5G standalone, Europa ancora indietro rincorre Usa e Cina

Se vedi l’icona 5G sul tuo smartphone, in realtà non è così. Molti cittadini europei pensano di navigare in 5G ma in realtà non è così, anche se lo smartphone te lo fa credere con l’icona. In realtà, per lo più stanno navigando con un 4G potenziato, che però non è il vero 5G. Lo scrive Politico, citando alcuni dati, secondo cui soltanto il 2% dei cittadini europei starebbe navigando oggi con il vero 5G, quello denominato tecnicamente 5G standalone.

Mancanza del 5G standalone danno economico per la Ue

La mancanza del 5G standalone e i suoi ritardi rischiano di creare un grosso gap in Europa dal punto di vista dell’innovazione e dei servizi per l’industria, con grave danno per gli investimenti e la capacità di attrarre business dall’estero. Un ritardo che allontana la Ue da usa e Cina, che al contrario sono andati avanti con il 5G standalone.

Tutti i servizi più sofisticati come la telemedicina, la guida autonoma, la robotica di precisione si fondano su connessioni 5G standalone, che promettono tempi di latenza nell’ordine del millisecondo.

L’automazione delle fabbriche, degli impianti di produzione e dell’industria non può progredire senza 5G standalone.

Gli impianti ultra-connessi e pieni di robot sono ancora di là da venire in Europa, in parte perché gli operatori non hanno completamente aggiornato le reti, soprattutto fino alle core networks, allo standard 5G standalone.

Europa in ritardo sul 5G SA

Connect Europe ha stimato che solo il 40% della popolazione europea era coperto da 5G standalone entro la fine dell’anno scorso, dietro al Nord America (91 percento) e all’Asia-Pacifico (45%).

Ma Ookla, che è dietro lo strumento online Speedtest, ha analizzato i dati e ha scoperto che meno del 2% degli europei si connette effettivamente oggi.

5G non-standalone (NSA) — che la maggior parte degli europei ha oggi a disposizione — è come mettere un motore turbo in una vecchia auto. Aumenta la velocità, ma si basa ancora sulla precedente infrastruttura 4G.

5G standalone, d’altro canto, è come costruire un nuovo sistema ferroviario ad alta velocità da zero. Richiede tempo e denaro per ottimizzare e aggiornare l’intera rete.

Regolazione nel mirino delle telco Ue

Da anni i principali player della industry, a partire dalla GSMA, mettono nel mirino il panorama normativo, la frammentazione del mercato e la politica restrittiva sulle fusioni.

Non c’è il ritorno sul capitale necessario per investire ulteriormente nelle nuove reti. Questo è il problema principale. Nel frattempo, la Cina, in vece, con più del doppio dei robot nelle sue fabbriche rispetto all’UE, ha reso il 5G autonomo una priorità politica.

Il paese ha una base enorme di aziende che utilizzano il 5G SA in un contesto manifatturiero per una latenza molto, molto bassa.

Anche l’India sta prosperando, guidata dal suo più grande operatore Reliance Jio, che ha superato la fase non autonoma e ha implementato un’infrastruttura autonoma sin dal primo giorno.

Ma non tutte le speranze sono perse per il vecchio continente, come ha sottolineato Ookla. La fibra è particolarmente importante in termini di competitività e, a questo proposito, l’Europa sta andando bene. Ma bisogna investire. In attesa di nuovi casi d’uso che spingano anche il 5G.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Italia 1 Giga, piano fermo al 43%. Revisione PNRR ineludibile: le proposte di Key4biz

Il piano Italia 1 Giga, il progetto da 3,4 miliardi di euro per la copertura a banda ultralarga di quasi 3,5 milioni di numeri civici nelle cosiddette aree grigie, quelle dove è presente un solo operatore, è fermo al 43,7% al 28 febbraio. Impossibile quindi raggiungere la totalità dei civici da coprire entro il limite del 30 giugno 2026, come previsto invece dalle stringenti milestone del PNRR.

Urgono correttivi, attesi entro marzo, e tagli dei civici per non perdere i fondi del PNRR.

Italia 1 Giga fuori tempo massimo

Per la parte relativa a uno dei due aggiudicatari – Open Fiber che è al 37,8% (l’altro è Fibercop, al 53,4%) – i tecnici di governo ritengono che si è ormai irrimediabilmente fuori tempo massimo, scrive il Sole 24 Ore.

Tutto questo fa a pugni con quanto dichiarato al Senato la scorsa settimana dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Ciriani, che in occasione del question time su Starlink ha negato la necessità di una revisione del Pnrr da parte del collega Foti.

Ma a questo punto i ritardi del Piano Italia 1 Giga sembrano davvero incolmabili e il Governo dovrà negoziare con Bruxelles una revisione degli obiettivi che potrebbe comportare anche il taglio dei fondi Pnrr, a fronte di una diminuzione dei civici da coprire che potrebbe essere fra 500 e 700mila in meno, a seconda delle diverse previsioni che circolano.

I dati di Connetti Italia

Secondo i dati del portale Connetti Italia, Open Fiber, che si è aggiudicata 8 lotti per un valore di 1,8 miliardi, al 28 febbraio aveva raggiunto appunto un avanzamento del 37,8%, avendo collegato 839.546 civici e avendone ancora 1.376.679 da collegare. I ritardi maggiori si registrano in Toscana (completato il 27,8%) Lazio ed Emilia Romagna (rispettivamente 29,7% e 27%). Il trend, scrive il Sole 24 Ore, è di 62.900 numeri civici al mese, e a questi ritmi il progetto sarebbe completato in 22 mesi. Comunque troppi.

Dal canto suo, l’altro aggiudicatario Fibercop si è accaparrato sette lotti del valore di 1,6 miliardi di euro e presenta percentuali migliori. L’avanzamento al 28 febbraio è del 53,4% con 712.794 civici collegati e 622.496 ancora da connettere.

I lotti più in ritardo sono in Sardegna, (43,8%), e Liguria-Piemonte-Valle ‘D’Aosta (47,8%). A fine settembre Fibercop era arrivata al 38,8% e da allora la crescita mensile è stata di 39mila civici. A questi ritmi, la conclusione dei lavori potrebbe arrivare sul filo di lana al giugno 2026.     

In termini assoluti, da qualche mese Open Fiber registra più coperture di civici di Fibercop.

Revisione del PNRR necessaria

A questo punto, sarà quindi necessario negoziare con Bruxelles una revisione del Pnrr.

Ma non ci saranno sconti. Su questo sono sicure diverse fonti. La presenza del commissario Fitto a Bruxelles non sarà un vantaggio, al contrario il nostro commissario dovrà dimostrare equidistanza e non farà sconti per non incorrere in critiche dai colleghi della Commissione Ue.

Questo è il contesto, nel quale Open Fiber potrà contare su una situazione finanziaria alquanto solida dopo la firma del rifinanziamento delle banche del project financing da 10 miliardi complessivi, una volta incassata la garanzia di ricapitalizzazione in caso di bisogno dai soci Cdp (60%) e Macquarie (40%). Un impegno non banale da parte del fondo australiano.

Il Governo appoggia Open Fiber

Il Governo inoltre si è schierato apertamente con Open Fiber, avendo stanziato in legge di bilancio 660 milioni come riequilibrio de piano economico e finanziario dell’operatore dovuti a diversi fattori fra cui Covid, caro materiali, assenza di permessi ecc. Un segnale chiaro di sostegno.

La sensazione in questo momento è che dopo la cessione della rete Tim a KKR i ruoli fra Open Fiber e Fibercop si siano invertiti. E che i problemi maggiori oggi ce li abbia Fibercop. Il cambio al vertice di Fibercop sarebbe un indizio. Certo, si tratta di una sensazione, ma è un dato di fatto che la quota dei fondi in Fibercop sta al 70%: in dettaglio, KKR detiene il 37,8%, il 17,5% al fondo pensione canadese Canada CPP, il 17,5% al fondo sovrano di Abu Dhabi ADIA. Il MEF dal canto suo detiene il 16% e l’11,2% al fondo infrastrutturale italiano F2i. Insomma, lo squilibrio a favore dei fondi è consistente e, facendo un confronto, molto superiore rispetto al 40% detenuto da Macquarie in Open Fiber.   

Piano BUL completato quest’anno  

E ancora, quest’anno Open Fiber completerà il Piano BUL dove al momento si trova al 95% di sviluppo dell’infrastruttura nelle aree bianche. Cero in ritardo, ma questo capitolo si chiuderà entro il 2025.

Inoltre, il bilancio di Open Fiber per il 2024 si è chiuso con ricavi in aumento e con un andamento del business tutto sommato positivo. Il problema principale riguarda il take up della fibra, fermo in alcune zone più disagiate al 3% nelle aree bianche, a fronte di una media del 50% nelle aree nere che sono prossime alla totalità in aree come Milano.

Tra l’altro, la rete nelle aree bianche è di proprietà delle regioni e che da bando il finanziamento è pubblico dalla centrale fino a 40 metri dalle case perché molte abitazioni sono ruderi, case disabitate ecc. e quindi l’ultimo tratto viene realizzato e finanziato privatamente da Open Fiber soltanto in presenza di un ordine di attivazione.

L’ultimo pezzo della rete, quello che dal pozzetto va fino alle case, resterà quindi di proprietà di Open Fiber una volta che la concessione dovesse tornare allo Stato.

Per quanto riguarda le aree grigie del PNRR, invece, la rete resta di proprietà di Open Fiber e Fibercop.

Le proposte di Key4biz: Rimodulazione delle case sparse

Nelle aree grigie ci sono 430mila case sparse, divise fra Open Fiber e Fibercop, che sono in realtà il residuo di aree bianchissime che sono state reinserire nel Piano Italia 1 Giga. Il problema è che il PNRR prevede connessione a 1 Gigabit, quasi esclusivamente in fibra ottica, visto che per raggiungere questa velocità in FWA è necessaria una quantità di banda davvero grande. E’ qui che potrebbe entrare in ballo la connettività satellitare complementare di Starlink, che potrebbe realizzare il tutto a costi molto ridotti.

Ci sono poi 46mila civici che sono stati esclusi nella vicenda dei civici adiacenti, che si scambiano con civici più lontani. Sono poi stati esclusi altri 150mila civici suddivisi sempre fra Open Fiber e Fibercop che, con un emendamento, sono stati esclusi dopo negoziazioni sul PNRR con l’Unione Europea.

Ed è qui, con la revisione del PNRR, che potrebbero arrivare dei nuovi scenari per queste case sparse e questi civici esclusi. C’è che, come l’AIIP, spera che questi civici possano essere oggetto di voucher per le aziende con fondi fermi al CIPE, avanzati da passate edizioni. Non è quindi esclusa una nuova consultazione pubblica.

Vedremo.

Voucher e nuova consultazione?

Fatto sta che il grande problema del paese resta il take up. A fronte di una media Ue del 54%, l’Italia sta ferma al 27%.

Cosa implica tutto ciò? Al momento, lo sforzo principale di Open Fiber è completare le aree bianche e procedere nelle aree grigie, con conseguente interruzione nelle aree nere anche per la annosa questione della carenza di manodopera specializzata.  

Lo stesso starebbe facendo anche Fibercop, che sta mettendo tutte le sue carte sulle aree grigie del PNRR.  

Come affrontare il tema dello scarso take up della fibra? Voucher oppure un criterio condiviso di migrazione dal rame alla fibra potrebbero essere due strade percorribili e condivise. Altrimenti i fondi esteri presenti nei nostri player nazionali, KKR in Fibercop e Macquarie in Open Fiber, potrebbero avere difficoltà a giustificare l’investimento in assenza di una crescita della clientela. Tanto più che complessivamente mancano ancora circa 5 milioni di unità immobiliari da coprire nelle aree nere nel nostro paese.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Open Fiber, ricavi +16% nel 2024. Piano da 10 miliardi di investimenti al 2034

Dati finanziari

Il Bilancio consolidato 2024 evidenzia ricavi a 675 milioni di euro, rispetto ai 582 milioni di fine 2023, con un incremento del 16%. L’EBITDA ha registrato 276 milioni rispetto ai 234 milioni del 2023, con una marginalità del 40% (analoga al 2023). Il risultato netto, pari a -364 milioni di euro (-296 milioni nel 2023), è indicatore non ancora significativo data l’intensità di capitale dello sviluppo infrastrutturale in corso. Il Patrimonio Netto ammonta a 1,27 miliardi di euro. La Posizione Finanziaria Netta ammonta a 6,04 miliardi di euro. L’azienda prevede di raggiungere il cash flow positivo entro il 2028.

Piano industriale 2025-2034

Open Fiber ha inoltre aggiornato il Piano Industriale decennale, con orizzonte 2025-2034. Il nuovo piano prevede circa 10 miliardi di investimenti per la copertura complessiva di oltre 20 milioni di unità immobiliari.

Fonti finanziarie per circa 10 miliardi

L’azienda ha incrementato le sue fonti finanziarie tramite una linea addizionale di credito di 1.05 miliardi di euro messa a disposizione da primari istituti di credito nazionali e internazionali – che si aggiunge ai 7.2 miliardi del project financing precedente – e con l’impegno degli Azionisti a sottoscrivere un incremento di capitale per circa 1 miliardo di euro.

Piano BUL riequilibrato. Concessi contributi per 660 milioni in Legge di Bilancio 2025

Nel corso dell’esercizio 2024 si è svolta con Infratel Italia la procedura di riequilibrio dei piani economico-finanziari (PEF) delle Convenzioni relative al Piano per la Banda Ultralarga (BUL), conclusasi nel mese di febbraio 2025. Ai fini del riequilibrio, con decreto ministeriale del 21 gennaio 2025, attuativo della Legge di Bilancio 2025, sono stati concessi contributi per complessivi 660 milioni di euro.

I risultati sopra descritti, che conferiscono a Open Fiber le risorse necessarie al completamento dei propri progetti di copertura in FTTH del territorio nazionale, sono il frutto di un intenso lavoro sviluppato durante l’intero anno dall’azienda con tutti i suoi principali stakeholder: il sistema finanziario e gli azionisti, il Governo, il MiMIT, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD), Infratel Italia, il sistema delle Regioni e delle autonomie locali.

Giuseppe Gola: ‘Finalizzazione del project financing per completare Piano BUL e Italia 1 Giga’

Giuseppe Gola, Amministratore Delegato di Open Fiber, ha commentato: “Open Fiber si conferma come il principale operatore di fibra ottica FTTH d’Italia e uno dei principali protagonisti della digitalizzazione del Paese. La finalizzazione del project financing garantisce all’azienda tutte le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi del piano industriale, e in particolare per completare il Piano BUL nei piccoli comuni e il Piano Italia a 1 Giga finanziato con fondi del PNRR. Continuiamo a lavorare per mettere a disposizione di tutti i cittadini, dalle grandi città alle aree rurali e industriali, connettività ultraveloce e possibilità di accedere ai servizi digitali di ultima generazione”.

A fine 2024 connesse in FTTH circa 15,9 milioni di unità immobiliari

A fine 2024 Open Fiber aveva connesso in fibra ottica FTTH circa 15,9 milioni di unità immobiliari. Oltre 300 partner utilizzano la rete realizzata da Open Fiber, tra cui tutti i principali operatori italiani ed alcuni internazionali. La commercializzazione dei servizi di connettività FTTH è aperta in 240 città grandi e medie (Aree Nere) e in 6615 comuni delle Aree Bianche, dove Open Fiber ha realizzato oltre il 94% della copertura nell’ambito del Piano BUL. L’azienda è poi impegnata negli otto lotti del Piano Italia a 1 Giga finanziato con fondi del PNRR. Al 31/12/2024, sull’intera rete realizzata da Open Fiber erano attivi oltre 3,3 milioni di clienti.

Obiettivi per il 2025

Nel corso del 2025, Open Fiber aumenterà ulteriormente il suo focus commerciale sia nel segmento residenziale che in quello business, lavorando con operatori e amministrazioni locali per favorire la migrazione verso le nuove linee in fibra ottica, dando valore agli investimenti privati e pubblici per la realizzazione della rete. In particolare, l’azienda sta sviluppando iniziative mirate a testare modelli di estensione su larga scala dell’utilizzo delle reti FTTH in luogo delle infrastrutture legacy, anche in collaborazione con istituzioni e partner.

Il CdA ha inoltre approvato il Report di Sostenibilità 2024, il documento che per il quinto anno di pubblicazione descrive l’impegno di Open Fiber nel campo della sostenibilità. Tra i principali traguardi dell’esercizio, l’approvazione del primo Piano di sostenibilità, documento che integra le dimensioni ESG nel business aziendale, l’adesione allo UN Global Compact, iniziativa delle Nazioni Unite nata per promuovere un’economia globale più inclusiva e sostenibile, nonché la conferma di importanti certificazioni quali quelle per la gestione della Qualità, Salute e Sicurezza, Ambiente, Energia e Parità di genere.

Di questo e di altro si parlerà ampiamente alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

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Poste Italiane, un fiume di lettere per Papa Francesco

Non c’è miglior messaggero di una lettera per esprimere i sentimenti di affetto e vicinanza. Lo sanno i fedeli che ogni giorno ne indirizzano a migliaia a Papa Francesco per esprimergli da ogni parte del mondo devozione e partecipazione e confortarlo in questi giorni di degenza al policlinico Gemelli.

Dal momento del suo ricovero ad oggi il Centro di smistamento di Poste Italiane a Fiumicino ha registrato un’impennata del volume di corrispondenza diretta al Vaticano: “fino a 150 kg di posta in più al giorno”, spiega Antonello Chidichimo, responsabile del Centro di smistamento.

Arrivano centinaia di lettere a settimana, è sempre emozionante vedere lettere da ogni parte del mondo destinate al Santo Padre – racconta il responsabile del Centro di distribuzione di Roma Belsito, Andrea Di Tommasoin questo momento così delicato, è un ulteriore segnale di affetto e partecipazione”.

Lettere che si aggiungono ai circa 2 milioni di oggetti postali di piccolo formato, ai 15.000 kg di posta volumetrica e ai 250.000 pezzi di posta che arrivano all’hub di Poste Italiane, come ha documentato il Tg Poste, che ha voluto raccontare il viaggio che le lettere indirizzate al Papa compiono attraverso i canali della logistica e del recapito di Poste Italiane, testimonianza della vicinanza e dell’affetto di fedeli o semplici estimatori della figura del Santo Padre.

Appena arrivato, il flusso di posta giornaliero viene sottoposto ai necessari controlli di sicurezza e successivamente smistata verso le destinazioni finali. La lavorazione della posta destinata alla Santa Sede avviene tramite la CFSM, un macchinario specifico che si occupa della registrazione e della pesatura della posta registrata, con un sistema informatizzato (IPS) che ne garantisce la tracciabilità e l’organizzazione. Una volta completato questo passaggio, i dispacci vengono predisposti per la consegna finale.

La seconda tappa è al Centro di Distribuzione di Poste Italiane di Roma Belsito, situato nella zona nord della Capitale, che copre anche l’area del Policlinico Gemelli. Qui, la corrispondenza viene ulteriormente smistata e organizzata in cassette dedicate ai cosiddetti “grandi clienti”, tra cui il policlinico che attualmente ospita il Pontefice. In questi giorni, il flusso di lettere e messaggi indirizzati a Papa Francesco è particolarmente intenso, segno dell’affetto e della vicinanza della comunità internazionale.

Ogni mattina, al riavvio delle operazioni di smistamento, nuove lettere si aggiungono a questo percorso, dimostrando il ruolo fondamentale di Poste Italiane nel garantire che ogni messaggio di sostegno e preghiera giunga a destinazione.

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Come cambia la monetizzazione per il mobile gaming

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Si gioca? Si gioca. Il mobile gaming ha chiuso il 2024 con un incremento del 4% nei ricavi da acquisti in-app (IAP), per un totale di 390 miliardi di dollari, secondo l’ultimo rapporto State of Mobile Gaming di Sensor Tower. Il tempo di gioco complessivo è salito del 7,9% e le sessioni giornaliere hanno toccato quota 5 trilioni, con un aumento del 12% rispetto al 2023. Inoltre, le installazioni hanno raggiunto gli 82 miliardi, pari a 94.000 download ogni minuto su iOS e Android, e la spesa media ha toccato i 156.000 dollari al minuto, segno di una maggiore propensione degli utenti a investire nei giochi. Ogni giocatore ha effettuato in media 1,2 sessioni al giorno, confermando un coinvolgimento costante.

L’advertising in-game ha toccato i 49 miliardi di impressioni pubblicitarie, con oltre 160.000 annunci visualizzati ogni secondo. Il peso della pubblicità nel settore continua a crescere, trainando sia la monetizzazione che l’acquisizione utenti. Il mobile gaming non si è limitato ad aumentare il fatturato, ma ha visto anche un’espansione del tempo speso nei giochi e delle interazioni. Il 2024 ha pertanto segnato il ritorno alla crescita dopo la contrazione degli anni precedenti, grazie a modelli di monetizzazione più efficaci e un pubblico sempre più coinvolto. Vediamo come.

L’evoluzione della monetizzazione

Il 2024 ha consolidato il modello di monetizzazione ibrido, che combina acquisti in-app e pubblicità. I ricavi da IAP nei giochi del settore “Hybridcasual” sono aumentati del 37%, segnale che il settore si sta spostando verso esperienze di gioco più profonde e strutturate senza rinunciare alla redditività degli annunci. I titoli con servizi livi hanno invece attirato l’84% della spesa totale in acquisti in-app, confermando che i giocatori preferiscono esperienze a lungo termine con aggiornamenti costanti, eventi speciali e contenuti extra.

Le strategie pubblicitarie dei giochi iper-casual sono state adottate anche da generi più complessi, riducendo i costi di acquisizione utenti. Questo ha permesso agli sviluppatori di sostenere modelli free-to-play con un equilibrio più efficace tra engagement e monetizzazione. Il tempo medio trascorso nei giochi con annunci è aumentato, e il numero di utenti che convertono da giocatori occasionali ad acquirenti di contenuti premium è cresciuto. La pubblicità in-game non è più solo un mezzo per monetizzare, ma una leva strategica per incrementare la retention e stimolare gli acquisti.

Il mercato occidentale ha registrato una crescita significativa nei giochi casual: in particolare, il Nord America ha guidato la crescita in valore assoluto, mentre l’Asia è stata l’unica area a vedere un calo nelle entrate da acquisti in-app. Il rallentamento nel mercato asiatico è legato sia a normative più stringenti che a un cambiamento nelle abitudini di spesa dei giocatori.

Le difficoltà legate all’acquisizione utenti hanno modificato anche le strategie di sviluppo: l’attenzione si è spostata dai nuovi lanci alla gestione di titoli consolidati, mentre il rispetto della privacy, sempre più regolamentato, ha reso più difficile il tracciamento delle preferenze degli utenti, obbligando gli studi a puntare su live services e strategie di fidelizzazione piuttosto che sull’espansione aggressiva del portfolio.

Bene il Nord America e l’Europa, l’Asia frena

Come si è detto, in Nord America si è vista la crescita più elevata del settore, con un aumento significativo sia nei ricavi da acquisti in-app che nel tempo speso nei giochi. Gli utenti statunitensi hanno contribuito in modo determinante alla ripresa del mobile gaming, spingendo il segmento casual a un +9% di entrate da acquisti in app. Anche in Europa la spesa è aumentata, seguendo una tendenza simile; entrambi i mercati hanno beneficiato dell’adozione di modelli di monetizzazione più efficaci, con una combinazione di contenuti premium, eventi live e pubblicità integrata. In Cina, i limiti imposti al tempo di gioco dei minori hanno ridotto il numero di sessioni giornaliere, influenzando l’engagement complessivo. Il mercato giapponese ha visto una flessione più contenuta, mentre in Corea del Sud la spesa è rimasta stabile grazie alla forza dei titoli multiplayer e «gacha».

L’America Latina ha mostrato segnali di espansione, con un aumento del numero di download e un interesse crescente verso i titoli free-to-play con pubblicità; i ricavi complessivi rimangono inferiori rispetto a Nord America ed Europa, ma la regione rappresenta un’area di crescita strategica per gli sviluppatori che cercano di espandere la propria base di utenti. Il Medio Oriente e il Sud-est asiatico hanno mantenuto un trend positivo, con un forte incremento nell’adozione di giochi live service e titoli di tipo battle royale. In particolare, il mercato indiano ha visto una crescita nelle installazioni, anche se la spesa media per utente resta inferiore rispetto ai mercati più maturi. L’incremento delle connessioni mobile e dell’accesso ai dispositivi ha contribuito ad ampliare il bacino di giocatori, rendendo queste aree sempre più centrali per il futuro del mobile gaming (su SOSTariffe.it sono sempre disponibili le migliori connessioni mobili anche per il gaming).

L’ impatto della pubblicità e delle piattaforme social

Si può quindi dire che il mobile gaming non si sostiene più solo con gli acquisti in-app: la pubblicità ha assunto un ruolo centrale nella monetizzazione, con una crescita senza precedenti sulle piattaforme social e sui network di annunci in-app. Nel 2024 la domanda di pubblicità mirata è aumentata, trainata dall’efficacia delle strategie di engagement basate su reward ads e formati interattivi.

TikTok ha rafforzato la sua posizione come piattaforma chiave per la promozione dei giochi mobile, con un +67% nella quota di impressioni pubblicitarie rispetto al 2023. Le campagne su TikTok hanno favorito l’acquisizione di utenti per titoli casual e hypercasual, grazie all’alta viralità dei contenuti e alla capacità della piattaforma di indirizzare annunci altamente personalizzati. I giochi con una forte componente visiva e social hanno beneficiato maggiormente di questo trend, con un incremento significativo nel numero di installazioni generate attraverso video brevi e contenuti sponsorizzati.

AppLovin ha dominato il mercato della pubblicità in-app, con un aumento del +397% nella quota di impressioni pubblicitarie. La sua crescita è stata alimentata da un miglioramento degli strumenti di targeting e dall’integrazione di formati pubblicitari più avanzati, tra cui gli annunci giocabili e i rewarded video, che offrono agli utenti ricompense virtuali in cambio della visione di spot. Anche Google e Meta hanno mantenuto una presenza rilevante nel settore, con un’elevata domanda di annunci mobile-first: le strategie di advertising programmatico e il machine learning applicato all’ottimizzazione delle campagne hanno migliorato la resa degli annunci, aumentando il ritorno sull’investimento per gli sviluppatori.

L’efficacia della pubblicità nel mobile gaming non si limita alla generazione di ricavi diretti. Il connubio tra advertising e retention ha reso il modello free-to-play ancora più sostenibile, incentivando l’interazione degli utenti con il gioco e aumentando le conversioni agli acquisti in-app; così, la competizione tra le piattaforme pubblicitarie ha quindi trasformato la pubblicità da semplice strumento di monetizzazione a leva strategica per l’acquisizione e la fidelizzazione dei giocatori.

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Poste Italiane, 300 milioni di pacchi nel 2024. Del Fante: “Siamo i primi nel B2C in Italia”

Il 2024 si è chiuso con la cifra record di 308 milioni di consegne da parte di Poste Italiane, in crescita del 20,4% rispetto al 2023.

Significativo anche l’aumento delle consegne fatte dai portalettere con un + 34,8%, 121 milioni, ossia il 39% del totale, come sottolineato dall’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante nell’ultima intervista rilasciata al TG Poste.

 “Se dovessi identificare le aree che hanno dato supporto significativo sono sicuramente quella della crescita del mercato dei pacchi, perché siamo cresciuti di più del 20%, quindi sta diventando un prodotto veramente importante per la nostra azienda. Siamo diventati il primo operatore nel B2C in Italia – ha sottolineato Del Fante – abbiamo guadagnato quote di mercato importanti nel 2024, e tutti i nostri colleghi, specialmente i postini che sono coinvolti, hanno dato un grande contributo. Siamo arrivati al 39% dei pacchi consegnati dal Gruppo, consegnati da nostri dipendenti di PCL (Poste, Comunicazione e Logistica).”

Un dato in costante crescita quindi, in linea con quanto previsto dal piano strategico “The Connecting Plattform” che prevede di raggiungere nel 2028, anche grazie all’introduzione della nuova rete corriere a gestione diretta, i 2/3 dei 370 milioni di pacchi stimati.

Sempre più centrale, quindi, il ruolo dei portalettere nella logistica legata all’e-commerce, con le consegne che sono sempre più green.

Poste Italiane ha completato infatti il progetto di rinnovo della flotta di recapito con l’introduzione di 28.400 veicoli a bassa emissione, di cui oltre 6mila Full Green e circa 8.800 ibridi.

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La nostra relazione con Internet, più di 6 ore e mezza al giorno

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il 2025 conferma la tendenza di un mondo sempre più connesso, con una crescita costante dell’uso di Internet, dispositivi mobili e social media. Secondo il Digital 2025: Global Overview Report di Datareportal, in collaborazione con We Are Social e Meltwater, la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,20 miliardi di persone, con un incremento di 70 milioni (+0,9%) rispetto all’anno precedente, e la diffusione della connettività continua a espandersi, con 5,56 miliardi di utenti Internet, pari al 67,9% della popolazione globale. Rispetto al 2024, il dato mostra una crescita di 136 milioni di utenti (+2,5%), dimostrando come la penetrazione della rete prosegua anche in mercati già maturi.

L’accesso a Internet è trainato dall’uso dei dispositivi mobili: nel 2025, 5,78 miliardi di persone utilizzano un telefono cellulare, corrispondenti al 70,5% della popolazione globale. Il segmento ha registrato una crescita di 112 milioni di utenti (+2%) nell’ultimo anno. Di questi, quasi l’87% utilizza smartphone, confermando il dominio di questi dispositivi rispetto ai feature phone. Ad animare questi dispositivi, le connessioni Internet mobile, sempre più convenienti anche con il 5G (come dimostrano le offerte che si possono comparare su SOSTariffe.it).

Parallelamente, il numero di utenti attivi sui social media è salito a 5,24 miliardi, pari al 63,9% della popolazione mondiale. La crescita rispetto all’anno precedente è notevole: +206 milioni di utenti (+4,1%), dato che evidenzia non solo un aumento dell’adozione delle piattaforme social, ma anche una maggiore integrazione di queste nell’esperienza digitale quotidiana degli utenti.

L’utilizzo medio di Internet è stabile, attestandosi a 6 ore e 38 minuti al giorno per utente, un valore leggermente inferiore a quello del 2024, ma che mostra comunque una tendenza consolidata verso un impiego sempre più pervasivo della rete. La crescita dell’ecosistema digitale, ovviamente, non è uniforme in tutto il mondo: i paesi con la penetrazione Internet più elevata superano il 90%, mentre in alcune regioni dell’Africa e dell’Asia l’accesso rimane ancora limitato.

L’espansione della connettività sta trasformando non solo l’intrattenimento e la comunicazione, ma anche il commercio, il lavoro e l’informazione: con più della metà della popolazione mondiale attiva sui social media e un accesso sempre più capillare alla rete, il digitale non è più solo un canale aggiuntivo, ma il fulcro delle interazioni globali.

Internet e mobile: più connessi, più veloci

La crescita dell’accesso a Internet non riguarda solo il numero di utenti, ma anche la qualità della connessione e il tempo trascorso online, per le più diverse attività. Il digitale ha ormai superato la televisione tradizionale: se gli utenti Internet sono 5,56 miliardi, gli spettatori di TV lineare (via cavo o satellite) sono 5,32 miliardi.

Parallelamente, le connessioni mobili continuano a rafforzarsi: la velocità media globale della rete mobile ha raggiunto i 61,52 Mbps, mentre la connessione fissa offre una velocità media di 95 Mbps. In alcuni paesi, le reti mobili hanno superato le connessioni fisse: negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, la velocità media del mobile è di 441,89 Mbps, la più rapida al mondo.

Il 5G sta giocando un ruolo chiave in questa evoluzione. L’espansione di questa tecnologia ha portato un aumento della velocità superiore all’80% negli ultimi due anni, con 26 paesi che superano i 100 Mbps di velocità media su rete cellulare. Tuttavia il divario digitale rimane evidente: in paesi come Myanmar e Afghanistan, la velocità media del mobile non raggiunge i 10 Mbps, un valore che limita non poco l’accesso ai servizi digitali avanzati.

L’aumento della qualità delle connessioni ha un impatto diretto sulle abitudini degli utenti. Il 75% del traffico dati mobile è ormai assorbito dai video, spingendo le piattaforme a ottimizzare i contenuti per uno streaming sempre più fluido. Il consumo medio di dati su smartphone ha raggiunto i 21,6 GB al mese per utente, valore in costante crescita grazie alla diffusione delle reti ad alta velocità e all’adozione di contenuti in formati sempre più pesanti, come il video in alta definizione e il cloud gaming.

Pubblicità digitale: un mercato da trilioni di dollari

Il settore pubblicitario dal canto suo vive una trasformazione epocale, con il digitale che domina gli investimenti globali. Nel 2024, la spesa pubblicitaria mondiale ha raggiunto i 1,1 trilioni di dollari, con un aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente. Di questa cifra, il 72,7% è stato destinato alla pubblicità online, confermando il predominio del digitale nei budget di marketing.

Il mobile advertising è il vero protagonista: con il 65,3% della spesa digitale, supera di gran lunga le inserzioni su desktop. Un altro trend in forte crescita è la pubblicità sulle piattaforme e-commerce, che ora rappresenta il 21,2% del totale. Colossi come Amazon, Alibaba e Mercado Libre stanno diventando hub pubblicitari sempre più centrali, capitalizzando sul fatto che gli utenti cercano direttamente prodotti sulle loro piattaforme invece che sui motori di ricerca.

I social media continuano ad attirare ingenti investimenti pubblicitari, con una crescita del 15% su base annua. Nel 2024, i brand hanno speso circa 250 miliardi di dollari in annunci sui social, con un costo medio di 46,47 dollari per utente. Permangono forti differenze tra i mercati: negli Stati Uniti la spesa pubblicitaria per utente sui social supera i 335 dollari, mentre in Pakistan è inferiore a un dollaro.

Social Media e AI: il futuro della connessione digitale

Le piattaforme social continuano a essere il cuore dell’esperienza digitale globale. Nel 2025, 5,24 miliardi di persone – il 63,9% della popolazione mondiale – utilizzano i social media, con un incremento di 206 milioni di utenti (+4,1%) rispetto all’anno precedente. YouTube si conferma la piattaforma più utilizzata, seguita da WhatsApp, Facebook, Instagram e TikTok, quest’ultimo con tendenze di crescita imprevedibili che ne stanno ridefinendo il ruolo nel panorama digitale.

Le abitudini d’uso variano fortemente per fasce d’età. I più giovani (16-34 anni) scoprono nuovi brand principalmente attraverso gli annunci sui social, mentre gli over 55 si affidano ancora alla TV e ai motori di ricerca, dato che simostra una frattura generazionale nelle strategie pubblicitarie e nei comportamenti digitali.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti. Gemini di Google e Copilot di Microsoft sono sempre più integrati nei servizi digitali, mentre Meta ha dichiarato che oltre 700 milioni di utenti mensili utilizzano funzioni AI sulle proprie piattaforme, anche se la distinzione tra chi usa attivamente questi strumenti e chi li incontra casualmente resta poco chiara.

Anche il consumo di contenuti sta cambiando rapidamente: il 75% del traffico dati mobile è ormai dedicato ai video, con piattaforme come TikTok e YouTube Shorts che spingono formati sempre più brevi e coinvolgenti. Allo stesso tempo, la messaggistica istantanea e le community online stanno ridefinendo il concetto di social network, rendendo le piattaforme sempre più ibride tra intrattenimento, e-commerce e comunicazione.

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DdL Spazio, il Mimit risponde al question time del Pd sullo spettro al satellite. Casu (Pd) ‘In Italia nessuna fuga in avanti pro-Musk’

Il Mimit rassicura il Pd sul corretto utilizzo dello spettro radio per le comunicazioni satellitari. Nessun salto in avanti pro-Starlink, quindi, ma la totale adesione alla cornice regolamentare internazionale ed europea. E’ questo in sintesi l’esito del question time avanzato dal Pd al Mimit sul possibile utilizzo della Banda E per il satellite, senza un preventivo via libera in questo senso della comunità internazionale. Un’ipotesi emersa dalla lettura dell’articolo 26 del Ddl Spazio, da oggi in discussione alla Camera.

Un’ipotesi sollevata sulle colonne di Key4biz da Antonio Sassano, già presidente della FUB e fra i massimi esperti di frequenze nel nostro paese. I timori di Sassano hanno suscitato l’interesse di Andrea Casu, deputato del Pd firmatario di diversi emendamenti al Ddl Spazio, che a proposito dell’articolo 26 del provvedimento ha presentato non un mendamento, ma un question time al Mimit. Al quale ha risposto oggi il Ministero per iscritto.

Le domande del question time

Il controllo satellitare del Paese è una questione molto delicata da gestire in ragione dei rilevanti interessi da tutelare a partire dalla tutela dell’interesse nazionale e della garanzia di un equo ritorno per il sistema industriale del Paese. L’uso delle frequenze destinate ai satelliti è stato oggetto di acceso dibattito alla Conferenza mondiale ITU WRC23 a Dubai.

Quali sono le intenzioni del Ministro in relazione all’uso dello spettro per comunicazioni satellitari? L’Italia ha intenzione di attendere un coordinamento UE in relazione all’aumento dei limiti di potenza (EPDF), previsto per il 2027, dei satelliti NGSO e in relazione all’assegnazione della Banda E?

Le rassicurazioni del MIMIT

Questi in estrema sintesi i quesiti avanzati dal deputato Andrea Casu (Pd) in occasione del question time a risposta scritta al ministro del Mimit Adolfo Urso, che ha prontamente risposto dando garanzie sul fatto che il Governo non intende imprimere alcun tipo di accelerazione pro-Starlink e si riconosce all’interno di una cornice europea. In altre parole, nessuna intenzione da parte del nostro governo di fughe in avanti sul fronte dello spettro radio per favorire i satelliti di nessun operatore satellitare, Starlink in primis.

La risposta del Mimit

“Il tema dell’uso delle frequenze per i servizi di comunicazioni satellitari è seguito dal MIMIT partecipando costantemente ai lavori delle istituzioni internazionali che regolano lo spettro radio, tra cui ITU, CEPT e altri gruppi di lavoro della Commissione Ue – si legge nella risposta del Mimit al question time – Per quanto riguarda la revisione dei limiti di potenza l’Italia concorda con la necessità di eseguire studi di approfondimenti nell’ambito dell’ITU, mentre per quanto riguarda la Banda E “essa non è ancora oggetto di decisioni di armonizzazione”, si legge.

La Banda E (71 Ghz – 76 Ghz e 81 Ghz – 86 Ghz) prevede una parziale cogestione fra MIMIT e Ministero della Difesa per servizi satellitari, autorizzati in base al rispetto del principio del “primo servito”. “Infine, in tutta la banda è anche consentito, tra gli altri, il servizio FISSO per collegamenti radio terrestri in gestione del MIMIT”, si legge.

Ddl Spazio, Casu (Pd): ‘Sullo spettro per il satellite scongiurata fuga in avanti pro-Starlink del Governo’

Perplessità fugate dalla risposta del Mimit. “Scongiurato il rischio di una fuga in avanti del governo rispetto a Starlink – ha detto a Key4biz Andrea Casu, deputato del Pd – il Governo ci dice che in materia di spettro radio non intende muoversi senza attendere la valutazione europea e questa risposta dal punto di vista ci soddisfa”.

Il Governo ribadisce che la quella dello spettro è una questione globale, che si tratta di studiare il tema ma che ci si muoverà in concerto con gli altri paesi dell’Unione. La puntualizzazione finale sulla protezione degli assegnatari dai newcomers ribadisce ciò che sappiamo. Credo sia importante perché dimostra che l’Amministrazione è cosciente della delicatezza di assegnare lo spettro satellitare, anche provvisoriamente o sperimentalmente.

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Accordi su misura con gli OTT: anche Vodafone dice addio al fair share. Scarica il Report in Pdf

Una svolta nella strategia di Vodafone

Vodafone ha ufficialmente modificato la sua posizione sulla gestione del traffico di rete, abbandonando il concetto di “fair share” a favore di un modello basato su accordi commerciali differenziati con le grandi piattaforme di contenuti (OTT). Nel suo ultimo rapporto sulla gestione responsabile delle reti, l’azienda ha accolto con favore il riconoscimento della Commissione Europea della possibilità per gli ISP e i Content and Application Providers (CAP) di negoziare termini tecnici e commerciali per i servizi di interconnessione IP​.

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Dall’imposizione di tariffe all’accordo commerciale

Mentre in passato Vodafone aveva sostenuto l’idea di un contributo obbligatorio da parte dei grandi generatori di traffico, ora la società si sta muovendo verso un sistema più flessibile. Il rapporto evidenzia come la crescente asimmetria nei volumi di traffico abbia reso necessario un aggiornamento dell’approccio ai servizi di trasporto IP, con l’introduzione di tariffe ragionevoli ma su base negoziata​.

Un nuovo quadro normativo è necessario

Nonostante questa apertura agli accordi commerciali, Vodafone sottolinea la lentezza dei progressi e la necessità di un quadro legislativo che supporti queste negoziazioni. In particolare, l’azienda propone l’introduzione di un meccanismo di risoluzione delle controversie, per evitare che il rifiuto di un accordo commerciale porti a situazioni di stallo​.

Un cambio di direzione per l’intero settore?

Questa scelta segna un cambiamento significativo rispetto alla posizione tradizionale degli operatori di telecomunicazione, che per anni hanno spinto per una regolamentazione che imponesse agli OTT di contribuire direttamente ai costi delle reti. Il nuovo approccio di Vodafone potrebbe influenzare altre aziende del settore a seguire una strada simile, basata su accordi personalizzati piuttosto che su un’imposizione generalizzata.

Tabella riassuntiva

Aspetto Posizione precedente Nuova posizione
Gestione del traffico OTT Richiesta di contributo obbligatorio (“fair share”) Accordi commerciali negoziati
Ruolo della Commissione UE Pressione per una regolamentazione sul fair share Supporto a un quadro normativo per negoziazioni
Soluzione proposta Imposizione di tariffe ai grandi generatori di traffico Meccanismo di risoluzione delle controversie per accordi tra ISP e OTT
Prospettiva futura Conflitto tra operatori e OTT Collaborazione su base commerciale

Il passaggio di Vodafone a un modello più collaborativo potrebbe rappresentare un nuovo standard per l’intero settore delle telecomunicazioni europee.

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5G, soltanto il 30% delle connessioni in Europa. In Italia copertura alta, ma vero 5G fermo al 7%

L’Europa indietro nella corsa al 5G

A cinque anni dal lancio, la diffusione del 5G in Europa è ancora limitata: soltanto il 30% delle connessioni mobili utilizza questa tecnologia, un dato nettamente inferiore rispetto a Nord America e Asia, dove si supera già il 50%. Il tema è stato al centro del Mobile World Congress di Barcellona, dove gli operatori e i produttori hanno ribadito la necessità di accelerare per non perdere competitività.

Le cause del ritardo

Gli esperti individuano diverse cause per la lenta adozione del 5G in Europa:

  • Scarsa redditività del settore: gli operatori hanno investito molto, ma i ritorni economici non sono stati immediati.
  • Mercato frammentato: la regolamentazione diversa tra i vari Paesi rende difficile un’implementazione uniforme.
  • Vincoli di sicurezza e sovranità: limitazioni imposte ad aziende cinesi come Huawei e ZTE hanno rallentato il deployment della rete.
  • Bassa domanda da parte dei consumatori: il 4G soddisfa ancora gran parte delle esigenze, e la migrazione al 5G è percepita come poco vantaggiosa.

La speranza del “vero” 5G

Una possibile svolta potrebbe arrivare con la diffusione del 5G standalone, una versione più avanzata che funziona su una rete interamente 5G e permette prestazioni migliori. Questa tecnologia potrebbe attrarre in particolare le imprese, facilitando lo sviluppo di reti private su misura per esigenze specifiche.

Prospettive future

Secondo le stime della GSMA, il 5G diventerà la tecnologia dominante in Europa soltanto a partire dal 2026. Gli operatori, nel frattempo, stanno cercando strategie per convincere sia il pubblico che le aziende a compiere il salto tecnologico.

📊 Tabella riassuntiva

Aspetto Situazione attuale Ostacoli principali Prospettive future
Diffusione del 5G in Europa 30% delle connessioni mobili Bassa redditività, mercato frammentato, regolamentazioni restrittive Maggior adozione prevista dal 2026
Diffusione in Nord America e Asia Oltre il 50% Minori barriere regolatorie, maggiore domanda Continua espansione
Domanda dei consumatori Ancora limitata 4G soddisfacente, costi elevati Necessaria maggiore comunicazione sui benefici
Evoluzione tecnologica 5G “non standalone” prevalente Transizione lenta al 5G completo La 5G standalone potrebbe rilanciare il settore

Diffusione del 5G in Italia: tra copertura estesa e sfide tecnologiche

In Italia, la diffusione del 5G ha raggiunto livelli significativi, con una copertura che, secondo diverse fonti, varia tra il 96% e il 99,7% della popolazione.

Questo risultato colloca il Paese ai vertici in Europa per estensione della rete 5G. Tuttavia, è importante sottolineare che gran parte di questa copertura è ottenuta attraverso il Dynamic Spectrum Sharing (DSS), una tecnologia che consente l’utilizzo delle frequenze 4G per fornire servizi 5G.

5G Non Standalone (NSA) e Standalone (SA)

Il 5G attualmente diffuso in Italia è principalmente di tipo Non Standalone (NSA), che si appoggia alle infrastrutture 4G esistenti. Secondo dati del 2023, la copertura 5G SA era al 7,3%, posizionando l’Italia tra gli ultimi Paesi in Europa per questa tipologia di rete.

La transizione verso il 5G Standalone (SA), che opera su una rete core completamente 5G e offre prestazioni superiori, è ancora in fase iniziale. Nel 2023, la diffusione del 5G SA ha registrato una crescita, con 47 operatori a livello globale che hanno adottato questa tecnologia, ma l’Italia è ancora in fase di sviluppo in questo ambito.

Prospettive future

Per colmare il divario tecnologico e sfruttare appieno le potenzialità del 5G, l’Italia dovrà accelerare l’implementazione delle reti Standalone, superando le attuali limitazioni infrastrutturali e normative. Questo passaggio è fondamentale per garantire servizi avanzati e competitività nel contesto europeo e globale.

📊 Tabella riassuntiva sulla diffusione del 5G in Italia

Aspetto Situazione attuale Note
Copertura 5G totale 96% – 99,7% della popolazione Elevata copertura grazie al DSS
5G Non Standalone (NSA) 7,3% nel 2021 Bassa diffusione rispetto ad altri Paesi europei
5G Standalone (SA) In fase iniziale Necessaria per sfruttare appieno le potenzialità del 5G

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