Marcello Savarese (Wind Tre): ‘Data, AI e automazione: il motore di innovazione di Wind Tre’

Antenne, clienti e prodotti: per Wind Tre la data strategy, gli analytics e l’intelligenza artificiale sono diventati pilastri imprescindibili per governare l’azienda e far crescere il business. Questi strumenti presidiano non solo i processi interni, garantendo soluzioni data-driven in grado di anticipare esigenze e orientare decisioni strategiche, ma si estendono anche all’offerta rivolta ai clienti B2B facendo leva sull’enorme patrimonio informativo e sulle competenze acquisite.

Al centro di questo approccio c’è il Data, A.I. & Automation Office di Wind Tre, un reparto di oltre cento professionisti — tra Data Scientist, Data Engineer e Automation Expert — che trasforma quotidianamente grandi volumi di dati grezzi in insight operativi. I dati vengono opportunamente analizzati per generare valore mediante approcci di Intelligenza Artificiale: dalla gestione ottimizzata delle antenne sul territorio, ai sistemi di monitoraggio e assurance predittivi, alla cybersecurity, alle campagne di up-selling e cross-selling, ai motori di HR analytics fino all’automazione delle analisi delle PEC in arrivo.

Grazie a queste iniziative, il dipartimento non è solo un centro di competenza, ma un vero e proprio motore di innovazione, capace di delineare tendenze e definire le strategie future.

Ne abbiamo parlato con Marcello Savarese, Direttore del Data, A.I. & Automation Office di Wind Tre, che gestisce un team centralizzato e a servizio di tutta la azienda, testimonianza della crescente importanza delle tecnologie data-driven per il successo di un’azienda innovativa ed orientata al futuro.

Key4Biz. Quali sono le principali sfide che Wind Tre ha affrontato nella costruzione e nel governo della “data supply chain” e come queste sono state superate per garantire un’efficace integrazione dell’AI nei processi aziendali?

Marcello Savarese. Abilitare un approccio di data supply chain ha richiesto la creazione di una visione unificata del dato superando la frammentazione tra i vari silos organizzativi e tecnologici derivanti da operazioni di merge e di acquisizione negli anni passati. Questo approccio ci ha permesso di costruire un’unica piattaforma dati che accelera lo sviluppo di modelli di AI.

Di fondamentale importanza è stato poi il coinvolgimento sin dalle fasi iniziali funzioni operative nei processi di ideazione e sviluppo dei motori di AI, garantendo che le soluzioni rispondessero esattamente alle esigenze reali dell’azienda, massimizzando l’impatto sul campo.

Per sostenere questa evoluzione, abbiamo adottato un modello operativo bastato su un approccio fortemente collaborativo ed ibrido (agile e war room in base alla complessità del modello da realizzare).  I team cross-funzionali collaborano in modalità end-to-end per sviluppare, mettere in produzione, monitorare ed evolvere in continuo i modelli di AI, riducendo il time-to-market e aumentando la qualità delle soluzioni.

Key4Biz. Cosa distingue il modello di data supply chain di Wind Tre rispetto agli altri?

Marcello Savarese. Wind Tre si è dotata di un approccio di data supply chain che in sintesi è costituita da tre fasi: la raccolta del dato, la sua trasformazione mediante lo stack metodologico degli analytics e il consumo mediante automazione o industrializzazione. Tutto presente nello stesso dipartimento.  Ancora oggi ci sono pochissime aziende nel nostro paese che hanno un modello operativo così integrato. Dal punto di vista operativo abbiamo un modello Hub & Spoke. L’Hub centrale che è il reparto che io guido ha il compito di definire la strategia, garantire coerenza tecnologica, e sviluppare modelli di AI ed asset riutilizzabili (pipeline dati, componenti MLOps, policy etiche). Gli Spoke sono presenti in ogni dipartimento (che chiamiamo Data Adopter Unit) supportano l’adozione dell’AI sui loro processi e definiscono con l’HUB la priorità da affrontare.

Key4Biz. Come e da chi vengono usati gli analytics in azienda?

Marcello Savarese. Un’altra particolarità della nostra data supply chain è che è al centro dell’organizzazione e serve tutta l’azienda.  Ci sono casi d’uso di analytics ormai in ogni dipartimento.

Key4Biz. Ad esempio?

Marcello Savarese. Attività quotidiane come la gestione dell’upselling o il cross selling dei clienti, fornire cioè il giusto valore al cliente in modo altamente personalizzato. Si va da logiche di HR analytics ad attività più complesse come l’ottimizzazione delle antenne sul territorio ed un uso più efficiente dell’energia per ridurre l’impatto ambientale.

Key4Biz. Quanti modelli e use case avete elaborato finora?

Marcello Savarese. Di casi d’uso come quelli che ho menzionato ne abbiamo elaborati più di un centinaio e come dicevo ormai gli analyitcs e l’AI permeano l’intera organizzazione. Abbiamo 112 tra modelli di analytics, algoritmi, trigger, agenti AI che abilitano i casi d’uso di cui parlavo.

Key4Biz. E per quanto riguarda l’AI generativa a che punto siete?  

Marcello Savarese. Ci lavoriamo da circa un anno e mezzo. Ci sono già una decina di agenti attivi in azienda, soprattutto nell’ambito di customer operation. Area in cui su questi temi stiamo davvero investendo tanto. Questi strumenti tendono a rendere maggiormente efficace la comunicazione con i nostri clienti fino ad hyper-personalizzare i modelli di comunicazione.

Key4Biz. Qualche esempio di utilizzo?

Marcello Savarese. Ad esempio, la semplificazione dei processi di gestione delle Pec che ci arrivano tutti i giorni. I nostri agenti AI ora sono in grado di leggere la mail, capire cosa il cliente ci chiede, quali sono le informazioni necessarie e raccoglierle dai nostri sistemi, per poter poi generare una risposta. Un’attività complessa che oggi quindi viene svolta da agenti AI in grado di fare tutto ciò che ho raccontato con annessa risposta via mail pronta per il timbro finale dell’operatore umano, nella logica dello human end loop che chiude il cerchio.

Key4Biz. Un altro esempio?

Marcello Savarese. Un altro esempio è ormai parte del personale dei negozi di Wind Tre che noi chiamiamo Bill. Supporta i nostri dealer nel rispondere a domande su prodotti nuovi e particolari come i prodotti assicurativi di Wind Tre che richiedono una conoscenza approfondita della materia dovuta soprattutto ad alcune specificità: quale razza di cane posso assicurare? Quale è il massimale in caso di furto della valigia se sono in viaggio? Quanto tempo dopo l’acquisto posso richiedere il supporto assicurativo di Wind Tre per i miei elettrodomestici? Sono le tipiche domande che il cliente pone in negozio. Bill è un agente AI che supporta il personale a rispondere con rapidità.

Key4Biz. In percentuale quanta parte dell’attività del vostro Team è rivolta internamente a Wind Tre e quanto invece a clienti esterni?

Marcello Savarese. Questo è un ottimo punto: Wind Tre offre numerosi servizi alla nostra clientela B2B. Riusciamo pienamente a soddisfare le esigenze delle aziende clienti lavorando noi direttamente, o nel caso di problemi di capacity, visto che la componente interna ci dà molto da fare, supportati da professionisti del settore. Circa il 70% delle attività è dedicato ai dipartimenti interni, mentre il restante 30% serve clienti B2B. Forniamo loro dati ed analisi, conformi alle norme di privacy, sulla nostra customer base per elaborare strategie commerciali e supportare le decisioni aziendali. Ad esempio,  forniamo servizi di customer intelligence (distribuzioni socio demografiche dei clienti , turisti/stranieri, residenti, visitatori, logiche di pagamento) servizi di customer behaviour (livelli di digitalizzazione, comportamenti di spesa, aree di permanenza) o servizi di competitive intelligence per capire come si differenzia la popolazione dei miei clienti/prospect rispetto a quella dei competitor su misure sociodemo e comportamentali.

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Trump contro Apple: “Basta iPhone prodotti in India”

Navigare tra dazi e regolamenti è già difficile. Farlo tra i capricci della politica lo è ancora di più. Apple, con la sua articolata catena di approvvigionamento globale, è l’emblema delle sfide che le grandi multinazionali devono affrontare in questo delicato momento storico. L’azienda guidata da Tim Cook, si trova ora con margini di manovra sempre più ridotti, mentre Trump torna a premere per spostare la produzione di iPhone negli Stati Uniti.

Trump attacca: “Niente iPhone made in India”

Non voglio iPhone costruiti in India. Tim, non farlo. L’India può badare a sé stessa” ha dichiarato il presidente Donald Trump durante un intervento in Qatar, criticando la recente espansione di Apple nel Paese asiatico e chiedendo, in pratica, di nazionalizzare la produzione negli USA.

Le affermazioni arrivano a poche settimane di distanza dall’introduzione dei dazi su larga scala sulle importazioni cinesi, misura che aveva spinto Apple ad aumentare la produzione in India.

La produzione indiana

Negli ultimi mesi Apple ha trasferito in India fino al 25% della produzione globale di iPhone. Solo nel 2023 ha assemblato nel Paese dispositivi per 22 miliardi di dollari, esportandone per 17,5 miliardi. Persino i modelli di fascia alta, come gli iPhone Pro, hanno cominciato ad essere prodotti nel subcontinente, seppur ancora su scala ridotta.

Il cambio di rotta, però, non è improvvisato, ma frutto di una strategia pluriennale, accelerata prima dalla pandemia e poi dalle guerre commerciali avviate dallo stesso Trump durante il suo primo mandato. I fornitori chiave, tra cui  Foxconn, Pegatron e il colosso indiano Tata, stanno espandendo rapidamente le loro strutture per soddisfare le esigenze di Cupertino.

Un’operazione che implica non solo nuove fabbriche, ma anche la formazione di personale, e la riorganizzazione logistica.

Trump chiede ora un’inversione di rotta

Il paradosso è che, mentre Trump lancia appelli a gran voce in giro per il mondo, la sua amministrazione ha appena concordato una riduzione temporanea dei dazi sulle importazioni cinesi, passando dal 145% al 30% per un periodo di 90 giorni. Una decisione motivata dal tentativo di ridurre l’inflazione negli States, ma che contraddice le dichiarazioni pubbliche del Tycoon.

Un cortocircuito che riflette le incoerenze del cosiddetto “Trumponomics 2.0”: sovranismo economico senza una reale strategia di filiera. E Apple, nel mezzo, si trova costretta a gestire decisioni logistiche complesse mentre subisce colpi di scena politici e cambi di rotta apparentemente arbitrari.

Cook tace, ma la tensione sale

In questo clima instabile, il CEO Tim Cook ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Ma è chiaro che Apple si muove su un filo sottile: tra le esigenze del mercato globale, le pressioni dei governi e una produzione che richiede anni per essere riconfigurata.

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Open Fiber vaglia la cessione delle aree grigie a Fibercop. Addio rete unica?

Prosegue a tappe forzate la trattativa tra Fibercop e Open Fiber per la cessione da parte di quest’ultima di almeno 5 degli 8 lotti del Piano Italia 1 Giga. Sotto la regia del Dipartimento della Trasformazione Digitale, le due aziende si stanno confrontando sulle modalità migliori per procedere al subentro di Fibercop nelle Regioni più in ritardo. Oggi momento cruciale con il Cda di Open Fiber chiamato a prendere una posizione netta.

Fitto a Giorgetti: Scadenza PNRR non rinviabile

Il tempo stringe, la scadenza per concludere il collegamento di 3,4 milioni di unità immobiliari è fissato a giugno 2026. L’obiettivo è non perdere i fondi del PNRR, tanto più che il commissario alla Coesione Ue Raffale Fitto ha messo una pietra tombale sulla possibilità di allungare i tempi, come richiesto dal nostro ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Niente da fare.

E così i lavori dovranno essere conclusi entro 12 mesi. Niente proroghe.

Oggi Cda Open Fiber deve decidere su cessione lotti PNRR

Oggi il Cda di Open Fiber dovrà discutere e possibilmente ratificare la decisone di procedere con la cessione dei lotti più in ritardo: si tratta di Toscana, Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto più Friuli-Venezia. Ad avanzare questa ipotesi è stato lo stesso Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio.  

La cessione dei lotti del piano Italia a 1 giga nelle aree grigie, a semi fallimento di mercato, da Open Fiber a Fibercop, caldeggiata dal governo, potrebbe passare, secondo Radiocor, attraverso la cessione di un ramo d’azienda. Sarebbe questa una delle ipotesi su cui si sta discutendo in questi giorni e di cui discuterà certamente anche il Cda di Open Fiber che si riunisce oggi.

Un’altra ipotesi in campo è quella di valutare lotto per lotto, individuando criteri di scorporo dei comuni. Ma a prima vista questa seconda ipotesi sembrerebbe più complessa e lunga da realizzare.

La cessione del ramo d’azienda al vaglio dell’Antitrust

L’operazione di cessione di ramo d’azienda, che però comporterebbe anche la cessione di dipendenti, passerebbe al vaglio antitrust.

L’obiettivo, sempre secondo Radiocor, è concludere l’operazione sui lotti entro giugno, ma non è escluso che ci sia un rinvio visto che bisognerà poi decidere cosa conferire nel ramo d’azienda e quanto valorizzarlo.

Il tema del quanto non è certo secondario, anche perché Open Fiber non vorrà certo cedere i suoi lotti senza quanto meno rientrare dei costi per i lavori sostenuti finora. Oltre tutto la cessione delle aree grigie ridimensionerebbe il raggio d’azione e il mercato futuro di Open Fiber.

Una eventuale cessione delle aree grigie cancella la rete unica?

C’è da dire che una eventuale cessione dei lotti di Open Fiber potrebbe incidere sulle prospettive di business su cui si è basato il rifinanziamento che l’operatore controllato da Cdp (60%) e Macquarie (40%) ha incassato nei mesi scorsi sulla base di un piano industriale legato anche al Piano Italia 1 Giga, che con l’eventuale cessione del ramo d’azienda a Fibercop verrebbe inevitabilmente ridimensionato.

Secondo quanto emerge l’azionista Macquarie sarebbe scettico sulla cessione del ramo d’azienda a Fibercop.

Cessione aree grigie non è merger in rete unica

La combinazione dei lotti nelle aree grigie sotto forma di ramo d’azienda non configurerebbe quella fusione in una rete unica, prodromica al pagamento dell’earn out fino a 2,5 miliardi di euro da parte di KKR a Tim previsto in caso di merger fra Fibercop e Open Fiber entro fine 2026. Di certo, questa soluzione sarebbe gradita a KKR. Un po’ meno a Tim. In effetti in mano a Open Fiber resterebbero tutte le aree bianche e le aree nere già di pertinenza, ovvero le zone urbane più densamente popolate. In queste aree, Open Fiber ha realizzato con investimento diretto un’infrastruttura in fibra ottica. Ad oggi, Open Fiber ha realizzato oltre 145.000 km di infrastruttura, di cui 39.000 km nelle Aree Nere, e 85.925 km nelle Aree Bianche. 

Attesa per il Cda di Open Fiber

In sintesi, considerato che Fibercop è chiaramente favorevole all’operazione ramo d’azienda aree grigie, visto che è stata lei per prima a inviare lo scorso 2 aprile una missiva in cui proponeva il subentro dei lotti di Open Fiber per salvare i fondi del PNRR, resta soltanto da capire se il Cda di Open Fiber accetterà di negoziare la cessione dei lotti. Una soluzione possibile, forse la più semplice sulla carta, sarebbe anche la cessione integrale di tutti e 8 i lotti, con l’aggiunta anche degli altri tre lotti rimanenti che sono Campania, Puglia e Sicilia..

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Agcom, nel 2024 accessi fibra FTTH +1,23 milioni, rame -700mila. Ma l’FTTC resta dominante con il 45% del totale

A dicembre 2024 nella rete fissa gli accessi complessivi non mostrano variazioni di rilievo su base trimestrale e rimangono attestate intorno ai 20,26 milioni di linee.

Le linee in rame si sono ridotte di circa 178 mila unità su base trimestrale e di poco meno di 700 mila rispetto al dicembre 2023, mentre nell’ultimo quadriennio sono diminuite di 4,30 milioni di unità.

Nonostante la flessione su base annua (-705 mila linee), gli accessi FTTC rappresentano il 45% della base clienti complessiva. Quelli FTTH crescono su base trimestrale di oltre 330 mila unità e di 1,23 milioni su base annua mentre, rispetto a dicembre 2020, l’incremento è di quasi 4 milioni di linee. In aumento, anche se in misura più contenuta (circa 251 mila unità su base annua), risultano le linee Fixed Wireless Access che, alla fine dello scorso dicembre, risultavano stimate in circa 2,37 milioni di accessi.

Linee rame, flessione dovuta anche a rimodulazione Tim

Le linee broadband e ultrabroadband complessive sono stimate in circa 18,86 milioni di unità. Analizzando nel dettaglio la loro composizione, emerge che le linee DSL risultano in riduzione sia su base annua (di poco meno di 1 milione di unità), sia su base trimestrale (-574 mila unità); questo andamento va attribuito, oltre al fisiologico processo di sostituzione tecnologica in atto da tempo ed evidenziato nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio, anche all’effetto di specifiche rimodulazioni nelle offerte operate da TIM. Per ciò che riguarda le linee offerte tramite tecnologie maggiormente performanti (linee ultrabroadband), si registra una crescita sia su base annua, di 812 mila unità, sia su base trimestrale, di 233 mila unità, attestandosi su un volume pari a 17,43 milioni di linee.

Velocità di connessione cresce

Le dinamiche illustrate indicano un ulteriore aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzata rispetto ai periodi precedenti: il peso delle linee con velocità pari o superiori ai 100 Mbit/s è salito, tra il dicembre 2020 e quello 2024 dal 52,6% al 79,3%. Da evidenziare la crescita del peso delle linee commercializzate con capacità trasmissiva ≥1GB/s, passato dall’8,7% al 28,4% nel periodo 2020-2024.

Consumo dati a fine 2024 a +13,8% in un anno

Continua la crescita del consumo di dati: in termini di volume complessivo, il traffico medio giornaliero nel corso del 2024 ha segnato una crescita del 13,8% rispetto al 2023 e del 65,2% rispetto al corrispondente valore del 2020. Ciò si riflette sul traffico giornaliero per linea broadband; i dati unitari di consumo, infatti, sono aumentati del 55,9% rispetto al 2020, passando da 6,08 a 9,48 GB per linea in media al giorno.

Sky Italia maggior dinamismo nel 2024

Per ciò che riguarda gli accessi broadband e ultrabroadband, a fine dicembre 2024, Tim si conferma il maggiore operatore con il 34,4% degli accessi, seguito da Vodafone con il 16,2% e da Wind Tre e Fastweb rispettivamente con il 14,7% ed il 13,5%; seguono Sky Italia (4,0%), Eolo (3,7%) e Tiscali (3,2%). Tra i principali player presenti sul mercato, Sky Italia è quello che ha mostrato, su base annua, il maggiore dinamismo guadagnando 0,6 punti percentuali. In crescita (+2,9 punti percentuali) anche gli operatori di minori dimensioni che si valuta rappresentino poco più del 10% del mercato.

Relativamente al segmento delle linee in fibra (FTTH), complessivamente in crescita del 26,6% rispetto a dicembre 2023, Tim detiene il primo posto con il 26,5% degli accessi, ed è seguita da Vodafone (16,9%), Wind Tre (16,8%), Fastweb (15,0), Iliad (6,0%), Sky Italia (5,6%) e Tiscali (2,6%).

Sim attive 109,2 milioni

Nella rete mobile, a fine dicembre 2024, le sim attive (Human e M2M) sono 109,2 milioni, in crescita di poco più di 680 mila unità su base annua. Più in dettaglio, le sim M2M crescono di 462 mila unità, mentre le linee Human (cioè, “solo voce”, “voce+dati” e “solo dati” che prevedono iterazione umana) mostrano una crescita di circa 222 mila sim.

Le linee Human sono rappresentate per l’86,2% dall’utenza residenziale, mentre, con riferimento alla tipologia di contratto, poco oltre il 90% dei casi ricade nella categoria “prepagata”.

Relativamente alle sim complessive, Tim è il leader di mercato con il 26,8%, seguita da Vodafone (26,4%), Wind Tre (23,7%), Iliad (10,7%), PostePay (4,0%) e Fastweb con il 3,8%.

Considerando il solo segmento delle sim “human”, Wind Tre risulta il principale operatore con il 23,9%, seguita da Tim (23,1%), Vodafone (21,0%) e Iliad che, con una crescita di 1,1 punti percentuali su base annua, raggiunge il 14,8%; con quote inferiori seguono PostePay (5,5%), Fastweb (5,2%) e CoopVoce (2,8%).

Sono valutabili in circa 58,8 milioni le sim “human” che hanno prodotto traffico dati nel corso del 2024, valore superiore di circa 2,3 milioni di unità rispetto al 2020. Nel corso del 2024 il traffico dati giornaliero della telefonia mobile è cresciuto su base annua dell’11,4% e di oltre il 140% rispetto al 2020. Corrispondentemente, il consumo medio unitario giornaliero è stimabile in circa 0,86 GB, in crescita del 11,4% rispetto al 2023. Tale valore risulta superiore di oltre il 140% rispetto al 2020, quando il consumo giornaliero di dati risultava stimabile in 0,36 GB.

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iliad investe in energia solare, accordo decennale con Metlen per nuovo parco fotovoltaico

iliad ha siglato un accordo con METLEN Energy & Metals, multinazionale greca attiva nei settori dell’energia e metallurgia, per un Power Purchase Agreement (PPA) di 10 anni per la fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili a partire dal 1° gennaio 2026.

La fornitura di energia pulita arriverà da un nuovo parco fotovoltaico in provincia di Latina, con una potenza totale di 15,2 Megawatt (MWp).

Con quasi 25mila pannelli solari, l’accordo garantirà ad iliad circa 20 Gigawattora (GWh) l’anno di energia elettrica da fonte rinnovabile, equivalente alla quantità di energia necessaria a coprire il consumo medio annuale di 7.407 famiglie di 4 persone.

Inoltre, il PPA consentirà di risparmiare l’emissione di 49.200 tonnellate di CO2eq nei 10 anni di durata dell’accordo.

L’accordo è il secondo tassello di una strategia più ampia, avviata con un primo PPA annunciato a febbraio 2024, e conferma l’impegno di iliad verso un business sempre più responsabile nei confronti dell’ambiente e delle future generazioni. I due PPA permetteranno una produzione annua di 68 GWh di energia rinnovabile.

La firma di questo secondo PPA in Italia rappresenta per iliad un ulteriore passo verso il traguardo della riduzione del 90% delle emissioni (Scope 1,2,3) entro il 2050, uno degli obiettivi di Gruppo convalidati dalla Science Based Targets Initiative (SBTi) nel 2024. Con questi accordi, l’operatore punta non solo a coprire il proprio fabbisogno con fonti rinnovabili, ma anche a contribuire allo sviluppo di nuova capacità energetica proveniente da fonti rinnovabili nel Paese. In questo modo, inoltre, iliad concorre al raggiungimento dell’impegno n. 8 dei 10 Impegni per il Clima assunti dal Gruppo nel 2021, “Contribuire a creare maggiore capacità di energia rinnovabile”.  

“Questo nuovo accordo rappresenta un ulteriore passo nel nostro percorso verso la sostenibilità e si aggiunge a quello annunciato lo scorso anno, avvicinandoci all’obiettivo di coprire il 50% dei nostri consumi diretti con energia rinnovabile entro il 2035 tramite PPA”, ha commentato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad. “Continuiamo ad agire in modo concreto per ridurre il nostro impatto sul clima e contribuire alla capacità energetica di tutto il Paese”.

“Questo accordo con iliad rappresenta un’operazione fondamentale per il nostro portafoglio italiano e un modello per le future partnership aziendali a sostegno della transizione energetica dell’Italia”, ha dichiarato Nikos Papapetrou, Direttore Esecutivo di M Renewables, METLEN. “Dimostra il nostro impegno a fornire energia competitiva e pulita agli utenti finali, accelerando al contempo gli obiettivi nazionali in materia di clima”, ha aggiunto.

L’impegno del Gruppo iliad

Il Gruppo iliad, quinto operatore di telecomunicazioni in Europa, continua a portare avanti con determinazione la propria Strategia per il Clima con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ e decarbonizzare il proprio approvvigionamento energetico.

Negli ultimi mesi, oltre all’Italia, sono stati firmati due nuovi PPA in Francia e uno in Polonia. Con questi accordi, il Gruppo iliad conta ormai 8 progetti di energia rinnovabile in Europa, per una capacità complessiva di 166,2 MW, arrivando a risparmiare l’emissione di circa 580mila tonnellate di CO2 per l’intera durata dei progetti. Inoltre, tali accordi permettono al Gruppo di assicurarsi energia da fonti rinnovabili a un prezzo competitivo e stabile nel lungo periodo.

Grazie ai PPA firmati in questi anni, il Gruppo raggiunge oggi una produzione di circa 219 GWh di energia rinnovabile all’anno, equivalente alla quantità di energia necessaria a coprire il consumo medio annuale di una città come Bari. Questo permetterà di coprire, nel 2027, il 15% del fabbisogno diretto di energia elettrica del Gruppo attraverso PPA da fonti rinnovabili. Con un impatto positivo sul territorio e un forte orientamento alla sostenibilità, i nuovi progetti confermano l’approccio del Gruppo iliad, che unisce responsabilità ambientale e visione industriale di lungo periodo.

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Nel Baianese tre Comuni senza 5G e Internet: ‘Per colpa dei sindaci si perdono anche i fondi del PNRR’. La denuncia di un cittadino

Una tipica storia ordinaria di digital divide indotto arriva dal Baianese, dove tre comuni (Baiano, Avella, Sperone) restano scoperti e senza segnale 4G e 5G e Internet per colpa dell’ostruzionismo dei sindaci, fomentati da parte della cittadinanza. Stiamo parlando di una comunità di 16mila abitanti, dove passa l’autostrada A16 e dove si trova un rinomato sito turistico, sede del famoso anfiteatro romano di Avella, privi di copertura cellulare per l’ostruzionismo di pochi.

La denuncia arriva sulla mail di Key4biz da parte di un cittadino, che non ce la fa più a vivere senza cellulare e senza Rete. “Siamo nel 2025 e siamo ancora alle prese con problemi di digital divide, è inaccettabile. Il nostro caso è emblematico e – purtroppo – attualissimo: Baiano, Avella e Sperone, tre Comuni irpini del Mandamento Baianese, restano esclusi da una copertura mobile stabile, nonostante l’installazione (incompleta) di infrastrutture, l’esistenza di fondi pubblici PNRR e ricorsi amministrativi già definiti”, ci scrive il cittadino che chiede l’anonimato. I Comuni recalcitranti fanno troppo spesso in modo di rallentare, ostacolare e nel peggiore dei casi allontanare le tower company e gli operatori. Il paradosso è che i cittadini vogliono lo smartphone ma non le stazioni radio base.

“Il problema sono i sindaci che si lasciano influenzare da comitati cittadini che fanno leva su problemi di salute senza alcuna base scientifica legati alle emissioni – dice il cittadino – questa è cattiva informazione, sono fake news che danneggiano tutta la cittadinanza perché i sindaci si lasciano convincere”.

Pasquino (Federico II): Scollamento fra populismo e sete di connettività

Una storia che purtroppo rispecchia quella di molti altri piccoli comuni italiani, dove si vede “lo scollamento fra l’approccio populista di alcuni sindaci, indotto dalle richieste pressanti ma senza nessuna base scientifica di una minoranza e le esigenze della maggioranza della popolazione, purtroppo silenziosa e troppo spesso inascoltata, che ha sete di connettività”, dice Nicola Pasquino, Professore di Misure Elettriche ed Elettroniche, Università di Napoli Federico II.

Lo sa bene anche l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) e il Dipartimento della Trasformazione Digitale, impegnati sul territorio per sensibilizzare i piccoli Comuni sul 5G con attività di divulgazione che appaiono ancora necessarie. Bisogna sbloccare una serie di procedure e di impianti già avviate, evitando che ci siano diktat di comuni o di enti o altri soggetti pubblici e parapubblici che si frappongono con l’interesse collettivo di risolvere i problemi del digital divide e dare segnali a tutti se non basteranno i fondi del PNRR che permettono di fare circa 1300 nuovi impianti di trasmissione 5G. Occorre peraltro che le regioni ne aggiungano ad esempio utilizzando bene il fondo per la montagna o come ha fatto la Toscana il Fesr.

La denuncia

La situazione denunciata riguarda i comuni di Baiano (AV), dove c’è un traliccio INWIT installato ma mai attivato anche se a febbraio 2024 il Comune di Baiano perde il ricorso al TAR Campania – Salerno, che riconosce valido il silenzio-assenso maturato sull’istanza presentata da INWIT. Ma da allora tutto fermo.

Ancora più grave la situazione di Avella (AV). Nel 2023 INWIT ha proposto un’antenna in località Castello, poi bloccata da un’ordinanza comunale e da un nuovo regolamento comunale (dicembre 2023).

Il TAR Campania – Salerno, con sentenza n. 1023/2024, aveva dato ragione al Comune.

Ma il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2785/2025 del 12 aprile 2025, ha annullato quella decisione e ha rimandato il caso al TAR per un riesame nel merito, sottolineando vizi procedurali e l’omessa valutazione del titolo formato per silenzio-assenso (14 luglio 2023). Oggi non si è ancora mossa una sola antenna.

Il centro urbano resta servito da celle marginali, con assenze totali di segnale in diverse strade provinciali e abitazioni del centro storico.

 Infine, Sperone (AV): zona dimenticata, nessun impianto nuovo.

  • Ultimo aggiornamento rete mobile: 2019.
  • Oggi il 5G è presente solo in modalità “outdoor debole”, e le prestazioni sono drammatiche:
    < 1 Mbps in download su SIM TIM e WindTre in orari serali (test personali nPerf, febbraio–aprile 2025).
  • Nessun operatore ha pianificato installazioni, né sono in corso lavori.
    Il paese è fuori dalla rete mobile per gran parte della giornata.

Eppure ci sono torri, fondi, scadenze

  • Torri esistono: a Baiano c’è un traliccio pronto, ma senza apparati.
  • Fondi pubblici disponibili: PNRR Italia 5G – Backhaul e Densificazione fissa la scadenza giugno 2026 per l’attivazione dei siti.
  • Nessuna comunicazione ufficiale dai Comuni (nessun verbale, nessun cronoprogramma, nessun aggiornamento su stato lavori o operatori coinvolti).
  • Cittadini esclusi da connettività, lavoro agile, emergenza sanitaria, pagamenti digitali e ogni diritto legato alla mobilità connessa.

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Uk, operatori chiedono di tagliare il costo dello spettro per spingere il 5G

Appello degli operatori mobili britannici al primo ministro Keir Starmer di tagliare le tasse per contribuire a migliorare la scarsa copertura del paese. I quattro operatori nazionali – EE, Virgin Media O2, Vodafone e Three – da tempo si lamentano che il peso delle tariffe e delle tasse incidono sulla loro capacità di investire per migliorare il segnale mobile del paese.

Pesa soprattutto il costo di 320 milioni di sterline annue per le licenze d’uso dello spettro.

Tagliare il costo dello spettro

Sebbene l’autorità di regolamentazione Ofcom abbia proposto di ridurre queste tariffe di 40 milioni di sterline nell’ambito di una revisione in corso, le aziende di telefonia mobile hanno chiesto che il denaro venga reinvestito negli investimenti di rete anziché essere convogliato al Tesoro. Hanno anche chiesto una sospensione delle tariffe commerciali per le nuove antenne di telefonia mobile, simile alle agevolazioni fiscali offerte alle aziende di banda larga in fibra ottica nel 2017.

La scarsa copertura mobile è diventata un importante problema politico negli ultimi anni, con i parlamentari che avvertono che i segnali discontinui stanno danneggiando i consumatori e la produttività.

Ofcom sta attualmente rivedendo il modo in cui misura la copertura mobile dopo che Chris Bryant, ministro delle telecomunicazioni, ha sollevato preoccupazioni circa la rendicontazione “eccessivamente ottimistica” dei segnali da parte dell’autorità di regolamentazione.

Un nuovo rapporto di Assembly Research, commissionato dall’associazione di categoria Mobile UK, ha accusato i ministri di aver trascurato il settore della telefonia mobile nel recente disegno di legge sulla pianificazione e le infrastrutture e ha chiesto riforme nella prossima strategia infrastrutturale a 0 anni. Sebbene negli ultimi anni gran parte dell’attenzione si sia concentrata sulle infrastrutture a banda larga, il rapporto afferma che i ministri hanno fatto “relativamente poco per incidere” sugli operatori di telefonia mobile.

Il rapporto afferma: “Investire in reti mobili veloci e affidabili è fondamentale per i piani del Regno Unito di sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale e trasformare i servizi pubblici, incluso il Servizio Sanitario Nazionale. È quindi tempo che il governo traduca il suo messaggio in azione”.

Altre proposte

Tra le altre raccomandazioni figurano una riforma delle leggi urbanistiche per facilitare l’espansione e l’aggiornamento delle infrastrutture mobili e un maggiore sostegno ai piani degli operatori di dismettere le loro obsolete reti 2G.

Gli operatori hanno anche chiesto garanzie che i fondi già impegnati in un progetto da 1 miliardo di sterline per affrontare il problema del segnale “non spot” nelle aree rurali saranno destinati ad altri settori, come la copertura ferroviaria, a fronte delle preoccupazioni che i ministri stiano pianificando di ridimensionare il programma.

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Duolingo, il nuovo volto della crisi del lavoro dovuta all’AI

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Cento corsi in dodici anni, quasi centocinquanta in uno solo: se serviva un segnale per capire quanto seriamente Duolingo stia puntando sull’intelligenza artificiale, eccolo. L’app più famosa al mondo per imparare le lingue ha appena annunciato il più grande aggiornamento di contenuti della sua storia, ma la notizia vera non è questa. È che, contemporaneamente, ha deciso di tagliare i collaboratori esterni, sostituendoli con modelli linguistici generativi. Traduttori, creatori di esercizi, scrittori: fuori. Dentro l’IA.

«Per sviluppare i nostri primi 100 corsi ci sono voluti circa dodici anni, e ora, in circa un anno, siamo riusciti a crearne e lanciarne quasi 150», ha dichiarato il CEO dell’azienda, Luis von Ahn. «È un ottimo esempio di come l’IA generativa possa portare benefici diretti ai nostri studenti». E nella comunicazione interna al team la linea è ancora più esplicita: «Smetteremo gradualmente di utilizzare collaboratori esterni per lavori che l’IA è in grado di svolgere. Le nuove posizioni ci saranno solo se un team non sarà in grado di automatizzare ulteriormente il proprio lavoro».

Per una piattaforma che negli anni si è costruita un’identità apparentemente amichevole e ironica, con il gufo verde che ti ricorda ogni giorno di “fare la lezione”, anche se in modi sempre più inquietanti, la virata suona come un vero strappo. Già nel 2023 Duolingo aveva ridotto del 10% i freelance, poi c’era stato un altro taglio nell’autunno 2024. Ora il messaggio è definitivo: l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento, è il nuovo motore dell’azienda. Ma a pagarne il prezzo non sono solo i lavoratori licenziati. Secondo molti utenti, i corsi peggiorano, il tono si fa più meccanico e l’esperienza perde quel qualcosa che, finora, la rendeva diversa dai concorrenti.

Un caso isolato? Tutt’altro: l’AI mangia i lavori junior

La decisione di Duolingo è solo l’ultima in un trend che comincia a delinearsi con tutta la sua triste chiarezza: l’intelligenza artificiale sta prendendo il posto dei lavoratori umani, e lo fa partendo dal basso. Freelance, collaboratori occasionali, giovani professionisti, sono loro a finire per primi nella lista dei sostituibili. Secondo il giornalista Brian Merchant, che ha intervistato diversi ex collaboratori dell’azienda, i tagli di Duolingo non sono una novità, visti i precedenti, ma solo oggi, con l’annuncio ufficiale del ricorso massiccio all’automazione, la strategia viene allo scoperto: «La crisi del lavoro per l’IA è qui e ora», scrive Merchant.

Il colpo non si abbatte solo sul mondo dei contenuti digitali, perché i dati diffusi dalla New York Federal Reserve a fine aprile parlano chiaro: il tasso di disoccupazione tra i neolaureati è salito al 5,8%, un livello insolitamente alto, persino tra i diplomati MBA provenienti da qualche università d’élite. Lo scarto tra il tasso di disoccupazione giovanile e quello generale, storicamente molto più basso per chi esce fresco dall’università, è oggi ai minimi da quarant’anni. Come a dire che entrare nel mercato del lavoro, anche con una laurea solida, non offre più le garanzie di una volta.

Secondo l’economista David Deming, le attività tipiche dei neolaureati (leggere, sintetizzare, scrivere) sono tra le più facilmente sostituibili da un buon modello linguistico. E i segnali ci sono tutti, a partire da un minor numero di assunzioni a cui fa da contraltare un crescente investimento nelle infrastrutture IA, posti entry-level che svaniscono prima ancora di un colloquio. La tecnologia non si limita ad affiancare il lavoro ma inizia a divorarlo silenziosamente.

I contenuti cambiano e gli utenti se ne accorgono

E – attenzione – non è solo una questione occupazionale. La svolta “AI-first” di Duolingo si riflette anche nella qualità dell’esperienza e molti utenti lo stanno facendo notare. Sui forum dedicati, da Reddit alle community di Discord, si moltiplicano i thread in cui si segnalano esercizi ripetitivi, traduzioni imprecise, conversazioni artificiali che sembrano scritte da un algoritmo stanco. Il punto non è solo che qualcosa è cambiato, ma è che, per la prima volta, a cambiare è la sensazione di chi usa l’app tutti i giorni. La nuova versione convince meno.

Le nuove lezioni, pensate soprattutto per i livelli base, includono caratteristiche come DuoRadio e le “Storie”, progettate per allenare l’ascolto e la comprensione; ma secondo diversi utenti, i materiali sembrano meno calibrati, con errori grammaticali più frequenti e una curva di apprendimento meno fluida rispetto al passato. Non basta aggiungere nuovi corsi per dare l’impressione di un miglioramento, perché se il contenuto perde finezza, l’effetto è quello di un pacchetto più ampio ma meno curato. Insomma, una logica da catena di montaggio.

In parallelo, aumenta l’irritazione per l’approccio sempre più aggressivo con cui l’app cerca di trattenere gli utenti: notifiche insistenti, livelli “puniti” per una sola risposta sbagliata, animazioni che promettono premi ma aprono abbonamenti. È qui che l’IA diventa strumento di marketing più che di didattica, e che la mascotte verde, da compagna di studio, si trasforma in una sorta di vigilante digitale.

Automazione ovunque, e il costo non è solo umano

Se Duolingo ha catalizzato l’attenzione, è anche perché rappresenta in modo emblematico una trasformazione più ampia, che da mesi interessa buona parte del lavoro digitale. In un numero sempre maggiore di settori, dall’editoria online all’assistenza clienti, l’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale non riguarda più solo i processi interni o sperimentali ma incide direttamente sulla composizione della forza lavoro. Il principio, più che tecnologico, è economico: automatizzare dove è possibile, ridurre i costi dove c’è margine, anche a scapito della qualità percepita.

Il punto non è se queste scelte siano inevitabili o reversibili, quanto piuttosto come stiano modificando le dinamiche di competizione e sopravvivenza anche per le realtà più piccole. Un freelance, uno studio associato, una cooperativa di servizi linguistici o tecnici, si trovano a operare in un contesto dove i prezzi vengono compressi dall’automazione e la soglia di accesso a nuovi incarichi si alza. In questo quadro, strumenti di comparazione come SOStariffe.it diventano alleati preziosi per chi deve ottimizzare i costi senza compromettere l’efficienza: confrontare in modo trasparente le offerte per energia, connettività, cloud o servizi professionali può fare la differenza tra rimanere competitivi o dover rinunciare a una parte del proprio lavoro.

La corsa all’intelligenza artificiale, insomma, non riguarda solo le grandi piattaforme o le startup finanziate a otto zeri, ma tocca direttamente le basi materiali dell’attività professionale, e chiede risposte anche da chi, finora, si era sentito al sicuro.

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Labriola: Iliad possibile deal. Poste Mobile, migrazione su rete Tim da gennaio 2026

“Siamo a favore di un consolidamento in Italia, non abbiamo mai nascosto che Iliad potrebbe essere un possibile deal ma non sarà un incubo se ci fosse invece un consolidamento tra WindTre e iliad, nel frattempo continuiamo a lavorare sui nostri risultati”. L’ad di Tim Pietro Labriola ha risposto così a una domanda degli analisti sul tema del consolidamento durante la conference call sui dati del primo trimestre, chiuso in linea con le attese. “Siamo a favore del consolidamento in Italia” ha detto andando dritto al punto. Più complessa, per non dire impossibile per ragioni antitrust, un’operazione fra Tim e WindTre, perché la somma delle quote di mercato su fisso e mobile supererebbe il 40%-50%.

In questa simulazione, ha aggiunto l’ad, “la sinergia viene a livello di rete, non significa che a un certo punto ci possa essere una tendenza di mercato dove per esempio non sarà possibile avere una certa customer base e ci sarà una sinergia a livello di condivisione della rete, di frequenza, che potrebbe permetterci di aumentare ulteriormente l’efficienza della rete”.

“Ci sono situazioni leggermente diverse rispetto a Iliad, Iliad e Poste, però non possiamo escludere una situazione potenziale in cui la sinergia avviene da una fusione o da un deal, però senza alcun aspetto se si crea una joint venture in quanto non c’è la necessità di avere un investitore finanziario o equity perché non abbiamo bisogno di ulteriori fondi”, ha concluso Labriola. 

Più in generale, a livello europeo Labriola ha ricordato che “stiamo sperimentando un approccio diverso, tutti hanno capito che la sostenibilità del settore deriva da alcuni di questi passaggi, diamo il benvenuto al rinnovamento delle frequenze, che stiamo chiedendo anche in Italia e alla fusione tra diversi operatori”.

Labriola, Poste rafforza governance, apre preziose sinergie

L’ingresso di Poste Italiane “rafforza la nostra governance e apre preziose sinergie. Vi forniremo aggiornamenti quando queste saranno quantificate”, ha detto Labriola che ha sottolineato le potenziali sinergie con Poste anche per quanto riguarda le attività di Tim Enterprise.

L’ad di Tim si è soffermato sulla buona performance di Tim Enterprise, dove il cloud ha raggiunto il 40% dei ricavi dimostrandosi una fonte di ricavi a pieno titolo per il gruppo.

“I risultati del primo trimestre confermano che siamo sulla buona strada per raggiungere la nostra guidance per l’intero anno, sia dal punto di vista operativo che finanziario” ha aggiunto Labriola ricordando che la cessione di Sparkle dovrebbe chiudersi nel quarto trimestre, con un’ulteriore riduzione della leva finanziaria di 0,2 volte rispetto all’obiettivo di fine anno.

Tim aspetta anche che si chiuda la controversia legale sulla restituzione del canone del 1998: “la tempistica dell’udienza segna un potenziale anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto per la risoluzione di questo caso di lunga data. Vi ricordo che il riconoscimento della plusvalenza dipenderà dall’esito della sentenza finale”. “Rimaniamo concentrati sull’esecuzione (del piano, ndr), sul flusso di cassa e sulla creazione di valore” ha concluso. 

Tim, Labriola: migrazione Poste Mobile a nostra rete dal primo trimestre 2026

“Da punto di vista industriale” con Poste “ci sono diverse opportunità. Con Poste Mobile siamo in una fase avanzata di negoziazione per concedere l’accesso alla rete di Tim. La migrazione dovrebbe iniziare nel primo trimestre del 2026”, ha detto Labriola.

“Si trattava di un presupposto fondamentale nel nostro Piano 2025-27 che riduce significativamente i rischi rispetto alle nostre prospettive future. Oltre la telefonia mobile stiamo valutando congiuntamente partnership in aree come pagamenti energia, media, contenuti digitali e Iot”, ha aggiunto l’ad.

Labriola, ingresso di Poste atteso entro metà anno

Una volta completata l’operazione di acquisto della quota di Vivendi Poste deterrà il 24,8% delle azioni ordinarie e il 17,8% del capitale totale. “Il completamento è previsto per la metà dell’anno, previa autorizzazione dell’Antitrust” ha precisato Labriola. “Si tratta di un investimento strategico a lungo termine e che intende sostenere il consolidamento del settore telco italiano. Accogliamo con grande favore l’ingresso di Poste come nostro principale azionista” ha aggiunto sottolineando che porterà a “un maggior allineamento della governance e stabilità”.

Labriola (Tim), ‘per Amazon porte aperte, ma per ora è fantascienza’

Una partnership di Tim con Amazon nel cloud per ora è “fantascienza”. “Abbiamo partnership con grossi player che non sono secondi a nessuno” (il riferimento è all’accordo con Google per Noovle, ndr) anche se per il colosso di Jeff Bezos ci sono naturalmente “porte aperte per colloquiare su ulteriori sviluppi”. Lo precisa l’ad di Tim Pietro Labriola.

“Sulle sinergie con Poste – ribadisce – scopriremo i dettagli più in là nell’anno”, non solo per Tim Enterprise ma anche per il Consumer: “stiamo lavorando e dopo l’estate ci saranno sorprese su nuovi servizi”.

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Italia 1 Giga, Open Fiber apre al subentro di Fibercop per salvare il PNRR

Dopo mesi di tira e molla Open Fiber, apre per la prima volta al subentro di Fibercop nei lotti del Piano Italia 1 Giga dove si registrano i maggiori ritardi. Una mossa estrema, con la benedizione del Dipartimento della Trasformazione Digitale, per salvare i fondi del PNRR. Mancano 12 mesi al termine del piano, che dovrà essere completato e rendicontato a Bruxelles entro giugno 2026. Non c’è più tempo da perdere.

Confronto al Dipartimento per la Trasformazione Digitale

E’ questo l’esito della riunione presso il Dipartimento per la trasformazione digitale della presidenza del consiglio dei Ministri, che si è tenuta ieri “per avviare un percorso risolutivo delle criticità, più volte riscontrate, circa i ritardi nella realizzazione degli interventi” a cui hanno partecipato esponenti di vertice della Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell’Economia e delle finanze, uffici del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Infratel Italia. La riunione, fa sapere il dipartimento in una nota, è servita anche a condividere “l’opportunità di avviare appositi tavoli tecnici volti all’individuazione delle migliori modalità amministrative e tecniche per consentire il risultato atteso”.

Subentro in 5 lotti

Sono 5 i lotti in cui, secondo il Sole 24 Ore, Fibercop potrebbe subentrare a Open Fiber. Si tratta di Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

Ma non è escluso che alla fine il subentro possa essere totale, con l’aggiunta anche degli altri tre lotti rimanenti che sono Campania, Puglia e Sicilia.

Italia 1 Giga, Butti: ‘Nostro obiettivo è salvare i fondi del PNRR’

“Il nostro obiettivo è chiaro: fare tutto il necessario per salvaguardare il Piano Italia a 1 Giga, raggiungere i target previsti e non mettere a rischio il finanziamento europeo da 3,5 miliardi di euro. Il Governo è pienamente coinvolto nella definizione della strategia, e il mio Dipartimento ha già attivato i tavoli tecnici per individuare le soluzioni più efficaci” ha detto Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica. “Ringrazio FiberCop e Open Fiber per la disponibilità al confronto e auspico che, con il via libera dei rispettivi azionisti, si possa arrivare a un’intesa sul riassetto dei lotti più complessi nel più breve tempo possibile”.

Il subentro non passa da Bruxelles

Dal punto di vista regolatorio, il subentro sarebbe un’operazione che non prevede l’intervento di Bruxelles. Alla Commissione Ue interessa che le case siano connesse e che il piano venga concluso nei tempi e modi e previsti dalla stringente time table dei lavori.

L’impegno nel caso del subentro sarebbe da parte del Governo e servirebbe per evitare conseguenze peggiori per Open Fiber, che di fatto per ogni civico non coperto rischia una penale di mille euro a salire nel tempo. I civici che ballano sono circa 600mila, secondo le ultime stime e quindi le penai ammonterebbero a circa 600 milioni.

Quel che è certo è che altre soluzioni, come la revisione del piano, andrebbero concordate con Bruxelles con ulteriori perdite di tempo prezioso. Il passaggio diretto dei lotti con il subentro sarebbe invece un processo diretto. Per ora si parla di 5 lotti. Ma Fibercop ha dato disponibilità a subentrare in toto.

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