TIM contro FiberCop sulla qualità del servizio. Il “grande progetto” finisce in Tribunale?

Sempre più teso il rapporto fra Tim e FiberCop, la società della ex rete Tim controllata da KKR. Le due aziende, che fino a due anni fa costituivano un’unica entità, non sono più in rapporti idilliaci e come una coppia “scoppiata” finiscono per litigare, con rischio crescente di finire il Tribunale. Kramer contro Kramer. La separazione della rete sfocia in una guerra fratricida a colpi di carte bollate?

Ieri è stato l’ad di Tim Pietro Labriola a gettare il sasso, in conference call sulla semestrale, dicendo che il gruppo sta riscontrando “un deterioramento” della qualità e dell’affidabilità del servizio, con effetti negativi sulla base clienti.

“La questione dei prezzi non è al centro della discussione in questo momento. Il peggioramento delle prestazioni non è legato al prezzo”. Lo ha precisato Pietro Labriola, ad di Tim, nella conference call parlando del peggioramento della qualità del servizio di FiberCop e della proposta della stessa società ad Agcom di alzare i prezzi.

Quanto alla proposta di FiberCop sui prezzi, “è stata respinta; e non siamo gli unici a contestarla: ci sono anche altri operatori che hanno sollevato obiezioni. La mia proposta al mercato è di adottare un sistema simile a quello dell’energia, dove gli aumenti dei costi all’ingrosso possono essere trasferiti direttamente al cliente finale. È successo con l’energia”.

Labriola attacca FiberCop su qualità servizio

“Per quanto riguarda FiberCop, stiamo riscontrando un deterioramento nella qualità dei servizi di attivazione e manutenzione. Non si tratta di un problema specifico di Tim: è una situazione che coinvolge tutti gli operatori del mercato, inclusi i nostri concorrenti, come si può verificare interpellando l’Autorità di regolamentazione. Il fenomeno è più marcato sui servizi tradizionali e meno sull’Ftth (fibra fino alla casa, ndr”. Così testuali parole di Pietro Labriola, ad di Tim, nel corso della conference call. “È una situazione che vogliamo evitare, poiché penalizza la nostra base clienti; il nostro obiettivo non è certo quello di limitarci a gestire le penali contrattuali a carico del fornitore. Siamo un fornitore di servizi e vogliamo che i nostri clienti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla banda ultra larga. Ribadisco che, pur non trattandosi ancora di un problema strutturale, è una questione che richiede un intervento tempestivo”.

Come scrive oggi Il Sole 24 Ore, le dichiarazioni arrivano dopo il rigetto, da parte del Tribunale di Milano, della richiesta d’urgenza presentata da TIM nell’ambito della contestazione del nuovo listino prezzi applicato da FiberCop in base al Master Service Agreement. Secondo Labriola, le criticità non riguardano soltanto TIM ma l’intero settore e risultano più evidenti sui servizi tradizionali rispetto alle connessioni FTTH.

La replica di FiberCop

FiberCop ha respinto le accuse, sostenendo che gli indicatori di qualità della rete sono complessivamente in linea, e in alcuni casi migliori, rispetto ai livelli precedenti alla separazione. La società, controllata dal consorzio guidato da KKR, ha inoltre evidenziato di garantire ogni giorno il servizio su oltre 13,7 milioni di linee attive grazie a circa 13.000 tecnici.

FiberCop “è costantemente impegnata nell’assicurare a tutti gli operatori che utilizzano la propria rete i più elevati livelli di qualità e di servizio”. E’ quanto si legge in una nota di FiberCop sulle dichiarazioni dell’ad di Tim, Pietro Labriola.

“I relativi indicatori risultano complessivamente in linea, e anche migliorativi, rispetto ai livelli pre-separazione. Per garantire la continuità e la qualità del servizio su oltre 13,7 milioni di linee attive, FiberCop si avvale ogni giorno di una forza operativa di circa 13 mila tecnici, tra personale interno e imprese partner. L’azienda continua a investire nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo dei processi operativi con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’esperienza degli operatori e dei loro clienti”, si aggiunge.

Il nodo dei nuovi listini al vaglio dell’Agcom

Quanto ai listini wholesale, “così come previsto dall’iter regolatorio, l’Autorità ha formulato le proprie osservazioni sulla proposta avanzata da FiberCop: il procedimento prosegue secondo l’iter previsto”, conclude FiberCop.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, i legali di TIM stanno preparando un reclamo contro la decisione del Tribunale di Milano che ha respinto il ricorso cautelare presentato a metà luglio.

C’è da dire che anche Agcom ha chiesto a FiberCop di rivedere i listini prezzi: servono modifiche sostanziali secondo l’Autorità. Il nuovo listino entrerà in vigore a metà settembre. 

Ma per FiberCop i prezzi sono i più bassi d’Europa e gli aumenti sono quindi fisiologici. C’è da dire che nell’ottica di FiberCop, controllata dal fondo americano KKR, la priorità è monetizzare al massimo l’ingente investimento concluso due anni fa

C’è da notare che il rapporto fra Tim, insieme con gli altri operatori, e FiberCop è all’insegna della tensione sul nuovo listino.

Due anni fa la separazione della rete

Sembra passato un secolo da quando, appena due anni fa, si concretizzava lo scorporo della rete e la separazione fra Tim da una parte e FiberCop dall’altra. Il “grande progetto” concluso il primo luglio del 2024 con la separazione della rete – valore complessivo della transazione di 18,8 miliardi di euro, che potrebbe salire fino a 22 miliardi al verificarsi di alcune condizioni (earn outs), tra cui la creazione della rete unica con Open Fiber (entro fine 2026) – si sta progressivamente trasformando in un conflitto fra operatori retail da un lato, e operatore wholesale only dall’altro. Un quadro turbolento che di certo non contribuisce a rasserenare il clima in una industry, quella delle Tlc, su cui pesa una crisi di lungo periodo.    

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Mentre Wall Street vende, la Cina incassa. Il caso Kimi K3 e CXMT

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

La startup cinese Moonshot AI ha presentato qualche giorno fa Kimi K3, un modello di intelligenza artificiale con 2,8 trilioni di parametri. I parametri sono i valori numerici che un modello regola durante l’addestramento per elaborare testo, immagini o codice, e il loro numero è uno degli indicatori generalmente usati per stimare la complessità di un sistema.

Secondo i dati diffusi dalla stessa Moonshot e ripresi da diverse testate finanziarie, nei test di programmazione front-end condotti dalla piattaforma di valutazione Arena, Kimi K3 ha ottenuto risultati superiori a quelli di Claude Fable 5 di Anthropic e di GPT-5.6 Sol di OpenAI, pur restando indietro rispetto a entrambi nella classifica generale. Il costo di utilizzo tramite le API di Moonshot risulta inferiore di circa il 40% rispetto a quello dei modelli premium statunitensi.

Il 27 luglio Moonshot ha reso pubblici i pesi completi del modello, cioè i file che permettono a chiunque di scaricare Kimi K3 e farlo funzionare sui propri server: per dimensione dichiarata, si tratta del più grande modello open-weight mai pubblicato.

Lo stesso giorno, un secondo annuncio sul settore dei semiconduttori. CXMT, nome commerciale di Changxin Technology Group, è il principale produttore cinese di chip di memoria DRAM, i componenti che computer, telefoni e server usano per immagazzinare temporaneamente i dati durante l’elaborazione. Le azioni della società hanno debuttato quel giorno sul mercato STAR della Borsa di Shanghai con un prezzo di collocamento di 8,66 yuan, per chiudere la prima seduta a circa 49 yuan, un rialzo di quasi il 500%. L’operazione ha raccolto 57,92 miliardi di yuan, circa 8,6 miliardi di dollari, la IPO più grande in Asia nel corso del 2026.

La capitalizzazione di CXMT ha superato i 3,3 trilioni di yuan, un valore più alto di quello di Industrial and Commercial Bank of China, la banca cinese con il maggior totale di attivi. Secondo il prospetto informativo depositato per la quotazione, CXMT deteneva nel 2025 una quota del 7,67% del mercato mondiale delle DRAM, un mercato dominato da tre aziende, le sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix e la statunitense Micron Technology.

Le due notizie riguardano settori diversi, i modelli linguistici da una parte e i componenti fisici dei computer dall’altra, e arrivano in un momento in cui, secondo diversi analisti citati dalla stampa finanziaria internazionale, la distanza tecnologica tra Cina e Stati Uniti si è ridotta più rapidamente di quanto previsto un anno fa, sia nella produzione di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia in quella dei componenti fisici che li fanno funzionare.

Cosa vuol dire pubblicare un modello «aperto»

Un modello «closed», o proprietario, come quelli di punta di OpenAI, Anthropic e Google, si può usare soltanto tramite un abbonamento o un’interfaccia messa a disposizione dall’azienda che lo ha sviluppato, e il codice sottostante non è consultabile né scaricabile. Un modello «open weight» funziona diversamente: l’azienda pubblica i file contenenti i parametri già addestrati, e chi dispone dell’hardware necessario può scaricarli, farli girare sui propri server e adattarli a usi specifici, pagando al massimo l’energia e le macchine necessarie a eseguirli, con un canone di licenza assente o ridotto rispetto a un servizio in abbonamento.

La pubblicazione dei pesi non esclude comunque un modello di ricavi più tradizionale: Moonshot, come le altre aziende citate, continua a offrire anche una versione ospitata di Kimi K3, accessibile tramite un’interfaccia web o un’API a pagamento, pensata per chi non dispone dei server necessari a farlo funzionare in proprio.

Nel caso di Kimi K3, la mole di file distribuiti supera il terabyte e mezzo, suddivisa in decine di file separati: farlo girare in locale richiede un investimento in infrastrutture di calcolo alla portata di imprese di dimensioni medio-grandi, governi e istituti di ricerca, più che di utenti privati o piccole aziende.

Le principali società cinesi di intelligenza artificiale, da DeepSeek a Zhipu AI, che pubblica i propri modelli con il marchio GLM, fino a Moonshot, hanno scelto quasi sistematicamente questa strada. I laboratori statunitensi più avanzati, in particolare OpenAI e Anthropic, hanno invece mantenuto i modelli di punta accessibili solo tramite abbonamento a pagamento. Gli analisti citati dalla stampa specializzata indicano più di una ragione per questa differenza. I modelli open weight permettono a un’azienda meno nota sul mercato internazionale di costruirsi rapidamente una base di sviluppatori e ricercatori disposti a testare il prodotto, un pubblico che difficilmente si avvicinerebbe a un servizio in abbonamento offerto da un marchio sconosciuto.

Riducono inoltre la dipendenza dei clienti cinesi, comprese le amministrazioni pubbliche, da fornitori di cloud e infrastrutture con sede negli Stati Uniti, un tema diventato più sensibile dopo le restrizioni all’esportazione di semiconduttori avanzati imposte da Washington negli ultimi anni. Zhipu AI, in questo senso, aveva già aperto la strada qualche settimana prima di Moonshot, pubblicando in forma aperta GLM-5.2, un modello capace di reggere il confronto nei benchmark con i sistemi proprietari statunitensi e citato spesso, insieme a Kimi K3, come prova della rapidità con cui il settore cinese dell’AI sta colmando lo scarto tecnologico con gli Stati Uniti.

Il rincaro che arriva nei negozi

La carenza di chip di memoria alla base della quotazione di CXMT non riguarda soltanto i produttori cinesi o i mercati finanziari, ma si sta già trasferendo sui prezzi al dettaglio di computer e smartphone in tutto il mondo. I chip DRAM e NAND, oltre a equipaggiare gli smartphone, servono anche a costruire la memoria ad alta velocità usata nei server che addestrano ed eseguono i modelli di intelligenza artificiale, indicata con la sigla HBM. Secondo le stime di Gartner, circa il 70% della produzione mondiale di memoria viene ormai destinato ai data center dedicati all’AI, una quota che riduce la disponibilità di componenti per i produttori di elettronica di consumo. Micron, uno dei tre gruppi che insieme a Samsung e SK Hynix controllano oltre il 95% della produzione mondiale di DRAM, ha dichiarato di avere esaurito la capacità produttiva disponibile per il resto del 2026.

L’effetto sui prezzi al consumo è già misurabile. Gartner prevede un aumento dei prezzi dei personal computer di circa il 17% entro la fine del 2026 rispetto al 2025, e del 13% per gli smartphone; altre società di analisi, come IDC, indicano una forchetta compresa tra il 10% e il 20% entro fine anno. Apple ha già aumentato i prezzi di alcuni modelli di MacBook e iPad per compensare il rincaro dei componenti, mentre Dell e Lenovo hanno annunciato rialzi fino al 15% sui rispettivi listini. I dispositivi entro i 200 dollari risultano i più colpiti, con costi di produzione saliti tra il 20% e il 30% dall’inizio del 2025, secondo dati Counterpoint Research. Gartner prevede inoltre che la fascia dei laptop sotto i 500 dollari uscirà completamente dal mercato entro il 2028. Nelle settimane precedenti la quotazione, alcune testate finanziarie avevano inoltre riportato che Apple avrebbe iniziato a testare componenti DRAM di CXMT per alcuni dispositivi destinati al mercato cinese, un dettaglio che segnala quanto anche i produttori occidentali stiano guardando ai fornitori cinesi come possibile alternativa ai tre gruppi che dominano il settore.

Chi in questi mesi valuta un cambio di smartphone, magari in coincidenza con il rinnovo del piano tariffario, si trova quindi a fare i conti con listini più alti rispetto a un anno fa. In un contesto simile, confrontare le offerte di telefonia mobile disponibili sul mercato italiano tramite il comparatore di SOSTariffe.it aiuta a valutare se convenga rinnovare il contratto includendo il nuovo dispositivo a rate oppure separare l’acquisto del telefono dal piano tariffario, mantenendo più a lungo l’apparecchio già in uso.

La reazione di Wall Street

Il 17 luglio, il giorno dell’annuncio di Kimi K3, il Nasdaq Composite ha chiuso in calo dell’1,40%, lo S&P 500 dell’1,01%, e le azioni di Nvidia sono scese del 2,2% nella stessa seduta. Tra i titoli più colpiti, oltre a Nvidia, figurano anche quelli di Micron Technology, uno dei tre produttori mondiali di DRAM già citati, e di alcune società fornitrici di apparecchiature per la produzione dei chip. L’indice Philadelphia Semiconductor (SOX), che raggruppa i principali titoli del comparto, ha perso quasi il 10% nel corso della settimana, la peggiore dall’aprile 2025. Il fondo quotato SMH, che replica lo stesso paniere di titoli, ha ceduto il 6,4% nei tre giorni successivi al rilascio del modello, per poi recuperare gran parte delle perdite nei giorni seguenti. Diversi analisti citati dalla stampa finanziaria hanno descritto quanto accaduto come una ripetizione dello schema già visto nel gennaio 2025, quando il rilascio del modello R1 sviluppato dal laboratorio cinese DeepSeek aveva innescato un calo analogo dei titoli legati ai semiconduttori.

Il timore alla base di queste vendite riguarda la possibilità che modelli più economici da sviluppare ed eseguire, come Kimi K3, riducano nel tempo la domanda di potenza di calcolo, e con essa i ricavi delle aziende che vendono chip e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Una notizia diffusa nei giorni successivi al lancio complica però questa lettura.

Moonshot ha dovuto sospendere temporaneamente le nuove sottoscrizioni al proprio servizio a pagamento, perché la domanda degli utenti aveva già saturato la capacità dei cluster di elaborazione disponibili, composti secondo le indicazioni dell’azienda da almeno 64 chip di fascia alta per ogni installazione dedicata al modello.

Nella stessa settimana in cui i titoli dei produttori di semiconduttori perdevano valore in borsa per il timore di un calo della domanda di calcolo, il laboratorio che aveva innescato quel timore aveva già esaurito la capacità di calcolo disponibile per i propri utenti, e la stessa settimana si chiudeva con il debutto di CXMT a Shanghai, in rialzo del 500% e con una capitalizzazione superiore ai 3,3 trilioni di yuan: mentre i titoli statunitensi dei semiconduttori perdevano terreno per il timore di una domanda futura più debole, quelli di uno dei principali fornitori cinesi di chip di memoria guadagnavano valore lo stesso giorno.

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Inwit, conti in calo ma stime confermate. Galli: “Impegno a investire”

Nel secondo trimestre Inwit ha realizzato ricavi pari a 267 milioni, in flessione dello 0,8%; l’Ebitda è stato pari a 240,7 milioni (-2,1%). L’Ebitda after leasing si è attestato su 190,9 milioni (-2,8%). L’utile netto è risultato di 79,3 milioni, in calo del 15,2 per cento.

Galli: “Inwit conferma la sua capacità industriale”

“Inwit – ha commentato il direttore generale Diego Galliconferma la propria capacità industriale, dimostrata dalla realizzazione di progetti complessi come il piano Italia 5G per l’eliminazione del digital divide in 500 kmq del territorio, e l’impegno a investire nello sviluppo strategico delle infrastrutture di telecomunicazione a supporto della crescita dell’industria e della digitalizzazione del Paese. I risultati del secondo trimestre rilfettono il contingente contesto industriale con contrazione degli utili e degli investimenti; i risultati sono in linea con la guidance che prevede il ritorno alla crescita del business nel 2027. In relazione alle controversie legali conseguenti alle disdette degli Msa (da parte di Tim e Fastweb + Vodafone ndr) la società ha presentato reclamo avverso le ordinanze del tribunale di Milano, convinti della fondatezza delle nostre ragioni”.

Inwit conferma la guidance 2026 e il medium-term baseline outlook.

Gli investimenti industriali, si legge nella nota sui conti, sono stati pari a 49,8 milioni, in calo del 22,7% rispetto allo stesso trimestre 2025. Il recurring free cash flow si è attestato a 123,9 milioni di euro, in diminuzione del 21,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’indebitamento finanziario netto, pari a 5.453,3 milioni (inclusivo delle passività finanziarie IFRS16) risulta in aumento (+10,4%) rispetto al 30 giugno 2025, essenzialmente a sostegno degli investimenti e della remunerazione degli azionisti; in aumento (+8,5%) rispetto al primo trimestre 2026. La leva finanziaria, in termini di rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda, è in aumento a 5,7volte rispetto al 5,0x del secondo trimestre 2025 per l’incremento dell’indebitamento finanziario netto; in aumento rispetto al 5,2x del primo trimestre 2026.

Resta l’incertezza nel mercato Tlc

Quanto all’evoluzione prevedibile della gestione per l’esercizio 2026 e outlook di medio-termine, lo scenario macroeconomico di riferimento è caratterizzato dal persistere di elementi di incertezza, quali ad esempio le aspettative sull’inflazione e i tassi d’interesse, che rimangono elevati. Nel breve termine, nel mercato italiano delle telecomunicazioni persistono significativi elementi di difficoltà, tra cui l’elevata competizione e la limitata generazione di cassa, con impatto sugli investimenti.

In questo contesto, tuttavia, “si conferma il modello di business infrastrutturale di Inwit, che grazie alle sinergie derivanti dalla condivisione degli asset e alla solida esperienza industriale, garantisce la massima efficienza ai propri clienti creando valore per tutte le parti coinvolte“.

Stime per il 2026

La società ha riflesso queste condizioni di mercato nelle stime per il 2026 e per il medio termine, come già riportate anche nel Bilancio Integrato 2025. Nel 2026 si prevedono ricavi nel range 1.050-1.090 milioni di euro; Ebitda margin pari a circa il 90%; EbitdaaL margin pari a circa il 72%; recurring free cash flow nel range 550-590 milioni di euro; dividendo per azione almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (confermato ad 0,55 euro per azione); leva finanziaria a 5,5 volte, confermando il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6 volte.

Inwit, inoltre ritiene che l’outlook baseline di medio termine, in un contesto di limitata visibilità sull’evoluzione delle condizioni del mercato, si fondi su alcuni pilastri tra cui: crescita annuale dei ricavi “low single digit”; continua espansione del margine EbitdaaL, capex annuali (incluso acquisto di terreni) pari a circa euro 200 milioni; dividendo per azione almeno pari a 0,55 euro.

Potenziali upside esclusi

Questo outlook, precisa la nota, non include i potenziali upside relativi al ristabilirsi di una relazione costruttiva con gli anchor, all’oggettivo bisogno di densificazione richiesto sia dalla continua crescita del traffico dati in mobilità, che dalla necessità di completare e densificare la copertura indoor e outdoor e dall’opportunità di espandersi lungo la filiera delle infrastrutture digitali.

Inwit: conferma impegno a collaborare con clienti in quadro di certezza

Inwit conferma, il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti. E’ quanto si legge nella nota sui conti del secondo trimestre.

I principali clienti di Inwit, Tim e Fastweb + Vodafone, hanno disdettato gli accordi Msa, decisione a cui è seguita una controversia legale con la towerco.

Inwit: deposita i 2 reclami in tribunale contro decisioni a favore di Tim e Fastweb

Negli ultimi mesi, si è assistito ad un incremento della conflittualità con gli anchor tenants formalizzato nelle disdette degli Msa ricevute a marzo 2026, finalizzate a ottenere “una squilibrata e ingiustificata rinegoziazione dei contratti Msa, validi ed efficaci, a giudizio della società, fino al 2038”. Lo ricorda Inwit a proposito della controversia giudiziaria aperta con i suoi due principali clienti Tim e Fastweb dopo le disdette degli Msa.

Reclami cautelari

“A seguito del rigetto da parte del tribunale di Milano delle istanze cautelari promosse dalla società in via d’urgenza, ex art. 700 del codice di procedure civile, contro le disdette presentata da Tim e Fastweb, Inwit – afferma la società confermando le notizie dei giorni scorsi – ha provveduto a depositare, rispettivamente il 27 luglio 2026 e 28 luglio 2026, due distinti reclami cautelari avverso tali ordinanze”.

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DDL Concorrenza: nella bozza stop a duplicazioni del Canone Unico nelle telecomunicazioni

Occupazione di suolo pubblico: una riforma per favorire lo sviluppo delle reti

Tra le disposizioni contenute nella bozza del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, particolare rilievo assumono gli articoli 11 e 13, dedicati al settore delle telecomunicazioni. Il primo interviene sulla disciplina del Canone Unico Patrimoniale (CUP) per le occupazioni permanenti di suolo pubblico da parte degli operatori di comunicazione elettronica; il secondo estende al settore delle telecomunicazioni alcune tutele già previste dal Codice del consumo per altri servizi di pubblica utilità.

Canone Unico: una disciplina più coerente con il modello delle reti condivise

L’articolo 11 modifica la disciplina del Canone Unico Patrimoniale applicabile alle occupazioni permanenti di suolo pubblico per i servizi di comunicazione elettronica, con la finalità espressa di non ostacolare lo sviluppo delle infrastrutture digitali e di promuovere la concorrenza tra gli operatori.

L’intervento prende atto di una trasformazione ormai consolidata del mercato: sempre più spesso la rete è realizzata e gestita da un operatore infrastrutturale (wholesale only), mentre una pluralità di operatori (retail) utilizza la medesima infrastruttura per fornire servizi agli utenti finali.

CUP, gli operatori retail pagano soltanto in abse all’uso che fanno della rete

In questo contesto, la proposta chiarisce la ripartizione dell’obbligo di pagamento del Canone Unico. Il concessionario dell’infrastruttura rimane assoggettato al pagamento della soglia minima prevista dalla normativa vigente, mentre gli operatori che utilizzano tale rete sono tenuti al versamento del canone esclusivamente in misura proporzionale al numero delle proprie utenze finali presenti nel territorio comunale, senza applicazione della soglia minima.

La disposizione mira così a evitare fenomeni di duplicazione del prelievo sulla stessa infrastruttura e ad adeguare la disciplina tributaria all’attuale modello di condivisione delle reti, ormai centrale nello sviluppo della banda ultralarga e delle nuove infrastrutture digitali.

Più tutele contro il telemarketing nel settore delle telecomunicazioni

L’articolo 13 interviene invece sul Codice del consumo, modificando l’articolo 51, comma 8-bis, del decreto legislativo n. 206 del 2005.

La modifica estende ai servizi di telecomunicazione una disciplina che oggi si applica già ai contratti di fornitura di energia elettrica e gas e riguarda le proposte commerciali formulate per telefono, cioè il cosiddetto telemarketing.

In particolare, le nuove disposizioni prevedono che anche gli operatori delle telecomunicazioni siano soggetti alle medesime regole previste per gli altri servizi di pubblica utilità nella gestione delle chiamate commerciali e delle offerte contrattuali rivolte ai consumatori.

L’obiettivo è quello di uniformare il quadro regolatorio, evitando differenze di disciplina tra settori caratterizzati da analoghe modalità di vendita e garantendo un livello omogeneo di tutela agli utenti.

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5G standalone, WINDTRE Business testa con successo la rete di emergenza allo stadio Maradona per il concerto di Geolier

  • Test realizzato da WINDTRE Business e ASL Napoli 1 Centro, con la supervisione scientifica dell’Università di Napoli Federico II, durante il concerto di Geolier allo Stadio Maradona con circa 50.000 spettatori provenienti da tutta Italia.
  • La soluzione basata su 5G Standalone e Network Slicing ha garantito continuità delle comunicazioni voce e dati tra ambulanza e centrale operativa anche in condizioni di elevata congestione della rete.
  • I risultati confermano l’efficacia del 5G nel supportare servizi sanitari mission-critical, aprendo nuove prospettive per le comunicazioni di emergenza e la sanità digitale.

Una rete 5G dedicata all’emergenza allo stadio Maradona, durante il concerto di Geolier. Il network slicing e le reti 5G standalone cominciano a fare sul serio, dimostrando le loro potenzialità sul campo durante un evento di massa con migliaia di persone connesse contemporaneamente in un breve lasso di tempo.

Un importante passo avanti nell’applicazione delle tecnologie 5G a supporto della sanità e delle comunicazioni di emergenza è stato compiuto da WINDTRE Business, ASL Napoli 1 Centro e Università di Napoli Federico II, che hanno realizzato una sperimentazione sul campo durante il concerto di Geolier allo Stadio Maradona uno degli eventi musicali più partecipati dell’anno.

Il network slicing e il 5G standalone cominciano dunque ad entrare nel vivo, con casi d’uso sempre più diffusi e indicativi delle potenzialità di questa tecnologia che apre la strada a una miriade di applicazioni dedicate.

Sperimentazione chiusa con successo: connesse ambulanze e centrale operativa

L’obiettivo della sperimentazione era valutare la capacità delle comunicazioni di emergenza di mantenere elevati livelli di affidabilità in uno scenario particolarmente sfidante, caratterizzato dalla presenza di circa 50mila spettatori e da un intenso utilizzo della rete mobile. In queste condizioni, assimilabili a quelle che possono verificarsi durante grandi eventi pubblici o situazioni straordinarie, è stata testata una soluzione basata su 5G Standalone e network slicing, sviluppata per garantire la continuità delle comunicazioni tra le ambulanze e la centrale operativa. Il test prevedeva la simulazione di comunicazioni voce e trasmissioni dati tra un mezzo di soccorso e la centrale operativa dell’ASL Napoli 1. I risultati hanno evidenziato la piena continuità dei collegamenti, la stabilità del servizio anche in presenza di elevati livelli di congestione della rete e l’efficacia delle funzionalità del 5G nel supportare applicazioni a elevata criticità operativa.

 Validazione sul campo del network slicing

L’attività rappresenta un’importante validazione sul campo delle potenzialità del network slicing, una tecnologia che consente di creare porzioni virtuali dedicate della rete mobile, riservando capacità e priorità ai servizi essenziali. In contesti caratterizzati da un forte affollamento e da volumi di traffico elevati, questa architettura permette di garantire prestazioni affidabili ai servizi di emergenza, contribuendo a rafforzare la resilienza delle comunicazioni sanitarie. La supervisione scientifica dell’Università di Napoli Federico II ha consentito di valutare in modo rigoroso le prestazioni della soluzione in un ambiente reale e particolarmente complesso, fornendo un importante contributo alla ricerca e allo sviluppo di applicazioni innovative per la sanità digitale e la gestione delle emergenze.

 Michele Lucantonio (WINDTRE Business): “Confermato ruolo strategico del 5G standalone in ambito sanitario”

“Questa sperimentazione conferma il ruolo strategico del 5G Standalone come abilitatore di servizi innovativi ad elevato valore sociale”, dice Michele Lucantonio, PA & Utilities Direct Sales Director. “I risultati ottenuti dimostrano come il network slicing sia in grado di assicurare continuità e affidabilità alle comunicazioni critiche anche in condizioni di massima congestione della rete, aprendo nuove prospettive per l’evoluzione dei servizi di emergenza e per la digitalizzazione del sistema sanitario”.

Fulvio Paone (Asl Napoli 1 Centro): “Sperimentazione primo passo per comunicazioni più affidabili”

Fulvio Paone, Direttore U.O.C. Informatizzazione e Transizione Digitale della ASL Napoli 1 Centro, ha detto: “La trasformazione digitale della sanità passa anche attraverso tecnologie capaci di supportare i servizi di emergenza nei contesti più complessi. I risultati di questa sperimentazione confermano il valore del 5G e del network slicing nel garantire prestazioni elevate anche in condizioni di forte congestione della rete. La sperimentazione rappresenta un primo passo per rafforzare e rendere sempre più sicure ed affidabili le comunicazioni tra il campo e la centrale operativa, soprattutto in situazioni emergenziali complesse, contribuendo a migliorare il coordinamento dei soccorsi e l’efficacia degli interventi a beneficio dei cittadini.”

Nicola Pasquino (Università Federico II): “Una corsia preferenziale in una autostrada intasata”

“Immaginiamo uno stadio con migliaia di persone connesse nello stesso momento: far passare una comunicazione di emergenza in queste condizioni è come aprire una corsia preferenziale in un’autostrada intasata. È esattamente ciò che consente il network slicing, riservando risorse dedicate ai servizi critici anche sotto carico massimo. La possibilità di misurare in modo rigoroso le prestazioni del 5G Standalone durante un evento reale così sfidante ci ha permesso di validare sul campo l’affidabilità di questa tecnologia a supporto dei soccorsi. Un esempio concreto di come la collaborazione tra università, operatori e istituzioni sanitarie possa tradurre l’innovazione in benefici reali per la sicurezza dei cittadini” ha detto Nicola Pasquino, Professore di Misure Elettriche ed Elettroniche dell’Università di Napoli Federico II.

La sperimentazione conferma come le reti mobili di nuova generazione possano diventare un elemento sempre più centrale nell’evoluzione dei servizi di pubblica utilità, contribuendo a rendere più efficaci, tempestive e affidabili le comunicazioni a supporto della sicurezza dei cittadini e delle attività di soccorso.  

Domande Frequenti

  • Che cos’è il Network Slicing testato da WINDTRE Business a Napoli? È una tecnologia avanzata delle reti 5G Standalone che consente di “affettare” virtualmente la rete mobile, creando corsie preferenziali protette dedicate esclusivamente a servizi essenziali o di emergenza. In questo modo, la linea dei soccorsi non subisce rallentamenti anche se lo stadio è affollato.
  • Qual è il vantaggio pratico del 5G applicato alle ambulanze? Come confermato dal test con l’ASL Napoli 1 Centro, permette a un’ambulanza di trasmettere in tempo reale e senza alcuna interruzione dati clinici, parametri vitali del paziente e flussi voce verso la centrale operativa, ottimizzando la tempestività dei soccorsi medici prima dell’arrivo in ospedale.
  • Chi ha certificato la validità scientifica di questa sperimentazione? La supervisione scientifica e la misurazione rigorosa delle prestazioni di rete in tempo reale sono state curate dal team del Professor Nicola Pasquino, docente di Misure Elettriche ed Elettroniche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

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INWIT, il DG Diego Galli miglior capo nel settore telecomunicazioni mid-cap in Europa

INWIT si conferma anche nel 2026 tra le eccellenze del panorama europeo nelle relazioni con la comunità finanziaria, ottenendo risultati di prestigio nella survey Extel 2026.

La tower company è stata premiata tra le migliori società del settore Telecomunicazioni Europa, sezione Small & Mid-Cap, ottenendo i seguenti riconoscimenti:

  • 1° posto categoria Best CEO
  • 1° posto nella categoria Best IR Professional & Team

Questo risultato riconosce il lavoro di squadra e l’impegno costante di INWIT nel mantenere un dialogo coerente e trasparente con la comunità finanziaria nel percorso di crescita e sviluppo della società. Il posizionamento di eccellenza nel ranking conferma la solidità del percorso intrapreso e la capacità di INWIT di rappresentare un punto di riferimento nel settore delle infrastrutture digitali.

La survey, che raccoglie ogni anno le valutazioni di circa 2mila investitori istituzionali e analisti a livello internazionale, premia le aziende e i professionisti che si distinguono per qualità, trasparenza e capacità di dialogo con il mercato.

In particolare, per gli Amministratori Delegati, la valutazione riguarda la credibilità, la leadership e le capacità comunicative e per i team di Investor Relations, l’autorevolezza e la credibilità, la gestione delle conference call sui risultati d’esercizio, la reattività e la qualità delle informazioni finanziarie fornite.

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Polo Strategico Nazionale, Leonardo punta alla quota Sogei. Il cloud della PA verso l’asse Poste-Leonardo

Nei prossimi giorni potrebbe concretizzarsi l’offerta di Leonardo per rilevare la quota del 10% detenuta da Sogei nel Polo Strategico Nazionale con la palla che passa dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che controlla Sogei.

Lo riporta Adnkronos che ha sentito fonti informate. Se l’operazione dovesse andare in porto, Leonardo rafforzerebbe la propria presenza nel Polo Strategico Nazionale, salendo dall’attuale25% al 35%.

Il possibile riassetto non riguarda però solo Leonardo.A inizio anno l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, aveva già indicato l’interesse del gruppo a rilevare la quota del 20% detenuta da Cdp nel Psn. Inoltre, con la conclusione dell’Opas di Poste su Tim, oggi azionista al 45% del Polo, la partecipazione riconducibile a Poste potrebbe salire fino al 65%.

Il passaggio sarebbe rilevante. L’attuale assetto del Psn, costruito attorno alla squadra Tim-Cdp-Leonardo-Sogei, potrebbe trasformarsi in un nuovo equilibrio a due: Poste da una parte e Leonardo dall’altra. Un duopolio industriale che concentrerebbe il controllo dell’infrastruttura cloud della PA in mano a due soggetti a forte presidio pubblico e strategico.

Polo Strategico Nazionale

Il Polo Strategico Nazionale è una delle infrastrutture centrali della digitalizzazione pubblica italiana. È nato per accompagnare la migrazione al cloud di dati, applicazioni e servizi della pubblica amministrazione, con particolare attenzione alle informazioni più sensibili e ai servizi essenziali dello Stato.

Per Leonardo, l’aumento della quota nel Psn rafforzerebbe il posizionamento su cybersicurezza, cloud sovrano, difesa digitale e infrastrutture critiche. Per Poste, invece, il possibile consolidamento nel Polo si inserirebbe in una strategia più ampia di crescita nelle infrastrutture tecnologiche e nei servizi digitali ad alto valore strategico.

Il Psn potrebbe infatti essere solo una parte del futuro portafoglio infrastrutturale di Poste. Negli scorsi giorni Adnkronos ha riferito anche l’ingresso di Tim nella squadra italiana per la candidatura a una gigafactory AI europea. In quel progetto, Tim dovrebbe operare i data center alla base dell’infrastruttura, lavorando con Eni, Leonardo, Fibercop, Fastweb, Ai4i e Cineca.

La possibile uscita di Sogei e Cdp dal capitale del Psn, insieme al rafforzamento di Leonardo e Poste, segnerebbe quindi una nuova fase per il cloud nazionale. Meno frammentata sul piano societario, ma anche più concentrata nelle mani di due grandi attori pubblici-industriali.

Resta da capire se il ministero dell’Economia darà il via libera all’operazione e con quali condizioni. Ma il senso della partita è già chiaro: il Polo Strategico Nazionale non è più soltanto il progetto cloud della PA ma un assetto italiano su dati, AI, cybersicurezza e infrastrutture digitali strategiche.

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Starlink, Elon Musk punta sul mercato del mobile negli Usa. Rete proprietaria in arrivo?

Starlink pronta a farsi la sua rete mobile?

Elon Musk, proprietario di SpaceX l’operatore satellitare che controlla Starlink, vuole scommettere sul mercato americano del mobile con un nuovo servizi destinato al segmento consumer. Lo scrive il Financial Times, aggiungendo che Musk ha detto agli investitori che vuole lanciare un nuovo servizio mobile per aggredire il mercato americano del mobile.  

La presidente e Coo di SpaceX Gwynne Shotwell ha detto in un recente roadshow per la maxi IPO che in cantiere c’è il lancio di un prodotto retail di Starlink e che l’azienda potrebbe costruire la sua rete mobile di proprietà negli Usa.

Starlink guarda al mercato consumer

Se così sarà, allora Starlink entrerà in concorrenza diretta con gli altri grandi operatori americani, Verizon Wireless, AT&T e T-Mobile, e avrà bisogno di un’offerta retail, per la vendita di abbonamenti direttamente al cliente finale.

Ad oggi, l’attività di SpaceX nel mercato retail è stata più contenuta e si è limitata alla vendita di servizi di direct-to-consumer tramite altri operatori. Negli Usa c’è un accordo con T-Mobile che ha accesso ai satelliti di Starlink per il completamento della copertura tramite satellite limitatamente alle aree rurali.

Sebbene i termini degli accordi commerciali di Starlink non siano resi pubblici, gli analisti ritengono che l’azienda prelevi una percentuale dai ricavi generati dai clienti i cui contratti di telefonia mobile includono l’accesso ai suoi satelliti.

Sfida diretta agli operatori mobili

L’ingresso di SpaceX nel segmento retail dei contratti al dettaglio rappresenterebbe una delle espansioni commerciali più significative dell’azienda dal lancio di Starlink, che già opera in oltre 150 paesi in tutto il mondo offrendo connessioni internet ad alta velocità attraverso la sua costellazione di satelliti. Un’offerta di telefonia mobile diretta al consumatore darebbe a SpaceX accesso a un mercato molto più ampio rispetto alla sola banda larga satellitare, riducendo potenzialmente la sua dipendenza dai partner di telecomunicazioni che attualmente fungono da intermediari tra i satelliti di Starlink e gli utenti finali.

GSMA ridimensiona il mercato potenziale di Starlink Mobile

L’IPO da record di SpaceX, pari a 75 miliardi di dollari, ha assegnato a Starlink Mobile un mercato potenziale totale (TAM) di 740 miliardi di dollari, ma una nuova analisi di settore condotta da GSMA Intelligence mette in discussione questa affermazione.

Secondo la GSMA i risultati indicano che il fatturato annuo realistico del segmento si aggira intorno ai 15 miliardi di dollari, ovvero circa il 2-3% della cifra dichiarata.

IPO da record per SpaceX

Le nuove mire di SpaceX sul mercato del mobile arrivano a pochi giorni dalla sua storica offerta pubblica iniziale (IPO). Durante il roadshow per l’IPO, Musk ha convinto gli investitori dei piani futuri per lanciare data center nello spazio e costruire una colonia su Marte. Gli analisti di Goldman Sachs, il principale sottoscrittore dell’offerta pubblica iniziale, hanno previsto un aumento di cento volte dei ricavi derivanti dall’intelligenza artificiale, che raggiungeranno i 322 miliardi di dollari entro il 2030.

Pur descrivendo l’espansione di Starlink come un altro pilastro fondamentale per la crescita nel suo prospetto di IPO, SpaceX non ha mai confermato pubblicamente di voler lanciare un servizio di telefonia mobile al dettaglio. Da mesi si specula sui futuri piani di SpaceX nel settore mobile, dopo che lo scorso settembre ha pagato 17 miliardi di dollari alla rivale EchoStar per le licenze di spettro wireless al fine di potenziare la sua rete satellitare Starlink.

Molti analisti hanno interpretato l’accordo come la preparazione del terreno per un’eventuale offerta al dettaglio. Nel suo prospetto di offerta obbligazionaria, visionato dal Financial Times, SpaceX ha detto che, sebbene si aspetti che il servizio Starlink Mobile sia attualmente “più efficace per i clienti nelle aree remote non coperte dalle reti mobili terrestri”, le sue ambizioni a lungo termine sembrano più ampie.

Timori degli analisti

Il lancio di un servizio di telefonia mobile Starlink per i consumatori completerebbe anche l’attuale opzione di internet a banda larga dell’azienda, che a marzo serviva 10,3 milioni di clienti in tutto il mondo. Tuttavia, i piani sono stati accolti con apprensione dagli analisti, che hanno avvertito che l’idea potrebbe essere semplicemente una scommessa per ottenere accordi migliori dai partner di telecomunicazioni di Starlink e hanno messo in guardia sui miliardi di dollari di costi di costruzione e spettro necessari per implementare le reti mobili.

Gap frequenziale per SpaceX

New Street Research stima che i tre operatori di rete mobile statunitensi abbiano un totale di circa 1.020 MHz di spettro, mentre SpaceX ne ha solo 65 MHz. David Barden, partner di New Street Research, ha detto che costruire una “rete wireless in mercati saturi in tutto il mondo sarebbe incredibilmente difficile”. “Ma, come punto di partenza per negoziare il miglior accordo possibile di condivisione dei ricavi con i partner operatori di rete mobile? Ha assolutamente senso”, ha aggiunto.

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Fondo Nazionale Connettività, FiberCop vince la gara per coprire 477mila civici e 712 milioni di contributi

FiberCop si è aggiudicata la gara del Fondo Nazionale per la Connettività (FNC) promosso dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale a seguito di una procedura competitiva nella quale l’azienda è risultata l’unica a presentare un’offerta. Invitalia, in qualità di implementing partner, ha assegnato a FiberCop contributi per 712,5 milioni di euro, pari al 70% del costo complessivo.

Il perimetro e l’impegno di FiberCop (non supera 300 milioni)

Il perimetro dell’aggiudicazione di FiberCop riguarda oltre 477mila civici (equivalenti a circa 700 mila unità immobiliari, considerato che in un civico possono trovarsi diverse unità immobiliari vale a dire appartamenti), che FiberCop potrà selezionare su tutto il territorio nazionale, suddiviso in 7 lotti geografici, per un investimento complessivo in capo a FiberCop previsto non superiore a 300 milioni di euro al netto dei contributi attesi. Si tratta in parte dei civici del Piano Italia 1 Giga ai quali aveva rinunciato Open Fiber e in parte di civici frutto dell’ultima mappatura Infratel.

Il roll-out partirà nella seconda metà del 2026, con particolare attenzione sul periodo 2027-2029 e completamento previsto entro la scadenza fissata a giugno 2030. L’incasso dei contributi è previsto durante l’avanzamento del roll-out, con un anticipo di cassa a favore di FiberCop già nel 2026.

Questa attività non impatta sugli altri impegni di copertura di FiberCop

I 477mila civici della gara, che trovano tutti nelle aree grigie, sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e si aggiungono ai 1,2 milioni già coperti da FiberCop nell’ambito dei precedenti interventi del PNRR. Questa ulteriore attività di copertura, di dimensioni contenute, è in linea con la strategia precedentemente annunciata da FiberCop di completare il piano di roll-out FTTH nelle aree del Piano Italia a 1 Giga e nelle aree Autonome rispettivamente entro la metà del 2026 ed entro la fine del 2027, strategia che resta confermata e procede secondo le previsioni.

Per FiberCop la gara dovrebbe far crescere il fatturato sul lungo periodo

Dal punto di vista economico, considerando il conseguente aumento della copertura non contendibile di FiberCop e i contributi attesi, l’aggiudicazione della gara del Fondo Nazionale per la Connettività dovrebbe avere un effetto accrescitivo sugli indicatori finanziari strutturali di lungo termine della società, senza tuttavia comportare un impatto materiale sulla guidance di Capex netto, nel breve periodo, sulla leva finanziaria attesa e sulla politica finanziaria.

Cosa prevedeva il bando

Il bando prevedeva la concessione di contributi pubblici destinati al finanziamento di progetti di investimento finalizzati alla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit. Il contributo pubblico potrà coprire fino al 70% delle spese ammissibili. Gli interventi dovranno garantire, per i civici interessati, servizi di connettività con velocità attese, anche nelle ore di picco del traffico, pari ad almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload.

L’offerta risultata aggiudicataria, presentata da FiberCop prevede la realizzazione entro il 2030 di infrastrutture di rete in grado di assicurare la copertura di oltre 477 mila numeri civici sull’intero territorio nazionale, distribuiti in 7 lotti geografici:

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La lista della spesa delle telco per la presidenza Ue dell’Irlanda, investimenti al top delle priorità

Il semestre irlandese di presidenza Ue sta cominciando e la industry delle Tlc fissa le priorità. In cima alla lista della spesa ci sono gli investimenti. Fissare le regole pro-investimenti è in cima all’agenda delle telco Ue, per non allargare il gap con il resto del mondo. E’ quanto emerge da una’analisi approfondita di Euperspectives.eu.

Dalla GSMA a ConnectEurope, le associazioni che raccolgono i principali player Ue vedono i cambiamenti regolatori in arrivo come una opportunità per modernizzare le politiche sullo spettro e rafforzare la posizione nella corsa globale per le reti di nuovo generazione.

Nello specifico, GSMA e Connect Europe chiedono alla presidenza irlandese di concentrarsi sul Digital Networks Act, in particolare sulla gestione dello spettro, per rafforzare un settore che si trova a rischio stagnazione, nonostante si occupi di infrastrutture critiche.

C’è da dire che il semestre di presidenza irlandese inizia in un momento in cui la industry europea delle Tlc è indietro nello sviluppo di connettività avanzata.

Il report di Mario Draghi del 2024 metteva già in evidenza la sfida della competitività. Sono passati due anni di discussioni sul rapporto Draghi, ma l’Europa resta sempre in ritardo significativo soprattutto per quanto riguarda gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Decennio Digitale al 2030.  

Eppure la stessa Commissione Ue sostiene che raggiungere questi obiettivi è essenziale per restare competitivi a livello globale.

Nel frattempo, gli operatori hanno chiesto a gran voce un quadro normativo più chiaro e prevedibile in Europa.

L’eredità della connettività irlandese

L’Irlanda è particolarmente ben posizionata per affrontare questa sfida. Nicola Cooke, direttrice di Telecommunications Industry Ireland (TII), l’associazione che rappresenta i principali operatori irlandesi,  ha sottolineato la“lunga e gloriosa” storia delle comunicazioni globali, ricordando l’isola di Valentia come punto di approdo del primo cavo telegrafico transatlantico che collegava con successo l’Europa e il Nord America. “Quel risultato è stato rivoluzionario: ha rimpicciolito il mondo, accelerato il commercio e la diplomazia e posto l’Irlanda al centro di una rivoluzione globale delle comunicazioni. Oggi, per molti versi, ci troviamo in un punto di svolta simile”, ha detto.

Sebbene le tecnologie si siano evolute dal telegrafo alla fibra, dalla voce ai dati e dai cavi al 5G, Cooke sostiene che l’importanza strategica della connettività rimane altrettanto profonda. “Ancora una volta, l’Irlanda si posiziona come un hub cruciale per la connettività globale e le decisioni che prendiamo ora plasmeranno il nostro ruolo per i decenni a venire.”

La connettività è ampiamente riconosciuta come infrastruttura critica, eppure a livello nazionale questo non sempre si riflette nelle decisioni di pianificazione e investimento, lamentano gli operatori. Un sentiment condiviso un po’ in tutta Europa e anche in Italia. Eppure, le reti di telecomunicazione sono sempre più considerate un fondamento essenziale a sostegno delle economie, dei pagamenti contactless e dei servizi di emergenza.

Le regole che frenano l’Europa

I relatori di un summit GSMA a Dublino hanno sottolineato che all’Europa non manca l’ambizione. Tuttavia, è la struttura del mercato a frenarla attraverso la frammentazione, hanno affermato. Alcune regole sono semplicemente obsolete: ad esempio, lo spettro non viene gestito in modo prevedibile a lungo termine.

Secondo gli amministratori delegati, questo non è casuale: riflette un modello politico che privilegia i prezzi bassi rispetto agli investimenti a lungo termine. Tutti hanno concordato sul fatto che la presidenza ha una reale opportunità di contribuire alla crescita e alla competitività, grazie a un quadro normativo favorevole agli investimenti derivante dal DNA e a una regolamentazione della sicurezza basata sul rischio.

Le maggiori preoccupazioni sollevate da GSMA e Connect Europe si concentrano su questa frammentazione normativa e sulle regole obsolete relative allo spettro che ostacolano gli investimenti. Sottolineano la necessità di una strategia unificata per promuovere la connettività come infrastruttura vitale. Le associazioni affermano che vi sono anche molte sfide poste dalle normative esistenti, in particolare dal Cybersecurity Act (CSA).

“La sfida in Europa non è la capacità di innovare, ma la capacità di investire. Quando non si investe nelle nostre reti, le conseguenze sono di vasta portata: le persone non possono usufruire di una connettività leader a livello mondiale, le imprese non possono espandersi e i servizi pubblici non sono in grado di modernizzarsi”, ha detto Vivek Badrinath, Direttore Generale della GSMA.

“Se l’Europa vuole colmare il suo divario di investimenti, deve creare le condizioni che consentano la crescita su larga scala. Abbiamo bisogno di operatori forti e di condizioni di mercato che permettano loro di investire, innovare ed essere leader”, ha aggiunto.

Il buono, il cattivo e il DNA

Il settore ha accolto con favore l’ambiziosa proposta della Commissione, contenuta nel DNA (Accordo di partenariato e cooperazione) relativo alle aste per lo spettro radio, che prevede il passaggio dalle tradizionali licenze di 15-20 anni a licenze di durata indeterminata. Adesso la industry dele Tlc chiede alla presidenza irlandese di garantire che la posizione finale del Consiglio rifletta tale cambiamento.

Switch off del rame da rivedere secondo Connect Europe

Tuttavia, Connect Europe ha espresso preoccupazione per il fatto che, da un punto di vista legale, “le disposizioni del DNA che impongono il passaggio dalle reti in rame a quelle in fibra ottica potrebbero essere in conflitto con le leggi dell’UE in materia di diritti di proprietà e concorrenza di mercato”.

“La transizione alla fibra ottica dovrebbe essere resa possibile da investimenti, adozione volontaria e condizioni di migrazione praticabili, non da rigidi obblighi di disattivazione che rischiano di ridurre la scelta dei consumatori anziché accelerare l’adozione della FTTH”, ha aggiunto l’associazione.

Allo stesso tempo, i rappresentanti del settore concordano ampiamente sul fatto che il DNA proposto potrebbe dare una spinta al settore delle telecomunicazioni europeo se riuscisse a incrementare gli investimenti, accelerare la diffusione delle reti e rimodellare il panorama competitivo.

La GSMA sottolinea che “ci si aspetta che gli operatori di telecomunicazioni forniscano: le reti più resilienti, le reti più sicure e le reti più economiche, nel rispetto della regolamentazione più stringente, pur essendo al contempo i più innovativi. Queste aspettative sono legittime, ma non neutrali. Soddisfare tutte queste esigenze richiede condizioni di investimento sostenibili, che sono sotto pressione”.

“Per realizzare il cambiamento di politica necessario, l’Europa deve riequilibrare la propria strategia, passando da una focalizzazione a breve termine sui prezzi per i consumatori a investimenti infrastrutturali a lungo termine”, ha aggiunto.

Il tessuto sociale

Si tratta di creare posti di lavoro oltre che connettività, ha affermato Connect Europe, i cui membri offrono lavoro a oltre un milione di persone in Europa. “Ma i bassi rendimenti degli investimenti costringono gli operatori ad affidare un numero crescente di compiti a fornitori esterni, con il rischio di perdere competenze interne, anziché offrire opportunità di lavoro dirette e più stabili. Nel 2024, il numero di dipendenti diretti dei membri di Connect Europe è diminuito del 4,1%”.

UNI Europe, la federazione sindacale europea dei lavoratori dei servizi, ha collaborato con Connect Europe per chiedere un DNA che tenga conto delle parti sociali. L’organizzazione, che rappresenta oltre sette milioni di iscritti in 242 sindacati nazionali in 50 paesi, sostiene che, mentre gli europei beneficiano di una connettività accessibile e di alta qualità, le politiche digitali dovrebbero considerare anche i cittadini e i lavoratori, non solo i consumatori.

“Sebbene l’accessibilità economica rimanga un aspetto importante, chiediamo congiuntamente ai responsabili politici di agire con urgenza per far crescere l’ecosistema europeo della connettività, dando priorità agli investimenti di qualità, all’innovazione e all’aumento della competitività. Le parti sociali hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare la transizione digitale”, si sostiene.

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