Reti Mobili in Italia: boom di copertura 5G, ma le previsioni al 2026 deludono?
Negli scorsi giorni Infratel ha pubblicato i risultati della mappatura delle reti mobili 2024; l’analisi ha coinvolto Tim, Vodafone, WindTre, Iliad e Fastweb, con l’obiettivo di monitorare l’infrastruttura esistente e prevedere gli sviluppi futuri.
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Dai dati emerge un incremento significativo delle antenne radio mobili dal 2021 ad oggi, tuttavia le previsioni per il 2026 indicano una crescita rallentata, con un totale stimato di 76.323 antenne, di cui circa un terzo però non disporranno di backhauling in fibra ottica.
Incoraggianti invece i miglioramenti delle reti 5G, soprattutto la copertura 5G non-standalone che è cresciuta dal 7% al 72% in due anni. Tuttavia, va sottolineato, come nessun operatore abbia dichiarato percentuali di copertura in tecnologia 5G standalone entro il 2026. Quale sarà il vero futuro delle reti mobili in Italia?
La Francia vuole davvero vietare le super-offerte di giga 4G e 5G?
E’ l’ultima polemica in Francia nel mercato delle Tlc: l’ADEME, l’Agence de la transition écologique, ha proposto di realizzare un sistema di tariffazione progressiva per dissuadere i consumatori dal sottoscrivere abbonamenti con troppi giga inclusi. L’obiettivo, scrive Numerama, sarebbe quello di ridurre il consumo in 4G e 5G, che di fatto è più energivoro del WiFi.
L’ADEME si trova al centro del dibattito e propone di regolare, restringendolo, il numero minimo di giga che si possono inserire in offerte a forfait per il mobile, allo scopo di dissuadere gli utenti da consumi eccessivi.
Questa proposta non è passata inosservata
Al di là di tutto, la proposta metterebbe fine all’estrema competitività che c’è sul mercato francese del mobile, con una efficacia però discutibile visto che la media francese di consumo mensile di giga è piuttosto bassa, pari a 17 e quindi avere un tetto generoso di consumo non è per forza indice di un problema. Detto questo, il fondatore di Free Mobile Xavier Niel (gruppo Iliad) ha subito dichiarato come la pensa: è contrario.
C’è da dire che, contrariamente a quanto dicano in molti in questi giorni, l’ADEME non ha l’autorità di proporre una legge in questo senso.
Come si legge sul suo sito web, la sua missione è quella di “accelerare la transizione verso una società più sobria e unita, creando posti di lavoro più umani e armoniosi”. Uno dei suoi ruoli è quello di “condividere la propria expertise” nei settori di competenza, in modo che lo Stato, o i suoi deputati, possano poi recepirne le proposte. Può presentare una proposta al Ministero della Transizione Energetica, ma la sua azione si ferma lì.
Sulle offerte mobili, inoltre, la sua proposta al momento si trova in fase embrionale.
Si tratta solo di un suggerimento contenuto in un articolo di Le Parisien pubblicato il 30 gennaio, che mette in discussione l’eccezione francese nel settore delle telecomunicazioni. “L’uso del 4G e del 5G genera un impatto ambientale dieci volte superiore a quello del Wi-Fi”, dice in questo articolo Mathieu Wellhoff, responsabile del dipartimento di sobrietà digitale dell’ADEME. L’agenzia sta cercando delle soluzioni, ma non ha ancora preso alcuna iniziativa. Non è questa l’idea che ha ispirato l’articolo su Le Parisien.
Consumo di giga incide sull’impronta di carbonio
“Un pacchetto da 200 GB a 19,99 € al mese”: dietro queste offerte si nasconde una realtà: il consumo eccessivo di dati mobili incide pesantemente sulla nostra impronta di carbonio. Di fronte a questa constatazione, la Francia potrebbe imporre un cambiamento radicale nel modo in cui consumiamo Internet mobile. Lo scrive Frandroid, il sito francese che ha dato il via al dibattito.
In Francia i gigabyte vengono venduti a un prezzo scontato. Nel giro di cinque anni si è passati da pacchetti con 50 GB a offerte che superano i 200 GB, a prezzi sempre più bassi.
Questa guerra di offerte ignora il fatto che secondo gli ultimi dati di Arcep, il consumo medio mensile di un utente francese non supera i 17 GB. In altre parole, i francesi utilizzano l’8,5% dei 200 GB loro offerti.
Per Ademe, invece, è un problema. Secondo uno studio congiunto di Arcep e Ademe del 2022, il settore digitale rappresenta il 4,4% dell’impronta di carbonio nazionale. Secondo questo studio, l’uso delle reti 4G e 5G genera un impatto ambientale dieci volte maggiore di quello del Wi-Fi. Questo è ciò che ora spinge le autorità a considerare misure drastiche.
La proposta di legge
Ademe sta attualmente lavorando a un disegno di legge volto a introdurre una tariffazione progressiva per i dati mobili. L’obiettivo è quello di incoraggiare i consumatori ad adattare il loro utilizzo in base alle loro reali esigenze.
Questo sistema, già sperimentato in alcuni paesi scandinavi, permetterebbe di fatturare in modo diverso i primi gigabyte e quelli successivi, invogliando così gli utenti a privilegiare, quando possibile, il WiFi.
Non sorprende che gli operatori guardino con sospetto a questo potenziale sviluppo. Per gli operatori, i pacchetti XXL rappresentano un potente argomento di marketing, anche se la maggior parte dei clienti ne utilizza solo una piccola parte.
Il Regno Unito blocca le chiamate truffa (spoofing) con numero britannico dall’estero. E in Italia?
Un freno ai truffatori internazionali
In questi giorni nel Regno Unito entrano in vigore nuove regole che rendono più difficile per i truffatori stranieri falsificare numeri di telefono britannici (usando numero britannico in modo fraudolento) per chiamate fasulle e ingannatrici che arrivano dall’estero. L’obiettivo è di mettere un freno allo “spoofing”, la tecnica fraudolenta con cui i criminali modificano l’identificativo del chiamante per farlo apparire un numero affidabile, come ad esempio quello di un’azienda, di un ente governativo o di una persona conosciuta. Questo stratagemma aumenta le probabilità che la vittima risponda alla chiamata e cada nella trappola dello scammer.
Intanto, in Italia procede l’iter per la proposta di legge in materia dell’onorevole Eliana Longi (FdI).
Le nuove regole di Ofcom
L’ente regolatore britannico Ofcom ha imposto agli operatori telefonici di identificare e bloccare tutte le chiamate provenienti dall’estero, che falsificano un numero di rete fissa del Regno Unito come “presentation number” (numero identificativo). Questo numero serve a mostrare chi sta effettuando la chiamata e, in casi legittimi, può essere utilizzato per rappresentare correttamente un’azienda o un servizio clienti.
Questa misura si aggiunge a una precedente normativa che già imponeva il blocco delle chiamate dall’estero che falsificano un numero di rete.
I primi risultati: milioni di chiamate bloccate
BT, uno dei principali operatori britannici, ha riferito di aver bloccato fino a un milione di chiamate al giorno già nel primo mese di applicazione volontaria di queste misure. Questo suggerisce che l’impatto sulle attività fraudolente potrebbe essere significativo. Decine di milioni di chiamate sono già state bloccate in un mese soltanto da parte di un solo operatore. Al momento, il provvedimento riguarda soltanto le numerazioni fisse, con numero britannico.
Il passo successivo: numeri mobili
Attualmente, Ofcom sta lavorando a soluzioni tecniche per contrastare le chiamate spoofed che utilizzano numeri di cellulare britannici. Ulteriori misure verranno annunciate nel corso dell’anno per rafforzare la protezione dei consumatori. L’obiettivo è arrivare ad una soluzione per lo spoofing mobile entro fine anno.
E l’Italia?
In Italia, il fenomeno dello spoofing è diffuso e riconosciuto come una delle principali minacce alla sicurezza telefonica. L’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha già adottato alcune misure, ma la normativa non è ancora altrettanto stringente come quella britannica. Attualmente, il blocco delle chiamate spoofed avviene su base volontaria da parte degli operatori, senza un obbligo regolamentare forte come nel Regno Unito.
Nel 2023, l’AGCOM ha introdotto delle linee guida per il contrasto alle chiamate moleste e fraudolente, spingendo gli operatori a rafforzare i controlli e a impedire l’utilizzo di numeri falsificati. Tuttavia, molte chiamate spoofed continuano a raggiungere gli utenti italiani, soprattutto perché i criminali sfruttano falle nei sistemi di autenticazione delle chiamate.
Tabella riassuntiva
Paese
Misure adottate
Risultati ottenuti
Regno Unito
Blocco obbligatorio per chiamate spoofed su numeri fissi
Fino a 1 milione di chiamate bloccate al giorno
Italia
Linee guida AGCOM per contrasto alle chiamate spoofed
Blocco non uniforme tra gli operatori, fenomeno ancora diffuso
L’Italia potrebbe presto adottare misure più rigide, seguendo l’esempio britannico, per proteggere meglio i consumatori dalle truffe telefoniche internazionali.
Una proposta di legge in arrivo
Di recente, l’onorevole Eliana Longi (FdI) ha presentato una proposta di legge per contrastare lo spoofing in Italia. La proposta mira a rendere obbligatorio il blocco delle chiamate con numeri falsificati, introducendo sanzioni per gli operatori che non rispettano le nuove regole. Se approvata, potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta contro le truffe telefoniche.
In una seduta dell’8 gennaio 2025, le Commissioni IX (Trasporti) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati hanno discusso il provvedimento, evidenziando la necessità di contrastare la pratica fraudolenta del “CLI spoofing”. Durante la seduta, è stata abbinata una proposta di legge simile presentata dalla deputata Pastorella, al fine di unificare gli sforzi legislativi su questo tema.
Attualmente, la proposta è sottoposta a un ciclo di audizioni informali con rappresentanti di associazioni dei consumatori, come ADOC, Adusbef, Assoutenti, Cittadinanzattiva e Codacons, per raccogliere contributi utili alla definizione del testo finale.
L’onorevole Longi ha espresso apprezzamento per la proposta della collega Pastorella e ha sottolineato l’importanza di un tavolo di consultazione con gli operatori del settore per predisporre una normativa efficace e condivisa.
In sintesi, la proposta di legge è in una fase avanzata di esame parlamentare, con l’obiettivo di definire un testo condiviso entro la fine dell’anno, dopo aver raccolto contributi da vari stakeholder.
Per approfondire, puoi guardare l’intervista all’onorevole Eliana Longi.
PMI, solo il 49% ha accesso alla fibra FTTH. Bene il sud Italia
In Italia le piccole e medie imprese (PMI), realtà con un numero di addetti compreso tra 10 e 249 e un fatturato annuo tra 2 e 50 milioni di euro, generano il 41% del fatturato totale e occupano circa un terzo della forza lavoro del settore privato. Eppure, il digital divide continua a penalizzarle, limitando il loro potenziale di crescita e innovazione.
Secondo l’indagine condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI della School of Management del Politecnico di Milano, la situazione della connettività aziendale in Italia è ancora insufficiente: solo il 49% delle PMI ha accesso alla rete FTTH (Fiber to the Home), un valore inferiore rispetto alla copertura delle famiglie, che si attesta al 59,6% (dati aprile 2024).
PMI e Fibra: copertura disomogenea: il divario tra regioni e città
L’analisi dell’AGCOM evidenzia una distribuzione della fibra a macchia di leopardo, con alcune regioni che garantiscono una copertura capillare e altre in forte ritardo. Solo 7 regioni su 20 offrono una rete FTTH diffusa, mentre nelle restanti 13 regioni oltre la metà delle imprese non può contare su una connessione superiore a 30 Mbit/s, soglia considerata il minimo indispensabile per un uso efficiente dei servizi digitali.
Tra le regioni più connesse figurano Lombardia, Lazio, Campania, Liguria e Molise, mentre il Veneto e l’Emilia-Romagna, che ospitano rispettivamente l’11% e il 9% delle PMI italiane, mostrano ancora criticità e necessitano di interventi mirati per migliorare l’infrastruttura digitale.
A livello cittadino, la situazione è altrettanto eterogenea. Prato guida la classifica con un’82% di copertura FTTH, seguita da Milano (76%) e Trieste (73%). Roma e Napoli figurano tra le prime dieci città più connesse, così come Palermo e Cagliari, a dimostrazione che il divario tra Nord e Sud non è netto. Di contro, il risultato peggiore è stato registrato a Bolzano, dove solo il 46% delle PMI può accedere alla fibra FTTH.
Settori penalizzati e impatto sulle imprese
Il gap digitale si riflette in modo diverso sui vari settori economici. Agricoltura e attività estrattive sono i comparti più colpiti, con livelli di copertura molto bassi, un problema che rallenta l’adozione di tecnologie avanzate come l’agricoltura di precisione o l’automazione dei processi estrattivi.
Al contrario, i settori finanziario, ICT e professionale vantano la migliore infrastruttura digitale: il 68% delle PMI che operano in questi ambiti ha accesso alla fibra FTTH e solo il 7% naviga con velocità inferiori ai 30 Mbit/s. La manifattura, uno dei pilastri dell’economia italiana, mostra invece margini di miglioramento: solo il 40% delle imprese ha accesso alla FTTH e molte aziende operano con una connettività insufficiente per supportare processi avanzati come l’Industria 4.0.
Perché la digitalizzazione delle PMI è cruciale
La mancanza di una connessione veloce penalizza gravemente la competitività delle imprese italiane. In un contesto sempre più orientato alla digitalizzazione dei processi produttivi, le PMI senza un’infrastruttura adeguata rischiano di restare indietro, compromettendo la loro efficienza operativa e la capacità di competere su scala globale.
Un accesso limitato alla banda ultralarga significa minore automazione, difficoltà nell’integrazione con piattaforme cloud, ostacoli nella gestione da remoto e ridotta capacità di sfruttare strumenti come big data, intelligenza artificiale e cybersecurity avanzata. Inoltre, molte aziende si trovano impossibilitate a sfruttare appieno le potenzialità offerte dai fondi europei e dagli incentivi governativi per la digitalizzazione, poiché l’assenza di un’infrastruttura adeguata limita l’adozione delle nuove tecnologie.
Le prospettive future e le sfide da affrontare
Per ridurre il divario digitale, è fondamentale accelerare gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture di rete, con particolare attenzione alle aree industriali e ai distretti produttivi che ancora oggi operano con connessioni inadeguate. L’obiettivo è garantire una copertura omogenea e capillare, evitando che il digital divide diventi un fattore limitante per lo sviluppo delle PMI italiane.
L’indagine evidenzia che colmare questa lacuna non è solo una questione tecnologica, ma una priorità economica e strategica per il Paese. Un miglior accesso alla banda ultralarga permetterebbe alle imprese di innovare, crescere e affrontare con maggiore competitività le sfide della trasformazione digitale, favorendo un sistema produttivo più resiliente e proiettato verso il futuro.
Vodafone e Iliad, ecco le vincitrici in Italia per mobile e fisso
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Come ogni anno, nPerf ha assegnato i suoi premi per la miglior rete fissa e mobile in Italia, basandosi su test sostenuti dagli utenti stessi e valutando la migliore esperienza in termini di velocità, latenza e qualità del servizio. A differenza di altre metodologie di calcolo, infatti, i risultati di nPerf derivano da milioni di verifiche reali e – soprattutto – in condizioni d’uso quotidiane, e non in quella sorta di vuoto spinto ideale che troppo spesso molti operatori utilizzano per pubblicizzare i propri risultati. E a vincere, in maniera abbastanza netta, quest’anno sono Iliad per quanto riguarda la rete fissa e Vodafone per il mobile.
Vodafone e iliad: i risultati nelle due categorie
Nell’analisi di nPerf, le variabili prese in considerazione sono la velocità di download e upload (fondamentali, come sappiamo, per lo streaming, soprattutto ad alta definizione, il download di file e più in genere per una navigazione fluida), la latenza (indispensabile non solo per il gaming online ma anche per le videochiamate e le riunioni in remoto) e l’esperienza di navigazione e streaming, categoria residuale che permette di valutare la qualità complessiva della connessione al di là delle sole velocità di trasmissione dati.
Per quanto riguarda la rete mobile, il miglior operatore per la connettività in mobilità è risultato appunto essere Vodafone, che ottiene i migliori risultati in termini di velocità di download, latenza ridotta e qualità dell’esperienza di navigazione e streaming; dalla sua anche i grandi progressi per quanto riguarda il 5G, dove è tra i pionieri assoluti nel nostro Paese. Al secondo posto WindTre, che spicca soprattutto nello streaming video, con un servizio che, anche se non primeggia in tutte le metriche, risulta mediamente competitivo e affidabile. Medaglia di bronzo per Fastweb, eccellente soprattutto per quanto riguarda la velocità di download. Parlando di numeri, Vodafone è a 116,71 Mb/s in download, 18,72Mb/s in upload, 38,19 ms di latenza e un tasso di prestazione di 74,73% per la navigazione e 83,75% per lo streaming; per WindTre, i numeri sono rispettivamente 85,64 e 14,93 Mbps, 45,97 ms, 72,21 e 82,96%; per Fastweb, 93,44 e 14,62 Mbps, 53,78 ms, 69,71 e 81,33%.
Nel panorama della rete fissa, invece, come l’anno scorso è l’ultimo arrivato, Iliad, a far segnare i migliori risultati, con le migliori performance in termini di velocità di download e upload, oltre a una latenza ridotta; la sua infrastruttura FTTH si sta espandendo rapidamente, come evidenziato anche dai dati diffusi dall’AgCom nell’ultimo Osservatorio sulle Comunicazioni (5,7% del mercato nel segmento, superando Sky al 5,5%). Seconda in questa classifica è TIM, con un’ottima qualità della navigazione, seguita da Fastweb (che si dimostra affidabile soprattutto per la qualità delle trasmissioni video in streaming). I dati dicono che Iliad ha una velocità di download media che è addirittura più del doppio della seconda classificata, con 392,42 Mbps di velocità di download e 253,69 di upload, una latenza di 15,44 ms, 85,02% per la navigazione web e 91,72% per lo streaming YouTube (TIM è a 191 e 115,94 Mb/s, 25,72 ms di latenza, 82,51% e 88,96% per navigazione e streaming; Fastweb a 169,76 e 125,29 Mb/s, 23,22 ms di latenza, 81,50% e 87,05% per navigazione e streaming). Attenzione, però: bisogna ricordare che Iliad non offre servizi ADSL o di fibra misto rame, ma solo EPON/GPON, quindi è abbastanza scontato che le prestazioni, non essendo “zavorrate” dalle tecnologie meno avanzate, siano migliori. Comunque, i risultati parlano.
Le migliori offerte mobili di Vodafone
I comparatori come SOSTariffe.it continuano a offrire i migliori strumenti per capire quale sia la migliore offerta fissa o mobile nel panorama nazionale della telefonia. Vodafone, al top nella mobilità, ha cambiato da pochi mesi la sua offerta, abbandonando quasi tutte le tariffe della linea “RED”. Oggi propone come soluzioni principali Vodafone Smart (a 12,99 euro al mese, costo di attivazione 9,99 euro, con 200 GB in 5G invece di 100 attivando l’offerta con addebito automatico, 15 Giga extra da utilizzare in Ue oltre a quelli già inclusi, minuti illimitati, 200 SMS e prezzo bloccato 24 mesi con l’addebito automatico) e Vodafone Premium (l’offerta più ricca, a 29,99 euro al mese, costo di attivazione 9,99 euro, con GB illimitati in 5G, minuti illimitati, 200 SMS, fino a 15 Giga extra Ue inclusi, servizio Rete Sicura inclusa per proteggersi dalle minacce online, Vodafone Club incluso con sconti e vantaggi ogni mese e prezzo bloccato 24 mesi).
Ma ci sono anche Vodafone Young per gli under 30, a 9,99 euro al mese con 200 Giga in 5G, minuti illimitati e 200 SMS, Family+ per chi ha già l’offerta fissa (9,99 euro al mese per Giga illimitati in 5G, più minuti e SMS illimitati) e l’offerta operator attack per chi arriva da Iliad, Coop Italia e altri operatori, cioè Bronze Plus (9,99 euro al mese per Giga illimitati in 5G al posto di 150 Giga per chi attiva l’offerta con addebito automatico, più minuti e SMS illimitati). Infine l’offerta congiunta: Family, a 34,90 euro al mese e attivazione da 19,95 euro al mese, che dà diritto a Internet fisso senza limiti, una SIM Voce e Dati con Giga, minuti e SMS illimitati e una SIM Dati con 50 Giga al mese.
L’offerta fissa di Iliad
Sul fronte dell’offerta fissa, come detto la migliore al momento è quella di Iliad: un prezzo particolarmente competitivo per chi ha un’offerta mobile Iliad da almeno 9,99 euro, cioè 21,99 euro al mese per sempre invece di 25,99, con tecnologia Wi-Fi 7. La velocità di download con la tecnologia EPON è fino a 5 Gbit/s suddivisi tra Wi-Fi e porte Ethernet (fino a 2,5 Gbit/s su una porta Ethernet e 1 Gbit/s in Wi-Fi), con upload fino a 700 Mbit/s.
È vero che anche la fibra di Iliad ha avuto i suoi problemi secondo le testimonianze degli utenti delle ultime settimane, con rallentamenti e down totali (soprattutto nelle ore serali), ma al momento sembrano risolti e comunque non inficiano una delle esperienze Internet casa giudicata migliore dagli utenti. Secondo gli ultimi dati, nel terzo trimestre del 2024 ha raggiunto un totale di 316.000 utenti fibra (+36.000 su base trimestrale).
Poste Italiane, nuovo record di capitalizzazione a 19,1 miliardi di euro
Prosegue la corsa del titolo di Poste Italiane
Continua la corsa del titolo di Poste Italiane, che ieri ha chiuso a 14,65 euro (+0,93%), portando la capitalizzazione pari a 19,1 miliardi di euro e fissando un nuovo record storico dall’Ipo del 2015.
Segue il trend positivo del Gruppo che ha gennaio aveva raggiunto prima i 14 euro ad inizio anno e poi a metà mese i 14,20 euro.
Da inizio anno le azioni hanno segnato una crescita del 7,6%, con un rialzo dell’indice FtseMib de 6,56%, si legge sul Sole24Ore.
Un anno di solide performance finanziarie di Poste Italiane
Nel 2024, infatti, Poste Italiane ha registrato performance finanziarie solide, evidenziando una crescita significativa in vari settori. Nel primo trimestre, l’utile operativo (EBIT) ha raggiunto €706 milioni, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente, grazie a un modello di business diversificato.
Nei primi nove mesi del 2024, l’utile netto è stato di €1,6 miliardi, con una crescita underlying del 19,5% su base annua. Le attività finanziarie investite dei clienti del Gruppo hanno raggiunto €593 miliardi, con un aumento di €12 miliardi rispetto a dicembre 2023, inclusa una raccolta netta positiva di €3,9 miliardi in prodotti di investimento.
Nel secondo trimestre, i ricavi dei servizi finanziari si sono attestati a €2,7 miliardi, con una crescita underlying del 7% su base annua. I ricavi dei servizi assicurativi sono stati pari a €827 milioni, registrando un incremento del 7,1% rispetto all’anno precedente.
Nel terzo trimestre, l’EBIT adjusted è salito a €789 milioni, superando le previsioni degli analisti. I ricavi sono aumentati del 9,6% a €3,06 miliardi, grazie a solide performance in tutti i segmenti di business. Il CEO Matteo Del Fante ha annunciato un aggiornamento delle previsioni per l’intero anno 2024, con un EBIT adjusted previsto di €2,8 miliardi e un utile netto di €2 miliardi. È stato inoltre comunicato un dividendo interim di 33 centesimi per azione, in pagamento il 20 novembre, con un incremento del 39% rispetto all’anno precedente.
Prospettive di crescita anche per il 2025
Per il 2025, le prospettive rimangono positive. Le previsioni indicano un valore iniziale delle azioni a €14,56 a febbraio, con una tendenza al rialzo nei mesi successivi, raggiungendo €18,05 a settembre e €18,56 a ottobre. Queste stime riflettono una crescita costante, supportata dalle solide performance finanziarie dell’azienda e dalle strategie di espansione nei settori finanziario e assicurativo.
Poste ha dimostrato una solida crescita nel 2024 e si prepara ad affrontare l’anno in corso con prospettive più che favorevoli, sostenute da un piano strategico finalizzato alla crescita e alla creazione di valore, ancorate a pillar solidi: innovazione, digitalizzazione e decarbonizzazione.
WINDTRE, accordo con il Comune di Torino per il progetto europeo 5G4LIVES. 5G e droni antincendio per il controllo del territorio
WINDTRE, tra i principali operatori di telecomunicazioni in Italia, e il Comune di Torino annunciano la loro partecipazione al progetto europeo “5G4LIVES – 5G for a Better Tomorrow: Protecting Lives and the Environment”, un’iniziativa all’avanguardia che sfrutta la tecnologia 5G e le soluzioni innovative per migliorare la sicurezza pubblica e la tutela ambientale.
Progetto in Italia e Lettonia
Il progetto, sviluppato e attuato in Italia e Lettonia, mira a rendere le operazioni in situazioni di emergenza più efficienti grazie all’utilizzo della rete 5G e di strumenti innovativi come i droni UAV (Unmanned Aerial Vehicles), che utilizzano tecnologie di monitoraggio avanzate per prevedere e mitigare i rischi ambientali e naturali. Nel contesto torinese, WINDTRE e i partner coinvolti – tra cui il Comune e il Politecnico di Torino – svilupperanno un servizio per analizzare e valutare in tempo reale la situazione aerea e le vulnerabilità del territorio, in modo da fronteggiare al meglio le emergenze legate ai disastri naturali. Le prime applicazioni pratiche del progetto avverranno nella collina adiacente la città.
Droni antincendio e infrarossi per la sicurezza del territorio
I droni, inoltre, potranno essere dotati di sensori a infrarossi, fondamentali per individuare incendi, persone o animali in condizione di pericolo e potenziali situazioni critiche su vaste aree. Queste implementazioni sono cruciali per le operazioni di ricerca e salvataggio condotte dalla polizia municipale e dai soccorritori e possono contribuire a ridurre i tempi di intervento, oltre ad aumentare le possibilità di successo delle missioni.
“Tramite il proprio know-how, WINDTRE contribuisce al progetto 5G4LIVES, un’iniziativa di cruciale importanza per la gestione delle emergenze urbane e la tutela dell’ambiente. Questo progetto, grazie all’integrazione di tecnologie di nuova generazione, permette di rispondere efficacemente alle sfide attuali, rendendo le città più sicure e resilienti. È un’ulteriore testimonianza dell’impegno di WINDTRE nel fornire costantemente supporto allo sviluppo di Smart City, dove la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nel migliorare servizi e qualità della vita per cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese”, ha detto Luca Cardone, Responsabile Marketing Corporate di WINDTRE.
Oltre a WINDTRE e al Comune di Torino, il progetto coinvolge importanti partner europei, tra cui Rīgas pilsētas pašvaldība, Latvijas Mobilais Telefons SIA, Elektroniskie Sakari, VEFresh e Politecnico di Torino, con un forte focus sull’interoperabilità dei sistemi e la creazione di protocolli per voli BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), validi su scala europea. Questo progetto ha ricevuto il sostegno finanziario da CONNECTING EUROPE FACILITY – 5G FOR SMART COMMUNITIES GRANT con l’accordo di sovvenzione n. 101133716.
5G, progetto europeo da 5 milioni per reti private a Napoli e Matera. Vodafone Italia partner tecnologico
Al via 5GINED – 5G NAPLES & MATERA FOR INCLUSIVE AND INNOVATIVE EDUCATION, il progetto europeo che promuove l’inclusione e la formazione dei cittadini di aree svantaggiate di Napoli e Matera attraverso il ricorso alla connettività 5G e alle tecnologie emergenti.
Iniziativa finanziata dalla Commissione Ue
L’iniziativa, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (CEF) attraverso la call “5G and Edge Cloud for Smart Communities”, vede la partecipazione di dodici partner, tra cui il Comune di Napoli e il Comune di Matera, ed è coordinato dal Centro di Competenza Meditech 4.0. Completano la compagine del progetto: CeSMA – Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati, Vodafone Italia, Fondazione Vodafone, Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli, Fabbrica Italiana dell’Innovazione, CNR – Consiglio nazionale delle ricerche, Hypex, Fifth Ingenium, CeRICT – Centro regionale Information and Communication Technology.
Rete priva mobile ibrida 5G
5GINED utilizza una Rete Privata Mobile Ibrida 5G (MPN) realizzata da Vodafone Italia per promuovere l’inclusione in aree socio-economicamente e geograficamente complesse. Il progetto sfrutta le caratteristiche della tecnologia 5G, come l’elevata capacità di rete, la latenza ultra-bassa per la collaborazione in tempo reale ed elevati livelli di cybersecurity, per favorire l’inclusione fornendo soluzioni educative ibride finalizzate a superare le difficoltà degli studenti e abbattendo la distanza sociale e geografica.
“Il 5G rappresenta una rivoluzione tecnologica, ha potenzialità immense e offre opportunità senza precedenti in molteplici settori, dalla sanità all’industria, ma è fondamentale che tutti i cittadini siano in grado di comprendere e utilizzare in modo consapevole questa tecnologia. – commenta Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli – Con il progetto 5GINED aggiungiamo un tassello importante agli investimenti finalizzati all’educazione digitale e alla rigenerazione urbana che la nostra amministrazione sta portando avanti, per offrire nuove opportunità di lavoro e di crescita personale, superando le barriere digitali, stimolando l’innovazione e favorendo l’inclusione soprattutto in quelle aree complesse, come ad esempio l’area di Napoli est, dove la trasformazione urbana, sia fisica che sociale, sta già creando una nuova economia a vantaggio dei giovani e del futuro di tutta la nostra città”.
Progetto inclusivo per studenti e Neet
Parola chiave è inclusione: soluzioni ibride nell’ambito educativo e sociale, mirate a contesti caratterizzati da difficoltà sociali, economiche e geografiche, faciliteranno l’apprendimento degli studenti sia a Napoli (dove si affronteranno temi sociali ed economici) che a Matera (con focus su difficoltà logistiche e geografiche). Per superare queste sfide, il progetto propone una piattaforma digitale che fornisce soluzioni innovative e immersive, collegate a contenuti e risorse educative di alta qualità, con l’obiettivo di rendere l’apprendimento più accessibile agli studenti e di promuovere lo sviluppo sociale di queste città. Le soluzioni sono progettate per garantire che studenti, NEET (giovani non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione) e lavoratori di ogni provenienza abbiano accesso a un’educazione di qualità, indipendentemente dalla loro posizione o status sociale.
“Secondo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, la copertura 5G raggiungerà il 51% della popolazione mondiale entro quest’anno ma con significative disparità tra Paesi ad alto e basso reddito. Un dato che replica, più in generale, lo scenario relativo alla connettività e apre alla necessità di una riflessione urgente per offrire a tutti i cittadini pari diritti. – commenta Angelo Giuliana, direttore generale del Centro di Competenza MedITech – Anche in Italia esistono territori considerati ai margini, guardando alla possibilità di accedere a una connessione. Siamo orgogliosi di essere alla guida di un progetto, come 5GINED, che si propone di favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini di alcune aree di Napoli e Matera, puntando proprio sulla connettività 5G e su tecnologie che spaziano dalla realtà virtuale alla robotica”.
Tecnologie emergenti
La piattaforma sarà arricchita da tecnologie emergenti, come realtà virtuale, intelligenza artificiale e robotica. Diversi gli ambiti chiave individuati, come l’agritech e la navigazione robotica, per stimolare una maggiore partecipazione della popolazione e colmare il divario digitale.
L’infrastruttura tecnologica sarà realizzata da Vodafone Italia.
“Con le nostre infrastrutture 5G, contribuiamo ad un importante progetto che promuove l’inclusione sociale e l’innovazione educativa – dichiara Raffaele Gricinella, Head of Corporate Marketing Vodafone Italia – Grazie alla connettività avanzata e sicura, vogliamo supportare l’accesso alle tecnologie digitali e offrire nuove opportunità di apprendimento per studenti, giovani e lavoratori in contesti socio-economici complessi. La tecnologia non è soltanto in grado di ridefinire i processi produttivi, ma anche un potente motore di cambiamento, e attraverso iniziative che valorizzano i territori come questa possiamo superare barriere geografiche e digitali.”
Sei casi d’uso
Sei i casi d’uso che saranno realizzati nel corso dei 36 mesi dell’iniziativa: Smart Agriculture Learning Hub, Health Training Center, Educazione Immersiva, Didattica Interattiva, Certificazione di Competenze Digitali LV8, Robotics 4 Learning. L’obiettivo è quello di attuare un modello educativo innovativo basato sul framework della Hybrid Classroom, come campo di sperimentazione per tecnologie innovative (es. 5G/6G, AR/VR/Metaverso, Robotica, Gamification) legate al mondo della formazione. I casi d’uso si propongono di sperimentare modelli formativi innovativi rivolti alle aziende per il trasferimento di competenze tecnologiche legate all’applicazione delle tecnologie emergenti; introdurre modelli formativi per il reskilling dei giovani NEET e per avvicinare le donne al mondo delle tecnologie emergenti; sperimentare un modello formativo diffuso basato su tecnologie emergenti per educare i cittadini all’uso delle tecnologie e alla cittadinanza attiva: provare modelli formativi basati su IoT e robotica per supportare l’apprendimento delle materie STEM nei bambini fin dalla giovane età, attraverso il gioco.
Fibercop, caccia al nuovo Ad in attesa del piano industriale. Sindacati preoccupati. Ma è tempo di scavare
Tutti parlano e nessuno scava? La speranza è che non sia davvero così, anche se il terremoto al vertice di Fibercop con le dimissioni dell’Ad Luigi Ferraris a sei mesi dall’insediamento e il timone vacante lasciato al traghettatore Massimo Sarmi lascia più di una preoccupazione. La convivenza del MEF con il primo azionista americano KKR non è certo facile. Quel che è certo è che Fibercop ha impegni stringenti legati al PNRR e non c’è tempo da perdere.
Il Cda fiume: deleghe a Sarmi
Al termine di un Cda durato circa sei ore, Luigi Ferraris, ad di Fibercop dallo scorso rimo luglio, ha rassegnato le sue dimissioni con effetto immediato, che sono state accolte ad unanimità dai consiglieri, tra cui gli esponenti di Kkr, di F2i e del Mef. Alla guida, per il momento, il presidente Massimo Sarmi, che assume le deleghe di Ad ad interim.
Il Cda ha avviato la ricerca del nuovo ad. Nel 2024, per la selezione di Ferraris, Kkr aveva dato mandato a Egon Zehnder. La scelta del futuro ad secondo gli accordi spetta al fondo Usa, ma dovrà incassare l’ok del Mef. Tra i papabili, ieri circolavano i nomi di Luigi Gubitosi (ex ad di Tim) e Laura Cioli (ex Sirti). Ma anche i nomi di Alberto Calcagno (ex ad di Fastewb). Ma il nome di Gubitosi sembra escluso, anche perché in passato i rapporti dell’ex ad di Tim con Open Fiber sono stati molto tesi.
Piano industriale a marzo da 12 miliardi di euro in 5 anni
Vista la situazione, non è quindi escluso a questo punto che a marzo sarà lo stesso Massimo Sarmi a presentare il nuovo piano industriale. Piano industriale da 12 miliardi di euro in 5 anni, come preannunciato lo scorso mese di ottobre da Ferraris, che avrebbe anche pagato una certa mancanza di conoscenza del settore e rapporti non idilliaci con il Governo.
Certo, la situazione non è facile, tanto più che l’Antitrust ha avviato un’indagine sul Master Service Agreement di Fibercop con Tim. La rete è stata conferita dal primo luglio a Fibercop, oggi partecipata dal fondo Usa (37,8%) KKR, dal fondo pensione canadese Canada Cppib (17,5%), dal fondo sovrano di Abu Dhabi Adia (17,5%), dal ministero dell’Economia (16%) e dal fondo infrastrutturale italiano F2i (11,2%).
Da una parte, secondo Il Giornale, in corso di stesura del piano industriale sarebbero emerse delle divergenze di vedute sull’entità degli investimenti da effettuare, con i soci che si sarebbero trovati a dover sborsare una cifra non lontana da 3 miliardi di euro in più di quanto inizialmente preventivato per rinnovare una rete fissa ormai attempata.
Probabilmente i costi lieviteranno e si dovrà spendere più del previsto per la fibra e il decomissionig del rame. Però in questo momento la cosa importante è scavare. Il tempo stringe e Fibercop deve correre per rispettare i tempi del PNRR. La deadline del Piano Italia 1 Giga e di 5G Italia backhaul è fissato a giugno 2026. Non c’è tempo da perdere.
E’ vero che anche l’incidente di percorso dell’emendamento che voleva introdurre l’obbligo di switch off, poi ritirato, ha creato diverse tensioni.
Cgil e Slc, ‘dimissioni Ad FiberCop preoccupanti’
“Le dimissioni dell’amministratore delegato di FiberCop sono un pessimo segnale. Ci pare evidente che, se i motivi sono effettivamente da ricercarsi in dissidi sulle prospettive aziendali con KKR, i rischi dell’operazione che abbiamo da sempre denunciato si stanno avverando in tempi brevissimi”. È quanto dichiarano il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo e il segretario generale della Slc Cgil Riccardo Saccone a proposito delle dimissioni di Luigi Ferraris.
“Non vorremmo che stia prevalendo l’impostazione ‘minimalista’ del fondo, ovvero – sostiene Saccone – concentrare tutti gli sforzi sulla stesura della fibra, diminuire il debito residuo e realizzare le condizioni per un’uscita profittevole dall’investimento nel più breve tempo possibile. Con buona pace di qualsiasi progetto di innovazione e implementazione dell’intelligenza della rete. Una buona notizia per KKR e per i soci che subentreranno, ma una pessima notizia per l’occupazione e per il Paese”.
Infatti, spiega il segretario generale della Slc, “con questa impostazione rimarrebbe una società che di fatto dovrà gestire la manutenzione dell’infrastruttura limitandosi alla realizzazione di buoni accordi di interconnessione. Una società che di certo non avrebbe bisogno degli attuali addetti, forse neanche della metà. Addio sogni di gloria dunque. E addio anche alla soluzione del problema Open Fiber e alla realizzazione di un’unica infrastruttura: un progetto costoso per FiberCop che evidentemente KKR non ha alcun interesse a sostenere”.
Per Gesmundo “di fatto saremmo davanti a una mera svendita ad un Fondo americano di una infrastruttura strategica in cambio di nulla. Adesso Palazzo Chigi non può più tacere sul rischio sfacelo del settore. Se poi dovesse partire anche la ‘valorizzazione’ di quello che rimane di Tim con un ulteriore ‘spezzatino’ dell’azienda il capolavoro sarebbe completo. Si convochi immediatamente il sindacato – conclude il segretario confederale della Cgil – prima che il danno sia irreparabile”.
Ieri ad esprimere preoccupazione era stato il segretario nazionale della Uilcom Salvo Ugliarolo, rimandando il confronto all’incontro sul tavolo di crisi delle Tlc con i ministri Urso e Calderone fissato per il 12 febbraio.
Il mercato mobile del 2024. Entrate alle stelle, frenata dei download
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Nel 2024, il mercato delle app mobili ha cambiato ancora una volta fisionomia, secondo l’ultimo rapporto pubblicato da SensorTower. Il numero di download ha continuato a contrarsi per il quarto anno consecutivo, ma i ricavi generati dagli acquisti in-app (IAP) e dagli abbonamenti hanno raggiunto quota 150 miliardi di dollari, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.
Una crescita, guidata dai mercati più sofisticati come gli Stati Uniti, da soli in grado di contribuire con 52 miliardi di dollari, che mette in luce un cambio di paradigma: la quantità (almeno nelle intenzioni) lascia il passo alla qualità e alla monetizzazione efficace dell’utente attivo.
Il fenomeno più rilevante è il declino del predominio dei giochi come motore principale di guadagni: sebbene i videogame continuino a generare oltre 80 miliardi di dollari, con una crescita del 4% rispetto al 2023, sono le app non-gaming a dominare il palcoscenico. Le categorie di intrattenimento, produttivitàe foto/video hanno tutte registrato aumenti significativi, con gli utenti sempre più disposti a investire su contenuti premium e funzioni avanzate. Gli IAP delle app non-gaming hanno infatti raggiunto 14 miliardi di dollari in un solo anno, superando di gran lunga il ritmo di crescita dei giochi.
Nonostante il rallentamento del tempo trascorso sui dispositivi mobili in mercati maturi come Stati Uniti e Giappone, gli sviluppatori stanno sfruttando al massimo ogni minuto catturato dagli utenti. L’aumento della fiducia nei pagamenti digitali ha portato a una maggiore penetrazione di modelli di abbonamento e microtransazioni, trasformando il tempo passato sui dispositivi in valore economico diretto. In questo scenario, l’attenzione non è più semplicemente un obiettivo: è una moneta da investire e far fruttare.
Il nuovo volto della monetizzazione mobile
Un dato particolarmente interessante è l’ascesa delle app di intelligenza artificiale, come ChatGPT, che ha registrato una crescita del 209% su base annua, posizionandosi come il sottogenere con l’espansione più rapida; la tendenza non solo evidenzia l’entusiasmo per la tecnologia AI, ma apre nuove prospettive per la monetizzazione basata su funzionalità innovative e personalizzate. L’evoluzione delle app non-gaming non si limita però all’intrattenimento: strumenti per la produttività, come Canva e CapCut, stanno ridefinendo l’utilizzo dei dispositivi mobili come piattaforme per la creazione e la condivisione di contenuti professionali.
Inoltre, gli abbonamenti continuano a rappresentare una delle principali leve di crescita. Servizi di streaming come Netflix e Disney+ dominano il mercato con modelli di business consolidati, ma affrontano una concorrenza sempre più agguerrita. Sul fronte dei social media, TikTok – vedremo, poi, come andranno le cose negli Stati Uniti – ha dimostrato come un modello di monetizzazione innovativo possa rivoluzionare l’industria, introducendo acquisti in-app per funzioni come le donazioni ai creatori o la promozione dei contenuti.
Mercati emergenti e opportunità globali
Nei mercati consolidati, come Stati Uniti e Giappone, il tempo trascorso sui dispositivi mobili ha mostrato segni di stabilizzazione, segno che l’attenzione degli utenti ha ormai raggiunto un punto di saturazione. Eppure in queste stesse aree la spesa pro capite per le app continua a crescere, e i consumatori sono sempre più propensi a sottoscrivere abbonamenti o effettuare acquisti in-app. Gli Stati Uniti, in particolare, si confermano leader assoluti, con un contributo di 52 miliardi di dollari ai ricavi globali del settore mobile.
In parallelo, i mercati emergenti offrono prospettive completamente diverse, caratterizzate da un aumento sostenuto del volume di download. Indonesia, Cina continentale e Messico hanno registrato una crescita positiva su base annua, in controtendenza rispetto al declino generale dei download globali; l’espansione in queste regioni è sostenuta da una crescente adozione degli smartphone, una connettività sempre più accessibile e una penetrazione delle app che risponde alle esigenze locali, come servizi finanziari digitali, social media e strumenti di comunicazione. L’India, in particolare, domina la classifica mondiale per numero di download.
Le differenze tra mercati maturi ed emergenti creano un equilibrio dinamico che offre opportunità sia per gli sviluppatori che per gli investitori: le economie emergenti rappresentano una piattaforma ideale per testare nuove strategie di acquisizione degli utenti, grazie ai volumi elevati e a costi inferiori di accesso, mentre allo stesso tempo le regioni mature, pur caratterizzate da una crescita più lenta, offrono ricavi più stabili e prevedibili, ideali per le applicazioni che puntano su modelli di abbonamento o funzionalità premium.
In questo contesto, ottimizzare l’accesso alla connettività diventa cruciale. Strumenti come il comparatore di SOSTariffe.it, che permettono di confrontare le offerte di telefonia mobile, possono essere determinanti per scegliere piani tariffari convenienti e in linea con le esigenze di consumo dati per le app mobili in continua evoluzione. L’espansione globale del settore mobile non è solo una questione di volumi, ma di adattamento alle specificità regionali.
Addio agli antivirus (di terze parti)
Se i dati raccolti da SensorTower mostrano una crescita dei ricavi guidata dalle app di social media, streaming e produttività, un’altra dimensione altrettanto importante è rappresentata dall’evoluzione dell’ecosistema tecnologico che circonda queste applicazioni. Lo sviluppo delle reti 5G, ad esempio, sta trasformando l’esperienza d’uso, rendendo più fluidi i servizi in tempo reale e aprendo la strada a nuove tipologie di app che richiedono elevate capacità di connessione, come quelle di realtà aumentata e virtuale.
Inoltre l’attenzione si sta spostando verso le app che promuovono la sostenibilità e il benessere. La crescita delle applicazioni dedicate alla salute e al fitness – che hanno fatto registrare incrementi costanti – dimostra come il mobile non sia più solo un mezzo per l’intrattenimento o la produttività, ma anche uno strumento per migliorare la qualità della vita. App come Strava o MyFitnessPal hanno trovato una nicchia di mercato solida, offrendo agli utenti la possibilità di monitorare e ottimizzare le proprie abitudini quotidiane. Altrove non va così bene: le app di antivirus e VPN, un tempo essenziali per gli utenti, hanno subito una riduzione drastica nei download, con un calo del 32% rispetto all’anno precedente. Anche le applicazioni di gestione file hanno subito un significativo declino (-24% YoY), indicando che i consumatori stanno gradualmente spostando le loro preferenze verso strumenti più integrati e seamless offerti dai sistemi operativi stessi.
Un’altra frontiera emergente è quella delle soluzioni educative e linguistiche. App come Duolingo, con un aumento dei ricavi del 31%, stanno riscrivendo il modo in cui le persone apprendono, rendendo l’istruzione più accessibile e scalabile su scala globale e integrando intelligenza artificiale e gamification per offrire esperienze personalizzate.