Butti: “Frequenze TLC? Come Governo non saremo esosi, ma Telco devono investire su 5G standalone”

“C’è la mia attenzione sulla seconda consultazione pubblica di Agcom sul rinnovo delle frequenze mobili”, in scadenza il 31 dicembre 2029, “e come Governo non dobbiamo essere esosi, ma le Telco devono investire di più sul 5G, in particolare sul 5G Standalone”. Questo è uno dei messaggi chiave lanciati da Alessio Butti, il Sottosegretario di Stato con delega all’Innovazione, nel suo intervento al Digital Innovation Forum 2025 – ComoLake2025 – di cui Key4Biz è media partner – in corso da oggi fino al 17 ottobre a Villa Erba a Cernobbio.

Poi, a margine del suo intervento, Butti ha così risposto alla nostra domanda:

Butti: “Con AI e Quantum Computing vogliamo plasmare il futuro insieme alle startup

“Mettere insieme l’AI e il quantum computing sarà una straordinaria sfida e abbiamo bisogno del contributo di tutti gli stakeholder, cioè di tutti i soggetti che qui sono convenuti e che stanno interloquendo con il Dipartimento, con la Presidenza e con altri ministeri competenti, cercando di portare dei contributi in termini di idee”. Così ha risposto alla domanda di Key4Biz Butti, a margine del suo intervento.

“Quando parlo di Stato amico, di Stato agente che ha rispetto del tempo dei cittadini”, ha aggiunto Butti, “utilizzando l’intelligenza artificiale e tutte le nuove tecnologie, voglio parlare di uno Stato che si metta a disposizione del cittadino, che non gli crea problemi. Uno Stato che dice ‘siamo qua, spiegaci di che cosa hai bisogno, al resto ci pensiamo noi con la digitalizzazione“.

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Quantum Computing, a Cernobbio nasce Q-Alliance: primo accordo al mondo tra due società specializzate

“L’Italia è protagonista anche nel Quantum Computing”, ha aggiunto dal palco il Sottosegretario, ricordando sia la Strategia approvata dal Governo sia l’iniziativa Q-Alliance, frutto di un Memorandum of Understanding siglato proprio qui oggi a Cernobbio al Digital Innovation Forum, tra D-Wave, società leader nei sistemi, software e servizi di calcolo quantistico e primo fornitore commerciale di computer quantistici al mondo, e IonQ, la più grande compagnia al mondo di quantum computer, e si pone come obiettivo di accelerare la scoperta scientifica, la trasformazione industriale e la sovranità digitale.

“Alle due aziende”, ha concluso Butti, “abbiamo avanzato, con successo, 3 richieste:

  • che l’accordo fosse aderente alla nostra Strategia Quantum
  • il coinvolgimento di 100 ricercatori, in maggioranza italiani
  • di usare il quantum computing solo per applicazioni di uso civile

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Edge Cloud, Blefari Melazzi (Università Tor Vergata): ‘L’AI si sposterà sempre più dal Cloud verso di noi. Una grande occasione per le Telco’

“L’Edge Cloud è il Cloud spostato verso gli utenti e serve per avvicinare le risorse di elaborazione agli utenti, in primo luogo per diminuire la latenza, perché la velocità della luce è veloce, ma per arrivare in California ci vuole troppo tempo. Per far girare l’auto a sinistra o a destra, ci vuole troppo tempo”.  Lo ha detto Nicola Blefari Melazzi, Professore Ordinario di Telecomunicazioni, Università di Roma Tor Vergata nel suo intervento all’edizione 2025 del Digital Innovation Forum – ComoLake2025 in corso a Cernobbio. Key4Biz è media partner.

AI oggi si fa nel Cloud

“L’intelligenza artificiale ha una parte di training, in cui si insegna all’AI ciò che si vuole che impari, e una parte di inference, vale a dire le richieste di ciò che vogliamo rivolte all’AI. Bene, oggi sia il training sia l’inference si fanno nel Cloud. Ma entrambi si sposteranno sempre più vicino a noi”.

Perché l’AI si sposterà sempre più vicino a noi?

“Perché per quanto riguarda il training, non è più necessario avere dei modelli di testo ma dobbiamo fare anche delle cose che riguardano i trasporti. O la sicurezza. E quindi se vogliamo fare il training che riguarda i trasporti, il training va fatto sempre più verso gli utenti finali”, dice Blefari Melazzi, aggiungendo che anche l’inferenza  va fatta nei sistemi Edge e nei terminali, “per cui invece di far rispondere interrogando il grande Cloud, la risposta viene generata nel nostro telefonino”, aggiunge.

Edge Cambia l’ecosistema, un’occasione per le Telco

In futuro, quindi, “non ci saranno più tante app e forse nemmeno tanti sistemi operativi. Perché sarà tutto integrato in una unica interfaccia di accesso all’intelligenza artificiale. Se vogliamo mandare un messaggio, glielo dico e quello lo manda. Senza usare un’app specifica. Questo cambia tutto”, dice Blefari Melazzi, secondo cui questo trend è un’opportunità per gli operatori perché le cose si spostano in una zona “dove hanno ancora il controllo e l’accesso, qui possono svolgere un ruolo più significativo. Tra l’altro, la necessità di banda aumenta e tutto ciò avviene a casa loro e quindi questa è un’opportunità da non perdere”.  

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AI, Gola (Open Fiber): “Una rete nazionale di Edge Data Center sulla nostra rete in fibra”

“Noi stiamo facendo un progetto di sviluppo della rete anche al servizio dell’intelligenza artificiale. Chiaramente noi continuiamo la nostra opera di infrastrutturazione in tutta Italia, però in parallelo stiamo andando a completare e ad arricchire la nostra infrastruttura. In particolare, nell’ultimo anno abbiamo cominciato a realizzare una rete di Edge Data Center, piccoli data center distribuiti su tutto il territorio nazionale, su una infrastruttura pronta, all’interno dei nostri Pop di rete. Ne abbiamo già attivi tre: a Roma, Milano e Pescara e in piano entro l’anno prossimo ne abbiamo altri 16”, ha detto Giuseppe Gola, Amministratore delegato e Direttore Generale di Open Fiber nel suo intervento all’edizione 2025 del Digital Innovation Forum – ComoLake2025 in corso a Cernobbio. Key4Biz è media partner.

L’Edge Computing sposa la fibra

“Si tratta di una evoluzione fondamentale nella evoluzione della rete, perché praticamente avviciniamo fisicamente i dati e la capacità computazionale dell’Edge Computing ai clienti e alle applicazioni”, aggiunge Gola. “Questa cosa migliora radicalmente la qualità del servizio e va a completare la disponibilità di banda della fibra con la vicinanza fisica che permette di ridurre in maniera sostanziale il tempo di latenza in un rapporto anche di uno a cento rispetto a distanze maggiori”.

Gola: ‘Le applicazioni dei clienti direttamente nella nostra rete’   

Questo connubio permette alla rete di Open Fiber di creare nuove applicazioni e un nuovo modo di fornire il servizio di rete. “Ad esempio, una cosa molto interessante è la realizzazione delle cosiddette Cdn (Content delivery network) – aggiunge Gola – per cui noi andiamo a fornire i contenuti video con una qualità sostanzialmente maggiore perché avviciniamo il video al cliente finale”.

“Tutto questo va nella direzione di fare della rete non più soltanto una infrastruttura passiva, ma una infrastruttura completa in cui tutti i clienti e gli operatori potranno andare ad installare direttamente le loro applicazioni, i loro servizi sulla nostra rete senza dover realizzare una loro infrastruttura”.    

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Tower Co, Galli (INWIT): ‘Infrastrutture fondamentali per tutto l’ecosistema digitale’

“Quando parliamo di infrastrutture, parliamo volgarmente di ferro e cemento. Però tutto il nostro mondo, in particolare il nostro cellulare, è connesso grazie alle infrastrutture che sono dietro al segnale, dietro alle frequenze degli operatori”. Lo ha detto Diego Galli, Direttore Generale di INWIT, nel suo intervento all’edizione 2025 del Digital Innovation Forum – ComoLake2025 in corso a Cernobbio. Key4Biz è media partner.

“Le infrastrutture sono più sostenibili ed efficienti se condivise. È particolarmente importante considerando che l’industria delle telecomunicazioni in Italia è sotto pressione economica. Avere un modello infrastrutturale neutrale ed efficiente di infrastrutture condivise è fondamentale e abilita gli investimenti”, aggiunge Galli.

Modello ‘neutral host’ che crea efficienza

Nel 2025 si festeggiano i dieci anni dalla nascita delle tower company in Europa, ricorda Galli, nate fondamentalmente dal decoupling delle infrastrutture passive dagli operatori telco. “Il modello tower company ha diverse prospettive, innanzitutto quello dell’efficienza industriale – ha detto Galli – il modello si è evoluto sul principio fondamentale dello sharing, che consente maggiore sostenibilità ed efficienza”.

Il ritorno degli investimenti sulla filiera è così migliore per tutti. “Questo è molto importante soprattutto in Italia, dove l’industria e delle telecomunicazioni è particolarmente sotto pressione”, aggiunge Galli, sottolineando che secondo uno studio Thea Ambrosetti il risparmio creato dalle tower company negli ultimi 10 anni è pari a 15,8 miliardi di euro, evitando duplicazioni di investimenti.

Una delle conseguenze in termini ambientali è pari a 2,5 milioni di tonnellate di CO2 evitate.  

Modello finanziario: alto livello di investimenti

Il modello infrastrutturale, separato dai servizi, ha delle logiche di investimenti alti. “INWIT investe circa il 30% dei ricavi in CAPEX per mantenere le infrastrutture – dice Galli – la media dell’industria è dell’11%, la media delle telco è il 15%”.  

Tutto ciò a fronte di ritorni molto lunghi. “Possiamo sostenere ritorni a 10-15-20 anni – prosegue – attraverso il modello infrastrutturale. E’ chiaro che devono esserci ritorni con una generazione di cassa continua, alta visibilità ed alta certezza”. Questo modello è applicato anche oggi alle telecomunicazioni.

Galli: ‘INWIT investimento perfetto per i fondi pensione’

“Il settore è capital intensive, richiede e richiederà tantissimo capitale ma questo modello infrastrutturale è in grado di attrarre capitale internazionale”, dice ancora Galli: “INWIT ha attratto 14 miliardi di euro tra equity e debito da tutto il mondo in 10 anni. Investitori francesi, tanti americani, australiani, canadesi, inglesi. Investimenti che danno certezza e ritorni certi, a fronte di pochi rischi. Investimenti perfetti per i fondi pensione”.  

Competenza industriale, modello torri ancor più valido indoor

INWIT oggi ha 25mila torri in Italia, 700 punti di copertura indoor, più di 25mila punti di presenza sul territorio connessi che hanno permesso di immettere nell’ecosistema delle telecomunicazioni 10 miliardi di euro in 10 anni. “L’80% del traffico dati avviene dentro location indoor, che resta una sfida ancor di più con il 5G che fatica a penetrare nelle mura degli edifici – dice Galli – allora stiamo adottando lo stesso modello delle torri sugli edifici indoor”.  

Fra i 700 punti di copertura indoor di INWIT ci sono ospedali, centri commerciali, musei, università, stadi. “La connettività è fondamentale indoor, ma ancor di più nelle metropolitane. La nuova metropolitana M4 di Milano ha una connessione 5G. Lo stesso vale nella nuova metropolitana di Roma”. Nell’ambito di Roma INWIT sta guidando un progetto integrato che riguarda tutta la metropolitana, la creazione di un layer infrastrutturale di superficie per cittadini e turisti, e la predisposizione di small cells su cento piazze e vie limitrofe per il 5G dedicato, WiFi pubblico (circa 800 hotpsot) e circa 2mila telecamere per la sicurezza e 1800 apparati IoT per la sensoristica ambientale. Il progetto Roma 5G è in collaborazione con il Comune di Roma.  

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Frequenze Tlc, Nicita (PD): ‘Una concessionaria unica per valorizzare lo spettro ed evitare distorsioni’

Accende ulteriormente il dibattito sullo spettro radio la proposta di un concessionario unico per frequenze radio e reti fisse, avanzata dal senatore Antonio Nicita (PD) al DDL Concorrenza nell’emendamento 9 bis alla Legge annuale in discussione al Palramento (Istituzione Concessionaria per il management dello Spettro nel mercato delle comunicazioni elettroniche). Qual è la ratio di questa proposta, che punta ad unire in un unico gestore a maggioranza pubblica la gestione di spettro radio e reti ultrabroadband fisse? Ne abbiamo parlato con lo stesso Antonio Nicita, senatore del PD ex commissario Agcom. Il tema è di grande attualità.

Key4Biz. Senatore Nicita, Da dove nasce questa idea di una unica concessionaria dello Spettro?

Antonio Nicita. Nella mia esperienza maturata come commissario AGCOM, ho sempre ritenuto fosse necessario riorganizzare la governance delle frequenze tlc, per permettere una politica di management dello spettro evolutiva, che non fosse solo assegnazione e contributi fino alla scadenza. I temi dello spctrum sharing e della cybersecurity richiedono un approccio più moderno e flessibile. Avevo proposto già l’idea di un’agenzia delle frequenze, oggi faccio un passo avanti: penso ad una concessionaria che agisca da spectrum management con formule innovative di assegnazione, valorizzazione, condivisione in un confronto continuo e dinamico con il mercato e con le esigenze di sicurezza.

Key4Biz. E’ un disegno di nazionalizzazione dello spettro, per difendere e valorizzare un bene pubblico e strategico troppo spesso trascurato?

Antonio Nicita. Non direi, perché lo spettro è sempre un bene pubblico che viene temporaneamente assegnato al mercato in base ad una serie di criteri. Piuttosto si tratta di innovare sul lato della condivisione, della sperimentazione e anche della valorizzazione. Una concessionaria permette forme di allocazione meno rigide, evolutive, per esempio graduali valorizzazioni delle porzioni di spettro in funzione dell’evoluzione del mercato, uso efficiente della condivisione, strumenti adeguati per il controllo della sicurezza.

Key4Biz. E’ una mossa difensiva rispetto a nuovi player come gli operatori di internet satellitare come Starlink e Kuiper?

Antonio Nicita. Non difensiva, ma di valorizzazione dello spettro. Oggi gli operatori satellitari che concorrono con altri per l’offerta di connettività pagano quasi nulla. Non solo ciò è inefficiente ma anche distorsivo della concorrenza. Una concessionaria può avere, d’intesa con Agcom, maggiore flessibilità e immediatezza ad adeguare il valore delle frequenze al valore di mercato.

Key4Biz. Le telco non sembrano avere grosse disponibilità per investire ad esempio nel 5G standalone. Pensa che con il gestore unico le cose potrebbero cambiare?

Antonio Nicita. Sicuramente una concessionaria potrebbe avere maggiore flessibilità nell’amministrare le proroghe, nel proporre formule di prezzo a più parti che tengano conto della domanda e dei costi di investimento, cioè ampliare gli strumenti di assegnazione nel tempo, in modo dinamico, accanto ai meccanismi competitivi che già conosciamo e che restano, ove efficienti.

Key4Biz. Gli operatori manterrebbero il controllo e la proprietà delle frequenze di cui dispongono già o sarebbero chiamati a rinunciare?

Antonio Nicita. L’idea è che la concessionaria diventi il braccio operativo dello Stato, ovviamente rispettando tutte le assegnazioni attuali fino alla rispettiva scadenza.

Key4Biz. Gli operatori sarebbero in qualche modo obbligati a mettere a fattor comune le loro frequenze di proprietà?

Antonio Nicita. Nella mia idea, gli assegnatari di frequenze non vengono interessati fino alla scadenza del titolo. La condivisione può essere una opzione per nuove assegnazioni laddove sia efficiente, secondo il modello dello spectrum sharing, sia tra operatori privati sia tra questi e le bande riservate all’ambito militare, nei casi in cui risulti tecnicamente possibile ed economicamente efficiente. Ma penso ad un ampliamento degli attuali meccanismi di assegnazione non al loro superamento.

Key4Biz. Pensa che in questo modo si potrebbero sviluppare nuovi servizi 5G su reti private e locali e soluzioni industriali che finora non sono ancora decollate? In che modo questo modello potrebbe favorire lo sviluppo del 6G?

Antonio Nicita. Sicuramente questo è un modello di spectrum management che consentirebbe moltissima innovazione sulle modalità di assegnazione e amministrazione dello spettro.

Key4Biz. E’ ammessa la partecipazione anche degli operatori wholesale only in fibra (Fibercop e Open Fiber) con quote non di controllo. Qual è il disegno? Unificare il mercato all’ingrosso del mobile e del fisso con un unico gestore wholesale only per mobile e fisso?

Antonio Nicita. Perché no, potrebbe risolvere molti problemi sul lato della sostenibilità economica del settore e sulle nuove sfide della sicurezza.  È una opzione evolutiva possibile quella di una società unica delle reti e dello spettro. Genererebbe molto valore, garantirebbe sicurezza, permetterebbe forme di coordinamento tecnico tra reti fisse e spettro distinguendo tuttavia al proprio interno accesso passivo a reti e frequenze, da accesso attivo wholesale che resterebbe solo sulle reti fisse. Ma per ora sarebbe solo un possibile sbocco, il mio emendamento si ferma prima.

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Cloud in Europa, tra sovranità digitale e dipendenza dagli USA

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Cloud davvero made in Europe? Ancora lontano. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato del cloud in Europa continua a espandersi e si consolida come uno dei pilastri della competitività economica e tecnologica del continente: nel 2025 il valore complessivo del settore ha raggiunto i 112 miliardi di dollari, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente.

Il punto è che la quasi totalità di questa cifra, circa il 90%, è oggi concentrata nelle mani dei grandi provider globali di servizi cloud (i cosiddetti hyperscaler) statunitensi e di altri provider extraeuropei.

Il tema della dipendenza dagli hyperscaler rappresenta una delle principali criticità per l’Unione Europea, che si trova a dover bilanciare la necessità di accelerare la transizione digitale con quella di sviluppare una propria filiera tecnologica.

La crescente domanda di soluzioni di Private Cloud, aumentata del 23% nel 2025, testimonia l’interesse delle organizzazioni per un maggiore controllo e per modelli che garantiscano la sovranità dei dati. Si moltiplicano, in questo scenario, le offerte di cloud sovrano, proposte sia da provider nazionali sia da grandi player internazionali che cercano di adattare la propria offerta ai requisiti di conformità e sicurezza richiesti dal mercato europeo.

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, il 54% delle grandi organizzazioni del continente considera ancora limitata la capacità innovativa dei provider europei, soprattutto in termini di velocità di aggiornamento e ampiezza dell’offerta. Un segnale, insomma, che mostra la necessità di politiche industriali comuni e di alleanze strategiche, per sostenere una crescita digitale più autonoma.

AI e crescita del cloud in Italia

Anche in Italia il mercato del cloud registra un andamento fortemente positivo, che conferma la sua centralità come infrastruttura abilitante (e necessaria) dell’innovazione. Secondo la ricerca dell’Osservatorio, nel 2025 il valore complessivo del comparto è arrivato a 8,13 miliardi di euro, in aumento del 20% rispetto al 2024.

La crescita è trainata da due forze convergenti: da un lato la diffusione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, dall’altro l’urgenza di garantire la sovranità e la sicurezza dei dati in un contesto geopolitico e normativo sempre più complesso.

L’espansione del mercato è sostenuta soprattutto dal cloud pubblico e ibrido, che è arrivato una spesa complessiva di 5,83 miliardi di euro, con un incremento del 21% rispetto all’anno precedente. All’interno di questa categoria, l’Infrastructure as a Service (IaaS) totalizza 2,63 miliardi di euro (+23%), pari al 45% della spesa totale: l’utilizzo di macchine virtuali per ambienti di sviluppo e produzione rappresenta oggi una componente indispensabile anche per l’implementazione di applicazioni di intelligenza artificiale. Il Software as a Service (SaaS) si attesta a 2,2 miliardi (+19%), spinto dall’adozione di soluzioni di sicurezza informatica, strumenti di analisi dei dati e piattaforme integrate con funzionalità AI.

Il Platform as a Service (PaaS) supera per la prima volta la soglia del miliardo di euro (+21%), favorito dalla diffusione di API e servizi per la costruzione e l’esecuzione di modelli generativi.
La componente di cloud privato, in forte accelerazione, cresce del 23% e raggiunge 1,39 miliardi di euro, sostenuta dall’esigenza di controllo e dal consolidamento delle offerte di cloud sovrano. Anche l’automatizzazione dei data center mostra segnali di maturazione, con un incremento del 12% che porta il valore complessivo a 910 milioni di euro.

A questo quadro contribuisce in modo cospicuo la Pubblica Amministrazione, impegnata nei progetti di migrazione previsti dalla Strategia Cloud Italia e dal Polo Strategico Nazionale, due iniziative considerate fondamentali per la sicurezza del settore pubblico.

La cloud transformation nelle imprese italiane

Quest’anno, in particolare, ha segnato un passaggio cruciale per la maturità dell’uso del cloud nelle imprese italiane: la tecnologia della “nuvola” non è più vista soltanto come un paradigma architetturale utile alla modernizzazione dei sistemi informativi, ma come una leva strategica di innovazione e competitività. Questa consapevolezza ha portato molte organizzazioni a modificare il proprio approccio: il 46% delle grandi imprese adotta oggi strategie ibride e mirate, scegliendo con maggiore precisione quali carichi di lavoro collocare sul cloud e quali no. Si tratta di un aumento di dieci punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Le iniziative di repatriation – così si definisce il rientro di servizi o applicazioni dai provider pubblici verso infrastrutture interne – restano ancora marginali, sotto la soglia del 5%. Va però detto che la propensione a valutarle cresce: il 35% delle organizzazioni più grandi dichiara di considerare questa opzione come parte delle proprie strategie future. Naturalmente, un accesso efficace al cloud non può prescindere da una connessione di alto livello, come le offerte business che si possono confrontare su SOSTariffe.it.

Accanto all’efficienza e alla flessibilità, si rafforza il focus su sicurezza e conformità normativa. Il 72% delle imprese ha avviato progetti di sicurezza e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% si è concentrato sull’adeguamento alle normative europee più recenti. Un’attenzione che riflette la crescente complessità del contesto regolatorio e la necessità di proteggere i dati aziendali in un ecosistema sempre più integrato e interdipendente, dove la fiducia rappresenta un fattore competitivo essenziale.

Verso un sistema europeo integrato

Negli ultimi anni, l’interconnessione tra cloud e intelligenza artificiale è diventata uno dei pilastri della trasformazione digitale europea. Il cloud è l’infrastruttura indispensabile per lo sviluppo e l’adozione di soluzioni di AI su larga scala, ma al tempo stesso mette in evidenza le criticità legate alla dipendenza tecnologica dagli hyperscaler e alla necessità di una governance comune dei dati.

Perché l’Europa possa definirsi un “AI Continent”, osserva l’Osservatorio Cloud Transformation, servono politiche industriali condivise, filiere digitali continentali e una collaborazione più stretta tra i grandi attori globali e l’ecosistema tecnologico europeo, in grado di coniugare competitività e regolazione.

Nel 2025 un quarto delle più grandi imprese europee utilizza già API di intelligenza artificiale, il 23% impiega applicazioni pronte all’uso e il 16% si serve di piattaforme per sviluppatori. Soltanto il 30% delle aziende, però, affida completamente i propri progetti di AI al cloud pubblico. La maggioranza preferisce soluzioni private o infrastrutture interne, per garantire maggiore controllo, sicurezza e conformità alle normative sulla gestione dei dati.

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5G, su rete Fastweb + Vodafone raggiunto il record di 2.5 Gbps in Italia. Il boost che mancava per i servizi di PA e imprese

La notizia in breve

  • Fastweb + Vodafone ha condotto un test su rete commerciale 5G raggiungendo per la prima volta in Italia la velocità di picco di 2.5 Gbps.
  • Il Cto Max Gasparroni: ‘È il preludio al 5G Advanced, che con l’AI aumenterà la velocità, la resilienza e la stabilità delle reti’.

Il test

Fastweb + Vodafone ha condotto oggi a Roma una sperimentazione sulla sua rete commerciale 5G durante la quale è stata raggiunta la velocità di picco di 2.5 Gbps sui due smartphone di ultima generazione di Honor e Xiaomi, arrivando addirittura a sfiorare 2.9 Gbps con un device demo non in commercio di Qualcomm Technologies. Si tratta del primo test su smartphone in Italia in cui sono state ottenute queste velocità su una rete 5G commerciale, la stessa che usano i clienti. Key4Biz era presente alla dimostrazione nella sede aziendale di Piazza SS Apostoli, realizzata dal Chief Technology and Security Officer di Fastweb + Vodafone Max Gasparroni, da poco in azienda e con un passato ventennale all’estero fra Irlanda e Uk in Liberty Global.

Perché è importante?

Si creano così i presupposti per il cosiddetto 5G Advanced, evoluzione della tecnologia 5G che permetterà di usare applicazioni avanzate, l’intelligenza artificiale e il machine learning, migliorando le prestazioni della rete e consentendo nuove applicazioni industriali anche grazie all’utilizzo sempre più diffuso degli Smart Glasses di Meta per le attività più svariate, grazie alla presenza di una funzionalità video incorporata in una lente.

La sperimentazione a 2.5 Gbps su rete 5G commerciale

“Si tratta della prima rete commerciale 5G che va oltre i 2.5 Gbps, grazie alla tecnologia Mimo che aumenta la velocità, la resilienza e la stabilità delle reti. Si consideri che oggi le reti 5G raggiungono una velocità massima di 1 Gbps a fronte di una media 700-800 Mbps – ha detto Gasparroniquesto è il preludio al 5G Advanced, che cominceremo a testare sulla nostra rete dall’anno prossimo. Anche dal punto di vista della sicurezza abbiamo una roadmap per introdurre l’AI nelle nostre reti”.

Le bande utilizzate

Per condurre la sperimentazione sono state aggregate 6 carrier: 5 bande 4G LTE (10 MHz 800, 20 MHz 1400, 20 MHz 1800, 15 MHz 2100, 15 MHz 2600) e una 5G NR (“New Radio”, una rete basata su trasmettitori completamente in 5G, 80 MHz 3700) con modulazione 1024QAM applicata al componente 5G NR, creando un’architettura di rete che usa tecniche avanzate utili ad aumentare l’efficienza spettrale. La velocità della rete mobile a 2.5 Gbps è stata ottenuta grazie alla collaborazione dei partner Honor, Qualcomm Technologies, Inc. and Xiaomi. I terminali di Honor e Xiaomi compatibili sono peraltro già disponibili nei negozi.

  • Terminale commerciale HONOR MAGIC V5 in grado di utilizzare 20 flussi
  • Terminale commerciale XIAOMI MI15 ULTRA in grado di utilizzare 18 flussi

Perché Fastweb + Vodafone sta sperimentando il 5G Advanced?

L’innovazione delle reti è progressiva, e l’azienda ha varato un piano di upgrade delle stazioni radio base sul territorio a partire dalle grandi città dove il traffico è più concentrato. Le reti mobili e i terminali 5G devono tenere il passo dell’avvento dell’AI. “Dobbiamo fornire sempre più velocità per i nuovi servizi basati sugli agenti AI”, aggiunge Gasparroni, ricordando che negli ultimi 5 anni il traffico è aumentato del 140% e che con l’avvento dell’AI crescerà ancora di più. “Oggi il 70% del traffico è costituito da video – aggiunge – e il picco si raggiunge durante le partite di calcio”.  

Applicazioni AI nell’industria con gli smart glasses

Con le nuove applicazioni basate sull’AI la domanda supererà di gran lunga la attese a fronte di applicazioni che andranno dalle traduzioni in real time, allo schermo nella lente degli smart glasses per assistere a film e video in 4K e 8K. “L’AI cambierà tutto in ambito di automazione industriale, digital twin e diventeranno attuali le automated factory del futuro, già presenti ad esempio in Cina, dove anche il controllo di qualità avviene in maniera automatizzata durante il ciclo di produzione tramite telecamere che riprendono le diverse fasi”.  In questo senso, le nuove reti 5G Advanced consentiranno di duplicare la capacità di uplink, che crescerà in maniera esponenziale con la presenza di Agentic AI in rete.

L’AI utile per i tecnici

Grazie all’AI negli smart glasses, per un medico sarà possibile avere dei consulti video in real time con degli specialisti, lo stesso potrà fare un tecnico sul campo che potrà ottenere informazioni d dettaglio sempre in real time. La latenza ridotta consentirà di svolgere attività in tempo reale in modo più efficace, a partire dalle traduzioni.  

Il lavoro (dietro le quinte) degli operatori Telco per garantirci la sempre crescente domanda di connettività

A questo scenario si aggiunge la diffusione di applicazioni particolarmente “bandivore”, che richiedono valori elevati di throughput:

  • realtà immersiva e aumentata (AR/VR)
  • videostreaming 4K/8K e live sharing
  • cloud gaming interattivo
  • digital twin e applicazioni industriali ad alta intensità di uplink
  • servizi AI generativa e applicazioni edge-based di intelligenza artificiale, che elaborano localmente grandi volumi di dati e ne inviano i risultati in rete

Un esempio concreto: la partita e il Giubileo dei Giovani

Un esempio concreto arriva dal mondo degli eventi live: ad esempio durante la partita di Serie A Milan–Napoli, con circa 70mila spettatori presenti, i nostri clienti hanno generato quasi 2 TB di traffico in sole due ore, di cui oltre il 30% in uplink ed il 40% in 5G.

Per il download di una serie Netflix di 8 puntate ci vogliono circa 3 minuti, mentre per il download del pacchetto Office di Windows meno di 20 secondi.

Altro esempio è quello del recente Giubileo dei Giovani in cui è stato gestito il traffico di un milione di pellegrini radunati a Tor Vergata, stiamo parlando di una domanda di circa 20 TB in una sola giornata che equivale al traffico di un medio capoluogo di provincia. In questa occasione per garantire una connessione di qualità ai clienti e ai roamers sono stati predisposti impianti temporanei equipaggiati con le migliori tecnologie 4G e 5G.

L’AI applicato alle reti 5G Advanced: antenne adattive e latenza sotto 10 millisecondi

L’applicazione dell’AI alle reti mobili consente di ottimizzare la performance, con il controllo di miliardi di informazioni in real time. In questo modo, le condizioni dell’antenna radiomobile si adattano alle esigenze e alle caratteristiche del momento a seconda delle condizioni. “Con il 5G Advanced ogni terminale sarà servito contemporaneamente da più ripetitori diversi tramite l’AI, garantendo una maggiore stabilità e resilienza in movimento – aggiunge Gasparroni – in futuro sarà il terminale a comunicare con i ripetitori, con il 5G si ridurrà la latenza sotto 10 millisecondi rispetto ai 17-18 millisecondi attuali”.   

Fastweb + Vodafone ha avviato una sperimentazione su ampia scala ad Acilia, con l’utilizzo di antenne di ultima generazione con tecnologia Mimo applicata anche al 4G. Grazie all’AI, sarà possibile misurare le condizioni di ciascun utente, e verificare la qualità del servizio indoor.

📡 FAQ – Record 5G Fastweb + Vodafone: 2.5 Gbps in Italia

🔹 1. Che cosa è successo esattamente?

Fastweb + Vodafone hanno raggiunto una velocità record di 2.5 Gbps (fino a 2.9 Gbps) su rete commerciale 5G durante un test condotto a Roma. È la prima volta in Italia che un risultato simile viene ottenuto su una rete reale, usata dai clienti.


🔹 2. Perché questo test è importante?

Questo traguardo rappresenta il preludio al 5G Advanced, la prossima evoluzione del 5G.
Il nuovo standard consentirà:

  • velocità superiori e maggiore stabilità della rete,
  • uso diffuso di AI e machine learning per ottimizzare le prestazioni,
  • nuove applicazioni industriali, sanitarie e di pubblica amministrazione.

🔹 3. Quali tecnologie sono state usate per raggiungere 2.5 Gbps?

Il test ha utilizzato:

  • 6 carrier aggregati (5 bande 4G LTE + 1 banda 5G NR a 3700 MHz),
  • modulazione 1024QAM,
  • tecnologia MIMO (più flussi dati in parallelo),
  • smartphone commerciali Honor Magic V5 (20 flussi) e Xiaomi MI15 Ultra (18 flussi).

🔹 4. Che cos’è il 5G Advanced?

È l’evoluzione del 5G “tradizionale”, che integra intelligenza artificiale nella gestione della rete.
Permetterà:

  • latenza sotto i 10 millisecondi,
  • antenne adattive che si regolano automaticamente,
  • maggiore capacità di uplink (trasmissione dati dall’utente verso la rete),
  • connessioni più stabili anche in movimento.

🔹 5. In che modo l’AI migliora le reti 5G?

L’intelligenza artificiale analizza miliardi di informazioni in tempo reale e regola la potenza e la direzione dei segnali.
Questo garantisce:

  • connessioni più efficienti,
  • minori interferenze,
  • migliore qualità del servizio anche indoor.

🔹 6. Quali applicazioni pratiche renderà possibili il 5G Advanced?

Le reti 5G potenziate con AI abiliteranno:

  • automazione industriale e fabbriche intelligenti,
  • digital twin e manutenzione predittiva,
  • smart glasses per traduzioni, assistenza medica e video in tempo reale,
  • realtà aumentata/virtuale, cloud gaming, streaming 8K e servizi AI edge.

🔹 7. Quali sono i benefici per imprese e Pubblica Amministrazione?

Le PA e le aziende potranno contare su:

  • connessioni ultraveloci e stabili,
  • maggiore sicurezza grazie all’AI,
  • servizi cloud e analisi dati in tempo reale,
  • infrastrutture più resilienti e sostenibili.

🔹 8. Quali risultati concreti mostrano la crescita del traffico 5G?

  • Durante Milan–Napoli (Serie A): 2 TB di traffico in 2 ore, con oltre il 40% in 5G.
  • Durante il Giubileo dei Giovani: 20 TB in un solo giorno per un milione di persone.
    Esempi pratici:
  • Download serie Netflix (8 episodi): ~3 minuti.
  • Download pacchetto Office: < 20 secondi.

🔹 9. Dove verrà sperimentato il 5G Advanced?

Fastweb + Vodafone stanno testando la nuova rete ad Acilia (Roma) con antenne di ultima generazione MIMO anche su 4G, per ottimizzare copertura e qualità del servizio.


🔹 10. Qual è la roadmap futura?

Nel 2026 partiranno i test ufficiali di 5G Advanced su rete Fastweb + Vodafone.
L’obiettivo: un’infrastruttura mobile potenziata dall’AI, più veloce, stabile e capace di supportare i servizi digitali del futuro.

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5G, ok di Agcom al regolamento per l’assegnazione di una delle bande pioniere: 26 GHz

Regolamento per l’assegnazione della banda 26 GHz

Agcom ha approvato all’unanimità le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 24.25-26.5 GHz, finalizzate allo sviluppo delle reti wireless a banda ultra-larga. Si completa così il percorso di regolamentazione promosso dall’Autorità per l’assegnazione e l’impiego di una delle bande “pioniere” per lo sviluppo del 5G, banda 26 GHz, la cui parte superiore (26.5-27.5 GHz) era stata già assegnata nel 2018, insieme alle bande 700 MHz e 3.6-3.8 GHz. 

Le misure adottate dall’Autorità rispondono all’esigenza più volte manifestata dal mercato di definire tempestivamente un quadro regolamentare certo e di lungo termine per l’impiego delle frequenze in questione. L’obiettivo è quello di favorire la sostenibilità degli investimenti in reti e servizi 5G, che oggi si stanno sviluppando nella banda 26 GHz con particolare riguardo alle architetture del cosiddetto Fixed Wireless Access (FWA).

Il regolamento approvato tiene inoltre conto delle esigenze degli operatori che attualmente utilizzano parte della banda 26 GHz bassa per applicazioni di tipo Wireless Local Loop, assicurando loro la possibilità di continuare per ulteriori due anni a valorizzare gli investimenti già realizzati e di effettuare una migrazione ordinata e sostenibile dalle utilizzazioni esistenti ai nuovi e più performanti sistemi 5G, anche, ove possibile, anticipandone l’impiego rispetto ai tempi della proroga.

Diritti d’uso delle frequenze, Agcom: prevista assegnazione con una procedura competitiva, con le stesse modalità e gli stessi obblighi già adottati nel 2018

Si prevede che i diritti d’uso delle frequenze siano assegnati mediante una procedura competitiva, sostanzialmente con le stesse modalità e gli stessi obblighi già adottati nel 2018 per l’assegnazione della banda 26 GHz alta, per evitare possibili effetti distorsivi sulle dinamiche concorrenziali.  

Tuttavia, tenendo conto del cambiamento dello scenario di mercato, l’Autorità ha introdotto la possibilità, per i futuri aggiudicatari, di effettuare il pagamento in rate annuali e di beneficiare di uno sconto sul prezzo di riserva al raggiungimento di specifici obiettivi legati all’avvio del dispiegamento delle reti, favorendo così lo sviluppo del mercato e incentivando gli investimenti. Le decisioni adottate si riferiscono, come di consueto, esclusivamente alla procedura relativa alla banda oggetto della presente valutazione e non pregiudicano eventuali future decisioni differenti da parte dell’Autorità per altre bande di frequenza.

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Frequenze TLC, il Governo verso il rinnovo gratis. Ma obblighi su 5G standalone e guida autonoma

La notizia in breve

  • Il Governo sarebbe propenso a concedere alle telco il rinnovo gratis delle frequenze in scadenza nel 2029.
  • In alternativa all’asta, al vaglio obblighi di investimento per le reti 5G standalone a bassissima latenza
  • Fra gli obiettivi quello di rilanciare lo sviluppo di nuovi Verticals mission ciritcal a bassissima latenza come la guida autonoma e le operazioni robotiche.  

Il Governo sarebbe sempre più propenso a rinunciare all’asta e a concedere alle telco il rinnovo gratuito delle frequenze in scadenza nel 2029, in cambio di obblighi di investimento su reti 5G standalone e tecnologie edge. Una soluzione di compromesso, al vaglio dell’Agcom e auspicata dai nostri operatori Tlc, che da tempo chiedono il rinnovo senza aste delle frequenze in scadenza. Una soluzione che risponderebbe altresì alla necessità di nuovi investimenti per il lancio dei nuovi Verticals 5G di cui si parla da anni a livello Ue ma di cui per ora non si è avuta traccia, per mancanza di investimenti.  

Opzione mista e opzione rinnovo sul tavolo

Per quanto riguarda il tema della redistribuzione delle frequenze, il tema è attualmente allo studio dell’Agcom, che ha proposto due modalità al momento in consultazione:  l’Autorità ha messo due opzioni. Il primo, un modello “misto”: parte delle frequenze prorogate o rinnovate agli attuali titolari e parte messe a gara, ma riservate a Iliade a eventuali nuovi entranti, così da riequilibrare il gioco. Il secondo, un rinnovo generalizzato dello status quo, con in più obblighi di accesso, per ora ancora non ben definiti, da parte dei big verso Iliad e altri.

5G standalone, conditio sine qua non per la guida autonoma

La presenza di una infrastrutturazione 5G standalone è necessaria per l’avvento della guida autonoma, la cui fase operativa potrà partire soltanto con l’upgrade del 5G alla versione standalone. La questione diventa ancor più di attualità dopo l’intervento di venerdì scorso da parte della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen alla Italian Tech Week di Torino, con l’invito al nostro paese di fungere da apripista della guida autonoma.

Le attuali reti 5G non standalone (di fatto un upgrade del 4G) non sono in grado di sostenere la guida autonoma. Per la guida autonoma serve una rete 5G standalone con una infrastrutturazione capillare lungo le strade, in grado di garantire senza problemi una certa latenza ben precisa (bassissima) per la trasmissione dati.

Serve, inoltre, una rete di server per la gestione del servizio, che si trovi abbastanza vicino alle strade per garantire il flusso di dati e le prestazioni necessarie. Serve una rete a bassissima latenza e la distribuzione dell’edge computing deve essere abbastanza sviluppata.  

Cosa c’entra il rinnovo delle frequenze con la guida autonoma?

In primo luogo, il Governo starebbe pensando al rilancio di alcuni Verticals finiti nel dimenticatoio dopo la fase di test e l’iniziale entusiasmo pre-asta 5G. Uno fra questi, forse il più osannato e atteso, è appunto la guida autonoma, che il Governo vorrebbe (indirettamente) rilanciare con gli obblighi necessari per le telco. Il rinnovo delle frequenze e la guida autonoma sono due facce della stessa medaglia. Le due cose sono fra loro strettamente connesse, in realtà. Quali sono gli obblighi che il Governo può mettere sul piatto in alternativa all’asta frequenze?

Investimenti indiretti nei Verticals in cambio della cancellazione dall’asta

Il Governo sarebbe seriamente intenzionato a rinunciare all’ennesima asta onerosa per il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029, asta considerata di fatto inopportuna viste le ristrettezze economiche degli operatori, ma in cambio di un ‘boost’ all’innovazione. Un trade off che sposta i soldi dall’asta agli investimenti in innovazione.

Frequenze, una questione di sovranità digitale

L’obiettivo sarebbe quindi quello di non frenare la capacità di investire delle telco per evitare di consegnare l’infrastrutturazione del Paese agli hyperscalers. Una mossa, quindi, disegnata per difendere la sovranità digitale del nostro paese.  

Un retro pensiero, quello dei grandi hyperscalers e dei Cloud Provider globali, sempre in cima all’agenda del Governo intenzionato a mantenere la sovranità digitale del Paese in tutti gli ambiti.

Cosa chiedere agli operatori al posto dell’asta?     

Fra gli obblighi al vaglio del Governo, quello di garantire investimenti (da quantificare) in nuove reti con latenza massima di 5 millisecondi, che di fatto è come chiedere di porre le basi per nuovi Verticals 5G standalone che hanno bisogno di prestazioni di rete garantite, come la guida autonoma.

Si tratterebbe di una decisione auspicabile anche a livello Ue, dove peraltro i Governi degli Stati membri sono tutti alle prese con lo stesso genere di decisioni e scelte strategiche fra il mantenimento di uno sviluppo che spinga il sovranismo e l’autonomia digitale e la cessione di sovranità agli hyperscalers extra Ue. Ma per non consegnare il dominio digitale agli hyperscalers servono investimenti. Il modello tedesco è una strada da tener presente.

Quali sono i servizi mission critical?

Oltre alla guida autonoma e alle operazioni da remoto, i servizi mission-critical con requisiti di bassa latenza (inferiore a 5 ms) includono chirurgia robotica, controllo industriale in tempo reale, monitoraggio remoto di infrastrutture critiche, gestione del traffico aereo e della rete elettrica, telemedicina avanzata e realtà aumentata/virtuale per addestramento critico. 

Servizi mission-critical con bassa latenza: 

  • Chirurgia robotica: Permette ai chirurghi di controllare bracci robotici con precisione estrema, richiedendo feedback tattile e risposta istantanea per operare a distanza o per assistere in interventi complessi.
  • Controllo industriale in tempo reale: Automazione di fabbriche e processi produttivi che richiedono decisioni immediate e sincronizzazione di macchinari per garantire sicurezza ed efficienza.
  • Monitoraggio di infrastrutture critiche: Rilevamento e intervento immediato su guasti in reti elettriche, gasdotti o altri impianti essenziali, prevenendo interruzioni.
  • Gestione del traffico aereo e ferroviario: Controllo del traffico, segnalazione e gestione dei convogli in modo sincronizzato per garantire la sicurezza e prevenire incidenti.
  • Telco e rete elettrica: La capacità di monitorare, controllare e bilanciare le reti elettriche e le comunicazioni in tempo reale è fondamentale per la stabilità.
  • Telemedicina avanzata: Monitoraggio di pazienti con condizioni critiche, teleconsulti con diagnosi e intervento in tempo reale, soprattutto in situazioni d’emergenza.
  • Realtà aumentata (AR) e virtuale (VR) per addestramento: Formazione di personale per operazioni complesse o pericolose (es. soccorso, manutenzione industriale) richiede interazioni realistiche e immediate.

FAQ: Rinnovo frequenze alle telco e obblighi 5G

Quali obblighi verrebbero richiesti alle telco?
Gli obblighi in valutazione riguardano principalmente:

  • Sviluppo di reti 5G standalone (indipendenti dal 4G) con bassissima latenza
  • Realizzazione di infrastrutture di Edge Computing per servizi evoluti

A cosa servono queste tecnologie?
Servono per abilitare nuovi servizi e mercati cosiddetti mission critical, come:

  • Guida autonoma
  • Robotica avanzata e operazioni da remoto
  • Applicazioni industriali e sanitarie in tempo reale

Cos’è il 5G standalone e perché è importante?
È una versione del 5G che non si appoggia più al 4G per il core di rete. Consente latenze molto più basse, capacità più elevate e servizi dedicati alle imprese e ai settori industriali.

Che ruolo ha l’Edge Computing?
L’Edge permette di avvicinare l’elaborazione dei dati all’utente o al dispositivo, riducendo ulteriormente la latenza e abilitando applicazioni in tempo reale.

Chi beneficerà di questa scelta?
Oltre alle telco, i benefici potrebbero riguardare:

  • Settori industriali ad alta automazione
  • Automotive e mobilità connessa
  • Sanità, logistica, manifattura, smart city
  • Start-up e imprese che operano nei “verticals” tecnologici

La decisione è definitiva?
No, si tratta di un orientamento in fase di valutazione. I dettagli sugli obblighi e sulle condizioni sono ancora da definire.

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AI, Walter Renna (Fastweb + Vodafone): ‘Buy European’ principio fondamentale per creare il nostro ecosistema Ue’

In che modo l’Italia e l’Europa si possono posizionare a livello di AI e sviluppo tecnologico rispetto ai grandi big globali Usa e Cina?

Risponde sul palco della Italian Tech Week in corso a Torino il Ceo di Fastweb + Vodafone Walter Renna, secondo cui tutti i settori si orienteranno verso l’AI, quindi finanza, sanità, industria manifatturiera, tutti punteranno sui processi nativi dell’IA. A suo parere se si controlla questa tecnologia, si può mantenere il proprio vantaggio competitivo. Se si acquistano scatole nere e si mettono lì i propri dati, si perderà tutto.

AI, il rischio per l’Italia è di essere un semplice consumer

“I layer tecnologici principali sono il Cloud, la Cybersecurity e l’AI per un paese – dice Renna – il rischio per l’Europa è di essere un semplice consumatore, senza disporre delle sue tecnologie europee. Un luogo dove si viene soltanto per il cibo e il turismo”.

Il primo pericolo è l’accessibilità ai dati, prosegue Renna, perché “se sposti i tuoi dati su un cloud, c’è il rischio che tu non possa più accedervi”. C’è poi un altro rischio, che riguarda la riservatezza se finiscono all’estero. Infine, un altro problema è l’integrità.

Si tratta quindi di un problema di “country continuity o business continuity” il fatto di poter disporre dei propri dati senza dover ricorrere a provider extra Ue.

Tutti i business saranno investiti dall’AI

Tanto più che in termini di concorrenza “tutti i settori di business abbracceranno l’AI: finanza, healthcare, manufacturing”, aggiunge. “Se controlli la tecnologia puoi mantenere il tuo vantaggio competitivo. “Se si acquistano scatole nere e si mettono lì i propri dati, si perderà tutto”.  

In questo senso, l’Italia sconta un problema atavico, la carenza di persone skillate. “In Italia soltanto il 21% degli studenti si laurea in materie STEM”, a fronte del 30% dell’India e del 40% in Cina.  

AI, partita aperta per l’Europa ma servono regole

Ma non tutto è perduto e l’AI può essere il terreno su cui l’Europa lancia la sua rincorsa a livello globale. “E’ vero che l’Europa ha perso la corsa al Cloud e ai social network – dice Renna – è vero che la maggior parte dei nostri dati è finita a Cloud provider americani, però molti dati stanno tornando indietro su Cloud nazionali”.

Come Europa, dobbiamo risolvere i problemi strutturali che abbiamo a partire dalla costruzione di un mercato unico europeo e un altro aspetto cruciale è il procurement pubblico. “Il principio del ‘buy European’ sarà davvero importante per far crescere la domanda anche di tecnologie europee per l’AI e sostenere la nascita di campioni locali e la crescita delle nostre aziende europee”.    

Tlc in crisi, troppe asimmetrie con gli OTT

Il mercato italiano delle Tlc è in grave crisi per il calo dei prezzi dovuto all’estrema concorrenza che c’è, mentre dall’altra parte ci sono gli OTT che “traggono vantaggio dalle reti che noi costruiamo senza pagare una lira. Il tutto in un contesto do forte asimmetria regolatoria, servono le stesse regole”, aggiunge Renna.

Per quanto riguarda lo sviluppo dell’AI, “In Italia stiamo cercando di creare un ecosistema che si muova nella stessa direzione, noi offriamo una piattaforma completa e sicura con un super computer che si trova vicino a Milano – aggiunge – abbiamo un LLM creato in Italia con i dati che resteranno in Italia. Abbiamo anche una piattaforma agentica”.  

Leggi anche: Renna (Fastweb+Vodafone): ‘Rinnovo frequenze questione di sicurezza nazionale’. Hyperscalers minaccia all’indipendenza digitale?

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