6G, AI e cybersecurity. Urso: “Ricerche RESTART ci proiettano verso nuove frontiere della connettività”

In questi tre anni il programma Restart non si è limitato solo a dare lustro al mondo dell’accademia italiana, ma ha rappresentato un valore aggiunto inestimabile per l’intero comparto delle telecomunicazioni”.
Così Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, ha salutato con un messaggio video l’evento di alto livello RESTART Final Plenary Dissemination Event: “Shaping Horizons In Future Telecommunications”, organizzato dalla Fondazione RESTART presso il Centro Congressi Auditorium della Tecnica di Confindustria.

Partito nel 2023, con una dotazione di 116 milioni di euro (NextGenerationEU nell’ambito del PNRR – M4C2, Investimento 1.3), il programma RESTART, acronimo inglese per “RESearch and innovation on future Telecommunications systems and networks, to make Italy more smart”, rappresenta la più importante iniziativa di ricerca e sviluppo in ambito pubblico mai realizzata in Italia nel settore delle telecomunicazioni.

E proprio su questo Urso ha centrato le sue considerazioni: “Le vostre ricerche ci proiettano con decisione verso le nuove frontiere della connettività pervasiva. Stiamo parlando di una rete non solo in grado di spostare i dati alla velocità della fibra ottica o del 6G, ma di integrare ogni suo nodo in modo efficace.
Altri pilastri fondamentali del programma sono la cybersicurezza, sempre più importante in un mondo sempre più esposto a minacce informatiche, e l’intelligenza artificiale, il motore che permette di gestire la complessità delle nuove reti
”.

Temi di ricerca di valenza strategica, “in linea con le grandi direttrici internazionali in materia”, ha sottolineato Urso, come il programma Digital Decade 2030, “oppure le nuove regole dell’AI Act e ancora la strategia nazionale per le tecnologie quantistiche, a quella per l’attrazione degli investimenti in data center e infine alla strategia nazionale per le realtà virtuali ed aumentate.
Un programma di ricerche ampio e articolato che allo stesso tempo è stato orientato anche a rafforzare e promuovere il tema della sovranità tecnologica, che rimane, ha detto il ministro “obiettivo cruciale, per il nostro sistema paese e per l’Europa”.

È quindi fondamentale continuare su questa strada, ha aggiunto Urso, con una particolare attenzione alla “gestione delle risorse come lo spettro elettromagnetico”, “l’integrazione tra reti terrestri e satellitari per garantire una “connettività sicura”, e la “protezione delle infrastrutture sottomarine”, attraverso uno sforzo congiunto in termini di competenza e reattività.

Urso ha infine ricordato lo stretto legame che si è creato nel tempo tra il ministero delle Imprese e del made in Italy e il vertice della Fondazione RESTART, reso possibile e potenziato dal coinvolgimento diretto di realtà come la Fondazione Ugo Bordoni.

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Digital Networks Act, Bruxelles vuole spingere acquisizioni e competitività nelle Tlc

Meno tutele ai consumatori, in nome della competitività della industry Tlc, e più poteri al BEREC per vigilare sulle reti e direttamente sugli operatori. Queste alcune delle principali novità contenute nel Digital Networks Act, disegnato inoltre per promuovere il consolidamento delle Tlc, fra  gli obiettivi centrali del pacchetto normativo che dovrebbe essere presentato martedì prossimo 20 gennaio dall’esecutivo Ue.

Cambio di passo

Un cambio di passo molto atteso è la rimozione da parte del regolatore degli ostacoli che ad oggi hanno scoraggiato processi di acquisizione e fusione fra diverse società europee. Inoltre, diversamente da quanto accaduto fino ad oggi, il nuovo quadro normativo sarà incentrato sulla promozione degli investimenti piuttosto che sulla tutela dei consumatori finali.  Un cambio di paradigma chiesto a gran voce dal mondo del business che negli ultimi anni è stato pesantemente condizionato da un atteggiamento iper difensivo degli enti regolatori nei confronti dei consumatori.

Tra l’altro, lo switch off del rame slitta al 2035.

Digital Single Market parola d’ordine

La parola d’ordine del nuovo quadro normativo è Digital Single Market, mercato unico del digitale, perché l’obiettivo di fondo è appunto realizzare finalmente un mercato unico transfrontaliero superando le barriere nazionali per ampliare la scala dei player, campioni europei in grado di competere con i grandi player americani e cinesi.

Repressione nei confronti di Huawei e ZTE

Il DNA darà la massima priorità alla sicurezza nella catena di fornitura come condizione fondamentale per operare nello spazio europeo. Questo aspetto, che sarà soggetto a revisione da parte dell’European Cybersecurity Act (CSA), incorporerà restrizioni o divieti per i fornitori ad alto rischio, come ZTE e Huawei, che si applicherebbero alle condizioni di utilizzo dello spettro che gli operatori a cui vengono assegnate le frequenze radio devono rispettare.

Questa estrema vigilanza in termini di sicurezza dei fornitori di servizi e apparecchiature di telecomunicazione si rifletterà in restrizioni all’ingresso di determinati operatori sul mercato, trasferimenti di spettro e disposizioni relative alla resilienza e alla sicurezza delle infrastrutture fisse e mobili.

Il DNA sostituirà il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche

Per ora, il DNA è destinato ad abrogare e sostituire il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (CEE), storicamente concepito per tutelare la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni, generalmente a scapito della competitività. In futuro, la futura regolamentazione escluderà l’uso intensivo di rimedi volti a garantire una diversità di opzioni commerciali per i consumatori. In questo modo, il DNA attenuerà tali condizioni e quindi incoraggerà gli operatori a impegnarsi in transazioni aziendali su larga scala o transfrontaliere. Questo riequilibrio dei rimedi concorrenziali negli scenari di consolidamento spingerà le autorità di regolamentazione ad applicare “misure meno invasive” e a valutare quante infrastrutture possano essere sostenute economicamente, tenendo esplicitamente conto degli incentivi agli investimenti e della qualità del servizio.

Licenze di spettro illimitate

La Commissione potrà imporre obblighi e concederà agli operatori licenze di spettro pressoché illimitate. Gli operatori di telecomunicazioni accoglieranno con favore anche la “certezza degli investimenti a lungo termine” promossa dal DNA. A questo proposito, i diritti di utilizzo dello spettro saranno concessi di default per una durata illimitata, come avviene negli Stati Uniti. Tuttavia, nei casi in cui vengano stabilite limitazioni, tali diritti di banda larga wireless dovranno avere una durata di almeno 25 anni, con rinnovo automatico, a meno che non venga presa una decisione motivata con sufficiente anticipo. Per quanto riguarda i criteri di Open Internet, il DNA preserva questi principi fondamentali, pur consentendo una certa “flessibilità limitata per servizi ottimizzati a condizioni rigorose”.

Meno poteri alle autorità nazionali

Gli attuali poteri delle autorità di regolamentazione settoriali negli Stati membri saranno ridotti, poiché la Commissione europea potrà imporre obblighi direttamente agli operatori, cosa finora inedita. Pertanto, il ruolo delle autorità di regolamentazione nazionali consisterà principalmente nel verificare il rispetto dei requisiti stabiliti dall’UE.

L’entrata in vigore del cambio di rotta guidato da Ursula von der Leyen richiederà circa un anno. Come richiesto, la Commissione presenterà la proposta legislativa sia al Consiglio che al Parlamento europeo, che la esamineranno e presumibilmente integreranno emendamenti che torneranno poi alla Commissione per l’approvazione definitiva e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee.

BEREC sarà rafforzato, previsto un Passaporto unico europeo degli operatori

Il gruppo delle autorità nazionali di regolamentazione delle telecomunicazioni dell’UE (BEREC) sarà rafforzato, ampliando le sue funzioni di coordinamento e consulenza attraverso l’adozione di strumenti che rafforzino la sicurezza del settore. Questo organismo sarà inoltre trasformato nell’Ufficio delle Reti Digitali (ODN) per gestire i database relativi allo spettro, alla numerazione e al Passaporto Unico Europeo. Quest’ultimo documento semplificherà la burocrazia consentendo agli operatori di notificare un’autorità nazionale per operare in più Stati membri.

Autorizzazione unificata per lo spettro satellitare

Incorporerà inoltre la creazione di un Piano di Preparazione dell’Unione per le Infrastrutture Digitali, che comprenderà l’architettura di rete, i colli di bottiglia e le aree in cui potrebbero essere necessarie misure di resilienza a livello europeo. Infine, il DNA introduce un quadro di autorizzazione unificato per lo spettro satellitare, con l’obiettivo di semplificare l’accesso a questo tipo di servizio paneuropeo.

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Videogames, il 2026 è l’anno del riordino

Il mercato globale dei videogiochi genera, ogni anno, oltre 180 miliardi di dollari: per capirci, è un fatturato che supera quello di musica e cinema.

Messi insieme. Per questo non ci vuole molto a capire come le previsioni sull’andamento del settore per il 2026 interessino in tanti, soprattutto considerando le sue peculiarità rispetto ad ambiti che generano volumi analoghi, come l’abbigliamento sportivo o l’elettronica di consumo: in particolare, la capacità di generare valore in modo continuo, senza dipendere, come le industrie culturali tradizionali, da eventi annuali di particolare grido o da rigide finestre di distribuzione. Gli analisti di Sensor Tower hanno da poco pubblicato le loro ipotesi sull’anno che si è appena aperto, e le sorprese non mancano.

La prima parola da registrare in questo senso è riordino. Negli anni passati, la crescita del settore dei videogame è stata tanto rapida quanto diseguale. Sono girati investimenti miliardari, che hanno generato un’offerta sempre più ampia e, di conseguenza, un mercato molto affollato, in cui ogni settimana arrivano nuovi titoli con credits ben più lunghi di quelli di un kolossal nelle sale.

Un’altra particolarità dei videogame, però, è la durata media della loro fruizione: il tempo è limitato, e i giochi più ambiziosi ormai superano regolarmente le cento ore per il loro completamento, il che significa scarse possibilità, almeno per la maggior parte di giocatori, di riuscire a stare dietro a tutte le nuove uscite.

L’attenzione del pubblico di distribuisce così in molteplici direzioni, anche grazie all’onnipresenza dei social (a proposito, su SOSTariffe.it sono sempre a disposizione le offerte più convenienti per navigare con Internet mobile), e in questo scenario acquistano peso le scelte strutturali: come vengono concepiti i giochi e quali tempi richiedono, certo, ma anche quale spazio trovano sugli store digitali.

Quest’anno, le tendenze già presenti diventeranno, secondo il report, più leggibili, con effetti che riguarderanno l’intera filiera, dagli studi di sviluppo fino ai giocatori.

Piccolo è bello (e soprattutto meno rischioso)

Una delle conseguenze più visibili riguarda la dimensione dei progetti. Dopo anni in cui la mera ampiezza dell’esperienza è stata spesso assunta come il parametro di valore più importante – più grosso è, meglio è, insomma – è in crescita l’interesse per giochi con obiettivi meglio definiti e, forse, meno ambiziosi, almeno in termini di tempo. Si tratta di produzioni pensate per essere completate senza richiedere centinaia di ore, sviluppate in tempi più contenuti e con un controllo maggiore dei costi. Tale direzione risponde sia alle esigenze degli studi, esposti a rischi finanziari sempre più elevati – come quelli del cinema, appunto – sia a quelle di un pubblico che alterna il gioco ad altre forme di intrattenimento e cerca esperienze compatibili con tempi ogni giorno più frammentati.

Tra gli obiettivi più perseguiti dell’industria, infatti, c’è quello di accorciare i tempi di sviluppo. I progetti che richiedono sei o sette anni di lavoro espongono gli studi a un livello di incertezza difficile da sostenere, soprattutto in un mercato che cambia assai rapidamente; e quando si fanno aspettare troppo i giocatori, si rischia grosso (si pensi al flop di un gioco come Cyperpunk 2077, poi migliorato fino a diventare un classico ma uscito dopo troppi rinvii, ancora incompleto e in qualche caso ingiocabile, o alla data di pubblicazione che si sposta in continuazione dell’attesissimo GTA 6).

Nel 2026 si vedranno quindi sempre più giochi costruiti su cicli produttivi più brevi, tra i due e i quattro anni: i motori grafici sono più maturi e le librerie di asset più diffuse, in più gli strumenti di supporto al lavoro permettono di concentrare gli sforzi sulle parti davvero distintive dell’esperienza.

Anche l’idea stessa di “gioco completo” sta cambiando: molti titoli puntano su una struttura compatta al lancio, lasciando spazio a espansioni (DLC) o aggiornamenti successivi solo quando il pubblico risponde positivamente, magari con un abbonamento annuale a tutti i miglioramenti che costa poco meno del gioco originale.

Anche l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di lavoro è ormai una realtà, in fasi della produzione, dalla pianificazione iniziale ai test finali.

Viene utilizzata per organizzare i flussi di lavoro, generare bozze di contenuti, individuare errori, accelerare i processi ripetitivi, anche se per il giocatore l’effetto è spesso invisibile; ha però un impatto importante per ridurre i tempi morti e a migliorare la stabilità dei prodotti al lancio.

La presenza crescente di etichette che segnalano l’uso di strumenti AI sulle piattaforme digitali è l’indicatore di un cambiamento ormai assimilato, soprattutto quando il risultato finale rispetta in pieno le aspettative di qualità.

Verso nuovi metodi di pagamento

La distribuzione digitale resta il punto di passaggio obbligato, e Steam continua a essere il baricentro del mercato PC. Nel 2026 il numero di giochi pubblicati sulla piattaforma crescerà ancora, spinto da team di piccole dimensioni con budget contenuti e strumenti di sviluppo sempre più accessibili.

L’aumento dell’offerta amplierà la varietà di proposte disponibili, ma renderà anche più complesso il rapporto tra visibilità e successo commerciale: molti giochi ben realizzati faticano a emergere, mentre altri trovano spazio grazie a una comunicazione efficace o a una comunità attiva fin dalle prime fasi.

Per gli studi, il lavoro non si esaurisce più al momento dell’uscita, ma raccontare il progetto, coltivare il dialogo con i giocatori e presidiare gli spazi online è una parte integrante dello sviluppo.

Anche il modo in cui i giochi vengono pagati riflette la frammentazione. Il prezzo unico ha lasciato spazio a una gamma molto più ampia di soluzioni, e nel 2026 convivranno sempre di più produzioni di fascia altissima con prezzi elevati, titoli di medio budget collocati in una fascia intermedia e, infine, giochi più piccoli che puntano su cifre accessibili.

Accanto alla vendita tradizionale si diffonderanno formule che ridurranno la spesa iniziale, tra cui uscite episodiche o sistemi che permettono di accedere al gioco completo in modo progressivo.

Che cosa succederà alle console

Infine, sul fronte dei contenuti, il 2026 darà, almeno secondo le previsioni, l’immagine di un’industria più cauta nelle scelte e più attenta alla tenuta nel tempo; già oggi molti editori continuano a valorizzare cataloghi già esistenti attraverso remake e remaster, una strategia che permette di lavorare su materiali conosciuti e di dialogare con un pubblico che riconosce quei mondi e quei personaggi.

Un filone che convive con produzioni nuove che puntano su formule meno onerose, spesso legate al gioco cooperativo o sociale: titoli, in altre parole, pensati per essere condivisi, giocati in sessioni brevi e condivisi senza difficoltà sui social che rosicchiano spazio alle esperienze più tradizionali.

Le console domestiche resteranno centrali, ma affrontando pressioni diverse rispetto al passato: Xbox vive un momento delicato, segnato da vendite contenute e da un catalogo che fatica a creare appuntamenti riconoscibili, mentre i servizi in abbonamento diventano progressivamente più costosi.

PlayStation mantiene una posizione solida, ma guarda con crescente interesse al gioco portatile, spinta dal successo di dispositivi come la Steam Deck e dall’attesa per una nuova generazione di console ibride guidata da Nintendo.

Il gioco in mobilità, una volta considerato marginale per le produzioni di fascia alta, entra stabilmente nel discorso industriale e influenza anche le scelte di design: cambiamenti silenziosi, ma che incideranno in modo profondo sul modo in cui si giocherà negli anni a venire.

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Iliad lancia a Milano la nuova classe “iliadship”

Si è tenuto ieri a Milano l’evento di lancio della nuova classe di “iliadship, il progetto con cui iliad sostiene ogni anno dieci giovani universitari accompagnandoli in un percorso di crescita che unisce formazione, mentorship e contatto con il mondo del lavoro.

L’evento ha rappresentato il primo momento di incontro tra gli studenti selezionati, Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia, i tutor e i mentor dell’Advisory Board di iliad, che affiancheranno gli studenti durante il loro percorso. La giornata è stata un’occasione di ispirazione e confronto, dando il via ufficiale alla terza edizione del programma.

Il bando della terza edizione si è chiuso il 31 ottobre 2025, portando alla selezione di dieci studenti – per il 50% donne e per il 50% uomini – da ambiti di studio eterogenei, un mix di competenze che riflette la natura multidisciplinare del progetto: Ingegneria Meccanica, Marketing & Digital Communication, Economia, Data Science, Monitoraggio Ambientale Tutela e Ripristino, Ingegneria Gestionale, Ingegneria Elettronica, Pratiche Creative e Critiche Contemporanee e Filosofia.

I partecipanti della nuova classe provengono da alcuni dei più importanti atenei italiani: Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma, Università di Pisa, Università di Torino, Università di Trento, Università di Bologna, e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.

«Per iliad, creare connessioni sostenibili significa anche investire nelle competenze delle nuove generazioni offrendo ai giovani strumenti concreti e una community in cui crescere e confrontarsi», ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia. «iliadship nasce tre anni fa con questo obiettivo e si conferma, un’edizione dopo l’altra, un progetto unico per guardare alla formazione in modo innovativo, in grado di generare un impatto concreto sull’intero ecosistema italiano».

Dalle prime due edizioni, iliadship ha formato 20 studenti che sono oggi parte attiva della community del progetto, selezionati tra centinaia di candidature provenienti da tutta Italia. Con l’ingresso della nuova classe, il network si arricchisce di esperienze e prospettive diverse, rafforzando un ecosistema di formazione e apprendimento sempre più dinamico, inclusivo e partecipato.

Il progetto

iliadship è il programma di iliad che sostiene ogni anno dieci studenti nei loro studi magistrali in ambito S.T.E.M., Scienze Sociali e Arts & Literature. Lanciato nel 2023, il progetto prevede un investimento di oltre 1 milione di euro in dieci anni a supporto delle competenze dei giovani e del loro ingresso nel mondo del lavoro.

Agli studenti selezionati, iliadship offre un percorso biennale con borse di studio da 15mila euro, un programma di mentorship, momenti formativi e la possibilità di attivare un tirocinio. Il progetto prevede, inoltre, numerose occasioni di incontro e condivisione che favoriscono lo scambio di competenze ed esperienze tra i partecipanti.

iliadship è oggi un programma sempre più affermato, che offre agli studenti l’opportunità di confrontarsi con mentor e professionisti d’eccellenza, con figure del calibro di Marcello Ascani (imprenditore, content creator e fondatore dell’agenzia Flatmates); Monica Maggioni (giornalista e scrittrice, già Presidente della Rai); Francesca Reich (CEO Barzanò & Zanardo e Membro del CdA di Banca Mediolanum e di Tinexta); Luisa Torsi (Professoressa ordinaria di Chimica presso l’Università di Bari e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei); Tommaso Valletti (Professore di Economia all’Imperial College di Londra, già Chief Competition Economist della Commissione Europea).

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TLC, Blefari Melazzi (RESTART): “La sostenibilità della industry non dipende solo dalle regole, ma dalla capacità di rinnovarsi”

“La sostenibilità futura del settore TLC non dipende solo da riforme normative e regolatorie, pur necessarie, ma dalla capacità di innovare e riposizionarsi lungo la catena del valore digitale. RESTART ha indicato una direzione: ricerca, industria e istituzioni devono agire come un sistema integrato. Solo così le telecomunicazioni potranno tornare a essere non una commodity, ma un’infrastruttura strategica al servizio dello sviluppo economico, tecnologico e sociale del Paese”. Questo in sintesi il messaggio del Professor Nicola Blefari Melazzi,  Presidente di RESTART, alla vigilia dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026. L’evento è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).

Clicca qui per l’agenda dell’evento finale di RESTART

Key4biz. Da che cosa dipende, in sintesi, la sostenibilità del settore TLC?

Nicola Blefari Melazzi. La sostenibilità del settore TLC dipende dalla capacità di riallineare crescita tecnologica e sostenibilità economico-industriale. Oggi il traffico dati cresce in modo strutturale, spinto da video, cloud, intelligenza artificiale, edge computing e requisiti di sicurezza sempre più stringenti. Tuttavia, questa crescita non si traduce automaticamente in valore: i ricavi unitari restano compressi mentre complessità operativa e costi aumentano.

Siamo di fronte a una trasformazione strutturale, non a una fase ciclica. Per invertire questa dinamica servono almeno tre condizioni convergenti:

  • un quadro regolatorio stabile e prevedibile che riconosca le reti come infrastrutture strategiche;
  • modelli industriali più efficienti, basati su automazione, condivisione infrastrutturale e razionalizzazione degli investimenti;
  • e soprattutto un riposizionamento degli operatori oltre la semplice fornitura di connettività, verso servizi, piattaforme e soluzioni integrate capaci di catturare valore nell’ecosistema digitale.

Key4biz. Quali sono gli scenari futuri alternativi per il settore TLC?

Nicola Blefari Melazzi. Il futuro del settore dipende dalla velocità e dalla profondità con cui saprà reagire a questa trasformazione. Uno studio approfondito in merito è stato realizzato dal programma RESTART, nel whitepaper “Techno-Economic Vision of the Future of Telecommunications”.

  • Uno scenario critico è quello della stagnazione strutturale: mercati frammentati, competizione basata quasi esclusivamente sul prezzo, ritorni sugli investimenti inferiori al costo del capitale e un progressivo indebolimento della capacità di innovare.
  • Uno scenario intermedio prevede un processo di industrializzazione e consolidamento selettivo, con maggiore scala, meno duplicazioni infrastrutturali e una gestione più efficiente delle reti, che consente di mantenere livelli adeguati di investimento.
  • Lo scenario più evoluto è quello in cui gli operatori TLC diventano piattaforme abilitanti del digitale: la rete non è più solo connettività, ma integra edge computing, automazione intelligente, sicurezza e servizi verticali. In questo modello, la rete torna a essere un asset strategico, abilitando nuovi modelli di business e nuove catene del valore.

Key4biz. A proposito del Digital Networks Act, quali sono gli aspetti più innovativi e attesi?

Nicola Blefari Melazzi. L’elemento più atteso del Digital Networks Act è il possibile cambio di paradigma: riconoscere che le reti di telecomunicazione non sono una semplice commodity, ma infrastrutture critiche per competitività, sicurezza e autonomia digitale europea.

Sono particolarmente attesi interventi che portino a ridurre la frammentazione del mercato e l’eterogeneità regolatoria tra Paesi, aumentino la prevedibilità delle regole e favoriscano modelli industriali più efficienti, come la condivisione infrastrutturale e l’adozione di architetture cloud-native, automatizzate e sicure. Il DNA potrebbe creare le condizioni per investimenti più sostenibili e per una reale evoluzione delle reti verso piattaforme intelligenti e resilienti.

Key4biz. Per il mercato italiano delle TLC quali sono le priorità?

Nicola Blefari Melazzi. In Italia le priorità sono chiare e urgenti. È necessario uscire da una competizione strutturalmente basata sul prezzo, incompatibile con investimenti di lungo periodo. Occorre completare la transizione alla fibra, accelerare la piena valorizzazione del 5G e superare vincoli autorizzativi non allineati agli standard europei.

Ma soprattutto è fondamentale stimolare la domanda digitale. Senza un utilizzo avanzato delle reti da parte di imprese e Pubblica Amministrazione – in termini di cloud, AI, cybersecurity, IoT – il rischio è costruire infrastrutture di eccellenza che restano sottoutilizzate, con un impatto limitato sulla produttività e sulla competitività del Paese.

Key4biz. Le misure normative attuali sono sufficienti per rilanciare il settore?

Nicola Blefari Melazzi. Le misure vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti se non accompagnate da un’implementazione rapida, coerente e semplificata. Consolidamento, network sharing, modelli NetCo o Neutral Host e una gestione più razionale delle risorse sono strumenti fondamentali.

Il vero discrimine è la capacità di tradurre questi strumenti in decisioni tempestive, processi amministrativi semplici e una chiara coerenza pro-investimenti. Senza queste condizioni, anche riforme ben concepite rischiano di produrre effetti limitati.

Key4biz. Il mercato delle TLC è in salute?

Nicola Blefari Melazzi. Il mercato delle TLC è essenziale per il funzionamento della società digitale e cresce nei volumi, ma dal punto di vista economico e industriale non è in piena salute. Gli operatori devono sostenere investimenti continui in infrastrutture, energia, sicurezza e aggiornamento tecnologico, mentre i margini restano compressi.

Si tratta di una crisi strutturale, non congiunturale, che richiede un ripensamento profondo dei modelli di business, delle priorità di investimento e del ruolo stesso delle telecomunicazioni nell’economia digitale.

Key4biz. Può fare un breve bilancio finale del Programma RESTART e le sue prospettive post-PNRR?

Nicola Blefari Melazzi. RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può generare un impatto reale e duraturo, andando oltre la sola produzione scientifica. Ha messo a sistema eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con industria, istituzioni e società.

Il valore del programma sta nell’aver riconosciuto che il settore TLC è nel mezzo di una trasformazione strutturale profonda, che richiede anche un nuovo modo di fare ricerca: più attento ai vincoli economici, energetici e operativi, e più orientato a soluzioni concretamente implementabili.

Key4biz. Qual è oggi il ruolo della ricerca per il futuro delle telecomunicazioni?

Nicola Blefari Melazzi. La ricerca ha un ruolo decisivo, ma deve evolvere. Non può concentrarsi solo sul massimizzare le prestazioni teoriche, di punta, o sul progettare architetture ideali. Deve contribuire anche a progettare reti sostenibili, automatizzate, resilienti ed energeticamente efficienti, capaci di integrare l’intelligenza artificiale in modo distribuito, dall’edge ai dispositivi.

L’integrazione tra AI e rete è una leva fondamentale per superare la logica della connettività come commodity e riportare gli operatori al centro dell’ecosistema digitale, abilitando esperienze digitali basate sull’AI. Questo richiede una ricerca co-progettata tra accademia e industria, capace di ridurre il divario tra innovazione e deployment.

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Digital Networks Act, nella bozza lo switch off del rame slitta al 2035. Ma “in casi eccezionali” può restare

La Commissione Ue ha deciso di spostare in avanti di cinque anni lo switch off delle reti in rame, fissando al 2035 e non più al 2030 il termine ultimo per lo spegnimento delle vecchie reti legacy per rendere più morbido la transizione alla fibra. E’ quanto si legge negli articoli 159 –161 della bozza del DNA visionata da Key4biz, il nuovo quadro normativo della industry Tlc che dovrebbe essere presentato il 20 gennaio dalla Commissione Ue a meno di un ulteriore slittamento.

Roadmap nazionali di switch off del rame

In questo modo, i singoli governi europei potranno fissare le loro roadmap nazionali di spegnimento in base alle esigenze e al quadro di copertura locale, che varia di molto da paese a paese. L’idea è di impattare il meno possibile sui clienti finali.   

“Al fine di valutare se le reti in fibra ottica passino in prossimità delle abitazioni e possano essere collegate con uno sforzo ragionevole e a un costo ragionevole, nonché se siano disponibili servizi accessibili di qualità comparabile, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero applicare criteri oggettivi e trasparenti, tenendo conto delle circostanze nazionali, delle condizioni di implementazione locali e dei dati di mercato pertinenti”, si legge nella bozza.

Previste eccezioni

Ma in casi eccezionali, sarà possibile anche mantenere il rame oltre il limite fissato del 2035. “In casi eccezionali, qualora l’implementazione della fibra non sia economicamente sostenibile e non sia disponibile una soluzione di connettività adeguata in grado di sostituire i servizi basati sul rame, gli Stati membri dovrebbero potersi astenere dall’imporre la disattivazione del rame. Tali eccezioni sono necessarie per evitare impatti sproporzionati sugli utenti finali e garantire la continuità del servizio essenziale”, si legge ancora nella bozza agli articoli 162 e 163.

Uno switch off del rame, quindi, che appare molto meno cogente in ottica FTTH di quanto non fosse prima, con buona pace di paesi come Germania e Italia dove la componente mista rame-fibra è ancora molto presente sul territorio.

Paesi Ue divisi sullo switch off

Non c’è una posizione univoca in Europa, diversi paesi hanno diverse posizioni a seconda della diffusione della fibra. Ad esempio, la Spagna non ha problemi, visto la capillare diffusione della fibra nel paese. Diversa la situazione in Germania, dove Deutsche Telekom ha una rete FTTC mista fibra-rame ancora molto diffusa, e lo stesso vale per l’Italia con FiberCop, che pur sta procedendo con il suo piano di decommissioning che secondo stime dell’FTTH Council non potrà arrivare prima del 2036.

Resta quindi, nella bozza del Digital Networks Act, la discrezionalità per i diversi Stati membri di individuare i casi eccezionali nel quali l’FTTH non è possibile. Una visione quindi evidentemente più morbida e meno cogente della transizione al full fibre da parte di Bruxelles.

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Vodafone, migliore performance di Internet mobile del 2025. Report nPerf

Secondo il report di nPerf “Barometro delle connessioni mobili Internet in Italia” pubblicato a gennaio 2026 su test condotti fra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2025, Vodafone è l’operatore con la migliore performance di Internet mobile nel 2025.

Vodafone consolida la sua leadership con prestazioni bilanciate su tutti gli indicatori chiave di prestazione: si conferma primo in classifica con 90.088 nPoints e domina in velocità di download, velocità di upload e latenza.  

Leadership consolidata su tutti gli indicatori

Vodafone guida il settore con 90.088 nPoints e domina la velocità di download con 121,50 Mbps, ideale per lo streaming HD e il download di file di grandi dimensioni. L’operatore raggiunge la migliore velocità di upload (17,49 Mbps), garantendo videoconferenze di qualità e la condivisione di contenuti. Con una latenza ottimale di 37,77 ms, assicura un’esperienza di gioco online reattiva e comunicazioni in tempo reale. Vodafone condivide il primo posto ex aequo con un altro operatore nella navigazione (71,98%) e nello streaming video (78,19%), offrendo un’esperienza utente bilanciata. 

Vodafone: miglior 5G del 2025

Gli utenti Vodafone hanno beneficiato del miglior Internet 5G nel 2025 secondo il Barometro nPerf. Vodafone si aggiudica i seguenti riconoscimenti: Best performance 5G, Fastest performances (Download Speed) 5G, Fastest performances (Upload Speed) 5G, 5G connections with the lowest latency, Best streaming performances 5G e infine ex aequo con un altro operatore il Best web browsing performances 5G. 

Fastweb: forte posizionamento nella velocità

Fastweb si classifica al terzo posto con 82.620 nPoints e progredisce dello 0,8% su base annua. L’operatore si distingue per una velocità di download di 104,20 Mbps (2° posto) e una velocità di upload di 15,35 Mbps (2° posto), garantendo uno streaming fluido e una condivisione efficiente dei contenuti. Con una latenza di 46,70 ms, Fastweb fornisce un’esperienza di gioco online reattiva e comunicazioni in tempo reale.  

I dati del settore

Il settore italiano di Internet mobile mostra un punteggio medio di 81.327, mostrando una forte competizione nell’esperienza utente, con più operatori che offrono una navigazione e uno streaming video di qualità. Gli utenti italiani beneficiano di velocità di download e upload competitive, particolarmente adatte per le applicazioni di streaming e videoconferenza. 

Come viene calcolato

I punteggi della classifica sono espressi in nPoints, l’indicatore nPerf che tiene conto di tutte le misurazioni effettuate durante un test completo: velocità di download, velocità di upload, prestazioni di navigazione, prestazioni di streaming video e latenza. Il valore rappresenta l’esperienza utente media per ciascuno degli operatori con copertura di rete nazionale presenti.

Il valore dei punti per le velocità e la latenza è calcolato su una scala logaritmica, per rappresentare meglio la percezione dell’utente. nPerf propone un’applicazione gratis che testa la qualità della connessione a Internet ed è scaricabile su terminali mobili Android e iOS (Apple). Il barometro si basa su centinaia di migliaia di test effettuati su nPerf App ogni anno esclusivamente dai clienti finali degli operatori telefonici, il che lo rende lo studio di crowdsourcing con uno dei panel più ampi del Paese. 

Per approfondire

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https://www.key4biz.it/report-nperf-2025-e-di-vodafone-la-migliore-performance-di-internet-mobile-dellanno/561673/




TLC: Virkkunen, Urso, Fratin e i CEO all’evento di RESTART con keynote speech di Letta. Per la prima volta i dati del mercato UE

Il valore del mercato europeo delle telecomunicazioni e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030 rilevati per la prima volta, la proposta di scenari futuri alternativi nel settore TLC e il confronto con stakeholder pubblici (tra cui i rappresentanti del governo italiano e della Commissione europea) e privati (a partire dai CEO delle telecomunicazioni) saranno i momenti chiave dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026 ed è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).

Il convegno si colloca in un momento particolarmente rilevante per il settore delle telecomunicazioni, che è tornato al centro del dibattito europeo a seguito dei Rapporti Draghi e Letta, delle recenti iniziative sulla strategia digitale europea e, soprattutto, in concomitanza con la pubblicazione dell’atteso Digital Networks Act da parte della Commissione Europea. In questo contesto, le giornate di Roma saranno dedicate a un confronto approfondito con stakeholder pubblici e privati, a livello nazionale ed europeo, sulle prospettive future dell’ecosistema delle telecomunicazioni.

IL CONFRONTO CON STAKEHOLDER PUBBLICI E PRIVATI

Il Keynote Speech di apertura sarà tenuto da Enrico Letta, che dopo la pubblicazione del report “Much More than a Market” ha continuato a seguire con attenzione il tema delle Telecomunicazioni come uno dei tre pilastri fondamentali, insieme a finanza ed energia, su cui costruire il rilancio della competitività europea. In questi ambiti, la mancata realizzazione di un vero Mercato Unico Europeo rappresenta una delle principali debolezze strutturali dell’UE.

GLI INTERVENTI DI VIRKKUNEN, URSO E FRATIN

È previsto anche l’intervento della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, alla vigilia della pubblicazione del Digital Networks Act, che promette di imprimere una nuova direzione allo sviluppo degli asset europei delle telecomunicazioni.

Per il Governo interverranno il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che discuteranno delle strategie italiane e delle iniziative in campo per il settore.

INTERVISTE AI CEO DEGLI OPERATORI DELLE TELECOMUNICAZIONI

Il confronto sulle prospettive future dell’ecosistema, così come delineate dallo studio di RESTART, coinvolgerà inoltre numerosi amministratori delegati dei principali attori del settore, tra cui Pietro Labriola (TIM e Presidente Asstel), Walter Renna (Fastweb+Vodafone), Benedetto Levi (Iliad), Giuseppe Gola (Open Fiber), Federico Protto(Cellnex), Diego Galli (INWIT), Andrea Missori (Ericsson) e Stefano Grieco (Nokia).

Il dibattito sulle nuove regole europee vedrà anche il contributo di Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, Antonio Perrucci (ASTRID), il senatore Antonio Nicita, già Commissario AGCOM, Alessandro Gropelli, Direttore di Connect Europe, e Pinar Serdengecti, Direttrice degli affari regolatori presso ECTA.

I temi centrali del confronto saranno il consolidamento del mercato, il Mercato Unico europeo, i nuovi modelli di network sharing, il ruolo emergente delle NetCo e dei Neutral Host, nonché la gestione delle frequenze radio.

PRESENTAZIONE WHITE PAPER DI RESTART “A TECHNO-ECONOMIC VIEW OF THE FUTURE TELECOMMUNICATIONS”: RILEVATO, PER LA PRIMA VOLTA, IL VALORE DEL MERCATO EUROPEO TLC E DEI TASSI DI CRESCITA (CAGR) FINO AL 2030

Il dibattito sarà stimolato dalla presentazione del white paper di RESTART “A Techno-Economic View of the Future Telecommunications”, realizzato insieme agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Il documento è caratterizzato, per la prima volta, da un modello analitico che descrive nel dettaglio il nuovo sistema europeo delle telecomunicazioni articolato per attività economiche ed indica la stima del valore del mercato europeo e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030: un dato mai rilevato in passato.

Il white paper propone inoltre una serie di scenari futuri alternativi, la cui realizzazione dipenderà dalle scelte strategiche che verranno adottate in ambito industriale e regolatorio.

32 PROGETTI DI RICERCA, OLTRE 110 DEMO

Durante l’evento saranno presentati anche i principali risultati del programma RESTART, frutto di 32 progetti di ricerca che coprono l’intero spettro delle tecnologie e delle applicazioni delle telecomunicazioni. A questi si affiancano 12 cluster di “Grand Challenges”, che hanno affrontato in modo trasversale e multidisciplinare le principali sfide scientifiche e di impatto del settore. In un’area espositiva dedicata sarà possibile visitare oltre 110 demo, che mostrano in modo concreto i risultati raggiunti e le applicazioni sviluppate.

PREMI ALLE 15 STARTUP PIÙ INNOVATIVE

Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle startup innovative: durante l’evento saranno premiate le 15 migliori startup selezionate nell’ambito dell’iniziativa promossa da RESTART. Accanto alla ricerca, il programma ha perseguito sei missioni trasversali dedicate a formazione, trasferimento tecnologico, startup, laboratori, dottorati e disseminazione.

PROF. BLEFARI MELAZZI (PRESIDENTE RESTART): “LA SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE TLC NON DIPENDE SOLO DA RIFORMA LEGISLATIVE E REGOLATORIE, MA ANCHE DALLA CAPACITÀ DI INNOVARE E RIPOSIZIONARSI OLTRE LA FORNITURA DI CONNETTIVITÀ”

Il Prof. Nicola Blefari Melazzi, Presidente di RESTART, ha dichiarato:

“RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può avere un impatto reale e duraturo sull’ecosistema delle telecomunicazioni, andando oltre la sola produzione scientifica. Integrando eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con la società, il programma ha contribuito a ripensare il modo stesso in cui ricerca e innovazione vengono concepite e messe a sistema nel nostro Paese. Il settore non sta attraversando una crisi ciclica, ma una trasformazione strutturale profonda, che impone anche un cambiamento nel modo di fare ricerca.

Gli operatori europei delle telecomunicazioni affrontano infatti una crisi strutturale, caratterizzata sinora da una crescita del traffico a fronte di ricavi stagnanti, che ha indebolito la capacità di investimento e la sostenibilità di lungo periodo. Vincoli regolatori, legislativi e politici, alti costi dello spettro e la frammentazione dei mercati hanno contribuito a questa pressione, ma non ne spiegano da soli la profondità. Il problema centrale è la mancanza di innovazione di cui è responsabile l’intero settore della R&D. La connettività è diventata una commodity e gli operatori non hanno fatto evolvere i modelli di business network-centrici per catturare valore da servizi digitali, piattaforme ed ecosistemi. Sebbene esistano opportunità in ambiti come reti energeticamente efficienti, automazione basata sull’AI ed edge intelligence, coglierle richiede un deciso cambio di passo verso strategie guidate dall’innovazione. Ad esempio, Integrando le capacità di edge AI con l’intelligenza di rete, gli operatori possono andare oltre la semplice fornitura di connettività e assumere un ruolo centrale nell’abilitare esperienze basate sull’IA, rafforzando al contempo la propria rilevanza in un futuro in cui l’intelligenza artificiale è pervasiva, distribuita e profondamente integrata nei dispositivi di uso quotidiano. Le applicazioni possono evolvere verso una maggiore integrazione con le reti, abilitando sinergie quali: scambio di informazioni machine-to-machine; apprendimento e inferenza distribuiti; soluzioni e paradigmi radicalmente nuovi. In definitiva, la sostenibilità del settore dipende non solo da riforme legislative e regolatorie ma anche dalla capacità di innovare e riposizionarsi oltre la fornitura di connettività”.

PROF. CAPONE (VICE PRESIDENTE E RESPONSABILE SCIENTIFICO DI RESTART): “LE TLC SONO UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ, LA SICUREZZA E L’AUTONOMIA TECNOLOGICA DELL’EUROPA”

Il Prof. Antonio Capone, Vice Presidente e Responsabile Scientifico di RESTART, ha aggiunto:

“Come programma RESTART abbiamo sentito la responsabilità di non occuparci esclusivamente di ricerca scientifica, ma di allargare l’analisi al contesto tecno-economico europeo in cui questa ricerca deve tradursi in valore. Le telecomunicazioni sono un’infrastruttura strategica per la competitività, la sicurezza e l’autonomia tecnologica dell’Europa. Servono scelte consapevoli su investimenti, modelli industriali e governance per costruire reti affidabili e resilienti, prerequisito essenziale per l’innovazione digitale e i servizi del futuro”.

IL PROGRAMMA

L’AGENDA, A PARTIRE DAL 19 GENNAIO ORE 14:00

ACCREDITI STAMPA

Per accreditarsi alla sala stampa, scrivere a segreteria.restart@supercom.it

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Bonus Fibra, cos’è e chi può fruirne. Ma quando parte? E come richiederlo?

Se ne parla da almeno un anno e nel 2026 si potrà finalmente partire (quando?) con il Bonus fibra, un contributo fino a 200 euro, previsto dal Mimit nell’ambito del PNRR, per favorire l’accesso alla banda ultralarga FTTH in edifici che ne sono privi o con connessione lenta. Il bonus copre i lavori di cablaggio per portare la fibra ottica alle abitazioni, ma non gli abbonamenti mensili. In altre parole, è pensato per coprire il cosiddetto “cablaggio verticale” degli edifici, l’ultimo tratto che va dal piano terra dell’edificio fino all’abitazione (dovrebbe riguardare anche il collegamento del tratto esterno all’edificio che dalla strada va al palazzo, il cosiddetto ultimo miglio). La misura si rivolge a una platea potenziale di circa 1,5 milioni di famiglie e per il cablaggio verticale si era fissato un incentivo complessivo di 140 milioni di euro. Il bonus scade a giungo del 2026 con il PNRR.

Consultazione pubblica e notifica a Bruxelles?

Ma a quanto pare il Ministero avrebbe comunicato che nei prossimi mesi sarà avviata una consultazione pubblica con gli operatori di settore, seguita dalla notifica formale alla Commissione Europea, passaggio obbligatorio per la piena attuazione del programma. Soltanto successivamente sarà pubblicato il decreto attuativo che definirà con precisione i requisiti di accesso al bonus, le modalità di presentazione della domanda, i soggetti autorizzati a gestire la misura e le tempistiche per l’erogazione del voucher.

Quando si ipotizza che si possa partire all’incirca?

Il bonus scade davvero a giugno 2026 con la fine del PNRR oppure si ipotizza già una proroga?  

Provvedimento annunciato ad aprile 2025. Ma quando parte? E come richiederlo?

Il provvedimento era stato annunciato quasi un anno fa, ad aprile 2025, in occasione del tavolo delle Tlc convocato al Mimit durante il quale il Ministero aveva annunciato un pacchetto complessivo di aiuti per 630 milioni di euro, di cui 533 milioni fruibili dagli operatori Tlc. Parte dei fondi destinati appunto a coprire almeno in parte i costi dei lavori per la risalita verticale dei cavi negli edifici.

Ma a quanto risulta a Key4biz la situazione è molto complessa, e addirittura ieri è circolata la voce che vogliono togliere soldi destinati al bonus fibra per metterli sul voucher cloud.

E’ così?

I voucher per i cittadini e quelli per le imprese sono in concorrenza e alternativi fra loro?

Bonus fibra per le imprese

Il bonus riguarda anche le piccole e grandi imprese, che ad aprile 2025 erano state citate fra i potenziali beneficiari di un voucher fibra. Si tratta di un bacino di circa 35mila aziende.

Per le aziende la modalità di richiesta e fruizione sarà differente?

Il bonus fibra per le imprese comprende eventualmente anche incentivi per tecnologie come il cloud e la cybersecurity?

Come annunciato dal Mimit, “per le PMI sono previsti voucher a copertura del 50% degli investimenti in servizi cloud e cybersecurity, con risorse pari a 150 milioni”. Per le grandi imprese sono invece stati destinati 201 milioni di euro, “a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo nei settori delle telecomunicazioni, dei cavi sottomarini, delle tecnologie quantistiche e della realtà aumentata e virtuale”. Il settore del broadcasting può contare “su risorse pari a 54 milioni”.

Quali modalità?

Restano alcuni punti interrogativi:

Quando parte la possibilità di richiedere il bonus?

Bisognerà chiederlo direttamente all’operatore accreditato?

In che modalità?

Cosa si sa del Bonus Fibra

  • Non sarà influenzato dall’ISEE e dovrebbe essere richiesto tramite operatori accreditati, con uno sconto diretto in fattura. Il bonus dovrà essere attivato entro il 30 giugno 2026. C’è quindi molto poco tempo per avviare tutto l’iter, per quanto al momento il bonus non sia ancora partito ufficialmente.

Si tratta di un contributo pensato per portare internet in tutta Italia, anche in quelle case e in quegli edifici in cui attualmente è presente soltanto una connessione lenta o in cui la connessione è totalmente assente. Il bonus non è destinato a tutti, ma può essere richiesto soltanto in presenza di alcuni requisiti e soltanto per specifici interventi.

L’obiettivo è finanziare l’adeguamento degli impianti interni agli immobili, collegando la rete pubblica stradale direttamente alle singole unità abitative. È il cosiddetto “ultimo miglio”, spesso assente nei palazzi meno recenti, che impedisce la reale fruizione di velocità fino a 1 o 2.5 Gbps.

Chi può richiedere il Bonus Fibra 2026 e quali requisiti servono

Il Bonus Fibra 2026 è stato istituito dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione dell’intero Paese e la diffusione della connessione a banda ultralarga.

È un incentivo destinato ai cittadini e serve per permettere la creazione di cablaggi adeguati e della struttura necessaria per portare ovunque un internet veloce. Ciò significa che il bonus, che ancora non è stato formalizzato e di cui, quindi, non si conoscono ancora i dettagli, dovrebbe consentire e incentivare la creazione del cablaggio verticale. Più precisamente, sosterrà le spese effettuate per lo svolgimento di lavori tecnici mirati a portare la fibra ottica all’interno di case e edifici.

Contributo di 200 euro per lavori ma non per gli abbonamenti

Si parla di un contributo che può raggiungere i 200 euro per lavori che portano i cavi della fibra ottica dal piano terra alle unità abitative e per l’adeguamento degli impianti. Pertanto, non si potrà usufruire del Bonus Fibra 2026 per coprire le spese legate ad abbonamenti e al canone mensile sostenuto per ottenere la connessione a internet.

Secondo alcune indiscrezioni, i cittadini dovranno rivolgersi direttamente agli operatori del settore accreditati, per ottenere uno sconto diretto sulla spesa finale, con l’importo che viene scomputato dai costi di attivazione o di installazione previsti dal contratto.

Il Bonus Fibra 2026 verrà attivato entro e non oltre il 30 giugno 2026, data entro la quale devono essere raggiunti gli obiettivi del Pnrr.

La digitalizzazione dei Comuni fino a 50mila abitanti

E ancora, per quanto riguarda gli interventi indiretti, 35 milioni di euro “saranno destinati a 4.300 Comuni sotto i 50mila abitanti per la digitalizzazione delle infrastrutture locali”. 

Le altre misure

Un altro capitolo riguarda il potenziamento del sistema SINFI, finalizzato alla mappatura di cavi sottomarini, data center e aree industriali, per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro. E ancora: la desaturazione della fibra ottica, con nuove installazioni su reti pubbliche e il rinnovo dei diritti d’uso su reti private, è sostenuta con 42,7 milioni; il catasto nazionale degli impianti, utile al monitoraggio delle sorgenti radio elettriche, ha ricevuto 1,5 milioni. Poi ci sono i 3 milioni di euro per la completa digitalizzazione del sistema nazionale di emergenza NUE 112.

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6 Ghz, procede in Uk il piano di condivisione fra 5G e WiFi  

Il Regno Unito sta portando avanti i piani per consentire ai servizi mobili e WiFi di condividere la banda superiore dei 6 GHz. L’autorità di regolamentazione Ofcom ha pubblicato una proposta dettagliata su come funzionerebbe la condivisione dello spettro tra servizi WiFi e mobili e prevede di consentire applicazioni WiFi a basso consumo nella gamma di frequenze entro la fine di quest’anno. La proposta è aperta ai commenti del pubblico fino al 20 marzo.

L’accesso della banda al mobile in un secondo momento

L’apertura dello spettro alle reti mobili dovrebbe aiutare gli operatori a servire meglio le aree densamente popolate dove la domanda è più elevata, sostiene Ofcom. Tuttavia, l’accesso mobile alla banda dovrebbe arrivare in un secondo momento, dopo che saranno installati sistemi per monitorare le potenziali interferenze con le apparecchiature WiFi nella banda dei 6 GHz. I dettagli sul funzionamento di questi database di Coordinamento Automatico delle Frequenze (AFC), già in uso negli Stati Uniti, fanno parte della consultazione.

6 Ghz, la Commissione deve ancora decidere fra 5G e WiFi

Ofcom vuole attendere una maggiore armonizzazione europea sulla banda superiore dei 6 GHz prima di aprirla alle reti mobili. Un parere consultivo dell’Ue ha raccomandato l’anno scorso una posizione simile sulla condivisione della banda, ma la Commissione Europea deve ancora prendere una decisione definitiva.

La proposta del Regno Unito darebbe priorità al WiFi nella banda 6.425-6.585 MHz, la stessa della banda inferiore dei 6 GHz. Questo include il WiFi indoor e a bassissima potenza, e anche il WiFi outdoor e ad alta potenza, a condizione che sia sotto il controllo di un sistema AFC. Nella banda superiore dei 540 MHz, da 6.585 MHz a 7.125 MHz, le reti mobili avrebbero la priorità, ma anche le apparecchiature WiFi potrebbero funzionare, a condizione che utilizzino un sistema AFC per limitare le interferenze. Per l’Ofcom dare il via libera al WiFi in questa banda prioritaria mobile per la prima volta, entro la fine dell’anno, darà il tempo necessario per garantire che i sistemi funzionino correttamente, senza interferenze.

Maggiore copertura WiFi in stadi, fabbriche, ospedali, stazioni e università

Inoltre, Ofcom sta pianificando modifiche alla banda inferiore dei 6 GHz. Queste frequenze, attualmente utilizzate per il WiFi a bassa potenza e per interni, saranno presto disponibili anche per il WiFi ad alta potenza e per esterni. Si prevede che questa modifica supporterà una migliore copertura WiFi in aree estese, come stadi, fabbriche, ospedali, stazioni ferroviarie e università. Secondo la consultazione, l’utilizzo di questa banda da parte di sistemi ad alta potenza richiederebbe anche l’adozione di sistemi AFC per evitare interferenze.

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