Airbus, una rete privata 5G in tutti gli stabilimenti di produzione di aerei  

Airbus sta implementando il 5G privato nei suoi stabilimenti per incrementare la produzione di aerei.

Il principale produttore di aeromobili al mondo prevede di dotare di reti 5G i suoi principali siti produttivi in ​​tutto il mondo entro la fine del 2027. Già implementata in Francia e Germania, la soluzione consente di risparmiare tempo prezioso nel raggiungimento degli obiettivi di produzione di aeromobili. Lo scrive oggi la Tribune.

Con un portafoglio ordini di oltre 8.600 aeromobili in consegna, Airbus si è posta l’obiettivo di raggiungere un tasso di consegna annuo di 1.000 aeromobili entro il 2027 (rispetto ai circa 800 previsti per il 2025).

“Ogni minuto conta”

“Ogni minuto conta e la nostra strategia di digitalizzazione deve contribuire a moltiplicare la produttività dei nostri dipendenti nella produzione di aeromobili”, dice Guillaume Lugat, Responsabile Connettività di Airbus Commercial Aircraft.

Ancora agli albori in Francia, il 5G privato è una rete dedicata che consente al produttore di evitare interruzioni di connettività. “A Tolosa, 25mila dipendenti Airbus si spostano quotidianamente tra i nostri siti di produzione, che si estendono su oltre 700 ettari. Nelle postazioni di lavoro degli aeromobili sulle linee di assemblaggio, è necessario spostare gli utensili. Una connessione cablata, come un cavo, non è quindi adatta. Inoltre, all’interno di un aereo, l’effetto gabbia di Faraday causa interruzioni del segnale WiFi. Da qui l’idea di implementare una rete 5G privata”, aggiunge Guillaume Lugat.

Risparmiati 10 minuti per dipendente per turno. Dati più sicuri restano sulla rete

Il produttore ha già potuto misurare i primi vantaggi della tecnologia. “Si tratta di dati preliminari, ma stiamo risparmiando almeno 10 minuti per dipendente per turno eliminando i tempi di riconnessione alla rete”, osserva il responsabile.

Il produttore ha individuato altri vantaggi della tecnologia: “Il 5G privato raggiunge velocità simili a quelle di una rete cablata e di gran lunga superiori al WiFi. Una singola antenna 5G fornisce copertura per 50-70 punti di accesso WiFi. In termini di sicurezza, il 5G privato è una rete privata, quindi i dati rimangono sulla nostra infrastruttura con i relativi meccanismi di sicurezza informatica. Tutti questi elementi lo rendono la migliore soluzione di connettività per aiutarci nella nostra crescita”, aggiunge Guillaume Lugat.

Tolosa e Amburgo, pionieri della trasformazione

Ad oggi, 80 antenne e diverse centinaia di schede SIM 5G private sono state installate in Francia e Germania, principalmente a Tolosa e Amburgo, dove si trovano le linee di assemblaggio europee del produttore di aeromobili.

Nella nuova linea di assemblaggio finale di Tolosa, incaricata di supportare l’imponente portafoglio ordini di Airbus per la famiglia A320, il 5G privato sta consentendo una prima mondiale per il produttore: un sistema logistico automatizzato in cui tutti i componenti e le attrezzature vengono consegnati da robot alle postazioni di lavoro degli operatori.

Inoltre, quasi un migliaio di scanner di codici a barre utilizzati per raccogliere informazioni in tutta la fabbrica, così come tablet industriali, sono ora connessi tramite 5G. Altri casi d’uso potrebbero emergere con l’uso di visori per la realtà virtuale per ispezionare gli aeromobili durante l’assemblaggio o tramite strumenti intelligenti.

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Asstel, siglato il nuovo Contratto Nazionale delle Tlc. Aumento di 300 euro per i lavoratori

Scaduto ormai da tre anni, è stato siglato oggi il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Telecomunicazioni, un accordo che segna un passo decisivo per l’evoluzione dell’intero ecosistema Tlc italiano. Lo scrive Asstel in una nota, aggiungendo che si tratta di un risultato che testimonia il senso di responsabilità dell’industria delle telecomunicazioni, che – pur in un contesto economico ancora complesso e in assenza di un quadro di politica industriale definito – ha scelto di procedere con il rinnovo del contratto collettivo, valorizzando il contributo delle persone e la sostenibilità del settore. Non si tratta di un semplice aggiornamento economico e normativo, ma di un contratto di trasformazione e di innovazione, per accompagnare la transizione digitale del Paese e rafforzare la competitività del settore con una prospettiva di lungo periodo, fino al 2028 gestendo così la definizione di due cicli negoziali.

Introdotta distinzione per il comparto CRM-BPO

Il nuovo CCNL introduce per la prima volta una distinzione all’interno della filiera per il comparto CRM–BPO (call center e assistenza tecnica ai clienti) il più esposto ai processi evolutivi e di transizione tecnologica, prevedendo maggiori strumenti di flessibilità per garantire sostenibilità economica e occupazionale e contrastare i fenomeni di dumping contrattuale. Il contratto prevede inoltre l’introduzione di aree professionali per valorizzare le competenze delle persone e guidare la trasformazione superando i vecchi livelli e valorizzando le competenze, l’occupabilità, collegando in modo più diretto le responsabilità ai percorsi di crescita

Nel periodo 2026-2028 garantito il recupero dell’inflazione

Dal punto di vista economico, l’accordo conferma un impegno concreto e responsabile da parte delle imprese: nel triennio 2026–2028 il settore riconoscerà il recupero dell’inflazione IPCA maturata nei due cicli negoziali. Un segnale importante di attenzione e responsabilità sociale, che si traduce in un impegno reale per il benessere delle persone, anche in un contesto in cui la filiera non è ancora pienamente uscita dalla crisi.

Labriola: “Nuovo contratto punto di svolta, ora nuove politiche”

“Il nuovo CCNL TLC rappresenta un punto di svolta per la filiera delle telecomunicazioni – dice Pietro Labriola, Presidente di Asstel – perché guarda avanti e mette al centro il valore delle persone. È un contratto di trasformazione che nasce da un dialogo serio e responsabile, e che testimonia la grande responsabilità sociale del nostro settore: nonostante un mercato che non è ancora uscito dalla crisi, le imprese hanno scelto di fare la loro parte, anche in coerenza con gli interventi previsti dal Governo nella legge di bilancio, che prevede misure di agevolazione fiscale per incrementi economici riconosciuti dai rinnovi contrattuali. Tuttavia, questo impegno deve essere accompagnato da politiche industriali coerenti e di lungo periodo: senza un cambiamento strutturale nelle politiche del Sistema Paese, ogni sforzo delle imprese rischia di essere vano. Le telecomunicazioni sono una componente strategica dell’economia italiana – oltre 200 mila occupati, più del 6% del Pil e investimenti per oltre 114 miliardi di euro dal 2010 – e meritano una visione di politica industriale che ne riconosca il ruolo centrale per la competitività nazionale. È il momento di agire con coerenza e visione, per fare della nostra filiera uno dei motori della digitalizzazione e della crescita del Paese”.

 Il rinnovo del CCNL conferma l’impegno condiviso delle parti sociali nel promuovere occupazione qualificata, formazione continua, rafforzando il ruolo delle telecomunicazioni come infrastruttura strategica per lo sviluppo digitale dell’Italia.

Di Raimondo: “Nuovi strumenti per governare la trasformazione digitale”

“Questo rinnovo mette a disposizione strumenti concreti per governare le trasformazioni in atto”, spiega Laura Di Raimondo, Direttrice Generale di Asstel. “Il nuovo modello di classificazione del personale, basato sulle Aree Professionali, supera i vecchi livelli e valorizza le competenze, l’occupabilità, collegando in modo più diretto le responsabilità ai percorsi di crescita. Particolare attenzione è stata riservata al comparto CRM/BPO, per il quale nasce un’area contrattuale dedicata, per contrastare i fenomeni di dumping contrattuale, che introduce maggiore flessibilità organizzativa e sostenibilità economica, assicurando continuità occupazionale attraverso una revisione della clausola sociale. Il contratto innova anche in materia di welfare rafforzando la previdenza complementare e la sanità integrativa di settore, prevedendo nuovi permessi per genitorialità, violenza di genere e bisogni educativi speciali e potenziando il lavoro agile, rendendolo più inclusivo e orientato a risultati misurabili. Infine, si è scelto di creare una correlazione tra i principi ESG (Environmental, Social, Governance) e gli istituti del CCNL consolidando la visione condivisa del lavoro fondato su sostenibilità, partecipazione e responsabilità sociale”.

Nuove tecnologie e lavoro agile

Il nuovo CCNL delle Telecomunicazioni si articola sui principali ambiti di innovazione come: trasformazione del lavoro; il nuovo modello di classificazione introduce due articolazioni – una generale e una specifica per le attività di CRM/BPO – con l’obiettivo di favorire la flessibilità e l’occupabilità mettendo al centro le “competenze” delle persone. Viene aggiornata la disciplina su nuove tecnologie e tutela dei lavoratori, promuovendo l’uso di strumenti informatici di supporto e percorsi formativi certificati. Il lavoro agile garantisce piena equivalenza tra prestazioni in sede e da remoto. 

Trasformazione CRM/BPO contro il dumping contrattuale

Trasformazione CRM/BPO: è stata istituita, per contrastare i fenomeni di dumping contrattuale, un’area speciale all’interno del CCNL TLC dedicata alle attività di CRM/BPO, con maggiore flessibilità sugli orari e sulla gestione delle prestazioni lavorative. La revisione della clausola sociale garantisce la continuità occupazionale nei passaggi di appalto, mantenendo condizioni economiche equivalenti e sostenibili. Evoluzione normativa, Welfare e ESG: il contratto mette al centro le Relazioni Industriali attraverso il rafforzamento del sistema partecipativo, aggiorna le regole su contratti a termine e somministrazione, in materia di orario di lavoro e di permessi legati all’inclusione. Si è scelto di creare una correlazione tra i principi ESG (Environmental, Social, Governance) e gli istituti del CCNL consolidando la visione condivisa del lavoro fondato su sostenibilità, partecipazione e responsabilità sociale.

Rafforzata l’assistenza sanitaria integrativa: previsto un fondo sanitario di categoria

Le Parti hanno deciso di rafforzare l’assistenza sanitaria integrativa del Servizio Sanitario Nazionale definita dal CCNL che costituisce uno degli elementi distintivi della Filiera come confermato dall’esistenza di un’ampia diffusione di strumenti definiti a livello aziendale. Una Commissione paritetica lavorerà per presentare alle Parti entro il mese di aprile del 2026 una proposta per l’istituzione, dal 1° luglio 2026 di un Fondo sanitario di categoria per tutti i lavoratori delle Aziende cui si applica il CCNL e che non abbiano già una forma di assistenza sanitaria integrativa. La soluzione così individuata costituirà il punto di partenza per l’equiparazione delle prestazioni base di tutte le aziende del settore e la confluenza, nel tempo, delle forme previste a livello aziendale.

Parte economica 

L’incremento economico riconosciuto è di € 298 al 5° livello, corrispondente al Livello C1 nel nuovo sistema di classificazione che sarà erogato con le seguenti tranches: € 100 del 1° gennaio 2026, € 50 dal 1° dicembre 2026, € 50 dal 1° luglio 2027, € 98 dal 1° dicembre 2028.

Per il CRM-BPO l’incremento economico riconosciuto è di € 288 al 5° livello, corrispondente al livello C1 nel nuovo sistema di classificazione con le seguenti tranches: € 50 dal 1° aprile 2026, € 35 dal 1° dicembre 2026, € 50 dal 1° dicembre 2027, € 50 dal 1° luglio 2028, € 103 dal 1° dicembre 2028.

Nell’ambito del TEC le Parti hanno concordato l’incremento della contribuzione aziendale al Fondo di Previdenza Telemaco all’1,6 % dal 1° gennaio 2026 e della contribuzione al Fondo Bilaterale di Solidarietà di Settore, rispettivamente allo 0,20 % a carico azienda e allo 0,10 % a carico dei lavoratori. 

Il nuovo CCNL TLC diventa così una leva di trasformazione industriale e sociale, capace di accompagnare la transizione digitale e sostenere la crescita di un ecosistema più innovativo, inclusivo e sostenibile. Un risultato che conferma la capacità della filiera delle telecomunicazioni di fare sistema e di costruire, insieme, le fondamenta della crescita digitale dell’Italia.

Faraoni (Fistel Cisl): ‘Rinnovo scelta strategica per il futuro della filiera Tlc’

Per Alessandro Faraoni, segretario generale della Fistel Cisl “Questo rinnovo rappresenta una scelta strategica per il futuro della filiera delle telecomunicazioni in Italia”, “è necessario dare risposta alle sfide digitali, infrastrutturali e del mercato del lavoro con un contratto collettivo che sia moderno, inclusivo e capace di valorizzare le persone e le imprese”.

La Fistel Cisl evidenzia come l’accordo sia cruciale non solo per garantire la stabilità occupazionale e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, ma anche per dotare il settore degli strumenti necessari a sostenere la transizione digitale del Paese. L’obiettivo è conciliare le esigenze di innovazione delle imprese con la tutela e la valorizzazione professionale delle risorse umane, pilastro fondamentale per la competitività e lo sviluppo infrastrutturale del settore Tlc.

Ugliarolo (Uilcom): “Ora il Governo intervenga per affrontare i nodi strutturali del settore”

Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom: “Alle 5 di questa mattina abbiamo raggiunto un importante traguardo: con la firma tra le aziende della filiera aderenti ad Asstel e le Organizzazioni sindacali Uilcom, Slc e Fistel, è stato rinnovato il Contratto Collettivo Nazionale delle Telecomunicazioni. Dopo lunghi mesi di negoziato e un triennio di forti tensioni, segnato dall’impossibilità di trovare una sintesi condivisa, siamo finalmente riusciti — attraverso un intenso confronto — a sbloccare la situazione e a chiudere positivamente il rinnovo contrattuale.

Con questo accordo si chiude il triennio 2023–2025 e si rinnova il contratto anche per il periodo 2026–2028, con un valore medio tra TEC e TEM che supera i 300 euro complessivi nei prossimi anni.

Ora il Governo deve fare la sua parte: è indispensabile intervenire per affrontare i nodi strutturali del settore e costruire soluzioni tangibili a problemi che da troppo tempo lo caratterizzano. Le telecomunicazioni restano un comparto strategico per il Paese, ma continuano a vivere forti incongruenze che richiedono una visione industriale chiara e interventi concreti”.

Buonomo (Uil) e Ugliarolo (Uilcom): ‘Subito una strategia industriale chiara per comparto strategico’

“La firma del nuovo contratto nazionale delle telecomunicazioni segna un passaggio fondamentale dopo anni complessi e un ritardo che ha messo alla prova lavoratrici, lavoratori e relazioni industriali. Questo rinnovo, arrivato ben oltre i tempi, dimostra quanto sia necessario rispettare le scadenze contrattuali: perché una contrattazione puntuale è l’unico strumento per tutelare il potere d’acquisto, governare i cambiamenti e dare risposte concrete al settore”. Così Vera Buonomo, Segretaria Confederale UIL, e Salvo Ugliarolo, Segretario Generale UILCOM.

“Oltre 200 mila addetti garantiscono ogni giorno la connettività e i servizi digitali che tengono unito il Paese: a loro va riconosciuto valore, dignità e prospettiva. Il contratto rafforza previdenza complementare e sanità integrativa, amplia i permessi per genitorialità, violenza di genere e bisogni educativi speciali, e consolida il lavoro agile come leva di flessibilità e inclusione.

La nuova classificazione del personale valorizza competenze e crescita professionale e introduce un’area dedicata al CRM/BPO, il comparto più esposto alla trasformazione tecnologica, garantendo strumenti adeguati ad accompagnare il cambiamento e tutelare l’occupazione. Aggiornata anche la clausola sociale, assicurando continuità nei passaggi di appalto.

Questo contratto guarda al futuro e riafferma che la contrattazione collettiva è la via per coniugare innovazione e diritti, stabilità e qualità del lavoro”.

“Ora, concludono Buonomo e Ugliarolo, serve una vera politica industriale da parte del Governo, coerente e capace di sostenere una filiera strategica, riconoscendo che la digitalizzazione non esiste senza le persone che ogni giorno la rendono possibile. Serve inoltre un confronto vero e costruttivo per intervenire su temi ormai non più rinviabili: a partire dal costo dell’energia per le aziende che non sono classificate come energivore, fino a un intervento sulle gare pubbliche che riguardano il mondo dei servizi alla clientela, dove troppo spesso si continuano a pagare gare non compatibili con il rispetto dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi, alimentando contratti pirata che mettono a rischio la tenuta dei livelli occupazionali e la qualità del lavoro nel settore”.

“È inoltre indispensabile affrontare con decisione il tema della frammentazione del mercato delle telecomunicazioni, dove la presenza di troppi operatori ha generato una guerra dei prezzi che, nel corso dell’ultimo decennio, ha eroso margini, impoverito gli investimenti e bruciato decine di miliardi di euro, mettendo in difficoltà l’intera filiera. Solo una strategia industriale chiara, orientata alla sostenibilità economica e occupazionale, potrà restituire solidità e prospettiva a un comparto strategico per il futuro del Paese”, chiudono i sindacalisti.

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INWIT, ricavi in crescita del 4,4% nel 2025. Guidance 2025 confermata, 2026-2030 rivista. Galli “Pesa il difficile contesto delle telco”

INWIT ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con ricavi consolidatia 271,1 milioni (+4,1%), nei primi nove mesi del 2025 a € 806,4 milioni (+4,4%) grazie a nuove ospitalità, nuove coperture indoor e adeguamento dei canoni all’inflazione.

I dati

L’Ebitda del terzo trimestre è pari a 247,4 milioni, (+4,3%), a fronte di 737,5 milioni nei nove mesi (+4,5%) e margine sui ricavi al 91,5%.

L’utile netto del terzo trimestre è pari a 92,1 milioni (+5,9%), nei primi nove mesi 2025 a € 276,7 milioni (+4%).

Il recurring free cash flow del terzo trimestre è pari a 169,7 milioni (+6,7%), nei primi nove mesi a 485,7 milioni (+3,8%).

Gli investimenti in infrastrutture a supporto degli operatori sono calati a 58,9 milioni (-8,9%), nei nove mesi 2025 gli investimenti industriali su nuove torri, acquisizione terreni e ampliamento delle coperture dedicate indoor si confermano sostenuti, pari a 206,8 milioni (-4,6%), in linea con le previsioni.

Continua nel trimestre lo sviluppo delle infrastrutture con 180 nuove torri, 670 nuove ospitalità verso operatori mobili, FWA e altri clienti e 30 nuove coperture DAS dedicate in primarie location indoor.

La leva finanziaria in termini di rapporto tra indebitamento netto ed ebitda a 5,0x (+0,2x yoy), per effetto dell’avanzamento del piano di buyback, in linea con le attese.

L’indebitamento finanziario netto, pari a 4.978,6 milioni (inclusivo delle passività finanziarie IFRS16) risulta in aumento (+8,7%) rispetto al 30 settembre 2024 (pari a 4.581,1 milioni), essenzialmente per effetto della maggiore remunerazione agli azionisti in termini di dividendi e riacquisto di azioni proprie.

Guidance 2026-2030 aggiornata. Pesa la crisi delle Tlc

Guidance 2025 confermata. Guidance 2026-2030 aggiornata sulla parte bassa dei range precedentemente comunicati, per riflettere il protrarsi del difficile momento di mercato tlc in Italia. in particolare, attesi ricavi sulla parte bassa del range  1.135-1.165 milioni di euro nel 2026 e 1.325-1.375 milioni di euro nel 2030; margine Ebitda confermato stabile sopra il 91% nel periodo 2026-2030.

Il direttore generale Diego Galli: “Nel terzo trimestre 2025 i risultati sottolineano la resilienza del modello di business di INWIT anche nel difficile contesto attuale dell’industria telco, riflesso nell’aggiornamento dei nostri obiettivi 2026-2030. Si conferma il nostro impegno nella realizzazione di infrastrutture digitali e condivise per lo sviluppo delle reti mobili 5G, a supporto dell’efficienza degli operatori telco”.

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Rinnovo frequenze TLC, Levi (iliad): “No a rinnovo automatico, ma favorire competizione, investimenti e qualità”

“No a rendite di posizione su rinnovo frequenze, favorire competizione e investimenti”

I diritti d’uso delle frequenze TLC saranno in scadenza il 31 dicembre 2029. Si tratta di frequenze Lte (4G) e Umts (3G), mentre le frequenze 5G assegnate nel 2018 scadranno nel 2037  e non sono quindi in ballo. Gli operatori hanno posizione diverse sulle modalità di rinnovo. “Credo sia fondamentale che ci siano regole chiare a tutela di una concorrenza davvero sana, che garantiscano un ‘level playing field’ per tutti gli operatori, in Italia come in Europa”. “Come nel caso delle frequenze”, ha detto Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia, durante l’evento “Imagine Italy: Changing the Game” organizzato da Ericsson, tenutosi a Milano. “è importante che non si congelino rendite di posizione, con un rinnovo tout court, ma si creino le condizioni per una competizione vera che sostenga gli investimenti in qualità e innovazione”.

Ad oggi, l’Agcom sta valutando due opzioni. La prima, un modello “misto”: parte delle frequenze prorogate o rinnovate agli attuali titolari e parte messe a gara, ma riservate a iliad e a eventuali nuovi entranti, così da riequilibrare il gioco. La seconda, un rinnovo generalizzato dello status quo, con in più obblighi di accesso, per ora ancora non ben definiti, da parte dei big verso iliad e altri.

Nessuno dei due modelli in consultazione si occupa dell’onerosità, sarà alla fine il Governo a decidere se concedere il rinnovo gratuito o meno, in cambio di impegni di copertura, come è avvenuto di recente in Germania con un esborso di 600 milioni da parte delle Telco, in cambio di maggiori obblighi di copertura e di una maggiore apertura all’uso delle frequenze alla concorrenza.

Vedremo.

Il ruolo di iliad oltre la connettività: 3 miliardi su filiera europea dell’AI

Nel frattempo, le Telco stanno rivedendo le proprie Strategie e modelli di business per andare oltre la connettività. Come ha indicato il Sottosegretario Butti la strada è passare da Telco a TechCo.

“Stiamo investendo oltre 3 miliardi su tutta la filiera IA: dalla potenza di calcolo con Scaleway, ai data center con Opcore, alla ricerca open source”, ha ricordato, in questo contesto, oggi Benedetto Levi. “In questo modo – ha proseguito – vogliamo contribuire alla costruzione di una sovranità digitale e infrastrutturale europea, generando crescita e valore condiviso” “Oggi gli operatori Tlc – ha concluso Levi – non possono limitarsi a fornire solo connettività: è necessario andare oltre e investire lungo tutta la catena del valore dell’ecosistema digitale“. 

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Voci di nozze iliad-Wind Tre, quali potenziali sinergie sul mercato Tlc (non solo Mobile Consumer)?

Le indiscrezioni rilanciate da Reuters di un possibile negoziato per arrivare ad una fusione fra iliad e Wind Tre hanno rilanciato le voci di un possibile ulteriore consolidamento del mercato italiano del mobile. Dopo la fusione fra Fastweb e Vodafone, un possibile avvicinamento fra iliad e Wind Tre non sarebbe poi così peregrino.

iliad non ha mai fatto mistero di essere interessata a operazioni di consolidamento, guardandole come “una opportunità e non una necessità”, concetto più volte ribadito dal management. In parallelo, anche il management di Wind Tre aveva detto di guardare con favore ad operazioni di consolidamento – da ultimo nella scorsa primavera, commentando i rumors relativi ad una possibile operazione fra TIM e iliad.

In attesa di capire se le indiscrezioni di Reuters si concretizzeranno o resteranno soltanto delle voci, è interessante capire quali sarebbero le potenziali sinergie di una combinazione fra iliad e Wind Tre.

Sinergie che, nel caso le cose dovessero un domani andare avanti, non si limiterebbero al segmento mobile rivolto al Consumer, dove peraltro i due player detengono rispettivamente il 24,1% il 15,4% e diventerebbero il primo player.

Ma perché limitare eventuali sinergie a questo segmento?

Quali sinergie nel mercato fisso?

Iliad e Wind Tre potrebbero certamente puntare sul segmento della convergenza fisso-mobile e all’offerta congiunta mobile più fibra.

A giugno 2025, iliad ha una quota di mercato della fibra (solo FTTH) pari a circa il 7,2%, con 422.000 abbonati attivi in questo segmento, mentre quella di Wind è del 16,5% circa, circa 1 milione di linee. WindTre, a differenza di iliad, è attiva anche negli altri segmenti del mercato fisso, e cioè la fibra mista rame e l’FWA. Guardando al mercato fisso complessivamente inteso, una combinazione fra i due player li porterebbe ad arrivare al 16% circa, comunque ben distanti da TIM (leader con oltre il 36,6%) e Fastweb Vodafone con il 28%.

Quali conseguenze per il mercato convergente della PA e delle grandi aziende?

Cosa succederebbe nel mercato PA?

Ci sono poi gli altri mercati, meno pubblicizzati del Mobile, ma altrettanto strategici.

Stiamo parlando del segmento della PA, dove il mercato è di fatto dominato dal duopolio TIM e Fastweb + Vodafone. E qui certamente la massa critica e le sinergie industriali di una iliad unita a Wind Tre potrebbero far cambiare radicalmente le cose anche in sede di gare pubbliche per servizi di connettività e cybersicurezza.

E’ ipotizzabile che le due aziende punterebbero su una massa critica potenziata da un’offerta più completa e capillare per tentare l’attacco a segmenti di mercato ad oggi inesplorati e meno presidiati come enti pubblici, Comuni anche in ottica smart city, dove WindTre Business è già fortemente attiva.

Quali conseguenze nel mondo Enterprise?

Lo stesso discorso sarebbe valido anche per il mercato Enterprise, anch’esso oggi contrassegnato per lo più da una forte presenza di Tim e Fastweb-Vodafone. Quali sono le carte in mano a iliad e Wind Tre in questo segmento? Ad esempio, Wind Tre ha appena lanciato la sua offerta B2B basata sulla nuova rete 5G standalone. Anche in questo caso, un’offerta congiunta con iliad, potenziata da servizi capillari sul territorio e su Verticals già sviluppati rappresenterebbe un plus per la nuova entità.

Come si porrebbe la nuova entità su Cloud e AI?

Nuove sinergie e nuovi servizi aziendali potrebbero scaturire dall’expertise in campo di AI, dove iliad ha già investito 3 miliardi di euro.

Sia Iliad che Wind Tre puntano molto sul Cloud anche in ottica di nuovi servizi per smart city, e in questo senso una potenziale fusione fra i due player sarebbe una guanto di sfida anche per Tim Enterprise, che dovrebbe vedersela con un player agguerrito e desideroso di conquistare nuovi e lucrosi clienti non soltanto nella nicchia delle PMI ma anche nel più ampio segmento delle Big Enterprise. iliad è l’unico operatore telco europeo che può contare, all’interno della sua holding, su una società interamente specializzata nel cloud computing dedicato all’AI, Scaleway, e non deve affidarsi ai big player americani.   

Quali sinergie su 5G e FWA?

C’è da dire poi che iliad e Wind Tre già collaborano tramite la joint venture paritetica Zefiro: si tratta di una esperienza più unica che rara nel panorama europeo di condivisione di infrastrutture di telecomunicazione, non solo passive ma anche attive, per efficientare il servizio in tutte quelle aree del Paese che sono a bassa densità abitativa. Se il merger diventasse di attualità, le due aziende potrebbero ragionare sul potenziamento ulteriore della rete FWA di OpNet (ex Linkem), oggi controllata al 100% da Wind Tre.

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FiberCop e FMC GlobalSat/MTN, accordo strategico per reti ibride terrestri-satellitari

FiberCop, l’operatore che gestisce la rete più avanzata, estesa e capillare d’Italia, ha siglato una partnership strategica con FMC GlobalSat e la sua controllata al 100% MTNSat, operatore di rete satellitare globale, per sviluppare soluzioni ibride basate su rete terrestre e satellitare, con l’obiettivo di offrire una connettività stabile nelle aree remote del Paese. Si tratta di una delle prime sperimentazioni simili a livello globale, una mossa anti digital divide peer la connessione delle zone più remote del Paese.

Accesso in fibra integrato con il backhauling satellitare LEO

L’accordo rappresenta una delle prime architetture al mondo sviluppate su reti satellitari in orbita terrestre bassa (LEO). Insieme, in maniera congiunta, le due aziende hanno completato con successo i test utilizzando un’architettura di rete ibrida che integra i servizi satellitari LEO nell’infrastruttura terrestre, combinando in particolare l’accesso in fibra con il backhauling satellitare LEO. Un’architettura completamente integrata di questo è stata implementata in un ambiente di rete terrestre utilizzando Layer 2+PPPoE (un tipico protocollo di rete terrestre).

Fazzolari (FiberCop): ‘Pietra miliare delle telecomunicazioni’

Alma Fazzolari, Director of Strategic Governance di FiberCop, ha commentato: “È stato un momento straordinario assistere al primo trasferimento dati su un’architettura ibrida terrestre-satellite, che combina l’accesso in fibra ottica con il backhaul satellitare. Eravamo consapevoli di star vivendo, tutti insieme e con un forte spirito di squadra, una pietra miliare storica per il futuro delle telecomunicazioni. Questa iniziativa conferma il ruolo di FiberCop come operatore tecnologico per lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia nel campo della connettività. L’integrazione tra accesso in fibra e backhaul satellitare rappresenta un’evoluzione strategica della nostra infrastruttura, che ci consente di estendere la copertura ultrabroadband anche nelle aree più complesse dal punto di vista logistico e territoriale”.

Il progetto crea una piattaforma solida in grado di estendere e accelerare l’accesso alla banda larga ad alta velocità nei piccoli centri remoti in tutta Italia, in particolare nelle aree dove è fisicamente complesso realizzare reti completamente terrestri per connettere i clienti.  

Cotrel (FMC GlobalSat/MTN): ‘Momento cruciale per l’accesso in Italia’

Emmanuel Cotrel, CEO di FMC GlobalSat/MTN, ha commentato: “Questo progetto segna un momento cruciale sia per FiberCop che per FMC GlobalSat/MTN, ma soprattutto per la connettività digitale e l’accesso in Italia. Grazie alla potenza delle nostre reti satellitari LEO e all’eccellenza dell’infrastruttura in fibra di FiberCop, le comunità del Paese non saranno più ostacolate dai costi o dalle difficoltà fisiche legate alla posa della fibra in territori remoti”.

L’architettura

L’architettura sfrutta la piattaforma di rete StarEdge Horizon™ di MTN. StarEdge Horizon offre connettività Layer2 sicura e privata tramite satelliti LEO, con ridondanza multi-rete e larghezza di banda ultra-veloce scalabile fino a diversi Gbps, consentendo un percorso di trasporto diretto che trasmette frame Ethernet senza intervento a livello IP, al fine di estendere le strutture di indirizzamento IP, routing e VLAN esistenti di FiberCop su più sedi e località. Questo garantisce pieno controllo operativo, supporta configurazioni specifiche e si integra in modo sicuro con le reti esistenti di FiberCop e con la trasmissione dati tramite PPPoE. Poiché StarEdge Horizon consente a due punti di comunicare come se fossero sulla stessa rete locale, permette al collegamento satellitare LEO di agire come una vera e propria estensione della rete in fibra di FiberCop, permettendo al contempo la segmentazione del traffico e l’erogazione di servizi di rete avanzati. 

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Rete unica, Denni (Europio Consulting): “Una sola rete e un solo fornitore non è mai un vantaggio per il mercato”

Un nuovo contributo al dibattito su Key4Biz, con interviste a parlamentari ed esperti di Tlc, per capire la fattibilità e nel caso i vantaggi della Rete unica con la fusione di FiberCop e Open Fiber. Oggi è la volta di Dario Denni, Fondatore di Europio Consulting

Key4Biz. Quali prospettive per il progetto rete unica, viste le frizioni fra KKR e il Governo? 

Dario Denni. Da osservatore esterno il progetto rete unica avrà un orizzonte lungo, al 2027 salvo improvvise accelerazioni. Prima di quella data, qualora dovesse concretizzarsi il progetto di fusione tra Fibercop e Open Fiber, si andrebbe a determinare un earn out di ulteriori 2,5 miliardi che non credo KKR sia desiderosa di versare a TIM sulla base degli accordi che hanno preso in fase di scorporo della rete. Tuttavia si potrebbero creare condizioni molto particolari, dove il progetto di integrazione sarebbe adempiuto a metà, magari con una partecipazione rilevante. Non ci sono limiti alla fantasia quando si muove l’interesse pubblico azionando leve tipiche dei privati. La soluzione potrebbe sorprenderci, tanto quanto l’intervento del MEF in Fibercop.

Key4Biz. Come si dovrebbe risolvere a suo avviso il conflitto fra Fibercop e Open Fiber? 

Dario Denni. In realtà, non c’è conflitto tra Fibercop e Open Fiber. Il conflitto potenziale è tra le regole degli Aiuti di Stato e le azioni intraprese dall’Italia. E’ vero che lo Stato si è reso protagonista di diverse azioni di spinta infrastrutturale ed è legittimo un certo interesse a far accadere le cose che sono state promesse, ma fino a che punto? Lo scopriremo con l’intervento di Bruxelles ma sempre ammesso che voglia occuparsene. Quello che accade in Italia non sempre è attenzionabile in Europa. E’ chiaro comunque che c’è del malcontento per le aree ancora non coperte, per i civici esclusi e per il cambio tecnologico prospettato. Dalla fibra, al FWA e infine al satellite. Non sono solo le tempistiche a preoccupare ma è la qualità dell’intervento e la quantità degli aiuti erogati. La governance è tutta da rivedere.

Key4Biz. Come bisognerebbe procedere? 

Dario Denni. I piani mostravano delle criticità chiare dal primo giorno. Nessuno si è sorpreso, diciamo, dei ritardi e delle cancellazioni. Oggi, mi sembra ancora più evidente che unire a freddo Fibercop e Open Fiber non porti automaticamente alla soluzione delle dinamiche a monte. Gli interessi da comporre non sono solo tra pubblico e privato ma tra diversi portatori di interesse che si affacciano su questi temi. E’ sbagliato pensare che questo sia solo un tema infrastrutturale o societario. Ha un respiro molto più ampio. La politica non sa porvi rimedio perché le competenze richieste e il potere di decidere non è operato in modo univoco e centralizzato, le leve che si possono azionare sono diverse e sono state mosse tutte. Intanto, arriverei al 2026 con una rendicontazione e chiusura delle attività in corso evitando di mettere ulteriore carne sul fuoco. Non è scontato che accada. Si parla già di nuovi bandi. E’ prematuro.

Key4Biz. Dal punto di vista industriale ed economico e per la diffusione della banda ultralarga quali vantaggi porterebbe la rete unica al sistema paese e alla diffusione del 5G? 

Dario Denni. Non è mai un vantaggio per il mercato avere una sola rete e un solo fornitore. Se tutto quello che sappiamo fare è una rete unica quando ne sono nate altre decine, non dobbiamo avere paura a dire che oggi è tardi. Sono obiettivi piccoli accompagnati da grandi speranze. Però possiamo continuare ad illuderci e dire che con la rete unica avremo grandi vantaggi per la diffusione del 5G. L’unica opzione finora inesplorata è affidare i progetti di sviluppo infrastrutturale ad operatori locali che conoscono il territorio, sono italiani ed hanno bilanci sempre in crescita. I bandi devono essere a misura di PMI, tutto il procurement pubblico dovrebbe essere strutturato così. Accordi quadro e lotti troppo grandi escludono il nostro tessuto produttivo. C’è spazio solo per i grandi operatori che – abbiamo visto – non sono poi così grandi rispetto ai colossi statunitensi. Almeno per una volta proverei a fare le cose diversamente.

Key4Biz. Quale dovrebbe essere il perimetro della rete unica? Con o senza le aree nere? 

Dario Denni. Non è strano per un acquirente selezionare la parte interessante lasciando indietro il resto. E’ il venditore che dovrebbe avere altrettanta capacità di far valere la sua leva negoziale. Il punto non è stabilire un perimetro infrastrutturale, perché non esistono aree nere quando si parla di affari. Si guardano i numeri sul bilancio, non i numeri civici.

Key4Biz. Per quanto riguarda il take up della fibra, come incentivarne la diffusione?

Dario Denni. Le aree oggetto dell’intervento pubblico sono a fallimento di mercato quindi non mancava solo la rete, mancava a monte la domanda. Se ci fosse stata la domanda, sarebbero arrivate le reti finanziate dai privati. Se continua a mancare la domanda anche quando arriva la rete sussidiata non c’è da sorprendersi. Al netto del fatto che in molti casi la rete è fantasma, in alcuni casi risulta sulle mappe ma non è attivabile, risolverei la questione dei KO e verificherei se ci sono altre ragioni che finora non sono emerse a determinare i ritardi. E’ certo che il voucher come sostegno alla domanda, da solo, non basta se per attivare un cliente passano mesi e mesi. Occorre infine ripristinare lo spazio economico tra le offerte attive e le offerte passive dei listini BUL, Infratel dovrebbe segnalarlo ad AGCOM. Ma ci sono resistenze.

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La Germania starebbe pensando di finanziare Deutsche Telekom per sostituire Huawei. E in Italia?  

La Germania sta valutando l’utilizzo di fondi pubblici per compensare Deutsche Telekom e altri operatori nella sostituzione di hardware Huawei presente nelle reti di telecomunicazioni del Paese. Per una spesa complessiva che supererebbe i 2 miliardi di euro. Lo scrive Bloomberg, aggiungendo che la mossa rientrerebbe nel più ampio sforzo per potenziare la cybersecurity nazionale e ridurre la dipendenza da tecnologie cinesi.

Huawei, cambio di linea in Germania?

L’indiscrezione, però, è indicativa di una possibile linea politica: Berlino potrebbe decidere di mettere sul piatto delle risorse finanziarie per cambiare fornitori e affidarsi a soggetti meno controversi di quelli cinesi assicurando così la sicurezza e l’integrità della rete in tutto il paese. I fornitori cinesi sono da tempo visti come una minaccia per la sicurezza e fonte di potenziale spionaggio soprattutto secondo gli Usa. C’è da dire che non ci sono mai state prove concrete a corroborare le accuse avanzate da anni da Washington.

La Ue spinge per la sovranità digitale

Il contributo del Governo sarebbe una spinta importante per Deutsche Telekom, un incentivo per adeguarsi ai desiderata europei che da tempo spingono per sostituire i grandi fornitori cinesi, Huawei e ZTE, con player europei come Nokia e Ericsson anche in ottica di sovranità digitale.

Si tratta di un cambio di marcia significativo, anche perché finora la Germania, prima con Angela Merkel e poi con il cancelliere attuale Friedrich Merz, non era mai stata ostile ai fornitori cinesi anche se il dibattito è sempre stato vivo a Berlino. Tanto che nel 2020 sono state fatte delle stime secondo cui smantellare le apparecchiature cinesi dalle reti mobili tedesche sarebbe costato 50 miliardi di extra costi in più a Deutsche Telekom e agli altri operatori del paese.    

Reti 4G e 5G asset strategici, tema attuale anche in Italia

Il tema dei fornitori extra Ue, in particolari cinesi, visti come potenziale minaccia alla sicurezza delle reti asset nazionali, è attuale anche in Italia, dove i sistemi 4G e 5G sono stati recentemente inseriti tra gli asset strategici per la cybersicurezza con un DPCM del 2 ottobre scorso.

Nessun cenno si fa nel documento all’ipotesi di smantellare le reti esistenti degli operatori, che fanno in larga misura affidamento su apparecchiature cinesi. Men che meno si fa cenno ad un eventuale contributo economico alle telco per una eventuale sostituzione delle tecnologie cinesi.

Il Governo italiano, così come Berlino, sarebbe pronto a valute un contributo ai costi per gli operatori di una eventuale sostituzione delle apparecchiature cinesi che sono presenti nelle reti mobili?

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Poste e CDP celebrano i 150 anni del risparmio postale. Del Fante: “Vale 320 miliardi”. Scannapieco: “Pronti a lavorare per la rete unica”

CDP è sempre al lavoro per la creazione della rete unica attraverso la fusione di FiberCop e Open Fiber, nonostante il continuo battibecco tra le due società, anche a colpi di ricorsi a Bruxelles da parte della società guidata da Massimo Sarmi.

Scannapieco (CDP): “Pronti a lavorare per la rete unica”

A confermare la volontà da parte di Cassa Depositi e Prestiti, che attraverso la controllata CDP Equity possiede una quota del 60% di Open Fiber, di guardare sempre alla Rete unica viene direttamente dal suo amministratore delegato Dario Scannapieco.

“Noi crediamo che l’attuale assetto industriale non sia proprio ottimale, perché ci sono delle duplicazioni e siamo pronti a lavorare per la rete unica”, ha detto Scannapieco a margine dell’evento a Roma per celebrare i 150 anni del risparmio postale alla presenza del Capo dello Stato.

Come investire in innovazione?

Come investite i risparmi degli italiani nell’Innovazione tecnologica? Abbiamo chiesto all’AD di CDP.

“Molte di queste risorse vengono investite nel venture capital, CDP è il più grande player in questo senso, cerchiamo di far crescere l’’ecosistema dell’Innovazione, ma non in maniera spot. Serve far lavorare insieme startup, ricerca, università e imprese più grandi. Noi facciamo crescere sia nuovi fondi, dove l’Italia è più indietro rispetto ad altri Paesi, sia investiamo in fondi dedicati all’intelligenza artificiale’’.

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Poste-Cdp: Mattarella: ‘Risparmio postale strumento di democratizzazione’

“Siamo qui per parlare dell’Italia, unita non solo territorialmente, ma anche dal risparmio postale, che conta 150 anni dei libretti postali e 100 anni dei buoni fruttiferi postali. Uno strumento di democratizzazione della finanza e del risparmio per lo sviluppo del Paese”, ha detto Sergio Mattarella, ricordando che CDP è nata nel 1850 nel Regno di Sardegna.

E che poi è stato Cavour ad introdurre il principio della garanzia statale per i buoni fruttiferi postali. “CDP e Poste italiane hanno dinanzi il compito di continuare a contribuire all’ammodernamento del Paese”, ha concluso il Presidente della Repubblica.

“CDP e Poste Italiane sono state pensate con lungimiranza e cura come un progetto finalizzato allo sviluppo del Paese, grazie all’idea di quell’internet della rete capillare degli uffici postali. Il risparmio postale, iniziato dai piccoli comuni 150 anni fa, oggi vale 320 miliardi di euro”, ha detto Matteo Del Fante, CEO di Poste Italiane, nel corso dell’evento presso la Nuvola a Roma per celebrare con CDP i 150 anni del risparmio postale, in particolare 150 anni di libretti postali e 100 anni di buoni fruttiferi postali. Tra l’altro, la Campania è la Regione con il più alto tasso di risparmio.

“Il risparmio postale è anche un risparmio digitale”. ha concluso Del Fante, “accessibile dalle app di Poste Italiane. Siamo lo strumento ideale per il risparmio delle famiglie e per il futuro del Paese”.

Altri numeri digital di Poste italiane

  • 1,5 milioni di pacchi al giorno
  • 30 milioni di Spid, il 72% di quelli erogati

“Grazie a Poste italiane e a CDP il risparmio privato è diventato un investimento pubblico”, ha dichiarato Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze. “Le sfide internazionali ci impongono l`autonomia in alcuni settori chiave, come la Difesa e per far fronte a queste sfide sono necessari investimenti di vasta portata e a lungo periodo. Nell’era della digitalizzazione, che offre opportunità e rischi”, ha concluso Giorgetti, “’il miglior investimento è nella conoscenza”.

Silvia Maria Rovere, presidente di Poste italiane, ha sottolineato: “Poste è un’infrastruttura strategica a forte impegno sociale: siamo un`infrastruttura sociale”. Rovere ha poi ricordato quando l’educazione finanziaria iniziava dalle scuole, gli alunni potevano effettuare versamenti in un libro di risparmio collettivo e si potevano coinvolgere le famiglie, spesso analfabeti, che iniziarono ad avere a che fare con il risparmio. Quando le somme versate da un allievo raggiungevano l’importo minimo di una lira, allora veniva aperto il vero e proprio libretto di risparmio.

Risparmio postale, stock di circa 320 miliardi di euro

Il Risparmio Postale conta circa 27 milioni di sottoscrittori e ha raggiunto uno stock complessivo di circa 320 miliardi di euro. Oltre a essere cartacei, i libretti di risparmio e i buoni fruttiferi postali oggi sono anche dematerializzati e possono essere acquistati e rimborsati anche online, attraverso il sito di Poste Italiane e l’app P. Sui buoni fruttiferi postali la tassazione applicata sugli interessi è agevolata ed è pari al 12,50%. I buoni, inoltre, sono esenti dall’imposta di successione.

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A rischio la revisione di Italia 1 Giga per salvare i fondi del PNRR?

La denuncia di FiberCop alla Ue per presunti aiuti di Stato a Open Fiber rischia di mandare a monte la revisione del Piano Italia 1 Giga con il taglio di 700mila civici richiesto da Open Fiber, che il Governo ha messo a punto e condiviso con Bruxelles per salvare i fondi del PNRR.

La revisione, data per fatta dall’Italia e informalmente già approvata e condivisa dalla Ue, rischia adesso di saltare visti gli ultimi sviluppi dello scontro fra Fibercop e Open Fiber.  

La segnalazione di Fibercop sul tavolo del Governo

La segnalazione di Fibercop alla Ue per presunti aiuti di Stato arriva sui tavoli del Governo, scrive oggi il Sole 24 Ore, che avrà ora 20 giorni lavorativi di tempo per rispondere. In definitiva il Governo dovrà rispondere entro il 20 novembre prossimo.  

I presunti aiuti di Stato riguardano di fatto le aree bianche per un ammontare compreso fra 2 e 4,5 miliardi. Open Fiber aveva attivato l’articolo 24 della concessione per il riequilibrio delle condizioni economico-finanziarie, chiedendo e ottenendo l’allungamento della durata della concessione mediamente di sette anni e 660 milioni di sovvenzioni aggiuntive, di cui 50 milioni già anticipati, e il resto da corrispondere a rate in tre anni a partire dal 2027.

Italia 1 Giga, proposti 700mila civici in meno

Nella denuncia di Fibercop, anche se questo non rientra nel conteggio dei presunti aiuti di Stato, si parla anche della possibilità di tagliare 700mila numeri civici dagli otto lotti delle aree grigie aggiudicati a Open Fiber.

La riduzione dei 700mila numeri civici fa tra l’altro parte di un pacchetto complessivo che riguarda il PNRR che sarà portato dall’Italia all’Ecofin del 13 novembre. Per quanto riguarda le aree grigie la soluzione avrebbe già ottenuto, come detto, il benestare informale della Ue.

Cosa può succedere?

Se saltasse la correzione del Piano Italia 1 Giga concordata informalmente con Bruxelles, ricorda il Sole 24 Ore, l’Italia perderebbe i fondi del PNRR relativi al piano stesso e dovrebbe intervenire sulla manovra per compensare l’ammanco.

Alla fine, Bruxelles avrà un ruolo centrale per decidere il futuro del Piano Italia 1 Giga ma anche quello dell’intero PNRR del nostro paese, che rischia di dover subire una correzione in manovra per compensare eventuali sforbiciate.

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