Asstel, al via la presidenza di Labriola: “Serve una svolta netta: con regole comuni e investimenti per rilanciare le TLC”

Telecomunicazioni al centro della trasformazione digitale del Paese. È ufficiale, l’AD di TIM, Pietro Labriola, guiderà ASSTEL per il biennio 2025-2027. L’elezione da parte dell’Assemblea di Assotelecomunicazioni, evidenzia la visione strategica dell’associazione in un momento cruciale per la competitività del Paese. Un cambio al vertice che segna un nuovo inizio per il comparto Telecoms, denotando la coesione della filiera nel perseguire un obiettivo chiaro, ossia dare nuovo slancio industriale all’Italia mettendo al centro le TLC.

La squadra di Pietro Labriola 

Pietro Labriola, presidente di Asstel e AD di TIM

Con Labriola, una squadra composta dai top manager delle principali aziende del settore, pronta a imprimere una svolta al settore delle TLC e rilanciare l’intero sistema Paese. Si tratta dei rappresentanti delle Telco Fastweb+Vodafone e Wind Tre e degli operatori wholesale FiberCop e Open Fiber, oltre ai principali gruppi della filiera come Cellnex, Ericsson, Huawei, Inwit e Konecta.

Più nel dettaglio, al fianco del nuovo Presidente designato, lavoreranno i Vice Presidenti Gianluca Corti AD Wind Tre, Luigi De Vecchis Presidente Huawei Italia, Diego Galli DG Inwit, Giuseppe Gola AD Open Fiber, Andrea Lubian AD Konecta Italia, Andrea Missori Presidente e AD Ericsson Telecomunicazioni, Federico Protto AD Cellnex Italia, Walter Renna AD Fastweb e AD Vodafone e Massimo Sarmi Presidente e AD FiberCop.

«Serve un’azione coesa e determinata – ha dichiarato Labriola – per trasformare le regole del sistema economico e industriale. Dobbiamo restituire valore al nostro settore, creando un contesto normativo stabile, superando le asimmetrie competitive e sostenendo gli investimenti. Solo così sosterremo la crescita dell’Italia intera».

Il Manifesto per la crescita digitale dell’Italia

Il nuovo corso di ASSTEL si baserà dunque su una visione chiara e condivisa, tradotta in un programma presidenziale che punta a rafforzare l’efficacia dell’azione associativa e in un nuovo Manifesto, quello per la crescita digitale dell’Italia. Cuore del nuovo mandato, il documento è un piano d’azione concreto per costruire un Paese più connesso, moderno e competitivo. Le priorità individuate sono ambiziose, ma imprescindibili:

  • Un quadro normativo stabile in Italia e in Europa, per attrarre investimenti e garantire equità di mercato.
  • Sviluppo delle infrastrutture digitali, fondamentali per la sovranità tecnologica e la modernizzazione economica.
  • Competizione più equa con gli OTT, con interventi mirati su costi energetici e gestione dello spettro radio.
  • Capitale umano, politiche del lavoro moderne e inclusive, semplificazione normativa e incentivi agli investimenti.

Labriola, un leader con una visione internazionale

Con Labriola al timone, ASSTEL punta a rilanciare il ruolo strategico delle telecomunicazioni nella trasformazione digitale del Paese. Classe 1967, originario di Altamura (Bari), Pietro Labriola è, infatti, uno dei manager più esperti e premiati del panorama delle telecomunicazioni. Oltre al ruolo di AD e DG di TIM, siede nei board di istituzioni internazionali come GSMA, Aspen Institute Italia e Istituto Europeo di Oncologia, e da aprile 2024 è componente del Comitato Sostenibilità del Gruppo TIM.

Il suo percorso è segnato da importanti successi anche in ambito internazionale: in Brasile ha guidato la trasformazione di TIM Brasil, contribuendo all’espansione del 5G e all’integrazione di Oi. Ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi come il Rio Leaders Award e l’onorificenza Ordem do Rio Branco.

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Francesco Nonno nuovo Presidente di FTTH Council Europe

L’Assemblea Generale di Primavera 2025 del FTTH Council Europe ha portato alla formazione di un nuovo Consiglio di Amministrazione, incluso un nuovo Presidente, e all’elezione dei nuovi Presidenti dei Comitati.

Il nuovo Consiglio di Amministrazione ha nominato Francesco Nonno, Direttore Affari Regolatori ed Europei di Open Fiber S.p.A., come nuovo Presidente.

“Il contesto in cui operiamo è più complesso e impegnativo che mai, rendendo il FTTH Council Europe ancora più rilevante”, ha dichiarato Nonno nelle sue prime dichiarazioni. “Il nostro nuovo team di leadership riflette la diversità dei nostri membri e sottolinea l’importanza strategica che attribuiamo all’evoluzione della nostra missione e del nostro raggio d’azione. Come associazione industriale, siamo focalizzati nel creare valore per la nostra base di membri diversificata e nel continuare a rafforzare la nostra attività di advocacy nei confronti dei decisori politici”.

Il nuovo Consiglio di Amministrazione lavorerà per garantire che l’Unione Europea disponga di un ambiente normativo ottimale, promuovendo la trasformazione digitale di tutte le economie europee, con particolare attenzione alla dismissione delle reti in rame obsolete a favore dell’adozione della fibra ottica.

Un pilastro fondamentale del successo del Consiglio risiede anche nella forza dei suoi otto Comitati altamente attivi, che generano costantemente iniziative di grande impatto e competenze a supporto della diffusione, adozione e sostenibilità della fibra. Questi Comitati, che saranno guidati da nuovi Presidenti eletti nel contesto dell’Assemblea Generale, sono determinanti nel promuovere gli obiettivi ambientali, sociali e di governance del settore e nell’abilitare una collaborazione significativa tra gli attori del mercato.

Nuova composizione del Consiglio di Amministrazione:

  • Francesco Nonno, Head of Regulatory & European Affairs, Open Fiber S.p.A. – Presidente
  • Hans Lötzer, Head of Project Finance, Hamburg Commercial Bank – Tesoriere
  • Stefano Fogli, Director Technology and Solutions, Adtran – Vicepresidente Strategia
  • Andreas Waber, CEO, Swiss Fibre Net AG – Vicepresidente Membri
  • Suzanne Tracy, CTO, SIRO
  • Christian Priess, Head of Europe, Middle East and Africa, Hexatronic Group AB
  • Roshene McCool, Global Director, OFC Market & Technology Development, Corning Optical Fibre and Cable
  • Carl Pertry, Director of Business Development Fixed Networks, Nokia
  • Xavier Renard, Marketing Director, ACOME

FTTH Council Europe: Elenco completo dei nuovi Presidenti dei Comitati

  • Market Intelligence – Domenico Dichiarante, Head of Residential Marketing and Business Development Top Clients, Open Fiber S.p.A.
  • Diversity, Equity & Inclusion – Barbara Tonarelli, Principal Sales Engineer, ADTRAN
  • In-Home Broadband Excellence – Trond Hovind, Director Business Development, Genexis
  • Deployment & Operations – Patrick Faraj, Global Product Manager – Centralized Fiber Test Systems, VIAVI Solutions
  • Sustainability – Jeroen Kanselaar, Manager Corporate Social Responsibility, Eurofiber
  • Investors – Steffen Leiwesmeier, Head of Strategic Treasury, Deutsche GigaNetz GmbH
  • Policy & Regulation – Arturs Alksnis, Public Affairs Director, FTTH Council Europe
  • Open Access – Niall Halpenny, Director of Telecoms, Sonalake

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Trump Mobile, in arrivo l’operatore del Presidente e lo smartphone made in Usa (per sfidare iPhone)  

La Trump Organization, la holding della famiglia del Presidente Usa, ha messo in cantiere il lancio di un suo brand mobile e di uno smartphone con un piano cellulare ad hoc.

La famiglia Trump, nota da tempo per il suo impero immobiliare, gli hotel di lusso e i resort di golf, negli ultimi anni si è avventurata in nuovi settori, tra cui i media digitali e le criptovalute.
Secondo la dichiarazione, Trump Mobile collaborerà con aziende che elaborano pagamenti come PayPal, Stripe e altre. Fedex, UPS e USPS sono alcune delle aziende che consegneranno gli ordini.
L’azienda utilizzerà anche i dati di Google Analytics e Pixel di Facebook per l’analisi di mercato.

L’operatore virtuale fornirà servizi 5G

Trump Mobile, nomen omen, offrirà servizi 5G tramite i principali operatori americani – Verizon, AT&T e T-Mobile Us – ha reso not la Trump Organization. Si tratta, in altre parole, del lancio di un nuovo operatore mobile virtuale (Mvno), per consentire di vendere capacità in surprlus tramite le loro reti.

Il piano tariffario della Trump Mobile è di 47,45 dollari al mese ed include accesso illimitato a voce, dati e testi, nonché servizi di telemedicina.

In arrivo anche un nuovo smartphone made in Usa per sfidare iPhone

Inoltre, è previsto il lancio di un “T1 Phone”, uno smartphone nuovo di zecca in vendita dal primo di agosto al prezzo di 499 dollari. Un prezzo che di fatto è circa la metà di quello di un iPhone o di un Samsung, i dispositivi che vanno per la maggiore sul mercato.

Il dispositivo è “un elegante smartphone dorato progettato per le prestazioni e orgogliosamente progettato e costruito negli Stati Uniti per i clienti che si aspettano il meglio dal loro operatore di telefonia mobile”, ha dichiarato la Trump Organization sul suo sito web.

Trump ha minacciato dazi sugli iPhone venduti negli Usa

Il presidente Donald Trump ha minacciato di imporre una tariffa del 25% sugli iPhone Apple e altri smartphone venduti negli Stati Uniti che non siano stati prodotti nel Paese, sebbene finora non abbia dato seguito alla minaccia. Le azioni Apple sono salite dello 0,4% nelle prime contrattazioni di lunedì.

La Trump Organization è gestita dai figli del presidente. Non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento su quale azienda avrebbe prodotto il T1 Phone e quali componenti avrebbe utilizzato.

La Trump Organization è la principale società immobiliare e di licenze del presidente Trump. Prima del suo secondo insediamento a gennaio, aveva dichiarato che il presidente non sarebbe stato coinvolto nella gestione quotidiana e che l’azienda non avrebbe stipulato nuovi contratti con governi stranieri durante la sua presidenza. Secondo un’analisi del Wall Street Journal sulla sua informativa finanziaria annuale, pubblicata venerdì scorso, il totale degli investimenti di Trump, inclusa la sua quota nella Trump Organization, ammonta a circa 1,7 miliardi di dollari.

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Spoofing e robocall, con l’AI i danni globali per le Tlc stimati in 80 miliardi di dollari nel 2025

Robocall e AI rendono le truffe telefoniche sempre più facili e insidiose, il Report

Nel 2025 le frodi telefoniche automatizzate — le cosiddette robocall — stanno raggiungendo proporzioni allarmanti. Secondo le ultime stime di Juniper Research, le perdite globali dovute a queste truffe supereranno gli 80 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.

Si tratta di una cifra che non rappresenta solo un danno diretto per i consumatori, ma colpisce in profondità l’intera filiera delle telecomunicazioni, minando la fiducia nel canale voce e compromettendo il valore delle comunicazioni aziendali legittime.

Agenti conversazionali generativi, possono sembrare colleghi, parenti e operatori pubblici

Il fenomeno, un tempo associato a chiamate registrate e facilmente riconoscibili, ha ormai assunto una forma radicalmente nuova e più insidiosa, grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale (AI).

Le tecnologie vocali basate su AI sono oggi in grado di replicare perfettamente toni, accenti e persino emozioni umane, trasformando le chiamate fraudolente in conversazioni realistiche e personalizzate.
Alcuni sistemi, grazie all’uso di agenti conversazionali generativi, riescono a rispondere in tempo reale, simulando parenti, colleghi o operatori di servizi pubblici.

Il risultato è un inganno sempre più credibile, capace di superare anche le difese più attente. Il problema, inoltre, non è solo tecnico, ma anche di natura economica e sistemica.

Le robocall colpiscono la credibilità stessa delle telecomunicazioni

Ogni frode riuscita rappresenta un danno economico per l’individuo, ma anche un colpo alla credibilità dell’infrastruttura telefonica, già fortemente stressata dalla trasformazione tecnologica in corso, sempre più sofisticata e veloce.

Le aziende, a loro volta, vedono calare i tassi di risposta e engagement da parte degli utenti, proprio perché cresce il sospetto che ogni chiamata possa nascondere un tentativo di truffa. È una perdita di valore che si riversa sull’intero mercato, con effetti a catena sulle attività di customer care, vendite e assistenza.

Le contromisure ci sono, il 2026 punto di svolta nel contrasto alle truffe

Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta. Secondo gli analisti, l’adozione di framework di mitigazione più maturi e la diffusione di soluzioni come il Branded Caller ID (che consente di visualizzare il nome e il logo del mittente verificato) potrebbero contribuire a ristabilire un minimo di fiducia.

In parallelo, le normative come STIR/SHAKEN, già in vigore in Nord America, stanno dimostrando la loro efficacia nell’autenticare le identità dei chiamanti e nel contrastare il fenomeno della falsificazione del numero (spoofing), uno dei principali vettori di truffa.

In Italia, recentemente, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha varato una misura dedicata al contrasto dello spoofing, segna una svolta nella regolamentazione dei servizi di comunicazione elettronica, introducendo misure innovative per garantire maggiore trasparenzasicurezza e informazione agli utenti, in linea con le più recenti esperienze internazionali.

L’Agcom ha introdotto l’obbligo per gli operatori nazionali di bloccare le chiamate in ingresso provenienti dall’estero che presentano in modo illegittimo un numero telefonico italiano.

Approccio sistemico per potenziare le difese del settore

Ma non basta l’intervento regolatorio. Le tecnologie da sole non riescono a contenere un fenomeno in continua evoluzione. Serve un approccio sistemico che coinvolga operatori di rete, enti regolatori, sviluppatori di tecnologie di sicurezza e, soprattutto, gli utenti finali.

La componente educativa riveste un ruolo cruciale: formare i consumatori a riconoscere le dinamiche delle truffe, a diffidare di richieste di dati sensibili e a segnalare le anomalie rappresenta una delle armi più efficaci nel breve termine.

È solo con il coinvolgimento attivo del pubblico che si potrà ridurre l’impatto dei raggiri più insidiosi, come quelli basati su voci clonate di familiari o su falsi operatori bancari.

Nuovi sistemi di autenticazione e l’AI amica

Gli operatori telefonici, dal canto loro, devono accelerare l’adozione di sistemi di autenticazione avanzata, investendo in infrastrutture capaci di riconoscere e bloccare automaticamente i flussi di chiamate sospette.

L’uso di strumenti di intelligenza artificiale applicati alla sicurezza, come i modelli di rilevamento comportamentale e di analisi vocale, rappresenta un ulteriore baluardo contro le truffe più evolute. La cooperazione internazionale, infine, resta un elemento imprescindibile: il crimine telefonico non conosce confini e richiede risposte coordinate su scala globale.

In un contesto in cui la linea tra voce umana e voce artificiale si fa sempre più sottile, la vera sfida non è solo tecnica, ma culturale. Riuscire a preservare la fiducia nei mezzi di comunicazione tradizionali sarà fondamentale per garantire un futuro sicuro al canale voce, senza dover rinunciare alla sua immediatezza e accessibilità.

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Fibercop lancia un’offerta di obbligazioni da 1,4 miliardi di euro

Fibercop, primo operatore wholesale only del Paese, annuncia oggi il lancio di un’offerta di obbligazioni per un ammontare complessivo di 1.400.000.000 euro, suddiviso in obbligazioni senior garantite a tasso fisso con scadenza 2030, obbligazioni senior garantite a tasso fisso con scadenza 2032 e obbligazioni senior garantite a tasso variabile con scadenza 2031.

L’Emittente intende utilizzare i proventi dell’Offerta per incrementare la propria liquidità disponibile, a supporto delle attività ordinarie dell’azienda, inclusi investimenti (capital expenditures) e il potenziale rifinanziamento dell’indebitamento finanziario presente, oltre al pagamento di eventuali commissioni e spese relative all’operazione.

La presente non è da intendersi quale garanzia dell’effettivo completamento dell’Offerta e delle altre operazioni descritte.

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Anche i ricchi giocano. La nuova frontiera della pubblicità digitale

I feed Instagram ne sono invasi. Di pubblicità, ovviamente, soprattutto di videogiochi – ormai tutti abbiamo imparato a non commuoverci di fronte alla triste sorte del re di Royal Match, destinato a soccombere sotto qualche metro di lava, o divorato da un drago, o annegato, se non riusciremo a orientare i blocchi con sufficiente velocità da salvarlo (e la mano che lo fa nella demo è insopportabilmente lenta).

Sappiamo che sarà impossibile per il povero naufrago sull’isola deserta compiere una rivoluzione industriale in trenta secondi e sgominare le orde di nemici zombie che cercano di mangiarselo, e che quel gioco dei soldati su un ponte che diventano sempre di più e conquistano armi potenti, prima di compiere qualche errore gravissimo che li rende inevitabile preda di un gigantesco zombie (ancora), non è proprio come ce lo pubblicizzano, anche se sì, ci giurano che la pubblicità è identica al gioco reale.

Ma adesso si è aggiunta una nuova variante, per. certi versi più inquietante: star miliardarie – dall’intero cast di Friends a Jennifer Lopez, ripeto, Jennifer Lopez – che si dichiarano entusiasti di questo o quel passatempo digitale, e proprio non possono fare a meno di giocarci sette ore al giorno, pure sull’aereo, fortuna che funzionano anche senza il WiFi.

Forse è la prima volta in cui, al di là dei numeri, in molti capiscono davvero quanto sia enorme questo mercato, e quanto possono pagare le case di software per avere dei testimonial già con il potere d’acquisto di un piccolo stato disposti a rendersi ridicoli in questo modo. Del resto, siamo nel momento storico in cui Jack Black fa il pieno di miliardi girando il film di Minecraft, e i meno giovani si ricorderanno quando, decenni fa, i film tratti dai videogame erano solo fallimenti annunciati (qualcuno si rammenta del Super Mario Bros con Bob Hoskins?). La situazione è decisamente cambiata, e i numeri lo certificano, come dimostrano gli ultimi report di Sensor Tower.

Il vero bersaglio? Gli over 40

E infatti Royal Kingdom, nuovo successo nel genere dei puzzle game, è il titolo che più di tutti ha saputo incarnare questa svolta. Il gioco ha registrato tra aprile e maggio 2025 un’impennata nei download (+581%) e nei ricavi (+30%) in concomitanza con l’arrivo di spot pubblicitari interpretati da Jimmy Fallon e Kevin Hart, a cui si sono poi aggiunti Jesse Tyler Ferguson, Eric Stonestreet, Lisa Kudrow e Courteney Cox.

Non si tratta solo di comparsate: questi video, confezionati con la patina delle sitcom anni Novanta, mirano al cuore nostalgico del pubblico di mezza età, che a quanto pare risponde, con buona pace di tutti coloro che sono ancora convinti si tratti solo di passatempi per teenager. I dati sulle utenze lo confermano: il 69% del pubblico è femminile, con una netta prevalenza nella fascia 35–44 anni.

Il gioco ha guadagnato ben 88 posizioni nella classifica USA, salendo fino alla 25ª posizione nel 2025. Il tutto puntando quasi esclusivamente sulla pubblicità in-app (87% dell’investimento), anche se si scopre che buona parte del suo pubblico – forse quello meno propenso a cliccare su banner in mezzo a una partita – continua a intercettare le pubblicità altrove: su Facebook (45% delle impression), Instagram (19%) e YouTube (12%). Un segnale che la strategia omnicanale, oggi, non è più un optional, nemmeno per i titoli mobile più orientati all’ad spending in-app.

A ciascun cliente il suo testimonial perfetto

Naturalmente Royal Kingdom non è il primo a scoprire il fascino dei testimonial di Hollywood. Coin Master aveva già fatto scuola nel 2020, investendo su Jennifer Lopez, Terry Crews e l’intero clan Kardashian: in un solo trimestre la spesa pubblicitaria era cresciuta del 430%, e i risultati non si erano fatti attendere, con un +43% nei download e +46% di utenti attivi giornalieri. Ancora più clamoroso il caso di Mobile Strike nel 2015, che vide un’impennata del 4300% nei download dopo la campagna con Arnold Schwarzenegger.

In tutti questi casi, il connubio tra branding e storytelling è stato calibrato con precisione millimetrica: l’ex Terminator in un gioco di guerra, i miliardari pop in un gioco dove l’accumulo di risorse e status è centrale, le star delle sitcom in un puzzle game a base di premi e colori. Il punto, però, non è solo chi si mette in posa per uno spot, ma a chi ci si rivolge, e su quali canali. I dati di profilazione oggi sono uno strumento essenziale per chi pianifica una campagna di lancio, che si tratti di un videogame o di un’offerta mobile.

Per esempio, chi cerca di cambiare operatore o ridurre i costi della propria tariffa può usare strumenti come i comparatori di SOStariffe.it per la telefonia mobile, che offrono una lettura incrociata dei bisogni, dei consumi e delle offerte attive.

E in un contesto pubblicitario sempre più basato sull’iper-targettizzazione, la capacità di capire dove si muovono gli utenti e quali contenuti attirano davvero la loro attenzione è il vero vantaggio competitivo. Anche perché, come vedremo, non sempre l’adattamento dell’IP originale basta a garantire un successo duraturo.

Elaborare una grammatica emotiva

La stessa dinamica si replica, in scala ancora maggiore, quando sono i videogiochi a diventare cinema. Nel 2025 Minecraft ha conquistato i botteghini (e i social) con un film da incassi record: +44% di spesa in-app su mobile, +36% di copie console vendute e +9% di utenti attivi. In sala, intanto, c’era chi si lanciava in coreografie virali con manciate di popcorn, abbastanza da costringere Jack Black a intervenire pubblicamente. Ma non è solo questione di meme: le trasposizioni da videogioco funzionano quando creano un ciclo virtuoso tra i diversi media.

Lo dimostrano Fallout, che ha scelto di espandere il proprio universo narrativo con una serie originale (e ha incassato un aumento storico di vendite e download), e The Last of Us, che ha optato per una trasposizione fedele ottenendo picchi di riattivazione dagli utenti esistenti. In tutti i casi, il successo è arrivato dove c’era già una comunità affezionata e un’identità ben riconoscibile.

E qui si torna a Royal Kingdom: la strategia non era solo mettere in campo celebrità, ma evocare, con le scelte di casting, una grammatica emotiva fatta di abitudini condivise, affetti da sitcom serali, senso di familiarità. In un mercato in cui la fedeltà si gioca in secondi e la spesa pubblicitaria è ormai da blockbuster, vincere significa anche saper toccare le corde giuste prima ancora che il giocatore scarichi l’app.

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FiberCop promossa con riserva: ‘BB’ da Fitch, ma la leva preoccupa l’agenzia

Rating iniziale con margini di miglioramento

Fitch Ratings ha assegnato per la prima volta a FiberCop S.p.A. un rating “BB” con outlook stabile, un giudizio che segnala una discreta solidità, ma con vulnerabilità da monitorare, soprattutto legate alla leva finanziaria (il rapporto tra i debiti netti e l’EBITDA). In parallelo, è stato confermato il rating “BB+” sul debito senior di Optics Bidco, la holding ora fusa in FiberCop. (Vedi qui il comunicato integrale di Fitch Ratings).

Punti di forza: posizione sul mercato e visibilità dei ricavi

FiberCop si distingue come principale operatore wholesale della rete fissa italiana, con 71% di quota di mercato e 14,5 milioni di clienti. La sua rete copre l’88% delle famiglie italiane (FTTC) e il 60% di quelle previste su FTTH. La collaborazione strutturata con TIM, grazie a un accordo pluriennale, garantisce visibilità e stabilità dei ricavi, sostenuta da un mercato con ancora ampi margini di crescita nella penetrazione della banda larga.

Il rovescio della medaglia: debito elevato e cash flow negativo

Nonostante i ricavi in crescita e un EBITDA 2024 superiore alle attese (1,824 miliardi di euro contro 1,603), FiberCop presenta una leva finanziaria (EBITDA net leverage) in crescita, destinata a superare il livello critico di 6,8x nel 2026-2027, per poi rientrare entro il 2028. Il motivo? Un massiccio piano di investimenti per accelerare la diffusione della fibra, che limita il cash flow e aumenta i rischi di esecuzione. Fitch prevede un FCF negativo per almeno quattro anni, con investimenti annui oltre i 2 miliardi di euro.

Outlook stabile: fiducia nel medio-lungo termine

Il rating resta stabile perché Fitch considera il profilo di FiberCop come “mission-critical” per l’infrastruttura digitale italiana, con prospettive di forte crescita dell’EBITDA margin (dal 47% al 57% nel 2028). I risparmi attesi dalla dismissione del rame e dall’efficientamento energetico rafforzano la fiducia sul medio termine.

Promozione con riserva: non è una bocciatura, ma neanche un “buon risultato” pieno

Fitch non boccia FiberCop, anzi riconosce la sua centralità infrastrutturale e i margini di crescita, ma mantiene un profilo di rischio significativo legato all’indebitamento e alla sostenibilità degli investimenti. Il giudizio è positivo sul lungo termine, ma la situazione finanziaria resta fragile nel breve.

Posizione di mercato e confronto con Open Fiber

FiberCop è il principale operatore wholesale di rete fissa in Italia, con una quota di mercato del 71% e circa 14,5 milioni di linee servite. La sua rete, considerata infrastruttura digitale strategica a livello nazionale, raggiunge 27 milioni di unità immobiliari (pari all’88% del territorio) con tecnologia FTTC e punta a coprire 20 milioni di case con la fibra FTTH, di cui il 60% era già raggiunto a fine 2024.

Nel mercato italiano degli accessi wholesale, FiberCop si confronta principalmente con Open Fiber, unico altro operatore FTTH con copertura nazionale. La concorrenza si concentra soprattutto nelle aree ad alta e media densità (le cosiddette aree nere e grigie 1), mentre nelle zone rurali (grigie 2 e bianche) Open Fiber opera in regime di concessione pubblica. Fitch prevede che FiberCop perderà gradualmente parte del mercato in queste aree, ma manterrà la leadership complessiva grazie alla maggiore capillarità della rete e al presidio consolidato delle aree urbane. Inoltre, la presenza della rete FTTC fornisce un cuscinetto contro la perdita di clienti in attesa di una diffusione completa dell’FTTH.

La visibilità sui ricavi resta elevata grazie all’accordo pluriennale siglato con TIM, che garantisce stabilità contrattuale su gran parte del fatturato. Fitch sottolinea anche che la penetrazione della banda larga in Italia (72%) è ancora bassa rispetto alla media europea, il che lascia margini di crescita futuri.

Prospettive industriali e confronto con altri operatori

L’EBITDA margin di FiberCop, attualmente al 47%, è atteso in crescita fino al 57% entro il 2028, trainato da risparmi legati alla dismissione della rete in rame e a minori costi energetici. Fitch avverte tuttavia che questi benefici potrebbero materializzarsi più lentamente del previsto, vista la complessità del piano.

Nel confronto internazionale, FiberCop mostra un profilo operativo più debole rispetto a NBN Co (Australia), che gode di uno status monopolistico e di supporto governativo. Anche rispetto ad altri operatori come CETIN o TDC NET, FiberCop ha margini di manovra più ristretti, a causa della maggiore concorrenza e della permanenza della tecnologia FTTC. Gli operatori integrati (es. BT o KPN) risultano più esposti a rischi retail, mentre le tower company INWIT e Cellnex vantano una stabilità finanziaria superiore grazie a contratti di lungo termine e ritorni più prevedibili sugli investimenti.

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Italia 1 Giga, svolta più vicina. Ma Open Fiber più veloce di Fibercop

La soluzione della partita Italia 1 Giga da parte del Governo è più vicina. Manca poco, e nelle prossime ore, come anticipato dal Sottosegretario alla Trasformazione Digitale Alessio Butti, si arriverà ad un compromesso per salvare i fondi del PNRR. Nessuno vuole perdere i fondi e anche lo spettro della revoca sembra ormai accantonato. E’ questo il clima che si respira nelle ultime ore intorno ad una vicenda che da mesi tiene con il fiato sospeso la industry delle Tlc e il Governo, che non vuole assolutamente rinunciare ai fondi per la copertura a banda ultralarga delle aree grigie, in forte ritardo.

Open Fiber sta avanzando più veloce di Fibercop

Nelle more di questa vicenda, che vede Open Fiber e Fibercop muoversi in parallelo per raggiungere la quadra sotto l’egida del Dipartimento della Trasformazione Digitale e di Infratel, c’è però un dato che è passato finora sotto silenzio. Il ritmo di progressione di Open Fiber negli ultimi mesi è più veloce di quello di Fibercop.

 Estraendo dal sito Connetti Italia i numeri aggiornati a fine maggio dei civici coperti da Open Fiber e Fibercop il risultato, a sorpresa, è che l’operatore controllato da Cdp (60%) e Macquarie (40%) è più veloce di Fibercop, controllato a sua volta da KKR Infrastructure che detiene la quota più significativa (37,8%), seguito da Canada CPP Investments e ADIA (17,5% ciascuno), il Ministero dell’Economia e Finanze (MEF) (16%) e F2i (11,2%).

Il confronto

In particolare, nel periodo fra settembre e dicembre 2024 Open Fiber ha coperto complessivamente 213mila civici, a fronte dei 177mila di Fibercop. Lo stesso trend si è registrato fra gennaio e maggio del 2025, con Open Fiber che ha coperto 366mila civici a fronte dei 124.448 di Fibercop. Il ritmo di copertura di Open Fiber è quasi tre volte superiore a quello dell’operatore controllato da KKR.

Il calco si fa andando sul sito https://connetti.italia.it/ e sottraendo dal numero totale di civici da coprire regione per regione previsto dai lotti originari il numero di civici che risultano connessi al 30 maggio.

Il quadro in termini assoluti

E’ pur vero anche che, in termini assoluti, dopo il taglio del target complessivo a 3,4 milioni di civici per il Piano Italia 1 Giga (dimezzato rispetto ai 7 milioni originari), la ripartizione stimata tra gli operatori è la seguente:

  • Open Fiber è stata assegnata circa 2,1 milioni di civici, risultando l’operatore con la porzione maggiore. A fine maggio ne aveva coperti 1.103.777.
  • FiberCop, invece, si occupa del resto, pari approssimativamente a 1,2 milioni di civici (il totale di 3,4 meno la parte di OF). A fine maggio ne aveva coperti 818mila.

Come andrà a finire?

Le tre ipotesi al vaglio: più FWA, scorporo di almeno 300mila civici o taglio secco di 300mila civici

Dopo il rifiuto da parte di Open Fiber di cedere parte dei lotti a Fibercop, la situazione è cambiata nelle ultime settimane. In particolare, sono tre le ipotesi al vaglio del Dipartimento.

In particolare, sul Sole 24 Ore è emersa una soluzione da valutare alternativa considerata “pragmatica”, vale a dire permettereuna modifica alle convenzioni che consenta l’uso temporaneo da parte di Open Fiber della tecnologia FWA in luogo della fibra FTTH. Questo per accelerare i lavori e raggiungere gli obiettivi a giugno 2026 in tempo utile per non perdere i fondi del PNRR. L’impegno sarebbe poi di coprire nell’anno successivo, vale a dire entro il giugno del 2027, i civici raggiunti dall’FWA aggiuntivo con l’FTTH previsto in origine.

Questa soluzione in qualche modo garantirebbe anche i cittadini, che in una prima fase potrebbero quanto meno ottenere nei tempi stabiliti una connettività FWA provvisoria, in attesa dell’FTTH definitivo che arriverebbe appunto in un secondo momento.  

La proposta è al vaglio del Dipartimento della Trasformazione Digitale e avrebbe il vantaggio di rispettare le date fissate dal bando Italia 1 Giga, che prevede in totale la copertura di 3,4 milioni di civici. La Commissione Ue sarebbe neutra dal punto di vista tecnologico sulla soluzione da adottare, ma sarebbe necessario a livello nazionale prendere una decisione di modifica dei termini del bando, aumentando al percentuale possibile di FWA a 1 Giga per Open Fiber.

Il tutto in un contesto in cui l’ipotesi della revoca (attuale fino a qualche giorno fa) sembrerebbe realisticamente anch’essa superata, perché si andrebbe incontro ad una pioggia di ricorsi che andrebbero ben oltre il termine ultimo del bando, con la conseguente perdita dei fondi del PNRR. Perdita che nessuno vuole.

La seconda ipotesi: lo scorporo dei civici che non si riesce a coprire

Una seconda ipotesi, già adottata per 17 progetti ferroviari del PNRR, sarebbe quella di scorporare la parte di civici che non si riuscirebbe a fare entro giugno 2026, che ammonterebbe a un totale di circa 300mila per Open Fiber, per passarli su fondi non PNRR come i fondi di coesione, che non hanno scadenze così rigide.

La terza ipotesi: la cancellazione dei civici che non riesce a coprire

Una terza ipotesi sarebbe quella di chiedere alla Commissione Ue di tagliare l’obiettivo del Piano Italia 1 Giga di circa 300mila civici, per consentirne il raggiungimento. Ma questa scelta prevederebbe anche la rinuncia a parte dei fondi del PNRR.

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Italia 1 Giga, Butti ‘Soluzione su aree grigie Open Fiber-Fibercop è questione di ore’

“Stiamo valutando i numeri, stiamo valutando le percentuali di copertura del territorio, stiamo valutando tutto. È questione di ore”. Lo ha detto il sottosegretario all’Innovazione digitale, Alessio Butti, rispondendo a chi gli chiede di una possibile soluzione tra Open Fiber e Fibercop sui lotti per le aree grigie in cui vi sono ritardi, a margine di un evento a Roma. “Abbiamo convocato un tavolo tecnico e giuridico al Dipartimento. Stanno sviluppando gli esiti in queste ore, in questi giorni, quindi anticipare una scelta, una decisione ovviamente mi sembra abbastanza scorretto”, ha aggiunto, specificando che il governo “ha le idee abbastanza chiare”.

Quale soluzione?

Vedremo alla fine quale sarà la soluzione, considerati i vincoli temporali del PNRR che impongono la fine dei lavori entro giugno 2026.

“Abbiamo ereditato una situazione pesantissima che origina evidentemente dai governi che ci hanno preceduto, ma l’obiettivo – ha ribadito Butti – è traguardare il 30 giugno del 2026 nel modo migliore. Dopodiché è chiaro che offriamo uno sguardo di particolare attenzione anche alla neutralità tecnologica”.

“A noi come governo interessa ovviamente raggiungere l’obiettivo. La tecnologia ovviamente la scegliamo anche rispetto a quello che ci indicherà la Commissione europea. Non a caso stiamo sperimentando, ad esempio abbiamo appena concluso una gara in Lombardia, anche la tecnologia satellitare, ma l’Ftth resta ovviamente la tecnologia primaria in assoluto, con tutto il resto, compreso l’Fwa, e questo è importante”.

C’è da dire dal quanto di vista tecnologico che la performance richiesta nel bando è garantita con certezza dall’FTTH, la cui copertura è problematica. Le altre tecnologie, FWA e satellite, sarebbero quindi alternative valide per cominciare, in attesa dell’arrivo della fibra in un secondo momento. E’ questa una delle ipotesi in circolazione più accreditate.

Butti ‘Ftth tecnologia sovrana, ragioniamo a livello Ue su satellitare

“Il satellitare non è previsto attualmente nelle misure Pnrr però c’è un esperimento che è stato svolto, un’esperienza molto interessante in Spagna per cui hanno adottato la tecnologia satellitare, noi stiamo già ragionando a livello europeo per fare in modo che ci consentano di utilizzare anche questa tecnologia per traguardare quegli obiettivi”, ha detto Butti. “Un precedente c’è già. Ripeto, l’Ftth resta la tecnologia sovrana sotto questo punto di vista, è quella più performante, quindi lavoreremo su questo”.

“Io credo di aver dato dimostrazione di essere molto ragionevole e molto indulgente. Il governo è molto disponibile perché chiaramente, riconoscendo gli errori commessi da altri nel passato, noi vogliamo traguardare un risultato importante. È evidente che anche gli operatori devono capire che sono stati commessi degli errori”, ha concluso.

Butti: Spid è vulnerabile, carta di identità elettronica gratuita e sicura

Il Sottosegretario è poi passato ad un altro tema caldo, vale a dire lo Spid. Lo Spid comincia a essere vulnerabile. Qualcuno sta già facendo pagare lo Spid, senza fare nomi, quindi il pagamento è previsto già dal 2019. Quello che noi possiamo fare è ovviamente lavorare sempre con i privati che hanno fatto un grandissimo lavoro quando in passato il governo era sordo e cieco, ma occorre far capire che innanzitutto possono passare a un altro identity provider”, ha aggiunto Butti.

“I cittadini e le imprese, possono finalmente arrivare alla carta di identità elettronica, che diversamente dallo Spid è indicata anche a livello europeo ed è molto più sicura, però, ripeto, è una non notizia, perché è un fatto noto dal 2019 e già oggi qualcuno paga per lo Spid – ha aggiunto – E’ chiaro che noi lavoreremo per fare in modo che tutto possa essere agevolato nel modo migliore”.

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Tim: Labriola ‘Con Poste già sinergia gigantesca, guardate il titolo’

“Abbiamo già portato a casa una sinergia gigantesca. Forse non ci siamo resi conto che il titolo è passato da 29 a 39 centesimi dopo l’entrata di Poste nel capitale sociale. Quindi già questo è un grande punto di partenza” che “vale tra un miliardo e mezzo o due di capitalizzazione in borsa”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, a margine di un evento oggi a Roma, rispondendo a chi gli chiede delle sinergie nell’ambito dei servizi con Poste.

Poi “stiamo discutendo i dettagli del dell’mvno e anche quello è un importante elemento. Quindi ci sono già tante sinergie e poi tutto il resto con calma. Siamo tornati a essere un’azienda normale, quindi non c’è fretta: le cose vanno fatte con calma e con intelligenza”, ha aggiunto Labriola.

Ad Tim, fino a un anno fa dati per morti, ora fondi ci osservano

Sulla sinergia con Poste “il giudizio lo dà il mercato e avere un’azionista con una visione industriale dà fiducia al mercato”, ha aggiunto Labriola.

“Fino ad un anno fa eravamo dati per morti ora, oggi sotto osservazione dai principali fondi di investimento” ha aggiunto. Per Labriola “avere Poste alle spalle ci garantisce italianità e sovranità” e “ci pone come un interlocutore affidabile in un contesto in cui affidabilità e certezze sono venute meno”.

Labriola, ‘consolidamento delle Tlc è direzione dell’Europa’

Sul consolidamento delle Tlc, che potrebbe coinvolgere anche Tim e Iliad, “non ci sono novità”, ma “l’Europa sta andando in quella direzione, mi sembra dappertutto, in Francia, in Spagna”, ha detto. “Noi l’abbiamo sempre auspicato un qualcosa che razionalizzi il mercato e – ha aggiunto – è nell’interesse anche del sistema Paese”.

Renna, consolidamento Fastweb-Vodafone primo passo ma non basta

“Il paradosso delle Telco è che in Italia il settore vive una crisi strutturale, con i ricavi che crollano e i costi che crescono”, dunque il comparto “pur rimanendo strategico non è più sostenibile e serve un cambio di passo, possibile solo con le giuste economie di scala”. Lo ha sottolineato Walter Renna, Ceo di Fastweb+Vodafone, nel corso dell’evento. “Il consolidamento Fastweb+Vodafone è un primo passo ma non basta” ha quindi sottolineato.

“Le infrastrutture proprietarie rimangono il core business” degli operatori, ha aggiunto Renna, secondo cui occorre però “essere capaci di accompagnarle con nuovi servizi a partire dalla cybersecurity, dal cloud sovrano e dall’intelligenza artificiale”, anche “per non dipendere dalle piattaforme straniere”.

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