Antitrust, i Ceo degli ex incumbent Ue chiedono a Ribera meno lacci per le fusioni

I Ceo dei principali operatori europei di telecomunicazioni hanno incontrato ieri a Bruxelles la Vice Presidente della Commissione Ue Teresa Ribera, titolare della Concorrenza, e la Presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola. Sul tavolo le preoccupazioni degli ex incumbent circa l’attuale frammentazione del mercato e il bisogno urgente di facilitare le fusioni nazionali e transfrontaliere.

Incontro a due settimane dal Digital Networks Act

L’incontro arriva in un momento clou dal punto di vista politico, a due settimane dalla presentazione ufficiale da parte della Commissione Ue del nuovo Digital Networks Act. Il nuovo regolamento (se sarà tale) è previsto per il 20 gennaio e comprende una serie di misure destinate a spingere gli investimenti sulle nuove reti.

Sotto il cappello di Connect Europe, la delegazione di primo piano delle Tlc europee comprendeva Marc Murtra, CEO, Telefónica; Pietro Labriola, CEO, TIM; Dominique Leroy, CEO Europe, Deutsche Telekom; Ana Figueiredo, CEO, MEO Portugal; Lars Thomsen, CEO, Telenor Denmark; Margherita Della Valle, CEO, Vodafone Group, e Alessandro Gropelli, Director General, Connect Europe.

“Troppe regole ostacolano l’autonomia strategica della Ue”

Il messaggio unanime è quello di sempre: l’attuale quadro regolatorio per la concorrenza è un ostacolo all’autonomia strategica dell’Unione Europea.

I dirigenti degli operatori hanno “sottolineato l’importanza di politiche che favoriscano investimenti, scalabilità e innovazione nelle reti digitali“, secondo il comunicato di Connect Europe. Per i leader del settore, soltanto attraverso un quadro UE coerente è possibile sostenere le ambizioni europee in termini di leadership digitale e sostenibilità. La richiesta è chiara: Bruxelles deve consentire agli operatori di crescere in termini di dimensioni per far fronte ai costi estremamente elevati dell’implementazione del vero 5G standalone e dell’evoluzione delle reti in fibra, soprattutto in un contesto in cui i concorrenti negli Stati Uniti e in Cina operano in mercati molto più consolidati.

Un cambiamento nelle regole della concorrenza

Al centro dell’incontro la politica della concorrenza, un ambito che rientra direttamente nelle responsabilità di Teresa Ribera. La vicepresidente spagnola è chiamata ad aggiornare le regole risalenti al 2004 e al 2008, concepite per un mercato telefonico tradizionale, ormai totalmente superato dall’ecosistema digitale odierno.

Bruxelles ha già avviato una revisione di queste regole affinché le valutazioni delle concentrazioni tengano conto di nuovi fattori strategici. Tra questi, la capacità di innovazione, la resilienza delle infrastrutture, il nuovo contesto di difesa e sicurezza e il peso globale delle imprese risultanti. Il settore sostiene che l’approccio della Commissione negli ultimi decenni, incentrato quasi esclusivamente sul mantenimento di prezzi bassi al consumo nel breve termine attraverso la proliferazione di piccoli operatori, abbia minato la capacità finanziaria dei grandi gruppi europei di investire in reti all’avanguardia.

“Connettività spina dorsale della sovranità digitale”

Durante l’incontro con Roberta Metsola, gli amministratori delegati hanno ribadito il loro impegno a collaborare strettamente con il Parlamento europeo per garantire che infrastrutture digitali di livello mondiale continuino a sostenere la competitività del continente. I leader aziendali hanno insistito sul fatto che la connettività non è soltanto un servizio, ma la spina dorsale della sovranità strategica a lungo termine dell’Europa.

L’esito di questo vertice definirà senza dubbio il tono della legislazione che verrà presentata il 20 gennaio. Il settore auspica che il documento finale rifletta la sensibilità dimostrata da Ribera e Metsola in risposta a una diagnosi condivisa: senza scala non ci sono investimenti, e senza investimenti l’Europa rischia di diventare un attore secondario nell’economia digitale globale.

Labriola (CEO TIM): “Sì a una politica industriale europea a favore del consolidamento e consenta alle Telco di tornare a investire”

“Le scelte che l’Europa farà nei prossimi mesi segneranno il suo ruolo digitale e industriale per i prossimi decenni. Il Digital Networks Act approderà al Parlamento europeo il 20 gennaio. Lo dicono chiaramente anche i report di Mario Draghi e Enrico Letta: si apre un passaggio importante verso una politica industriale che renda possibile il consolidamento e rimetta le Telco europee nelle condizioni di tornare a investire, innovare e competere.
E non solo. La Sovranità Digitale europea entra ora nella sua fase più complessa: quella in cui siamo chiamati a tradurre gli obiettivi strategici in scelte realmente applicabili, in un contesto geopolitico sempre più instabile.

E in questo quadro, la security diventa un elemento centrale.
È un momento che invita a lavorare insieme: istituzioni europee, Stati membri e industria.
Perché le decisioni che prendiamo oggi incideranno sulla capacità dell’Europa di governare infrastrutture digitali, dati, cloud e intelligenza artificiale nel tempo. Lavoriamo tutti in questa direzione”.

Leggi anche: Il Digital Networks Act (DNA) slitta a gennaio. Switch off obbligatorio del rame, spettro radio e BEREC i nodi da sciogliere

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Industry TLC, consolidamento, satellite, 5G e frequenze. I trend in Italia ed Europa per i 2026

Che anno ci aspetta per l’industria delle telecomunicazioni nel 2026?

Tanta carne al fuoco in Italia ed Europa per la industry Tlc, fra venti di consolidamento e nuove politiche europee in ottica di sovranità digitale del vecchio Continente. Un obiettivo alquanto difficile da raggiungere, vista l’innegabile dipendenza tecnologica della Ue dagli Usa – l’80% della tecnologia usata in Europa arriva dagli Stati Uniti – ma non per questo l’obiettivo è meno strategico per Bruxelles.

Cosa attendersi nel 2026 in Italia per la industry Tlc

Nel nostro paese le aspettative di un ulteriore consolidamento dopo la fusione fra Fastweb e Vodafone ci sono tutte. Ma per il momento non siamo al di là dei rumors su potenziali interlocuzioni fra iliad e WindTre. Voci che si sollevano a intermittenza da tempo ma che al momento non trovano riscontri.  

Detto questo, il passaggio da quattro a tre operatori non sembra più un tabù anche se la Commissione Ue andrebbe poi testata alla prova dei fatti e non c’è mai nulla di scontato.

Sul fronte infrastrutturale c’è da aspettarsi qualche nuovo accordo di condivisione delle infrastrutture, sulla scia dell’accordo appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim per il RAN sharing 5G nei Comuni con meno di 35mila abitanti. Una mossa realizzata in ottica di contenimento dei costi e di ottimizzazione degli impianti.

Resta da capire che tipo di accordi saranno previsti per gli altri operatori della industry.

Copertura 5G standalone priorità della industry

La copertura 5G standalone di tutto il paese, comprese le aree meno densamente popolate, è fra gli obiettivi del Digital decade europeo in scadenza al 2030. Accordi come quello potenziale appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim vanno nella giusta direzione per garantire copertura anche alle zone rurali e meno popolate.

Open Fiber-Fibercop, fronte fibra spaccato

Sul fronte della fibra, a giugno 2026 scade il PNRR e il Piano Italia 1 Giga dovrà quindi accelerare, tenuto conto che la scadenza di fatto è stata spostata al 2030. Il rapporto fra Open Fiber e Fibercop è sempre più teso, con l’operatore controllato da KKR che prima di Natale ha fatto ricorso contro Infratel al Tar del Lazio per aiuti di Stato a favore di Open Fiber. Il clima fra i due player italiani della banda ultralarga resta conflittuale.

Vedremo se nel 2026 si arriverà ad una svolta.

Un altro tema attuale è il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. Anche qui vedremo se prevarrà una soluzione di allungamento delle licenze al 2037 in cambio di impegni di copertura 5G da parte degli operatori.

Conflitti della industry Rlc con i satellitari anche in Italia?

Infine, un altro tema da monitorare sarà il rapporto delle telco con Starlink e con altri player satellitari, in primis Kuiper (Amazon Leo) che si stanno affacciando con sempre maggior interesse al nostro mercato. In Francia è già in atto una guerra delle frequenze fra sindacati degli operatori da un lato e Kuiper e Starlink dall’altro.  Da noi è il Mimit che si occupa di gestire le frequenze ed eventuali contrasti fra telco e operatori satellitari.   

Passando al quadro europeo, in attesa di capire come evolverà il dibattito sul Digital Networks Act che partirà il 20 gennaio a Bruxelles, alcuni trend sono segnati.

L’ascesa della sovranità digitale in Europa

In primo luogo, la volontà politica della Ue di puntare ad una sovranità digitale per garantire un Cloud continentale e la conservazione dei dati dei cittadini Ue in Europa.  

Il controllo delle infrastrutture digitali è diventato sempre più una preoccupazione fondamentale per molte società di telecomunicazioni europee, inclusi operatori di primo livello come Telefonica, Orange e Deutsche Telekom. In una recente dichiarazione congiunta, questi ultimi due hanno invocato “quattro pilastri fondamentali” per la sovranità digitale, costituiti da maggiore controllo, scelta, competenza e dimensioni critiche, al fine di proteggere strategicamente gli interessi europei.

La sovranità digitale ha un impatto non solo sulla progettazione e sugli investimenti delle reti, ma anche su ciò che gli operatori sono in grado di offrire al mercato B2B, come i grandi settori verticali e i settori finanziati dalla pubblica amministrazione. Pertanto, la sovranità cercherà di garantire la resilienza e la sicurezza delle infrastrutture di rete ed è particolarmente vitale quando si tratta di accedere ai dati per l’intelligenza artificiale.

Ruolo del 6G in ottica di sovranità digitale. Ma quali frequenze?

Con l’aumento delle chiamate degli operatori e lo slancio di iniziative e strategie già in pieno svolgimento in tutta Europa, il 2026 vedrà senza dubbio una continua richiesta di una revisione normativa, guidata da investimenti, sicurezza e preoccupazioni economiche. Inoltre, gli analisti suggeriscono che il 6G potrebbe svolgere un ruolo importante nelle iniziative di sovranità e quindi accelerare gli investimenti nel 6G. Sarà quindi importante stabilire con un certo anticipo quali frequenze destinare al prossimo standard di comunicazione mobile, che sarà attuale dal 2030. Resta aperto il dibattito sull’uso della banda 6Ghz: in Europa andrà tutta al mobile oppure in parte sarà riservata al WiFi di nuova generazione?

La crescita dell’Arpu

Un tema centrale per gli operatori resta sempre la crescita del fatturato. Un argomento centrale anche nel nostro paese, dove gli operatori stanno cercando sempre nuove fonti di ricavi in altri settori non-telco: dall’energia alle assicurazioni, le offerte in bundle sono sempre più diffuse. Ma saranno anche i servizi a valore aggiunto e B2B, come la cybersecurity, a fare la differenza.

Consolidamento della fibra in Europa

Il mercato europeo della fibra continuerà probabilmente a subire un significativo consolidamento, poiché gli operatori cercano di razionalizzare gli elevati investimenti infrastrutturali e di affrontare il nodo delle duplicazioni. Il Regno Unito è un esempio di come la struttura del mercato rimanga frammentata a seguito dell’ascesa delle reti alternative (altnet) e dove la fibra ottica (FTTP) rappresenti ora quattro sedi su cinque, ma dove gli investimenti si stanno esaurendo e le perdite di EBITDA si stanno accumulando. Operatori come CityFibre e Virgin Media O2 stanno valutando fusioni e altri accordi per mitigare i rischi di duplicazione e ottimizzare i rendimenti e la copertura di rete.

Analogamente, altre parti d’Europa stanno emergendo esigenze di consolidamento. In Germania, ad esempio, dove sono presenti due dozzine di importanti operatori della fibra, inclusi gli operatori storici delle telecomunicazioni, e oltre 250 operatori regionali più piccoli, anche gli operatori si stanno consolidando ed esplorando joint venture per semplificare le operazioni e infondere scalabilità.

Si prevede che il consolidamento del mercato accelererà nel 2026, spinto dalla necessità di migliorare i rendimenti di quello che è comunemente uno sviluppo infrastrutturale ad alta intensità di capitale e dalla crescente pressione competitiva.

Resta sullo sfondo il tema alquanto divisivo dello switch off del rame.

AI, quantum e scontro Usa-Cina

Altri temi caldi che toccano da vicino la industry delle Tlc sono la diffusione dell’AI, che molti analisti vedono prossima ad una bolla pronta ad esplodere. Se ciò dovesse accadere, ci sarebbero conseguenze anche per le telco. Infine, il tema del quantum computing, sempre più attuale e sullo sfondo lo scontro sempre più grande fra Usa e Cina per il predominio tecnologico globale.

Una polarizzazione che di certo incide sulle componenti di rete da adottare nel nostro paese, alla luce del difficile e sempre più complesso quadro geopolitico.

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RAN Sharing 5G, che cos’è e dove si fa in Europa

Il RAN sharing (Radio Access Network sharing) è un accordo tra due o più operatori di telefonia mobile per condividere le medesime infrastrutture di rete radio (come torri, antenne e ponti radio). L’obiettivo è abbattere i costi di realizzazione delle infrastrutture, in particolare 5G e soprattutto nelle aree bianche e rurali.

Caratteristiche principali

  • Funzionamento: Un’unica antenna emette segnali per più operatori simultaneamente. A differenza del roaming, i dispositivi degli utenti riconoscono la cella come se appartenesse direttamente al proprio operatore.
  • Obiettivi: Serve a ridurre i costi di investimento (Capex) e di gestione (Opex), accelerare la copertura del segnale (soprattutto in zone a bassa densità di popolazione) e limitare l’impatto ambientale.
  • Condivisione: A seconda degli accordi, gli operatori possono condividere soltanto l’hardware o anche le frequenze e i blocchi di spettro. 

Esempi e accordi in Italia (aggiornati al 2026)

  • TIM, Vodafone+Fastweb: Il 7 gennaio 2026, le società hanno stretto un nuovo accordo strategico di RAN sharing per accelerare lo sviluppo della rete 5G su tutto il territorio nazionale.
  • Iliad e WindTre: Utilizzano storicamente il RAN sharing per permettere a Iliad di appoggiarsi alla rete WindTre (tramite la società Zefiro Net) dove non ha ancora antenne proprietarie.
  • INWIT: Gestisce le infrastrutture fisiche (torri) condivise da Vodafone e TIM. 

Germania

  • Vodafone e Samsung: È in corso un massiccio dispiegamento di Open RAN che coprirà migliaia di siti. La città di Wismar è programmata per essere la prima completamente equipaggiata con questa tecnologia all’inizio del 2026, seguendo i primi test a Hannover.
  • 1&1: È diventato uno dei maggiori operatori al mondo basati interamente su architettura Open RAN. 
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Altri Paesi Europei

Il modello RAN sharing (spesso in modalità MORAN, senza condivisione di frequenze) è consolidato in diversi mercati: 

  • Regno Unito: Storica collaborazione tra O2 e Vodafone.
  • Spagna: Accordo tra Orange e Vodafone.
  • Francia: Condivisione tra SFR e Bouygues Telecom (progetto Crozon) e obblighi di mutualizzazione nelle “zone bianche”.
  • Irlanda, Portogallo, Romania e Paesi Bassi: Vodafone ha selezionato Ericsson come fornitore unico o principale per il RAN in questi mercati fino al 2030.

Tipi di Condivisione

  • Passive Sharing: Condivisione solo di siti fisici, torri e alimentazione.
  • Active Sharing: MORAN (Multi-Operator Radio Access Network) e MOCN (Multi-Operator Core Network): Condivisione di apparecchiature elettroniche (antenne, radio) con o senza condivisione dello spettro di frequenze.

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Fastweb+Vodafone, accordo di RAN sharing con Tim: reti 5G condivise nei Comuni con meno di 35mila abitanti

Fastweb + Vodafone comunica di aver definito un accordo preliminare con TIM per avviare una cooperazione finalizzata allo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio Access Network (RAN) sharing.

L’accordo – propedeutico alla finalizzazione di un contratto definitivo, previsto entro il secondo trimestre 2026 – mira ad accelerare l’espansione del 5G in Italia, dove il vero 5G standalone è fermo al 7%.

Tim e Fastweb potrebbero risparmiare ciascuna dai 250 ai 300 milioni di euro in 10 anni, ha detto in precedenza a Reuters una persona informata della questione.

Accordo riguarda Comuni con meno di 35mila persone

Il progetto, che è soggetto alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom), rappresenta un importante passo avanti nell’uso efficiente delle infrastrutture esistenti e consentirà di realizzare una copertura 5G più veloce, ampia e sostenibile. L’accordo riguarda la copertura 5G nei Comuni con meno di 35.000 abitanti. Ciascun operatore sarà responsabile dello sviluppo della rete in 10 regioni realizzando circa 15.500 siti entro la fine del 2028.

In pratica, i due operatori si dividono il lavoro per condividere poi l’utilizzo delle rispettive reti senza duplicazione di infrastrutture e dispersione di investimenti.

Copertura estesa a zone a bassa densità

L’accordo di RAN sharing prevede che ciascun operatore possa utilizzare – nelle aree interessate – l’infrastruttura di accesso radio-mobile dell’altro, evitando duplicazioni infrastrutturali. Le efficienze consentiranno di estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni (5G SA) ad aree a bassa densità poco servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità del servizio per famiglie e imprese.

Il modello di collaborazione, già ampiamente adottato in altri paesi dell’Unione Europea – garantisce a entrambe le aziende il mantenimento di una piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica, un ridotto impatto ambientale e, riducendo i costi di implementazione, libera risorse per nuovi investimenti nella tecnologia mobile di nuova generazione.

Contribuendo a una diffusione più efficace delle reti 5G, questa iniziativa sostiene la trasformazione digitale dell’Italia rafforzandone la competitività in linea con gli obiettivi del Decennio digitale europeo, apportando benefici diretti ai consumatori, alle imprese e alle comunità di tutto il Paese.

Leggi anche: RAN Sharing 5G, che cos’è e dove si fa in Europa

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Digital Networks Act, a gennaio momento clou per il futuro delle telco Ue

Il mese di gennaio si preannuncia cruciale per il futuro delle reti mobili e di Internet nella Ue, con l’avvio del dibattito che riguarda il Digital Networks Act e diversi altri provvedimenti allo studio (Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act) che potrebbero cambiare i connotati regolatori del mercato europeo.

Digital Networks Act, le istanze delle telco Ue

Da anni i grandi operatori Tlc del Vecchio Continente chiedono un allentamento dei lacci regolatori per arrivare ad un vero mercato unico del digitale, superando così quella frammentazione che accentua i “nanismo” dei nostri player rispetto a quello americani e cinesi.

La data cruciale da fissare sul calendario è il 20 gennaio, quando il Digital Networks Act che contiene le riforme della Commissione Ue per spingere gli investimenti in nuove reti 5G e fibra e semplificare la vita agli operatori sarà discusso dagli organi preposti.

Le richieste delle telco sono chiare: regole meno stringenti per spingere il consolidamento, certezze per la sicurezza delle reti, un programma chiaro per lo sviluppo del 6G, un cloud sovrano per difendere la sovranità europea dallo strapotere delle Big Tech, roaming libero per i paesi che non fanno parte della Ue.

Thierry Breton (non gradito dagli Usa) padre putativo del Digital Networks Act

Resta da capire se la spinta del Digital networks Act, un pacchetto che vede la sua prima paternità nell’ex commissario all’Economia Digitale Thierry Breton, potrà mantenere la stessa struttura e forza dopo l’uscita di scena del suo padre putativo. Breton si è dimesso con polemiche nei confronti della presidente Ursula von der Leyen due anni fa e non più tardi qualche settimana fa è stato considerato persona non gradita e una minaccia per la scurezza nazionale da parte dell’amministrazione Trump, che gli ha negato il visto per entrare negli Usa.

Quanto inciderà l’aperta avversione dell’amministrazione Trump nei confronti delle regole Ue in materia di digitale sul dibattito che si terrà a gennaio sul Digital Networks Act?  

Digital Networks Act, come regolarsi con le Big Tech?

Il primo e maggiore nodo da sciogliere riguarda il rapporto con le grandi Big tech extra Ue. Colossi come TikTok, Netflix e Google (Youtube) dovranno contribuire al finanziamento delle nuove reti per sostenere il digital single market europeo?

Il dibattito è aperto. Difficile prevedere la conclusione della vicenda, anche se è chiaro che la dipendenza della ue dalle tecnologie americane è lampante.

Ci sono anche dubbi su come l’UE gestisca la neutralità della rete – il principio secondo cui i fornitori di servizi devono trattare tutto il traffico allo stesso modo, senza limitazioni o censure – e se debba aumentare la pressione normativa sugli operatori tradizionali affinché aprano le loro reti ai concorrenti.

L’Ue dipendente dal digitale Usa, assorbe 70% dei ricavi cloud

 L’Italia e l’Europa sono in una condizione di “dipendenza strutturale” dagli Stati Uniti sul digitale.

Per esempio, il 70% dei ricavi cloud in Europa è assorbito dai colossi Usa, una percentuale che sale ancora di più considerando anche i servizi software e le piattaforme.

Persino il controspionaggio britannico impiega i server di una big tech americana. Il rapporto “Indipendenza digitale” di Key4biz in collaborazione con Red Open, spin-off dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, presentato in una conferenza a Roma lo scorso 27 maggio, propone “un patto per il futuro economico e tecnologico dell’Europa”.

Non sarà facile per le telco Ue incassare tutti i desiderata, anche perché il quadro geopolitico non ci aiuta e il pressing sul commissario alla Sovranità Digitale Henna Virkkunen da parte dell’amministrazione Trump è pesante.

Strada in salita

La proposta di gennaio darà il via a molti mesi di dibattito politico, mentre la proposta attraversa l’iter legislativo di Bruxelles.

Si prevede secondo il sito specializzato Politico.eu che il disegno di legge incontrerà l’opposizione delle capitali dell’UE in seno al Consiglio, che da tempo si oppongono a riforme ambiziose.

Una coalizione di sei paesi sta già respingendo i piani di revisione del regolamento, esortando Bruxelles a mantenere “gli utenti al centro” in una posizione congiunta ottenuta da Politico.

“Dobbiamo incoraggiare misure che eliminino gli ostacoli agli investimenti e rendano sicure le nostre infrastrutture”, ma quelle “che mirano al consolidamento potrebbero ridurre la concorrenza con potenziali effetti negativi per i consumatori”, hanno affermato Repubblica Ceca, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo e Slovenia nel documento datato 11 dicembre.

Anche Germania, Francia e Italia contrarie a stravolgimento delle regole

Anche Germania, Francia e Italia hanno bocciato la proposta della Commissione, chiedendo una direttiva (che deve essere recepita da ciascun Paese) anziché un regolamento direttamente applicabile, per timore che un approccio univoco rischi di calpestare le prerogative nazionali e ignorare le differenze locali.

Molti funzionari dei ministeri, ha sostenuto l’esecutivo, “sono rimasti bloccati nella bolla delle telecomunicazioni per così tanto tempo che non si rendono conto che le telecomunicazioni non sono più telecomunicazioni, ma connettività digitale”.

In un momento in cui l’Europa sta riconsiderando il suo posto sulla mappa, una riforma deludente rischia di “riportare reti che non sono di proprietà europea, né sovrane, sicure o protette, perché gli investitori semplicemente faranno le valigie e se ne andranno”, ha affermato l’esecutivo.

Le altre norme digitali da approvare entro metà anno: il Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act

Dovranno essere approvati nella prima metà dell’anno, il Digital Networks Act, il Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act, tutti accomunati da una logica comune: rafforzare il controllo europeo sulle infrastrutture digitali critiche, dalla connettività e dai servizi cloud ai data center, ai semiconduttori e alle tecnologie quantistiche.

Bruxelles sostiene che le misure siano necessarie per rafforzare la “sovranità digitale”. Funzionari e gruppi industriali statunitensi, tuttavia, li considerano sempre più protezionistici e potenzialmente ritorsivi.

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Fastweb incorpora Vodafone Italia, chiusa la fusione del nuovo operatore Tlc di punta

A seguito della fusione per incorporazione deliberata dalle rispettive assemblee degli azionisti, a partire dal 1° gennaio 2026 Fastweb S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A sono diventate un’unica realtà societaria sotto la denominazione di Fastweb S.p.A.. L’operazione segna l’inizio di un nuovo capitolo per il mercato delle telecomunicazioni in Italia e dà vita a un operatore di primo piano a livello nazionale.

Primo operatore infrastrutturato in Italia

Con oltre 20 milioni di linee mobili e 5,8 milioni di linee fisse, Fastweb S.p.A. si afferma come il principale operatore infrastrutturato del Paese, facendo leva su più di 20.000 siti radiomobili che coprono l’87% della popolazione italiana in 5G e su una rete fissa proprietaria di oltre 74.000 km, che assicura una copertura capillare, di cui il 54% della rete in fibra FTTH (Fiber To The Home).

Consolidamento

Il processo di integrazione a livello societario tra Fastweb e Vodafone Italia, avviato già a partire da gennaio 2025, trova il proprio compimento nella fusione, che rappresenta la conclusione della più rilevante operazione di consolidamento realizzata negli ultimi anni nel mercato delle telecomunicazioni in Italia.  

A seguito della fusione, Fastweb S.p.A. proseguirà nella propria strategia di creazione di valore per il mercato, investendo in infrastrutture e innovazione tecnologica con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per la trasformazione digitale del Paese. L’azienda continuerà a offrire a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni servizi sempre più avanzati e soluzioni tecnologiche all’avanguardia, facendo leva sulle connessioni fisse e mobili 5G più performanti del Paese, sull’IoT, sul Cloud e sull’Intelligenza Artificiale e garantendo la qualità e l’affidabilità che da sempre hanno contraddistinto Fastweb e Vodafone Italia.

Sotto il profilo commerciale continueranno a essere utilizzati i brand Fastweb, Vodafone e ho., mentre, per l’identità aziendale, continuerà ad essere utilizzato il brand corporate Fastweb + Vodafone.

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Reti private 4G e 5G viste in crescita del 22% all’anno fino al 2028

Il settore delle reti wireless private 4G/5G è in piena espansione. Secondo un nuovo rapporto della società di ricerca SNS Telecom & IT, si prevede un CAGR del 22% nei prossimi tre anni. Ma il mercato è molto frammentato: qualcuno sta guadagnando?

Investimenti visti in crescita nei prossimi tre anni

Gli investimenti globali in nuove reti private 4G/Lte e 5G per il segmento aziendale sono visti in crescita del 22% annuo nei prossimi tre anni, con un incremento da 4 miliardi di dollari nel 2025 a 7,2 miliardi nel 2028, secondo stime della società di ricerca SNS Telecom & IT. 

Le reti private, considerate una nicchia in passato, stanno guadagnando terreno nel tempo soprattutto per i vantaggi di sicurezza, riservatezza e affidabilità che possono portare con sé: la liberalizzazione dello spettro (soprattutto negli Usa) ha contribuito al loro sviluppo.

Diverse percezioni

Detto questo, il mercato ha diverse percezioni rispetto a questo segmento di mercato a seconda che si parli con fornitori di attrezzature, System integrator e operatori mobili.

Sebbene sia generalmente riconosciuto che “LTE e 5G privati” comprendono “sistemi di comunicazione cellulare appositamente progettati per l’uso esclusivo di settori verticali e imprese”, il rapporto sottolinea che tutti differiscono per alcuni aspetti, “tra cui reti NPN [non pubbliche] end-to-end isolate in contesti industriali e aziendali, apparecchiature RAN locali per copertura cellulare mirata, funzioni di rete core dedicate in sede, reti private virtuali suddivise, piattaforme MVNO (operatore di rete mobile virtuale) sicure per comunicazioni critiche e reti geografiche per scenari applicativi come la banda larga PPDR (protezione pubblica e soccorso in caso di calamità), reti di servizi intelligenti, comunicazioni ferroviarie e connettività A2G (aria-terra)”.

Settori verticali

Oggigiorno, le reti cellulari private vengono implementate in una vasta gamma di settori verticali, fornendo connettività dedicata in fabbriche, magazzini, miniere, centrali elettriche, sottostazioni, parchi eolici offshore, impianti petroliferi e del gas, cantieri edili, porti marittimi, aeroporti, ospedali, stadi, edifici per uffici e campus universitari. Inoltre, sono state realizzate reti private a banda larga wireless sub-1 GHz a livello regionale e nazionale per i servizi di pubblica utilità, reti pronte per il FRMCS (Future Railway Mobile Communication System) per le comunicazioni treno-terra e reti ibride a banda larga per la sicurezza pubblica governative e commerciali. Reti cellulari personalizzate sono state implementate anche in luoghi remoti come l’Antartide, e si è persino tentato di implementarle sulla Luna e nello spazio.

5G in prevalenza

Sebbene il rapporto esamini sia le implementazioni 4G che 5G, è chiaro che quest’ultimo sta iniziando a prevalere. Entro il 2028, si prevede che oltre il 70% degli investimenti in reti cellulari private sarà destinato a infrastrutture 5G standalone (5G SA), che sono sulla buona strada per diventare l’opzione predominante per le applicazioni Industria 4.0 nei settori manifatturiero e di processo, nonché per le comunicazioni critiche su reti a banda larga mission-critical per settori come la sicurezza pubblica, la difesa, i servizi di pubblica utilità e i trasporti. Entro la fine del decennio, è probabile che la rapida crescita del settore abbia trasformato i segmenti RAN privati, core e tecnologie di trasporto in qualcosa di simile a un ecosistema di apparecchiature parallelo che coesiste con il settore delle infrastrutture di rete wireless pubbliche. Inoltre, entro il 2030, le reti private potrebbero rappresentare fino al 25% di tutta la spesa per le infrastrutture di rete mobile.

Mercato frammentato

Tuttavia, dal rapporto emerge chiaramente anche che il mercato è molto frammentato, il che suggerisce la probabilità di un consolidamento: è controverso stabilire quali fornitori, se ce ne sono, stiano generando profitti dalle vendite di tecnologie di rete cellulare privata.

In effetti, alcune aziende stanno riconsiderando il proprio ruolo nel settore: Nokia, uno dei leader di mercato, ne è l’esempio recente più evidente, scrive il sito specializzato Telecom Tv.

La ​​realtà è che molte aziende forniscono soltanto una piccola parte dell’implementazione di una rete privata e sono alla mercé dell’appaltatore principale (un grande fornitore o un integratore di sistemi), rendendo ancora più difficile ottenere un ritorno significativo: sono semplicemente troppi soggetti a rosicchiare la torta, come dimostra il lungo elenco di fornitori incluso nel rapporto.

Liberalizzazione dello spettro fattore di spinta

L’aumento della disponibilità di spettro contribuisce anche all’implementazione del 5G privato.

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che attualmente il settore è in piena attività e con investimenti notevoli.

Negli ultimi 12 mesi, il team di SNS ha aggiunto quasi 1.300 nuovi progetti al suo database di impegni per reti cellulari private, rispetto ai 900 del 2024.

I tradizionali operatori di infrastrutture wireless, come le aziende europee Ericsson e Nokia, Huawei e ZTE in Cina, Samsung in Corea del Sud e la giapponese NEC, dominano ancora il mercato della telefonia cellulare privata nelle vendite di infrastrutture, mentre alcuni operatori di telefonia mobile e integratori di sistemi hanno sviluppato soluzioni infrastrutturali proprie per le reti private.

Mentre i maggiori colossi europei e asiatici delle apparecchiature per le telecomunicazioni hanno segnalato tra le 50 e le 170 implementazioni ciascuno, i fornitori più piccoli ne hanno realizzate tra le 10 e le 30 ciascuno.

E il 2025 è stato un anno eccezionale per il 5G privato, con l’implementazione di reti wireless private basate su questo insieme di standard che ha superato il 4G/LTE in molti settori verticali.

Paesi con regole più morbide sullo spettro

Il settore ha beneficiato di una maggiore disponibilità di spettro e di una regolamentazione liberalizzata: ad esempio, i quadri normativi per le licenze di spettro condivise e locali per le frequenze di media banda stanno accelerando l’adozione di reti private. Le autorità di regolamentazione di diversi mercati nazionali, tra cui Argentina, Australia, Bahrein, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Finlandia, Germania, Hong Kong, Irlanda, Giappone, Lituania, Moldavia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovenia, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti, hanno già rilasciato o stanno per concedere l’accesso allo spettro condiviso e concesso in licenza a livello locale. Inoltre, molte autorità di regolamentazione nazionali stanno rendendo disponibili anche altre opzioni di spettro adatte a specifici settori.

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Galli (INWIT): “Dialogo sulle torri, ma soltanto su nuovi investimenti”

“La disponibilità al dialogo c’è, ma non si traduce in una riapertura dei patti che hanno sostenuto la nascita del modello italiano delle torri. I Master Service Agreement (MSA) possono essere riconsiderati soltanto sulle condizioni dei nuovi investimenti”, queste le dichiarazioni di Diego Galli Direttore Generale di INWIT nell’intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore dove fa un bilancio dell’anno che sta per finire, confermando che la sfida principale per il 2026 risiede nel rilancio del ciclo di investimenti.

Contratti MSA validi fino al 2038

E prosegue “I nostri MSA presentano condizioni in linea o migliori dei benchmark di mercato, anche grazie al modello di business e a un’efficienza che garantisce benefici strutturali ai nostri clienti. Gli MSA sono parte di un’operazione complessiva fatta nel 2020, INWIT ha investito circa 10 miliardi per l’acquisizione delle torri da Tim e Vodafone, un investimento che prevede ritorni di lungo termine. Inoltre, a seguito del cambio di controllo del 2022, la scadenza dei contratti MSA si è automaticamente estesa al 2038. Creare incertezza intorno a questo modello di business significa limitare anche l’attrattività degli investimenti infrastrutturali sul mercato”. E aggiunge “Restiamo aperti al dialogo con gli operatori e siamo molto sensibili alla loro esigenza di continuare a creare efficienza e questa è la nostra missione”.

Rinnovo delle frequenze

Snodo importante per il settore telco è il rinnovo delle frequenze “In termini sviluppo del 5G l’Italia è rimasta indietro, c’è un gran bisogno di densificazione e sviluppo, sia outdoor sia indoor, necessaria la ripartenza del ciclo degli investimenti. Siamo pertanto favorevoli a soluzioni che supportino la sostenibilità dell’industria e quindi a una riallocazione delle frequenzeche sia guidata nonsolo da un approccio di cassa, ma orientata allo sviluppo infrastrutturale. E conclude “Per le tante partite aperte il 2026 sarà un anno decisivo per il settore Telco”.

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Telefonate truffe dall’estero con numeri italiani, bloccate 50 milioni sui telefonini. Capitanio (Agcom): “Ottimi risultati, ma fenomeno complesso”

Bloccate 4 milioni di telefonate truffa al giorno sui nostri telefonini. È un numero impressionante che ci fa esultare! Grazie al filtro anti-spoofing, voluto da Agcom e realizzato con la collaborazione tra gli operatori che instradano il traffico dalle direttrici internazionali e gli operatori di rete mobile, le telefonate truffe dall’estero ma camuffate con un numero italiano (da qui il termine “spoofing”) hanno subìto una sonora batosta. E ce ne stiamo accorgendo ogni giorno: meno telefonate di questo tipo significa meno probabilità di essere vittima di truffe informatiche.

Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom: “Ottimi risultati, ma il contrasto al fenomeno è progressivo e complesso, perché gestito da associazioni criminali”

Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom, ha così commentato a Key4Biz i risultati raggiunti: “I risultati sono incoraggianti, ma come abbiamo sempre detto, il contrasto a questo fenomeno, che è gestito prevalentemente da associazioni criminali, è progressivo e complesso, quindi non siamo ancora arrivati alla soluzione definitiva, ma abbiamo raggiunto ottimi risultati. Oltre agli strumenti di blocco e alle nuove numerazioni a cui sta lavorando l’Autorità, è fondamentale l’educazione civica digitale per tutta la popolazione per imparare a riconoscere le proposte commerciali lecite dalle truffe, che al momento sono prevalenti”.

Telefonate truffe dall’estero, nei primi 11 giorni bloccate 49,3 milioni di chiamate illecite da numerazioni mobili

I dati raccolti da Agcom nel primo periodo di applicazione confermano l’efficacia dell’intervento: 

  • tra il 19 e il 30 novembre sono state bloccate circa 49,3 milioni di chiamate illecite da numerazioni mobili italiane. 
  • Sono 4,1 milioni al giorno, pari a circa il 56% del totale delle chiamate da rete mobile con numero italiano (88,3 milioni circa). 

In questo modo si completa la misura avviata il 19 agosto scorso, quando è stato introdotto il blocco delle chiamate internazionali con numeri fissi italiani. In questo caso, le chiamate provenienti dall’estero con numerazione di rete fissa bloccate sono circa 10 milioni. 

L’analisi dinamica dei dati evidenzia con chiarezza l’impatto del filtro

Nei giorni immediatamente successivi all’attivazione del blocco sui numeri mobili, il numero di chiamate con CLI di rete mobile italiano provenienti dall’estero si è ridotto drasticamente.

Dall’analisi del traffico internazionale emerge, inoltre, che la diminuzione di tentativi di chiamate provenienti da numeri mobili italiani contraffatti si è accompagnata a uno spostamento delle attività illegali di teleselling verso numerazioni con prefisso estero. 

Ciò rappresenta un chiaro segnale di ripiego da parte delle attività illecite, che, non potendo aggirare il blocco, tentano di utilizzare numerazioni non filtrate, sebbene facilmente riconoscibili dagli utenti.

Telefonate truffe dall’estero, dal 19 agosto 2025 bloccate 10 milioni di chiamate illecite da numeri fissi italiani

Si conferma, inoltre, l’efficacia del filtro relativo alle chiamate internazionali da numeri fissi italiani, introdotto il 19 agosto. La percentuale di chiamate bloccate si è stabilizzata su valori di circa il 2% del totale, registrando una netta riduzione rispetto alla fase iniziale, quando era stato rilevato un picco prossimo al 9%.

I residui casi di spoofing con numerazioni italiane, opportunamente segnalati all’Autorità, sono attualmente oggetto di vigilanza per l’individuazione dei soggetti responsabili, i quali non possono più nascondersi dietro l’irrintracciabilità derivante dall’utilizzo di un operatore estero.

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Fibercop, ricorso al Tar contro Infratel: ha favorito Open Fiber nei bandi Italia 1 Giga

Fibercop ha depositato un ricorso al Tar del Lazio contro Infratel, accusando l’agenzia controllata da Invitalia di riservare un trattamento di favore al suo principale concorrente, Open Fiber, nel quadro di Italia 1 Giga, il bando da circa 4 miliardi per la copertura delle aree grigie. Lo scrive Bloomberg, aggiungendo che Fibercop imputa a Infratel il fatto di aver ridotto gli obblighi di copertura di Open Fiber dopo che l’operatore controllato da CDP ha ammesso che non sarebbe riuscita a rispettare i target fissati dal PNRR entro la metà del 2026. E in effetti sono 700mila i civici che Open Fiber ha dichiarato di non riuscire a coprire e che sono stati stralciati dal piano.  

C’è da dire che già lo scorso mese di ottobre Fibercop aveva segnalato Open Fiber per violazione delle norme sugli aiuti di Stato a Bruxelles in relazione al bando Italia 1 Giga (aree grigie con i fondi del PNRR) e anche al piano BUL (aree bianche).

Per Fibercop aiuti di Stato

Secondo Fibercop, Infratel, che gestisce i bandi pubblici per la copertura a banda larga del paese, in base al contratto di gara avrebbe dovuto applicare sanzioni o revocare contratti. Secondo l’operatore controllato da KKR il trattamento speciale potrebbe configurare una violazione delle norme dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato.

Scontro continuo

L’accusa di Fibercop è soltanto l’ultima mossa in un crescendo di attacchi e contrattacchi che vanno avanti da tempo fra i due principali operatori wholesale only italiani. Lo scontro potrebbe complicare il tentativo del governo di raggiungere gli obiettivi di copertura a banda ultralarga fissati dalla Ue.

Chiesto l’annullamento del taglio di 700mila civici

FiberCop, proprietaria e gestore della rete di accesso fissa scorporata da Tim, chiede al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio di Roma di annullare una comunicazione formale emessa a novembre da Infratel.

Secondo quanto riporta Bloomberg, tale comunicazione ha avviato una revisione della copertura di oltre 700.000 indirizzi nell’ambito del programma “Italia a 1 Giga”, il piano sostenuto dall’Unione europea che prevede sussidi pubblici per la realizzazione di reti fisse con velocità di almeno 1 gigabit al secondo. L’azione legale rappresenta l’ultima escalation del confronto tra FiberCop e Open Fiber, i due principali operatori wholesale di rete in fibra in Italia, e rischia di complicare gli sforzi del governo per raggiungere gli obiettivi europei di diffusione della banda ultralarga.

Fondo connettività da 733 milioni

C’è da dire che il Governo ha inserito in Manovra fondi per 733 milioni di euro per finanziare un fondo Connettività per completare il Piano Italia 1 Giga.

La controversia si inserisce in un contesto di forte competizione nel settore delle telecomunicazioni, caratterizzato da anni di pressione sui prezzi e da investimenti infrastrutturali sovrapposti. Il dibattito sulla rete si è intensificato dopo la cessione, avvenuta lo scorso anno, della rete fissa di Tim a un consorzio guidato da KKR per circa 19 miliardi di euro. KKR è il principale azionista di FiberCop, con una quota di circa il 38%. Interpellati da Bloomberg, FiberCop, KKR, Infratel e Open Fiber hanno rifiutato di commentare.

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