Si è tenuto ieri a Milano l’evento di lancio della nuova classe di “iliadship”, il progetto con cui iliad sostiene ogni anno dieci giovani universitari accompagnandoli in un percorso di crescita che unisce formazione, mentorship e contatto con il mondo del lavoro.
L’evento ha rappresentato il primo momento di incontro tra gli studenti selezionati, Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia, i tutor e i mentor dell’Advisory Board di iliad, che affiancheranno gli studenti durante il loro percorso. La giornata è stata un’occasione di ispirazione e confronto, dando il via ufficiale alla terza edizione del programma.
Il bando della terza edizione si è chiuso il 31 ottobre 2025, portando alla selezione di dieci studenti – per il 50% donne e per il 50% uomini – da ambiti di studio eterogenei, un mix di competenze che riflette la natura multidisciplinare del progetto: Ingegneria Meccanica, Marketing & Digital Communication, Economia, Data Science, Monitoraggio Ambientale Tutela e Ripristino, Ingegneria Gestionale, Ingegneria Elettronica, Pratiche Creative e Critiche Contemporanee e Filosofia.
I partecipanti della nuova classe provengono da alcuni dei più importanti atenei italiani: Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma, Università di Pisa, Università di Torino, Università di Trento, Università di Bologna, e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.
«Per iliad, creare connessioni sostenibili significa anche investire nelle competenze delle nuove generazioni offrendo ai giovani strumenti concreti e una community in cui crescere e confrontarsi», ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia. «iliadship nasce tre anni fa con questo obiettivo e si conferma, un’edizione dopo l’altra, un progetto unico per guardare alla formazione in modo innovativo, in grado di generare un impatto concreto sull’intero ecosistema italiano».
Dalle prime due edizioni, iliadship ha formato 20 studenti che sono oggi parte attiva della community del progetto, selezionati tra centinaia di candidature provenienti da tutta Italia. Con l’ingresso della nuova classe, il network si arricchisce di esperienze e prospettive diverse, rafforzando un ecosistema di formazione e apprendimento sempre più dinamico, inclusivo e partecipato.
Il progetto
iliadship è il programma di iliad che sostiene ogni anno dieci studenti nei loro studi magistrali in ambito S.T.E.M., Scienze Sociali e Arts & Literature. Lanciato nel 2023, il progetto prevede un investimento di oltre 1 milione di euro in dieci anni a supporto delle competenze dei giovani e del loro ingresso nel mondo del lavoro.
Agli studenti selezionati, iliadship offre un percorso biennale con borse di studio da 15mila euro, un programma di mentorship, momenti formativi e la possibilità di attivare un tirocinio. Il progetto prevede, inoltre, numerose occasioni di incontro e condivisione che favoriscono lo scambio di competenze ed esperienze tra i partecipanti.
iliadship è oggi un programma sempre più affermato, che offre agli studenti l’opportunità di confrontarsi con mentor e professionisti d’eccellenza, con figure del calibro di Marcello Ascani (imprenditore, content creator e fondatore dell’agenzia Flatmates); Monica Maggioni (giornalista e scrittrice, già Presidente della Rai); Francesca Reich (CEO Barzanò & Zanardo e Membro del CdA di Banca Mediolanum e di Tinexta); Luisa Torsi (Professoressa ordinaria di Chimica presso l’Università di Bari e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei); Tommaso Valletti (Professore di Economia all’Imperial College di Londra, già Chief Competition Economist della Commissione Europea).
TLC, Blefari Melazzi (RESTART): “La sostenibilità della industry non dipende solo dalle regole, ma dalla capacità di rinnovarsi”
“La sostenibilità futura del settore TLC non dipende solo da riforme normative e regolatorie, pur necessarie, ma dalla capacità di innovare e riposizionarsi lungo la catena del valore digitale. RESTART ha indicato una direzione: ricerca, industria e istituzioni devono agire come un sistema integrato. Solo così le telecomunicazioni potranno tornare a essere non una commodity, ma un’infrastruttura strategica al servizio dello sviluppo economico, tecnologico e sociale del Paese”. Questo in sintesi il messaggio del Professor Nicola Blefari Melazzi, Presidente di RESTART, alla vigilia dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026. L’evento è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).
Key4biz. Da che cosa dipende, in sintesi, la sostenibilità del settore TLC?
Nicola Blefari Melazzi. La sostenibilità del settore TLC dipende dalla capacità di riallineare crescita tecnologica e sostenibilità economico-industriale. Oggi il traffico dati cresce in modo strutturale, spinto da video, cloud, intelligenza artificiale, edge computing e requisiti di sicurezza sempre più stringenti. Tuttavia, questa crescita non si traduce automaticamente in valore: i ricavi unitari restano compressi mentre complessità operativa e costi aumentano.
Siamo di fronte a una trasformazione strutturale, non a una fase ciclica. Per invertire questa dinamica servono almeno tre condizioni convergenti:
un quadro regolatorio stabile e prevedibile che riconosca le reti come infrastrutture strategiche;
modelli industriali più efficienti, basati su automazione, condivisione infrastrutturale e razionalizzazione degli investimenti;
e soprattutto un riposizionamento degli operatori oltre la semplice fornitura di connettività, verso servizi, piattaforme e soluzioni integrate capaci di catturare valore nell’ecosistema digitale.
Key4biz.Quali sono gli scenari futuri alternativi per il settore TLC?
Nicola Blefari Melazzi. Il futuro del settore dipende dalla velocità e dalla profondità con cui saprà reagire a questa trasformazione. Uno studio approfondito in merito è stato realizzato dal programma RESTART, nel whitepaper “Techno-Economic Vision of the Future of Telecommunications”.
Uno scenario critico è quello della stagnazione strutturale: mercati frammentati, competizione basata quasi esclusivamente sul prezzo, ritorni sugli investimenti inferiori al costo del capitale e un progressivo indebolimento della capacità di innovare.
Uno scenario intermedio prevede un processo di industrializzazione e consolidamento selettivo, con maggiore scala, meno duplicazioni infrastrutturali e una gestione più efficiente delle reti, che consente di mantenere livelli adeguati di investimento.
Lo scenario più evoluto è quello in cui gli operatori TLC diventano piattaforme abilitanti del digitale: la rete non è più solo connettività, ma integra edge computing, automazione intelligente, sicurezza e servizi verticali. In questo modello, la rete torna a essere un asset strategico, abilitando nuovi modelli di business e nuove catene del valore.
Key4biz.A proposito del Digital Networks Act, quali sono gli aspetti più innovativi e attesi?
Nicola Blefari Melazzi. L’elemento più atteso del Digital Networks Act è il possibile cambio di paradigma: riconoscere che le reti di telecomunicazione non sono una semplice commodity, ma infrastrutture critiche per competitività, sicurezza e autonomia digitale europea.
Sono particolarmente attesi interventi che portino a ridurre la frammentazione del mercato e l’eterogeneità regolatoria tra Paesi, aumentino la prevedibilità delle regole e favoriscano modelli industriali più efficienti, come la condivisione infrastrutturale e l’adozione di architetture cloud-native, automatizzate e sicure. Il DNA potrebbe creare le condizioni per investimenti più sostenibili e per una reale evoluzione delle reti verso piattaforme intelligenti e resilienti.
Key4biz.Per il mercato italiano delle TLC quali sono le priorità?
Nicola Blefari Melazzi. In Italia le priorità sono chiare e urgenti. È necessario uscire da una competizione strutturalmente basata sul prezzo, incompatibile con investimenti di lungo periodo. Occorre completare la transizione alla fibra, accelerare la piena valorizzazione del 5G e superare vincoli autorizzativi non allineati agli standard europei.
Ma soprattutto è fondamentale stimolare la domanda digitale. Senza un utilizzo avanzato delle reti da parte di imprese e Pubblica Amministrazione – in termini di cloud, AI, cybersecurity, IoT – il rischio è costruire infrastrutture di eccellenza che restano sottoutilizzate, con un impatto limitato sulla produttività e sulla competitività del Paese.
Key4biz.Le misure normative attuali sono sufficienti per rilanciare il settore?
Nicola Blefari Melazzi. Le misure vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti se non accompagnate da un’implementazione rapida, coerente e semplificata. Consolidamento, network sharing, modelli NetCo o Neutral Host e una gestione più razionale delle risorse sono strumenti fondamentali.
Il vero discrimine è la capacità di tradurre questi strumenti in decisioni tempestive, processi amministrativi semplici e una chiara coerenza pro-investimenti. Senza queste condizioni, anche riforme ben concepite rischiano di produrre effetti limitati.
Key4biz.Il mercato delle TLC è in salute?
Nicola Blefari Melazzi. Il mercato delle TLC è essenziale per il funzionamento della società digitale e cresce nei volumi, ma dal punto di vista economico e industriale non è in piena salute. Gli operatori devono sostenere investimenti continui in infrastrutture, energia, sicurezza e aggiornamento tecnologico, mentre i margini restano compressi.
Si tratta di una crisi strutturale, non congiunturale, che richiede un ripensamento profondo dei modelli di business, delle priorità di investimento e del ruolo stesso delle telecomunicazioni nell’economia digitale.
Key4biz.Può fare un breve bilancio finale del Programma RESTART e le sue prospettive post-PNRR?
Nicola Blefari Melazzi. RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può generare un impatto reale e duraturo, andando oltre la sola produzione scientifica. Ha messo a sistema eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con industria, istituzioni e società.
Il valore del programma sta nell’aver riconosciuto che il settore TLC è nel mezzo di una trasformazione strutturale profonda, che richiede anche un nuovo modo di fare ricerca: più attento ai vincoli economici, energetici e operativi, e più orientato a soluzioni concretamente implementabili.
Key4biz.Qual è oggi il ruolo della ricerca per il futuro delle telecomunicazioni?
Nicola Blefari Melazzi. La ricerca ha un ruolo decisivo, ma deve evolvere. Non può concentrarsi solo sul massimizzare le prestazioni teoriche, di punta, o sul progettare architetture ideali. Deve contribuire anche a progettare reti sostenibili, automatizzate, resilienti ed energeticamente efficienti, capaci di integrare l’intelligenza artificiale in modo distribuito, dall’edge ai dispositivi.
L’integrazione tra AI e rete è una leva fondamentale per superare la logica della connettività come commodity e riportare gli operatori al centro dell’ecosistema digitale, abilitando esperienze digitali basate sull’AI. Questo richiede una ricerca co-progettata tra accademia e industria, capace di ridurre il divario tra innovazione e deployment.
Digital Networks Act, nella bozza lo switch off del rame slitta al 2035. Ma “in casi eccezionali” può restare
La Commissione Ue ha deciso di spostare in avanti di cinque anni lo switch off delle reti in rame, fissando al 2035 e non più al 2030 il termine ultimo per lo spegnimento delle vecchie reti legacy per rendere più morbido la transizione alla fibra. E’ quanto si legge negli articoli 159 –161 della bozza del DNA visionata da Key4biz, il nuovo quadro normativo della industry Tlc che dovrebbe essere presentato il 20 gennaio dalla Commissione Ue a meno di un ulteriore slittamento.
“Al fine di valutare se le reti in fibra ottica passino in prossimità delle abitazioni e possano essere collegate con uno sforzo ragionevole e a un costo ragionevole, nonché se siano disponibili servizi accessibili di qualità comparabile, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero applicare criteri oggettivi e trasparenti, tenendo conto delle circostanze nazionali, delle condizioni di implementazione locali e dei dati di mercato pertinenti”, si legge nella bozza.
Previste eccezioni
Ma in casi eccezionali, sarà possibile anche mantenere il rame oltre il limite fissato del 2035. “In casi eccezionali, qualora l’implementazione della fibra non sia economicamente sostenibile e non sia disponibile una soluzione di connettività adeguata in grado di sostituire i servizi basati sul rame, gli Stati membri dovrebbero potersi astenere dall’imporre la disattivazione del rame. Tali eccezioni sono necessarie per evitare impatti sproporzionati sugli utenti finali e garantire la continuità del servizio essenziale”, si legge ancora nella bozza agli articoli 162 e 163.
Uno switch off del rame, quindi, che appare molto meno cogente in ottica FTTH di quanto non fosse prima, con buona pace di paesi come Germania e Italia dove la componente mista rame-fibra è ancora molto presente sul territorio.
Paesi Ue divisi sullo switch off
Non c’è una posizione univoca in Europa, diversi paesi hanno diverse posizioni a seconda della diffusione della fibra. Ad esempio, la Spagna non ha problemi, visto la capillare diffusione della fibra nel paese. Diversa la situazione in Germania, dove Deutsche Telekom ha una rete FTTC mista fibra-rame ancora molto diffusa, e lo stesso vale per l’Italia con FiberCop, che pur sta procedendo con il suo piano di decommissioning che secondo stime dell’FTTH Councilnon potrà arrivare prima del 2036.
Resta quindi, nella bozza del Digital Networks Act, la discrezionalità per i diversi Stati membri di individuare i casi eccezionali nel quali l’FTTH non è possibile. Una visione quindi evidentemente più morbida e meno cogente della transizione al full fibre da parte di Bruxelles.
Vodafone, migliore performance di Internet mobile del 2025. Report nPerf
Secondo il report di nPerf “Barometro delle connessioni mobili Internet in Italia” pubblicato a gennaio 2026 su test condotti fra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2025, Vodafone è l’operatore con la migliore performance di Internet mobile nel 2025.
Vodafone consolida la sua leadership con prestazioni bilanciate su tutti gli indicatori chiave di prestazione: si conferma primo in classifica con 90.088 nPoints e domina in velocità di download, velocità di upload e latenza.
Leadership consolidata su tutti gli indicatori
Vodafone guida il settore con 90.088 nPoints e domina la velocità di download con 121,50 Mbps, ideale per lo streaming HD e il download di file di grandi dimensioni. L’operatore raggiunge la migliore velocità di upload (17,49 Mbps), garantendo videoconferenze di qualità e la condivisione di contenuti. Con una latenza ottimale di 37,77 ms, assicura un’esperienza di gioco online reattiva e comunicazioni in tempo reale. Vodafone condivide il primo posto ex aequo con un altro operatore nella navigazione (71,98%) e nello streaming video (78,19%), offrendo un’esperienza utente bilanciata.
Vodafone: miglior 5G del 2025
Gli utenti Vodafone hanno beneficiato del miglior Internet 5G nel 2025 secondo il Barometro nPerf. Vodafone si aggiudica i seguenti riconoscimenti: Best performance 5G, Fastest performances (Download Speed) 5G, Fastest performances (Upload Speed) 5G, 5G connections with the lowest latency, Best streaming performances 5G e infine ex aequo con un altro operatore il Best web browsing performances 5G.
Fastweb: forte posizionamento nella velocità
Fastweb si classifica al terzo posto con 82.620 nPoints e progredisce dello 0,8% su base annua. L’operatore si distingue per una velocità di download di 104,20 Mbps (2° posto) e una velocità di upload di 15,35 Mbps (2° posto), garantendo uno streaming fluido e una condivisione efficiente dei contenuti. Con una latenza di 46,70 ms, Fastweb fornisce un’esperienza di gioco online reattiva e comunicazioni in tempo reale.
I dati del settore
Il settore italiano di Internet mobile mostra un punteggio medio di 81.327, mostrando una forte competizione nell’esperienza utente, con più operatori che offrono una navigazione e uno streaming video di qualità. Gli utenti italiani beneficiano di velocità di download e upload competitive, particolarmente adatte per le applicazioni di streaming e videoconferenza.
Come viene calcolato
I punteggi della classifica sono espressi in nPoints, l’indicatore nPerf che tiene conto di tutte le misurazioni effettuate durante un test completo: velocità di download, velocità di upload, prestazioni di navigazione, prestazioni di streaming video e latenza. Il valore rappresenta l’esperienza utente media per ciascuno degli operatori con copertura di rete nazionale presenti.
Il valore dei punti per le velocità e la latenza è calcolato su una scala logaritmica, per rappresentare meglio la percezione dell’utente. nPerf propone un’applicazione gratis che testa la qualità della connessione a Internet ed è scaricabile su terminali mobili Android e iOS (Apple). Il barometro si basa su centinaia di migliaia di test effettuati su nPerf App ogni anno esclusivamente dai clienti finali degli operatori telefonici, il che lo rende lo studio di crowdsourcing con uno dei panel più ampi del Paese.
TLC: Virkkunen, Urso, Fratin e i CEO all’evento di RESTART con keynote speech di Letta. Per la prima volta i dati del mercato UE
Il valore del mercato europeo delle telecomunicazioni e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030 rilevati per la prima volta, la proposta di scenari futuri alternativi nel settore TLC e il confronto con stakeholder pubblici (tra cui i rappresentanti del governo italiano e della Commissione europea) e privati (a partire dai CEO delle telecomunicazioni) saranno i momenti chiave dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026 ed è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).
Il convegno si colloca in un momento particolarmente rilevante per il settore delle telecomunicazioni, che è tornato al centro del dibattito europeo a seguito dei Rapporti Draghi e Letta, delle recenti iniziative sulla strategia digitale europea e, soprattutto, in concomitanza con la pubblicazione dell’atteso Digital Networks Act da parte della Commissione Europea. In questo contesto, le giornate di Roma saranno dedicate a un confronto approfondito con stakeholder pubblici e privati, a livello nazionale ed europeo, sulle prospettive future dell’ecosistema delle telecomunicazioni.
IL CONFRONTO CON STAKEHOLDER PUBBLICI E PRIVATI
Il Keynote Speech di apertura sarà tenuto da Enrico Letta, che dopo la pubblicazione del report “Much More than a Market” ha continuato a seguire con attenzione il tema delle Telecomunicazioni come uno dei tre pilastri fondamentali, insieme a finanza ed energia, su cui costruire il rilancio della competitività europea. In questi ambiti, la mancata realizzazione di un vero Mercato Unico Europeo rappresenta una delle principali debolezze strutturali dell’UE.
GLI INTERVENTI DI VIRKKUNEN, URSO E FRATIN
È previsto anche l’intervento della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, alla vigilia della pubblicazione del Digital Networks Act, che promette di imprimere una nuova direzione allo sviluppo degli asset europei delle telecomunicazioni.
Per il Governo interverranno il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che discuteranno delle strategie italiane e delle iniziative in campo per il settore.
INTERVISTE AI CEO DEGLI OPERATORI DELLE TELECOMUNICAZIONI
Il confronto sulle prospettive future dell’ecosistema, così come delineate dallo studio di RESTART, coinvolgerà inoltre numerosi amministratori delegati dei principali attori del settore, tra cui Pietro Labriola (TIM e Presidente Asstel), Walter Renna (Fastweb+Vodafone), Benedetto Levi (Iliad), Giuseppe Gola (Open Fiber), Federico Protto(Cellnex), Diego Galli (INWIT), Andrea Missori (Ericsson) e Stefano Grieco (Nokia).
Il dibattito sulle nuove regole europee vedrà anche il contributo di Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, Antonio Perrucci (ASTRID), il senatore Antonio Nicita, già Commissario AGCOM, Alessandro Gropelli, Direttore di Connect Europe, e Pinar Serdengecti, Direttrice degli affari regolatori presso ECTA.
I temi centrali del confronto saranno il consolidamento del mercato, il Mercato Unico europeo, i nuovi modelli di network sharing, il ruolo emergente delle NetCo e dei Neutral Host, nonché la gestione delle frequenze radio.
PRESENTAZIONE WHITE PAPER DI RESTART “A TECHNO-ECONOMIC VIEW OF THE FUTURE TELECOMMUNICATIONS”: RILEVATO, PER LA PRIMA VOLTA, IL VALORE DEL MERCATO EUROPEO TLC E DEI TASSI DI CRESCITA (CAGR) FINO AL 2030
Il dibattito sarà stimolato dalla presentazione del white paper di RESTART “A Techno-Economic View of the Future Telecommunications”, realizzato insieme agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Il documento è caratterizzato, per la prima volta, da un modello analitico che descrive nel dettaglio il nuovo sistema europeo delle telecomunicazioni articolato per attività economiche ed indica la stima del valore del mercato europeo e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030: un dato mai rilevato in passato.
Il white paper propone inoltre una serie di scenari futuri alternativi, la cui realizzazione dipenderà dalle scelte strategiche che verranno adottate in ambito industriale e regolatorio.
32 PROGETTI DI RICERCA, OLTRE 110 DEMO
Durante l’evento saranno presentati anche i principali risultati del programma RESTART, frutto di 32 progetti di ricerca che coprono l’intero spettro delle tecnologie e delle applicazioni delle telecomunicazioni. A questi si affiancano 12 cluster di “Grand Challenges”, che hanno affrontato in modo trasversale e multidisciplinare le principali sfide scientifiche e di impatto del settore. In un’area espositiva dedicata sarà possibile visitare oltre 110 demo, che mostrano in modo concreto i risultati raggiunti e le applicazioni sviluppate.
PREMI ALLE 15 STARTUP PIÙ INNOVATIVE
Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle startup innovative: durante l’evento saranno premiate le 15 migliori startup selezionate nell’ambito dell’iniziativa promossa da RESTART. Accanto alla ricerca, il programma ha perseguito sei missioni trasversali dedicate a formazione, trasferimento tecnologico, startup, laboratori, dottorati e disseminazione.
PROF. BLEFARI MELAZZI (PRESIDENTE RESTART): “LA SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE TLC NON DIPENDE SOLO DA RIFORMA LEGISLATIVE E REGOLATORIE, MA ANCHE DALLA CAPACITÀ DI INNOVARE E RIPOSIZIONARSI OLTRE LA FORNITURA DI CONNETTIVITÀ”
Il Prof. Nicola Blefari Melazzi, Presidente di RESTART, ha dichiarato:
“RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può avere un impatto reale e duraturo sull’ecosistema delle telecomunicazioni, andando oltre la sola produzione scientifica. Integrando eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con la società, il programma ha contribuito a ripensare il modo stesso in cui ricerca e innovazione vengono concepite e messe a sistema nel nostro Paese. Il settore non sta attraversando una crisi ciclica, ma una trasformazione strutturale profonda, che impone anche un cambiamento nel modo di fare ricerca.
Gli operatori europei delle telecomunicazioni affrontano infatti una crisi strutturale, caratterizzata sinora da una crescita del traffico a fronte di ricavi stagnanti, che ha indebolito la capacità di investimento e la sostenibilità di lungo periodo. Vincoli regolatori, legislativi e politici, alti costi dello spettro e la frammentazione dei mercati hanno contribuito a questa pressione, ma non ne spiegano da soli la profondità. Il problema centrale è la mancanza di innovazione di cui è responsabile l’intero settore della R&D. La connettività è diventata una commodity e gli operatori non hanno fatto evolvere i modelli di business network-centrici per catturare valore da servizi digitali, piattaforme ed ecosistemi. Sebbene esistano opportunità in ambiti come reti energeticamente efficienti, automazione basata sull’AI ed edge intelligence, coglierle richiede un deciso cambio di passo verso strategie guidate dall’innovazione. Ad esempio, Integrando le capacità di edge AI con l’intelligenza di rete, gli operatori possono andare oltre la semplice fornitura di connettività e assumere un ruolo centrale nell’abilitare esperienze basate sull’IA, rafforzando al contempo la propria rilevanza in un futuro in cui l’intelligenza artificiale è pervasiva, distribuita e profondamente integrata nei dispositivi di uso quotidiano. Le applicazioni possono evolvere verso una maggiore integrazione con le reti, abilitando sinergie quali: scambio di informazioni machine-to-machine; apprendimento e inferenza distribuiti; soluzioni e paradigmi radicalmente nuovi. In definitiva, la sostenibilità del settore dipende non solo da riforme legislative e regolatorie ma anche dalla capacità di innovare e riposizionarsi oltre la fornitura di connettività”.
PROF. CAPONE (VICE PRESIDENTE E RESPONSABILE SCIENTIFICO DI RESTART): “LE TLC SONO UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ, LA SICUREZZA E L’AUTONOMIA TECNOLOGICA DELL’EUROPA”
Il Prof. Antonio Capone, Vice Presidente e Responsabile Scientifico di RESTART, ha aggiunto:
“Come programma RESTART abbiamo sentito la responsabilità di non occuparci esclusivamente di ricerca scientifica, ma di allargare l’analisi al contesto tecno-economico europeo in cui questa ricerca deve tradursi in valore. Le telecomunicazioni sono un’infrastruttura strategica per la competitività, la sicurezza e l’autonomia tecnologica dell’Europa. Servono scelte consapevoli su investimenti, modelli industriali e governance per costruire reti affidabili e resilienti, prerequisito essenziale per l’innovazione digitale e i servizi del futuro”.
Bonus Fibra, cos’è e chi può fruirne. Ma quando parte? E come richiederlo?
Se ne parla da almeno un anno e nel 2026 si potrà finalmente partire (quando?) con il Bonus fibra, un contributo fino a 200 euro, previsto dal Mimit nell’ambito del PNRR, per favorire l’accesso alla banda ultralarga FTTH in edifici che ne sono privi o con connessione lenta. Il bonus copre i lavori di cablaggio per portare la fibra ottica alle abitazioni, ma non gli abbonamenti mensili. In altre parole, è pensato per coprire il cosiddetto “cablaggio verticale” degli edifici, l’ultimo tratto che va dal piano terra dell’edificio fino all’abitazione (dovrebbe riguardare anche il collegamento del tratto esterno all’edificio che dalla strada va al palazzo, il cosiddetto ultimo miglio). La misura si rivolge a una platea potenziale di circa 1,5 milioni di famiglie e per il cablaggio verticale si era fissato un incentivo complessivo di 140 milioni di euro. Il bonus scade a giungo del 2026 con il PNRR.
Consultazione pubblica e notifica a Bruxelles?
Ma a quanto pare il Ministero avrebbe comunicato che nei prossimi mesi sarà avviata una consultazione pubblica con gli operatori di settore, seguita dalla notifica formale alla Commissione Europea, passaggio obbligatorio per la piena attuazione del programma. Soltanto successivamente sarà pubblicato il decreto attuativo che definirà con precisione i requisiti di accesso al bonus, le modalità di presentazione della domanda, i soggetti autorizzati a gestire la misura e le tempistiche per l’erogazione del voucher.
Quando si ipotizza che si possa partire all’incirca?
Il bonus scade davvero a giugno 2026 con la fine del PNRR oppure si ipotizza già una proroga?
Provvedimento annunciato ad aprile 2025. Ma quando parte? E come richiederlo?
I voucher per i cittadini e quelli per le imprese sono in concorrenza e alternativi fra loro?
Bonus fibra per le imprese
Il bonus riguarda anche le piccole e grandi imprese, che ad aprile 2025 erano state citate fra i potenziali beneficiari di un voucher fibra. Si tratta di un bacino di circa 35mila aziende.
Per le aziende la modalità di richiesta e fruizione sarà differente?
Il bonus fibra per le imprese comprende eventualmente anche incentivi per tecnologie come il cloud e la cybersecurity?
Come annunciato dal Mimit, “per le PMI sono previsti voucher a copertura del 50% degli investimenti in servizi cloud e cybersecurity, con risorse pari a 150 milioni”. Per le grandi imprese sono invece stati destinati 201 milioni di euro, “a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo nei settori delle telecomunicazioni, dei cavi sottomarini, delle tecnologie quantistiche e della realtà aumentata e virtuale”. Il settore del broadcasting può contare “su risorse pari a 54 milioni”.
Quali modalità?
Restano alcuni punti interrogativi:
Quando parte la possibilità di richiedere il bonus?
Non sarà influenzato dall’ISEE e dovrebbe essere richiesto tramite operatori accreditati, con uno sconto diretto in fattura. Il bonus dovrà essere attivato entro il 30 giugno 2026. C’è quindi molto poco tempo per avviare tutto l’iter, per quanto al momento il bonus non sia ancora partito ufficialmente.
Si tratta di un contributo pensato per portare internet in tutta Italia, anche in quelle case e in quegli edifici in cui attualmente è presente soltanto una connessione lenta o in cui la connessione è totalmente assente. Il bonus non è destinato a tutti, ma può essere richiesto soltanto in presenza di alcuni requisiti e soltanto per specifici interventi.
L’obiettivo è finanziare l’adeguamento degli impianti interni agli immobili, collegando la rete pubblica stradale direttamente alle singole unità abitative. È il cosiddetto “ultimo miglio”, spesso assente nei palazzi meno recenti, che impedisce la reale fruizione di velocità fino a 1 o 2.5 Gbps.
Chi può richiedere il Bonus Fibra 2026 e quali requisiti servono
Il Bonus Fibra 2026 è stato istituito dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione dell’intero Paese e la diffusione della connessione a banda ultralarga.
È un incentivo destinato ai cittadini e serve per permettere la creazione di cablaggi adeguati e della struttura necessaria per portare ovunque un internet veloce. Ciò significa che il bonus, che ancora non è stato formalizzato e di cui, quindi, non si conoscono ancora i dettagli, dovrebbe consentire e incentivare la creazione del cablaggio verticale. Più precisamente, sosterrà le spese effettuate per lo svolgimento di lavori tecnici mirati a portare la fibra ottica all’interno di case e edifici.
Contributo di 200 euro per lavori ma non per gli abbonamenti
Si parla di un contributo che può raggiungere i 200 euro per lavori che portano i cavi della fibra ottica dal piano terra alle unità abitative e per l’adeguamento degli impianti. Pertanto, non si potrà usufruire del Bonus Fibra 2026 per coprire le spese legate ad abbonamenti e al canone mensile sostenuto per ottenere la connessione a internet.
Secondo alcune indiscrezioni, i cittadini dovranno rivolgersi direttamente agli operatori del settore accreditati, per ottenere uno sconto diretto sulla spesa finale, con l’importo che viene scomputato dai costi di attivazione o di installazione previsti dal contratto.
Il Bonus Fibra 2026 verrà attivato entro e non oltre il 30 giugno 2026, data entro la quale devono essere raggiunti gli obiettivi del Pnrr.
La digitalizzazione dei Comuni fino a 50mila abitanti
E ancora, per quanto riguarda gli interventi indiretti, 35 milioni di euro “saranno destinati a 4.300 Comuni sotto i 50mila abitanti per la digitalizzazione delle infrastrutture locali”.
Le altre misure
Un altro capitolo riguarda il potenziamento del sistema SINFI, finalizzato alla mappatura di cavi sottomarini, data center e aree industriali, per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro. E ancora: la desaturazione della fibra ottica, con nuove installazioni su reti pubbliche e il rinnovo dei diritti d’uso su reti private, è sostenuta con 42,7 milioni; il catasto nazionale degli impianti, utile al monitoraggio delle sorgenti radio elettriche, ha ricevuto 1,5 milioni. Poi ci sono i 3 milioni di euro per la completa digitalizzazione del sistema nazionale di emergenza NUE 112.
6 Ghz, procede in Uk il piano di condivisione fra 5G e WiFi
Il Regno Unito sta portando avanti i piani per consentire ai servizi mobili e WiFi di condividere la banda superiore dei 6 GHz. L’autorità di regolamentazione Ofcom ha pubblicato una proposta dettagliata su come funzionerebbe la condivisione dello spettro tra servizi WiFi e mobili e prevede di consentire applicazioni WiFi a basso consumo nella gamma di frequenze entro la fine di quest’anno. La proposta è aperta ai commenti del pubblico fino al 20 marzo.
L’accesso della banda al mobile in un secondo momento
L’apertura dello spettro alle reti mobili dovrebbe aiutare gli operatori a servire meglio le aree densamente popolate dove la domanda è più elevata, sostiene Ofcom. Tuttavia, l’accesso mobile alla banda dovrebbe arrivare in un secondo momento, dopo che saranno installati sistemi per monitorare le potenziali interferenze con le apparecchiature WiFi nella banda dei 6 GHz. I dettagli sul funzionamento di questi database di Coordinamento Automatico delle Frequenze (AFC), già in uso negli Stati Uniti, fanno parte della consultazione.
6 Ghz, la Commissione deve ancora decidere fra 5G e WiFi
Ofcom vuole attendere una maggiore armonizzazione europea sulla banda superiore dei 6 GHz prima di aprirla alle reti mobili. Un parere consultivo dell’Ue ha raccomandato l’anno scorso una posizione simile sulla condivisione della banda, ma la Commissione Europea deve ancora prendere una decisione definitiva.
La proposta del Regno Unito darebbe priorità al WiFi nella banda 6.425-6.585 MHz, la stessa della banda inferiore dei 6 GHz. Questo include il WiFi indoor e a bassissima potenza, e anche il WiFi outdoor e ad alta potenza, a condizione che sia sotto il controllo di un sistema AFC. Nella banda superiore dei 540 MHz, da 6.585 MHz a 7.125 MHz, le reti mobili avrebbero la priorità, ma anche le apparecchiature WiFi potrebbero funzionare, a condizione che utilizzino un sistema AFC per limitare le interferenze. Per l’Ofcom dare il via libera al WiFi in questa banda prioritaria mobile per la prima volta, entro la fine dell’anno, darà il tempo necessario per garantire che i sistemi funzionino correttamente, senza interferenze.
Maggiore copertura WiFi in stadi, fabbriche, ospedali, stazioni e università
Inoltre, Ofcom sta pianificando modifiche alla banda inferiore dei 6 GHz. Queste frequenze, attualmente utilizzate per il WiFi a bassa potenza e per interni, saranno presto disponibili anche per il WiFi ad alta potenza e per esterni. Si prevede che questa modifica supporterà una migliore copertura WiFi in aree estese, come stadi, fabbriche, ospedali, stazioni ferroviarie e università. Secondo la consultazione, l’utilizzo di questa banda da parte di sistemi ad alta potenza richiederebbe anche l’adozione di sistemi AFC per evitare interferenze.
TLC, tariffe in aumento, perché aumenta tutto: era ora. Fibra e mobile in Italia a prezzi discount
Il 2026 si apre all’insegna dell’aumento generalizzato dei prezzi. Aumenta tutto, dalle autostrade alle assicurazioni, e in linea con questo andamento generalizzato non deve quindi stupire l’aumento delle tariffe telefoniche fisse e mobili. Aumenti dovuti all’inflazione che per quanto riguarda il settore telecomunicazioni hanno un valore importante, perché contribuiranno a sostenere i necessari investimenti per le nuove reti in fibra e 5G. C’è da dire inoltre che le tariffe mobili, su cui pesa la guerra dei prezzi, in Italia sono le più basse d’Europa. Lo stesso vale per gli abbonamenti in fibra.
Aumenti tariffe fra 12 e 60 euro all’anno nel 2026
Aumenti tariffari da parte dei principali operatori Tlc compresi fra 12 e 60 euro al mese a utenza su base annua, secondo stime del Codacons, secondo cui “le principali compagnie telefoniche hanno comunicato aumenti tariffari che vanno da un minimo di 1 euro al mese a un massimo di 5 euro al mese, a seconda dell’offerta sottoscritta”.
“Dopo pedaggi autostradali, accise sul gasolio, polizze Rc auto, pacchi postali e sigarette, è il turno delle tariffe telefoniche, con i principali operatori che a partire da gennaio hanno modificato unilateralmente le condizioni contrattuali praticate ai clienti, applicando aumenti delle tariffe al pubblico sia per le linee fisse che per quelle mobili”, sostiene l’associazione consumatori.
Diritto di recesso gratuito e garantito in caso di aumenti unilaterali tariffe
“I rincari delle tariffe telefoniche scattati a gennaio, e che proseguiranno nel corso del 2026, avranno un impatto enorme sulle tasche degli utenti, considerato che la spesa delle famiglie italiane per i servizi telefonici di linea fissa e mobile si attesta a 22,6 miliardi di euro annui”. Lo sostiene Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager, commentando gli ultimi ritocchi alle tariffe decisi dagli operatori telefonici a partire dall’1 gennaio 2026.
“Considerato l’enorme mercato della telefonia qualsiasi aumento tariffario, anche di piccolo importo, ha un impatto enorme sulla spesa collettiva. Assium ricorda tuttavia come in caso di modifiche unilaterali delle condizioni tariffarie, i consumatori possano sempre recedere gratuitamente dai contratti sottoscritti, senza alcuna penale né costi di disattivazione dei servizi, e passare ad altro operatore”.
Valore strategico del settore Tlc anche per la Difesa
Secondo stime dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano il traffico dati da fisso nel 2024 è cresciuto del 12%, così come il consumo di dati da mobile, in aumento del 14% a quota 16mila Petabyte. I consumi in altre parole sono decuplicati in 15 anni.
Oggi un abbonamento costa un terzo in meno di 15 anni fa
Secondo stime, un abbonamento oggi costa un terzo in meno rispetto a 15 anni fa. La spesa per la rete mobile è nel contempo calata di 6 miliardi nel decennio 2014-2024, e questo nel momento in cui invece sarebbe necessario investire di più per la realizzazione delle nuove reti in fibra e 5G standalone, la cui copertura nel nostro paese è fermo al 7%.
Nel 2024 l’ammontare di investimenti in nuove reti è stato pari a 6,5 miliardi di euro, in calo del 4% sul 2023.
In Italia la vera fibra FTTH è la più economica d’Europa
Eppure, la fibra in Italia viene commercializzata a prezzi discount, ma l’adozione dimezzata rispetto alla UE. Perché L’FTTH costa come l’FTTC?
Tuttavia l’adozione resta bassa: appena il 26% degli italiani connessi usa la fibra, contro il 54% della media UE. Nonostante l’aumento della copertura, che è passata dal 12% al 26% delle linee fisse dal 2021 al 2024, il paese fatica a tenere il passo, anche a causa della prolungata guerra dei prezzi che ha ridotto i ricavi delle telco di 14,7 miliardi tra il 2010 e il 2023.
Resta il problema del take up della fibra
Resta poi il problema del take up, vale a dire il decollo in piena regola degli abbonamenti che ancora non si registra. Un tema questo alquanto spinoso soprattutto sul fronte aziendale.
Servirebbero forse dei nuovi incentivi sotto forma di voucher?
Il tema dello sblocco della domanda resta latente a livello di aziende e famiglie.
Secondo molti esperti, sarebbe auspicabile un aumento dei prezzi per l’FTTH rispetto alla tecnologia FTTC (fibra misto rame) in modo da sottolineare e valorizzare la differenza di performance e di resa della vera fibra. In Germania i consumatori sono disposti a spendere quasi 50 euro al mese per una connessione di qualità superiore.
Fine della guerra dei prezzi nel mobile?
Resta da capire, a questo punto, se anche nel mobile si vedrà una progressiva diminuzione della guerra dei prezzi su cui pesano in primo luogo le offerte riservate. Una piaga tutta italiana, che ha penalizzato gli investimenti in nuove reti visto che abbiamo le offerte mobili più economiche in Europa.
In Italia il traffico mobile ha le tariffe meno care d’Europa
In Italia, sembra incredibile, siamo di fronte alla tariffa più bassa d’Europa ed alla seconda tariffa più bassa del mondo. La spesa finale degli utenti è passata da 14 miliardi circa del 2016 a meno di 10 miliardi nel 2023. Di conseguenza gli investimenti in rete mobile “registrano una marcata flessione” (-16,4%) con TIM in calo del 18,9% e del 15,5% osservabile per gli altri operatori.
Ci si interroga su come fermare la guerra dei prezzi. Solo che la soluzione non è semplice stavolta e forse proprio per questo non viene presa in considerazione.
La domanda giusta da porsi è: Perché una SIM con traffico illimitato in Germania costa 85 euro al mese e da noi 4,99? Chi sta sbagliando?
Reti TLC fondamentali per la Difesa Ue: sicurezza dei network questione geopolitica
La sicurezza dell’Europa non dipende soltanto dalle frontiere fisiche e dalla loro difesa. La difesa europea si basa su qualcosa di meno fisico e visibile, e molto più sensibile: le reti digitali che tengono in funzione le nostre società, economie e democrazie tutto il tempo. Questo in sintesi il pensiero di Paolo Grassia, senior director of policy and advocacy, Connect Europe, in un intervento su Politico.eu in cui sottolinea che senza reti digitali resilienti, l’intera attività lavorativa dell’Europa si fermerebbe. Lo stesso accadrebbe anche per qualunque tentativo di difendere il nostro continente.
Report Copenhagen Economics sulla resilienza delle reti per la Difesa
Le loro reti garantiscono servizi essenziali che vanno dalle comunicazioni di emergenza alla salute transfrontaliera ai sistemi energetici, ai mercati finanziari, ai trasporti e in maniera sempre cresce le capacità di difesa dell’Europa.
Questa constatazione costringe a confrontarsi con una verità scomoda: l’Europa non può costruire capacità credibili di difesa su un settore delle telecomunicazioni economicamente in tensione e strutturalmente frammentato. Questo è il rischio che si corre attualmente.
Un panorama di minacce che supera le difesa europea
Le sfide che l’Europa deve affrontare si stanno evolvendo più rapidamente di quanto i nostri sistemi politici e normativi possano rispondere. Soltanto nel 2023, l’ENISA ha registrato 188 incidenti gravi, causando 1,7 miliardi di ore utente perse, l’equivalente di intere città offline. Sebbene gli operatori abbiano rafforzato i loro sistemi e i tempi di interruzione si siano più che dimezzati nel 2024 rispetto all’anno precedente, nonostante un numero crescente di incidenti, la direzione di marcia rimane chiara: gli attacchi informatici sono più sofisticati, le catene di approvvigionamento più vulnerabili e le interruzioni fisiche legate al clima più frequenti.
Difesa, sempre più minacce ibride prendono di mira le reti digitali civili
Le minacce ibride prendono sempre più di mira le infrastrutture digitali civili per indebolire gli Stati. Le reti di telecomunicazioni, un tempo considerate servizi tecnici, sono diventate una risorsa strategica essenziale per la stabilità dell’Europa.
L’Europa non può dispiegare capacità di difesa transfrontaliere senza un’infrastruttura digitale resiliente e paneuropea. Né può garantire l’interoperabilità della NATO con 27 mercati nazionali, normative divergenti e decine di operatori di piccole dimensioni incapaci di investire su scala continentale.
La NATO ha chiesto di spendere l’1,5% del PIL per difendere le infrastrutture critiche
I nostri alleati lo riconoscono. La NATO ha recentemente incoraggiato i membri a spendere fino all’1,5% del loro PIL per la protezione delle infrastrutture critiche. Il Segretario Generale Mark Rutte ha inoltre sollecitato investimenti in difesa informatica, intelligenza artificiale e tecnologie cloud, evidenziando i vantaggi militari della scalabilità del cloud e dell’edge computing, tutti basati su reti resilienti e di alta qualità. Questo è un chiaro segnale politico che la sicurezza delle telecomunicazioni non è soltanto una questione operativa, ma una priorità geopolitica.
Legame profondo fra telecomunicazioni e Difesa
Il legame tra telecomunicazioni e difesa è più profondo di quanto molti credano. Come spiegato anche nel recente rapporto Arel, “Molto più di una rete”, le moderne capacità di difesa si basano in gran parte sulle reti di telecomunicazioni civili. Solide dorsali in fibra ottica, sistemi 5G avanzati e futuri sistemi 6G, cloud e edge computing resilienti, connettività satellitare e data center costituiscono il sistema nervoso della logistica, dell’intelligence e della sorveglianza militare. L’Europa non può dispiegare capacità di difesa transfrontaliere senza un’infrastruttura digitale paneuropea resiliente. Né può garantire l’interoperabilità della NATO con 27 mercati nazionali, normative divergenti e decine di operatori di piccola scala incapaci di investire su scala continentale. La frammentazione è diventata una delle maggiori vulnerabilità strategiche dell’Europa.
La riforma di cui l’Europa ha bisogno: un impulso agli investimenti per le reti digitali
Allo stesso tempo, l’Europa si aspetta che le reti diventino più resilienti, più ridondanti, meno dipendenti da tecnologie straniere e più capaci di supportare applicazioni di livello militare. Sicurezza e resilienza non sono attività secondarie per gli operatori di telecomunicazioni, ma sono parte integrante di tutto ciò che fanno. Dagli appalti e dalla progettazione delle infrastrutture alle operazioni quotidiane, gli operatori considerano questi sforzi come principi fondamentali che plasmano il modo in cui le reti vengono costruite, gestite e protette. Pertanto, come dimostra lo studio di Copenhagen Economics, il livello di protezione di cui l’Europa ha ora bisogno richiederà ingenti capitali aggiuntivi.
È irrealistico aspettarsi che infrastrutture di livello mondiale, pronte per la difesa, emergano da un modello che è diventato strutturalmente insostenibile.
Questa è l’ambizione giusta, ma il modello economico che sostiene il settore non corrisponde a queste aspettative. A causa della frammentazione e dell’eccessiva regolamentazione, il mercato europeo delle telecomunicazioni investe meno pro capite rispetto ai suoi omologhi globali, genera circa la metà del ritorno sul capitale degli operatori negli Stati Uniti e deve far fronte a costi crescenti legati all’aumento degli obblighi di sicurezza. È irrealistico aspettarsi che infrastrutture di livello mondiale, pronte per la difesa, emergano da un modello diventato strutturalmente insostenibile.
Resilienza delle reti al centro dell’agenda politica
È quindi essenziale un cambiamento nelle priorità politiche. L’Europa deve porre gli investimenti in sicurezza e resilienza al centro della sua agenda politica. Le politiche devono consentire che questa realtà si rifletta nelle valutazioni delle concentrazioni, ridurre la sovrapposizione delle norme di sicurezza e fornire sostegno pubblico laddove l’interesse pubblico prevalga sulle considerazioni commerciali. Questo non è un aiuto di Stato; è una responsabilità sociale strategica.
Il completamento del mercato unico delle telecomunicazioni è fondamentale per questa agenda. Un mercato frammentato non può produrre le soluzioni sicure, interoperabili e su larga scala necessarie per la difesa moderna. Il Digital Networks Act deve semplificare e armonizzare le norme in tutta l’UE, supportato da una governance snella che distingua tra questioni nazionali e questioni strategiche transfrontaliere. La politica dello spettro radio deve inoltre andare oltre i compartimenti stagni nazionali, consentendo all’Europa di evitare conflitti con la NATO sulle bande chiave e consentendo implementazioni coerenti di prossima generazione.
Oggi la politica delle telecomunicazioni è anche politica di difesa. Quando misuriamo il divario di investimento nell’implementazione delle reti digitali, tendiamo ancora a considerare il semplice accesso al 5G e alla fibra. Tuttavia, dovremmo iniziare a considerare che, se si considerano sicurezza, resilienza e prontezza alla difesa, il divario di investimento è molto più elevato dei 200 miliardi di euro già stimati dalla Commissione Europea.
Digital Networks Act, Big Tech risparmiate dalla stretta Ue: nessun nuovo obbligo in vista (Reuters)
Google, Meta Platforms, Netflix, Microsoft e Amazon non dovranno affrontare normative severe nella revisione delle normative digitali europee, nonostante le richieste delle aziende di telecomunicazioni. Lo scrive la Reuters, aggiungendo che una serie di nuove normative tecnologiche adottate negli ultimi anni dalla Commissione Europea ha suscitato critiche da parte degli Stati Uniti, che affermano di prendere di mira i giganti della tecnologia statunitensi. L’UE ha categoricamente respinto tali affermazioni.
Non previste nuove regole per le Big Tech nel Digital Networks Act
Nonostante la richiesta degli operatori Tlc di costringere i grandi gruppi Internet a contribuire ai costi delle reti e ad affrontare le stesse regole degli altri fornitori di servizi di comunicazione, non ci si aspetta che il prossimo 20 gennaio la bozza del DNA della UE aggiunga ulteriori normative alla regolamentazione digitale già imposta alle grandi aziende tecnologiche negli ultimi anni.
Il 20 gennaio la Commissaria Ue per la Sovranità Digitale dell’UE, Henna Virkkunen, presenterà la revisione delle normative nota come Digital Networks Act, che mira a rafforzare la competitività e gli investimenti dell’Europa nelle infrastrutture di telecomunicazioni. Ma a quanto risulta a Reuters la nuova normativa sarà, per così dire, all’acqua di rose per le Big Tech.
La Commissione Ue dovrà discutere i dettagli con i paesi dell’UE e il Parlamento europeo nei prossimi mesi prima che il DNA diventi legge.
I giganti della tecnologia saranno soggetti soltanto ad un quadro di best practice su base volontaria e non a norme vincolanti a cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni dovranno invece conformarsi. “Sarà chiesto loro di cooperare e discutere volontariamente, sotto la moderazione del gruppo BEREC, le autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni dell’UE. Non ci saranno nuovi obblighi. Sarà un regime di buone pratiche”, ha affermato una delle persone.
Spettro radio, nuove regole nel Digital Networks Act
In base alla bozza di DNA, la Commissione stabilirà anche la durata delle licenze per lo spettro, le condizioni per la vendita dello spettro e una metodologia di determinazione dei prezzi per guidare le autorità di regolamentazione nazionali durante le aste dello spettro, che possono fruttare miliardi di euro ai governi.
L’obiettivo di armonizzare l’allocazione dello spettro nell’Unione Europea a 27 paesi e ridurre l’onere normativo per le aziende di telecomunicazioni è complesso, perché alcune autorità di regolamentazione nazionali sono restie a cedere la competenza sullo spettro nazionale.
Digital Networks Act, proroga oltre al 2030 per lo switch off del rame?
Nell’ambito della riforma proposta, la Commissione fornirà indicazioni alle autorità di regolamentazione nazionali sull’implementazione dell’infrastruttura in fibra, fondamentale per raggiungere i suoi obiettivi digitali e recuperare terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.
Il DNA consentirà inoltre ai governi di prorogare la scadenza del 2030 per la sostituzione delle reti in rame con infrastrutture in fibra, se possono dimostrare di non essere pronti.