Tim in spolvero, Poste valuta incremento delle quote al 20%

Tim guadagna il 4% in Borsa e tocca i massimi da metà febbraio a 0,31 euro. Secondo indiscrezioni di stampa Poste Italiane +0,5% a 16,5 euro starebbe valutando se raddoppiare la sua partecipazione nel gruppo telefonico dall’attuale 9,81% fino al 20% acquistando azioni dal principale azionista Vivendi, che detiene il 18,4% dopo la recente cessione del 5,4% che segna l’inizio della sua exit strategy.

L’endorsement del Governo a Poste

Ieri, rispondendo a una domanda sulla possibilità che Poste possa acquistare la quota detenuta da Vivendi, il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha risposto che Poste ha quello che serve per diventare partner “industriale e finanziario” del gruppo telefonico prendendo il posto di Vivendi come azionista di riferimento.

Resta da capire meglio quali siano le reali sinergie fra Poste e Tim, al di là dell’utilizzo dei 12.800 uffici della società dei recapiti e dell’utilizzo delle frequenze di Tim da parte dell’operatore virtuale Poste Mobile.

Secondo uno studio di Exane Bnp Paribas citato oggi da Repubblica le sinergie fra Tim e Iliad sarebbero ben superiori e stimate in 860 milioni di euro. Risparmi strutturali che regalerebbero ossigeno non solo a Iliad e Tim, ma all’intero comparto delle tlc italiane, in sofferenza.

Ma cosa farà Iliad?

Due giorni fa l’amministratore delegato di Iliad Thomas Reynaud ha detto che il consolidamento in Italia ha molto senso, ma che la finestra temporale per procedere sta scadendo.

Quanto tempo resta per procedere in questo senso?  

Vedremo come andrà a finire, la deadline è il prossimo 24 giugno, data dell’assemblea spostata in avanti di un paio di mesi per avere più tempo per trattare il riassetto della compagnia con Vivendi.

Nel frattempo, una tappa intermedia del percorso di avvicinamento all’assemblea si avrà il 24 aprile, data in cui è stato convocato il tavolo di crisi delle Tlc al Mimit, presenti anche il Ministero del Lavoro e i sindacati che seguono con una certa preoccupazione gli sviluppi.

Intanto, gli azionisti sono curiosi di capire chi ha comprato il 5% venduto da Vivendi.

Leggi anche: TIM, cosa farà Poste dopo il passo indietro di Vivendi? Iliad alla finestra

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In-network computing: la rete elabora i dati mentre li trasmette

Durante il Mobile World Congress 2025 di Barcellona, NTT DoCoMo e Nokia hanno presentato una demo che guarda al futuro delle telecomunicazioni: si chiama In Network Services Platform Acceleration ed è basata sull’in-network computing, tecnologia candidata a diventare un pilastro delle reti 6G.

A differenza del cloud computing, che elabora i dati in data center centralizzati, e dell’edge computing, che li avvicina all’utente nei nodi periferici, l’in-network computing integra la capacità di calcolo direttamente all’interno della rete mobile. I dati non vengono più solo trasportati, ma anche elaborati man mano che attraversano i nodi di rete, come antenne o componenti del core.

Questo approccio consente latenze più basse, routing più intelligente (basato anche sul carico computazionale dei nodi) e minore congestione, perché i dati possono essere aggregati ed elaborati in anticipo.

Nella demo presentata, una rete 5G potenziata con in network computing ha elaborato in tempo reale un flusso video per un’applicazione AI, raggiungendo il 90% di accuratezza, contro il 57% di una rete tradizionale, dimostrando i vantaggi concreti in scenari real-time. Una ulteriore testimonianza di come il ruolo dell’intelligenza artificiale inizierà e sta già ora iniziando a rappresentare un ruolo importante all’interno anche del mondo Telco e, più in generale, di quello delle trasmissioni.

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Smartphone. Dopo tre giorni senza si attiva la dipendenza, come per alcol e fumo. Lo studio

Leggi lo studio “Effects of smartphone restriction on cue-related neural activity”

Astinenza da smartphone, effetti simili a quelli delle dipendenze

Negli ultimi anni, l’uso eccessivo dello smartphone (ESU – Excessive Smartphone Use) ha sollevato numerose preoccupazioni in termini di salute mentale e fisica degli utilizzatori. Ma cosa succede realmente nel nostro cervello quando smettiamo di usarlo? Un team di ricercatori tedeschi dell’Università di Heidelberg ha condotto uno studio pionieristico per indagare gli effetti neurologici della privazione da smartphone per 72 ore su giovani adulti.

Lo studio

Lo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Computers in Human Behavior, è stato guidato da Mike M. Schmitgen, Gudrun M. Henemann, Robert C. Wolf e colleghi, ed è stato condotto su 25 giovani adulti (13 donne, età media: 23 anni) reclutati presso l’Università di Heidelberg. I partecipanti hanno rinunciato volontariamente all’uso dello smartphone per tre giorni, durante i quali sono stati monitorati tramite test psicometrici e risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Le scoperte degli effetti dell’uso intensivo dello smartphone a livello cerebrale e psicologico

A livello cerebrale

Dopo 72 ore di restrizione si notano diversi fenomeni, tra cui l’aumento dell’attività nella regione dell’accumbens (NAcc) e nella corteccia cingolata anteriore (è la parte della corteccia cerebrale situata nella regione superiore della superficie mediale dei lobi frontali) – due aree coinvolte nei meccanismi di craving (che indicano il desiderio incontrollabile di assumere una sostanza stupefacente o un particolare alimento) e ricompensa, già note per essere attive nei disturbi da dipendenza.

La variazione dell’attività in queste aree è risultata positivamente correlata con la gravità dei sintomi depressivi (BDI) e con la Scala di craving di Mannheim (MaCS). Sono inoltre emerse associazioni significative con i sistemi dopaminergici (D1) e serotoninergici (5HT1b), fondamentali nei processi di ricompensa e comportamento compulsivo.

A livello psicologico

I partecipanti con uso eccessivo di smartphone (definiti tramite la Smartphone Addiction Inventory – SPAI) hanno mostrato punteggi significativamente più alti nei sintomi di craving, compulsività e interferenza nella vita quotidiana.

Tuttavia, non sono emersi cambiamenti significativi dell’umore o del craving a livello comportamentale dopo 72 ore di astinenza (in linea con studi precedenti, es. Wilcockson et al., 2019).

Effetti a breve e lungo termine

Nel breve termine si sono osservati fenomeni di stimolazione del circuito della ricompensa in risposta a immagini di smartphone, simile a quanto osservato in soggetti con dipendenza da sostanze; ma anche alterazioni dell’attività cerebrale in regioni legate al controllo motorio, alla memoria visiva e all’inibizione.

Possibili anche degli effetti a lungo termine, ma al momento solo ipotizzati. Questo studio si concentra su 72 ore, ma i ricercatori ipotizzano che un uso eccessivo prolungato e le ripetute fasi di astinenza potrebbero creare diversi problemi, tra cui: desensibilizzare i circuiti del piacere, rendere più difficile il controllo degli impulsi, favorire lo sviluppo di comportamenti compulsivi, analoghi a quelli riscontrati nelle dipendenze da sostanze.

Dipendenza da smartphone e impatti neurobiologici

Questo studio fornisce prove solide che la privazione da smartphone attiva meccanismi neurali simili a quelli delle dipendenze da fumo, alcol o droghe. Anche in assenza di sintomi comportamentali evidenti, il cervello risponde alla mancanza del telefono con alterazioni nei circuiti della ricompensa e dell’autocontrollo.

L’uso eccessivo di smartphone potrebbe dunque avere impatti neurobiologici profondi e duraturi, sottolineando l’importanza di un uso consapevole della tecnologia.

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Industry Tlc, nessun rimbalzo degli investimenti nel 2025

Il Declino degli Investimenti nel 2024

Secondo il gruppo di analisi Dell’Oro, nel 2024 gli investimenti delle telco nelle tecnologie di rete sono calati dell’11% rispetto all’anno precedente. La flessione ha interessato quasi tutti i segmenti, con l’unica eccezione dell’accesso a banda larga, che ha mantenuto una spesa stabile.

Il calo è stato determinato da diversi fattori, tra cui l’eccesso di scorte, un contesto macroeconomico sfavorevole e il difficile confronto con gli investimenti legati al 5G degli anni precedenti. I settori più colpiti sono stati il trasporto ottico, le reti di accesso radio (RAN) e i router e switch per provider di servizi, che hanno subito contrazioni a doppia cifra. Meno marcato, ma comunque negativo, il calo per il trasporto a microonde e il core network mobile (MCN), che hanno registrato una riduzione a una cifra percentuale.

Nessuna Ripresa nel 2025

Le previsioni per il 2025 non indicano una ripresa del settore. Secondo Dell’Oro, il mercato globale delle apparecchiature per telecomunicazioni resterà stabile su base aggregata, senza una crescita significativa. Anche se le condizioni potrebbero stabilizzarsi, l’anno si prospetta ancora difficile per i fornitori di tecnologia.

Huawei Resta il Leader del Mercato

Dal punto di vista della quota di mercato, Huawei continua a dominare con il 31%, una percentuale superiore a quella combinata dei suoi principali rivali, Nokia (14%) ed Ericsson (13%). Il gigante cinese beneficia del forte sostegno del mercato domestico, dove fornisce le tre principali telco del Paese (China Mobile, China Telecom e China Unicom). Tuttavia, anche escludendo il mercato cinese, Huawei risulta comunque il leader del settore.

Huawei non ha ancora pubblicato il suo rapporto annuale 2024, ma le stime indicano che il suo fatturato complessivo, includendo le vendite di dispositivi mobili e il settore enterprise, abbia superato gli 860 miliardi di yuan (circa 118 miliardi di dollari), con una crescita del 22% rispetto all’anno precedente.


Tabella Riassuntiva

Aspetto Dettagli
Declino investimenti 2024 -11% su base annua
Settori più colpiti Trasporto ottico, RAN, router e switch SP
Settori meno colpiti Trasporto a microonde, MCN
Unico settore stabile Accesso a banda larga
Previsioni 2025 Mercato piatto, nessuna crescita significativa
Leader di mercato Huawei (31% quota)
Principali concorrenti Nokia (14%), Ericsson (13%)
Fatturato Huawei 2024 Oltre 860 miliardi di yuan (+22%)

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5G: la crescita della spesa mondiale in roaming (+157%) e base station (+1.200%) entro i prossimi dieci anni

Il 5G alla conquista del mondo: tra roaming e infrastrutture, ecco cosa ci attende

A partire dal terzo trimestre del 2024, gli abbonamenti globali al 5G hanno raggiunto circa 2,1 miliardi, e si stimato aver raggiunto i 2,3 miliardi entro a fine 2024, rappresentando oltre il 25% di tutti gli abbonamenti mobili, secondo l’ultimo Ericsson Mobility Report.

Guardando al futuro, si stima che l’adozione del 5G continuerà a crescere rapidamente. Entro la fine del 2025, si prevede che il numero di abbonamenti 5G raggiungerà circa 2,61 miliardi.
Proiezioni più a lungo termine indicano che gli abbonamenti 5G supereranno i 5,3 miliardi entro il 2029, coprendo circa l’85% della popolazione mondiale.

Dopo il debutto commerciale delle reti 5G nel 2019, la rivoluzione globale della connettività sta entrando nel vivo, ma non senza ostacoli. Due nuovi studi, uno di Juniper Research sul mercato del mobile roaming, e l’altro di Precedence Research sul 5G Base Station Market, tracciano un quadro dettagliato dell’evoluzione tecnologica e delle dinamiche economiche che stanno trasformando il settore.

Duello Cina-Nord America

​Entro il 2025, l’adozione del 5G varierà significativamente tra i diversi paesi. Secondo le stime più aggiornate (Statista), la Cina guiderà questa tendenza con circa 1 miliardo di connessioni 5G, seguita dagli Stati Uniti con 252 milioni e dal Giappone con 129 milioni. ​

In termini di penetrazione del 5G rispetto al totale delle connessioni mobili, invece, sempre l’Ericsson Mobility Report ai attende che sia il Nord America a raggiungere una percentuale del 71% entro la fine del 2024, seguito dall’Asia nord-orientale con il 51%, dai paesi del Consiglio dei Pasi per la cooperazione nel Golfo Persico (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Saudi Arabia) con il 47% e dall’Europa occidentale con il 41%

Roaming, il sorpasso del 5G sul 4G arriverà nel 2028

Secondo il Rapporto pubblicato da Juniper Research, il 2028 sarà il primo anno in cui la spesa per il roaming 5G supererà quella per il 4G. Nonostante le reti 5G siano attive dal 2019, ci vorrà circa un decennio affinché gli operatori generino più entrate annue dal roaming 5G rispetto al 4G. Le cause? Architetture 5G complesse e accordi di roaming ancora limitati, che ne stanno rallentando la diffusione.

Uno dei principali ostacoli rimane l’incapacità degli operatori di identificare e gestire efficacemente le connessioni in roaming, causando perdite di entrate dovute a errori nei conteggi e ad attività fraudolente. Tuttavia, l’adozione di accordi standalone e l’implementazione di core di rete di nuova generazione, che includono tecnologie come SEPP (Security Edge Protection Proxy), promettono di risolvere il problema.

La maggiore identificazione delle connessioni permetterà di compensare l’alto investimento richiesto dai core standalone”, afferma Georgia Allen, autrice della ricerca. E con la crescente popolarità di tecnologie concorrenti come le eSIM da viaggio, l’urgenza di adeguarsi è sempre più pressante.

Lo studio Global Mobile Roaming Market 2025-2029 di Juniper Research include oltre 48.300 statistiche di mercato su 61 Paesi e offre strumenti analitici come l’Indice di Prontezza Paese e una classifica competitiva.

Infrastrutture, il mercato delle stazioni base 5G verso gli 832 miliardi di dollari

Sul fronte infrastrutturale, Precedence Research ha valutato, in una nuova sua nuova pubblicazione, che il mercato globale delle stazioni base 5G passerà da 44,86 miliardi di dollari nel 2024 a 832,42 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo (CAGR) del 33,92%. A trainare la domanda sono la crescente necessità di connettività ad alta velocità e la diffusione di applicazioni come automazione industriale, smart cities e IoT.

I colossi Huawei, Ericsson e Nokia dominano il settore, impegnati nello sviluppo di soluzioni avanzate come celle macro e small cells. La disponibilità di spettro, le politiche governative e la transizione dal 4G sono fattori chiave per la crescita.

Tra le sfide più significative emergono i costi elevati, il consumo energetico e la necessità di un’infrastruttura densa, soprattutto nelle aree urbane. Ma proprio sul fronte energetico si stanno facendo progressi grazie all’intelligenza artificiale.

AI e 5G, una sinergia strategica

Le stazioni base 5G alimentate da intelligenza artificiale stanno rivoluzionando la gestione delle reti: l’AI-RAN Parameter Recommender, ad esempio, è una tecnologia sviluppata da SK Telecom e Samsung Electronics che ottimizza le performance delle reti 5G attraverso l’analisi continua dei parametri di traffico. L’intelligenza artificiale migliora anche l’efficienza energetica e semplifica manutenzione e operatività.

Un altro esempio è la partnership del giugno 2024 tra Mobix Labs Inc. e TalkingHeads Wireless (THW), finalizzata alla creazione di stazioni base 5G più efficienti e meno costose. La soluzione AI-driven di THW, unita ai componenti ad alta prestazione di Mobix Labs (ICs, antenne, transceiver), rappresenta un passo avanti verso reti più sostenibili.

Outlook globale, investimenti e sfide regionali

Il mercato 5G mostra forti differenze regionali. Asia-Pacifico guida la corsa con Cina, Corea del Sud e Giappone in prima linea. La Cina, in particolare, investe massicciamente grazie a iniziative statali, mentre Corea e Giappone puntano su ottimizzazione AI e applicazioni avanzate.

Nord America è trainata da AT&T, Verizon e T-Mobile, supportati da politiche governative. L’Europa, con Germania, UK e Francia in testa, avanza più lentamente ma con una visione integrata tra 5G e smart city. America Latina e Africa mostrano segnali di crescita, anche se ostacolati da costi e carenze infrastrutturali.

La rivoluzione 5G è ormai inarrestabile, ma procede a velocità diverse tra regioni e segmenti. La sfida per gli operatori è doppia: migliorare la gestione del roaming con tecnologie standalone e investire in infrastrutture intelligenti e sostenibili. Il futuro è connesso, e il 5G è il filo che lo unisce.

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TIM, cosa farà Poste dopo il passo indietro di Vivendi? Iliad alla finestra

Cresce l’attesa per il Cda di Poste in programma il 26 marzo, dopo la cessione da parte di Vivendi di un pacchetto del 5% detenuto in Tim, che riduce la quota del socio francese al 18,37%.
Gli occhi del mercato sono puntati sull’Ad Matteo Del Fante, per capire se ci saranno novità da comunicare ufficialmente, mentre dietro le quinte le voci si moltiplicano. Secondo La Stampa, il Gruppo – che nelle scorse settimane è subentrata a Cdp come secondo azionista di Tim con circa il 9,81% – sarebbe pronto a salire al 24%. Sotto soglia Opa.

Vivendi scenderà ancora?

Vivendi, secondo il Messaggero, non sarebbe intenzionato a diminuire ulteriormente la sua quota in Tim, in attesa degli eventi. Quel che sembra certo è che Vivendi vuole guadagnarci e non si fermerà.
Il mercato si interroga sul pacchetto del 5% ceduto dal gruppo francese, che prelude secondo voci ad altre operazioni da parte del gruppo guidato da Bolloré.

E’ già tato rilevato da qualcuno?

Magari da CVC, già interessata a Tim Enterprise in passato, che non lo ha ancora dichiarato?

O magari da Poste stessa? I questo modo la quota rimanente rimasta a Vivendi non dovrebbe essere acquisita tramite Opa.

In molti ritengono che Vivendi non voglia uscire completamente da Tim, ma soltanto parzialmente. Continuando a vendere sul mercato, visto che da 1,01 euro prezzo di acquisto ha svalutato le azioni Tim e le ha in carico a 0,21 euro.

Secondo quanto emerso, la cessione del 5% di Tim avrebbe fruttato a Vivendi un guadagno di circa 230 milioni di euro, avendo venduto al prezzo di 0,30 centesimi una quota in carico a 0,21 euro.

E ancora: il mercato si aspetta un rinnovato attivismo di Poste, come se alla progressiva uscita di scena di Vivendi (che per ora non è sul tavolo) dovesse corrispondere una contemporanea salita del gruppo dei recapiti, controllato da Cdp. Ma davvero c’è una correlazione fra le due cose?
Poste sta trattando direttamente con Vivendi? Nel caso, a che prezzo?

Nessun regalo da Vivendi

Si ricorda che in totale dal suo ingresso nel 2014 Vivendi ha investito 4 miliardi in Tim e che oggi la quota che detiene vale circa 1,5 miliardi.
D’altra parte, Vivendi vuole uscire da Tim e lo ha ribadito nuovamente nella nota diffusa il 21 marzo precisando di aver “cessato di contabilizzare la propria partecipazione in TIM con il metodo del patrimonio netto a partire dal 31 dicembre 2022 e ha indicato in diverse occasioni la propria intenzione di vendere la propria partecipazione in TIM a condizioni finanziarie favorevoli”.
Insomma, Vivendi è pronta a scendere ancora in Tim, ma non a regalare la sua quota. Senza dimenticare che procede in Tribunale la causa contro la decisione del Cda di Tim di cedere la rete.

Consolidamento all’orizzonte?

Detto questo, è indubbio che il subentro di Poste a Cdp nel capitale di Tim con una quota del 9,81% abbia smosso le acque stagnanti della compagnia, su cui grava ancora un debito di 7,3 miliardi di euro.
Resta da capire cosa intenderà fare Poste, che da subito si è detta favorevole ad un consolidamento del settore delle Tlc. Consolidamento che, va ribadito, per essere davvero industriale – con la riduzione da 4 a 3 operatori in Italia per intenderci – dovrà prevedere un merger con un altro operatore. Le sinergie di Tim con Poste potranno essere soltanto di carattere commerciale.
A questo punto resta da capire se Poste vorrà trattare in questo senso, in direzione di un consolidamento industriale quanto mai auspicato dal mercato e dallo stesso ad Pietro Labriola, che in effetti promuove apertamente un merger con Iliad.
Poste si muoverà in questa direzione, per favorire un’operazione industriale con Iliad?
Tratterà anche con il fondo CVC, l’altro player che ciclicamente torna alla ribalta per l’interesse che nutre per Tim Enterprise?
Tanta carne al fuoco, con alcune avvertenze. Come ricorda il Messaggero, le sinergie commerciali fra Tim e Poste se dovessero andare avanti dovrebbero incassare il via libera del regolatore.
In primo luogo, per usare i 12.800 uffici postali per vendere i prodotti Tim si dovrebbe verificare se non ci sono gli estremi degli aiuti di Stato, dal momento che Poste è una società pubblica. Cosa direbbero i competitor?
Altre sinergie potrebbero verificarsi con il canale diretto di Poste energia per distribuire luce e gas e con il trasferimento di Poste Mobile dalla rete Vodafone alla rete Tim.
Bolloré non ha fretta, aspetta di capire la linea di Del Fante per cedere eventualmente ulteriori quote. Data ultima il 24 giugno, giorno dell’assemblea, rimandata appositamente rispetto al 10 aprile fissato in precedenza per trovare una soluzione.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

Leggi anche: Tim, l’assemblea slitta a giugno. Due mesi in più per trattare con Vivendi

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5G e Cybersecurity: le raccomandazioni del NIST per la protezione delle reti

Introduzione

Il National Cybersecurity Center of Excellence (NCCoE), che fa parte del NIST, ha sviluppato un progetto collaborativo per affrontare le sfide di sicurezza e privacy nelle reti 5G. Di seguito le raccomandazioni chiave per rafforzare la protezione delle infrastrutture 5G e come le aziende possano adottare soluzioni pratiche basate su tecnologie avanzate.

Cos’è il NIST

Il National Institute of Standards and Technology (NIST) è un ente federale statunitense che sviluppa standard, linee guida e raccomandazioni per migliorare la sicurezza informatica e la privacy in vari settori, tra cui le reti di telecomunicazioni. Il NIST supporta le organizzazioni nel rafforzare la protezione delle proprie infrastrutture attraverso soluzioni pratiche e testate in scenari reali.

La Sfida del 5G

Le reti 5G offrono miglioramenti significativi in termini di velocità, capacità e latenza, ma la loro sicurezza resta una questione critica. Sebbene gli standard 5G trattino la sicurezza delle interfacce tra i componenti della rete, non specificano le protezioni per i sistemi IT sottostanti, complicando l’implementazione di misure adeguate da parte delle organizzazioni.

Raccomandazioni Chiave

  1. Progettazione delle Tecnologie Cloud per la Sicurezza Avanzata È cruciale progettare gli stack tecnologici cloud delle reti 5G con principi di sicurezza avanzati, come l’integrazione di radici di fiducia hardware, per garantire l’integrità di hardware, firmware e software.
  2. Abilitazione delle Funzionalità di Sicurezza Standardizzate Le reti 5G devono abilitare e configurare correttamente le funzionalità di sicurezza e privacy definite da 3GPP, per proteggere efficacemente utenti e dati, indipendentemente dalle specifiche tecniche della rete.

Implementazione e Test

Il progetto NCCoE ha utilizzato prodotti commerciali per implementare queste soluzioni di sicurezza, documentando i risultati per facilitare l’adozione di approcci simili in altre organizzazioni.

Applicabilità delle Raccomandazioni in Europa

Le raccomandazioni del NIST sono rilevanti anche per le reti 5G in Europa, dove la crescente adozione di questa tecnologia richiede l’adozione di misure di sicurezza robuste. La compatibilità tra le tecnologie di sicurezza proposte dal NIST e gli standard europei, come quelli stabiliti dall’ETS (European Telecommunications Standards Institute), rende le soluzioni suggerite adattabili ai contesti normativi e operativi europei, contribuendo a proteggere le reti contro attacchi informatici avanzati.

Tabella Riassuntiva delle Raccomandazioni

Raccomandazione Dettaglio
Progettazione Sicura delle Infrastrutture Cloud Includere hardware root of trust per garantire l’integrità delle configurazioni hardware e software.
Configurazione delle Funzionalità di Sicurezza 5G Abilitare e configurare correttamente le capacità di cybersecurity e privacy secondo le specifiche 3GPP.
Monitoraggio e Recupero da Attacchi Implementare capacità di monitoraggio per rilevare, rispondere e recuperare rapidamente da attacchi informatici.

Conclusione

Le reti 5G, con la loro crescente adozione, richiedono una gestione attenta della sicurezza. Le raccomandazioni fornite dal NCCoE rappresentano un passo fondamentale per affrontare le vulnerabilità e garantire una protezione solida per utenti e infrastrutture.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Iliad: grande successo per il Meet & Greet con Francesco Totti

Grandissima l’affluenza di fan che hanno voluto incontrare Francesco Totti all’interno dell’iliad Store di Roma, in via Cola di Rienzo 238, dove l’operatore ha ospitato l’Ambassador di Lega Serie A per un pomeriggio all’insegna della passione per il calcio.

L’occasione di incontro si inserisce nella più ampia collaborazione tra iliad, in qualità di Innovation&Technology partner, e Lega Serie A. Una sinergia virtuosa che si distingue per l’impegno condiviso di mettere la tecnologia e la trasparenza al servizio dello sport e dei tifosi nei momenti salienti delle partite.

Oltre ad incontrare i fan, Francesco Totti ha raccontato alcuni dei momenti salienti della sua carriera e il suo profondo legame con la città di Roma. Tra le sue dichiarazioni: “Essere chiamato leggenda è qualcosa di speciale, perché vuol dire che qualcosa di significativo hai fatto. Ho costruito il mio percorso con passione e mi sento fortunato per aver realizzato quel sogno che avevo fin da bambino. In campo ho dato tutto me stesso e sapere che la gente mi veda così mi rende davvero felice. C’è stato un amore vero e reciproco con i tifosi, e questo per me conta tantissimo”.

Lo sport e i suoi valori sono stati al centro anche della registrazione della puntata del podcast “In tutta trasparenza” di Cronache di spogliatoio che Francesco Totti ha registrato nello Store, raccontando al noto bordocampista Fernando Siani le principali tappe di una carriera straordinaria, caratterizzata da trasparenza e lealtà.

La puntata sarà disponibile il 27 marzo sul canale YouTube di @Cronachedispogliatoio con alcune pillole riprese anche sui canali social di @iliaditalia.

Un estratto dell’intervista a Francesco Totti

https://www.instagram.com/stories/highlights/18038216579615997

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Telecomunicazioni e strategia europea, serve il cambio di passo

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il settore delle telecomunicazioni continua a essere un pilastro fondamentale dell’economia europea. Secondo il report State of Digital Communications 2025 di Connect Europe, il comparto vale oggi il 4,7% del PIL dell’Unione, con un valore stimato in 1 trilione di euro. Si tratta di un settore che coinvolge milioni di cittadini e imprese, ma che fatica a tenere il passo con altre grandi economie globali a causa di una crescita degli investimenti inferiore alle necessità del mercato.

Nel 2023, gli investimenti nel settore hanno raggiunto 115,5 miliardi di euro, distribuiti in modo squilibrato: gli operatori di rete coprono il 60%, seguiti dai fornitori di contenuti e applicazioni con il 30% e dai produttori di apparecchiature con il 10%. Ciò significa che la costruzione e il mantenimento delle infrastrutture dipendono quasi interamente dalle compagnie di telecomunicazioni, che tuttavia si trovano in difficoltà nel garantire la crescita delle reti a causa di una redditività inferiore rispetto ad altri mercati.

L’Europa vanta tariffe molto competitive per gli utenti finali, ma questa politica dei prezzi ha un costo. Il Ricavo Medio per Utente (ARPU) è tra i più bassi al mondo: 14,8 euro al mese, mentre negli Stati Uniti si arriva a 41,7 euro, in Corea del Sud a 26 euro e in Giappone a 22,6 euro. La differenza incide direttamente sulla capacità di investimento degli operatori europei, che faticano a generare margini sufficienti per espandere le reti. Il risultato è un ritardo tecnologico che si traduce in una copertura 5G Standalone del solo 40% del territorio europeo, ben lontana dal 91% degli Stati Uniti.

In un mercato così frammentato, gli utenti devono valutare con attenzione le offerte disponibili per la telefonia mobile e fissa per trovare un buon compromesso tra prezzo e qualità del servizio. Strumenti come il comparatore di tariffe SOSTariffe permettono di individuare le soluzioni più vantaggiose tra le diverse compagnie, confrontando velocità di connessione, copertura e servizi inclusi. Un supporto utile per i consumatori, ma che non deve distrarre dalla conclusione che il settore telecom europeo ha bisogno di un cambio di strategia per mantenere la competitività internazionale.

Telecomunicazioni, il declino degli investimenti e il ritardo nelle infrastrutture

Nonostante l’importanza strategica delle telecomunicazioni, gli investimenti nel settore sono in calo. Il report evidenzia che, per la prima volta in sette anni, gli investimenti sono diminuiti del 2%, passando da 59,1 miliardi di euro nel 2022 a 57,9 miliardi nel 2023. Questo rallentamento non è un dato isolato, ma il risultato di un sistema che fatica a mantenere la propria sostenibilità finanziaria. Il settore delle telecomunicazioni europee opera con una redditività inferiore al costo del capitale, il che rende meno conveniente per le aziende investire in nuove infrastrutture. Il Return on Capital Employed (ROCE), indicatore chiave della redditività, è sceso al 5,9% nel 2023, ben al di sotto dei livelli considerati sostenibili.

La conseguenza più immediata di questa crisi riguarda la copertura delle reti ad alta velocità. Il 5G Standalone, che rappresenta il vero salto tecnologico rispetto al 4G, è disponibile solo nel 40% del territorio europeo, mentre negli Stati Uniti la copertura ha raggiunto il 91%. Anche la fibra ottica registra ritardi: la copertura FTTH (Fiber to the Home) ha raggiunto il 70,5% della popolazione, una percentuale più alta rispetto agli Stati Uniti (54,8%), ma ancora lontana dai livelli di Giappone (93,9%), Corea del Sud (97,6%) e Cina (99%).

Il problema principale è la mancanza di un piano d’investimenti su larga scala. Per portare la fibra ottica al 99% della popolazione europea, servirebbero almeno 109 miliardi di euro aggiuntivi entro il 2030. Le aziende del settore non dispongono di risorse sufficienti per sostenere un impegno di questa portata, e senza un intervento regolatorio o incentivi pubblici il divario con le altre economie globali è destinato ad aumentare. Un’altra infrastruttura critica è il cloud edge computing, una tecnologia essenziale per supportare il traffico dati delle reti di prossima generazione. Attualmente in Europa sono attivi solo 320 nodi edge, un numero estremamente basso rispetto ai 10.000 richiesti dagli obiettivi strategici dell’Unione.

Questa combinazione di bassa redditività e investimenti insufficienti sta rallentando l’innovazione, creando un divario sempre più marcato con le economie più avanzate; il settore telecom ha bisogno di un nuovo approccio per garantire la competitività delle reti europee e assicurare agli utenti connessioni più veloci e affidabili.

L’Europa dipende sempre più da tecnologie e infrastrutture estere

Uno degli aspetti più critici evidenziati dal report State of Digital Communications 2025 è la crescente dipendenza dell’Europa da fornitori tecnologici esteri per componenti essenziali delle telecomunicazioni. Mentre Stati Uniti e Cina investono massicciamente nella produzione di hardware per le reti e nello sviluppo di software per la gestione delle infrastrutture, l’Europa si trova in una posizione di vulnerabilità. Gran parte delle apparecchiature utilizzate dagli operatori europei proviene da aziende extraeuropee, e la frammentazione del mercato continentale impedisce lo sviluppo di una filiera tecnologica interna in grado di competere con i giganti internazionali.

Uno degli esempi più evidenti riguarda la produzione di semiconduttori e chip per le telecomunicazioni, un settore in cui l’Europa ha perso terreno negli ultimi due decenni. La realizzazione di componenti avanzati per le reti mobili, per la fibra ottica e per i sistemi di trasmissione dati è oggi dominata da aziende statunitensi, taiwanesi e sudcoreane. La recente crisi globale dei chip ha reso ancora più evidente questa dipendenza, con ritardi nella distribuzione di nuove infrastrutture a causa della scarsità di componenti. Anche sul fronte del cloud computing, il mercato europeo è quasi interamente in mano a player come Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud, lasciando poco spazio allo sviluppo di soluzioni locali.

Un altro elemento chiave è la mancanza di un sistema comune per la gestione dello spettro radio, che rende difficile per gli operatori europei competere con le loro controparti americane e asiatiche. Negli Stati Uniti e in Cina, le licenze vengono assegnate in modo più centralizzato e con una visione strategica a lungo termine, mentre in Europa ogni Stato gestisce lo spettro in modo indipendente, rallentando il dispiegamento delle nuove reti. Una frammentazione che crea un mercato poco attraente per gli investitori e complica ulteriormente il raggiungimento di economie di scala.

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5G, diciassette paesi europei non ancora pronti a tagliare il cordone con la Cina

Sono 17 i paesi europei, comprese le grandi economie del Vecchio continente, ancora impreparate a tagliare il cordone ombelicale con i fornitori cinesi “ad alto rischio” Huawei e ZTE. Eppure sono passati 5 anni da quando la Ue ha cominciato a spingere in questo senso.

Lo scrive Euractiv in un’analisi che far riemergere lo scontro della passata Commissione Ue nei confronti dei fornitori cinesi in nome di una sicurezza e sovranità digitale ancora ben lontana dal realizzarsi in Europa.  

Tra l’altro, mettere in sicurezza le reti di telecomunicazioni è una delle priorità anche della Commissaria per la Sovranità Digitale Henna Virkkunen.

Toolbox 5G lettera morta in 14 paesi Ue

Un documento di lavoro dell’Europarlamento consultato da Euractiv evidenzia che ben 14 stati europei devono ancora implementare restrizioni sui fornitori ad alto rischio, il che ovviamente mostra la totale vulnerabilità della Ue di fronte alla presenza di tecnologie considerate a rischio all’interno del blocco.   

E’ anche per questo che diversi europarlamentari vorrebbero rendere il toolbox di sicurezza sul 5G obbligatorio e non soltanto una semplice raccomandazione.

Secondo gli ultimi dati di Strand Consult pubblicati due giorni fa, 17 stati membri non hanno implementato per nulla il toolbox della Commissione per il 5G, che chiede di levare la tecnologia di Huawei e ZTE dalle reti. Tra l’altro, secondo i dati il 35% delle tecnologie di rete 5G sono tuttora cinesi.

Di questi 17 paesi, sei hanno parzialmente implementato gli strumenti di sicurezza suggeriti dal toolbox, altri sette sono in procinto di implementarli e quattro non hanno intenzione di implementare gli strumenti dell’UE. Il tutto, cinque anni dopo l’adozione dell’approccio comune dell’UE per proteggere le reti 5G.

4 paesi riluttanti

I quattro paesi più riluttanti sono Austria, Bulgaria, Cipro e Ungheria. Le reti di Cipro dipendono completamente (100%) da componenti cinesi, una percentuale che ammonta al 67% per l’Austria, al 65% per la Bulgaria e al 62% per l’Ungheria, secondo i dati di Strand Consult, pubblicati all’inizio di quest’anno.

Tra le reti di telecomunicazioni nazionali più dipendenti spicca la Repubblica Ceca (67%), dove sono in corso i lavori per implementare il toolbox nell’ambito del recepimento della legge informatica dell’UE NIS2. Degni di nota sono anche la Germania (59%), il cui Ministero degli Interni ha attuato un divieto parziale su alcuni componenti della rete 5G nel luglio 2024 e la Grecia (53%), dove non esiste una decisione formale, ma un accordo informale tra politici, regolatori e operatori per non utilizzare componenti cinesi, secondo Strand Consult.

In Germania situazione preoccupa

La situazione della Germania è particolarmente allarmante, ha detto a Euractiv John Strand, amministratore delegato di Strand Consult. Una decisione del Partito Comunista Cinese, con i suoi profondi legami con Huawei, potrebbe paralizzare l’economia digitale tedesca dipendente dalla telefonia mobile, innescando disagi diffusi in tutta l’UE, ha detto.

Strand ha puntato in particolare verso il sistema ferroviario tedesco, che è fortemente collegato ai componenti Huawei.

Strand Consult è l’unica organizzazione privata a fornire dati sulla percentuale delle reti di telecomunicazioni nazionali dell’UE basate sulla tecnologia cinese.

I bravi ragazzi

Sebbene 17 paesi siano indietro in termini di attuazione giuridica degli strumenti 5G, 18 paesi hanno più di un quarto delle loro reti mobili che utilizzano componenti ad alto rischio, mostrano i dati precedenti di Strand Consult.

Relativamente al sicuro dal rischio sono la Slovacchia (15%) e la Francia (13%), secondo Strand Consult, mentre i seguenti paesi hanno reti mobili completamente esenti dalla Cina: Danimarca, i tre Stati baltici, Lussemburgo, Malta e Svezia.

Tre Stati membri hanno implementato gli strumenti 5G, con un notevole impatto sulle loro reti. La percentuale di componenti cinesi nelle reti mobili 5G nel quarto trimestre del 2024 era del 41% in Belgio, una riduzione significativa rispetto alla sua dipendenza del 100% nel quarto trimestre del 2019. Nello stesso periodo, la percentuale di componenti cinesi nel 5G rumeno è scesa dal 61% al 44%.

Questi numeri dovrebbero tuttavia essere considerati con cautela, poiché il 5G è ancora in fase di implementazione in tutta l’UE.

Gli operatori di telefonia mobile devono affrontare una duplice sfida: devono sostituire i componenti cinesi ad alto rischio nelle loro vecchie reti mobili 4G mentre costruiscono le loro nuove reti mobili 5G senza i componenti di queste aziende.

Impegni del piano nazionale

Solo una manciata di paesi dell’UE hanno fissato per legge una scadenza per la completa riduzione dei rischi delle componenti cinesi, secondo un precedente rapporto pubblicato alla fine del 2024 dalla società di ricerca Cullen International, visto da Euractiv.

20 paesi non hanno scadenze rigide per i loro operatori di telecomunicazioni.

Ancora più importante, secondo il rapporto di Cullen, solo quattro paesi, Danimarca, Finlandia, Francia e Paesi Bassi, hanno implementato un meccanismo di compensazione per coprire i maggiori costi derivanti dall’eliminazione graduale dei fornitori ad alto rischio.

La riduzione dei rischi comporta sia costi di transizione, sia prezzi più alti per installare alternative europee come la svedese Ericsson e la finlandese Nokia, i cui componenti sono generalmente più costosi rispetto ai concorrenti cinesi.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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