Gli smartphone (e Apple) tornano a crescere

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il quadro del mercato smartphone nel 2025 mostra, a quanto sembra dai dati, un settore che ha ritrovato continuità. La domanda procede con un passo più sicuro rispetto al recente passato e le stime per l’anno, secondo i rilevamenti dell’ultimo report di Counterpoint Research, dimostrano un incremento moderato ma costante delle spedizioni globali. In questo contesto di normalizzazione emerge un cambiamento di quelli che fanno sensazione, perché Apple si avvia a chiudere l’anno in posizione di leadership.

È la prima volta dopo un lungo periodo in cui Samsung sembrava impossibile da detronizzare; la crescita registrata dai modelli lanciati nell’autunno 2025, in particolare dalla nuova serie iPhone 17, ha rappresentato una leva decisiva. Le rilevazioni delle settimane successive al debutto confermano un interesse solido nei principali mercati: gli Stati Uniti mostrano un’accelerazione più marcata rispetto alle generazioni recenti, mentre in Cina e Giappone la curva delle vendite rimane ben orientata.

Il risultato si lega a vari fattor. Il ciclo di aggiornamento degli utenti ha ripreso slancio dopo il rallentamento fisiologico degli ultimi due anni, le nuove configurazioni di memoria e la rimodulazione dei prezzi hanno trovato un loro equilibrio, il lavoro sulla distribuzione ha ridotto alcuni margini di incertezza che avevano frenato la domanda in cicli precedenti. L’introduzione dell’iPhone Air, con un profilo intermedio che amplia l’offerta senza creare sovrapposizioni, ha dato un contributo misurabile, soprattutto nei paesi in cui il pubblico si orienta verso modelli che privilegiano rapporto tra prestazioni e costo.

Nel frattempo il clima industriale offre una cornice relativamente stabile. Le tensioni commerciali che avevano inciso sulla logistica nel biennio precedente si sono attenuate e la filiera risponde con maggiore regolarità alle esigenze di approvvigionamento. Questi elementi, combinati con una domanda più matura e una presenza più solida nei mercati emergenti, costruiscono per Apple un percorso di crescita, e il sorpasso previsto per la fine di 2025 riflette un insieme organico di condizioni favorevoli, ideali da abbinare a uno dei piani mobili che si possono comparare su SOSTariffe.it.

Pieghevoli e anniversari in vista

L’evoluzione della gamma iPhone nel biennio 2025-2026 introduce un’impostazione diversa rispetto ai cicli precedenti. La serie 17 ha inaugurato un’organizzazione più flessibile dell’offerta; il modello Air, inserito in posizione mediana, ha ridotto il divario percepito tra le varianti base e le versioni Pro, fornendo un punto d’ingresso pensato per chi vuole prestazioni solide senza il carico di funzioni specialistiche. La struttura crea spazio per un ampliamento della linea nei mesi successivi. Il 2026 vedrà l’arrivo dell’iPhone 17e, seconda incarnazione della serie “e”, destinata a rafforzare la presenza di Apple nel segmento che tende a crescere più velocemente nei mercati emergenti. Il progetto risponde a un’esigenza precisa, quella di intercettare utenti che aspirano al passaggio all’ecosistema Apple grazie a un investimento più contenuto, pur mantenendo aggiornamenti regolari e un supporto software lungo.

A questa espansione si aggiunge un percorso tecnologico che Apple prepara da tempo e che troverà un punto di svolta con il primo iPhone pieghevole, indicato per la seconda metà del 2026. Lo sviluppo della categoria è stato prudente; la scelta di entrare più tardi rispetto alla concorrenza nasce da valutazioni sulla durabilità delle cerniere, sulla qualità degli schermi flessibili e sull’integrazione tra hardware e software.

Il risultato atteso è un dispositivo orientato alla fascia alta, con un ruolo complementare rispetto alla serie tradizionale. Parallelamente, l’arrivo previsto del primo modello “flip” entro il 2027 completerà la presenza di Apple nell’unico segmento premium che mostra una crescita strutturale.

Nel 2027 cadrà anche il ventesimo anniversario dell’iPhone, occasione che Apple intende utilizzare per rinnovare l’aspetto del dispositivo. Le informazioni disponibili al momento indicano un ridisegno più profondo rispetto agli ultimi cicli, sia nelle linee esterne sia nell’organizzazione interna dei componenti.

Cosa succede in Corea

In questo 2025 Samsung sta affrontando una fase di transizione che unisce risultati solidi e qualche limite strutturale. L’azienda mantiene una posizione forte in molti mercati, sostenuta da una filiera produttiva che reagisce con prontezza alle variazioni dei costi e alle oscillazioni della domanda. La nuova impostazione della serie A, più curata nella definizione delle specifiche e più aggressiva nel rapporto tra prezzo e prestazioni, sta ottenendo una buona risposta in regioni come India, Sud-Est asiatico e Medio Oriente; queste aree mostrano un dinamismo superiore alla media globale e rappresentano una componente stabile della crescita di Samsung. Anche i mercati maturi restano rilevanti, grazie alla fidelizzazione accumulata negli anni e alla continua richiesta di dispositivi premium, soprattutto tra gli utenti che apprezzano i foldable e i modelli della serie S.

Tuttavia, il passo tenuto da Apple nel 2025 crea uno scarto difficile da colmare; i dati sulle spedizioni mostrano una differenza che non dipende da un singolo fattore, ma da una combinazione di scelte commerciali, tempi di rinnovo e variazioni nel comportamento dei consumatori. Samsung conserva un margine competitivo nei segmenti medio-alti e nei dispositivi pieghevoli, dove ha investito con continuità e dove può contare su una riconoscibilità che altri produttori non hanno ancora consolidato; resta però esposta alla pressione crescente dei marchi cinesi nelle fasce di prezzo inferiori, settore che richiede cicli di aggiornamento più rapidi e una flessibilità nella supply chain che non sempre si concilia con la complessità industriale di un gruppo globale come Samsung.

Il 2026 porterà nuovi problemi da risolvere, legati al costo dei componenti, in particolare della memoria. L’aumento previsto influenzerà soprattutto i dispositivi destinati al pubblico più sensibile al prezzo; Samsung di certo dispone degli strumenti per gestire questa fase, ma dovrà bilanciare con attenzione margini, volumi e posizionamento per evitare un rallentamento ulteriore.

La situazione dei competitor

I principali produttori cinesi si trovano in una situazione complessa che alterna prospettive di crescita e spinte in direzione opposta. Xiaomi, vivo, OPPO e Transsion hanno consolidato una presenza di tutto rispetto in numerosi mercati extra-cinesi; l’espansione in India, Sud-Est asiatico, Africa e America Latina ha garantito una base di utenti piuttosto ampia e diversificata. In queste regioni, la combinazione di prezzi contenuti e dotazioni tecniche generose continua a rappresentare un vantaggio competitivo; l’offerta dei produttori cinesi appare spesso meglio calibrata rispetto ai bisogni dei consumatori locali, che favoriscono dispositivi equilibrati e aggiornati con regolarità.

La situazione interna, però, presenta diversi ostacoli. La domanda in Cina procede con lentezza e risponde in modo irregolare alle nuove uscite; inoltre, le tensioni nella supply chain incidono sui costi dei componenti, soprattutto nel comparto della memoria LPDDR4. L’aumento dei prezzi crea pressioni dirette sul segmento di fascia bassa, settore in cui questi marchi costruiscono una parte essenziale dei propri volumi. Così, le previsioni per il 2026 indicano una crescita limitata, stimata intorno all’1,7% per i quattro principali OEM cinesi.

Per rispondere a questa fase, le aziende stanno spostando l’attenzione verso modelli di fascia media e superiore; investono in funzioni avanzate di fotografia computazionale, in piattaforme AI dedicate e in pieghevoli dal prezzo più accessibile. L’obiettivo è costruire un’identità più solida e ridurre la dipendenza dai volumi, puntando su una marginalità meno vulnerabile alle oscillazioni dei costi.

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La rete 5G in Lettonia convertita in una rete di sensori meteo

Skyfora e LMT stanno mostrando quella che descrivono come la prima griglia di osservazione meteorologica GNSS in Europa, in tempo reale, con aggiornamenti rapidi e risoluzione chilometrica.

LMT Defence è specializzata nella tecnologia del settore della difesa, mentre Skyfora si descrive come un’azienda che “spinge i confini dell’innovazione meteorologica”.

La dimostrazione: 5G meteo

La dimostrazione a cui hanno lavorato congiuntamente è stata presentata durante la Digital Backbone Experimentation (DiBaX) della NATO, scrive il sito specializzato Telecoms.com. Si basa sulla rete 5G di LMT e su altri ricevitori GNSS in Lettonia. Invece di installare nuove stazioni meteorologiche, la tecnologia di Skyfora ha l’obiettivo di trasformare i ricevitori GNSS esistenti presso i siti 5G in sensori meteorologici ad alta precisione.

Questo converte la rete di telecomunicazioni in una “densa griglia di osservazione atmosferica” ​​che fornisce aggiornamenti continui con una risoluzione su scala chilometrica.

La rete 5G ti dice come evolve il meteo

Per la dimostrazione, i siti 5G di LMT si sono collegati al Weather Engine di Skyfora e hanno trasmesso in streaming misurazioni continue dell’umidità ricavate da piccoli ritardi nei segnali GNSS durante il loro passaggio nell’atmosfera. Il risultato finale è una panoramica di come tempeste, precipitazioni estreme, rischi di alluvione e stress termico stiano emergendo ed evolvendo.

“Stiamo trasformando le attuali torri 5G nella rete di osservazione meteorologica più densa al mondo, con un aggiornamento software”, ha detto Fredrik Borgström, CEO di Skyfora. “Con osservazioni approfondite e in tempo reale dell’umidità atmosferica, i modelli meteorologici basati sull’intelligenza artificiale possono finalmente raggiungere la precisione che i settori della difesa, delle infrastrutture critiche, dell’energia e di altri settori interessati dalle condizioni meteorologiche attendevano”.

La rete come un sensore fonte di intelligence meteorologica

Armands Meirāns, Responsabile Ricerca e Sviluppo di LMT Defence, ha aggiunto: “Per LMT, questo progetto dimostra come la nostra rete agisca come un sensore, trasformando l’infrastruttura esistente in una fonte di intelligence meteorologica ad alta risoluzione e in tempo reale. Insieme a Skyfora, stiamo trasformando l’innovazione all’avanguardia in soluzioni pratiche e a duplice uso che creano nuovo valore per la difesa, l’energia, le infrastrutture critiche e altri settori sensibili alle condizioni meteorologiche”.

Il punto fondamentale della proposta è che, integrando la tecnologia meteorologica GNSS di Skyfora nelle reti 5G, gli operatori possono convertire la propria infrastruttura in un sistema di raccolta di informazioni meteorologiche e climatiche.

Benefici nella prevenzione di fenomeni climatici estremi

Questo può avere benefici in termini di migliore consapevolezza della situazione per la pianificazione e le operazioni delle missioni di difesa, allerte più tempestive e precise per tempeste, inondazioni improvvise e stress termico sulle città, e previsioni a breve termine per le reti eoliche, solari ed elettriche.

In altre parole, le stazioni radiobase vengono trasformate in una rete di scanner meteorologici 3D.

La tecnologia convalidata estrae vapore acqueo e altri dati meteorologici in un flusso continuo dai ritardi del segnale GPS atmosferico (e di altri sistemi GNSS come Galileo). Di conseguenza, Skyfora fornisce un aumento di mille volte dei dati meteorologici e una vista tomografica 3D completa delle aree coperte dalla rete di telecomunicazioni, potenziando le soluzioni di previsione meteorologica basate sull’intelligenza artificiale con una precisione e capacità predittive senza precedenti. Secondo l’azienda, questo stabilisce un nuovo standard per l’accuratezza e la fruibilità delle previsioni meteorologiche.

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Digitale Ue al bivio, le richieste della industry Tlc (Report ConnectEurope)

L’economia digitale europea si trova ad un bivio e la capacità di innovare e incrementare la nostra produttività è in gioco di fronte allo strapotere di Usa e Cina. La nostra regolazione deve tenere conto della crescente domanda di connettività ultrabroadband per rispondere alle richieste di cittadini e aziende.

Per ristabilire la competitività della Ue servono alcuni interventi decisivi sul fronte regolatorio nel settore Tlc. E’ quanto emerge dal report 2025 “A semplification agenda for European Telecoms” realizzato da Arthur D. Little per conto di ConnectEurope.

Gli obiettivi del Digital Decade

Gli obiettivi del Digital Decade della Commissione Ue, rilanciati dal Rapprot Lett e dal Rapporto Draghi e dal più recente “Competitiveness Compass” di Bruxelles, sono basati su quattro pilastri, si legge nell’exectuive summary del Rapporto.

Digital skills

sviluppo di infrastrutture digitali sicure

digitalizzare il business

Trasformazione dei servizi pubblici

Tuttavia, gli operatori di telecomunicazioni europei stanno registrando la crescita più bassa tra gli operatori digitali, nonostante investimenti (CAPEX) e valore attribuiti al settore relativamente più elevati. Rispetto ai competitor globali, in particolare in Nord America e Asia, gli operatori di telecomunicazioni europei hanno registrato performance inferiori rispetto ai principali indicatori di performance. Ad esempio, la crescita del fatturato degli operatori di telecomunicazioni europei è rimasta invariata dal 2014 al 2023, mentre altri mercati hanno registrato una crescita del fatturato superiore al 3% annuo.

Inoltre, la capitalizzazione di mercato degli operatori di telecomunicazioni non europei è cresciuta dell’1-2% annuo, mentre la capitalizzazione di mercato degli operatori di telecomunicazioni europei è diminuita di quasi il 2% annuo.

Digitale, le richieste delle telco Ue

1. Semplificare e allineare le normative per riflettere le moderne esigenze dei consumatori

• Snellire gli obblighi che si sovrappongono fra loro, basandosi su norme orizzontali a tutela dei consumatori (ad esempio, GDPR, CRD) anziché su norme settoriali duplicate.

• Concentrare le norme contrattuali su informazioni che consentano confronti significativi, non su dettagli tecnici.

• Eliminare le norme settoriali sulla protezione dei dati abrogando la Direttiva ePrivacy e consolidando il principio di riservatezza delle comunicazioni, come unico elemento settoriale rimanente, nell’ambito della legislazione di armonizzazione (ad esempio, GDPR o DNA).

• Escludere le offerte B2B dagli obblighi di tutela dei consumatori previsti dall’EECC, riconoscendone la natura e le esigenze specifiche.

2. Garantire condizioni di concorrenza pari tra servizi equivalenti

• Estendere gli obblighi chiave, come il diritto di cambio di fornitore e la riservatezza delle comunicazioni, ad altri fornitori digitali che offrono servizi funzionalmente equivalenti (ad esempio Whatsapp ndr).

• Chiarire la neutralità della rete per favorire l’innovazione:

• Consentire un quadro normativo più flessibile, in linea con le autorità di regolamentazione pro-innovazione (ad esempio, Ofcom).

• Creare una whitelist di servizi specializzati autorizzati per offrire certezza del diritto.

• Riflettere la più ampia catena del valore digitale, garantendo che gli obblighi si applichino equamente a tutti gli attori chiave, come i sistemi operativi, per un’esperienza di consumo uniforme lungo tutta la catena del valore digitale e i vari attori.

3. Armonizzare l’implementazione e ridurre la frammentazione nell’Ue

• Utilizzare un regolamento anziché una direttiva per garantire un’applicazione coerente delle norme di tutela dei consumatori in tutti gli Stati membri ed evitare il gold-plating nazionale.

• Rafforzare il coordinamento a livello UE e il supporto istituzionale per allineare le pratiche di applicazione e ridurre le divergenze e gli obblighi aggiuntivi da parte degli Stati membri.

• Accelerare e semplificare l’applicazione di norme armonizzate per supportare esperienze coerenti per i consumatori e servizi transfrontalieri efficienti.

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5G, l’asta del 2019 in Germania irregolare va rifatta. Ma oggi le frequenze valgono meno

Clamoroso il Germania. L’asta tedesca per l’assegnazione delle frequenze 5G che si è tenuta nel 2019 va rifatta.  

La BundesNetzAgentur (BNetzA), l’Agcom tedesca, sarà costretta a riesaminare l’asta dello spettro 5G della Germania del 2019 dopo la sconfitta in tribunale, che ha imposto di rivedere le condizioni di assegnazione delle frequenze per l’eccessivo condizionamento politico subito dal regolatore all’epoca, in particolare dal Ministero dei Trasporti di Berlino. Ma oggi le frequenze valgono molto meno di 6 anni fa.

Cosa succederà?

Saranno assegnate a prezzi più contenuti?

Ancora non è chiaro.

La nota della BNetzA

“L’Agenzia Federale per le Reti prevede che le reti mobili in Germania continueranno a espandersi rapidamente. Sia la decisione di assegnazione delle frequenze 5G che le attuali assegnazioni di frequenze alle aziende rimarranno valide finché non saranno revocate o modificate dall’Agenzia Federale per le Reti”, ha aggiunto. BNetzA ha osservato che le regole per l’assegnazione delle frequenze nelle bande di spettro 2GHz e 3,6GHz “devono essere riconsiderate. Il processo sarà obiettivo, trasparente e non discriminatorio. Dopo aver valutato la motivazione scritta del Tribunale Amministrativo Federale, l’Agenzia Federale per le Reti riprenderà il procedimento”.  (Qui la nota in tedesco).

Le telco tedesche chiedono di cambiare le regole

L’associazione che rappresenta le telco tedesche Breko lo ha descritto come un “duro colpo per la BNetzA”.

Ha aggiunto che BNetzA deve adottare misure efficaci per rafforzare la concorrenza nelle comunicazioni mobili in fase di riassegnazione delle frequenze. Breko ha affermato che il mercato si è evoluto da quando si è tenuta l’asta nel 2019, con prodotti ibridi e bundle di telefonia mobile e fissa che hanno acquisito un’importanza significativa e con discussioni in corso sul consolidamento tra gli operatori di rete mobile.

L’autorità di regolamentazione deve ora ridefinire retroattivamente il quadro normativo che all’epoca sosteneva l’asta delle frequenze. “Riavvieremo tempestivamente il processo di assegnazione delle frequenze 5G per garantire alle aziende certezza del diritto e affidabilità nella pianificazione il più rapidamente possibile”, ha sottolineato il responsabile dell’agenzia Klaus Müller.

5G, le regole dell’asta vanno rifatte

L’autorità di regolamentazione tedesca delle telecomunicazioni, Bundesnetzagentur, nota come BNetzA, deve ridefinire il quadro normativo che ha sostenuto l’asta per le frequenze 5G del 2019. Questo dopo che il Tribunale Amministrativo Federale di Lipsia ha respinto il ricorso presentato da BNetzA dopo aver perso la causa intentata dagli operatori di rete Freenet ed EWE Tel presso il Tribunale Amministrativo di Colonia lo scorso anno.

Il tribunale di Colonia aveva stabilito che le condizioni per l’asta delle frequenze erano state stabilite illegittimamente. I giudici hanno riscontrato che il Ministero Federale dei Trasporti aveva influenzato i termini e le condizioni delle licenze, compromettendo così l’indipendenza dell’autorità federale di Bonn. All’epoca, il Ministero dei Trasporti era guidato da Andreas Franz Scheuer, del partito dell’Unione Cristiano Sociale (CSU).

Perché è stata intentata la causa?

La Germania ha condotto una delle aste di spettro più costose per il 5G nel 2019 e ha dovuto tenerla più tardi rispetto a molti altri paesi europei. Deutsche Telekom, Vodafone, O2 Telefónica e 1&1 si sono impegnate a pagare un totale complessivo di circa 6,6 miliardi di euro per le licenze di spettro.

Le licenze non includevano un “obbligo di fornitore di servizi“, ovvero non erano tenute a vendere contratti di telefonia mobile e affittare l’accesso alla rete a concorrenti MVNO, come EWE Tel e Freenet. Il tribunale ha ritenuto che ciò avesse indebolito la loro posizione negoziale.

Freenet ha accusato BNetzA di tattiche dilatorie presentando ricorso contro la sentenza del tribunale di Colonia. Il suo CEO, Rickmann von Platen, avrebbe affermato: “La riallocazione deve includere misure per proteggere la concorrenza”, ha dichiarato il CEO di Freenet.

E ora?

La causa non ha messo BNetzA sotto buona luce. Secondo Market Screener, esistono diverse opzioni su come l’agenzia potrebbe procedere: può sviluppare in modo indipendente e libero una nuova serie di condizioni e giungere infine alla stessa conclusione di prima dell’asta del 2019, nel qual caso adotterebbe lo stesso quadro normativo per l’assegnazione delle frequenze di allora. In tal caso, l’asta non dovrebbe essere ripetuta e non cambierebbe nulla.

Un’altra possibilità è che la BNetzA stabilisca retroattivamente regole diverse, richiedendo una nuova asta. Le implicazioni finanziarie per il governo federale – ad esempio, se riceverebbe meno fondi per le frequenze – rimangono del tutto poco chiare. Gli osservatori del settore ritengono che una ripetizione dell’asta non sia particolarmente probabile. Ma non impossibile.

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Black Friday 2025: boom di ordini, ma carrelli più leggeri

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Arriva – ormai inevitabile, lo sappiamo – il Black Friday 2025, e il mercato digitale italiano si prepara a registrare una nuova accelerazione, con una concentrazione senza precedenti di attività commerciali nel breve arco di dieci giorni.

Le ultime proiezioni confermano un incremento significativo del traffico eCommerce: saranno 34,9 milioni gli italiani che effettueranno almeno un acquisto online, mossi dalla crescente attenzione al risparmio e dalla disponibilità di offerte più aggressive rispetto agli anni precedenti. Il volume complessivo dei pacchi movimentati raggiungerà 41,5 milioni di unità, una crescita del 9% rispetto al 2024, e pari da solo al 4,8% del totale annuo.

Parallelamente, il valore degli acquisti generati nel periodo compreso tra Black Friday e Cyber Monday continuerà a crescere, seppur in modo meno esplosivo: le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano indicano che gli italiani spenderanno circa 2,2 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto al 2024, mentre i merchant più competitivi potranno realizzare fino a tre volte il fatturato di una giornata ordinaria.

Le categorie merceologiche più dinamiche restano Abbigliamento, Food & Grocery e Beauty & Healthcare, ma si osserva un’impennata anche per i settori Giochi e Hobby – acquistati quasi cinque volte più del normale – e per Strumenti musicali ed Elettrodomestici, che triplicano i volumi rispetto a un giorno medio. I servizi, trainati soprattutto dai biglietti di viaggio (+13%), consolidano il proprio ruolo nella spesa digitale.

Politiche promozionali e maturità del fenomeno

Per il prossimo “venerdì nero” emerge un quadro promozionale profondamente strutturato, frutto di una crescente maturità sia dei venditori sia dei consumatori. Le analisi dell’Osservatorio evidenziano che la scontistica media si attesterà attorno al 25%, ma declinata attraverso strategie diversificate che riflettono obiettivi di fidelizzazione, gestione dei picchi di traffico e massimizzazione della visibilità dei prodotti.

L’iniziativa più diffusa resta quella degli sconti su una selezione di articoli per l’intera durata del periodo promozionale (64%), una formula che consente alle aziende di ottimizzare le scorte e mantenere un flusso costante di ordini. Parallelamente, crescono le offerte riservate a una fascia ristretta di clienti: il 31% dei venditori propone sconti anticipati dedicati agli utenti più fedeli, confermando una tendenza verso meccanismi personalizzati e relazioni commerciali di lungo periodo.

Altre strategie includono promozioni a tempo limitato (25%), pensate per stimolare l’urgenza d’acquisto, e l’applicazione di ribassi sull’intera gamma per tutta la settimana di sconti (22%). Un’ulteriore leva, scelta dal 19% dei venditori, è la spedizione gratuita, un incentivo sempre più apprezzato dai consumatori che cercano trasparenza e riduzione dei costi accessori.

Geografie degli acquisti e ruolo dei comparatori digitali

La geografia del Black Friday 2025 conferma un’Italia in cui le abitudini d’acquisto online presentano differenze marcate tra aree territoriali, delineando una mappa del consumo digitale sempre più interessante per operatori e analisti.

Le stime di Netcomm indicano che l’iniziativa trova la sua massima intensità nelle regioni settentrionali: il 27% degli acquirenti risiede nel Nord-Ovest, mentre oltre il 21% proviene dal Nord-Est. Il Centro si attesta su una quota pari al 18,7%, superato quest’anno dal Sud che raggiunge il 23,1%, mentre le Isole mantengono un livello stabile pari al 10,1%.

Questo spostamento di pesi territoriali suggerisce una progressiva omogeneizzazione nell’accesso alle offerte digitali, favorita anche dalla crescente diffusione di strumenti online che aiutano i consumatori a individuare il rapporto qualità-prezzo più conveniente durante i periodi promozionali più intensi dell’anno.

In questo scenario assumono un ruolo rilevante i comparatori, che offrono un supporto decisionale rapido e trasparente. Tra questi, il comparatore di telefonia mobile di SOSTariffe.it consente agli utenti di confrontare minuti, Giga, costi mensili e condizioni contrattuali in modo immediato, risultando particolarmente utile in un momento dell’anno in cui molti italiani approfittano delle offerte per rinegoziare i propri servizi ricorrenti. L’attenzione al risparmio, sempre più radicata nelle scelte dei consumatori, trova così un alleato nell’accessibilità di informazioni chiare e filtrabili secondo esigenze specifiche.

Intanto, sul fronte macroeconomico, il 2025 continua a mostrare segnali di espansione del digitale: l’Osservatorio eCommerce B2c rileva una crescita complessiva degli acquisti online pari al +7%, con un valore che supera i 62,3 miliardi di euro, e un rafforzamento dei servizi che crescono del +9%, raggiungendo 22,3 miliardi, mentre i prodotti superano i 40 miliardi con un incremento del +5%. La penetrazione dell’online nel retail arriva all’11,3% nei prodotti e al 18,4% nei servizi, segnando un ulteriore consolidamento dell’economia digitale italiana.

Un fenomeno culturale e strategico nel retail digitale

Il Black Friday 2025 si conferma non soltanto come un appuntamento commerciale di rilievo, ma come un vero e proprio rituale collettivo – ormai lo sappiamo – che ha trasformato il modo in cui gli italiani pianificano i propri acquisti, in particolare quelli legati al periodo natalizio.

L’iniziativa, inizialmente percepita come un’importazione culturale, è ormai divenuta un momento cardine dell’anno anche per i più restii ed autarchici, capace di influenzare comportamenti, aspettative e tempistiche di consumo. I consumatori affrontano questa settimana con un approccio sempre più strategico: wishlist preparate con anticipo, monitoraggio puntuale dei prezzi, attenzione alle recensioni e alla reputazione degli operatori.

Parallelamente, le aziende operano in un contesto in cui trasparenza, chiarezza delle condizioni e affidabilità del servizio diventano criteri decisivi per distinguersi. Il Black Friday, infatti, è un banco di prova dell’intero sistema digitale di un venditore: dalla fluidità dei pagamenti alla capacità di sostenere picchi di traffico, dalla precisione logistica alla tempestività della comunicazione post-acquisto.

Un periodo che funziona anche come acceleratore dell’innovazione, spingendo l’ecosistema eCommerce a sperimentare soluzioni di automazione, personalizzazione e assistenza. I brand più strutturati utilizzano la settimana di sconti come un vero laboratorio strategico, utile per testare nuove modalità di ingaggio e raccogliere dati fondamentali per orientare le scelte dei mesi successivi. Sperando, ogni anno, di reggere all’assalto.

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Urso e sindacati, il video di Key4Biz ripreso dal Corriere della Sera e da Dagospia

Key4Biz è finita sul Corriere della Sera e su Dagospia, che hanno ripubblicato il nostro video in cui abbiamo ripreso Salvo Ugliarolo, Segretario Generale Uilcom Uil e Riccardo Saccone, Segretario Generale Slc Cgil, alle prese, rispettivamente, per pochi minuti, con un videogame sullo smartphone mentre dal podio parlava il ministro Adolfo Urso, in occasione del Forum Nazionale delle Telecomunicazioni che si è svolto martedì scorso alla Luiss – Università di Roma.

Un fatto curioso: tutti e due, sindacalisti dei lavoratori TLC, in quel momento che giocano per alcuni minuti sullo smartphone mentre il ministro parla di come pensa di risolvere i tanti problemi del settore. Nel momento immortalato dal video, Urso stava parlando dei lavoratori dei call center e in particolare della ‘vertenza Abramo‘, con circa 1.000 persone in Calabria che rischiavano il posto di lavoro, vertenza poi risolta in modo positivo per i lavoratori. Quindi per noi è diventato una notizia. Una notizia ripresa anche dal Corriere e da Dagospia.

Qui il video su come è stato ripreso dal Corriere della Sera

Qui il video ripreso da Dagospia

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Frequenze, sparito l’emendamento alla Manovra sul rinnovo non oneroso

L’emendamento alla Manovra sul rinnovo non oneroso delle frequenze radio in scadenza nel 2029 non è più presente nel fascicolo dei “segnalati”. Che fine ha fatto? Fino a due giorni fa, l’emendamento era fra quelli presenti in Commissione Bilancio al Senato con formula identica da parte di FI (Paroli), FDI (Della Porta Gelmetti) e PD (Manca). Ma oggi, nella bozza in nostro possesso del fascicolo degli emendamenti “segnalati”, la misura non c’è più.  

Gli emendamenti segnalati sono quelle proposte di modifica a un testo di legge (come, appunto, la legge di bilancio) che i gruppi parlamentari richiedono di esaminare e votare in via prioritaria.

L’emendamento sul rinnovo non oneroso delle frequenze in cima agli interessi delle telco ad oggi non c’è.

Cosa è successo?

Le ipotesi per questa mancanza nell’iter del provvedimento sono almeno due. La prima, è che semplicemente la misura per qualche ragione sia saltata. Ma sembra difficile, visto che il Governo si è esposto direttamente.

La seconda, è che essendo la misura relativa al rinnovo delle licenze nel 2029 sia stata considerata non urgente, o quanto meno urgente di altre misure, e che quindi si sia preferito inserire l’emendamento in un provvedimento più avanti nel tempo, magari nel prossimo Milleproroghe.

La terza ipotesi è che, visto l’impegno diretto del Governo verso un rinnovo non oneroso (e non automatico) delle licenze d’uso in scadenza nel 2029, a fronte di investimenti chiari e cogenti nella nuova rete 5G standalone da parte degli operatori – posizione assunta in pubblico due giorni fa in occasione del Forum delle Telecomunicazioni di Asstel da parte del Governo nelle parole del Ministro Adolfo Urso (Mimit) e del sottosegretario al Digitale Alessio Butti – si sia deciso di presentare la misura sotto forma di emendamento del Governo o del relatore.

Insomma, è probabile (e auspicabile) che l’emendamento presentato dalle forze politiche presente fino a due giorni fa Commissione Bilancio al Senato torni presto a galla. Il testo, bipartisan, peraltro è lo stesso ed è il seguente.    

Il testo dell’emendamento sul rinnovo spettrale

Dopo l’articolo 99, inserire il seguente:

«Art. 99-bis

(Misure a favore della digitalizzazione del Paese)

          1. Al fine di favorire la più ampia digitalizzazione del Paese, accelerare la diffusione delle tecnologie di accesso radiomobile di nuova generazione e promuovere la concorrenza, con riferimento alle risorse spettrali i cui diritti d’uso scadono il 31 dicembre 2029, con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro centoventi giorni dalla definizione da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni delle procedure di allocazione ai sensi del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, sono stabilite le modalità operative e i criteri amministrativi per l’assolvimento dei corrispettivi dovuti in denaro ovvero, in tutto o in parte, mediante realizzazione di investimenti di valore equivalente. Il decreto individua le tipologie di investimenti ammissibili, le metriche di valorizzazione degli stessi e i relativi limiti massimi, previo parere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e nel rispetto della normativa dell’Unione europea.

          2. Il decreto di cui al comma 1 definisce inoltre obblighi di esecuzione e di rendicontazione, garanzie e sanzioni, anche a carattere restitutorio, in caso di inadempimento. Restano fermi i contributi e gli oneri previsti dalla normativa vigente per le parti non assolte mediante investimenti di valore equivalente.

          3. Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»

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Da Telco a Techco, oltre la rete il nuovo trend degli operatori fra AI, Cloud e 5G SA

Operatori Tlc sempre più tech company. Un trend che sembra ormai segnato e irreversibile, per uscire da una crisi che ha mangiato gran parte dei margini alle ex galline dalle uova d’oro dell’economia. E così da Tim a Fastweb + Vodafone, passando per iliad e WindTre, è partita da tempo la corsa al cambiamento. Lo stesso vale per FiberCop, la società della ex rete Tim, e idem per l’altro operatore wholesale only del nostro paese, vale a dire Open Fiber. AI, Cloud, cybersicurezza, reti private 5G, 6G, Digital Twin le tecnologie del futuro per il cambio di business model.  

Oltre la connettività c’è di più

La convergenza di intelligenza artificiale, cloud e 5G Standalone (5G SA) segna un momento cruciale, consentendo agli operatori di passare da fornitori di connettività a società tecnologiche complete. Questo cambiamento richiede nuovi modelli di business, solide partnership e investimenti in intelligenza artificiale, servizi basati su cloud e tecnologie di frontiera.

Tim Enterprise segna la strada: Cloud per aziende e PA

A segnare la strada in primo luogo Tim Enterprise, la divisione dell’azienda controllata da Poste che si occupa di Cloud, servizi Ict e Cybersicurezza che nei primi nove mesi del 2025 è crescita del 4,4% in termini di fatturato, a 2,5 miliardi di euro, pari a circa un quarto dele totale a livello di gruppo. E non a caso l’ad di Poste Matteo Del Fante ha parlato della nuova joint venture basata sul Cloud che le due aziende creeranno nel primo trimestre del 2025. E’ questo il trend del futuro, i servizi tecnologici e digitali per il mondo delle aziende e per la trasformazione digitale della PA. Non più soltanto servizi Consumer, ma uno sguardo a 360 gradi sui servizi B2B. Non a caso Tim ha cominciato anche a discutere con Nvidia per un possibile collaborazione in Italia per realizzare un nuovo data center per estendere l’AI in Europa.

Fastweb + Vodafone punta sull’AI per le aziende e sull’LLM italiano

Fastweb +Vodafone da tempo punta sui data center e sulla gestione dei dati per conto di aziende e PA, forte di infrastrutture di proprietà e tecnologie pensate per l’AI in azienda. A parlarne è stato l’AD Walter Renna: ‘Con FastwebAI Suite mettiamo a disposizione di aziende e pubbliche amministrazioni un set di soluzioni che garantiscono la sicurezza e il pieno controllo dei propri dati grazie all’eccellenza delle nostre infrastrutture e all’approccio end-to-end’. In questa direzione, con un occhio di riguardo alla sovranità digitale dell’Europa, la creazione di un LLM al 70% in lingua italiana realizzato dall’azienda.

Iliad e WindTre, potenziali sinergie nel mondo Enteprise

Il discorso vale anche per iliad e WindTre, due operatori che nelle ultime settimane sono stati accostati per un possibile merger in ottica di consolidamento. L’unione fra i due operatori avrebbe certamente delle conseguenze anche nel mondo Enterprise. Nuove sinergie e nuovi servizi aziendali potrebbero scaturire dall’expertise in campo di AI, dove iliad ha già investito 3 miliardi di euro.

Sia Iliad che Wind Tre puntano molto sul Cloud anche in ottica di nuovi servizi per smart city, e in questo senso una potenziale fusione fra i due player sarebbe una guanto di sfida anche per Tim Enterprise, che dovrebbe vedersela con un player agguerrito e desideroso di conquistare nuovi e lucrosi clienti non soltanto nella nicchia delle PMI ma anche nel più ampio segmento delle Big Enterprise. iliad è l’unico operatore telco europeo che può contare, all’interno della sua holding, su una società interamente specializzata nel cloud computing dedicato all’AI, Scaleway, e non deve affidarsi ai big player americani.   

5G standalone occasione di business

Dal canto suo, WindTre è già avanti sul fronte del 5G standalone che promette l’apertura delle reti e dello slicing al mondo aziendale.  Una evoluzione tecnologica che inciderà sicuramente sul mix dei ricavi futuri delle telco, alla ricerca di maggiori introiti dal mercato B2B.

Un atro trend che accomuna un pop’ tutte le telco mobili è l’apertura a nuovi mercati: dall’energia alle assicurazioni passando per i servizi di pagamento.  

Lo stesso trend vale anche sul fisso

Lo stesso trend di diversificazione riguarda anche gli operatori del fisso FiberCop e Open Fiber. Entrambi gli operatori puntano sull’offerta di nuovi servizi oltre la semplice connettività, puntando su nuovi mercati potenziali per diversificare le fonti di entrata. Si va dall’Edge Computing a nuove tecnologie disegnate per il mercato dei broadcaster realizzato da Open Fiber, alla ricerca di nuove aree di attività a partire da Digital Twin e Cloud da parte di FiberCop.  

FAQ – La trasformazione da Telco a TechCo secondo Oddo

Perché il settore delle telecomunicazioni sta cambiando?

Perché nei prossimi dieci anni il modello tradizionale basato sulla rete si evolverà verso un modello più software-driven, basato su automazione, cloud, AI e servizi digitali avanzati.

Che cosa significa trasformarsi da Telco a TechCo?

Significa passare da una gestione centrata sull’infrastruttura fisica a una basata su tecnologie come SDN, NFV, cloud, cybersecurity e servizi digitali personalizzati.

Qual è la principale difficoltà di questa trasformazione?

Il cambiamento richiede nuove tecnologie, nuovi processi e una nuova cultura aziendale, spesso incontrando resistenze interne e complessità nell’adozione di modelli operativi digitali.

 Come cambierà l’esperienza dei clienti?

I clienti si aspettano servizi veloci, semplici, flessibili e immediati. Per rispondere a queste esigenze saranno necessari:

  • elevata automazione
  • supporto digitale evoluto
  • servizi personalizzati e on-demand

Quanto contano sicurezza e affidabilità?

Saranno determinanti: gestire più dati e servizi digitali implica adottare strumenti avanzati di cybersecurity, governance dei dati e continuità operativa.

Quale ruolo hanno le partnership in questo nuovo modello?

Le TechCo opereranno in un ecosistema aperto, collaborando con partner e piattaforme condivise anziché seguire modelli tradizionali basati solo sulla competizione.

La trasformazione richiede nuove competenze?

Sì. Servono nuove skill legate a:

  • AI e machine learning
  • software engineering
  • data analytics
  • cloud e cybersecurity

Questo comporta riqualificazione interna e attrazione di nuovi talenti.

Quali opportunità si aprono per il settore?

La trasformazione offrirà nuovi modelli di business, maggiore innovazione, efficienza operativa e servizi più intelligenti e personalizzati.

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6G, la Germania mette al bando Huawei e ZTE dalle nuove reti

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo al bando le tecnologie cinesi di Huawei e ZTE dalle nuove reti mobili 6G. La decisione di Berlino è in linea con la posizione della Ue che punta su una sovranità digitale sempre più centrale nelle politiche di Bruxelles. I fornitori cinesi sono classificati ad alto rischio.

Non più tardi della scorsa settimana la Commissaria Ue alla Sovranità Digitale Henna Virkkunen ha detto che l’Esecutivo sta valutando se trasformare il toolbox sul 5G del 2020, che raccomandava agli stati membri di evitare tecnologie cinesi per le reti, in una raccomandazione cogente. Un divieto tout court, molto più netto, verso le apparecchiature extra Ue.

Sovranità digitale Ue

Per questo motivo la decisione tedesca sul 6G è in linea con un sentiment sempre più diffuso a livello europeo, finalizzato a porre dei paletti sempre più rigidi nei confronti di tecnologie extra Ue quanto meno sul versante delle tecnologie di comunicazione wireless, dove le alternative europee (Ericsson e Nokia) non mancano.

Dopo molti rinvii, lo scorso anno il governo tedesco ha concordato una tempistica per la rimozione della tecnologia cinese dalle reti 5G del Paese: le reti core mobili dovranno essere libere da sistemi forniti da Huawei o ZTE entro la fine del 2026, mentre l’infrastruttura della rete di accesso radio (RAN) 5G delle società di telecomunicazioni tedesche dovrà essere libera da funzionalità di gestione di rete “critiche” entro la fine del 2029 (dando alle società di telecomunicazioni la possibilità di continuare a utilizzare hardware cinese se gestito da software di gestione non cinese).

6G, senza fornitori cinesi costi rete aumentano fino al 20%

La logica del governo tedesco è che le scadenze graduali diano alle società di telecomunicazioni e ai fornitori di servizi il tempo necessario per apportare i grandi cambiamenti che comportano la rimozione e la sostituzione delle apparecchiature cinesi dalla rete più ampia.

Il governo tedesco ammette inoltre che le esclusioni di apparecchiature ipotizzate per la rete 6G aumenteranno i costi di implementazione fino al 20%, poiché aziende come Deutsche Telekom dovranno approvvigionarsi di infrastrutture da produttori e fornitori di apparecchiature europei o da una rosa ristretta di fornitori non cinesi ufficialmente approvati.

Bando cinese in Finlandia

In un recente rapporto, la Commissione Europea (CE) ha indicato che l’iniziativa della Finlandia di eliminare i componenti cinesi dalla sua rete centrale ha comportato costi di sostituzione superiori del 15-25% rispetto a quelli che si sarebbero verificati se i prodotti Huawei fossero rimasti in loco. Bloomberg riporta che Merz, intervenendo la scorsa settimana a una conferenza a Berlino, ha chiarito la politica in modo cristallino. Ha dichiarato: “Abbiamo deciso all’interno del governo che, ovunque sia possibile, sostituiremo i componenti, ad esempio nella rete 5G, con componenti di nostra produzione. E non consentiremo l’uso di componenti provenienti dalla Cina nella rete 6G”. Ha aggiunto che la Germania sta collaborando con le autorità francesi per ridurre la dipendenza nazionale non solo dalla Cina, ma anche dagli Stati Uniti e dalle grandi aziende tecnologiche eccessivamente dominanti.

Fondi pubblici a Deutsche Telekom per sostituire Huawei?

Il passaggio al controllo totale e inequivocabile sulle tecnologie critiche a livello nazionale e regionale sta guadagnando slancio, mentre l’autosufficienza, l’indipendenza e la sovranità digitale diventano priorità nell’agenda europea. È interessante notare che, a ottobre, Bloomberg ha riferito che Berlino sta valutando l’utilizzo di denaro pubblico per pagare Deutsche Telekom e altre compagnie telefoniche tedesche affinché rimuovano le apparecchiature cinesi rimanenti il ​​più rapidamente possibile, e certamente prima delle scadenze concordate.

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Nuovo Contratto Nazionale Tlc, ok dei sindacati all’ipotesi di accordo. Ora la palla passa ai lavoratori

 Al termine di due giornate di intenso confronto, è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL Telecomunicazioni tra Asstel e le Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl Uilcom Uil, approvata dalla Delegazione Trattante. L’intesa ha riguardato l’intero impianto contrattuale, in considerazione dell’importante lavoro di adeguamento normativo ed inquadramentale fatto per accompagnare la trasformazione di un settore in continua evoluzione e che dovrà affrontare nei prossimi anni importanti sfide inerenti all’automazione e alla digitalizzazione dei processi.

Di seguito per capitoli i punti salienti della rinnovazione contrattuale.

PARTE PRIMA – DISCIPLINA DELLE RELAZIONI SINDACALI

– Introdotto il sistema di certificazione della rappresentanza, con la piena applicazione dell’accordo interconfederale in materia.

– Inserita ed intensificata la modalità “virtuale” nel sistema di relazioni sindacali, in considerazione della forte presenza di lavoro da remoto, grazie a decine di accordi sottoscritti nelle aziende del settore. Piattaforme per le assemblee sindacali, per il voto elettronico, bacheche sindacali digitali, dovranno essere disponibili per la piena fruizione, da parte dei lavoratori, dei diritti sindacali anche in regime di lavoro agile.

– In considerazione della sempre maggiore presenza di fenomeni di automazione dei processi e di una digitalizzazione sempre più presente nelle organizzazioni del lavoro, intensificate le misure di osservazione al fine di governare gli impatti sulle lavoratrici ed i lavoratori. Osservatorio specifico sulla Formazione e la mappatura delle competenze al fine di favorire percorsi di riconversione e riqualificazione professionale. All’interno dell’osservatorio sulle nuove tecnologie, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, inserita sperimentalmente la figura del delegato ai “dati”, con la possibilità di avvalersi anche di esperti per la analisi e l’utilizzo degli stessi.

PARTE SECONDA – DISCIPLINA RAPPORTO DI LAVORO

– Reintrodotte le causali per le assunzioni a tempo determinato, per come previsto dalla normativa vigente. Adeguato il periodo di prova secondo le modifiche introdotte dalla legge.

– Per i contratti di lavoro in somministrazione, introdotte informative più stringenti che forniscano oltre al dato complessivo, anche i numeri suddivisi per sede in caso di aziende plurilocalizzate.

– Lavoro Agile. Introdotti strumenti utili alla contrattazione aziendale per l’implementazione ed il consolidamento del lavoro da remoto. Rendere strutturale nella organizzazione del lavoro lo smart working, impone l’introduzione di elementi di equiparazione del lavoro in sede e lavoro da remoto, che ne favorisca uno sviluppo sempre più diffuso, agevolando modelli che abbiano la capacità di trovare i giusti equilibri tra le esigenze aziendali inerenti alla produttività ed una sempre maggiore conciliazione dei tempi e di lavoro delle persone.

– Nuova classificazione professionale. Introdotto un sistema di classificazione suddiviso in aree professionali con l’obiettivo di favorire il riconoscimento delle professionalità acquisite, la crescita retributiva ed il grado di occupabilità. Al fine di rendere trasparente e di facile comprensione la migrazione al nuovo modello, che prevede quattro aree professionali con specifiche fasce retributive al suo interno, il processo sarà effettuato gradualmente. Pur costituendo un elemento essenziale, l’implementazione di tale nuovo modello sarà inizialmente di natura sperimentale e per i primi 12 mesi sarà anche oggetto di periodici incontri in sede di Osservatorio Nazionale sulla Classificazione del personale, formazione, certificazione delle competenze. In questa fase di trasformazione, trattandosi di una novità importante dopo 25 anni di un sistema incentrato su livelli, saranno previste verifiche a livello di settore ed aziendale, allegando al ccnl la tabella di trasmigrazione dal vecchio al nuovo sistema inquadramentale, che comunque non modifica scala parametrale, mansioni e livello della

retribuzione. L’obiettivo è quello di rendere più agevole la crescita professionale introducendo modelli di crescita orizzontale, oltre che verticale.

– Introdotta la nuova Festività di San Francesco del 4 ottobre.

  • – In materia di permessistica: o Aumentata da 14 a 18 anni l’età per la fruizione dei permessi in caso di ricovero figlio;
    • o Estese a 125 ore i permessi a recupero previsti per l’assistenza a figli con bisogni educativi speciali (BES).
    • o Introdotte, oltre ai 3 mesi di congedo gratuito, agevolazioni orarie e/o richiesta part-time per le donne vittime di violenze di genere.
    • o Nell’ambito delle funzioni della commissione parità-inclusione implementata la possibilità di individuare forme specifiche di protezione sulla violenza di genere per le persone LGBTQI+. Parimenti, per quel che concerne le 3M, maternità, mestruazioni, menopausa, ci sarà un focus specifico a livello di osservatorio.
    • o Neutralizzazione del periodo di comporto della malattia, per disabili con percentuali superiori al 66%, delle assenze per malattia conseguenti lo stato di disabilità.
    • o Introdotta la possibilità di usufruire del congedo parentale ad ore, per un massimo della metà delle ore del proprio profilo orario.
    • o Recepita la normativa in materia di congedo di paternità, con l’introduzione di 10 gg di permesso alla nascita, che diventano 20 gg in caso di parto plurimo. Il congedo, retribuito al 100%, potrà essere usufruito nel periodo tra i 2 mesi antecedenti la data presunta del parto e fino a 5 mesi dalla nascita.
    • – Intensificate le informative in materie di appalti e rafforzato il principio di applicazione di CCNL sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative.
    • – In materia di Elemento di Garanzia Retributiva, le aziende saranno escluse dal pagamento in caso di ammortizzatori sociali superiori a 26 settimane e per il 30% della popolazione lavorativa. Specificata l’impossibilità di decurtazione dell’importo per tutte le assenze a vario titolo che comportano la conservazione del posto di lavoro.
    • – In materia di sanità integrativa di settore, per tutte le lavoratrici ed i lavoratori che non abbiano aderito a forme di assistenza sanitaria contrattuale (Fondi, polizze, ecc.), verrà applicata la sanità di settore, con pagamento interamente a carico aziendale.

PARTE SPECIALE – CRM/BPO

Il settore delle aziende che si occupa di attività di CRM-BPO è da tempo, sotto attacco di gare al massimo ribasso che generano la rincorsa verso applicazioni contrattuali in dumping, con abbattimento dei costi, e contrazione di salari e diritti.

Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil insieme ad Asstel hanno inteso sviluppare una parte specifica all’interno del contratto, per accompagnare la necessaria, e non più rinviabile, trasformazione, determinata anche dall’innovazione tecnologica, sempre più basata sulla qualità del servizio reso, sulla capacità di innovazione di processo e di prodotto, sullo sviluppo e aggiornamento delle professionalità. Tutti elementi che presuppongono anche la valorizzazione del fattore lavoro. Le parti hanno ritenuto una soluzione di equilibrio individuare una “parte speciale”, che mantenga al tempo stesso la struttura contrattuale delle Telecomunicazioni, con un sistema di rappresentanza ampiamente riconosciuto. In tal senso, hanno concordato sulla definizione di un’area distintiva e speciale all’interno del contratto collettivo nazionale utile a supportare la trasformazione e la sostenibilità complessiva delle attività di CRM-BPO con il duplice obiettivo di favorire, da un lato, migliori condizioni di competitività, produttività e qualità dei servizi offerti attraverso un sistema di norme calibrato sulle specificità di tale segmento della filiera delle telecomunicazioni, dall’altro di offrire una cornice contrattuale che possa essere sempre di più il riferimento per le attività legate all’assistenza alla clientela.

In considerazione di tutto ciò, al fine di garantire la sopravvivenza del settore, sono state previste una serie di flessibilità all’interno della organizzazione del lavoro ed una rimodulazione delle tranches che permetta la sostenibilità del comparto. A partire da subito bisognerà intervenire con il Ministero del Lavoro per aggiornare le tabelle ministeriali del costo del lavoro, avviando una intensa azione di moral suasion nei confronti delle committenti.

In riferimento al trattamento economico minimo (TEM), così come previsto dagli accordi interconfederali in merito, gli aumenti contrattuali prevederanno un incremento per il 5 livello di 298 euro per tutte le aziende del settore Telecomunicazioni e 288 per le aziende della parte speciale Crm/Bpo.

Le tranche di aumento saranno riconosciute secondo gli schemi di seguito riportati:

Telecomunicazioni:

100 euro gennaio 2026,

50 euro dicembre 2026,

50 euro luglio 2027,

98 euro dicembre 2028.

Crm/Bpo:

50 euro aprile 2026,

35 euro dicembre 2026,

50 euro dicembre 2027,

50 euro luglio 2028,

103 euro dicembre 2028.

In relazione al trattamento economico complessivo (componente TEC), l’accordo prevede:

– Aumento della contribuzione a Telemaco dello 0,2% dal 1° gennaio 2026, per un valore economico di 4,38 euro. La contribuzione a carico azienda raggiungerà pertanto l’1,6%.

– Aumento della contribuzione al Fondo di settore dello 0,3%, per un valore economico di euro 6,57. (di cui 1/3 a carico lavoratore).

– Aumento della contribuzione aggiuntiva dall’1,5% fino al 3%, interamente a carico aziendale, al fondo per le integrazioni delle prestazioni, nel caso si ricorra allo stesso relativamente all’utilizzo di ammortizzatori sociali. Il valore economico è pari ad euro 32,85.

– Sanità integrativa di settore interamente a carico aziendale, per tutte le lavoratrici ed i lavoratori dipendenti di aziende che applicano il presente contratto e che non abbiano aderito a nessuna in forma di prestazione sanitaria collettiva, per un valore economico di 10 euro.

Le voci sopra riportate restituiscono un valore di TEC pari a 53,80 euro.

CONSIDERAZIONI

Il settore delle Telecomunicazioni a causa dell’assenza di un sistema di regole stabile e mirato alla tutela del comparto, ha registrato nell’ultimo decennio una significativa riduzione dei ricavi e una conseguente contrazione degli investimenti, elementi essenziali per un ambito in costante evoluzione e particolarmente esposto agli effetti occupazionali derivanti dai processi di automazione e digitalizzazione.

Nonostante ciò si è puntato al recupero del potere di acquisto relativo al triennio 2023-2025, raggiunto in prossimità con la contestuale scadenza contrattuale, unitamente alla chiusura anticipata per il triennio 2026-2028. Il risultato economico complessivamente raggiunto rappresenta un risultato positivo per le lavoratrici e i lavoratori del settore delle Telecomunicazioni.

Le Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e la delegazione trattante, alla luce anche dei rilevanti avanzamenti ottenuti in materia di diritti, normativa e welfare, hanno approvato l’ipotesi di rinnovo del CCNL delle Telecomunicazioni.

Ora la parola passa ai lavoratori: nei prossimi giorni saranno calendarizzate le assemblee per la presentazione dell’ipotesi di accordo e validazione tramite votazione certificata.

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