Liquid Glass, la nuova interfaccia Apple che piace a pochi

Quando c’era Steve Jobs” è la frase più usata dagli utenti Apple malati di passatismo, sul modello di quelle che dicono i nostalgici in genere. Quando c’era Steve Jobs sì che i prodotti della Mela erano sempre innovativi.

Quando c’era Steve Jobs, i keynote – maglioncino a collo alto nero, mani giunte in una posa tra il monaco buddista e un cattivo a caso dei fumetti – erano uno spettacolo. Quando c’era Steve Jobs, la one more thing che chiudeva gli eventi era qualcosa di davvero ghiotto, non come oggi (e comunque sono stati quasi abbandonati: dopo la presentazione, effettivamente rivoluzionaria, del primo chip M1 nel 2020, nel 2023 è stato lanciato l’Apple Vision Pro, ancora un oggetto misterioso per la maggior degli utenti, e poi più nulla).

Ma quello che finora era stato più che altro il mormorio collettivo degli incontentabili ora è aumentato di volume, perché l’evento per la presentazione dei nuovi iPhone, Apple Watch, AirPods Pro è stato giudicato tutt’altro che entusiasmante. Sì, c’è l’iPhone Air, bell’oggetto, sottilissimo: ma tutto qui? Mentre Samsung sfotte Apple un giorno sì e l’altro pure, e non del tutto a torto (“fateci un fischio quando introducono anche loro gli smartphone pieghevoli”, dice l’ultima campagna), anche quella strana categoria di persone che cambia telefono ogni anno sta cominciando ad arrendersi. Negli stessi giorni sono stati ufficialmente introdotti MacOS Tahoe e iOS 26, con una nuova strombazzata interfaccia, “Liquid Glass”, che sembra piacere poco. Molto poco.

Qualità altissima (a caso prezzo), ma la rivoluzione non c’è

Chi la sa lunga dice: che pretendete, ormai i dispositivi hanno raggiunto l’apice. È ovvio che a Cupertino si ricicli ogni volta la frase “il miglior iPhone di sempre” anche se si limitano ad aggiungere un colore nuovo. Sta di fatto che le aspettative per l’evento di settembre erano alte e in molti si sono sentiti traditi. Gli iPhone 17 Pro e Pro Max – che costano come uno scooter, più o meno – porta in dote il chip A19 Pro, più potente ed efficiente, un display OLED Super Retina XDR ancora più luminoso e una nuova fotocamera da 48 megapixel anche per la lente ultrawide, con zoom ottico fino a 8x, ma niente che faccia salutare sulla sedia.

L’iPhone Air è obiettivamente molto elegante (anche se lo spessore della fotocamera stona non poco), ma con dei compromessi che per tanti non sono accettabili su un telefono che costa a partire dai milleduecento euro (sui comparatori di SOSTariffe.it, in ogni caso, si possono trovare le offerte di telefonia mobile con cui acquistare i nuovi prodotti a rate). Gli Apple Watch introducono le notifiche sull’ipertensione e tutto sommato poco altro.

La cancellazione del rumore dei nuovi AirPods 3, a sentire i primi utenti che l’hanno provata, cambia livello troppo spesso ed è fastidiosa. Intendiamoci: sono tutti dispositivi al top della gamma, e forse proprio per questo rimane poco spazio per inventare.

Ma considerando quanto costano, tra dazi e cambio “alla Apple” – l’Air, per dire, costa 999 dollari negli Stati Uniti, circa 840 euro; qui costa 400 euro in più – per molti non vale davvero più la pena di cambiare.

Apple: vetro liquido, addio alla linearità?

E poi c’è Liquid Glass, che a parte poche voci isolate sembra essere un mezzo disastro. Annunciato come un restyling in pompa magna dell’interfaccia dei dispositivi Apple, ha un’idea di fondo precisa e ambiziosa – trasformare ogni elemento dell’UI in un materiale “vitreo”, semitrasparente, fluido, capace di riflettere e rifrangere ciò che si trova dietro, adattandosi in tempo reale alla luce, al contesto e persino al tema chiaro o scuro scelto dall’utente – e un risultato che, almeno in queste prime versioni, sembra deludente. Una via di mezzo tra una skin di Winamp e l’aborrito skeumorphism di Scott Forstall (avversato da quel genio di Jony Ive, ormai lontano da Apple da anni e più interessato a fare video un po’ imbarazzanti di reciproci salamelecchi con Sam Altman).

Certo, non c’è più il flat design che aveva un po’ stancato, si può parlare di un bel feel “tattile” quando si naviga tra una finestra e l’altra, ma le buone notizie sembrano essere finite. Tanti, tantissimi hanno lamentato problemi di leggibilità, con testi e notifiche che si confondono sullo sfondo, e più di qualcuno ha definito il nuovo stile “troppo carico”, barocco, pesante (sui dispositivi meno recenti le animazioni sono spesso molto lenti) e tanto elaborato da distrarre, altro che aiutare la concentrazione, come Apple vorrebbe.

Rallentamenti e rettangolo stondati

Ancora una volta, insomma, Apple sembra posizionarsi più sul terreno della spettacolarità visiva che su quello della funzionalità pura, sollevando dubbi su quanto la sua nuova estetica sia davvero al servizio dell’esperienza utente. Perfino Wired, che di solito non è particolarmente critico, parla di uno dei design più divisivi di sempre, e designer e sviluppatori hanno fatto notare come l’idea stessa di “interfaccia che sparisce” rischi di essere un’illusione estetica che danneggia l’usabilità.

C’è chi paragona Liquid Glass al periodo in cui Ive decise di togliere ogni colore dalle icone di macOS: doveva servire a semplificare e a non distrarre, ma in realtà complicò la vita agli utenti, costretti a decifrare simboli tutti uguali. Anche oggi, l’effetto vetro fluido, uniforme e quasi indistinto rischia di cancellare quelle differenze visive che permettono di riconoscere a colpo d’occhio un’app da un’altra.

L’obiettivo, tra i rettangoli stondati e i giochi di trasparenze che possono ostacolare la leggibilità, è chiaramente quello di arrivare a un minimo comune denominatore tra il look degli iPad – sempre più utilizzati anche come portatili, grazie all’eccezionale integrazione con la Magic Keyboard – e quello dei MacBook e dei Mac. Non è detto però che unificare sia sempre un vantaggio, però, soprattutto quando i dispositivi hanno delle specifiche che è meglio tenere presenti.

Una volta Apple era tutta sobrietà, design lineare, scelta del monocratico per la sua eleganza e non per limiti tecnici. Ora ci sono le icone che, quando si cambia schermata su iPhone nei dispositivi più vecchi (ma ancora pienamente supportati), fanno apparire il contorno luminoso una frazione di secondo dopo. Una frazione, certo: ma fastidiosa. Che abbiano ragione una volta tanto i passatisti?

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WiFI nelle piazze di Roma, ecco come si usa in modo gratuito e in cybersicurezza

Selezionare la rete pubblica di “ROMACAPITALE_WIFI” e poi per accedere loggarsi con il profilo Facebook oppure con un’email. Non serve la password. In caso di mancato accesso al Wi-Fi per 14 giorni, l’operazione di login andrà effettuata nuovamente. Altrimenti si è sempre connessi.

Ecco come è davvero facile collegarsi al WiFi 6, in modo gratuito e in cybersicurezza, nelle prime 26 piazze di Roma: è in arrivo in altre 74 piazze. 

Noi lo abbiamo testato in piazza del Popolo, dove è stato ufficialmente “acceso” e provato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Il WiFi gratuito nelle 100 piazze di Roma è realizzato da Smart City Roma, la società controllata da INWIT, titolare del progetto Roma 5G, che sta realizzando la copertura 5G di tutte le linee della metropolitana.

WiFI nelle piazze di Roma, ecco come si usa in modo gratuito e in cybersicurezza

Il servizio di Key4Biz che spiega come si accede al WIFI 6 e con le interviste al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Diego Galli – DG INWIT – e a Michele Gamberini, Amministratore Delegato Smart City Roma (Gruppo INWIT)

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Tim, si libera un posto in Cda. Entra Poste con Del Fante?

Si libera un posto in Cda Tim, con le dimissioni della consigliera indipendente Domitilla Benigni, e si apre subito il toto successione. Sarà l’ad di Poste Matteo Del Fante ad occupare la sedia lasciata vuota nel board della società Tlc? L’azienda dei recapiti è primo azionista con il 24,82% dallo scorso marzo e l’ingresso in Cda con un suo esponente è atteso e fa parte delle cose.

Del Fante piace al mercato

La figura di del Fante è molto gradita al mercato. Sarebbe un ottimo acquisto e darebbe stabilità, secondo gli aizonisti, tanto più che in futuro le sinergie con Poste saranno tante, anche se ci sarà da aspettare fino al 2028 per l’utilizzo degli uffici sul territorio per offerte in bundle.

Prime sinergie Tim-Poste a ottobre?

Ma basta immaginare un corner in un singolo ufficio postale con Tim o altro e si aumenta qualsiasi tipo di vendita o servizio. Ed è questo che già vede il mercato anche se per ora bisognerà accontentarsi. Le prime sinergie possibili saranno altre, e dovrebbero partire a ottobre. Si parla di qualcosa in tema di Energia.  

Ma come detto ci vorrà ancora tempo per vedere realizzate appieno le vere sinergie fra Tim e Poste e per questo il ramo di business su cui Tim punterà maggiormente nel breve sarà l’Enterprise, con servizi Cloud e Cybersecurity in cima alla lista.

Un eventuale ingresso di Del Fante in Cda potrebbe in qualche modo rilanciare il dialogo con Iliad dopo la chiusura dell’ad del gruppo Thomas Reynaud?

Difficile dirlo.  

La previsione ritirata

Sullo sfondo, restano poi le parole postate e poi cancellate di Serafino Sorrenti, capo della segreteria tecnica del sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, in un post su Linkedin sul via libera dell’Agcom e dell’Antitrust all’ingresso di Poste nel capitale di Telecom Italia, con il 24,82%. Il post, rivolto tra gli altri allo stesso Butti e all’ad di Tim Pietro Labriola, si congratulava per la nascita “di un nuovo colosso digitale italiano”. Un’operazione che secondo Sorrenti, aveva tra i punti di forza “la sovranità e il rafforzamento del controllo nazionale su asset strategici”, una governance nuova con “l’ad Matteo Del Fante che entra nel cda di Tim, simbolo di un approccio integrato» e “sinergie da 2 miliardi tra rete, consumer ed enterprise”.

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Smart City Roma (INWIT), il Sindaco Gualtieri accende il WiFi gratis nelle prime 26 piazze della Capitale

Il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri ha acceso il WiFi gratis e pubblico nelle prime 26 di 100 piazze target. A realizzarlo è stata Smart City Roma, la società controllata da INWIT, titolare del progetto Roma 5G, che sta realizzando la copertura 5G di tutte le linee della metropolitana nonché la copertura in WiFi 6, ultima versione del WiFi, di 100 piazze della capitale entro il 2026.
Come funziona? Un semplice login tramite mail o tramite Facebook alla rete pubblica di “ROMACAPITALE_WIFI”, dunque un accesso davvero semplificato. Il login è valido sempre, salvo se sei inattivo per più di 14 giorni, allora devi riloggarti. Ma se lo usi non è necessario.

A Piazza del Popolo l’accensione WiFi delle 55 piazze

Un progetto da 100 milioni di euro (80 milioni privati, 20 milioni pubblici) che sta procedendo secondo il cronoprogramma e che oggi a Piazza del Popolo ha visto la conferenza stampa per l’accensione del WiFi nelle prime 26 già attive.  

“L’accesso WiFi nelle piazze avverrà semplicemente tramite mail o tramite Facebook – ha detto Monica Lucarelli, Assessore alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale alla conferenza stampa in Piazza del Popolo.

“L’accesso sarà valido sempre, senza bisogno di riloggarsi, fino a 14 giorni dopo il primo login e in tutte le piazze del progetto”, ha precisato l’ad di Smart City Roma Michele Gamberini.

Gualtieri: ’26 piazze già attive col WiFi di nuova generazione’

“Il WiFi 6 di ultima generazione, gratis nelle prime piazze target è un nuovo tassello del progetto Roma 5G, dopo l’accensione il primo aprile del 5G nelle prime 9 stazioni della metro A – ha detto Gualtieri – sono 26 le piazze già attive, mentre 22 sono già cablate e pronte per l’accensione e 7 quasi pronte”.  

Una soluzione che ricalca quella giapponese che piace molto all’estero.

Accanto al WiFi, il progetto prevede il dispiegamento di 2mila telecamere collegate con la centrale operativa della Polizia Municipale, a fronte di 1800 sensori IoT per il monitoraggio ambientale della qualità dell’aria.

“Ad agosto, il WiFi di Roma 5G ha già totalizzato 55.680 accessi”, prosegue il sindaco che ricorda gli altri numeri del progetto sul fronte del 5G. “La copertura 5G della linea A della metro è completata – ha detto – lavori in corso sulla linea B e B1, con precedenza a quest’ultima per motivi di sicurezza. La linea C è in fase di progettazione ma la copertura totale sarà chiusa a giungo del 2026”.  

L’obiettivo dichiarato del Comune è che anche la copertura 5G outdoor possa procedere in modo autonomo grazie agli operatori (Tim, Fastweb-Vodafone, WindTre e iliad) che partecipano anch’essi al progetto, che prevede inoltre la copertura DAS indoor di 7 edifici dell’amministrazione.  

Diego Galli (INWIT): ‘Roma 5G è una piattaforma infrastrutturale completa per connettività, sicurezza e monitoraggio ambientale’

“Il progetto Roma 5G è un unicum – ha detto Diego Galli, direttore Generale di INWIT – si tratta di una piattaforma infrastrutturale completa che comprende 4G, 5G, WiFi pubblico in 100 piazze, sensori IoT, fibra. In altre parole, connettività, sicurezza e monitoraggio ambientale in un unico progetto. Ad oggi sono già stati utilizzati 35 milioni su un totale di 100. La copertura 5G della linea A è completa, la linea B sarà terminata entro dicembre e la linea C entro giugno”.

“Si tratta di una piattaforma neutrale e aperta agli operatori per nuovi servizi in ambito smart mobility ma anche aperto a sviluppi futuri non ancora prevedibili”, ha detto Gualtieri strizzando l’occhio al mondo delle startup e degli sviluppatori di app, che questa settimana saranno protagonisti della Rome Future Week, (15-20 settembre), l’evento su futuro e innovazione della città di Roma alla sua terza edizione.  

Ruggiero (Boldin Networks): ‘Modello Roma 5G piace all’estero, cinque città europee vogliono replicarlo’

Chiude le danze Antonino Ruggiero, AD Boldyn Networks Italia: “Siamo molto orgogliosi da italiani di questo progetto a Roma – ha detto Ruggiero – anche perché siamo presenti in sei paesi europei e il modello Roma ha fatto scuola: 5 città europee di tre diversi paesi ci hanno chiesto di replicare il modello di Roma 5G. La trasformazione digitale di Roma è un traino per la sua immagine all’estero”.

26 piazze con WiFi già attivo: Piazza del Campidoglio, Piazza Trilussa, Piazza Porta S. Giovanni, Piazzale della Stazione Tiburtina, Piazza dell’Indipendenza, Piazza del Popolo, Piazza della Minerva, Piazza Mazzini, Piazza Pia, Piazza di Santa Maria Maggiore, Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Buenos Aires, Piazza Euclide, Piazza Santiago del Cile, Piazza Farnese, Piazza di San Bernardo, Piazza Giuseppe Gioachino Belli, Stazione Tiburtina Capolinea Bus, Largo di Torre Argentina, Piazza di Siena, Monte Ciocci Alberici, Piazzale Ostiense, Piazza Gentile da Fabriano, Piazza Istria,  Piazza dell’Esquilino, Piazza Pakistan.

22 piazze con lavori conclusi, interamente cablate, in attesa di attivazione entro ottobre 2025: Piazza Don Giovanni Minzoni, Piazza Pietro Thouar, Piazza Testaccio, Piazza di Santa Costanza, Piazzale del Gianicolo, Piazza Risorgimento, Piazza Vescovio,  Piazza Annibaliano,  Piazza di San Eurosia, Piazza Eugenio Biffi, Piazza Adriana, Monte Ciocci Valle Aurelia, Piazza Stefano Jacini, Piazza Biagio Pace, Piazza Enrico Cosenz, Piazza del Quadraretto, Piazza Giuseppe Raggio, Via Roberto Morra di Lavriano, Piazza di S. Cosimato, Piazza della Bocca della Verità, Piazza Ottavilla, Piazza San Giovanni Bosco.

7 piazze con cantieri in corso e finalizzazione a seguire: Piazza Cavour, Piazza Barberini, Piazza dell’Ateneo Salesiano, Piazza Conca d’Oro, Piazza, Leonardo Sciascia, Piazza Roberto Malatesta, Circo Massimo.

Leggi anche: Leggi anche: 5G a Roma, 100 milioni per la Capitale. Ma come si fa senza le antenne?

Leggi anche: Inwit, Roma Termini diventa la prima stazione in copertura totale 5G

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WINDTRE BUSINESS: la cybersecurity sempre più al centro delle strategie aziendali

Le violazioni dei dati personali sono cresciute del 12% in un anno nel 2024, con un costo globale salatissimo per le aziende, che secondo stime raggiungerà 10,5 trilioni di dollari entro il 2027. WINDTRE da tempo è attiva per fornire alle aziende le soluzioni migliori chiavi in mano per proteggere il core business e i dati sensibili dal rischio cyber. Ne parliamo con Leonardo Cotronei, Head of ICT Solutions Corporate di Wind Tre.

Key4Biz. In che senso il ruolo degli operatori TLC è strategico per la protezione dei dati sensibili?

Leonardo Cotronei. WINDTRE BUSINESS, in qualità di Internet Service Provider, ha una posizione privilegiata: possiamo monitorare il traffico in tempo reale e intervenire tempestivamente in caso di minacce. Questo controllo naturale della rete, unito alla nostra esperienza in architetture complesse, ci consente di offrire soluzioni di sicurezza robuste e affidabili.

Key4Biz. Quindi si può dire che WINDTRE si occupa di cybersecurity da due anni? Dall’acquisizione di RAD? È stata quella la svolta, giusto?

Leonardo Cotronei. Non proprio, l’acquisizione di RAD nel 2023 è stato un altro tassello che si è aggiunto al nostro percorso di crescita e grazie al quale abbiamo rafforzato le competenze interne e integrato la sicurezza con la connettività, costruendo un’offerta strutturata e innovativa che risponde alle esigenze di ogni segmento di clientela.

Key4Biz. Negli ultimi due anni quanto è cresciuto il peso della cybersecurity sui ricavi?

Leonardo Cotronei. Abbiamo rivisto la nostra offerta e investito in modo strutturato, segno che la cybersecurity è diventata davvero importante. Non condividiamo dati precisi sui ricavi, ma il nostro impegno è stato inserito anche nel Bilancio Sostenibilità 2024, a conferma della sua centralità.

Key4Biz. Cosa vogliono le aziende da WINDTRE in termini di cybersecurity?

Leonardo Cotronei. Le aziende cercano soluzioni flessibili, scalabili e soprattutto personalizzate. Chiedono protezione continua, supporto H24 e consulenza dedicata. Credo che la nostra capacità di offrire servizi “chiavi in mano” è molto apprezzata, così come l’integrazione tra sicurezza e connettività.

Key4Biz. Quale vantaggio c’è nel rivolgersi a WINDTRE piuttosto che a un fornitore specializzato soltanto in cybersecurity?

Leonardo Cotronei. Il vantaggio di WINDTRE è duplice: da un lato siamo operatori di rete; quindi, abbiamo visibilità e controllo diretto sul traffico; dall’altro, abbiamo competenze verticali grazie all’acquisizione di RAD e alle partnership con leader tecnologici come Google, Fortinet e Crowdstrike.

Key4Biz. Avete delle soluzioni ad hoc per soddisfare le richieste della NIS2 e di DORA?

Leonardo Cotronei. Assolutamente sì. Abbiamo normalizzato il nostro portfolio per garantire la compliance con le normative europee come NIS2 e DORA. Questo consente ai nostri clienti di affrontare con serenità gli obblighi di gestione del rischio e di governance imposti da queste direttive.

Key4Biz. Qual è il grado di consapevolezza delle aziende rispetto ai rischi del cybercrime?

Leonardo Cotronei. Il Cyber Arena Tour ha evidenziato che la consapevolezza è ancora troppo bassa. Le aziende hanno mostrato grande interesse, ma è emersa la necessità di formazione continua per tutto il personale, non solo tecnico. Sono convinto che la cultura della cybersecurity vada rafforzata a tutti i livelli.

Key4Biz. Cosa è il Cyber Arena Tour lanciato da WINDTRE BUSINESS? Lo riorganizzerete l’anno prossimo?

Leonardo Cotronei. È stato un evento itinerante innovativo, pensato per sensibilizzare i decision maker sui rischi informatici. Abbiamo coinvolto le imprese in simulazioni immersive e attività di gamification. Visto il successo, prevediamo nuove tappe nei prossimi mesi in diverse città italiane.

Key4Biz. Quali sono le principali minacce per le aziende?

Leonardo Cotronei. Le minacce più diffuse includono ransomware, phishing, furto di credenziali, attacchi alla supply chain, DDoS e deepfake generati con l’AI. Sono sempre più sofisticate e mirate, soprattutto verso settori strategici come sanità, trasporti e PA. Ma soprattutto i rischi maggiori sono legati a eventuali disattenzioni o alla mancanza di competenze delle persone, per questo è fondamentale investire in formazione, oltre che nelle tecnologie.

Key4Biz. Come si articola il percorso di sicurezza personalizzato di WINDTRE BUSINESS per le aziende?

Leonardo Cotronei. Realizziamo soluzioni tailor made per le grandi aziende, mentre per le PMI offriamo soluzioni packaged e automatizzate. Questo ci consente di adattare l’effort di gestione, il posizionamento economico e la facilità d’uso alle reali esigenze del cliente.

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Italia 1 Giga, Butti: ‘Tagliati 700mila civici e salvati 700 milioni del PNRR’. Sdoganato il satellite. Casu (PD): ‘Governo risponda in Parlamento’. Zorzoni (AIIP): ‘Creare un portale pubblico degli sfibrati’

“Stiamo risolvendo una situazione molto difficile, purtroppo ereditata dal precedente governo. In seguito a una serie di incontri con i funzionari della Commissione europea, insieme al ministero per gli Affari Ue e Pnrr e al soggetto attuatore Infratel, abbiamo individuato una soluzione sulla quale c’è un assenso da parte di Bruxelles, che andrà ora formalizzato. Salviamo circa 700 milioni che rischiavamo di perdere“. Lo ha detto al Sole 24 Ore Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, in merito alla via d’uscita concordata con la Commissione europea per non perdere circa 700 milioni di risorse Pnrr per il progetto ‘Italia a 1 Giga‘, che ha l’obiettivo di coprire con la banda ultralarga fissa circa 3,4 milioni di numeri civici nelle cosiddette aree grigie, quelle dove c’è un unico operatore di rete.

“Una base di lavoro è stato quanto ci ha comunicato Open Fiber, cioè l’impossibilità di garantire, entro la scadenza del 30 giugno 2026, la copertura di oltre 700mila numeri civici su circa 2,2 milioni totali aggiudicati all’operatore”, sottolinea.

Il compromesso con l’Europa

Il compromesso con l’Europa che va ancora formalizzato prevede, in sintesi, di consentire a Open Fiber la rimodulazione del target per 700mila numeri civici a fronte di una riduzione del contributo aggiudicato all’operatore, aggiunge il quotidiano, i fondi per circa 120mila civici vengono però riconosciuti ad Open Fiber per gli extracosti sostenuti dalla società, da dimostrare poi in sede di rendicontazione.

“Rimane la necessità di assicurare la copertura agli oltre 700mila civici lasciati da Open Fiber – aggiunge Butti -. A questo punto, con il via libera Ue, utilizzeremo le economie generate da Italia a 1 Giga e da altri Piani gestiti dal Dipartimento, circa 700 milioni, per programmare due nuovi piani di copertura”. “Il primo, con l’obiettivo di coprire circa 580mila civici sulla falsariga di Italia a 1 Giga, avrà il vantaggio temporale di non essere più vincolato al 2026 ma agli obiettivi europei del Digital decade, quindi al 2030”, evidenzia.

Insomma, quattro anni di tempo in più per raggiungere gli obiettivi del Digital Compass, usando i fondi del PNRR fino al 2030. Alla fine, un risultato che evidenza la capacità negoziale dell’Italia e la volontà della Ue di chiudere un occhio accettando di fatto una proroga di quattro anni sui programmi.

Il nuovo bando satellitare

Il secondo prevede l’uso di 145 milioni per l’adozione del modello di copertura ibrida con il satellite, sperimentato in Lombardia. In particolare, 95 milioni verrebbero utilizzati per collegare oltre 80mila utenze espunte dal piano originario, quelle delle zone più remote, utilizzando il satellite per il backhauling e completando il collegamento con tecnologie terrestri. E altri 50 milioni per un voucher che incentivi la connettività con il satellite, fino a 1.300 euro ad utente e per un massimo di ulteriori 40mila numeri civici. Il voucher, aggiunge il sottosegretario, dovrà tenere conto del bonus che nel frattempo il ministero delle Imprese e del made in Italy sta studiando per la connettività, in modo da restare complessivamente nei limiti quantitativi per queste misure dettati dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

La neutralità tecnologica premia il satellite

In altre parole, in base al principio della neutralità tecnologica, la Commissione Ue sarebbe intenzionata a dare il via liberaall’utilizzo del satellite, che nel bando originario non era previsto perché la sua performance non è all’altezza né della fibra FTTH né dell’FWA. Ma l’idea è che in futuro, con la rapidità tipica del progresso tecnologico, anche il satellite possa avvicinarsi alla velocità ultrabroadband prevista dal bando originario di un giga. D’altra parte, a mali estremi estremi rimedi.

Non è chiaro, invece, in un’ottica di neutralità tecnologica, perché la Commissione Ue abbia scartato la soluzione avanzata prima dell’estate da Open Fiber di potenziare la componente FWA per raggiungere i target.

Ad ogni modo, per entrambi i nuovi interventi sopra citati sono previste due nuove gare.

L’apertura al satellite certamente evoca Starlink, già sperimentato nel bando pilota di Aria in Lombardia e più volte accostato al pianto Italia 1 Giga e alle aree bianche, ma non soltanto: fra i papabili c’è sicuramente anche Kuiper, ad esempio, la costellazione di Amazon che potrebbe legittimamente ambire ad entrare nel nostro mercato. Vedremo se parteciperà alla gara.   

La notizia delle modifiche e della rimodulazione del Piano Italia 1 Giga non è passata inosservata.

Italia 1 Giga, Casu (Pd): Governo risponda in Parlamento

“Il Governo Meloni venga a fare chiarezza in Parlamento: presenteremo subito un’interrogazione sulle anticipazioni sulle rimodulazioni previste per il Piano Italia 1 Giga offerte oggi al Sole 24 ore dal Sottosegretario Butti”. Così il deputato Pd Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti Poste e Comunicazioni, in merito alle dichiarazioni del sottosegretario Butti che annuncia la riduzione del target di Open Fibra sul Piano Italia 1 Giga “e lancia al ribasso due nuovi piani che aprono all’utilizzo satellitare di sistemi satellitari strizzando l’occhio al magnate Elon Musk”. 

“Non permetteremo che le risorse PNRR vengano utilizzate per comprare servizi satellitari chiavi in mano da Elon Musk invece che per garantire la crescita, la sovranità e l’indipendenza tecnologica e digitale dell’Italia e dell’Europa”, afferma ancora Casu.

Italia 1 Giga, Zorzoni (AIIP): ‘Era un fallimento annunciato, creare invece un portale pubblico degli sfibrati’

“Il Piano Italia 1G, nella sua formulazione originaria, era destinato a inciampare, per essere gentili. Non lo diciamo oggi, ma lo avevamo segnalato già nel 2021 al precedente Governo: concentrare miliardi su pochi soggetti, già oberati da altri impegni e privi di maestranze proprie, significava non portare a casa il risultato e, nel contempo, non valorizzare le realtà produttive del Paese – come gli operatori locali di AIIP – che, se mobilitati, avrebbero potuto fare la differenza, chiosa Giovanni Zorzoni, vicepresidente di AIIP e responsabile del gruppo di lavoro infrastrutture dell’Associazione.

E prosegue: “A distanza di anni, i numeri parlano chiaro: 700.000 civici rimasti scoperti, ritardi strutturali, e un’ipotesi di “neutralità tecnologica” che rispolvera addirittura la connettività satellitare con fondi pubblici. Una scorciatoia che rischia di trasformare un piano da 1 Gigabit in un piano da 100 Megabit via satellite, con buona pace della coerenza nominale e dei principi di sovranità digitale”.

Creare il portale pubblico per gli sfibrati di Italia 1 Giga con un voucher di 4mila euro per ogni connessione a 1 Giga

«Noi rilanciamo con una proposta concreta, attuabile e profondamente italiana: creare un portale pubblico per gli “sfibrati”cittadini e imprese rimasti esclusi dal Piano – e assegnare un voucher fino a 4.000€, erogato da Infratel, per ogni collegamento VHCN effettivo a 1 Gigabit reale, portato a termine da un operatore su richiesta del cittadino in area scoperta.

Le imprese indipendenti italiane sono pronte, con capacità produttive autonome e non vincolate ai concessionari attuali del Piano Italia 1G. Invece di incentivare soluzioni a bassa prestazione, costose, inquinanti e spesso non conformi alla normativa nazionale ed europea – come quelle basate su tecnologie satellitari non europee, che elaborano i dati degli italiani fuori giurisdizione e non applicano filtri previsti dalla legge – invitiamo il Governo a mettere finalmente in campo un’alternativa efficace per collegare con la fibra le utenze escluse dal bando originario. Lo avevamo già proposto. Si è già perso tempo prezioso, ma si può ancora agire”.

“Ricordiamocelo: il Piano si chiama “Italia 1G”. Il minimo sindacale è che l’obiettivo rimanga 1 Gigabit, e che riguardi l’Italia. Premiare operatori esteri per collegamenti non in linea con questo standard significherebbe svendere la nostra sovranità digitale.

Lanciamo subito un portale per gli sfibrati di Italia 1G, e un voucher specifico per chi si impegna a collegarli. Gli operatori dell’Associazione Italiana Internet Provider sono pronti non solo a scavare, ma anche a sviluppare la piattaforma tecnica necessaria, ovviamente in un cloud 100% made in Italy, a proprie spese e in tempi record, se il Governo darà il disco verde sui fondi. Non perdiamo altro tempo”.

Leggi anche: Italia 1 Giga, svolta più vicina. Ma Open Fiber più veloce di Fibercop

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Poste Italiane, fino al 30 settembre per candidarsi al Premio giornalistico TG Poste

Il Premio giornalistico TG Poste torna alla ribalta con la seconda edizione dell’iniziativa promossa da Poste Italiane per scoprire e valorizzare giovani talenti del mondo dell’informazione che sappiano proporre tecniche e linguaggi narrativi innovativi.

Il Premio è aperto agli studenti delle scuole di giornalismo, professionisti e pubblicisti al di sotto di 30 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti o praticanti nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Odg che nei dodici mesi precedenti abbiano realizzato e pubblicato almeno dieci prodotti giornalistici.

La formula originale del Premio prevede che i candidati si misurino proponendo un breve video di presentazione e un servizio giornalistico inedito per carta stampata o testate web, telegiornale o contenuto informativo video per i social media che – ispirandosi anche a fatti di cronaca e attualità – tratti argomenti attinenti ai principali settori nei quali opera Poste Italiane:

  • Innovazione, trasformazione digitale
  • Economia sostenibile, territori, progetto Polis
  • Corrispondenza, pacchi, e-commerce

Per le candidature è stato realizzato un sito dedicato all’indirizzo premiotgposte.posteitaliane.it.

I tre vincitori, uno per categoria, selezionati da una giuria tecnica, avranno l’opportunità di vivere un’esperienza professionale nell’area Comunicazione di Poste Italiane. Sarà poi la giuria di eccellenza, formata dai direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane, nazionali e locali, a scegliere il vincitore del Premio TG Poste 2025, che riceverà una borsa di studio per frequentare un corso di alta formazione giornalistica all’estero.

Il TG Poste, il telegiornale di Poste Italiane, è visibile negli uffici postali e sui siti web dell’azienda, e va in onda ogni giorno in diretta alle 12 aprendo una finestra sul mondo per offrire una panoramica sui più importanti fatti dell’attualità economica, politica e culturale italiana e internazionale, approfonditi grazie al contributo di esperti e firme del giornalismo, proponendo poi in ciascuna edizione focus tematici sulle iniziative e sul business della più grande azienda italiana.

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Telefonica pensa allo shopping nella Ue e guarda a Germania e Uk

Telefonica guarda al mercato europeo per nuove acquisizioni a fronte della volontà di cedere i suoi asset di lingua spagnola in America Latina. E’ questa la strategia del Ceo Marc Murtra, che guarda a potenziali prede in Germania e Uk in vista del nuovo piano industriale dop aver preso le redini del gruppo a gennaio. Lo scrive la Reuters, aggiungendo che pur volendo perseguire la crescita su larga scala, il gruppo spagnolo deve nello stesso tempo mantenere il suo rating creditizio.

Le autorità di regolamentazione di Bruxelles hanno a lungo respinto le operazioni di fusione tra operatori europei, temendo che pochi operatori dominanti potessero aumentare prezzi e margini a svantaggio dei consumatori, ma Murtra sostiene che il mercato europeo sia troppo frammentato.

Europa iper affollata

E non è soltanto lui a pensarlo, anche la nuova Commissione Ue sembra orientata a favorire operazioni di merger e acquisizioni transfrontaliere per la nascita di operatori pan europei, in grado di competere a livello globale con i big player di Usa e Cina in primis.

Nel 2024, in Europa c’erano 41 aziende che offrivano servizi di telefonia mobile a oltre 500mila clienti ciascuna, rispetto alle cinque negli Stati Uniti, alle quattro in Cina e Giappone e alle tre in Corea del Sud, secondo dati di Connect Europe.

Murtra, che è stato presidente del gruppo spagnolo di difesa e tecnologia Indra, fino all’inizio di quest’anno, sostiene che il mercato sta cambiando con lo sviluppo di nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, e l’Europa deve tenere il passo o perderà terreno.

I gruppi di telecomunicazioni europei dovrebbero essere autorizzati a espandersi e, in cambio, investire in altri settori correlati, come la sicurezza informatica e le infrastrutture, compresi i data center, come un “contratto sociale” tra autorità e aziende, ha precisato.

“Se l’Europa vuole autonomia strategica e tecnologia, dovremo avere operatori tecnologici europei grandi o titanici”, ha detto Murtra a Reuters.

“Non voglio essere troppo drammatico, ma immaginate un’Europa in cui i sistemi satellitari, gli hyperscaler e l’intelligenza artificiale siano tutti nelle mani dei colossi della tecnologia – e questo potrebbe accadere”. Murtra, che è anche presidente esecutivo di Telefonica, ha parlato negli ultimi mesi con le autorità di regolamentazione e i leader della sua proposta.

“Questo non richiede un cambiamento epocale”, ha detto Murtra a proposito del suo piano. “Basta solo allentare un po’ il freno e permettere al mercato di operare e consolidarsi”.

Potenziali target: Vodafone Spagna, 1&1 in Germania e Virgin Media O2 in Uk

Il settore sta mostrando alcuni segnali di attività di M&A, tra cui le notizie secondo cui Orange, Bouygues e Iliad stanno valutando un accordo per scorporare l’operatore di telecomunicazioni francese SFR di Patrick Drahi. Il proprietario di Altice ha però detto di non aver ricevuto alcuna offerta.

Per dare a Telefonica un margine finanziario per concludere più accordi, la società ha accettato di vendere le sue unità in Argentina e Uruguay e starebbe lavorando con i consulenti per potenziali vendite in Cile, Messico ed Ecuador.

Secondo gli analisti di Kepler, le vendite potrebbero sbloccare fino a 3,6 miliardi di euro (4,21 miliardi di dollari) di potenziale per M&A.

Telefonica non ha voluto commentare le notizie secondo cui starebbe valutando una raccolta di capitali per finanziare acquisizioni. Secondo i dealmaker che conoscono le idee di Telefonica e i report degli analisti, i potenziali obiettivi per Telefonica potrebbero includere Vodafone Spagna, una joint venture o l’acquisizione di 1&1, in Germania, asset in Brasile o persino una partecipazione del 50% in Virgin Media O2 detenuta dal suo partner Liberty nel Regno Unito.

Una condizione per le fusioni

Murtra è stato paracadutato dal governo spagnolo alla guida di Telefonica a gennaio.

Da allora, le azioni del gruppo hanno registrato un rialzo, con l’azienda che si prepara a presentare una nuova strategia entro la fine dell’anno. Tuttavia, la sua capitalizzazione di mercato si è comunque dimezzata dal 2015 e le sue azioni sono tra le prime 10 più shortate in Europa, escluso il Regno Unito, secondo i dati di S&P Global Market Intelligence.

Alcuni analisti ritengono valida la proposta di Murtra.

“Le autorità di regolamentazione ottengono investimenti strategici e un miglioramento della qualità delle reti, e dall’altro lato, gli operatori guadagnano in termini di dimensioni, il che è assolutamente fondamentale in questo settore”, ha detto Carlos Winzer, vicepresidente senior di Moody’s.

Le autorità di regolamentazione dell’Unione Europea hanno preso in considerazione l’allentamento delle regole per le fusioni nel settore delle telecomunicazioni.

Le tensioni geopolitiche hanno aggravato l’urgenza, con l’Europa che prevede di investire miliardi nella difesa e nelle infrastrutture critiche, tra cui le reti di telecomunicazioni.

“La situazione geopolitica contribuirà a rendere le autorità europee più aperte all’ascolto. Non hanno alternative, perché il settore delle telecomunicazioni è limitato e non può più attrarre capitali a basso costo per continuare a investire nelle infrastrutture”, ha detto Javier Cabrera, analista di mercato di XTB. Alcune banche d’investimento prevedono un consolidamento attivo all’interno dei Paesi nei prossimi due anni, a cui potrebbe seguire la conclusione di accordi transfrontalieri.

“La spinta di Telefonica potrebbe innescarne altri”, ha detto Winzer. “Ci sono altri operatori storici in tutta Europa, come Orange e Deutsche Telekom e BT che potrebbero seguire l’iniziativa di Telefonica in caso di fusioni e acquisizioni, soprattutto nei mercati in cui sono presenti quattro o più operatori.”

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AI, la parola magica per vendere

Da una parte la paura della bolla dall’altra, il settore che continua a crescere, e che premia chiunque usi “AI” o “IA” nella descrizione della propria app, anche se a sproposito, anche se di intelligenza artificiale non c’è davvero traccia. L’Italia non fa eccezione.

Secondo il recente report di SensorTower, nei primi sei mesi del 2025 gli utenti italiani hanno passato 254 milioni di ore all’interno di app che menzionano l’AI.

Solo sei mesi prima erano 144 milioni: il balzo è di quelli che si notano, e il tempo speso è solo una parte del quadro, visto che le sessioni totali hanno raggiunto quota 8,64 miliardi, praticamente raddoppiate rispetto ai 4,9 miliardi del semestre precedente.

In termini percentuali, significa una crescita del +76,4% nelle ore spese (contro il già notevole +83% della seconda metà 2024) e del +76,3% nelle sessioni (contro +54,1%). Tradotto: gli italiani non solo scaricano queste app, ma ci tornano di continuo, perché ormai sono parte integrante della loro routine digitale.

Poi c’è il mercato, che raccoglie i frutti dell’AI-mania. I download hanno toccato 18,5 milioni in sei mesi, con un +26,7% rispetto al semestre precedente. La crescita è meno esplosiva rispetto al +40,4% della seconda metà 2024, ma resta solida e mostra che la base di utenti si sta allargando a ritmo sostenuto. Il vero scossone però arriva dai ricavi: 33 milioni di dollari generati da acquisti in-app, più del doppio rispetto ai 12,7 milioni dello scorso semestre. La crescita è del +159,8%, dopo un già impressionante +82,5%.

Dal locale al globale, 7,5 miliardi di download e ricavi alle stelle

Se i numeri italiani fanno impressione, basta allargare lo sguardo per capire – non che sia una sorpresa – che siamo di fronte a un fenomeno planetario. Nel solo primo semestre del 2025, le app che menzionano l’intelligenza artificiale sono state scaricate 7,5 miliardi di volte, pari a circa il 10% di tutti i download globali. In pratica, un’app su dieci installata sul pianeta ha in qualche modo l’AI tra le proprie caratteristiche, un dato che segna un’accelerazione del +52% anno su anno.

Tale diffusione tentacolare ormai non riguarda più solo le app di produttività o i software specializzati, ma tocca praticamente ogni verticale mobile: salute e benessere, finanza personale, istruzione, intrattenimento. L’AI si infiltra ovunque. E questo vale anche in Italia, dove l’interesse non si ferma al tempo speso o ai download: cresce anche la disponibilità a spendere, con ricavi in forte aumento.

Un dato che non sorprende in un contesto in cui le persone sono sempre più attente a come usano i propri soldi e cercano strumenti per ottimizzare le spese, dal comparatore fibra o mobile come quelli di SOSTariffe.it alle app che promettono un ritorno concreto in termini di utilità quotidiana.

La mappa delle app AI: dove esplode la crescita

Dal 2015 al 2019 – non una vita fa – quando si parlava di “intelligenza artificiale” per lo smartphone si intendeva soprattutto il comportamento dei nemici o in genere dei personaggi non gestiti dal giocatore nei videogame. La geografia è cambiata in fretta, lo sappiamo. Dopo l’uscita di ChatGPT nel 2022 e la corsa del 2023, l’AI ha conquistato territori nuovi e molto più ampi. Nel primo semestre 2025, i settori che hanno accolto più app con riferimenti all’AI sono, nell’ordine, software, salute e benessere, lavoro e istruzione, lifestyle e servizi, finanza. In ciascuna di queste aree, oltre duecento nuove app hanno inserito termini come “AI”, “machine learning” o “LLM” nei titoli o nelle descrizioni.

Alcuni sotto-generi raccontano bene questa espansione: photo editing con filtri e generatori di avatar, nutrizione e diete con scanner intelligenti, language learning con conversazioni in tempo reale, test prep & studying con quiz adattivi, video editing con montaggi automatici. Categorie che fino a ieri erano di nicchia ora attirano milioni di download grazie alla promessa di funzioni smart, facili da usare e capaci di semplificare la vita quotidiana.

Le parole chiave dell’AI

Non più curiosità passeggera, dunque, ma volontà di usare davvero le nuove app per quello che sono in grado di offrire. Il settore health & wellness è tra i più dinamici, con una vera esplosione di app dedicate alla nutrizione e al monitoraggio medico (lo si vede anche dalle scelte delle aziende, come le recentissime AirPods Pro 3 di Apple in grado di monitorare il battito cardiaco o i nuovi Apple Watch che colgono i primi segni dell’ipertensione. Anche l’istruzione cresce a doppia cifra grazie a test digitali, app di studio e corsi di lingua che sfruttano l’AI per personalizzare l’esperienza.

Da qui deriva l’impatto di piccoli accorgimenti di marketing, colti dai più furbi: inserire la parola “AI” nel nome o nella descrizione porta in media un aumento immediato del +2,9% nei download nel mese successivo. Un effetto che non si esaurisce subito, visto che nei due mesi successivi la crescita media resta attorno al +4,1%. Buzzword quant’altre mai.

C’è poi da dire che la febbre dell’intelligenza artificiale si misura anche nel linguaggio con cui le app si presentano negli store. Nei primi sei mesi del 2025 il termine “AI” compare più di 100.000 volte nelle descrizioni su iOS e Google Play, e accanto a etichette generiche come “AI-powered” o “AI technology”, spiccano definizioni mirate che mettono subito in evidenza le funzionalità.

Le app di traduzione usano “AI translator”, quelle creative parlano di avatar, cartoon, tattoo, hair editor. Nel mondo fitness e nutrizione compaiono parole come scanner, calorie, ricette, food. Gli assistenti virtuali invece puntano su concetti come coaching, mentor, teacher, support. Il lessico diventa una leva strategica: chi sa scegliere i termini giusti conquista più facilmente visibilità, click e utenti attivi.

Basdta? Ovviamente no. Per gli sviluppatori la scelta è chiara: evitare di correre dietro alle tentazioni, perché prima o poi il parere degli utenti presenta il conto, e invece investire in funzioni concrete che migliorano davvero l’esperienza utente, oppure rischiare di scivolare indietro mentre i concorrenti avanzano. I dati dimostrano che l’etichetta “AI” può aiutare nei download iniziali, ma a fare la differenza è, ancora una volta, la sostanza.

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Stop spoofing, bloccate 43 milioni di telefonate dall’estero

Misure anti-spooofing dell’Agcom, i primi numeri

Dal 19 agosto scorso, con l’entrata in vigore delle misure anti-spoofing introdotte dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sono già stati registrati i primi risultati concreti nella lotta alle chiamate fraudolente che colpiscono milioni di utenti italiani.  

Secondo i dati parziali trasmessi dagli operatori di telecomunicazioni, in poche settimane sono state intercettate e bloccate circa 43 milioni di chiamate provenienti dall’estero con CLI di rete fissa alterato, pari a una media di 1,3 milioni di tentativi di spoofing al giorno.

Il dato complessivo rappresenta il 5,74% delle chiamate ricevute dagli italiani nel periodo monitorato, ma in alcune giornate iniziali la quota di traffico falsificato ha raggiunto picchi vicini al 60%.

Capitanio (Agcom): “Aspettiamo secondo step di novembre, quando bloccheremo anche telefonate truffa e spam da mobile”

“Un risultato straordinario che dimostra come un sistema di regole efficaci e innovative possa rispondere a una richiesta che milioni di italiani giustamente avanzavano da tempo. Prima di eccedere con l’entusiasmo, però, aspettiamo il secondo step di novembre, quando bloccheremo anche le telefonate truffa e spam veicolate da numeri mobili“, ha dichiarato Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom.

Con la delibera n. 106/25/CONS, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha imposto agli operatori l’adozione di filtri per contrastare lo spoofing, pratica che consiste nella manipolazione del CLI (Calling Line Identification), ovvero il numero che appare sul display dell’utente. Un meccanismo fraudolento che impedisce l’identificazione reale del chiamante, rendendo impossibile la richiamata e favorendo truffe o attività illecite.

Le azioni di contrasto si sono concentrate innanzitutto sul traffico telefonico proveniente dall’estero, da cui origina la gran parte del fenomeno. Dal 19 agosto i blocchi sono operativi per le chiamate con CLI fisso nazionale falsificato, mentre per quelle con CLI mobile l’attivazione dei filtri è prevista entro il 19 novembre 2025, per consentire agli operatori un’implementazione tecnica più complessa.

L’efficacia delle misure

Il monitoraggio dei flussi telefonici ha evidenziato una riduzione strutturale dei tentativi di spoofing già a partire dall’attivazione del blocco. I dati mostrano inoltre una forte variabilità settimanale: nei weekend e nella settimana di Ferragosto si osserva un calo significativo delle chiamate fraudolente, coerente con la diminuzione delle attività commerciali e di telemarketing che spesso rappresentano il veicolo dei tentativi di truffa.

Il numero di chiamate bloccate varia anche da operatore a operatore: poiché le misure di filtraggio sono identiche per tutti, la differenza dipende soprattutto dalla diversa composizione del traffico internazionale che ciascun operatore gestisce.

Il rischio di un’evoluzione dello spoofing

L’Agcom sottolinea che, sebbene i primi risultati confermino l’efficacia del sistema di filtraggio “alla frontiera” della rete nazionale, il fenomeno potrebbe presto spostarsi verso nuove forme di manipolazione, come l’uso di CLI mobili italiani o di numerazioni internazionali di Paesi terzi.

Per questo motivo l’Autorità ritiene fondamentale rafforzare le attività di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, alle associazioni dei consumatori e ai media, così da renderli consapevoli sia delle contromisure adottate sia delle possibili evoluzioni delle tecniche utilizzate dai truffatori.

Uno strumento di protezione per milioni di utenti

L’intervento di Agcom rappresenta un passo cruciale nel contrasto allo spoofing, una pratica che negli ultimi anni ha assunto dimensioni preoccupanti, con gravi ripercussioni sulla fiducia degli utenti verso le comunicazioni telefoniche. I dati iniziali – 43 milioni di chiamate bloccate in poche settimane – confermano la rilevanza della misura e aprono la strada a un sistema di protezione più solido, che sarà ulteriormente rafforzato con l’entrata in vigore dei blocchi sulle numerazioni mobili.

La sfida ora sarà anticipare le nuove strategie dei soggetti che operano dall’estero in maniera illecita, evitando che il fenomeno si sposti su altri canali e continui a colpire cittadini e imprese italiane.

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