Come sarà la nuova Alexa?

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Se davvero si chiamerà “Remarkable Alexa”, come pare in questi giorni, non sarà facile considerarla altro da quello che è, cioè un’ammissione di colpa da parte di Amazon: significherebbe infatti che quella prima era “unremarkable”, insignificante. E non sembra neppure una valutazione troppo severa degli assistenti vocali di prima generazione, se si considerano le novità portate dall’intelligenza artificiale anche solo negli ultimi mesi.

Prendiamo la solita ChatGPT, che non è solo accessibile da PC ma anche da smartphone o altri dispositivi mobili e può essere interrogata usando la voce, tramite il microfono del proprio dispositivo, e “leggere” le proprie risposte: per molti utenti, con un servizio così continuare a dire “Alexa” o “Ehi Siri”, cercando di pronunciare le parole con le sfumature giuste per farsi capire e sperando di avere in cambio qualche informazione sensata, è del tutto inutile. Ed è pure gratuito, se non si vogliono i vantaggi dell’abbonamento al servizio di OpenAI (va ovviamente calcolato il costo della propria tariffa telefonica, ma c’è sempre SOSTariffe.it per trovare le più convenienti del momento).

In ogni caso, “remarkable” o meno, la nuova Alexa sta per debuttare, secondo i beninformati a ottobre di quest’anno, in tempo per la stagione delle festività negli Stati Uniti. Una su tutte, ovviamente: il Black Friday che proprio Amazon ha contribuito a rendere un appuntamento irrinunciabile per lo shopping mondiale prima delle feste natalizie, con il relativo seguito di Cyber Monday e simili appendici create per l’occasione. In questi giorni, l’azienda di Bezos ne approfitta per offrire con forti sconti tutta la sua gamma di dispositivi dotati di Alexa, in primo luogo gli smart speaker Echo, e fatturare miliardi; ma evidentemente anche Amazon ha capito che ormai questi gadget rischiano di sembrare al consumatore dei vetusti soprammobili elettronici, ed è il caso di dare una svecchiata alla voce che li anima per evitare il prossimo tracollo.

Ecco Claude, il futuro cuore di Alexa

Oggi Amazon – che anni fa aveva stupido il mondo con la prima Alexa, che sembrava uscita da un film di fantascienza – sta affrontando una competizione sempre più intensa nel mercato degli assistenti vocali. Rivali, si è detto, come OpenAI con la Modalità Vocale Avanzata di ChatGPT, Google con il sistema di chat vocale Gemini e Apple con Siri, che si prepara a lanciare un importante aggiornamento chiamato Apple Intelligence, stanno avanzando rapidamente con tecnologie innovative.

La nuova versione di Alexa sfrutterà quindi non ChatGPT (come, in un certo senso, accadrà con gli iPhone e Siri nella prossima versione di iOS), ma il modello di intelligenza artificiale generativa Claude, sviluppato da Anthropic, la startup in cui Amazon ha investito 4 miliardi di dollari nel 2023. La scelta di utilizzare Claude (e non una più agevole soluzione fatta in casa) è dovuta al fatto che le versioni iniziali basate sull’intelligenza artificiale interna di Amazon si sono dimostrate poco performanti, con tempi di risposta lenti e difficoltà a rispondere correttamente alle richieste degli utenti. Le prime versioni interne del nuovo assistente vocale hanno infatti evidenziato diversi limiti: alcuni utenti hanno segnalato ritardi di sei o sette secondi prima che Alexa rispondesse alle richieste – quando la rapidità, in questi casi, è desiderabile quanto l’attendibilità della risposta, visto che altrimenti cercheremo direttamente noi la risposta su Google – dimostrando che l’AI aveva difficoltà nel comprendere e processare correttamente i comandi.

Tante funzioni in più, ma a pagamento

Remarkable Alexa introdurrà una serie di nuove funzionalità che sfrutteranno la potenza dell’intelligenza artificiale generativa: in particolare, si parla di riassunti di notizie generati direttamente dall’AI (per capirci, quando interrogata sulle ultime notizie, oggi in Italia oggi Alexa si limita a trasmettere uno spezzone del GR1), ma anche un chatbot pensato per i bambini e strumenti avanzati per il cosiddetto “commercio conversazionale”, e cioè tutte quelle transazioni che fanno largo uso della messaggistica, sempre più diffuse. La nuova “notevole” Alexa, almeno nelle intenzioni, sarà infatti in grado di gestire conversazioni complesse con l’utente, ricordando le informazioni precedenti già date e acquisite, e fornendo suggerimenti per acquisti o altre attività, tra cui, per esempio, consigli sui vestiti per le vacanze o la gestione delle preferenze di automazione domestica, come l’impostazione delle sveglie e la registrazione di programmi TV, in modalità “smart”.

Tutto questo – e qui arrivano le dolenti note per il consumatore – ha comunque un costo.
Amazon prevede infatti di introdurre un abbonamento per accedere alla versione Remarkable di Alexa, con un costo mensile che nelle ipotesi sarà, per gli Stati Uniti, tra i 5 e i 10 dollari. La versione attuale di Alexa, denominata “Classic Alexa”, continuerà a essere disponibile gratuitamente. L’introduzione dell’abbonamento è, molto chiaramente, il tentativo di rendere finalmente redditizia la divisione Alexa, che finora non è riuscita a generare profitti significativi, nonostante Amazon abbia venduto oltre 500 milioni di dispositivi compatibili. Si stima che circa il 10% dei 100 milioni di utenti attivi di Alexa potrebbero passare alla versione a pagamento, generando potenzialmente 600 milioni di dollari di ricavi annui.

A settembre le prime dimostrazioni, ma c’è un problema di concorrenza

Se è vero che Amazon ha tradizionalmente sviluppato tecnologie AI internamente per mantenere il controllo totale sull’esperienza utente e sui dati, la scelta di affidarsi a Claude di Anthropic rappresenta un netto cambio di strategia. Una decisione, come si è visto, non è isolata, in quanto altre grandi aziende come Microsoft e Apple hanno già collaborato con OpenAI per integrare tecnologie AI avanzate nei loro prodotti. Amazon si è dunque allineata a questa tendenza per migliorare l’efficienza di Alexa e competere meglio nel mercato.

L’evento annuale di Amazon, dove sarà presentata la nuova Alexa, sarà anche il primo evento pubblico del nuovo responsabile dei dispositivi Amazon, Panos Panay, che ha da poco sostituito David Limp. Durante l’evento, sarà possibile vedere una dimostrazione delle capacità della nuova Alexa, in previsione del lancio ufficiale previsto per ottobre.

Va anche ricordato che l’investimento di 4 miliardi di dollari in Anthropic, che ha garantito ad Amazon un accesso anticipato alla tecnologia AI del partner, è attualmente sotto indagine da parte delle autorità di regolamentazione del Regno Unito. L’UK Competition and Markets Authority sta infatti valutando se la partnership possa creare problemi di concorrenza, con un’indagine che potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Anche Google ha investito almeno 2 miliardi di dollari in Anthropic, dimostrando l’interesse generale dei grandi player tecnologici per l’AI generativa delle piccole (o medie) software houses.

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AI generativa usata dal 96% dalle multinazionali. Retail e Telco i settori dove il modello di business sarà trasformato

In tutte le organizzazioni la crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale generativa è stata significativa, con quasi un quarto che la sta attualmente integrando in alcune delle proprie sedi o attività, rispetto al 6% del 2023.

È quanto emerge dall’ultimo report del Capgemini Research Institute, “Harnessing the value of generative AI 2nd edition: Use cases across sectors”, indagine condotta su 1.100 dirigenti di organizzazioni con un fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari in 14 paesi, tra cui l’Italia.

Gli early adopter hanno già iniziato a ottenere vantaggi, che vanno da una maggiore efficienza operativa a una migliore customer experience, fino a un aumento delle vendite. Le aziende, ad esempio, hanno ottenuto in media un miglioramento del 6,7% nel coinvolgimento e nella soddisfazione dei clienti nelle aree in cui la tecnologia è stata sperimentata o implementata nell’ultimo anno.

I chatbot AI si stanno evolvendo in sistemi multi-agente in grado di accelerare la creazione di valore

Quasi tre quarti delle organizzazioni (74%) concordano sul fatto che l’AI generativa stia contribuendo ad aumentare i ricavi e l’innovazione. Grazie ai progressi della tecnologia AI, si passerà da un ruolo di strumento di supporto a quello di agente indipendente con una migliore capacità di esecuzione, consentendo alle organizzazioni di reinventare il modo in cui operano e di ottenere un valore maggiore dai loro investimenti nell’AI. Questo potenziale di creazione di valore ha contribuito all’emergere dei sistemi multi-agente, una tecnologia in rapida evoluzione con il potenziale di aumentare l’innovazione. Il report indica alti livelli di fiducia negli agenti di AI per compiti specifici come la generazione di e-mail professionali, il coding e l’analisi dei dati. Tuttavia, rivela anche che i dirigenti sono consapevoli della necessità di tutelare la fiducia e la trasparenza sul piano etico nello sviluppo e nell’implementazione dell’intelligenza artificiale.

L’aumento nell’adozione dell’AI generativa in tutti gli ambiti include l’uso di strumenti pubblici

L’accelerazione dell’AI generativa negli ultimi 12 mesi non riguarda solo le aziende, poiché i recenti sviluppi tecnologici hanno reso gli strumenti pubblici più accessibili anche alle figure non tecniche. Di conseguenza, pur avendo registrato un aumento nella sua adozione, il 3% delle organizzazioni ha imposto un divieto all’uso di strumenti pubblici di AI generativa sul posto di lavoro. Quasi tutte le organizzazioni (97%) consentono comunque ai dipendenti di utilizzare l’AI generativa in una certa misura, e più della metà richiede loro di seguire linee guida specifiche.

Alla luce di questa rapida diffusione dell’AI generativa, il report sottolinea che le organizzazioni dovrebbero agire in maniera responsabile. È essenziale infatti disporre di un sistema di protezione trasparente in grado di convalidare le decisioni prese dai sistemi multi-agente, per garantire la trasparenza e la conformità delle operazioni e per mitigare i rischi futuri che gli strumenti pubblici potrebbero comportare per l’organizzazione.

Per approfondire

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Vodafone, il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti si rafforza come primo azionista

Il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti ha aumentato la sua quota in Vodafone. Emirates Investment Authority (EIA) ha aumentato le sue partecipazioni dell’1% la sua quota portandola al 15%, secondo una nuova documentazione presentata alla Borsa di Londra. EIA era già il maggiore azionista singolo dell’operatore davanti a Liberty Global Holdings che detiene una quota del 5%.

Fra gli altri azionisti sono annoverati The Vangaurd Group, Norges Bank e Blackrock.

Capitalizzazione

Le azioni di Vodafone sono attualmente scambiate a 76 pence a Londra, a fronte di una capitalizzazione di mercato di 4,3 miliardi di sterline.

Fusione Vodafone-Three in attesa dell’Antitrust Uk

Nel frattempo, Vodafone e Three sono ancora in attesa della decisione dell’autorità antitrust britannica sulla fusione da 15 miliardi di sterline.

La mossa di EIA arriva dopo che è emerso che Vodafone e Three dovranno attendere più a lungo del previsto prima di scoprire se la fusione pianificata da 15 miliardi di sterline potrà ottenere l’imprimatur dell’Antitrust britannico.

La Competition and Markets Authority (CMA) ha reso noto ad agosto di aver esteso il periodo di tempo necessario per esaminare l’accordo.

Le due aziende di telefonia mobile affermano che l’accordo consentirà loro di investire di più nei loro servizi e di competere meglio con i principali rivali, l’operatore EE, BT e Virgin Media-O2.

Riacquisto azioni

Sempre il mese scorso, Vodafone ha lanciato la fase successiva del suo programma di riacquisto di azioni per un valore fino a 500 milioni di euro (430 milioni di sterline). A marzo, la società ha dichiarato che avrebbe restituito 4 miliardi di euro (3,4 miliardi di sterline) agli azionisti come parte di una più ampia revisione dell’allocazione del capitale nel tentativo di placare gli azionisti nervosi dopo le vendite di asset.

Ha dato il via al ritorno a maggio con un riacquisto iniziale di azioni da 500 milioni di euro (430 milioni di sterline) e ha ribadito i piani per restituire 2 miliardi di euro agli azionisti nei successivi 12 mesi.

A luglio, Vodafone ha ceduto una quota del 10 percento in Vantage Towers per 1,3 miliardi di euro (1,1 miliardi di sterline) mentre continuava a vendere asset per ridurre il suo debito.

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Italia 1 Giga, la Ue contro la distorsione del mercato. Ma come sarà la nuova mappatura?

La nuova mappatura delle aree grigie, all’indomani della bocciatura da parte della Commissione Ue dell’emendamento sui civici adiacenti, dovrebbe partire in tempi strettissimi, già la prossima settimana. Non c’è tempo da perdere, visto che il limite ultimo per completare i lavori è giugno 2026 e i civici da coprire da parte di Fibercop e Open Fiber sono ad oggi 3,5 milioni. Si tratta di un numero ingente, ma dimezzato (dopo la fase di walk in, la verifica sul campo) che di fatto ha dimezzato i civici previsti originariamente perché non idonei o inesistenti e per questo sospesi.

La nuova mappatura, ad ogni modo, è un grattacapo non da poco per il Governo, visto che l’erogazione dei fondi PNRR, che per il piano Italia 1 Giga ammontano a 3,4 miliardi di euro, è legata al rispetto delle milestone europee.

Cosa ha detto la Ue

Ma cosa ha detto esattamente la Ue per bloccare l’emendamento sui civici adiacenti? La DGComp ha contestato il rischio di distorsione della concorrenza, per la copertura a posteriori rispetto alla gara di abitazioni già coperte o che potrebbero essere dichiarate di interesse da parte di altri operatori. L’inserimento nel piano dei civici adiacenti, non presenti nel bando originario, non è passato a Bruxelles, che di fatto ha chiesto una nuova mappatura che includesse anche i nuovi civici escludendo quelli che si trovano a meno di 50 metri di quelli già coperti.

Ma cosa sarà di fatto la nuova mappatura?

Si andranno a controllare i civici?

Difficile da credere. Si tratterà di una nuova consultazione (va rifatta ogni tre anni) nella quale registrare le dichiarazioni di interesse degli operatori e ridefinire ancora una volta i civici bianchi e neri.

A quel punto, si potrà capire quanti sono i civici legalmente raggiunti, con la possibilità per gli operatori aderenti all’AIIP, l’Associazione Italiana Internet Provider, di dire lì non vai, ci vado io.

Nuova consultazione

Di fatto, si tratterà di una nuova mappatura dopo quella originaria del 2015-2016 e poi quella del 2019 e quella aggiornata del 2021.  

Ma secondo quanto previsto dalla relazione finale della mappatura Infratel del 2021, i civici dichiarati bianchi nella mappatura del 2016 non si toccano più (lo dice la Ue).

Invece, i civici non bianchi (neri) possono essere modificati e diventare bianchi.   

Sarà interessante vedere quanti civici nelle aree grigie passeranno da nero a bianco, soprattutto su spinta di Fibercop. Di fatto, ci potrebbe essere un travaso di civici da neri a bianchi, facendoli così rientrare nei criteri di copertura del PNRR.

Le dichiarazioni di investimento di quella mappatura del 2021 sono molto vincolanti, a 5 anni visto che nel 2026 scade il PNRR.

In sintesi, questa nuova consultazione è quella definitiva alla base delle assegnazioni a Open Fiber e Fibercop. I civici bianchi non si potranno toccare, mentre quelli neri potrebbero essere rivisti e diventare bianchi (a fronte di nuovi pini di sviluppo dei privati).

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Italia 1 Giga, corsa contro il tempo per Open Fiber. Tim verso lo spezzatino?

Fosche nubi si addensano sul cielo delle telecomunicazioni italiane, che vede i grandi player Open Fiber e Tim in difficoltà. Da un lato, la Repubblica riferisce che la consultazione della UE sulle Aree Grigie, che ha bloccato l’emendamento del governo italiano sui ‘civici adiacenti’ per consentire a Open Fiber e FiberCop di rivedere i target del PNRR (la consultazione sui civici da coprire dovrebbe partire la settimana entrante e resterà aperta circa un mese), mette a rischio la sopravvivenza stessa di Open Fiber, perché potrebbe congelare un importante finanziamento da 3 miliardi di euro con le banche.

Leggi anche: Italia 1 Giga, fondi PNRR a rischio dopo il blocco Ue ai ‘civici adiacenti’?

Open Fiber problemi di sostenibilità e tempi stretti

Open Fiber, sempre secondo Repubblica, ha in corso trattative con le banche per rifinanziare un project financing da 7 miliardi ma per concluderlo occorre vedere l’esito della nuova consultazione pubblica, voluta per ribilanciare la concessione nelle aree grigie che devono ricevere finanziamenti del Pnrr. Ma se il rifinanziamento non si conclude entro ottobre, Open Fiber, sempre secondo il quotidiano, rischia di fallire e il suo valore svanisce.

Il Governo con Open Fiber

Il Governo, dal canto suo, sembra intenzionato a supportare Open Fiber, mentre KKR (primo azionista di Fibercop) un po’ meno, visto che il fondo americano potrebbe trarre vantaggio dal possibile default di Open Fiber ed evitare così di pagare a Tim l’earn-out da 2,5 miliardi previsto in caso di merger con Fibercop, entro 30 mesi dalla nascita della nuova società della rete. Insomma, interessi confliggenti e una serie di intrecci su cui però adesso incombe il conto alla rovescia del nuovo piano da presentare per il bando Italia 1 Giga.

In altre parole, entro settembre si dovrà chiudere la nuova consultazione.

Insomma, la situazione di Open Fiber sembra alquanto delicata e solleva ancora una volta le critiche da parte del senatore Maurizio Gasparri.

Open Fiber: Gasparri, ‘tragedia finanziaria porta nome e cognome, Matteo Renzi’

“Quella di Open Fiber è una tragedia finanziaria che porta un nome e un cognome ben preciso: Matteo Renzi. Non si possono buttare altri soldi in questo disastro. La situazione va affrontata con severità e urgenza dal governo. Chiederemo conto e ragione a Matteo Renzi, anche in Parlamento, delle scelte dissennate che da presidente del Consiglio ha imposto all’Enel. Su Open Fiber bisogna non solo puntare i riflettori, ma forse disporre una vera e propria indagine conoscitiva. Il governo dell’epoca ha gettato il Paese in un gorgo costosissimo. Renzi ne è responsabile in prima persona. E faremo luce anche sulla cessione di alcune quote di Open Fiber per capire quali erano le ragioni di alcune valutazioni. E anche i vertici dell’Enel dell’epoca ci dovranno confermare le cose che ci hanno già accennato nel passato”. Lo dichiara il presidente dei senatori di FI, Maurizio Gasparri.

Insomma, sul fronte Open Fiber problemi di sostenibilità e tempi stretti.

Tim, torna l’ipotesi spezzatino

Passando a Tim, la vendita della rete non ha portato finora i benefici sperati. Il titolo in borsa resta inchiodato intorno a quota 0,24 euro, dove si trova dallo scorso 7 marzo in occasione della presentazione del Piano “Free to run”. Dopo gli articoli della scorsa settimana, il Corriere della Sera conferma la volontà di Vivendi di cedere la sua quota del 23,75% in Tim. Il primo socio francese punterebbe ad incassare 2 miliardi di euro per l’intera partecipazione, senza passare da cessioni parziali.

Vivendi vorrebbe cedere la sua quota

Il Corriere riconferma l’esistenza di un progetto di acquisto “a tappe”, circolato pochi giorni fa, da parte di un consorzio di investitori con la regia di Andrea Pezzi, ex consulente di Vivendi in Italia, e Claudio Costamagna, banchiere d’affari ed ex presidente di Cdp.

Il progetto di scontrerebbe però, appunto, con la richiesta di Vivendi di vendita in blocco e di valutazione di 2 miliardi (€ 0.55PS) per la partecipazione. E con l’incertezza legata alla possibilità di realizzare una vendita a pezzi per la necessità di un ok dal governo che detiene il golden power sull’asset e per l’incognita antitrust sulle ipotesi di aggregazione della Consumer con Iliad, che dal canto suo non esclude a priori di prendere parte ad operazioni di consolidamento nel nostro paese ovviamente come cacciatore e non certo come preda.

Repubblica esamina le opzioni di rilancio del titolo Tim, evidenziando come possibili catalyst la cessione di Sparkle (su cui non segnala però accelerazioni), la fusione NetCo-Open Fiber (di cui abbiamo parlato prima) e il rimborso del canone di concessione. Secondo Repubblica, Vivendi potrebbe anche valutare di procedere in autonomia alla vendita a pezzi se non trovasse un compratore per la propria quota (con Iliad indicato come l’unico player industriale in grado di riconoscere il valore richiesto da Vivendi).

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Vi ricordate la telefonata fake di Biden? Multa di 1 milione per la società di TLC Usa che l’ha trasmessa

La Federal Communications Commission (FCC) ha sanzionato Lingo Telecom con una multa di 1 milione di dollari per aver trasmesso la registrazione robotica fake di un messaggio vocale del presidente Biden che esortava gli elettori a non presentarsi alle primarie del New Hampshire, definendole un “mucchio di sciocchezze”.

Un avvertimento alle telecomunicazioni

È un bell’avvertimento per chi usa l’intelligenza artificiale per fini elettorali. Infatti la FCC rende obbligatorio per gli spot politici trasmessi in televisione e radio di rivelare qualsiasi contenuto generato dall’intelligenza artificiale.

Lingo Telecom è stata quindi sanzionata solo per aver trasmesso le telefonate fake: mentre l’organizzazione che ha effettuato la registrazione è Life Corporation, già protagonista nel 2003 per aver distribuito “pubblicità indesiderate preregistrate illegali”.

La FCC spera che la multa scoraggi le Telco dal veicolare campagne di disinformazione. Ma come evitarle?

Lingo ha accettato pagare la sanzione. “Questo accordo invia un forte messaggio ai fornitori di servizi di comunicazione che sono la prima linea di difesa contro queste minacce. Saranno ritenuti responsabili qualora non dovessero fare la loro parte per proteggere il pubblico americano“, ha affermato il capo dell’FCC Enforcement Bureau Loyaan Egal.

Secondo la FCC, gli elettori hanno il diritto di sapere se l’identità del chiamante è autentica o in caso di contenuto generato dall’intelligenza artificiale deve essere chiaramente comunicato al pubblico. La FCC non ha l’autorità di regolamentare i servizi di streaming o i social media.

Il “consulente politico” dietro alle telefonate è Steve Kramer, che lavorava per la campagna presidenziale del candidato democratico Dean Phillips: ora deve affrontare accuse penali nel New Hampshire, tra cui reati elettorali (come “impersonificazione di un candidato”) e rischia una multa di 6 milioni di dollari. Kramer ha affermato che il suo obiettivo non era influenzare le elezioni, ma piuttosto sensibilizzare sui pericoli dell’AI.

Ma chi ci crederà?

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Italia 1 Giga, fondi PNRR a rischio dopo il blocco Ue ai ‘civici adiacenti’?

Non c’è pace per il bando Italia 1 Giga per la copertura delle nostre aree grigie. I fondi del PNRR, pari a 3,4 miliardi di euro, sono a rischio perché il tempo stringe: i lavori dovranno essere conclusi entro giugno 2026. Il Sole 24 Ore ha reso noto che sarà necessaria una nuova consultazione Infratel per definire (ancora una volta) i civici da coprire per raggiungere il numero previsto dal bando originario. Questo, dopo la bocciatura a metà agosto da parte della Commissione Ue dell’emendamento salva-Open Fiber dei “civici adiacenti” al decreto Pnrr approvato ad aprile, che consentiva la sostituzione dei civici non esistenti o troppo lontani con altri civici adiacenti a quelli previsti nel piano iniziale.

Corsa contro il tempo

La Commissione Ue, dopo la segnalazione depositata ad aprile dall’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), ha deciso di non dare disco verde all’emendamento e ora bisogna correre ai ripari. Di fatto, è l’impianto dell’intero bando che viene meno, perché i civici adiacenti aggiunti ex post non facevano parte del bando inziale e non erano mai andati in consultazione. Adesso, con la nuova consultazione in arrivo, questi civici potrebbero rientrare nei piani di altri operatori. Il che modificherebbe il perimetro iniziale del bando: da un lato, diminuirebbero i civici da cablare con i fondi del PNRR, dall’altro potrebbe anche diminuire l’importo dei fondi pubblici assegnati.

La copertura dei 15 lotti da 7 milioni di civici, assegnata a Tim (Fibercop) e Open Fiber con le gare di due anni fa, si fa più complessa. Di fatto, mancano circa 18 mesi alla scadenza dei termini del bando, ma si stanno ancora discutendo le regole del gioco.

Zorzoni (AIIP): ‘Inique le modifiche retroattive dei bandi’

“Siamo soddisfatti che la nostra segnalazione al DG-Comp abbia spinto Infratel a includere, in una nuova consultazione, edifici mai considerati prima – ha detto Giovanni Zorzoni, Presidente dell’AIIP – Purtroppo, permangono criticità rilevanti. La principale riguarda le modifiche retroattive dei bandi: è iniquo che le condizioni, come l’obbligo di coprire determinati civici, vengano alterate dopo l’assegnazione, permettendo di sostituire civici più costosi con altri meno onerosi, come previsto dal decreto. Inoltre, nel caso del bando Italia 1Giga, altre modifiche delle regole di implementazione hanno cambiato la tipologia tecnica di copertura, che ora non garantisce più il servizio fino all’interno delle abitazioni, ma solo in prossimità”.

Bocciati i finanziamenti pubblici ai civici di prossimità

Secondo il Sole 24 Ore, la Commissione Europea ha bocciato la revisione del piano, in particolare sulla questione dei civici di prossimità, portando a escludere dai finanziamenti pubblici i civici entro 50 metri da una rete esistente o già cablati, che tra l’altro costano meno.

Adesso la Commissione Ue vuole, con la nuova consultazione, avere la certezza che i civici adiacenti siano realmente “a fallimento di mercato”, altrimenti non possono essere finanziati. E Infratel dovrebbe, a questo punto, avere un database dei civici corretto (con i walk in, l’attività sul campo di Open Fiber e Fibercopper per verificare l’esistenza e la posizione dei civici del bando).

Questa decisione comporta una revisione dei piani di Open Fiber e Fibercop, le due aziende aggiudicatarie del progetto. Il valore dei fondi PNRR e il numero dei civici da coprire potrebbe diminuire con la nuova consultazione.

E il tempo passa, tanto più che una nuova consultazione Infratel per conoscere i piani rinnovati degli operatori, per quanto rapida, farà slittare ulteriormente i lavori.

Comunicazione recente

A quanto pare, la comunicazione con i nuovi dettagli operativi è arrivata a Open Fiber e Fibercop solo recentemente, richiedendo una revisione dei piani per assicurare che i civici inclusi rientrino nel perimetro finanziabile.

Si ricorda che le aree grigie sono quelle nelle quali è presente un solo operatore e dove è improbabile (ma non impossibile) che altri decidano di investire o che venga realizzata una seconda rete entro i tre anni successivi alla mappatura.

Nuova mappatura necessaria

In sintesi, una legge non può a posteriori modificare il perimetro di un piano di intervento pubblico autorizzato dalla Commissione Ue in base ad una mappatura obbligatoria. Se la Commissione se ne accorge, come in questo caso, blocca gli effetti di una legge sbagliata.

In questo caso, l’aggravante è che la mancanza dei civici adiacenti nel piano iniziale (aggiudicato con la gara) dipendeva da un errore del database di Infratel, visto che molti civici erano inesistenti, e non da un evento esterno non controllabile.

Quando i civici sono stati messi per la prima volta a consultazione pubblica, i due operatori non sapevano di queste incongruenze? La Commissione sa bene che non può essere così. Perché non lo hanno detto ad Infratel?

Se la Commissione facesse passare una “variante” di gara così senza una nuova mappatura e consultazione perderebbe di ogni credibilità, tanto più che l’obiettivo del bando Italia 1 Giga è la copertura di tutti i civici più remoti comprese le case sparse a fallimento di mercato.

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AI, tutti i rischi regolatori per il business delle telco

Le telco faranno bene a prepararsi ad affrontare diversi rischi regolatori dall’adozione dell’AI nel loro business. A mettere in guardia la industry è un report di Omdia (Regulatory Risks and Challenges of Adopting Artificial Intelligence (AI) in the Telecoms Sector), che mette in evidenza le “aree critiche” su cui le telco dovranno concentrarsi a partire dalle situazioni ad alto rischio e dagli usi proibiti, senza dimenticare le stringenti norme di trasparenza, e di enforcement.  

Benefit e nuove sfide

Se da un lato l’uso dell’AI crea diversi vantaggi come ad esempio il miglioramento del customer service, l’ottimizzazione delle network operation, nuove occasioni di business, risparmi di costo, automazione di processo, esistono però diversi rischi e nuove sfide da affrontare.

E così, mentre l’applicazione di sistemi AI al mondo delle telco è ancora in fase di sviluppo, per gli operatori è già tempo di mettere le mani avanti per essere al cento per cento pronte ad affrontare i potenziali rischi regolatori dell’adozione dell’AI.

Framework di gestione auspicabile

Secondo la società di analisi, sarebbe prudente per le telco implementare in modo proattivo un framework di gestione del rischio nei loro sistemi prima dell’implementazione dell’IA, assicurando l’aderenza agli standard di qualità dei dati, accuratezza, robustezza e non discriminazione. Altrettanto importante è l’adozione di un approccio etico, incentrato sull’uomo e affidabile all’IA. In quanto abilitatori chiave della tecnologia dell’IA, è fondamentale per il settore delle telecomunicazioni guidare una tecnologia dell’IA etica e responsabile.

Le aziende di telecomunicazioni dovranno attenersi a diverse linee guida a seconda del contesto e dell’applicazione dell’IA, aggiunge il rapporto, indicando gli strumenti normativi cui attenersi nell’UE come il Data Act, il Digital Markets Act e l’AI Act, nonché le normative non specificamente mirate all’IA come il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, la neutralità della rete, la protezione dei dati e le normative sulla privacy.

Rischi per la salute e i diritti

Le tecnologie di IA che presentano rischi per la salute, la sicurezza o i diritti, in particolare quelle che coinvolgono informazioni biometriche, sicurezza di rete o infrastrutture critiche, sono soggette a un controllo più rigoroso per quanto riguarda l’aderenza alla protezione dei dati, alla sicurezza e alla privacy dei grandi set di dati che le supportano.

Le aziende di telecomunicazioni devono garantire di soddisfare i requisiti normativi per queste situazioni ad alto rischio come trasparenza, supervisione umana e governance dei dati completando le valutazioni dei rischi e implementando quadri di governance.

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Smartphone, mercato visto in crescita del 6% nel 2024. Partenza lenta per la GenAI

L’interesse per l’AI generativa nei prossimi mesi spingerà le vendite di smartphone? Per il momento non più di tanto. L’impatto della Gen AI sulle vendite sarà ancora relativo, con un 18% di quota di mercato complessiva a fine 2024, con le principali case produttrici che per allora avranno lanciato nuovi modelli con la nuova tecnologia a bordo. Questa la previsione di IDC, che si mostra prudente sulla diffusione della Gen AI a bordo degli smartphone nei prossimi mesi.

GenAI, partenza lenta

A frenare le vendite sarà il prezzo dei nuovi device con l’AI gen a bordo, che in una prima fase sarà elevato, più del doppio dei modelli privi di Gen AI.

In dettaglio, secondo le previsioni di IDC il mercato globale degli smartphone crescerà del 5,8% nel 2024 a quota 1,23 miliardi di pezzi venduti, pari ad un incremento del 12% nel primo trimestre e del 9% nel secondo trimestre del 2024 in attesa della performance del secondo semestre vista sempre positiva.

Android in crescita

Gli smartphone Android convenienti continuano a crescere rapidamente nei mercati emergenti, dopo due anni difficili, mentre i mercati premium stanno iniziando ad accogliere gli smartphone GenAI, generando entusiasmo e rinnovato interesse nel settore.

Le previsioni migliorate per il 2024 rafforzano la strada verso la ripresa per il mercato degli smartphone, trainato da un incremento più forte per i dispositivi Android in Cina e nei mercati emergenti, secondo IDC.

iOS migliora

La crescita risultante per Android quest’anno sarà nove volte più rapida al 7,1% rispetto a iOS allo 0,8%. La crescita più debole di Apple è il risultato della crescente concorrenza in Cina. Tuttavia, c’è un potenziale rialzo nelle previsioni di iOS, a seconda di come andrà lancio di iPhone 16 e di quanto presto Apple potrà stabilire partnership AI locali in Cina. IDC prevede che la traiettoria di iOS migliorerà nel 2025 con una crescita anno su anno del 4% grazie ad Apple Intelligence.

Per quanto gli smartphone muniti di GenAI siano giunti da poco sul mercato, IDC prevede che raggiungeranno una quota del 18% del mercato globale.

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Iliad, in Italia primo semestre con ricavi a 552 milioni (+11,5%) e 11,5 milioni di clienti

Iliad in Italia chiude il primo semestre 2024 con ricavi per 552 milioni di euro, in aumento dell’11,5% rispetto al primo semestre 2023; in crescita anche l’EBITDAaL, che passa dai 117 milioni dell’H1 2023 ai 147 milioni registrati al 30 giugno di quest’anno, con un aumento del 25,6%.

A poco più di sei anni dal suo ingresso nel mercato italiano, l’operatore supera la soglia degli 11 milioni e 565 mila utenti attivi nei segmenti mobile e fisso. Rispetto al primo trimestre del 2024, iliad ha registrato un incremento netto di 314 mila utenti.

Mercato mobile

Nel mercato mobile, iliad si conferma leader per saldo netto di utenti per il venticinquesimo trimestre consecutivo, raggiungendo la quota di 11 milioni e 285 mila utenti con un aumento di +279 mila rispetto al primo trimestre 2024. A maggio 2024 l’operatore ha festeggiato il suo sesto compleanno lanciando nuove offerte mobile che mirano a soddisfare le diverse necessità di un pubblico sempre più ampio, come sempre senza vincoli e costi nascosti, ad un prezzo garantito per sempre.

Iliad accelera sulla fibra

iliad accelera anche sulla fibra FTTH. L’operatore ha registrato un incremento di 35 mila nuovi utenti rispetto al primo trimestre, portando il totale a 280 mila e quasi raddoppiando la customer base, che a giugno 2023 si attestava a 149 mila utenti. Ad aprile di quest’anno ha iniziato a fornire in Italia un’offerta FTTH con tecnologia Wi-Fi 7, che promette connettività con performance fino a due volte migliori rispetto al Wi-Fi 6.

Benedetto Levi (ad iliad): ‘Quasi raddoppiati i clienti FTTH in un anno’

“Questo primo semestre segna importanti risultati per iliad, che si conferma leader per saldo netto di utenti per il venticinquesimo trimestre consecutivo. – spiega Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad – Anno dopo anno, abbiamo dimostrato come iliad sia un’azienda che contribuisce allo sviluppo per il Paese. I dati attuali confermano che stiamo andando nella giusta direzione, con un fatturato e un EBITDAaL in continua crescita e una community che conta ormai 11,5 milioni di utenti. In dodici mesi abbiamo quasi raddoppiato la customer base nel segmento fibra FTTH, un segnale importante che indica una crescente consapevolezza degli utenti in termini di qualità e trasparenza”.  

Le performance aziendali del primo semestre sono state accompagnate da iniziative di sostenibilità focalizzate sulla formazione. Ad aprile 2024, iliad ha lanciato la seconda edizione di iliadship, il progetto di lungo termine con cui l’operatore supporta le competenze dei giovani universitari con borse di studio, workshop formativi e percorsi di mentorship individuale, e le cui iscrizioni scadono il 30 settembre 2024.

A livello di Gruppo fatturato 4,9 miliardi (+,10,3%)

Risultati in crescita anche per il Gruppo iliad che registra un primo semestre con performance solide, mantenendo la sua leadership di crescita in Europa: i primi sei mesi del 2024 si chiudono con un fatturato complessivo di 4,902 miliardi euro, in aumento del 10,3% rispetto allo stesso periodo del 2023; il Gruppo ha più di 49 milioni e 833 mila utenze, +621 mila rispetto a marzo 2024. In crescita anche l’EBITDAaL, che passa dagli 1,64 miliardi di euro del 30 giugno 2023 ai 1,85 miliardi di euro, un aumento del 13,2%. Sulla base di questi risultati, il Gruppo riafferma le sue ambizioni nel raggiungere un fatturato di 10 miliardi di euro e grazie a questa performance è ora tra i primi cinque operatori europei di telecomunicazioni.

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