Tim-Iliad, possibili sinergie per 860 milioni di euro (al netto di Poste)
Le possibili sinergie fra Tim e Iliad in caso di fusione ammontano ad almeno 860 milioni di euro (al netto di Poste), più dei 600 milioni previsti nel 2023 quando Iliad si era fatta avanti per rilevare Vodafone Italia. E’ quanto emerge da un report di Exane BNP Paribas, secondo cui “concentrandosi sulle sinergie di costo, le precedenti fusioni di telco sul mercato hanno (in media) prodotto risparmi sul tasso di esecuzione equivalenti a circa l’8% di opex + capex combinati. Nel caso di Swisscom-Vodafone Italia l’obiettivo è del 9%.Nel caso di un accordo Iliad-Tim crediamo che le sinergie potrebbero essere ancora più elevate, in particolare data l’opportunità di migrare il traffico mobile sulla rete Tim“.
Le sinergie
“Ma anche se usiamo semplicemente l’8% di opex + capex combinati come parametro di riferimento, stimiamo che ciò equivarrebbe a ~ 860 milioni di EUR di sinergie di run rate in base allo stack di costi/capex LTM delle entità combinate”, si legge nel report.
Certo, la partita è tutta da giocare ma il potenziale dal punto di vista industriale c’è.
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C’è da dire che il report è stato realizzato prima che Poste entrasse in Tim e che quindi ulteriori sinergie derivanti dall’ingresso di Poste non sono considerate e andrebbero quindi sommate.
Ostacoli normativi
Il Governo italiano: nonostante abbia venduto la propria rete fissa, Tim continua ad avere più di 18mila dipendenti e una grande quantità di contratti governativi. “Qualsiasi fusione/acquisizione della società sarà probabilmente altamente politica, quindi le regole italiane sui “poteri d’oro” significano che qualsiasi parte ha bisogno del permesso del governo prima di acquisire una quota >3%, da qui i resoconti secondo cui Iliad ha già “sondato” il governo italiano.”, si legge
Commissione europea
“Prevediamo che questo accordo richiederà l’approvazione della Commissione Europea sotto la nuova Commissaria per la concorrenza, Teresa Ribera Rodriguez. In breve crediamo che ci sia almeno una “finestra di opportunità” per tentare accordi e in precedenza abbiamo indicato Italia e Svezia come i mercati più propensi a consolidarsi nel breve termine”, aggiunge il report.
“Telecommunications of the Future”, l’evento del CNIT organizzato da Supercom a Roma il 9 aprile. Vedi l’agenda e il teaser
Come rilanciare il settore delle Telecomunicazioni, asset fondamentale per l’economia e abilitatore delle rivoluzioni tecnologiche in corso? I possibili scenari evolutivi dell’ecosistema delle TLC in Italia e in Europa saranno illustrati durante la Conferenza internazionale “Telecommunications of the Future”, che si terrà a Roma il 9 aprile, presso la Serra del Palazzo delle Esposizioni, in via Milano 9/A.
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Alla Conferenza, promossa dal CNIT e organizzata dal Gruppo editoriale Supercom, parteciperanno, tra gli altri:
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Alessio Butti, Sottosegretario per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma Capitale, Alessandra Gallone, Consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca, Giacomo Lasorella, Presidente Agcom, Robert Mourik, Presidente BEREC, Diego Galli, DG INWIT, Giuseppe Gola, AD Open Fiber, Pietro Labriola, AD TIM, Benedetto Levi, AD iliad Italia, Federico Protto, AD Cellnex Italia, Walter Renna, AD Fastweb + Vodafone, Salvatore Deidda, Presidente Commissione TLC alla Camera dei Deputati, Luca Avarello, DG Roma Servizi per la Mobilità, e Michele Gamberini, AD Smart City Roma.
Il Convegno si basa anche sull’esperienza maturata nell’ambito degli eventi 5G Italy che hanno riscosso dal 2018 un notevole successo posizionando la Conferenza come punto di riferimento delle Telecomunicazioni in Italia.
Nel corso della Conferenza saranno presentati i risultati ottenuti nel PNRR PE-RESTART, il più importante programma di ricerca e sviluppo pubblico mai realizzato in Italia nel settore delle Telecomunicazioni finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU nell’ambito del PNRR.
CNIT
CNIT è il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, ente non-profit riconosciuto dal MIUR. Il CNIT svolge attività di ricerca, innovazione e formazione avanzata nell’ampio settore dell’ICT: consorzia 42 università pubbliche, dispone di 7 Laboratori Nazionali con oltre 100 ricercatori e a esso afferiscono oltre 1.300 professori e ricercatori.
Tim-Iliad, lavori in corso? KKR studia l’integrazione FiberCop-Open Fiber
Labriola e Levi insieme con il caschetto, lavori in corso fra Tim e Iliad? C’era un clima diverso, frizzante, ieri alla stazione della metro di Piazza Vittorio, all’inaugurazione degli operatori (Inwit, Iliad, Fastweb+Vodafone, Tim e WindTre) con il sindaco Roberto Gualtieri della sala apparati 5G di Inwit. La community delle Tlc sembra pervasa da un rinnovato entusiasmo, che ricorda in qualche modo le aspettative del mercato nel 2018, all’inizio dell’era 5G. Una ventata di freschezza a spazzare la depressione della crisi.
Tlc, clima cambiato nella industry
Un clima che non si avvertiva da tempo, certamente alimentato dagli ultimi rapidi e inaspettati sviluppi legati all’ingresso di Poste in Tim. Un’operazione repentina, che ha avuto il merito di riaccendere i riflettori sulle telecomunicazioni e le voci di un risiko della industry, in fermento perché il consolidamento è considerato oramai uno step inevitabile.
Consolidamento, Labriola (Tim): ‘C’è ancora da fare’
Un sentiment rilanciato anche, e a maggior ragione, da Pietro Labriola, ad di Tim. “Abbiamo avviato il primo pezzo (del consolidamento ndr), quindi c’è ancora da fare”, ha detto. E alla domanda su un possibile consolidamento con iliad ha aggiunto: “In Europa tutti quanti stanno dibattendo riguardo alla possibilità del consolidamento”. “Guardate in Francia, dove si parla di passare da 4 a 3 operatori” tlc e quindi “auspico che a livello europeo il consolidamento venga accelerato”, ha concluso l’ad.
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Labriola non si scopre ulteriormente, però il body language di solito non mente e la foto opportunity che lo ritrae con l’ad di Iliad Benedetto Levi, caschetto in testa nei meandri della stazione della Metro di Piazza Vittorio, dice più di molte parole. Il dialogo è aperto. C’è da lavorare. Vedremo come andrà a finire.
Le sinergie
Di certo, una eventuale integrazione fra i due operatori potrebbe produrre forti sinergie industriali, quantificate sulla carta in circa 800 milioni di euro.
Ma sono molti gli aspetti da considerare, a partire dal perimetro della (eventuale) nuova entità.
Il potenziale merger riguarderebbe tutto il perimetro di Tim (Consumer e Enterprise)?
Iliad ha sempre detto che il suo interesse riguarda Tim nella sua interezza.
E ancora, visto il ruolo di primo azionista di Poste, quale sarebbe il ruolo di Iliad nella nuova entità?
E’ davvero prematuro parlare di questo, ma di certo la compagnia francese vorrebbe stare nella plancia di comando.
A questo punto vedremo.
Kkr, primo azionista di Fibercop, sta analizzando l’integrazione FiberCop-Open Fiber
Ma che la situazione nella industry delle Tlc si sia in qualche modo sbloccata e in rapido movimento dopo l’avvento di Poste in Tim lo dimostra anche il fatto che Kkr, primo azionista di Fibercop, sta analizzando l’integrazione degli asset FiberCop-Open Fiber.
Lo ha detto il partner di Kkr, Alberto Signori, durante una conferenza tenutasi ieri a Milano citata da Reuters.
Com’è noto, un’integrazione di FiberCop e Open Fiber prima della fine del 2026 farebbe scattare l’earn out che il fondo Usa dovrebbe elargire come pagamento extra di circa 2,5 miliardi di euro pa Tim.
FiberCop è stata scorporata da Tim a luglio 2024, quando un consorzio guidato da Kkr ha completato un’acquisizione della controllata per 18,8 miliardi di euro.
“Se ne parla, c’è una volontà da parte del governo italiano di vedere se ci sono le condizioni per farla, e realizzare dei risparmi sugli investimenti”, ha risposto Signori, partner di Kkr, a chi gli chiedeva di una possibile integrazione di FiberCop con Open Fiber.
“Come azionisti di FiberCop stiamo analizzando se ci sono le condizioni per procedere”, ha aggiunto.
A quanto pare, il futuro delle Tlc è legato a doppio filo a quello di Tim e Fibercop e i due dossier in qualche modo stanno procedendo di pari passo, anche se per Fibercop la situazione sembra più complessa.
Roma 5G: Gualtieri con Inwit, Iliad, Tim, Fastweb+Vodafone, e WindTre accende il 5G in 9 stazione della Metro A
Il 5G nella metro di Roma diventa realtà, con l’accensione delle prime nove stazioni giubilari, da Piazza Vittorio a Cipro, passando per Termini, Repubblica, Barberini, Spagna, Flaminio, Lepanto e Ottaviano (7 chilometri di linea) da parte del sindaco Roberto Gualtieri, che insieme agli operatori ha inaugurato oggi il nuovo standard, con una videochiamata dai sotterranei di Piazza Vittorio con Piazza Indipendenza, proseguita senza problemi anche nel tragitto in metro fino a Termini.
Presenti all’evento tutti gli operatori che insieme al Comune di Roma hanno partecipato all’iniziativa, avviata a suo tempo da Boldyn Networks e rilevata da INWIT, che attraverso la società Roma Smart City è titolare del progetto da 97,7 milioni (20 milioni a carico del Campidoglio) che prevede la copertura 5G della metropolitana entro il 2026 e di 100 piazze tramite small cell, DAS e WiFi6.
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5G, Gualtieri: ‘Innovazione per cittadini, turisti e imprese. Frequenze dedicate alla polizia municipale’
“Entro quest’anno già il grosso della metro sarà coperto dal 5G e nei mesi successivi, entro giugno del 2026, lo saranno anche tutte le tre linee della metro”. Lo ha assicurato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri inaugurando il 5G nelle stazioni giubilari della metro di Roma. All’evento erano presenti, oltre al primo cittadino, anche i top manager delle principali aziende di Tlc, il direttore generale di INWIT Diego Galli, Benedetto Levi ceo di Iliad Italia, l’ad di Tim Pietro Labriola, Carlo Melis, Cto di WindTre, il dg di Inwit, Lisa Di Feliciantonio, Chief Communications & Sustainability Officer Fastweb-Vodafone.
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Il primo cittadino ha ricordato i vantaggi del 5G, in particolare la bassa latenza e segnale molto più potente e stabile grazie al DAS (avveniristica la sala apparati radio di tutti gli operatori nel sottosuolo della stazione Vittorio Emanuele, fra le più grandi d’Europa, munita di fibra e DAS per il potenziamento del segnale). Un segnale che permette di videochiamare e navigare pur in presenza di un traffico dati molto pesante, come quello che si registra alla Stazione Termini.
Il sindaco ha inoltre aggiunto che sono previste “frequenze (slice, porzioni di banda) dedicate alla polizia municipale, sensori IoT e telecamere” di sicurezza.
Il segnale 4G e 5G degli operatori è ora disponibile sia all’interno delle singole stazioni, sia in mobilità nei tunnel che le collegano, grazie all’infrastruttura digitale multi-operatore per location indoor DAS (Distributed Antenna System). Questa è la prima tratta di un progetto più ampio che prevede di portare, entro il 2026, il 5G con tecnologia DAS in tutte le 75 stazioni della metro A, B, B1 e C, per un totale di 1.170 remote unit tra 4G e 5G, oltre 3.000 antenne e più di 250 km di nuova fibra ottica, coprendo un percorso complessivo di 61 km.
A gestire il traffico voce e dati nelle metropolitane di Roma è la nuova Sala apparati radio (BTS Hotel) di INWIT/Smart City Roma nella stazione di Piazza Vittorio Emanuele, tra le più grandi e avanzate d’Europa. La Sala costituisce un punto di controllo e coordinamento degli apparati di telecomunicazione necessari ad abilitare la connettività degli operatori Fastweb-Vodafone, iliad, TIM e WINDTRE.
Progetto completo nel 2027
“Entro il 2027 sarà completato tutto il dispiegamento”, ha spiegato Gualtieri, ricordando che secondo il cronoprogramma “la metro A sarà completata prima, poi la B e dopo la C”. Inoltre, già entro quest’anno il 5G arriverà “in cento piazze. Poi intorno alle piazze, gradualmente le vie, fino a coprire tutta la città. Anche le periferie”, ha aggiunto il sindaco.
Gualtieri, da oggi con 5G film e videochiamate in metro A
Per il 5G “iniziamo con le prime stazioni, da Vittorio Emanuele a Cipro. Da oggi tutti potranno vedersi un film o videochiamare mentre prendono la metro”, ha aggiunto Gultieri, che ha mostrato la performance del nuovo standard che ha raggiunto 400 Mbps in download dentro la metro e ha
Il sindaco prova il servizio nella stazione, a bordo di un treno e poi all’aperto, in piazza, vicino alla Stazione Termini. “Già entro quest’anno le piazze saranno cento e il grosso della metropolitana sarà coperta”, aggiunge. “Entro giugno 2026 tutte le tre linee della metropolitane saranno completamente coperte. Poi intorno alle piazze, gradualmente, le vie e tutta la città”, spiega Gualtieri, “anche le periferie”.
Diego Galli (INWIT): ‘Nostro impegno per trasformare Roma Capitale in smart city’
“Siamo contenti di apportare le nostre competenze a supporto di tutti gli operatori mobili, a fianco di Roma Capitale, per l’esecuzione efficiente del progetto Roma 5G. INWIT conferma così il proprio impegno nel sostenere il percorso di trasformazione della Capitale in una smart city sempre più connessa e intelligente grazie ad infrastrutture digitali e condivise”, ha detto Diego Galli, Direttore Generale INWIT.
“Questo è un progetto importante che porta un’infrastruttura digitale a servizio della città, dei cittadini e delle imprese”, ha aggiunto Galli. La connettività 5G su tutta la metropolitana, spiega Galli, “è un impianto importante, vuol dire circa 3.000 antenne, più di 1.000 remote unit e 250 chilometri di fibra. Oggi è il primo tassello di questo progetto con le prime 9 stazioni giubilari”.
“Il progetto continuerà nei prossimi mesi per la copertura integrale in5G della metropolitana di Roma” e “si concluderà completamente nel corso del 2026”. “La metro – aggiunge il direttore generale della società delle torri di telecomunicazioni – è un tassello, accanto alla metro ci sarà connettività su 100 piazze, connettività di Wi-Fi pubblico avanzato (Wi-Fi 6), IoT, videocamere per la sicurezza, quindi un progetto integrato che è un’ottima testimonianza della collaborazione tra pubblico e privato, Roma città metropolitana, con gli operatori telecomunicazioni, operatori infrastrutturali come Inwit, che guida il progetto Roma Smart City”.
5G, Levi (Iliad): ‘Oggi è un giorno importante per Roma’
”Oggi è un giorno importante per Roma, che sul 5G diventa un esempio in Europa. iliad continua ad investire per realizzare una copertura capillare, portando l’innovazione dove serve agli utenti. Con questo spirito, siamo felici di collaborare con l’Amministrazione Capitolina e di partecipare al progetto Roma5G, realizzando un ulteriore passo concreto per rendere l’innovazione più accessibile a tutti”, ha detto Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad, ricordando come gli investimenti in digitale contribuiscono alla competitività e tagliano il digital divide.
Labriola (Tim), ‘5G in metro a Roma esempio per infrastrutture’
Questo progetto si inserisce nel discorso “sul rinnovo dell’importanza delle infrastrutture di telecomunicazioni”. Lo afferma l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola. “Probabilmente in questi anni, in questo settore in crisi, abbiamo perso di vista il fatto che senza infrastrutture di telecomunicazioni e senza servizi la digitalizzazione non esiste e senza digitalizzazione non cresce neanche il Pil. Quindi il fatto che sistema Paese stia riscoprendo la centralità delle telecomunicazioni è importante”, aggiunge. Roma 5G è un esempio di “come si possano costruire infrastrutture di telecomunicazione senza fare over-spending” e come partenariato pubblico-privato, è “anche un altro esempio importante di come sviluppare nuovi modelli di business”.
Senza fibra e 5G, niente servizi a valore aggiunto per i turisti e niente applicazioni mission critical. Ed è per questo, aggiunge Labriola, che bisogna investire in reti ultrabroadband, ricordando come 10 o 15 anni fa nessuno avrebbe immaginato il successo delle app sugli store di Apple e Android.
Di Feliciantonio (Fastweb-Vodafone) ‘Con 5G e AI miglioriamo qualità vita urbana’
“Infrastrutture avanzate e connessioni veloci anche nella rete di trasporti urbani, rendono le nostre città più vivibili, sicure ed efficienti. Un obiettivo che Fastweb-Vodafone persegue attraverso connettività performante e pervasiva e sviluppo di servizi che, attraverso l’integrazione con l’IA, sono in grado di migliorare la qualità della vita urbana favorendo l’interazione tra amministrazione e cittadini e di trasformare le nostre citta’ in vere e proprie supercity”. Lo ha detto Lisa Di Feliciantonio, chief communications & sustainability officer di Fastweb+Vodafone.
Fra i nuovo servizi in ambito trasporti anche tramite l’AI, saranno resi disponibili dal 5G nuovi servizi di sicurezza che consentiranno, ad esempio, di individuare pacchi e oggetti incustoditi; scaglionamento intelligente e dinamico del traffico in tempo reale, servizi di bigliettazione intelligente, aggiunge Di Feliciantonio.
Roma 5G, Melis (WindTre): ‘Traffico cresciuto del 15% durante la sperimentazione’
“Nei due mesi di attivazione della sperimentazione il traffico è aumentato del 15% e le performance sono migliorate di 10 volte. Il 50% del traffico che abbiamo osservato sulla nostra rete viaggia su 5G”, ha detto Carlo Melis, CTO di WINDTRE. Un aumento drastico del traffico che si è registrato appena accesa la nuova rete.
”Siamo fieri di aver contribuito a un’operazione di modernizzazione della città. Ci siamo fatti carico dei costi di una infrastruttura e dell’onere di contribuire alla sua progettazione perché siamo impegnati da sempre a migliorare continuamente il servizio di connessione che offriamo ai nostri clienti perché possano parlare, lavorare e godere del loro tempo libero mentre sono in movimento, anche quando viaggiano nel sottosuolo della Capitale”, ha aggiunto Melis.
Progetto Roma 5G
Il piano Roma 5G prevede anche l’abilitazione della connettività 5G degli operatori di telecomunicazione in tutti i principali punti nevralgici della città e di attivare un ampio portafoglio di servizi digitali forniti da Roma Capitale in 100 piazze, 98 vie limitrofe e in 7 edifici pubblici del Comune di Roma (incluso il Campidoglio), mediante l’installazione di small cells secondo le esigenze degli operatori. Prevede, inoltre, l’installazione del WI-FI in 100 piazze, di 2.000 telecamere e di circa 1.800 sensori IoT. L’obiettivo è offrire la migliore connettività e sicurezza a 3 milioni di residenti e a oltre 15 milioni di turisti, che cresceranno ulteriormente in questo anno giubilare.
Tim, Vivendi ritira la causa per la cessione della rete e medita l’uscita
Effetto Poste su Vivendi. Il gruppo francese starebbe meditando seriamente la sua exit strategy da Tim. Dopo aver venduto il 15% a Poste per 684 milioni, il gruppo francese si prepara in primis a ritirare la causa contro la compagnia per contestare la vendita della rete a Tim al fondo americano Kkr per 18,8 miliardi. Alla rinuncia legale potrebbe far seguito l’uscita definitiva di Vivendi dall’azionariato di Tim, anche se la decisione non è ancora stata presa.
Vivendi mantiene quota residuale
Per il momento, Vivendi mantiene una quota del 2,5% e secondo voci sarebbe stata anche interessata a rientrare nel Cda, anche se adesso le cose sarebbero cambiate.
Il bilancio dell’avventura di Vivendi in Tim è in rosso per circa 2 miliardi. In conflitto da tempo con il Governo e fuori dal Cda per sua scelta, il gruppo della famiglia Bolloré sarebbe pronto a uscire di scena.
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Avventura al capolinea?
Oggi su Le Figaro la descrizione dell’avventura di Vincent Bolloré nelle Tlc italiane è stata definita un fallimento vista la minus valenza di 2 miliardi rispetto al primo investimento effettuato nel 2014. E’ vero che l’impatto sui conti sarà nullo, visto che l’investimento in Tim era già stato svalutato e iscritto a bilancio a 0,25 euro per azione.
Polo unico paneuropeo naufragato
Il sogno del polo unico multimedia paneuropeo di Vincent Bolloré, in grado di competere con le Big Tech dello streaming, si è arenato quasi subito. E dire che nel 2016 Bolloré aveva tentato di avvicinarsi a Berlusconi e a Mediaset per creare una “Netflix del Mediterraneo” proponendo di rilevare il 100% dell’azienda. Un progetto morto nella culla. Anzi, è stato l’inizio di una guerra legale fra Bolloré e Berlusconi, con la scalata ostile bloccata tramite il congelamento delle quote di Vivendi in una fiduciaria e un ping pong infinito di cause legali sulla rinuncia di Bolloré a rilevare Mediaset Premium.
Conflitto con Mediaset
Un conflitto che ha raggiunto una sua pace virtuale nel 2021, ma Vivendi non ha stretto amicizia solo nell’establishment italiano, oltre che a Roma. Già nel 2017 il francese si era scontrato con l’interventismo delle autorità locali, queste ultime sospettavano un controllo strisciante di Vivendi su TIM. Il governo ha poi imposto al gruppo di Vincent Bolloré la sua “golden share”, opponendosi a qualsiasi decisione giudicata contraria ai suoi interessi. Una minaccia pesante.
Mercato difficile e concorrenza spietata
L’arrivo di Iliad con una strategia di prezzi aggressiva ha reso il mercato delle telecomunicazioni ancora più complesso. Nel 2018, il fondo Elliott ha attaccato Vivendi e, con l’appoggio del governo, ha preso il controllo del consiglio di amministrazione di TIM.
Dati finanziari in caduta libera
Tra il 2014 e il 2024, TIM ha visto i suoi ricavi in Italia crollare da 15 a 9,8 miliardi di euro, mentre il risultato operativo è diminuito del 70%. Il valore delle azioni è rimasto ben al di sotto del prezzo d’acquisto di Vivendi.
La vendita forzata della rete e la resa finale
Nel 2023, il consiglio di amministrazione di TIM ha approvato la vendita della rete fissa a KKR senza passare dall’assemblea generale, scatenando l’ira di Vivendi, che ha tentato invano di bloccare l’operazione in tribunale. Alla fine, nel 2025, Bolloré ha deciso di uscire quasi completamente da TIM, chiudendo con amarezza un capitolo difficile.
Riepilogo in tabella
Evento
Dettagli
Investimento iniziale (2014)
Vivendi entra in TIM con l’idea di creare sinergie con Canal+
Scontro con Mediaset (2016)
Tentativo fallito di alleanza con Berlusconi per un “Netflix del sud Europa”
Ostacoli politici (2017-2018)
Il governo italiano limita l’influenza di Vivendi su TIM
Crollo finanziario (2014-2024)
Ricavi giù del 35%, risultato operativo -70%
Vendita della rete fissa (2023)
TIM cede l’infrastruttura a KKR, Vivendi tenta di opporsi
Uscita quasi totale (2025)
Vivendi vende il 15% delle azioni a Poste Italiane
Tim, la salita di Poste una scossa al consolidamento. Iliad in pole position
La salita di Poste al 24,81% come primo azionista di Tim apre nuovi scenari in ottica di consolidamento delle Tlc italiane. Il timing dell’operazione ufficializzata sabato sembra giusto. Il sostegno del Governo è evidente. “Tim dovrebbe essere protagonista del consolidamento del settore delle tlc”, ha detto Federico Freni, sottosegretario all’Economia, dopo l’aumento di Poste (quasi al 25%) nel capitale del gruppo di tlc.
Interpellato a margine del convegno annuale Aifi 2025, Freni ha detto che questa operazione “denota vivacità industriale e finanziaria di Poste, che è una cosa assai gradita, perché un operatore vivo e vivace è sano per il mercato e per il Paese”.
Nel mondo delle Tlc, “finché ci saranno così tanti operatori su un unico mercato, difficilmente le tariffe diventeranno sostenibili”, ha aggiunto Freni, aggiungendo che “la guerra dei prezzi porta i consumatori a beneficiarne, ma crea problemi sulla gestione sostenibile per fare gli investimenti”.
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Tim: Del Fante, ‘operazione molto importante per Poste, arriva a conclusione percorso di 8 anni’
“Questa operazione è molto importante per Poste Italiane. Arriva a conclusione di un percorso di 8 anni durante il quale abbiamo rilanciato i pacchi, la telefonia, i pagamenti, i contratti luce, i contratti gas permettendo agli italiani di aver più servizi dalla nostra azienda e facendo anche guadagnare i nostri azionisti, che partivano da un valore dell’azienda di 8 miliardi e sono arrivati a 27 miliardi“. Ad affermarlo ieri al Tg1 è l’ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante commentando l’acquisizione da Vivendi di una quota del 15% di Tim. “Crediamo che l’evoluzione della tecnologia dovrà essere accompagnata da Tim per famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni”, sottolinea ancora Del Fante.
La mossa di Poste, secondo la Stampa, sarebbe propedeutica alla creazione di un doppio binario. Sul primo, la parte consumer. Sul secondo, la parte business.
Tim, gli analisti promuovono Poste ‘Sinergie e consolidamento’
Gli analisti finanziari guardano con favore al riassetto azionario in Tim, dove Poste è subentrata a Vivendi nel ruolo di primo azionista del gruppo telefonico.
“La presenza di Poste come primo azionista garantisce una governance più solida (facilitando dunque il processo di ottimizzazione della struttura di capitale e remunerazione degli azionisti), apre ulteriore spazio per sinergie industriali e potenzialmente per sostenere opzioni di consolidamento nel settore Tlc”, dicono gli analisti di Equita. Di operazione “positiva” parla anche Akros: “Vivendi era ostile a Tim e non creava né sinergie né valore per il gruppo” mentre Poste “ha dichiarato che punta a generare sinergie con Tim, supportando il consolidamento del mercato italiano delle telecomunicazioni”, con Iliad che resta il principale indiziato a una fusione. Secondo la Stampa, l’operatore francese potrebbe fare il suo ingresso in Tim come terzo socio di riferimento.
Secondo Intermonte le “potenziali sinergie” saranno oggetto di “analisi più approfondita nei prossimi mesi” e verranno dettagliare “nel prossimo piano industriale di Tim/Poste”. Se le indiscrezioni di stampa dovessero essere confermate, “le sinergie potrebbero essere molto significative, con risparmi di costo di 200-300 milioni di euro dall’utilizzo della rete di 12.400 uffici postali di Poste Italiane, oltre a un incremento dell’ebitda di circa 200 milioni di euro dalla migrazione del contratto operatore virtuale di PostePay dalla rete Vodafone a quella di Tim”, con un beneficio complessivo del 20-24% dell’ebitdaal domestico di Tim e del 10-12% di quello di gruppo.
Per Mediobanca le sinergie “saranno esplorate nella rete (con Poste che lascerà Vodafone), nel consumer (facendo leva sui 13mila uffici postali) e nell’enterprise (partendo dalla connettività, dal cloud e dalla cyber security).
PdL Call Center e Contact Center, cosa c’è nel testo base. Emendamenti entro il 18 aprile
Il contrasto al CLI spoofing fra le priorità della proposta di legge sul riordino dei call center e dei contact center, che vede nel contrasto al telemarketing illegale uno dei punti salienti. Lo spoofing la tecnica fraudolenta con cui i criminali camuffano l’identificativo del chiamante per farlo apparire un numero affidabile, come ad esempio quello di un’azienda, di un ente governativo o di una persona conosciuta. Questo stratagemma aumenta le probabilità che la vittima risponda alla chiamata e cada nella trappola dello scammer. Questi numeri sono in realtà non richiamabili.
Agcom ha avviato una consultazione di sei mesi sullo spoofing e avrà il compito di individuare la soluzione tecnica con cui le telco dovranno contrastare il fenomeno illegale. “Finora l’Agcom ha individuato delle linee guida per le chiamate provenienti dall’estero in parte già implementate da alcune telco – ha detto Eliana Longi, deputata di FDI prima firmataria della proposta di legge appena varata come testo unico dopo la fase di consultazione in Commissione – mentre per quanto riguarda la parte delle chiamate spoofate in VoIP si sono date un arco temporale di sei mesi per l’individuazione di un protocollo condiviso”.
Protocollo Stir Shaken allo studio
Un protocollo che di fatto dovrebbe essere qualcosa di simile a quello già adottato da altri Stati, cioè al cosiddetto Stir Shaken, un insieme di standard che consente alle reti telefoniche di verificare l’autenticità degli ID chiamante utilizzando certificati digitali, simili a quelli che proteggono i siti web, per garantire che la chiamata in arrivo provenga effettivamente dal numero visualizzato.
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La soluzione tecnica da implementare sarà quindi individuata al termine della consultazione Agcom. “Alla Proposta di legge faremo due emendamenti che riguardano Agcom: da un lato, per l’introduzione del codice di condotta Agcom oltre a quello del Garante privacy già indicato e inoltre ad Agcom verrà demandata l’indicazione sulla soluzione tecnica da implementare”.
Emendamenti entro il 18 aprile
C’è tempo fino al 18 aprile per depositare gli emendamenti al testo, che verranno poi dibattuti in Commissione IX Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera. Dopo di che si procederà con la votazione e poi verrà licenziato il testo. A seguire la calendarizzazione in Aula e l’approvazione della nuova legge entro l’anno.
Telemarketing selvaggio, respinta la proposta opt in del registro delle autorizzazioni
In Commissione, c’è l’apertura ad accogliere le proposte dell’opposizione ad esclusione però del modello opt in che prevederebbe l’abolizione del registro delle opposizioni a favore di un modello che privilegia invece un registro delle autorizzazioni, sul modello olandese. “C’è stata una richiesta del Pd in questo senso – ha detto Longi – di abbinare i due testi, ma uno dei due articoli prevede appunto l’abolizione del registro delle opposizioni a favore invece del registro delle autorizzazioni”.
Posizione respinta da FdI perché indipendentemente dal modello di contrasto utilizzato senza la risoluzione del problema dello spoofing entrambi i modelli (opt in e opt out) non hanno validità, perché il telemarketing illegale è in grado di bypassare qualunque tipo di modello. “Una volta risolto il problema dello spoofing non considero valido passare al modello delle autorizzazioni perché oggi, con l’esperienza negativa che tutti abbiamo con il telemarketing, nessun cittadino italiano andrebbe ad iscriversi al registro delle autorizzazioni” che di fatto darebbe il via libera ad accettare le chiamate commerciali.
Nessuno darebbe l’autorizzazione ad essere chiamato, il che andrebbe ad intaccare se non a cancellare una bella fetta, per non dire la totalità del business del telemarketing e dei posti di lavoro impiegati anche in un teleselling legale. “Sarebbero almeno 40mila lavoratori che resterebbero a casa se fosse approvato un modello di registro delle autorizzazioni – aggiunge Longi – e questa è stata la prima ragione per cui non abbiamo potuto procedere all’adozione di un testo unico”.
Non è però escluso che il Pd torni ancora alla carica con un emendamento in questo senso, che prevede l’abolizione del registro delle opposizioni. Il che significherebbe cambiare in toto il paradigma del modello opt out in vigore.
Dati ARERA
Una mossa ancora prematura nel nostro paese, anche perché secondo i dati ARERA del 2023 il 50% dei nuovi contratti con gestori energetici è arrivato tramite contatti telefonici di telemarketing, che ha svoloto il suo ruolo in un momento importante come il passaggio dal mercato tutelato al libero mercato. “Noi diciamo di mantenere il registro delle opposizioni, diamo delle regole e delle sanzioni più rigide, puntiamo sull’adozione di codici di condotta per salvaguardare il telemarketing regolare e togliamo soltanto quello che non rispetta le regole”, aggiunge Longi.
I numeri de comparto
Il comparto conta circa 60mila addetti, che devono vedersela già con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Sono 1.400 le aziende del settore a fronte di un fatturato complessivo di circa 3 miliardi di euro che arrivano a 7,5 miliardi considerato l’indotto.
Nel nuovo quadro normativo si spinge anche alla formazione degli addetti, con corsi di formazione per la tutela dei posti di lavoro che oggi sono di fatto facilmente sostituibili dall’AI.
Un altro aspetto toccato riguarda la cosiddetta “pronta risposta”, cioè un tempo limite entro il quale il consumatore che chiama un call center deve essere messo in comunicazione con un addetto umano se vuole, senza perdersi nei meandri del risponditore automatico.
5G e realtà virtuale per immedesimarsi con la disabilità: WindTre partner del progetto CITY4ALL
Sfruttare le potenzialità della realtà virtuale per mettersi nei panni di persone disabili e tentare così di capire meglio cosa significa davvero avere dei problemi seri di vista, udito e capacità di muoversi. E’ questo il senso della presenza di WINDTRE come partner tecnologico di CITY4ALL, progetto rivolto alle giovani generazioni che consente di immedesimarsi nella quotidianità di una persona con disabilità visiva, uditiva o motoria attraverso la realtà virtuale abilitata dal 5G e potenziata dall’Intelligenza Artificiale. L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere l’empatia e la consapevolezza sui temi della diversità e dell’inclusione verso le persone con disabilità.
Difficoltà simulate con videogioco e visore
CITY4ALL attraverso un videogioco e un visore VR simula le difficoltà che può incontrare una persona con disabilità mentre attraversa la propria città, in una situazione comune come l’andare ad assistere ad un concerto allo stadio. L’esperienza è stata diversificata in base alla tipologia di disabilità rappresentata ed è arricchita da dialoghi supportati dall’intelligenza artificiale.
Progetto rivolto agli studenti
CITY4ALL i cui partner, oltre a WINDTRE sono EURIX, e della CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà, è un’iniziativa TRIALSNET, progetto finanziato e supportato dal topic Horizon-JU-SNS-2022 dell’Unione Europea. Il progetto prevede una serie di trial rivolti a studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Don Milani di Druento (TO), con il coinvolgimento di influencer e testimonial impegnati nella sensibilizzazione verso la disabilità. L’iniziativa verrà presentata anche al Torino Comics dall’11 al 13 aprile, in uno stand dedicato dove i visitatori potranno testare l’esperienza in realtà virtuale.
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WINDTRE fornitore di visori 3D e connettività 5G
WINDTRE ha fornito gli strumenti come i visori 3D e la connettività in 5G, che grazie alle sue caratteristiche di bassa latenza consente di fornire un’esperienza utente immersiva, fluida e più realistica. Le persone di WINDTRE coinvolte nell’iniziativa, inoltre, hanno offerto la loro esperienza ed il proprio know-how per curare gli aspetti tecnici e logistici in ambito telco e misurare le performance di rete.
L’iniziativa mette in evidenza il contributo che le applicazioni abilitate dalle reti 5G possono dare allo sviluppo e alla diffusione dei valori sociali e di come la tecnologia possa aiutare a ridurre le distanze, tema centrale nella strategia di sostenibilità aziendale.
Viaggi, pubblicità e piattaforme. Come è cambiato il turismo digitale nel 2024
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Nel giro di un paio d’anni, il turismo è passato dallo stop forzato al tutto esaurito. La voglia di muoversi si è trasformata in numeri, e quei numeri – prenotazioni, check-in, biglietti venduti – hanno riportato in alto anche gli investimenti pubblicitari.
Secondo i dati raccolti da Sensor Tower, tra settembre 2023 e agosto 2024 la spesa in pubblicità digitale del settore Travel & Tourism negli Stati Uniti ha toccato i 3,2 miliardi di dollari, in crescita del 16% rispetto ai dodici mesi precedenti.
Nel 2022, la domanda di viaggi era così alta che non c’era neppure bisogno di spingere. Bastava aprire le prenotazioni e aspettare. Ora il quadro è cambiato e la competizione è tornata. Hotel, agenzie e piattaforme sanno che per essere scelti non basta più essere disponibili, bisogna essere visibili. E visibili nel posto giusto, al momento giusto, con il messaggio giusto.
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Da qui il ritorno massiccio agli investimenti digitali, che oggi si rivelano decisivi per intercettare un pubblico esigente e sempre più frammentato.
C’è anche un fattore più strutturale da considerare: chi viaggia nel 2024 non si muove più nello stesso modo. Cerca ispirazione su Instagram, confronta recensioni su YouTube, prenota con tre clic e si aspetta offerte personalizzate, itinerari su misura e interfacce intuitive. È un utente molto esposto ma anche molto selettivo. Il customer journey è diventato una corsa a ostacoli, e chi investe meglio, di solito, vince. Interessante anche il confronto con l’Europa.
Negli Stati Uniti i numeri sono solidi, ma il vero scatto in avanti si è visto a ovest: in mercati come Regno Unito e Germania, l’advertising digitale per il turismo è cresciuto ancora di più. Merito anche di operatori globali come Booking Holdings, che in Europa ha più che raddoppiato la propria spesa rispetto all’anno precedente.
YouTube vince sui social: come cambia la geografia dei canali pubblicitari
Chi lavora nel marketing turistico sa che non tutti i canali funzionano allo stesso modo; quello che sorprende, però, è quanto il settore stia spostando le sue preferenze. Mentre in altri ambiti i social media assorbono oltre il 65% della spesa pubblicitaria digitale, nel turismo statunitense questa quota scende a poco più del 50%. Non perché i social non funzionino, ma perché YouTube e il display advertising stanno facendo meglio.
Nel dettaglio, YouTube si è preso una fetta sempre più larga del budget video, arrivando a rappresentare da solo il 40% della spesa digitale delle agenzie di viaggio online negli Stati Uniti. Il dato sale ancora di più in altri mercati: 42% nel Regno Unito, 30% in Canada. La tendenza è chiara: YouTube non è più solo una piattaforma dove si cercano consigli di viaggio, ma è diventato il posto dove le aziende del turismo costruiscono la loro presenza, mostrano esperienze, spingono promozioni.
I numeri parlano da soli: nel quarto trimestre del 2024, oltre il 90% dei frequent flyer statunitensi ha utilizzato YouTube, contro meno del 50% per Netflix, e percentuali ancora più basse per Hulu e Peacock. Il vantaggio di YouTube non è solo nella capacità di raggiungere un pubblico variegato, ma nel tipo di attenzione che riesce a generare: è lì che si guardano video di destinazioni, tour virtuali, recensioni, offerte. È lì che, spesso, si decide dove andare.
Nel frattempo, gli altri social – TikTok, Instagram, Facebook – restano importanti, ma vedono il loro peso ridursi in proporzione. Il pubblico c’è, ma è più giovane, meno stabile, più difficile da convertire in prenotazioni. Per questo, molte aziende hanno scelto di ridistribuire il budget, puntando su piattaforme che uniscono volume, contenuto e possibilità di targeting più avanzato. Una mossa che, almeno nei numeri, sta pagando.
Expedia e Booking Holdings guidano la corsa, ma guardano in direzioni diverse
Nel grande ritorno della pubblicità digitale nel turismo, alcuni protagonisti si muovono con più decisione di altri. Il gruppo Expedia – che controlla, tra gli altri, Expedia, Vrbo e Hotels.com – è stato il primo investitore pubblicitario del settore negli Stati Uniti tra settembre 2023 e agosto 2024. E non di poco: ha quasi raddoppiato il budget rispetto all’anno precedente, piazzando tre dei suoi brand nella top 10 nazionale. La strategia è chiara: presidiare ogni fase della filiera, dalla scoperta alla prenotazione, con una presenza costante e visibile.
Booking Holdings – il gruppo dietro a Booking.com, Priceline, Kayak e OpenTable – ha seguito un’altra strada. Invece di spingere ancora di più negli Stati Uniti, ha preferito rafforzare la presenza nei mercati europei, dove già deteneva una leadership solida. I numeri confermano: +50% di investimento pubblicitario nel Regno Unito, spesa più che raddoppiata in Germania. Una mossa coerente con l’identità del brand, che punta sulla riconoscibilità in mercati già consolidati, senza inseguire territori dove la concorrenza è più frammentata.
Anche la distribuzione per sottocategorie rivela scelte interessanti. Negli Stati Uniti, il segmento con più investimenti è stato quello di accommodation e lodging, spinto soprattutto da Airbnb e Vrbo. Al secondo posto troviamo attrazioni turistiche e destinazioni – con Disney e i parchi a tema tra i principali advertiser – mentre al terzo si posizionano agenzie e piattaforme di prenotazione, che però risultano le più dinamiche in termini di crescita annua.
Nel resto del mondo, le gerarchie cambiano: in paesi come Italia, Spagna e Australia, sono proprio le agenzie di prenotazione online a dominare; in Germania e Messico, invece, è il comparto trasporti a guidare la spesa pubblicitaria. Tutto questo conferma che, anche nell’advertising, il turismo resta un ecosistema locale e globale al tempo stesso, dove i grandi player si muovono con logiche differenziate, adattando la strategia ai mercati e non il contrario.
Le app non si fermano, anche se il boom è alle spalle
Nel 2024, chi viaggia lo fa quasi sempre con uno smartphone in mano. Ma se il mobile continua a essere centrale nella pianificazione e gestione del viaggio, la fase di espansione esplosiva sembra essersi stabilizzata. Secondo il report State of Mobile 2025 di Sensor Tower, le app di viaggio hanno raggiunto 4,2 miliardi di download su App Store e Google Play, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Più significativo il dato sul tempo speso in app, che ha superato per la prima volta i 20 miliardi di ore all’anno, in aumento del 7,3%.d
Il dato è ancora molto positivo, ma si confronta con un triennio – 2021-2023 – in cui la crescita era stata a doppia cifra. In altre parole, il settore ha smesso di correre a tutta velocità, ma continua a camminare con passo deciso. A frenare un po’ l’ascesa sono anche i costi crescenti dei viaggi, che hanno reso alcuni utenti più cauti nelle prenotazioni, pur continuando a usare le app per cercare offerte, ispirarsi o gestire dettagli pratici (su SOSTariffe.it sono sempre disponibili i comparatori per trovare l’offerta mobile più conveniente e limare i costi anche così).
Tra i comparti più dinamici ci sono le app dedicate ai trasporti terrestri e alle compagnie aeree. I servizi Bus & Rail hanno visto un aumento del 2% su base annua e del 44% rispetto al 2019, mentre le app delle compagnie aeree sono cresciute del 5% su base annua e del 51% rispetto al pre-pandemia. Segno che i viaggiatori si sono abituati a gestire da soli, in mobilità, ogni fase del tragitto: dall’acquisto del biglietto al check-in, passando per gli aggiornamenti in tempo reale.
A confermare il peso crescente del mobile è anche il comportamento degli inserzionisti: nel 2024, il 59% del budget video delle aziende travel è andato a YouTube, in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2023. Airbnb e Vrbo hanno aumentato la spesa su YouTube rispettivamente del 112% e 162%, a scapito delle piattaforme OTT. Non è solo una questione di visibilità, ma di efficienza: i viaggiatori guardano YouTube, ci restano a lungo e spesso lo usano come strumento per decidere.
Insomma, chi si occupa di turismo non può più permettersi di comunicare “quando serve”. Il tempo della pubblicità come accessorio è finito. Il 2024 ha dimostrato che viaggiare è tornato a essere una priorità per milioni di persone, ma anche che scegliere dove e come farlo è diventato un processo guidato dai contenuti. Chi non investe oggi, semplicemente sparisce dallo sguardo del viaggiatore. L’ecosistema digitale si è evoluto: non bastano più i post sponsorizzati o le offerte lampo.
Servono campagne articolate, una presenza continua, una conoscenza precisa dei canali e del pubblico. YouTube è diventato l’hub della decisione, il mobile è il centro operativo del viaggio e i brand devono essere lì prima degli altri, meglio degli altri. Il mercato è tornato, sì. Ma stavolta vince chi si fa trovare prima ancora che il viaggio cominci.
Call Center e Contact Center, Eliana Longi (FDI): ‘Approvato testo base di FdI. Ora avanti insieme in tempi rapidi’
La truffa “dell’abbiamo ricevuto il tuo CV” si sta allargando in tutta Italia e il fenomeno del telemarketing selvaggio è sempre più diffuso e incontrollabile. Per mettervi un freno è in discussione un riordino totale del mercato dei call center che procede in Parlamento. “Fratelli d’Italia è stata la prima forza politica a porre una forte attenzione sulla necessità di regolamentare il settore dei call e contact center, a tutela delle aziende, dei lavoratori e dei consumatori. Oggi, con l’approvazione nelle Commissioni del nostro testo base, a mia prima firma, compiamo un passo fondamentale per dare risposte concrete e mettere fine a un far west normativo che penalizza tanto gli operatori quanto i cittadini”, lo dichiara l’On. Eliana Longi (FDI) a margine dell’esame delle proposte di legge in materia, nelle Commissioni riunite Trasporti e Attività Produttive della Camera.
“Ora si apre una fase di lavoro serrato per migliorare il testo, ampliando la convergenza e garantendo un intervento normativo forte, efficace e realmente applicabile. L’obiettivo è chiaro: garantire condizioni di lavoro più dignitose, contrastare il fenomeno del telemarketing illegale e offrire ai cittadini una protezione concreta da pratiche commerciali invasive a tutela della privacy. Ringrazio i colleghi di tutte le forze politiche per la collaborazione e il sostegno. Continueremo con determinazione su questa strada per ottenere in tempi rapidi un risultato tangibile per il Paese”, conclude Longi.
Prefisso unico
Il Pd ha presentato un emendamento al decreto bollette per far sì che le chiamate di telemarketing siano riconoscibili sullo smartphone attraverso una scritta che avverte della telefonata commerciale, che dovrebbe apparire sullo schermo del telefonino insieme con il numero, o attraverso un prefisso unico assegnato solo a questo tipo di telefonate, in modo da renderle riconoscibili. A quel punto, sarebbe l’utente a decidere se rispondere o no.
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In media si ricevono due telefonate al giorno dai call center. I due emendamenti sono stati presentati al decreto legge Bollette attualmente all’esame in commissione alla Camera. In questo contesto il registro delle opposizioni, che ha aperto ai numeri mobili, non riesce ad essere efficace.