6G, arriverà prima a seconda dell’aumento del traffico dati

Un legame debole tra RAN e crescita del traffico

Nonostante il traffico dati mobile sia cresciuto di oltre 1.000 volte dal lancio dell’iPhone 3G, i ricavi delle infrastrutture di rete di accesso radio (RAN) sono inferiori rispetto al 2008. Tuttavia, la diffusione del 6G dipenderà fortemente dalla traiettoria di crescita del traffico dati.

4G vs 5G: chi ne ha beneficiato di più?

Il 4G ha migliorato l’esperienza utente con prestazioni nettamente superiori, mentre il 5G si è concentrato su efficienza e capacità, senza un reale impatto sulla percezione dei consumatori. Inoltre, il divario tra aspettative e realtà con il 5G è stato più evidente, a causa di un eccessivo entusiasmo iniziale su casi d’uso poco probabili.

L’eccesso di hype ha contribuito a sgonfiare le aspettative sul 5G.

Aspettative più realistiche per il 6G

Per evitare le delusioni viste con il 5G, sarà essenziale allineare gli investimenti alle opportunità di guadagno reali e valutare attentamente quali innovazioni abbiano una probabilità concreta di diffusione su larga scala. Il focus del 6G sarà ancora sulle telco, con benefici per imprese e consumatori solo come effetto collaterale.

L’impatto del traffico dati sulle scelte strategiche

La crescita annua del traffico dati mobile sarà determinante per il 6G:

  • Se il traffico crescerà del 15% all’anno, le reti attuali inizieranno a saturarsi entro il 2030, spingendo gli investimenti in nuove tecnologie.
  • Se la crescita resterà sotto il 10%, le risorse esistenti potrebbero bastare fino al 2035, ritardando il 6G.
  • L’adozione di dispositivi di realtà aumentata di massa potrebbe accelerare la domanda di capacità.

Le tre opzioni per gestire il traffico in aumento

Quando la capacità attuale non basterà più, le telco avranno tre scelte principali:

  1. Aggiungere nuove frequenze per espandere la capacità.
  2. Ottimizzare l’uso delle frequenze esistenti con tecnologie più avanzate.
  3. Limitare il consumo dati attraverso restrizioni agli utenti.

6G: un’evoluzione necessaria, ma con riserve

Come il 5G, il 6G non offrirà grandi vantaggi diretti ai consumatori, ma sarà cruciale per le telco. Tuttavia, il suo sviluppo dipenderà fortemente dall’andamento del traffico dati: senza una crescita significativa della domanda, gli investimenti nel 6G potrebbero essere rinviati.

Tabella riassuntiva

Aspetto 4G 5G 6G (previsioni)
Benefici principali Miglioramento esperienza utente Efficienza e capacità per le telco Maggiore efficienza e capacità, ma con più incertezze
Impatto sul mercato Crescita forte delle reti Delusione per i consumatori, beneficio per le telco Dipendente dalla crescita del traffico dati
Dipendenza dal traffico dati Bassa Media Alta (fattore chiave per il lancio)
Strategie di espansione Aggiunta di spettro e nuove torri Uso di bande medie e aggiornamenti software Nuove frequenze, ottimizzazione spettro esistente o limitazioni utenti
Possibile tempistica 2010-2020 2020-2030 2030+ (in base alla crescita del traffico)

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MWC 2025: corsa all’AI, dazi e geopolitica accendono il Mobile World Congress di Barcellona

Apre oggi il Mobile World Congress di Barcellona, la fiera mondiale delle telecomunicazioni che quest’anno vedrà l’AI e i dazi americani al centro del dibattito. Le tensioni generate dalle politiche commerciali avanzate da Donald Trump accenderanno sicuramente il dibattito, che si preannuncia alquanto teso.

La grande kermesse del mercato globale degli smartphone e dei servizi connessi, al quale parteciperanno circa 100mila professionisti, apre i battenti alla vigilia dell’entrata in vigore dei nuovi dazi doganali americani sui prodotti cinesi, presenti come ogni anno tra i corridoi del Salone.

Nuove tasse sulle importazioni negli Usa

Queste nuove tasse sulle importazioni, già aumentate del 10% da quando Donald Trump è entrato in carica, saranno ancora aumentate del 10% domani. Il presidente Usa ha inoltre esortato Messico e Canada ad applicare dazi doganali simili sui prodotti cinesi.

Queste misure tariffarie, che Trump minaccia di estendere ad altri partner, tra cui l’Unione Europea, potrebbero avere conseguenze sull’intero mercato della tecnologia e degli smartphone, poiché alcuni componenti, come i semiconduttori, vengono in gran parte importati dalla Cina.

“Nessuno sa davvero cosa accadrà”, ha detto Pekka Lundmark, CEO del produttore finlandese di apparecchiature Nokia, durante un evento pre-fiera tenutosi domenica.

Una guerra commerciale non fa bene a nessuno

“Ovviamente, una guerra commerciale non sarebbe nell’interesse di nessuno“, ha aggiunto, precisando che il suo gruppo sta lavorando su “scenari diversi” per adattarsi ai cambiamenti nella politica commerciale americana.

Secondo Ben Wood, direttore della ricerca di CCS Insight, “la situazione geopolitica sarà un argomento scottante” in questa edizione. “C’è una persistente incertezza” che preoccupa sia “l’Europa” sia “le aziende cinesi”, ha insistito all’agenzia di stampa AFP.

Marchi cinesi a Barcellona

Presenti in massa al MWC insieme ad altri colossi mondiali delle telecomunicazioni, i marchi cinesi hanno concentrato le loro presentazioni nella giornata di domenica, organizzata prima della fiera, sui nuovi prodotti dell’anno e sugli annunci di investimenti.

Il produttore di smartphone Honor ha annunciato di essere entrato in una nuova fase del suo sviluppo con una strategia incentrata sull’intelligenza artificiale, chiamata “Honor Alpha Plan“, che prevede una partnership con due giganti americani, Google Cloud e Qualcomm.

Il brand, impegnato nello sviluppo di uno smartphone “intelligente”, ha presentato alla stampa un nuovo strumento di intelligenza artificiale destinato a essere integrato nei suoi prodotti.

Il colosso Xiaomi, terzo produttore al mondo dopo Apple e Samsung, ha presentato una nuova gamma di smartphone, gli Xiaomi 15, rappresentativi del crescente sviluppo di modelli premium sul mercato e dell’integrazione massiccia di strumenti di intelligenza artificiale.

Dall’arrivo di ChatGPT e dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, questa tecnologia è stata ampiamente utilizzata dai produttori e sarà anche quest’anno al centro delle innovazioni evidenziate durante i quattro giorni del MWC.

L’AI ci sarà in massa ma comincia a stancare

“L’intelligenza artificiale sarà onnipresente”, ma gli osservatori “avvertono una crescente stanchezza” su questo argomento, sostiene il giudice Ben Wood, che sottolinea la difficoltà nell’individuare innovazioni “rivoluzionarie” in questo ambito.

Sebbene l’intelligenza artificiale sia diventata “il fulcro della maggior parte degli annunci di prodotto”, “è spesso difficile coglierne i vantaggi tangibili” per i consumatori, insiste.

Una sfida per le aziende tecnologiche e delle telecomunicazioni che vogliono presentare utilizzi concreti dell’intelligenza artificiale, compresi “agenti” in grado di svolgere attività quotidiane, per aumentare le vendite.

Smartphone, mercato in ripresa dallo scorso anno

Un segnale che questa politica sta dando i suoi frutti: il settore degli smartphone, le cui vendite erano in calo da due anni consecutivi, lo scorso anno ha ripreso a crescere.

Secondo la società specializzata IDC, lo scorso anno sono stati venduti in tutto il mondo 1,24 miliardi di dispositivi, il 6,3% in più rispetto al 2023. E i produttori rimangono ottimisti per il 2025.

“La forte crescita nel 2024 dimostra la resilienza del mercato degli smartphone, nonostante le persistenti sfide macroeconomiche”, ha detto Nabila Popal, direttore della ricerca presso IDC, che sottolineando il dinamismo del settore nei paesi emergenti.

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Poste Italiane, nuovo rialzo in Borsa a 15,52 e capitalizzazione a 20 miliardi di euro

Il titolo di Poste Italiane continua la sua corsa ad un rialzo costante. Venerdì il Gruppo ha chiuso in Borsa a 15,52 euro, in crescita dello 0,88%, sui massimi di seduta.

Stamattina le azioni viaggiano sui 15,60 euro, in ulteriore lieve aumento, che conferma di fatto un nuovo record, dopo quello di inizio anno.

Il trend positivo porta la capitalizzazione di mercato di Poste a superare i 20 miliardi di euro.

In un anno il valore delle azioni del Gruppo è aumentato di circa il 47%.

Per il 2025, le prospettive rimangono positive. Si stima una tendenza al rialzo nei prossimi mesi, con la possibilità di raggiungere i 18,05 euro a settembre e 18,56 euro a ottobre. Queste stime riflettono una crescita costante, supportata dalle solide performance finanziarie dell’azienda e dalle strategie di espansione nei settori finanziario e assicurativo.

Poste ha dimostrato una solida crescita nel 2024 e si prepara ad affrontare l’anno in corso con prospettive più che favorevoli, sostenute da un piano strategico finalizzato alla crescita e alla creazione di valore, ancorate a pillar solidi: innovazione, digitalizzazione e decarbonizzazione.

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INWIT-BEI, accordo da 350 milioni per lo sviluppo di infrastrutture digitali e Tlc

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concesso a INWIT un finanziamento da 350 milioni di euro per promuovere la digitalizzazione e la connettività del Paese, migliorando la copertura mobile anche nelle aree più rurali. L’accordo è stato siglato oggi a Roma da Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente BEI, e Diego Galli, Direttore Generale di Inwit.

Il finanziamento mira a sostenere lo sviluppo e l’implementazione delle infrastrutture di telecomunicazione macro-grid (torri raw land e rooftop), dedicate ad abilitare la connettività degli operatori di rete mobile, anche in 5G, e fixed wireless access (FWA). Sono inoltre previsti investimenti per la realizzazione di infrastrutture micro-grid sia outdoor, quali small cells, che indoor con coperture multi-operatore DAS (Distributed Antenna Systems), con l’obiettivo di potenziare la connettività mobile in ambienti quali ospedali, musei, centri commerciali, metropolitane e gallerie autostradali.

“Questo finanziamento conferma l’impegno della BEI nel sostenere lo sviluppo delle infrastrutture digitali in Italia, favorendo la crescita tecnologica e la transizione verso una connettività sempre più avanzata ed efficiente – ha detto Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI – L’accordo rafforza ulteriormente la collaborazione tra la BEI e INWIT, confermando il ruolo strategico della Banca nel supportare le telecomunicazioni e promuovere l’innovazione digitale nel Paese”.

“Questa intesa rappresenta un ulteriore riconoscimento del nostro modello di business e del valore strategico del nostro piano di investimenti nelle infrastrutture digitali e condivise, in grado di portare efficienza economica e industriale nella catena del valore a beneficio dei nostri clienti – ha commentato Diego Galli, Direttore Generale di INWIT – Si rafforza così la già solida e pluriennale cooperazione tra INWIT e la BEI”.

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Tim, l’assemblea slitta a giugno. Due mesi in più per trattare con Vivendi

Confermate le voci di un rinvio dell’assemblea di Tim circolate nei giorni scorsi. Il Cda della compagnia guidata da Pietro Labriola ha deciso di posticipare l’assemblea ordinaria degli azionisti, già programmata per il 10 aprile, al 24 giugno. “Lo spostamento – si legge nella nota odierna – si rende necessario per aggiornare e completare le attività di engagement verso i soci alla luce delle recenti evoluzioni della compagine azionaria, con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’efficienza e la completezza del confronto assembleare”. Il riferimento è al subentro nell’azionariato di Poste al posto di Cdp.

La proposta di bilancio di esercizio 2024 verrà approvata nella riunione del Consiglio del prossimo 5 marzo, ricorda la nota.

Rinvio del Cda per prendere tempo

La decisione del Cda di Tim sembra a tutti gli effetti una mossa difensiva del Cda, che ha bisogno di più tempo per dipanare la matassa. La situazione è ingarbugliata. Sul tavolo del Cda ci sono l’approvazione del bilancio di esercizio, che Vivendi potrebbe bocciare. I timori ci sono.

C’è anche in ballo la politica di remunerazione – già bocciata in assemblea in passato senza tanti fronzoli da Vivendi – che necessita del placet del primo azionista francese, che con una quota del 23,75% potrebbe decidere di riacquistare un ruolo più attivo nell’azienda, ad esempio richiedendo di tornare nel Cda dal quale è uscito a suo tempo in segno di protesta per il via libera allo scorporo della rete.

Cda che dovrà sostituire Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp, per far posto a chi però?

Qual è il piano di Poste in Tim?

La stampa maistream in queste settimane sta enfatizzando il ruolo di Poste, che rappresenta effettivamente una novità rispetto a Cdp nella compagine azionaria della società.

Sicuramente, dietro le quinte sono in corso grossi movimenti: la riduzione del capitale sociale dovrebbe elargire dei dividenti ai soci? 

Conversione delle Risparmio?

Si vocifera poi di una possibile Opa da parte di Poste, ormai entrata pienamente in gioco, o quanto meno della possibilità che la società guidata da Matteo del Fante possa rilevare le quote di Vivendi. In questo caso scatterebbe appunto l’obbligo di Opa.

Resta però da capire quale sia il piano di Poste in Tim, perché Poste Mobile è un’attività residuale del gruppo, che dal punto di vista industriale non porta sinergie visibili. La sensazione è che POste sia entrata in Tim senza un piano pronto, ma di certo l’azienda di Del Fante ci starà lavorando per capire cosa intenda realmente occupare nell’arena delle Tlc.

Vivendi centrale nel riassetto del Cda

Tanto più che se effettivamente volesse davvero rilevare la quota di Vivendi, dovrebbe mettere sul piatto una quota minima di 1,5 miliardi di euro, compromesso accettabile per il gruppo fondato da Vincent Bolloré che ha preso in carico la sua quota a 1,06 euro a fronte di n valore attuale di 0,26 euro.

A questo punto, la speranza del mercato è che la partita intorno a Tim non prenda la “solita” piega finanziaria, come avvenuto a più riprese in passato, dai tempi ad esempio della battaglia fra Elliott e Vivendi, ma che si torni a guardare a possibili sinergie industriali in ottica consolidamento che possano realmente portare valore all’azienda.  

Di certo, una delle priorità per gli azionisti è avere la pace interna tra i vari soci di maggioranza, visto che da oltre un decennio Vivendi ha litigato con tutti. Anche i sindacati sperano in una soluzione positiva della situazione. “Stanno prendendo tempo per dialogare. Speriamo che si riesca a definire un ragionamento positivo e costruttivo per il futuro dell’azienda“, ha detto Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom Uil.

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Case sparse, AIIP rilancia sui voucher per le PMI nelle aree rurali: ‘Usiamo così i fondi avanzati dal PNRR e i vecchi fondi voucher fermi al CIPE’

Il miliardo di fondi PNRR che torna indietro per i civici del bando Italia 1 Giga che resteranno non coperti da Open Fiber venga trasformato in voucher per le aziende. Questa la proposta avanzata dall’AIIP, l’Associazione Italiana Internet Provider, che chiede a gran voce il rilancio dei voucher per incentivare le PMI che si trovano nelle aree scoperte a sottoscrivere nuovi abbonamenti in fibra nelle aree remote.

“I grandi operatori come Open Fiber e FiberCop hanno difficoltà a coprire le zone più remote del paese – dice Giovanni Zorzoni, presidente dell’AIIP – per questo, riteniamo che piccoli provider attivi sul territorio possano svolgere un ruolo molto importante per coprire le aree meno appetibili per i grandi player, perché considerate poco remunerative e troppo costose da raggiungere”.

La proposta

Ed è in questo contesto che l’associazione propone di riservare i fondi non utilizzati del PNRR che avanzano dal bando Italia 1 Giga per il lancio di voucher con cui coprire le cosiddette “case sparse”. “C’è una interlocuzione in atto con il Governo – aggiunge Zorzoni – speriamo che un provvedimento in questo senso venga varato entro un anno”.

Sono 450mila le case sparse che avanzano dal bando aree grigie, e di queste un buon 30% è costituito da PMI che avrebbero tutto l’interesse ad essere coperte in fibra.

Voucher al CIPE

“Per quanto riguarda i fondi, ci sono anche quelli del CIPE rimasti dai voucher precedenti: 300 milioni dei Voucher impresa e altrettanti 300 milioni dei voucher famiglia che non sono partiti – dice Zorzoni – ma il tempo stringe”. 

Nel mese di marzo è prevista una revisione del PNRR e in quel contesto ci potrebbero essere quindi delle novità che riguarderebbero anche una rimodulazione degli obiettivi di copertura e dell’allocazione dei fondi.

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Starlink, strappo Stroppa-FDI: quali conseguenze sul DDL Spazio alla Camera la settimana prossima?

La sensazione dopo l’attacco frontale di Andrea Stroppa, l’uomo di Musk in Italia, a FDI sul Ddl Spazio, con il partito di Giorgia Meloni accusato di aver votato con il Pd alcuni emendamenti anti-Musk, è che le parti alla fine “ricuciranno i rapporti”. Insomma, con in giro di parole lo strappo di Stroppa sembra ricucibile. Ma a quale prezzo? Di certo è un segnale di fragilità non da poco. Palazzo Chigi risponde a Stroppa?

Intervento a gamba tesa di Stroppa

Di certo, l’intervento a gamba tesa e per così dire la “over reaction” di Stroppa (che ha messo in imbarazzo il Governo) non aiutano il Governo, impegnato in una difficile operazione di equilibrismo fra il pressing anti Ue di Trump su Roma e il richiamo all’ordine di Bruxelles.  

Per dare un segnale concreto a Trump, c’è chi scommette sul fatto che alla fine Giorgia Meloni dovrà siglare almeno “un contrattino” con Starlink, nell’attesa (vana?) che la Ue realizzi, non prima del 2030, qualche satellite in orbita bassa (GovSatCom e Iris2) che garantisca una certa quota di banda.

Ma prima di arrivarci ci vorrà del tempo e non è escluso che saranno necessari dei correttivi sul DDL Spazio per spegnere l’irritazione del portavoce di Elon Musk.

Cosa potrebbe succedere?

La settimana prossima, fra il 3 e il 7 marzo, è in calendario la discussione in aula alla Camera del DDL Spazio.

Pomo della discordia è stata la sottoscrizione da parte di FDI di un emendamento che di fatto sottolinea la necessità di garantire la sicurezza nazionale e un ritorno in termini economici e industriali per l’Italia dalla previsione di una quota di capacità trasmissiva destinata al satellite (articolo 25).  

Di per sé, non c’è nulla di particolarmente “anti-Musk” in questi due emendamenti proposti dal Pd e sottoscritti da FDI. Quel che ha infastidito Stroppa è stato di fatto l’allineamento di FDI agli emendamenti proposti dai Dem – al di là dei contenuti – vissuto come un tradimento.

Gli emendamenti approvati “non introducono nulla di nuovo”, replica il relatore di FdI Andrea Mascaretti, “e quello definito dal Pd “anti Musk” è stato bocciato. “Non guardo i tweet di nessuno, non posso stare dietro a queste cose. Tutta la polemica che puó nascere sullo spazio non mi appartiene e non mi interessa. Andiamo dritti sulla legge e colmiamo un vuoto normativo”, ha aggiunto Mascaretti in merito ai tweet del referente di Elon Musk in Italia Andrea Stroppa, il quale ha attaccato il Pd per aver “impostato il suo contributo alla legge come una crociata anti-Musk”, e “FdI gli è andata dietro. Starlink non è il giocattolo della politica”.

Quel che è certo è che FDI assumerà una nuova linea e che non sarà fatta più alcuna concessione all’opposizione sul DDL Spazio, per non irritare ulteriormente Musk.

Tanto più che la presenza dei satelliti di Musk in Europa sta crescendo. In Romania le sperimentazioni per usi militari sono avanzate.

In Italia si è chiuso il bando per la sperimentazione satellitare in Lombardia. Ancora non si sa chi ha partecipato, ma la presenza di Starlink è data per scontata.  

Quale sarà la linea di Fratelli d’Italia sul DDL Spazio?

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Cellnex Telecom: Risultati 2024 in crescita. In Italia 22.684 siti

Performance in Italia Nel 2024

Cellnex ha continuato a crescere in modo significativo, con una forte presenza in Italia. Il numero di siti operativi in Italia ha raggiunto i 22.638, contribuendo in modo sostanziale ai ricavi complessivi del gruppo. Federico Protto è stato nominato nuovo CEO di Cellnex Italia e responsabile del cluster che comprende Italia, Svizzera e Austria, rafforzando ulteriormente la leadership dell’azienda nel mercato italiano.

Patuano (Cellnex), in Italia un piano per altre mille torri

L’Italia “sta facendo molto bene”, non entra nel dettaglio dei numeri ma l’ad di Cellnex Marco Patuano, presentando i conti 2024 del gruppo ricorda che “l’Italia è la nostra seconda controllata più grande e diversamente da altri è un paese relativamente maturo, nel senso che la crescita inorganica o la nuova creazione è stata relativamente piccola per alcuni anni”.

In Italia il gruppo di infrastrutture per le tlc (al 31 dicembre) aveva 22.638 siti operativi su un totale di 110.155 ma la richiesta cresce e “abbiamo un piano di circa 1000 torri da costruire in Italia – dice Patuano – e saremo felici di farlo presto”.

Il primo Paese per il gruppo è la Francia con 24.911 siti, seguono la Polonia con 16.817, il Regno Unito con 13.662, la Spagna con 8.771 siti e infine un totale di 23.356 siti in altri Paesi (6.703 in Portogallo, 5.573 in Svizzera, 4.013 nei Paesi Bassi, 3.360 in Svezia, 2.010 in Danimarca e 2.010 in Irlanda). Nel 2024 è uscita dall’Austria ed entro il 28 febbraio è atteso il closing della cessione delle attività in Irlanda. Oltre ai siti delle torri di telecomunicazione, Cellnex gestisce anche 1.950 siti di trasmissione e un totale di 12.088 nodi DAS e Small Cells.

La guerra dei prezzi in Italia, ricorda Patuano, impatta sugli investimenti per le reti. “Avendo meno risorse dovevano scegliere se mettere le loro risorse in network fissi o del mobile” e questo ha dato spazio alla crescita di Cellnex inoltre “il fatto che i limiti sull’inquinamento radioelettrico siano stati recentemente modificati è un grande plus e questo aiuterà di sicuro una densità maggiore in Italia”. “Penso che il mercato italiano richieda più densità nel futuro e questa forse si trasformerà in più installazioni e nuove torri che saremo molto felici di costruire per i nostri clienti, alleviando il loro bilancio da nuovi problemi che possono evitare perché possiamo farlo per loro”.

Patuano (Cellnex), ‘sul consolidamento in Italia siamo neutrali’

InItalia “c’è un grande dibattito su quale sarà la finale configurazione del mercato. Noi siamo neutrali su questo, ogni volta che possiamo avere clienti più sani, siamo felici. Noi non saremo mai un ostacolo a qualsiasi riconfigurazione del mercato” delle tlc. Lo precisa l’ad di Cellnex Marco Patuano commentando il fenomeno del consolidamento che sta riguardando anche l’Italia dopo l’acquisizione da parte di Fastweb delle attività italiane di Vodafone e l’ingresso di Poste nel capitale di Tim.

Cellnex acquista i terreni per le torri, in Italia già il 20%

Celland, la controllata di Cellnex che acquista i terreni delle sue torri e promette di investire 200 milioni all’anno, possiede già il maggior numero di terreni rispetto alla media dei competitor in Europa e in Italia, anche se non aprirà una controllata locale (per motivi fiscali) è comunque operativa. Lo ha precisato l’ad Marco Patuano presentando i conti 2024 del gruppo.

“L’Italia è il paese più grande in termini di acquisizione, rappresenta il 40-45% di investimenti e abbiamo già il 20% di terreni di proprietà rispetto a una media del 9%” di media, ha aggiunto Patuano. “Devo anche dire che l’Italia in termini di costi di affitto è la più costosa in Europa”, sottolinea.

Risultati Generali del Gruppo

Cellnex ha registrato una crescita robusta nel 2024, con ricavi che hanno raggiunto i 3.941 miliardi di euro, segnando un aumento del 7,7% rispetto al 2023. L’EBITDA rettificato è cresciuto dell’8%, arrivando a 3.25 miliardi di euro, mentre l’EBITDAaL (EBITDA dopo i leasing) è aumentato del 10,6%, raggiungendo i 2.386 miliardi di euro. Il flusso di cassa libero ricorrente (RLFCF) è aumentato del 16,2%, raggiungendo 1.796 miliardi di euro, superando l’obiettivo aziendale.

Il flusso di cassa libero (FCF) è raddoppiato, passando da 150 milioni di euro nel 2023 a 328 milioni di euro nel 2024. Il risultato netto del gruppo è migliorato significativamente, riducendo la perdita a 28 milioni di euro rispetto ai 297 milioni di euro del 2023, avvicinandosi al pareggio.

Indicatori Finanziari e Operativi

  • Ricavi: 3,941 miliardi di euro (+7,7%)
  • EBITDA rettificato: 3,25 miliardi di euro (+8%)
  • EBITDAaL: 2,386 miliardi di euro (+10,6%)
  • RLFCF: 1,796 miliardi di euro (+16,2%)
  • FCF: 328 milioni di euro (raddoppiato rispetto al 2023)
  • Risultato netto: -28 milioni di euro (miglioramento del 90%)

Prospettive per il 2025

Per il 2025, Cellnex prevede ricavi compresi tra 3.950 e 4.050 miliardi di euro, un EBITDA rettificato tra 3.275 e 3.375 miliardi di euro e un RLFCF tra 1.900 e 1.950 miliardi di euro. Il programma di riacquisto di azioni da 800 milioni di euro, che inizierà dopo la vendita delle attività in Irlanda, rappresenta un momento fondamentale nella storia di Cellnex.

Conclusioni

Cellnex ha dimostrato una solida esecuzione operativa e una disciplina nella gestione del capitale, chiudendo l’anno con risultati finanziari al di sopra delle aspettative. La crescita organica dei punti di presenza (PoPs) è stata del 6,5%, con un rapporto clienti di 1,60x. La società ha anche raggiunto gli obiettivi principali del suo piano ESG 2021-2025, confermando il suo impegno verso la sostenibilità e la responsabilità sociale.

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Tim, dopo 12 anni condannata per abuso di posizione dominante. Risarcimento di 6 milioni a KPNQwest Italia

Nell’anno in cui l’AIIP la prima associazione delle PMI delle telecomunicazioni festeggia il suo trentennale (venne costituita nel 1995), la Cassazione mette la parola fine, dopo 12 anni, al contenzioso tra Tim e l’operatore KPNQwest Italia, storico socio AIIP, confermando un risarcimento di oltre 6 milioni di euro.
Con sentenza pubblicata il 28 Gennaio 2025, infatti, la Suprema Corte ha respinto l’ennesimo ricorso dell’ex incumbent confermando la sanzione di circa 6 milioni di euro (ne erano stati chiesti 37) per abuso di posizione dominante nel periodo 2009-2011 a danno del provider milanese KPNQwest Italia. Una condotta anticoncorrenziale che già l’Antitrust (AGCM) nel 2013 aveva accertato e sanzionato per oltre 100 milioni di euro.

La ricostruzione

I fatti oggetto del contenzioso risalgono al 2009: Tim, che deteneva ancora il monopolio quasi assoluto sulla rete di accesso ad Internet, prevedeva procedure diversificate per i propri clienti e per quelli degli operatori concorrenti. Di per sé nulla di male, se non che queste procedure arrecavano un oggettivo vantaggio per l’incumbent a scapito dei suoi competitors che perdevano in clienti e credibilità.

Disparità di trattamento

Si è infatti accertato che in quegli anni, nel caso in cui in centrale si fosse verificata una mancanza di risorse, le segnalazioni inviate dagli operatori concorrenti andavano in ko, obbligandoli ad inoltrare un nuovo ordine, mentre quelle di Tim restavano ‘congelate’ in uno stato di sospensione e, reperite le risorse, venivano prese in carico senza perdere la priorità acquisita. Un altro contesto che restituisce bene le pratiche anticoncorrenziali è quello per cui Tim poteva contare su database più aggiornati rispetto a quelli predisposti per gli operatori concorrenti, i cui ordini andavano per questo motivo, a volte, in ko.

Condanna Antitrust

Nel 2013, come detto, AGCM sanziona questi comportamenti come condotta anticoncorrenziale; Tim risponde con ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, che però confermano il giudizio iniziale.
A questo punto diverse aziende, fra cui KPNQwest Italia, si rivolgono alle corti civili per ottenere un risarcimento. Nel 2019 KPNQwest Italia vince in primo grado. Seguono i ricorsi del provider pubblico, dapprima alla Corte di Appello di II grado che sostanzialmente conferma la sentenza di primo grado, ed infine in Cassazione, che qualche giorno fa conferma la sentenza di secondo grado e mette, finalmente, la parola fine alla vicenda.

Isp piccoli e medi hanno saputo resistere

Questo epilogo non si risolve in un successo meramente giudiziario ed economico. La storia va infatti letta in un contesto più ampio, ovvero la storia di un comparto, quello dei piccoli e medi internet provider, che hanno saputo conquistare un crescente ruolo sul mercato malgrado la concorrenza poco leale da parte dell’ex incumbent, accertata e sanzionata più volte dall’Antitrust nel corso degli anni.

Marco Fiorentino (ad KPNQwest e presidente emerito AIIP): ‘Punto di arrivo dopo 30 anni di battaglie’

“E’ il punto di arrivo di oltre trent’anni di battaglie – commenta Marco Fiorentino, l’AD di KPNQwest Italia ed ex presidente AIIP – che restituisce giustizia agli imprenditori del settore telco che hanno dovuto combattere uniti all’interno dell’associazione, anno dopo anno in sede regolatoria ed antitrust per garantire la concorrenza nel settore. La mia azienda è stata fondata nel lontano 1985 – continua l’ex Presidente – siamo stati tra i primi ad offrire servizi di telecomunicazioni in concorrenza all’operatore pubblico, abbiamo contribuito alla creazione del MIX, punto strategico di interconnessione nazionale e internazionale con i maggiori operatori con sede a Milano e contribuito alla realizzazione dell’Internet Italiana, sempre dovendo combattere insieme ad altre aziende come la nostra per garantire la libera concorrenza. Per noi è un momento di riscatto, giustizia e orgoglio”.

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FiberCop, risultati 2024 e obiettivi 2025 ‘in linea con il piano pluriennale’. Ma qual è il piano?

FiberCop spegne le polemiche dei giorni scorsi, dopo le indiscrezioni di dissapori con il primo azionista KKR e l’indiscrezione del Financial Times poi smentita di un ammanco di 450 milioni di euro di EBITDA. I risultati del 2024 e le previsioni di budget del 2025 sono stati comunicati dal Cda, che li ha approvati all’unanimità. Per il 2025 sono stati annunciati 2 milioni di nuove coperture di unità immobiliari FTTH.

Annunciate 2 milioni di coperture FTTH. Dove?

A questo proposito, resta da capire dove saranno realizzate queste coperture. Quante di queste unità immobiliari rientreranno nel perimetro di Italia 1 Giga?

Quante invece rientrano nel perimetro degli investimenti privati, esclusi dal PNRR?

Qualche giorno fa è stata aperta la consultazione Infratel sugli impegni di spesa degli operatori per il 2025.

Nel quadro del PNRR, la copertura in fibra è una corsa contro il tempo per centrare l’obiettivo di giugno 2026. Si sa che le maestranze disponibili in Italia per la posa della fibra sono limitate. E che al netto del piano Bul di Open Fiber (in fortissimo ritardo e da chiudere tassativamente entro il 2025), attualmente sono concentrate in larghissima misura (per non dire in toto) nelle aree grigie di Italia 1 Giga. Mentre il resto delle coperture con impegni privati sembrerebbe bloccato.

Tenuto conto del quadro, che esito avrà quindi la mappatura Infratel?

‘Il budget 2025 in linea con il piano pluriennale fissato al momento dello scorporo’

I risultati per l’intero 2024 di FiberCop, sottoposti a revisione contabile, saranno pubblicati in una fase successiva al seguito dell’approvazione del Consiglio di Amministrazione. “I ricavi si attestano a circa 3,9 miliardi di euro a dicembre 2024, su base normalizzata e pro-forma”, si legge nella nota, secondo cui “L’EBITDA normalizzato dopo il leasing (EBITDAaL), escludendo alcune voci non ricorrenti e one-off, si colloca a circa 1,9 miliardi di euro”, si legge nella nota.

“Con l’accelerazione del piano di investimenti FiberCop ha realizzato nel 2024 significativi capex pari a 2,4 miliardi di euro, in linea con tutti gli obiettivi, inclusi quelli relativi al “Piano Italia 1 Giga” del PNRR.

Gli investimenti effettuati nel 2024 per la posa della fibra FTTH, hanno consentito la copertura di ulteriori unità immobiliari pari a circa 2 milioni nel 2024, in linea con gli obiettivi dell’azienda.

Inoltre, il budget 2025, presentato al Consiglio e approvato all’unanimità, è in linea con il piano pluriennale predisposto e approvato dagli azionisti al momento dello scorporo della rete di TIM”.

‘Pieno raggiungimento degli obiettivi Italia 1 Giga’

“Il budget riafferma anche il forte impegno nel programma di investimenti per la copertura in fibra FTTH di oltre 2 milioni di nuove unità immobiliari, che consentiranno il pieno raggiungimento degli obiettivi relativi al PNRR, insieme ad investimenti per l’aggiornamento tecnologico della rete backbone e il potenziamento di altri elementi della rete”.

 “I risultati di oggi, in linea con il piano pluriennale, sono una chiara testimonianza della solidità e continuità del percorso che l’azienda ha intrapreso e intende perseguire”, ha commentato Massimo Sarmi, Presidente e Amministratore delegato di FiberCop. “La società sta accelerando la posa della fibra e la dismissione della rete in rame, con l’obiettivo di assicurarsi maggiori benefici in termini di innovazione, sostenibilità ambientale e sociale.

Attraverso un consistente piano di investimenti, e insieme a un solido management team siamo motivati a migliorare ulteriormente la qualità della rete e delle attività, in collaborazione con i nostri azionisti. Ci guida la missione di affermarci come campione digitale del Paese”, chiude la nota.

Ma quando sarà reso pubblico il piano pluriennale?

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