Italia 1 Giga e la saga dei numeri civici di prossimità di Open Fiber

Si è chiusa lunedì la consultazione pubblica di Infratel voluta dalla Commissione europea.

Fibercop, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, avrebbe dichiarato che coprirà circa 40mila civici sui 96mila individuati da Open Fiber e secondo il Giornale alla fine Fibercop ha deciso di non mettersi di traverso e quindi di fare in qualche modo un favore ad Open Fiber.

Non è chiaro se sono stati dichiarati da Fibercop effettivamente tutti i numeri civici di prossimità che aveva in piano di coprire. Su questo però Infratel, AGCOM e le competenti autorità per la concorrenza sui mercati dovranno fare le opportune verifiche. Con lo stratagemma (sotterfugio?) dei numeri civici di prossimità alla fine a rimetterci saranno sempre gli stessi, vale a dire gli abitanti delle località che resteranno scoperte e le povere imprese che occupano quei civici più sparsi, per i quali la Commissione europea aveva stanziato i fondi del PNRR ma che ora sono esclusi dai piani di copertura perché troppo lontani e costosi.

Resta poi un altro tema scottante, che riguarda il rischio che coperture in origine previste in fibra FTTH vengano sostituite in itinere con coperture più economiche ed a più basse prestazioni wireless (FWA). Il che di fatto potrebbe aprire contenziosi legali, in quanto andrebbe a modificare le risposte ai bandi di gara.

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Xavier Niel (fondatore di Iliad) investe 1,5 miliardi nelle Tlc in Ucraina

Una audace scommessa, così definisce Le Figaro l’investimento di 1,5 miliardi di euro da parte del tycoon francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Free cui fa capo anche iliad Italia. Il magnate francesi si muove insieme al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), e mette in atto il più grande investimento estero in Ucraina dall’inizio del conflitto con la Russia. L’obiettivo è creare un player leader locale.  

1,5 miliardi di euro per le Tlc in Ucraina

Un investimento complessivo di 1,5 miliardi di euro in cinque anni in un paese estero.

una transazione del genere fa parte del normale svolgimento degli affari, soprattutto nel settore delle telecomunicazioni ad alta intensità di capitale. Solo che in questo caso la holding NJJ di Xavier Niel prende il controllo di Lifecell LLC e Datagroup-Volia, due società di un Paese dilaniato e parzialmente distrutto dalla guerra, l’Ucraina. “Questa operazione rappresenta il più grande investimento estero diretto in Ucraina dall’invasione russa”, sottolinea Odile Renaud-Basso, presidente della BERS (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo).

Xavier Niel si dimostra un uomo d’affari audace. Investire in Ucraina comporta rischi finanziari che hanno messo alla sprovvista più di una società occidentale per due anni. E le banche private sono riluttanti a farsi coinvolgere in questo teatro di guerra, anche se BNP Paribas e Crédit Agricole, ben radicati a livello locale, sono rimasti lì. Ecco perché, per incoraggiare le aziende private a sostenere e ricostruire l’Ucraina, le istituzioni pubbliche internazionali vengono coinvolte finanziariamente.

FMI e BERS

La BERS e l’IFC, il ramo della Banca Mondiale dedicato al finanziamento del settore privato, hanno prestato ciascuno 217,5 milioni di dollari alla NJJ, pari a un impegno di 435 milioni di dollari per completare l’investimento del miliardario. Il governo francese dà la sua garanzia alla BERS per questo progetto, ma “la maggior parte dei rischi finanziari sono a nostro carico”, indica un dirigente della banca europea, che dall’inizio della guerra ha già prestato 5 miliardi all’Ucraina.

Una dotazione necessaria per investire nella copertura mobile, dove Lifecell è a priori dietro Kyivstar e Vodafone Ucraina, ma anche nelle reti fisse o nelle frequenze. Sul campo, Xavier Niel potrebbe trovare connazionali francesi. All’inizio di aprile il settore francese delle infrastrutture digitali ha vinto un bando di gara per la ricostruzione e l’ammodernamento della rete ad altissima velocità del Paese. Un contratto da 10 miliardi di euro in 10 anni, al quale parteciperanno una trentina di aziende francesi.

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Open Fiber, chiusa la consultazione Infratel sui civici adiacenti. Nuova consultazione sulle Aree Grigie in arrivo?

Open Fiber attende l’esito della consultazione Infratel sui civici adiacenti che si è chiusa due giorni fa e che riguarda i 96.070 numeri civici di prossimità che l’azienda vorrebbe raggiungere con la rete in fibra ottica al posto di quelli più lontani e dispendiosi scartati in precedenza. Lo scrive oggi Il Sole 24 ore, aggiungendo che alla consultazione hanno partecipato una ventina di operatori locali, che si sono dichiarati interessati a coprire un migliaio di numeri civici.

Fibercop non ha partecipato

Fibercop, dal canto suo, ha risposto a ridosso della scadenza, senza tuttavia proporre alcun civico di prossimità, scrive oggi Il Giornale, spegnendo così i timori avanzati nei giorni scorsi da Open Fiber di una possibile attività di disturbo in fase di consultazione. Disturbo che, secondo il quotidiano, non c’è invece stato, spegnendo per il momento le voci che l’azienda controllata da KKR e MEF volesse in qualche modo “remare contro” il competitor, per scongiurare una possibile fusione e il conseguente pagamento dell’earn out da 2,5 miliardi di euro a Tim in caso di merger entro 30 mesi.

Verifica Infratel-Agcom in corso

Allo stato, aggiunge Il Sole 24 Ore, è in corso un’analisi congiunta Infratel-Agcom sui dati della consultazione, che durerà circa una settimana. I civici mancanti per raggiungere il target di 2,2 milioni di numeri da coprire, rispetto a quelli che risulteranno disponibili per Open Fiber a seguito della consultazione, dovranno essere pescati tra quelli più lontani di 300 metri rispetto ai civici dei bandi che la società aveva “scartato”. Sotto i 50 metri di distanza l’indicazione Ue è che non vadano conteggiati in quanto non finanziabili.

Open Fiber ha fretta di chiudere

Open Fiber ha certamente fretta di chiudere questa partita al più presto, per dare il via alla copertura dei civici nelle aree grigie, che vanno connessi entro giugno del 2026 per rispettare i tempi del PNRR. Lavori che sono già in ritardo. Senza dimenticare l’altra partita in corso, vale a dire la copertura delle Aree Bianche, anch’essa in ritardo (il piano BUL doveva chiudersi nel 2020).  

Dalla realizzazione del piano Italia 1 Giga e del Piano BUL dipende altresì il rifinanziamento da parte delle banche, necessario per andare avanti con l’attività per l’azienda controllata da CDP (60%) e Macquarie (40%). Anche la conferma dei vertici di Open Fiber è in sospeso. Il presidente Paolo Ciocca e l’ad Giuseppe Gola – con tutto il consiglio di amministrazione sono scaduti con l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2023 – sono attualmente in regime di prorogatio e il rinnovo non è stato ancora calendarizzato, conferma il Sole 24 Ore.

Nuovo bando Aree grigie in arrivo?

A questo punto, sempre in tema di Aree Grigie, il mercato attende anche la conferma della possibilità di un’altra consultazione Infratel, che dovrebbe riguardare il punto della situazione sui civici esclusi dal Piano Italia 1 Giga con il PNRR, per verificare se i propositi di copertura preannunciati in particolare da Fibercop prima della separazione della rete Tim saranno confermati in toto. Non si esclude che i piani siano nel frattempo cambiati, con la rinuncia ad una discreta fetta di civici e non si esclude quindi l’ipotesi di un nuovo bando pubblico, che potrebbe avvalersi del “tesoretto” di più di un miliardo risparmiato in occasione di precedenti bandi PNRR. Un tesoretto giacente, al quale potrebbero ambire eventualmente anche diversi altri player sul territorio.

Leggi anche: Fibra e 5G, Italia da tempo in alto mare. Il Governo chiama FS, Enel e Terna

Banda ultralarga, la strategia italiana va riscritta. Fondi del Pnrr a rischio

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Tlc. I servizi globali B2B (AI, IoT, cloud, cybersecurity) varranno 1 trilione di dollari entro il 2030

Dall’AI all’IoT, passando per la cybersecurity e il cloud, ecco i servizi B2B più richiesti

I nuovi servizi business-to-business (B2B) basati su tecnologie emergenti, come cloud, cybersecurity, internet delle cose (IoT), applicazioni di intelligenza artificiale (AI), API di rete, dati/analisi e blockchain, potrebbero rappresentare per le imprese di telecomunicazioni un mercato da 1 trilione di dollari entro il 2030.

Un settore in rapida crescita, come testimoniato dalla ricerca pubblicata dalla GSMA Intelligence, secondo cui rispetto ai 426 miliardi di dollari raggiunti a fine 2023 (il 35% della base ricavi di tutto il settore Tlc mondiale), si potrebbe registrare un incremento di valore pari al +131% entro la fine del decennio.

I segmenti di maggior valore potrebbero essere rappresentati dai servizi cloud e di sicurezza informatica, in particolare nei settori finanziario, aerospaziale, manifatturiero e automotive.

Concorrenza agguerrita

“La competizione è altissima”, ha commentato Tim Hatt, responsabile della Ricerca di GSMA Intelligence, “ci sono gli hyperscaler, i fornitori di serrvvizi IT, i produttori di apparecchiature, startup di software, i player delle grandi piattaforme, tutti vogliono incrementare i propri guadagni con le nuove soluzioni tecnologiche oggi sul mercato”.

In particolare, secondo Hatt, “le telcos stanno cercando di monetizzare rapidamente gli investimenti realizzati in reti 5G, andando oltre i casi d’uso, focalizzandosi sui consumi e la connettività di base, offrendo soluzioni di rete avanzate, come lo slicing, le reti private e servizi di integrazione”.

Un mercato in cerca di quel giusto mix tecnologico in grado di abilitare nuovi modelli di business e che dimostri di riuscire ad adattarsi alle variabili esigenze delle imprese di settore.

L’ascesa del settore cyber

Come anticipato, tra i servizi B2B più richiesti ci sono certamente quelli legati alla cybersecurity. D’altronde, come sottolineato dal Report, sono ormai molteplici i casi di cyber attacchi alle aziende di telecomunicazioni e agli operatori di rete.

È di questi giorni la notizia dell’infiltrazione di AT&T, Verizon e Lumen da parte di cracker cinesi chiamato Salt Typhoon alla ricerca di dati sensibili relativi alla sicurezza nazionale.

Stessa sorte è toccata a Comcast, con la violazione di 4,3 milioni di record di dati di clienti a seguito di un attacco ransomware.

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Privacy, Corte Ue: l’accesso al cellulare da parte della Polizia non soltanto per reati gravi. Ma serve autorizzazione

L’accesso della polizia ai dati contenuti in un telefono cellulare non è necessariamente limitato alla lotta contro i reati gravi, ma una autorizzazione da parte di un giudice o di un’autorità indipendente è comunque necessaria e il ricorso a questa possibilità deve essere proporzionato. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue esprimendosi su un ricorso riguardante un caso in Austria.

“L’accesso da parte della polizia, nell’ambito di un’indagine penale, ai dati personali conservati in un telefono cellulare può costituire un’ingerenza grave, o addirittura particolarmente grave, nei diritti fondamentali dell’interessato – rileva la Corte – Tuttavia, esso non è necessariamente limitato alla lotta contro i reati gravi”.

La Corte evidenzia come il legislatore nazionale debba definire gli elementi da prendere in considerazione ai fini dell’accesso, come la natura o le categorie dei reati pertinenti. Inoltre, per garantire il rispetto del principio di proporzionalità in ciascun caso concreto, “il cui esame implica una ponderazione di tutti gli elementi rilevanti del caso di specie, tale accesso deve – prosegue la Corte – essere subordinato a una previa autorizzazione da parte di un giudice o di un’autorità indipendente, salvo in casi di urgenza debitamente comprovati. L’interessato deve essere informato dei motivi dell’autorizzazione non appena la comunicazione di tali informazioni non rischi più di compromettere le indagini”.

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TIM concede esclusiva a MEF e Retelit per Sparkle

Tim ha reso noto venerdì che il Cda ha esaminato l’offerta non vincolante per l’acquisto di Sparkle ricevuta dal MEF e da Retelit, deliberando all’unanimità di conferire mandato all’amministratore delegato Pietro Labriola di avviare interlocuzioni con gli offerenti, in esclusiva, finalizzate ad approfondire i profili economici e finanziari dell’operazione e a ottenere la presentazione – entro il 30 novembre – di un’offerta vincolante secondo i migliori termini e condizioni.

Il Cda, inoltre, ha deliberato all’unanimità di qualificare il MEF – in quanto socio di maggioranza del veicolo che acquisirebbe la partecipazione in Sparkle – quale parte correlata di TIM. Conseguentemente, per la valutazione dell’offerta di acquisto di Sparkle saranno osservate le previsioni relative alle operazioni di maggiore rilevanza.

Tim ha chiuso venerdì in rialzo del 2,0% a EUR0,26 per azione, mentre oggi in mattinata cede l’1,44% a 0,25 euro, per chiudere a -0,47% a o,26 euro.

L’offerta del 2 ottobre

L’offerta presentata il 2 ottobre valuta Sparkle a 700 milioni di euro, rispetto a un’offerta segnalata per l’unità di circa 600 milioni di euro presentata dal fondo statunitense KKR alla fine dell’anno scorso.

Il mese scorso, Labriola ha detto che si aspettava di completare la vendita di Sparkle e della quota rimanente di TIM nella società di torri Inwit prima della fine del 2024, avendo ceduto la sua rete fissa nazionale NetCo al fondo statunitense KKR per un massimo di 22 miliardi di euro a luglio.

Sparkle, considerata un asset di valore strategico per lo Stato italiano, possiede una dorsale globale che si estende per oltre 600mila km di fibra dall’Europa all’Africa, alle Americhe e all’Asia.

“L’attrattività dell’offerta dipende anche dal prezzo all’ingrosso che Telecom Italia pagherà in futuro per i servizi di Sparkle”, secondo la società di analisi ING.

Borghi (IV): ‘Giorgetti chiarisca piano dietro offerta MEF per Sparkle’

“Ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia Giorgetti sull’offerta del Mef, presentata insieme a Aasterion Industrial Partners SGEIC S.A., per Sparkle. È importante chiarire quale sia il piano strategico che c’è dietro”. Lo fa sapere il senatore Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Italia Viva. “Va ricordato come Sparkle sia l’operatore globale del gruppo Tim, primo fornitore di servizi wholesale internazionali in Italia, secondo in Europa e ottavo nel mondo, con una rete proprietaria in fibra che si estende per circa 540.000 km attraverso Europa, Africa, le Americhe e Asia. L’interrogazione – aggiunge Borghi – chiede quindi anche per quale motivo si è deciso di presentare l’offerta insieme a un fondo privato spagnolo e, nel caso di accettazione della suddetta offerta, quale sarebbe il ruolo affidato a Asterion Industrial Partners Sgeic S.A nella gestione di Sparkle, alla luce della fondamentale strategicità di quest’ultima”. 

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Call center, sindacati scrivono a Urso e Calderone: ‘Urgente aggiornamento tavolo crisi’

Le Segreterie nazionali di SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL, considerato il peggioramento delle condizioni nel complesso per il settore Crm/Bpo, sollecitano con una lettera a Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, la convocazione con urgenza del tavolo di crisi per il comparto dei call center in outsourcing.

“Le problematiche che chiaramente stanno emergendo in tutta la loro drammaticità, e che come Sindacato Confederale denunciamo inascoltati da anni, non possono essere affrontate semplicemente vertenza per vertenza, in considerazione dell’evidenza che ci ritrova innanzi ad una crisi strutturale di sistema”, si legge nella nota congiunta.

“Il comparto CRM-BPO. ormai da anni, sopravvive ai margini del settore, affrontando continue riduzioni sul costo del lavoro a causa di una competizione incentrata esclusivamente sulla riduzione delle tariffe. Una guerra scellerata di gare al massimo ribasso che, troppo spesso, vede coinvolte anche committenze dello Stato, continua a minare la tenuta complessiva di un comparto e l’occupazione dei circa 40mila addetti.

Ad una crisi di sistema servono risposte strutturali attraverso interventi normativi che favoriscano la messa in sicurezza dell’intero settore. Misure e strumenti di cui si è discusso nel corso dell’ultimo incontro dello scorso marzo, tra cui ricordiamo l’impegno preso dai due Ministeri, di rendere il Contratto delle Telecomunicazioni, il contratto di riferimento per l’intero settore CRM-BPO, ma ai quali non sono susseguiti né confronti, né interventi consequenziali.

Tenuto conto del perdurare e peggiorare della situazione, auspichiamo nel breve ad una prossima convocazione per l’avvio di un confronto costruttivo che porti a soluzioni concrete.

Nella disgraziata ipotesi di una mancata risposta positiva alla nostra missiva, nostro malgrado metteremo in campo le azioni necessarie per garantire la tutela dei 40mila lavoratori interessati nonché a sostegno della tenuta dell’intero settore CRM-BPO”, chiude la nota.

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Il MEF insiste: la rete unica Fibercop-Open Fiber s’ha da fare. Ma KKR è d’accordo?

Come un romanzo d’appendice di manzoniana memoria, questo matrimonio per la rete unica in fibra fra Fibercop e Open Fiber alla fine s’ha da fare. La vede così il Governo italiano, che per bocca di Marcello Sala, il dirigente del MEF responsabile delle privatizzazioni del Tesoro, torna sul tema in occasione del Bloomberg Future of Finance forum che si è tenuto ieri a Milano. L’Italia vuole avere “soltanto una rete unica per la fibra nel paese”, ha detto Sala, rilanciando ancora una volta una visione strategica a lungo termine, che al momento deve fare i conti con la persistente concorrenza fra due player separati, per quanto compartecipati entrambi da soggetti che fanno capo allo Stato.

CDP presente in Open Fiber e Tim. MEF presente in Fibercop

Cassa Depositi e Prestiti controlla Open Fiber al 60%, in tandem con il fondo australiano Macquarie (40%), pur mantenendo una quota di minoranza (9,81%) anche in Tim. Una esposizione, quella di CDP in Open Fiber, alquanto importante, che preoccupa non poco il MEF dal punto di vista finanziario. Lo stesso vale per Macquarie.

Fibercop, dal canto suo, è la società della rete dell’ex monopolista, controllata dal fondo americano KKR (37,8%) con una presenza diretta del MEF (16%) e di altri azionisti fra cui il fondo sovrano di Abu Dhabi Adia e il fondo pensione Canada Pension Plan (CPP) Investment Board.

Duplicazione della rete

Avere una rete unica in Italia, scrive Bloomberg, eviterebbe miliardi di euro di investimenti duplicati ed è in linea con i desiderata del Primo Ministro Giorgia Meloni di potenziare i servizi digitali nel Paese, che ha tra l’altro assunto un ruolo di primo piano a livello internazionale sulla promozione dell’AI in quanto presidente di turno e del G7.

C’è da dire che la rete unica, secondo altre voci, è in realtà un mito, vista la presenza nel nostro paese di numerose altre reti alternative regionali che non rientrano nel perimetro del progetto, e che continueranno ad esistere separatamente, in primis quella di Fastweb che tra l’altro è uscita da Fibercop all’atto dello scorporo.

Il nodo degli earn out: come si porrà KKR?

Il governo discute da anni della possibilità di unire le attività di rete fissa di Tim con quelle del rivale più piccolo Open Fiber. All’inizio di quest’anno, Tim ha completato la vendita della sua rete a KKR in un accordo da 18,8 miliardi di euro per aiutarla a ridurre il debito. L’accordo include 2,5 miliardi di euro – che potrebbero salire a 2,9 miliardi – in guadagni (earn out) che KKR dovrebbe pagare a Tim, per lo più legati a una possibile fusione con Open Fiber entro 30 mesi.

Per ora, le due aziende procedono separatamente su binari paralleli e Open Fiber ha ancora bisogno del sostegno delle banche per proseguire con i suoi piani di copertura delle aree bianche e grigie del paese. Sullo sfondo resta da capire se KKR sarà davvero propensa a favorire la fusione di Fibercop con Open Fiber, visto l’earn out non trascurabile che dovrebbe sborsare e su cui Tim punta molto per partecipare attivamente (da predatore e non da preda) all’ondata di consolidamento da più parti auspicata.

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Come cambiano le infrastrutture digitali, tra AI e 5G

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Le infrastrutture digitali che oggi supportano la nostra vita quotidiana non sono più semplicemente dei canali per far circolare informazioni, ma il motore invisibile di un’economia sempre più basata su dati, intelligenza artificiale e connettività globale. Il traffico dati globale continua a crescere a ritmi vertiginosi: nel 2029, tra soli cinque anni, si stima che raggiungerà 466 exabyte al mese, complice l’adozione massiccia del 5G e l’espansione delle reti Fixed Wireless Access o FWA (per conoscere le migliori offerte in ambito di Internet casa tradizionale o con FWA, basta dare un’occhiata ai comparatori di SOSTariffe.it)​. Ma questa crescita, del tutto senza precedenti e imprevedibile anche considerando i tassi ritenuti affidabili fino a pochi anni fa, richiede più di semplici ampliamenti infrastrutturali: le reti devono diventare più intelligenti, adattabili e sicure. In questo contesto, l’intelligenza artificiale (AI) e la virtualizzazione delle reti stanno assumendo un ruolo centrale: on si tratta solo di migliorare la velocità o la capacità delle reti, ma di ridisegnare da zero come i dati vengono gestiti, distribuiti e protetti.

A che cosa può servire la virtualizzazione delle reti

Il mondo connesso non si accontenta di crescere, ma si si espande a velocità esponenziali. Nel 2022, il traffico dati globale ha già raggiunto i 396 exabyte al mese, e con la previsione di arrivare a 466 exabyte entro il 2029, è chiaro che siamo di fronte a una sfida colossale​. Questo incremento è spinto da una serie di fattori, tra cui l’aumento del consumo di video in streaming, la diffusione dei dispositivi IoT (Internet of Things) e le applicazioni emergenti come la realtà aumentata e virtuale.

Sbaglia però chi pensa che per risolvere il problema sia sufficiente aumentare le reti esistenti, esattamente come non si risolve il traffico aggiungendo nuove strade e nuove corsie senza cognizione di causa. È necessario ripensare tutta la gestione, perché le soluzioni tradizionali, basate su infrastrutture hardware fisiche, non sono più sufficienti per affrontare queste nuove dinamiche. È qui che entra in gioco la virtualizzazione delle reti, un concetto che permette di gestire il traffico dati in modo più dinamico e flessibile. Progetti come il Janus di Comcast, che utilizza tecnologie AI per la gestione del traffico in tempo reale, sono esempi di come l’industria stia cercando di rispondere a questa crescita.

Così la virtualizzazione, un tempo considerata una soluzione sperimentale, è ora al centro della strategia di gestione delle reti, visto che questo approccio consente di spostare le funzioni di gestione del traffico dati su piattaforme cloud, riducendo la dipendenza da hardware fisico e aumentando la capacità di adattarsi rapidamente a fluttuazioni di traffico.

La rete che cura sé stessa

Poiché gestire il volume crescente di dati richiede più di semplici aggiornamenti infrastrutturali ma richiede reti più “intelligenti”, l’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando il fulcro della gestione del traffico e delle risorse digitali in virtù delle sue caratteristiche intrinseche di rapidità, capacità di confronto su larghissima scala e flessibilità. La sua capacità di analizzare enormi quantità di dati in tempo reale, identificare anomalie e ottimizzare i flussi di traffico sta rivoluzionando la gestione delle reti.

Si è accennato al progetto Janus di Comcast, uno dei pionieri in questo campo. Utilizzando AI e tecniche di machine learning, Janus consente di monitorare e ottimizzare le reti in tempo reale, riducendo i tempi di inattività del 25% durante i picchi di traffico e migliorando l’affidabilità. Queste reti AI-driven hanno potenzialità di tutto rispetto: fra le altre cose, sono anche in grado di “autodiagnosticarsi”, identificando problemi prima ancora che diventino visibili agli utenti e intervenendo automaticamente per risolverli. In più, Janus permette di scalare dinamicamente la capacità di rete in risposta ai picchi di traffico, come durante eventi sportivi in streaming in alta definizione o situazioni di grande consumo di dati e ridurre l’impatto ambientale, grazie all’uso di hardware più efficiente e all’ottimizzazione dei consumi energetici nelle reti virtualizzate.

Oltre alla gestione del traffico, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale nella sicurezza. L’adozione di tecnologie AI da parte di aziende come Fortinet ha dimostrato che l’AI può ridurre notevolmente i tempi di risposta agli attacchi informatici, soprattutto nel rilevamento di minacce sconosciute​; uesto tipo di risposta automatizzata è fondamentale per proteggere infrastrutture sempre più complesse e bersagliate da attacchi informatici sofisticati.

Non fidarsi mai di nessuno

Mentre le reti diventano più complesse, anche le minacce informatiche si evolvono. Per questo motivo, la sicurezza digitale è diventata una delle principali preoccupazioni per le aziende e i governi. Il modello di sicurezza “zero trust”, che si basa sul principio di “mai fidarsi, sempre verificare”, è diventato uno standard nell’era delle reti virtualizzate. Il principio alla base di “zero trust” è semplice: non importa chi o cosa richiede accesso a una rete, ogni richiesta deve essere autenticata e verificata. Questo approccio si è dimostrato particolarmente efficace nel prevenire accessi non autorizzati, anche da utenti apparentemente fidati. C’è però da dire che la complessità delle reti moderne richiede più di semplici verifiche manuali, e così l’intelligenza artificiale viene ora utilizzata per monitorare continuamente le reti, identificando potenziali minacce e agendo in modo proattivo per prevenire attacchi.

Le interruzioni su larga scala, come quella causata dall’aggiornamento difettoso di CrowdStrike che ha coinvolto oltre 8,5 milioni di dispositivi Windows, hanno messo in luce la vulnerabilità delle infrastrutture globali e la necessità di soluzioni di sicurezza avanzate​. La combinazione di AI e zero trust non solo migliora la protezione, ma riduce anche la possibilità di errori umani, garantendo una sicurezza più solida e affidabile.

Il ruolo del 5G nella telefonia mobile

Un ruolo importante nella gestione delle nuove infrastrutture digitali, per quanto riguarda la telefonia mobile, spetterà ovviamente anche al 5G, una delle innovazioni più rilevanti nel panorama delle telecomunicazioni moderne. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro il 2029 il 5G gestirà circa il 75% del traffico dati mobile globale. La tecnologia non solo aumenterà la capacità delle reti, ma permetterà anche di offrire servizi innovativi come il network slicing, che consente di dedicare porzioni personalizzate della rete a specifiche applicazioni o settori. Il 5G ha anche il potenziale di trasformare l’industria attraverso l’adozione di applicazioni di realtà aumentata e virtuale, veicoli autonomi e sistemi di controllo industriale a distanza. Gestire questo volume di traffico richiederà infrastrutture altamente scalabili, ancora una volta supportate da AI e strategie di virtualizzazione, per garantire la flessibilità e la resilienza necessarie.

Fonti: https://www.ericsson.com/en/reports-and-papers/mobility-report/dataforecasts/mobile-traffic-forecast

https://www.illumio.com/blog/top-cybersecurity-news-stories-from-september-2024

https://newsroom.cisco.com/c/r/newsroom/en/us/a/y2018/m11/cisco-predicts-more-ip-traffic-in-the-next-five-years-than-in-the-history-of-the-internet.html

https://www.infopulse.com/blog/telecom-network-optimization-ai

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Poste Italiane è Premium logistics partner dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 (video)

Poste Italiane e Fondazione Milano Cortina 2026 hanno firmato un accordo di partnership in vista dei Giochi Invernali del 2026. Il gruppo italiano leader nei servizi postali e logistici, fa il suo ingresso nella squadra dei partner del grande evento sportivo in veste di Premium Logistics Partner.

Andrea Varnier, CEO di Milano Cortina 2026: “Poste Italiane, presente in maniera capillare su tutto il territorio, diventa per noi un alleato fondamentale: stiamo costruendo un evento che coinvolge l’Italia intera e sono indispensabili aziende che siano attive su reti nazionali. Importante non è solo la conoscenza che Poste Italiane ha del Paese dal punto di vista logistico ma anche di tutte quelle caratteristiche culturali che contraddistinguono le nostre regioni e le nostre comunità, elemento chiave dell’identità di Milano Cortina 2026. Un’identità che prende ispirazione dallo spirito italiano, unico, dinamico e contemporaneo”.
 
“Abbiamo aderito con entusiasmo all’invito della Fondazione Milano Cortina per il valore universale dello sport olimpico e perché essere Premium Logistics Partner conferma il livello di eccellenza dell’infrastruttura e dei servizi logistici che Poste Italiane offre al Paese e che rappresentano il nostro core business  – dichiara l’Amministratore Delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante – la nostra è un’azienda dalla vocazione sociale, che coltiva e rispetta nella sua interezza i principi dell’inclusione e della competizione leale. Siamo, quindi, particolarmente orgogliosi di collaborare nel segno dei Giochi Olimpici e Paralimpici con la Fondazione per contribuire con le nostre competenze alla migliore riuscita di una manifestazione agonistica e di spettacolo che darà prestigio all’Italia”.
 
“Grazie ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 – ha commentato il Direttore Generale diPoste Italiane, Giuseppe Lasco – Poste Italiane avrà ancora una volta l’opportunità di esprimere la sua storica capacità di azienda di sistema. La partnership con la Fondazione Milano Cortina rappresenta un ulteriore prestigioso capitolo, al massimo livello mondiale, delle esperienze di Poste Italiane in campo sociale e sportivo, in cui l’azienda saprà mettere in gioco tutta la sua capacità organizzativa e innovativa a beneficio dell’organizzazione, degli atleti e di tutti gli appassionati di sport invernali che assisteranno alle competizioni Olimpiche e Paralimpiche”.

“Siamo orgogliosi di dare il benvenuto al gruppo Poste Italiane, da sempre vicino al mondo dello sport e che è sinonimo di storia e tradizione ma anche di visione, futuro e innovazione. Su questi stessi elementi si fondano i Giochi di Milano Cortina 2026, un grande evento con cui porteremo l’unicità del nostro Paese e delle nostre aziende oltre i confini, coinvolgendo tutte le realtà che hanno scelto di abbracciare questo meraviglioso progetto”. Così il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò.
 
Poste Italiane metterà a disposizione della Fondazione, degli atleti, delle Federazioni e degli altri partner, il proprio know-how gestendo il trasporto e la logistica di tutti i beni, le attrezzature e i materiali necessari per il successo dell’evento presso le sedi olimpiche e paralimpiche. La collaborazione nasce in nome dei valori dello sport e mira al sostegno dei Movimenti legati al grande evento.
 
L’intesa rappresenta un passo significativo nel percorso di costruzione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici che l’Italia ospiterà tra meno di 500 giorni: i territori nei quali si disputeranno le gare Olimpiche e Paralimpiche si stanno preparano ad accogliere più di 3.600 atlete e atleti che gareggeranno davanti a un milione e mezzo di spettatori provenienti da tutti i paesi del mondo.
 
Una versione dei Giochi diffusa, con sedi di gara distribuite su un territorio di 22.000 Km2, che sarà seguita da miliardi di appassionati. Un’occasione unica e irripetibile che coinvolgerà l’intera popolazione italiana e darà un risalto inedito all’immagine del Paese e di tutte le realtà che ne fanno parte.
 
La partnership è stata siglata alla Casina Poste, all’interno del Parco Fluviale del fiume Tevere: uno spazio oggetto di una importante opera di riqualificazione, dedicato allo sport e al tempo libero, in linea con l’attenzione del Gruppo ai valori dell’integrazione, dello spirito di squadra e della lealtà nella competizione.
 

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