Un nuovo uso delle torri mobili: la lotta ai droni

L’operatore Orange ha annunciato il lancio di un servizio anti-drone destinato alle imprese, basato sulla propria rete di circa 19.700 torri mobili in Francia. Lo scrive il quotidiano Le Figaro, aggiungendo che queste infrastrutture verranno progressivamente equipaggiate con sensori in grado di individuare droni sospetti e segnalarli in tempo reale ai clienti. L’obiettivo è rispondere a un aumento delle minacce, tra cui spionaggio industriale e intrusioni.

Come funziona il sistema di rilevamento tramite torri

Il sistema si basa sull’identificazione dei segnali emessi dalle balise obbligatorie (una sorta di “carta d’identità”) installate sui droni.

I sensori installati sulle torri:

  • intercettano questi segnali
  • identificano il drone
  • trasmettono informazioni utili ai clienti

Il servizio:

  • è offerto in abbonamento
  • non richiede infrastrutture aggiuntive da parte del cliente
  • funziona anche in ambienti urbani complessi

I dati vengono centralizzati in un centro di supervisione attivo 24/7.08

Limite importante: il sistema non neutralizza i droni, ma si limita alla rilevazione. La decisione di intervenire spetta al cliente, nel rispetto delle autorizzazioni legali.

Clienti e mercato potenziale delle torri sentinella

Il servizio ha già suscitato interesse da parte di:

  • grandi gruppi industriali
  • enti pubblici

Dopo il lancio in Francia, Orange punta a espandere l’offerta soprattutto nell’Europa orientale, dove è già presente con le sue attività.

La nuova divisione difesa e sicurezza

Il progetto rientra nella nuova divisione difesa e sicurezza, creata nel giugno 2025 e composta da circa 300 dipendenti.

Questa unità:

  • genera già centinaia di milioni di euro di ricavi
  • dovrebbe crescere di circa +7% annuo nei prossimi anni

L’obiettivo è passare da un modello centrato sulla connettività a uno più integrato, capace di offrire soluzioni complete di sicurezza per clienti pubblici e privati.

Le difficoltà di Orange Business

La spinta verso sicurezza e difesa è anche una risposta alla crisi della divisione Orange Business, in calo da anni a causa del declino della telefonia aziendale tradizionale.

Nel 2025:

  • ricavi: -4,8%
  • risultato operativo: -6,3%

Questa divisione rappresenta comunque una parte rilevante del gruppo (7,3 miliardi su 40 miliardi totali).

Il piano di rilancio

La CEO Christel Heydemann punta a rilanciare Orange Business attraverso:

  • sviluppo di soluzioni “di fiducia” (sicurezza, cloud, connettività protetta)
  • +500 milioni di euro di ricavi entro il 2028
  • 300 milioni di euro di risparmi (senza nuovi piani di esuberi)

Secondo l’azienda, Orange è tra i pochi operatori in grado di offrire sicurezza end-to-end, dal sito del cliente fino al cloud.

Tabella riassuntiva

Tema Contenuto principale
Nuovo servizio Rilevamento droni tramite torri mobili
Tecnologia Sensori + identificazione tramite balise
Modello Abbonamento, senza infrastrutture per il cliente
Limiti Non neutralizza i droni
Mercato Francia → espansione Europa orientale
Divisione difesa 300 dipendenti, crescita +7% annuo
Problema Calo di Orange Business
Piano +500 mln ricavi entro 2028 + risparmi 300 mln

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Tlc: troppi operatori nella Ue, investimenti a rischio (ma servono 200 miliardi)

Un mercato europeo frammentato che soffoca gli investimenti e cede terreno ai giganti globali. È il quadro tracciato da Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little all’evento sulla sovranità digitale dell’Ue all’Europarlamento che si è tenuto ieri. Secondo lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms”, presentato da Cafforio, 34 gruppi di operatori mobili e circa 500 operatori virtuali, a fronte di investimenti elevati (15-20% dei ricavi) in fibra, 5G e servizi digitali avanzati.

Frammentazione tallone d’Achille delle Tlc Ue

“Tutto questo oggi riduce lo spazio di importanti investimenti che dovrebbero essere focalizzati sull’evoluzione digitale dei servizi”, ha detto. Gli operatori– sono quelli che storicamente hanno sempre mantenuto un profilo di investimento più alto rispetto agli altri player dell’ecosistema digitale” ha aggiunto, specificando che “oggi gli investimenti richiesti per colmare alcuni ritardi digitali, anche rispetto agli altri continenti, sono molto importanti”.

“Parliamo – ha detto – di 200 miliardi che gli operatori stanno pensando devono focalizzare sullo sviluppo di reti 5G, sui data center, il cloud, l’AI generativa, e le gigafactory”.

Tra il 2014 e il 2023, emerge nel report, i ricavi delle Telco europee sono cresciuti dell’1% annuo contro il 20% delle grandi piattaforme digitali globali, mentre la capitalizzazione di mercato delle Telco è calata mediamente dell’1,8% annuo. Contemporaneamente, il 60% del traffico Internet globale è controllato da appena sette piattaforme digitali. La complessità normativa, si sottolinea, resta un ostacolo alla trasparenza, allo sviluppo di servizi transfrontalieri e alla competitività del mercato unico digitale.

Labriola (Tim), ‘dall’Ue passo avanti sulle Tlc cuore della sicurezza, si agisca rapidamente’

“Il settore delle telecomunicazioni ha difficoltà a produrre reddito e reinvestire per il benessere collettivo. Per tanti anni se n’è discusso, ma non si è fatto nulla e ora sembra che questa visione cominci ad essere una visione condivisa. Il fatto che oggi ne stiamo parlando, è un altro passo avanti, assieme al Digital Networks Act e a tutta la normativa che è in fase di evoluzione”. Così Pietro Labriola, Ceo di Tim a margine dell’evento a Bruxelles sulla sovranità digitale europea. “Sul tema sicurezza ci si rende conto che le telecomunicazioni sono il cuore del digitale per il futuro dell’Europa: non c’è settore, non c’è industria che possa fare a meno del digitale, ma il digitale deve essere costruito, c’è bisogno di investimenti e gli investimenti arrivano solo da un settore che è in grado di produrre redditività”, ha aggiunto. “In Europa siamo in tanti, in troppi, rispetto a quello che succede in altri Paesi: tre operatori in Brasile, tre negli Stati Uniti, oltre 100 in Europa. C’è qualcosa che non funziona e su questo bisogna lavorarci”, ha detto Labriola, sottolineando la necessità di “decidere rapidamente cosa va fatto per migliorare il sistema in Europa” a fronte degli “squilibri” che si sono prodotti in questi anni. Labriola ha descritto quindi come “drammatica” la situazione in Italia perché “è il Paese con il prezzo di servizi di telecomunicazioni più bassi in Europa”. “Questo – ha spiegato – vuol dire che le aziende italiane di telecomunicazioni producono meno redditività e non sono in grado di investire il dovuto”.

Tlc: Levi (Iliad Italia), ‘Bisogna armonizzare le regole dello spettro radio’

 “Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione importante per semplificare le regole e rilanciare gli investimenti nelle telecomunicazioni. Una maggiore armonizzazione è un passo nella giusta direzione, ma resta fondamentale garantire un vero level playing field e una competizione equa: sono questi i fattori che favoriscono investimenti, innovazione, crescita e benefici concreti per consumatori, imprese e l’intero Sistema Paese”. A dirlo è l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi.

“Condividiamo la necessità di rafforzare la resilienza delle nostre reti e dei servizi offerti ai consumatori. In questo contesto, è urgente garantire maggiore predicibilità, armonizzazione e modernizzazione del quadro regolatorio, in particolare per quanto riguarda lo spettro”, sottolinea. “Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova. È fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo”, conclude Levi.

Renna (Fastweb + Vodafone) ‘Bene Cybersecurity Act, ma i costi non siano insostenibili’

“Il Digital Networks Act (Dna) è uno snodo fondamentale per le telecomunicazioni. Sono convinto che è importante per la semplificazione, ma bisogna anche avere buone regole che permettano di competere sempre di più sulle infrastrutture. Ecco che, soprattutto per l’Italia, è fondamentale che il Dna vada nella direzione di promuovere una competizione infrastrutturale” per “permettere di sviluppare servizi di qualità e innovativi”. Così Walter Renna, Ceo di Fastweb + Vodafone. “D’altra parte – ha aggiunto – c’è il Cybersecurity Act 2 che guarda alla sicurezza delle reti. Questo è fondamentale perché le reti di telecomunicazione sono alla base di qualsiasi economia, quindi ne condividiamo appieno l’obiettivo. Vogliamo e siamo convinti di dover fare di più, soprattutto in questo contesto geopolitico”. Renna ha quindi sottolineato la necessità di un approccio basato sul rischio: “dobbiamo trovare un modello che sia sostenibile per gli operatori, perché oggi investire miliardi per sostituire apparati di rete quando il ciclo di vita di questi apparati non è ancora completato, significa per noi andare incontro a delle perdite non sostenibili in un mercato iper competitivo”. “Dobbiamo lavorare insieme su quelli che sono gli elementi più critici e poi avere un piano di lungo termine che ci permetta di essere il più resiliente possibile”, ha concluso.

Zingaretti (Pd), ‘sul digitale Ue passi dal regolare al dominare’

Un tema, le difficoltà della industry europea delle Tlc, che chiama in causa la politica. “Noi europei produciamo una mole di dati impressionante che genera un’immensa ricchezza” ma “non godiamo dei benefici” perché questa ricchezza a sua volta “è trasferita in automatico in altri angoli del pianeta. Finalmente l’Europa si muove e abbiamo chiamato a Bruxelles tutti gli stakeholder del mondo delle telecomunicazioni per iniziare una strategia italiana e voltare pagina”. Lo ha detto Nicola Zingaretti, capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo a margine dell’evento. “Servono investimenti, servono politiche comuni, serve costruire attori europei che possano competere nel mondo. E occorre anche capire come questa ricchezza, che se ne va in altre parti del mondo, invece in qualche modo rimanga un po’ a noi europei” ha aggiunto, sottolineando l’importanza del Digital Network Act e della politica sull’intelligenza artificiale. “Serve l’autonomia strategica europea, altrimenti saremo solo dominati da altri. L’Europa non può solo regolare e non governare, dominare questo strumento potente dell’IA e delle politiche digitali” ha aggiunto.

Fitto, ‘piano su 28esimo regime strategico per criticità negli investimenti’

Con la proposta sul 28esimo regime, che verrà proposta mercoledì dalla Commissione europea, “l’obiettivo fondamentale era capire come affrontare e superare le diversità” tra gli Stati membri “che rallentano molto gli investimenti, che creano complessità agli investitori e che riducono anche il livello di competitività a livello europeo. Questo è un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante” per “costruire delle dinamiche positive” e “affrontare la complessità del sistema europeo nella sua divisione su 27 differenti modelli”. Lo ha dichiarato il commissario europeo Raffaele Fitto nel corso dell’evento.

“È evidente che la trasformazione digitale rappresenta una priorità assoluta strategica per l’Europa e soprattutto diventa fondamentale in un momento come quello che stiamo vivendo dove si lavora per rafforzare la competitività a livello europeo”. Sotto il profilo strategico, tuttavia, “esistono alcune criticità a partire dalle dipendenze esterne, dalla diffusione della fibra, che deve essere implementata”, ha aggiunto Fitto. “Anche altri fattori, che apparirebbero non collegabili, sono centrali” come “il tema della domanda energetica, fondamentale – ha sottolineato – nella costruzione di un sistema produttivo che possa realmente mettere in campo un’azione in grado di sostenere le nuove sfide sia dal punto di vista delle infrastrutture digitali sia dell’intelligenza artificiale”.

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5G privato agli inizi, ma il modello di business ancora non va

Nel 2019, un’indagine di dimensionamento del mercato dell’Università di Harvard, commissionata da Nokia, ha calcolato che esistevano 14,58 milioni di potenziali sedi per l’LTE privato e, in seguito, per il 5G privato. La realtà, a dicembre 2025, è che ci sono meno di 2mila referenze di clienti di reti mobili private in tutto il mondo, secondo la Global Mobile Suppliers Association (GSA).

È necessario fare attenzione a questi numeri: il 5G privato (P5G) è diversificato e le numerose variabili evidenziano diverse valutazioni delle dimensioni del mercato, del valore e così via. Nel settore manifatturiero, ad esempio, il P5G è in genere un’implementazione altamente localizzata che si concentra sulla connettività ultra-affidabile all’interno di una singola struttura.

I droni autonomi che effettuano consegne devono essere costantemente connessi in un’area metropolitana. In entrambi i casi, e in tutti gli altri, la sicurezza è fondamentale.

Molte nicchie

Fino a poco tempo fa, molti analisti consideravano il P5G privato un mercato di nicchia, sebbene la situazione stia cambiando. “Penso che forse un modo migliore per descriverlo sia dire che si tratta di nicchie multiple”, dice Joe Madden, fondatore e analista capo di Mobile Experts, una società di ricerca e consulenza con sede negli Stati Uniti. “Quando parliamo del mercato privato del 5G, dobbiamo parlare di ogni mercato verticale separatamente”.

Mobile Experts monitora 13 diversi mercati verticali e Madden li considera tutti unici. Il P5G potrebbe rimanere una nicchia in alcuni di questi mercati verticali, mentre l’adozione sta accelerando in altri.

Il business case delle telecomunicazioni

Anche l’ecosistema degli operatori del P5G si sta evolvendo. Inizialmente, le compagnie di telecomunicazioni si aspettavano di guidare il mercato del P5G e credevano che sarebbe stata un’importante fonte di nuove entrate, ma presto è diventato chiaro che mancavano delle competenze necessarie.

I fornitori di apparecchiature di rete come Ericsson e Nokia hanno colto l’occasione per fornire soluzioni complete, ma il mercato si è rivelato impegnativo anche per loro. Nokia gestisce circa la metà delle reti private mondiali, ma a novembre 2025 ha rivelato che la sua attività di reti private aveva perso 100 milioni di euro (115 milioni di dollari) su un fatturato di 900 milioni di euro (1,04 miliardi di dollari) dell’anno precedente.

I numeri non tornano

Sebastian Barros, amministratore delegato di Circles e commentatore del settore, riassume il problema: “per infrastrutture che proteggono decine di milioni di valore industriale, la connettività delle telecomunicazioni non cattura quasi nulla. Le reti private funzionano chiaramente. I modelli di business delle telecomunicazioni no”.

Questo rapporto, “Risolvere il puzzle dei profitti del P5G”, esamina il mercato dei servizi P5G e i suoi progressi con approfondimenti di operatori tra cui China Mobile International, Proximus Global, Telefónica Tech, Verizon Business e Vodafone Business, oltre a Deutsche Bahn. Risalire la catena del valore come fornitore di piattaforme con responsabilità è la chiave: fornire semplicemente l’infrastruttura non è un modello di business sostenibile.

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Fibercop operatore wholesale only, ok dell’Agcom. Ma quali osservazioni Ue recepite?

Il Consiglio dell’Agcom, nella seduta dell’11 marzo 2026, ha approvato – con il voto favorevole del Presidente e dei Commissari Aria, Capitanio e Giacomelli e con il voto contrario della Commissaria Giomi – la delibera che conclude l’istruttoria relativa all’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa ai sensi dell’art. 89 del Codice delle comunicazioni elettroniche, che tiene conto della separazione strutturale della rete fissa di accesso di TIM, divenuta operativa il 1° luglio 2024. Lo scrive l’autorità in una nota, in cui aggiunge di aver recepito i pareri favorevoli dell’Antitrust e le osservazioni della Commissione Ue.

Quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite dall’Agcom?

A questo proposito resta da capire quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite, che saranno più chiare dopo la pubblicazione della delibera. Le osservazioni della Commissione Ue, risalenti a gennaio, non avevano risparmiato critiche all’Autorità, definendo la prima designazione di Fibercop dello scorso mese di giugno prematura e basata su informazioni incomplete.   

Massimo Sarmi, Presidente e Amministratore Delegato di FiberCop ha dichiarato: “La decisione dell’Agcom di confermare in via definitiva lo status di operatore wholesale-only di FiberCop favorisce un contesto competitivo aperto e trasparente, stimola gli investimenti degli operatori e accelera la diffusione della banda ultralarga. Un’infrastruttura moderna, neutrale e capillare come la nostra, abilita gli sviluppi tecnologici più avanzati, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla realtà aumentata al cloud e all’edge computing sostenendo la transizione digitale del nostro Paese.”

Fibercop operatore wholesale only

“Il testo approvato – che recepisce i pareri favorevoli dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le osservazioni della Commissione europea – aggiorna la regolamentazione dei mercati (i) dei servizi di accesso locale all’ingrosso e (ii) dei servizi di capacità dedicata all’ingrosso (rispettivamente mercati 1 e 2 della raccomandazione n. 2020/2245/UE), alla luce dell’evoluzione registrata nelle condizioni di concorrenza – soprattutto in termini di copertura delle reti in fibra e delle quote di mercato degli operatori – nonché della qualifica dell’operatore FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice”, aggiunge la nota.

In aumento aree del paese concorrenziali e quindi deregolamentate

“L’analisi ha rilevato, rispetto alla regolamentazione precedente, una maggiore estensione delle aree del paese pienamente concorrenziali e, dunque, deregolamentate.

Negli altri mercati, l’analisi ha riscontrato l’assenza di concorrenza effettiva ed ha confermato FiberCop quale operatore SMP, modulando i relativi obblighi regolamentari in funzione delle diverse condizioni infrastrutturali e concorrenziali (maggiore concorrenza infrastrutturale sulle reti ad alta capacità) rilevate nelle aree del paese.

Fibercop non ha partecipazioni in società retail

La principale novità introdotta dall’analisi di mercato è l’attribuzione all’operatore individuato in posizione di significativo potere di mercato – FiberCop – della qualifica di operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice. L’istruttoria svolta ha infatti rilevato che, a seguito dell’operazione di separazione della rete fissa di accesso di TIM, FiberCop e la sua controllante KKR non hanno partecipazioni in società attive nei mercati al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica in Italia né operano direttamente in tali mercati e che FiberCop non risulta essere tenuta a trattare con un’unica impresa operante in un mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica forniti a utenti finali in virtù di un contratto di esclusiva o un accordo che rappresenta di fatto un contratto di esclusiva. 

L’Autorità ha dunque imposto a FiberCop la regolamentazione prevista dall’articolo 91 del Codice – nello specifico, obblighi di accesso, non discriminazione e l’obbligo di applicare prezzi equi e ragionevoli – alleggerendo gli obblighi regolamentari previgenti.

Controllo dei prezzi obbligatorio

Con specifico riferimento all’obbligo di controllo dei prezzi, il provvedimento stabilisce l’iter procedurale che FiberCop deve seguire per la pubblicazione e comunicazione delle proprie offerte (listini) dei servizi di accesso alla rete in rame e in fibra ottica ai fini della relativa approvazione da parte dell’Autorità, diretta a garantire il pieno rispetto dell’obbligo di non discriminazione e dei principi di equità e ragionevolezza dei prezzi applicati.

In sede di prima applicazione i nuovi listini valutati ai sensi dei criteri di equità e ragionevolezza entreranno in vigore decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento.

L’Autorità si riserva di rivedere in qualsiasi momento gli obblighi imposti in capo a FiberCop, se verranno meno le condizioni previste dall’art. 91 del Codice per la qualifica di operatore wholesale only, o se, in ogni caso, riscontrerà l’insorgere di problemi di concorrenza a scapito degli utenti finali che richiedono un rafforzamento della regolamentazione ex ante.

Switch off del rame, controlli trimestrali

Infine, nell’ambito del tema dello spegnimento della rete in rame, l’Autorità ha stabilito l’avvio di un’attività di monitoraggio con cadenza trimestrale sull’avanzamento del processo di dismissione delle centrali in rame di FiberCop”.

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TIM torna all’utile dopo 4 anni. Assemblea degli azionisti il 15 aprile

Il Cda di TIM ha approvato il Bilancio consolidato del Gruppo TIM e il progetto di Bilancio separato di TIM S.p.A. al 31 dicembre 2025.

Il Gruppo conferma i risultati esaminati dal Consiglio di Amministrazione in sede di preconsuntivo e il miglioramento del business, con un ritorno all’utile consolidato nel primo esercizio completo dopo la cessione di NetCo. 

  • Ricavi di Gruppo pari a 13,7 miliardi di euro (+2,7% YoY)
  • EBITDA After Lease di Gruppo a 3,7 miliardi di euro (+6,5% YoY)
  • Debito Netto After Lease in forte calo a 6,9 miliardi di euro

Risultato netto 519 milioni di euro

Il risultato netto di Gruppo per il 2025 è positivo per 519 milioni di euro (con un contributo del quarto trimestre pari a 473 milioni di euro), rispetto a una perdita di 364 milioni di euro dell’anno precedente, e beneficia di proventi non ricorrenti per complessivi 157 milioni di euro.  

Il risultato netto 2025 attribuibile ai soci della controllante è positivo per 297 milioni di euro (-610 milioni di euro nel 2024), a valle della quota di utile di 222 milioni di euro di competenza delle minoranze di TIM Brasil.  

Il risultato netto di TIM S.p.A. è invece negativo per 155 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto ai -1,2 miliardi di euro del 2024.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre deliberato di convocare l’Assemblea degli azionisti, in sede ordinaria e straordinaria, per il prossimo 15 aprile (unica convocazione) per deliberare sui seguenti punti all’ordine del giorno.

In sede ordinaria:

  1. Bilancio al 31 dicembre 2025 – Copertura della perdita d’esercizio

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2025 e a deliberare la copertura della perdita d’esercizio mediante utilizzo della riserva legale.

  • Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare la Relazione sulla politica in materia di remunerazione nelle sue due sezioni: con voto vincolante la prima sezione dedicata alla politica di remunerazione per l’esercizio 2026, e con voto non vincolante la seconda sezione che illustra i compensi corrisposti nell’esercizio 2025. Il documento sarà reso disponibile al pubblico nei termini di legge.

  • Piani di incentivazione a lungo termine

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare il piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato “Piano LTI di Performance Shares 2026-2028”, finalizzato a rafforzare l’allineamento degli interessi del management con quelli degli azionisti, promuovendo la creazione di valore sostenibile nel medio-lungo periodo.

  • Conferimento dell’incarico di revisione per il periodo 2028-2036

L’Assemblea, sulla base della raccomandazione del Collegio Sindacale, sarà chiamata a deliberare il conferimento dell’incarico al nuovo revisore per il novennio 2028-2036.

Proposto buy back da 400 milioni

  • Autorizzazione all’acquisito e alla disposizione di azioni proprie

L’Assemblea sarà chiamata a deliberare l’autorizzazione all’acquisto, con successiva facoltà di disposizione, anche in più tranche, di azioni ordinarie TIM entro un limite di controvalore pari a massimi complessivi 400 milioni di euro e per massime 700.000.000 azioni ordinarie, da intendersi ridotte, a esito del raggruppamento azionario di cui al punto 6 all’ordine del giorno di parte straordinaria dell’Assemblea del 15 aprile 2026, a massime complessive 70.000.000 azioni ordinarie, corrispondenti a circa il 3,3% del capitale sociale.

In sede straordinaria:

L’Assemblea degli Azionisti sarà chiamata a esprimersi sul raggruppamento delle azioni della Società nel rapporto di n. 1 nuova azione ordinaria avente godimento regolare ogni n. 10 azioni ordinarie in circolazione. Per effetto della complessiva operazione di Raggruppamento, il numero totale delle azioni sarà ridotto a n. 2.135.725.819, con conseguente modifica dell’articolo 5 comma 1 dello statuto sociale.

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Fibercop operatore wholesale only, la Commissione Ue critica Agcom: “Decisione prematura, informazioni incomplete”

La Commissione Ue bacchetta l’Agcom sulla modalità e soprattutto sulla tempistica (prematura) con cui è giunta alla designazione di Fibercop come operatore wholesale only. Prima di decidere, secondo i rilevi di Bruxelles, l’Autorità avrebbe dovuto attendere la chiusura dell’indagine AGCM sul Master Service Agreement. E’ quanto emerge dalla pubblicazione della risposta (commenti) della Commissione UE, la direzione DG Connect diretta da Roberto Viola, alla notifica di Agcom sull’analisi di mercato e la qualificazione di FiberCop come operatore wholesale only avvenuta lo scorso 26 gennaio. Oggetto del documento “Caso IT/2026/2626: accesso locale all’ingrosso in postazione fissa e capacità dedicata all’ingrosso in Italia. Osservazioni della Commissione a norma dell’articolo 32, paragrafo 3, della direttiva (UE) 2018/1972”.

Criticità

Dalle osservazioni della CE, ad una prima lettura, emergono criticità dallo schema di delibera notificato da Agcom e l’autorità viene invitata a rivedere numerosi punti. Molte preoccupazioni espresse lungo il procedimento sono state recepite o comunque prese in considerazione.

Ma in buona sostanza sono diversi i punti critici messi in evidenza dalla Commissione Ue, in particolare in relazione all’MSA tra Fibercop e TIM sotto indagine dell’AGCM fino a pochi giorni fa che secondo la Commissione Ue avrebbe dovuto essere chiuso prima della designazione di Agcom.

Informazioni incomplete

“La Commissione si rammarica del fatto che il progetto di misure in esame sia stato notificato mentre l’AGCM sta ancora valutando l’MSA e gli impegni presentati da FiberCop per alleviare le criticità concorrenziali individuate, in quanto non si può escludere in questa fase che l’esito della valutazione dell’AGCM avrebbe potuto indurre l’AGCOM a formulare conclusioni diverse se le misure in esame fossero state notificate dopo la delibera dell’AGCM. Inoltre l’AGCOM potrebbe dover chiedere un nuovo parere all’AGCM, dato che il parere di quest’autorità è datato maggio 2025 e pertanto non rispecchia gli ultimi sviluppi della sua inchiesta”, si legge nel documento.

In altre parole, la Commissione Ue fa notare ad Agcom che il parere positivo espresso a suo tempo, lo scorso 18 giungo, da parte dell’Autorità al nuovo status di operatore wholesale only per la società dell’ex rete Tim è prematuro.  

L’Autorità avrebbe dovuto prima attendere il termine dell’indagine dell’AGCM sul Master Service Agreement fra Fibercop e Tim, che si è chiuso invece mesi dopo, lo scorso 23 febbraio senza grossi scossoni.

Valutazione dell’MSA

“La valutazione globale dell’MSA dovrebbe essere effettuata alla luce degli obiettivi del codice, in particolare l’obiettivo di promuovere una concorrenza effettiva e sostenibile nella fornitura di servizi di comunicazione elettronica”, si legge ancora nelle osservazioni della DG Connect.

Scambio di informazioni

Da Bruxelles fanno notare “che l’architettura generale dell’MSA, comprese le sue disposizioni operative, commerciali e in materia di prezzi, sembra comportare scambi sistematici di informazioni commercialmente sensibili tra FiberCop e TIM”, si legge ancora. “L’AGCOM dovrebbe pertanto garantire che, a prescindere da qualsiasi clausola specifica dell’MSA, siano posti in essere meccanismi efficaci e applicabili per impedire lo scambio diretto o indiretto di informazioni relative alle condizioni commerciali 18 offerte a o da operatori terzi, nella misura in cui tali informazioni potrebbero falsare la concorrenza all’ingrosso o al dettaglio”.

Incertezza sulla valutazione della qualifica di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso in attesa del vaglio, da parte dell’AGCM, dell’MSA e dei relativi impegni”.

“…nel caso di specie le diverse condizioni commerciali e tecniche dell’MSA, in particolare l’obbligo di esclusiva a lungo termine di TIM, potrebbero distorcere in modo significativo gli incentivi di FiberCop, che trarrebbe vantaggio da un aumento della quota di mercato di TIM, poiché TIM è l’unico operatore a valle che nei prossimi anni non può scegliere il suo fornitore all’ingrosso, ma è tenuto ad acquistare tutti i suoi prodotti di accesso all’ingrosso esclusivamente da FiberCop. In tal senso sembrerebbe che FiberCop abbia interessi commerciali nel mercato a valle che potrebbero creare “incentivi a praticare discriminazioni tra i fornitori a valle” ai sensi del considerando 208 del codice, e di conseguenza potrebbe non soddisfare pienamente le condizioni di cui all’articolo 80 del codice (che stabilisce gli obblighi di trasparenza in materia di accesso e interconnessione Ndr)”, si legge ancora nelle osservazioni.

La Commissione esorta Agcom a considerare il possibile impatto della delibera AGCM sul MSA in relazione a designazione di Fibercop come operatore wholesale only

“La Commissione esorta pertanto l’AGCOM a valutare debitamente, tenendo nella massima considerazione le osservazioni di cui sopra, il possibile impatto della delibera dell’AGCM sulla designazione di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso e a riesaminare tale designazione, se necessario. La Commissione invita l’AGCOM a notificare un nuovo progetto di misura a norma dell’articolo 32 del codice qualora si rendesse di conseguenza necessaria una nuova valutazione della designazione di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso e dei relativi progetti di misure regolamentari”, si legge.

MSA potrebbe ridurre la concorrenza all’ingrosso

“Come osservazione generale la Commissione rileva che, dal punto di vista del mercato all’ingrosso, l’architettura originale dell’MSA potrebbe ridurre notevolmente le condizioni di concorrenza a livello di ingrosso. In particolare, la combinazione di accordi contrattuali a lungo termine, di sostanziali sconti a volume di TIM e di dipendenze operative reciproche tra le parti può ridurre in modo significativo la contendibilità di un’ampia parte della domanda all’ingrosso. Data la scala di TIM nei mercati a valle, tali accordi possono riservare a FiberCop una quota significativa e stabile della domanda all’ingrosso, limitando la capacità di operatori alternativi di raggiungere una scala efficiente e indebolendo potenzialmente gli incentivi a investire in infrastrutture alternative”, si legge ancora nelle osservazioni.

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Settore Tlc, accordo Asstel-sindacati per sviluppo industriale e crescita digitale

Asstel – Assotelecomunicazioni, Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil insieme a Federmanager hanno sottoscritto un “Avviso Comune” che individua le priorità per garantire sostenibilità, sviluppo industriale e occupazionale della filiera delle telecomunicazioni, infrastruttura essenziale per la crescita digitale del Paese.

Percorso unitario

Imprese e sindacati vogliono costruire un percorso unitario che, partendo da posizioni condivise su politiche industriali, regolazione, investimenti, occupazione, formazione e strumenti bilaterali, prevede esplicitamente l’avvio di un confronto strutturato con le istituzioni a livello nazionale ed europeo.

L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato con il recente rinnovo del CCNL TLC e con il “Patto per lo sviluppo industriale della filiera delle telecomunicazioni e per la crescita digitale del Paese”, rafforzandone gli obiettivi e definendo una posizione condivisa sulle principali direttrici di policy necessarie a sostenere lo sviluppo e la crescita del settore. L’Avviso Comune richiama la centralità della filiera TLC — che coinvolge oltre 200.000 lavoratrici e lavoratori — e la necessità di affrontare le criticità strutturali che negli ultimi anni hanno inciso su ricavi, investimenti e livelli occupazionali, in un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche sempre più profonde e rapide.

Tra le priorità condivise figurano:

la definizione di un quadro regolatorio stabile, equo e orientato agli investimenti coerente con la natura strategica rivestita dal settore per il sistema di sicurezza nazionale e in grado di garantire pari condizioni di mercato tra tutti gli attori del digitale;

il rafforzamento delle politiche di sostegno agli investimenti in infrastrutture digitali, anche in chiave di sovranità tecnologica, sicurezza e superamento del digital divide;

la revisione delle politiche sulle frequenze, con oneri coerenti con la rilevanza strategica del comparto per il sistema Paese e le migliori pratiche europee;

il riconoscimento delle telecomunicazioni come settore ad alta intensità energetica, per consentire l’accesso a misure di compensazione e supporto; la trasformazione e il rilancio del comparto del customer care, con il rafforzamento del CCNL TLC quale riferimento contrattuale e strumento per contrastare fenomeni di dumping;

la promozione del lavoro qualificato e delle competenze come leva di innovazione, attraverso formazione continua, politiche attive e strumenti bilaterali a supporto delle transizioni occupazionali. Con l’Avviso Comune, le Parti sociali intendono contribuire per la prima volta a una visione industriale integrata della filiera, nella quale sviluppo tecnologico, qualità del lavoro e sostenibilità economica procedano in modo coerente.

Labriola (Asstel): “Essenziale quadro regolatorio stabile”

“L’intesa sottoscritta oggi rappresenta un passaggio importante – sottolinea il Presidente di Asstel, Pietro Labriola imprese e organizzazioni sindacali condividono la necessità di rafforzare una visione industriale per il settore delle telecomunicazioni, infrastruttura strategica per la competitività e la crescita digitale del Paese. In un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e da forti pressioni sugli investimenti, è essenziale definire un quadro regolatorio stabile ed equilibrato, che favorisca lo sviluppo infrastrutturale, sostenga l’innovazione e valorizzi il lavoro qualificato lungo tutta la filiera. Le priorità rappresentano leve fondamentali per accompagnare la trasformazione digitale e garantire sostenibilità economica e occupazionale al comparto. Con questo percorso condiviso intendiamo avviare un confronto strutturato con le istituzioni nazionali ed europee, affinché il settore delle telecomunicazioni possa continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo di motore dello sviluppo digitale dell’Italia”.

Saccone (Slc-Cgil): “Urgenza di investire in modo coerente”

Riccardo Saccone (Slc Cgil): “È un fatto positivo che tutti i principali attori del settore abbiano trovato una convergenza su un modello condiviso di politica industriale per il settore, con l’obiettivo di mettere finalmente al centro l’urgenza di investire in modo coerente sulle persone e sulle infrastrutture strategiche per il Paese. Non c’è più molto tempo. Con la transizione digitale, l’irruzione dell’intelligenza artificiale e l’approssimarsi della fine del PNRR bisogna indirizzare tutte le risorse economiche disponibili alla formazione continua delle persone ed allo sviluppo tecnologico del paese. Ci aspettiamo ragionevolezza e coerenza da parte del governo. In un momento così delicato il Paese non può permettersi ulteriori ritardi nello sviluppo di una vera infrastruttura digitale nazionale”.

Faraoni (Fistel-Cisl): “Serve un cambio di passo”

Alessandro Faraoni (Fistel Cisl): “Come Fistel Cisl riteniamo fondamentale la decisione condivisa con AssTel di sottoscrivere questo avviso comune per portare all’attenzione delle istituzioni, tra cui di AGCOM, AGCM, Ministero del lavoro e Consip, le istanze prioritarie sui cui è importante intervenire tempestivamente. Abbiamo trattato temi fondamentali come la transizione digitale che sta trasformando il mondo delle telco e dei CRM BPO e sottolineato la necessità di un cambio di passo per valorizzare le specificità sia sul piano della digitalizzazione che sulla formazione delle lavoratrici e lavoratori. Altro elemento centrale è l’individuazione univoca del CCNL TLC quale riferimento contrattuale per le attività di customer care, assistenza e contact center. Per noi è arrivato il momento che Istituzioni, Imprese e Sindacato affrontino il cambiamento con atti concreti, ognuno per competenze e responsabilità perché il tempo delle parole è scaduto. Rilanciamo anche l’idea di una campagna comune con le aziende di sensibilizzazione per accompagnare il settore ad un cambiamento rapido e sostenibile, attuando la legge sulla partecipazione del 15 Maggio 2025 n.76 con la finalità di rafforzare la collaborazione tra datori di lavoro e dipendenti, aumentare la produttività, salvaguardare l’occupazione e valorizzare il lavoro”.

Ugliarolo (Uilcom Uil): “Serve sinergia fra imprese e i snidacati”

Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil): “Serve una forte e concreta sinergia tra Imprese e Parti Sociali per accompagnare il settore delle telecomunicazioni nella profonda trasformazione che sta attraversando. Alle Istituzioni rivolgiamo una richiesta chiara e non più rinviabile: affiancare e sostenere questo percorso, mettendo in campo interventi adeguati per rafforzare un settore strategico per il Paese che oggi vive una fase complessa e di forte cambiamento. Il comparto delle telecomunicazioni ha bisogno di scelte politiche e industriali capaci di dare respiro nell’immediato, ma soprattutto di costruire prospettive solide per il futuro. Un percorso che deve tenere al centro il valore del lavoro, delle competenze e delle persone che ogni giorno garantiscono la qualità e lo sviluppo di questo settore. È necessario continuare a difendere e valorizzare quanto costruito fino ad oggi, a partire dal Contratto delle Telecomunicazioni, uno strumento fondamentale di tutela e di equilibrio per tutto il comparto”.

Quercioli (Federmanager): “Serve una visione industriale e istituzionale condivisa”

“Con questo Avviso Comune, il primo che coinvolge management, lavoratori e aziende – dichiara il Presidente di Federmanager Valter Querciolile parti sociali indicano con chiarezza la necessità di una visione industriale e istituzionale condivisa per il futuro della filiera delle telecomunicazioni. In una fase di trasformazioni tecnologiche e organizzative così profonde, diventa fondamentale disporre di un settore all’avanguardia che è strategico per la competitività del sistema industriale ed economico del Paese e assume centralità la capacità di guidare e governare il cambiamento. Il management può e deve svolgere un ruolo determinante nell’accompagnare l’innovazione, valorizzare le competenze e sostenere l’evoluzione delle imprese in chiave digitale, anche sotto il profilo organizzativo. È questa la via che il management vuole tracciare per contribuire in modo concreto allo sviluppo del Paese”.

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6G grande assente al Mobile World Congress di Barcellona (surclassato da AI e satellite)

L’AI ha fatto la parte del leone al MWC26, ma la cosa più interessante di questa edizione della kermesse globale del mobile appena chiusa a Barcellona è la pressoché totale assenza del 6G. E così mentre AI, GPU e reti edge sono sulla bocca di tutti fra gli stand della fiera catalana, fa ancora più rumore la quasi totale assenza di novità ri qualche rilievo sul fronte del 6G.

L’analisi di ABI Research

A farlo notare il Senior Research Director di ABI Research Dimitris Mavrakis che punta il dito su questa assenza significativa.

Anche se mancano ancora anni alla prima specifica normativa 6G, atteso sul mercato non prima del 2030,  il settore sta iniziando a gettare le basi attraverso alleanze iniziali, strategie concorrenti e investimenti tecnologici fondamentali.

• Le prime iniziative 6G annunciate da aziende come NVIDIA, Qualcomm e AMD

• Il divario emergente tra strategie 6G basate sui dispositivi e sulle infrastrutture

Perché tecnologie fondamentali come Integrated Sensing and Communication (ISAC) e reti native basate sull’intelligenza artificiale stanno diventando centrali per la prossima generazione di telecomunicazioni.

Pochi annunci 6G al MWC26

Al MWC26 sono stati fatti alcuni annunci sugli sviluppi del 6G, ma nessuno era definitivo o indicava un consenso di mercato sulla forma finale della nuova generazione. NVIDIA ha annunciato una nuova iniziativa 6G, Qualcomm ha annunciato una nuova coalizione 6G e AMD sta guidando una nuova alleanza per sviluppare sistemi di intelligenza artificiale Open Telco che saranno sicuramente utilizzati per il 6G.

Siamo ora nel 2026, 3 anni prima che il 3rd Generation Partnership Project (3GPP) pubblichi la sua prima specifica normativa nella Release 21. Alcuni potrebbero dire che il ciclo di aggiornamento decennale delle generazioni cellulari sia interrotto, ma possiamo facilmente controbattere osservando il ciclo di sviluppo del 5G e gli eventi del MWC. Nello specifico, il 2015 è stato 3 anni prima della pubblicazione del primo standard 5G e i temi del MWC15 sono stati Long Term Evolution-Unlicensed (LTE-U), nuovi smartphone e Realtà Virtuale (VR). Al MWC di quest’anno si è parlato poco del 5G, e ancor meno delle novità sul 6G. E il fattore più importante è che le aziende che hanno dominato il 5G non erano le stesse che hanno fatto da headliner al MWC15. Lo stesso si può dire anche del 6G.

Eppure la portata e l’ambizione del 6G è superiore al 5G

Ciò nonostante, la portata e l’ambizione del 6G sono molto più grandi del 5G, nonostante il comportamento moderato degli operatori di telefonia mobile e la loro riluttanza – per ora – a impegnare budget ingenti per la nuova generazione. Gli studi sul 6G includono argomenti innovativi che ampliano le funzionalità principali della rete di telecomunicazioni, piuttosto che cercare di applicarne le capacità a mercati adiacenti (ad esempio, il network slicing 5G per la chirurgia a distanza). Alcune di queste funzionalità includono:

Integrated Sensing and Communication (ISAC), che mira a consentire alla rete di rilevare l’ambiente senza alcun input dal dispositivo.

Higher-order Multiple Input, Multiple Output (MIMO), che include antenne con apertura molto più ampia che consentono la comunicazione in prossimità, consentendo così un controllo spaziale molto più preciso della capacità nelle aree trafficate.

Interfaccia aerea AI/Machine Learning (ML), automazione a circuito chiuso e convergenza delle capacità di telecomunicazione e di elaborazione in una piattaforma convergente.

Esistono anche molti altri studi e proposte tecniche, molti dei quali non troveranno posto nelle specifiche ufficiali, e ancora meno troveranno applicazione nelle implementazioni commerciali. C’è anche l’urgenza di investire immediatamente nello sviluppo di questi pilastri fondamentali per preparare la rete a gestire la prossima generazione di carichi di lavoro, che sarà probabilmente dominata dal traffico AI Agentic e Physical, non soltanto dalla banda larga mobile. 

Dispositivi 6G vs capacità di rete

Sembra inoltre che ci sia una certa competizione tra infrastruttura di rete e capacità dei dispositivi nell’ambito della standardizzazione, come previsto. Qualcomm è stata la più accanita sostenitrice del 6G in fiera, segnalando il suo impegno verso la nuova generazione, poiché ha bisogno del 6G per mantenere il suo slancio di mercato e la sua redditività.

Ericsson ha assunto una posizione notevolmente diversa, annunciando il proprio silicio appositamente progettato con acceleratori di rete neurale integrati, anziché affidarsi alle GPU NVIDIA. Questo presenta una spaccatura filosofica: Qualcomm ha bisogno di dispositivi 6G, Ericsson ha bisogno di infrastrutture 6G, e nessuna delle due dipende completamente dalla stessa coalizione. Queste due aziende incarnano la frattura tra dispositivi e reti, ma probabilmente raggiungeranno un compromesso nel 3GPP.

 6G, la discussione giusta al momento giusto

Allargando lo sguardo, il 6G è stato probabilmente trascurato al MWC26, ma sono state sottolineate altre innovazioni e progressi del settore. Ad esempio, l’automazione a circuito chiuso senza intervento umano sta iniziando ad affermarsi nel settore, mentre il cloud sta diventando l’infrastruttura di base più efficiente per le reti mobili. Queste piattaforme indicano un’evoluzione a lungo termine che costituirà sicuramente il sottostato del 6G, su cui verranno implementate nuove innovazioni, inclusi i servizi ISAC e AI. Gli sviluppi del 6G stanno affrontando sfide tecniche e fondamentali davvero impegnative, e questo potrebbe essere il motivo del debole entusiasmo degli operatori. ABI Research prevede che il MWC27 ospiterà una pletora di attività e annunci sul 6G, con l’inizio del ciclo di hype per il 6G.

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Il caso Block e i licenziamenti per l’AI (forse)

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Ancora nubi sui cieli tech, anche quelli più specchiati. Il 1° maggio 2025 Jack Dorsey – ex CEO di Twitter, che si è sempre opposto alla “muskizzazione” di quello che ora è noto come X –ha annunciato che la sua nuova azienda, Block, avrebbe licenziato oltre 4.000 persone: il 40% della forza lavoro.

In un colpo solo Block è la fintech dietro Square e Cash App, conta (o meglio contava) più di 12.000 dipendenti ed è quotata al NYSE. Alcuni analisti l’hanno addirittura definito il taglio percentuale più grande mai visto in un singolo round tra le aziende dell’S&P 500, anche se va detto che i confronti storici su questo tipo di dati sono piuttosto difficili da verificare.

Dorsey ha scritto ai dipendenti, poi ha pubblicato la lettera su X. Il tono era insolito, e piuttosto criticato è stato anche lo stile, tutto in minuscole: una comunicazione “casual” più adatta a un gruppo di WhatsApp che a un qualcosa che avrebbe cambiato la vita di quattromila famiglie.

L’azienda sta bene, ha precisato Dorsey (non una gran sorpresa), e la decisione non nasce da difficoltà nei conti. Il punto è che il modo di fare impresa sta cambiando e l’intelligenza artificiale, abbinata a strutture aziendali più piatte, rende possibile fare le stesse cose con organici molto più ridotti; Block ha quindi scelto di adeguarsi adesso e non di aspettare che la scelta diventi un obbligo. Insomma, sì: per riassumere, ha detto che l’AI toglie il lavoro agli esseri umani.

Dorsey ha anche spiegato perché ha preferito usare la scure una volta sola piuttosto che procedere per gradi, sostenendo che i licenziamenti a rate annientano il morale di chi resta e la fiducia di clienti e azionisti; meglio un taglio netto senza scuse e senza false promesse, poi disattese. E, naturalmente, ha tenuto a precisare che la severance è generosa, generosissima: il pacchetto per chi lascia prevede 20 settimane di stipendio, a cui si aggiunge una settimana per ogni anno trascorso in azienda, più sei mesi di copertura sanitaria, i dispositivi di lavoro e un bonus una tantum di 5.000 dollari (spiccioli per il mondo tech, ma meglio di niente).

Tutto vero, o una scusa?

Wall Street, manco a dirlo, ha salutato con entusiasmo i licenziamenti, che indicano che la società ora è molto più efficiente. Le azioni di Block sono salite del 20% dopo l’annuncio, nessuna sorpresa considerando che, come ha ricordato Quartz, negli ultimi mesi Salesforce e Workday hanno registrato analoghi rialzi dopo aver comunicato i loro tagli al personale, sempre motivati con la transizione verso l’AI.

Chi è critico ovviamente legge il tutto in modo molto diverso, e tra questi critici c’è Ethan Mollick, professore alla Wharton School, che a commento della vicenda ha scritto su LinkedIn che, al di là di qualsiasi valutazione etica, scelte del genere rischiando di essere azzardate. Gli strumenti di AI davvero efficaci sono ancora molto recenti e si sa poco riguardo a come riorganizzare il lavoro anche se li si mette al centro; immaginare un guadagno netto di efficienza tali da giustificare tagli del 40% su scala aziendale, beh, richiede una buona dose di fiducia. Altra ipotesi: in realtà il motivo dei tagli è ben diverso, e l’AI viene usata per nascondere la proverbiale polvere sotto il proverbiale tappeto.

Perplessità che forse non sono del tutto infondate, a guardare la storia recente di Block. Tra il 2019 e il 2022 l’azienda ha triplicato il proprio organico, costruendo strutture separate per Square e Cash App invece di un’unica struttura condivisa (lo stesso Dorsey aveva riconosciuto pubblicamente di aver esagerato).

E c’è anche un altro episodio, che dice molto della tech culture dei supermegaricchi: solo cinque mesi prima dei licenziamenti, Block aveva organizzato una festa per i dipendenti da 68 milioni di dollari, con esibizioni nientemeno che di Jay-Z, Soulja Boy e T-Pain e una spesa che aveva fatto lievitare i costi generali.

L’AI rischia di essere la giustificazione di turno per correggere anni di espansione pensata male e gestita peggio, sull’onda dell’entusiasmo, storia tutt’altro che rara nel settore tech (e a proposito di conti che non tornano, ma dovrebbero: su SOSTariffe.it si possono confrontare i conti correnti disponibili sul mercato italiano e trovare quello più convenienti).

Gli impiegati negli Stati Uniti e il calo degli stipendi

La cosa più inquietante, comunque, non riguarda Block, ma il fatto che potrebbe essere rapidamente un esempio, soprattutto perché arriva da un CEO che solitamente non è percepito come un capitalista senza scrupoli, o, se non altro, meno di altri.

Se i mercati premiano un taglio del 40% della forza lavoro con un rialzo in borsa del 20%, il messaggio è molto chiaro: voialtri, che aspettate a licenziare e a dare la colpa all’intelligenza artificiale?

Il caso Block, d’altronde, non esiste in un vuoto, ma in un contesto che spiega già molto, ricorda sempre Quartz. Le paghe dei colletti bianchi negli Stati Uniti sono arrivate a un record di 29 mesi consecutivi di contrazione, riguardo al potere d’acquisto; secondo Aaron Terrazas, ex chief economist di Glassdoor, il fatto non ha precedenti negli ultimi settant’anni.

Il tasso di disoccupazione ufficiale è ancora intorno al 4,3%, cifra che permette di nascondere questo fenomeno, più che descriverlo: la sofferenza del mercato del lavoro qualificato si vede altrove, ad esempio nel calo delle assunzioni, nella diffusione della sottoccupazione o nelle uscite silenziose dalla forza lavoro, ad alimentare la schiera di inoccupati che ci rinuncia.

In qualche caso perché ha guadagnato abbastanza, come capita spesso nella Silicon Valley, e magari può scegliere di prendere i suoi risparmi per andare a vivere in qualche posto meno costoso della California. Negli altri casi, invece, no.

I dubbi di una nuova rivoluzione industriale

Daniel Keum, professore alla Columbia Business School, è convinto che l’AI stia già sostituendo lavoro qualificato, non limitandosi ad affiancarlo, e per certi versi è quasi inevitabile. Il costo della manodopera negli Stati Uniti è molto elevato, e l’automazione, in questo contesto, conviene.

Keum distingue due fasi di questo processo: la prima, quella già in corso, è un taglio ai costi attraverso la riduzione degli organici, proprio come ha fatto Block e altri come Block; la seconda, auspicabile e ancora lontana, è la creazione di nuovi prodotti e servizi che l’AI potrebbe rendere possibili, e con essa di nuovi posti di lavoro, passando da distruttrice a generatrice. Ma succederà?

Le università, ad esempio, non danno segnali incoraggianti. Secondo dati pubblicati dal Wall Street Journal, nella business school della Duke University il 21% dei laureati era ancora in cerca di lavoro tre mesi dopo la laurea, mentre nel 2019 era il 5%; e cifre simili arrivano da Georgetown, Michigan e Harvard. Terrazas è cauto, perché i dati, per ora, suggeriscono una certa gradualità nei cambiamenti, più che una frattura, ed è un fatto che ogni ondata tecnologica del passato ha alla fine creato più posti di quanti ne abbia distrutti.

Lo insegnano le rivoluzioni industriali. Il problema, questa volta, è che quell’analogia storica poggia su un’ipotesi che nessuno può più dare per scontata, e cioè che i nuovi lavori richiedano comunque esseri umani per essere svolti. Con la locomotiva e il telaio meccanico non sarebbe successo.

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L’Europa lancia EURO-3C: anche Fastweb+Vodafone nella rete sovrana che integra Telco, Edge, Cloud e AI

La Commissione Europea e un consorzio guidato da Telefónica e composto da oltre 70 entità europee (fra cui Fastweb+Vodafone, l’operatore controllato da Swisscom) hanno presentato EURO-3C, la prima infrastruttura sovrana paneuropea che integra capacità di Telco, Edge, Cloud e IA sotto un modello federato, aperto e sicuro, progettato per accelerare la trasformazione digitale e industriale dell’Europa. Questo progetto da 75 milioni di euro è finanziato dal programma Horizon Europe della Commissione Europea.

L’annuncio al Mobile World Congress di Barcellona

L’annuncio è avvenuto oggi allo stand Telefónica al MWC26 alla presenza di Renate Nikolay, Vice Direttore Generale della Commissione Europea, e Juan Montero, Direttore delle Politiche Pubbliche, Concorrenza e Regolatoria presso Telefonica, segnando una tappa importante nel consolidamento di un’infrastruttura digitale europea strategica.

EURO-3C è allineato alle priorità del Digital Decade Policy Programme 2030 dell’Unione Europea, che pone infrastrutture digitali sicure e sostenibili come uno dei suoi pilastri strategici.

Infrastrutture produttive per settori strategici

EURO-3C implementa un’infrastruttura federata multi-telco e multi-vendor in ambienti di produzione, con più di 70 nodi Edge e Cloud distribuiti in più di 13 paesi europei.

Questa rete consente di offrire servizi digitali avanzati con elevati standard di prestazioni, interoperabilità e sicurezza, rispondendo a esigenze critiche nei settori automobilistico, dei trasporti, dell’energia e della sicurezza pubblica, tra gli altri.

Federazione, scala e impatto

Il progetto è supportato da tre elementi differenziali:

Federazione: un’architettura interoperabile che collega le capacità esistenti di più operatori e fornitori cloud in un quadro europeo comune.

Scala industriale paneuropea: collaborazione tra operatori, industria, fornitori di tecnologia, PMI e centri di ricerca.

Impatto validato: nove casi d’uso ad alto valore aziendale che dimostreranno una reale applicabilità e scalabilità.

Orchestrazione e interoperabilità

EURO-3C integra inoltre capacità avanzate di orchestrazione abilitate dall’IA e servizi interoperabili, garantendo un’infrastruttura resiliente ed efficiente pronta ad affrontare le sfide del prossimo decennio.

Nikolay (Ue): “Costruiamo un panorama di comunicazioni convergenti”

Renate Nikolay, Vice Direttore Generale della Commissione Europea, ha detto: “La Commissione Europea promuove fortemente infrastrutture di comunicazione digitale sicure realizzate in Europa, con l’obiettivo di sfruttare al massimo la convergenza telecomunicazioni-edge-cloud, con e per l’IA. Il progetto finanziato dall’UE EURO-3C annunciato oggi riunisce gli sforzi di un numero molto elevato di attori europei attorno a un obiettivo comune: costruire un panorama di comunicazioni convergenti sicuro e sovrano, a beneficio dei settori industriali che forniscono e utilizzano la tecnologia, e per la società nel suo complesso”.

Montero (Telefonica): “L’Ue ha dato priorità alla sovranità tecnologica”

Juan Montero, Direttore delle Politiche Pubbliche, Concorrenza e Regolamentazione di Telefónica, ha detto: “L’Unione Europea ha dato priorità alla sovranità tecnologica e alla competitività industriale. Raggiungere questo obiettivo richiede non solo infrastrutture digitali avanzate, ma anche una forte collaborazione tra settori e paesi. E il settore delle telecomunicazioni è un attore chiave in questo sforzo. Questo è esattamente ciò che EURO 3C mira a offrire: una rete di calcolo cooperativo su scala europea che unisce capacità di telecomunicazioni, connettività, Edge e Cloud, il tutto potenziato con l’IA. Si tratta di uno sforzo condiviso per rafforzare la leadership industriale europea e gettare le basi per una vera sovranità digitale”.

Magnino (Fastweb+Vodafone): “Contribuiamo allo sviluppo di servizi e modelli di business paneuropei”

“Fastweb+Vodafone è il principale operatore infrastrutturale nel mercato italiano delle telecomunicazioni”, ha dichiarato Alessandro Magnino, Chief Strategy & Transformation Officer di Fastweb + Vodafone. “Contribuiamo attivamente allo sviluppo di servizi e modelli di business paneuropei, facendo leva sulle nostre avanzate capacità di rete, sulla pluriennale esperienza nell’integrazione di infrastrutture su larga scala e sulla profonda competenza in intelligenza artificiale e cybersecurity. Questi punti di forza sono cruciali per rendere il calcolo distribuito più efficiente, sostenibile e accessibile in tutti i settori verticali coperti dal progetto EURO-3C”.

Bosco (Swisscom): “Orgogliosi di contribuire al primo pilota di infrastruttura Telco Edge Cloud sovrana e interoperabile”

Paloma Bosco, Head of Group Innovation and New Businesses di Swisscom, ha detto: “Nel quadro di questo consorzio europeo, Swisscom è orgogliosa di contribuire al primo pilota su larga scala di un’infrastruttura Telco Edge Cloud sovrana e interoperabile. Questa iniziativa rappresenta un passo cruciale verso l’abilitazione di servizi digitali sicuri e ad alte prestazioni per l’Europa, rafforzando al contempo la sovranità tecnologica e favorendo un vivace ecosistema di intelligenza artificiale al cloud edge. Non vediamo l’ora di far progredire questo lavoro insieme ai nostri partner”.

Uno sforzo collettivo europeo

EURO-3C riunisce più di 70 entità, tra cui operatori di telecomunicazioni, fornitori di cloud, produttori tecnologici, PMI, università, centri di ricerca e grandi aziende industriali, consolidando un modello di cooperazione che rafforza la capacità tecnologica europea in parti chiave della catena del valore digitale.

L’evento ha inoltre visto la partecipazione di Sebas Muriel, Chief Digital Officer di Telefónica, che ha illustrato la visione strategica e la missione dell’iniziativa. Rappresentanti di altri membri del consorzio — tra cui Vodafone, Ericsson e la PMI spagnola Nearby Computing — hanno preso la parola per condividere le loro prospettive.

Le seguenti entità sono beneficiarie del progetto: Telefónica – Eurescom – British Telecom – Capgemini – Citymesh – Deutsche Telekom – Elisa – Engineering – Ericsson – Ionos – IDC – KPN – MEO – Nokia – Orange – OVH – Suse – Swisscom – Fastweb – Telenor – TIM – Thales – Vodafone – Fogus – Krateo – Martel – Nelle vicinanze – Nextworks – OpenNebula – Real Wireless – Scille – Sedicii – Ubitech – Wings – CTTC – F. Bruno Kessler – Fraunhofer – IMEC – INRIA – ITAV – POLITO – PCSS – TNO – UC3M – UOULU – ECSO – ETSI – PSCE – AIT – Croce Rossa Bavarese – ITTI – Frequentis – Meditech – Stellantis – Teltronic – Electricite de France – Harman – CAF – Multiverse Computing – OGRE.

Le seguenti entità (autorità nazionali) sono affiliate al PSCE: Erillisverkot (Finlandia) – Ministero della Tutela dei Cittadini (Grecia) – Agenzia Nazionale per le Tecnologie della Comunicazione e dell’Informazione (Cechia) – Ministero dell’Interno (Spagna) – Agenzia per le Comunicazioni Mobili Operative per la Sicurezza e la Risposta alle Emergenze (Francia) – Dipartimento della Spesa Pubblica, NDP Erogazione e Riforma (Irlanda) – Polizia dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) – Direzione Norvegese per la Protezione Civile (Norvegia) – Direzione Nazionale di Polizia (Norvegia). Ministero dell’Interno e dell’Amministrazione (Polonia) – Servizio Speciale di Telecomunicazioni (Romania) – Agenzia Svedese per la Difesa Civile e la Resilienza (Svezia) – Autorità di Polizia Svedese (Svezia).

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