Poste Italiane supera i 19 euro per azione, record storico dalla quotazione (video)
Continua il trend positivo di Poste Italiane che ha chiuso a 19,045 euro per azione, con un incremento del +1,87%, segnando così un nuovo massimo storico dal giorno della sua IPO, avvenuta nell’ottobre 2015. Per la prima volta nella sua storia borsistica, come riportato da TG Poste, il titolo ha oltrepassato la soglia dei 19 euro, raggiungendo una capitalizzazione di 24,9 miliardi di euro.
Un 2024 da record e una traiettoria di crescita solida
Il 2024 si sta confermando come l’anno dei record per la società guidata dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante. Dopo aver abbattuto per la prima volta il muro dei 18 euro nei primi mesi dell’anno, il titolo ha continuato la sua scalata, supportato da risultati solidi e da una fiducia crescente da parte del mercato.
Negli ultimi dodici mesi, Poste Italiane ha garantito agli azionisti un ritorno complessivo – tra rivalutazione del titolo e dividendi – pari al +61%, una performance nettamente superiore alla media delle blue chip italiane (+23%) e di quelle europee (+11%).
Piano industriale e guidance 2025
Il recente aggiornamento del piano strategico ha rafforzato ulteriormente la fiducia degli investitori. Le previsioni parlano di un margine operativo rettificato (EBIT) atteso a 3,1 miliardi di euro entro la fine dell’anno, con una guidance sull’utile netto portata a 2,1 miliardi di euro.
Una solida generazione di cassa consente alla società di destinare 1,4 miliardi di euro in dividendi, con una super-cedola da 1,08 euro per azione, a conferma della politica di remunerazione generosa verso gli azionisti.
I risultati 2023 approvati dalla Corte dei Conti
Anche la Corte dei Conti, attraverso la Delibera n. 39/2025, ha confermato la bontà della gestione. Nel 2023, Poste Italiane ha registrato un utile netto di 1.390 milioni di euro, con una crescita del +64,1% rispetto agli 847 milioni del 2022. I ricavi totali sono aumentati dell’11%, attestandosi a 11.155 milioni di euro.
Particolarmente dinamico il segmento pacchi, che ha trainato i ricavi da servizi postali fino a 2.832 milioni. Anche BancoPosta ha mostrato una crescita significativa, con entrate in aumento da 5.467 a 6.379 milioni di euro, grazie soprattutto al buon andamento dei servizi di conto corrente.
Con risultati finanziari solidi, un piano industriale ambizioso e un titolo che continua a macinare record, Poste Italiane si conferma come una delle realtà più dinamiche e redditizie del panorama italiano, a dieci anni esatti dalla sua storica quotazione in Borsa.
Starlink. Urso: “Europa sia autonoma”. Kubilius: “Incentivi per Stati che acquistano tecnologia Ue”
Il ministro Adolfo Urso sembra davvero mettere in stand-by Starlink e puntare, invece, sull’autonomia satellitare europea. Oggi è stato al fianco delCommissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, quest’ultimoaudito anche in Parlamento. “Vogliamo garantire all’Europa l’accesso autonomo allo spazio grazie ai programmi di Avio e di Ariane e con il completamento delle costellazioni europee, che mi auguro nei tempi prefissati per quanto riguarda Iris2, e con le costellazioni satellitari nazionali che sono nel programma del nostro governo”, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha visitato gli impianti di Thales Alenia Space insieme al commissario europeo. Di fronte a nuove minacce globali e sfide ibride, l’Unione Europea guarda allo Spazio come al cuore pulsante della propria sovranità tecnologica e militare. È il messaggio forte e chiaro emerso dall’audizione di Kubilius, davanti alle Commissioni Politiche Ue di Camera e Senato. Una seduta densa, in cui il futuro dell’Europa è stato tracciato tra orbite satellitari, interoperabilità militare e investimenti industriali con un orizzonte chiaro: lo Spazio sarà l’attore protagonista del XXI secolo.
Difesa e Spazio, binomio strategico
“Senza i dati provenienti dallo Spazio – ha ammonito Kubilius – oggi non saremmo in grado né di difenderci, né di comunicare. “
Il legame tra sicurezza, sovranità tecnologica e dominio spaziale è ormai inscindibile. Le costellazioni satellitari, come Galileo, Copernicus e la futura IRIS², forniscono già capacità cruciali: geolocalizzazione, osservazione della Terra, allerta precoce. Ma non basta.
“Servono fondi aggiuntivi, ha sottolineato il Commissario. I 17 miliardi di euro stanziati per lo Spazio nel quadro finanziario pluriennale non sono sufficienti nemmeno a mantenere i programmi esistenti. ” Da qui l’annuncio: nascerà un Fondo per la Concorrenza in ambito spaziale, pensato per unire le forze, consolidare le iniziative nazionali e dare all’Europa lo slancio necessario per restare nel gioco globale dominato da attori come Starlink, Cina e Stati Uniti.
L’Italia in orbita
A rappresentare l’impegno concreto dell’Italia è stato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha raccontato di aver accompagnato Kubilius in visita presso tre hub strategici dell’industria spaziale italiana: Thales Alenia Space, dove è nata una delle quattro “Space Factory” europee grazie ai fondi del PNRR; la base spaziale del Fucino, snodo cruciale della futura costellazione IRIS²; e Colleferro, cuore pulsante del lanciatore Vega C e del programma Ariane, chiave per l’accesso autonomo dell’Europa allo spazio.
“Abbiamo speso bene le risorse europee” ha ribadito Urso. “Abbiamo messo l’Italia in condizione di giocare da protagonista, e la nostra prima legge nazionale sullo Spazio, ora in Senato, potrà ispirare la futura regolamentazione europea. “
Edirpa, Edip e la difesa comune
Se nello Spazio l’Europa sogna in grande, sul fronte della difesa comune il Commissario Kubilius è apparso più cauto. “L’industria della difesa europea è frammentata, disomogenea. Spendiamo il 50% dei fondi fuori dall’Unione, e senza una svolta rischiamo di perdere terreno“, ha avvertito. Il piano è noto: passare dall’Edirpa all’Edip, dotandolo di risorse concrete – almeno 20 miliardi di euro – per acquisti congiunti, addestramento, mobilità e produzione industriale interna.
Ma i nodi politici restano. Il Parlamento e il Consiglio faticano a trovare un accordo strutturale. Eppure, le crisi, ammonisce Kubilius, “hanno sempre spinto l’Europa a fare progressi“. Le minacce ibride russe, gli attacchi cibernetici, la guerra dell’informazione sono già realtà: “è più facile occupare la mente delle persone che un territorio“. Ed è su questo terreno che si giocherà la prossima partita.
Un’industria per la pace, una strategia per la resilienza
In questo scenario, la difesa non è solo armamenti, ma capacità di resilienza. “Dobbiamo sviluppare una leadership collettiva“, ha detto Kubilius. Investire nella Banca europea degli investimenti per sostenere l’espansione industriale, incentivare gli Stati membri ad aderire ai prestiti europei, costruire una vera politica industriale continentale, in particolare nel settore strategico della difesa.
Lo Spazio come leva di un’identità europea
Oggi l’Europa si gioca una partita esistenziale. Non solo difendere i propri confini, ma definire il proprio ruolo in un mondo multipolare. E lo Spazio diventa, forse per la prima volta, non solo il teatro della sfida, ma la sua stessa posta in gioco.
Mentre si prepara il prossimo quadro finanziario pluriennale, la consapevolezza si fa strada: lo Spazio non è un lusso, ma una condizione per esistere, per comunicare, per difendersi. E l’Italia, con la sua filiera industriale, con le sue capacità produttive, con il suo impegno politico, è pronta a fare la sua parte.
Sui treni del Gruppo Ferrovie dello Stato (GFS), comunque, sembrerebbe avviata la sperimentazione anche con l’azienda di Elon Musk per avere il Wi-Fi sui convogli, con i satelliti di Starlink e con le tecnologie brevettate di Icomera, come ad esempio l’aggregazione di link SureWAN.
Come funziona?
Starlink utilizza una rete di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO), che consente di fornire connettività con latenze inferiori ai 40 millisecondi e una velocità media compresa tra i 200 e i 400 megabit al secondo per terminale. Icomera integrerà questa tecnologia con il proprio sistema brevettato SureWAN, progettato per aggregare più fonti di connettività—satellitare, cellulare o da reti lungo i binari—in modo simultaneo e adattivo. Il sistema seleziona dinamicamente la rete più adatta in base a parametri quali posizione, orario e domanda di traffico.
Prestazioni sui treni comparabili con le reti urbane ad alta capacità
L’accordo si inserisce in un contesto in cui Icomera ha già condotto negli ultimi anni prove tecniche con la connettività LEO su treni operativi in Nord America ed Europa. I risultati preliminari hanno mostrato prestazioni comparabili a quelle di connessioni urbane ad alta capacità, anche in contesti rurali.
Dal punto di vista operativo, si legge sul sito web aziendale, l’integrazione della connettività satellitare è destinata a supportare anche applicazioni interne come il monitoraggio in tempo reale dei sistemi di bordo, la diagnostica da remoto e la gestione delle comunicazioni interne al treno.
Le prime installazioni commerciali sono partite in questi mesi. L’accordo rappresenta un passo verso l’adozione su larga scala di soluzioni ibride per la connettività ferroviaria, che combinano più tecnologie per rispondere alle esigenze di copertura e continuità del servizio.
La connettività satellitare alla prova delle gallerie
Come anticipato, la connettività sui treni assicurata dal Gruppo, almeno sulla carta, ma non è mai certa. Lavorare o studiare su un treno rimane un’esperienza incerta. Diversi i problemi pratici e tecnici che rendono difficile navigare su internet in un treno in corsa.
Molte delle aree attraversate dalle nostre ferrovie per viaggi ad alta velocità sono scarsamente o per niente coperte dal segnale (dalle aree cosiddette grigie a quelle bianche), la velocità del treno è tale che il passaggio da una cella all’altra rende instabile la connessione. Il problema più grande, però, come ha spiegato Aldo Fontanarosa in un articolo su La Repubblica, rimangono le gallerie (tra Bologna e Firenze, ad esempio, si percorrono sottoterra più di 80 km).
La domanda di base è: ma il segnale satellitare reggerà la prova delle gallerie? Come ha spiegato Fontanarosa, il sistema di connettività è misto: per i binari all’aperto non ci sono problemi, ma la parte sotterranea, come si cerca di fare già oggi, dovrà esser servita da ripetitori installati dalle società di telecomunicazione.
In questo il 5G sarà fondamentale (il 6G ancora di più). Icomera offre a GFS un “sistema multisim” sui Frecciarossa, che consente di tenere il segnale di tutte le società di telecomunicazioni e oggi mette sul piatto anche il satellite di Starlink.
Il capo della Polizia: “Perché le Telco collaborano e le piattaforme digitali no?”. Il commento di Mezza
Se lo Stato si identifica con il potere di proclamare lo stato di emergenza, come codificò il padre della sovranità statuale Carl Schmitt, allora nella società digitale bisogna rivedere i confini fra indipedenza e colonialismo nazionale.
Un esempio concreto lo ha , con grande lucidità e pragmaticità, proposto il capo della polizia Vittorio Pisani nel suo intervento al festival dell’economia a Trento, dove ha chiesto che ai grandi service provider digitali, che intermediano e classificano ogni nostro comportamento, sia applicata la stessa regola che costringe le compagnie telefoniche a collaborare con le autorità di polizia del paese in cui operano.
Mentre le telecomunicazioni tradizionali sono soggette a obblighi di legge (conservazione dati, fornitura di prestazioni obbligatorie come le intercettazioni su richiesta dell’autorità giudiziaria, identificazione del titolare Sim)– ha spiegato il prefetto Pisani – per i servizi digitali manca una regolamentazione analoga. Non vi è un obbligo per questi provider di conservare dati sull’identità reale degli utenti o di fornire accesso alle comunicazioni criptate, nemmeno in casi di reati gravissimi.
Pisani ha poi evidenziato come, ad esempio, in Italia non sia possibile nemmeno testare tecnologie per intercettare comunicazioni su piattaforme come Telegram per reati come la pedopornografia, a differenza di altri Paesi.
Al momento Apple e Google, proprietari dei sistemi operativi che gestiscono più del 95% dei terminali mobili attivi in Italia non sono minimamente sottoposti alle norme giudiziarie italiane. Così come Facebook o Tik Tok e Huawei, o ancora Amazon o OpenAI, il proprietario di ChatGPT.
Mentre paradossalmente i server dove sono depositati i dati delle relazioni fra cittadini italiani, residenti largamente negli USA, o in Cina per Tik TOK e Huawei, sono esposti a controlli e ispezioni da parte dei rispettivi governi nazionali.
Una contraddizione che vanifica ogni sforzo per disciplinare su un piede di reciprocità il mercato dei dati a livello globale.
Le norme approvate in sede europea, come il DGPR sui dati oppure l’AI ACT, che mirano a rendere più trasparente le modalità di adozione dei sistemi digitali, in particolare dei nuovi dispositivi di intelligenza artificiale, si riducono a pure petizioni di principio se nell’esercizio concreto delle attività i service provider digitali possono sottrarsi a qualsiasi vincolo giuridico. Non dobbiamo dimenticare cosa accadde nei drammatici mesi della pandemia, quando il nosatro sistema sanitario era in evidente emergenza e i malati morivano per l’impossibilità di arginare il contagio.
In quel frangente tragico , la vera quintessenza dell’emergenza considerata da Carl Schmitt il banco di prova della sovranità di uno Stato, le amministrazioni sanitarie italiane non riuscirono ad organizzare un efficiente servizio di georeferenzazione dei portatori di contagio perchè, appunto, Apple e Google si rifiutarono di rendere i dati in loro possesso (che localizzavano meticolosamente ognuno di noi ai fini di una mappatura dei movimenti di coloro che potevano diffondere il virus). Al contrario, il noto Claud Act, la legge degli Stati uUniti sulla raccolta e gestione dei dati da parte delle piattaforme digitali, impone ad ogni service porovider americano di collaborare attivamente con le autorità di quel paese.
Ora la nazionalità di un sistema che opera in regime di reciprocità di convenzione, per cui Google, attraverso Android, o Telegram sono attivi sul territorio nazionale perché l’Italia autorizza in linea di principio la libera circolazione dei servizi digitali, non può essere legata alla proprietà finanziaria della piattaforma ma alla territorialità in cui opera quella piattaforma. Di conseguenza se un service provider, come appunto le compagnie telefoniche, esercita la propria attività in Italia, raccogliendo e commercializzando dati sensibili dei nostri cittadini, devono inevitabilmente fornire, come appunto Fastweb o Iliad, piena trasparenza alle autorità italiane di contrasto al crimine.
La casistica tende poi ad espandersi con le nuove forme di intelligenza artificiale, dove la pervasività delle applicazioni e la loro personalizzazione permette di ricostruire non solo il dato inerme, ossia la tracciabilità di movimenti o volontà, ma anche il percorso psico culturale che ha portato a quell’atto o quella affermazione.
A questo punto la magistratura potrebbe disporre di piste evolutive lungo le quali si è formata la delibera volontà di un soggetto di compiere un’azione trasgressiva, valutandone la piena consapevolezza e coscienza.
Un nodo questo che dovrebbe far riflettere le nostre istituzioni e le forze politiche che sono alle prese con un testo di regolamentazione dei sistemi di intelligenza artificiale che non dovrebbe ignorare queste incombenze. In questa prospettiva diventa quanto mai utile il meeting che Key4biz ha organizzato sul tema della sovranità digitale a Roma per domani pomeriggio, dove aziende ed istituzioni, fuori da ogni preconcetto ideologico o politico, si confronteranno proprio sugli aspetti concreti di una reale applicazione di questo principio.
Siamo ormai in un campo, potremmo dire parafrasando un noto detto del premier francese Georges Clemenceau, per la guerra e i generali, troppo importante e grave da lasciare ai tecnici, o ancora peggio, ai proprietari.
Una mobilità in trasformazione. La crescita economica e i veicoli connessi
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Il mercato italiano della mobilità smart continua a registrare numeri positivi, nonostante le difficoltà del comparto automobilistico tradizionale. Nel 2024 il settore ha raggiunto un valore complessivo di 3,3 miliardi di euro, in crescita del 16% rispetto al 2023, grazie soprattutto allo sviluppo delle tecnologie per l’auto connessa e ai sistemi intelligenti per la mobilità urbana.
All’interno di questa cifra spiccano tre voci principali: 1,66 miliardi per le soluzioni connesse nei veicoli (SIM integrate, box GPS, servizi digitali), 1,2 miliardi per i dispositivi ADAS come la frenata automatica o il mantenimento di corsia, e 500 milioni di euro per le applicazioni dedicate alla mobilità nelle città, dalla gestione dei parcheggi al trasporto in sharing.
A fotografare la crescita è il nuovo report dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del PoliMI, che conferma l’aumento costante delle vetture connesse circolanti nel nostro Paese: 17,7 milioni a fine 2024, equivalenti al 44% del parco auto nazionale. Si tratta di una vettura ogni tre abitanti, segno che la connettività sta diventando uno standard, anche se la penetrazione sul totale rimane inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei.
L’elettrico rallenta, l’auto privata resta centrale
La transizione verso una mobilità a basse emissioni in Italia si conferma ancora parziale. Le auto elettriche pure (BEV) e ibride plug-in (PHEV) hanno rappresentato nel 2024 solo il 7,5% delle nuove immatricolazioni, un dato in lieve miglioramento nel primo trimestre 2025 (9,7%) ma ancora ben lontano dai livelli auspicati per un cambio di paradigma. Il parco circolante si ferma a 624.000 veicoli, circa l’1,5% del totale, un segnale chiaro che l’elettrificazione non ha ancora conquistato la fiducia del grande pubblico.
Tra gli ostacoli principali emergono soprattutto considerazioni economiche: il prezzo d’acquisto è indicato come il primo fattore dissuasivo dal 26% degli intervistati, seguito dai costi di ricarica (19%) e da quelli legati alla manutenzione (17%). Anche tra coloro che hanno già fatto il salto, la soddisfazione è alta ma non entusiasta: il 95% valuta positivamente il proprio acquisto (voto tra 6 e 10), ma oltre un quarto si ferma a un giudizio tiepido, tra il 6 e il 7.
Nel frattempo, l’auto privata a motore endotermico continua a rappresentare il mezzo di trasporto principale per l’87% degli italiani, soprattutto per gli spostamenti casa-lavoro (38%) e nelle aree con scarsa copertura di mezzi pubblici o servizi in sharing (37%). La prospettiva di abbandonare l’auto è ancora lontana: solo il 10% si dichiara pronto ad adeguarsi subito allo stop europeo alla vendita di benzina e diesel dal 2035, mentre il 48% intende sfruttare al massimo la propria vettura attuale o sostituirla solo a ridosso della scadenza.
Auto connesse e utenti smart tra entusiasmo e cautela
Se quasi la metà degli italiani possiede ormai un’auto connessa, la vera rivoluzione si gioca sull’uso quotidiano delle funzionalità smart, sempre più integrate e accettate. Secondo l’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, il 92% degli utenti connessi utilizza regolarmente almeno una funzione avanzata del proprio veicolo: i sistemi di infotainment sono i più diffusi (90%), seguiti dal monitoraggio della ricarica nei veicoli elettrici (83%) e dai sistemi di assistenza alla guida (ADAS, 79%), come il cruise control adattivo o l’avviso di superamento della corsia.
Anche il grado di familiarità con queste tecnologie sta evolvendo: sempre più utenti si dicono disposti a condividere i propri dati di guida in cambio di vantaggi tangibili. Il 61% degli automobilisti, in netto aumento, è favorevole a questa forma di scambio, soprattutto se finalizzata a servizi personalizzati o sconti assicurativi. Proprio in questo contesto si inseriscono strumenti come quelli messi a disposizione da SOStariffe.it, che aiutano a confrontare offerte con assicurazioni auto e piani per auto connesse, valutando vantaggi economici e funzionalità digitali in base al proprio stile di guida.
Il futuro sembra orientato verso una guida sempre più automatizzata: il 55% degli italiani si dichiara pronto a utilizzare un’auto a guida autonoma, valutandola più sicura (47%), più affidabile (36%) e più comoda per le manovre (33%). Ma non manca chi preferisce mantenere il controllo diretto del veicolo, per timori legati alla sicurezza o alla perdita del “piacere di guida”.
Smart Mobility nei comuni: buone intenzioni, dati sottoutilizzati
Mentre cresce l’interesse verso una mobilità urbana più sostenibile e integrata, la realtà dei progetti di Smart Mobility nei comuni italiani appare ancora disomogenea. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il 65% dei comuni ha avviato almeno un’iniziativa nel triennio 2022–2024. Le applicazioni più diffuse riguardano mobilità elettrica (70%), sharing mobility (57%) e gestione del traffico (49%), spesso supportate da piattaforme digitali per il monitoraggio e il controllo in tempo reale.
Tuttavia solo il 29% degli enti locali utilizza effettivamente i dati generati da questi progetti, e nella maggior parte dei casi l’uso è ancora limitato a funzioni informative o diagnostiche. La valorizzazione predittiva dei dati, ad esempio tramite algoritmi di Intelligenza Artificiale, è assente: nessun comune dichiara di aver adottato soluzioni di questo tipo, e quasi la metà non prevede nemmeno di farlo in futuro. Un altro 25% intende invece migliorare l’uso dei dati nei prossimi anni, segnale che una parte del sistema ha compreso l’importanza strategica di queste risorse.
Nel contesto urbano, la disponibilità di dati potrebbe rendere più efficienti non solo la gestione del traffico, ma anche l’organizzazione del trasporto pubblico e i servizi on demand. Tuttavia, la mancanza di competenze tecniche e risorse dedicate continua a rallentare l’evoluzione. Il tema è ormai riconosciuto come prioritario: il 78% dei comuni con più di 15.000 abitanti lo considera “molto rilevante” o “fondamentale”. Ma senza un salto di qualità nella governance dei dati, l’ambizione di trasformare le città in ecosistemi intelligenti rischia di rimanere incompiuta.
Smart Road e flotte aziendali, la svolta passa dai professionisti
Oltre alla mobilità privata e pubblica, un ruolo strategico nell’evoluzione del settore spetta ai professionisti: dalle flotte aziendali agli operatori dell’assistenza tecnica, passando per le infrastrutture intelligenti. Il 43% dei fleet manager di grandi imprese mette già a disposizione dei dipendenti veicoli elettrici o ibridi, mentre il 30% gestisce flotte connesse, capaci di ottimizzare percorsi e consumi attraverso il monitoraggio digitale. L’Intelligenza Artificiale è ancora poco diffusa, adottata solo dal 7% delle aziende, ma il 22% si dichiara pronto a introdurla in futuro per migliorare la gestione del parco mezzi.
Sul fronte normativo, il 2025 porta novità decisive. Dal 1° febbraio, anche in Italia entrerà in vigore la certificazione “Sermi”, che consente ai meccanici autorizzati di accedere ai dati ufficiali di riparazione e manutenzione dei costruttori con un unico standard europeo. Una rivoluzione silenziosa per il mondo delle officine e autoriparatori, destinata a cambiare l’aftermarket automobilistico. Ancora prima, dal 1° gennaio, i veicoli commerciali pesanti dovranno dotarsi della nuova generazione di tachigrafo digitale, una “scatola nera” capace di registrare dati sempre più precisi e interconnessi.
iliad supera i 12 milioni di utenti in Italia e guida la crescita nel mobile per il 28° trimestre consecutivo
iliad supera la soglia dei 12 milioni di utenti attivi nei segmenti mobile e fisso, registrando al 31 marzo 12 milioni e 243 mila utenti. L’operatore, sul mercato italiano da quasi 7 anni, si conferma leader per saldo netto di utenti nel mobile per il ventottesimo trimestre consecutivo: al 31 marzo 2025, gli utenti attivi mobile si attestano a 11,854 milioni, +218 mila rispetto al trimestre precedente.
Sono questi i dati i risultati finanziari del primo trimestre del 2025 comunicati dall’azienda guidata da Benedetto Levi.
Crescita nella fibra e investimenti in infrastrutture
Sulla rete fissa Iliad si è posizionata come leader per crescita netta di utenti nei segmenti broadband e ultra-broadband tra i principali operatori italiani, con 389 mila clienti attivi nella fibra al primo trimestre 2025, in aumento di 40 mila rispetto a fine 2024. Oggi la rete in fibra dell’operatore copre oltre 17 milioni di unità abitative, grazie a un investimento costante in infrastrutture capillari di ultima generazione.
Dal punto di vista economico, l’azienda registra una performance molto positiva. Nel primo trimestre 2025, il fatturato ha raggiunto i 298 milioni di euro, con un incremento del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. L’EBITDAaL è cresciuto del 24,4%, passando da 71 a 89 milioni di euro.
“Il 2025 è iniziato con ottimi risultati: siamo primi per crescita netta di utenti nel mobile per il 28° trimestre consecutivo e abbiamo confermato la nostra leadership anche nel mercato del fisso” ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad. “Questi risultati, a quasi sette anni dal nostro arrivo in Italia, confermano la fiducia degli utenti e la solidità del nostro modello, che ci permette di continuare a crescere in un mercato estremamente competitivo.”
Il Gruppo iliad in Europa
A livello europeo con 50 milioni e 783 mila utenti, in crescita di 263 mila su base trimestrale, il Gruppo si conferma quinto operatore di telecomunicazioni in Europa per numero di clienti. Il fatturato complessivo del Gruppo ha raggiunto i 2 miliardi e 535 milioni di euro, in crescita del 4,3%, mentre l’EBITDAaL si è attestato a 931 milioni di euro, con un +6% rispetto al primo trimestre 2024.
Il free cash flow operativo ha raggiunto quota 503 milioni, con una crescita del 9,3%, avvicinando l’obiettivo di 2 miliardi di euro per l’intero anno.
Foti a Open Fiber e a Fibercop: “Trovate una soluzione o revoca”
Non li ha citate, ma il messaggio del ministro Foti è arrivato forte ai destinatari, ossia a Fibercop e a Open Fiber, che hanno deciso di sedersi intorno a un tavolo per trovare un accordo alla cessione da parte della società guidata da Giuseppe Gola di almeno 5 degli 8 lotti, o di tutti, del Piano Italia 1 Giga a favore dell’azienda con a capo Massimo Sarmi.
L’ultimatum di Foti a Open Fiber e a Fibercop
“Allora, guardate”, ha detto, ieri alla Camera, Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, “penso che dobbiamo fare tutti il tifo perché le due società che sono attualmente destinatarie dell’incarico, anche con uno sforzo di responsabilità, comprendano che vi è un obiettivo che, secondo me, è qualificante per questo Paese, ma è necessario a questo Paese”.
“E, quindi”, ha aggiunto, “anziché spostarsi su un piano di conflittualità, trovino una soluzione, perché si possa arrivare al 30 giugno 2026 avendo realizzato perfettamente gli obiettivi”. Poi il ministro ha lanciato l’ultimatum alle aziende: “dopodiché, esistendo anche il potere di revoca, nel caso di inadempienza, il Governo potrà valutare anche quello”.
Foti era stato stuzzicato sul tema dal deputato M5S Antonino Iaria. “Il piano 5G ha un ritardo pazzesco”, ha detto Iaria. “Forse solo il 45% di questo piano sta andando avanti e questo doveva colmare il divario tra le zone che hanno un divario sul digitale, sulle infrastrutture digitali, ed era molto importante”. “Capisco”, ha concluso il deputato M5S, “che per voi questo divario lo si colma solo con l’amichetto Musk, ma non funziona così, sono due cose completamente diverse”.
Da qui la risposta del ministro: “Chi è che ha aggiudicato i lotti del 5G? Questo Governo o il precedente Governo? E penso che lei, come tutti, abbia letto in questi mesi le discussioni che ci sono tra le due società incaricate di…”
Foti contro Colao: “Parlava di collegare i civici, ma vanno collegate le abitazioni”
Foti ha lanciato una frecciatina anche all’ex ministro Colao, “padre” del Piano Italia 1 Giga. “Anche su questo un inciso”, ha continuato il ministro, “realizzare 2.500.000 civici, non 2.500.000 abitazioni collegate, come diceva il Ministro Colao. Perché c’è una differenza sostanziale, perché in un civico ci possono essere anche 10 abitazioni che si possono collegare!
Di fatto per ogni civico non coperto si rischia una penale di mille euro a salire nel tempo. I civici che ballano sono circa 600mila, secondo le ultime stime e quindi le penali ammonterebbero a circa 600 milioni.
Infine, Foti ha spiegato i casi in cui i fondi del PNRR non si perdono anche se l’opera è realizzata dopo la scadenza di giugno 2026. “Tutte quelle opere non hanno assolutamente alcuna variazione sotto il profilo operativo, salvo avere un cambio di finanziamento. Se quelle opere finiscono, per esempio, 8 mesi dopo la scadenza del PNRR, l’opera viene realizzata e il finanziamento non è perso, perché il finanziamento esiste già sulla progettazione e su quelli che sono i piani finanziati a livello nazionale nel bilancio dello Stato”.La Camera dei deputati ha dato poi il via libera ieri sera alla risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni del ministro sulla ”revisione degli investimenti e delle riforme inclusi nel Pnrr”. Ora la discussione è in corso al Senato.
TLC, Mimit: “Dei 629 milioni di aiuti, 533 fruibili anche da operatori. Confronti con Fratin per considerarli energivori e con Agcom per rinnovo frequenze”
L’inclusione degli operatori TLC tra le aziende energivore (e quindi la mitigazione strutturale del costo dell’energia a loro favore) e affrontare, sin da oggi, il tema del rinnovo delle frequenze mobili in scadenza al 2029. È al lavoro su questi due dossier chiave per il settore delle Telecomunicazioni il ministero delle Imprese e del Made in Italy. La conferma è arrivata dal ministero nella risposta all’interrogazione del PD presentata ieri alla Camera.
“È stata già avviata un’interlocuzione tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica”, si legge nella risposta scritta del ministero, “per valutare l’inclusione degli operatori TLC tra le aziende energivore”.
Pietro Labriola, AD e DG di TIM, ha ripetuto, ormai come un mantra, “ma se noi siamo il settore che consuma più energia di tutti, perché non siamo energivori?”
Caro Governo, questa esclusione è irragionevole.
Key4Biz continua a portare avanti questa battaglia, chiedendo l’equiparazione delle Telco agli energivori e quindi l’accesso alle agevolazioni sul costo dell’energia come previsto a favore delle imprese considerate energivore.
Il primo pacchetto di aiuti del Governo, ritenuto non sufficiente dagli operatori
In particolare, il 24 aprile scorso è stato presentato un pacchetto di misure per complessivi 629 milioni di euro di cui, spiega il MIMIT, 533 milioni di euro fruibili anche dagli operatori TLC, “in grado di accompagnare cittadini, PMI e grandi imprese in una transizione digitale inclusiva, competitiva e sicura”.
Si tratta di strumenti che vanno:
dal cablaggio verticale per i cittadini, ai voucher per servizio di cloud e cyber security, dalla ricerca e sviluppo per le grandi imprese fino alla digitalizzazione delle infrastrutture comunali, il tutto a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione ed in attuazione della strategia italiana per la banda ultra-larga.
Ma gli operatori si aspettavano di più da questo primo pacchetto nel quale il Governo ha indossato principalmente i panni dei consumatori e delle PMI. Ora, nel secondo pacchetto l’esecutivo dovrebbe mettersi nei panni delle Telco, che in realtà, prima ancora degli incentivi, hanno bisogno in primo luogo di una politica industriale. Perché, lo ricordiamo, il settore delle Telecomunicazioni può contare su circa 200mila persone, che con le loro competenze rappresentano un enorme valore per l’Italia e per il futuro digitale del Paese.
“Certezze sulle licenze d’uso delle frequenze mobili in scadenza nel 2029”
Infine, gli operatori Telco chiedono al Governo anche certezze sulle licenze d’uso delle frequenze mobili in scadenza nel 2029.
L’allocazione delle frequenze potrebbe essere non onerosa? Oppure ci potrebbe essere un rinnovo con contributi bassi da parte degli operatori, come avvenuto di recente in Germania con un esborso di 600 milioni da parte delle Telco, in cambio di maggiori obblighi di copertura e di una maggiore apertura all’uso delle frequenze alla concorrenza?
Sul punto, il Mimit fa sapere che “è stato avviato un confronto con il Ministero dell’economia e delle finanze e con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per affrontare il tema del rinnovo delle frequenze in scadenza al 2029.
Contiamo di procedere nei prossimi mesi ad approfondire queste tematiche per giungere a soluzioni il più possibile condivise con gli operatori del settore e che rafforzino ulteriormente il comparto delle telecomunicazioni in Italia”.
Staremo a vedere.
Mimit: “Da Poste italiane nessuna decisione presa nel portare TIM nel cloud di Amazon”
Invece, c’è più chiarezza sull’articolo del quotidiano La Repubblica, del 7 maggio scorso, secondo cui Poste italiane vorrebbe portate Tim dentro il cloud di Amazon.
“Nessuna decisione è stata assunta da Poste Italiane circa l’eventuale coinvolgimento di Amazon Web Services quale fornitore cloud per TIM”, l’ha comunicato sempre il Mimit, sentito il Gruppo guidato da Matteo Del Fante.
Anche perché l’operazione di Poste italiane di acquisizione di una quota delle azioni di TIM non è ancora perfezionata, in quanto in attesa del completamento delle attività connesse alla notifica alle competenti Autorità.
Con il “modello INWIT” 2,5 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Risparmiati 15,8 miliardi di euro. I dati Thea-Group
“Non c’è sviluppo senza innovazione, ma non c’è innovazione senza creatività. Creatività che può trarre ispirazione guardando al passato, al fine di creare continuità nelle sfide presenti e future”. Nel suo intervento di apertura del Sustainability Day di INWIT, Gianni Letta, Presidente dell’Associazione Civita, esordisce con parole cariche di significato, con un riferimento chiaro al ruolo centrale che l’eredità storica può e deve avere nelle scelte odierne. Uno dei motivi per cui l’evento, anche quest’anno, si è svolto nella storica sede dell’Associazione, nella cornice suggestiva di Piazza Venezia, a Roma.
Sostenibilità e digitalizzazione, il modello INWIT
Seguendo il principio della continuità storica come “bussola”, è possibile affermare che la moderna digitalizzazione crea le premesse per lo sviluppo sostenibile. In breve, in un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze territoriali e transizioni complesse, la tecnologia, se ben orientata, può rappresentare un alleato decisivo.
La seconda edizione del Sustainability Day di INWIT ha posto il focus proprio su tale aspetto, soffermandosi sull’impatto delle infrastrutture digitali e condivise.
Cuore dell’evento, i numeri contenuti nello studio “Il valore di INWIT per l’Italia”, curato da The European House Ambrosetti. I dati parlano chiaro: la condivisione delle torri di telecomunicazione mobili, tra il 2015 e il 2024, ha consentito di evitare oltre 2,5 milioni di tonnellate di CO₂, l’equivalente di 1,7 milioni di voli Roma-New York, risparmiando territorio, materiali e risorse energetiche. Un impatto ambientale virtuoso, frutto della separazione tra servizi e infrastrutture e del modello di neutral hosting, che consente a più operatori di condividere gli stessi impianti, riducendo la frammentazione e il consumo di suolo.
OSCAR CICCHETTI INWIT
“Voglio sottolineare che la condivisione è il pilastro della conoscenza,” ha affermato Oscar Cicchetti, Presidente INWIT. “Nel mondo delle reti, condividere l’infrastruttura è il motore della sostenibilità in quanto comporta meno costi, meno impatto ambientale, più efficienza.”
Anche Michelangelo Suigo, Direttore Comunicazione e Sostenibilità di INWIT, ha evidenziato come “i numeri positivi emersi dal report indicano chiaramente la direzione: costruire ponti per abilitare la connettività di ciascuno di noi.”
MICHELANGELO SUIGO INWIT
Scendendo nel dettaglio, con quasi 16 miliardi di risparmi ottenuti grazie al modello di condivisione seguito alla separazione tra infrastrutture e servizi, INWIT è una realtà il cui core business può essere definito “nativamente sostenibile”, nell’ottica della doppia transizione, ecologica e digitale.
Diego Galli: “Inwit abilitatore neutrale della digitalizzazione”
“Uno dei principali vantaggi di un’infrastruttura separata e condivisa è la possibilità di ridurre significativamente il numero di torri necessarie”, afferma Diego Galli, Direttore Generale di INWIT. Nel suo intervento, Galli ha ripercorso le tappe che hanno portato l’azienda a diventare un abilitatore neutrale della digitalizzazione del Paese, sottolineando come nel 2024 INWIT abbia reinvestito il 30% dei ricavi in nuove infrastrutture, torri e coperture indoor.
“Il settore delle telecomunicazioni ha vissuto decenni di espansione rapida, ma ha poi assistito a un’evoluzione del modello di business, con la nascita delle prime Power Company negli Stati Uniti, un approccio che ha trovato terreno fertile anche in Europa, facendo dell’Italia un Paese all’avanguardia. Oggi portiamo la connettività 5G nelle metropolitane, nei musei, nelle piazze.”
Galli evidenzia come l’infrastruttura separata e condivisa rappresenti un modello industriale sano e efficiente, in grado di generare valore grazie a tre fattori chiave: economie di scala, di specializzazione e di condivisione. “Il ruolo di INWIT – conclude – è mettere queste efficienze al servizio dell’intera filiera delle telecomunicazioni, contribuendo a migliorarne i ritorni economici e industriali in modo sostenibile.”
I partecipanti
Tra i numerosi partecipanti all’evento, anche l’on. Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Laura Cavatorta, Presidente Comitato Sostenibilità e Scenari di Transizione Energetica di Snam, Federico Gori, Presidente Anci Umbria e Sindaco di Montecchio, l’on. Tullio Ferrante, Sottosegretario di Stato, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Monica Lucarelli, Assessore sviluppo economico e pari opportunità di Roma Capitale.
La digitalizzazione come leva di equità
L’on. Federico Mollicone ha posto l’accento sul valore culturale e sociale delle infrastrutture INWIT, che coprono l’80% dei comuni italiani: “Sono fondamentali non solo per la competitività economica, ma anche per valorizzare il patrimonio culturale, con nuovi modelli di fruizione come la realtà aumentata nei musei.” L’onorevole ha inoltre annunciato la creazione di una banca dati nazionale integrata.
In un messaggio video, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha sottolineato come la digitalizzazione sia oggi una “vera necessità”: “Solo attraverso tecnologie condivise e interconnessioni capillari si possono creare pari opportunità di sviluppo. Il Digital Compass e il PNRR sono strumenti fondamentali, ma servono progettualità concrete.”
La dimensione locale e il valore sociale
A dare voce ai territori è stato Federico Gori, che ha evidenziato come la carenza di infrastrutture digitali nei piccoli comuni equivalga a una condanna al declino: “Non possiamo tollerare che i cittadini dei borghi siano cittadini di serie B. Lo spopolamento dei territori comporta l’affollamento delle periferie. La digitalizzazione è anche una questione di giustizia territoriale.”
Un appello condiviso anche da Giulia Staderini, Presidente del Comitato Sostenibilità INWIT, che ha ribadito come “la sostenibilità deve condurre a volere la famosa torre”, ovvero vedere nell’infrastruttura digitale non un corpo estraneo, ma un alleato per abbattere le barriere e creare sviluppo inclusivo. “L’etica d’impresa è fondamentale, i risultati economici devono camminare insieme all’impatto positivo per gli stakeholder.”
Verso una sostenibilità integrata
Laura Cavatorta ha allargato il campo alle sinergie tra infrastrutture digitali ed energetiche: “Pensiamo al biometano, all’idrogeno verde: senza investimenti mirati e lunga visione non ci sarebbero transizioni. Le infrastrutture digitali sono l’abilitatore di quelle fisiche.” E ha concluso: “Misurare le emissioni è il primo passo per una transizione credibile. INWIT è credibile perché integra sostenibilità e core business.”
Un modello, quello di Inwit, capace di generare valore tangibile. Lo ha ricordato l’on. Tullio Ferrante, sottolineando come “le infrastrutture digitali siano ormai la base per un Paese più connesso, sicuro ed efficiente, anche nei trasporti, grazie a sensori IoT e manutenzione predittiva.”
Roma come laboratorio di innovazione
A tirare le somme sul territorio di Roma Capitale, Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive del Comune, che ha riportato esempi concreti: “Abbiamo investito 17 miliardi in progetti di digitalizzazione, rendendo reale ciò che un anno fa era solo una visione. INWIT è stato un attore chiave. Ma attenzione: meno del 50% degli italiani ha competenze digitali di base. Dobbiamo investire su formazione e inclusione, o rischiamo che l’IA e le nuove tecnologie accentuino il divario.”
Spoofing, le misure Agcom: blocco delle chiamate su rete fissa da numeri italiani entro 3 mesi, dopo 6 mesi da rete mobile
Un nuovo Regolamento per tutelare gli utenti: addio al testo del 2016
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha varato con la delibera n. 106/25/CONS, adottata nella seduta del 30 aprile 2025, il nuovo Regolamento recante disposizioni a tutela degli utenti, abrogando il precedente testo normativo del 2016 (delibera n. 252/16/CONS). Il nuovo provvedimento segna una svolta nella regolamentazione deiservizi di comunicazione elettronica, introducendo misure innovative per garantire maggiore trasparenza, sicurezza e informazione agli utenti, in linea con le più recenti esperienze internazionali.
“L’Autorità si è impegnata ad individuare le soluzioni più avanzate per contrastare le pratiche di telemarketing aggressivo, delle quali tutti siamo quotidianamente vittime. Contiamo su una puntuale e tempestiva applicazione delle nuove regole da parte degli operatori telefonici, in linea con quanto ampiamente discusso nell’apposito tavolo tecnico”, ha dichiarato in una nota il Presidente Agcom, Giacomo Lasorella.
Contrasto spoofing e blocco delle chiamate con numeri falsificati
Uno degli elementi più innovativi e cruciali del provvedimento è il contrasto allo spoofing, ovvero la manipolazione del numero chiamante (CLI – Calling Line Identity), pratica spesso utilizzata per finalità di frode, truffe telefoniche e telemarketing illecito.
Agcom ha introdotto l’obbligo per gli operatori nazionali di bloccare le chiamate in ingresso provenienti dall’estero che presentano in modo illegittimo un numero telefonico italiano.
Sono previste due fasi di implementazione:
Dopo 3 mesi dalla pubblicazione: blocco per le chiamate da numeri italiani di rete fissa provenienti dall’estero.
Dopo 6 mesi: estensione del blocco ai numeri di rete mobile.
L’obiettivo è arginare fenomeni in cui chiamate fraudolente simulano l’identità di soggetti affidabili (banche, enti pubblici, Forze dell’ordine), inducendo l’utente in errore.
Trasparenza delle offerte: bollini per i servizi 5G e più chiarezza informativa
Uno dei pilastri del nuovo Regolamento riguarda il rafforzamento della trasparenza commerciale, in particolare per le offerte mobili su rete 5G.
È stato introdotto un sistema di bollinatura intuitivo e immediato che consente all’utente di comprendere a colpo d’occhio le caratteristiche tecniche dell’offerta:
Bollino verde: assenza di limitazioni contrattuali di velocità (servizi 5G “pieni”).
Bollino giallo: limitazioni ≥ 20 Mbit/s in download.
Bollino rosso: limitazioni < 20 Mbit/s.
I bollini, oltre al colore, indicheranno chiaramente il limite di velocità applicato, favorendo un processo decisionale più consapevole da parte del consumatore.
Parallelamente, sono stati aggiornati gli obblighi di pubblicazione delle informazioni contrattuali. I fornitori di servizi di telefonia e accesso a internet dovranno presentare in maniera più dettagliata, chiara e comparabile le condizioni economiche delle proprie offerte, inclusi i servizi dedicati a categorie di utenti predeterminate (es. anziani, giovani, utenti con disabilità), soggetti a maggiori obblighi informativi.
Informazione sul consumo dati e gestione del plafond
Ulteriori modifiche migliorano la gestione del traffico dati da parte dell’utente. Il nuovo Regolamento prevede:
Obbligo di notifica all’80% del consumo dei dati inclusi nel piano tariffario.
Blocco automatico al superamento del 100% del plafond (salvo consenso esplicito per continuare la navigazione).
Questo intervento mira a prevenire costi imprevisti e garantire un maggiore controllo sui consumi da parte dell’utente.
Tavolo tecnico permanente e monitoraggio delle frodi
Il nuovo Regolamento è frutto dei lavori di un tavolo tecnico intersettoriale, che ha coinvolto associazioni dei consumatori, rappresentanze degli operatori di telecomunicazione, esperti del settore ICT, operatori di altri settori coinvolti (es. bancario, pubblico).
Diversi i compiti che il tavolo dovrà portare avanti dopo l’entrata in vigore del Regolamento, tra cui: identificare ulteriori tecniche di spoofing, proporre nuovi strumenti tecnici di contrasto, monitorare l’evoluzione del fenomeno, coordinare iniziative di educazione digitale per l’utenza.
Preavviso e migrazione in caso di cessazione dei servizi
Infine, viene introdotto un importante obbligo di preavviso di un mese per la cessazione dei servizi da parte di un fornitore. La comunicazione dovrà essere chiara e appropriata, contenere informazioni su come migrare verso un altro operatore, permettere all’utente di mantenere la continuità del servizio.
Con questo nuovo Regolamento, AGCOM compie un deciso passo avanti nella tutela degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica.
Le misure introdotte affrontano con efficacia le sfide della sicurezza digitale, migliorano la trasparenza commerciale e promuovono una maggiore consapevolezza del consumatore, in un contesto tecnologico sempre più complesso.
La vigilanza proattiva dell’Autorità e il coinvolgimento multi-stakeholder rappresentano un modello di governance regolatoria di riferimento anche in ambito europeo.