Galli (INWIT): “Le nostre 25 mila torri sono infrastrutture digitali e condivise”

“INWIT si conferma la prima tower company italiana e tra le principali digital infrastructure company, leader nelle infrastrutture passive per le telecomunicazioni mobili. Abbiamo forti competenze industriali e tecniche, un’ampia capacità di investimento e solida struttura finanziaria. Il modello della “sharing economy” porta efficienza industriale, finanziaria e ambientale nella catena del valore: le nostre 25 mila torri e circa 610 apparati per coperture dedicate multi-operatore indoor DAS (Distributed Antenna System) sono oggi infrastrutture digitali e condivise, in grado di servire contemporaneamente più operatori e più tecnologie”, ha commentato Diego Galli, Direttore Generale di INWITnel suo intervento a “Telecommunications of the Future”, la conferenza internazionale in corso a Roma dedicata ai possibili scenari evolutivi dell’ecosistema delle tlc in Italia e in Europa, a cui hanno partecipato rappresentanti del mondo telco e delle Istituzioni.

“Con il nostro modello di business, intrinsecamente sostenibile, investiamo 1,5 miliardi nell’arco del piano industriale per realizzare torri, ospitalità, coperture indoor DAS, network IoT e progetti infrastrutturali di smart city e smart transportation, tutto a supporto dell’industria telco, e per migliorare l’efficienza dei costi e realizzare oltre 400 impianti fotovoltaici di media dimensione, grazie a un nuovo progetto di produzione e autoconsumo diffuso di energia solare”, ha dichiaratoGalli.

Le infrastrutture digitali e multi-operatore di INWIT si confermano al centro del trend di digitalizzazione in atto: asset connessi, vicini all’utente finale, condivisi e protetti, in grado di fornire una risposta efficiente alle esigenze infrastrutturali degli operatori telco”, ha concluso Galli.

Galli ha anche ricordato il ruolo di INWIT, assieme agli altri operatori Iliad, Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre, nel progetto di copertura a 5G delle prime 9 stazioni della Metro A di Roma e di 100 piazze della città tramite small cell, DAS e WiFi6.

Questo è un progetto importante che porta un’infrastruttura digitale a servizio della città, dei cittadini e delle imprese”, ha aggiunto Galli. La connettività 5G su tutta la metropolitana, ha spiegato, “è un impianto importante, vuol dire circa 3.000 antenne, più di 1.000 remote unit e 250 chilometri di fibra”.

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Magnino (Fastweb + Vodafone): “Abbiamo sviluppato un LLM proprietario, addestrato al 70% in lingua italiana”

In questa storica di innovazione, che sta procedendo a passi veloci, l’obiettivo è realizzare sinergie, soprattutto trovare le risorse che sono necessarie per supportare i Comuni, le amministrazioni e l’intero settore. Un settore che richiede anche soluzioni efficaci per la propria sicurezza, con importanti investimenti nell’intelligenza artificiale in Italia”, ha spiegato Alessandro Magnino, Chief Strategy & Transformation Officer, membro dell’Executive Committee, di Fastweb + Vodafone, intervistato dal direttore di Key4biz, Luigi Garofalo, in occasione della settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

In termini strategici, stiamo continuando ad investire in reti fisse e mobile, quindi ad investire sostanzialmente, per potenziare l’esperienza dell’utente”, ha precisato Magnino.

Stiamo addestrando l’intelligenza artificiale in italiano. Abbiamo realizzato in Italia, a partire da luglio 2024, il primo supercomputer con tecnologia Nvidia per PA e imprese. In questo modo possiamo ospitare su territorio italiano i dati delle nostre imprese. Oltre allo sviluppo della infrastruttura abbiamo lavorato ad un LLM proprietario che rilasceremo tra poche settimane, allenato con il 70% dei dati in lingua italiana, equivalente a 11 milioni di libri. Un asset dedicato a aziende e PA per sviluppare proprie soluzioni di AI. Abbiamo sviluppato internamente oltre 100 casi d’uso per essere più efficaci nel raccontare e proporre soluzioni al mercato”, ha affermato Magnino.

Attendiamo più indicazioni dall’UE per partecipare alla call per la costruzione delle gigafactory. Nel contesto italiano servono infrastrutture di connettività e per l’AI, anche per favorire gli investimenti. Il settore delle telecomunicazioni è in sofferenza, si sono persi negli anni qualcosa come 13 miliardi di euro di valore. Senza sostenibilità è difficile continuare ad investire in questo settore”, ha proseguito Magnino.

Siamo favorevoli al consolidamento e la razionalizzazione del mercato – ha sottolineato il manager di Fastweb + Vodafone – perché pensiamo possano liberare energie e investimenti”.

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Benedetto Levi (iliad): “Investiti 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea”

In iliad abbiamo un punto di vista particolare sull’equilibrio tra Stato e mercato, che nasce da una prospettiva di mercato da ultimo arrivato e challenger. Crediamo che un modello efficace preveda che l’intervento statale non sostituisca le dinamiche concorrenziali, ma le sostenga con delle politiche pubbliche che risolvono le criticità di sistema, accelerando i processi e rendendo più efficienti gli investimenti degli operatori”, ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia nell’Intervista “The Future of Telecommunications: Striking the Right Balance Between the State and a Competitive Free Market in the Age of AI” del direttore di Key4biz, Luigi Garofalo, in occasione della settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

Se pensiamo alle frequenze, in iliad siamo favorevoli a modalità di assegnazione meno onerose, che privilegino gli impegni di investimento, come già avvenuto in Germania, dove il regolatore ha deciso di estendere la durata di alcune frequenze mobili agli operatori storici per 5 anni, in cambio di stringenti obblighi di copertura e apertura alla concorrenza. Allo stesso tempo, l’intervento pubblico non deve impattare le dinamiche concorrenziali. Per questo, eventuali proroghe del pacchetto 4G in scadenza nel 2029 devono necessariamente prevedere misure per eliminare l’attuale asimmetria in termini di dotazioni frequenziali tra i vari operatori mobili sul mercato”.

Sul fronte dei prezzi nel mercato delle tlc, lo Stato potrebbe intervenire con un approccio di “manutenzione del perimetro di mercato”, ossia con meccanismi fatti di incentivi e disincentivi con l’obiettivo di stimolare i comportamenti considerati virtuosi per il mercato e per il Sistema Paese e prevenire distorsioni sistemiche. In questo modo si supporterebbe la crescita sostenibile del settore senza comprimere la libertà di fissare i prezzi”.

liad è l’unico operatore nella storia delle telco italiane che non ha mai venduto il 5G a meno di 9.99€”, ha ricordato Levi.

Sul consolidamento, Levi non ha commentato “operazioni specifiche che riguardano altre aziende”, precisando che “in generale, sul consolidamento, ribadisco che riteniamo che il consolidamento porterebbe grandi benefici a tutto il settore, a tutto il sistema Paese, e siamo pronti a giocare la nostra parte”.

Sull’intelligenza artificiale, l’Amministratore Delegato di iliad Italia, ha affermato che è “fondamentale lavorare in una logica di ecosistema per favorire la crescita di piattaforme e servizi evoluti. L’unione degli sforzi, se ben strutturata, può rendere l’Italia, ma soprattutto l’Europa intera, più protagonista sulla scena internazionale, contribuendo a promuovere la competitività e la qualità dei servizi. Il Gruppo iliad vuole essere motore della trasformazione digitale europea, per accelerare il progresso tecnologico con connettività-AI-cloud. Abbiamo investito 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea, somma a cui si aggiungono i progetti di sviluppo di nuove tecnologie, per esempio in ambito cloud e data center, con un approccio aperto per rendere l’innovazione accessibile a tutti”.

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Butti: ‘Il futuro delle Telco? Diventare TechCo e andare oltre la connettività’

Il futuro delle Telco va oltre il modello tradizionale di “semplice fornitore di connettività”, che oggi comincia ad apparire obsoleto, e va verso un nuovo modello di Telco intese come “TechCo”, in cui gli operatori si reinventano come “fornitori di servizi digitali ai consumatori”. Lo ha detto il Sottosegretario alla Trasformazione Digitale Alessio Butti nel suo intervento a Telecommunications of The Future, la Conferenza promossa dal CNIT organizzata dal nostro editore Supercom, a Roma il 9 aprile al Palazzo delle Esposizioni. Key4biz tra i media partner.

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Un futuro, quelle delle telco, che secondo Butti prevede certamente l’ampliamento dell’offerta, in linea con i desiderata dei consumatori, “con servizi per la casa connessa, incluso il Gaming, la sicurezza e l’automazione. L’obiettivo è quello di generare ricavi aggiuntivi e aumentare la fidelizzazione dei clienti”.

Un nuovo modello di TechCo che avvicini sempre più rapidamente “al compimento di reti propriamente intelligenti – aggiunge – reti, cioè, capaci di monitorare le attività sulle infrastrutture di connessione, distribuire le risorse per garantire la stabilità, svolgere manutenzione predittiva e in futuro anche diagnosticare e risolvere automaticamente le criticità senza l’intervento umano”.

Dal punto di vista regolatorio, l’Italia segue da vicino le nuove proposte della Commissione Ue per il mercato delle telecomunicazioni elettroniche nel quadro del Digital Networks Act entro l’anno.

Investimenti e concorrenza sono in cima all’agenda allo scopo di promuovere l’emergere di nuovi operatori paneuropei, superando “l’attuale frammentazione” del mercato.

Le sfide future riguardano il 5G, il 6G, l’avvento del satellite, il quantum computing, l’AI. Uno tsunami tecnologico che impone un cambio di paradigma del vecchio modello di telco per abbracciare una trasformazione sostanziale del modello di business classico.

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Giuseppe Gola (Open Fiber): ‘Serve un piano condiviso per lo switch off del rame’

“Il quadro italiano della fibra è in chiaro scuro – ha detto Giuseppe Gola, Amministratore Delegato e Direttore Generale, Open Fiber, intervenuto alla settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner. – Siamo ad una copertura del 64%, in media con la Ue”. Il problema dell’Italia è “l’adozione della fibra”, il cosiddetto take up, ha aggiunto Gola, che nel nostro paese è fermo al 27%, circa la metà della media europea.

“Dobbiamo fare uno sforzo di sistema, che coinvolga operatori wholesale e retail, altrimenti abbiamo sotterrato dei soldi e abbiamo fatto un investimento inutile”, dice Gola.

Anche perché l’obiettivo Ue di arrivare ad uno switch off complessivo del rame al 2030. Una data irrealizzabile per l’Italia, che secondo l’ad di Open Fiber dovrà traguardare più realisticamente al 2035 o 2036.

“Serve un piano di switch off condiviso con milestones chiare – ha aggiunto Gola – serve una disponibilità economico-finanziaria di sistema”. Uno strumento utilizzato in passato per incentivare la migrazione dal rame sono i voucher, ma per l’utente finale oggi la motivazione al passaggio è limitata e lo stesso vale per gli operatori Retail. “L’ARPU del cliente fibra non è superiore a quello del cliente rame”, aggiunge Gola.

“Bisogna pensare a un uso di voucher totalmente diverso che vada a supportare l’operatore retail e che quindi dia la possibilità almeno all’operatore di azzerare i costi della migrazione, perché in una situazione in cui l’ARPU è lo stesso fra rame e fibra, per l’operatore retail sostenere il costo della migrazione è un costo che non ha un ritorno sull’investimento”.     

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Lasorella (Agcom): “C’è una fame di connessione che non accenna a placarsi”

Leggi l’intervento completo a “Telecommunications of the Future” del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella

Siamo tutti consapevoli degli epocali cambiamenti tecnologici e di mercato che si stanno consolidando nei mercati di riferimento e della necessità di adeguamento degli obiettivi e degli strumenti regolamentari settoriali.
La riflessione sugli “aggiustamenti” da apportare al vigente quadro legislativo europeo delle comunicazioni elettroniche, com’ è noto, è partita già da qualche anno fa; con il dibattito relativo ai rapporti tra Content and Application Provider e Internet Service Provider ed i riflessi sulle consolidate dinamiche dell’interconnessione IP.
È prevedibile che il futuro quadro legislativo settoriale europeo introdurrà alcuni nuovi obiettivi, quali quelli della promozione della competitività del Continente e della sicurezza delle reti, alla luce del complesso quadro geo-politico nel quale ci troviamo a vivere
”, ha detto il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella, intervenendo alla settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future”, promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

“Quanto alla promozione della competitività europea, si tratta certamente di un nuovo obiettivo di settore cruciale, che tuttavia a mio avviso dovrà essere contemperato rispetto ai tradizionali obiettivi settoriali: quelli della promozione di un quadro concorrenziale di lungo periodo, del raggiungimento dell’obiettivo del mercato interno e della tutela degli utenti finali.
Guardando agli obiettivi fissati nel Digital Decade Policy Programme, il quadro europeo degli investimenti in Very High-Capacity Network non è peraltro così negativo, come sembra emergere almeno in parte dalla narrazione proposta dal Libro Bianco della Commissione europea “How to master Europe’s digital infrastructure needs”, ha precisato Lasorella.

Il primo obiettivo, quello più generale, è certamente quello di ottenere la massima copertura di connettività.
dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni aggiornati al dicembre 2024 evidenziano una continua ed inarrestabile crescita del consumo di dati: in termini di volume complessivo, il traffico giornaliero nel 2024 su rete fissa mostra una crescita del 16,8% su base annua (9.3 Gbyte per linea), e quello su rete mobile del 15.4% (0.86 Gbyte per SIM Human).
Una “fame di connessione” che non accenna a placarsi e che richiede e ha richiesto una costante attenzione ed una coerente e decisa risposta infrastrutturale nel quadro delle politiche di sviluppo approvate dal Decisore pubblico.
D’altro canto
– ha continuato Lasorella – la leva maggiormente efficace per favorire investimenti infrastrutturali – fermo restando che gli operatori debbono disporre di adeguate risorse per investire – continua, a mio avviso, ad essere quella della concorrenza: appare quindi oggi opportuno mantenere comunque una grande attenzione alle dinamiche della domanda, anche attraverso incentivi al take-up e una regolamentazione favorevole alla migrazione ai servizi in fibra”.

Credo quindi che, se si può certamente ragionare degli spazi e dei modi per possibili semplificazioni procedurali che facilitino la vita alle imprese che intendano effettuare investimenti transfrontalieri in Europa, non mi sembra che sussista l’esigenza di una trasformazione radicale dello strumentario regolamentare.
Ad una copertura sempre più capillare del territorio quale risultante delle iniziative di parte pubblica (e privata) sin qui descritte deve necessariamente accompagnarsi, per quanto attiene nello specifico i servizi radiomobili di quinta generazione, un utilizzo quanto più efficiente possibile della risorsa spettrale.
La convergenza tra TLC, servizi IT ed Intelligenza Artificiale è ormai un dato di fatto, ed è proprio quest’ultima, nella sua componente generativa, con i suoi modelli sempre più sofisticati, a guidare la crescita delle architetture di comunicazione ed elaborazione
”, ha detto il Presidente Agcom.

La profonda intersezione tra reti e piattaforme di servizio impone pertanto un radicale cambio di prospettiva anche per i regolatori, chiamati a ripensare, a partire dall’esperienza fin qui acquisita, i razionali della loro azione in chiave modulare e multidisciplinare.
In tale ottica, sulla scorta delle più recenti esperienze in materia (cfr. caso DAZN), l’Autorità ha avviato, nel mese di marzo scorso., uno specifico procedimento volto alla ricognizione delle condizioni di applicabilità del regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche alle Content Delivery Network (Network (CDN) per la distribuzione dei contenuti in streaming via Internet
”, ha sottolineato Lasorella.

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Blefari Melazzi (CNIT): ‘4 possibili scenari per il futuro delle Tlc’. Scarica il Whitepaper Restart

Delineare il futuro delle Tlc per offrire alle aziende e ai decisori politici una serie di possibili evoluzioni della industry e contribuire così alla definizione del miglior scenario possibile. E’ questo l’obiettivo della ricerca realizzata nell’ambito di RESTART, il programma di ricerca nell’ambito del PNRR che ha così realizzato un’analisi approfondita dell’ecosistema e delle sue potenziali evoluzioni presentata oggi alla Conferenza Telecommunications of the Future promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom. Key4biz tra i media partner.

Scarica il White paper di RESTART – Visione Tecno-Economica del Futuro delle Telecomunicazioni 

“Si parte dagli sviluppi più conservativi, in cui l’attuale equilibrio tra attori si trascina nel futuro con un quadro normativo che tende a mantenere alti livelli di competizione e in cui l’evoluzione tecnologica è rivolta quasi esclusivamente a razionalizzare e ridurre i costi infrastrutturali, ad esempio automatizzando i processi tramite l’uso dell’IA, e l’innovazione nei servizi digitali rimane appannaggio di attori esterni all’ecosistema delle telecomunicazioni”, ha detto il Professor Nicola Blefari Melazzi, presidente del CNIT e della Fondazione RESTART.

Primo scenario, lenta evoluzione dell’ecosistema e dei servizi attuali

Il primo scenario vede un’evoluzione lenta dell’ecosistema, che sarebbe una vera iattura per la industry. La frammentazione della industry non diminuirebbe con il perpetuarsi di una concorrenza feroce sul fronte dei prezzi. In questo contesto, i servizi diventano una sorta di commodity con scarsa diversificazione a tutto svantaggio degli operatori tradizionali e, al contrario, a tutto vantaggio di hyperscaler e operatori satellitari che potrebbero sfruttare la debolezza delle telco per guadagnare enormi fette di mercato.

Sul fronte regolatorio, il basso livello di protezione dell’ecosistema europeo dei servizi digitali e delle reti non favorirebbe la industry.

Secondo scenario: Uno sforzo per la nascita un mercato unico delle Tlc e dei servizi

Il secondo scenario vedrebbe, al contrario, uno sforzo più concreto verso la nascita di un mercato unico europeo, caratterizzato da maggiori livelli di consolidamento tramite fusioni e acquisizioni, fra operatori telco prima a livello nazionale e poi a livello Ue.

In questo contesto, la spinta agli investimenti in nuove reti sostenibili e un miglior equilibrio fra telco e player tecnologici sul fronte dei servizi di connettività e digitali.

In questo scenario, reti e servizi sarebbero gestiti in collaborazione fra telco e hyperscaler in ottica di convergenza fra reti fisse, mobili e satellitari. Si potrebbero realizzare nuovi servizi Cloud e edge, che contribuirebbero ad incentivare la competitività globale dell’Europa, in un contesto nel quale le maglie regolatorie si allargherebbero.

Terzo scenario: l’emergere di fornitori infrastrutturali indipendenti e di nuove piattaforme digitali

Questi nuovi soggetti potrebbero mirare alla creazione di un consorzio unico europeo per Cloud e AI, che possa garantire indipedenza dai grandi Cloud provider americani e cinesi. In questo scenario, si potrebbe verificare una iniziativa europea sulle reti satellitari, in grado di competere e collaborare con gli altri.

Quarto scenario: Totale separazione delle reti e piattaforme condivise

Il quarto scenario vedrebbe la separazione fra infrastrutture e piattaforme per renderle omogenee fra loro, aperte e interoperabili a livello europeo.  

L’obiettivo sarebbe la creazione di un modello network-as-a-service su ampia scala per spingere l’innovazione e le piattaforme di programmazione.

Inoltre, sarebbe possibile la nascita di un’infrastruttura Edge fondamentale per servizi di business e conservazione dei dati su base locale.

In questo scenario, il più auspicabile secondo Nicola Blefari Melazzi, sarebbe previsto un forte impegno per la creazione di una strategia di Cloud europeo e di un consorzio AI in un contesto regolatorio favorevole e parzialmente protetto indifesa dei player europei.  

L’ecosistema è in fase di profonda trasformazione, “attori diversi sono entrati e il modello classico di operatore verticalmente integrato è superato”, ha detto Marta Valsecchi, Direttore, Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano. “Come cambieranno i rapporti fra i diversi player dell’ecosistema? Quale sarà il ruolo degli hyperscaler? Quale sarà il vaore delle Tlc in futuro?”.

“Il consolidamento in Europa è ormai un tema esistenziale – ha detto Alessandro Gropelli, Direttore Generale, Connect Europe – In Europa ci sono 41 operatori che hanno più di mezzo milione di clienti, negli Usa sono 7 e in Cina sono tre. E’ vero che in certi scenari di consolidamento gli operatori europei potrebbero dover cedere parti di sovranismo lungo la catena del valore ad attori esteri”.

“Le piattaforme in ambito Tlc sono state sempre nascoste, ma ora possono emergere – ha detto Antonio Capone, Professore, Politecnico di Milano / CNIT – le piattaforme come grandi orchestratori delle reti in ottica di digital twin”.

Leggi anche: Frequenze, Blefari Melazzi (CNIT) ‘Usare anche in Italia il costo dello spettro per migliorare le reti’

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Italia 1 Giga, Fibercop pronta a sostituire Open Fiber. Ma è fattibile?

Che il Piano Italia 1 Giga sia in ritardo non è certo una novità. Il progetto da 3,4 miliardi di euro per la copertura a banda ultralarga di quasi 3,5 milioni di numeri civici nelle cosiddette aree grigie, quelle dove è presente un solo operatore, è fermo al 43,7% al 28 febbraio. Impossibile quindi raggiungere la totalità dei civici da coprire entro il limite del 30 giugno 2026, come previsto invece dalle stringenti milestone del PNRR. E ora i fondi del PNRR rischiano peraltro di essere dirottati per il pressing della Ue dopo l’entrata in vigore dei dazi di Trump, in particolare per il finanziamento della difesa comune europea. E quindi, il tempo stringe e per non perdere i fondi per la banda ultralalrga serve una scossa in tempi rapidi.

In soldoni, si tratta di una iniziativa di Fibercop. L’obiettivo sarebbe salvare capra e cavoli (fondi PNRR e copertura in fibra) ed evitare anche il rischio di grosse multe da parte della Ue per il mancato rispetto dei target. Che sia in grado di rispettare gli obiettivi è da vedere. La sanzione Ue per ogni civico non coperto nell’ambito del PNRR ammonterebbe a mille euro.

La lettera

Ed è qui che entra in ballo la lettera. Secondo la Reuters, FiberCop si è detta pronta a subentrare a Open Fiber per evitare un ridimensionamento del piano di sviluppo della rete fibra “Italia 1 Giga”, parte dei progetti del PNRR.

E’ quanto si legge in una lettera visionata dall’agenzia indirizzata dalla società presieduta da Massimo Sarmi, e partecipata dal ministero dell’Economia, ai ministeri competenti, che potrebbe negoziare con Bruxelles un possibile taglio del numero dei civici da coprire entro giugno 2026, nell’ambito della più ampia revisione del Pnrr.

FiberCop, si legge nella lettera, si rende disponibile “nell’ambito di eventuali accordi amministrativi e contrattuali da definire nel rispetto della normativa applicabile, ad assumere la responsabilità esecutiva dell’intero perimetro di ciascuno dei lotti del Piano Italia a 1 Giga”.

“Alla luce anche dei dati più recenti disponibili sull’andamento dei lotti si chiede di valutare favorevolmente l’ipotesi di una riassegnazione equa e funzionale attraverso un processo di subentro, che consenta di dare piena attuazione agli obiettivi europei sul Piano Italia 1 Giga”.

FiberCop non ha immediatamente commentato. Nessun commento da Open Fiber. Fonti del governo di Giorgia Meloni confermano di aver ricevuto la lettera, senza fare ulteriori commenti.

Sulla base degli ultimi dati pubblici disponibili, FiberCop e Open Fiber, le due società assegnatarie delle gare, hanno cablato circa 1,5 milioni di civici, a fronte di un target attuale di 3,4 milioni.

Open Fiber, che ha un numero maggiore di civici da cablare, è più indietro rispetto a FiberCop nell’implementazione del piano di copertura.

I dati di Connetti Italia

Secondo i dati del portale Connetti Italia, Open Fiber, che si è aggiudicata 8 lotti per un valore di 1,8 miliardi, al 28 febbraio aveva raggiunto appunto un avanzamento del 37,8%, avendo collegato 839.546 civici e avendone ancora 1.376.679 da collegare. I ritardi maggiori si registrano in Toscana (completato il 27,8%) Lazio ed Emilia Romagna (rispettivamente 29,7% e 27%). Il trend, scrive il Sole 24 Ore, è di 62.900 numeri civici al mese, e a questi ritmi il progetto sarebbe completato in 22 mesi. Comunque troppi.

Dal canto suo, l’altro aggiudicatario Fibercop si è accaparrato sette lotti del valore di 1,6 miliardi di euro e presenta percentuali migliori. L’avanzamento al 28 febbraio è del 53,4% con 712.794 civici collegati e 622.496 ancora da connettere. Fibercop è oltre i target.

I lotti più in ritardo sono in Sardegna, (43,8%), e Liguria-Piemonte-Valle ‘D’Aosta (47,8%). A fine settembre Fibercop era arrivata al 38,8% e da allora la crescita mensile è stata di 39mila civici. A questi ritmi, la conclusione dei lavori potrebbe arrivare sul filo di lana al giugno 2026.     

In termini assoluti, da qualche mese Open Fiber registra più coperture di civici di Fibercop. Ma Open Fiber deve coprire quasi il doppio dei civici di Fibercop.

Fibercop, proposta fattibile?

Di certo, ai ritmi attuali la copertura integrale delle aree grigie non sembra alla portata. E’ vero che Fibercop potrebbe subentrare, almeno parzialmente, visto che è più avanti rispetto a Open Fiber. Fibercop è oltre i target. Ma resta da capire se l’azienda controllata da KKR abbia davvero la capacità di trasformazione di raggiungere entro un anno e mezzo (o due anni, con l’ipotesi di proroga) per realizzare i lavori che non farebbe Open Fiber.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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6G, cosa vogliono davvero gli operatori? La lezione del 5G

Il 5G ha promesso troppo e mantenuto poco

Quali errori non ripeter con il 6G che erano stati commessi con il 5G? E’ questo uno dei temi centrali del report “Defining 6G Networks – What do operators want?” pubblicato da TelecomTV nell’aprile 2025. Quando il 5G è stato lanciato, le aspettative erano altissime: smart cities, auto a guida autonoma, chirurgia a distanza, realtà aumentata ovunque. Ma molti di questi casi d’uso non si sono mai concretizzati su scala commerciale, anche per mancanza di reti 5G stand alone, il cosiddetto vero 5G che ancora stenta a prendere piede anche per gli ingenti investimenti che richiede. Così, anche per questo, gli operatori si sono ritrovati con reti più complesse e costose, ma senza un chiaro ritorno economico. Questo ha generato frustrazione, ma anche consapevolezza: il 6G non dovrà ripetere questi errori.

Lezioni dal 5G: cosa evitare con il 6G

Errore del 5G Cosa vogliono fare diversamente con il 6G
Troppa enfasi su casi d’uso futuristici Focus su applicazioni concrete, sostenibili e monetizzabili
Architetture rigide e poco flessibili Puntare su modularità, automazione, virtualizzazione
Ritorno economico poco chiaro Integrare l’efficienza e ridurre i costi come obiettivo primario
Mancanza di coinvolgimento nelle scelte standard Gli operatori vogliono guidare lo sviluppo, non solo subirlo

Una visione più matura per il 6G

Nel report TelecomTV di aprile 2025, emerge chiaramente una nuova mentalità: niente più “hype”, ma concretezza. Il 6G non deve essere una vetrina tecnologica, ma uno strumento per migliorare l’efficienza operativa, semplificare la gestione delle reti e abilitare casi d’uso realistici.

Gli operatori chiedono che la nuova generazione:

  • Sia automatizzata end-to-end (soprattutto nella gestione della RAN e del core)
  • Riduca i consumi energetici
  • Offra maggiore flessibilità architetturale
  • Integri l’intelligenza artificiale in modo trasparente e affidabile

Quali sono i veri obiettivi per il 6G?

Gli operatori non cercano il “prossimo 5G” ma una rete realmente utile, con ritorni tangibili. Le priorità sono:

  • Efficienza operativa, anche tramite AI e automazione
  • Flessibilità nella gestione delle risorse (reti cloud-native, slicing intelligente)
  • Casi d’uso concreti, come digital twin industriali, copertura con satelliti (NTN), e comunicazioni ultra-affidabili per trasporti e sanità
  • Riduzione del TCO (Total Cost of Ownership)

Tempistiche realistiche

Gli operatori prevedono:

  • Standardizzazione tecnica entro il 2026-2027
  • Primi lanci commerciali tra il 2030 e il 2032

Ma tutto dipenderà da quanto i nuovi sviluppi saranno allineati con i bisogni reali, e non soltanto con le ambizioni dei vendor o delle istituzioni.

Tabella finale – Confronto tra 5G e 6G

Aspetto 5G 6G (secondo gli operatori)
Visione Disruptive, futuristica Pratica, risolutiva, orientata al valore reale
Tecnologie chiave Slicing, low latency, mmWave AI/ML, automazione, efficienza energetica
Casi d’uso VR/AR, guida autonoma, smart cities Digital twin, NTN, logistica e sanità critica
Problemi vissuti Monetizzazione incerta, costi elevati Da evitare: serve un ritorno chiaro
Aspettative Trasformazione radicale Evoluzione sostenibile, meno hype più risultati
Timeline Avvio 2019, ma adozione lenta Commercializzazione prevista 2030-2032

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DdL Montagna, Bussone (Uncem): ‘Incredibile soppressione norma per portare connettività in caso di lavori stradali e ferrovie’

Suscita più di un mal di pancia in casa Uncem (Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani) la soppressione nel testo del DdL Montagna dell’articolo 10 (Servizi di comunicazione), che de facto abolisce la norma per cui nei comuni montani “…le concessioni della rete stradale e ferroviaria nazionali prevedono, senza maggioro o nuovi oneri per la finanza pubblica, interventi sulle infrastrutture di rispettiva competenza atti a garantire la continuità dei servizi di telefonia mobile e delle connessioni digitali…” in assenza di analoghi interventi già oggetto di finanziamento pubblico.     

In altre parole, l’articolo 10 prevedeva che in caso di lavori alle infrastrutture stradali e ferroviarie fosse compito delle imprese portare il segnale nei comuni montani non coperti e non oggetto di finanziamento pubblico.

Ma l’articolo in questione è stato abolito e non rientra più nel testo del DdL Montagna che sarà trasmesso al Senato.

Esprime tutta la sua delusione Marco Bussone, presidente dell’Uncem: “E’ stato abolito un principio politico nel testo del DdL Montagna che va al Senato era importante – dice – L’articolo 10 che in caso di lavori sulle infrastrutture nei comuni montani si interviene anche per portare il segnale di telefonia e la connettività nell’ambito dello stesso intervento. Ma ora questo principio è stato abolito, perché le aziende lo hanno interpretato come un obbligo di copertura laddove non ci sono fondi pubblici. In realtà, si tratta di un principio politico e di buon senso, che impegna gli operatori ad intervenire per ottimizzare il lavoro in caso di altri interventi alle infrastrutture di rete, abbattendo altresì i costi ed abbattendo il digital divide”.  

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