Al via Rome Future Week, la manifestazione che accende l’Innovazione umana: anche il 5G spiegato ai cittadini

Al via Rome Future Week, la manifestazione più diffusa della Capitale che punta ad accendere l’Innovazione Umana. 

L’iniziativa è stata presentata oggi in Campidoglio e si terrà da lunedì 15 fino a domenica 21 settembre. Key4Biz è tra i Media Partner.

Anche i vantaggi del 5G spiegati e mostrati ai cittadini

Oltre 400 eventi in 200 location diverse della Capitale, tra cui, il 15 pomeriggio in piazza del Popolo alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri ci sarà una vera e propria installazione urbana di una cupola geodetica in cui, per 4 giorni successivi, verranno spiegati e mostrati ai cittadini i vantaggi del progetto Roma 5G con dimostrazioni dal vivo:

  • Test pubblici di connessione
  • Videocollegamenti in diretta tra piazze e simulazioni di servizi digitali che impatteranno sulla vita quotidiana dei romani, dalla mobilità alla sicurezza urbana. 

Il 19 settembre l’evento con Pietro Labriola (AD TIM)

Infine, da non perdere il 19 settembre l’evento ‘Mutazioni in corso’, l’appuntamento clou che si terrà nel pomeriggio all’Acquario Romano, per un dialogo su innovazione e intelligenza artificiale tra l’Amministratore Delegato di TIM Pietro Labriola e l’imprenditore digitale, podcaster, autore e startup mentor Mario Moroni.

Il programma di Rome Future Week

Ecco il nostro servizio con le interviste a Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione degli Investimenti; Michele Franzese, fondatore di Rome Future Week e a Maria Enrica Danese, Corporate Communication&Sustainability Director – TIM

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Poste: “Non venderemo servizi TLC di TIM almeno fino al 2028”. Quali le sinergie?

La notizia dell’ok senza condizioni da parte dell’Antitrust era stata comunicata direttamente da Poste italiane giovedì 4 settembre, “bruciando” di fatto la Comunicazione dell’Autorità, che ha deciso di non pubblicare neanche un comunicato stampa su una decisione che ha, invece, una notevole rilevanza e impatto sul settore delle telecomunicazioni, e non solo, in Italia. 

Così dal bollettino pubblicato ieri, 9 settembre intorno alle ore 18:00, dall’AGCM si conoscono le motivazioni secondo le quali l’Autorità ha deliberato di approvare senza condizioni la salita di Poste in TIM, diventando con il 24,81% delle azioni ordinarie il socio di maggioranza. 

Poste primo azionista di TIM, le motivazioni dell’Antitrust all’ok al merger

Uno dei passaggi chiave, che ha portato l’Antitrust a non avviare un’istruttoria, è contenuto a pagina 15 e fa tirare un sospiro di sollievo agli altri operatori telefonici almeno fino al 2028.

Poste”, si legge, “non ha intenzione di proporre nei propri canali di vendita offerte in bundle con servizi di telecomunicazioni fisse o mobili di TIM per l’intera durata dell’attuale piano industriale”. 

Questa decisione del Gruppo, guidato da Matteo Del Fante e comunicata all’Autorità, ha portato l’AGCM a considerare “eliminata in radice la possibilità di rischi concorrenziali di natura conglomerale, attribuibili come effetto della concentrazione, derivanti dalla vendita abbinata dei diversi servizi delle due società”, considerando anche “i dati estremamente contenuti della capacità di Poste di vendere i propri servizi in bundle”.

Poste-TIM, quali le sinergie se non sulle Telecomunicazioni? Su Cloud, Cybersecurity, Tim Vision, servizi finanziari, assicurativi, pagamenti digitali ed energia?

Ricordiamo che l’attuale piano industriale di Poste guarda al 2028. 

Se per i prossimi 3 anni, Poste non venderà sui propri canali, compresi i 12mila sportelli distribuiti sul territorio nazionale, i servizi di telecomunicazioni fisse o mobili di TIMcresce, allora, la curiosità di conoscere in che modo nasceranno le annunciate sinergie tra Poste e TIM.

Saranno sui servizi informatici (TIM Enterprise vende soluzioni IoT, Cloud e Cybersecurity) e dei contenuti media (TIM Vision), dei servizi finanziari, assicurativi e dei pagamenti, e dell’energia?

I rischi indicati da iliad, Sky e Fastweb+Vodafone e AIIP

Ritornando ai 12mila sportelli postali in tutta Italia, qualora Poste italiane con il nuovo piano industriale decidesse di vendere anche i servizi di telefonia di TIM, l’Antitrust già ha annunciato “la necessità di una valutazione anche di possibili effetti di natura verticale e conglomerale”.

Questi rischi “conglomerali” sono il principale dei pericoli esposti dai diversi competitor di Tim che hanno presentato all’Autorità le proprie osservazioni dopo la notifica da parte di Poste dell’operazione di concentrazione.

Nel dettaglio, iliad e Sky hanno ravvisano criticità anche in merito alla possibilità per TIM di avere un accesso privilegiato ai servizi postali e logistici del Gruppo Poste, nel recapito delle SIM che sono acquistate online, con potenziali effetti di discriminazione rispetto alle condizioni di mercato alle quali gli altri operatori possono accedere.

L’effetto di customer foreclosure, a cui fa riferimento in particolare Fastweb+Vodafone, discenderebbe invece dall’integrazione tra TIM, fornitore di servizi all’ingrosso di accesso alla rete mobile e Poste che, tramite la società Postepay, sarebbe il più importante cliente all’ingrosso di Fastweb+Vodafone, essendo un cosiddetto Mobile Network Virtual Operator – MVNO. In particolare, Fastweb+Vodafone ha evidenziato di avere già ricevuto da Poste la comunicazione di volere recedere dal contratto per la fornitura di tali servizi come operatore full-MVNO, sinora acquistati sulla rete di Vodafone. Di fatto, dunque, a seguito dell’operazione il mercato verrebbe privato di un primario cliente all’ingrosso, che andrebbe a rifornirsi unicamente da TIM.

AIIP: “Il mercato delle TLC italiane deve rimanere aperto, contendibile, competitivo, equo, trasparente e sopratutto innovativo”

“Auspichiamo che la recente decisione di AGCM, che non ravvisa nell’operazione di concentrazione Poste Italiane/Telecom Italia – che porta al 65% le azioni riconducibili allo Stato Italiano (e non dimentichiamo la presenza del MEF in FiberCop) – la possibilità di emergenti ostacoli alla concorrenza, né l’idoneità alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante tali da richiedere l’apertura di un’istruttoria, non sia in futuro inficiata da possibili evoluzioni nel mercato delle telecomunicazioni italiane sia a livello finanziario che a seguito di eventuali esclusive o vincoli di pricing. Per AIIP il mercato delle TLC italiane deve rimanere aperto, contendibile, competitivo, equo, trasparente e sopratutto innovativo”, ha commentato a Key4Biz Giuliano Peritore, presidente di AIIP.

Tutti gli operatori hanno poi evidenziato possibili effetti conglomerali derivanti dalla vendita abbinata dei servizi di telecomunicazioni con gli altri servizi postali, finanziari e di altra natura (ad esempio, energetici); vendita che sarebbe possibile in ragione dell’integrazione delle attività delle due società e che sarebbe facilitata grazie alla capillarità degli sportelli postali.

Un ulteriore aspetto: la ricarica delle SIM

Un ulteriore aspetto sollevato nelle osservazioni risiede nel ruolo di Poste nell’attività di ricarica delle SIM, svolto tramite la controllata Lottomatica Servizi, e che potrebbe comportare il rischio che Poste penalizzi gli operatori mobili concorrenti di PostePay e TIM, limitando la possibilità di ricarica o applicando condizioni discriminatorie che possono rendere meno competitivi i servizi di tali operatori concorrenti.

Da ultimo, Fastweb+Vodafone ha rappresentato che l’operazione potrebbe determinare una sovrapposizione orizzontale tra i servizi di telefonia di TIM e quelli di Poste, che porterebbe a un rafforzamento della posizione di mercato della prima.

Da un punto di vista procedurale, gli operatori hanno chiesto l’avvio di un’istruttoria finalizzata all’adozione di idonee misure, risolutive delle problematiche sollevate. 

Ma, come detto, l’Antitrust ha deliberato di approvare senza condizioni l’operazione e, dunque, di non procedere all’avvio dell’istruttoria, in quanto essa non ostacola in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comporta la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante.

A Key4Biz il commento di Raffaele Roscigno, Segretario Generale SLP-CISL, principale sindacato dei lavoratori postali: “Merger con TIM positivo, ma preoccupati che certe logiche di mercato mettano sotto pressione i lavoratori di Poste. Ad ottobre incontro fissato con l’AD Del Fante”

“La sinergia che si sta delineando la consideriamo un fatto positivo: può dare maggiore solidità a Poste, rafforzare la sua capacità di innovare e rendere più competitivi i servizi per cittadini e imprese.
In questo senso, rappresenta un’opportunità non solo per l’azienda, ma anche per il sistema Paese, che ha bisogno di infrastrutture moderne e affidabili.
Allo stesso tempo, non possiamo ignorare che un processo di questa portata porta con sé anche delle possibili difficoltà: dall’organizzazione interna al rischio che certe logiche di mercato mettano sotto pressione i lavoratori di Poste.
Per noi della SLP CISL, che rappresentiamo circa il 60% dei lavoratori postali, è fondamentale che nessuna sinergia si traduca in tagli, precarietà o arretramenti nei diritti.
I dipendenti di Poste sono la vera forza che ha reso grande questa azienda e meritano di essere tutelati e valorizzati prima di ogni cosa.
Abbiamo già chiesto all’Amministratore Delegato di chiarire quali saranno concretamente le sinergie previste e cosa comporteranno per l’azienda e per i lavoratori, e avremo occasione di approfondire questi aspetti anche nell’incontro programmato per ottobre.
Il nostro compito sarà quindi quello di vigilare affinché i benefici di questa operazione si traducano in crescita, stabilità e nuove opportunità per i lavoratori, senza effetti negativi.
Solo così la sinergia potrà davvero essere un’occasione di sviluppo equilibrato e condiviso”.

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E se l’AI stesse rallentando?

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Dovremmo esserci abituati, ormai: è da decenni nella Silicon Valley domina incontrastato il superlativo. Tutto è ultra, mega, iper, ogni prodotto è groundbreaking, ogni nuovo modello è “il migliore mai realizzato” (e ci mancherebbe altro, no?). Però non impariamo mai, e non siamo stati scettici quanto avremmo dovuto nel sentire le roboanti dichiarazioni dei vari e imberbi plutocrati (ormai il modello è quello: fino a sei mesi prima brillante laureando, poi di colpo valutato vari fantastiliardi e pronto ad acquistare una luna di Saturno).

L’AGI, Artificial General Intelligence, il momento in cui l’AI avrebbe superato le capacità intellettive umane, era alle porte.

Tutto sarebbe cambiato, il mondo del lavoro rivoluzionato, anzi, forse non avrebbe più lavorato nessuno, grazie a un diffuso benessere regalatoci da un’obbediente intelligenza artificiale.

E invece salta fuori che, ecco, la quinta versione di ChatGPT non è rivoluzionaria come si pensava, in tanti preferivano l’iterazione precedente, e insomma il progresso clamoroso che c’era stato tra il modello 2 e il 3, e poi il 3 e il 4, non si è ripetuto; e lo stesso Sam Altman ha ammesso che sì, l’AI è, almeno parzialmente, un grande bolla, e solo una frazione delle aziende che adesso raccolgono investimenti sufficienti per risanare il bilancio di una piccola nazione produce qualcosa in grado di rendere davvero.

Nella vita quotidiana siamo abituati a ragionare in modo più sobrio: quando dobbiamo scegliere un piano di telefonia mobile o la fibra di casa, usiamo comparatori come SOSTariffe.it, guardiamo i numeri, confrontiamo i costi e decidiamo con i piedi per terra. Nel mondo dell’AI, invece, sembra che basti ascoltare le promesse dei CEO, senza la stessa dose di pragmatismo.

Problemi di memoria

What if A.I. doesn’t get much better than this? si è chiesto sul New Yorker di agosto Cal Newport, raccogliendo i pareri di chi dubita che le «neural scaling law», che proiettano crescite esponenziali per le reti neurali, siano qualcosa di più di una rilevazione empirica (e molto ottimistica). E, a dire il vero, diverse aziende hanno cominciato ad ammettere che, sì, l’AI ha cambiato il modo di lavorare in molti modi, ma a livello strumentale e non sempre strutturato, più come farebbe un’avanzatissima versione di un motore di ricerca che un’entità astratta da film di fantascienza di serie B.

E in molti sono corsi ai ripari, virando verso le cosiddette post-training improvements (tecniche di raffinamento successivo, come reinforcement learning e ottimizzazioni specifiche), che migliorano i modelli già addestrati ma non creano salti radicali. Per gli scettici, l’AI del futuro sarà utile per compiti specifici (programmazione, scrittura, automazione di attività ripetitive), ma non trasformerà radicalmente la società né sostituirà la maggior parte dei lavori. Alcuni benchmark mostrano miglioramenti (soprattutto nel coding), ma ricerche indipendenti rivelano che i modelli cosiddetti “di ragionamento” collassano appena i problemi si fanno più complessi.

In più, una delle caratteristiche chiave della nuova AI, spesso sbandierata prima del tempo, è la sua capacità di memorizzare e adattarsi alle richieste dell’utente: ma in sempre più casi si riscontra che questa memoria è poco superiore a quella di un pesce rosso, dopo qualche prompt si ricomincia da capo, e anche il processo di addestramento dei modelli per le proprie esigenze rischia di dover essere ripetuto molte volte. Non proprio un risparmio di tempo.

AI: cominciano a mancare i dati

C’è poi un’altra questione: i dati da utilizzare per l’addestramento, prima o poi, finiscono. Puoi «nutrire» un modello con tutta Internet, ma dopo? Sundar Pichai, il CEO di Google, ha dichiarato che molti dei progressi più facili da raggiungere ora sono di fatto esauriti; il settore deve affrontare una salita più ripida per trovare nuove fonti e tipologie di dati e sviluppare algoritmi capaci di un vero salto qualitativo. Anche Epoch AI riporta che, per i modelli basati sul ragionamento, la spinta innovativa rischia di esaurirsi non solo per i limiti dei dati e delle GPU, ma anche per la sostenibilità economica e ambientale dell’intero processo di sviluppo.

Come sappiamo, la costruzione di AI avanzata comporta oggi costi energetici e finanziari crescenti: addestrare un modello all’avanguardia può consumare energia equivalente a migliaia di abitazioni per settimane. Non sono solo le GPU il problema, ma la capacità di gestire la ricerca avanzata, una voce che minaccia la scalabilità e rischia di concentrare ancora di più l’innovazione tra pochi colossi.

E se prima in pochi avevano dubbi che ne valesse la pena, di fronte a quelli che sembrano sempre più aggiornamenti incrementali, versioni potenziate di quanto è già disponibile, ora i dilemmi etici si fanno più pressanti.

In altre parole, il settore dell’AI potrebbe trovarsi all’inizio di una fase di maturità; la pressione sulle aziende per rendere l’AI più davvero intelligente e meno dipendente dai big data, nonché più sicura, sarà il tema dominante dei prossimi anni.

E allora, se davvero l’AI stesse rallentando, potremmo trovarci davanti a una di quelle rare inversioni di prospettiva che la Silicon Valley non ama mai raccontare. Non più l’epopea lineare, raccontata con toni tonitruanti dai nuovi megaricchi, della crescita senza fine, ma una storia ben più comune: un ciclo tecnologico che raggiunge un plateau, si assesta, smette di promettere miracoli e inizia a fare i conti con la realtà.

Perché dietro la retorica della superintelligenza, i fogli Excel degli investitori cominciano a presentare numeri che non tornano: decine e decine di miliardi bruciati in infrastrutture, GPU e server farm che divorano energia come piccole centrali elettriche, mentre i ricavi reali, quelli che dovrebbero sostenere questo castello di aspettative, restano sorprendentemente modesti.

Addio alla rivoluzione antropologica?

In questo scenario, l’AI si rivela per ciò che è per molti (forse per tutti?): un correttore automatico di nuova generazione, un assistente diligente che può velocizzare compiti noiosi, un generatore di codice che riduce i tempi di sviluppo. Nulla di cui vergognarsi, anzi. Ma molto distante dalle promesse di una rivoluzione antropologica. E, paradossalmente, riconoscere questi limiti potrebbe essere salutare: significherebbe liberarsi dalla retorica messianica e iniziare a discutere sul serio di regolamentazione, privacy, sostenibilità, impatti occupazionali.

Ci eravamo convinti che l’AI dovesse essere per forza “la prossima Internet”, “la prossima elettricità”. Ma non tutte le tecnologie hanno il destino di ridisegnare il mondo: alcune restano strumenti verticali, di grande valore economico e scientifico, senza per questo diventare il centro dell’universo.

Forse il vero compito, oggi, è abbassare il volume dell’hype e alzare quello della responsabilità. Se davvero ci troviamo in una fase di stanca, allora l’AI non ci sta regalando il futuro, ma ci sta restituendo tempo. Tempo per scrivere regole chiare, tempo per capire come usarla senza sprecarla, tempo per costruire una cultura digitale che non confonda le celebrazioni da conferenza stampa con i fatti. Sarebbe già un progresso.

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Poste principale socio di TIM, ok anche da Antitrust (senza remedies)

In relazione all’acquisizione del 15% delle azioni ordinarie di TIM, comunicata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) il 21 maggio 2025, all’esito della quale Poste Italiane detiene il 24,81% delle azioni ordinarie di TIM, la Società comunica che, nella seduta del 3 settembre 2025, l’AGCM ha deliberato di approvare senza condizioni l’operazione e, dunque, di non procedere all’avvio dell’istruttoria, in quanto essa non ostacola in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comporta la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante.

La comunicazione segue a stretto giro il via libera senza condizioni di sorta alla salita di Poste in Tim da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

Secondo la delibera dell’Agcom, infatti, l’operazione che farà salire ufficialmente Poste al 24,81% di Tim “non risulta, sulla base delle informazioni raccolte nell’ambito del procedimento, rilevante nel determinare l’instaurarsi di effetti distorsivi o comunque lesivi del pluralismo”.
Agcom comunque “eserciterà un’attenta azione di monitoraggio, al fine di evitare che possano determinarsi eventuali alterazioni delle condizioni concorrenziali del mercato e del livello di pluralismo”, si legge nella delibera firmata dal presidente Giacomo Lasorella.

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Fastweb + Vodafone, al via la prima offerta congiunta fisso, mobile ed energia per le famiglie  

Il meglio della connettività fissa di Fastweb e della connettività mobile di Vodafone Italia, e ancora l’energia, i servizi digitali e i migliori smartphone sul mercato. Fastweb + Vodafone presenta la sua prima offerta congiunta per i due brand, disponibile a partire da oggi 4 settembre per i nuovi clienti e per i già clienti Fastweb e Vodafone Italia, nei negozi di entrambi i marchi su tutto il territorio nazionale. 

“La proposta di Fastweb + Vodafone che lanciamo oggi segna un nuovo passo verso una strategia di valore, aspetto fondamentale del processo di integrazione delle due aziende per offrire servizi convergenti innovativi per le famiglie – dice Anita Carra, Chief Brand & B2C Marketing Officer di Fastweb + Vodafone – Puntiamo a differenziarci non solo per la qualità dei nostri prodotti, ma per l’esperienza completa che siamo in grado di costruire attorno a essi, un ecosistema di valore pensato per contribuire a semplificare la vita dei nostri clienti, generare fiducia e relazioni durature”.  

“Siamo un operatore convergente leader del mercato italiano, grazie a infrastrutture fisse e mobili di alta qualità, alle competenze e asset complementari e alla rete capillare di 8000 punti vendita che ci consente di esser vicini ai nostri clienti, anche fisicamente – dice Federico Negri, Chief B2C Commercial Officer di Fastweb + Vodafone – Continuiamo a investire in innovazione e a puntare su partnership strategiche per rispondere ai diversi bisogni di famiglie e imprese e offrire un’esperienza di connettività ancora più evoluta”.   

La nuova offerta di Fastweb + Vodafone è dedicata alle famiglie e punta sui vantaggi e sullo sconto dato dalla super convergenza: ossia sulla possibilità di sottoscrivere servizi di diversa natura con un unico fornitore, semplificando così la gestione delle utenze.  

La super convergenza 

La nuova proposta Fastweb + Vodafone si compone di tre livelli di offerta e prevede che a fronte di un’offerta, nuova o preesistente, si possano eventualmente aggiungere e integrare un’offerta mobile, fissa e/o di energia elettrica, consentendo uno sconto annuale fino a un massimo di 180 euro.  

Per alcune offerte di rete fissa sarà incluso Seven, il nuovo modem dotato di tecnologia WiFi 7 con prestazioni superiori in velocità di trasferimento e latenza. Seven integra fino a due porte ethernet fino a 2.5Gbps e la tecnologia Multi-Link Operation (MLO) permette di sfruttare simultaneamente più bande di frequenza WiFi, assicurando connessioni stabili anche in ambienti con elevate interferenze. Seven è stato concepito per essere accessibile a tutti, con interfacce che migliorano l’usabilità; è inoltre attento alla sostenibilità: il 95% della plastica utilizzata proviene da materiale riciclato, mentre la funzionalità EcoMode permette di controllare i consumi energetici del modem con la possibilità di ridurli fino al 50%. Per abitazioni particolarmente ampie, l’offerta si completa con Seven Booster, l’extender WiFi anch’esso equipaggiato con tecnologia WiFi 7. 

Assicurazione casa e animali domestici, cybersicurezza, extender WiFi fra i servizi aggiuntivi

Fra i servizi aggiuntivi inclusi o attivabili nelle offerte convergenti di Fastweb + Vodafone ci sono, a seconda delle caratteristiche e dei prezzi, l’assicurazione per l’assistenza sulla casa oppure sugli animali domestici, i servizi di cybersicurezza, la possibilità di avere degli extender WiFi per fare arrivare la connessione anche nei punti più remoti della casa e altro ancora. Inoltre, nei negozi è sempre possibile acquistare uno smartphone scegliendo fra i migliori modelli presenti sul mercato, grazie a un portafoglio prodotti sempre aggiornato e a condizioni vantaggiose anche con vendita rateale.  

Inoltre i clienti che già utilizzano i servizi fissi o mobili Fastweb oppure Vodafone possono acquistare una o più linee mobili con giga illimitati in Italia. Per chi viaggia all’estero, Fastweb + Vodafone aumenta i giga a disposizione per la navigazione in roaming in Europa e consente per la prima volta di utilizzare il traffico voce e dati anche in Svizzera e Regno Unito. 

Anche Fastweb Energia Flat nel bouquet

Completa il pacchetto l’offerta Fastweb Energia Flat con energia 100% da fonti rinnovabili certificata dal GSE, che prevede canone fisso mensile, conguaglio a fine anno per l’energia non consumata e possibilità di modificare liberamente la soglia di consumo annuo. Inoltre, grazie al servizio gratuito MonitorConsumi, i clienti possono monitorare in tempo reale i propri consumi, ricevere suggerimenti personalizzati per migliorare l’efficienza energetica, analizzare l’impatto ambientale e ottimizzare l’uso degli elettrodomestici. 

La rete più premiata d’Italia 

Fastweb + Vodafone offre a tutti i propri clienti la migliore connessione disponibile, grazie alla rete mobile più premiata d’Italia – per velocità e performance – da società indipendenti di analisi di rete, grazie alla rete 5G che raggiunge ormai quasi il 90% di copertura della popolazione nazionale e grazie alla rete in fibra FTTH che raggiunge il 53% del territorio nazionale.    

Il nuovo spot 

Per annunciare il lancio della prima offerta congiunta di Fastweb + Vodafone dedicata alle famiglie, è on air da giovedì 4 settembre un nuovo spot televisivo che racconta con tono fresco l’unione tra i due brand. In scena Jannik Sinner chiama Alessandro Cattelan che risponde presentando tre ragazzi – rappresentazione dei servizi mobile, fisso ed energia. La coda finale svela il vantaggio della nuova offerta: più servizi si scelgono e più si risparmia. La formula di super-convergenza consente uno sconto per chi attiva nuovi servizi e per i già clienti Fastweb e Vodafone. 

Il messaggio “Insieme è un’altra storia” a chiusura dello spot sintetizza lo spirito della campagna, ideata dall’agenzia creativa The Bunch e pianificata sulle principali emittenti televisive, digital e social da Carat per Vodafone Italia e da Mindshare per Fastweb. 

Al link lo spot https://www.youtube.com/watch?v=n6Fi6m5DY2s

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Huawei e ZTE crescono entrambe nel primo semestre

I vendor cinesi di attrezzature di rete continuano a crescere nonostante le diverse sanzioni e barriere commerciali alzate nei loro confronti. Di fatto, Huawei nei primi sei mesi del 2025 ha visto i ricavi crescere del 4% mentre ZTE ha segnato un incremento del 14,5%.

Le sanzioni applicate da diversi anni nei confronti dei vendor cinesi pesano certamente sulle casse delle aziende ma non le hanno mandate a picco. Al contrario.

In un rapporto depositato presso la Shanghai Clearing House, Huawei Investment & Holding, la società che controlla Huawei, ha registrato un fatturato di 427 miliardi di yuan cinesi (59,9 miliardi di dollari) per il primo semestre di quest’anno, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il 13,6% del fatturato in R&D per AI e chipset propri

L’utile netto è invece diminuito del 32% a 37,2 miliardi di yuan (5,21 miliardi di dollari), in parte a causa di un aumento del 9% della spesa in ricerca e sviluppo, che ha raggiunto i 97 miliardi di yuan (13,6 miliardi di dollari), pari a quasi il 23% del fatturato totale di Huawei per il periodo.

Non sono stati forniti dettagli, ma secondo il sito Telecom Tv è noto che Huawei sta investendo massicciamente nell’intelligenza artificiale e nei propri chipset per superare le sanzioni commerciali statunitensi e contribuire allo sviluppo di una filiera tecnologica locale in Cina che non dipenda più dalla tecnologia sviluppata negli Stati Uniti.

ZTE, il 71% del fatturato dal mercato interno

ZTE, nel frattempo, ha registrato un fatturato di 71,55 miliardi di yuan (10 miliardi di dollari), in crescita del 14,5% su base annua. Quasi il 71% del fatturato di ZTE proviene dal mercato interno. I prodotti per infrastrutture di rete hanno generato circa il 49% del fatturato, mentre i clienti aziendali e governativi hanno generato il 26,9% del fatturato e i prodotti consumer del fornitore il 24,1%. Con 19,25 miliardi di yuan (2,7 miliardi di dollari), il fatturato aziendale di ZTE nel primo semestre è aumentato del 109% su base annua.

ZTE ha investito 12,66 miliardi di yuan (1,77 miliardi di dollari) in ricerca e sviluppo, poco più rispetto all’anno precedente, pertanto gli investimenti in ricerca e sviluppo non sono stati proporzionali alla crescita del fatturato.

L’utile netto del primo semestre è stato di 5,06 miliardi di yuan (709 milioni di dollari), in calo dell’11,8%.

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Agcom, via libera a Poste su Tim: non ha effetti sul pluralismo (in attesa dell’Antitrust)

Via libera senza condizioni di sorta alla salita di Poste in Tim da parte dell’Agcom. L’acquisizione da parte di Poste del 15% di Tim non richiede nemmeno di avviare un’istruttoria. Lo ha deliberato l’Agcom nella riunione del consiglio del 23 luglio, e pubblicata lunedì scorso, in cui rende noto che l’operazione che farà salire ufficialmente Poste al 24,81% di Tim “non risulta, sulla base delle informazioni raccolte nell’ambito del procedimento, rilevante nel determinare l’instaurarsi di effetti distorsivi o comunque lesivi del pluralismo”.

Agcom comunque “eserciterà un’attenta azione di monitoraggio, al fine di evitare che possano determinarsi eventuali alterazioni delle condizioni concorrenziali del mercato e del livello di pluralismo” aggiunge la delibera firmata dal presidente Giacomo Lasorella.

Agcom, solo Tim opera nel SIC tramite Tim Vision

Nella delibera il Consiglio Agcom rileva che “solo TIM opera nel SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni)” dove è attiva nell’offerta di servizi audiovisivi a pagamento diffusi da Tim Vision.

Ma “tenuto conto dell’esiguo valore nel SIC di TIM e del fatto che Poste non opera nello stesso, considerata, inoltre, la dinamica concorrenziale e la tipologia di contenuti messi a disposizione, attualmente non direttamente riconducibili all’informazione, tenuto conto del fatto che TIM non realizza programmi di informazione e Poste distribuisce a titolo gratuito un house organ a dipendenti ed ex dipendenti del Gruppo trasmettendo un solo notiziario al giorno, disponibile online e a circuito chiuso negli Uffici postali, l’operazione di concentrazione non risulta, sulla base delle informazioni raccolte nell’ambito del procedimento, rilevante nel determinare l’instaurarsi di effetti distorsivi o comunque lesivi del pluralismo. Ciò premesso, l’Autorità eserciterà un’attenta azione di monitoraggio, al fine di evitare che possano determinarsi eventuali alterazioni delle condizioni concorrenziali del mercato e del livello di pluralismo”.

Antitrust, via libera atteso a breve

Ora manca soltanto l’ultimo passaggio, vale a dire il disco verde dell’Agcm (Autorità Garante per la Concorrenza del Mercato) che dovrebbe arrivare senza condizioni e in tempi stretti secondo quanto fatto trapelare anche dal Sole 24 Ore.

L’istruttoria, aperta da oltre tre mesi, non dovrebbe portare a prescrizioni rilevanti, nonostante i rilievi di operatori come Iliad, prosegue il quotidiano.

Le critiche riguardano l’uso dei 13mila uffici postali come canale privilegiato per servizi energetici e tlc, tema già contestato dalle utility, aggiunge Il Sole.

Non più tardi della scorsa settimana il Ceo di Iliad Thomas Reynaud ha chiuso all’ipotesi di fusione con Tim, aggiungendo che i colloqui con Tim sono chiusi ormai da cinque mesi e che non riprenderanno in futuro: “L’ipotesi centrale è un mercato a quattro operatori” in Italia.

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Fibra in fuga e pacchi da record, il 2024 secondo l’AGCOM

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Mentre le nostre chat esplodono di sticker e GIF un po’ goffe, i gruppi WhatsApp diventano (detestabili) mini-uffici per chi non riesce a stare lontano dal lavoro nemmeno quando è in vacanza, e i carrelli dell’e-commerce, magari fast fashion, non conoscono stagioni, le infrastrutture italiane – dalle reti di telecomunicazioni ai corrieri – continuano a macinare volumi e gigabyte a ritmo sostenuto. L’Osservatorio AGCOM n. 2/2025, aggiornato a marzo e appena pubblicato, ci consegna la fotografia di un settore che nel 2024 ha messo sul piatto un valore complessivo di 56,19 miliardi di euro, in crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente (+1,88 miliardi di euro).

A spingere la performance sono stati soprattutto la rete fissa e il settore postale, mentre la rete mobile ha visto un leggero calo dei ricavi pur con consumi di dati in aumento. Il quadro che ne esce è quello di un’Italia digitale che corre veloce, ma a velocità diverse a seconda del mezzo che utilizza.

La riscossa della rete fissa

Nel 2024 la rete fissa ha vissuto una nuova e intensa fase di espansione. I ricavi hanno raggiunto 17,32 miliardi di euro, con un incremento di ben 1,287 miliardi sul 2023. Il dato è ancora più interessante se si guarda alla composizione tecnologica:

  • FTTH (fibra ottica pura): +25,3% in un anno, arrivando a 6,18 milioni di accessi.
  • FWA (fibra su rete mista radio): +10%, per un totale di 2,42 milioni di linee.
  • FTTC (fibra misto rame): -7,1%, in calo a 9,00 milioni di linee.

Il messaggio è chiaro: la migrazione verso tecnologie full fiber è in pieno corso, mentre le soluzioni ibride, con l’eccezione del FWA, perdono terreno (su SOSTariffe.it è sempre possibile mettere a confronto le più convenienti tra le offerte Internet Casa). Anche sul fronte del traffico dati, i numeri parlano da soli. Nel primo trimestre 2025, il download cumulato ha toccato 14,43 exabyte (+7,3% rispetto allo stesso periodo 2024), mentre l’upload è salito a 1,94 exabyte (+9,7%). Se guardiamo alle medie giornaliere, ogni linea broadband ha trasportato 10,30 GB di dati, in crescita del 9,5%.

Dietro questi numeri c’è una combinazione di fattori: dallo smart working ormai stabilizzato (molte aziende mantengono la formula ibrida, sempre più richiesta anche dai lavoratori che cercano un migliore equilibrio tra lavoro e vita quotidiana) alla crescita del gaming in cloud e del video in alta definizione, passando per applicazioni di realtà aumentata e telemedicina.

Il mobile cambia pelle

Sul fronte della rete mobile, il 2024 ha mostrato un quadro più sfumato. I ricavi sono scesi a 10,69 miliardi di euro, in calo di 379 milioni rispetto al 2023. Nonostante ciò, il numero di SIM “human” (cioè intestate a persone e non a macchine) è cresciuto dello 0,5%, raggiungendo 78,9 milioni di unità su un totale di 109,2 milioni di SIM attive in Italia.

Interessante la trasformazione nella tipologia di contratto: le SIM in abbonamento sono aumentate del 4,8% in un anno, mentre le prepagate hanno perso terreno, con un calo dell’11,5% in quattro anni. Un segnale che i pacchetti “all inclusive” con dati illimitati e servizi aggiuntivi stanno conquistando gli utenti più attivi, anche in virtù delle offerte legate all’acquisto di smartphone 5G.

E a proposito di dati, il mobile continua a bruciare record: nel primo trimestre 2025 si sono registrati 4,22 exabyte di download (+11,3%) e 0,42 exabyte di upload (+30%). Il consumo medio giornaliero per SIM “human” è arrivato a 0,92 GB, con un +11,6% rispetto all’anno precedente. Picchi settimanali di traffico hanno toccato addirittura il +292% rispetto al benchmark del 2020, complice anche la diffusione di app video in live streaming e la crescita del gaming competitivo su rete mobile.

Questi dati, letti insieme, indicano un mercato che non perde utenti ma vede una trasformazione silenziosa: meno ricariche occasionali, più contratti stabili, più consumo pro capite e più servizi verticali (streaming musicale, cloud gaming, IoT domestico).

Posta e pacchi: il boom dell’e-commerce

Soprattutto, non smettiamo più di comprare online, e i corrieri ormai ci trattano da vecchi amici quando arrivano col loro carico di pacchi Amazon, Shein e così via. Il comparto postale è stato uno dei protagonisti della crescita 2024: il settore ha totalizzato 8,59 miliardi di euro di ricavi (+163 milioni rispetto al 2023). La parte del leone l’ha fatta, ancora una volta, il segmento pacco: 6,83 miliardi di euro (+123 milioni).

I servizi di corrispondenza tradizionali, invece, hanno generato 1,76 miliardi di euro, con una crescita più contenuta (+40 milioni). All’interno del segmento postale, i servizi domestici hanno registrato un +3,7% (6,39 miliardi), mentre i transfrontalieri hanno segnato un -2,8% (poco sopra i 2 miliardi).

Il dato strutturale più impressionante è l’evoluzione del mix: oggi i pacchi rappresentano circa il 79% del valore complessivo del settore postale, mentre cinque anni fa questa quota era significativamente più bassa. Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la “lettera di carta” è ormai un oggetto da collezione o un vezzo per nostalgici, mentre la logistica è la spina dorsale dell’economia digitale.

Prospettive: dove corrono i bit e i pacchi

Mettendo insieme i pezzi, il quadro è chiaro: la rete fissa si sta trasformando rapidamente verso la fibra pura, con incrementi a due cifre e un calo marcato delle soluzioni miste rame. La rete mobile è stabile sul fronte utenti ma sta cambiando modello di business, con più abbonamenti, più consumo e più specializzazione dei servizi. Il settore postale si sta specializzando sempre più sulla logistica e-commerce, con il pacco come asset centrale.

Cosa aspettarsi per il 2025-2026? AGCOM non fa previsioni dirette, ma i trend suggeriscono tre direzioni probabili (fatte salve le eventualità imprevedibili del commercio internazionale, come ci hanno insegnato in questi mesi le trattative sui dazi):

  1. Ulteriore migrazione da FTTC a FTTH, spinta anche dall’onda lunga del PNRR e dalla competizione sui prezzi.
  2. 5G e IoT come driver per nuovi ricavi nel mobile, con applicazioni in ambito industriale, sanitario e smart city.
  3. Automazione e sostenibilità nel delivery, con robot, droni e flotte elettriche per consegne urbane a basso impatto.

Fonti: https://www.agcom.it/sites/default/files/documenti/osservatorio/AGCOM_Osservatorio%20n.2-2025%20-%2008%2008%202025.pdf

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Iliad, l’ad del gruppo Thomas Reynaud: ‘Discussioni con Tim interrotte da aprile e non riprenderanno’. E il titolo crolla in Borsa

Il gruppo francese di telecomunicazioni Iliad ha annunciato oggi, a margine della pubblicazione della semestrale, di aver interrotto le trattative con TIM in merito a una possibile acquisizione o ingresso nell’azionariato anche con una quota minoritaria di cui si era parlato a lungo, abbandonando l’ipotesi di una ripresa futura dei colloqui per la fusione.

“Non abbiamo avuto discussioni con TIM dall’inizio di aprile e non riprenderanno. Le prospettive di consolidamento con TIM sono superate e l’ipotesi centrale è un mercato a quattro operatori”, ha detto l’amministratore delegato del gruppo, Thomas Reynaud (nella foto), in un’intervista a margine della pubblicazione dei risultati semestrali del gruppo.

La dichiarazione ha colpito duramente Tim, che in Borsa alle 15,00 cede l’8% a 0,42 euro per arrivare a cedere più del 9% a 0,41 euro alle 16,20.  Dopo il crollo in Borsa oggi, TIM riaprirà il dialogo con iliad? Sicuramente il mercato ci aveva creduto, a giudicare dalla reazione.

Il perché della chiusura

A pesare sulla chiusura dei colloqui, con ogni probabilità, la volontà fatta trapelare di iliad di esprimere una guida operativa industriale (l’amministratore delegato) in caso di ingresso in TIM accanto a Poste, in vista di un consolidamento industriale del mercato italiano che però, al momento, sembra tramontato.  

Non sono quindi bastate le sinergie potenziali di un merger fra Tim e Iliad a proseguire le trattative e l’avvicinamento di aprile non è stato sufficiente.

Forse il quadro politico ha pesato molto sull’intera vicenda, peccato. Dal punto di vista industriale è un’occasione persa per Tim e per il mercato italiano delle Tlc.

Consolidamento in stand by in Italia

Resta da capire se in futuro si potranno aprire spiragli per un eventuale consolidamento fra iliad e WindTre, che tuttavia al momento non sono di alcuna concreta attualità.

 Si ricorda che già nel 2024 iliad aveva avanzato un’offerta rifiutata per acquistare le attività italiane di Vodafone per 11 miliardi, prima che fosse rilevato invece da Fastweb.

Resta quindi un mercato mobile con quattro operatori, con una TIM a trazione Poste attesa alla prova di nuove sinergie industriali già nei prossimi mesi. C’è da dire che l’operatore guidato da Pietro Labriola ha di fatto invertito il trend in Borsa, dove il titolo ha progressivamente guadagnato terreno (+70% dall’inizio dell’anno) soprattutto dopo l’ingresso di Poste come primo azionista con il 24,8% e il ridimensionamento di Vivendi, che resta in gioco con una quota del 2,5%. Ma il mercato oggi ha fatto capire di non aver gradito la notizia della chiusura del dialogo con Iliad.  

Iliad sposta lo sguardo sul mercato domestico

Il gruppo francese, ha aggiunto la Reuters, prenderà in considerazione opportunità di consolidamento a livello nazionale, ma non proseguirà i colloqui con TIM.

Iliad, che non è quotata in borsa, guarda principalmente al consolidamento nel mercato francese, con gli occhi sulla potenziale cessione del concorrente SFR da parte della casa madre Altice, che ridurrebbe il numero di operatori di rete mobile in Francia da quattro a tre.

A luglio, il Ceo del competitor Orange aveva confermato colloqui preliminari tra gli operatori riguardo a SFR.

Oggi Thomas Reynaud ha detto ai giornalisti che le discussioni relative a SFR, oggetto di speculazioni di vendita, rappresentano “un’opportunità per far crescere il nostro modello, il modello Free, a un maggior numero di francesi”.

Reynaud ha confermato che a giugno ci sono stati “colloqui molto preliminari” con i concorrenti, aggiungendo che se “uno dei nostri tre competitor fosse in vendita, sarebbe ovviamente nostra responsabilità esaminare la questione”.

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Iliad, ricavi semestrali +9% in Italia. Superata quota 12 milioni di clienti mobili

Iliad in Italia ha chiuso il primo semestre con una perdita dimezzata, rispetto allo stesso periodo del 2024, a 53 milioni di euro (117 milioni l’anno scorso). I ricavi sono stati pari a 603 milioni (+9,2%), di cui 491 milioni di euro (+6,5%) provenienti dai servizi mobili agli abbonati grazie alla crescita della base clienti. Nel secondo trimestre, si legge in una nota, ha acquisito 287.000 nuovi abbonati mobili netti e 505.000 nel primo semestre per un totale di 12,1 milioni di abbonati mobili.

Key highlights

• Fatturato pari a 603 milioni di euro, in crescita del 9,2% vs H1 2024
• EBITDAaL a 191 milioni di euro, in crescita del 29,6% vs H1 2024
• Saldo di utenti mobile: 12,1 milioni, +287 mila nuovi utenti vs Q1 2025
• Saldo di utenti fibra: 421 mila, +32 mila nuovi utenti vs Q1 2025
• Free cash flow operativo mobile: 91 milioni, +72,8% vs H1 2024

Quota di mercato del 15,4% in Italia

“Sulla base degli ultimi dati Agcom disponibili (fine marzo 2025), stimiamo che la nostra quota di mercato in Italia fosse pari a circa il 15,4% alla fine di giugno”, sottolinea la nota ricordando che inoltre ha acquisito 32.000 nuovi abbonati netti alla fibra nel secondo trimestre, portando la base abbonati totale a 422.000 alla fine di giugno 2025 con una quota di mercato (solo FTTH) pari a circa il 7,2% alla fine del trimestre.

L’EbitdaaL è aumentato del 29,6% nel primo semestre 2025, raggiungendo i 191 milioni di euro, e il margine EBITDAaL è migliorato di 4,9 punti grazie “principalmente all’incremento di 30 milioni di euro dei ricavi dei servizi mobili fatturati agli abbonati e dai minori costi MOCN grazie al rollout della rete propria di iliad Italia. La combinazione di questi fattori ha compensato gli aumenti dei costi di leasing derivanti dall’espansione della rete”.

Investimenti

Gli investimenti, esclusi i pagamenti per le frequenze, sono aumentati del 5% su base annua, raggiungendo i 131 milioni di euro. La maggior parte degli investimenti è destinata alla densificazione e all’espansione della rete mobile e, in misura minore, alla nostra attività nel settore della fibra ottica. Il flusso di cassa operativo è aumentato di 37 milioni di euro grazie alle attività mobili di iliad Italia, che sono aumentate del 73% a 91 milioni di euro nel primo semestre.

Utile del gruppo triplicato nel semestre

A livello di gruppo, l’operatore francese ha quasi triplicato il suo utile netto nel primo semestre, raggiungendo i 700 milioni di euro. L’utile operativo lordo al netto degli affitti, principale indicatore di redditività del gruppo, è stato pari a 2 miliardi di euro nel periodo, con un aumento del 10,2%. Si registra un lieve aumento degli abbonati e anche un aumento del 3,8% dei ricavi semestrali, grazie alla performance stabile in Francia e all’ulteriore crescita della clientela in Italia. I ricavi consolidati del gruppo hanno raggiunto i 5,09 miliardi di euro (5,96 miliardi di dollari) nella prima metà del 2025.

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