5G, spesa globale per le private network a 3,5 miliardi di dollari nel 2027

Il mercato globale delle private network 5G è visto in crescita costante nei prossimi anni. Secondo stime di ResearchAndMarkets.com gli investimenti cresceranno ad una media annua del 42% nel periodo 2024-2027 per raggiungere quota 3,5 miliardi di dollari fra tre anni.

Le reti private 5G sono state identificate come fattori chiave per migliorare l’efficienza operativa in vari settori verticali. Si prevedono in questo senso notevoli guadagni di produttività ed efficienza a seguito dell’implementazione di reti 5G private da una moltitudine di settori. Ad esempio, i processi di produzione hanno segnalato miglioramenti di produttività ed efficienza dal 20 al 90%. Allo stesso tempo, strutture come i terminal intermodali hanno osservato riduzioni dei costi fino al 40%.

L’avanzamento della tecnologia 5G

Il prossimo passo evolutivo nella tecnologia 5G, noto come 5G Advanced, è in fase di sperimentazione su reti private per ottenere efficienze ancora maggiori. Si prevede che le funzionalità avanzate di questa tecnologia aiuteranno le industrie ad affrontare scenari di controllo complessi e sensibili al fattore tempo e ad attenuare i potenziali tempi di inattività operativi.

Affrontare le sfide geopolitiche

Alle prese con le tensioni commerciali globali e le restrizioni sui fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni, le reti 5G private vengono sempre più sfruttate per valutare le soluzioni e i sistemi di infrastruttura di rete prodotti a livello nazionale. Questi ambienti di test controllati consentono una valutazione approfondita prima di potenziali implementazioni su larga scala o cambi di fornitore, garantendo una transizione sicura e ininterrotta alla tecnologia 5G.

La liberalizzazione dello spettro alimenta la crescita

Le iniziative di liberalizzazione dello spettro, in particolare le licenze per lo spettro condiviso e locale, sono state determinanti nell’accelerare l’adozione di reti 5G private. Gli enti normativi di diverse nazioni stanno concedendo l’accesso allo spettro condiviso e locale, potenziando così diverse applicazioni industriali.

Il predominio continuo degli operatori mobili

Nonostante l’emergere di provider di reti specializzati e nuovi modelli di licenza dello spettro, gli operatori di telefonia mobile nazionali mantengono una quota di mercato significativa, sostenuta dalle loro vaste partecipazioni in spettro concesso in licenza e dalla competenza cellulare. Il loro coinvolgimento in un’ampia gamma di progetti 5G privati ​​sottolinea la rilevanza duratura di questi attori affermati all’interno del settore in rapida crescita.

Uno sguardo al futuro

La traiettoria di crescita delle reti 5G private appare solida, con il mercato sul punto di espandersi in una gamma di verticali nuovi ed esistenti che cercano soluzioni di connettività avanzate. La natura lungimirante della tecnologia di rete 5G privata la posiziona per svolgere un ruolo critico nel prossimo decennio di progresso industriale e applicazioni mission-critical.

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5G, meglio le private network o lo slicing di rete? Dipende dai casi d’uso

Meglio una rete privata o lo slicing della rete? Dipende, a volte lo slicing, vale a dire l’affettamento della rete, è una soluzione migliore per rispondere alle esigenze del cliente, in attesa delle tanto agognate reti 5G standalone, che nel nostro paese sono indietro per diversi motivi, fra cui in primis la necessità di ingenti investimenti per la loro realizzazione. Investimenti che al momento gli operatori, quanto meno in Italia, hanno qualche difficoltà economica a realizzare.

In attesa del 5G standalone

Nel Regno Unito BT ha reso noto che la sua rete 5G standalone sarà lanciata alla fine del 2024 e per quanto riguarda le private network l’ex incumbent britannico ammette che per ora le aziende non fanno certo la fila per acquistarle dagli operatori.

L’approccio delle imprese è un po’ diverso. Dicono, qui c’è un problema, aiutami a risolverlo. Ed è questo che fanno gli operatori, analizzano insieme all’azienda il problema da risolvere e cercano di immaginare il modo migliore per risolverlo, usando la soluzione di rete più adeguata a seconda delle volte.

Reti private personalizzate

In generale, il trend delle private network dal punto di vista degli operatori è positivo, in particolare grazie ad una crescente domanda in settori come automotive, manufacturing, healthcare, porti, logistica e luoghi dedicati allo sport ed eventi di intrattenimento, come stadi, palazzetti e arene.

Le private network stanno andando bene secondo Telenor, con molti settori che stanno ora procedendo verso le reti private, e positivo è il giudizio anche di Verizon, secondo cui l’attività sta realmente convertendo queste opportunità in reti differenziate reali, dinamiche e trasformative per i clienti.

Lo slicing ad hoc contro i punti deboli

Tuttavia, nel crescente interesse per le reti private, spesso si riscontra anche la necessità di ricorrere allo slicing di rete per risolvere esigenze meno complesse.

Lo slicing è sicuramente qualcosa che sta giocando un ruolo importante, soprattutto nel processo di passaggio alle reti 5G standalone in atto o in cantiere per tutti gli operatori.

Ad esempio, per BT lo slicing sulla rete pubblica potrebbe essere ciò che serve per risolvere un particolare punto debole del cliente.

Telenor, dal canto suo, segue un approccio simile a quello di BT, iniziando dalle esigenze del cliente, scoprendo come risolvere i casi d’uso iniziali e quindi ricavandone più valore.

Telenor può implementare reti private in due modi: o su apparecchiature dedicate in sede, che potrebbero essere potenzialmente completamente autonome. E il secondo caso è che fa parte della rete pubblica. E lo slicing è fattibile in entrambe queste implementazioni, dipende dalle esigenze.

Investimenti in reti private 5G in crescita del 42% all’anno a 3,5 miliardi di dollari nel 2027

Questa visione concorda sicuramente con un nuovo rapporto della società di analisi SNS Telecom & IT, intitolato “Private 5G Networks: 2024 – 2030”, che suggerisce che l’impatto reale delle reti 5G private “sta diventando sempre più visibile, con diversi vantaggi pratici e tangibili”.

“Rispetto alla tecnologia LTE, le reti 5G private possono soddisfare requisiti di prestazioni molto più esigenti in termini di throughput, latenza, affidabilità, disponibilità e densità di connessione”, ha affermato il rapporto. “In particolare, le capacità URLLC e mMTC del 5G, insieme a un percorso di transizione a prova di futuro verso le reti 6G negli anni ’30, lo hanno posizionato come un’alternativa praticabile alle connessioni cablate fisicamente per comunicazioni di livello industriale tra macchine, robot e sistemi di controllo”. Il rapporto prevede che gli investimenti annuali nelle reti 5G private per i settori verticali cresceranno a un CAGR di circa il 42% tra il 2024 e il 2027, arrivando infine a quasi 3,5 miliardi di dollari entro la fine del 2027.

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Tim prosegue il rialzo, Vivendi apre alla cessione della quota

Tim continua il trend rialzista sulle voci di una possibile uscita di Vivendi pronta a cedere il suo pacchetto del 23,75% ad una cordata di investitori. In mattinata, il titolo ha messo a segno +1,1% a 0,24 euro, toccando i massimi dal 22 luglio dopo il progresso di ieri in scia ai rumor del Corriere della Sera su una cordata organizzata da Claudio Costamagna, ex presidente della Cassa Depositi e Prestiti, e Andrea Pezzi, già consulente di Vivendi in Italia, per rilevare la quota del 23,75% in mano a Vivendi, partendo da un iniziale 6-7%, investendo circa 500 milioni di euro forniti dai fondi Tikehau e Blakackstone (equivalenti a circa 0,50 euro per azione).

Vivendi vuole cedere l’intero pacchetto

In base alle indiscrezioni del Messaggero i francesi sarebbero favorevoli alla vendita ma dell’intero pacchetto a non meno di 2 miliardi di euro (0,55 per azione), che consentirebbe di ridurre sensibilmente la perdita rispetto all’investimento originale di 4 miliardi.

L’obiettivo della nuova cordata potrebbe essere un ulteriore spezzatino di Tim, nella convinzione che le sue parti – la telefonia mobile, i servizi alle imprese e la gallina dalle uova d’oro Tim Brasil – valgano più del tutto (5,3 miliardi alla chiusura di Borsa di ieri).

Golden power del Governo che sarebbe contrario al break-up

Un’eventuale operazione avrebbe bisogno del via libera del Governo che, con il golden power, ha la facoltà di indagare e dire l’ultima parola sulle acquisizioni di tutte le aziende che operano in settori che hanno un ruolo strategico, come le telecomunicazioni. Secondo altre indiscrezioni di Fineco, il Governo sarebbe contrario alle ipotesi di break-up in questa fase.

Tim, servono investimenti per il 5G. Cessione Sparkle in stand by

Tim, pur sgravata di una parte del debito dopo la cessione della rete, continua a navigare in acque difficili in un quadro complesso con costi di manodopera elevati e necessità di ingenti investimenti per l’upgrade delle reti e la realizzazione dei target di copertura 5G legati anche al PNRR.

Tim, ricorda il Corriere della Sera, resta la prima azienda di telecomunicazioni in Italia con 17mila dipendenti. Sotto il suo controllo ci sono poi ancora i cavi sottomarini di Sparkle, società di interesse nazionale che il Tesoro si era offerto di rilevare a gennaio per 750 milioni. La proposta è stata giudicata insufficiente dal cda guidato da Pietro Labriola e, da allora, il negoziato pare sospeso anche se i negoziati con il Mef e il fondo spagnolo Asterion, che in Italia controlla Retelit, proseguono.

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5G, in Cina oltre 1,5 miliardi di sottoscrittori

I “tre grandi” operatori di telefonia mobile cinesi segnalano 20 milioni di aggiunte nette 5G a luglio.

La crescita della banda larga fissa non è così impressionante.

I servizi basati su cloud aumentano i risultati degli operatori nel primo semestre del 2024

Il numero di abbonati 5G in Cina continua a fare balzi mensili, equivalenti alla popolazione di un paese di piccole o medie dimensioni. Secondo le ultime statistiche sugli abbonati mensili, i “tre grandi” operatori di telecomunicazioni cinesi, China Mobile, China Telecom e China Unicom, hanno totalizzato oltre 20 milioni di aggiunte nette 5G solo a luglio.

Sebbene si tratti di un numero enorme, le enormi dimensioni del mercato 5G del paese implicano che la crescita complessiva mese su mese sia stata un 1,8% dal suono più pacato, passando da 1,13 miliardi di abbonati (giugno) a quasi 1,15 miliardi.

China Mobile è il motore di crescita 5G del paese, con 13,7 milioni di abbonati aggiuntivi a luglio. Ha portato la base clienti 5G dell’operatore a poco meno di 528 milioni, che rappresenta più della metà dei suoi abbonamenti mobili totali di poco più di 1 miliardo: China Mobile ha catturato il suo miliardesimo abbonato mobile a giugno.


La clausola 5G della Cina

China Telecom e China Unicom segnalano il numero di “pacchetti 5G” piuttosto che di abbonati 5G attivi (che è la statistica che China Mobile segnala ora). Ciò distorce verso l’alto il numero 5G della Cina poiché coloro che hanno sottoscritto un pacchetto 5G (pacchetto dati) non possono necessariamente accedere ai servizi 5G, sia a causa di una copertura di rete insufficiente o della mancanza di uno smartphone adatto.
Mettendo da parte questo cavillo, China Telecom e China Unicom hanno segnalato guadagni di pacchetti 5G rispettivamente di 3,1 milioni e 2,9 milioni di abbonati durante luglio. Alla fine del mese, China Telecom aveva quasi 340 milioni di abbonati ai pacchetti 5G, rappresentando l’81% della sua base totale di abbonati mobili. China Unicom aveva 279 milioni di abbonati al pacchetto 5G in quel momento, che, come China Telecom, rappresenta circa l’81% di tutti i suoi abbonamenti mobili.

GSMA, in Cina entro l’anno la metà delle connessioni sarà 5G

In un recente rapporto, la GSMA ha previsto che il numero di “connessioni 5G” rappresenterà la metà di tutte le connessioni mobili in Cina entro la fine dell’anno. Entro il 2030, calcola la GSMA, si prevede che il 5G raggiungerà 1,6 miliardi di connessioni in Cina, rappresentando un terzo del totale mondiale.
La crescita nel settore della banda larga fissa in Cina è più contenuta ed è un mercato molto più piccolo del 5G. China Mobile ha segnalato aggiunte nette di 33.000 a luglio, portando il suo totale a 309,2 milioni. Dall’inizio del 2024, China Mobile ha aggiunto quasi 11 milioni di abbonati alla banda larga via cavo, ovvero quasi 2 milioni in meno rispetto al numero di guadagni netti 5G ottenuti solo a luglio. China Telecom ha aggiunto quasi 1 milione di abbonati alla banda larga fissa a luglio, portando il totale a oltre 194 milioni. China Unicom non è trasparente come i suoi rivali nelle statistiche mensili sulla banda larga fissa, sebbene abbia menzionato fugacemente nei suoi dati finanziari del primo semestre del 2024 che “il numero di abbonati alla banda larga ha continuato a crescere e ha raggiunto i 117 milioni” al 30 giugno.

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Iliad, accordo strategico con Phoenix Tower International per potenziare la rete 4G e 5G

iliad Italia e Phoenix Tower International (PTI) hanno avviato una nuova partnership strategica relativa alle infrastrutture passive di telecomunicazioni mobili, che consentirà ad iliad di accelerare la densificazione di una rete mobile 4G/5G di alta qualità.

Programma di build to suit su 1.900 nuovi siti

Nell’ambito della transazione prevista, iliad stipulerà contratti di servizio a lungo termine che includeranno il trasferimento di siti di infrastruttura passiva attraverso un programma pluriennale di build-to-suit che riguarderà fino a 1.900 nuovi siti, situati in aree densamente e mediamente popolate, oltre alla fornitura di servizi di hosting e altri servizi accessori su tali siti.

iliad manterrà la gestione degli apparati

Grazie a questo accordo, iliad si assicurerà l’accesso a lungo termine a tali infrastrutture a condizioni preferenziali. Allo stesso tempo, iliad manterrà la gestione degli apparati attivi delle proprie reti.

Questa transazione consentirà inoltre ad iliad di creare una solida partnership industriale con PTI, una towerco internazionale indipendente e in crescita, già presente in Italia.

L’accordo di partnership è soggetto alle consuete condizioni regolatorie per questo tipo di transazione. La conclusione dell’operazione è prevista per il secondo semestre del 2024.

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AI e videocamere smart sulle torri tlc di INWIT, così è stato rilevato in tempo un incendio in un’oasi WWF

INWIT, in partnership con il WWF, ha dato vita ad un progetto di prevenzione basato su AI per il rilevamento tempestivo di incendi boschivi nelle Oasi WWF di Macchiagrande (RM), Bosco di Vanzago (MI) e Calanchi di Atri (TE) grazie all’installazione di telecamere smart e gateway sulle sue torri. Una delle videocamere, installate presso l’Oasi Calanchi di Atri, ha rilevato in un’occasione ai confini dell’Oasi un pennacchio di fumo causato dall’abbruciamento di residui vegetali (rami d’ulivo). Questa pratica è tra le principali cause di incendio boschivo in Italia, in quanto il fuoco può sfuggire al controllo e si propaga nella vegetazione boschiva circostante causando enormi danni all’ecosistema. La presenza del sistema di sorveglianza ha consentito un intervento tempestivo e evitato gravi conseguenze.

Così, l’allarme incendi torna ogni anno prepotentemente alla ribalta durante il periodo estivo, quando l’afa non dà tregua e le precipitazioni diventano scarse ma, soprattutto, quando ormai è troppo tardi per fare qualcosa se non gestire un’emergenza che si fa di anno in anno – in tutto il mondo – sempre più drammatica.

Ma sensori IoT, videocamere smart dotate di intelligenza artificiale e gateway offrono soluzioni che possono dare supporto al prezioso lavoro delle Forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco e della Protezione Civile. Equipaggiando con queste soluzioni tecnologiche le torri di telecomunicazioni di Inwit, infrastrutture digitali e condivise collocate in punti strategici, queste possono infatti diventare preziose sentinelle dei territori e contribuire a ridurre drasticamente la possibilità degli incendi. È proprio in questa logica di alleanza strategica tra infrastrutture digitali, condivise e sostenibili, AI e comunità che INWIT, primo tower operator italiano, sta agendo per supportare i territori nella lotta agli incendi. 

Michelangelo Suigo (INWIT): “I nostri progetti di prevenzione e monitoraggio degli incendi e dell’ambiente confermano il valore delle torri, infrastrutture digitali e condivise, per il territorio e le comunità, e il nostro impegno nella sostenibilità, per la tutela ambientale”

“Un bosco indebolito dalle fiamme si difenderà meno efficacemente da altri eventi climatici estremi come le forti piogge o le alluvioni, compromettendo la resistenza e la resilienza dell’intero territorio e della biodiversità che in esso vive. Per questo è importante contribuire attivamente alla prevenzione degli incendi e alla tutela dell’ambiente e della biodiversità tutto l’anno, non solo quando l’emergenza estiva si presenta – ha dichiarato Michelangelo Suigo, Direttore Relazioni Esterne, Comunicazione e Sostenibilità di INWIT –. I nostri progetti di monitoraggio ambientale e di prevenzione degli incendi rappresentano un concreto esempio dell’integrazione della sostenibilità nel nostro business. La realizzazione di queste attività conferma il valore delle nostre torri, infrastrutture digitali e condivise, per il territorio e le comunità e il nostro impegno nella sostenibilità, per la tutela ambientale”.

Con la stessa logica di un’evoluzione anche in ottica di sostenibilità del ruolo delle sue infrastrutture digitali e condivise, nel luglio 2023 INWIT ha poi lanciato un progetto con Legambiente per il monitoraggio ambientale, che nel luglio 2024 è stata esteso alla prevenzione degli incendi boschivi. L’iniziativa coinvolge Pescasseroli (AQ) nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Pettorano sul Gizio (AQ), nella Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio, nei quali è stata già installata la tecnologia necessaria, e la Riserva Naturale Regionale Lecceta di Torino di Sangro (CH), la Riserva Naturale Bosco Don Venanzio a Pollutri (CH) e il Comune di Civitella Roveto (AQ) per monitorare l’area della Longagna, dove la tecnologia sarà resa operativa entro il mese di agosto. Sono 5 le torri di INWIT presenti in questi territori sulle quali sono stati installati in 5 gateway e 9 telecamere smart integrate con un software di intelligenza artificiale in grado di rilevare tempestivamente gli incendi. La localizzazione sulla sommità delle torri garantisce inoltre una posizione privilegiata che consente di massimizzare l’area sotto osservazione. La distanza massima che le telecamere possono coprire varia a seconda delle caratteristiche orografiche del luogo e delle dimensioni relative del pennacchio di incendio. Il raggio di osservazione è mediamente di 2 km intorno al punto di localizzazione, ma in determinati casi è possibile arrivare fino a 5 km, per un’area massima coperta di circa 80 km quadrati. Le apparecchiature sono in grado di funzionare anche in condizioni ambientali difficili e, grazie all’AI, di distinguere il fumo dei camini da quello degli incendi.

Sempre lo scorso luglio è stato inaugurato in Piemonte lo Smoke Automatic Detection (SAD), che permette di individuare tempestivamente focolai di incendio nei territori montani, attraverso l’installazione di telecamere equipaggiate con un software di AI sulle torri di INWIT in Alta Valle di Susa, nei comuni di Bardonecchia, Oulx e Sauze d’Oulx (TO), per un’area complessiva di circa 80 chilometri quadrati. In questa prima fase 12 telecamere equipaggiate con software smoCAM sono state installate su 5 torri di telecomunicazioni già esistenti in un territorio a forte rischio incendi che ha visto, solo negli ultimi 7 anni, andare in fumo quasi 4000 ettari di boschi. Il software è capace di elaborare i dati in arrivo da una rete di telecamere e, grazie all’intelligenza artificiale, rilevare pennacchi di fumo e fiamme in ambiente aperto, generando allerta in tempo reale.

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Panetta (Bankitalia): “In Ue produttività lenta, più investimenti in tecnologia e allargare mercato unico a Energia e TLC”

Una nuova visione di ampio respiro per un mercato delle Telecomunicazioni che sia paneuropeo per stimolare concorrenza ed efficienza. Ne è convinto anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che, nel suo intervento oggi alla 45esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, ha affermato “tra le altre riforme necessarie per la competitività̀ dell’economia europea mi limito a ricordare l’allargamento del mercato unico ai settori oggi esclusi, come le telecomunicazioni e l’energia, al fine di stimolare concorrenza ed efficienza”.

Abbiamo scritto “ne è convinto anche Panetta”, perché a portare avanti questa nuova visione paneuropea delle TLC è Alessio Butti, Sottosegretario di Stato con delega all’Innovazione e alla Transizione Digitale. In più occasioni il Sottosegretario ha spiegato: “Se non si procede con il consolidamento a livello europeo avremo dei problemi con le altre aree del mondo. Partiamo dalla numerazione, che deve diventare europea. Nell’epoca di WhatsApp non ha più senso parlare di numeri nazionali. E poi c’è il roaming. A me piacerebbe che il servizio fosse garantito all’estero da chi già mi segue nel mio Paese a prescindere dai perimetri nazionali. E invece oggi quando si acquista la Sim Card non la si può usare liberamente in un altro Paese”.

Butti: “Separare rete e servizi guarda al mercato paneuropeo”

Inoltre, per Butti “la separazione della rete dai servizi facilita un mercato paneuropeo e la creazione di operatori paneuropei. Un primo passo verso il consolidamento del mercato. “Consentirà”, questo spesso affermato dal Sottosegretario, “di superare una politica commerciale datata e che non consente di garantire l’evoluzione tecnologica necessaria”.

Panetta (Bankitalia): “In Ue produttività lenta, più investimenti su tecnologia”

Ritornando all’intervento di oggi del Governatore della Banca d’Italia, l’attenzione si focalizza anche sulla spinta che Panetta invita a dare agli investimenti pubblici e privati in campo tecnologico. 

“In Europa la produttività cresce lentamente”, ha osservato, “negli ultimi due decenni abbiamo accumulato un ritardo di 20 punti percentuali rispetto agli Stati Uniti, principalmente a causa della difficoltà che le imprese europee incontrano nell’utilizzare nuove tecnologie nel processo produttivo”.

“Secondo studi recenti”, ha continuato, “questa debolezza riflette la frammentazione delle attività di ricerca e sviluppo e la scarsa integrazione tra il mondo scientifico e quello delle imprese. L’industria europea è intrappolata in settori a tecnologia intermedia e poco presente in quelli alla frontiera, nonostante l’eccellenza della ricerca condotta nei singoli Paesi.

Panetta: “Tra il 2013 e il 2023, gli investimenti privati nel campo dell’IA sono stati 20 miliardi di dollari in Europa, contro 330 negli Stati Uniti e 100 in Cina“

“Il caso dell’intelligenza artificiale (IA) è emblematico”, ha detto Panetta. “Sebbene in questo campo le università europee producano ricerca di qualità, le aziende continentali hanno una presenza trascurabile nello sviluppo della tecnologia: tra il 2013 e il 2023, gli investimenti privati nel campo dell’IA sono stati 20 miliardi di dollari in Europa, contro 330 negli Stati Uniti e 100 in Cina”.

“È evidente”, questo il monito del Governatore di Bankitalia, “per motivi sia economici sia strategici, che l’Europa non può limitarsi a essere un semplice utilizzatore della tecnologia. Deve ambire a un ruolo attivo nella sua produzione”. 

“Una presenza significativa dell’Europa in questo settore”, ha concluso Panetta, “oggi dominato da pochi giganti tecnologici globali – accrescerebbe la concorrenza e determinerebbe benefici che oltrepassano la dimensione produttiva e riguardano i diritti essenziali dei cittadini, quali la tutela dei dati personali e il pluralismo nel settore dell’informazione”. 

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Fastweb-Vodafone Italia, scade domani termine Antitrust per osservazioni operatori

Scade domani il termine ultimo fissato dall’Agcm agli operatori per eventuali osservazioni in merito all’acquisizione da parte di Swisscom, primo azionista di Fastweb, del controllo esclusivo di Vodafone Italia.   

Valutazione

L’Autorità antitrust sta valutando i termini dell’operazione, che riguarda la possibile acquisizione del controllo esclusivo di Vodafone Italia S.p.A. da parte di Swisscom Ltd, indirettamente per mezzo di Swisscom Italia S.r.l. Vodafone Italia S.p.A. è attualmente soggetta al controllo esclusivo di Vodafone Group PLC.

Swisscom ha presentato domanda di autorizzazione all’Autorità garante della concorrenza italiana (AGCM) per la sua pianificata acquisizione di Vodafone Italia lo scorso 13 agosto. L’operatore elvetico ha annunciato l’acquisizione a maggio e vuole completare l’accordo nel primo trimestre del 2025.

Swisscom ha già ricevuto l’approvazione dal governo italiano e dalle autorità in Svizzera. La transazione è ancora soggetta ad altre approvazioni normative, tra cui l’AGCM. Quest’ultima esaminerà l’impatto dell’accordo sulla concorrenza nel mercato italiano.

Principale operatore FTTH e mobile

La fusione riunisce Fastweb e Vodafone Italia per creare il secondo operatore fisso più grande del paese dopo Tim (Fibercop), nonché un player leader nel mobile. Secondo gli ultimi dati di Agcom, la nuova combinazione avrà circa il 30 percento di tutte le linee fisse, ancora dietro a TIM (Fibercop) con oltre il 37 percento, mentre assumerà la posizione di leader nel mercato FTTH, con oltre il 34 percento degli abbonati, rispetto al 26 percento di TIM (Fibercop). Nel mercato della telefonia mobile Fastweb resta un player piccolo, ma aveva circa il 5 percento delle linee telefoniche a partire dal primo trimestre del 2024. Insieme alla quota di oltre il 21 percento di Vodafone, il gruppo unito potrebbe competere con TIM (Servco) anche qui per la posizione di leader del mercato.

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Telco troppo difensive, per EY mancano piani a lungo termine

La mancanza di una pianificazione strategica a lungo termine minaccia il futuro delle telco mentre raggiungono “un punto di svolta nella loro evoluzione”, rileva un rapporto EY.

• Le strategie difensive non sono sufficienti per superare i previsti “cambiamenti pervasivi”

• Le mentalità a breve termine sono l’antitesi della protezione del futuro

• Concentrarsi esclusivamente sui miglioramenti incrementali della qualità della rete e tuttavia ridurre ulteriormente i costi non è una ricetta per sopravvivere negli anni ’30 del ventunesimo secolo

Telco impreparate

Gli operatori di telecomunicazioni di tutto il mondo stanno ostacolando con le loro stesse mani il proprio progresso concentrandosi troppo sui piani a breve termine e sono troppo dipendenti da strategie difensive che li lasceranno impreparati ad affrontare i “cambiamenti pervasivi” che avranno un impatto sul settore delle telco nel prossimo decennio. E’ questa in sintesi la conclusione di un rapporto del big della consulenza aziendale EY.

Il titolo del rapporto, “I leader sono pronti per le telco di domani?”, pone una domanda altamente pertinente, ma secondo il report le “prospettive di crescita per le telco sono solide ma poco spettacolari, basate sulla connettività di base e sulla continua gestione dei costi alleata alla dipendenza dalla qualità della rete”.

Strategia troppo difensiva

Tuttavia, mentre queste risorse offrono alle telco l’opportunità di costruire e mantenere forti posizioni strategiche difensive, le battaglie non si vincono rifugiandosi nel castello e sperando che i rivoluzionari là fuori si arrendano, se ne vadano e facciano qualcos’altro. Come sottolinea il rapporto, le strategie difensive odierne non saranno sufficienti per affrontare i “cambiamenti pervasivi” del panorama e dell’ambiente delle telco che sconvolgeranno il settore entro il 2030.

Evoluzione digitale

Pertanto, fornisce una sorta di checklist che le telco potrebbero arrivare a considerare come una guida di sopravvivenza di base da consultare frequentemente mentre affrontano la strada tortuosa che li attende. Il rapporto sottolinea che le società di telecomunicazioni “hanno raggiunto un punto di svolta nella loro evoluzione”, anche se raddoppiano la connettività di base e la qualità della rete, sfruttando al contempo le tecnologie emergenti per aumentare ulteriormente l’efficienza organizzativa e ridurre i costi. Tuttavia, una tale “mentalità a breve termine” è, per definizione, ben lungi dall’essere a prova di futuro. È essenzialmente limitata nel tempo e si dimostrerà incapace di supportare i cambiamenti radicali che saranno necessari per i modelli aziendali e i differenziatori competitivi che vanno oltre la semplice qualità della rete e un ulteriore taglio dei costi. Inoltre, una tale mentalità si traduce nell’incapacità di adattarsi alle strutture di mercato e agli ecosistemi in rapida evoluzione. Nella preparazione del suo documento, gli analisti di EY hanno intervistato 60 Ceo di oltre 50 società di telecomunicazioni per comprendere le loro opinioni sulle priorità organizzative, insieme ai loro atteggiamenti attuali e percepiti sullo stato futuro del settore.

Scarsa lungimiranza

Soltanto il 37% pensa che rivedere il proprio modello di business sia una priorità strategica, per non parlare di una necessità, anche se il 44% si aspetta che le società di telecomunicazioni si divideranno in “ServCo” e “NetCo”.

Connettività sempre al centro

Nel frattempo, il 67% degli intervistati cita la connettività core come il loro principale motore per una crescita redditizia in futuro e il 53% ritiene che la qualità della rete sarà ancora il loro più importante fattore di differenziazione fino al 2030. Su questo punto, il rapporto di EY si fa un po’ poetico, riferendosi alla leadership della qualità della rete come una “stella polare difensiva”. Apparentemente, le società di telecomunicazioni possono agganciarsi alla propria stella polare “strategica” per gestire le aspettative di crescita perché punta verso la qualità della rete. Agli intervistati è stato chiesto “quale persona strategica riflette più accuratamente il posizionamento a lungo termine della propria organizzazione”: il 48% ha affermato di essere un leader della qualità della rete, mentre il 37% ha affermato di essere un fornitore di servizi digitali completi. Entrambe le scelte si basano su una base di connettività premium, ma “la differenza fondamentale tra le due persone ruota attorno all’ampiezza del portafoglio di servizi”.

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FWA, Ofcom assegna nuova banda a 32 Ghz in UK

Ofcom, l’ente regolatore delle telecomunicazioni del Regno Unito, renderà disponibile lo spettro a 32 GHz attualmente non assegnato per la fornitura di servizi di accesso wireless fisso (FWA).

Più spazio all’FWA

Un nuovo documento di consultazione, ‘Ampliare l’accesso allo spettro per collegamenti fissi nella banda a 32 GHz’, sottolinea che ad aprile di quest’anno un blocco nazionale di spettro da 2 x 126 MHz nella banda a 32 GHz è stato restituito a Ofcom e l’ente regolatore propone ora di rendere questo spettro non assegnato, ovvero 32,445-32,571 GHz abbinato a 33,257-33,383 GHz, disponibile per i collegamenti FWA “su base gestita da Ofcom”.

FWA è una tecnologia alternativa di accesso a banda larga fissa che utilizza collegamenti wireless, spesso usando spettro 4G o 5G concesso in licenza. Finora, i pochi svantaggi di FWA sono stati la mancanza di standard internazionali concordati per disciplinare l’uso della tecnologia, insieme a vincoli sulla disponibilità dello spettro che comportano concomitanti restrizioni sulla larghezza di banda per cliente.

Consultazione chiude il 13 settembre

Il documento di consultazione dell’Ofcom sostiene che la sua proposta consentirà agli operatori di aumentare la loro capacità di servire più consumatori e aziende con servizi migliorati senza effetti negativi sugli utenti esistenti della banda 32 GHz “o altri utenti di frequenze”.

La data di chiusura per le risposte delle parti interessate è il 13 settembre di quest’anno, con una decisione da pubblicare prima della fine dell’anno. Sarà pubblicata contemporaneamente alla decisione presa dall’Ofcom sulle sue precedenti proposte (da marzo di quest’anno) in merito allo spettro restituito nella banda 27,5-30 GHz.

32 Ghz all’asta nel 2008

Lo spettro 32 GHz è stato originariamente messo all’asta nel 2008 su base nazionale assegnata a blocchi ed è attualmente utilizzato per collegamenti di trasporto dati wireless punto-punto. Questi sono utilizzati da BT e MBNL (Mobile Broadband Network Ltd), la joint venture di condivisione di rete di proprietà congiunta di EE operation di BT e Three UK. Anche il fornitore di servizi gestiti MLL Telecom ha utilizzato lo spettro fino a poco tempo fa, ma quattro mesi fa ha ceduto i suoi due blocchi di spettro nella banda 32 GHz. Ofcom ha osservato che “non è a conoscenza di prove concrete di domanda per qualsiasi altro tipo di utilizzo in questo spettro” e quindi ha deciso “che i collegamenti fissi continueranno a essere l’utilizzo più probabile e di maggior valore in questa banda”.

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