5G, EchoStar pronta a cedere frequenze ad AT&T per 23 miliardi di dollari

L’operatore satellitare americano EchoStar (Dish Tv) ha chiuso un accordo con AT&T per la cessione di licenze per l’uso di spettro radio del valore di 23 miliardi di dollari. L’accordo arriva dopo un forte pressing in questo senso da parte del presidente Trump.

Trump in pressing

Già a giugno Trump ha chiesto all’operatore satellitare EchoStar, casa madre di Dish Tv, e al presidente della Federal Communications Commission (FCC) Brendan Carr di raggiungere un accordo amichevole sulle licenze wireless dell’operatore.

Da maggio la FCC stava indagando sul rispetto da parte di EchoStar degli obblighi di fornitura del servizio 5G negli Usa, mettendo in dubbio l’estensione della costruzione di EchoStar e il servizio mobile satellitare, tanto da sollevare i dubbi di Anna Gomez, commissaria democratica della FCC, sul ruolo dell’agenzia. “Più che servire da regolatore neutrale, ha avviato una campagna di pressione su un’impresa privata, mettendo il peso dell’agenzia sulla bilancia in modi che rischiano di distorcere il mercato wireless a scapito dei consumatori”, ha detto martedì la commissaria.

Un portavoce della FCC ha dal canto suo detto che l’agenzia apprezza “le discussioni produttive e in corso con il team di EchoStar. La FCC continuerà a concentrarsi sull’uso proficuo delle scarse risorse dello spettro”.

La Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato di essersi coordinata con la FCC sull’operazione e che eserciterà la propria giurisdizione come appropriato “per massimizzare i benefici per i consumatori americani”.

AT&T investe in 5G

L’accordo segna l’ultimo importante investimento di AT&T per accelerare la realizzazione della sua rete in fibra e 5G, in un momento in cui il mercato wireless è saturo e l’utilizzo di Internet è in forte aumento.

L’accordo da 23 miliardi di dollari tra EchoStar e AT&T per lo spettro dimostra ancora una volta che le frequenze sono l’elemento centrale della competitività nel mercato mobile anche in un mercato come quello Usa, dove le allocazioni guidate dal CBRS (Citizens Broadband Radio Service) per reti private aperte alle aziende, non offuscano l’accesso esclusivo allo spettro a banda bassa e media è ancora indispensabile per una crescita sostenibile.

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In Uk Openreach usa la rete in fibra per rilevare le perdite d’acqua

Due progetti pilota in Uk sono stati avviati per usare la fibra di Openrearch per il rilevamento in tempo reale di perdite della rete idrica.

Openreach, il primo operatore britannico a banda larga, ha annunciato due progetti pilota in collaborazione con altrettanti gestori idrici per sfruttare la fibra allo scopo di identificare in tempi stretti possibili perdite della rete idrica.

Nella prima sperimentazione, in collaborazione con Arcadis, Thames Water e Cadent, la tecnologia Distributed Acoustic Sensing (DAS) di FiberSense verrà utilizzata per individuare perdite nelle condotte dell’acqua e del gas.

Distributed Acoustic Sensing (DAS)

La tecnologia DAS funziona misurando l’impatto delle vibrazioni acustiche vicine sulla qualità del segnale del cavo in fibra ottica. Questi dati vengono quindi analizzati utilizzando l’apprendimento automatico per escludere interferenze acustiche previste (come quelle causate da un’auto che passa sopra la testa) e identificare anomalie reali come perdite o ostruzioni nelle condotte vicine.

Questa tecnica fornisce alle aziende di servizi pubblici dati di localizzazione specifici sui problemi di rete e funziona principalmente come sistema di allerta precoce, consentendo loro di affrontare i problemi in modo meno invasivo, prima che diventino emergenze.

Secondo Cadent, i lavori di ingegneria non pianificati per riparare questi problemi costano al Regno Unito circa “750 milioni di sterline all’anno in termini di impatto economico e sociale”.

La sperimentazione iniziale durerà sei mesi a Hounslow, Londra, con la possibilità di estendere il progetto a un progetto pilota a livello londinese in futuro. “Openreach è stata la scelta ovvia come partner di telecomunicazioni per questo progetto. Vogliamo creare un modello che possa essere adottato in altre città del Regno Unito, non solo a Londra. Openreach ha la portata nazionale che desideravamo”, ha detto Sam Bright, Innovation Manager di Thames Water.

Tecnologia FiberSense

La tecnologia FiberSense è già utilizzata in progetti simili in tutto il mondo, in particolare per il monitoraggio di cavi sottomarini come il futuro cavo SMAP in Australia e la rete di cavi Southern Cross nel Pacifico.

Il secondo progetto simile di Openreach vedrà l’operatore collaborare con Affinity Water, che fornisce acqua potabile a diverse zone di Londra, dell’Inghilterra orientale e sud-orientale, e con Lightsonic, azienda di monitoraggio delle infrastrutture. Questa sperimentazione utilizzerà la tecnologia Distributed Fibre Optic Sensing (DFOS) di Lightsonic per identificare le perdite, anche attraverso il rilevamento acustico e la successiva analisi.

I dettagli relativi a questo progetto sono stati più limitati, con l’ubicazione e la portata della sperimentazione non ancora annunciate. Ciononostante, si spera che contribuisca a ridurre i circa 3 miliardi di litri d’acqua persi ogni anno nel Regno Unito. “Questo è un momento di trasformazione per la nostra strategia di riduzione delle perdite. Sfruttando l’avanzata tecnologia di rilevamento in fibra ottica di Lightsonic e l’ampia rete di Openreach, stiamo inaugurando una nuova era di rilevamento proattivo delle perdite”, ha detto James Curtis, Responsabile delle Perdite di Affinity Water. “Questo ci aiuterà a raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi di riduzione delle perdite e a fornire un servizio più resiliente ai nostri clienti”.

Le reti in fibra ottica non sono le uniche risorse delle telecomunicazioni che possono contribuire al monitoraggio delle infrastrutture di pubblica utilità. In Germania, ad esempio, T-Mobile ha recentemente annunciato una nuova partnership con Fluid Conservation Systems, utilizzando la sua rete mobile per connettersi ai sensori acustici di monitoraggio dell’acqua di quest’ultima.

Leggi anche: Broadband ‘alla spina’ in Uk, la fibra ottica entra nella rete dell’acqua

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Spese per la Difesa al 5% del Pil, occasione di business per le Telco Ue

Le telco Ue vedono nell’aumento della spesa per la Difesa un’opportunità di business

L’incremento della spesa per la Difesa in Europa rappresenta un’occasione di business per la industry delle Tlc. Un’occasione da non perdere per le Telco Ue che stanno già da tempo investendo in soluzioni tecnologiche legate all’indipendenza e alla sovranità digitale. In questo contesto, la cornice regolatoria resta l’aspetto più delicato e preoccupante del panorama.

Gli Stati Ue membri della NATO si sono impegnati a investire il 5% del PIL per il capitolo Difesa e Sicurezza entro il 2035, mentre il Piano ReArm Europe/Preparati per il 2030 prevede di liberare fino a 800 miliardi di euro per la difesa.

Secondo un report di Boston Consulting Group (BCG), le telecomunicazioni sono una delle industry maggiormente toccate da questo incremento della spesa in tecnologie di sicurezza nazionale, con un budget potenziale di 500 miliardi di euro di fondi per commesse non legate direttamente alla difesa nel periodo fra il 2026 e il 2029.

Fra le occasioni di business citate nel report di BCG ci sono i sistemi di sicurezza per la comunicazione, datacenter, cloud storage e sistemi di navigazione per veicoli militari, con stime che per le aziende Tlc arrivano fino a 45 miliardi di euro nei prossimi quattro anni.

Le Telco Ue si preparano

Secondo l’analisi del sito specializzato Telecom Tv, Telco e vendor stanno già sfruttando la crescente domanda europea di soluzioni cloud e di intelligenza artificiale sovrane, nonché di sicurezza informatica, e stanno tenendo d’occhio da vicino i bilanci della difesa nazionale.

La scorsa settimana, Bloomberg ha riportato che Deutsche Telekom (DT) è in trattative con la casa automobilistica tedesca Porsche per diventare investitori di riferimento in un nuovo fondo di venture capital focalizzato sulla tecnologia di difesa europea. Il rapporto afferma che il fondo di investimento Digital Transformation Capital Partners (DTCP), collegato a DT, sta cercando di raccogliere 500 milioni di euro per il fondo.

Orange e Deutsche Telekom già membri di IRIS²

Nel frattempo, Orange Business ha presentato la sua posizione istituendo un’unità dedicata a “supportare gli attori della difesa e della sicurezza in Francia e in Europa”. La nuova unità, Direction Défense & Sécurité, mira a consentire alla divisione B2B di Orange Group di “rafforzare e sviluppare le attività esistenti” per cogliere diverse opportunità chiave legate al settore della difesa, mentre il mondo entra in una nuova era di regionalizzazione e conflitti. Si ricorda che DT e Orange sono anche sostenitori chiave del programma IRIS² dell’Unione Europea, il partenariato pubblico-privato che mira a costruire una costellazione multiorbitale per la fornitura di servizi di comunicazione sicuri all’UE e ai suoi Stati membri. Il consorzio SpaceRISE, costituito dagli operatori satellitari Eutelsat, Hispasat e SES, è stato selezionato per la fornitura di IRIS², mentre DT è già stata scelta per supportare vari elementi terrestri.

In Ungheria, il gruppo 4iG ha fondato 4iG Space and Defence Technologies e ha recentemente annunciato un investimento di 96 miliardi di fiorini (HUF) (282 milioni di dollari) da parte della società di private equity iG TECH Capital Fund Management, di proprietà del presidente di 4iG Gellért Jászai.

Telefonica ben posizionata sulla Difesa

In Spagna, i media suggeriscono che Telefónica sia “ben posizionata” per beneficiare di un aumento previsto di 10,47 miliardi di euro nella spesa per la difesa e la sicurezza del governo spagnolo. Circa un terzo del bilancio è stato destinato a investimenti in telecomunicazioni e sicurezza informatica.

Lo Stato spagnolo ha annunciato il piano di spesa ad aprile. Nello stesso mese, Nuria Talayero, responsabile delle politiche pubbliche digitali di Telefónica, ha scritto un blog in cui delineava il piano d’azione dell’UE per la difesa e dichiarava che il settore delle telecomunicazioni “è un partner strategico chiave per migliorare il progresso tecnologico e la resilienza dell’Europa in un contesto geopolitico complesso”.

Oltre alle società di telecomunicazioni e satellitari europee (satco), la difesa è un settore strategico per i fornitori di apparecchiature di telecomunicazione, come Ericsson e Nokia. In effetti, quest’anno il fornitore finlandese ha pubblicato una serie di notizie relative alla difesa, che vanno dalla collaborazione con Telia e le Forze di Difesa finlandesi per la consegna di una porzione 5G standalone alla sperimentazione della tecnologia 5G in un’esercitazione militare in Norvegia e alle collaborazioni con Blackned e Bittium.

Preoccupazioni normative

Con l’aumentare dello slancio, Talayero di Telefónica e altri hanno tuttavia avvertito che l’attuale quadro normativo per il settore delle telecomunicazioni potrebbe minare gli sforzi più ampi dell’Europa per raggiungere i propri obiettivi di sicurezza. L’organizzazione di settore Connect Europe ha scritto ad aprile che gli operatori devono investire nell’automazione e nell’orchestrazione delle reti, modernizzare i sistemi legacy, adottare l’intelligenza artificiale e la crittografia post-quantistica e attrarre talenti nel campo della sicurezza informatica per garantire la futura resilienza delle reti.

“Tuttavia, questi sforzi sono ostacolati dalle sfide strutturali del settore, come i bassi ritorni sugli investimenti, la frammentazione del mercato, la pesante regolamentazione e l’intensa concorrenza da parte di giganti tecnologici per lo più non europei”, ha detto.

Secondo il rapporto “State of Digital Communications 2025” di Connect Europe, gli investimenti nelle telecomunicazioni sono diminuiti del 2% nel 2023. “Un nuovo approccio politico è essenziale per invertire questa tendenza, promuovendo crescita sostenibile, innovazione e investimenti”, ha aggiunto.

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Usa-Ue, aveva ragione Trump. Niente ‘fair share’ né ‘web tax’ nell’accordo finale sui dazi

Alla fine aveva ragione Trump, niente ‘fair share’ né ‘web tax’. E’ questo l’esito finale dei negoziati fra Usa e Ue sui dazi, iniziati a fine luglio e ufficializzati con un comunicato congiunto appena pubblicato che mette definitivamente la parola fine all’ipotesi di fair share per l’uso delle reti Tlc da parte delle Big Tech americane.

Fine di un giallo 

Si chiude così il giallo che si era aperto all’indomani del primo incontro fra Donald Trump e Ursula von der Leyen del 29 luglio scorso per discutere di dazi, che avevano dato notizie discordanti in materia di policy digitale. Da un lato, Trump nel comunicato ufficiale della Casa Bianca aveva messo nero su bianco il fatto che la Commissione Ue si era impegnata a mettere la pietra tombale sul fair share, mentre al contrario von der Leyen era rimasta più sul vago per non ammettere la resa di Bruxelles su un tema molto sentito da parte delle telco europee. Quello del finanziamento delle nuove reti ultrabroadband. 

Aveva ragione Trump

Le grandi piattaforme globali online, fra cui Amazon, Microsoft e Google, non dovranno accollarsi alcuna tassa per l’uso delle reti digitali, dopo che la Commissione Ue ha reso noto di aver concordato con gli Usa sul fatto che un’imposta del genere non è affatto prevista (vedi il comunicato ufficiale della Casa Bianca al punto 17 e lo stesso comunicato della Commissione Ue).

Ma il Digital Markets Act e Digital Services Act non si toccano

L’impegno sottoscritto fra le due parti per affrontare il tema delle barriere “non tariffarie” non implica tuttavia che la Ue intenda modificare la sua regolazione digitale, compreso il Digital Markets Act e il Digital Services Act, ha detto il Commissario al Commercio Maroš Šefčovič, aggiungendo che l’UE manterrà la sua “autonomia normativa”.

In altre parole, la Ue mantiene il punto sul DSA e sul DMA su cui non ha alcuna intenzione di arretrare.

Di fatto, il comunicato congiunto appena pubblicato da Usa e Ue conferma quanto dichiarato a fine luglio da Trump dopo il summit con von der Leyen. Le due parti hanno concordato che l’UE non imporrà alcuna tariffa alle aziende tecnologiche per l’utilizzo delle reti di telecomunicazioni.

Sefcovic, regole digitali Ue rimaste fuori dal negoziato dazi

Su Digital Market Act e Digital Service Act “abbiamo tenuto queste questioni fuori dai negoziati commerciali, concentrandoci su ciò che era chiaramente la priorità, e quindi non troverete alcun riferimento ad esse nella dichiarazione congiunta”. “Ci saranno molte questioni che saranno discusse, ma per essere molto chiari: l’autonomia normativa è assolutamente importante” e “questa è stata la nostra posizione dall’inizio alla fine di questa dichiarazione congiunta”. Lo ha detto il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic in conferenza stampa. 

Non ancora giuridicamente vincolante

C’è da dire che la dichiarazione congiunta appena pubblicata non è ancora giuridicamente vincolante, poiché entrambe le amministrazioni devono convertire le proposte in testi giuridici. Dal lato dell’UE, ciò significa che la Commissione deve negoziare con le altre istituzioni dell’UE, il Parlamento e il Consiglio.

“È impossibile parlare di un accordo equo”, ha detto Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio del Parlamento.

Inoltre, i colloqui commerciali UE-USA stanno ancora proseguendo nei dettagli, come ha ribadito il responsabile per il commercio dell’UE.

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Poste Italiane: già 90 mila richieste di passaporti negli uffici postali

Poste Italiane accelera sull’innovazione e punta a semplificare sempre di più la vita dei cittadini, ampliando l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione direttamente dagli uffici postali. Sono già 90 mila le richieste di rilascio e rinnovo del passaporto gestite attraverso la rete degli uffici postali. Il servizio, attualmente attivo con 40 questure, si prepara a crescere ulteriormente: da settembre 2025 sarà esteso anche a Brescia, Livorno, Trapani, Vercelli e Novara. L’obiettivo è arrivare a coinvolgere, entro marzo 2026, tutte le 104 questure italiane e rendere disponibile il servizio in tutti gli uffici postali presenti nei comuni con meno di 15 mila abitanti.

DOVE E’ DISPONIBILE

Il servizio di rilascio e rinnovo dei passaporti attualmente è attivo in 2.720 sedi – tra gli uffici postali nei comuni con meno di 15.000 abitanti e quelli situati nei grandi centri urbani – rappresenta una risposta concreta all’esigenza di semplificare le procedure, ridurre i tempi di attesa e offrire un’alternativa comoda, capillare e facilmente accessibile per ottenere questo importante documento.

Il servizio è stato avviato inizialmente nei piccoli centri e nelle aree più remote, nell’ambito del progetto Polis, l’iniziativa che prevede la trasformazione di quasi 7.000 uffici postali, situati in comuni con meno di 15 mila abitanti, in sportelli unici di prossimità in grado di offrire numerosi servizi della Pubblica Amministrazione. Successivamente, grazie all’estensione dell’accordo con il Ministero dell’Interno, il servizio è stato reso disponibile anche nelle grandi città. Attualmente è possibile richiedere il passaporto in 2.305 uffici postali Polis e in 415 uffici postali di grandi città distribuiti in centri urbani come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Reggio Emilia, Ferrara, Milano, Napoli e Bergamo. L’ampliamento del servizio continuerà progressivamente fino a coprire l’intera rete nazionale. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

I DATI IN DETTAGLIO

Il progetto, avviato poco più di un anno fa, nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa: al 6 agosto 2025 sono già state presentate: sono 90 mila le richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentati, di cui 63.200 presso i 2.305 uffici Polis attivi nei comuni con meno di 15.000 abitanti, e 26.800 negli altri 415 uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Verona (7.520), Vicenza (7.517), Monza (4.822) e Bologna (4.693). Mentre tra le grandi città emergono con il maggior numero di richieste Bologna che è stata la prima a partire con 5.694 pratiche evase, seguita da Roma (4.853) e Verona (4.540). Tra i comuni spiccano: Colà di Lazise (Verona) con 7 mila abitanti e: 422 richieste, Trissino (Verona) con 7 mila abitanti e 319 richieste, Fiumefreddo Bruzio (Cosenza) con 4 mila abitanti e 374 richieste. Ci sono poi comuni ancora più piccoli come: Albareto (Parma) con 2mila abitanti e 70 richieste; Rovito (Cosenza) con 3 mila abitanti e 30 richieste e Villa Minozzo (Reggio Emilia) con 3.500 abitanti e 70 richieste.

COME FARE LA RICHIESTA

Il procedimento per richiedere il passaporto presso gli uffici postali è semplice e veloce. È sufficiente presentare un documento di identità valido, il codice fiscale, due fotografie e pagare il bollettino di 42,50 euro oltre a una marca da bollo da 73,50 euro. In caso di rinnovo, è necessario consegnare anche il vecchio passaporto o la denuncia di smarrimento o furto. Gli operatori degli uffici postali raccolgono i dati biometrici (impronte digitali e foto) e inviano la documentazione all’ufficio di Polizia competente. Nelle grandi città il servizio è disponibile su prenotazione che può essere effettuata registrandosi sul sito di Poste Italiane. Il servizio prevede la possibilità di consegna a domicilio del passaporto: una scelta effettuata dal 78% dei cittadini nei piccoli centri e dal 33% dei residenti nelle grandi città.

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CDN, Capitanio (Agcom): “La delibera dell’Autorità non introduce alcun obbligo di fair share”

Da giornalista qual è, Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom, sa bene che la domanda chiave dell’intervista è quella sul fair share: “è la domanda da un milione di dollari”, ci dice, spiegandoci poi “che la delibera dell’Autorità non introduce alcun obbligo di fair share”. 

Facciamo prima un po’ di contesto.

L’Agcom ha stabilito che le Content Delivery Network (CDN) rientrano nella definizione di rete di comunicazione elettronica e devono pertanto essere soggette al regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche. 

Il provvedimento si basa su una ricognizione tecnico-giuridica e una consultazione pubblica che ha coinvolto operatori di rete, fornitori di contenuti, CDN provider e associazioni. Pur con opinioni divergenti, l’Autorità ritiene fondato l’inquadramento regolamentare delle CDN, anche in previsione di una futura armonizzazione a livello europeo.

L’Autorità ha rilevato che le CDN, specialmente se gestite con elementi di rete attivi sul territorio nazionale, svolgono una funzione infrastrutturale assimilabile a quella delle reti pubbliche di comunicazione elettronica. L’intervento trae origine dall’esperienza con DAZN, che ha già ottenuto un’autorizzazione generale per la sua rete privata CDN (DAZN Edge). 

A seguito della consultazione pubblica, l’Autorità ha ritenuto confermato il proprio orientamento iniziale: uniformare il regime autorizzatorio anche ad altri operatori: CAP (come Netflix, Amazon Prime Video, YouTube/Google, DAZN, Disney+, Meta-Facebook-Instagram fino a TikTok) e CDN provider (come Akamai e Cloudflare) che installano, gestiscono o controllano una rete CDN sul territorio nazionale.

L’intervista a Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom

Key4Biz. Perché è importante la delibera AGCOM sulle CDN?

Massimiliano Capitanio. La delibera è importante per i seguenti motivi:

Viene chiarito che le CDN dotate di infrastruttura attiva sul territorio nazionale devono essere considerate a tutti gli effetti “reti pubbliche di comunicazione elettronica”.

Viene pertanto attribuito uno status giuridico chiaro alle CDN e un criterio oggettivo di inquadramento per soggetti come DAZN, Amazon, Akamai, Google, Netflix, Microsoft, ecc, coerentemente con quanto previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche che, all’allegato 12, cita espressamente la CDN tra i soggetti che devono ottenere l’autorizzazione generale ai sensi dell’art. 11 del Codice stesso. Il riferimento al Codice mi sembra un particolare essenziale e rilevante trascurato troppo superficialmente nel dibattito sul tema.

L’inserimento delle CDN nel perimetro autorizzativo rende visibili e tracciabili soggetti infrastrutturali cruciali, che finora operavano in una zona grigia normativa, pur influenzando significativamente il traffico dati.

La delibera, dunque, garantisce trasparenza istituzionale, facilita la raccolta di dati e consente all’Autorità di svolgere pienamente il proprio ruolo di vigilanza nel mercato digitale.

In sintesi

La delibera è importante perché:

  • chiarisce chi fa cosa nel mondo della distribuzione dei contenuti online;
  • crea un sistema più giusto, trasparente e resiliente;
  • potenzia i poteri dell’AGCOM a tutela del sistema Paese;

Key4Biz. Quali sono i nuovi vantaggi per gli utenti finali?

Massimiliano Capitanio. I vantaggi per gli utenti finali sono indiretti ma concreti, poiché si legano al rafforzamento del quadro regolatorio delle CDN, che svolgono un ruolo fondamentale nella distribuzione dei contenuti online, in particolare in streaming. Si potrebbe citare ancora la soluzione del buffering di Dazn, ma è solo un aspetto parziale.

La delibera 207/25/CONS, pur non imponendo nuovi obblighi diretti ai fornitori di contenuti o ai provider di rete, potenzia le garanzie per l’utente sotto vari profili: qualità, trasparenza, controllo e prevenzione dei disservizi.

  • Maggiore qualità nella fruizione dei contenuti digitali
  • Vigilanza attiva: l’utente non è più solo davanti a un disservizio, l’Autorità può verificare, ispezionare e intervenire formalmente
  • Prevenzione di congestioni e malfunzionamenti: Beneficio per l’utente con servizi più stabili anche in orari di massimo traffico, specialmente nelle zone meno urbanizzate.
  • Più trasparenza e tracciabilità dei soggetti che gestiscono il traffico: l’obbligo di autorizzazione rende visibili agli occhi del regolatore gli operatori tecnici che influenzano la trasmissione dei contenuti. Si riducono i “buchi normativi” che potevano nascondere responsabilità in caso di problemi. Beneficio per l’utentepiù diritti e tutele in caso di disservizi, reclami o mancata qualità del servizio
  • Un mercato più regolato e trasparente favorisce la concorrenza leale tra operatori, evitando privilegi tecnologici per alcuni e limitazioni per altri. Beneficio per l’utente: servizi più performanti.

Key4Biz. Dopo questa delibera, si arriverà al fair share per le CDN e i CAP/GAFAM?

Massimiliano Capitanio. Anche se sappiamo bene che la domanda da un milione di dollari è esattamente questa, la delibera non introduce alcun obbligo di fair share. L’AGCOM lo chiarisce in modo netto che “Dal conseguimento dell’autorizzazione generale non deriva alcuna previsione di una tariffa regolamentata per l’IP peering che potrebbe anche continuare, in linea con quanto attualmente previsto nel panorama comunitario, ad essere basato su accordi commerciali tra le parti.

Pertanto, non si tratta di un’analisi del mercato dell’interconnessione IP, né tantomeno della riproposizione del dibattito sul cosiddetto fair share. 

Per completezza di informazione si rileva che Solo nell’ambito di eventuali controversie, l’Autorità potrebbe intervenire per dirimere criticità di carattere tecnico e/o economico, in un’ottica di regulation by litigation, favorendo in primo luogo il raggiungimento di un accordo tra le parti.

Key4Biz. Qual è il posizionamento dell’Autorità per il corretto dimensionamento e la dislocazione geografica della rete per la trasmissione delle partite di calcio di serie A in live streaming?

Massimiliano Capitanio. Nel 2021, nell’ambito della delibera n. 206/21/CONS, l’AGCOM ha espresso un preciso atto di indirizzo volto a garantire il corretto funzionamento della rete di distribuzione (CDN) utilizzata per la trasmissione in live streaming delle partite di calcio di Serie A. Tale atto, citato espressamente nella delibera 207/25/CONS appena approvata, ha definito i criteri tecnici, organizzativi e regolatori a cui i soggetti coinvolti devono attenersi.

Il posizionamento dell’AGCOM si è basato su un principio chiave:

le CDN, quando utilizzano infrastrutture attive sul territorio nazionale, devono essere dimensionate e dislocate in modo coerente con il traffico previsto, condivise tra CAP e operatori ISP, e sottoposte al regime autorizzatorio previsto per le reti pubbliche di comunicazione elettronica.

Questo approccio ha consentito all’Autorità di:

  • garantire la qualità del servizio agli utenti finali;
  • favorire una gestione razionale del traffico in occasione di eventi ad alta audience ed evitare congestioni della rete;
  • promuovere parità di trattamento e trasparenza regolatoria tra gli attori della filiera.

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FTTH, in Italia +1,2 milioni di nuove linee in un anno. FTTC in calo: -685 mila

Gli accessi in fibra ottica FTTH (Fiber to the Home) sono cresciuti di oltre 1,24 milioni in un solo anno, superando i 6,1 milioni di linee attive.

Lo rivela l’ultimo Osservatorio sulle Comunicazioni pubblicato da AGCOM. In parallelo, il rame arretra ancora: quasi 670 mila linee in meno rispetto a marzo 2024, e un crollo complessivo di 4 milioni di unità negli ultimi quattro anni.

La transizione tecnologica si traduce anche in prestazioni: oggi quasi 8 linee su 10 garantiscono velocità superiori ai 100 Mbit/s, mentre le connessioni da 1 Gbit/s o più rappresentano il 29,7% del totale – erano solo il 9,9% nel 2021.

Le linee broadband e ultrabroadband complessive sono stimate in circa 19,21 milioni di unità. Analizzando nel dettaglio la loro composizione, emerge che le linee DSL risultano in riduzione sia su base annua, di circa 900 mila unità, sia su base trimestrale (-80 mila unità). Per ciò che riguarda le linee offerte tramite altre tecnologie, si registra una crescita sia su base annua, di 984 mila unità, sia su base trimestrale, di 426 mila unità, attestandosi su un volume pari a 17,85 milioni di linee.

Le dinamiche illustrate indicano un ulteriore aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzata rispetto ai periodi precedenti: il peso delle linee con velocità pari o superiori ai 100 Mbit/s è salito, tra il marzo 2021 e quello 2025, dal 55,1% al 79,3%. Da evidenziare la crescita del peso delle linee commercializzate con capacità trasmissiva ≥1GB/s, passato dall’9,9% al 29,7% nel periodo marzo 2021 – marzo 2025.

Continua il consumo di dati

Continua la crescita del consumo di dati: in termini di volume complessivo, il traffico medio giornaliero nel corso del primo trimestre 2025 ha segnato un’ulteriore crescita dell’8,8% rispetto al primo trimestre 2024, mentre rispetto al corrispondente valore del 2021 la crescita è del 40,9%. Ciò si riflette sul traffico giornaliero per linea broadband; i dati unitari di consumo, infatti, sono aumentati del 37% rispetto al 2021, passando da 7,52 a 10,30 GB per linea in media al giorno.

Per ciò che riguarda gli accessi broadband e ultrabroadband, a fine dicembre 2024, TIM si conferma il maggiore operatore con il 33,5% degli accessi, seguito da Fastweb+Vodafone, nato dall’acquisizione a fine dicembre 2024 di Vodafone Italia da parte di Swisscom già proprietaria di Fastweb, con il 30,2% e da Wind Tre con il 14,4%; seguono Sky Italia (4,0%), Eolo (3,7%), Tiscali (3,0%) e Iliad (2,0%).

Tra i principali player presenti sul mercato, Fastweb+Vodafone è quello che ha mostrato, su base annua, il maggiore dinamismo guadagnando 0,8 punti percentuali. In crescita (+1,7 punti percentuali) anche gli operatori di minori dimensioni che si valuta rappresentino poco più del 9% del mercato.

FTTH in crescita del 25,3 %

Relativamente al segmento delle linee in fibra (FTTH), complessivamente in crescita del 25,3% rispetto a marzo 2024, l’operatore Fastweb+Vodafone detiene il primo posto con il 31,3% degli accessi, ed è seguito da TIM (26,7%), Wind Tre (16,5%), Iliad (6,3%), Sky Italia (5,7%), Enel Energia (2,6%) e Tiscali (2,4%).

Nella rete mobile, a fine marzo 2025, le sim attive (Human e M2M) sono 109,2 milioni, in crescita di poco più di 285 mila unità su base annua. Più in dettaglio, le sim M2M si riducono di 127 mila unità, mentre le linee Human (cioè, “solo voce”, “voce+dati” e “solo dati” che prevedono iterazione umana) mostrano una crescita di circa 410 mila sim.

Le linee Human sono rappresentate per l’85,5% da utenze residenziali, mentre, con riferimento alla tipologia di contratto, poco più del 91% dei casi ricade nella categoria di sim “prepagata”.

SIM: Fastweb+Vodafone è l’operatore leader di mercato con il 30,0%

Relativamente alle sim complessive, Fastweb+Vodafone è l’operatore leader di mercato con il 30,0%, seguito da TIM (26,6%), Wind Tre (23,8%), Iliad (10,9%), PostePay (4,0%), Coop Voce (2,1%) e Lyca Mobile (0,9%).

Considerando il solo segmento delle sim “human”, Fastweb+Vodafone diventa il principale operatore con il 25,6%, seguito da Wind Tre (23,8%), da Tim (23,4%) e Iliad che, con una crescita di 1 punto percentuale su base annua, raggiunge il 15%; con quote inferiori seguono PostePay (5,5%), Coop Voce (2,9%) e Lyca Mobile (1,2%).

Sono valutabili in poco più di 60 milioni le sim “human” che hanno prodotto traffico dati nel corso del primo trimestre 2025. Il traffico dati giornaliero per sim “human” continua la sua crescita; su base annua dell’11,6% e di oltre il 112% rispetto al 2021. Corrispondentemente, il consumo medio unitario giornaliero è stimabile in circa 0,92 GB

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Tim, Labriola: “Al lavoro per accordo commerciale con Poste, entro fine anno”

L’accordo commerciale con Poste, primo azionista del gruppo, è previsto entro fine anno, in attesa del nuovo piano industriale che sarà comunicato a febbraio o marzo del 2026. Tim e Poste stanno “lavorando per finalizzare un accordo commerciale che nulla ha a che vedere con il fatto che siano azionisti”. Lo precisa l’ad del gruppo telefonico Pietro Labriola rispondendo agli analisti. “Per valutare ulteriori sinergie, prima attenderemo il sì dell’antitrust, abbiamo in mente quali opportunità ma vi daremo informazioni in seguito” aggiunge e conclude “vogliamo sorprendere tutti con risultati migliori”. 

Risultati in linea con la guidance

Intanto, Tim chiude il primo semestre ampiamente in linea con le attese e conferma la guidance del 2025. L’azienda è forte di una crescita del business B2B, trainato dal Cloud che ha più che compensato la flessione dei ricavi della Connettività, dovuto anche alla deliberata scelta di uscire da alcune commesse pubbliche nel mobile considerate meno remunerative.

Canone di concessione, nuova liquidità

Forte anche dell’incasso (monetizzazione) di circa un miliardo di euro della concessione non dovuta, anticipata da due banche, in attesa della sentenza finale che dovrebbe arrivare entro l’anno. Nuova liquidità utile per sostenere il cambio del mix della divisone Enterprise, fiore all’occhiello della strategia aziendale dell’Ad Pietro Labriola: più Cloud (i ricavi derivanti sono aumentati di 85 milioni nel primo semestre) e meno connettività (i ricavi sono diminuiti di 50 milioni nello stesso periodo). “Il PSN è un caso strategico per il Cloud nella PA a livello europeo”, ha detto Labriola, sottolineando l’importanza crescente del Cloud sovrano per la security dei dati della PA a livello europeo.

Tim, indicazioni su sinergie possibili con Poste già nel terzo trimestre

Tim darà indicazioni sulle possibili sinergie con Poste, suo maggiore azionista, “entro fine anno” probabilmente già nel “terzo trimestre”. Lo ha detto l’ad di Tim Pietro Labriola in call con gli analisti per commentare i dati del primo semestre.

“Stiamo lavorando per finalizzare i dettagli dell’accordo con Poste che è un accordo commerciale che non ha nulla a che fare con il fatto che sono azionisti”, ha detto Labriola. La collaborazione potrebbe portare i primi risultati tangibili già in autunno, in attesa del via libera definitivo dell’ingresso di Poste in Tim da parte dell’Antitrust, già positiva peraltro prima del passaggio dovuto del parere in Agcom.

“Stiamo finalizzando un accordo per sviluppare la nostra piattaforma clienti e la strategia relativa. Poste è uno dei principali attori in Italia e quindi stiamo cercando di esplorare la possibilità di continuare con loro con forte energia a partire dall’inizio dell’autunno. Poi prima di passare ad altri aspetti attenderemo il sì dell’Antitrust e dopo potremo valutare insieme ulteriori sinergie. Poi abbiamo in mente ciò che possono essere opportunità ma vi daremo informazioni in seguito nel corso dell’anno”, ha precisato Labriola.

Labriola, non alziamo la guidance, non possiamo fare errori

Tim resta cauta anche se i conti del semestre sono positivi. “Non possiamo fare errori perché stiamo cercando di riguadagnarci la fiducia del mercato: siamo ottimisti ma non vogliamo alzare la guidance (sul 2025, ndr)” ha detto l’ad Pietro Labriola rispondendo agli analisti, ricordando che “stiamo correndo una maratona e non i 100 metri, vogliamo portare la società nel 2027 dove abbiamo dichiarato nel nostro piano”. Con tutta cautela però “c’è spazio – secondo il manager – per un ulteriore miglioramento soprattutto per l’equity free cash flow”.

Il direttore finanziario Adrian Calaza ribadisce, “non siamo in posizione per migliorare la guidance ma siamo sopra il budget; abbiamo ancora 6 mesi e la seconda metà dell’anno normalmente ha un peso maggiore”. “Oggi diciamo che siamo in linea e abbiamo un piccolo vantaggio rispetto a quanto dichiarato precedentemente” conclude.

Tim, Labriola: saldamente su strada per raggiungere obiettivi 2025

“Nel secondo trimestre Tim ha registrato una solida performace finanziaria sia in Italia sia in Brasile. Siamo esattamente dove avevamo pianificato di essere e saldamente sulla strada per raggiungere gli obiettivi annuali”, ha detto Labriola, aggiungendo che per quanto riguarda il rimborso del canone concessorio da parte dello Stato, la società ha ottenuto un anticipo “grazie ad accordo con due banche”.

“Nel complesso i risultati sono in linea con le previsioni, mentre l’Ebitda after lease è leggermente inferiore al prevsito”, ha detto Labriola chiarendo che l’Ebitda “è perfettamente in linea con il piano e inoltre il piano prevedeva una accelerazione dell’Ebitda a livello domestico nella seconda metà dell’anno e in particolare nel quarto trimestre sostenuto da diversi fattori positivi che entreranno progressivamente in gioco”.

“In primo luogo – ha detto Labriola – il pieno effetto degli aumenti di prezzo attuanti il primo e secondo trimestre in secondo luogo la stagionalità del business Tim enterprise che tipicamente accelera nel quarto trimestre”.

A questo si aggiunge, ha spiegato l’Ad, “la riduzione delle spese operative determinate dal programma di trasformazione dei costi e inoltre il risparmio sul costo del lavoro determinato dal rinnovo a luglio del contratto di solidarietà che prevede una riduzione dell’orario di lavoro dei dipendenti fino alla fine del 2026”. “La maggior parte della crescita – ha precisato Labriola – sarà concentrata nel quarto trimestre”.

Labriola, Tim è esattamente dove avevamo pianificato

Tim “a metà anno è esattamente dove avevamo pianificato e saldamente sulla giusta strada per raggiungere gli obiettivi annuali”, ha aggiunto. “Una solida performance sia in Italia che in Brasile”, ha ricordato Labriola.

Fibercop-Open Fiber, su earn out siamo alla finestra

L’azienda resta alla finestra, in attesa di sviluppi sulla trattativa fra Fibercop e Open Fiber per un possibile merger che porterebbe un earn out fino a 2,5 miliardi di euro nelle casse di Tim.  “Stiamo alla finestra e cerchiamo di capire cosa succederà, le discussioni in corso, e le indiscrezioni di stampa, ci portano a pensare che qualcosa succederà, come si dice ‘tanto tuonò, che piovve’” aggiunge l’Ad, precisando che “il consolidamento si può avere sia con M&A che con il consolidamento della rete”, ovvero spiega, con “sinergie industriali, riduzione di costi e maggior efficientamento”. Labriola invita a non guardare solo a possibili fusioni, “ci sono tante alternative a quelle della classica fusione su cui lavoriamo”.

Consolidamento

Labriola ha spiegato che “tanti articoli parlano di Spagna e di Francia, quindi quello di cui avevamo parlato nel 2022 dicendo che il mercato aveva bisogno di un consolidamento, adesso non è più un sogno ma qualcosa che sta diventando realtà per tutti”. “Ho sempre detto che l’Italia è un paese dove nel segmento consumer sfruttare meglio i risultati può avvenire solo attraverso un consolidamento, che puo’ essere di due tipi attraverso M&A o attraverso un consolidamento della rete che ci potrebbe portare sinergie importanti che potrebbero consentirci di velocizzare il nostro percorso per migliorare la nostra guidance”, ha detto Labriola.

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Tim, nel primo semestre aumentano ricavi e margini. Cresce il peso dell’Enterpise spinta dal Cloud

TIM ha chiuso il primo semestre con ricavi e margini in crescita e sulla base dei risultati e delle misure già intraprese nel periodo, si attende una decisa accelerazione del percorso di crescita nella seconda metà del 2025 e conferma tutte le guidance fornite al mercato per l’esercizio.

Risultati organici primo semestre 2025

▪ I ricavi totali di Gruppo ammontano a 6,6 miliardi di euro, in crescita del 2,7% anno su anno (+1,6% nel domestico a 4,5 miliardi di euro, +4,8% in Brasile a 2,1 miliardi di euro); i ricavi da servizi di Gruppo sono in crescita del 3,3% anno su anno a 6,2 miliardi di euro (+2,2% nel domestico a 4,2 miliardi di euro, +5,4% in Brasile a 2,0 miliardi di euro);

▪ La perdita netta è pari a 132 milioni di euro da una pari a R646 milioni al 30 giugno 2024.

▪ in crescita l’EBITDA di Gruppo, che aumenta del 5,5% anno su anno a 2,1 miliardi di euro (+4,6% nel domestico a 1 miliardi di euro, +6,5% in Brasile a 1 miliardi di euro);

▪ in netta crescita anche l’EBITDA After Lease di Gruppo, che sale del 5% anno su anno a 1,7 miliardi di euro (+4,2% nel domestico a 1 miliardi di euro, +6,1% in Brasile a 0,8 miliardi di euro);

TIM Consumer ha registrato ricavi totali in lieve crescita (+0,1% anno su anno) a 3 miliardi di euro. In miglioramento i principali KPI: churn mobile in calo anno su anno e ARPU in crescita sia nel fisso sia nel mobile, grazie anche alle attività di repricing effettuate che, da inizio 2025, hanno riguardato circa 4 milioni di linee fisse e circa 1,7 milioni di linee mobili. Inferiori alle attese gli effetti sul churn, con un saldo netto di linee legato alla mobile number portability (“MNP”) sostanzialmente neutro. Prosegue con successo l’implementazione della strategia legata alla Customer Platform, con una crescita in doppia cifra della base clienti di TimVision e un’accelerazione dei contratti nell’energia per il segmento SMB.

TIM Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 1,6 miliardi di euro (+4,7% anno su anno), continuando a performare meglio del mercato di riferimento. Il Cloud si conferma la principale linea di business, con una crescita del 25% anno su anno, anche grazie ai servizi offerti al Polo Strategico Nazionale, il cui contributo in termini di ricavi è raddoppiato. Sale al 65% (+3% anno su anno) la percentuale di ricavi da servizi legata all’ICT, mentre è in leggero calo la connettività. In aumento nel semestre la quota di ricavi generati dalle factories di Gruppo (+2 punti percentuali), con un trend previsto in ulteriore accelerazione.

TIM Brasil ha registrato ricavi totali pari a 2,1 miliardi di euro (+4,8% anno su anno), e un EBITDA After Lease pari a 0,8 miliardi di euro (+6,1% anno su anno), continuando nel percorso di crescita intrapreso nell’ultimo biennio grazie alla spinta del segmento mobile e all’efficientamento dei costi.

Nel corso del semestre sono inoltre proseguite con successo le azioni di trasformazione volte ad aumentare il livello di efficienza strutturale del perimetro domestico, con un beneficio di circa 90 milioni di euro all’EBITDA AL-CAPEX del periodo, pari al 44% del target dell’intero esercizio.

Gli investimenti di Gruppo ammontano a 0,8 miliardi di euro, pari al 12,6% dei ricavi.

Indebitamento stabile

L’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease del Gruppo al 30 giugno 2025 resta stabile a 7,5 miliardi di euro e l’Equity Free Cash Flow After Lease del secondo trimestre è positivo per 0,1 miliardi di euro. Per la seconda metà dell’anno TIM prevede una generazione di cassa positiva, in linea con le indicazioni fornite al mercato.

Con un rapporto fra l’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease e l’EBITDA organico After Lease inferiore a 2,1x, il Gruppo TIM si conferma l’operatore di telecomunicazioni quotato con la struttura finanziaria più solida in Europa.

Il margine di liquidità copre le scadenze finanziarie fino al 2028.

Eugenio Santagata e Adrian Calaza in uscita

Il Consiglio di Amministrazione ha, infine, preso atto delle dimissioni comunicate da Eugenio Santagata, Chief Public Affairs, Security & International Business Officer e da Adrian Calaza, Chief Financial Officer.

Le dimissioni di Santagata saranno effettive dal 31 agosto e il Consiglio di Amministrazione e l’Amministratore Delegato hanno espresso i più sentiti ringraziamenti per il significativo contributo manageriale che ha assicurato in questi anni nel rilancio del Gruppo, assieme agli auguri per le prossime sfide professionali.

Calaza invece resterà in carica fino alla presentazione dei risultati del terzo trimestre (6 novembre p.v.) e in Azienda fino al prossimo 31 dicembre per garantire il necessario supporto all’Amministratore Delegato e al nuovo CFO.  

Rientra Piergiorgio Peluso come Cfo

Il Consiglio è stato altresì informato che, a partire dal primo ottobre, torna a far parte del Gruppo Piergiorgio Peluso, con l’incarico di advisor dell’Amministratore Delegato. Peluso assumerà il ruolo di Chief Financial Officer immediatamente dopo la presentazione dei risultati del terzo trimestre.

Leonardo de Carvalho Capdeville nominato Cto

Infine, si comunica che dallo scorso 23 giugno Leonardo de Carvalho Capdeville è stato nominato Chief Technology Officer a diretto riporto dell’Amministratore Delegato, e che, a partire da oggi, è qualificato come key manager.

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2ruotExpress, con Poste Italiane puoi spedire moto, biciclette e scooter in tutta Italia e all’estero

In sella a una moto o pedalando in bicicletta la vacanza on the road conserva un fascino che non sbiadisce nel tempo e regala emozioni agli appassionati del tour nella natura, sinonimo di libertà e spazi sconfinati. Ai viaggiatori più avventurosi e agli amanti della vacanza all’aria aperta al mare, in montagna o nelle città d’arte Poste Italiane offre un servizio comodissimo per spedire la moto, lo scooter o la bici in Italia e all’estero e ritirarla nel luogo prescelto per il soggiorno. Parliamo di 2ruotExpress il servizio di Sda, corriere espresso di Poste Italiane, per il trasporto delle due ruote a motore o a pedali, con ritiro in Italia nelle 90 filiali di Sda presenti in Italia e a Barcellona in Spagna. Per le altre destinazioni europee o extraeuropee, il servizio è disponibile a domanda ed è confezionato “su misura” dell’interessato.

2ruotExpress assicura il veicolo contro incendio, furto e danneggiamenti. La motocicletta, lo scooter o la bicicletta viaggiano in sicurezza in speciali gabbie metalliche e con le apposite cinghie di ancoraggio che lo proteggono dagli urti. Un sistema di rilevazione satellitare ne consente il tracciamento in tempo reale per monitorare lo stato della spedizione. Il mittente dovrà recarsi presso la sede Sda di partenza per assistere alle manovre di carico ed ancoraggio del mezzo all’interno dell’apposita gabbia.

A chi intende invece viaggiare libero dai bagagli e vuol far recapitare le proprie valigie nel luogo di villeggiatura Poste Italiane mette a disposizione il servizio Poste Delivery Web: si possono spedire in Italia e all’estero bagagli e pacchi fino a 30 kg di peso, scegliendo di farli ritirare da casa, da un indirizzo diverso, da un ufficio postale o da un punto di ritiro della rete Punto Poste.

L’invio si può preparare e completare online, dal sito web poste.it o dall’App di Poste Italiane, per un’esperienza semplice e veloce. Il servizio può essere acquistato anche attraverso la nuova funzione gratuita del Borsellino Spedizioni, che consente di utilizzare il credito ricaricato, facilitando così il pagamento. Inoltre, per ogni ricarica, è riconosciuto fino al 15% di bonus, da utilizzare per acquistare soluzioni successive. Poste Delivery Web offre il monitoraggio dello stato della spedizione, dalla partenza fino all’arrivo a destinazione, sul sito poste.it o App Poste Italiane. Basta inserire il numero di tracking in “Cerca Spedizione” o attivare le notifiche via e-mail o sms.

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