Tim, ricavi +1,4% nel primo trimestre trainati da Brasile e Enterprise. Ma sul futuro pesa la causa di Sky
Piazza Affari premia la trimestrale di Tim, che in apertura guadagna il 3%. L’operatore controllato da Poste ha chiuso il primo trimestre del 2026 con ricavi a 3,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% trainato in primo luogo dal Brasile (+6,4%) e da Tim Enterprise (+3,2%).
In calo del 2,7% anche l’EBITDA After Lease di Gruppo, pari a 0,8 miliardi di euro (-8,2% nel domestico a 0,4 miliardi di euro, +4,3% in Brasile a 0,4 miliardi di euro).
Le perdite nette sono aumentate a 292 milioni di euro, più che raddoppiate rispetto ai 124 milioni dell’anno precedente.
L’indebitamento finanziario netto rettificato After Lease di Gruppo al 31 marzo è inferiore a 7,3 miliardi di euro, a fronte dei 7,5 miliardi dell’anno precedente, con una leva inferiore a 2x.
Tim Consumer compensato da Tim Enterprise e Brasile
Tim Consumer ha registrato una flessione del 3% dei ricavi a 1,4 miliardi in primo luogo a causa un calo del business MVNO.
TIM Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 0,8 miliardi di euro (+3,2% anno su anno) e ricavi da servizi pari a 0,7 miliardi di euro (+4,2% anno su anno), con un trend di crescita tendenziale che ha raggiunto il quindicesimo trimestre consecutivo. Il Cloud si conferma la principale linea di business e quella a maggior crescita, con un aumento dei ricavi da servizi del 14,5% anno su anno, anche grazie al Polo Strategico Nazionale, il cui contributo aumenta del 50% anno su anno, con oltre 650 pubbliche amministrazioni servite. In crescita IoT e Security, stabile la connettività grazie anche al contributo one-off delle attività legate agli eventi olimpici di Milano-Cortina. Sale al 65% (+1 punto percentuale anno su anno) la percentuale di ricavi da servizi legata all’ICT. Il valore del portafoglio ordini è atteso in crescita a oltre 4,2 miliardi di euro nel 2026. TIM Enterprise conferma il proprio posizionamento come principale operatore italiano di sovranità digitale, attraverso tre direttrici: lo sviluppo di infrastrutture, cloud e di rete, proprietarie e sicure, il posizionamento come piattaforma sovrana per carichi di lavoro AI e il ruolo di trusted partner per l’adozione di soluzioni hyperscaler da parte delle imprese italiane. A supporto di questa strategia, TIM, nel quadro del proprio piano di investimenti, prevede di dedicare circa 500 milioni di euro nel triennio 2026–2028 a infrastrutture e asset legati alla sovranità digitale.
La Guidance 2026 è confermata.
“I primi tre mesi del 2026 sono in linea con le previsioni del Gruppo e con la guidance fornita al mercato per l’intero esercizio. Il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati, con TIM Consumer che mostra una top line resiliente, TIM Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e TIM Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di TLC. Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale, e a semplificare la struttura societaria del Gruppo, con la conversione delle azioni di risparmio, che si chiuderà entro fine maggio, e il successivo raggruppamento azionario. La generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria di Gruppo”, ha detto l’amministratore delegato Pietro Labriola.
Causa contro Tim-DAZN da 1,9 miliardi di Sky per i diritti del calcio
Ma a rovinare almeno in parte la festa è arrivata la denuncia di Sky sull’accordo per i diritti Tv con DAZN nel periodo 2021-2024, con una richiesta di risarcimento danni da 1,9 miliardi di euro. E così sul futuro di Tim, che entro fine anno sarà incorporata da Poste (che a luglio lancerà un’Opas da 10,8 miliardi di euro), torna l’incertezza. Ieri Sky, dopo la conferma dell’Antitrust di una “grave intesa restrittiva della concorrenza”, ha chiesto fino a 1,9 miliardi di danni a Tim e Dazn per i diritti sulle partite di calcio di Serie A per il 2021-2024. Intesa – per cui le due società erano state già multate dall’Antitrust (di cui Tim per solo 800mila euro e DAZN 7 milioni), che secondo Sky si è protratta per un anno e sette mesi, ed è stata “denunciata” dal provvedimento dell’Autorità pubblicato lo scorso 12 gennaio.
Spettro radio, Francia e Italia bocciano il rinnovo illimitato delle frequenze nel DNA
La gestione dello spettro radio in Europa dovrebbe rimanere una questione di competenza nazionale. No quindi ad una gestione centralizzata, da Bruxelles, dell’assegnazione delle frequenze, sì invece al mantenimento delle specificità dei 27 Stati membri in materia di frequenze.
E’ questo il messaggio di Francia e Italia, che in un comunicato congiunto di fatto demoliscono la proposta del Digital Networks Act di mettere a fattor comune la gestione dello spettro, sotto la regia unica di Bruxelles. Parigi e Roma dicono un secco no. Nessuna rinuncia alle prerogative nazionali, in questo ambito nessun mercato unico delle telecomunicazioni, in linea con la posizione espressa a suo tempo dal BEREC.
Francia e Italia, no al mercato unico delle Telecomunicazioni
In un comunicato congiunto diffuso ieri i ministri di Italia e Francia Adolfo Urso (Mimit) e Anne Le Hénenaff (Numerique e AI) hanno sonoramente bocciato il capitolo che riguarda lo spettro radio contenuto nella bozza del Digital Networks Act della Commissione Ue, in discussione a Bruxelles.
E’ quanto emerge dalla nota congiunta diramata ieri da parte del Ministère en charge de l’Intelligence Artificielle e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che tra le altre cose, a proposito del tema telecomunicazioni nel Digital Networks Act: “Crediamo che le specificità dei mercati nazionali delle Tlc non dovrebbero essere considerati come un ostacolo per raggiungere gli obiettivi”, si legge nella nota.
La proposta della Commissione, secondo i governi di Parigi e Roma, “non risolve gli ostacoli” per la auspicabile creazione di “partnership transfrontaliere”.
Forte preoccupazione su gestione dello spettro
Più nello specifico, si legge al punto 14 del documento, “Francia e Italia esprimono forti preoccupazioni sugli impatti negativi di questa proposta in relazione alla gestione dello spettro”, si legge.
Tener conto del rischio interferenze e dei tempi tecnici per gestirle
E ancora, sempre in materia di spettro radio, al punto 15 del documento si legge che “Per quanto riguarda la proposta del Digital Networks Act, Francia e Italia sottolineano anche l’importanza di garantire un approccio equilibrato ed efficace alle disposizioni relative alle interferenze dannose (articolo 14), in particolare nel contesto della gestione transfrontaliera dello spettro. Meccanismi di coordinamento chiari e funzionali tra gli Stati membri sono essenziali per garantire certezza del diritto e continuità operativa per gli operatori. In questo contesto, potrebbe essere opportuno un ulteriore approfondimento sul termine di 12 mesi proposto per l’eliminazione delle interferenze dannose, tenendo conto della complessità tecnica delle procedure di coordinamento transfrontaliere”, si legge.
Per Francia e Italia rilascio di licenze deve restare materia nazionale anche per il satellite
Infine, per arrivare ad una gestione “centralizzata” dello spettro radio ci vorrebbe ancora molto tempo, secondo Francia e Italia. “Un’ulteriore armonizzazione dovrebbe essere presa in considerazione solo quando economicamente giustificata, come nel caso del settore satellitare, poiché tali mercati sono economicamente sostenibili solo su larga scala geografica. Francia e Italia sostengono l’istituzione di un meccanismo comune per garantire i requisiti operativi minimi per i servizi satellitari e, in caso di scarsità di spettro, un meccanismo di selezione comune. Tuttavia, il rilascio delle licenze deve rimanere di competenza nazionale”.
Fastweb porta il 5G a bordo di Luna Rossa all’America’s Cup. Rete dedicata nel Golfo di Cagliari
Fastweb è Official Sponsor e Technical Partner del team italiano Luna Rossa in vista della 38esima edizione di America’s Cup, la più prestigiosa competizione velica al mondo che – per la prima volta nei suoi 176 anni di storia – si disputerà in Italia, a Napoli, nel 2027.
5G, Rete dedicata nel Golfo di Aranci
In qualità di Technical Sponsor, Fastweb realizzerà una copertura 5G dedicata nell’area del Golfo di Cagliari e in quella del Golfo di Napoli utilizzando la tecnologia 5G “slicing”, una delle caratteristiche principali del 5G Standalone (5G SA), che consente di fornire copertura e prestazioni personalizzate, adattandosi con efficacia a contesti operativi articolati. Il capoluogo sardo, infatti, ospita il quartier generale del team ed è sede della prima regata preliminare, mentre Napoli sarà la venue ufficiale della 38^ America’s Cup.
Luna Rossa, dati di bordo trasmessi in sede a terra in real time
La copertura permetterà a Luna Rossa di trasmettere agli uffici a terra informazioni preziose in tempo quasi reale: i dati telemetrici durante le regate e i video durante gli allenamenti. In questo modo si velocizzeranno ulteriormente le operazioni a bordo, contribuendo a fornire un vantaggio aggiuntivo a tutto l’equipaggio. La tecnologia garantirà bassa latenza e alta capacità della trasmissione per tutta l’area interessata.
Luna Rossa, rete dedicata nel Golfo di Cagliari
Il progetto verrà implementato nel Golfo di Cagliari entro maggio 2026 per la prima regata preliminare, mentre entro l’estate, la rete verrà realizzata anche nell’area relativa al Golfo di Napoli che verrà utilizzata durante la 38esima edizione dell’America’s Cup.
“Siamo molto contenti di avere Fastweb come technical partner per la 38^ America’s Cup – ha detto Gilberto Nobili, Technology and Operations Manager di Luna Rossa – Si tratta di un’azienda italiana leader nel settore delle telecomunicazioni e averla a fianco ci permetterà di ottimizzare la trasmissione dei dati e le comunicazioni tra la barca e i nostri uffici tecnici. Sapere di poter contare su una rete affidabile e potente e sul know-how di un brand leadercome Fastweb è di fondamentale importanza in una sfida complessa e altamente tecnologica come l’America’s Cup“.
“La partecipazione a uno dei progetti sportivi più ambiziosi mai realizzati in Italia nasce da una visione condivisa: esprimere l’eccellenza mettendo a disposizione tecnologie di rete avanzate come il 5G dedicato e know-how – ha dichiarato Max Gasparroni, Chief Technology & Security Officer di Fastweb + Vodafone – Nell’ambito di questa collaborazione forniremo a Luna Rossa strumenti all’avanguardia per l’analisi delle performance, la comunicazione in tempo reale e l’ottimizzazione di ogni fase della navigazione, contribuendo a creare un ecosistema in cui tecnologia, sport e intelligenza umana si integrano per raggiungere nuovi livelli di prestazione. Una partnership che conferma il nostro impegno verso l’innovazione e la transizione digitale del Paese“.
La crisi energetica pesa sulle telco, in Uk traffico dati a rischio razionamento. E in Italia?
Nel Regno Unito le telco alle prese con la crisi energetica, dopo la chiusura dello stretto di Hormuz e il conflitto con l’Iran, hanno minacciato il governo di razionare il traffico dati per risparmiare. L’indiscrezione, che ha gettato nel panico i cittadini e anche la politica, è stata lanciata dal Telegraph e poi subito smentita delle telco. Ma il tema c’è, è attuale. E il rischio razionamento dati è un’opzione ormai sul tavolo a Londra.
Operatori Tlc in Uk irritati perché esclusi dall’elenco degli energivori
Gli operatori di telefonia mobile del Regno Unito sono irritati per essere stati esclusi dal programma governativo di aiuto alle imprese per la riduzione dei costi energetici, ma le affermazioni secondo cui starebbero pianificando di rallentare la velocità della rete o limitare l’accesso sembrano esagerate. Ma mai dire mai.
Per ora le telco smentiscono il throttling
I costi crescenti dell’energia potrebbero chiaramente impattare sugli investimenti a lungo termine sulle reti mobili in Uk, ha detto un portavoce di BT, che controlla l’operatore mobile EE. L’operatore insieme con gli altri player dell’arena del mobile sta collaborando con il governo per trovare delle soluzioni e “per ora” non c’è alcun piano di razionare i dati (il cosiddetto throttling, strozzamento delle reti che chiarisce plasticamente la riduzione del flusso normale del traffico dati) ridurre la velocità di navigazione o aumentare i prezzi. Quanto meno per ora.
La replica è giunta, necessaria, dopo l’articolo del Telegraph secondo cui al contrario le telco britanniche avrebbero avvertito il governo che potrebbero decidere di adottare misure di razionamento dati sulle loro reti per affrontare il crescente problema dell’aumento dei costi dell’energia.
“Alcune aziende starebbero elaborando piani di emergenza per far fronte all’aumento dei costi dell’energia”, scriveva il giornale, senza citare fonti. A titolo di chiarimento, si leggeva che tali piani prevedevano il razionamento dell’accesso alla rete e la riduzione della velocità per contribuire a diminuire il consumo energetico, e che si stava valutando anche l’introduzione di prezzi dinamici, ovvero aumenti di prezzo nelle ore di punta.
Diversamente, VodafoneThree non ha smentito categoricamente, ma per l’operatore sarebbe difficile limitare la propria rete in questo modo se i concorrenti non facessero lo stesso, soprattutto alla luce delle numerose promesse in termini di copertura di rete e connettività fatte per ottenere l’approvazione delle autorità britanniche per la fusione meno di un anno fa.
Come i suoi concorrenti, VodafoneThree è naturalmente preoccupata per l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e sta facendo pressioni sul governo per ottenere una deroga.
“Siamo delusi dal fatto che il governo abbia scelto di non includere il settore delle telecomunicazioni nel British Industrial Competitiveness Scheme“, ha detto l’operatore telefonico in un comunicato stampa inviato anche al Telegraph. “Esortiamo il governo a considerare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sul vitale settore delle telecomunicazioni, che sblocca la crescita in tutti i settori dell’economia”.
La reazione negativa arriva dopo che la scorsa settimana Westminster ha ampliato il British Industrial Competitiveness Scheme (BICS) per ridurre le bollette energetiche di 10.000 aziende manifatturiere in settori chiave, rispetto alle 7.000 previste al momento della sua presentazione lo scorso anno. Il programma, che raggiunge la riduzione esentando le aziende manifatturiere di settori chiave dal pagamento di tre iniziative per le emissioni zero, entrerà in vigore nell’aprile del prossimo anno. Si rivolge alle imprese ad alta intensità energetica in settori chiave come quello automobilistico e aerospaziale, siderurgico e farmaceutico… ma non alle telecomunicazioni.
Reti a banda larga energivore, ma Governo Uk non applica facilitazioni alla industry Tlc (nemmeno quello italiano)
“Le reti mobili e a banda larga sono infrastrutture nazionali critiche su cui fanno affidamento quasi tutti i consumatori e le imprese, eppure, nonostante la loro importanza, le aziende di telecomunicazioni sono state escluse dal sostegno offerto ad altri settori ad alta intensità energetica”, ha detto un portavoce di Virgin Media O2.
“Se il governo vuole crescita, produttività e resilienza, non può ignorare le reti digitali da cui dipende il Paese”, ha aggiunto il portavoce. “Esortiamo il governo a collaborare con le aziende di telecomunicazioni per trovare un meccanismo di sostegno energetico adeguato che rifletta il ruolo vitale che il settore svolge”.
Il settore delle telecomunicazioni consuma un’enorme quantità di energia. Alla fine del 2022, ad esempio, BT ha rivelato di consumare quasi l’1% dell’elettricità del Regno Unito. E proprio come le loro controparti all’estero, gli operatori di telecomunicazioni britannici si stanno impegnando a fondo per ridurre il consumo energetico, sia per risparmiare denaro che per raggiungere gli obiettivi in materia di cambiamento climatico.
Non c’è da stupirsi che siano contrariati dall’esclusione dal sostegno governativo. Lo stesso sentiment è condiviso, da tempo, dalla industry italiana delle Tlc, che ha chiesto da anni di essere inserita nel novero degli energivori.
D’altra parte, se c’è un razionamento dei voli nel settore aereo, perché non dovrebbe esserci anche un rallentamento o razionamento dei dati? Anche le telco e le reti consumano energia, eccome.
AI e cybersecurity, il nuovo modello di OpenAI e la breccia in Mythos
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Il 15 aprile scorso OpenAI ha annunciato l’espansione del programma Trusted Access for Cyber (TAC) e il lancio di GPT-5.4-Cyber, un modello derivato da GPT-5.4 e addestrato per operazioni di sicurezza informatica. Quasi in contemporanea, Bloomberg ha riportato che Mythos, il modello di Anthropic distribuito finora solo a una cerchia ristretta di partner selezionati, era stato raggiunto da un gruppo di utenti non autorizzati il giorno stesso del suo annuncio pubblico. Tempismo perfetto, nel senso peggiore.
Le due notizie arrivano in un momento in cui il settore della cybersecurity sta attraversando una trasformazione profondissima, visto che il terremoto dell’intelligenza artificiale non risparmia proprio nessuno. Le infrastrutture digitali moderne mutano a una velocità che rende impraticabile qualsiasi approccio alla sicurezza basato su controlli periodici. I sistemi si aggiornano in continuazione e nuovi servizi entrano in produzione praticamente ogni giorno, e perciò mantenere una visione aggiornata dello stato di sicurezza richiede qualcosa di più di un audit semestrale. L’intelligenza artificiale applicata alla cybersecurity promette di colmare questo gap, con l’obiettivo di trasformare attività come la gestione della superficie di attacco (il monitoraggio di tutti i punti in cui un sistema è esposto a potenziali intrusioni), il penetration testing (le simulazioni di attacco condotte per individuare le falle prima che lo facciano altri) e la threat intelligence (la raccolta e l’analisi di informazioni sulle minacce in circolazione) in processi continui e automatizzati, capaci di rilevare vulnerabilità in tempi molto più stretti rispetto a qualsiasi approccio manuale. Il vantaggio, oltre che di velocità, è di efficienza, visto che un sistema che lavora in modo continuativo può individuare configurazioni vulnerabili che un controllo periodico avrebbe semplicemente mancato.
Secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, presentati a febbraio 2026, il settore in Italia ha raggiunto nel 2025 un valore di 2,78 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente, cioè con un distacco netto rispetto al misero +1,5% registrato dalla spesa digitale media. Una crescita che tiene anche in un contesto macroeconomico difficile, il che dice qualcosa sulla percezione del rischio da parte delle aziende. Gli investimenti ci sono, l’interesse anche. La domanda che sorge spontanea con i casi OpenAI e Anthropic è più sottile: a chi si consegna questa potenza di fuoco, e con quali garanzie reali?
GPT-5.4-Cyber e il programma Trusted Access for Cyber
GPT-5.4-Cyber è una variante di GPT-5.4 addestrata per essere più permissiva nelle attività di sicurezza legittime rispetto a un modello standard. Tra le capacità specifiche c’è l’analisi del software compilato (il cosiddetto reverse engineering binario) che consente ai professionisti di individuare malware e vulnerabilità senza accedere al codice sorgente. Proprio per questo, OpenAI ha scelto di partire con una distribuzione limitata a fornitori, organizzazioni e ricercatori verificati, riservandosi di ampliare l’accesso man mano che arriveranno modelli più capaci nei prossimi mesi. GPT-5.4 è già classificato come modello ad “alta capacità cyber” nel Preparedness Framework interno di OpenAI, e la formazione specifica per la cybersecurity è iniziata con GPT-5.2, per poi essere estesa nelle versioni successive.
Il programma TAC prevede tre percorsi di accesso distinti. I singoli professionisti possono verificare le proprie credenziali direttamente su chatgpt.com/cyber. Le aziende possono aderire attraverso un referente OpenAI, portando l’intera organizzazione nel programma. I partecipanti TAC già autenticati come “difensori” possono fare richiesta di accesso a GPT-5.4-Cyber. Chi accede al modello più permissivo, però, rinuncia ad alcune opzioni: in particolare, le modalità in cui OpenAI ha meno visibilità su come il modello viene effettivamente utilizzato non sono disponibili. Una limitazione non da poco, soprattutto per le organizzazioni che trattano dati sensibili e che già pagano abbonamenti e licenze software (per confrontare le offerte di connettività su cui queste infrastrutture poggiano, SOSTariffe.it mette a disposizione il suo comparatore aggiornato). Sul fronte dei risultati concreti, OpenAI ha dichiarato che Codex Security – uno strumento che monitora automaticamente il codice, valida i problemi rilevati e propone correzioni – ha contribuito alla risoluzione di oltre 3.000 vulnerabilità critiche dalla sua introduzione.
La breccia in Mythos e il problema del controllo dell’accesso
Anche Anthropic ha scelto la strada della distribuzione controllata per Mythos, e per ragioni analoghe a quelle di OpenAI: il modello è in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità su tutti i principali sistemi operativi e browser, e consegnarlo senza filtri sarebbe stato difficile da giustificare. Il programma Project Glasswing ha limitato l’accesso iniziale a dodici partner selezionati (tra cui Apple, Amazon, Cisco, CrowdStrike, Google, JPMorgan Chase, Microsoft e Nvidia) ciascuno vincolato contrattualmente a usare il modello solo per attività difensive, con 100 milioni di dollari in crediti di utilizzo messi a disposizione. Una cautela che non ha retto nemmeno un giorno.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il giorno stesso dell’annuncio pubblico di Mythos un gruppo di utenti non autorizzati è riuscito ad accedere al modello. I metodi usati sono stati diversi: uno dei membri aveva ottenuto credenziali di accesso attraverso un lavoro di valutazione svolto per un fornitore di Anthropic, altri avevano usato strumenti tipici dei ricercatori di sicurezza per esplorare i sistemi. A facilitare tutto aveva contribuito anche una violazione dei dati subita in precedenza da Mercor, una startup specializzata nella formazione di modelli AI: tra le informazioni trapelate c’erano dettagli tecnici sui sistemi di Anthropic che hanno permesso al gruppo di localizzare Mythos. Il gruppo era collegato attraverso una comunità privata su Discord, con strumenti automatizzati già attivi alla ricerca di informazioni su modelli non ancora annunciati pubblicamente (una pratica, evidentemente, tutt’altro che occasionale in certi ambienti).
Anthropic ha confermato di stare indagando, precisando di non aver trovato indicazioni che la violazione abbia raggiunto la propria infrastruttura diretta, e che l’incidente sembra confinato all’ambiente di un fornitore terzo. Nel frattempo, secondo Bloomberg, il gruppo continua a usare Mythos regolarmente, evitando di fare richieste legate alla sicurezza per non attirare attenzione. Anche banche e organismi governativi su entrambe le sponde dell’Atlantico stanno premendo per essere inclusi nel programma di accesso anticipato, con l’obiettivo di usare il modello per testare i propri sistemi dall’interno.
Strumenti potenti, responsabilità aperte
Ciò che emerge da queste due notizie è meno rassicurante di quanto i comunicati stampa dei due laboratori vogliano lasciar intendere. OpenAI e Anthropic stanno entrambi cercando di risolvere lo stesso problema, e cioè come rendere disponibili strumenti capaci di fare cose molto serie a chi ne ha bisogno per difendere le reti, senza che quegli stessi strumenti finiscano nelle mani sbagliate. Le soluzioni adottate, dai programmi di accesso verificato ai vincoli contrattuali, fino alle distribuzioni graduali, sono ragionevoli sulla carta, ma il caso Mythos mostra che la distanza tra un annuncio e una breccia può essere questione di ore.
Un sistema di AI capace di individuare e sfruttare vulnerabilità è uno strumento offensivo oltre che difensivo, e la linea che separa le due funzioni dipende interamente da chi lo usa, e naturalmente con quale scopo. Per questo il dibattito sul controllo dell’accesso a questi modelli non è più solo una questione interna ai laboratori di ricerca, ma banche, governi e grandi organizzazioni stanno premendo per entrare nei programmi di accesso anticipato. In Italia, secondo i dati del Politecnico di Milano presentati a febbraio 2026, il 56% delle grandi imprese usa già l’AI in ambito cybersecurity, ma spesso senza coglierne il potenziale pieno. Il salto verso strumenti con capacità autonome e offensive è un passaggio di tutt’altra dimensione, che richiede non solo investimenti tecnologici ma anche una governance adeguata: chi può accedere, a quali condizioni, con quali controlli e con quali conseguenze in caso di uso improprio. Sono domande che i programmi TAC e Glasswing hanno cominciato ad affrontare, con risultati per ora parziali.
Tlc, Labriola (Asstel): “Subito un decreto Telecomunicazioni. Senza 5G standalone e fibra addio AI, Cloud e Gigafactory”
La crescita del traffico mobile e fisso dal 2019 al 2025 è stata rispettivamente del +280% e del 130%, ma il 70%-80% del valore viene catturato da sei piattaforme digitali, che fanno man bassa della capacità di banda occupando l’85% dell’intera ampiezza trasmissiva pur non contribuendo con un euro alla realizzazione e manutenzione delle reti ultrabroadband. Sta in questi pochi dati il dato drammatico della situazione della industry italiana delle telecomunicazioni, che si è riunita ieri alla Luis alla presentazione della ricerca del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” della Luiss: “L’urgenza di agire: regole eque per crescere, investire, competere nel digitale” promossa da Asstel.
Labriola: “Senza reti niente AI né Cloud”
Ma un dato emerge con forza, al di là dell’appello del presidente di Asstel Pietro Labriola al Governo per un pronto intervento per affrontare pochi punti in modo urgente – dal rinnovo delle frequenze alle agevolazioni fiscali allo status di energivori – per la industry. E’ necessario uscire dalla autoreferenzialità di questi eventi, uscire dalla nicchia di settore per sensibilizzare davvero la politica su un punto nevralgico, come ha ribadito con forza Labriola: “Senza reti Tlc di ultima generazioni possiamo scordarci l’AI, il Cloud e altro che Gigafactory e supercomputer”, ha detto il presidente di Asstel, chiedendo urgentemente un decreto telecomunicazioni che preveda subito nuove regole immediate di allocazione delle frequenze in scadenza nel 2029; super deduzioni e crediti d’imposta per la realizzazione del 5G standalone; ristabilire una dinamica competitiva equa e sana fra telco e multiutility che hanno le Tlc nel loro bundle; una riforma del golden power.
I dati il solito pianto greco
Secondo lo studio, il settore è attraversato da uno squilibrio strutturale sempre più evidente: tra il 2019 e il 2025 il traffico dati è cresciuto di oltre il 280% sulle reti mobili e di oltre il 130% su quelle fisse, con una quota compresa tra il 70% e l’80% delle risorse di rete assorbita da poche grandi piattaforme digitali. A fronte di questa crescita, la capacità di monetizzazione resta limitata: nel 2024 l’ARPU mobile medio in Europa è pari a 20,4 euro, meno della metà rispetto ai 42,4 euro degli Stati Uniti, mentre sul fisso si attesta a 17,9 euro contro i 32,8 euro americani.
Il divario emerge anche sul fronte degli investimenti e dello sviluppo infrastrutturale. Gli investimenti pro capite nelle telecomunicazioni sono pari a 118 euro in Europa, contro 217 euro negli Stati Uniti. La copertura delle reti gigabit fisse raggiunge l’82,5% nell’UE, a fronte del 90,3% negli USA, mentre la copertura 5G Standalone si ferma al 63% della popolazione europea, contro l’81% negli Stati Uniti e il 93% in Cina.
Parallelamente, il valore economico si sta progressivamente spostando verso i servizi digitali e le piattaforme: il mercato globale degli OTT è destinato a crescere da 202,5 miliardi di dollari nel 2022 a 434,5 miliardi nel 2027, con un tasso annuo del 16,5%, mentre le grandi piattaforme hanno registrato una crescita della capitalizzazione del 357% tra il 2015 e il 2023.
La ricerca individua cinque direttrici di intervento: integrare gli obiettivi della regolazione economica con investimenti, qualità e sicurezza; ridurre la stratificazione normativa; passare da una regolazione ancorata alla qualifica formale degli operatori a un approccio fondato sulla funzione economica svolta, in modo che obblighi e responsabilità riflettano il servizio prestato e il ruolo effettivamente esercitato nel mercato; creare nuovi strumenti di monetizzazione della qualità e di cofinanziamento degli investimenti; riconoscere economicamente gli oneri legati a sicurezza e resilienza.
Asstel: Obblighi di interesse generale vanno scomputati
“È necessario superare una situazione in cui gli operatori di telecomunicazioni continuano a sostenere obblighi pubblicistici, investimenti infrastrutturali e costi di sicurezza senza adeguati meccanismi di compensazione. Le reti TLC non sono più un servizio ordinario di mercato: sono infrastrutture strategiche per la sicurezza nazionale, la resilienza del Paese, la competitività industriale e la sovranità digitale. Se l’ordinamento chiede alle Telco di sostenere costi per proteggere sicurezza nazionale, resilienza e continuità del servizio, non possono poi trattarli come se fossero costi privati qualsiasi, senza alcun riequilibrio economico. Per questo, occorre introdurre strumenti che riconoscano in modo esplicito la natura pubblicistica di tali oneri e ne rendano sostenibile l’assorbimento da parte degli operatori, ad esempio attraverso incentivi fiscali, fondi dedicati, meccanismi di compensazione compatibili con il diritto europeo sugli aiuti di Stato e criteri regolatori che tengano conto dei costi imposti da obblighi di interesse generale.”, ha detto Labriola.
Frequenze, allocazione licenze senza oneri
“È necessario allocare le frequenze in scadenza con una logica industriale e non meramente fiscale, premiando gli impegni di investimento nelle infrastrutture del Paese. Serve una nuova politica dello spettro che colleghi le assegnazioni allo sviluppo degli investimenti per reti VHCN, 5G standalone, backbone, edge, densificazione mobile ed efficientamento energetico”. Labriola ha inoltre sottolineato la necessità di “ridurre la stratificazione normativa che oggi rallenta l’innovazione, indebolisce la capacità di investimento e crea incertezza per le imprese. Occorre coordinare norme primarie, regolazione settoriale, obblighi di sicurezza e procedimenti autorizzativi, rendendo anche più prevedibili gli strumenti di golden power e più rapido il coordinamento sulle misure previste dalla NIS2”.
Enzo Peruffo, Prorettore per la Didattica e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” della Luiss ha detto, commentando gli esiti della ricerca: “Ogni transizione tecnologica impone una ricognizione critica delle regole ereditate. Questo studio documenta come l’ecosistema digitale europeo si sia trasformato in profondità, mentre il quadro normativo che lo governa non ha tenuto il passo all’innovazione. Colmare questo divario è la condizione necessaria perché la transizione digitale produca valore reale e distribuito, con implicazioni dirette sulla competitività del sistema Paese”.
Corti (WindTre) al Governo: “Aiutateci a investire, via le asimmetrie con le multiutility”
Gianluca Corti, vicepresidente Asstel e Co-Ceo di WindTre: “Un quarto dei ricavi delle nostre aziende viene destinato a investimenti. Da anni invitiamo le istituzioni ad aiutarci a continuare a investire. In un quadro complicato da diversi livelli di governo – locale, nazionale, europeo – il Governo ha in questo momento l’opportunità di prendere una decisione pro-investimenti anticipando la decisione sulle frequenze in scadenza nel 2029, anticipando l’orientamento europeo indicato nel Digital Networks Act. Rilanciare gli investimenti richiede anche 18 mesi, è importante agire presto”. Corti ha sottolineato il problema urgente legato alla diversità di trattamento fra telco e multitutility nella promozione dei servizi, con le multiutility che possono tramite call center promuovere la vendita di contratti Tlc mentre alle telco non è consentito fare altrettanto per i servizi energetici che forniscono. Una disparità che pesa non poco sui conti delle telco.
Walter Renna, vicepresidente Asstel e Ceo di Fastweb + Vodafone: “Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una crisi strutturale, ma resta più che mai un pilastro strategico: da qui passano la competitività del Paese e la sua sicurezza. Oggi gli operatori si muovono con vincoli regolamentari significativamente più stringenti rispetto alle grandi piattaforme digitali, con effetti diretti sulla capacità di investimento e innovazione. Siamo alla vigilia di una trasformazione radicale trainata dall’intelligenza artificiale, con agenti autonomi, droni, robot e servizi che richiederanno reti ancora più potenti e sicure. In questo scenario è essenziale che le regole evolvano: servono condizioni che permettano alle telco di sviluppare nuovi servizi e competere alla pari. Ridurre le asimmetrie normative non è solo una questione di equità, ma una scelta industriale e geopolitica. Una visione condivisa da operatori ed istituzioni può assicurare all’Italia un ruolo di leadership continentale in questa transizione”.
All’evento, moderato dalla giornalista Simona Rossitto, hanno partecipato, inoltre: Giacomo Lasorella, Presidente Agcom, Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Luiss, Cesare Pozzi, responsabile scientifico di progetto del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”; Bernardo Giorgio Mattarella, professore di Diritto amministrativo, Luiss e Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente del Gabinetto del Ministro delle Imprese.
Poste, OPAS su TIM primo passo per consolidamento Tlc. Trattativa con Cdp per il 20% del PSN
L’OPAS di Poste Italiane su TIM non è punto di arrivo ma sarà il punto di partenza per il consolidamento del mercato italiano delle Tlc. Lo ha detto l’Ad di Poste MatteoDel Fante, come riporta Il Sole 24 Ore, sottolineando come l’operazione sia il primo passo di un processo più ampio.
Nel corso di un’audizione alla Camera sul contratto di programma con il Mimit, il manager ha anche aperto alla possibilità di destinare una quota delle nuove azioni ai dipendenti, nell’ambito dell’aumento di capitale a servizio dell’offerta.
Poste in trattativa con Cdp per rilevare il 20% del Polo Strategico Nazionale
L’operazione su Tim, se andrà a buon fine, porterà in automatico all’ingresso di Poste nel Polo Strategico Nazionale, l’iniziativa nata per migrare e conservare i dati della Pubblica amministrazione. “Siamo in negoziazione con Cassa Depositi e Prestiti per acquisire il 20% di sua proprietà”, ha annunciato il numero uno di Poste. “Qualora l’operazione Tim andasse a compimento, avremmo il 45% di Tim più il 20% di Poste, e avremmo così la maggioranza” con la compagine azionaria a completarsi con il 25% di Leonardo e il 10% in mano a Sogei.
Intanto, prosegue il quotidiano, l’uscita della posta prioritaria dal servizio universale darà più flessibilità operativa, accelerando il passaggio verso i pacchi, mentre il gruppo conferma il contributo pubblico a 262 milioni e difende la capillarità della rete, che punta a rafforzare anche con il progetto Polis.
Del Fante, il 50% delle consegne di pacchi fatta dai postini
“La posta prioritaria esce dal servizio universale, questo ci dà più flessibilità nella gestione operativa – ha detto – Ad esempio, quando dobbiamo andare nei cinque giorni a consegnare una lettera, aspettiamo che in quella casa ci vada anche un pacco e riusciamo a fare sinergie. Il 50% delle consegne dei pacchi di Poste viene fatta dai nostri postini. I postini non hanno più posta da consegnare, stiamo trasformando i portalettere indirizzandoli verso la consegna dei pacchi”.
Capillarità sul territorio resta prioritaria. Sinergie eventuali con rete tabaccai
Il manager ha rassicurato sul fatto che la presenza del gruppo presenza sul territorio rimarrà e verrà rafforzata “da un eventuale sostegno da parte della rete dei tabaccai. I requisiti di capillarità e continuità continueranno a essere soddisfatti con la sola rete degli uffici”.
Connettività globale, 1,3 trilioni di dollari di ricavi nel 2025. Accelera il 5G
Il mercato mondiale della connettività cresce del 5%, in aumento anche i ricavi del 4% su base annua
Il mercato globale della connettività, che comprende telefonia mobile, banda larga fissa e servizi di telefonia fissa, ha raggiunto i 333 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2025, registrando una crescita del 5% su base annua, si legge nel nuovo aggiornamento di Omdia.
I ricavi complessivi si attestano a 1.3 trilioni di dollari nel 2025, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano la solidità di un settore ancora centrale per l’economia digitale, ma che evidenziano al tempo stesso le difficoltà strutturali di “un’industria ancora fortemente dipendente da un core business a bassa crescita e impegnata nella ricerca di nuove fonti di ricavo”, si legge nel commento ai risultati.
Accelera il 5G, +34% di connessioni mondiali
Il principale motore di trasformazione della connettività resta il 5G, che continua a espandersi a ritmi sostenuti. Le connessioni globali hanno raggiunto i 3 miliardi, con un incremento del 34% anno su anno.
Sebbene il 4G resti dominante con 8,3 miliardi di connessioni, l’adozione del 5G sta accelerando rapidamente, trainata in particolare dall’Asia, che rappresenta il 69% delle connessioni globali, con l’Europa che però rischia seriamente di rimanere indietro in questa corsa.
Si tratta di una dinamica che conferma il ruolo strategico della regione nel guidare l’innovazione nelle infrastrutture di rete e nei servizi avanzati.
Banda larga: è boom di connessioni. Nel 5G FWA l’India supera gli USA e diventa primo mercato
Sul fronte della banda larga fissa, le connessioni hanno toccato quota 1,6 miliardi nel 2025. La tecnologia FTTx (Fiber to the x) si conferma leader indiscussa, superando 1,169 miliardi di connessioni e crescendo a un ritmo annuo del 7%.
Un segnale chiaro della crescente domanda di capacità e velocità, alimentata dall’espansione dei servizi digitali, dal cloud e dall’intelligenza artificiale.
Parallelamente, emerge con forza il segmento del 5G FWA (Fixed Wireless Access): nel quarto trimestre del 2025 l’India ha superato gli Stati Uniti diventando il primo mercato mondiale, con 14,5 milioni di connessioni contro i 13,9 milioni statunitensi.
È ancora supremazia degli operatori di tlc americani e cinesi
La geografia competitiva del settore resta concentrata: gli operatori di telecomunicazioni di Stati Uniti e Cina dominano la classifica globale per ricavi da connettività, occupando otto delle prime dieci posizioni, mentre le restanti due sono appannaggio di operatori giapponesi. Una concentrazione che riflette non solo la scala dei mercati domestici, ma anche la capacità di investimento e innovazione di questi Paesi.
Proprio gli investimenti rappresentano uno degli snodi critici. Nel 2025 il CAPEX globale si è attestato a 303 miliardi di dollari, segnando una flessione del 2% su base annua, sebbene in miglioramento rispetto al calo del 3,5% registrato nel 2024. Un dato che evidenzia come gli operatori stiano razionalizzando la spesa, dopo anni di forti investimenti nelle reti di nuova generazione, ma anche come il ritorno economico di queste infrastrutture non sia ancora pienamente consolidato.
Limiti e sfide di un settore ancora in transizione, tra necessità di innovare i modelli di business e capacità di monetizzare le reti del futuro
È qui che emergono le principali sfide del settore. Come sottolinea Ari Lopes, Practice Leader di Omdia per i mercati dei service provider, “i risultati del 2025 mostrano che il core business delle telecomunicazioni rimane altamente rilevante, ma affronta forti venti contrari, tra cui una crescita lenta, mentre il settore deve ancora realizzare ritorni significativi dagli investimenti nelle nuove tecnologie”. In altre parole, il 5G e la fibra rappresentano piattaforme abilitanti fondamentali, ma non bastano da sole a generare nuovi flussi di ricavi.
La vera partita si gioca quindi sulla capacità degli operatori di trasformare la connettività in servizi a valore aggiunto: edge computing, soluzioni per l’industria 4.0, applicazioni per smart city e Internet of Things. In questo contesto, il 5G assume un ruolo cruciale non solo come evoluzione tecnologica, ma come infrastruttura strategica per l’intero ecosistema digitale.
Il mercato della connettività globale resta dunque solido, ma in transizione. Tra crescita moderata, pressione sugli investimenti e necessità di innovare i modelli di business, il settore delle telecomunicazioni si trova di fronte a una fase decisiva, in cui la capacità di monetizzare le reti del futuro determinerà la competitività degli operatori su scala globale.
Spettro radio: il “New Deal Mobile” francese al centro delle consultazioni AGCOM
Si avvicina a grandi passi la terza consultazione Agcom per stabilire le modalità di assegnazione delle frequenze in scadenza nel 2029. Molti operatori, rispondendo alla seconda consultazione, hanno citato il cosiddetto “New Deal Mobile” francese, che rispetto ad altri modelli in discussione – quello tedesco – ha garantito un rinnovo di tre o sei anni in anticipo rispetto alla scadenza senza oneri aggiuntivi, a fronte di impegni di copertura e con un ribilanciamento delle risorse per i quattro operatori.
Il caso francese, però, non si esaurisce nella sola formula del rinnovo non oneroso in cambio di impegni industriali. Il New Deal Mobile ha rappresentato un intervento più ampio, riconducibile a tutti gli effetti, un radicale cambio di paradigma nella politica industriale d’Oltralpe: è stata a una chiara visione di politica industriale costruita per (i) garantire investimenti chiari e dettagliati, (ii) sostenere il miglioramento delle infrastrutture di rete e (iii) favorire una competitività ritenuta funzionale all’innovazione.
Il New Deal Mobile si caratterizza quindi per una struttura composita, nella quale il rinnovo dei diritti d’uso è stato inserito all’interno di una più ampia strategia di sviluppo delle reti e di riequilibrio competitivo.
Il contesto di partenza
Il New Deal si colloca in un mercato mobile a quattro operatori nel quale il newcomer, al momento del lancio dei propri servizi, presentava una forte asimmetria frequenziale rispetto ai tre operatori storici. Nel 2013 la sua dotazione complessiva di spettro risultava infatti pari a meno della metà di quella detenuta dai concorrenti.
L’accordo del 2018 e i tre pilastri del modello
Nel gennaio 2018, in occasione del rinnovo dei diritti d’uso nelle bande 900 MHz, 1800 MHz e 2100 MHz, in scadenza tra il 2021 e il 2024, il Governo francese, d’intesa con ARCEP, ha concluso con i quattro operatori mobili un accordo fondato su tre pilastri:
rinnovo dei diritti d’uso senza oneri monetari;
impegni vincolanti di investimento;
ribilanciamento delle dotazioni frequenziali, con assegnazione al newcomer di una parte delle frequenze oggetto di rinnovo.
Gli obblighi di investimento e copertura a partire dalle aree bianche, da strade e ferrovie
Il rinnovo non oneroso dei diritti d’uso è stato accompagnato dall’impegno, da parte degli operatori, a investire in ambiti ben definiti.
Un primo asse ha riguardato le aree bianche, con la richiesta di effettuare una copertura mirata delle medesime aree attraverso lo sviluppo, per ciascun MNO, di circa 5mila siti individuati dal ministro competente, una parte dei quali da realizzare in modalità condivisa. A questo si è aggiunto l’obbligo di copertura delle principali vie stradali e ferroviarie, per consentire agli utenti di comunicare durante il viaggio. Il piano ha inoltre previsto il graduale miglioramento della qualità della rete mobile, anche attraverso la densificazione della rete, e il rafforzamento della copertura interna agli edifici mediante soluzioni complementari. Un ulteriore capitolo ha riguardato lo sviluppo del 4G fisso, utilizzato per integrare la copertura della rete fissa.
L’accordo è stato poi recepito da ARCEP nel regolamento pubblicato nel luglio 2018, che ha incorporato tali impegni negli obblighi associati ai diritti d’uso riallocati.
Il riequilibrio delle frequenze e il precedente del 2013
Il ribilanciamento delle frequenze non ha avuto origine soltanto con il New Deal Mobile del 2018. Un passaggio rilevante si colloca già nel 2013, in seguito alla richiesta di Bouygues Telecom di poter utilizzare la banda 1800 MHz senza limitazioni tecnologiche, secondo il principio di tech neutrality. ARCEP ha autorizzato la rimozione delle restrizioni d’uso della banda per Bouygues Telecom e, su richiesta, anche per Orange e SFR.
Questa decisione è stata però accompagnata da un riequilibrio delle frequenze disponibili, con l’obiettivo di garantire pari condizioni tra gli operatori e una concorrenza effettiva sul mercato. Al termine del processo, Free Mobile ha ottenuto 2×15 MHz nella banda 1800 MHz, mentre Bouygues Telecom, SFR e Orange hanno rilasciato parte delle frequenze detenute, restando titolari di 2×20 MHz ciascuno.
La spectrum parity nelle bande 900 MHz e 2100 MHz
Partendo dal presupposto che quanto fatto in precedenza non fosse sufficiente, nel 2018 il New Deal Mobile ha portato a una sostanziale parità nello spettro assegnato nelle bande 900 MHz e 2100 MHz tra i quattro operatori mobili attivi nel Paese.
Il riequilibrio non è diventato operativo subito: il nuovo assetto è stato programmato a partire dal 2021, lasciando ai tre operatori chiamati a rilasciare una parte delle frequenze una finestra di circa tre anni per adeguare le reti e garantire la continuità del servizio.
I criteri di accesso e il meccanismo di assegnazione
La partecipazione alla procedura è stata riservata da ARCEP a operatori dotati di una rete mobile preesistente, in grado di utilizzare correttamente i diritti d’uso e con una capacità finanziaria adeguata rispetto agli obblighi di investimento. La logica dichiarata era quella di promuovere una concorrenza efficace e un uso efficiente dello spettro, perseguendo, ove possibile, il riequilibrio e la spectrum parity.
Il regolamento ARCEP prevedeva inoltre un meccanismo di assegnazione collegato al numero di richieste ammissibili. In particolare:
con tre richieste ammissibili, ciascun operatore avrebbe avuto accesso al 33% delle frequenze;
con quattro richieste ammissibili, ciascun operatore avrebbe avuto accesso al 25%;
con più di quattro richieste, si sarebbe proceduto con asta competitiva.
Gli esiti del modello secondo ARCEP
I risultati del modello francese emergono dai dati riportati da ARCEP nel report del febbraio 2024.
Sul piano della copertura mobile, tra il 2017 e il 2022 la rete 4G è cresciuta di un numero compreso tra 9.600 e circa 15.500 siti, a seconda dell’operatore. La copertura 4G assicurata da tutti e quattro gli operatori è salita dal 45% all’88% al terzo trimestre del 2023. Nello stesso periodo, le aree bianche prive di rete mobile si sono ridotte dall’11% all’1,9%.
Il miglioramento emerge anche su base territoriale. Se nel 2015 soltanto sei dipartimenti, tutti situati nella regione dell’Île-de-France, superavano il 90% di copertura 4G della superficie, alla fine del 2022 erano rimasti soltanto sei dipartimenti in tutta la Francia con una copertura 4G inferiore al 90% della superficie. Il dato conferma l’impatto del piano nella riduzione del digital divide.
ARCEP segnala inoltre un aumento generalizzato della qualità del servizio disponibile per i consumatori. Sono migliorati gli indicatori di qualità dei servizi voce, mentre la quota di connessioni in download superiori a 30 Mbps è quasi raddoppiata, passando dal 37% al 67%. Le connessioni con velocità di download pari ad almeno 8 Mbps sono aumentate dal 64% all’82%.
A questi risultati si aggiunge la copertura quasi totale delle infrastrutture di trasporto. Al 30 settembre 2023, i dati di monitoraggio trimestrale indicano livelli di copertura 4G avanzati per tutti e quattro gli operatori: dal 99,4% al 99,9% per le reti stradali e dal 97,7% al 99,3% per le reti ferroviarie.
Un modello fondato su continuità, investimenti e riequilibrio
In sintesi, il New Deal Mobile francese rivela una struttura che va ben oltre il semplice rinnovo delle licenze: rappresenta un modello integrato in cui la continuità dei diritti d’uso per gli operatori, si coniuga con obblighi vincolanti di investimento, espansione della copertura e un progressivo riequilibrio delle risorse spettrali.
È proprio questa combinazione strategica a spiegare la rilevanza del precedente francese nel dibattito sul futuro delle frequenze mobili: non è pertanto un intervento limitato alla sola dimensione economica del rinnovo, ma un modello costruito per agire allo stesso tempo sullo sviluppo infrastrutturale, sulla qualità del servizio e sull’assetto concorrenziale del mercato.
Poste Italiane e Postepay multate dal Garante privacy per 12,5 milioni di euro. Annunciato ricorso
Il Garante per la protezione dei dati personali ha irrogato una sanzione di 6.624.000 euro a Poste Italiane S.p.A. e una di 5.877.000 euro a Postepay S.p.A., per aver trattato illecitamente i dati personali di milioni di utenti.
L’istruttoria dell’Autorità – avviata a seguito di numerose segnalazioni e reclami pervenuti a partire da aprile 2024 – ha riguardato, in particolare, le modalità di funzionamento delle app BancoPosta e Postepay. Tali applicazioni prevedevano, quale condizione obbligatoria per l’utilizzo dei servizi, il rilascio da parte degli utenti di un’autorizzazione al monitoraggio di una serie di dati contenuti nei dispositivi mobili, incluse le applicazioni installate e in esecuzione, al fine di individuare eventuali software malevoli. Secondo quanto dichiarato dalle società, tali trattamenti sarebbero stati necessari per garantire la sicurezza delle operazioni e conformarsi alla normativa in materia di servizi di pagamento.
Il Garante ha tuttavia rilevato che le modalità adottate comportavano un’ingerenza eccessivamente invasiva nella sfera privata degli utenti, in quanto non risultavano strettamente necessarie rispetto alle finalità di prevenzione delle frodi.
Nel corso dell’istruttoria sono inoltre emerse diverse violazioni della normativa in materia di protezione dei dati personali, tra cui carenze nell’informativa resa agli utenti, assenza di un’adeguata valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA), mancata adozione di misure di sicurezza adeguate e di idonee politiche di conservazione dei dati, nonché irregolarità nella designazione del responsabile del trattamento.
Oltre alle sanzioni, l’Autorità ha ingiunto alle società di cessare i trattamenti oggetto di contestazione, ove non vi abbiano già provveduto, e di adeguarsi alle prescrizioni in materia di conservazione dei dati, dandone comunicazione al Garante.
POSTE ITALIANE RESPINGE MISURA GARANTE PRIVACY E ANNUNCIA RICORSO
Poste Italiane accoglie con stupore il provvedimento con il quale il Garante Privacy ha comminato una sanzione per un presunto trattamento illecito dei dati personali degli utenti BancoPosta e PostePay. Provvedimento che, peraltro, oltre che nel merito, è viziato anche sotto il profilo procedimentale, essendo stato adottato in palese ritardo rispetto ai termini perentori previsti dalla legge per l’esercizio dei poteri del Garante.
A tal riguardo, si sottolinea che il 2 febbraio 2026 il TAR Lazio ha annullato il provvedimento con cui l’Antitrust aveva sanzionato Poste Italiane per una presunta pratica commerciale scorretta relativa al medesimo dispositivo antifrode oggetto delle odierne censure del Garante, riconoscendone la piena legittimità e l’assenza di qualsivoglia intento commerciale nelle condotte di Poste.
Poste Italiane respinge, dunque, ogni addebito e ribadisce la correttezza e la trasparenza del proprio operato.
In particolare, come riconosciuto anche da Banca d’Italia, il Gruppo ha utilizzato legittimamente e in conformità con la normativa in materia di servizi di pagamento l’accesso ai dati tecnici dei dispositivi dei clienti, finalizzati esclusivamente all’attivazione di presidi antifrode e antimalaware, come richiesto dalla normativa europea (Direttiva PSD2), per una piena tutela della sicurezza degli utenti.
Poste Italiane presenterà ricorso per l’annullamento del provvedimento presso il Tribunale di Roma.