È Sky la migliore rete fissa d’Italia, Iliad la più veloce

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Migliore rete fissa d’Italia: report Ookla

È da poco uscito lo Speedtest Connectivity Report di Ookla relativo al primo semestre del 2025, che offre una panoramica sullo stato della connettività fissa e mobile in Italia, analizzando le prestazioni dei principali provider attraverso milioni di test effettuati dagli utenti.

L’approccio adottato da Ookla non si limita a valutare le velocità di download e upload, ma include indicatori come la stabilità della connessione, la latenza, la fruizione di contenuti video e l’esperienza di gioco online, per misurare in maniera più completa l’efficienza dei servizi offerti dalle reti fisse e il loro impatto reale sulla vita quotidiana degli utenti. I risultati mettono in luce un mercato estremamente competitivo, con i diversi operatori che si distinguono per aree di eccellenza.

Secondo i dati raccolti, Sky si è affermata come migliore rete fissa d’Italia, ottenendo uno Speedtest Connectivity Score di 74,24, il valore più alto tra tutti gli operatori. Il punteggio combina parametri legati alla velocità con indicatori di navigazione web e qualità dello streaming video, con l’obiettivo di restituire una misura attendibile della qualità percepita dall’utente. Sky ha inoltre conquistato i primati per la migliore esperienza di gioco (Game Score pari a 94,07) e per la visione di contenuti in streaming (Video Streaming Score di 79,06).

Dal canto suo, Iliad ha ottenuto ottimi risultati sul fronte delle prestazioni pure: è il provider più veloce e più costante. Grazie a uno Speed Score di 76,09, Iliad ha fatto segnare una velocità mediana in download di 360,42 Mbps e una velocità in upload di 237,62 Mbps, distanziando nettamente tutti gli altri concorrenti (collocati in un intervallo compreso tra 43,55 e 59,96 punti), oltre a un Consistency Score™ del 94,3%, dimostrando la capacità di garantire prestazioni stabili nella quasi totalità dei test.

Iliad, velocità e solidità

Il principale risultato emerso dal report Ookla per quanto riguarda le prestazioni tecniche della rete fissa è il primato di Iliad, che nel periodo gennaio–giugno 2025 ha consolidato la propria posizione come Internet Service Provider più veloce in Italia. Oltre ai dati già segnalati, va ricordata anche la latenza, misurata a 18 ms, per prestazioni adatte alla navigazione e allo streaming ma anche a servizi in tempo reale, come il gaming online o le videoconferenze.

Per quanto riguarda la consistenza, in oltre nove test su dieci Iliad ha superato la soglia minima di 25 Mbps in download e 3 Mbps in upload, garantendo performance elevate anche nell’utilizzo quotidiano da parte della vasta base di utenti distribuita sul territorio.

Il vantaggio tecnico si estende anche a livello geografico: Iliad è risultato l’operatore più veloce in otto delle principali città italiane, tra cui Genova, Palermo, Torino, Napoli, Bologna e Roma. A livello regionale ha primeggiato in dodici aree del Paese, con prestazioni eccellenti in Molise, Sicilia e Lazio. Per sapere qual è la rete più veloce nella propria città, il consiglio è quello di utilizzare i comparatori di SOSTariffe.it per la fibra e FWA.

Migliore rete fissa d’Italia: Sky per un’esperienza di qualità

Il Connectivity Score di Sky, il più alto del mercato italiano, sintetizza la percezione reale degli utenti nell’uso quotidiano della rete. Il primato è particolarmente evidente in due aree cruciali per il consumo domestico, come il gaming e lo streaming video: con un Game Score di 94,07, Sky ha conquistato il titolo di miglior rete fissa per il gioco online, superando sia gli operatori storici sia i nuovi entranti, grazie a una bassa latenza contenuta e una gestione della rete che riduce i picchi di instabilità. Sul fronte dei contenuti audiovisivi, il Video Streaming Score di Sky di 79,06 è ancora una volta il valore più alto in Italia, chiave per una fruizione fluida anche con contenuti in alta definizione e in condizioni di forte carico sulla rete.

Pur non raggiungendo i picchi di velocità assoluta di Iliad, insomma, Sky si trova in una posizione particolare, distinguendosi per la capacità di ottimizzare l’esperienza quotidiana dell’utente finale: gli investimenti dell’operatore si sono mossi soprattutto in questa direzione. Non la macchina più veloce, quella che è più piacevole da guidare.

Genova e Molise, ecco dove si naviga più velocemente

Un elemento centrale del report Ookla è l’analisi delle differenze territoriali nelle prestazioni delle reti fisse italiane, che mette in luce un quadro assai eterogeneo tra le principali città e regioni. Tra i centri urbani più popolosi, Genova ha registrato la velocità mediana di download più elevata, pari a 207,35 Mbps, guadagnandosi la corona di città con la miglior connettività fissa a livello nazionale. Subito dietro ci sono Palermo, con 196,18 Mbps, e Torino, con 169,92 Mbps, a conferma di una buona diffusione di infrastrutture performanti anche al di fuori dei poli tradizionali del Nord Italia.

Il dato interessante è che Iliad è risultato l’operatore più veloce in otto delle dieci città esaminate, ma a Milano, l’unica eccezione di rilievo, il primato è andato al provider Dimensione: la competizione è più frammentata in contesti metropolitani particolarmente complessi.

Sul piano regionale, il primato è andato, un po’ a sorpresa, al Molise, che ha registrato una velocità mediana di download di 152,81 Mbps, seguito dalla Sicilia con 116,94 Mbps e dal Lazio con 107,08 Mbps. Nelle retrovie spiccano invece la Valle d’Aosta, con appena 51,45 Mbps, e la Toscana, con valori inferiori alla media nazionale. Anche in questo caso Iliad si è distinto come provider dominante, primeggiando in 12 regioni su 20 .

La mappa che emerge dal report mostra un’Italia a due velocità, con alcune aree già ampiamente allineate agli standard europei e altre che scontano ritardi storici, ma con qualche incoraggiante segnale di miglioramento.

Non conta solo la velocità

Oltre ai dati tecnici e alle metriche di qualità dell’esperienza, il report Ookla integra la dimensione soggettiva del consumer sentiment, ovvero la valutazione diretta degli utenti sulla qualità del servizio ricevuto. Anche in questo ambito Iliad ha ottenuto il punteggio più alto, con una valutazione media di 3,88 su 5, a riprova che la percezione degli abbonati coincide con le prestazioni misurate, visto che la velocità elevata, la consistenza delle performance e la diffusione capillare del servizio si traducono in un livello di soddisfazione superiore rispetto ai concorrenti.

Altrove il quadro è più sfumato: ad esempio Sky, pur non primeggiando nella classifica del gradimento diretto, ha ottenuto punteggi eccellenti nelle metriche di gaming e video streaming. Il giudizio degli utenti non si riduce alla sola velocità, ma comprende elementi come stabilità, semplicità di utilizzo e affidabilità del servizio nel tempo, e soprattutto è segmentato a seconda di come si usa la rete.

Le aspettative nei confronti della connettività fissa si fanno sempre più esigenti, e la soddisfazione non è più legata esclusivamente al superamento di soglie prestazionali, ma all’esperienza quotidiana di fruizione. In questo senso Iliad e Sky rappresentano due modelli diversi ma complementari: il primo centrato sulla performance pura, il secondo sulla qualità percepita dell’esperienza.

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TIM Enterprise, un miliardo in tre anni per data center e cybersecurity. Il Cloud traina i ricavi

TIM Enterprise, la business unit dedicata alle aziende di Tim (che comprende Noovle per il cloud e l’AI, Olivetti per IoT e soluzioni verticali, e Telsy per la cybersecurity), ha annunciato un piano triennale di investimenti da un miliardo nel periodo 2025-2027. L’obiettivo è migliorare la capacità dei suoi 17 data center portandola a 125 MW. Il piano triennale include una nuova struttura ‘AI ready’ e il potenziamento di altri due Data Center, inoltre è previsto un investimento di 105 milioni per l’espansione di edge e cloud.

Investimenti in Data Center

TIM Enterprise, lanciata nel 2023, ha investito 350 milioni di euro nel 2024 e prevede investimenti analoghi annui fino al 2027.  

L’infrastruttura di Data Center raggiungerà una capacità installata di 125 MW, con un network di 17 Data Center, tra cui 8 di ultima generazione (certificati TIER IV o Rating IV, i più alti standard di affidabilità) che rappresentano il 50% di tutti i Data Center di questa categoria presenti in Italia.

Attualmente conta circa 30mila clienti business e PA, a fronte di un solido portafoglio di ordini, pari a circa 4 miliardi di euro, che includono contratti già firmati con clienti Top Corporate e Pubbliche Amministrazioni.

Elio Schiavo: ‘La nostra piattaforma sovrana’

TIM Enterprise non è solo una realtà industriale, ma la vera fabbrica tecnologica del Paese – ha detto Elio Schiavo, Chief Enterprise & Innovative Solutions Officer di TIM – Attraverso applicazioni proprietarie, competenze verticali e soluzioni digitali all’avanguardia, accompagniamo ogni giorno la crescita di imprese e pubbliche amministrazioni. Stiamo costruendo un’infrastruttura solida, sicura e tutta italiana, capace di sostenere la trasformazione tecnologica in atto e stiamo lavorando ogni giorno per costruire un ecosistema europeo realmente indipendente e sostenibile. I nostri investimenti nel cloud, nei data center, nell’edge computing e nella cybersicurezza sono guidati da una visione industriale chiara: mettere al servizio di aziende, istituzioni ed enti locali una piattaforma sovrana, scalabile e affidabile. Non è solo un progetto tecnologico, è una strategia per garantire autonomia, resilienza e competitività all’Italia nel contesto europeo e globale“.

Sovranità digitale e leadership nel cloud

Punto di forza è la capacità di garantire sovranità digitale reale grazie al controllo diretto delle infrastrutture di calcolo, alla gestione di chiavi crittografiche proprietarie e al know-how maturato nella gestione di servizi cloud: un mix unico sul mercato italiano. Questo impegno si concretizza anche nel ruolo da protagonista nel Polo Strategico Nazionale, la più avanzata iniziativa di cloud sovrano in Europa, sviluppata insieme a Leonardo, CDP e Sogei.

I numeri di Tim Enterprise nel 2024

Nel 2024, la business unit del Gruppo TIM ha visto i ricavi crescere a 3,3 miliardi di euro (+4,1%), con un margine lordo di 1,2 miliardi (circa il 35% dei ricavi) e un Ebitda After Lease pari a 700 milioni di euro. A trascinare i risultati è stata la crescita del cloud, che rappresenta la principale fonte di ricavi di TIM Enterprise, e che lo scorso anno ha superato 1 miliardo di fatturato, con un percorso in ulteriore crescita nel 2025 (+25% anno su anno nel primo semestre).

La società ha continuato a performare meglio del mercato di riferimento (ricavi da servizi +6%) grazie alla strategia di difesa del business della connettività e alla crescita dei ricavi IT, che rappresentano il 64% del totale. In crescita a 4,1 miliardi di euro il valore dei contratti firmati nei 12 mesi, con il contributo del Polo Strategico Nazionale (520 milioni di euro rispetto ai 300 milioni di euro del 2023).

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Italia 1 Giga, Iaria (M5S) replica a Foti: ‘Perché i voucher soltanto per il satellite?’. Il ministro: ‘Non sono amichetto di Starlink’

“Nonostante i miliardi del PNRR, il Piano Italia 1 Giga si sta dimostrando fallimentare. Abbiamo ritardi sulle coperture, abbiamo una gestione complicata e opaca sui dati delle coperture, dopo che il principale operatore Open Fiber ha comunicato che non riuscirà a coprire 700mila civici su 2,2 milioni complessivi”. Così il deputato Antonino Iaria, deputato M5S componente della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni replicando all’intervento odierno alla Camera sulla revisione del PNRR del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti. “Un caso emblematico è la città di Sanluri, in Sardegna, dove, dice il sindaco, la metà dei civici sarà cablata e l’altra metà invece no. E’ questo il risultato della revisione del PNRR?”.

Italia 1 Giga: accessi in fibra

Per quanto riguarda le rendicontazioni e le revisioni, “avete effettivamente verificato gli accessi alla fibra? Molti dicono che i dati sono gonfiati perché si contano anche gli accessi tramite FWA, che non è un accesso tramite fibra ma tramite onde radio”, aggiunge Iaria. “Come state controllando questi dati che poi andranno all’Unione Europea? Non vorremmo che si insospettissero gli organismi di controllo anti frode europei”.   

Voucher al satellite

“Quindi, tagliati 700mila civici e liberati 700 milioni, la soluzione che avete individuato è di finanziare tramite voucher le connessioni satellitari, e l’unico che la può fornire al momento, tra l’altro scarsa perché il Piano a 1 Giga vuol dire un gigabit di velocità, ma le connessioni satellitari vanno al massimo a 100 Mega con una connessione peraltro saltuaria, è Starlink. Il vostro amico Musk”, aggiunge Iaria.  

“Il Piano Italia 1 Giga è uno dei fallimenti più grandi perché la transizione digitale è uno degli aspetti che ci renderà competitivi in futuro e se perdiamo questa occasione avremo perso gran parte dello scopo del PNRR. L’Italia sarà sempre indietro”, aggiunge Iaria, secondo cui un’altra soluzione sarebbe stata anche “ascoltare l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), operatori indipendenti, che dicevano di aprire i voucher a tutti, e non soltanto ad un monopolista amico qual è Starlink”.  

Foti replica a Iairia: ‘Non sono amichetto di Starlink, che sulla Flottila funziona bene’

Su Italia 1 Giga, Foti replica a Iaria: ‘Non possiamo dimenticare che Italia 1 Giga è stato assegnato da Infratel a Fibercop (allora Tim ndr) e Open Fiber nel 2022 e che se quindi c’erano due soggetti, uno dei quali non era in grado di svolgere la propria funzione, era in quella sede che bisognava escluderlo dalle gare. Non dopo”.  

“Ma mi sorprende la sua affermazione che noi tagliamo 700mila collegamenti – prosegue il ministro – perché anche nel piano originario c’era uno strumento finanziario”.

“Io non sono amichetto di Starlink – aggiunge Foti – non sono amichetto di nessuno. Ma se devo dire una cosa, visto che (Iaria ndr) ha posto una questione sul concreto di Starlink, faccio presente che lei ha messo in discussione il funzionamento. Mi pare invece che sulla Flottila funzioni benissimo. Quindi, se il fine è raggiungere la comunicazione sono dell’avviso che tutte le infrastrutture che sono volte ad un obiettivo meritorio devono essere utilizzate”.   

Leggi anche: PNRR, Foti: ‘Italia 1 Giga in difficoltà, dirottati circa 500 milioni per raggiungere l’obiettivo’. Slc-Cgil: ‘La revisione favorisce il satellite’

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PNRR, Foti: ‘Italia 1 Giga in difficoltà, dirottati circa 500 milioni per raggiungere l’obiettivo’. Slc-Cgil: ‘La revisione favorisce il satellite’

“Il Piano Italia 1 Giga ha dimostrato di avere delle difficoltà, in parte dovute all’aumento dei costi e in parte alla mancanza di mano d’opera”. Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, sulla revisione del PNRR illustrata oggi in aula al Senato.

“Sotto questo profilo – ha aggiunto Foti – abbiamo dirottato una parte di risorse, circa 500 milioni di euro, in uno strumento finanziario proprio volto a raggiungere l’obiettivo (il Fondo Nazionale di Connettività, citato nella proposta di revisione del PNRR ndr). Si tenga presente che il Piano Italia 1 Giga, meglio di me sicuramente potrebbe rendervi edotti il collega Senatore Butti che ha la delega al riguardo, non si conclude il 31 dicembre 2026. Quindi, proprio in ragione di questo fatto, è stato possibile prospettare alla Commissione Europea di fare in modo che gli obiettivi riguardanti le zone grigie così come previsti siano tutti raggiunti”.    

PNRR, Foti: non ci sono obiettivi spesa. risorse non vanno spese entro fine 2026

Obiettivi tutti raggiunti, ma non necessariamente alla data del 31 dicembre 2026, perché, dice il ministro,

“Come noto il Pnrr è un programma di performance. Con ciò voglio dire semplicemente che la Commissione non eroga le risorse in ragione di spese raggiunte, ma di obiettivi raggiunti. E quanto agli obiettivi del Pnrr non ci sono obiettivi di spesa”.

“Poiché spesso e volentieri sento ripetere che entro il 31 dicembre 2026 dovranno essere spesi i 194,4 miliardi di euro, faccio presente che così non è”, ha aggiunto il ministro.

Foti non entra nel dettaglio delle tecnologie

Foti, come prevedibile, non si è addentrato nei dettagli tecnologici del Piano Italia 1 Giga. Ha confermato la nascita di questo nuovo Fondo Nazionale di Connettività, e ha parlato di un dirottamento di circa 500 milioni di euro. Cifra diversa da quella emersa in precedenza, pari a 700 milioni di euro, prospettata anche per una nuova assegnazione di circa 145 milioni per coperture satellitari, originariamente non previste dal bando iniziale del PNRR. Fondi per il satellite che potrebbero arrivare anche da altri Piani gestiti dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD).

La Slc-Cgil critica la revisione del Piano Italia 1 Giga: Un favore al satellite

A questo proposito, è di oggi una nota alquanto critica sulla revisione del Piano Italia 1 Giga e sulla costituzione del nuovo Fondo Nazionale di Connettività da parte della Slc-Cgil, che punta il dito contro la volontà da parte del Governo di “forzare” le attuali regole e gli affidamenti legati ai progetti di infrastrutturazione digitale finanziati dal PNRR, in favore dell’introduzione della tecnologia satellitare. Insomma, di voler fare un favore al satellite (leggi Starlink), come già ipotizzato dal sindacato a gennaio scorso in seguito al bando per la sperimentazione satellitare in Lombardia, una tecnologia non prevista dal Piano Italia 1 Giga. Il sindacato critica inoltre, tra le altre cose, la necessità di dover bandire un ennesimo bando, preceduto dall’ennesima consultazione con i privati, per la copertura di 580mila civici rimasti scoperti.

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Italia 1 Giga, revisione del PNRR domani in Parlamento. Invio a Bruxelles entro l’8 ottobre

C’è anche, come ampiamente previsto, il Piano Italia 1 Giga fra quelli che rientrano nella revisione del PNRR approvata il 26 settembre dalla Cabina di regia e che andrà in Parlamento a partire da questa settimana. L’obiettivo è allungare i tempi di attuazione del progetto, senza perdere i fondi del PNRR. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti sarà domani in aula al Senato per rendere comunicazioni sulle modifiche al Pnrr.   

Il cronoprogramma del PNRR

Il completamento della revisione entro il 2025 prevede, a valle dell’approvazione da parte della Cabina di regia del 26 settembre e della discussione in Parlamento già fissata per il 30 settembre e il 1° ottobre, il seguente cronoprogramma procedurale:

  • entro 8 ottobre: finalizzazione e invio formale della proposta di revisione alla Commissione europea;
  • 23 ottobre: approvazione preliminare della proposta da parte della Commissione europea;
  • 13 novembre: approvazione della proposta da parte dell’ECOFIN.

Fondo Nazionale Connettività

Per mantenere l’ambizione in termini di connettività digitale, viene introdotto a integrazione dell’attuale misura Italia a 1 Giga, che viene rimodulata, uno strumento finanziario che assicura la disponibilità di risorse per una nuova gara volta a completare il collegamento a 1 Giga per i civici nelle aree grigie, a supporto della transizione digitale sull’intero territorio nazionale; sono preservate le risorse sia per realizzare la connettività a 1 Giga su tutto il territorio nazionale.

Il piano Butti: 700 milioni per recuperare il ritardo

Con il via libera Ue, l’obiettivo è usare le economie generate da Italia a 1 Giga e da altri Piani gestiti dal Dipartimento, circa 700 milioni, per programmare due nuovi piani di copertura.

Il Sottosegretario alla Trasformazione Digitale Alessio Butti ha anticipato un paio di settimane fa la proposta di revisione del piano (condivisa in linea di massima con Bruxelles), che prevede la rinuncia a 700mila civici da parte di Open Fiber, che saranno recuperati tramite due nuovi piani di copertura: il primo riguarda 580mila civici, che potrà slittare al 2030 in linea con gli obiettivi di copertura del Digital Compass europeo.

Una rimodulazione tutto sommato ben vista dalla industry delle Tlc, che recupererebbe così tempo per completare i lavori e usare i fondi.

Bando satellitare

Il secondo bando prevede l’uso di 145 milioni per l’adozione del modello di copertura ibrida con il satellite, sperimentato in Lombardia. In particolare, 95 milioni verrebbero utilizzati per collegare oltre 80mila utenze espunte dal piano originario, quelle delle zone più remote, utilizzando il satellite per il backhauling e completando il collegamento con tecnologie terrestri. E altri 50 milioni per un voucher che incentivi la connettività con il satellite, fino a 1.300 euro ad utente e per un massimo di ulteriori 40mila numeri civici. 

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Infrastrutture digitali e reti 5G spina dorsale delle smart city. Quali servizi per il futuro?

Infrastrutture digitali e condivise e Reti 5G spina dorsale delle smart city, ma quali saranno i servizi del futuro? Le possibilità sono infinite e le applicazioni chiamano in causa sviluppatori e startup che vogliono migliorare le condizioni di vita delle nostre città, indoor e outdoor. Un laboratorio fondamentale per la nascita e lo sviluppo di nuovi servizi 5G in ambito metropolitano è il progetto Roma 5G, in fase di realizzazione da parte di Smart City Roma, società del Gruppo INWIT. Il progetto ha l’obiettivo di abilitare la connettività5G diffusa nella Capitale attraverso la realizzazione di infrastrutture digitali che copriranno non solo l’intera rete metropolitana della Capitale entro giugno 2026, ma anche 100 piazze e vie limitrofe e permetteranno maggiore sicurezza.

Il sindaco Roberto Gualtieri, nell’ambito del progetto Roma 5G, ha inoltre annunciato non più tardi della scorsa settimana la copertura WiFi di 55 piazze, un servizio di connettività pubblica gratuito per i Romani e i milioni di turisti che visitano la città. 

Ma quali sono i servizi 5G che potranno in futuro arricchire le nostre smart city?

Se ne è parlato durante la Rome Future Week, di cui Key4Biz è media partner, nella struttura di Piazza del Popolo, allestita da INWIT, che ha ospitato diversi incontri e seminari dedicati, dove tecnici ed esperti hanno illustrato alcuni dei trend che stanno guidando lo sviluppo tecnologico delle smart city.

Coperture dedicate indoor e outdoor

Si va dalle soluzioni per gli smart building, per rendere più performante la copertura indoor e superare gli ostacoli che rallentano il segnale, alle small cell outdoor, che amplificano il segnale all’aperto per connettere anche al meglio i nostri borghi in 5G, WiFi e con soluzioni IoT.

L’idea di coperture dedicate per location indoor DAS (Distributed Antenna System) è sempre più in cima all’agenda, per abilitare connessioni stabili e performanti a supporto di servizi e all’avanguardia in ospedali, università centri commerciali, hotel, resort, musei e teatri.

Reti 4G e 5G dedicate in metropolitana sono ormai realtà a Roma e Milano. Ma è soltanto l’inizio.

Telecamere e sensori per misurare la qualità dell’aria sono un esempio da replicare in tante città.

E nelle città sempre più spesso si parla di smart district, come ad esempio la Fiera di Rho, una best practice da replicare.

Altri ambiti di applicazione di coperture wireless dedicate per location indoor DAS sono gli impianti sportivi, i palazzetti dello sport, i tunnel e le gallerie autostradali (vedi il progetto Milano-Cortina).

Galli (INWIT): ‘Un impegno importante per abilitare la trasformazione della Capitale in una smart city grazie alle infrastrutture digitali e condivise

“INWIT, con la società controllata Smart City Roma, conferma il proprio ruolo di abilitatore infrastrutturale nel percorso di digitalizzazione della città, realizzando una rete integrata che combina 4G/5G, Wi-Fi, fibra ottica e IoT per abilitare la connettività, la sicurezza, il monitoraggio ambientale e lo sviluppo di servizi innovativi del futuro. Un impegno importante: ad oggi sono stati investiti circa 35 milioni di euro, con la collaborazione di 5 partner industriali e il coinvolgimento di circa 150 lavoratori”, ha detto Diego Galli Direttore Generale di INWIT. “Si conferma così il nostro impegno nel sostenere il percorso di trasformazione della Capitale in una smart city sempre più connessa e intelligente grazie ad infrastrutture digitali e condivise”.

Impianti sportivi prossima tappa

Il macrotema degli impianti sportivi ha ampi margini di applicazione in vita della riforma della legge sul calcio, con il DDL Abodi che sta rapidamente avanzando nel suo iter e che prevede tra le altre cose l’aggiornamento tecnologico in 5G di tutti gli stadi italiani. E così l’idea di portare tramite WiFi pubblico e 5G la copertura all’interno degli impianti è dietro l’angolo, con tecnologia IoT che tramite Lora consentirà di trasmettere su totem speciali all’interno delle strutture informazioni in tempo reale e tramite telecamere la possibilità di filmare e analizzare i video tramite AI in real time di ciò che succede all’interno dello stadio.

Smart ticketing

C’è poi un mondo intero legato allo smart ticketing, vale a dire la gestione intelligente di biglietteria, e lo smart parking negli impianti sportivi e non solo. La gestione delle code ai vari tornelli di accesso è un altro servizio accessorio destinato a smaltire in modalità efficiente il rischio di assembramenti all’ingresso degli impianti sportivi.

E in futuro, che cosa potremo fare?

La gestione ottimizzata dei semafori, definire una priorità nella gestione del traffico fra auto, bici e pedoni.

Droni per le consegne

E ancora, con la diffusione crescente dei droni le consegne saranno automatizzate, la guida autonoma (non soltanto dell’auto) diverrà la norma nelle nostre città. Tanto più che in campagna l’utilizzo di trattori a guida autonoma è già realtà.

Il sogno? Lo smart parking automatizzato

Una app che tramite smartphone, agganciata al Google map, guidi l’automobilista o l’auto a guida autonoma al parcheggio in zona desiderato, senza bisogno di dirglielo.

Gamberini (Smart Citiy Roma): ‘Mercato globale delle smart city cresce del 29% all’anno’

Roma 5G è una iniziativa che pone le basi per la trasformazione digitale della Capitale. “Il mercato delle smart city è in grande espansione, alcuni studi di settore prevedono una crescita media annua del 29,4% a livello globale fino al 2030. I centri urbani contano già 5 miliardi di persone, pari al 56% della popolazione mondiale, pur ricoprendo appena il 3% della superficie del pianeta”, ha detto Michele Gamberini, CEO di Smart City Roma.

Un’enorme massa di persone su una superficie davvero esigua di territorio, che ha bisogno di tantissima energia e che produce il 75% dei rifiuti globali, a fronte dell’80% dei gas serra bruciati.

“Traffico, trasporti, energia vanno gestiti in maniera sempre più intelligente – aggiunge Gamberini – per questo è necessario rendere disponibili una serie di servizi digitali che sfruttino connettività a larga banda e una serie di tecnologie abilitanti come l’AI, l’AR/VR, il cloud e l’IoT garantendo la sicurezza e la certificazione dei dati utilizzati. Le smart city sono un ecosistema in cui l’infrastruttura costituita dai device che hanno il compito di generare il flusso dati richiesto dai vari use case (mobilità intelligente, gestione intelligente dei rifiuti, videosorveglianza ecc.), le reti a larga banda che servono a trasportare le informazioni dai suddetti device ai server applicativi e i sistemi digitali che hanno il compito di immagazzinare il dato, analizzarlo, e generare le azioni conseguenti cooperano per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il progetto Roma5G contribuirà a posizionare Roma tra le smart cities più avanzate d’Europa.”

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Frequenze, le telco vogliono rinnovo gratis. In cambio investimenti in 5G standalone

Lunedì si è chiusa in Agcom la seconda consultazione pubblica sul rinnovo delle frequenze mobili. Secondo quanto riportato dal Sole24Ore, le telco italiane chiedono che i diritti d’uso in scadenza il 31 dicembre 2029 vengano rinnovati a costo zero, in cambio di impegni di investimento, per evitare un nuovo esborso come l’asta 5G del 2018 da 6,5 miliardi di euro. Su questo tema del rinnovo gratuito delle frequenze è fortemente impegnato Pietro Labriola, ad di Tim e presidente di Asstel.

C’è da dire infine che in Italia lo sviluppo e gli investimenti del 5G standalone, il vero 5G, latitano e che un rinnovo gratuito dell’allocazione delle frequenze potrebbe avvenire a ragion veduta in cambio di investimenti certi da parte delle telco nel nuovo standard. Che a questo punto rischia di essere presto obsoleto, superato dall’avvento del 6G.

In scadenza il 70% dello spettro

In scadenza c’è circa il 73% dello spettro radio attualmente usato, pari a 700 Mhz complessivi: Tim 180 MHz, Fastweb-Vodafone 200 MHz, WindTre 250 MHz, Iliad 70 MHz.

Si tratta di frequenze Lte (4G) e Umts (3G), mentre le frequenze 5G assegnate nel 2018 scadranno nel 2037  enon sono quindi in ballo.

Secondo Asstel, il settore investe 7 miliardi di euro l’anno, con Capex pari al 26% del fatturato e spinge per un rinnovo non oneroso, come scritto nero su bianco nel suo manifesto. Agcom valuta due modelli (rinnovo misto o generalizzato) con l’obiettivo di chiudere la procedura nel 2027, due anni prima della scadenza. Questa accelerazione alla luce delle difficili condizioni di mercato e del possibile processo di consolidamento, scrive l’Agcom.

Ma chiudere in tempi stretti sarebbe un toccasana anche per gli operatori, che avrebbero più tempo per organizzare e pianificare gli investimenti.

Cosa succede in Francia

In Francia le frequenze 4G sono state rinnovate senza oneri ma con obblighi di investimento, mentre in Germania la proroga è stata concessa per 3-5 anni, portando la durata complessiva a 20 anni, con un mercato già bilanciato tra Deutsche Telekom, Vodafone e O2.

Cosa succederà in Italia?

Opzione mista e opzione rinnovo sul tavolo

Sul tavolo, scrive il Sole 24 Ore, l’Autorità ha messo due opzioni. Il primo, un modello “misto”: parte delle frequenze prorogate o rinnovate agli attuali titolari e parte messe a gara, ma riservate a Iliade a eventuali nuovi entranti, così da riequilibrare il gioco. Il secondo, un rinnovo generalizzato dello status quo, con in più obblighi di accesso, per ora ancora non ben definiti, da parte dei big verso Iliad e altri.

Nessuno dei due modelli in consultazione si occupa dell’onerosità, sarà alla fine il Governo a decidere se concedere il rinnovo gratuito o meno, in cambio di impegni di copertura.

Agcom chiede un ribilanciamento della dotazione spettrale

Agcom, dal canto suo, chiede un ribilanciamento della dotazione spettrale a favore di iliad. Il primo modello prevede l’assegnazione diretta a iliad e a eventuali nuovo entranti (obiettivamente difficili da immaginare). Il secondo modello prevede il mantenimento dello status quo, di fatto è una proroga delle dotazioni frequenziali così come sono, però con l’obbligo di condividerne una parte con iliad.

Molto probabilmente, all’esito della consultazione ce ne sarà una terza l’anno prossimo, per arrivare alla proposta finale e definitiva che l’Agcom passerà poi al Governo.

Altolà dell’Antitrust

“Circa la proroga dei diritti d’uso delle frequenze prevista dal Codice, si osserva che in passato l’AGCM ha evidenziato che a proprio avviso la prassi di prorogare i diritti d’uso delle frequenze senza lo svolgimento di nuove procedure competitive di assegnazione comporterebbe alcune criticità concorrenziali legate all’effetto di non permettere il dispiegarsi di una concorrenza per l’acquisizione di una risorsa scarsa e impedendo, pertanto, che il confronto concorrenziale porti all’ingresso di nuovi operatori o all’emergere di operatori più efficienti”, si legge nel documento di in consultazione.

Immaginare una corsa di nuovi player allo spettro è difficile. Però è pur vero che Starlink, Amazon, Google e magari Deutsche Telekom potrebbero anche decidere di entrare nel nostro mercato. Non è escluso a priori, ma è improbabile.   

Non tutti hanno le stesse dotazioni spettrali

Oggi, non tutti hanno la stessa quantità di frequenze. Le ragioni sono molteplici. Da una parte, c’è chi ha voluto investire di più, o chi ha privilegiato alcune bande rispetto ad altre. Dall’altra, soprattutto nel caso di iliad, c’è una ragione storica. L’azienda è presente sul mercato dal 2018: da quel momento, c’è stata una sola asta, la famosa asta delle frequenze 5G. Per le altre frequenze, quelle assegnate precedentemente (in scadenza nel 2029), iliad ha avuto un pacchetto iniziale, figlio del sistema dei rimedi imposto in occasione della fusione fra Wind e 3.

Asstel, dunque, parla di allocazione e non di rinnovo, perché riconosce la necessità che ci sia un ribilanciamento dei portafogli spettrali. C’è poi il caso recente di Fastweb+Vodafone: il risultato dell’acquisizione della società inglese da parte di quella elvetica è stato, anche, un aumento del portafoglio di frequenze, avendo messo insieme a fattor comune il 100% di quelle che detenevano entrambe le aziende.

Ad ogni modo, “l’Autorità, nell’ambito dei procedimenti di propria competenza volti a definire le future procedure di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze in scadenza al 2029, potrà associare, come sempre fatto, a tali procedure anche specifici obblighi in capo agli operatori aggiudicatari, tra cui obblighi di uso effettivo, copertura e accesso20, nonché adeguate misure pro-competitive e antiaccaparramento di frequenze, inclusi eventualmente meccanismi di riserva per operatori nuovi entranti e limiti di aggiudicazione (c.d. cap) per le bande di interesse”.

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Starlink minaccia il mercato tedesco: 13 milioni di clienti potenziali (Handelsblatt)

Il servizio satellitare di Musk è disponibile anche in Germania a 29 euro al mese. Secondo un report, nel paese teutonico potrebbe raggiungere un mercato potenziale di 13 milioni di clienti. La concorrenza a Vodafone e Deutsche Telekom.  

Lo scrive oggi il quotidiano Handelsblatt, aggiungendo che il mercato potenziale di Musk in Germania è in realtà superiore rispetto a stime precedenti più conservative.

Secondo uno studio della Technische Hochschule Mittelhessen, il servizio di connettività satellitare potrebbe complessivamente arrivare a servire fino a 13 milioni di abitazioni in Germania con connessioni in download fino a 100 Mbps. La capacità di Starlink è aumentata nel tempo. Il pezzo base è di 29 euro al mese con capacità compresa fra 45 e 130 Mbps in download, rispetto ai 47 euro al mese per un abbonamento Dsl a 100 Mbps di Deutsche Telekom. A fine 2024 c’era circa 83mila connessioni satellitari in Germania, la maggior parte dei quali di Starlink.

Secondo lo studio tedesco, Starlink fa di più e costa meno del rame, soprattutto nelle aree remote.

Un parallelo del satellite con la fibra è impari dal punto di vista della performance, ma secondo l’associazione delle Tlc tedesche Breko Starlink è un concorrente e lo sarà di più quando i satelliti in orbita saranno 30mila a fronte dei 7mila attualmente in orbita.

Il servizio satellitare è una minaccia per Vodafone e DT pur non essendo un’alternativa alla fibra. Il suo vantaggio rispetto alla fibra è la rapidità di accensione, che di fatto è immediata.

Oltre alla connettività, un servizio ulteriore di Linkedin è il direct-to-smartphone disponibile per ora negli Usa tramite l’accordo con T-Mobile.    

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Consolidamento Tlc, Labriola (Tim) ‘Lasciate fondere, ci impegniamo a investire’

“Lasciateci fondere e ci prenderemo impegni sugli investimenti“. L’appello è rilanciato dall’ad di Tim Pietro Labriola, nel suo intervento a ConnectEurope, l’evento organizzato dal Financial Times a Bruxelles. Anche Margherita Della Valle, Ceo di Vodafone ha ribadito la necessità di un consolidamento del settore di cui beneficerebbero tutti i mercati in Europa.

“E’ necessario prendere decisioni importanti, e il tempo di farlo è ora” aggiunge Labriola e anche Della Valle ribadisce che bisogna cambiare le regole. “Tre operatori non sono un monopolio, stiamo chiedendo di passare da 4 aziende a 3”, ha concluso Labriola.

Labriola, servono regole sui cloud per mantenere la sovranità

Nel settore del cloud servono regole che permettano ai Paesi di mantenere la propria sovranità. Dopo aver ricordato che i dati contenuti su cloud gestiti da hyperscaler statunitensi sono potenzialmente accessibili dal governo americano, l’ad di Tim ha precisato che “se pensiamo che la sovranità sia importante in questi temi, è facile trovare la soluzione. Possiamo continuare a usare le tecnologie statunitensi ma mantenendo le chiavi di crittografia per accedere al cloud nelle mani di aziende nazionali”. “Recuperare sovranità – ha detto – non significa che dobbiamo investire miliardi per creare un hyperscaler europeo ma definire regole che permettano di mantenerla”. 

In mattinata Labriola era stato fra i Ceo di grandi operatori Tlc che hanno sottoscritto un appello alla Ue per semplificare le norme sulle fusioni e per un ambiente più favorevole agli investimenti.

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Telco Ue in campo per le AI Gigafactory e il Cloud sovrano: ‘Ma serve una svolta pro-investimenti e pro-merger’

I principali operatori europei si riuniscono oggi a Bruxelles per sottolineare il loro sostegno alla leadership europea nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie di sicurezza, sostenute dalle loro reti. “La connettività è un asset per la resilienza e la competitività collettiva dell’Europa. Basandoci sul rapporto Draghi e implementando le riforme del Competitiveness Compass, scalando il settore porremo le basi per una Ue più sicura, prospera e autonoma”, si legge in una lettera firmata da ConnectEurope (ex ETNO), e sottoscritta da alcuni dei Ceo delle principali telco del vecchio Continente:

  • Ana Figueiredo, CEO, MEO
  • Benedicte Schilbred Fasmer, President & CEO, Telenor
  • Christel Heydemann, CEO, Orange
  • Dominique Leroy, CEO Europe, Deutsche Telekom
  • Joost Farwerck, CEO, KPN
  • Marc Murtra, Group Chairman & CEO, Telefónica S.A.
  • Pietro Labriola, CEO, TIM
  • Thomas Arnoldner, Deputy CEO, A1 Telekom Austria Group

Il nostro sostegno all’espansione della capacità di calcolo europea, all’IA e alla sua democratizzazione

Ci impegniamo a contribuire all’ambizione dell’Europa di sviluppare una leadership nell’IA, di avere il controllo delle infrastrutture strategiche e di coltivare ecosistemi innovativi. Le reti e i servizi di connettività sono parte integrante dell’infrastruttura di IA europea e per questo motivo sosteniamo gli sforzi della Commissione per avviare le Gigafactory di IA nell’ambito del Piano d’azione per l’IA continentale.

Stiamo potenziando la capacità di calcolo sovrana dell’Europa costruendo data center e investendo in servizi cloud ed edge che avvicinano l’elaborazione dei dati agli utenti. Le informazioni non risiedono semplicemente in data center isolati: la connettività svolge un ruolo cruciale nell’interconnessione. Si prevede una rapida crescita del traffico nei data center legato all’IA, a un tasso annuo del 50%. Le reti fisse e mobili sono al centro dell’offerta di servizi di IA presenti e futuri ad aziende, consumatori e governi, con requisiti crescenti di qualità e prestazioni.

Ci impegniamo inoltre a democratizzare l’accesso all’IA. Offriamo già un ampio accesso alle soluzioni di intelligenza artificiale ai nostri clienti, e molti di noi includono strumenti di intelligenza artificiale generativa negli abbonamenti esistenti o offrono smartphone basati sull’intelligenza artificiale.

Parallelamente, stiamo automatizzando le nostre reti per aumentare l’efficienza e servire meglio gli utenti. Questo include pianificazione, analisi e riparazione, semplificando e velocizzando al contempo l’assistenza clienti con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Investiamo inoltre nell’intelligenza artificiale per proteggere le nostre reti e quelle dei nostri clienti, contribuendo a contrastare il massiccio aumento degli attacchi informatici.

La necessità di maggiori investimenti nelle reti per la prosperità e la resilienza dell’Europa

La crescita economica e la difesa moderna si basano entrambe sulla connettività. Abbiamo bisogno di maggiori investimenti in reti gigabit resilienti e innovative, come leve essenziali per un’economia competitiva che generi nuove opportunità socio-economiche, nonché per capacità militari avanzate che garantiscano la sicurezza degli europei.

Le nuove realtà geopolitiche e del commercio internazionale sono difficili, soprattutto nel settore tecnologico, e aggiungono ulteriore urgenza all’attuale necessità di riforme. Gli operatori di telecomunicazioni europei sono ben attrezzati per contribuire a costruire l’infrastruttura digitale di cui questo continente ha bisogno. Attuando con urgenza le raccomandazioni su tecnologia e telecomunicazioni delineate nella Relazione sulla Competitività di Draghi, possiamo contribuire a costruire un’Unione più resiliente e competitiva.

L’annunciato Digital Networks Act dovrebbe essere ambizioso e indicare una netta svolta verso la promozione degli investimenti nelle telecomunicazioni. Analogamente, l’imminente riforma degli Orientamenti UE sulle concentrazioni dovrebbe cambiare il corso degli ultimi decenni e consentirci di raggiungere una dimensione europea, a partire dal consolidamento sul mercato, per affrontare le attuali sfide del mondo tecnologico. Con reti di connettività più solide e sempre più innovative, porteremo avanti insieme l’agenda di un’Europa più moderna, lungimirante e competitiva. 

Leggi anche: Telco Ue vs Big Tech: ‘Generano più del 60% del traffico, ma non sono regolate come noi’

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