Italia 1 Giga, Open Fiber apre al subentro di Fibercop per salvare il PNRR

Dopo mesi di tira e molla Open Fiber, apre per la prima volta al subentro di Fibercop nei lotti del Piano Italia 1 Giga dove si registrano i maggiori ritardi. Una mossa estrema, con la benedizione del Dipartimento della Trasformazione Digitale, per salvare i fondi del PNRR. Mancano 12 mesi al termine del piano, che dovrà essere completato e rendicontato a Bruxelles entro giugno 2026. Non c’è più tempo da perdere.

Confronto al Dipartimento per la Trasformazione Digitale

E’ questo l’esito della riunione presso il Dipartimento per la trasformazione digitale della presidenza del consiglio dei Ministri, che si è tenuta ieri “per avviare un percorso risolutivo delle criticità, più volte riscontrate, circa i ritardi nella realizzazione degli interventi” a cui hanno partecipato esponenti di vertice della Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell’Economia e delle finanze, uffici del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Infratel Italia. La riunione, fa sapere il dipartimento in una nota, è servita anche a condividere “l’opportunità di avviare appositi tavoli tecnici volti all’individuazione delle migliori modalità amministrative e tecniche per consentire il risultato atteso”.

Subentro in 5 lotti

Sono 5 i lotti in cui, secondo il Sole 24 Ore, Fibercop potrebbe subentrare a Open Fiber. Si tratta di Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

Ma non è escluso che alla fine il subentro possa essere totale, con l’aggiunta anche degli altri tre lotti rimanenti che sono Campania, Puglia e Sicilia.

Italia 1 Giga, Butti: ‘Nostro obiettivo è salvare i fondi del PNRR’

“Il nostro obiettivo è chiaro: fare tutto il necessario per salvaguardare il Piano Italia a 1 Giga, raggiungere i target previsti e non mettere a rischio il finanziamento europeo da 3,5 miliardi di euro. Il Governo è pienamente coinvolto nella definizione della strategia, e il mio Dipartimento ha già attivato i tavoli tecnici per individuare le soluzioni più efficaci” ha detto Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica. “Ringrazio FiberCop e Open Fiber per la disponibilità al confronto e auspico che, con il via libera dei rispettivi azionisti, si possa arrivare a un’intesa sul riassetto dei lotti più complessi nel più breve tempo possibile”.

Il subentro non passa da Bruxelles

Dal punto di vista regolatorio, il subentro sarebbe un’operazione che non prevede l’intervento di Bruxelles. Alla Commissione Ue interessa che le case siano connesse e che il piano venga concluso nei tempi e modi e previsti dalla stringente time table dei lavori.

L’impegno nel caso del subentro sarebbe da parte del Governo e servirebbe per evitare conseguenze peggiori per Open Fiber, che di fatto per ogni civico non coperto rischia una penale di mille euro a salire nel tempo. I civici che ballano sono circa 600mila, secondo le ultime stime e quindi le penai ammonterebbero a circa 600 milioni.

Quel che è certo è che altre soluzioni, come la revisione del piano, andrebbero concordate con Bruxelles con ulteriori perdite di tempo prezioso. Il passaggio diretto dei lotti con il subentro sarebbe invece un processo diretto. Per ora si parla di 5 lotti. Ma Fibercop ha dato disponibilità a subentrare in toto.

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Tim, in primo trimestre ricavi +2,7% in linea con le attese. Il Cloud spinge l’Enterprise

Tim chiude il primo trimestre “con un aumento dei ricavi e dei margini in linea con le attese grazie a un buon andamento del business sia sul mercato domestico sia su quello brasiliano”. Il cda ha esaminato i conti che vedono i ricavi totali di gruppo in aumento a 3,3 miliardi (+2,7%), Ebitda after lease a 800 milioni (+5,4%) e il debito netto after lease a 7,5 miliardi, in aumento di 200 milioni.

Per Tim domestic i ricavi sono cresciuti a 2,2 miliardi (+1,6%) e l’ebitda after lease a 0,4 miliardi (+4%); in particolare i ricavi di Tim Consumer a 1,5 miliardi (+0,3%) e quelli di Enterprise a 0,8 miliardi (+4,5%).

Il periodo si chiude con una perdita di 124 milioni di euro, drasticamente ridotta rispetto al rosso di 400 milioni di euro nel primo trimestre 2024, “comprensivo di una perdita netta per attività cessate o destinate ad essere cedute per complessivi 21 milioni di euro”.

Sparkle sta per essere venduta al Mef e a Retelit (il perfezionamento dell’operazione è atteso entro l’ultimo trimestre dell’anno) e per questo è stata classificata ‘come attività cessata’ e non è più inclusa nel perimetro di Tim Domestic.

I risultati presentati sono dunque “organici ‘like-for-like’” simulando anche l’operazione di separazione della rete fissa come se la stessa fosse avvenuta all’inizio del periodo di riferimento (1 gennaio), precisa una nota del gruppo. L’obiettivo, spiega l’azienda è “fornire una migliore comprensione dell’andamento del business” perché altrimenti il confronto con i ricavi (3.764 milioni) del primo trimestre 2024 avrebbe mostrato un calo del 13% e quello con l’ebitda (1,4 miliardi) del 32,8 per cento.

Il gruppo dunque “conferma tutte le guidance per l’esercizio in corso”.

Tim: per la prima volta cloud principale business di Enterprise

Tim Enterprise ha registrato nel primo trimestre 2025 ricavi totali pari a 0,8 miliardi di euro (+4,5%). Per la prima volta, sottolinea il gruppo Tim, il Cloud (ricavi da servizi +24%) rappresenta la principale linea di business di Tim Enterprise, anche grazie ai servizi offerti al Polo Strategico Nazionale, il cui contributo in termini di ricavi è raddoppiato anno su anno.

La fotografia dei conti

I ricavi totali di Gruppo ammontano a 3,3 miliardi di euro, in crescita del 2,7% anno su anno (+1,6% nel domestico a 2,2 miliardi di euro, +4,9% in Brasile a 1,0 miliardi di euro); i ricavi da servizi di Gruppo sono in crescita del 3,3% anno su anno a 3,1 miliardi di euro (+2,1% nel domestico a 2,1 miliardi di euro, +5,6% in Brasile a 1,0 miliardi di euro);

▪ in crescita l’EBITDA di Gruppo, che aumenta del 5,7% anno su anno a 1,0 miliardi di euro (+4,1% nel domestico a 0,5 miliardi di euro, +6,8% in Brasile a 0,5 miliardi di euro);

▪ in netta crescita anche l’EBITDA After Lease di Gruppo, che sale del 5,4% anno su anno a 0,8 miliardi di euro (+4,0% nel domestico a 0,4 miliardi di euro, +6,5% in Brasile a 0,4 miliardi di euro);

▪ TIM Consumer ha registrato ricavi totali in lieve crescita (+0,3% anno su anno) a 1,5 miliardi di euro. Prosegue il percorso di stabilizzazione dei ricavi, con un churn in calo anno su anno e con un ARPU in crescita nel fisso e sostanzialmente stabile nel mobile. Il trimestre, per la prima volta da diversi anni, ha visto un saldo netto di linee legato alla mobile number portability (“MNP”) sostanzialmente neutro. Sono inoltre iniziate le attività di repricing per il 2025, che hanno riguardato circa 1,1 milioni di linee fisse e circa 0,7 milioni di linee mobili consumer e che inizieranno a dispiegare i loro effetti a partire dal secondo trimestre.

▪ TIM Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 0,8 miliardi di euro (+4,5% anno su anno), continuando a performare meglio del mercato di riferimento. Per la prima volta il Cloud (ricavi da servizi +24% anno su anno) rappresenta la principale linea di business di TIM Enterprise, anche grazie ai servizi offerti al Polo Strategico Nazionale, il cui contributo in termini di ricavi è raddoppiato anno su anno.

▪ TIM Brasil ha registrato ricavi totali pari a 1,0 miliardi di euro (+4,9% anno su anno), e un EBITDA After Lease pari a 0,4 miliardi di euro (+6,5% anno su anno), continuando nel percorso di crescita intrapreso nell’ultimo biennio grazie alla spinta del segmento mobile.

L’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease del Gruppo al 31 marzo 2025 è pari a 7,5 miliardi di euro Compreso l’indebitamento legato al Gruppo TI Sparkle. (rispetto a circa 7,3 miliardi di euro a fine del 2024), con un andamento collegato alla stagionalità del capitale circolante e che ha visto un assorbimento più elevato per via degli ingenti investimenti realizzati nell’ultimo trimestre del 2024.

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Italia 1 Giga, allarme ANIE SIT: Fondi PNRR a rischio

Conto alla rovescia per il piano Italia 1 Giga, con i fondi del PNRR che vanno usati entro la scadenza di giugno 2026. Il tempo stringe e la filiera delle telecomunicazioni lancia l’allarme al convegno organizzato oggi a Roma da ANIE SIT, l’Associazione che all’interno di Federazione ANIE rappresenta le aziende attive nella realizzazione e gestione delle infrastrutture di rete, denominato al convegno “Filiera TLC e digitalizzazione dell’Italia: criticità e proposte per centrare gli obiettivi del PNRR”.

Le criticità del piano Italia 1 Giga

I cantieri sono in ritardo, manca la manodopera sufficiente per completare i lavori, tanto più che nel nostro paese oltre al piano Italia 1 Giga è tuttora in corso il piano BUL che ha bisogno a sua volta di manodopera specializzata per giungere a compimento entro quest’anno.  

A peggiorare il quadro gli ostacoli burocratici e la sostenibilità economica delle imprese, che rischiano di compromettere gli obiettivi di digitalizzazione del Paese. Il settore delle costruzioni di reti di telecomunicazioni in Italia sta attraversando una crisi strutturale che mette a rischio la sua stabilità economica e il raggiungimento degli obiettivi del PNRR per la digitalizzazione del Paese.

In alcune regioni italiane la combinazione di scarsa lavorabilità e carenza di risorse è tale da compromettere seriamente gli obiettivi.  A ciò si aggiungono fattori strutturali come l’aumento dei costi dei materiali e del debito, la ritardata fatturazione delle opere eseguite e la concorrenza di settori più attrattivi sul piano salariale che penalizzano il reclutamento nel comparto Tlc.

Piergiovanni (ANIE SIT): ‘Italia a 1 Giga a rilento, siamo al 48% di avanzamento’

Per Luigi Piergiovanni, Presidente di ANIE SIT “Il Piano Italia 1 Giga procede a rilento: a marzo 2025 siamo al 48% di avanzamento medio, ma molte regioni sono ben sotto questa soglia. Se non cambiano le condizioni operative e non vengono introdotte misure straordinarie, il sistema non ce la farà a raggiungere l’obiettivo del 2026. Le nostre imprese hanno investito in mezzi e risorse, ma oggi affrontano ritardi nei pagamenti, carenze di manodopera e una continua incertezza nei flussi di lavoro. Servono interventi rapidi su permessi, listini, fiscalità e incentivi, ma anche una riflessione realistica sul cronoprogramma. Non possiamo permetterci che metà del Paese resti indietro nella digitalizzazione”.

Insomma, manca poco più di un anno alla fine del PNRR e siamo a meno della metà del piano.

Fra le ipotesi sul tavolo, la revisione del cronoprogramma e il taglio di civici da collegare, si parla di circa 600mila – 700mila civici in meno rispetto alle attese nelle Aree grigie perché troppo lontani o inesistenti, che potrebbero portare ad una revisione al ribasso delle coperture.

Ipotesi di spostare i progetti del PNRR su altri fondi

Revisione del Piano Italia 1 Giga sempre più urgente per non perdere i fondi del PNRR. Al vaglio l’ipotesi di spostare i progetti del PNRR su altri fondi Ue avanzata dal Commissario Ue Raffaele Fitto. Ma per ogni cambiamento serve l’ok di Bruxelles.

L’obiettivo è arrivare a centrare il target di 3,4 milioni di civici da cablare con la fibra ottica in modo da non vedere sfumare un progetto tra i più significativi di quelli previsti dal Pnrr, con 3,8 miliardi stanziati. Non dovesse andare in porto l’accordo, l’alternativa sarebbe quella – proposta anche dall’Europa – di rivedere il piano nazionale escludendo i progetti da ritenersi irrealizzabili.

Fibercop e Open Fiber troveranno un accordo

Resta da capire se Open Fiber e Fibercop, che si sono aggiudicate il bando Italia 1 Giga, riusciranno a trovare un accordo per velocizzare i lavori. Fibercop aveva chiesto di subentrare a Open Fiber, che tuttavia finora ha rifiutato.

All’incontro è stato trattato anche il tema del mercato radiomobile e dell’espansione del 5G, ancora rallentata da vincoli autorizzativi, nonostante la disponibilità di forza lavoro.

I tempi per il rilascio dei permessi per le torri sono sempre molto elevati, si parla di circa 10 mesi.

L’evento ha visto la partecipazione di operatori di rete, istituzioni, imprese e stakeholder del settore. Tra i partecipanti Infratel, Open Fiber, FiberCop, Eolo, Retelit, Wind Tre, Fastweb-Vodafone, Cellnex e Inwit.

Asstel: ‘Servono misure a sostegno del Lavoro per rafforzare l’ecosistema delle Tlc e centrare gli obiettivi del PNRR’

“L’ecosistema delle TLC è chiamato ad affrontare la realizzazione di infrastrutture fondamentali per il futuro digitale del Paese in un contesto in cui le imprese hanno garantito investimenti costanti nonostante un saldo di cassa pari a -10 miliardi di euro e ricavi diminuiti di oltre 7 miliardi di euro tra il 2013 e il 2023. Questo non ha impedito investimenti per 85 miliardi di euro nel medesimo periodo, relativi in particolare alla realizzazione dell’infrastruttura broadband con reti VHCN e 5G, e agli investimenti per l’acquisto e il rinnovo delle licenze. Per centrare gli obiettivi di sviluppo, in particolare quelli del Pnrr, è indispensabile un approccio condiviso con le istituzioni che assicuri sostenibilità economica e valorizzazione delle competenze delle persone che vi lavorano”. Così Francesco Algieri (Asstel) al convegno “Filiera TLC e digitalizzazione dell’Italia: criticità e proposte per centrare gli obiettivi del PNRR”, promosso da ANIE SIT per approfondire le sfide e le prospettive di un settore strategico e oggi sotto forte pressione.

Nel suo intervento, Algieri ha evidenziato che l’Associazione ha accolto con favore le prime misure sul lavoro presentate recentemente dal Governo nel Tavolo di Settore “a partire dal riconoscimento del CCNL TLC come contratto di riferimento per le attività di CRM/BPO, al fine di garantire tutele omogenee per i lavoratori e contrastare fenomeni di dumping contrattuale. Fondamentale – ha aggiunto – il tema delle misure di sostegno al reddito, con l’attribuzione in favore del Fondo di Solidarietà TLC, delle risorse già versate dalle aziende al FIS, così da rafforzare gli strumenti di protezione in una fase di profonda trasformazione di tutto il mercato. Tra le leve indispensabili per accompagnare la transizione, Algieri ha richiamato l’importanza di poter disporre di strumenti di gestione delle transizioni lavorative per realizzare il processo di ricambio generazionale, il consolidamento e l’accrescimento delle competenze delle persone in coerenza con i processi di riorganizzazione connessi alla trasformazione digitale delle imprese. Finalità queste che trovano nel Contratto di Espansione una sintesi efficace e per questo ne auspichiamo il rifinanziamento”.

Al centro della riflessione anche il rapporto tra scuola e lavoro, quale pilastro per affrontare la carenza di profili tecnici qualificati e per assicurare la gestione efficace delle attività connesse ai progetti Pnrr.

«Lavoro, competenze e sostenibilità degli investimenti sono tre elementi inscindibili non solo per le imprese e le persone che operano nella Filiera ma anche per accompagnare l’Italia verso gli obiettivi di digitalizzazione e crescita previsti anche dal Pnrr», ha concluso Algieri.

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5G gratis, che senso ha regalarlo? La campagna di WindTre una picconata al mercato

Regalare il 5G? Come alzare bandiera bianca di fronte alle difficoltà del mercato. Come dire: “Scusate ci eravamo sbagliati, il 5G non è il futuro del wireless ma una generazione inutile che non dà nulla di nuovo e di più ai clienti”.

Ma è davvero così?

O non sarebbe meglio combattere per riempire questo 5G di significato e di valore?

Certo, monetizzare non è facile. Lo sanno le telco. Ma davvero il 5G non vale nulla?   

La campagna di WindTre accende il dibattito

WindTre regala gratis il 5G per tutti i clienti prepagati. L’offerta, scattata il 4 maggio, dura fino al 4 giugno. Una promozione shock, che di fatto svilisce e svuota totalmente il 5G di ogni genere di valore aggiunto rispetto alle precedenti generazioni.  

Buona notizia? Forse per i clienti prepagati di WindTre.

Ma non certo per il mercato, alla ricerca di nuove fonti di ricavi per sostenere gli investimenti.

Tra l’altro è la prima volta che un’offerta di questo tipo viene fatta alla customer base esistente di un operatore e non nell’ambito di un’offerta riservata ai clienti di altri player per strapparli alla concorrenza.  

Le lamentele della industry

Da anni gli operatori si lamentano per i costi altissimi dell’asta 5G da 6,55 miliardi del 2018.

Già nel marzo del 2023 l’ad di Tim Pietro Labriola, in occasione di un evento pubblico, dichiarava di essere “tentato di restituire le frequenze al Governo” perché già allora il 5G era insostenibile. Poco più di un mese fa il numero uno di Tim aveva poi sparato contro i prezzi troppo bassi delle tariffe 5G in Italia: “siamo saliti come primi in classifica a livello mondiale per le tariffe più basse. Israele era il primo paese, ci ha superato, sono diventati secondi, siamo il primo paese”. Segno dunque secondo Labriola che su consolidamento c’è ancora da fare. Segno anche che i prezzi non vanno più abbassati, in teoria.

Ma se le telco si sono svenate per le frequenze significa che davano allo spettro radio per la nuova generazione del wireless un valore prospettico molto elevato.

Il 5G è un tale flop che si può regalare gratis senza colpo ferire?

Il 5G costa di più del 4G

Di solito, tutti gli operatori fanno pagare il 5G un po’ più del 4G, anche se non è raro trovare offerte riservate di alcuni operatori che svendono il 5G a 5 o 6 euro al mese per sempre.

Si tratta di strategie a breve periodo che non hanno impatto sul fatturato e fidelizzano il cliente. Però nel lungo periodo è un danno, visto che abituano i clienti ad aspettarsi il 5G gratis e drogano il mercato. A furia di regalare il servizio e i contenuti, i clienti non sono più incentivati a pagare.

Che senso strategico c’è nell’azzerare il valore aggiunto del 5G, che dovrebbe essere l’arma in più per rilanciare i fatturati esangui delle telco?

Regalare o svendere il 5G, svuotandolo totalmente di appeal, è una scelta difficile da capire.

 Ha tutta l’aria di una resa.

Da anni gli operatori investono somme miliardarie (7 miliardi all’anno in Italia) per lo sviluppo delle nuove reti e per sostenere campagne promozionali per il 5G.

Il costo per diffondere la nuova generazione di telefonia sul territorio è alto, soprattutto a fronte della mancanza di una vera killer application che garantisca un ROI adeguato.

5G una commodity?

Ma da qui al regalare il 5G come fosse una commodity ce ne passa.

Non sarebbe più lungimirante lavorare ad una killer application che spinga i clienti stessi a voler pagare di più per il 5G?

Il flop dell’attuale 5G, che peraltro è un finto 5G in attesa del vero 5G standalone per il quale si sta ancora investendo, è innegabile. Ma da qui a buttare via il bambino con l’acqua sporca ce ne corre.

WindTre è già avanti nella realizzazione del 5G standalone, con il 77,6% della popolazione coperto in 5G TDD. “Il vero 5G promette maggiore efficienza e applicazioni avanzate per automazione industriale e servizi innovativi”, dice WindTre.

Ma non sarebbe appunto per questo motivo il caso di fare pagare di più il servizio invece di dare l’accesso gratuito?

Non è forse questo il tipo di promozioni contro cui gli operatori si scagliano da anni?

In che modo questa strategia contribuirà ad aumentare la retention e l’adozione del 5G?

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Tim, debito visto in salita nel primo trimestre. Ma sentiment in crescita nel 2025

Cresce l’attesa per la trimestrale di Tim, che comunicherà i dati dei primi tre mesi del 2025 il 7 maggio a borse chiuse. Il sentiment generale sulle prospettive dell’azienda è migliorato con l’ingresso di Poste come primo azionista.

Previsioni primo trimestre

Secondo gli analisti di Equita si prevede un inizio d’anno coerente con la guidance 2025, che dovrebbe essere confermata. Nessuna grossa variazione rispetto alle previsioni di inizio anno.

I ricavi sono visti in crescita annule del 2,9% su base comparabile a 3,281 miliardi di euro, di cui domestici +1,3% e Brasile +6%.

L’Ebitda after lease dovrebbe migliorare del +5,3% a 814 milioni (Brasile +7%).

Debito visto in aumento di 200 milioni

Ma l’attenzione va sul debito netto after lease, stimato in aumento a 7,509 miliardi, +206 milioni rispetto a dicembre del 2024 alla luce del consueto trend stagionale (la fine dell’anno è sempre il periodo di minor livello di indebitamento), ma con un trend meno negativo delle iniziali aspettative grazie a un assorbimento di circolante più contenuto.

Detto questo, Equita non vede elementi per modificare la sua attesa di un deleverage a fine anno di 200 milioni, coerente con la guidance di Tim.

La Sim non ha modificato il target price sul titolo che resta a 0,36 euro e il rating buy. L’azione oggi in mattinata segnava un incremento dello 0,57% a 0,35 centesimi.

Titolo Tim visto in crescita nel 2025

Il titolo TIM, fra i migliori del MIB nel mese di aprile, è previsto in crescita nel 2025, con stime che variano tra l’1,8% e il 3% per i ricavi. L’EBITDA After Lease è visto in aumento tra il 6 e il 7% annuo nel periodo 2024-2027, con un obiettivo di remunerazione agli azionisti attraverso dividendi o buyback. Gli analisti ritengono che il 2025 possa vedere un ritorno al break-even per TIM, con un potenziale ritorno al dividendo nel 2026-2027. 

Sentiment del mercato positivo

Secondo il sentiment del mercato, il titolo Tim è il più sottovalutato del Mib, risanato e pronto a salire ancora.

Gli investitori contano sull’imminente conversione delle azioni risparmio in ordinarie e sull’incasso del miliardo per il canone non dovuto del 1998.

Rimborso canone, conversione risparmio, earn out rete unica, PNRR

Il rimborso per il canone non dovuto, che molti considerano virtualmente per fatto, è stato stabilito dalla Corte d’Appello e dovrebbe essere eseguito immediatamente. Il Governo aveva chiesto una sospensiva, ma la richiesta è stata respinta, quindi TIM dovrebbe avviare le procedure di recupero dell’importo. 

Resta caldo il tema dell’earn out di 2,5 miliardi che Tim potrebbe incassare da KKR, primo azionista di Fibercop, al compimento della rete unica con Open Fiber entro la fine del 2026. Qui restano dei dubbi sulla possibilità che questa somma possa entrare nelle casse di Tim.

C’è da dire che in caso di mancato rispetto degli obiettivi del Piano Italia 1 Giga, fissati anch’essi a fine 2026, i fondi del PNRR andrebbero in fumo. Il futuro di Tim e quello di Fibercop-Open Fiber sono alquanto intrecciati.

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Tlc, mercato in frenata: in calo ricavi, investimenti e occupazione nel 2023. Settore TV: segnali di ripresa, ma criticità strutturali

Il 2023 è stato un anno difficile per il settore delle telecomunicazioni in Italia. Secondo i dati pubblicati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), il comparto ha registrato una contrazione generalizzata, che ha coinvolto ricavi, investimenti e occupazione.

Ricavi in flessione

I ricavi complessivi del settore si sono attestati a 26,8 miliardi di euro, in calo del 2,9% rispetto al 2022. A soffrire di più è stata la rete fissa, che ha perso il 4,4%, mentre la rete mobile ha contenuto le perdite all’1,1%. A pesare sul risultato complessivo è la forte concorrenza tra operatori, che ha continuato a comprimere i prezzi dei servizi.

Investimenti in calo

Anche gli investimenti, voce fondamentale per l’innovazione tecnologica e lo sviluppo delle reti, hanno subito una battuta d’arresto. Dopo due anni di crescita sostenuta, gli investimenti sono scesi del 5,6%, passando da 8,8 a 8,3 miliardi di euro. Il dato è particolarmente rilevante perché arriva in un momento in cui il Paese ha ancora bisogno di rafforzare le infrastrutture digitali, soprattutto in vista degli obiettivi legati al PNRR.

Occupazione giù

Non va meglio sul fronte dell’occupazione. Nel settore si sono persi 2.800 posti di lavoro, con un calo del 3,4% rispetto all’anno precedente. Una dinamica che, secondo Agcom, riflette il processo di razionalizzazione dei costi in corso presso i principali operatori.

Sul fronte tecnologico, si consolida la migrazione degli utenti verso reti a più alta capacità. In ambito fisso, le linee broadband che utilizzano tecnologie in rame sono ormai meno del 20% del totale, mentre le connessioni ultraveloci in fibra ottica (FTTH) e FWA rappresentano il 44,5%, in forte crescita rispetto al 32,6% di fine 2021. Parallelamente, nella rete mobile, l’adozione del 5G ha raggiunto il 38% delle sim attive con traffico dati, mentre il 4G copre ancora la maggioranza (60%).

Consumo dati in aumento

Il consumo di dati continua ad aumentare, sebbene a un ritmo più lento rispetto al passato. Nel 2023, il traffico dati su rete fissa è cresciuto del 9,4%, mentre quello su rete mobile è aumentato dell’11,2%. In media, ogni linea fissa ha generato 220 GB al mese, contro i 26 GB delle sim mobili.

Infine, nella distribuzione dei ricavi per operatore, TIM si conferma leader di mercato con una quota del 40,1%, seguita da Vodafone (26,2%), WindTre (13,3%) e Fastweb (9%). Gli operatori “Others” – in cui rientrano Iliad, Sky, Open Fiber e altri – crescono leggermente e rappresentano l’11,4% del totale.

Tabella riassuntiva dei dati principali (2023)

Voce Valore 2023 Variazione vs 2022
Ricavi complessivi Tlc 26,8 miliardi € -2,9%
– Rete fissa 13,5 miliardi € -4,4%
– Rete mobile 13,3 miliardi € -1,1%
Investimenti settore Tlc 8,3 miliardi € -5,6%
Occupazione settore Tlc 79.200 addetti -3,4% (−2.800 unità)
Traffico dati fisso 91.100 PB +9,4%
Traffico dati mobile 41.700 PB +11,2%
Media consumo per linea fissa 220 GB/mese +10,6%
Media consumo per SIM mobile 26 GB/mese +11,6%
Penetrazione fibra FTTH+FWA 44,5% +11,9 p.p. vs 2021
Penetrazione 5G 38%

Quota di mercato per ricavi – principali operatori Tlc (2023)

Operatore Quota di mercato
TIM 40,1%
Vodafone 26,2%
Wind Tre 13,3%
Fastweb 9,0%
Altri (incl. Iliad, Sky, OF) 11,4%

Settore TV: segnali di ripresa, ma persistono criticità strutturali

Ricavi in leggera ripresa, ma il trend a lungo termine resta negativo

Nel 2023 i ricavi complessivi del settore televisivo in Italia si attestano a 8,28 miliardi di euro, in lieve crescita (+1,2%) rispetto al 2022. Tuttavia, sul medio periodo (2019-2023) si registra una flessione complessiva del 7,5%, pari a circa 667 milioni di euro. Scende il canone Rai (-1,4%, pari a 1,84 miliardi), calano lievemente anche i ricavi da pay TV (-0,9%), mentre crescono gli introiti pubblicitari (+4,5%).

La fotografia non è del tutto esaustiva: l’analisi esclude i dati di bilancio di Dazn e Prime Video, due player rilevanti del mercato, a causa della mancanza di dati economico-finanziari completi.

Margini operativi ancora in negativo, ma in miglioramento

Il margine operativo lordo del settore è sceso dal 16,2% del 2019 al 14,5% del 2023. Escludendo il Gruppo Rai, il margine lordo cala dal 13,2% al 9,8%. Tuttavia, nel 2023 si registra un netto miglioramento del margine operativo netto: da -621 milioni nel 2022 a -302 milioni nel 2023. In particolare, Rai passa da -12 a +50 milioni di utile, e Mediaset (Gruppo MFE) da +89 a +147 milioni.

Maggiore solidità patrimoniale, soprattutto tra i privati

Il rapporto patrimonio netto/passività complessive aumenta al 44,7% nel 2023 (dal 37,5% del 2022). Escludendo la Rai, il valore medio del periodo sale al 43,6%. La Rai, invece, resta su livelli molto più bassi (13,2% di media). La solidità patrimoniale del comparto migliora grazie alla riduzione dei debiti, in particolare da parte di Sky.

Redditività ancora negativa, ma con segni di ripresa

Nel complesso, il risultato d’esercizio rapportato al patrimonio netto è negativo per il 9,5% in media tra il 2019 e il 2023. Sky ha registrato perdite consistenti (oltre 670 milioni l’anno in media). Mediaset si conferma la più profittevole (+5,2%), mentre Rai chiude mediamente in pareggio. Nel 2023, il risultato migliora sensibilmente: +7 punti percentuali rispetto al 2022.

Investimenti in calo: -6,5 punti in cinque anni

Gli investimenti si attestano nel 2023 al 38,3% dei ricavi, in calo rispetto al picco del 49,3% del 2020. La spesa complessiva, scesa sotto i 2,4 miliardi nel 2022, risale lievemente nel 2023 (+3%). Il calo è legato soprattutto alla forte contrazione degli investimenti in diritti da parte di Sky (-36% nel 2022).

Cash flow positivo ma disomogeneo

Il flusso di cassa operativo si attesta in media al 13% dei ricavi nel periodo 2019-2023. Rai mostra il valore più alto (22%), Mediaset è sopra la media (27,1%), mentre Sky è in forte sofferenza (-11% medio nel triennio 2021-2023), con un cash flow negativo per 760 milioni complessivi.

Occupazione sostanzialmente stabile

Il numero complessivo degli addetti nel settore si attesta nel 2023 a circa 21.000 unità, in lieve calo rispetto al 2019 (-2,6%). I dipendenti Rai sono circa 12.600, Sky 2.900 e Mediaset 3.300. Le altre imprese del campione contano circa 2.155 addetti, in lieve flessione rispetto al 2022.

Tabella di sintesi – Settore TV

Indicatore Valore 2023 Variazione 2019–2023 Variazione 2022–2023
Ricavi complessivi € 8,28 mld -7,5% +1,2%
Canone Rai € 1,84 mld -1,4%
Ricavi Pay TV € 2,44 mld -0,9%
Ricavi pubblicità € 2,43 mld +4,5%
Margine operativo lordo (totale) 14,5% -1,7 p.p.
Margine operativo netto (totale) -302 mln € +319 mln €
Patrimonio netto / Passività 44,7% +11,0 p.p. +7,2 p.p.
Redditività (ROE medio) -9,5% -8,3 p.p. +7,0 p.p.
Investimenti / Ricavi 38,3% -6,5 p.p. -1,0 p.p.
Cash flow operativo / Ricavi 13,0% (media) -0,6 p.p. +5,5 p.p.
Addetti totali ~21.000 -2,6% +0,1%

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Open Fiber e FiberCop, nuovo faccia a faccia sulle aree grigie ma ancora fumata nera

Non si sblocca il dossier Italia 1 Giga con i fondi del PNRR. Secondo il Sole24Ore, presso il Dipartimento per la trasformazione digitale si è svolto un nuovo confronto tra Open Fiber e FiberCop sullo stato di avanzamento dei progetti nelle aree grigie finanziate dal PNRR. Ma non emergono novità di rilievo.

I lavori vanno a rilento e gli obiettivi di copertura a giugno 2026, termine ultimo del Piano Italia 1 Giga con i fondi del PNRR, non saranno raggiunti.

Per il momento, i due player sono ben lungi dal trattare possibili integrazioni. Spetterà anche al Governo tentare di sbloccare la situazione, come già rivendicato dal ministro Adolfo Urso venerdì scorso al tavolo di confronto Tlc per quanto riguarda Open Fiber.

La posizione di Fibercop e Open Fiber non cambia

FiberCop ha ribadito la richiesta di subentro in due lotti gestiti da Open Fiber, ma la proposta è stata nuovamente respinta e questa volta da tutti gli attori istituzionali coinvolti.

Open Fiber ha aperto soltanto a subentri selettivi e vincolati a precise condizioni operative e limitatamente a pochi comuni circoscritti. Tra l’altro, c’è da fare con la carenza di mano d’opera e lo spostamento degli operai è difficile. Tanto più che Open Fiber deve chiudere i cantieri del Piano Bul entro il 2025.

Italia 1 Giga, ipotesi alternative

Contestualmente, è stata ribadita la richiesta di riduzione del perimetro (circa 600mila civici) e sono state avanzate ipotesi di estensione dei termini o integrazione delle risorse del PNRR.

In sintesi, la situazione è ancora fluida.

Il clima tra i due operatori è teso. Lo scontro si estende non soltanto alle aree grigie, ma anche alle aree bianche, dove Open Fiber è l’unico aggiudicatario del Piano Bul.

KKR sta ancora valutando l’integrazione con Open Fiber

Al momento, un’intesa fra i due competitor non sembra attuale. Intesa che se arrivasse entro la fine del 2026 consentirebbe a Tim di incamerare un earn out fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro da parte di KKR. Il governo italiano ha mostrato interesse a questa integrazione per possibili risparmi sugli investimenti nella fibra ottica, ha detto in precedenza Alberto Signori, partner di KKR. 

KKR sta valutando se le condizioni per procedere con l’integrazione sono favorevoli. 

Fibercop-Open Fiber? Tim ci spera

Per quanto riguarda Tim, l’ingresso di Poste ha ridato linfa all’operatore guidato da Pietro Labriola, che tuttavia guarda con grande interesse all’incasso dell’earn out potenziale dall’operazione di merger fra Open Fiber e Fibercop. Il mercato del mobile resta molto sfidante e la concorrenza agguerrita anche da parte di Fastweb + Vodafone pesa certamente sulle prospettive di Tim. Senza dimenticare la pluralità sui territori rappresentata dai piccoli provider territoriali.   

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Ue e UK di nuovo ‘insieme’ per il progetto 6G-Leader. Focus su AI, wireless e tecnologie di rete

Digital Catapult si unisce al progetto europeo 6G-Leader

Lavorare assieme per favorire e accelerare la convergenza tra intelligenza artificiale (AI), comunicazioni wireless e lo sviluppo di tecnologie di rete sostenibili che possano supportare la decarbonizzazione delle telecomunicazioni e realizzare applicazioni di innovazioni deep tech.

È questo l’obiettivo generale della nuova partnership tra il progetto 6G-Leader, sostenuto dalla Commissione europea e di cui fa parte anche il nostro CNIT – Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, e Digital Catapult, l’agenzia di innovazione del Regno Unito per la tecnologia digitale avanzata.

Il progetto, partito quest’anno, mira a sviluppare reti 6G basate su intelligenza artificiale e apprendimento automatico (IA/ML), sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico, entro un periodo di 36 mesi (gennaio 2025 – dicembre 2027).

6G-LEADER si concentrerà sul miglioramento dell’efficienza dello spettro, dell’automazione e del networking semantico per soddisfare le future esigenze di connettività, garantendo che l’Europa rimanga all’avanguardia nello sviluppo della tecnologia e delle reti 6G.

Ue e Gran Bretagna “di nuovo assieme” per la ricerca e l’innovazione avanzate

Un modo per riavvicinare, anche se dal punto di vista della ricerca, lo sviluppo e l’innovazione di tecnologie avanzate, Bruxelles a Londra.
come spiegato in una nota stampa da Joe Butler, Chief Technology Officer di Digital Catapult: “Abbiamo partecipato a 17 progetti Horizon fino ad oggi e stiamo ora ampliando il nostro lavoro nella connettività avanzata con soluzioni all’avanguardia, basate sull’intelligenza artificiale e sostenibili. Grazie alla nostra collaborazione con leader globali del settore, stiamo sviluppando la tecnologia 6G, aprendo la strada a reti più intelligenti ed efficienti che alimenteranno la prossima ondata di innovazione digitale“.

L’investimento della Commissione europea nel programma, nell’ambito dell’impresa comune SNS-JU (Smart Networks and Services Joint Undertaking), evidenzia l’importanza strategica del progetto per l’indipendenza digitale dell’Europa e la sua influenza nella definizione dei futuri standard di telecomunicazione.

Da oltre un anno L’Unione europea e la Gran Bretagna sono tornate a lavorare assieme, almeno in un contesto scientifico e tecnologico (che peraltro necessità di maggiore cooperazione e collaborazione per competere efficacemente su scala globale), ma per quel che riguarda il 6G certamente viene da chiedersi a che punto siamo in Europa.

Cosa sta facendo l’Europa per il 6G?

La ricerca continentale sulle reti di telecomunicazione 6G si sta facendo attraverso l’iniziativa Smart Networks and Services Joint Undertaking (SNS JU), che coordina investimenti significativi nel settore.
Con un budget totale di 900 milioni di euro per il periodo 2021–2027 (integrato da fondi privati equivalenti), la SNS JU ha già assegnato oltre 500 milioni di euro a più di 80 progetti in tutta Europa.

Nel 2025 è stato destinato un ulteriore finanziamento di 128 milioni di euro dedicato a tecnologie dirompenti, infrastrutture cloud per telecomunicazioni e sperimentazioni su larga scala in settori strategici come salute, manifattura e trasporti.

Un nuovo bando da 104 milioni di euro è stato aperto il 22 maggio 2025, con scadenza il 18 settembre 2025, focalizzato sulla sostenibilità, sicurezza e impatto sociale, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la leadership europea nel settore.

L’Europa intende allinearsi al calendario globale, con l’obiettivo di rendere commercialmente disponibile il 6G intorno al 2030. Le attività di standardizzazione sono già in corso, con il 3GPP che ha avviato le fasi di studio sul 6G nel 2025.

La strategia europea, basata su ingenti finanziamenti, collaborazioni transnazionali e attenzione all’impatto sociale, pone l’Europa tra i principali contendenti nel panorama globale della tecnologia 6G.

UNISCITI all’iniziativa “Indipendenza Digitale” di Key4biz, in collaborazione con ReD OPEN, spin-off dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, con la prima Conferenza italiana sull’Indipendenza Digitale: “INDIPENDENZA DIGITALE. Un patto per il futuro economico e tecnologico dell’Europa e degli europei“.

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FBI offers $10 million for information about Salt Typhoon members

The FBI is offering $10 million for information about the China-state hacking group tracked as Salt Typhoon and its intrusion last year into sensitive networks belonging to multiple US telecommunications companies.

Salt Typhoon is one of a half-dozen or more hacking groups that work on behalf of the People’s Republic of China. Intelligence agencies and private security companies have concluded the group has been behind a string of espionage attacks designed to collect vital information, in part for use in any military conflicts that may arise in the future.

A broad and significant cyber campaign

The agency on Thursday published a statement offering up to $10 million, relocation assistance, and other compensation for information about Salt Typhoon. The announcement specifically sought information about the specific members of Salt Typhoon and the group’s compromise of multiple US telecommunications companies last year.

“Investigation into these actors and their activity revealed a broad and significant cyber campaign to leverage access into these networks to target victims on a global scale,” FBI officials wrote. “This activity resulted in the theft of call data logs, a limited number of private communications involving identified victims, and the copying of select information subject to court-ordered US law enforcement requests.”

Salt Typhoon is one of several names the government and private researchers use to track the group, which they say has been active since at least 2019. Other tracking names include RedMike, Ghost Emperor, FamousSparrow, Earth Estries, and UNC2286. Over the years, Salt Typhoon has been behind multiple compromises of telecommunications companies around the world, including many in the US. About a year ago, the group stepped up those activities.

https://arstechnica.com/security/2025/04/fbi-offers-10-million-for-information-about-salt-typhoon-members/




Industry Tlc, Urso al tavolo Mimit: ‘Troppa frammentazione, serve consolidare’

“Siamo ben consapevoli del ruolo che gli operatori del settore tlc svolgono e del profondo cambiamento in atto, sancito ultimamente anche dalla fusione tra Fastweb e Vodafone. Il consolidamento non è più un’opzione: è una necessità, per colmare il divario competitivo che esiste in Italia rispetto agli altri Paesi europei”.

Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aprendo i lavori del tavolo sulle tlc in corso al Mimit.

Urso, 5 operatori sono troppi

Il ministro ha poi evidenziato come “cinque operatori in Italia sono troppi, soprattutto se pensiamo a quanti operatori operano negli altri paesi europei o negli Stati Uniti”. “Margini ridotti e frammentazione – ha sottolineato – frenano gli investimenti”.

“Sin dal mio primo confronto, nel 2023, con l’allora commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager, questo tema è rimasto al centro del dialogo con la Commissione Ue. Serve una strategia, anche a livello europeo”, ha aggiunto Urso.

Tlc: Urso, ora piano sviluppo, primo pacchetto da 629 mln

“Le misure che come Mimit presentiamo oggi rappresentano un pacchetto organico da 629 milioni di euro, di cui 533 milioni fruibili dagli operatori Tlc: è la prima significativa parte di un più ampio piano di sviluppo che intendiamo mettere in campo per sostenere lo sviluppo del settore”. Il ministro ha spiegato che queste risorse, suddivise in interventi diretti e indiretti, “vogliono accompagnare cittadini, Pmi e grandi imprese in una transizione digitale inclusiva, competitiva e sicura”. “Si tratta di strumenti che vanno dal cablaggio verticale per i cittadini alla ricerca e sviluppo per le grandi imprese, fino alla digitalizzazione delle infrastrutture comunali”, ha detto Urso spiegando che il bacino potenziale di queste misure è stimato in circa un milione e mezzo di cittadini e 35mila imprese. 

Il calendario degli interventi

Secondo quanto spiegato al tavolo sulle Tlc dal ministro, questi gli interventi, diretti e indiretti, che verranno avviati nei prossimi 4 mesi dal Mimit, secondo un calendario scadenzato già definito:

Interventi diretti Per i cittadini: – voucher cablaggio verticale: fino a 200 euro per portare la fibra fin dentro casa. Risorse destinate: 140 mln.

Per le Pmi: – voucher Servizi digitali: da 2.000 a 20.000 euro per coprire il 50% dei costi per investimenti in cloud e cybersecurity. Risorse destinate: 150 mln.

Per le grandi imprese: – Ricerca e Sviluppo: Contratti di sviluppo per sostenere le attività di ricerca e sviluppo nel campo delle Tlc, dei cavi sottomarini, delle tecnologie quantistiche e della realtà virtuale e aumentata. Risorse destinate: 201 mln.

Per il settore broadcasting: – Risorse destinate: 54 milioni.

Tra gli interventi indiretti:

– Digitalizzazione delle infrastrutture locali (Sinfi): 4.300 Comuni sotto i 50.000 abitanti riceveranno supporto per digitalizzare le infrastrutture. Risorse destinate: 35 mln.

– Potenziamento Sinfi: per mappare cavi sottomarini, data center e aree industriali. Risorse destinate: 2 mln.

– Desaturazione fibra ottica: nuove installazioni su reti pubbliche saturate e rinnovo diritti d’uso su reti private. Risorse destinate: 42,7 mln.

– Catasto impianti: mappa nazionale delle sorgenti radio elettriche, utile per la gestione dell’elettrosmog. Risorse destinate: 1,5 mln.

– Nue 112: transizione digitale completa del sistema nazionale di emergenza verso il modello digitale NG112. Risorse destinate: 3 mln.

Tlc: Urso, ‘risolti problemi annosi, ora piano di sviluppo’

“Le nuove tecnologie impongono un settore delle telecomunicazioni solido, competitivo e inclusivo. In questa prima parte della legislatura abbiamo risolto problemi annosi: ora è necessario intervenire con un piano di sviluppo per rilanciare un comparto strategico per il Paese”, ha detto Urso.

“Pensiamo alla questione Tim – ha aggiunto Urso – e alla nascita di Fibercop, allo sblocco di Open Fiber, ai passi in avanti sul tema dei call center, con il progetto innovativo di Abramo sulla digitalizzazione, che stiamo per replicare anche per la vertenza Callmat. Pensiamo poi all’innalzamento dei limiti elettromagnetici, per il quale mi sono battuto in prima persona: un provvedimento che, dopo vent’anni, avvicina l’Italia agli standard europei, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo sul territorio della tecnologia 5G”.

“Ora avvieremo la seconda fase con interventi concreti per accompagnare il settore delle Tlc verso la piena competitività”, ha concluso il ministro.

Urso, oltre 5 miliardi di richieste investimenti per data center

“Abbiamo ricevuto richieste di investimento per oltre 5 miliardi di euro nel settore dei data center e altre, ancor più significative, ci sono state prospettate da primarie aziende del settore”, ha aggiunto Urso. “L’Italia – ha proseguito – sta diventando sempre più attrattiva dal punto di vista tecnologico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, anche grazie alla propria leadership nei supercalcolatori e alla crescita della microelettronica. L’Italia, già punto nevralgico nello snodo delle fibre ottiche e dei cavi sottomarini, può diventare una sede ideale e altamente attrattiva per i data center”.

Leggi anche: Industry Tlc, oggi confronto al Mimit: sul tavolo aiuti per 630 milioni per voucher PMI, take up fibra e rinnovo frequenze. Stop ai contratti pirata

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