Open Fiber: Cesa (Udc), ‘La Commissione Ue intervenga sui fondi del Pnrr’

“E’ necessario un intervento da parte della Commissione Europea sul caso Open Fiber. Occorre garantire un’attenta supervisione su come vengono gestiti i fondi pubblici europei del Pnrr. E’ giunto il momento di dire basta a eventuali sprechi”. Lo ha detto Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc. “La vicenda Open Fiber – prosegue – è diventata motivo di preoccupazione per il nostro Paese e rischia di compromettere la nostra credibilità a livello europeo. Non possiamo permettere che persistano le gravi inefficienze di Open Fiber, che sta gestendo in modo insoddisfacente risorse pubbliche, senza aver completato i lavori necessari, causando danni a imprese e cittadini italiani. Il debito dell’azienda sembra essere ormai fuori controllo, mentre le comunità locali, così come molti sindaci, continuano a lamentarsi per l’assenza di connessioni in fibra fino alle abitazioni”.

Cesa ha poi aggiunto: “è fondamentale fare chiarezza sull’impiego dei fondi Pnrr e chiedere alla Commissione Europea di intervenire, controllare e monitorare la situazione, specialmente alla luce del recente emendamento ‘salva Open Fiber’ relativo ai numeri civici adiacenti. Questo rappresenta un evidente caso di aiuto di Stato, che non dovrebbe essere autorizzato, e – conclude – rischia di escludere molte abitazioni nelle cosiddette ‘aree grigie’ dal diritto a una connessione internet in fibra”.

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Agcom avvia l’analisi dei servizi di accesso alla rete fissa. Giacomelli replica a Giomi: ‘Inopportuno dimezzare i tempi del procedimento’

Il commissario Agcom Antonello Giacomelli replica su Facebook alla collega Elisa Giomi, dopo i rilievi da lei avanzati nei confronti del Consiglio, in seguito al via libera all’analisi dei servizi di accesso a rete fissa appena avviata dall’Autorità. In primo luogo, Giomi aveva chiesto agli altri componenti del Consiglio di dimezzare i tempi istruttori del procedimento e di limitare le proroghe a una sola volta. Richiesta che non è stata accolta e il commissario Giacomelli di seguito illustra il perché.

“AGCOM ha formalmente avviato il procedimento che punta ad accertare l’effettiva separazione della società della rete da Tim. In base alle risultanze di questo accertamento Agcom deciderà se siano necessari obblighi regolamentari e quali.

Nelle more del procedimento, l’Autorità può adottare provvedimenti d’urgenza, ove ricorrano i presupposti e previa consultazione pubblica, nell’interesse dei richiedenti e del mercato.

Ps

La richiesta avanzata dalla collega Giomi di modificare il regolamento dell’Autorità e stabilire il dimezzamento dei tempi massimi previsti per la conclusione del procedimento era certamente ispirato da un intento condivisibile (quello di favorire la conclusione dell’esame in tempi rapidi) ma il consiglio l’ha giudicata nello stesso tempo inopportuna e inefficace. Inopportuna perché modificare il regolamento generale in relazione ad un caso specifico non è una buona regola; inoltre inopportuno perché la celerità dei tempi non è la prima ma la seconda priorità rispetto alla esigenza assoluta di un esame scrupoloso e attento di ogni aspetto, di ogni implicazione, di ogni effetto della corposa documentazione relativa ad una operazione così complessa ed articolata.

Infine la proposta di dimezzamento dei tempi previsti dal regolamento è inefficace perché i tempi previsti dal regolamento sono i tempi massimi per la conclusione del procedimento ma non vi è certo nessun impedimento a concludere l’iter, se vi sono tutte le condizioni di completezza e chiarezza, in tempi molto più brevi.

Se invece non fossero così solari le condizioni, i tempi del regolamento garantiscono la possibilità di chiarire ed approfondire ogni aspetto.

Perciò il Consiglio ha condiviso l’auspicio dei tempi più rapidi possibili ma sottolineando che questi sono garantiti solo dalla completezza e dalla chiarezza della documentazione e di ogni aspetto della operazione”.

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Nokia cerca un nuovo Ceo per rilanciare le vendite in calo

Nokia è alla ricerca di un nuovo amministratore delegato. La casa finlandese, uno dei più grandi produttori di apparecchiature per telecomunicazioni al mondo, è in difficoltà e da tempo sta lottando contro la stagnazione delle vendite e un prezzo delle azioni depresso. Secondo quanto riferisce il Financial Times, il gruppo ha contattato i candidati per sostituire l’attuale Ceo Pekka Lundmark al timone. La ricerca è in corso e almeno un cacciatore di teste è stato nominato per gestire il processo. Il gruppo è stato una delle grandi storie di successo della tecnologia europea quando è diventato il principale produttore mondiale di telefoni cellulari negli anni ’90 e 2000.

Ma da allora il declino è stato inarrestabile.

Nokia fuori dai cellulari dal 2013

Nokia è uscita nel 2013 dal business dei cellulari, ceduto a Microsoft, e si è reinventata come produttore di apparecchiature di rete per il settore delle Tlc. La mossa per sostituire Lundmark, al timone dal 2020, arriva dopo che l’azienda è ormai stata superata da rivali come la cinese Huawei e la svedese Ericsson nei primi anni del passaggio alle reti 5G. Nonostante diverse razionalizzazioni, i ricavi oggi sono inferiori rispetto al 2016, dopo l’acquisizione di Alcatel-Lucent per 15,6 miliardi di euro. Questo anche se Huawei è stata esclusa da alcuni mercati occidentali a seguito di preoccupazioni sulla sicurezza guidate dagli Stati Uniti.

“L’attuale Ceo non ha ancora affrontato il problema della crescita. Il fatturato non è aumentato dall’acquisizione di Alcatel-Lucent”, lamenta un azionista. Nokia starebbe anche cercando un nuovo presidente, dato che Sari Baldauf, una stretta alleata di Lundmark, compirà 70 anni l’anno prossimo. Sono stati contattati degli outsider e non ci si aspetta che il nuovo presidente provenga dall’attuale consiglio.

5G a rilento

Il gruppo finlandese ha lottato negli ultimi anni per adeguarsi al rallentamento della degli operatori nel passaggio alle reti 5G. Lundmark ha annunciato fino a 14mila tagli di posti di lavoro lo scorso ottobre, equivalenti al 16% della forza lavoro, mentre Nokia cercava di tagliare i costi. Solo due mesi dopo, la rivale Ericsson si è assicurata un contratto di alto profilo con la statunitense AT&T che potrebbe valere fino a 14 miliardi di dollari.

Fatturato in calo del 18% a nel secondo trimestre

A luglio Nokia ha riportato un calo del 18% delle vendite e un calo del 32% dell’utile operativo nel secondo trimestre. All’epoca Lundmark disse che la sua performance finanziaria “continuava a essere influenzata dalla debolezza del mercato in corso”, ma che Nokia si aspettava una “accelerazione significativa” nella crescita delle vendite nella seconda metà dell’anno. Lundmark è un veterano di Nokia. Iniziò nel gruppo nel 1990 come account manager durante il periodo in cui la società finlandese divenne il più grande produttore di telefoni cellulari al mondo. Se ne andò nel 2000, quando la capitalizzazione di mercato di Nokia era vicina al suo picco storico di circa 300 miliardi di euro. In seguito trascorse quasi due decenni come amministratore delegato per società finlandesi come l’utility Fortum e Konecranes. Da quando Lundmark è tornato in Nokia come amministratore delegato nell’agosto 2020, il prezzo delle azioni della società è sceso del 7%, portando la capitalizzazione di mercato a 21,2 miliardi di euro giovedì.

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La resurrezione del Marvel Cinematic Universe: dal cinema allo streaming

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Anche il Marvel Cinematic Universe, dopo tutto, è un universo; o un multiverso, come sanno fin troppo bene i fan che ormai da qualche anno cercano di raccapezzarsi tra le varie linee temporali che frammentano un franchise già spezzettato in film di successo variabile, oltre che in serie tv e, perfino, nelle scene dopo i titoli di coda.

Come il nostro universo, quindi, a una rapidissima espansione post-Big Bang (nella metafora, sarà l’Iron Man del 2008 o gli Avengers di Joss Whedon del 2012?) è seguita, e non poteva essere altrimenti, una fase di stanca. Una delle più clamorose macchine da soldi del cinema moderno (30,8 miliardi di dollari di incassi totali), ma anche delle serie tv, ormai da qualche anno (più o meno dopo l’acclamato Endgame, che sanciva la fine di un’era), sta mostrando segni di stanca sempre più preoccupanti. In USA la chiamano superhero fatigue, ed è anche comprensibile, visto che i prodotti del franchise ormai sfiorano la cinquantina.

Un flop gli Eternals del 2021, che tentò di lanciare troppi nuovi personaggi tutti insieme; perplessità per Black Widow, che – se dopo tre anni non è più reato di spoiler – raccontava le origini di un personaggio già morto sullo schermo nel presente, e quindi con un carico emotivo almeno dimezzato; sincero sconcerto per Ant-Man and the Wasp: Quantumania, trionfo (?) di CGI di gusto non propriamente sobrio, con in più la gatta da pelare di Jonathan Majors, il Kang destinato a essere il supercattivo della nuova fase dell’MCU, è stato accusato e condannato per violenza domestica, con licenziamento immediato.

Perdipiù, ha cominciato a stufare gli appassionati il Thor “comico” già visto in Ragnarok e poi riproposto in Thor: Love & Thunder, e per capire com’è andato al botteghino The Marvels basterà ricordare che ha incassato circa un quinto del predecessore, Captain Marvel (2019: e sembra un secolo fa). Non sono arrivate notizie nemmeno con le serie: Secret Invasion ha ricevuto recensioni negative praticamente ovunque, malgrado il soggetto fosse uno dei più importanti nei fumetti Marvel.

In più, ci sono stati casi in cui i personaggi più iconici sono stati utilizzati molto meglio da progetti laterali (e quindi più coraggiosi) che con l’MCU hanno poco a che fare, come Spider-Man: Into the Spider-Verse e SpiderMan: Across the Spider-Verse.

Deadpool & Wolverine, l’accoppiata da cui ripartire

A un certo punto, il nostro universo ha cominciato nuovamente a espandersi, ad accelerare. E non c’è dubbio che gli executive Marvel sperino proprio che stia per succedere la stessa cosa anche all’MCU. Qui la speranza si chiama “usato sicuro”. Tra i motivi del clamoroso successo di Deadpool & Wolverine (che ha guadagnato 211 milioni di dollari solo nel weekend d’esordio, il sesto di tutti i tempi: più dei guadagni di complessivi di The Marvels), è inutile nasconderlo, ci sono la faccia rude ma simpatica, e gli ammirevoli muscoli a 55 anni suonati, di Hugh Jackman, tornato a vestire i panni del mutante più popolare di sempre dopo averli dismessi in Logan.

E quando l’altro polo del carisma supereroico, Robert Downey Jr., ha tolto la maschera del Dottor Destino al Comic-Con di San Diego, mostrandosi a una folla che se lo aspettava ma che è comunque andata in delirio, è stato difficile non pensare a quelle squadre di calcio in crisi di risultati che richiamano (pagandolo un sacco di soldi) l’allenatore che li ha portati alle glorie più recenti.

Per un motivo o per l’altro, comunque, nell’ultimo mese, come ha mostrato Parrot Analytics, tra i dieci film più richiesti a livello mondiale, il 50% sono prodotti da Marvel, con uno solo di questi effettivamente uscito nel 2024. Forse proprio grazie al rinnovato interesse regalato dallo sboccato Deadpool c’è stato un picco nello streaming per titoli ormai con qualche anno sulle spalle come Endgame e Spiderman: No Way Home.

La Marvel ne ha approfittato per un vero fuoco di fila di novità, con trailer per diversi progetti futuri: Captain America: Brave New World, Thunderbolts, The Fantastic Four: First Steps, Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars. E conta sul fatto che la necessità di rinfrescarsi la memoria guardando i vecchi titoli – ormai è impossibile capirci qualcosa se non si sono viste tutte le produzioni, interconnesse tra di loro – può essere uno dei fattori per aumentare, e non di poco, il fatturato di Disney+, che ospita i titoli dell’MCU.

La domanda per i film Marvel, quindi, c’è ancora, e può essere sfruttata, al cinema come sulle piattaforme di streaming (per sapere quanto costa l’abbonamento a Disney+ e com’è possibile ottenerlo anche con le offerte Internet casa, c’è il comparatore di SOSTariffe.it). Quest’anno arriveranno anche Agatha All Along (se non cambierà ancora una volta titolo), seguito di Wandavision, e, sull’onda di un altro successo nostalgico – X-Men ’97, che riprendeva esattamente dove la serie si era interrotta quasi trent’anni fa, con un disegno molto simile – ci sarà la serie animata di Spiderman, Your Friendly Neighborood Spider-Man. L’anno prossimo l’operazione nostalgia continuerà anche sul piccolo (si fa per dire, considerando il successo degli 80-100 pollici tra le tv domestiche) schermo, così come nell’estenuante meta-cinema di Deadpool e Wolverine si è pescato a piene mani anche dai più dimenticati e dimenticabili film della “vecchia” Marvel, come Elektra: tornerà infatti Daredevil in Daredevil: born again, oltre all’attesissimo Ironheart.

Anche qui, per l’originalità, ripassare: il soggetto vede una giovane inventrice, ennesima ragazza prodigio, tale Riri Williams, creare una versione ancora più avanzata dell’armatura del defunto Tony Stark. Defunto? Sì, ma a quanto pare – chi è che muore davvero nei comics? – ha fatto in tempo a trasferire la sua coscienza in un computer diventando un’intelligenza artificiale, che si può immaginare come una specie di ChatGPT pronta a sfoderare tutti i suoi autoincensanti one-liner ma anche a fare da mentore alla giovane Riri.

Non esattamente uno sviluppo imprevedibile, anche per chi non ha mai letto i fumetti. Ma, come disse un celebre regista che qualche tempo fa dichiarò «sono stufo dei film Marvel, ma soltanto teoricamente, dato che non ne ho mai visto uno», basta che funzioni.

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Agcom avvia l’analisi dei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa. Giomi ‘Se tempi lunghi rischio distorsioni’

Dopo la cessione della rete Tim al fondo americano KKR era chiaro che l’Agcom avrebbe dovuto fare una nuova analisi sui mercati dei servizi di accesso alla rete fissa. Analisi che il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato, nella seduta dell’11 settembre 2024, con quattro voti favorevoli e con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi. La delibera di avvio del nuovo procedimento di analisi dei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa, ai sensi dell’articolo 89, comma 2, del Codice delle Comunicazioni elettroniche è quindi stata pubblicata.

Il procedimento, si legge nella nota, “è avviato a seguito dell’operazione di acquisizione, perfezionata lo scorso 1° luglio, da parte di Optics BidCo, dell’intero capitale sociale di FiberCop, società alla quale è stato, tra l’altro, conferito il ramo d’azienda di TIM che comprende l’infrastruttura di rete fissa primaria, nonché le attività wholesale.

A valle dell’acquisizione da parte dell’Autorità della documentazione relativa all’operazione in questione, l’Autorità intende accertare gli effetti della separazione strutturale realizzata nei vari mercati collegati alla rete d’accesso, al fine di valutare il mantenimento, la modifica o la rimozione degli obblighi regolamentari vigenti, applicando, qualora ne ricorrano i presupposti, la disciplina prevista dall’articolo 91 del Codice, relativa alle imprese attive esclusivamente nel mercato all’ingrosso.

Nelle more del completamento della nuova analisi, in coerenza con gli obiettivi di stabilità e predicibilità regolamentare richiesti dalla normativa europea e dal Codice delle comunicazioni elettroniche, il quadro regolamentare di riferimento per il quinquennio 2024-2028 resta definito dalla delibera n. 114/24/CONS del 30 aprile 2024, con la quale l’Autorità aveva concluso la precedente analisi coordinata dei mercati dell’accesso”.

Dal canto suo, la Commissaria Elisa Giomi ha diffuso una nota per esporre le sue ragioni.

Tlc rete fissa, Giomi (Agcom): ‘Servono tempi veloci per dare certezza al mercato’

Il Consiglio di Agcom nella seduta di ieri ha deciso di avviare una nuova analisi coordinata dei mercati della rete fissa per rivedere gli obblighi regolamentari di cui Tim si faceva carico quando era proprietaria della rete e un operatore integrato di telecomunicazioni.

“Il mercato esce da quasi quattro anni di incertezza sia per l’archiviazione del progetto di co-investimento che si è concluso in un nulla di fatto, sia per la pluriennale durata dell’istruttoria dell’analisi di mercato che prima di terminare ha visto anche l’adozione di un anomalo provvedimento ponte finalizzato a colmare le carenze regolatorie”, dice la Commissaria Giomi.

 “Al fine di evitare l’ulteriore prolungarsi di questo stato di incertezza che ha già causato diverse disparità di trattamento tra operatori, ho chiesto agli altri componenti del Consiglio di dimezzare i tempi istruttori del procedimento e di limitare le proroghe a una sola volta” – spiega la Commissaria – “E’ possibile, perché non si tratta certo di rifare tutta l’analisi di mercato da capo, ma solo di  valutare, per quanto attentamente e con il contributo di tutti i soggetti interessati, gli effetti della cessione della rete. La mia richiesta, che puntava ad una maggiore efficienza amministrativa, non è stata accolta e ho dovuto votare contro il provvedimento, poiché l’estensione a tempo indefinito della regolazione vigente ad uno scenario di mercato profondamente mutato potrebbe distorcere le dinamiche concorrenziali di tutti gli operatori, regolati e non”.

 E conclude: “Intanto il settore italiano delle comunicazioni elettroniche continuerà a rimanere senza riferimenti regolatori, situazione che perdura ormai dall’inizio di questo mandato senza un reale motivo che giustifichi i gravi e reiterati ritardi”.

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Fastweb-Vodafone, Antitrust avvia indagine approfondita. Remedies in arrivo?

L’avvio da parte dell’Agcm italiana (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) di un’indagine approfondita sull’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom, l’operatore elvetico che controlla Fastweb, agita il mercato delle Tlc. L’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli avrà 90 giorni per esaminare attentamente il dossier e quindi dire la sua entro l’11 dicembre.

L’annuncio della Fase II da Swisscom

A dare l’annuncio dell’avvio della cosiddetta Fase II dell’indagine è stata, curiosamente, Swisscom in una nota odierna:  “l’11 settembre 2024, l’autorità antitrust italiana (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha annunciato di aver avviato un’indagine approfondita (Fase II) sull’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom ai sensi delle norme italiane in materia di controllo delle operazioni di concentrazione”, si legge.

L’operatore elvetico cerca poi di gettare acqua sul fuoco e di derubricare il procedimento in Fase II a semplice routine.  

“Le indagini di Fase II non sono inusuali nel settore delle telecomunicazioni. Swisscom ritiene che l’operazione non leda la competitività. Continueremo a lavorare a stretto contatto e in modo costruttivo con l’autorità antitrust italiana per ottenere un’autorizzazione nei tempi previsti. Swisscom informerà opportunamente non appena ci saranno degli sviluppi significativi”, prosegue la nota.

L’indagine Antitrust durerà 90 giorni

C’è da dire che l’indagine in fase II dell’Antitrust durerà 90 giorni e si chiuderà quindi l’11 dicembre. Tre i possibili esiti dell’indagine. Il primo, se va tutto bene, un’autorizzazione completa all’operazione. Il secondo, se non va bene, un divieto totale. Il terzo, la fissazione di cosiddetti remedies, vale a dire un via libera condizionato, con delle misure fissate dall’Autorità.

Swisscom chiude poi la sua nota scrivendo che “Nel complesso, l’acquisizione di Vodafone Italia procede conformemente ai tempi prestabiliti. A seguito del comunicato del 15 marzo 2024 in cui annunciava l’acquisizione di Vodafone Italia, Swisscom si è assicurata il finanziamento del prezzo di acquisto pari a EUR 8 miliardi nel maggio 2024. In aggiunta, ha ricevuto il via libera incondizionato sia dalla Presidenza del Consiglio dei ministri italiano (legislazione sul golden power) che dalla Commissione della concorrenza svizzera. Conformemente al nostro annuncio originale del 15 marzo 2024, prevediamo che la transazione si concluda nel primo trimestre del 2025”.

Swisscom può portare avanti la transazione ma dovrà eventualmente conformarsi

Di fatto, Swisscom può portare avanti la transazione in parallelo con l’indagine Antitrust, anche se poi dovrà in ogni caso adeguarsi alle decisioni dell’autorità. In caso di divieto, dovrà eventualmente deconcentrarsi, vale a dire fare retromarcia.

La concentrazione Fastweb-Vodafone Italia crea un nuovo market leader verticalmente integrato sul mercato italiano, l’unco verticalmente integrato nazionale. Secondo alcuni esperti che seguono il dossier, il merger potrebbe creare seri problemi agli altri operatori Tlc italiani ed ostacolare in maniera significativa le condizioni competitive del mercato italiano. Ci si aspetta che vengano imposti dall’Agcm dei remedies severi anche per evitare discriminazioni nel business wholesale, dove Fastweb è attivo nella vendita ad altri operatori.

Vedremo nei prossimi tre mesi come procederà l’indagine Antitrust.

Leggi anche: Fusione Fastweb-Vodafone al 29.7% nel fisso

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Consolidamento, spettro e 5G: il ruolo delle Tlc nel rapporto Draghi

L’Europa è indietro nello sviluppo delle nuove reti in fibra e 5G e per non perdere a priori la battaglia globale è necessario snellire e rendere più semplice la realizzazione di un mercato unico digitale, che per il momento non c’è ancora in Europa. La parola “telecoms” è presente 12 volte nel report di Mario Draghi sulla competitività. La parola “5G” è citata soltanto due volte e la parola “fibra” soltanto una volta.

Tlc fra i 10 settori strategici per lo sviluppo dell’AI

La prima volta, in relazione all’Intelligenza Artificiale. Le Tlc sono fra i 10 settori strategici che trarranno i maggiori benefici dall’introduzione massiva dell’Intelligenza Artificiale.

Gli altri sono l’Automotive, il Manufacturing avanzato e la robotica, l’Energia, l’Agricoltura, l’Aerospazio, la Difesa, le Previsioni ambientali, il Farmaceutico e l’Healthcare.

Spingere il consolidamento

Il secondo punto in cui si parla di Tlc è in rapporto al consolidamento, un processo che secondo il rapporto Draghi è necessario nella Ue per garantire livelli di investimento in connettività più elevati.

“Per incoraggiare il consolidamento, il rapporto raccomanda di definire i mercati delle telecomunicazioni a livello UE, anziché a livello di Stato membro, e di aumentare il peso degli impegni di innovazione e investimento nelle norme UE per l’autorizzazione delle fusioni. La regolamentazione ex ante a livello nazionale dovrebbe essere ridotta a favore dell’applicazione ex post della concorrenza nei casi di abuso di posizione dominante”, si legge nel documento.

Armonizzare le licenze di spettro radio

“Si propone inoltre di armonizzare le norme e i processi di licenza dello spettro a livello UE e di orchestrare le caratteristiche di progettazione delle aste a livello UE per contribuire a creare scala”, si legge nel report.

“Per le telecomunicazioni, si raccomanda di rafforzare le considerazioni sulla sicurezza nell’approvvigionamento tecnologico favorendo l’uso di fornitori di fiducia dell’UE per l’assegnazione dello spettro in tutte le future gare d’appalto e promuovendo i fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni con sede nell’UE come strategici nei negoziati commerciali”.

Un organismo comune per l’Edge computing come con il roaming

“Per garantire che gli operatori UE rimangano all’avanguardia nei nuovi sviluppi tecnologici, si raccomanda di istituire un organismo a livello UE con partecipazione pubblico-privata per sviluppare standard tecnici omogenei per l’implementazione di API di rete e edge computing, come è stato il caso del roaming negli anni ’90”, si legge.

Le grandi piattaforme contribuiscano al finanziamento delle reti

“Per aumentare la capacità degli operatori dell’UE di investire in queste tecnologie, si raccomanda di sostenere la condivisione degli investimenti commerciali tra i proprietari di reti e le grandi piattaforme online che utilizzano le reti dati dell’UE in misura massiccia ma non contribuiscono al loro finanziamento”, si legge nel report, anche se non si precisa come.

Spettro, vendor Ue strategici nelle prossime aste

Per quanto riguarda la dipendenza tecnologica della Ue da Cina e Usa, “nel settore Tlc è meno grave che in altri settori – si legge nel report – I vendor Ue di apparecchiature Tlc sono ben posizionati” e che nelle aste future per lo spettro vanno “favoriti i vendor fidati e di proporre gli operatori come strategici”.   

Per approfondire:

The future of European competitiveness

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Italia 1 Giga, consultazione Infratel: soltanto per Open Fiber i numeri civici di prossimità

Grande sorpresa nel leggere i documenti della consultazione sui numeri civici di prossimità, pubblicati il 6 settembre da Infratel in allegato alla nuova mappatura. Tutti i civici di prossimità in consultazione si trovano soltanto nelle regioni che fanno parte dei lotti vinti in sede di gara Italia 1 Giga da parte di Open Fiber. Il cosiddetto emendamento ‘salva-Open Fiber’ riguarda soltanto Open Fiber.

Emendamento Salva-Open Fiber

In altre parole, soltanto Open Fiber usufruirà del cosiddetto ‘emendamento salva-Open Fiber’, già bloccato nella sua forma originaria e modificato dalla Ue, che consentiva di scambiare i civici più lontani, come le case sparse, con altri civici di prossimità, permettendo in questo modo ad Open Fiber di ottenere dei risparmi significativi e di non coprire più tutti i numeri civici originariamente previsti dalla gara.

Civici di prossimità

La Commissione Ue ha chiesto ad Infratel di mettere in consultazione i civici di prossimità, esclusi quelli che si trovano a meno di 50 metri, in quanto questi non sono finanziabili con i fondi europei.

Scorrendo l’excel pubblicato da Infratel il 6 settembre insieme alla consultazione (denominato ‘Questionario mappatura’, allegato in calce), abbiamo constatato, con sorpresa, che i civici di prossimità si trovano soltanto nelle regioni i cui lotti sono stati assegnati ad Open Fiber.

Nessun civico in consultazione fa parte di quelli che si trovano nelle regioni dei lotti assegnati a Fibercop in sede di gara, che quindi non avrà bisogno di questa forma di aiuto.

Piani alternativi?

In consultazione per un mese ci sono 96.061 civici di prossimità finanziabili con i fondi del PNRR (oltre i 50 metri di distanza dal limitrofo cablato), per verificare se altri operatori hanno piani per coprirli. In questo caso, anche questi civici di prossimità, secondo la normativa degli aiuti di Stato, non sono finanziabili con i fondi del PNRR.

Bisognerà ora vedere se Fibercop ed altri operatori, nei loro piani presenti o futuri, prevederanno di collegare anche loro questi numeri civici. Anche in questo caso, quindi, non potranno essere più finanziati con fondi pubblici europei.

Dopo il walk in, civici dimezzati

Inizialmente, in base ai dati forniti da Infratel, la gara Italia 1 Giga nelle Aree Grigie riguardava 7 milioni di civici. Nelle convenzioni firmate era prevista la possibilità che si facesse un walk in per fare una verifica ex post dei numeri civici effettivamente esistenti. In seguito a questo walk in, il numero dei civici da collegare è sceso della metà.

E qui si apre un’altra delicata questione. I numeri civici che Open Fiber e Fibercop devono collegare sono circa la metà (3,4 milioni secondo gli ultimi dati Infratel). Ma non è chiaro a questo punto se il finanziamento pubblico europeo scenderà proporzionalmente e nella stessa misura, con il rischio che vengano tagliati ulteriormente i fondi PNRR all’Italia.

FWA, che futuro nelle Aree Grigie

Altro tema spinoso, è la soluzione tecnologica che vorrebbe usare Open Fiber per aumentare il ricorso all’FWA per la copertura nei civici nelle Aree Grigie. Tale copertura era ammessa dal bando, ma in modo ridotto e non sostitutivo della fibra FTTH.

Rimane, infine, un’ultima delicatissima questione che il Governo dovrà affrontare: il fatto che molte case degli italiani nelle Aree Grigie rischiano ora di non essere più connesse. E non si capisce cosa succederà con queste case, che appunto avrebbero dovuto essere coperte invece con i fondi pubblici europei.

Per approfondire:

‘Questionario mappatura’

Piano Italia a 1 Giga Mappatura e Consultazione 2024 delle reti fisse a banda ultralarga sui Civici di prossimità

Mappatura 2024 delle reti fisse a banda ultralarga per i civici di prossimità Manuale di istruzioni

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Italia 1 Giga, al via la consultazione Infratel. A che punto siamo con i ‘civici adiacenti’?

Civici adiacenti, oggi Infratel ha pubblicato sul sito l’avviso per la consultazione sulla mappatura dei civici di prossimità. L’obiettivo è verificare a che punto siamo con lo stato di avanzamento e i piani delle telco nelle aree oggetto del bando Italia a 1 Giga aggiudicato a Open Fiber e Fibercop. Il termine ultimo per gli operatori è fissato al 7 ottobre.

Consultazione in scadenza il 7 ottobre

Nell’avviso pubblicato sul sito Infratel, si legge che:

“In particolare, si vuole conoscere se detti civici sono stati interessati, o lo saranno entro il 30 giugno 2026 (intervallo di piano PNRR Italia 1 a Giga), da investimenti privati idonei a garantire una velocità di connessione in download di almeno 300 Mbit/s nell’ora di picco del traffico.

La mappatura è realizzata tenendo conto delle disposizioni contenute nelle linee guida pubblicate nel mese di marzo 2020 dal Body of European Regulators for Electronic Communications (“BEREC”) sulla mappatura geografica delle installazioni di rete (“BEREC Guidelines to assist NRAs on the consistent application of Geographical surveys of network deployments”), dei criteri contenuti nelle linee guida per la definizione delle reti VHCN – Very High Capacity Network (“BEREC Guidelines on Very High Capacity Networks”) approvate ad ottobre 2020 e dell’allegato 1 degli Orientamenti UE .

Civici sotto i 50 metri non ammissibili, ad Agcom la verifica

La Commissione europea, in sede di esame delle condizioni di ammissibilità al finanziamento dei Civici di prossimità ha definito, che un civico posizionato a distanza inferiore a 50 metri: (i) da una rete aventi le caratteristiche prestazionali richieste dal “Piano Italia 1 Giga” o (ii) da uno dei Civici base collegati o da collegare in base al piano, è da considerarsi coperto e quindi non ammissibile al finanziamento. Al fine di consentire queste valutazioni, sarà effettuata da AGCom una verifica, impiegando la Broadband Map aggiornata con i dati di copertura al 30 giugno 2024 e la lista dei Civici base, al fine di individuare i Civici di prossimità che risultino posizionati a distanza inferiore a 50 metri da una rete aventi le caratteristiche prestazionali richieste dal “Piano Italia 1 a Giga”.

In base a quanto esposto al punto precedente il collegamento di detti civici non è ammissibile al finanziamento mediante il Piano Italia a 1 Giga”.

In sintesi, la Commissione dice agli operatori che se un civico è a 50 metri da uno coperto lo devi considerare coperto, e quindi non può essere oggetto dei finanziamenti del PNRR.

L’avviso

“La mappatura è effettuata in linea con quanto previsto dagli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a favore delle reti a banda larga adottati dalla Commissione europea (pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, 2023/C 36/01) ed in conformità con quanto disposto dalla Decisione della Commissione europea “State Aid SA.63170 (2021/N) – RRF – Italy – Plan 1 Gbps”.

Scopo della mappatura è conoscere se i Civici di prossimità, comunicati ad Infratel in data 31 agosto 2024, sinora mai sottoposti agli operatori di mercato, siano oggetto di investimenti già attuati o siano inseriti in piani di sviluppo privati, e ciò al fine di definire lo stato dei civici in linea con la Decisione della Commissione europea “State Aid SA.63170 (2021/N) – RRF – Italy – Plan 1 Gbps”“.

Per i civici di prossimità si chiede agli operatori se c’è l’intenzione di coprirli e nel caso si prende per buona l’intenzione. Una nuova regola, basata sulle dichiarazioni degli operatori.

Italia 1 Giga, corsa contro il tempo

Italia 1 Giga, corsa contro il tempo per risolvere la grana dei civici adiacenti e chiudere i lavori entro i tempi stabiliti a giugno 2026. Questo l’auspicio generale nella complessa vicenda del bando per la copertura delle Aree grigie con i fondi del PNRR, alle prese con la rimappatura dei civici da coprire. Infratel ha inviato il 14 agosto gli atti aggiuntivi, in cui sembrerebbe che tutti i civici andrebbero a consultazione.

Aree grigie oggetto del bando Italia 1 Giga

Il bando Italia 1 Giga è composto da otto lotti andati a Open Fiber e altri sette a Tim (Fibercop). Ma tutto nasce dal database di Infratel, che aveva il 47% di errori dei civici.
Di fatto, lo Stato italiano non dispone di un archivio preciso dei numeri civici esistenti.
Per questo la rete ha dovuto subire diverse correzioni nella progettazione rispetto al piano originario.
La soluzione era stata individuata con i ‘civici adiacenti’ per rispettare i desiderata della Commissione Ue senza sforare i vincoli e la tempistica del PNRR, che prevede la cablatura entro giugno 2026 di un numero prestabilito di civici (erano 7 milioni a inizio bando in base al database di Infratel, pressoché dimezzati a 3,4 milioni, di cui 450mila case sparse dopo la verifica sul campo detta walk in).

Il 14 agosto la lettera aggiuntiva di Infratel

In questo contesto, il 14 agosto (più di 3 mesi dopo l’approvazione della norma dei civici adiacenti nel decreto PNRR, approvato il 30 aprile) è giunta agli aggiudicatari del bando, vale a dire Open Fiber e Fibercop, la lettera con gli atti aggiuntivi di Infratel, che comporta ora la consultazione per i civici adiacenti, che per Open Fiber sono più di 200mila, di cui circa la metà sotto i 50 metri.
Come andrà a finire?

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Telecomunicazioni, l’ondata di fusioni spinge i tagli nella Ue  

Lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni non è sinonimo di nuovi posti di lavoro. Al contrario. Le nuove reti ultraveloci, dalla fibra al 5G, e i nuovi smartphone sempre più moderni hanno sì rivoluzionato il nostro modo di comunicare, ma di pari passo nel giro degli ultimi anni il personale delle compagnie Tlc ha subito una forte dieta dimagrante. Basti pensare che in Spagna la forza lavoro è diminuita del 70%.

Spagna

Secondo stime della UGT, uno dei principali sindacati iberici, nel 1998, anno di liberalizzazione delle Tlc con la fine del monopolio di Telefonica, le compagnie del comparto occupavano 96mila persone, mentre oggi ne contano a malapena 25mila.

I dati della CNMC, l’autorità antitrust spagnola, vanno nella stessa direzione: nel 1998 il settore impiegava complessivamente 96.105 persone, mentre a fine 2023 il computo era sceso a 63mila, tenuto conto però che nel paniere sono compresi anche i dipendenti del settore audiovisivo (televisione e radio).

Soltanto nell’ultimo anno. Ci sono state più di 5mila uscite volontarie dagli operatori spagnoli, che è vicino a 6mila se si include il piano annunciato martedì da Masorange, il nuovo operatore nato dalla fusione fra Masmovil e Orange.  

La maggior parte di queste perdite di posti di lavoro si è verificata in Telefónica, che ha perso quasi 60mila dipendenti negli ultimi 30 anni in Spagna, dal 1992, quando aveva 74.437 lavoratori. Tre decenni dopo, e in coincidenza con l’anno del suo centenario nel 2024, ha perso il 77,8% della sua forza lavoro, che raggiunge a malapena i 16.500 lavoratori.

Ma, allo stesso tempo, le nuove aziende che sono emerse per competere con essa – Vodafone, Orange, Avatel o le ormai defunte compagnie via cavo, tra le altre -, in seguito al lancio dei loro marchi commerciali e al loro consolidamento sul mercato, hanno anche intrapreso processi accelerati di distruzione di posti di lavoro. Paradossalmente, uno dei catalizzatori di questi aggiustamenti del lavoro sono state le fusioni che, in teoria, sono state formalizzate per sfruttare le sinergie tra aziende rivali, ma che hanno portato a risparmi sui costi, compresi i costi del personale.

Storico

E’ questo che si è verificato nel 2014, quando Vodafone Acquisì Ono, un’operazione da 7,2 miliardi di euro risultata nel taglio di 1.300 dipendenti (21,3% del totale).

L’acquisizione di Amena da parte di France Telecom (poi Orange) ha prodotto alla fine 600 esuberi nel 2008. Lo stesso si è verificato con l’acquisizione di Jazztel da parte di Orange nel 0215, con 550 esuberi nel 2016.

Più di recente, Avatel dopo aver rilevato diversi piccoli player regionali, ha chiuso a giugno un piano di esuberi per 674 persone, pari al 36% del personale.

L’annuncio di Masorange di martedì scorso, che metterà in atto esuberi per 795 lavoratori, circa il 10% della sua forza lavoro totale, è un ulteriore esempio di questo fenomeno perché arriva appena cinque mesi dopo che la fusione tra Orange e MásMóvil è stata consumata, dopo più di un anno e mezzo di trattative per la sua autorizzazione. Eppure, tra le condizioni per Bruxelles e il governo spagnolo per dare la loro approvazione c’era il mantenimento dei livelli occupazionali.

Telefonica

Telefónica diede il via a questo processo di aggiustamenti nel settore tra il 2011 e il 2013, quando 6.830 lavoratori hanno lasciato l’azienda con diverse indennità di fine rapporto che sono costate all’operatore poco più di 2.600 milioni. L’azienda ha effettuato una seconda tornata di aggiustamenti nel 2015, con la partenza di 6.300 lavoratori a un costo di quasi 3,7 miliardi di euro. Successivamente, ne sono stati implementati altri due. Nel 2019, 2.636 dipendenti hanno lasciato l’operatore, a un costo di 1.732 milioni di euro. E nel 2021, 2.347 lavoratori se ne sono andati, a un costo di 1.663 milioni di euro. L’ultima volta all’inizio di quest’anno, con la partenza di 3.393 dipendenti e un costo di 1,3 miliardi di euro.

Vodafone, da parte sua, ha realizzato cinque piani di razionalizzazione negli ultimi dodici anni, che hanno portato all’uscita di un totale di circa 4.500 persone. L’ultimo è stato chiuso a luglio, in seguito all’acquisto dell’operatore spagnolo da parte del fondo Zegona, e ha comportato il licenziamento di 898 persone, il 27,5% della forza lavoro.

Oltre a quelli menzionati per l’acquisto di Amena e Jazztel, Orange ha presentato un altro piano di esuberi a giugno 2021 che ha comportato l’uscita di 400 lavoratori, tra pensionamenti anticipati e licenziamenti volontari.

Una eccezione alla regola in questa pioggia di licenziamenti nel settore è la creazione di posti di lavoro portata avanti da Digi. L’operatore rumeno, che attualmente sta attirando più clienti e aumentando i suoi ricavi nel mercato spagnolo, ha aumentato la sua forza lavoro del 51% solo nel 2023 e ora ha 8.000 dipendenti. A differenza dei suoi principali concorrenti, che hanno esternalizzato quasi tutti i loro servizi, Digi dispone di propri call center per il servizio clienti e ha anche assunto personale proprio per installare e mantenere le linee.

L’ondata Ue

Il fenomeno dei licenziamenti non riguarda soltanto la Spagna. In totale, le aziende europee di telecomunicazioni stanno pianificando di tagliare quasi 100.000 posti di lavoro. Il più grande aggiustamento annunciato nel settore è quello di BT, l’ex British Telecom, che colpirà 55.000 persone, il 42% della forza lavoro. Quasi parallelamente, Vodafone ha annunciato nel 2023 la partenza di 11.000 persone nei prossimi tre anni, circa l’11% della sua forza lavoro globale. Tra i gruppi britannici, Virgin Media O2, una sussidiaria di Telefónica, e Liberty Global hanno ridotto la loro forza lavoro di 2.000 persone, circa il 12% del totale. La svedese Telia ha tagliato circa 1.500 persone, circa l’8% del totale, e Tim ha tagliato 2.000 posti di lavoro.

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