Smartphone, vendite in calo del 6% nel primo trimestre del 2026. Apple al top dei vendor

• Le spedizioni globali di smartphone sono diminuite del 6% su base annua nel primo trimestre del 2026, a causa della carenza di DRAM e NAND che ha interrotto le forniture e aumentato i costi per i produttori, mentre la fiducia dei consumatori è rimasta debole a causa delle tensioni in Medio Oriente.

• Apple ha guidato il primo trimestre per la prima volta con una quota di mercato del 21%, in crescita del 5% su base annua, trainata dalla forte domanda di iPhone 17, da una gestione proattiva della catena di approvvigionamento a fronte delle limitazioni di memoria e da prestazioni migliorate in Cina.

• Le vendite di Samsung sono diminuite del 6% su base annua nel primo trimestre del 2026, con una quota di mercato del 20%, a causa del ritardo nel lancio del Galaxy S26 e della debolezza del segmento entry-level.

• Oltre ai primi cinque marchi, HONOR, Google e Nothing sono cresciuti rispettivamente del 25%, 14% e 25% su base annua, grazie alla solidità del portafoglio prodotti, alla forte espansione e alla differenziazione di nicchia.

Il mercato globale degli smartphone resta sotto pressione nel primo trimestre del 2026, con vendite annue in flessione del 6%, a causa delle carenze di componenti di memoria DRAM e NAND e una domanda più debole, secondo i dati diffusi da Counterpoint.  

Sebbene alcune regioni abbiano mostrato una relativa stabilità, il sentiment generale del mercato è rimasto cauto, poiché i produttori hanno adeguato le proprie strategie di prezzo e produzione, ricorrendo a ritardi nella consegna dei prodotti e a un minor numero di lanci, e i consumatori hanno ridotto gli acquisti non essenziali a causa delle tensioni in Medio Oriente. Allo stesso tempo, alcuni produttori hanno anticipato le spedizioni in previsione di aumenti dei prezzi dei componenti e di un’escalation dei costi logistici, compensando così un calo più consistente delle spedizioni.

Memorie per smartphone penalizzate dai data center

Commentando il mercato globale degli smartphone, l’analista senior Shilpi Jain ha detto: “Questo calo delle spedizioni è dovuto principalmente al fatto che i produttori di memorie hanno dato priorità ai data center per l’intelligenza artificiale rispetto all’elettronica di consumo, comprimendo i margini degli OEM e costringendoli a trasferire direttamente ai consumatori l’aumento dei costi dei componenti (BOM). Mentre l’offerta è rimasta limitata, l’aumento dei prezzi dell’energia, i maggiori costi logistici e l’incertezza economica causata dalle tensioni in Medio Oriente hanno mantenuto basso il sentiment dei consumatori verso i nuovi dispositivi, alimentando la domanda di dispositivi ricondizionati e pesando ulteriormente sulle spedizioni. La carenza di chip di memoria e l’aumento dei costi hanno colpito maggiormente i segmenti più sensibili al prezzo, come i dispositivi di fascia bassa e media, che sono i più esposti a tali pressioni sulla domanda e sull’offerta. Mentre i produttori di dispositivi premium come Apple sono rimasti relativamente resilienti a queste pressioni, i marchi cinesi, orientati ai volumi, hanno registrato cali più marcati, soprattutto nelle regioni sensibili al prezzo, contribuendo al calo complessivo delle spedizioni globali.”

Quota di mercato globale degli smartphone venduti ai primi 5 marchi (dati preliminari)

Fonte: Rapporto preliminare Market Monitor di Counterpoint Research (basato sulle vendite)

Note: OPPO include OnePlus e realme. Le percentuali totali potrebbero non sommare al 100% a causa degli arrotondamenti.

Apple al topo del ranking

Apple ha guidato il mercato globale degli smartphone per la prima volta nel primo trimestre, raggiungendo una quota di mercato del 21% e una crescita del 5% su base annua nel primo trimestre del 2026. Apple rimane il marchio più al riparo dalla crisi delle memorie grazie al suo posizionamento ultra-premium e alla catena di fornitura altamente integrata. La continua e forte domanda per la serie iPhone 17 e gli aggressivi programmi di permuta, insieme alla fidelizzazione dell’ecosistema, hanno guidato la crescita complessiva dei volumi nonostante un contesto macroeconomico più debole. Il marchio ha registrato una crescita notevolmente più forte in diversi mercati chiave dell’Asia-Pacifico, come Cina, India e Giappone, evidenziando la solida domanda di iPhone e le strategie efficaci in questi mercati ad alto potenziale.

Samsung, vendite in calo del 6%

Nel primo trimestre del 2026, le spedizioni di Samsung sono diminuite del 6% su base annua, mantenendo una quota di mercato del 20%, a causa delle difficoltà incontrate dal marchio per via della minore domanda nel segmento di mercato di massa e del ritardo nel lancio della serie S26. Tuttavia, l’iniziale slancio della serie S26 è rimasto forte, evidenziando una solida domanda per il nuovo hardware e le funzionalità AI integrate, con la variante Ultra che ha registrato il maggior successo. Per gestire le crescenti pressioni sui costi, Samsung ha ulteriormente riorganizzato il proprio portafoglio prodotti, semplificando le opzioni di fascia bassa e puntando sulle configurazioni di fascia alta, aumentando di fatto i prezzi di partenza e rafforzando al contempo il posizionamento premium dei suoi dispositivi.

Xiaomi in flessione del 19%

Xiaomi, pur mantenendo il terzo posto nel mercato globale con una quota del 12%, ha registrato il calo maggiore tra i primi cinque marchi, pari al 19% su base annua. Il marchio sta affrontando una forte pressione, poiché la sua elevata esposizione al segmento di fascia bassa, sensibile al prezzo, lo rende particolarmente vulnerabile all’aumento dei costi della memoria. Xiaomi sta quindi semplificando le proprie linee di prodotto e concentrandosi maggiormente sulle regioni chiave. Allo stesso tempo, sta registrando una crescita nel segmento premium, con la serie Xiaomi 17 che sta ottenendo buoni risultati in Cina.

(La quota di mercato di Xiaomi è stata rivista dal 13% al 12% e il calo su base annua è passato dal 13% al 19%).

OPPO e vivo

OPPO e vivo si sono aggiudicate rispettivamente il quarto e il quinto posto nel mercato nel primo trimestre del 2026 con quote di mercato dell’11% e dell’8%. Nonostante il lieve calo del 2% su base annua, vivo ha mantenuto la sua leadership di mercato in India, sfruttando la sua serie di fascia media per attrarre clienti con upgrade di alto valore, e ha mantenuto il suo slancio anche in Cina. Le spedizioni complessive di OPPO sono diminuite, ma il marchio ha registrato una forte performance nel segmento entry-level con la serie A5, mentre il suo top di gamma Find N5 è stato ben accolto dal mercato.

Le prospettive per il 2026 rimangono deboli, poiché la crisi della memoria potrebbe protrarsi fino alla fine del 2027. Si prevede che i produttori daranno priorità al rapporto qualità-prezzo rispetto al volume, agli aggiornamenti di configurazione, all’eliminazione dei modelli a basso margine e allo sfruttamento dei dispositivi ricondizionati per fidelizzare gli utenti con budget limitato. Con la premiumizzazione che si mantiene stabile ma i margini sotto pressione, i marchi si affideranno sempre più al software, all’espansione dell’ecosistema e ai servizi per la crescita nei prossimi trimestri.

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Tim, prorogata al 15 ottobre la scadenza per la cessione di Sparkle

TIM, nell’ambito della cessione di Sparkle, il cui perfezionamento è atteso per il secondo trimestre del 2026, comunica di aver firmato con Boost BidCo, veicolo controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipato da Retelit, un accordo che proroga al 15 ottobre 2026 la long-stop date per la chiusura dell’operazione”.  Lo si legge in una nota odierna di Tim, che giunge tra l’altro all’indomani del via libera da parte della Commissione Ue all’acquisizione di Sparkle da parte del duo MEF-Retelit.

Cos’è la long-stop date

La long-stop date è la data limite finale prevista in un contratto (solitamente M&A o finanziamenti) entro la quale devono essere soddisfatte le condizioni sospensive, come approvazioni regolatorie o autorizzazioni degli azionisti. Se tali condizioni non vengono avverate entro questa data, le parti possono recedere dal contratto senza penali.

L’offerta per Sparkle

BidCo, la joint venture fra MEF e Retelit ha chiuso in accordo nell’aprile del 2025 per rilevare Sparkle, l’operatore che gestisce una rete Tier-1 che comprende un’infrastruttura di cavi sottomarini, per un valore di 700 milioni di euro.

Via libera della Commissione Ue all’operazione

Nel contempo, la Commissione Ue ha appena dato il disco verde sul suo registro delle transazioni all’operazione che potrebbe anche spianare la strada al previsto riacquisto di azioni proprie da 400 milioni di euro da parte di TIM: due precedenti richieste sono state ritirate a dicembre e gennaio. Tim prevede che l’accordo si concluda nel secondo trimestre del 2026, previa approvazione degli Stati Uniti. La notizia arriva solo poche settimane dopo che la stessa Tim è diventata oggetto di un’importante offerta pubblica di acquisto da 10,8 miliardi di euro da parte di Poste Italiane.

Sparkle, 600mila chilometri di cavi sottomarini

Sparkle gestisce oltre 600mila chilometri di cavi sottomarini che collegano paesi come Israele e gli Stati Uniti, un’infrastruttura che è considerata uno dei cardini della rete in fibra che facilita il flusso globale di dati, comprese le informazioni riservate.

In questo senso, la decisione di Roma di acquistare l’unità via cavo di TIM è in linea con l’approccio del governo Meloni, che ha cercato di assicurarsi il controllo su asset che considera di valore strategico.

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Fondo Nazionale Connettività: al via il bando da 700 milioni per la banda ultralarga

Al via il bando da oltre 700 milioni di euro per il Fondo Nazionale per la Connettività – FNC. Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, è implementing partner per la gestione del Fondo in attuazione della Decisione di esecuzione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025 e dell’accordo attuativo con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’iniziativa, che punta a potenziare le infrastrutture di rete a banda ultralarga in Italia, rientra tra le misure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), specificamente all’interno della Missione 1 – Componente 2 – Investimento 7.

L’obiettivo del bando è incentivare gli investimenti privati nel settore delle telecomunicazioni, focalizzandosi sulla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit.

Con il Fondo Nazionale per la Connettività interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate” ha detto il Sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti. “Il Governo Meloni ha rimesso ordine, recuperando fondi e costruendo un modello efficace che destina oltre 700 milioni di euro dove il mercato non arriva, individuando Invitalia come ente attuatore. Negli ultimi tre anni abbiamo fatto passi da gigante per garantire connettività a cittadini e imprese, riducendo davvero i divari territoriali.”

Sette lotti geografici per circa 1,8 milioni di civici

L’intervento è articolato in 7 lotti geografici su scala nazionale ed è cruciale per superare il “fallimento di mercato” in diverse aree del Paese, garantendo che anche le zone meno servite possano accedere a una connettività di ultima generazione. I progetti dovranno garantire il collegamento del maggior numero possibile di civici, secondo i rispettivi progetti di investimento, selezionati all’interno di un perimetro complessivo di circa 1,8 milioni di indirizzi individuati attraverso le attività di mappatura svolte da Infratel Italia su incarico del Dipartimento per la trasformazione digitale.

Il bando prevede la concessione di contributi pubblici per il finanziamento di progetti di investimento finalizzati alla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit.

Il contributo potrà coprire fino al 70% delle spese ammissibili.

Gli interventi dovranno garantire servizi di connettività con velocità attesa, nelle ore di picco del traffico, pari ad almeno:

  • 1 Gbit/s in download
  • 200 Mbit/s in upload

Possono partecipare operatori economici del settore, singolarmente o in forma associata, che presentino un progetto di investimento coerente con i requisiti tecnici ed economico-finanziari previsti dal bando.

Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente sulla Piattaforma Invitalia Gare Telematiche – InGate.   

Le domande possono essere presentate fino alle ore 15.00 dell’11 maggio 2026.

Non soltanto i 700mila civici esclusi da Italia 1 Giga

L’intervento non riguarda più soltanto i circa 700mila civici esclusi dal precedente Piano Italia 1 Giga: secondo le mappature 2025, i civici ammissibili al finanziamento pubblico superano quota 1,8 milioni, perché non coperti (o coperti con tecnologie che non superano i 300 Mbit/s di picco) entro il 2030.

Da qui nasce il ragionamento “a spanne” di un budget medio di circa mille euro per civico: 733 milioni divisi per 700mila civici. Tuttavia, il Piano non è un semplice “costo per civico”: prevede contributi proporzionali agli investimenti complessivi e, dove possibile, richiede di riutilizzare infrastrutture esistenti per ridurre duplicazioni di scavo.

In questo scenario, la domanda diventa inevitabile: mille euro per civico sono davvero sufficienti per colmare il gap nelle aree più difficili del Paese, quelle dove il costo marginale di scavo e posa è più alto?

Uno studio dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), che Key4biz ha potuto consultare, ha stimato – con una simulazione quanto più realistica possibile – il costo di copertura dei civici “sfibrati”, partendo da due regioni campione: Lombardia e Toscana.

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Open Fiber, fibra ottica acceleratore di business. Gola: “Fondi pubblici per il take up”

Gola (Open Fiber): “Usare fondi pubblici per il take up”

La fibra ottica FTTH è un acceleratore di business soprattutto nelle aree bianche. E’ questo il messaggio dell’evento ‘Fibra ottica: il futuro del Made in Italy’ promosso oggi da Open Fiber nella propria sede di Roma, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. “Il Made in Italy ha bisogno di reti all’altezza della sua forza e della sua capacità di innovare. La fibra ottica è un fattore abilitante per la crescita delle imprese, per la modernizzazione dei processi produttivi e per uno sviluppo che sappia coniugare internazionalizzazione e radicamento nei territori. Open Fiber ha realizzato l’infrastruttura integralmente in fibra ottica più grande d’Italia, un asset a disposizione del Paese capace di accompagnare lo sviluppo del tessuto economico italiano”. Lo ha detto nel suo intervento Giuseppe Gola, l’amministratore delegato di Open Fiber, aggiungendo che oggi il tema non è più la copertura, visto che il grosso della fase degli scavi è ormai superato, ma quello dell’adozione, il cosiddetto take up. E per questo si sta ragionando con il MIMIT “Per usare eventuali fondi pubblici per spingere l’adozione della fibra ottica dove è presente”.

Partecipanti

Al confronto hanno preso parte Giorgio Maria Tosi Beleffi, Dirigente dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy responsabile delle aree Tlc e Nuove Tecnologie, Gennaro Ardolino, Chief Innovation Officer di Graded S.p.A., Stefano Moretti, Amministratore Delegato di Moretti Design, e Stefano Mapelli, Fondatore di SteBrik, che hanno portato esperienze e punti di vista diversi ma convergenti su un tema centrale: oggi la competitività del Made in Italy passa anche dalla qualità delle infrastrutture digitali.

Tosi-Beleffi (Mimit): “FTTH standard future proof della connettività”

“La connettività a banda ultra-larga rappresenta oggi un’infrastruttura strategica per la competitività del nostro sistema produttivo. Grazie al percorso avviato dal Governo e alle risorse del Pnrr, l’Italia si avvia a completare una rete in fibra tra le più avanzate in Europa, con l’obiettivo di connettere imprese, territori e filiere del Made in Italy. In un Paese che ha raggiunto il quarto posto a livello mondiale per quanto riguarda le esportazioni, la diffusione delle reti ultraveloci in fibra ottica è un fattore abilitante per rafforzare sia l’export che l’import, consentendo alle nostre Pmi di innovare, sviluppare canali digitali e competere sui mercati globali”, ha sottolineato Giorgio Maria Tosi Beleffi.

Anche l’attrattività del nostro paese all’estero è aumentata grazie alla rete, ai super computer e alle diverse strategie nazionali pubblicate negli ultimi tempi, ultima delle quali quella per il trasferimento tecnologico.

FTTH leva di business

Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza come la disponibilità di una rete FTTH non rappresenti più solo un’opportunità, ma una condizione fondamentale per consentire alle aziende di lavorare in modo più efficiente, gestire dati e processi complessi, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e mantenere competitività anche partendo da contesti territoriali lontani dai grandi centri. La fibra è un moltiplicatore di crescita economica: basti pensare che ogni euro investito in fibra nelle aree bianche (quelle più remote dove gli investitori privati non hanno ritenuto conveniente investire e la fibra è stata portata da Open Fiber attraverso il Piano Bul del Governo), ha generato 4,4 euro di Pil (fonte: Deloitte).

Le testimonianze delle imprese intervenute hanno evidenziato proprio questo. Moretti Design, azienda fondata nel 1960 a Ripatransone (Ascoli Piceno) e specializzata nella progettazione e produzione di stufe e camini di design contemporaneo, ha raccontato come l’arrivo della fibra ottica attraverso il Piano Bul abbia reso possibile la digitalizzazione del ciclo produttivo senza spostare il cuore dell’attività dal territorio di origine. “Prima della fibra le nostre macchine non erano connesse con i nostri uffici e ciò creava diverse inefficienze, superate con l’avvento dell’FTTH”, ha detto l’ad Stefano Moretti.  

FTTH, i vantaggi per l’internazionalizzazione

SteBrik, realtà con sede a Calco (Lecco) attiva nella progettazione creativa e nel commercio online di modelli esclusivi realizzati con mattoncini Lego originali, ha evidenziato quanto una connessione ultraveloce sia essenziale per il lavoro da remoto del team, per la gestione di file ad alta definizione e per il rapporto quotidiano con una clientela internazionale. “Grazie al project on demand e grazie alla fibra ottica sono possibili tutti gli scambi di file di grandissime dimensioni e tutte le call internazionali necessarie per il nostro business”, ha detto il Ceo Stefano Mapelli.  

Graded, azienda attiva da oltre sessant’anni nel settore dell’energia e dell’efficienza energetica, ha infine sottolineato come la rete in fibra consenta di coordinare dal quartier generale di Napoli attività distribuite in Italia e all’estero, garantendo formazione continua e assistenza in tempo reale al personale operativo sugli impianti. “La fibra è stata la leva principale per l’internazionalizzazione delle nostre attività”, ha detto Gennaro Ardolino, Chief Innovation Officer di Graded S.p.A.

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Da Washington a Bruxelles, le strategie per il controllo dell’AI

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Chi governa l’AI? E soprattutto, chi non può farlo? In Italia non se n’è parlato troppo, ma il 4 marzo 2026, nella Indian Treaty Room della Casa Bianca, i vertici di Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI hanno firmato il Ratepayer Protection Pledge,cioè un impegno formale a coprire i costi energetici dei propri data center senza riversarli sulle bollette dei consumatori americani.

Il tutto è avvenuto circa una settimana dopo il primo attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e prima che gli effetti del conflitto cominciassero a farsi sentire sui consumi (per chi cerca offerte ancora convenienti per gas ed elettricità, il comparatore di SOSTariffe.it aiuta a non perdersi in un mercato sempre più agitato).

L’amministrazione Trump ha presentato l’accordo come una risposta al malcontento bipartisan che si è diffuso in tutto il Paese a causa dell’impennata dei consumi elettrici legata alla corsa all’intelligenza artificiale: i data center, com’è noto, consumano enormi quantità di energia, e molte comunità locali – dai sobborghi della Virginia settentrionale alle aree rurali del Tennessee – hanno già sperimentato gli effetti di questa domanda in rapidissima crescita sotto forma di tariffe più alte e infrastrutture ormai sovraccariche.

Secondo il testo stipulato e comunicato dalla Casa Bianca, le aziende firmatarie dovranno «costruire, acquistare o procurarsi» autonomamente l’elettricità necessaria, attraverso la stipula di tariffe separate con le utility e facendosi carico dei costi di adeguamento della rete. Se sul piano comunicativo l’evento è stato efficace, e salutato da qualcuno come un primo paletto messo allo strapotere dei giganti dell’intelligenza artificiale, a un livello più pratico le perplessità degli esperti non sono mancato. L’accordo, per prima cosa, è volontario e non esecutivo, e la regolamentazione delle tariffe elettriche è materia di competenza statale e locale, un’area in cui il governo federale, di fatto, ha margini di intervento assai limitati. Insomma: il rischia è che siano belle parole e poco altro (non sarebbe nemmeno la prima volta, in ambito AI).

Washington contro gli Stati

Il nodo della regolamentazione dell’AI negli Stati Uniti riguarda infatti non solo i consumi energetici ma l’intero impianto normativo che riguarda un settore la cui espansione, come sappiamo, sembra non conoscere sosta. Da oltre tre anni il governo federale, nelle sue varie incarnazioni, ha prodotto ordini esecutivi, linee guida e framework di ogni tipo, nessuno dei quali è diventato una legge vera e propria. Nel frattempo numerosi Stati hanno cercato di colmare il vuoto con esiti molto diversi.

La California, ad esempio, ha emanato un ordine esecutivo che obbliga le aziende AI che lavorano con enti pubblici a rispettare standard di sicurezza e privacy; New York ha approvato una legge sull’obbligo di segnalazione degli incidenti AI; l’Illinois ha introdotto requisiti di trasparenza per l’uso dell’AI nelle assunzioni.

La pressione della Casa Bianca sugli Stati dell’Unione sembra però andare in senso opposto, visto che l’amministrazione si è dichiarata «categoricamente contraria» a una proposta di legge dello Utah che avrebbe obbligato i developer AI a pubblicare piani di sicurezza e protezione dei minori, di fatto bloccandola. In Florida, lo Stato dove il governatore DeSantis che aveva promosso un proprio AI Bill of Rights, la Camera dei Rappresentanti ha sabotato il provvedimento per non contrariare Trump.

A marzo 2026, la Casa Bianca ha diffuso un framework legislativo nazionale che chiede al Congresso di prevedere la supremazia federale sulle leggi statali in materia di AI. Sul fronte opposto, oltre cinquanta parlamentari repubblicani di vari Stati hanno scritto al Presidente per chiedere di non ostacolare la legislazione locale. Al momento, la legge-quadro sull’AI non è legge operativa e la sua approvazione al Congresso resta ancora incerta.

L’Europa rallenta (ma non su tutto)

In Europa il percorso sembra essere diverso, anche se il risultato non è granché più rassicurante. L’AI Act europeo è entrato in vigore nel 2024, ma è evidente che molte delle sue disposizioni più rilevanti siano state ritardate o ammorbidite fino a essere quasi innocue prima ancora di essere applicate.

Pochi giorni fa, il Parlamento europeo ha adottato con 569 voti favorevoli e 45 contrari una posizione sul cosiddetto «Digital Omnibus», che modifica il regolamento precedentemente adottato. Le scadenze per i sistemi di AI ad alto rischio (per capirci, quelli che operano in settori come biometria, infrastrutture critiche, occupazione, istruzione, forze dell’ordine e gestione delle frontiere) sono state spostate al 2 dicembre 2027, mentre per i sistemi regolati da normative settoriali specifiche, come i dispositivi medici, la data è ancora più avanti, il 2 agosto 2028.

La motivazione ufficiale è che gli standard tecnici e gli strumenti di supporto necessari alle aziende per l’implementazione non sarebbero ancora pronti, ma in tanti hanno segnalato che il rinvio rischia di lasciare una parte enorme del mercato fuori dalla portata del regolamento nel momento in cui i sistemi sono già ampiamente diffusi.

Non tutto, però, va nella direzione del rallentamento: il Parlamento ha approvato il divieto dei cosiddetti nudifier, le applicazioni che generano immagini sessualmente esplicite di persone reali identificabili senza il loro consenso. Si tratta di una delle prime proibizioni esplicite di una categoria specifica di prodotti AI a livello europeo, il cui campo di applicazione e le date di entrata in vigore saranno definiti nel negoziato con il Consiglio.

Un quadro globale ancora provvisorio

Il quadro complessivo dipinto da queste ultime settimane di attività legislativa, insomma, è quello di un mondo che prova a regolare una tecnologia che ha già preso forme difficili da contenere. Negli Stati Uniti l’amministrazione federale frena gli Stati ma non produce norme vincolanti, mentre in Europa il regolamento più ambizioso del mondo viene limato e rinviato prima di entrare a regime.

In entrambi i casi, la velocità di sviluppo dell’AI è sempre un passo avanti (se non di più) a quella dei processi normativi, e le pressioni economiche e geopolitiche (in primo luogo la competizione con la Cina, la corsa ai data center, i timori sulle bollette acuiti dalle crisi internazionali) continuano a fare da contraltare alle istanze di trasparenza e protezione dei cittadini. Le leggi sul controllo dell’AI sono ancora un cantiere aperto, ma la tecnologia non aspetta.

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Spettro radio, la GSMA promuove il DNA e spinge per rinnovi automatici nella Ue “No nuovi entranti” (Report)

Le proposte di riforma sulla gestione dello spettro radio contenute nel Digtal Networks Act (DNA) possono migliorare la certezza nel momento in cui più di 500 licenze d’uso scadranno nel prossimo decennio, dando agli operatori più fiducia e certezza per investire nel futuro digitale dell’Europa. E’ questo il messaggio che emerge dall’ultimo report della GSMA “Spectrum pricing and renewal in Europe” (scarica il PDF) che tratta appunto delle proposte del DNA in materia di frequenze radio.

Tuttavia, il periodo di transizione proposto lascerebbe oltre il 50% delle licenze in scadenza al di fuori dell’ambito di applicazione dei principi di rinnovo automatico, prolungando l’incertezza e compromettendo l’efficacia della riforma, aggiunge l’associazione.

Il commento al DNA

In un post, Manuel R. Marti Director, Spectrum Policy, Europe della GSMA riflette sulle opportunità offerte dal DNA per la gestione dello spettro in Europa.

Quarantaquattro anni fa, l’Europa si unì per sviluppare la prima rete cellulare digitale standardizzata al mondo, in seguito nota come GSM. Da allora molto è cambiato e ora l’attenzione è rivolta all’estensione del 5G, al soddisfacimento della crescente domanda di dati e al supporto di nuovi servizi digitali.

Oggi, l’Europa ha un’altra opportunità per dimostrare la propria leadership nella gestione dello spettro mobile. Il Digital Networks Act (DNA) proposto dalla Commissione europea, pubblicato nel gennaio 2026, è una profonda revisione normativa volta a modernizzare e armonizzare il diritto delle telecomunicazioni dell’UE. Sebbene gran parte del quadro normativo non raggiunga l’obiettivo di innovare il settore, le sue disposizioni in materia di spettro rappresentano un passo nella giusta direzione.

L’offerta

La connettività mobile è alla base delle ambizioni digitali dell’Europa e gli investimenti cresceranno laddove la regolamentazione sarà favorevole. La proposta DNA dimostra una certa comprensione di questo aspetto nelle sue misure relative allo spettro, che includono:

• Licenze di spettro a tempo indeterminato e rinnovi automatici

• Strategie e piani d’azione a lungo termine per la gestione dello spettro

• Una metodologia comune di determinazione dei prezzi dello spettro, incentrata sugli investimenti

• Revisione anticipata da parte della Commissione europea delle assegnazioni e dei rinnovi

• Maggiore enfasi sulla condivisione dello spettro

Oggi, l’UE è in ritardo rispetto ai leader globali nel 5G di alta qualità (standalone), il che limita la sua competitività digitale. Le ragioni sono molteplici, tra cui condizioni di assegnazione dello spettro frammentate, aste mal progettate e costose e brevi durate delle licenze, che fanno lievitare i costi dello spettro e limitano la diffusione. Licenze a tempo indeterminato, rinnovi automatici e pianificazione a lungo termine favoriscono una diffusione della rete più prevedibile in tutti gli Stati membri.

Le riforme proposte nel DNA possono migliorare la certezza in un momento in cui oltre 500 licenze scadranno nel prossimo decennio, dando agli operatori la fiducia necessaria per investire nel futuro digitale dell’Europa. Tuttavia, il periodo di transizione proposto lascerebbe oltre il 50% delle licenze in scadenza al di fuori dell’ambito di applicazione dei principi di rinnovo automatico, prolungando l’incertezza e compromettendo l’efficacia della riforma. L’applicazione delle regole fin dal primo giorno di attuazione garantirebbe che i benefici si manifestino senza indugio.

Rinnovi automatici dello spettro, i vantaggi secondo la GSMA

I rinnovi automatici a basso costo potrebbero aumentare la velocità di rete fino al 23% e generare fino a 75 miliardi di euro di PIL europeo entro il 2035. Una maggiore certezza nel DNA rafforza anche il mercato secondario, consentendo lo scambio di spettro a condizioni commerciali e promuovendo un uso efficiente, la concorrenza e l’innovazione.

Negli ultimi 10 anni prezzi dello spettro triplicati, ma i ricavi per Mhz sono dimezzati

Negli ultimi dieci anni, i prezzi dello spettro sono triplicati, mentre i ricavi per MHz si sono dimezzati in Europa, spesso a causa di fattori non di mercato. Riconoscendo l’onere degli elevati costi dello spettro e il rischio di cronici sottoinvestimenti, il DNA adotta un approccio che privilegia gli investimenti in materia di licenze e assegnazioni.

Un approccio tariffario più coerente, unitamente alla raccomandazione della Commissione su una metodologia di prezzo comune e alla priorità data alla realizzazione della rete e agli impegni di qualità rispetto alle tariffe, potrebbe contribuire ad allineare gli incentivi con gli investimenti a lungo termine. Potrebbe inoltre garantire che i quadri tariffari rimangano sostenibili senza compromettere la sovranità nazionale.

Vantaggi anche per servizi terrestri e satellitari

La proposta del DNA di standardizzare le condizioni di licenza e gli obiettivi di assegnazione in tutta l’UE può favorire una diffusione più coerente e tempestiva delle reti avanzate negli Stati membri.

Le proposte prevedono una procedura obbligatoria per lo spettro del mercato unico europeo, in sostituzione della revisione tra pari volontaria. Questo cambiamento dovrebbe promuovere la cooperazione senza centralizzare l’autorità, consentendo agli Stati membri di mantenere la gestione a livello nazionale. Trovare questo equilibrio garantirà che le decisioni sullo spettro riflettano le esigenze locali degli Stati membri. Queste modifiche potrebbero anche consentire l’assegnazione e l’autorizzazione dello spettro a livello europeo per i servizi terrestri e satellitari.

Obbligo di condivisione dello spettro se sottoutilizzato

Il DNA esamina anche la condivisione dello spettro e la rende obbligatoria qualora sia sottoutilizzato. Prende inoltre in considerazione la condivisione dello spettro tramite una “banca dati dinamica” dello spettro a livello europeo. Sebbene la condivisione possa promuovere una maggiore efficienza dello spettro, esiste il rischio che possa ledere i diritti dei titolari di licenze primarie e occorre un’attenta gestione per proteggere questi utenti dalle interferenze.

La proposta di un’autorizzazione armonizzata e centralizzata delle reti satellitari e dello spettro può contribuire a ridurre la frammentazione e a semplificare la regolamentazione satellitare. Le disposizioni includono salvaguardie per proteggere le reti mobili dalle interferenze causate dalla connettività satellitare D2D, aspetto fondamentale in quanto gli Stati membri stanno valutando l’autorizzazione dei servizi D2D.

La strada da percorrere

L’Europa ha una nuova opportunità per dimostrare la leadership che ha esercitato nell’era GSM, migliorando la gestione dello spettro. Mentre il DNA avanza nell’iter legislativo, i responsabili politici dovrebbero adoperarsi per preservare e, ove possibile, rafforzare le proposte relative allo spettro, passando da licenze a tempo indeterminato a strutture tariffarie più prevedibili. In questo modo si contribuirà a realizzare la connettività, l’innovazione e la competitività richieste dalle ambizioni digitali dell’Europa.

Le raccomandazioni ai policy maker sullo spettro

Questo studio ha dimostrato che nei prossimi 10 anni in Europa sono previsti oltre 500 rinnovi di licenze per lo spettro, offrendo così alle autorità di regolamentazione l’opportunità di allentare la pressione finanziaria sugli operatori e di stimolare maggiori investimenti nel settore. Ciò consentirà ai Paesi di raggiungere più facilmente gli obiettivi del Decennio Digitale e permetterà a consumatori e imprese di accedere a reti mobili paragonabili a quelle delle principali regioni 5G, tra cui l’Asia-Pacifico, i Paesi del CCG, la Grande Cina e il Nord America. Le evidenze empiriche hanno chiaramente dimostrato che gli elevati costi dello spettro riducono la capacità degli operatori di investire nelle proprie reti, con conseguente riduzione della copertura e della qualità della rete. Applicando queste evidenze in Europa, dove i costi dello spettro rappresentano attualmente l’8% dei ricavi ricorrenti degli operatori, le autorità di regolamentazione hanno l’opportunità di ridurre i costi dello spettro nei prossimi 10 anni e potenzialmente sbloccare 24 miliardi di euro di nuovi investimenti, che potrebbero migliorare la qualità della rete fino al 23% e generare ulteriori 75 miliardi di euro di PIL.

Le raccomandazioni della GSMA ai policy makers

Alla luce di queste evidenze, si possono trarre diverse implicazioni politiche. In particolare, le autorità di regolamentazione europee dovrebbero prendere in considerazione le seguenti azioni:

• Dare priorità al miglioramento della certezza e degli incentivi agli investimenti nelle valutazioni di rinnovo. Le autorità di regolamentazione dovrebbero garantire che i rinnovi dello spettro creino le condizioni affinché il settore investa nelle reti, assicurando la certezza e la redditività a lungo termine delle operazioni.

• Semplificare e ottimizzare il processo di rinnovo applicando proroghe amministrative. Sebbene le aste ben progettate rappresentino uno strumento importante per assegnare lo spettro quando la domanda è superiore all’offerta, in particolare per le nuove bande, le bande esistenti sono già state assegnate attraverso un processo competitivo. Un’ulteriore asta creerebbe incertezza,

che può essere evitata tramite un rinnovo amministrativo,

e qualsiasi modifica alla distribuzione ottimale

delle bande esistenti può essere ottenuta tramite la compravendita dello spettro.

• Rinnovare automaticamente le licenze a tempo indeterminato. Una durata indeterminata offre agli operatori la certezza normativa di investire nell’espansione della rete e nella modernizzazione delle bande esistenti, eliminando il rischio che le loro disponibilità di spettro cambino in modo significativo, e consente inoltre di ammortizzare gli investimenti relativi allo spettro su un periodo di tempo più lungo, quando la vita utile dell’asset è superiore alla durata della licenza.

Come minimo, le licenze dovrebbero avere una durata di almeno 40 anni. Per garantire che lo spettro venga assegnato agli utenti più efficienti nel tempo, le autorità di regolamentazione dovrebbero agevolare la compravendita e il leasing dello spettro, che sarebbero incentivati ​​dall’implementazione di licenze a tempo indeterminato.

• Non riservare spettro a un nuovo operatore o per un uso localizzato. Le autorità di regolamentazione dovrebbero essere molto caute nell’utilizzare i rinnovi (e le aste di nuove bande) per promuovere un nuovo operatore nel mercato della telefonia mobile. L’esperienza passata dell’Europa ha evidenziato il rischio che un nuovo operatore non sia sostenibile a lungo termine, unitamente alla probabilità di gonfiare artificialmente i costi dello spettro (riducendo così gli investimenti). Allo stesso modo, riservare spettro per uso locale non ha dimostrato di produrre benefici in termini di digitalizzazione aziendale, ma ha ridotto la qualità delle reti mobili pubbliche. A meno che le autorità di regolamentazione non siano in grado di produrre nuove e solide prove del contrario, dovrebbero evitare di riservare o assegnare spettro nelle bande IMT. Le riserve di spettro ridurrebbero artificialmente lo spettro disponibile per le reti mobili, aumentando quindi i prezzi dello spettro nelle aste, riducendo l’efficienza delle implementazioni di rete e compromettendone la copertura e la qualità.

• Rinnovare le licenze con largo anticipo rispetto alla data di scadenza. È importante che le autorità di regolamentazione forniscano agli operatori una certezza normativa a lungo termine per i rinnovi delle licenze.

Senza questa chiarezza, sussiste il rischio che gli operatori perdano l’accesso a parte del loro spettro esistente.

Ciò richiederebbe una significativa riconfigurazione delle reti e potrebbe comportare una perdita di clienti e di ricavi, con conseguenti ripercussioni sugli incentivi agli investimenti.

Inoltre, se esiste il rischio che un operatore debba pagare un prezzo elevato per il rinnovo dello spettro (o in un’asta), dovrà accantonare fondi che potrebbero essere investiti nella rete. Considerato che il 2030 rappresenta un punto chiave entro il quale la Commissione europea spera di raggiungere gli obiettivi del Decennio digitale, nonché la data in cui si prevede l’inizio delle implementazioni del 6G, qualsiasi incertezza relativa al rinnovo delle licenze nel periodo 2025-2035 potrebbe comportare un ulteriore arretramento dell’Europa rispetto ai paesi che hanno garantito agli operatori una certezza a lungo termine in materia di spettro.

• Collaborare con il settore della telefonia mobile per definire obiettivi di connettività ben precisi e raggiungibili laddove necessario.

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Tlc, ricavi e investimenti stabili dal 2020 ma calano i dipendenti

Ricavi nel settore delle telecomunicazioni elettroniche pressoché stabili nel periodo 2020-2024, a quota 28,6 miliardi nel 2024, in lieve contrazione dello 0,6% sul 2023. I prinicpali operatori (Tim WindTre, iliad, Fastweb e Vodafone) generano i tre quarti delle risorse complessive. E’ quanto emerge dal Focus Bilanci pubblicato dall’Agcom, secondo cui nel 2024 gli investimenti sono stimati in 7,1 miliardi di euro, pari al 25,1% dei ricavi totali.

Sul fronte occupazionale, dipendenti in calo di 5.600 unità nel 2024 rispetto al 2020. Nel 2024 si sono persi 800 posti di lavoro, con una contrazione pari all’1,4%.

Si tratta di un calo meno marcato degli anni precedenti e secondo il report si va verso una stabilizzazione.

Mentre Fibercop rappresenta circa il 72% degli addetti (poco meno di 20mila) le imprese che più assumono nel 2024 sono iliad (121 addetti), Digi Italy (118 addetti) e Fastweb (113 addetti).

Settore Media

Per quanto riguarda il settore Media, i ricavi registrati nel 2024 dalle principali imprese analizzate – 20 quelle presenti nell’analisi – hanno raggiunto gli 8,82 miliardi di euro, in crescita sia rispetto al 2020 (+8,4%), quando ammontavano a 8,14 miliardi di euro, sia su base annua (+6,7%). In media, nel periodo considerato, i ricavi hanno registrato una crescita annua di circa il 2%.

Le dinamiche risultano tuttavia differenziate tra le diverse tipologie di ricavo: più in dettaglio, nell’ultimo anno, risultano in ripresa i ricavi da pubblicità (+8,9%) e quelli da servizi pay TV (+9,3%), mentre il canone Rai resta sostanzialmente stabile (+0,9%).

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2G, la Francia avvia lo spegnimento entro il 2026. E in Italia?

Questa settimana la Francia ha avviato lo spegnimento delle reti e dei servizi 2G, con il graduale spegnimento che proseguirà durante il resto del 2026.

Secondo un report dell’Arcep sono più di 2,4 milioni le Sim attive su dispositivi 2G alla fine del 2025, pari all’1,8% delle sim attive utilizzate per servizi voce, messaggi e servizi dati in Francia, e pari al 3,9% delle Sim M2M in uso nel paese.

Mercoledì scorso, Orange ha completato lo spegnimento dei servizi 2G nelle prime tre municipalità francesi, scollegando 2.300 Sim che erano ancora attive sul 2G, secondo stime dell’AFP che ah anche evidenziato le preoccupazioni degli ascensoristi per lo spegnimento dello standard. Preoccupazioni però spente da un decreto di inizio aprile, che stabilisce lo spegnimento per legge del 2G anche per i sistemi di sicurezza degli ascensori.

Uno dei motivi della chiusura è quello di liberare spettro radio che potrà essere riassegnato per supportare i servizi 4G e 5G.

In Italia il 2G è ancora pienamente operativo

In Italia, la rete 2G (GSM) è ancora pienamente operativa e funzionale, rappresentando una tecnologia fondamentale per la stabilità delle chiamate vocali e per alcuni servizi di emergenza o dispositivi IoT (Internet of Things), nonostante sia ormai datata. A differenza del 3G, che è stato quasi completamente dismesso, il 2G resiste grazie alla sua capacità di coprire zone montane o rurali dove 4G e 5G non arrivano. 

Ecco il punto della situazione ad oggi (inizio 2026):

  • Operatività attuale: Tutti i principali operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad) e gli operatori virtuali continuano a supportare la rete 2G per garantire la continuità dei servizi voce.
  • Prospettive di dismissione: Sebbene il 2G sia ancora utile, lo spegnimento definitivo è nei piani degli operatori per fare spazio a 4G e 5G. Alcune fonti indicano che la dismissione potrebbe avvenire entro la fine del 2026 o con piani più dilatati, come nel caso di Vodafone che mira a uno smantellamento completo entro il 2030-2031.
  • Utilizzo residuo: Una percentuale non trascurabile di utenti (circa il 5,2% del tempo di connessione, simile alla media europea) utilizza ancora reti 2G/3G, rendendo il passaggio completo a tecnologie più recenti un processo graduale. 

Perché non è ancora stato spento?

Il 2G offre una stabilità di segnale superiore in contesti difficili (cantine, zone montane) e garantisce il funzionamento di milioni di dispositivi IoT (allarmi, contatori intelligenti) che necessitano di pochissimi dati. 

In Italia, la rete 2G (GSM) è ancora pienamente operativa e funzionale, rappresentando una tecnologia fondamentale per la stabilità delle chiamate vocali e per alcuni servizi di emergenza o dispositivi IoT (Internet of Things), nonostante sia ormai datata. A differenza del 3G, che è stato quasi completamente dismesso, il 2G resiste grazie alla sua capacità di coprire zone montane o rurali dove 4G e 5G non arrivano. 

Ecco il punto della situazione ad oggi (inizio 2026):

  • Operatività attuale: Tutti i principali operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad) e gli operatori virtuali continuano a supportare la rete 2G per garantire la continuità dei servizi voce.
  • Prospettive di dismissione: Sebbene il 2G sia ancora utile, lo spegnimento definitivo è nei piani degli operatori per fare spazio a 4G e 5G. Alcune fonti indicano che la dismissione potrebbe avvenire entro la fine del 2026 o con piani più dilatati, come nel caso di Vodafone che mira a uno smantellamento completo entro il 2030-2031.
  • Utilizzo residuo: Una percentuale non trascurabile di utenti (circa il 5,2% del tempo di connessione, simile alla media europea) utilizza ancora reti 2G/3G, rendendo il passaggio completo a tecnologie più recenti un processo graduale. 

Perché il 2G non viene spento subito?

La resistenza del 2G (standard GSM) è dovuta alla sua importanza in settori critici che altre tecnologie non coprono ancora perfettamente:

  • Copertura e Stabilità: Il segnale 2G ha una penetrazione superiore in ambienti difficili come scantinati, zone montane isolate o interni di edifici storici, garantendo la possibilità di effettuare chiamate di emergenza.
  • Servizi eCall: Molte automobili prodotte negli ultimi anni utilizzano il 2G per il sistema di chiamata automatica d’emergenza (eCall) in caso di incidente. Spegnere la rete renderebbe questi sistemi inutilizzabili.
  • Dispositivi IoT e Allarmi: Milioni di contatori intelligenti (gas/luce), sistemi di antifurto e ascensori utilizzano moduli 2G per trasmettere piccoli pacchetti di dati. Sostituirli tutti richiede tempi lunghi e costi elevati.
  • Roaming Internazionale: Il 2G garantisce che i turisti con telefoni meno recenti o provenienti da paesi con standard diversi possano comunque telefonare una volta arrivati in Italia.

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TLC, Satelliti, AI, Data Center e Cloud: gli asset per l’Italia Digitale. L’evento di Key4Biz il 13 maggio a Roma

Come rilanciare e valorizzare il settore delle Telecomunicazioni, asset fondamentale non solo per l’economia e per le rivoluzioni tecnologiche in corso, ma anche per la Difesa?

In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e dai conflitti tradizionali e ibridi, Key4Biz organizza la nuova edizione di Telecommunications of the Future per sottolineare il ruolo sempre più centrale del settore delle TLC e delle Telco per la sicurezza nazionale del Paese, per la competitività industriale e l’indipendenza tecnologica.

Forte dell’esperienza maturata con le precedenti 7 edizioni di 5GItaly e 5G & Co. e grazie alla presenza di esponenti del mondo politico, autorità istituzionali, top manager delle principali aziende del settore, rappresentanti dell’industria della difesa e di una qualificata presenza della stampa nazionale e specializzata, Telecommunications of the Future 2026 offrirà ai relatori momenti di confronto di alto livello sulle strategie che guideranno lo sviluppo delle TLC nei prossimi anni, in Italia e in Europa, continuando a posizionare la Conferenza come punto di riferimento delle Telecomunicazioni in Italia.

Telecommunications of the Future: a Roma il 13 maggio 2026

L’appuntamento si terrà il 13 maggio 2026 presso Palazzo Wedekind, in Piazza Colonna a Roma, una sede istituzionale nel cuore della politica italiana, simbolo del dialogo tra istituzioni, industria e innovazione tecnologica.

L’edizione 2026 introduce un format completamente rinnovato, pensato per favorire un confronto diretto tra policy maker, rappresentanti delle istituzioni, aziende leader del settore delle telecomunicazioni, industria della difesa e dello spazio, operatori tecnologici e stakeholder dell’ecosistema digitale.

L’evento prenderà il via alle ore 14:30 con una serie di sessioni di approfondimento e momenti di dibattito dedicati ai principali temi strategici che stanno ridefinendo il futuro delle reti e delle infrastrutture di comunicazione.

I lavori si concluderanno alle ore 19:00, seguiti da un aperitivo di networking sulla terrazza di Palazzo Wedekind, che offrirà agli ospiti un’occasione esclusiva di incontro e confronto informale fino alle ore 22:00.

Telecommunications of the Future: i temi chiave

  1. Telecomunicazioni e AI: come l’intelligenza artificiale ottimizza la performance delle reti e abilita lo sviluppo di nuovi servizi digitali;
  2. Data Center e Cloud, le Strategie dell’Italia e dell’Europa: Presentazione dei numeri dei Comuni e delle PA italiane migrate al Cloud con i fondi del PNRR;
  3. Reti TLC quali asset strategici per la Difesa: le reti di telecomunicazioni (5G, fibra ottica, Edge Cloud, ecc.), in quanto infrastrutture critiche ed essenziali per la Difesa, richiedono, nell’attuale contesto geopolitico, una più adeguata valorizzazione, tutela e qualificazione quali asset strategici per la Sicurezza Nazionale, al pari di altre realtà nazionali operanti nei settori della Difesa e dello Spazio;
  4. Connettività satellitare in orbita bassa (LEO): concorrenza o cooperazione? Alla luce della crescente diffusione della connettività satellitare, risulta essenziale promuovere un dialogo tra operatori terrestri e satellitari per individuare soluzioni efficaci nella riduzione del digital divide e nel rafforzamento della Difesa comune. Si rende inoltre necessaria una regolamentazione europea improntata a criteri di pragmatismo;
  5. Digital Networks Act: i punti di forza e aspetti da migliorare;
  6. Spettro radio risorsa scarsa da valorizzare: ripensare le politiche nazionali ed europee dello spettro radio e satellitare alla luce del nuovo contesto geopolitico;
  7. Switch off del rame: è un obiettivo anticipabile per accelerare la diffusione dell’FTTH e per abilitare i servizi innovativi e le applicazioni critiche?

Come partecipare

Telecommunications of the Future è un evento a numero chiuso e su invito da parte degli organizzatori.

Contattaci per maggiori informazioni.

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L’Università Federico II ottiene il finanziamento per DAS@FedII, premiato fra i 12 progetti DAS 5D del DTD

L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di trasformazione digitale dell’Ateneo e mira a potenziare in modo significativo la connettività nei principali poli universitari, tra cui Via Claudio, Palazzo Gravina e San Giovanni a Teduccio, per una superficie complessiva di oltre 45.000 metri quadrati. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema DAS (Distributed Antenna System) di seconda generazione, in grado di integrare le infrastrutture esistenti ed estendere la copertura 5G in aree strategiche per la didattica e la ricerca.

“Questo finanziamento rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di innovazione digitale dell’Ateneo. La realizzazione di un’infrastruttura 5G avanzata consentirà di abilitare nuovi modelli di didattica e ricerca, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come hub tecnologico e scientifico di riferimento nel Mezzogiorno”, spiega il professore Nicola Pasquino, responsabile scientifico del progetto.

L’obiettivo è quello di garantire una copertura radiomobile 5G multi-operatore ad alte prestazioni, in grado di sostenere l’evoluzione delle attività accademiche. La nuova infrastruttura consentirà, infatti, di supportare modalità didattiche innovative e immersive, favorendo allo stesso tempo lo sviluppo di attività di ricerca avanzata su tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale distribuita, l’Internet of Things e l’edge computing.

“DAS@FedII non è soltanto un intervento infrastrutturale, ma una piattaforma abilitante per l’intero ecosistema universitario, capace di sostenere la sperimentazione, il trasferimento tecnologico e la collaborazione con il sistema produttivo regionale e nazionale”, prosegue Pasquino.

In questo contesto, l’Ateneo potrà configurarsi come un vero e proprio laboratorio aperto, in cui sperimentare applicazioni e servizi innovativi a beneficio dell’intera comunità accademica.

“Sono certo che tutte le componenti della Federico II contribuiranno allo sviluppo di servizi innovativi. In questo senso sarà determinante la collaborazione con la 5G Academy, fiore all’occhiello dell’Ateneo, che negli anni ha maturato un’esperienza riconosciuta a livello nazionale nell’integrazione tra infrastrutture, formazione avanzata, ricerca e sperimentazione sulle reti di nuova generazione”, conclude Pasquino.

L’investimento complessivo ammonta a circa 2 milioni di euro e rappresenta un passo significativo nel rafforzamento delle infrastrutture digitali dell’Ateneo. I benefici attesi riguardano non solo il miglioramento della qualità e dell’affidabilità della connettività per una comunità composta da oltre 80.000 studenti, ma anche il consolidamento del ruolo della Federico II come centro di eccellenza per la ricerca e l’innovazione tecnologica.

Con questo intervento, l’Università Federico II conferma il proprio impegno nel promuovere un modello di sviluppo basato su innovazione, inclusione e qualità dei servizi, rafforzando il proprio posizionamento come protagonista nei processi di trasformazione digitale dell’istruzione superiore.

Per approfondimenti:

https://www.linkedin.com/posts/dipartimentotrasformazionedigitale_graduatoria-progetti-das-5g-approvata-per-activity-7441840110104367104-8dfG

https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/graduatoria-progetti-das-5g-approvata-per-lo-sviluppo-di-infrastrutture-in-aree-pubbliche/

Graduatoria progetti DAS 5G approvata per lo sviluppo di infrastrutture in aree pubbliche

Butti: “Un lavoro condiviso che vede il Governo sostenere con risorse concrete la connettività di università, sanità e porti.”

Il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha approvato la graduatoria di merito relativa all’Avviso per lo sviluppo di infrastrutture Distributed Antenna System (DAS) 5G in aree di primario interesse pubblico, selezionando 12 progetti, risultati idonei al finanziamento.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga 2023–2026, che punta ad accelerare la diffusione di infrastrutture digitali di nuova generazione, attraverso l’adozione di servizi applicativi avanzati. Le reti DAS rappresentano uno strumento fondamentale per garantire connettività mobile ad alte prestazioni in contesti a elevata concentrazione di utenti e per promuovere la realizzazione di reti private 5G da parte degli enti pubblici, nonché favorire l’adozione di nuovi servizi innovativi.

Con l’approvazione di questa graduatoria il Governo conferma il proprio impegno a sostenere, con investimenti concreti, la diffusione di infrastrutture digitali avanzate in luoghi strategici” ha dichiarato il Sottosegretario Alessio Butti. “Il finanziamento di 12 progetti è il risultato di un lavoro condiviso con università, strutture sanitarie e autorità portuali, che dimostra quanto la collaborazione istituzionale sia decisiva per accelerare l’innovazione. Rafforziamo così la presenza del 5G in contesti ad alto valore pubblico, contribuendo a rendere più efficienti i servizi essenziali per cittadini e imprese.

L’Avviso, rivolto a soggetti quali Università, Centri di ricerca, Strutture sanitarie e Autorità di Sistema Portuale, prevedeva una dotazione iniziale di 20 milioni di euro. L’ampia partecipazione e la qualità delle proposte presentate hanno portato il Dipartimento alla decisione di estendere il finanziamento, per un totale di 25,6 milioni di euro, mediante le risorse disponibili sul Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

I progetti ammessi al finanziamento, che saranno avviati e completati entro un massimo di 24 mesi dall’aggiudicazione, sono in totale 12 e sono stati presentati da tre Università, quattro strutture sanitarie e cinque Autorità di Sistema Portuale, nello specifico:

1)Università pubbliche

  • Università degli Studi di Napoli “Federico II”;
  • Università degli Studi di Catania;
  • Politecnico di Bari

2)Strutture sanitarie

  • Azienda Unità Sanitaria Locale Toscana Centro;
  • Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana;
  • Azienda Sanitaria Locale di Taranto;
  • Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer.

3)Autorità di Sistema Portuale

  • Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale;
  • Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale – ADSPMAM;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale.

I progetti presentati dalle Università mirano a sviluppare e potenziare infrastrutture DAS di nuova generazione, basate su tecnologia 5G. L’obiettivo è garantire una copertura radio capillare in contesti complessi e ad alta densità, migliorando l’esperienza digitale di studenti, ricercatori e personale di Ateneo. Le infrastrutture DAS assicurano una connettività stabile e ad alta capacità, migliorando l’esperienza formativa e abilitando scenari applicativi, quali la didattica immersiva – Augmented Reality, Virtual Reality e la telepresenza olografica, la ricerca avanzata in campi come la robotica e la mobilità autonoma, nonché i living lab per la sperimentazione e la certificazione di nuove tecnologie.

Le Strutture sanitarie implementeranno infrastrutture DAS per migliorare la qualità e la continuità dei servizi di connettività mobile all’interno dei presidi ospedalieri. Grazie all’adozione di reti 5G affidabili e ad alte prestazioni, sarà possibile potenziare la digitalizzazione dei servizi clinici e organizzativi e sviluppare modelli di Smart Hospital, basati su control room multiservizio. In tale contesto, si inseriscono scenari applicativi, quali il monitoraggio remoto dei pazienti, tramite IoMT (Internet of Medical Things), sistemi di supporto decisionale basati su Big Data e soluzioni per l’ottimizzazione dei flussi ospedalieri e dei percorsi di cura.

Le Autorità di Sistema Portuale realizzeranno infrastrutture DAS – in alcuni casi basate su reti 5G Stand Alone private – progettate per assicurare una copertura uniforme e resiliente in contesti strategici di rilevanza nazionale e internazionale. Tali interventi sostengono la digitalizzazione dei processi logistici, abilitando servizi avanzati di operatività in tempo reale. L’adozione di reti 5G consente, inoltre, la transizione verso modelli evoluti di Smart Port, favorendo applicazioni a supporto della sicurezza e della gestione operativa, tra cui comunicazioni mission-critical, monitoraggio perimetrale tramite IoT e soluzioni di realtà aumentata per il supporto remoto agli operatori.

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