazione di adware (es. MobiDash). Kaspersky ha segnalato app che simulavano crash post-installazione, nascondendo codice malevolo attivo in background per fini pubblicitari o estrazione di dati sensibili. Tali app sfruttano l’ingenuità dell’utente medio e l’effetto virale delle mode digitali per compromettere la sicurezza del dispositivo.

Biometria e variabilità temporale: implicazioni per il deepfake e la sicurezza

Le app di invecchiamento non si limitano a generare immagini modificate: manipolano intenzionalmente dati biometrici fondamentali, come tratti del volto, texture della pelle, e proporzioni morfologiche. Questa trasformazione altera i parametri su cui si basano i sistemi di autenticazione facciale, rendendoli vulnerabili a spoofing e attacchi deepfake. Le immagini alterate possono essere riutilizzate per eludere controlli biometrici, alimentare dataset illeciti o addestrare sistemi di riconoscimento senza consenso. Le contromisure tecniche includono l’adozione di architetture CNN-LSTM e metodi di rilevazione delle inconsistenze temporali, che però non sono ancora diffusi nella maggior parte delle implementazioni consumer.

Quadro normativo e tutele giuridiche

In Italia e in Europa la legge considera i dati biometrici come categoria speciale di dati personali. Il GDPR (art. 9) ne vieta il trattamento se non è basato sul consenso esplicito dell’interessato, a meno di eccezioni di interesse pubblico legiferate dallo Stato. Anche la normativa italiana (d.lgs. 196/2003, integrato dal GDPR) stabilisce che fuori dai casi di polizia non è possibile trattare immagini per riconoscimento facciale senza consenso.

Questo significa che qualsiasi app “aging” che analizza digitalmente il volto sta trattando dati biometrici (lo schema univoco del volto) e dunque richiede misure strettissime: informativa chiara, consenso libero e scopi ben circoscritti. Al momento però molti servizi online disattendono questi requisiti: non chiedono consenso speciale, non specificano categorie di destinatari o tempi di conservazione.

Ne consegue che in vari paesi europei – da tempo – organismi di controllo e tribunali sono intervenuti per vietare usi opachi di tecnologie facciali (per esempio la giurisprudenza italiana ha sospeso per legge l’uso del facial recognition in spazi pubblici). Si segnala anche la futura regolamentazione: l’AI Act europeo, attualmente in discussione, attribuisce ai sistemi di riconoscimento biometrico una qualificazione di alto rischio, imponendo ulteriori garanzie di trasparenza e sicurezza. In ambito giudiziario, pertanto, lo sviluppo di queste app impone l’analisi di possibili violazioni di privacy e sicurezza – a livello di società produttrici (ad esempio per incauto trasferimento dati extra-UE) e di store (quando sponsorizzano software non verificati).

Conclusioni e linee guida

In sintesi, le app di invecchiamento facciale IA rappresentano un caso esemplare di tecnologia ambigua: da un lato offrono effetti visivi spettacolari basati su IA avanzata, dall’altro nascondono gravi rischi di privacy e cybersecurity. Per gli esperti di sicurezza informatica è fondamentale riconoscere questo rischio su più livelli.

È raccomandabile utilizzare esclusivamente app ufficiali, scaricate da store certificati, e verificare attentamente le autorizzazioni richieste. Soprattutto, occorre essere consapevoli che ogni immagine facciale elaborata potrebbe alimentare database biometrici, anche a fini sconosciuti. In ambito aziendale o istituzionale, le organizzazioni dovrebbero eseguire audit dei servizi IA esterni, informando gli utenti sui pericoli e implementando misure di data minimization (per esempio anonimizzazione o cancellazione automatica dei file).

Sul piano legale, va sollecitata l’adozione di regolamenti chiari: i provider devono garantire il rispetto del GDPR (gestione consapevole delle immagini) e delle norme nazionali, con politiche trasparenti su conservazione e cancellazione dei dati (per esempio cancellazione automatica entro 48 ore come dichiarato da alcuni sviluppatori). In definitiva, il “divertimento” fugace di vedere il proprio volto invecchiato non deve far dimenticare la custodia della nostra identità biometrica: la sicurezza dei dati deve rimanere prioritaria nella diffusione di queste tecnologie.

Fonti:

Zorloni, L. (2019). Tutto quello che (non) volete sapere sull’uso che FaceApp fa delle vostre foto, Wired Italia.

Nevis Security. (2022). Do Selfie Apps and Filters Collect Biometric Data?

MDPI – Al-Dulaimi & Kurnaz. (2024). A Hybrid CNN-LSTM Approach for Precision Deepfake Detection.

Perfect Corp. (2024). YouCam Privacy Policy.

Condividi sui Social Network:

https://www.ictsecuritymagazine.com/notizie/app-dati-biometrici/




A power utility is reporting suspected pot growers to cops. EFF says that’s illegal.

In May 2020, Sacramento, California, resident Alfonso Nguyen was alarmed to find two Sacramento County Sheriff’s deputies at his door, accusing him of illegally growing cannabis and demanding entry into his home. When Nguyen refused the search and denied the allegation, one deputy allegedly called him a liar and threatened to arrest him.

That same year, deputies from the same department, with their guns drawn and bullhorns and sirens sounding, fanned out around the home of Brian Decker, another Sacramento resident. The officers forced Decker to walk backward out of his home in only his underwear around 7 am while his neighbors watched. The deputies said that he, too, was under suspicion of illegally growing cannabis.

Invasion of the privacy snatchers

According to a motion the Electronic Frontier Foundation filed in Sacramento Superior Court last week, Nguyen and Decker are only two of more than 33,000 Sacramento-area people who have been flagged to the Sheriff’s department by the Sacramento Municipal Utility District, the electricity provider for the region. SMUD called the customers out for using what it and department investigators said were suspiciously high amounts of electricity indicative of illegal cannabis farming.

The EFF, citing investigator and SMUD records, said the utility unilaterally analyzes customers’ electricity usage in “painstakingly” detailed increments of every 15 minutes. When analysts identify patterns they deem likely signs of illegal grows, they notify Sheriff’s investigators. The EFF said the practice violates privacy protections guaranteed by the federal and California governments and is seeking a court order barring the warrantless disclosures.

“SMUD’s disclosures invade the privacy of customers’ homes,” EFF attorneys wrote in a court document in support of last week’s motion. “The whole exercise is the digital equivalent of a door-to-door search of an entire city. The home lies at the ‘core’ of constitutional privacy protection.”

Contrary to SMUD and sheriff’s investigator claims that the likely illegal grows are accurate, the EFF cited multiple examples where they have been wrong. In Decker’s case, for instance, SMUD analysts allegedly told investigators his electricity usage indicated that “4 to 5 grow lights are being used [at his home] from 7pm to 7am.” In actuality, the EFF said, someone in the home was mining cryptocurrency. Nguyen’s electricity consumption was the result of a spinal injury that requires him to use an electric wheelchair and special HVAC equipment to maintain his body temperature.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/07/eff-moves-to-stop-power-utility-reporting-suspected-pot-growers-to-cops/




CERT-AGID 5 – 11 luglio: sei nuove campagne di phishing contro utenti SPID


Nel corso di questa settimana, il CERT-AGID ha individuato 83 campagne malevole all’interno del panorama italiano.

Di queste, 48 erano mirate specificamente a obiettivi italiani, mentre le restanti 35, seppur di natura più generica, hanno comunque avuto impatto sul nostro Paese.

Ai propri enti accreditati, il CERT ha fornito 1091 indicatori di compromissione.

I temi della settimana

I temi sfruttati per veicolare le campagne sono stati in totale 24.

Il più ricorrente, come sempre, è stato Banking, utilizzato in dodici campagne malevole diffuse via email, SMS e PEC, con una netta prevalenza di casi legati al contesto italiano.

Tra queste si segnalano attività di phishing che imitano comunicazioni da parte dell’istituto ING, con l’obiettivo di sottrarre credenziali bancarie, e la diffusione di malware come Copybara, FormBook e Remcos.

Seguono le campagne a tema Multe, otto in totale e tutte circoscritte al contesto italiano, che riprendono il trend delle scorse settimane e che vedono l’invio di falsi avvisi di sanzioni stradali non pagate.

Nel corso di questa settimana, il CERT-AGID ha individuato 83 campagne malevole all’interno del panorama italiano e fornito 1091 indicatori di compromissione.

Gli attaccanti in questo caso simulano le comunicazioni ufficiali da parte di PagoPA e mirano a sottrarre i dati delle carte di pagamento.

Anche il tema Ordine è stato sfruttato in otto campagne, tutte generiche, che simulano comunicazioni relative a presunti ordini o spedizioni in attesa, distribuendo malware come VipKeylogger, FormBook, Avemaria, XWorm, MassLogger e DarkTortilla.

Il tema Rinnovo è comparso in sette campagne di phishing veicolate via email, tutte orientate al pubblico italiano: le email imitano brand come Aruba e Register, presentando finte notifiche di scadenza o rinnovo dei servizi; in alcuni casi, l’obiettivo è il furto delle credenziali SPID.

Il tema Pagamenti è stato utilizzato in sei campagne, sia generiche che italiane, che simulano notifiche di pagamenti sospesi o transazioni in uscita, finalizzate al furto di dati sensibili o alla distribuzione di malware come FormBook, AgentTesla, XWorm, SnakeKeylogger e Guloader.

Tra gli eventi di particolare rilievo segnaliamo sei nuove campagne di phishing contro utenti SPID, analoghe a una già analizzata dal CERT-AGID due settimane fa, che sfruttano indebitamente il nome e il logo di AgID utilizzando domini fraudolenti come ‘idspid[.]com’.

Essi non sono riconducibili né al Sistema Pubblico di Identità Digitale né all’Agenzia, e  l’obiettivo è di sottrarre credenziali SPID, copie di documenti d’identità e video registrati seguendo istruzioni per il riconoscimento.

È stata inoltre analizzata una campagna di phishing via email che tenta di simulare indirizzi legittimi come mittente.

Sul fronte delle vulnerabilità, è stato rilasciato un Proof-of-Concept pubblico per la CVE-2025-5777, denominata CitrixBleed 2, che aumenta il rischio di incidenti soprattutto a causa dei ritardi nell’applicazione delle patch.

Il CERT-AGID ha identificato oltre 70 domini italiani potenzialmente vulnerabili, tra cui Pubbliche Amministrazioni, banche e aziende private.

Infine, sono state rilevate diverse campagne di phishing che sfruttano il nome di enti della Pubblica Amministrazione italiana.

Fonte: CERT-AGID

Alcune rimandano a finte pagine di login del Fascicolo Sanitario Elettronico, utilizzando impropriamente i nomi del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre altre sono rivolte agli utenti del Ministero dell’Interno, con un livello di sofisticazione crescente nelle tecniche di impersonificazione.

Malware della settimana

Nel corso della settimana, il CERT-AGID ha individuato 15 famiglie di malware che hanno interessato l’Italia.

Tra queste, Copybara è stata protagonista di sei campagne italiane a tema “Banking”, veicolate tramite SMS contenenti link a file APK malevoli.

FormBook è stato osservato in sei campagne complessive, di cui tre italiane legate ai temi “Ordine”, “Delivery” e “Pagamenti” e diffuse tramite email con allegati ZIP e RAR, e tre generiche a tema “Prezzi”, “Fattura” e “Banking”, veicolate con allegati XLAM, ZIP e RAR.

VipKeylogger è stato utilizzato in cinque campagne generiche legate agli argomenti “Ordine” e “Prezzi”, distribuite via email con file ZIP e RAR.

XWorm è comparso in cinque campagne generiche che hanno sfruttato i temi “Documenti”, “Delivery”, “Ordine”, “Pagamenti” e “Fattura”, con allegati Z, DOCX, RAR e 7Z.

Fonte: CERT-AGID

AgentTesla è stato rilevato in due campagne: una italiana a tema “Pagamenti”, distribuita tramite allegati IMG, e una generica “Delivery” con file Z.

Lumma è stato utilizzato in due campagne generiche a tema “Documenti” e “Aggiornamenti”, diffuse tramite email contenenti archivi ZIP e RAR.

Remcos è stato associato a due campagne generiche, una a tema “Banking” e l’altra “Aggiornamenti”, con allegati ISO e GZ.

SnakeKeylogger è stato osservato in due campagne generiche a tema “Pagamenti” e “Delivery”, distribuite via email con file RAR.

Avemaria è stato rilevato in due campagne: una generica a tema “Ordine” con allegati Z e una italiana a tema “Delivery” che sfrutta falsi avvisi di giacenza GLS, con allegato ZIP contenente un file JS infetto.

Infine, sono state rilevate campagne generiche che veicolano i malware Grandoreiro, Guloader, MassLogger, Modiloader e StrRat attraverso email contenenti archivi compressi.

Phishing della settimana

Sono 16 i brand coinvolti questa settimana nelle campagne di phishing rilevate dal CERT-AGID.

Fonte: CERT-AGID

Per volume e frequenza spiccano in particolare le campagne che sfruttano i nomi di PagoPA, GLS, DHL, ING e Aruba, oltre a numerose campagne di phishing su caselle Webmail non associate a marchi specifici, ma comunque orientate al furto di credenziali e dati sensibili.

Formati e canali di diffusione

Nel corso dell’ultima settimana, il CERT-AGID ha rilevato l’impiego di 12 differenti tipologie di file malevoli nelle campagne attive in Italia.

A dominare la scena sono stati ancora una volta i formati compressi, che restano la soluzione preferita dai cybercriminali per eludere i controlli di sicurezza e veicolare codice dannoso.

Tra questi, i file ZIP risultano i più utilizzati con 11 campagne, seguiti dai RAR con 8 rilevamenti, mentre gli APK sono stati impiegati in 6 campagne e i file Z in 4.

I formati GZ sono comparsi in 2 occasioni, mentre altri tipi di file, meno frequenti ma comunque pericolosi, sono stati rilevati una sola volta ciascuno: PDF, LZH, IMG, DOCX, 7Z, XLAM e ISO.

Fonte: CERT-AGID

Per quanto riguarda i vettori di diffusione, l’email tradizionale si conferma nettamente il canale più sfruttato, con 77 campagne rilevate.

Si registra però anche un lieve aumento nell’uso di canali alternativi: 4 campagne sono state veicolate tramite SMS, e 2 via PEC.

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2025/07/14/cert-agid-5-11-luglio-sei-campagne-phishing-utenti-spid/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cert-agid-5-11-luglio-sei-campagne-phishing-utenti-spid




Bitchat: la nuova applicazione di messaggistica decentralizzata di Jack Dorsey

Il presente articolo fornisce un’analisi tecnica approfondita di Bitchat, la nuova applicazione di messaggistica decentralizzata di Jack Dorsey, concentrandosi sulla sua architettura, sui meccanismi di protezione della privacy e sulle implicazioni per la cybersecurity. Vengono esaminati i principi operativi delle reti mesh Bluetooth Low Energy (BLE), i protocolli crittografici implementati e le funzionalità avanzate per la tutela della riservatezza.

Verranno discusse le vulnerabilità intrinseche delle tecnologie sottostanti, con particolare riferimento alle reti mesh BLE e ai protocolli di messaggistica decentralizzata come Nostr. Vengono inoltre analizzati i rischi associati al modello “store-and-forward” e i vettori di attacco generici nelle infrastrutture decentralizzate. Il rapporto si conclude con raccomandazioni per mitigare i rischi e prospettive future per la ricerca e lo sviluppo nel campo delle comunicazioni resilienti e private.

1. Il contesto delle comunicazioni decentralizzate e la visione di Jack Dorsey

1.1. L’evoluzione delle comunicazioni digitali e la crescente domanda di privacy e resilienza

Le piattaforme di comunicazione digitali contemporanee, in gran parte basate su architetture centralizzate, sono sempre più percepite come intrinsecamente vulnerabili a problematiche quali la censura, la sorveglianza di massa e la presenza di punti singoli di fallimento. Questa configurazione, sebbene efficiente per la distribuzione su larga scala, espone gli utenti e i loro dati a rischi sistemici. La storia recente è costellata di episodi in cui la censura governativa, le interruzioni di servizio dovute a guasti infrastrutturali o attacchi informatici, e le violazioni della privacy attraverso la raccolta e l’analisi dei dati utente da parte di entità centralizzate, hanno eroso la fiducia pubblica.

La pervasività delle comunicazioni digitali ha reso evidente come i sistemi centralizzati siano suscettibili a forme di controllo e manipolazione. Tale consapevolezza ha generato una chiara e crescente domanda di soluzioni alternative che possano operare al di fuori di tali vincoli. Questa esigenza si manifesta nella ricerca e nello sviluppo di paradigmi decentralizzati, che promettono maggiore autonomia per l’utente, controllo sui propri dati e una resistenza intrinseca alla censura.

Bitchat si inserisce direttamente in questa tendenza, offrendo una risposta tecnologica alle preoccupazioni sistemiche sulla libertà di comunicazione e sulla resilienza delle infrastrutture. La sua concezione riflette un cambiamento ideologico e pratico nel panorama della comunicazione digitale, mirando a fornire un’alternativa in contesti dove la connettività tradizionale è compromessa o inaffidabile.

1.2. Jack Dorsey e il movimento cypherpunk: radici ideologiche e precedenti (Nostr, Bitcoin)

Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter ed ex CEO di Block (precedentemente Square), è una figura prominente e un convinto sostenitore del movimento cypherpunk. Questo movimento promuove l’utilizzo estensivo della crittografia come strumento fondamentale per la tutela della privacy individuale e la promozione della libertà in un’era digitale sempre più sorvegliata. Il suo impegno ideologico si è concretizzato in un sostegno vocale e attivo per Bitcoin, di cui ha promosso l’adozione e lo sviluppo tramite la sua azienda Block.

Il percorso di Dorsey, dalla co-fondazione di una piattaforma centralizzata come Twitter alla sua successiva transizione verso il sostegno di tecnologie decentralizzate come Bluesky e Nostr, dimostra una profonda evoluzione nella sua visione del futuro digitale. Bitchat, che Dorsey ha descritto come un “progetto del fine settimana” nato dall’esplorazione di concetti quali le reti mesh Bluetooth, i relè e i modelli di crittografia, si configura come un’estensione coerente di questa visione.

Non è una semplice innovazione tecnica isolata, ma l’ultimo tassello di un’agenda più ampia volta a costruire un’infrastruttura digitale più libera e resiliente. Questo background conferisce a Bitchat un’aura di credibilità in termini di intenti di privacy e resistenza alla censura, ma lo lega anche intrinsecamente alle sfide filosofiche e tecniche che affliggono l’intero ecosistema decentralizzato, come la sostenibilità dei relè (nel caso di Nostr) o la scalabilità delle soluzioni.

1.3. Bitchat: una nuova frontiera nella messaggistica offline e resistente alla censura

Bitchat si presenta come un’applicazione di messaggistica decentralizzata peer-to-peer che opera in modo innovativo tramite reti mesh Bluetooth Low Energy (BLE), eliminando la dipendenza dall’infrastruttura internet tradizionale. Questa caratteristica la distingue nettamente dalla maggior parte delle applicazioni di messaggistica, anche quelle che si definiscono decentralizzate, le quali spesso si affidano comunque a una qualche forma di connettività IP.

L’applicazione è progettata con l’obiettivo primario di fornire comunicazioni effimere, crittografate e intrinsecamente resilienti a interruzioni di rete e tentativi di censura. La sua capacità di operare completamente offline la posiziona come uno strumento potenzialmente rivoluzionario per la comunicazione in contesti critici.

Tra i casi d’uso principali figurano scenari privi di accesso a Internet, come eventi di massa (concerti), viaggi aerei, aree geografiche remote o in via di sviluppo, e soprattutto situazioni di emergenza o protesta dove la connettività tradizionale è interrotta, sovraccaricata o attivamente bloccata da autorità centrali. Questo focus sui “casi d’uso estremi” ne definisce il valore, ma anche i limiti intrinseci in termini di portata e scalabilità senza un’infrastruttura di supporto. La totale indipendenza da Internet la rende un unicum nel panorama delle app di messaggistica, sfidando il paradigma consolidato della comunicazione digitale.

2. Architettura e funzionalità di Bitchat: un approccio tecnico

2.1. Rete Mesh Bluetooth Low Energy (BLE): Principi operativi e topologia

Bitchat è fondata su un’implementazione personalizzata di un protocollo di rete mesh che opera su Bluetooth Low Energy (BLE). In questa architettura, ogni dispositivo mobile che esegue l’applicazione funge contemporaneamente da client (agendo come centrale) e da server (agendo come periferico), consentendo la creazione di una rete auto-organizzante.

I dispositivi stabiliscono “cluster locali” basati sulla prossimità fisica, con una portata tipica di circa 30 metri per le connessioni BLE dirette. La vera innovazione risiede nella capacità dei “nodi bridge” di collegare questi cluster quando si trovano in un raggio sovrapposto. Questo meccanismo consente la consegna dei messaggi tramite multi-hop, estendendo la portata effettiva della comunicazione ben oltre i limiti di una singola connessione Bluetooth diretta. Il sistema è progettato per gestire autonomamente le complessità delle reti BLE, inclusi i limiti di connessione, il “duty cycling” per ottimizzare la durata della batteria, il tracciamento dei peer attivi e la gestione automatica delle riconnessioni in caso di interruzioni.

La topologia mesh auto-organizzante di Bitchat offre una resilienza intrinseca, eliminando i punti singoli di fallimento tipici delle architetture centralizzate. Tuttavia, la sua efficacia su larga scala è fortemente dipendente dalla densità degli utenti e dalla loro prossimità. La limitata portata di BLE implica che per una comunicazione efficace su aree più ampie, è necessaria una “saturazione” significativa di utenti che agiscano come relè. Questo rende Bitchat particolarmente adatto a “punti localizzati” o aree ad alta densità di popolazione, dove la probabilità di trovare nodi bridge è elevata.

La roadmap di sviluppo prevede un’integrazione futura con WiFi Direct come strato di trasporto alternativo. Questa aggiunta promette di aumentare significativamente la larghezza di banda (oltre 250 Mbps rispetto agli 1-3 Mbps di BLE) e di estendere la portata (100-200 metri rispetto ai 10-30 metri di BLE). L’introduzione del WiFi Direct, sebbene potenzi la capacità della rete, introdurrà una nuova serie di considerazioni sulla sicurezza, richiedendo un’analisi approfondita delle interazioni tra i due protocolli e dei potenziali attacchi ibridi che potrebbero emergere dalla coesistenza di diverse tecnologie di trasporto.

2.2. Protocolli di comunicazione e crittografia

La sicurezza delle comunicazioni in Bitchat è garantita da un’implementazione robusta di protocolli crittografici moderni. L’applicazione impiega la crittografia end-to-end (E2EE) per assicurare la riservatezza delle conversazioni private. Questo si realizza attraverso l’utilizzo dello scambio di chiavi X25519 e dell’algoritmo di crittografia simmetrica AES-256-GCM. La scelta di queste primitive crittografiche pone Bitchat su un piano di parità con i principali messenger sicuri attualmente disponibili, come Signal.

Per quanto riguarda l’autenticità dei messaggi, Bitchat utilizza le firme digitali Ed25519. Questo garantisce che i messaggi provengano effettivamente dal mittente dichiarato e non siano stati alterati in transito. Un’altra caratteristica fondamentale per la sicurezza a lungo termine è la “forward secrecy”, assicurata dalla generazione di nuove coppie di chiavi per ogni sessione di comunicazione. Questo meccanismo impedisce che una futura compromissione di una chiave sessione possa compromettere la riservatezza delle comunicazioni passate, proteggendo così la cronologia delle conversazioni.

La gestione delle chiavi è ulteriormente rafforzata dalla rotazione automatica, che riduce il rischio di esposizione prolungata dei dati in caso di compromissione di una chiave specifica. Per i canali di gruppo protetti da password, Bitchat impiega l’algoritmo di derivazione di chiavi Argon2id, un algoritmo “memory-hard” noto per la sua resistenza agli attacchi di forza bruta.

Per ottimizzare l’utilizzo della banda, un aspetto cruciale per le reti BLE a bassa energia, il sistema include la compressione LZ4 per i messaggi che superano i 100 byte. Questa compressione può portare a un risparmio di banda significativo, stimato tra il 30% e il 70% per i messaggi di testo tipici. Inoltre, l’utilizzo dell’hashing SHA256 contribuisce a una rilevazione efficiente dei messaggi duplicati, riducendo il traffico ridondante sulla rete.

La solidità crittografica di Bitchat è un evidente punto di forza. L’adozione di X25519 e AES-256-GCM è in linea con gli standard attuali per la crittografia end-to-end. Tuttavia, anche il protocollo crittografico più robusto può essere compromesso da implementazioni difettose o da vulnerabilità nello strato di trasporto sottostante (BLE). È pertanto essenziale che l’implementazione del protocollo binario su BLE sia impeccabile per evitare exploit che possano bypassare la crittografia a livello superiore, compromettendo così la sicurezza complessiva del sistema.

2.3. Meccanismi di privacy avanzati

Il design di Bitchat è intrinsecamente orientato alla privacy, affrontando esplicitamente le problematiche comuni di fuga di metadati e persistenza dei dati, che rappresentano punti deboli anche in molte applicazioni di messaggistica crittografata.

Un elemento chiave è l’adozione di identità effimere: l’applicazione non richiede alcuna registrazione, numero di telefono, indirizzo email o altri identificatori permanenti per l’utilizzo. Gli utenti si identificano tramite handle auto-impostati, mentre per i contatti preferiti possono essere utilizzate impronte di chiavi pubbliche come unico identificatore persistente. Questo approccio mira a minimizzare la tracciabilità degli utenti.

I messaggi sono effimeri per default: esistono solo nella memoria del dispositivo e non vengono memorizzati su server centralizzati. La ritenzione è configurata su due livelli: 12 ore per i peer regolari e una ritenzione indefinita per i peer preferiti. Sebbene questa funzionalità sia cruciale per la privacy, introduce anche sfide per l’analisi forense e la recuperabilità storica delle conversazioni, creando un compromesso tra privacy assoluta e usabilità/recuperabilità.

Per contrastare l’analisi del traffico e le fughe di metadati, Bitchat implementa il meccanismo di “Cover Traffic” e ritardi casuali. L’applicazione inietta messaggi “dummy” (fittizi) a intervalli casuali (tra 30 e 120 secondi) e aggiunge ritardi variabili (da 50 a 500 millisecondi) alle trasmissioni reali. Questo rende statisticamente impossibile per un osservatore esterno distinguere i messaggi genuini o correlare i tempi di trasmissione con l’attività effettiva dell’utente, offuscando i pattern di comunicazione.

Un’ulteriore misura di sicurezza per gli utenti in situazioni ad alto rischio è la funzione di “Emergency Wipe”. Una tripla-tap sul logo dell’app consente di cancellare istantaneamente tutti i dati locali memorizzati sul dispositivo.

Infine, l’assenza di perdite di metadati significative è un obiettivo centrale. La mancanza di server centralizzati o fornitori di servizi intermedi elimina la possibilità che terze parti possano accedere ai contenuti dei messaggi o alle informazioni su chi sta comunicando con chi.

La filosofia “privacy-first” di Bitchat è profondamente integrata nel suo design. L’assenza di identificatori permanenti e la natura effimera dei messaggi sono tentativi diretti di minimizzare la tracciabilità. Il “cover traffic” è una tecnica avanzata per offuscare i pattern di comunicazione, un aspetto spesso trascurato anche in app con crittografia end-to-end. Tuttavia, la ritenzione indefinita per i “favorite peers” introduce un punto di persistenza che deve essere considerato attentamente in un’analisi forense, rappresentando un’area di potenziale compromesso tra privacy e funzionalità.

2.4. Integrazione con Bitcoin e Nostr: potenziali sinergie e casi d’uso

Il nome stesso dell’applicazione, “Bitchat”, è un chiaro riferimento all’ethos di Bitcoin, caratterizzato da decentralizzazione e natura peer-to-peer, sebbene l’applicazione non abbia una connessione diretta con la criptovaluta a livello di protocollo di base. Questa associazione nominale suggerisce una visione più ampia per Bitchat.

Il whitepaper di Bitchat menziona esplicitamente una potenziale integrazione con Nostr, un protocollo che a sua volta è strettamente legato al Lightning Network di Bitcoin. Questa sinergia potrebbe consentire a Bitchat di estendere le sue funzionalità oltre la semplice messaggistica. In particolare, l’applicazione potrebbe facilitare l’invio di transazioni Bitcoin anche in assenza di accesso a Internet. Il meccanismo prevedrebbe la memorizzazione delle transazioni sui dispositivi e il loro inoltro automatico una volta che un dispositivo connesso alla rete Bitcoin diventi disponibile. Questa funzionalità sarebbe ideale per scenari di blackout o per utilizzi in ambienti completamente off-grid, fornendo una resilienza finanziaria in situazioni critiche.

Nostr, acronimo di “Notes and Other Stuff Transmitted by Relays”, è un protocollo di comunicazione decentralizzato progettato per resistere alla censura. Utilizza coppie di chiavi pubbliche/private per l’identificazione degli utenti e la firma digitale degli “eventi” (messaggi, aggiornamenti di stato), che vengono poi trasmessi tramite “relè” (server intermediari). La sua architettura distribuita mira a eliminare i punti di controllo centralizzati. Nostr è già noto per la sua integrazione con Bitcoin/Lightning Network, consentendo microtransazioni note come “zaps”.

La convergenza di Bitchat con Bitcoin e Nostr indica una visione strategica che va oltre la semplice messaggistica, mirando a creare un ecosistema offline completo per il trasferimento di valore e un grafo sociale decentralizzato. Questa sinergia offre opportunità uniche per la resilienza finanziaria e comunicativa in scenari di interruzione della connettività tradizionale. Tuttavia, una profonda integrazione significherebbe anche ereditare la complessità e le vulnerabilità note di Nostr e delle transazioni Bitcoin offline, come le sfide relative alla finalità delle transazioni e alla saturazione della rete in assenza di connettività costante.

3. Sfide e vulnerabilità di cybersecurity: un’analisi approfondita

3.1. Vulnerabilità delle Reti Mesh BLE

Nonostante la promessa di comunicazioni resilienti e private, Bitchat si basa su un’infrastruttura, le reti mesh Bluetooth Low Energy (BLE), che presenta vulnerabilità note e documentate. I dispositivi BLE sono stati storicamente associati a sistemi di sicurezza inferiori rispetto ad altre tecnologie wireless, rendendoli bersaglio di attacchi.

Le specifiche del Bluetooth Core e Mesh Profile contengono vulnerabilità che possono essere sfruttate per attacchi Man-in-the-Middle (MitM) e impersonificazione durante il processo di pairing o provisioning. Tra le CVE più rilevanti si annoverano:

  • CVE-2020-26555: Questa vulnerabilità consente l’impersonificazione nel protocollo di pin-pairing BR/EDR. Un attaccante può completare il pairing con una chiave di collegamento nota e ottenere accesso ai profili consentiti da un dispositivo accoppiato che supporta il Legacy Pairing.
  • CVE-2020-26556: Riguarda un “malleable commitment” nel provisioning del Bluetooth Mesh Profile. Questo difetto può portare all’ottenimento di una NetKey, permettendo la decrittografia e l’autenticazione fino al livello di rete, e consentendo il relay di messaggi malevoli.
  • CVE-2020-26557: Una AuthValue prevedibile nel provisioning del Bluetooth Mesh Profile può essere sfruttata per attacchi MitM tramite brute force, compromettendo l’autenticazione tra i dispositivi target.
  • CVE-2020-26558: Permette l’impersonificazione nel protocollo di passkey entry, consentendo a un attaccante di autenticarsi come dispositivo legittimo.
  • CVE-2020-26559: Una fuga di AuthValue nel Bluetooth Mesh Profile può consentire a un attaccante di calcolare l’AuthValue e autenticarsi ai dispositivi target.
  • CVE-2020-26560: Un attacco di impersonificazione nel provisioning del Bluetooth Mesh Profile può consentire a un attaccante di autenticarsi con successo senza la AuthValue e di eseguire qualsiasi operazione consentita a un nodo su quella sottorete.

Oltre a queste CVE specifiche, le reti BLE mesh sono suscettibili ad altri vettori di attacco. Il metodo di pairing “legacy pairing” di Bluetooth 4.0 è vulnerabile ad attacchi di forza bruta offline a causa della bassa entropia delle passkey (solo 6 cifre decimali). La scarsa diversificazione delle chiavi generate può aumentare la probabilità che due dispositivi derivino la stessa chiave, consentendo a un attaccante con accesso a un dispositivo vulnerabile di decrittografare connessioni passate e future. Inoltre, le capacità scambiate durante la fase di negoziazione del modello di associazione non sono autenticate, permettendo a un attaccante di intercettare e modificare i messaggi di pairing BLE per forzare una modalità di sicurezza più debole, nota come attacco di downgrade.

Gli attacchi di replay, sebbene mitigati dall’uso di numeri di sequenza e IV Index nel BLE mesh, rimangono una potenziale minaccia se non gestiti correttamente. I “trash-can attacks” sono un’altra preoccupazione, poiché dispositivi scartati (come vecchie lampadine smart) possono contenere chiavi di rete e applicazione valide, richiedendo procedure di “Key Refresh” per invalidarle su tutta la rete.

Infine, le implicazioni sulla privacy sono significative. Gli indirizzi MAC unici dei dispositivi Bluetooth possono essere utilizzati per il tracciamento della posizione, anche se Bitchat mira a identità effimere. L’implementazione della randomizzazione degli indirizzi è cruciale per mitigare questo rischio.

La sicurezza è obbligatoria nel BLE mesh e utilizza chiavi multiple (DevKey, NetKey, AppKey) con crittografia AES-CCM a 128 bit. Tuttavia, le vulnerabilità fondamentali nei processi di pairing, provisioning e gestione delle chiavi, evidenziate dalle CVE, espongono Bitchat a attacchi sofisticati a livello di strato fisico. La questione della privacy legata al tracciamento tramite indirizzi MAC è particolarmente critica per un’app che si propone come “privacy-first”.

Bitchat eredita queste vulnerabilità di base, il che significa che la sua sicurezza complessiva è intrinsecamente legata alla robustezza del protocollo BLE sottostante e alla capacità di mitigare proattivamente queste minacce. La sicurezza di Bitchat poggia su un fondamento, il BLE mesh, che ha vulnerabilità note e documentate. La lista di CVE non è teorica, ma rappresenta exploit reali che possono compromettere l’autenticazione, la riservatezza e l’integrità.

La capacità di un attaccante di impersonare un dispositivo legittimo o di ottenere chiavi di rete è una minaccia diretta alla fiducia nel sistema. Inoltre, la persistenza di identificatori unici a livello di hardware (indirizzi MAC) può vanificare gli sforzi di Bitchat per l’anonimato a livello applicativo, a meno che non vengano implementate robuste tecniche di randomizzazione degli indirizzi. Questo dimostra che la sicurezza di un’applicazione decentralizzata non si limita al suo protocollo di alto livello, ma si estende a ogni strato della pila tecnologica.

Tabella 1: Riepilogo delle vulnerabilità note delle Reti Mesh BLE e impatto
CVE ID Tipo di Vulnerabilità Descrizione Breve Impatto sulla Sicurezza (C.I.A.)
CVE-2020-26555 Impersonificazione (BR/EDR pin-pairing) Attaccante completa pairing con chiave nota, accede a profili Autenticazione, Riservatezza
CVE-2020-26556 Malleable commitment (Provisioning) Ottenimento NetKey, decrittografia/autenticazione livello rete Riservatezza, Integrità
CVE-2020-26557 AuthValue prevedibile (Provisioning) Attacco MitM tramite brute force su AuthValue Autenticazione, Integrità
CVE-2020-26558 Impersonificazione (Passkey entry protocol) Attaccante si autentica come dispositivo legittimo Autenticazione
CVE-2020-26559 Fuga AuthValue (Mesh Profile) Calcolo AuthValue, autenticazione a dispositivi target Riservatezza, Autenticazione
CVE-2020-26560 Impersonificazione (Provisioning) Autenticazione senza AuthValue, operazioni su sottorete Autenticazione, Integrità
Brute force offline (Legacy pairing) Bassa entropia passkey (6 cifre) permette attacchi offline Autenticazione
Compromissione chiavi (Diversificazione) Scarsa diversificazione porta a chiavi uguali, decrittografia Riservatezza, Integrità
Downgrade di sicurezza Attaccante forza modalità di sicurezza più debole Integrità, Autenticazione
Attacchi di Replay Messaggi catturati e riprodotti per risultati malevoli Integrità, Disponibilità
Trash-can attacks Dispositivi scartati contengono chiavi valide Riservatezza, Autenticazione
Tracciamento posizione (MAC Address) Indirizzi MAC unici usati per localizzazione utente Privacy

3.2. Rischi specifici dei protocolli di messaggistica decentralizzati (con riferimento a Nostr)

Data la potenziale integrazione di Bitchat con Nostr e il coinvolgimento di Jack Dorsey in entrambi i progetti, è cruciale esaminare le vulnerabilità inerenti al protocollo Nostr e al suo ecosistema. Se Bitchat si integrerà profondamente con Nostr, erediterà le sue vulnerabilità.

Un’analisi di sicurezza approfondita del protocollo Nostr, condotta da Kimura e Isobe nel 2023, ha evidenziato diverse vulnerabilità critiche :

  • Bypass delle liste di blocco: Questa vulnerabilità consente agli utenti bloccati di continuare a interagire o visualizzare i contenuti degli utenti che li hanno bloccati, minando l’efficacia delle funzionalità di moderazione.
  • Impersonificazione tramite ID simili: Attori malevoli possono creare identificatori (chiavi pubbliche) che sono molto simili a quelli legittimi, facilitando attacchi di impersonificazione e inganno degli utenti.
  • Compromissione dell’integrità dei profili e delle liste contatti: Le informazioni del profilo utente e le liste di contatti possono essere manomesse, portando a informazioni errate o a manipolazioni delle connessioni sociali.
  • Sniffing e manomissione dei messaggi diretti (DM): I messaggi diretti inviati tramite il protocollo Nostr possono essere intercettati (“sniffati”) e potenzialmente alterati (“manomessi”), compromettendo la riservatezza e l’integrità delle comunicazioni private.
  • Mancanza di resistenza alla censura: Nonostante l’obiettivo dichiarato di resistenza alla censura, il protocollo potrebbe non essere così robusto come previsto, consentendo la soppressione di contenuti o utenti in determinate circostanze.

Oltre a queste vulnerabilità di protocollo, l’ecosistema Nostr presenta problematiche significative. La facilità con cui è possibile creare account e pubblicare post può portare a una più facile propagazione dello spam. Questo è un problema di scalabilità e usabilità che può degradare l’esperienza utente e sovraccaricare l’infrastruttura.

Un’altra sfida cruciale è la disponibilità dei relè. L’instabilità e la non sostenibilità finanziaria di molti relè gratuiti rappresentano una minaccia per la resilienza complessiva della rete. È stato osservato che circa il 20% dei relè sperimenta downtime per oltre il 40% del tempo, e la maggior parte dei relè gratuiti non riesce a coprire i propri costi operativi tramite donazioni. Questa precarietà economica si traduce direttamente in una minore disponibilità del servizio.

La falsificazione dei timestamp e l’ordine dei messaggi costituiscono un’altra debolezza. Il protocollo Nostr manca di un meccanismo chiaro per l’ordine dei messaggi oltre al timestamp, che può essere facilmente falsificato. Questo può portare a incoerenze nella timeline degli eventi e a uno spreco di banda dovuto alla difficoltà di rilevare messaggi fuori ordine.

Infine, il rischio di riutilizzo delle chiavi private/pubbliche è una preoccupazione maggiore. Alcuni client Nostr utilizzano la stessa chiave di firma per i messaggi e per le transazioni Lightning. Se questa chiave privata viene compromessa, si pone un rischio significativo di svuotamento del wallet dell’utente.

Le vulnerabilità di Nostr, che vanno oltre i difetti di protocollo e si estendono alla stabilità dell’ecosistema, rappresentano un rischio significativo per Bitchat se l’integrazione è profonda. La facilità di impersonificazione e la manomissione dei DM sono in diretta contraddizione con gli obiettivi di privacy e sicurezza di Bitchat. La gestione della consistenza dei dati e la prevenzione dello spam sono sfide aperte che Bitchat dovrà affrontare, specialmente se mira a una vasta adozione. Bitchat dovrà mitigare queste problematiche ereditate o rischierà di compromettere le proprie promesse di sicurezza e privacy.

Tabella 2: Confronto tra Bitchat e altri protocolli di messaggistica decentralizzati
Caratteristica Bitchat Signal Session Nostr
Centralizzato/Decentralizzato Decentralizzato (P2P Mesh) Centralizzato Decentralizzato Decentralizzato (Relay-based)
Dipendenza da Internet No (Bluetooth/WiFi Direct) No (Lokinet) Sì (Relay via WebSocket)
Crittografia E2EE Sì (X25519 + AES-256-GCM) Sì (Signal Protocol) Sì (ma vulnerabilità DM)
Protezione Metadati Elevata (No ID permanenti, Cover Traffic) Buona (Sealed Sender, ma richiede numero) Elevata (No ID, routing decentralizzato) Media (ID pubblici, problemi di correlazione)
Effimero per Default Sì (12h/indefinito) Sì (opzionale) Sì (opzionale) No (persistenza sui relay)
Vulnerabilità Note (Breve) BLE Mesh (MitM, Impersonificazione, Key Compromise) Metadata leakage (storico), centralizzazione Fase iniziale di sviluppo Bypass blacklist, DM tampering, impersonificazione, spam, instabilità relay
Punti di Forza Chiave Resilienza offline, privacy avanzata, no server Ampia adozione, protocollo crittografico robusto Decentralizzazione completa, no numero Resistenza censura, flessibilità, integrazione Bitcoin

3.3. Implicazioni di sicurezza del modello “Store-and-Forward”

Bitchat impiega un sistema “store-and-forward” per garantire la consegna dei messaggi a destinatari temporaneamente offline. Questo meccanismo prevede che i messaggi vengano memorizzati su nodi relè intermedi o su “friend nodes” (altri dispositivi nella rete mesh) fino a quando il destinatario non torna online e può recuperarli. La ritenzione dei messaggi è differenziata: 12 ore per i peer regolari e una ritenzione indefinita per i peer preferiti.

Questo modello, sebbene essenziale per la resilienza offline, introduce un paradosso significativo in relazione alla promessa di effimera e privacy. Nonostante l’intento di rendere i messaggi transitori, la ricerca dimostra che i “messaggi che scompaiono” in applicazioni simili possono spesso essere recuperati dalla memoria del dispositivo o dalla cache di archiviazione tramite analisi forense. Questo crea una potenziale contraddizione con l’obiettivo di privacy assoluta, poiché i dati, anche se non persistenti sui server, possono lasciare tracce sui dispositivi degli utenti.

Inoltre, il meccanismo “store-and-forward” può implicitamente veicolare informazioni attraverso canali laterali. Le proprietà di temporizzazione, come ritardi o pattern di inoltro dei messaggi, possono essere sfruttate per la fuga di metadati, anche se il contenuto del messaggio è crittografato. Un attaccante sofisticato potrebbe analizzare questi pattern per inferire informazioni sul traffico o sulle relazioni tra gli utenti.

L’affidabilità dell’implementazione “store-and-forward” è un’altra considerazione critica. Un’implementazione non robusta o difettosa potrebbe portare alla perdita di dati, nonostante l’obiettivo primario del sistema sia quello di garantire la consegna dei messaggi. La complessità della gestione dei buffer e dei tempi di inoltro in una rete mesh decentralizzata rende questo aspetto particolarmente delicato.

Il modello “store-and-forward” di Bitchat, sebbene essenziale per la resilienza offline, introduce un paradosso: la persistenza dei dati, anche se limitata, può essere sfruttata per analisi forensi, vanificando parzialmente la promessa di effimera. Inoltre, i pattern di caching e inoltro possono creare canali laterali per la fuga di metadati, un rischio sottile ma significativo per la privacy.

La funzionalità “store-and-forward” è una necessità tecnica per la comunicazione offline. Tuttavia, la sua implementazione (con ritenzione per “favorite peers”) e la realtà delle indagini forensi sui dispositivi mobili indicano che i messaggi non sono realmente effimeri nel senso di essere irrecuperabili. Questo è un punto critico per gli esperti di sicurezza e privacy. Inoltre, la gestione dei tempi e dei buffer nel modello store-and-forward può inavvertitamente creare vettori per attacchi di temporizzazione, rivelando informazioni sul traffico anche se il contenuto è crittografato.

3.4. Vettori di attacco generici nelle infrastrutture decentralizzate

La decentralizzazione, sebbene elimini i punti singoli di fallimento, non è una panacea per la sicurezza; piuttosto, sposta la superficie di attacco e introduce nuove complessità. I sistemi decentralizzati, inclusi quelli come Bitchat, sono soggetti a una serie di vettori di attacco generici che vanno oltre le specifiche del protocollo sottostante.

Uno dei problemi persistenti è la fuga di metadati. Anche nelle applicazioni decentralizzate (dApps), informazioni come gli ID di wallet, i timestamp delle attività e le informazioni sull’indirizzo IP possono essere esposti e, in alcuni casi, collegati a identità reali. La trasparenza intrinseca di alcune architetture decentralizzate, come le blockchain pubbliche, può entrare in conflitto con normative sulla privacy come il GDPR, che impongono il “diritto all’oblio”. Questo crea una sfida significativa per la conformità legale e la protezione della privacy degli utenti.

La sorveglianza di rete rimane una minaccia anche in ambienti decentralizzati. Nodi avversari con capacità di monitoraggio possono correlare pattern di traffico e tempi di trasmissione per de-anonimizzare gli utenti, anche se il contenuto dei messaggi è crittografato. Questo sottolinea la necessità di tecniche avanzate di offuscamento del traffico.

Il riutilizzo delle chiavi pubbliche, una pratica che può verificarsi in diversi contesti di identità decentralizzate, può portare a fughe di identità e a una maggiore tracciabilità degli utenti. La correlazione tra diverse attività utente basate sullo stesso identificatore pubblico può compromettere l’anonimato.

Le reti decentralizzate sono intrinsecamente esposte a attacchi alla topologia di rete. Questi includono:

  • Attacchi Sybil: Un attaccante crea e controlla un gran numero di identità o nodi fittizi per ottenere un’influenza sproporzionata sulla rete.
  • Attacchi Partition: L’attaccante divide la rete in segmenti isolati, impedendo la comunicazione tra di essi.
  • Attacchi Eclipse: L’attaccante isola un nodo specifico dalla rete, dirottando tutto il suo traffico attraverso nodi controllati dall’attaccante.

Questi attacchi mirano a compromettere la struttura distribuita del network, la sua disponibilità e la sua integrità.

Infine, la complessità del protocollo e gli errori di implementazione rappresentano un rischio pervasivo. La complessità intrinseca dei nuovi protocolli decentralizzati può aumentare la probabilità di errori di codifica e vulnerabilità a livello di implementazione, creando nuove superfici di attacco che potrebbero non essere evidenti a livello di design. Inoltre, i

rischi di interoperabilità con sistemi legacy possono introdurre vulnerabilità ereditate, poiché le nuove tecnologie devono spesso interagire con infrastrutture più vecchie e meno sicure. I

zero-day exploits sono un’altra minaccia significativa, poiché i nuovi protocolli vengono spesso immessi sul mercato prima di aver subito test di sicurezza approfonditi, lasciandoli aperti a vulnerabilità sconosciute che possono essere sfruttate dagli attaccanti.

La decentralizzazione non è una soluzione magica per tutti i problemi di sicurezza; piuttosto, scambia un insieme di rischi (controllo centralizzato) con un altro (vulnerabilità distribuite, sfide di coordinamento). La persistenza delle fughe di metadati e il conflitto tra trasparenza intrinseca e requisiti normativi (GDPR) sono sfide sistemiche.

La sicurezza in questi sistemi richiede un approccio olistico che vada oltre la sola crittografia, includendo una robusta progettazione di rete, una rigorosa ingegneria del software e una comprensione delle implicazioni legali e sociali. È fondamentale non cadere nell’errore di considerare la decentralizzazione come una garanzia automatica di sicurezza. Mentre elimina il singolo punto di fallimento, introduce una miriade di nuovi vettori di attacco distribuiti. La complessità dei protocolli decentralizzati aumenta la probabilità di bug e vulnerabilità a livello di codice. Questi rischi generici si sovrappongono alle vulnerabilità specifiche di BLE e Nostr, creando un panorama di minacce complesso per Bitchat.

4. Contromisure e mitigazioni: strategie per la resilienza

4.1. Misure di sicurezza integrate in Bitchat: analisi dell’efficacia

Bitchat adotta un approccio di sicurezza a più livelli, mirando a proteggere sia la riservatezza del contenuto che la privacy dei metadati. Le misure di sicurezza integrate sono state progettate per affrontare le sfide intrinseche delle comunicazioni decentralizzate e offline.

La crittografia robusta è un pilastro fondamentale. L’impiego di X25519 per lo scambio di chiavi, AES-256-GCM per la crittografia end-to-end dei messaggi, Ed25519 per le firme digitali e Argon2id per la derivazione delle chiavi nei canali protetti da password, rappresenta un punto di forza significativo. L’implementazione della “forward secrecy” mediante la generazione di nuove coppie di chiavi per ogni sessione migliora ulteriormente la sicurezza a lungo termine, proteggendo le comunicazioni passate anche in caso di compromissione di una chiave futura.

La protezione avanzata della privacy è un altro elemento distintivo. La natura effimera dei messaggi, con ritenzione limitata nel tempo (12 ore per i peer regolari e indefinita per i preferiti), e l’assenza di identificatori permanenti (come numeri di telefono o email) sono progettate per minimizzare l’esposizione dei dati. Il meccanismo di “cover traffic”, che inietta messaggi fittizi e introduce ritardi casuali nelle trasmissioni, è una tecnica sofisticata per resistere all’analisi del traffico e offuscare i pattern di comunicazione. La funzione di “emergency wipe”, che consente la cancellazione istantanea di tutti i dati locali con una tripla-tap sul logo dell’app, fornisce un meccanismo di sicurezza critico per gli utenti in situazioni di rischio elevato.

Per quanto riguarda le ottimizzazioni di rete, Bitchat utilizza Bloom filters ottimizzati per una rapida e efficiente deduplicazione dei messaggi, riducendo il traffico ridondante. L’aggregazione dei messaggi più piccoli in pacchetti più grandi contribuisce a migliorare l’efficienza della trasmissione, e i limiti di connessione adattivi si adeguano alla modalità di alimentazione del dispositivo, bilanciando prestazioni e consumo energetico.

Bitchat adotta un approccio di sicurezza a più livelli, affrontando sia la riservatezza del contenuto che la privacy dei metadati. Tuttavia, l’efficacia di queste misure dipende non solo dalla loro corretta implementazione, ma anche dalla sicurezza del sistema operativo sottostante, dalla resistenza a sofisticati attacchi side-channel e dalla diligenza dell’utente nell’utilizzare le funzionalità di privacy.

La solidità crittografica di Bitchat è encomiabile, ma la “teoria” della sicurezza del protocollo deve confrontarsi con la “pratica” dell’implementazione e dell’ambiente operativo. Ad esempio, il “cover traffic” è una tecnica avanzata, ma la sua efficacia contro un attaccante con risorse significative e capacità di analisi del traffico su larga scala è un campo di ricerca attivo. La sicurezza di Bitchat non è un valore assoluto, ma una funzione della sua implementazione e del contesto di utilizzo.

4.2. Best Practice per gli utenti e gli sviluppatori

La sicurezza di un’applicazione come Bitchat non può essere garantita esclusivamente dalle sue caratteristiche intrinseche; richiede un approccio olistico che coinvolga sia gli sviluppatori che gli utenti.

Per gli sviluppatori, è fondamentale applicare tempestivamente gli aggiornamenti di sicurezza. Le vulnerabilità scoperte nel protocollo BLE e nell’applicazione stessa devono essere patchate rapidamente per mitigare i rischi emergent. Lo sviluppo e l’implementazione di

Sistemi di Rilevamento delle Intrusioni (IDS) specifici per le reti mesh BLE rappresentano un’area emergente ma cruciale. Le soluzioni IDS esistenti per questo tipo di reti sono ancora agli inizi, ma sono essenziali per rilevare attacchi zero-day e comportamenti anomali che potrebbero bypassare le difese tradizionali. L’adozione di framework di

threat modeling, come STRIDE o il modello delle quattro domande di Shostack, durante l’intero ciclo di vita dello sviluppo (dalla concezione all’implementazione) è indispensabile per identificare proattivamente le minacce, definire contromisure efficaci e valutare il rischio residuo. Eseguire regolarmente

test di penetrazione simulati è vitale per identificare le vulnerabilità sfruttabili prima che possano essere sfruttate da attori malevoli.

Per mitigare i rischi specifici del BLE, è cruciale implementare la randomizzazione degli indirizzi MAC per i dispositivi BLE, una contromisura efficace contro il tracciamento della posizione. Inoltre, gli sviluppatori devono assicurarsi che le

procedure di “Key Refresh” siano correttamente implementate e utilizzate per invalidare le chiavi compromesse nei nodi mesh BLE, prevenendo attacchi come i “trash-can attacks”.

Per la protezione dei metadati nelle dApp in generale, è necessaria una difesa multilivello. Questo include l’esplorazione di tecniche come le prove a conoscenza zero (Zero-Knowledge Proofs), gli scambi decentralizzati (DEX), gli ID decentralizzati (DID) e l’uso di mixnet con rumore, padding dei pacchetti e ritardi randomizzati per offuscare i pattern di traffico e garantire un anonimato più robusto.

La sicurezza è un processo continuo, non un prodotto. Per Bitchat, ciò significa che gli sviluppatori devono adottare pratiche di sicurezza mature come il threat modeling e il penetration testing fin dalle prime fasi. Gli aggiornamenti rapidi sono cruciali per affrontare le vulnerabilità emergent. A livello di utente, la consapevolezza e l’uso attivo delle funzionalità di privacy, come l’emergency wipe, sono altrettanto importanti. La protezione dei metadati è una sfida complessa che richiede un approccio multilivello, e la ricerca in questo campo è in continua evoluzione.

4.3. Il ruolo della decentralizzazione nella sicurezza: vantaggi e limiti

La decentralizzazione è spesso presentata come la soluzione definitiva ai problemi di sicurezza e privacy delle architetture centralizzate. Tuttavia, la sua adozione comporta sia vantaggi significativi che limiti intrinseci, richiedendo una comprensione sfumata del suo impatto sulla cybersecurity.

Tra i vantaggi principali, la decentralizzazione elimina i punti singoli di fallimento, aumentando drasticamente la resilienza del sistema contro attacchi mirati, interruzioni di servizio e tentativi di censura. Poiché il controllo e l’archiviazione dei dati sono distribuiti tra i singoli nodi della rete, diventa estremamente difficile per una singola entità (sia essa un governo, un’azienda o un attaccante) dominare, spegnere o censurare l’intera rete. Questo principio è fondamentale per la resistenza alla censura, un obiettivo primario di Bitchat.

Tuttavia, la decentralizzazione non è una panacea e presenta diversi limiti:

  • Disponibilità e sostenibilità: Un problema significativo è la disponibilità e la sostenibilità economica dell’infrastruttura. Come osservato in Nostr, molti relè gratuiti soffrono di problemi di sostenibilità finanziaria, portando a un’instabilità e a un downtime significativo (il 20% dei relè Nostr ha un downtime superiore al 40% del tempo). Questo può compromettere la resilienza complessiva della rete, nonostante l’assenza di un singolo punto di fallimento tecnico.
  • Nuovi vettori di attacco: La decentralizzazione introduce nuovi tipi di attacchi specifici per le reti distribuite, come gli attacchi Sybil (in cui un attaccante crea molte identità false per ottenere influenza), Partition (che divide la rete in segmenti isolati) ed Eclipse (che isola un nodo specifico). Questi attacchi mirano a manipolare la topologia della rete piuttosto che a compromettere un singolo server.
  • Complessità: La complessità intrinseca dei protocolli decentralizzati è notevolmente superiore rispetto a quelli centralizzati. Questa complessità può aumentare la probabilità di errori di implementazione e l’introduzione involontaria di vulnerabilità.
  • Conflitto privacy-trasparenza: In alcune architetture decentralizzate, come le blockchain pubbliche, la trasparenza è un principio fondamentale. Tuttavia, questa trasparenza può entrare in conflitto con le normative sulla privacy (es. GDPR) che garantiscono il “diritto all’oblio”, poiché i dati una volta registrati sulla blockchain sono immutabili e pubblici.

La decentralizzazione non è una soluzione magica per tutti i problemi di sicurezza; piuttosto, scambia un insieme di rischi (controllo centralizzato) con un altro (vulnerabilità distribuite, sfide di coordinamento). Molte delle sfide di sicurezza nei sistemi decentralizzati sono ancora aree di ricerca attiva, richiedendo innovazione continua e un’attenta gestione dei compromessi. La sostenibilità economica dell’infrastruttura è un fattore non tecnico ma critico per la sicurezza a lungo termine. Per gli esperti, è fondamentale comprendere che la decentralizzazione richiede un cambio di paradigma nella valutazione e mitigazione del rischio.

5. Conclusioni e prospettive future

5.1. Bitchat: un passo avanti o una nuova superficie di attacco?

Bitchat di Jack Dorsey rappresenta un tentativo significativo e innovativo di ridefinire le comunicazioni digitali, mirando a realizzare un sistema di messaggistica intrinsecamente resiliente, privato e resistente alla censura, completamente indipendente dall’infrastruttura Internet tradizionale. L’applicazione sfrutta in modo ingegnoso le reti mesh Bluetooth Low Energy, la crittografia end-to-end avanzata, i messaggi effimeri e il meccanismo di “cover traffic” per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi di privacy e resilienza. La sua capacità di operare in scenari offline o in contesti di censura la posiziona come uno strumento potenzialmente rivoluzionario per la libertà di comunicazione.

Tuttavia, l’analisi tecnica rivela che Bitchat non è esente da sfide e vulnerabilità. L’applicazione eredita vulnerabilità intrinseche dal protocollo BLE sottostante, che è stato storicamente associato a sistemi di sicurezza meno robusti e presenta difetti noti nel pairing e nel provisioning. Inoltre, una potenziale integrazione profonda con l’ecosistema Nostr potrebbe esporre Bitchat ai rischi noti di quel protocollo, inclusi problemi di impersonificazione, manomissione dei messaggi diretti e instabilità dei relè. Il modello “store-and-forward”, sebbene cruciale per la consegna offline, introduce un paradosso: la persistenza dei dati, anche se limitata, può essere sfruttata per analisi forensi, vanificando parzialmente la promessa di effimera.

In sintesi, Bitchat è contemporaneamente un notevole passo avanti nel campo delle comunicazioni offline e resistenti alla censura, e una nuova, complessa superficie di attacco per i professionisti della cybersecurity. Il suo successo a lungo termine e la sua sicurezza dipenderanno dalla continua scoperta e patching delle vulnerabilità, da un’implementazione robusta e dall’adozione di best practice da parte degli utenti. La sua “sfida” a Internet non è solo tecnologica, ma anche una sfida alla sicurezza informatica che richiede un’attenzione costante e un approccio proattivo.

5.2. Raccomandazioni per la ricerca e lo sviluppo futuro nel campo della sicurezza delle comunicazioni decentralizzate

Bitchat evidenzia diverse lacune nella ricerca attuale sulla sicurezza delle comunicazioni decentralizzate, in particolare a livello di strato fisico e protezione dei metadati. Il futuro sviluppo e la ricerca in questo campo devono considerare non solo gli aspetti tecnici, ma anche i modelli economici e le sfide forensi per garantire la resilienza e l’affidabilità a lungo termine.

Le raccomandazioni includono:

  • Sicurezza del livello fisico: È imperativa la ricerca e lo sviluppo di Sistemi di Rilevamento delle Intrusioni (IDS) più maturi e specifici per le reti mesh BLE. Sono necessarie mitigazioni avanzate contro attacchi specifici, come il “Blue Mirror” e gli attacchi di temporizzazione, che sfruttano le peculiarità del protocollo BLE.
  • Protezione dei metadati: La ricerca deve continuare a esplorare tecniche avanzate di prevenzione della fuga di metadati. Questo include lo sviluppo di mixnet più efficienti, l’implementazione di prove a conoscenza zero (Zero-Knowledge Proofs) e l’adozione di ID decentralizzati (DID) per garantire un anonimato più robusto e resistere alla correlazione del traffico.
  • Robustezza del protocollo e dell’implementazione: Sforzi continui sono necessari per ridurre la complessità intrinseca dei protocolli decentralizzati. Questo può essere ottenuto attraverso un design più semplice e modulare, accompagnato da audit di sicurezza rigorosi e l’adozione di pratiche di sviluppo sicuro per minimizzare gli errori di implementazione.
  • Sfide forensi: Lo sviluppo di nuove metodologie e strumenti per l’analisi forense di dati effimeri e distribuiti in ambienti decentralizzati è cruciale. La capacità di recuperare e analizzare prove da dispositivi che implementano meccanismi di “messaggi che scompaiono” e architetture distribuite è una sfida complessa per le forze dell’ordine e gli investigatori.
  • Sostenibilità dell’infrastruttura: È fondamentale esplorare modelli economici innovativi per garantire la sostenibilità finanziaria delle infrastrutture decentralizzate, come i relè Nostr. La mancanza di incentivi economici robusti può portare a problemi di disponibilità e affidabilità della rete.
  • Crittografia post-quantistica: Con l’avanzamento dei computer quantistici, è prudente considerare l’integrazione di algoritmi crittografici resistenti ai computer quantistici per proteggere le comunicazioni future da potenziali attacchi su larga scala.

Le sfide di Bitchat non sono uniche, ma rappresentano un microcosmo dei problemi più ampi nelle comunicazioni decentralizzate. La ricerca deve progredire su più fronti per garantire che queste tecnologie emergenti possano mantenere le loro promesse di privacy e resilienza.

5.3. L’impatto a lungo termine di Bitchat sul panorama della cybersecurity

L’introduzione di Bitchat da parte di Jack Dorsey non è solo il lancio di una nuova applicazione, ma un esperimento audace che potrebbe ridefinire il futuro delle comunicazioni e avere un impatto profondo sul panorama della cybersecurity.

In primo luogo, Bitchat potrebbe fungere da catalizzatore per l’innovazione. La sua architettura unica, incentrata sulla comunicazione offline tramite reti mesh BLE, spinge i limiti di ciò che è tecnicamente possibile senza la dipendenza dall’infrastruttura Internet tradizionale. Questo potrebbe stimolare ulteriori ricerche e sviluppi in protocolli di comunicazione incentrati sulla privacy e sulla resilienza, aprendo nuove frontiere per la connettività in ambienti privi di infrastrutture o soggetti a censura.

In secondo luogo, la natura intrinsecamente resistente alla censura e alla sorveglianza di Bitchat attirerà probabilmente un intenso scrutinio normativo. Le autorità governative e le agenzie di sicurezza potrebbero percepire tali strumenti come una minaccia alla loro capacità di monitorare le comunicazioni e prevenire attività illecite. Questo porterà inevitabilmente a dibattiti accesi e potenziali battaglie legali sulla crittografia, l’accesso ai dati e il bilanciamento tra privacy individuale e sicurezza nazionale.

Infine, Bitchat contribuirà a un cambiamento nel panorama delle minacce per i professionisti della cybersecurity. Gli attaccanti, riconoscendo le nuove superfici esposte, adatteranno le loro tecniche per mirare ai protocolli del livello fisico e alle architetture decentralizzate. Ciò richiederà un’evoluzione delle competenze e degli strumenti di difesa, spostando il focus dalla protezione delle infrastrutture centralizzate alla gestione dei rischi in ambienti distribuiti e auto-organizzanti. La comunità della cybersecurity dovrà sviluppare nuove metodologie per l’analisi delle minacce, la risposta agli incidenti e la mitigazione dei rischi in reti che operano al di fuori del controllo tradizionale.

Bitchat, al di là del suo successo immediato, è un testbed per il futuro della comunicazione resiliente. Il suo impatto più grande potrebbe non essere la sua adozione di massa, ma la sua capacità di ispirare nuove ricerche e soluzioni. La sua promessa di resistenza alla censura è anche ciò che la renderà un bersaglio per i governi, portando a un’inevitabile tensione tra libertà e controllo. Questo spingerà la cybersecurity a evolvere, concentrandosi su nuovi strati e paradigmi di attacco e difesa.

Lista delle Fonti:
  1. Dorsey, J. (2025). bitchat Whitepaper. GitHub. https://github.com/jackjackbits/bitchat/blob/main/WHITEPAPER.md
  2. Craig, T. (2025). Jack Dorsey evokes Bitcoin ethos with new decentralised messaging app Bitchat. https://www.dlnews.com/articles/people-culture/jack-dorsey-evokes-bitcoin-ethos-with-new-messaging-app-bitchat/
  3. Kimura, H. & Isobe, T. (2023). Security Analysis on Nostr protocol for decentralized SNS. IEICE Tech. Rep., vol. 123, no. 129, ISEC2023-51, pp. 239-246. https://ken.ieice.org/ken/paper/20230725tCv8/eng/
  4. Tech4Humanity Lab. (2019). VULNERABILITIES IN BLUETOOTH LOW ENERGY AND HOW THEY CAN BE LEVERAGED TO CAUSE HARM. https://tech4humanitylab.clahs.vt.edu/?p=364
  5. NHS Digital. (2021). Security Vulnerabilities in Bluetooth Core and Mesh Profile Specifications. Cyber Alerts, CC-3870. https://digital.nhs.uk/cyber-alerts/2021/cc-3870
  6. Nym Technologies. (2025). What Are dApps & How They Enable a Private Web3. Nym Blog. https://nym.com/blog/what-are-decentralized-apps
  7. Canterbury Christ Church University. (2025). Forensic investigations of popular ephemeral messaging applications on Android and iOS platforms. CCCU Research Space Repository. https://repository.canterbury.ac.uk/item/8vx4w/forensic-investigations-of-popular-ephemeral-messaging-applications-on-android-and-ios-platforms
Condividi sui Social Network:

https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/bitchat-jack-dorsey/




Browser extensions turn nearly 1 million browsers into website-scraping bots

MellowTel is also problematic because the sites it opens are unknown to end users. That means they must trust MellowTel to vet the security and trustworthiness of each site being accessed. And, of course, that security and trustworthiness can change with a single compromise of a site. MellowTel also poses a risk to enterprise networks that closely restrict the types of code users are permitted to run and the sites they visit.

Attempts to reach MellowTel representatives were unsuccessful.

Tuckner’s discovery is reminiscent of a 2019 analysis that found browser extensions installed on 4 million browsers collected users’ every movement on the web and shared them with customers of Nacho Analytics, which went defunct shortly after Ars exposed the operation.

Some of the data swept up in the collection free-for-all included surveillance videos hosted on Nest, tax returns, billing invoices, business documents, and presentation slides posted to, or hosted on, Microsoft OneDrive and Intuit.com, vehicle identification numbers of recently bought automobiles along with the names and addresses of the buyers, patient names and the doctors they saw, travel itineraries hosted on Priceline, Booking.com, and airline websites, Facebook Messenger attachments and Facebook photos, even when the photos were set to be private. The dragnet also collected proprietary information belonging to Tesla, Blue Origin, Amgen, Merck, Pfizer, Roche, and dozens of other companies.

Tuckner said in an email Wednesday that the most recent status of the affected extensions is:

  • Of 45 known Chrome extensions, 12 are now inactive. Some of the extensions were removed for malware explicitly. Others have removed the library.
  • Of 129 Edge extensions incorporating the library, eight are now inactive.
  • Of 71 affected Firefox extensions, two are now inactive.

Some of the inactive extensions were removed for malware explicitly. Others have removed the library in more recent updates. A complete list of extensions found by Tuckner is here.

https://arstechnica.com/security/2025/07/browser-extensions-turn-nearly-1-million-browsers-into-website-scraping-bots/