De Natale (CNIT): ‘Il paradosso delle Telecomunicazioni? Senza reti niente AI né servizi digitali, ma pochi investimenti. 5G irrinunciabile. Starlink? È complementare alle reti terrestri’

Il paradosso delle Telecomunicazioni? Che le reti non si vedono, sono trasparenti e invisibili per gli utenti finali. Ma senza reti non ci sarebbe nessuno dei servizi che tutti danno per scontati. Senza 5G niente Netflix, niente Zoom, niente treni né GPS, niente Google Maps né dating online. Niente Amazon e niente automazione industriale, niente smart working. E soprattutto niente AI generativa.

Le nuove tendenze in arrivo nel mercato delle Tlc, lo sviluppo di Verticals e il futuro della industry alla luce delle tecnologie emergenti come il 6G. Il nuovo protagonismo del satellite, le telecomunicazioni come substrato irrinunciabile per qualunque innovazione e sviluppo di servizi digitali. Il ruolo fondamentale della ricerca e delle materie STEM per il benessere e la trasformazione digitale ed energetica del nostro paese, la diffusione dell’ultrabroadband e del 5G standalone. La lotta al digital divide e alle resistenze che rallentano la diffusione dell’ultrabroadband. Sono questi alcuni dei temi al centro di Telecommunications of the Future by 5GItaly, il convegno promosso dal CNIT, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma. Ne abbiamo parlato con il Direttore del CNIT Francesco De Natale.

Key4biz. Quest’anno l’edizione è caratterizzata da due temi chiave: Solutions for Telecommunications e Telecommunications as a solution. Nell’attuale settore delle Telecomunicazioni in Italia questi due pillar come possono essere implementati?

Francesco De Natale. Il tema centrale, che di fatto rappresenta il filo conduttore dell’edizione di quest’anno del nostro evento, è Telecomunicazioni. La priorità per la industry è da un lato che i fornitori e i provider di servizi mettano in campo i servizi di cui c’è bisogno per abilitare tutto il processo di digitalizzazione. L’obiettivo è trovare delle soluzioni, che tecnicamente ci sono, ma che operativamente bisogna mettere sul mercato. Dall’altro, bisogna riscoprire il ruolo delle telecomunicazioni come motore di innovazione.

Key4biz. Qual è il paradosso delle Telecomunicazioni?

Francesco De Natale. Senza Telecomunicazioni il mondo che conosciamo non potrebbe esistere, non si potrebbe prendere un aereo o un treno, l’industria sarebbe paralizzata, non avremmo localizzazione e navigatori GPS. Senza reti niente Netflix, Youtube, niente di niente. Il fatto è che le reti sono trasparenti, si vede soltanto il servizio, ma se spegnessimo le reti non ci sarebbe nulla di tutto questo.

Key4biz. Le telecomunicazioni come ambito trasversale?

Francesco De Natale. Sì, le telecomunicazioni come ambito trasversale in grado di abilitare una serie di servizi e processi che, in particolare senza il 5G, non sono possibili.

Key4biz. Quali sono i principali mercati verticali del 5G e quelli più promettenti per il prossimo futuro?

Francesco De Natale. Potenzialmente il 5G in termini di Vertical è globale. Non c’è alcun Vertical che non possa beneficiare di questo standard. La principale novità del 5G è il passaggio da reti pensate per connettere persone a reti disegnate per mettere in collegamento oggetti e in generale qualsiasi cosa. Si tratta quindi di una rete di sistemi. Questo apre ad una miriade di ambiti diversi, ne citerò due: in primo luogo, la sanità, un tema oggi molto sentito. Le reti e la connettività 5G permettono di remotizzare la cura e il monitoraggio delle persone, allungando la vita indipendente e facendo diminuire le ospedalizzazioni. Ci sono poi sistemi di riabilitazione a distanza e di supporto domotico. 

Key4biz. Sul lato industriale?

Francesco De Natale. C’è tutto l’ambito della logistica, ad esempio. Noi come Paese siamo ancora un po’ indietro sul 5G per la logistica rispetto alla media europea, però in ambito di Porti e gestione merci sarebbe un Vertical del 5G su cui porre certamente attenzione.

Ci sono poi tanto altri ambiti di applicazione del 5G, a partire dai trasporti.

Key4biz. Per lo sviluppo delle applicazioni mission critical è necessario il 5G standalone, su cui l’Italia è indietro.

Francesco De Natale. Sì e questa sembra una miopia o una mancanza di visione, non riuscire a capire che in realtà ci vogliono degli investimenti iniziali, ma poi il ritorno può essere significativo. Restare indietro su questo non potrà che penalizzarci.

Key4biz. Quest’anno si parla tanto di ‘Satcom’ e tecnologie di comunicazione satellitare. In realtà, si tratta di una tecnologia che c’è da sempre.

Francesco De Natale. In Italia il satellitare è un tema di ricerca che ha grandi tradizioni di ricerca e sviluppo. Università e centri di ricerca in Italia sono davvero all’avanguardia nel settore. Tuttavia, l’attenzione è stata centrata soprattutto sui satelliti per monitoraggio ambientale – il classico satellite da telerilevamento o per localizzazione – o sull’uso di satelliti da telecomunicazione ad orbita alta, con latenze importanti, principalmente usati per applicazioni broadcast o come backbone, spesso per raggiungere aree difficili o non convenienti per le reti tradizionali. Il collegamento satellitare è anche un’ottima soluzione di backup in situazioni di grandi disastri, in cui le reti terrestri vengono spesso compromesse.

Key4biz. Cosa è cambiato con l’avvento di Starlink?

Francesco De Natale. La novità Musk è stata quella di utilizzare in maniera massiva una tecnologia nota, quella dei satelliti a bassa orbita e quindi con latenza molto inferiore, garantendo ampia copertura, larga banda e anche funzionalità direct-to-cell. Su questo Musk è andato molto veloce e si è guadagnato un vantaggio competitivo che noi, come Italia e come Europa, dobbiamo recuperare. Una infrastruttura così delicata dal punto di vista della sicurezza è un ambito dove non possiamo permetterci di rimanere indietro. Detto questo, non credo che le reti satellitari come Starlink saranno un sostituto di quelle terrestri. Saranno un complemento, in attesa della rete europea. 

Key4biz. Qual è il ruolo della Ricerca e delle materie STEM per lo sviluppo di nuove tecnologie Tlc in questo contesto? 

Francesco De Natale. La ricerca ha un ruolo centrale. In mezzo a questi due mondi, la industry da un lato e i Verticals dall’altro, ci siamo noi: il CNIT, il mondo della ricerca e tutti coloro che lavorano in questo ambito e che parteciperanno al nostro evento per creare conoscenza e supportare tutto il movimento che vede le telecomunicazioni come elemento di crescita.

Key4biz. Concretamente cosa vuol dire, considerata la carenza di specialisti STEM nel nostro paese? Come richiamare l’attenzione dei giovani verso queste discipline?

Francesco De Natale. È evidente che le materie STEM sono cruciali in tutto questo processo, tanto più che quando si parla di materie STEM stiamo parlando non soltanto di Telecomunicazioni, ma anche di molte altre conoscenze che sono sempre più convergenti. Lo sono da anni, ma sempre più fondamentale diventa mettere a fattor comune le competenze interdisciplinari.    

Key4biz. Può fare un esempio?

Francesco De Natale. Un esempio su tutti è l’intelligenza artificiale, che dal punto di vista mediatico ha attirato l’attenzione su uno dei tanti aspetti, che è l’intelligenza generativa (GenAI), i Large Language Model (LLM), ChatGPT. Questo è ciò che ha colpito l’opinione pubblica. Forse meno evidente, ma sicuramente altrettanto importante, è il fatto che l’AI ormai permea tutta l’innovazione. Ad esempio, nelle Telecomunicazioni se ne fa larghissimo uso dal livello fisico fino al livello applicativo. Quindi, l’ottimizzazione dei sistemi e il fatto di renderli più adattativi e intelligenti è un dato assodato. Lo stesso vale per l’intelligenza ambientale. Il 5G rende possibile distribuire l’intelligenza in tutti i processi e i servizi tramite il paradigma dell’IoT, con il matrimonio ormai indissolubile delle reti con la sensoristica.  Sono materie complesse e impegnative, dobbiamo lavorare per farle emergere e renderle più appealing, con lo scopo di attirare i giovani verso le nostre facoltà.

Key4biz. Come incentivare i giovani a scegliere questo percorso di studi?

Francesco De Natale. Nel programma RESTART abbiamo una serie di iniziative per far conoscere ai ragazzi dei Licei questo mondo e per trasmettere il messaggio che il mondo in cui viviamo senza Telecomunicazioni sarebbe completamente diverso. Le cose che i nostri ragazzi usano quotidianamente – dai social network alla musica – sono tutte abilitate delle Tlc e, ovviamente, dall’Informatica. Anche dal punto di vista della remunerazione, servirebbe uno sforzo maggiore per mantenere in Italia i nostri talenti. Sottolineo però che il 100% dei laureati in materie STEM trova lavoro qualificato.

Key4biz.  Infine, il 9 aprile il CNIT presenterà i risultati del programma PNRR PE-RESTART: in attesa di conoscerli alla Conferenza, qual è l’obiettivo del programma?

Francesco De Natale. RESTART ha assunto 300 giovani e l’8 aprile faremo una sessione per indirizzarli su tematiche tecnico-scientifiche del futuro e anche una job fair per metterli in contatto con le aziende. RESTART non è un semplice progetto, è un programma articolato e rientra fra i 14 Partenariati Estesi per la Ricerca del PNRR, istituiti all’inizi del Piano. La fase finanziata dal PNRR si concluderà nei primi mesi del 2026, ma questo sarà solo l’inizio di una nuova fase del programma, in cui saranno individuati nuovi obiettivi, progetti e fonti di finanziamento. All’interno di RESTART ci sono ricerche di tipo scientifico-tecnologico anche di carattere interdisciplinare, progetti applicativi su diversi Verticals, grandi sfide, azioni trasversali. L’obiettivo era partire dalla ricerca di base per arrivare ai livelli applicativi più alti, coinvolgendo tutti gli stakeholder più rilevanti.  

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Del Fante (Poste Italiane): “Nel 2025 focus su pacchi, risparmio postale, assicurazioni, energia”. Presto un modello di governance per l’AI

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I risultati preliminari di Poste Italiane per il 2024

L’attività economica italiana ha ripreso nell’ultima parte dell’anno 2024 il trend di modesta crescita avuto nel primo semestre, dopo il ristagno del prodotto interno lordo registrato nel terzo trimestre; tale andamento ha risentito, come nel resto dell’area Euro, della persistente debolezza della manifattura e del rallentamento dei servizi.

Le recenti proiezioni stimano un incremento del PIL nazionale dello 0,5% nell’anno 2024 e un’accelerazione nel triennio 2025-2027 con un’espansione del PIL in media dell’1% l’anno. La crescita rimarrà contenuta nella prima parte del 2025, per riacquistare slancio in seguito, sostenuta dai consumi e dalle esportazioni. Le stime del triennio restano ad ogni modo circondate dall’incertezza riconducibile allo scenario internazionale: un orientamento maggiormente protezionistico delle politiche commerciali e le perduranti tensioni derivanti dai conflitti in corso potrebbero frenare la domanda estera e interna.

In tale contesto, il Gruppo Poste Italiane ha chiuso il 2024 con nuovi record: l’Ebit Adjusted del 2024 ha raggiunto 2,96 miliardi di euro che, oltre ad essere superiore alla guidance di piano comunicata nel mese di luglio scorso, è cresciuto sensibilmente nel corso degli ultimi anni quasi triplicando il livello del 2017. Analoga progressione di crescita nel periodo è stata registrata dall’utile netto di Gruppo che si è attestato a oltre 2 miliardi di euro nell’esercizio 2024, in linea con la guidance aggiornata del piano. A tali risultati hanno contribuito la crescita dei ricavi in tutte le strategic business unit e, in particolare, le performance rilevanti sul margine di interesse e nel comparto pacchi, oltre all’attenta disciplina sui costi. Nuovi massimi storici hanno, inoltre, riguardato la raccolta lorda complessiva realizzata dal Gruppo e in particolare quella sui fondi comuni di investimento. Il comparto assicurativo ha continuato a registrare nell’anno flussi netti positivi con performance superiori rispetto a quelle del mercato.

Del Fante: “Per il 2025 rimaniamo focalizzati su pacchi, risparmio, assicurazioni, luci e gas

Poste Italiane archivia un 2024 da record e rivede al rialzo gli obiettivi del 2025 grazie al contributo di tutte le linee di business e, soprattutto, al grande lavoro dei suoi 120.000 dipendenti. L’Ad Matteo Del Fante intervistato dal TG Poste ha voluto manifestare la sua gratitudine per i risultati raggiunti, indicando le prossime sfide che attendono il Gruppo. “Questa azienda – ha detto Del Fante – non produce beni fisici ma offre servizi. Se i nostri colleghi operativi e l’azienda tutta non collaborassero non si raggiungerebbero questi numeri. Quando si ottiene più di quello che ci si aspettava, significa che tutti i colleghi ci hanno messo passione ed è la cosa per noi più importante. Un grazie sulla base di risultati concreti”. Del Fante si è poi soffermato sui principali obiettivi per il 2025. “Rimaniamo focalizzati sulla logistica, in particolare sui pacchi – ha continuato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane –. Resteranno importanti i prodotti di risparmio: quest’anno ricorre il 150° anniversario del libretto postale e il centenario del buono fruttifero. Stiamo studiando con Cassa Depositi e Prestiti delle emissioni per celebrare le soluzioni di risparmio più apprezzate dagli italiani, per un valore di 340 miliardi. Per quanto riguarda la protezione sarà un anno molto positivo. Per la nostra offerta di luce e gas il 2025 sarà storico perché ci siamo dati l’obiettivo di raggiungere il milione di contratti. Al momento Poste Energia conta 700mila clienti, abbiamo ancora lavoro da fare”, ha concluso Del Fante.

Poste Vita

Il Gruppo Poste Vita chiude il 2024 con un coefficiente di solvibilità pari al 334%, che diventa circa il 300% al netto della previsione di distribuire alla capogruppo Poste Italiane SpA dividendi per circa 1,5 miliardi di euro in arco piano, in aggiunta alla distribuzione del 100% degli utili.

Sulla base dei risultati raggiunti, nonché dell’ampia visibilità sui flussi di cassa futuri e della solida generazione e ottimizzazione di capitale, il management ha proposto il miglioramento della politica di dividendi, aumentando il payout ratio al 70% per il 2024-2028. Il dividendo preliminare per l’anno 2024 è di 1,08 euro ad azione, in crescita del 35% rispetto al valore del precedente esercizio. Sin dalla quotazione avvenuta nel 2015, gli azionisti hanno beneficiato di una elevata e crescente remunerazione complessiva con performance superiore ai valori registrati dal principale indice di Borsa Italiana e il record storico del prezzo del titolo che ha raggiunto 14,88 euro il 18 febbraio 2025.

The Connecting Platform

Il nuovo piano “2024 – 2028 Strategic Plan – The Connecting Platform”, presentato alla comunità finanziaria nel mese di marzo 2024, posa le basi su:

  1. un nuovo modello di servizio commerciale che massimizza il valore dell’Azienda ‘piattaforma’ in modo diversificato, integrato e sostenibile;
  2. la trasformazione del Gruppo verso un operatore logistico completo, assicurando la sostenibilità finanziaria del segmento Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione.

Il nuovo modello di servizio mira a ottimizzare la copertura e la gestione dei clienti in logica omnicanale, indirizzando l’impegno dei consulenti in attività “relazionali” anziché “transazionali”, generando valore per il Gruppo. Nel corso del 2024 è stato confermato il ruolo dell’Ufficio Postale come punto di riferimento per la costruzione e il mantenimento della relazione con il cliente e affinato il modello di servizio focalizzandolo su segmenti di clientela strategica e a maggior valore. È stata inoltre ulteriormente potenziata la rete dei Punto Poste Casa e Famiglia con l’obiettivo di rafforzare i canali di accesso e vendita dei prodotti/servizi anche attraverso l’ampliamento dell’offerta.

La trasformazione logistica

Nell’ambito della trasformazione logistica verso un operatore logistico end-to-end rileva l’evoluzione della rete postale, sempre più orientata alla gestione dei pacchi e lo sviluppo del business internazionale e della logistica integrata; in tale strategia rientrano la partnership strategica con DHL siglata nel 2023 e la costituzione nel mese di aprile 2024 di Locker Italia SpA, per lo sviluppo in Italia di una rete di locker su cui effettuare le consegne last-mile dei pacchi. Nel mese di settembre 2024 è stato inaugurato il primo dei 10.000 locker che saranno attivati in tutto il territorio nazionale e che consentiranno, grazie alla loro capillarità e tecnologia, di migliorare ulteriormente la qualità dei servizi a supporto dell’e-commerce. Al fine di accelerare e cofinanziare il processo di trasformazione infrastrutturale e immobiliare del Gruppo, è stata costituita nel mese di febbraio 2025 la joint venture Patrimonio Italia Logistica – SICAF SpA in gestione esterna, che mira a gestire con modalità all’avanguardia e secondo i più alti standard di qualità ed ESG l’infrastruttura logistica del Gruppo Poste Italiane. L’operazione coinvolgerà, inoltre, più operatori specializzati nello sviluppo immobiliare in ambito logistico in grado di apportare risorse finanziarie e know-how specialistico e accelerare così il processo di rinnovamento dei siti.

Al rafforzamento della c.d. logistica integrata contribuisce anche la costituzione, avvenuta nel mese di marzo 2024, della NewCo Poste Logistics SpA.

Per la gestione e razionalizzazione della logistica sanitaria integrata per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza è stata costituita la società SPV Cosenza.

Anche per il 2025, il Gruppo Poste Italiane conferma la centralità del Risparmio Postale nella propria offerta e l’attenzione all’offerta di prodotti/servizi che risultino al passo con

Sinergie con TIM?

Beneficiando della crescita dell’e-commerce e dei pagamenti cashless, il business di PostePay evolverà verso soluzioni di pagamento digitali e innovative, così da aumentare il livello di fidelizzazione del cliente, lo stock e soprattutto l‘utilizzo delle carte di pagamento. Nell’ambito della telefonia proseguirà l’impegno nella proposizione di nuovi prodotti e servizi integrati con un focus sulle evoluzioni della Postepay Connect.

Inoltre, il recente ingresso nella compagine azionaria di Telecom Italia S.p.A. da parte di Poste Italiane abilita l’evoluzione dei rapporti commerciali tra le due società e mira a creare sinergie e favorire il consolidamento del mercato nazionale delle telecomunicazioni.

App Poste Italiane, trasformazione del canale web e implementazione dell’AI

Tra le iniziative di maggior rilievo in ambito omnicanalità, nel corso del 2025 sarà portato a termine il percorso di migrazione della customer base delle app BancoPosta e Postepay sull’unica app Poste Italiane, la quale rappresenterà un punto di accesso unico e il riferimento per l’operatività sul canale app e che gestirà un traffico potenziale di oltre 6 milioni di visite giornaliere. Grazie anche all’intelligenza artificiale, verrà garantita un’elevata personalizzazione dell’app con contenuti diversificati real time, viste e funzionalità dedicate, al fine di adattarla ai comportamenti e rispondendo alle esigenze del singolo cliente. Nell’ambito del potenziamento dei canali digitali del Gruppo, è stato inoltre avviato un percorso di trasformazione del canale web che vedrà nel corso dell’anno la prima revisione del sito consumer Poste.it sviluppata in un’ottica cliente-centrico e con un design coerente con l’app Poste Italiane. Nel corso dell’anno il Gruppo proseguirà inoltre nella traiettoria di sviluppo già avviata, estendendo l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno del suo modello di business a beneficio dei processi interni e dei clienti e al fine di rendere sempre più inclusivo l’accesso ai servizi dell’ecosistema del Gruppo.

L’impegno nell’implementazione dell’intelligenza artificiale si svilupperà nell’ottica di potenziare i valori portanti del Gruppo, all’interno del quadro etico di riferimento e mettendo al centro le persone. Verrà istituito un modello di governance dell’intelligenza artificiale che, a partire dai principi identificati nel Manifesto Etico finalizzato lo scorso dicembre 2024, stabilisca le regole, i processi e le responsabilità per un utilizzo sicuro ed efficace delle nuove tecnologie.

Il Progetto Polis e la transizione ecologica

Il Gruppo proseguirà nel 2025 nella realizzazione di ‘Polis’, progetto strategico a supporto della coesione sociale del Paese che coinvolge circa 7.000 comuni con meno di 15 mila abitanti, nei quali l’Ufficio Postale sarà trasformato in hub di servizi digitali per un accesso rapido e facile ai servizi della Pubblica Amministrazione. È inoltre prevista la realizzazione di circa 250 spazi di coworking a livello nazionale e l’implementazione di numerose azioni a supporto della transizione energetica del Paese. Da inizio progetto sono stati completati 2.918 Uffici Postali e 81 Spazi per l’Italia (coworking).

Con il Progetto Polis, parte del Piano Complementare al PNRR, Poste Italiane promuove la coesione economica, sociale e territoriale del Paese e il superamento del digital divide nei piccoli centri. Ad oggi, completati 3.026 interventi di rinnovo negli uffici postali, con circa altri 600 in corso, e realizzati 81 spazi di co-working. Erogati oltre 50 mila servizi della Pubblica Amministrazione, di cui oltre 20 mila passaporti.

Nel percorso di transizione intrapreso verso la carbon neutrality, proseguiranno gli investimenti e le iniziative strategiche, quali il rinnovo della flotta di recapito con mezzi a basse emissioni di CO2, l’installazione di pannelli fotovoltaici per l’approvvigionamento energetico e l’efficientamento degli immobili; continuerà inoltre la sostituzione delle attuali carte Postepay con carte realizzate con materiali ecosostenibili e con carte digitali, nonché lo sviluppo di specifiche offerte volte a valorizzare i comportamenti sostenibili dei clienti, tra i quali lo sviluppo di una piattaforma di donazione omnicanale che consentirà ai clienti, possessori di una carta Postepay, di effettuare erogazioni liberali verso Associazioni ed Organizzazioni terze, utilizzando le stesse carte Postepay. Nell’ambito della transizione green rileva inoltre la costituzione nel corso del 2024 della nuova società Postego S.p.A., che mira ad internalizzare progressivamente il parco auto di Poste Italiane.

Poste Energia

L’offerta retail di Poste Energia per luce e gas, lanciata a giugno 2022, ha contribuito alla performance, ricavi per € 76 milioni nell’esercizio 2024 e € 23 milioni nel quarto trimestre, sostenuta da positive dinamiche di mercato e dal perdurare di condizioni di settore favorevoli.

Il risultato operativo (EBIT) Adjusted è cresciuto nell’esercizio 2024 del 20,3% su base annua pari a € 529 milioni nell’esercizio 2024 e il 20,9% a € 148 milioni nel quarto trimestre del 2024, trainato da una solida performance di ricavi.

Per il 2025 il Gruppo Poste si attende: 1 milione di contratti nell’offerta Energia (>50% rispetto al 2024), sostenuti da un rinnovato sforzo commerciale e da un contesto di mercato favorevole.

Milano Cortina 2026

Tra le recenti iniziative che valorizzano la vocazione sociale di Poste Italiane, rileva la recente partnership siglata in vista dei Giochi Invernali del 2026 durante i quali l’Azienda sarà premium logistic partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, gestendo, attraverso la controllata Poste Logistics, il trasporto e la logistica di tutti i beni, le attrezzature e i materiali necessari per il successo dell’evento presso le sedi olimpiche e paralimpiche.

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AIIP: la proposta di Ofcom UK per un WiFi più potente, grazie alla banda alta 6 GHz, sia un modello per l’Italia e l’Europa

L’Associazione Italiana Internet Provider accoglie con favore la proposta dell’Autorità britannica delle comunicazioni (Ofcom) di consentire, entro la fine del 2025, l’utilizzo per il Wi-Fi di nuova generazione della banda di frequenze c.d. “upper 6 GHz”.

Questa proposta, pubblicata il 13 febbraio e ora in consultazione, rappresenta un passo concreto verso un’allocazione più efficiente dello spettro, che porterà ad un trasversale aumento della qualità del Wi-Fi a beneficio dei cittadini e delle imprese britanniche.

Zorzoni ‘Così si ottimizza lo spettro’

“Mentre il Regno Unito dimostra leadership, adottando un approccio pragmatico che massimizza i benefici per gli utenti, l’Europa rimane impantanata in discussioni teoriche e spesso pretestuose”, commenta il Presidente Giovanni Zorzoni.

La possibile domanda di spettro per il 5G, in nome della quale è stata fino ad ora paralizzata in Italia e UE l’apertura al Wi-Fi della banda alta dei 6 GHz, appare sempre più incerta, con dati che dimostrano un rallentamento nella crescita del traffico mobile e una riduzione degli investimenti da parte degli operatori mobili.

Al WiFi serve più spettro

“Al contrario – aggiunge Zorzoni – la necessità di più spettro per il Wi-Fi è evidente: la connettività nelle case, nelle aziende e nei luoghi pubblici dipende sempre più da reti Wi-Fi performanti, e il Wi-Fi 6E e la sua evoluzione Wi-Fi 7 tribanda, necessitano di risorse adeguate per esprimere il loro pieno potenziale”.

FWA soluzione accessoria rispetto alla fibra

L’Associazione sottolinea inoltre che l’FWA (Fixed Wireless Access, una tipologia di connessione che utilizza le onde radio) spesso usato come giustificazione per l’assegnazione di più spettro al cosiddetto 5G, è una soluzione accessoria e temporanea rispetto alla fibra ottica e che, in ogni caso, anche le linee FWA si gioveranno di un Wi-Fi più performante: “il traffico FWA viene comunque scaricato su Wi-Fi all’interno delle abitazioni e delle aziende; la capacità delle reti Wi-Fi di gestire elevati volumi di dati in ambienti densi rimane quindi un collo di bottiglia comune per tutte le connettività ad alte prestazioni, FWA inclusa”.

Il Regno Unito ha inoltre aperto alla possibilità di utilizzare il Wi-Fi a potenza più elevata in esterno, fino a 36 dBm tramite sistemi AFC (Automated Frequency Coordination), come già avviene negli Stati Uniti e in Canada. “Questa innovazione potrebbe avere enormi benefici anche per l’Italia, migliorando la connettività in ambienti complessi come campus universitari, aree industriali, porti e stadi” aggiunge il Presidente.

AIIP, L’esempio Uk sul WiFi va seguito

AIIP auspica che l’Europa, e in particolare l’Italia, abbandonino le esitazioni e seguano rapidamente la strada tracciata da Ofcom. Lasciare la discussione in mano ai soli operatori mobili, che tra l’altro da anni promettono grandi investimenti sul 5G, non concretizzatisi, rischia di prolungare l’attuale paralisi, deleteria non solo per i cittadini ma anche per la competitività del nostro tessuto imprenditoriale. “L’UE non può permettersi di perdere ulteriore terreno rispetto ad altri Paesi che hanno già liberalizzato questa banda per il Wi-Fi, garantendo innovazione e competitività alle loro economie”.

Infine in Italia, dove con i piani BUL e PNRR lo Stato ha investito oltre 7,5 miliardi di euro in reti ultrabroadband principalmente basate su fibra ottica, “è necessario al più presto permettere che il potenziale di questi investimenti, con velocità a 1 Giga e oltre, possa essere effettivamente e pienamente sfruttato nelle case e imprese italiane, attraverso reti Wi-Fi di pari prestazioni”.

Leggi anche: 6 Ghz, Ofcom pensa di condividere la banda fra 5G e WiFi

WiFi di nuova generazione, si scalda la battaglia dell’AIIP per la banda 6 Ghz. Zorzoni: ‘Nulla in contrario al 5G, ma il WiFi è vitale per il mercato’

5G, perché cresce la rilevanza e il bisogno della banda a 6GHz

5G, appello di vendor e operatori per riservare la banda 6 Ghz

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KKR, tensioni su Fibercop. Per il Financial Times buco di 449 milioni di euro di EBITDA

Alta tensione in KKR, il fondo americano che ha rilevato il 37,8% di Fibercop non più tardi dello scorso mese di giugno, con il MEF al 16%. Il management sarebbe alle prese con un buco di 449 milioni di euro di EBITDA per il 2025, che rischia di far deragliare i programmi che riguardano la società della rete Tim. Lo scrive il Financial Times.  

Le dimissioni di Ferraris

Il mese scorso Luigi Ferraris, l’amministratore delegato di FiberCop, si è dimesso all’improvviso dopo una lite con il fondo Usa, e ora tutte le decisioni significative del suo successore, Massimo Sarmi, che ha assunto l’interim in attesa del successore, richiederebbero l’approvazione scritta preventiva di uno dei due dirigenti scelti da KKR, secondo un promemoria interno visionato dal Financial Times.

Un gap di 2 miliardi di euro in cinque anni

A sollevare lo scontro fra KKR e il management di Fibercop una riunione con gli investitori dello scorso 16 gennaio, durante la quale il il CFO di FiberCop ha rivelato che la società prevede un EBITDA inferiore di 449 milioni di euro rispetto alle stime di KKR per il 2025. Complessivamente, il gap per i prossimi cinque anni potrebbe raggiungere i 2 miliardi di euro. Questo ha sollevato allarme tra i principali investitori, tra cui il fondo sovrano di Abu Dhabi (Adia) (17,5%) e il fondo pensione canadese CPP Investments (17,5%) e l’italiana F2I (11%).  

Tagli ai dividendi o aumento del debito?

Di fronte a questa situazione, gli azionisti di FiberCop devono ora decidere se ridurre i dividendi previsti o aumentare il debito pubblico, con il rischio di un declassamento del rating della società. La reazione degli investitori è stata di forte sorpresa e frustrazione, con Adia che ha messo in discussione la qualità della due diligence svolta prima dell’acquisizione.

Ritardi nel piano industriale e misure d’emergenza

FiberCop sta lavorando a un nuovo budget per il 2025, che dovrebbe essere pronto entro fine mese e presentato il 25 febbraio, secondo il Sole 24 Ore. Nel frattempo, alcune misure previste nel piano industriale originale sono state rinviate, tra cui un costoso programma di prepensionamenti. Il piano strategico complessivo, invece, non sarà pronto prima dell’estate, sempre secondo il quotidiano britannico.

Le cause del crollo delle stime

Il drastico peggioramento delle previsioni finanziarie è attribuito a diversi fattori:

  • L’adozione della fibra da parte delle famiglie è più lenta del previsto.
  • I ricavi da connettività sono in calo.
  • I costi del lavoro e dell’IT sono aumentati.
  • È stato annullato un contratto da 100 milioni di euro con Tim.

Inoltre, la regolamentazione stringente e la difficoltà di installare la fibra nelle aree rurali italiane hanno reso la transizione più complessa del previsto.

Cambio di leadership e nuova strategia

Massimo Sarmi, presidente di FiberCop, ha assunto il ruolo di Ceo ad interim dopo l’uscita di Ferraris. Tuttavia, le sue decisioni operative devono essere approvate da due dirigenti indicati da KKR, segno del crescente controllo del fondo sulla società.

KKR, CPP Investments e F2i non hanno rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda.

Riepilogo in breve

Elemento Dettagli
Problema principale Buco nei ricavi previsti di 449 milioni di euro nel 2025
Reazioni di KKR Maggior controllo sulla gestione di FiberCop
Dimissioni chiave CEO Luigi Ferraris, sostituito da Massimo Sarmi
Gap finanziario totale 2 miliardi di euro in cinque anni
Possibili soluzioni Taglio dei dividendi o aumento del debito
Cause principali Bassa adozione della fibra, aumento costi, contratto annullato
Piano industriale aggiornato Previsto per l’estate 2025

Leggi anche: Fibercop, caccia al nuovo Ad in attesa del piano industriale. Sindacati preoccupati. Ma è tempo di scavare

Ferraris si dimette. Quale futuro per Fibercop?

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La industry Tlc sta facendo abbastanza per il 6G?

Settore Tlc diviso di fronte allo sviluppo del 6G. Second un sondaggio condotto dal forum specializzato DSP Leaders Council di TelecomTv, un panel di addetti ai lavori che si è mostrato diviso sugli sviluppi del prossimo standard di telefonia mobile.

Con il 6G destinato a essere un argomento di discussione importante durante il prossimo evento MWC25 di Barcellona, ​​e con il 3GPP pronto a iniziare a “gettare le basi per il 6G” nel lavoro Release 20 che inizierà nei prossimi mesi, il tema è alquanto divisivo.

Il 5G pesa sul futuro del 6G

Con il ritorno sugli investimenti del 5G che si sta rivelando difficile per la maggior parte della industry (il CEO di Deutsche Telekom Tim Höttges sostiene che la sua azienda è l’eccezione), negli ultimi anni c’è stata una certa resistenza contro gli sforzi per far sì che il settore, e in particolare le telco, concentrassero le risorse sulla R&S e sulla pianificazione del 6G.

Anche il sondaggio dimostra che c’è una netta divisione fra gli esperti: mentre il 38% ritiene che gli attuali livelli di R&S e pianificazione siano adeguati e appropriati, il 35% ritiene che il settore delle telecomunicazioni non dovrebbe sprecare tempo e risorse sul 6G! Si tratta di una dichiarazione netta.

Soltanto il 19% degli intervistati pensa che il settore abbia distolto lo sguardo dalla palla 6G.

Il dibattito e la tensione intorno al 6G sono destinati a intensificarsi quest’anno, soprattutto dopo l’imminente 3GPP 6G Workshop che si terrà a Incheon, Corea del Sud, il 10-11 marzo, dove i rappresentanti del settore inizieranno a individuare esattamente cosa deve essere preso in considerazione per la standardizzazione nella versione 21 del 3GPP, che includerà le prime specifiche tecniche per il 6G.

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Come fa uno smartphone a comunicare con un satellite?

Le comunicazioni dirette tra smartphone e satelliti stanno diventando realtà, ma dietro questa innovazione si nascondono importanti sfide tecnologiche. La compatibilità delle frequenze è uno dei primi ostacoli: i satelliti operano su bande molto elevate (12-70 GHz) rispetto a quelle degli smartphone, che si attestano tradizionalmente sotto i 6 GHz. La soluzione? Equipaggiare i satelliti con trasmettitori 4G e 5G che emettono segnali nelle bande compatibili con gli smartphone.

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Un altro limite critico è rappresentato dalla potenza di trasmissione; i cellulari, infatti, emettono segnali estremamente deboli rispetto alla distanza da coprire. Per ovviare a questo problema, i satelliti utilizzano amplificatori ad alto guadagno e tecniche di beamforming, focalizzando il segnale per migliorarne la ricezione. Va inoltre considerato l’effetto Doppler, dovuto alla velocità orbitale dei satelliti in orbita bassa, che altera la frequenza del segnale. Qui entrano in gioco tecniche di equalizzazione, stima del canale e tracking della frequenza.In ultimo c’è la questione dell’handover: con satelliti in rapido movimento, la connessione deve passare in modo fluido da un satellite all’altro senza interruzioni, un processo reso possibile dal cosiddetto “soft handover”, adottato anche nelle reti mobili terrestri in alcuni scenari.

Bisogna tenere presente che queste sono le soluzioni adottate ad oggi, ma la tecnologia è in costante evoluzione. In particolare le future release del 5G  introdurranno specifiche per la comunicazione diretta tra smartphone e satelliti, che permetteranno di integrare nuove funzionalità all’interno dei più moderni smartphone 5G per superare in maniera più agevole, e con prestazioni migliori, le problematiche evidenziate.

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Tim, ricavi a 14,5 miliardi in crescita del 3,1%. Debito netto after lease sotto 7,3 miliardi

Nel giorno del via libera alla cessione di Sparkle al tandem formato da Asterion (Retelit) e MEF, Tim ha comunicato il bilancio annuale 2024 con ricavi in aumento del 3,1% a 14,5 miliardi di euro (+1,5% nel domestico a 10,2 miliardi di euro, +6,8% in Brasile a 4,4 miliardi di euro); i ricavi da servizi di Gruppo sono in crescita del 3,4% anno su anno a 13,5 miliardi di euro (+2,0% nel domestico a 9,3 miliardi di euro, +6,6% in Brasile a 4,2 miliardi di euro).

In forte crescita l’EBITDA di Gruppo, che aumenta dell’8,3% anno su anno a 4,3 miliardi di euro (+8,3% nel domestico a 2,2 miliardi di euro, +8,3% in Brasile a 2,2 miliardi di euro).

L’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease del Gruppo al 31 dicembre 2024 è sceso sotto 7,3 miliardi di euro, in calo di 0,8 miliardi di euro rispetto al valore immediatamente successivo al perfezionamento della cessione di NetCo, grazie alla generazione organica di cassa del secondo semestre e alla cessione della partecipazione residua in INWIT, perfezionata a novembre. Il Gruppo ha dunque raggiunto l’obiettivo di deleverage indicato, con un rapporto fra l’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease e l’EBITDA organico After Lease3 inferiore a 2x.

La performance delle diverse Unit

TIM Consumer ha registrato ricavi totali in crescita (+0,6% anno su anno) a 6,1 miliardi di euro. La business unit, nel corso del 2024, ha confermato il percorso di stabilizzazione intrapreso: fra i fattori a sostegno del trend si evidenziano gli effetti positivi delle attività di repricing condotte da inizio anno e il contenimento del churn. In crescita anche i ricavi della customer platform grazie alle offerte combinate di connettività a banda larga e intrattenimento e ai ricavi dei servizi ICT per le piccole e medie imprese (+7%).

TIM Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 3,3 miliardi di euro (+4,1% anno su anno). La società ha continuato a performare meglio del mercato di riferimento (ricavi da servizi +6%) grazie alla strategia di difesa del business della connettività e alla crescita dei ricavi IT, che rappresentano il 64% del totale. In crescita a 4,1 miliardi di euro il valore dei contratti firmati nei 12 mesi, con il contributo del Polo Strategico Nazionale (520 milioni di euro rispetto ai 300 milioni di euro del 2023);

TIM Brasil ha registrato ricavi pari a 4,4 miliardi di euro (+6,8% anno su anno), e un EBITDA After Lease pari a 1,7 miliardi di euro (+11,9% anno su anno), continuando nel percorso di crescita intrapreso nell’ultimo biennio grazie alla spinta del segmento mobile.

Investimenti e Prospettive Future

Il piano strategico aggiornato per il triennio 2025-2027 prevede investimenti complessivi per circa 6 miliardi di euro, focalizzati su tecnologie all’avanguardia come il 5G, i Data Center, l’IoT e l’Intelligenza Artificiale. Parallelamente, si prospetta una generazione di cassa sostenibile, con un Equity Free Cash Flow After Lease atteso pari a 2,5 miliardi di euro nel periodo. Questi investimenti non solo sosterranno la crescita organica, ma creeranno le basi per una futura remunerazione degli azionisti, prevista già a partire dal 2026.

Labriola: ‘Puntiamo a ripristinare remunerazione soci dal 2026’

“Il 2024 è stato un anno di grande trasformazione per il nostro Gruppo, segnato dal completamento della cessione di NetCo e dal rafforzamento della nostra posizione nei mercati di riferimento”, ha detto Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM. “Per il terzo anno consecutivo abbiamo centrato tutti gli obiettivi fissati, trasformando l’azienda in un Gruppo più solido e focalizzato. Proprio oggi abbiamo portato a compimento l’ultimo tassello del piano presentato nel 2022, approvando la vendita di Sparkle al MEF e Retelit. Anche grazie all’incasso relativo a questa offerta, puntiamo a ripristinare la remunerazione per gli azionisti dal 2026 e prevediamo, per il biennio successivo, un payout pari al 70% della cassa generata. Sul fronte degli obiettivi, il piano prevede una crescita media annua del 3% dei ricavi e tra il 6 e il 7% per i margini, sostenuta dal miglioramento delle attività domestiche e dall’espansione in Brasile. Siamo pronti a consolidare la nostra leadership, investendo sei miliardi di euro in tecnologia e innovazione per continuare a creare valore per tutti i nostri stakeholder”.

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INWIT: S&P conferma il rating ‘BB+’ con outlook stabile

Revisione delle soglie di leva finanziaria

S&P Global Ratings ha confermato il rating BB+ di Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (INWIT) con outlook stabile, rivedendo le soglie di leva finanziaria da 5.0x-6.0x a 5.5x-6.5x. Questa decisione riflette la solidità del modello di business di INWIT rispetto ai concorrenti nel mercato delle infrastrutture per telecomunicazioni.

Il quadro è positivo. S&P riconosce che il profilo aziendale, la stabilità dei flussi di cassa e la posizione di mercato di INWIT giustificano una maggiore tolleranza al debito, permettendo maggiore flessibilità finanziaria nei limiti del rating corrente. Le soglie di leva infatti sono state aumentate.

Fattori di crescita

L’agenzia prevede una crescita costante dei ricavi e dell’EBITDA, sostenuta dall’espansione della copertura 5G e dalla digitalizzazione in Italia. Si considera inoltre che la società beneficia di fattori favorevoli quali una forte crescita nell’utilizzo dei dati e nella connettività, obblighi di copertura per gli operatori di telefonia mobile e inflazione. Pertanto, l’agenzia di rating prevede un ampio margine di manovra entro i parametri di valutazione.

Posizionamento competitivo di INWIT

INWIT si distingue per una rete capillare di 24mila siti, ospitando circa 54mila punti di presenza. I suoi contratti con Tim e Vodafone Italia, della durata di otto anni e indicizzati all’inflazione, offrono una visibilità dei ricavi significativa. L’azienda gode inoltre di una posizione di mercato più forte rispetto ad altri operatori a mercato singolo, sebbene sia per ovvi motivi ancora inferiore rispetto a giganti come American Tower e Cellnex che operano su mercati di scala molto superiore.

Miglioramento del credito dei principali clienti

L’analisi di S&P evidenzia un miglioramento della qualità creditizia di TIM, grazie alla vendita delle infrastrutture di rete fissa, e ulteriore maggior stabilità dalla recente fusione tra Vodafone Italia e Fastweb, che porta Swisscom (che gode di un rating migliore, A- con outlook stabile) a essere il nuovo proprietario di Vodafone Italia.

Possibili revisioni future del rating

S&P potrebbe abbassare il rating se la leva finanziaria superasse 6.5x a causa di difficoltà operative o strategie finanziarie più aggressive del previsto. Al contrario, un miglioramento del rating sarebbe possibile se la leva rimanesse stabilmente sotto 5.5x, con un chiaro impegno della società verso politiche finanziarie più prudenti.

Punti Chiave Dettagli
Rating BB+ confermato
Outlook Stabile
Soglia di leva 5.5x-6.5x
Fattori di crescita Copertura 5G, digitalizzazione, contratti solidi
Rischi principali Possibile incremento della leva finanziaria
Possibili variazioni del rating Abbassamento se leva > 6.5x, miglioramento se < 5.5x

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Tim, Poste al posto di CDP non escluderebbe l’ingresso di iliad e CVC

Forte accelerazione in corso su tutta la linea delle voci intorno a Tim. In particolare, sarebbe in dirittura d’arrivo il via libera alla cessione per 700 milioni di euro di Sparkle alla cordata formata da MEF e Asterion, il fondo spagnolo che controlla Retelit. Una nuova offerta in scadenza il 14 febbraio sarebbe giunta ieri, secondo la Reuters, e secondo le previsioni dovrebbe essere analizzata e approvata dal Cda oggi.

Tim, con cessione di Sparkle si eliminerebbe il golden power

In questo modo, dopo la cessione della rete a KKR della scorsa estate, dal perimetro di Tim uscirebbe anche la rete sottomarina di Sparkle, eliminando così tecnicamente anche il vincolo del golden power per eventuali altre operazioni di cui si vocifera con insistenza da alcuni giorni.

A questo proposito, Secondo il Corriere della Sera Poste Italiane intende chiudere al massimo entro la prossima settima l’operazione di scambio di partecipazioni con CDP: a Poste andrebbe il 9,81% di Tim – circa 660 milioni – e a CDP il 3,8% di Nexi – più di 200 milioni – più un conguaglio in denaro.

L’uscita di CDP da TIM un plus per il merger Fibercop-Open Fiber?

Secondo la tesi del quotidiano, il riassetto permetterebbe a CDP di uscire da TIM e concentrarsi su Open Fiber, che nei piani del Governo è destinata a fondersi con Fibercop per creare una rete unica nazionale. Inoltre, rafforzerebbe la posizione di CDP in Nexi, in vista di future operazioni strategiche.

C’è da dire, a questo proposito, che in caso di chiusura dell’operazione rete unica fra Tim e Open Fiber, Tim incasserebbe i 2,5mliardi di earnout da parte di KKR. Una somma su cui Tim fa molto affidamento, insieme al miliardo per il canone non dovuto del ’98, il cui rimborso da parte del Governo però non sarebbe dietro l’angolo.  

Sinergie Poste-Tim soltanto commerciali

Per Poste, l’ingresso in Tim garantirebbe un presidio governativo nella telco e aprirebbe a collaborazioni che però si limiterebbero ad un aspetto commerciale, come la distribuzione di prodotti TIM agli sportelli della rete di uffici, sinergie nel cloud e nei servizi alle aziende o accordi per l’operatore virtuale Poste Mobile, che al momento si appoggia alla rete di Vodafone.

Dal punto di vista industriale, una fusione con iliad della parte Consumer di Tim avrebbe certamente sinergie di tutt’altra levatura, trattandosi di due concorrenti che operano nello stesso mercato, con un vero consolidamento che porterebbe il numero di player da 4 a 3.

Accelerazione del dossier dopo le mosse di iliad e CVC

L’accelerazione del dossier è conseguenza delle mosse di Iliad e del fondo CVC, a diverso titolo interessati a entrare in TIM. Iliad punta a una fusione con le proprie attività nella divisione Consumer, mentre CVC avrebbe ipotizzato l’acquisto del 23,4% da Vivendi e sarebbe più interessata al business della divisone Enterprise. Tuttavia, secondo il Corriere della Sera, la priorità del governo sarebbe l’operazione Poste-CDP (in ottica di italianità?) lasciando aperti scenari futuri con Iliad e CVC.

CVC e ILIAD potrebbero sempre entrare in un secondo tempo, soprattutto se poi facessero un’OPA.

Vivendi che dice?

In tutto questo, resta da capire quale sarà l’atteggiamento di Vivendi, che ha perso a gennaio il primo round della sua battaglia legale contro la vendita della rete fissa di Telecom Italia, che aveva sfidato il suo maggiore azionista vendendola senza il suo consenso al fondo di investimento americano KKR.

Il colosso dei media francese ha immediatamente annunciato la sua decisione di presentare ricorso. La cessione della rete fissa per un importo massimo di 22 miliardi di euro, finalizzata a luglio 2024, aveva l’obiettivo di ridurre l’ingente debito dell’operatore.

Le speculazioni su una fusione con Iliad hanno messo le ali alle azioni Tim, che venerdì sono salite del 6,28% alla Borsa di Milano, prima di chiudere lunedì in rialzo dell’1,50% a 0,3042 euro, il livello più alto in un anno e mezzo.

Leggi anche: TIM, l’ipotesi spezzatino scuote il mercato. Ma che dice il Governo?

Tim, Ugliarolo (Uilcom Uil) chiama il Governo: ‘Evitiamo gli stessi errori commessi con Fibercop’

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5G, accesa allo stadio di Wembley una rete standalone permanente

La connettività migliorata all’interno dello stadio sarà disponibile per la prima volta in occasione della partita della UEFA Nations League femminile dell’Inghilterra contro la Spagna alla fine del mese. EE ha recentemente rinnovato una partnership pluriennale con Wembley e sostiene che questa distribuzione del 5G autonomo garantisce che “resti uno degli stadi meglio connessi al mondo”.

La maggiore capacità e le prestazioni offriranno ai visitatori una connessione Internet mobile più affidabile, velocità di caricamento più elevate e videochiamate migliorate anche nelle aree affollate e durante i principali eventi, sostiene il gestore. La rete ha anche il potenziale per collegarsi alle più ampie operazioni di eventi dello stadio di Wembley, tra cui punti vendita al dettaglio, trasmissioni televisive e “future esperienze per i fan”, qualunque esse siano. EE nota che il suo attuale elenco di località in cui è disponibile il 5G autonomo include Ashton-Under-Lyne, Barrow-in-Furness, Barry, Bath, Belfast, Birkenhead, Birmingham, Bradford, Bristol, Bury, Cardiff, Coventry, Dudley, Dundee, Edimburgo, Glasgow, Hull, Leeds, Leicester, Liverpool, Londra, Manchester, Newport, Nottingham, Sheffield, St Helens, Stockport, Swansea, Weston Super Mare, Wigan e Wolverhampton.

Paolo Pescatore, analista di PP Foresight, ha detto: “La connettività mobile è ora una parte essenziale dell’esperienza dei fan nei grandi eventi poiché sempre più persone desiderano catturare, condividere e trasmettere in streaming i momenti più importanti. 5G standalone è la tecnologia di rete mobile più avanzata e la più adatta a soddisfare le esigenze di 90.000 persone in uno stadio esaurito che vogliono usare tutti i loro smartphone contemporaneamente. È fantastico vedere lo stadio di Wembley e EE in testa alla carica e con così tanti grandi eventi sportivi, musicali e di altro tipo in arrivo nel 2025, questo potrebbe essere un vero punto di svolta”.

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