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Attacco alla Federal Reserve favorito da scarse misure di sicurezza


Secondo un’investigazione del Senato USA sarebbero stati rubati dei dati e i colpevoli avrebbero coperto le proprie tracce comunicando su canali non tracciati e alterando e-mail

La Federal Reserve (Riserva federale) è la banca centrale degli Stati Uniti d’America. I risultati di un’indagine della Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, guidata dal senatore repubblicano Rob Portman, indicano che la Cina avrebbe cercato di guadagnare influenza al suo interno per oltre un decennio.

L’investigazione si è focalizzata su un gruppo di 13 potenziali sospetti, noto come P-network, accomunati da analogie nei viaggi all’estero, e-mail, dettagli nei curricula vitae e background accademici.

Queste persone avrebbero lavorato a una “campagna prolungata di influenza maligna e furto di informazioni” all’interno della Federal Reserve. Nel corso del suo svolgimento non si ritiene che siano stati sferrati attacchi di hacking, ma la sicurezza informatica ha svolto un ruolo importante.

I membri della rete avrebbero infatti utilizzato tecniche di copertura delle loro attività digitali come il passaggio a canali di comunicazione non controllati come Gmail, Yahoo, Skype e modifiche dei nomi nelle e-mail. Tra le conclusioni dell’indagine si legge che la Federal Reserve dovrebbe migliorare i propri sistemi di protezione delle informazioni riservate.

Secondo il rapporto, l’analisi della cronologia di navigazione in Internet di un dipendente dell’istituzione ha rivelato attività sospette. Tra queste, cercare articoli che lo aiutassero a comprendere meglio le possibili pene per lo spionaggio economico e per aver mentito sulla vendita di informazioni riservate ad agenti dell’intelligence cinese.

Non c’è però consenso nel governo USA sui risultati dell’indagine e il Presidente della riserva federale Jerome Powell ha espresso preoccupazione per le accuse che contiene, come sottolinea la stampa di stato cinese.

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