5G, la Francia apre la banda 3.8-4.2 Ghz ad uso industriale. E in Italia?

Chiusa la consultazione ad hoc, l’Arcep, regolatore francese, ha aperto la banda 3.8-4.2 Ghz all’uso industriale da parte delle aziende. Laure de La Raudière, Presidente dell’Arcep, ha detto che “Gli operatori industriali hanno esigenze specifiche in termini di connettività; questa rappresenta una leva di competitività e innovazione per le aziende francesi. Con l’implementazione di questo quadro permanente per l’assegnazione delle frequenze che abilita il 5G privato, Arcep intende rispondere alle esigenze dell’industria, adattando nuovamente la propria offerta all’evoluzione del mercato”.

Come funziona

Le aziende interessate potranno chiedere fino a 100 Mhz di banda sotto forma di autorizzazione locale, per usi professionali e per un massimo di 10 anni.

E in Italia?

Si tratta di una bella scossa al segmento delle reti locali che potrebbe in qualche modo fungere da volano anche per il nostro paese, dove la banda 3.8-4.2 Ghz potrebbero finire sotto la lente dell’Agcom per i Vertical 5G che finora non sono ancora del tutto decollati.

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6G, Trump sceglie la banda 7 Ghz e valuta anche la 2.69-2.9 GHz e la 4.4-4.94 GHz

Il presidente Trump ha chiesto agli attuali utenti della banda 7 Ghz (7.125-7.4 GHz) di cominciare a pensare ad un trasloco dei loro servizi per liberare le frequenze per un completo utilizzo del 6G commerciale.

Obiettivo 7 Ghz

L’obiettivo, si legge in un memorandum della Casa Bianca, è liberare la banda 7 Ghz per il 6G nel giro dei prossimi 12 mesi.

Ma non è tutto, perché la Casa Bianca ha avviato uno studio urgente per altre due bande di spettro considerate critiche, vale a dire la banda 2.69-2.9 GHz e la 4.4-4.94 GHz nel quadro di in più ampio piano di riallocazione delle frequenze sempre in ottica 6G.  

  • Il Memorandum ordina al Segretario di Stato e agli altri membri dell’Amministrazione di promuovere la leadership americana nel 6G attraverso impegni diplomatici.

Vincere la gara 6G 

Il presidente Trump sta prendendo misure decisive per vincere la corsa globale al 6G.

  • Le reti 6G forniranno la base per far funzionare tecnologie all’avanguardia del prossimo decennio, tra cui IA, robotica, tecnologie impiantabili e molti altri progressi. Offrirà inoltre velocità di connessione molto più elevate, latenza ultra-bassa e maggiore capacità dati.
  • Il Working Families Tax Cuts Act del presidente Trump riflette l’impegno degli Stati Uniti a vincere la corsa al 6G e a essere leader globale nello sviluppo di tecnologie che si basano sul 6G, mettendo all’asta lo spettro necessario per le reti di prossima generazione.
  • Il piano di riallocazione dello spettro identificato in questo Memorandum darà alle aziende americane e alleate la certezza immediata di cui hanno bisogno riguardo a quali bande saranno disponibili per pianificare lo sviluppo della rete 6G.

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Tim, la conversione delle risparmio piace al mercato

Tim avvia la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, con concambio alla pari e un conguaglio in contanti di 12 centesimi per azione. L’operazione ha sostenuto il titolo in Borsa: le ordinarie hanno chiuso in rialzo del 2,6% e quelle di risparmio dell’8,6%.

Un miliardo sotto l’albero

La conversione è resa possibile dalla sentenza della Cassazione che ha riconosciuto a Tim un risarcimento di un miliardo di euro per il canone non dovuto del 1998. Risorse che arrivano sotto l’albero per Tim e che serviranno a finanziare i circa 720 milioni di euro necessari all’operazione, accompagnata da una riduzione del capitale sociale a 6 miliardi. Il 28 gennaio le assemblee dei soci saranno chiamate ad approvare la conversione e l’abbattimento del capitale, precisa la Repubblica.

Poste si diluisce, ma potrebbe risalire

In questo contesto, Poste — che per il momento anche per motivi Antitrust non dovrebbe entrare in Cda — si diluirà dal 27,4% a circa il 20% del capitale, ma potrebbe risalire in futuro conferendo l’attività di Poste Mobile in Tim, salvo un conguaglio in azioni.

Intanto per i soci Tim anche il 2026 si preannuncia ricco di sorprese. Ieri l’azienda ha ribadito agli analisti che, una volta perfezionata la vendita di Sparkle al Mef (70%) e ad Asterion (30%), metà dei 700 milioni di proventi (pari a 350 milioni) saranno ridistribuiti ai soci sotto forma di cedola o di buy back, con una cedola potenziale fino a 1,65 centesimi per azione.

Più difficile l’earn-out

Resta da capire, invece, come andrà a finire la questione dell’earn-out fino a 2,5 miliardi di euro legati a un’eventuale integrazione tra la rete passata a FiberCop e Open Fiber, che il consorzio guidato da Kkr dovrebbe riconoscere a Tim se entro il 31 dicembre 2026 si raggiungesse il closing della rete unica.

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Italia 1 Giga, come saranno usati i 733 milioni del Fondo Connettività? In arrivo studio AIIP su tutti i civici esclusi

I 733 milioni di euro che la Manovra ha destinato al Fondo di Connettività per il completamento del Piano Italia 1 Giga sono un’ottima notizia per la diffusione della banda ultralarga nel Paese. Una copertura a macchia di leopardo va assolutamente evitata, per scongiurare la presenza di buchi di connessione che escluderebbero intere zone del Paese dai nuovi servizi digitali del futuro, accessibili soltanto in presenza di reti ultraboradband.

Ma a questo punto, dopo il mantenimento in corner dei fondi ad hoc per completare il piano Italia 1 Giga con quattro anni di tempo in più, resta da capire in che modo saranno distribuiti.

La decisione del Governo

Il Governo ha deciso di usare una “facility” (Invitalia) per non restituirli all’Europa e promettere che si farà tutto in un anno e mezzo. Ma visto come è andata finora sembra alquanto difficile.

Si farà una nuova gara per la copertura dei 580mila civici rimasti scoperti dai lotti assegnati a Open Fiber?

Si farà un mega bando unico, oppure si possono pensare mini bandi regionali, per coinvolgere anche i piccoli player dopo il forfait di Open Fiber?

Quale ruolo sarà riservato al satellite di Starlink e ad altre tecnologie come l’FWA?

Ancora la classica mega gara?

La richiesta di alcuni player di mercato, fra cui l’AIIP, è di non fare la classica mega gara, anche se a quanto pare non ci sarà una nuova consultazione. Sarà direttamente il Dipartimento della Transizione Digitale con Invitalia e a decidere come procedere.

Quale ruolo per Open Fiber e Fibercop?

Alcuni punti, però, sembrano assodati. In primo luogo, dopo le difficoltà mostrate in due bandi passati (Italia 1 Giga e Piano BUL) il ruolo di Open Fiber sarà valutato, al netto dei problemi di manodopera e dell’aumento dei costi emersi in corso d’opera.

Tutto a Fibercop?

L’altro punto da capire è se dovremo dare tutto a Fibercop, l’altro player wholesale only della fibra, che però utilizzerebbe le solite imprese sistemiche che sono già in overload (per loro stessa ammissione). Oppure si potrà tentare di aprire il bando a operatori che hanno dei loro dipendenti e delle loro imprese fuori dal solito contesto “grandi imprese appaltatrici” (Sirti, Valtellina ecc) e che sarebbero quindi delle forze parallele aggiuntive?

Tra l’altro, pesa non poco la conflittualità fra i due player che in prospettiva nei desiderata della politica si dovrebbero unire in un unico soggetto, nonostante la presenza fra i rispettivi azionisti di soggetti pubblici (MEF da un lato e CDP dall’altro) che rappresentano la stessa parrocchia. Un paradosso che stride con il difficile avanzamento della banda ultralarga nel Paese ma anche sul lavoro di Infratel, il soggetto controllato da Invitalia che fa da arbitro e controllore nella partita Italia 1 Giga.

Italia 1 Giga, Zorzoni (AIIP): “Aprire la stagione dei bandi aperti su base provinciale”

“Dopo aver assistito al fallimento dell’approccio centralistico del bando BUL e dopo che il Piano Italia a 1 Giga è stato improntato a un’impostazione escludente, che ha ignorato il valore degli operatori ad alta vocazione territoriale, è ormai evidente che serve un cambio di paradigma. Ora che Invitalia è stata designata come facility per l’attuazione del Fondo Nazionale per la Connettività, si apra finalmente la stagione dei bandi aperti, su base provinciale, capaci di attivare tutte le energie produttive del Paese — a partire da quelle reti locali che, fuori dai riflettori, continuano a costruire connessioni reali con mezzi propri e personale interno”. Così il vicepresidente dell’AIIP Giovanni Zorzoni, che aggiunge: “A sostegno di questa transizione necessaria, il Centro Studi della Società Italiana Internet Provider metterà a disposizione di tutte le istituzioni uno studio indipendente, basato su dati verificabili, relativo ai civici esclusi dai precedenti piani: si tratta degli ultimi tra gli ultimi, i più complessi e onerosi da raggiungere, ma anche i più emblematici per comprendere dove lo Stato deve esserci. Solo partendo da questa fotografia reale, la politica potrà costruire un’azione coerente con la geografia della disconnessione, individuando non solo gli importi realmente necessari per completare la rete, ma anche il modello operativo più efficace per farlo”.

Lotti su base provinciale

Secondo l’Associazione, per raggiungere finalmente l’obiettivo di copertura, appare necessario un frazionamento dei lotti su base provinciale, incrementando la contendibilità degli stessi e permettendo di raggiungere gli obiettivi di copertura prefissati impiegando parallelamente tutta la manodopera a disposizione. Questo processo deve avvenire con regole di accesso trasparenti, che prevedano criteri semplici e aperti anche per i fornitori di dimensioni medio-piccole, evitando filtri, certificazioni o lungaggini che favoriscono solo i grandi attori.

Non operare in questa direzione contribuirebbe a ripercorrere gli errori precedenti per la terza volta.

In merito ai progetti di incentivo per la connettività annunciati in abbinamento alla tecnologia banda larga satellitare, è assolutamente necessario tenere in considerazione la neutralità tecnologica come previsto dal Regolamento Europeo per gli Aiuti di Stato (i.e. GBER), pena la procedura di infrazione che potenzialmente ne scaturirebbe. Sarebbe altresì opportuno prevedere dei meccanismi premianti per la connettività VHCN, in modo da rendere l’investimento quanto più efficace e longevo possibile. Non ultimo porre come condizione il rispetto di tutte le normative di settore, inclusa l’aderenza al Piracy Shield ed agli altri filtri di legge.

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Piano Italia 1 Giga in Manovra: a Invitalia i 700 milioni del Fondo connettività

Il Piano Italia 1 Giga, per le sue evidenti difficoltà, alcune dovute per l’aumento dei costi e in parte alla mancanza di mano d’opera, non potrà essere completato entro il 2026. Così il Governo ha dirottato una parte di risorse, circa 733 milioni di euro, in uno strumento finanziario proprio per provare a raggiungere l’obiettivo: questo Fondo Nazionale di Connettività entra nella Legge di Bilancio, in queste ore discussione al Parlamento. 

Oltre 700 milioni per completare il Piano banda ultra-larga nelle aree grigie

Nel dettaglio, il submendamento governativo riformulato e arrivati ieri in commissione Bilancio al Senato affida il Fondo Nazionale di Connettività di 733 milioni a Invitalia con l’obiettivo, quindi, di completare il Piano Italia 1 Giga e portare la banda ultra-larga (almeno 300 Mbit/s in download nell’ora di picco del traffico) nelle aree grigie del Paese.

Cosa cambia con l’affidamento a Invitalia?

Il subemendamento del governo introduce, così, un blocco di norme aggiuntive che rafforzano l’attuazione degli interventi PNRR dedicati alla connettività. Anzitutto aggiorna il quadro normativo vigente, prevedendo che i piani e i target già programmati possano essere adeguati non solo alla decisione UE vigente, ma anche a future decisioni del Consiglio europeo che modifichino milestone e obiettivi connessi all’investimento sulla banda ultralarga. Questo aggiornamento consente di rimodulare contributi e parametri contrattuali senza alterare il termine finale di esecuzione dei piani, eliminando inoltre il vincolo sul numero di civici da collegare. Contestualmente, al fine di garantire il completamento delle milestone M1C2-30 e M1C2-31, viene attribuita a Invitalia la possibilità di attuare l’investimento 7 del PNRR in materia di connettività attraverso una specifica convenzione con il Dipartimento per la trasformazione digitale, accelerando la registrazione degli atti di controllo. Per sostenere queste attività sono stati, quindi, stanziati oltre 733 milioni di euro dalle risorse PNRR dedicate alla connettività, includendo i costi di gestione riconosciuti a Invitalia entro un tetto massimo del 3%, con una corrispondente riduzione di fondi nella Missione 33 per l’anno 2026.

I vantaggi del Fondo di connettività

In questo modo, grazie al Nuovo Fondo di Connettività si potranno programmare due nuovi piani di copertura. “Il primo, con l’obiettivo di coprire circa 580mila civici sulla falsariga di Italia a 1 Giga, avrà il vantaggio temporale di non essere più vincolato al 2026 ma agli obiettivi europei del Digital decade, quindi al 2030”, aveva spiegato Alessio Butti, Sottosegretario all’Innovazione tecnologica, quando ha presentato il Fondo.

Insomma, quattro anni di tempo in più per raggiungere gli obiettivi del Digital Compass, usando i fondi del PNRR fino al 2030. Alla fine, un risultato che evidenza la capacità negoziale dell’Italia con la Ue e la volontà di concludere il Piano Italia 1 Giga.

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5G, avviata procedura per assegnazione frequenze 2.3 GHz, c’è tempo fino al 31 gennaio

Rete mobile, si assegnano le frequenze in alcune province italiane. Ecco la procedura

Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha lanciato un avviso per raccogliere manifestazioni di interesse sull’assegnazione temporanea di diritti d’uso di frequenze nella banda 2.3 GHz (2300-2400 MHz), rivolta a operatori di rete mobile (MNO) in specifiche province italiane. Ù

La scadenza per le istanze è fissata al 31 gennaio 2026, con l’obiettivo di ottimizzare l’uso dello spettro radio in un contesto competitivo e trasparente.
Le province coinvolte sono Milano (fino a 25 MHz disponibili, es. 2335-2360), Monza-Brianza (30 MHz, es. 2300-2330), Bologna (30 MHz, es. 2330-2360), Roma (15 MHz, es. 2315-2330), Napoli (50 MHz, es. 2300-2350) e Palermo (25 MHz, es. 2315-2340).​

L’invito a manifestare interesse

L’avviso, emanato dalla Direzione Generale per il Digitale e le Telecomunicazioni in collaborazione con l’Istituto Superiore delle Comunicazioni, prevede l’assegnazione di diritti d’uso delle frequenze fino a 20 MHz per provincia, in blocchi da 5 MHz accorpabili secondo la decisione CEPT ECCDEC(14)02.

Le frequenze saranno usate esclusivamente per servizi MFCN (Mobile/Fixed Communications Network), con durata fino al 31 dicembre 2029 e possibilità di revoca anticipata in caso di modifiche al Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF).

Il contributo è fissato a 122.674,907 euro per MHz/anno, parametrato alla popolazione interessata, senza impatto sui limiti nazionali di spettro per operatore.​

Il 5G e la banda 2.3 GHz

Le frequenze in questione riguardano la rete 5G: la banda 2.3 GHz rientra negli spettri mid-band ideali per 5G NR, offrendo un equilibrio tra copertura e capacità, simile alla n40 (2300 MHz) usata globalmente per alta velocità e bassa latenza.

In Italia, questa banda supporta l’espansione delle reti mobili oltre le bande già assegnate come 3.5 GHz (n78) e 700 MHz (n28), rispondendo a esigenze di densificazione urbana in aree ad alta domanda.​​

Le istanze vanno inviate via PEC a dgtelpec.mimit.gov.it con oggetto “Assegnazione temporanea banda 2.3 GHz“, dando priorità ai principi di concorrenza, non discriminazione e beneficio per i consumatori. Il Ministero potrà non procedere se non compatibile con tali criteri.​​

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Che 2026 sarà? Tra AI, mini-serie e monetizzazione

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Nel 2026, secondo le previsioni di Sensor Tower contenute nel report Predictions for the Digital Economy in 2026, l’economia digitale continuerà a crescere, anche se in modo più mirato rispetto agli anni scorsi.

Le stime della società di analisi e reporting indicano che, se alcune categorie consolideranno il proprio peso specifico all’interno dell’ecosistema digitale, altre (anche autentici big) rallenteranno o, se non altro, cambieranno funzione. Ne emerge un quadro in cui i modelli economici già affermati vengono messi alla prova su scala più ampia, non un nuovo ciclo espansivo che sembra sempre più difficile da sostenere considerando la saturazione del mercato.

L’area che gli analisti credono che potrà mostrare la più netta dinamica di espansione è quella – nessuno si sorprenderà – dell’AI generativa: nel 2026 la spesa consumer globale nelle relative app è infatti destinata a superare i 10 miliardi di dollari, sostenuta soprattutto dagli abbonamenti.

Il dato è rilevante per la sua distribuzione, poiché il tempo di utilizzo previsto supererà i 40 miliardi di ore annue, a rimarcare il passaggio dall’uso episodico dei chatbot e degli altri strumenti dell’intelligenza artificiale a un’abitudine all’insegna della costanza, tutti i giorni, quasi in utomatico.

In parallelo, il traffico web generato da strumenti di AI continuerà a crescere a ritmi molto elevati, pur restando inferiore, in volume, a quello della pubblicità a pagamento; la differenza in ogni caso si ridurrà in modo sensibile per una parte consistente dei siti di maggiore dimensione.

Per quanto riguarda il resto dell’ecosistema digitale, sembra che il 2026 sarà un anno di aggiustamenti. I formati pubblicitari tenderanno a privilegiare soluzioni meno costose e più stabili; i contenuti brevi manterranno un alto tasso di diffusione, senza assorbire tutto il tempo disponibile; il gaming mobile proseguirà lungo una traiettoria con meno crescita nei download e maggiore attenzione alla monetizzazione. Vediamo ora nel dettaglio i diversi punti toccanti dal rapporto.

L’AI generativa come abitudine

Nel 2026 l’AI generativa tenderà a occupare una posizione centrale nell’uso quotidiano delle app digitali, man mano che le pratiche sperimentali degli anni precedenti lasceranno spazio a comportamenti più stabili. Come si è visto, le previsioni di Sensor Tower indicano una spesa consumer globale sostenuta in larga parte da modelli in abbonamento, che diventeranno la forma prevalente di monetizzazione proprio perché favoriscono un rapporto continuativo con l’utente.

Nel corso dell’anno le app di AI generativa entreranno stabilmente tra le prime cinque categorie su mobile per download, fatturato e tempo complessivo di utilizzo, riflettendo sia l’ampliamento della base utenti sia la ripetizione degli stessi gesti. Visto che funzioni come la scrittura assistita, la sintesi di testi, la ricerca di informazioni e la generazione di immagini verranno offerte all’interno di ambienti applicativi unificati, l’esperienza tenderà a prolungarsi nel tempo, favorendo una maggiore propensione alla spesa.

Anche sul web l’impatto continuerà a rafforzarsi. Il traffico generato da strumenti di AI crescerà a ritmi elevati, con un incremento superiore al 130% su base annua, e per una quota rilevante dei principali siti statunitensi raggiungerà livelli comparabili a quelli di alcuni canali di acquisizione a pagamento.

Traffico, pubblicità e nuove intermediazioni

L’anno prossimo, la relazione tra il traffico e la pubblicità digitale passerà attraverso un riequilibrio che riguarderà soprattutto le fonti di accesso ai contenuti. Le previsioni del report indicano che il traffico web generato da strumenti di AI continuerà a crescere a ritmi sostenuti, con un incremento annuo superiore al 130%, pur restando complessivamente inferiore ai volumi prodotti dalla paid advertising. Poiché l’AI intercetta l’utente in una fase già avanzata del processo informativo, il traffico che genera tenderà a essere più qualificato, con una minore dispersione. Di conseguenza, nel 2026 i siti di grandi dimensioni inizieranno a valutare l’AI come vero e proprio “intermediario dell’attenzione”, capace di influenzare la visibilità dei contenuti in modo strutturale.

In questo contesto, il valore economico del traffico diventerà una variabile sempre più importante, perché quando cambia la modalità di accesso cambia pure la qualità delle visite (ad esempio utilizzando connessioni per Internet come quelle dei comparatori di SOSTariffe.it), tanto che una riduzione dei volumi può essere compensata da utenti più informati e più prossimi alla decisione finale.

Giochi e short drama

Sempre secondo il report, il prossimo anno gran parte della crescita dell’economia digitale passerà da prodotti che rinunciano all’idea di “grande esperienza” per puntare su un consumo più frammentato. Le app di short drama, le mini-serie che hanno conquistato mezzo mondo per la loro fruibilità immediata, con ogni probabilità supereranno le piattaforme tradizionali per numero di download globali, pur rimanendo al di sotto in termini di tempo complessivo di utilizzo. Si andrà dunque verso una diversa occupazione del tempo disponibile, in favore di contenuti brevi, facilmente accessibili, perfette per sessioni di pochi minuti; la loro diffusione sarà sostenuta da sistemi di monetizzazione semplici, spesso basati su micropagamenti e accessi progressivi, per ridurre la soglia di ingresso e favorire il consumo seriale (che, come sappiamo, è dietro a ogni prodotto e media di successo: ingolosire per proseguire e sapere come andrà a finire).

Poi c’è il gaming mobile, per il quale il 2026 confermerà un trend già visto e ormai consolidato, con i download globali che resteranno inferiori ai livelli raggiunti durante la fase pandemica – il massimo boom, per ovvi motivi, mai raggiunto da questo settore che costituisce una grossa fetta del fatturato mondiale di economia digitale – mentre i costi di acquisizione pagati dagli utenti continueranno a salire. I titoli che mostreranno maggiore capacità di tenuta saranno senz’altro quelli in grado di integrare pubblicità e monetizzazione in modo coerente, senza affidarsi a una crescita continua della base utenti che, ormai, non è sostenibile: il mercato da questo punto di vista è saturo, e chi non ha mai giocato sul proprio telefonino difficilmente comincerà a farlo proprio adesso.

L’attenzione delle case di produzione si sposterà quindi sulla valorizzazione nel tempo dei giocatori già acquisiti, ottenuto attraverso una combinazione di aggiornamenti frequenti, eventi speciali e meccaniche pensate per un uso prolungato. La parola d’ordine sarà “community” (ed è il motivo per cui ormai anche il più semplice dei giochi prevede un’interazione con altri utenti da ogni parte del mondo: insieme si gioca di più).

Il numero, decisamente elevato, di nuove uscite previste, in particolare su piattaforme come Steam, si tradurrà in un mercato sempre più affollato, con progetti non “monstre” ma più sobri e tempi di sviluppo più brevi, senza gli anni richiesti dai titoli tripla A. La sostenibilità economica, insomma, sarà legata a budget contenuti e a una gestione attenta delle risorse e a aspettative di rendimento calibrate: vietato fare il passo più lungo della gamba, insomma.

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Telemarketing selvaggio, AGCOM punta sui numeri brevi a tre cifre per fermare le frodi

AGCOM apre a una nuova misura contro le frodi telefoniche e il telemarketing aggressivo: l’uso di numerazioni brevi, a tre cifre, anche per le chiamate e i messaggi di teleselling e telemarketing legali.

La proposta è stata messa in consultazione pubblica per 45 giorni dalla Commissione Infrastrutture e Reti dell’Autorità, nella riunione del 17 dicembre, attraverso una modifica del Piano di numerazione nazionale.

Telemarketing selvaggio sempre più aggressivo

L’iniziativa nasce in un contesto di mercato segnato da un uso sempre più aggressivo del contatto telefonico verso i consumatori, spesso collegato a tentativi di frode. Al centro del fenomeno c’è il CLI spoofing, la tecnica che consente di falsificare il numero del chiamante, rendendo difficile risalire all’autore della chiamata e aggirando le norme su privacy e Registro delle opposizioni.

Telemarketing selvaggio, bloccate 7,4 mln chiamate al giorno

Negli ultimi mesi AGCOM ha già rafforzato il quadro regolatorio. Con le delibere 106/25/CONS e 271/25/CONS l’Autorità ha imposto agli operatori l’obbligo di bloccare le chiamate illecite provenienti dall’estero che simulano numerazioni fisse o mobili italiane, chiarendo anche le responsabilità di controllo nel caso di traffico VoIP originato sul territorio nazionale.

Le misure, pienamente operative dal 19 novembre, secondo AGCOM hanno prodotto risultati estremamente positivi. Secondo i primi dati sono state bloccate 7,46 milioni di telefonate al giorno secondo il dato comunicato dai quattro principali operatori (Tim, Vodafone-Fastweb, WindTre e Iliad).

Il problema dei numeri esteri

Il sistema di filtraggio ha infatti consentito di bloccare in modo significativo il flusso di chiamate fraudolente con numerazione nazionale e, per la prima volta, di misurare in modo oggettivo l’ampiezza del fenomeno illegale. Come spesso accade, però, l’effetto collaterale è stato uno spostamento del traffico illecito verso numerazioni estere, che non possono essere bloccate dagli operatori per via degli obblighi di interconnessione e interoperabilità internazionale delle reti.

Numeri a tre cifre per il teleselling e telemarketing

In questo scenario, l’Autorità ritiene che i consumatori siano oggi più protetti dalle frodi che simulano chiamate da numeri italiani e, allo stesso tempo, più diffidenti verso chiamate provenienti da numeri esteri sconosciuti. Per completare il quadro delle tutele, AGCOM propone ora di consentire ai call center e agli operatori che operano nel rispetto delle regole di utilizzare numerazioni brevi italiane anche per il teleselling e il telemarketing.

Si tratta di numeri a tre cifre, già utilizzati per servizi di assistenza clienti o numerazioni senza oneri per l’utente, che oggi non possono essere impiegati per chiamate in uscita. L’idea è renderli immediatamente riconoscibili per i cittadini e associabili a soggetti certi e identificabili, riducendo il rischio di confusione sull’identità del chiamante.

Secondo AGCOM, l’uso di numerazioni brevi contribuirebbe a rafforzare la fiducia degli utenti nei confronti delle imprese che li contattano, aumentando la trasparenza e distinguendo in modo netto le attività legali da quelle fraudolente o aggressive. Un ulteriore elemento di sicurezza è legato al fatto che questi numeri non possono essere replicati dall’estero, rendendo più difficile il loro utilizzo per finalità illecite.

La consultazione pubblica servirà ora a raccogliere osservazioni da operatori, associazioni e stakeholder, per valutare l’impatto concreto della misura e definire le modalità operative di un possibile cambiamento che potrebbe incidere in modo significativo sul mercato del telemarketing e sulla tutela dei consumatori.

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Cosa sono le Superfici Intelligenti Riconfigurabili (RIS)

Le Superfici Intelligenti Riconfigurabili (Reconfigurable Intelligent Surfaces – RIS) rappresentano una delle principali innovazioni previste per le reti di comunicazione di nuova generazione. Si tratta di un paradigma tecnologico che trasforma l’ambiente radio da elemento passivo a componente attivo e programmabile, capace di modificare dinamicamente le caratteristiche del canale di propagazione.

Questa tecnologia è oggetto di studio e standardizzazione da parte di organismi internazionali, come l’ETSI, che ne riconoscono il potenziale nel ridisegnare l’architettura dei sistemi wireless, le tecniche di accesso e i protocolli di rete.

Principi di funzionamento e tecnologie

Le RIS si basano su un insieme di unità elementari (unit cells), ciascuna progettata per interagire con le onde elettromagnetiche incidenti. L’innovazione risiede nella possibilità di riconfigurare dinamicamente queste unità attraverso segnali di controllo, trasformando la superficie in un nodo di rete programmabile. Ogni unità può essere configurata in modo da modificare parametri quali: riflessione e rifrazione del segnale, focalizzazione e collimazione, modulazione e assorbimento.

Il controllo avviene tramite un RIS controller, che invia segnali di configurazione dinamici o semi-statici. In questo modo la superficie diventa un nodo di rete programmabile, capace di adattare l’ambiente radio alle esigenze del sistema.

Aspetti tecnologici

Metamateriali e metasuperfici: le unit cells sono realizzate con materiali ingegnerizzati che consentono proprietà elettromagnetiche non ottenibili con materiali convenzionali.

Controllo elettronico digitale: la configurazione delle unità può avvenire tramite circuiti integrati, MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems) o semiconduttori, permettendo tempi di risposta rapidi.

Gestione centralizzata e distribuita: il RIS controller può operare in modalità centralizzata (coordinato dalla rete) o distribuita (con logiche locali di adattamento).

Funzionalità avanzate: oltre a riflessione e rifrazione, le RIS possono implementare beamforming passivo, cancellazione di interferenze, modulazione del segnale e persino funzioni di sicurezza fisica del canale.

Integrazione con AI e edge computing: algoritmi di apprendimento automatico possono ottimizzare la configurazione delle superfici in tempo reale, riducendo latenza e migliorando resilienza.

Questi elementi rendono le RIS una tecnologia flessibile e scalabile, capace di adattarsi a diversi scenari di rete e di evolvere insieme agli standard futuri.

Impatti sul design dei sistemi wireless

L’introduzione delle RIS comporta un cambiamento radicale nei paradigmi di progettazione.

Canale programmabile: il canale non è più un vincolo fisico da subire, ma una risorsa da modellare.

Ottimizzazione delle prestazioni: possibilità di migliorare copertura, capacità e affidabilità senza ricorrere a infrastrutture costose.

Nuove opportunità di innovazione: protocolli di accesso e architetture di rete dovranno integrare la gestione delle RIS come entità di sistema.

Vantaggi tecnologici ed economici

Le RIS si distinguono per una serie di benefici.

Basso costo di implementazione: l’utilizzo prevalente di componenti passivi riduce la necessità di amplificatori e circuiti complessi.

Efficienza energetica: l’assenza di elementi attivi comporta consumi ridotti, favorendo la sostenibilità delle reti.

Compatibilità con la sicurezza elettromagnetica: non essendo sorgenti attive di emissione, le RIS non incrementano l’esposizione ai campi elettromagnetici (EMF).

Scalabilità: possono essere integrate in ambienti urbani, edifici e infrastrutture senza impatti significativi sui costi operativi.

Applicazioni e scenari d’uso

Le RIS aprono prospettive concrete in molteplici ambiti delle telecomunicazioni.

Reti mobili 5G e 6G: estensione della copertura in aree urbane dense e ambienti indoor complessi, riduzione delle zone d’ombra e miglioramento della qualità del segnale, nonché supporto a servizi ad alta capacità come realtà aumentata/virtuale e comunicazioni olografiche.

Internet of Things (IoT): ottimizzazione della connettività per dispositivi a basso consumo energetico, miglioramento dell’affidabilità delle comunicazioni in ambienti industriali, nonché possibilità di gestire reti massive con milioni di sensori distribuiti.

Comunicazioni veicolari (V2X): supporto alla mobilità con canali adattivi e affidabili, miglioramento della sicurezza stradale grazie a collegamenti stabili tra veicoli e infrastrutture, nonché integrazione con sistemi di guida autonoma e smart mobility.

Smart cities e infrastrutture critiche: installazione di RIS su edifici, ponti e gallerie per garantire continuità di servizio, ottimizzazione della connettività in spazi pubblici e aree ad alta densità di utenti, nonché supporto a servizi di pubblica utilità (videosorveglianza, monitoraggio ambientale, gestione energetica).

Ambiti specializzati: ambienti industriali: miglioramento delle comunicazioni wireless in fabbriche e impianti produttivi, sanità digitale: supporto a reti di sensori biomedicali e telemedicina, nonché difesa e sicurezza in scenari tattici per comunicazioni resilienti e sicure.

Sfide e prospettive

Nonostante i vantaggi, l’adozione delle RIS comporta alcune importanti sfide.

Standardizzazione: definizione di interfacce e protocolli comuni per l’integrazione nei sistemi esistenti.

Controllo e gestione: sviluppo di algoritmi efficienti per la configurazione dinamica delle superfici.

Interoperabilità: necessità di garantire compatibilità con diverse tecnologie di accesso radio.

Sicurezza e affidabilità: protezione dei meccanismi di controllo da attacchi e malfunzionamenti.

Le prospettive di ricerca includono l’uso di intelligenza artificiale per la gestione autonoma delle RIS e l’integrazione con architetture di edge computing, al fine di ridurre la latenza e migliorare la resilienza delle reti.

Conclusioni

Le Superfici Intelligenti Riconfigurabili rappresentano una tecnologia abilitante per le reti del futuro. Grazie alla loro capacità di trasformare l’ambiente radio in un attore intelligente e programmabile, esse aprono la strada a nuove soluzioni di connettività, più efficienti, sostenibili e scalabili.

Il loro sviluppo e la loro standardizzazione saranno determinanti per l’evoluzione delle reti 6G e per l’abilitazione di scenari avanzati come le smart cities, l’IoT massivo e le comunicazioni veicolari.

Scenario di utilizzo delle Superfici Intelligenti Riconfigurabili (RIS)

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Frequenze TLC, cosa vogliono le non-Telco: da Starlink a Kuiper

Non soltanto le telco hanno partecipato alla consultazione Agcom sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. Anzi, il drappello delle non-telco è molto nutrito e ha avanzato richieste spesso e volentieri ben diverse da quelle degli operatori, che si sono concentrati sul rinnovo non oneroso delle licenze in scadenza in cambio di investimenti in 5G standalone. Ma cosa hanno chiesto gli operatori satellitari? Partiamo da loro, da Starlink, l’operatore di Elon Musk che fa capo a SpaceX, e da Kuiper (da poco ribattezzato Amazon LEO), l’operatore satellitare di Jeff Bezos che fa capo ad Amazon.  

Le richieste di Starlink: la difficile convivenza con gli operatori FWA in banda 28 Ghz

Starlink, si legge nel suo contributo alla consultazione Agcom, è contraria ad una proroga tout court delle licenze in banda 28 Ghz e accusa gli operatori FWA di discriminarne l’accesso e chiede un’audizione all’Agcom per esporre nel dettaglio le “criticità riscontrate nell’ottenimento delle frequenze necessarie”. Le richieste di Starlink Italy, rappresentate dall’avvocato Eugenio Prosperetti, si concentrano in particolare sulla banda 28 Ghz. ”Starlink auspica che qualsivoglia assegnazione e rinnovo della banda 28 Ghz sia condizionato a obblighi e condizioni che rendano veloce ed efficace il coordinamento tra operatori FWA e operatori satellitari richiedenti stipulando accordi di coordinamento che indirizzino future richieste ed esigenze di coordinamento (es. installazione di nuovi gateways o spostamento dei medesimi)”, si legge nel parere di Starlink alla consultazione.  

Starlink discriminata dagli operatori FWA?

Starlink lamenta di dover attendere mesi, stando poi ai tempi e alle disponibilità dell’operatore FWA per poter coordinare un gateway. “Questo ha un impatto devastante” che di fatto “nega il servizio a decine di migliaia di utenti Starlink e spesso tali utenti sono situati in zone dove non ci sono altre opzioni per la banda larga”, si legge. L’operatore che fa capo a Elon Musk, a questo proposito, propone di rendere facoltativa la risposta negativa o mancata alla richiesta da parte dell’operatore terrestre, come accade in altri paesi europei.

Inoltre, Starlink chiede anche la realizzazione di un catasto delle frequenze, con la disponibilità di tutti gli impianti presenti sul territorio. “Una volta richiesto il coordinamento, se esso non viene portato a termine in tempi ragionevoli, dovrebbe comunque essere rilasciata la licenza d’uso delle frequenze” da parte del Mimit, aggiunge.

Starlink non detiene (per ora) licenze esclusive

Si ricorda che i detentori legittimi delle frequenze in banda 28 Ghz sono gli operatori FWA che se le sono aggiudicata, fra cui Eolo, TIM, Open Fiber. Starlink non detiene attualmente licenze esclusive per l’uso della banda 28 GHz in Italia e deve quindi coordinarsi – per evitare interferenze – con i detentori delle frequenze per usare la banda, che ha una destinazione d’uso co-primaria (paritaria) fra uso terrestre FWA e uso satellitare.

In passato, Starlink aveva avuto un contenzioso con Tim sull’uso della banda 28 Ghz poi superato con la mediazione del Mimit.  

Kuiper sulla stessa linea di Starlink: chiesto obbligo di coordinamento

C’è da dire che anche Kuiper (ribattezzata Amazon LEO), l’operatore satellitare in orbita bassa di Amazon, è sulla stessa linea di Starlink. Pur non avendo ancora avviato il suo servizio commerciale in Italia (potrebbe partire nel 2026), Kuiper mette le mani avanti e chiede una maggior trasparenza e velocità nei processi di condivisione della banda 28 Ghz da parte degli operatori FWA, che la detengono. “L’attuale approccio al coordinamento in vigore in Italia consiste nel richiedere all’operatore FSS (Fixed-Satellite Service) come – Kuiper e Starlink ndr – di passare prima attraverso il coordinamento bilaterale con l’operatore FS (Fixed Service) cui è stato assegnato l’uso di parti di banda 28 Ghz, e di poter ricorrere all’intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy solo dopo un manifesto fallimento dei tentativi di coordinamento bilaterale”, si legge ancora. Ma in questo contesto, aggiunge Kuiper, “l’intervento del Ministero risulta spesso tardivo rispetto alle esigenze degli operatori”. Il coordinamento bilaterale, chiude Kuiper, dovrebbe avvenire in buona fede e chiudersi entro un limite massimo di 30 giorni.

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