AI e fitness, l’allenamento smart è con le app

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Se il fitness, fino a pochi anni fa, era considerata principalmente un’attività ricreativa, oggi è una parte fondamentale del benessere psicofisico delle persone, irrinunciabile per motivi di salute, ricreativi, estetici, di sollievo dallo stress quotidiano.

A facilitare questa crescita – basta un’occhiata ai numeri del settore per comprendere come il business continui a diventare sempre più appetibili – ci sono stati soprattutto tre fattori: l’introduzione di Internet a banda larga (su SOSTariffe.it si possono confrontare in qualsiasi momento le offerte più interessanti), che permette a chiunque di ricevere contenuti audio e video in tempo reale, anche ad altissima definizione; l’affermazione dello smartphone e delle relative app, ideali per organizzare percorsi di coaching personalizzati anche per chi è pigro e non ha voglia, tempo o denaro per andare in palestra con un personal trainer; e infine, anche se si tratta di un effetto collaterale, il periodo del COVID-19, che ha costretto milioni di persone a rimanere a casa e a cambiare le proprie abitudini, provando per la prima volta lo «smart fitness» rimanendone conquistato. E ora anche l’intelligenza artificiale (AI) promette di cambiare le carte in tavola.

I numeri del settore

Nel 2023, come mostrano i dati di SensorTower, il mercato del fitness in Europa ha raggiunto un fatturato di circa 28 miliardi di euro, con oltre 63 milioni di iscritti a ciò che non si può più definire semplicemente “palestra” o “centro sportivo”, ma anche un numero crescente di app, anche AI-driven, che stanno rivoluzionando il modo in cui gli utenti pianificano e gestiscono i propri allenamenti. La pandemia ha anche portato un aumento esponenziale dell’uso di app per l’allenamento e di dispositivi indossabili (i famosi wearable) che monitorano le prestazioni degli utenti.

Diverse app basate sull’intelligenza artificiale – come BodBot, LazyFit e Ladder – sono tra le ultime protagoniste di questo cambiamento: nel secondo trimestre del 2024, negli Stati Uniti i loro ricavi in-app sono aumentati del 28%, mentre i download e gli utenti attivi mensili sono cresciuti rispettivamente del 59% e del 34% rispetto all’anno precedente. Le applicazioni di fitness con intelligenza artificiale hanno rappresentato il 35% del market share degli utenti attivi, ma hanno dominato i download con il 55% del totale.

La nuova ondata delle app intelligenti

BodBot è una delle app pionieristiche nel settore del fitness AI. Si distingue per la capacità di creare piani di allenamento altamente personalizzati in base ai dati biometrici degli utenti, come frequenza cardiaca e consumo calorico. L’AI di BodBot adatta in tempo reale l’intensità degli esercizi, minimizzando i rischi di infortunio​.

Con un algoritmo che ottimizza ogni sessione in base alle esigenze individuali, BodBot offre anche feedback visivi e audio per correggere la postura e migliorare l’efficacia degli esercizi. LazyFit, invece, si concentra su un pubblico che ha bisogno di allenamenti a basso impatto, rendendola ideale per persone con limitazioni fisiche o che si stanno riprendendo da infortuni.

Con diverse opzioni di esercizi seduti o a letto, l’app offre flessibilità massima, pur garantendo risultati tangibili; nonostante la sua enfasi su programmi molto semplici, LazyFit ha visto una crescita impressionante nel 2Q24, con oltre il 50% dei download provenienti da campagne pubblicitarie pagate, dimostrando la sua volontà di investire in acquisizione di utenti.

Infine Ladder, un’app orientata a un pubblico di atleti e professionisti, che propone allenamenti intensivi guidati da coach virtuali. Ogni programma è ottimizzato dall’AI per monitorare le performance e fornire una guida personalizzata in tempo reale. Gli utenti possono scegliere tra diversi stili di allenamento e accedere a una comunità virtuale, dove possono confrontarsi (e confrontare i loro risultati) con altri membri.

Perché l’intelligenza artificiale si sposa bene con il fitness

Il primo vantaggio dell’IA nelle app di fitness è la personalizzazione: le app sfruttano algoritmi di AI per analizzare dati biometrici, obiettivi personali e abitudini degli utenti, creando programmi di allenamento su misura.

Attraverso questi dati – che possono includere la frequenza cardiaca, il consumo calorico e i movimenti dell’utente – l’AI è in grado di ottimizzare ogni sessione, adeguando il tipo e l’intensità degli esercizi in base alle condizioni fisiche attuali della persona. In questo modo non solo si massimizzano i risultati, ma si riducono al minimo il rischio di sovraccarichi o errori tecnici, che spesso portano a infortuni.

Un altro vantaggio fondamentale dell’intelligenza artificiale nel fitness è il monitoraggio in tempo reale. Grazie all’integrazione con dispositivi indossabili come orologi smart o braccialetti fitness, l’AI può raccogliere e analizzare i dati biometrici durante l’allenamento, fornendo feedback immediato agli utenti e ottimizzando ogni esercizio sulla base delle loro performance effettive, ad esempio correggendo un movimento sbagliato o segnalando quando qualcosa non va, ad esempio, coi battiti cardiaci – e quindi è il caso di rallentare l’esecuzione o aumentare il tempo di recupero – o segnalando quando si raggiunge la soglia aerobica.

Tutto questo aiuta a capire come l’AI abbia un ruolo da ricoprire nella prevenzione degli intortuni, attraverso l’analisi della forma fisica e della postura durante l’esecuzione degli esercizi. Grazie a sensori avanzati e tecniche di riconoscimento dei movimenti, l’AI è in grado di rilevare squilibri muscolari o errori posturali che potrebbero portare a lesioni.

Infine, l’AI aiuta a mantenere alta la motivazione degli utenti: chatbot e assistenti virtuali possono creare sfide personalizzate, tracciando i progressi dell’utente e trasformando l’allenamento in un’esperienza interattiva e coinvolgente. Si tratta insomma di un altro aspetto della “gamification” che può spingere anche i più restii all’attività fisica a mettersi alla prova, magari lasciando perdere per un’oretta il controller della loro console di gioco.

Ambienti virtuali dove allenarsi (e confrontarsi)

Una delle più promettenti novità nell’AI-driven fitness è l’uso della realtà virtuale (VR) e della realtà aumentata (AR) per creare ambienti immersivi dove gli utenti possono allenarsi in scenari virtuali stimolanti: ad esempio, gli utenti possono trovarsi in una palestra virtuale o simulare un’escursione in montagna.

Poi ci sono, come si è visto, il biofeedback avanzato, reso possibile da sensori sempre più sofisticati integrati nei dispositivi indossabili e da algoritmi più precisi per interpretare i dati, e la crescita delle community virtuali. LazyFit, Ladder e le altre app stanno creando piattaforme dove gli utenti possono allenarsi insieme in ambienti virtuali, scambiarsi consigli e ricevere supporto motivazionale dagli assistenti (virtuali anch’essi, s’intende): spazi che non solo incentivano la costanza nell’allenamento, ma creano anche una rete sociale attorno all’attività fisica, rendendo l’esperienza più collettiva e meno isolata​. Perché sì, gli algoritmi sono potenti, ma forse nulla è in grado di vincere la pigrizia come il sostegno reciproco di altri umani che faticano.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/ai-e-fitness-lallenamento-smart-e-con-le-app/508668/




Smart mobility, Suigo (INWIT): ‘Comuni la vogliono, ma poi 40% di dinieghi a nuove torri’

“Quattro Comuni italiani su cinque sono favorevoli alla smart mobility, ma poi nel 40% dei casi registriamo dinieghi e problemi nella realizzazione di nuove torri nell’ambito del ‘Piano Italia 5G’: Questo è un paradosso che va superato per dispiegare tutti i vantaggi di una copertura capillare del territorio in 4G e 5G”.  Lo ha detto Michelangelo Suigo, Direttore Relazioni Esterne, Comunicazione e Sostenibilità di INWIT, intervistato a margine del suo intervento a ComoLake 2024 – The Great Challenge, nel panel “Trasporti e logistica tra intermodalità e sensoristica delle reti”.

[embedded content]

“Con oltre 24mila torri dislocate capillarmente sul territorio italiano (una torre ogni tre km, che diventa ogni 5-600 metri in città) e oltre 500 coperture dedicate per location indoor DAS (Distributed Antenna System), INWIT ha infrastrutture digitali e condivise che abilitano la connettività 4G e 5G multi-operatore in quasi 5.000 km di autostrade, 1.000 km di gallerie stradali e autostradali, 900 km di TAV e oltre 40 km di metropolitane italiane, come la linea M4 di Milano, prima metropolitana completamente coperta dal 5G in Italia”, ha detto Suigo.

“La Smart Mobility aiuterà a ripensare i trasporti della vita di tutti i giorni – ha aggiunto Suigo -, ma questo sarà possibile solo se le sfide legate all’implementazione di queste infrastrutture saranno accompagnate anche dagli enti locali. L’espansione delle reti mobili e l’installazione di nuove torri richiedono che le importanti semplificazioni normative già adottate a livello nazionale siano recepite in tutti i territori e comuni.  Perché, ad esempio, l’esecuzione degli interventi del Piano Italia 5G – Densificazione del PNRR nelle aree in digital divide, sta registrando oltre il 40% di dinieghi e ostacoli”.

Una ricerca dell’Osservatorio “Connected Car & Mobility” della School of Management del Politecnico di Milano ha evidenziato che, a fine 2023, in Italia si contano 16,9 milioni di auto connesse, il 42% del parco circolante, uno ogni quattro abitanti.

Il tema Smart Mobility è considerato fondamentale o molto rilevante da più di quattro comuni italiani su cinque (83%) con popolazione superiore ai 15mila abitanti.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/smart-mobility-suigo-inwit-comuni-la-vogliono-ma-poi-40-di-dinieghi-a-nuove-torri/508723/




Sanità digitale, Lucio Golinelli (INWIT): ‘5G in più di 100 ospedali con i nostri DAS indoor’

Il ruolo centrale delle tecnologie e della trasformazione digitale per migliorare il funzionamento del sistema sanitario nazionale fra i temi affrontati in occasione del panel “La sanità tra trasformazioni tecnologiche ed esigenze dei pazienti” in occasione di ComoLake 2024.

“INWIT negli ultimi anni ha sviluppato infrastrutture DAS abilitando strutture ospedaliere al 4G e al 5G – ha detto Lucio Golinelli, Commercial Department Director di INWIT – portando le coperture da fuori, outdoor, alle coperture indoor abilitando così in modo molto più profondo oltre cento ospedali, fra i più importanti in ambito nazionale, da Nord a Sud del paese. Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i principali ospedali sono stati coperti in modo capillare arrivando a servire oltre 50.000 posti letto che beneficiano di una rete stabile e veloce, essenziale per una sanità interconnessa. E’ ovvio che questo è un abilitatore di quei servizi 5G all’interno delle strutture sanitarie”.

Sale operatorie coperte in 5G

Per dare un messaggio concreto, tutte le 50 sale operatorie di uno dei più grandi ospedali italiani sono coperte in 5G. E ancora, un cliente da fuori entra in ospedale magari seguendo un’app medicale, prosegue la sua esperienza all’interno della struttura con lo stesso smartphone, andando direttamente allo studio. Vengono quindi abilitati tutti i servizi al cittadino, ma anche quelli che servono al paramedico nello svolgimento del suo lavoro.

Coperture indoor

“La copertura di una sala operatoria è possibile soltanto grazie ad un potenziamento indoor, perché le coperture esterne non penetrano all’interno degli ospedali – aggiunge Golinelli – anche perché le sale operatorie sono di norma blindate”.

Un altro elemento importante dal punto di vista della sicurezza “è di non creare interferenze con le apparecchiature interne, perché chiaramente ci sono apparati che richiedono un’attenzione particolare – aggiunge – in questo siamo all’avanguardia, perché è ovvio che un’interferenza fra le tecnologie mobili 5G, 4G e quelle che sono le strutture interne ospedaliere tradizionali degli apparati medicali non devono assolutamente interferire in alcun caso. E questo è garantito”.    

Ospedali “siti sensibili”

“È importante segnalare che, ad oggi, molte amministrazioni locali classificano gli ospedali come “siti sensibili”, ovvero aree in cui non è consentita l’installazione di macro-siti come le torri di telecomunicazione. Tali restrizioni costituiscono un significativo ostacolo alla digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, poiché i macro-siti rappresentano una tecnologia complementare per la realizzazione di micro-impianti come i DAS, fondamentale per garantire una copertura indoor efficace all’interno degli ospedali”, ha concluso Golinelli.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/sanita-digitale-lucio-golinelli-inwit-5g-in-piu-di-100-ospedali-con-i-nostri-das-indoor/508496/




Smartphone, il mercato continua a crescere nel terzo trimestre trainato dai modelli AI

Il mercato globale degli smartphone continua a crescere con 316,1 milioni di pezzi globali nel trimestre giugno-settembre, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rende noto IDC, aggiungendo che si tratta del quinto trimestre consecutivo di crescita dopo una serie di trimestri più deboli e ben al di sopra dei 285,4 milioni di pezzi venduti nel secondo trimestre dell’anno.

Il terzo trimestre è stato positivo per tutti i produttori, eccezion fatta per Samsung. La casa sudcoreana è stata l’unica fra i top 5 a registrare un dato negativo di crescita anno su anno, mentre i rivali cinesi hanno vissuto un periodo alquanto roseo.

Ma in realtà Samsung ha venduto 1,7 milioni di smartphone in meno nel terzo trimestre, con una flessione del 18,3%. C’è però da dire che nella fascia alta ha continuato a crescere, grazie ai Galaxy AI, che hanno contribuito a migliorare le vendite nella gamma alta di prodotto.

Parlando di smartphone premium, Apple ha consolidato la sua posizione di secondo attore nel mercato, con la sua quota del terzo trimestre appena dietro Samsung al 17,7% sulla scia di 56 milioni di dispositivi spediti; sono quasi 2 milioni in più rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso.

La quota di mercato di Apple è in realtà diminuita anno su anno, ma un decimo di punto percentuale è poco per cui entusiasmarsi.

Gli analisti di IDC hanno evidenziato il lancio della nuova gamma di iPhone 16 a settembre e la forte domanda per i precedenti modelli di iPhone come fattori chiave per la crescita delle spedizioni.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/smartphone-il-mercato-continua-a-crescere-nel-terzo-trimestre-trainato-dai-modelli-ai/508413/




Vestager a Key4biz: “Starlink? “Puntare su tecnologie Ue, come Galileo e Copernicus”

Al termine della riunione ministeriale G7 su Tecnologie e Digitale abbiamo chiesto a Margrethe Vestager, Commissaria europea per la Concorrenza, con delega alla politica digitale, sia un bilancio sulla ministeriale (“è stato un successo e ha mostrato il lato più efficace dell’Italia“) sia se una possibile entrata nel mercato italiano di Starlink con i fondi del PNRR potrebbe portare a una nuova gara? Ci ha risposto “Non ho dettagli su Starlink. Come Unione Europea dobbiamo spingere di più per implementare la tecnologia satellitare europea. Con Galileo e Copernicus offriamo un grande servizio a tutto il mondo. Ci sono stati dei ritardi, ma bisogna fare di più per produrre satelliti e in questo senso le tecnologie statunitensi forniscono una spinta agli sviluppi europei”.

[embedded content]

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/vestager-a-key4biz-starlink-puntare-su-tecnologie-ue-come-galileo-e-copernicus/508215/




Telco e TowerCo pro-consolidamento. ‘Starlink? Satellite complementare, non la temiamo’

In Italia gli operatori (Tim e Iliad) e le TowerCo (INWIT e Cellnex) sono generalmente favorevoli al processo di consolidamento in atto nella industry delle Tlc e non temono lo “spauracchio” Starlink, visto che considerano il satellite un mero “complemento” di tecnologie più performanti come la fibra e il 5G. E’ quanto emerge dal panel “Telecomunicazioni tra reti e servizi” che si è tenuto oggi alla Conferenza ComoLake2024.

Labriola (Tim): ‘Ok consolidamento, ma partiamo dall’Italia’

Il consolidamento nelle tlc è “un must have, lo ripeto da anni ma creare un operatore paneuropeo passa prima dal consolidamento del mercato domestico”, ha detto Pietro Labriola, aggiungendo però che secondo un report HSBC l’Italia è il paese peggiore in Europa come ROI nel settore Tlc, a causa del numero eccessivo di operatori, dell’andamento dei prezzi, del costo dell’infrastruttura in particolare dell’asta frequenze 5G. Difficile, quindi, investire per mancato ROI, figurarsi andare a competere all’estero.“Vedo con favore l’operazione Fastweb-Vodafone ma non sarà quello a migliorare il mercato” aggiunge.

Labriola, ‘Benvenuto Musk se gioca con le stesse regole’

Per quanto riguarda Starlink, Labriola è netto. L’ipotesi che Starlink, la tecnologia satellitare di Elon Musk possa competere con gli operatori italiani di tlc non fa paura ma l’ad di Tim Pietro Labriola si scalda sul tema e mette un punto: “qualunque tecnologia è benvenuta purché si abbiano le stesse regole”. E ricorda che Tim “ha l’obbligo di intercettazione, l’obbligo di avere un customer care aperto 24/24 ore con un operatore umano, deve fornire il servizio di controllo delle coste italiane, e ci hanno fatto investire 2,4 miliardi sulle frequenze 5G per le quali ad oggi non c’è ancora nessun ritorno economico: se equipariamo le regole ci possiamo sedere al tavolo. Va bene correre contro Marcell Jacobs ma almeno non con le infradito”. “Chiunque venga a competere in Italia – conclude – paghi le tasse in Italia e assuma persone sul nostro territorio nazionale”.

Per Diego Galli, direttore generale di Inwit, “le torri rappresentano ancora il modello più efficiente ed efficace, quella satellitare è una tecnologia complementare” e nello stesso modo la pensa Federico Protto, ad di Cellnex Italia che ricorda che gli operatori delle torri offrono anche la “copertura capillare indoor, tutto questo patrimonio non è minacciato”.

 Levi (Iliad): ‘Vodafone-Fastweb potenziali rischi antitrust’

Per l’ad di Iliad Italia Benedetto Levi invece ci sono “tanti significati alla parola ‘consolidamento’” e soprattutto “non è la soluzione a tutti i mali”. Però secondo Levi è “la strada giusta”, tanto più che Iliad è il quinto operatore europeo. In caso di un consolidamento nazionale, Levi vede Iliad sempre e comunque come un cacciatore e mai come una possibile preda, questo anche nel caso di un ipotetico merger con Tim. “L’unione tra Vodafone e Fastweb presenta potenziali rischi, come ha rilevato l’Antitrust”, aggiunge Levi.

Per quanto riguarda Starlink, Levi dice che Iliad è l’operatore meno impattato dall’azienda di Musk, visto che Iliad non tira la fibra. “Paura di Starlink? No. Il satellite è complementare”.

Protto (Cellnex): ‘Bene consolidamento delle reti per maggior densificazione a favore del 5G’

Favorevole al consolidamento anche Federico Protto, ad di Cellnex, inteso però come: “Consolidamento delle reti, e non degli operatori – ha detto – che permetta di liberare efficienze e ottimizzare la densificazione (delle antenne ndr) a favore del 5G”.

Galli (INWIT): ‘Infrastrutture digitali volàno per 5G e soluzioni smart city, smart rural e riduzione del digital divide’

“E’ importante evidenziare il valore delle infrastrutture – ha detto il Direttore generale di INWIT Diego Galli – che hanno bisogno di soldi lungo tutta la filiera. E’ necessario attribuire il giusto valore a quello che sta dietro all’uso dello smartphone, che però costa soltanto pochi euro al mese”.

Le difficoltà non sono poche, con un 42% di dinieghi sul fronte della permissistica, percentuale che fa lievitare non poco i costi di realizzazione delle nuove reti 5G.

Le infrastrutture digitali e condivise sono il volano per lo sviluppo del 5G e per la riduzione del digital divide. È questo il senso dell’intervento di Galli.

 “Le nostre oltre 24mila torri e i nostri oltre 500 apparati per coperture dedicate multi-operatore DAS per location indoor sono oggi infrastrutture digitali condivise, in grado cioè di servire contemporaneamente più operatori e più tecnologie: il modello della sharing economy porta efficienza industriale, finanziaria ed ambientale nella catena del valore – ha detto Galli -: maggiore efficienza economica ed industriale per i nostri clienti, gli operatori di tlc, e poi maggiore efficienza ambientale, con minore utilizzo di risorse, minor utilizzo del terreno, minore produzione di CO2. Per questo definiamo il nostro modello di business intrinsecamente sostenibile”.

INWIT, piano investimenti per 800 milioni al 2026 

“Stiamo crescendo e questo è possibile perché investiamo – ha ricordato Galli -. Abbiamo un piano di investimenti da 800 milioni al 2026 concentrato su infrastrutture digitali e condivise che abilitano lo sviluppo del 5G con la realizzazione di nuove torri (oltre 900 solo nel 2023) e di infrastrutture per location indoor DAS (Distributed Antenna Systems). Abbiamo già abilitato la connettività multi-operatore anche in 5G in oltre 100 ospedali e 10 campus universitari, diversi musei (tra cui Maxxi e Museo Nazionale Etrusco), centri commerciali, edifici storici come la Corte di cassazione e luoghi iconici come Borgo Egnazia, sede del G7. Le infrastrutture digitali e condivise di INWIT coprono oltre 40 chilometri di metropolitane, tra cui la linea blu M4 appena completata a Milano, la prima completamente in 5G in Italia, e circa 1.000 chilometri di tunnel stradali e autostradali in tutto il Paese”.

 “Le tecnologie come 5G, IoT e intelligenza artificiale contribuiranno a trasformare il nostro paese che è destinato a diventare sempre più “smart”: intelligente significa sostenibile, efficiente e innovativo – ha aggiunto Galli -. È questa logica che ci porta a investire nei progetti di smart city come Roma 5G e i 551mila mq dei campus di Fiera Milano e a realizzare progetti per promuovere lo sviluppo dello smart rural che rendono le aree interne del nostro Paese più digitali e sostenibili, con impatti concreti a tutela della biodiversità come, ad esempio, i progetti di monitoraggio incendi e della qualità dell’aria sviluppati assieme a Legambiente e WWF che prevedono l’equipaggiamento delle nostre torri con videocamere e gateway dotati di intelligenza artificiale”.

 “Coerentemente con il nostro ruolo di “abilitatore della digitalizzazione”, il nostro piano industriale e di sostenibilità di INWIT include l’obiettivo di contribuire alla riduzione del digital divide, favorendo lo sviluppo economico e l’inclusione sociale attraverso la realizzazione del Piano Italia 5G del PNRR che mira a portare la connettività in 1.385 aree bianche, oggi a fallimento di mercato”, ha concluso Galli.

Fibercop, Ferraris: 13 miliardi di investimenti in 5 anni per fibra

“Fibercop è un operatore cruciale a supporto del Paese, può assicurare connettività e sostenere l’innovazione, abilitando la transizione tecnologica. Sono previsti 13 miliardi di investimenti nei prossimi 5 anni, per completare la posa della fibra in Italia e fare il salto definitivo con una rete orientata nel futuro”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fibercop, Luigi Ferraris. Ferraris ha evidenziato la necessità di una “presenza capillare sul territorio e distribuita”, anche per sostenere i data center che vengono stabiliti anche lontano dai grandi centri abitati.

“La nostra rete – ha aggiunto – deve essere pervasiva, integrandola con tecnologie complementari, come i satelliti che possano assicurare copertura completa del Paese. La rete deve essere anche sicura in un contesto che vede crescenti minacce cyber”, ha concluso.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/telco-e-towerco-pro-consolidamento-starlink-satellite-complementare-non-la-temiamo/508142/




Italia 1 Giga, Butti a Key4biz: ‘Non c’è solo Starlink. Interesse del Governo a usare satellite anche di aziende italiane’

Il salvagente di Starlink per salvare il Piano Italia 1 Giga, che (ormai è evidente) non riuscirà a rispettare i tempi serrati di copertura in scadenza a giugno del 2026. Se ne parlava da mesi e oggi il governo apre alla sperimentazione del satellite con Elon Musk per salvare il progetto banda ultralarga del PNRR, in forte ritardo: contatti e riunioni tecniche tra le strutture di Palazzo Chigi e Starlink, la società che utilizza satelliti a orbita bassa per le connessioni Internet, stanno per condurre a test pilota in tre Regioni, una al Nord, una al Centro e l’altra al Sud. A dirlo è Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, in un’intervista al Sole 24 Ore.

Il direttore di Key4biz Luigi Garofalo ha chiesto direttamente oggi a Cernobbio a margine dei lavori del G7 al Sottosegretario Alessio Butti: “Anche Musk ha intenzione di investire in Italia con la connettività satellitare.
Se FiberCop e Open Fiber non dovessero completare i progetti PNRR per portare la fibra nelle aree grigie, il governo potrebbe indire una nuova gara per gli operatori satellitari, come Starlink?”
.

Butti a Key4biz: ‘Tecnologia satellitare interessante, anche soggetti italiani’

“Noi stiamo lavorando con caparbietà e anche con creatività per consentire sia a Open Fiber sia a Fibercop di raggiungere gli obiettivi fissati per giugno 2026. Il governo è molto attento alla tecnologia satellitare, ma non parlerei di marchi, loghi o di società. La tecnologia sarà performante anche a livello europeo nel prossimo futuro e penso che potrà essere utile anche a noi per estendere il più possibile la connettività sempre di concerto con l’FTTH e l’FWA. Devo precisare che ci sono anche dei soggetti italiani che stanno facendo tecnologia satellitare in modo interessante”.

[embedded content]

Butti: ‘Italia 1 Giga elemento chiave del PNRR’

“Il Piano Italia a 1 Giga è un elemento chiave del nostro impegno nel Pnrr e siamo consapevoli dell’importanza di raggiungere il target previsto per il 2026”, dice Butti nell’intervista al Sole 24 Ore. “Il Dipartimento per la trasformazione digitale, di cui mi avvalgo, sta lavorando con impegno per sostenere gli operatori aggiudicatari ed Infratel nella realizzazione del Piano con l’obiettivo di semplificare e accelerare i lavori. – aggiunge il sottosegretario – A settembre, gli operatori hanno complessivamente raggiunto il traguardo di 1 milione di civici collegati (su un totale di 3,5 milioni dia collegare ndr). Visti i ritardi degli operatori, il Governo sta esplorando opzioni che possano contribuire a garantire connettività nell’immediato. Con riferimento alle aree più remote, stiamo valutando con Starlink e altri operatori l’integrazione della tecnologia satellitare come complemento alle infrastrutture esistenti. Nel caso specifico di Starlink, sono in corso delle interlocuzioni con alcune Regioni italiane – del Nord, del Centro e del Sud – per sperimentare la fornitura di un ‘servizio space-based’ rivolto ad aree remote o prive di infrastrutture terrestri”.

Il Piano Italia a 1 Giga

In base agli ultimi dati diffusi da Infratel, sono 1 milione i civici connessi nelle aree grigie, pari al 29% su un totale di poco più di 3,5 milioni di civici da raggiungere. E a inizio settembre la nuova consultazione sui civici di prossimità (QUI I DETTAGLI) per aggiornare la mappatura delle zone oggetto del bando aggiudicato Open Fiber e Fibercorp.

Obiettivo della mappatura – si legge nell’avviso Infratel – è verificare se i civici di prossimità, comunicati ad Infratel in data 31 agosto, sinora mai sottoposti agli operatori di mercato, siano oggetto di investimenti già attuati o siano inseriti in piani di sviluppo privati entro il 30 giugno 2026 idonei a garantire una velocità di connessione in download di almeno 300 Mbit/s nell’ora di picco del traffico. E ciò al fine di definire lo stato dei civici in linea con la decisione della Commissione europea sugli aiuti di Stato nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga. La consultazione si è conclusa il 7 ottobre, da cui emerge che Fibercop ha .

Ritardi PNRR troppo ampi

Ma al di là della diatriba sui civici di prossimità, c’è un dato che salta agli occhi: i tempi del PNRR sono troppo stretti, manca un anno e mezzo per la scadenza del giugno 2026 e gli obiettivi sono irraggiungibili ai ritmi di copertura che si stanno registrando. Né Open Fiber né Fibercop, però, pur avendo ottenuto i fondi del PNRR, sembrano in grado di chiudere i lavori nei tempi previsti, anche perché per farlo bisognerebbe rendicontare il tutto ben prima del giugno 2026, con un’ulteriore riduzione dei tempi a disposizione per completare gli scavi e i collegamenti FTTH previsti dal piano.

Starlink salvagente del PNRR?

Il fatto è che Starlink, ma anche altri operatori – come precisato nell’intervista odierna dal Sottosegretario Butti – potrebbe in teoria già coprire con il satellite (o in parte con altre tecnologie come l’FWA) le aree non raggiunte dalla fibra.

Starlink potrebbe, ad esempio, finanziare l’acquisto della parabola, con un voucher di 200-300 euro.

Tuttavia, con ogni probabilità sarebbe necessario fare una nuova gara con i fondi del PNRR per non incorrere nello stop della Commissione Ue e nei ricorsi dei competitor esclusi dalla partita.

Nuova gara ma con quali fondi?

Il Governo potrebbe decidere di indire un nuovo bando di copertura per i civici scoperti nelle Aree Grigie, usando i fondi del PNRR avanzati dal precedente bando Italia 1 Giga, pari a circa un miliardo di euro.

In tutto si potrebbe trattare di circa 500mila civici nelle aree grigie da coprire usciti dalla porta ma che potrebbero rientrare dalla finestra del PNRR con il ‘tesoretto’ di 1,5 miliardi rimasto nella disponibilità del Dipartimento per la Trasformazione Digitale dopo l’assegnazione dei bandi Italia 1 Giga e Italia 5G.

Piano BUL: nel 2023 raggiunta quota 5950 comuni, ma si fanno poche attivazioni

Oltre alle Aree grigie, i ritardi di copertura riguardano anche il Piano BUL e le aree bianche, progetto partito nel 2015 che in teoria avrebbe dovuto chiudersi nel 2020.

A fine 2023, si legge su Dday, Infratel Italia ha ufficializzato la disponibilità commerciale dei servizi in 5950 comuni italiani. Al 31 dicembre 2022 erano 4690, con un incremento di nuovi comuni collegati di 1260. Le unità immobiliari raggiunte potenzialmente dalla rete in fibra ottica hanno raggiunto quota 3.397.721, su un totale di 6.286.911 pianificate, pari al 54% del totale. Nel 2022 il numero era 2.332.982, si parla quindi di circa 1 milione di abitazioni in più raggiunte dalla rete in fibra ottica di proprietà pubblica e in concessione a Open Fiber.

Le attivazioni sono sempre bassissime rispetto all’offerta

Cresce anche il numero di unità immobiliari che hanno effettivamente attivato i servizi, anche se si parla di numeri estremamente bassi. Nonostante la copiosa offerta, con un totale di oltre 240 operatori attivi con le proprie offerte nelle aree bianche, se da un lato c’è da registrare sostanzialmente un raddoppio delle linee attive, 240.578 al 31 dicembre 2023, contro le 122.317 a fine dicembre 2022, il tasso di adozione è veramente basso, anche se si considera che si tratta di aree a fallimento di mercato. Anno su anno non migliora nemmeno il tasso di KO delle richieste di attivazione, che rimane fermo al 28%.

In teoria, anche nelle aree bianche il satellite potrebbe arrivare senza grossi intoppi.

Vedremo.

Vedi anche: Connettività satellitare, che cos’è e come funziona. Opportunità o minaccia per le Telco? Intervista a Michele Zorzi (Università di Padova) e Marco Giordani (Università di Padova)

Leggi anche: Il MEF insiste: la rete unica Fibercop-Open Fiber s’ha da fare. Ma KKR è d’accordo?

Italia 1 Giga, AIIP alla Commissione Ue: ‘Ridurre i fondi PNRR, civici a gara diminuiti del 45%’

Italia 1 Giga, la Ue contro la distorsione del mercato. Ma come sarà la nuova mappatura?

Musk spinge sull’Italia, Meloni al bivio: Starlink o le Telco?

Starlink, l’accordo satellitare con Telespazio piace al Governo (ma un po’ meno alle telco)

Piano Italia 1 Giga e ‘civici adiacenti’: civici distanti un’occasione per Starlink?

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/italia-1-giga-butti-a-key4biz-non-ce-solo-starlink-interesse-del-governo-a-usare-satellite-anche-di-aziende-italiane/508056/




Open Fiber quanto vale? Numeri discordanti e nodo concorrenza

Quanto vale davvero Open Fiber? Il Sole24Ore di sabato ha fatto il punto sull’operatore in fibra, che ha chiuso il 2023 con ricavi di 582 milioni di euro, a fronte di un EBITDA di 240 milioni e una perdita di 289 milioni, su cui pesano gli oneri finanziari e gli ammortamenti legati ai maggiori investimenti.

Nonostante 8 miliardi di euro di investimenti, la società rimane in perdita e dipende ancora da finanziamenti bancari, con un’esposizione superiore a 6 miliardi, a cui dovrebbe aggiungersi una nuova linea di credito per 1,1 miliardi.

ll nodo della valutazione di Open Fiber vede numeri discordanti

Nel bilancio di Open Fiber Holdings, la società è valutata 3,95 miliardi a fine 2023, basandosi sul criterio del costo.

Invece, nel bilancio di CDP Equity, il valore del 60% di Open Fiber è stato ridotto a 1,37 miliardi, portando la valutazione complessiva al 100% a 2,27 miliardi.

Nel bilancio consolidato di CDP, dopo una svalutazione di 253 milioni, la partecipazione è stata registrata a 1,2 miliardi pari a un valore complessivo di 2 miliardi per il 100% della società.

Macquarie ed Enel

Macquarie ha investito 2,2 miliardi per rilevare da Enel il 40% di Open Fiber e spera in una valutazione complessiva di 5,5 miliardi in caso di un futuro accordo. C’è da dire però che la creazione della rete unica, proposta da CDP e MEF, è ostacolata da ritardi che riducono le sinergie e i potenziali vantaggi per TIM e KKR. 

In pratica, Enel ha fatto un affare, cedendo la sua quota del 50% a CDP e Macquarie per un totale di 2,733 miliardi di euro e una plusvalenza di 1,763 miliardi.

Sempre il Sole 24 Ore, ha reso noto che l’esborso complessivo di CDP negli anni è di 1,6 miliardi, mentre Macquarie ha versato finora 2,199 miliardi a Enel per rilevare il 40% dell’azienda.

Sinergie in calo col passare del tempo

Più il tempo passa e minori sono le sinergie perché aumentano le parti di rete concorrenti fra loro e quindi sovrapponibili. Il fattore tempo è quindi importante.

C’è da dire che la copertura delle aree grigie, 2,2 milioni di civici per un finanziamento di 1,8 miliardi di euro per Open Fiber (di questi 540 milioni sono già stati anticipati), deve essere completata entro il giugno del 2026.

Sullo sfondo la partita della rete unica, con una questione latente ma aperta di carattere antitrust: Fibercop sta forse aiutando Open Fiber, per trovare un accordo sulla fusione?

Leggi anche: Italia 1 Giga e la saga dei numeri civici di prossimità di Open Fiber

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/open-fiber-quanto-vale-numeri-discordanti-e-nodo-concorrenza/507968/




L’UE investe 865 milioni di euro in 5G e fibra

L’impegno fa parte del programma CEF Digital in corso della Commissione, il cui obiettivo principale è supportare e catalizzare gli investimenti, pubblici e privati, nelle infrastrutture di connettività digitale di comune interesse europeo.

In cima alla lista per i finanziamenti ci sono le reti. E non potrebbe essere altrimenti, visto l’obiettivo della Commissione per il 2030 di fornire sostanzialmente a tutti in Europa una copertura di rete 5G e gigabit entro la fine del decennio.

5G, priorità Ue: Progetti su larga scala, edge e cloud

In particolare, la Commissione sta cercando di cofinanziare progetti su larga scala che spingeranno l’implementazione di reti gigabit e 5G autonome, nonché l’integrazione di capacità di edge cloud e computing in settori verticali come sanità, produzione, trasporti e logistica.

Anche le reti backbone vengono prese in considerazione; la Commissione sta parlando di nuove implementazioni e aggiornamenti significativi, esaminando i cavi sottomarini e il calcolo quantistico. Il terzo filone del programma riguarda l’implementazione di quelle che la Commissione definisce piattaforme digitali operative per le infrastrutture di trasporto o energetiche.

“Migliorare la nostra connettività è di importanza strategica nell’UE. E con questo secondo programma di lavoro puntiamo a connettere più cittadini e aziende e a lanciare infrastrutture di connettività più innovative”, ha detto Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo per un’Europa adatta all’era digitale, in una dichiarazione preconfezionata.

Le aziende desiderose di assicurarsi una parte dei finanziamenti dell’UE non dovranno aspettare a lungo… fino all’apertura del prossimo round del concorso, cioè; l’effettiva assegnazione dei finanziamenti di solito richiede tempo.

La Commissione ha affermato che lancerà il quarto bando di finanziamento nell’ambito del CEF Digital “nei giorni successivi”, invitando le parti interessate a partecipare a eventi informativi sulle priorità del programma e sugli aspetti pratici del processo di assegnazione.

Un anno per conoscere i vincitori

Se i bandi precedenti sono un indicatore, ci vorrà quasi un anno prima di sapere chi ha avuto successo.

La Commissione ha annunciato i risultati del suo secondo bando alla fine dell’anno scorso, selezionando 42 progetti su 69 proposte presentate il marzo precedente. In quel bando, sono stati stanziati 260 milioni di euro, la quota maggiore è andata a Infraestruturas de Portugal per Atlantic CAM, un sistema via cavo progettato sia per le comunicazioni che per le capacità di sensori che collega il Portogallo continentale con le Azzorre e Madeira.

Il terzo bando si è chiuso a febbraio, dopo aver attirato 74 proposte da aziende e consorzi a fronte di una quota di 241 milioni di euro. Le proposte sono state suddivise in tre aree:

  1. copertura 5G lungo i corridoi di trasporto;

2. 5G ed Edge per le comunità intelligenti;

3. e connettività backbone per i Digital Global Gateway.

All’epoca la Commissione ha detto che avrebbe valutato le proposte in vista della pubblicazione dei risultati in autunno, ma finora non ci sono state novità.

Connecting Europe Facility

CEF Digital fa parte del più ampio Connecting Europe Facility e ha un budget totale di 2,07 miliardi di euro, sebbene la Commissione faccia spesso riferimento anche a un fondo di 1,6 miliardi di euro per le sovvenzioni CEF Digital, il che confonde un po’ le acque.

Questo ultimo investimento da 865 milioni di euro è già contabilizzato in quel budget complessivo, quindi non si tratta di un nuovo investimento in quanto tale. Si tratta piuttosto di un caso in cui la Commissione Europea spinge con i suoi piani di spesa per le infrastrutture digitali. Il progresso è sempre una buona cosa, ma con il 2030 ormai sempre più vicino, Bruxelles dovrebbe accelerare l’assegnazione dei fondi.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/lue-investe-865-milioni-di-euro-in-5g-e-fibra/507905/




Lavoro Agile, Le Pera (UGL Roma): ‘Tim e Fibercop ci convochino, Roma nel caos del Giubileo’. Campidoglio modello smart working

Tim e Fibercop non hanno un accordo per il lavoro agile nel 2025 e il sindacato chiede un incontro alle aziende per colmare questa mancanza. “Presto ci sarà il Giubileo, di cui già ora si sentono gli effetti negativi sul traffico per tutti i cantieri aperti che incidono negativamente sulla produttività dei dipendenti – dice Luigi Le Pera, Segretario Ugl Telecomunicazioni Roma che nella sede Tim di Val Cannuta sta volantinando per sensibilizzare i vertici aziendali – L’anno Santo è alle porte e Roma è già nel caos dei cantieri. La situazione in città sarà sempre più problematica l’anno prossimo, per questo chiediamo a Tim di chiamarci e lo stesso vale per Fibercop. E’ necessario discutere del rinnovo del Lavoro Agile, tanto più che anche il Comune di Roma ha siglato un accordo in questo senso che riguarda 9mila dipendenti”.

Rinnovo RSU urgente

Lavoro Agile che rappresenta uno strumento efficace in termini di sostenibilità e abbattimento del traffico in vista di un grande evento che vedrà moltiplicare l’afflusso di turisti, con gravi conseguenze sulla mobilità cittadina.

“Vogliamo stimolare l’azienda, anzi le due aziende, che occupano migliaia di dipendenti a Roma e nel Lazio – aggiunge Le Pera – Se non si rinnovano le RSU scadute difficilmente sarà possibile sottoscrivere un nuovo accordo di lavoro agile, che terminerà il prossimo 15 novembre”.  

Tim, si legge nel volantino sindacale, “potrebbe decidere per un rientro unilaterale in azienda secondo le esigenze gestionali o prevedere singoli accordi di lavoro agile con i lavoratori come recita la Legge 81/2017”.

Modello Campidoglio per lo smart working

Il modello è quello portato avanti dal Campidoglio e riguarda 9mila dipendenti capitolini, che fino a dicembre avranno fino a due giorni di lavoro da remoto a settimana, mentre le aziende private si sono impegnate ad aumentare di un giorno i piani attualmente in vigore. I giorni di smart working in Comune diventeranno cinque in casi particolari da stabilire di volta in volta. Per ora l’accordo è valido fino al 24 dicembre, data di apertura della Scala Santa. L’obiettivo è ampliare l’accordo a tutto il 2025 e di coinvolgere tutte le società partecipate del Campidoglio.

Secondo un recente sondaggio condotto dalla Cgil, il 92% dei romani è favorevole ad un incremento dello smart working per limitare i danni del traffico e dei disagi legati alla mobilità e ai cantieri.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/lavoro-agile-le-pera-ugl-roma-tim-e-fibercop-ci-convochino-roma-nel-caos-del-giubileo-campidoglio-modello-smart-working/507884/