Tim cede le quote residue in INWIT per 250 milioni
TIM, Impulse I (consorzio guidato da Ardian) e Daphne 3 hanno raggiunto un accordo per la cessione della quota residua del 10% detenuta da TIM nel capitale sociale della holding Daphne 3, che detiene il 29,9% del capitale sociale di Infrastrutture Wireless Italiane (INWIT).
L’accordo si basa su una valutazione delle azioni INWIT pari a 10,43 euro e comporta per TIM un incasso, aggiuntivo rispetto alla guidance 2024, di circa 250 milioni di euro, tenendo conto dell’indebitamento netto esistente a livello di Daphne 3. I termini e le condizioni sono in linea con la prassi delle operazioni di M&A analoghe, compresi alcuni presidi applicabili tra la firma dell’accordo e il closing.
La chiusura dell’operazione è soggetta a determinate condizioni e si prevede che avvenga nel quarto trimestre del 2024.
Call center, Agcom: “Tempo medio di risposta operatore entro 2 minuti e mezzo”
Quando telefoniamo a un call center nel settore delle comunicazioni elettroniche il tempo medio di risposta dell’operatore non deve essere superiore a 150 secondi, ossia non più di 2 minuti e mezzo. E il tasso di chiamate verso l’operatore servite entro 20 secondi: non inferiore al 40%. Queste sono le due principali novità introdotte dall’Agcom con cui aggiorna la disciplina del servizio di assistenza clienti nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Tutte le novità
La nuova disciplina mira a garantire:
la massima accessibilità al servizio di assistenza clienti, fornita mediante il tradizionale canale telefonico (che resta obbligatorio), oltre la modalità di contatto digitale che gli operatori possono mettere a disposizione dei propri clienti;
la trasparenza e la tracciabilità delle procedure di gestione dei reclami;
la qualità del servizio di assistenza clienti.
La nuova disciplina, nel prendere le mosse dal precedente quadro regolamentare definito dalla delibera n. 79/09/CSP, tiene conto delle previsioni del nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche e del complesso e mutato contesto di mercato, e si avvale di una approfondita analisi di impatto regolamentare, che ha evidenziato, in particolare, un trend di crescita della modalità di contatto digitale per l’assistenza clienti, passata da circa il 45% del 2020 a oltre il 55% del totale delle richieste di assistenza clienti per il 2022.
Per la prima volta Linee guida sulla fornitura e la modalità di gestione dei canali di assistenza digitali
Per tale ragione il nuovo regolamento fissa, per la prima volta, delle Linee guida sulla fornitura e la modalità di gestione dei canali di assistenza digitali, non previste nel vigente quadro regolamentare.
L’analisi di impatto ha evidenziato che la durata media dei contatti telefonici di assistenza ricevuti dagli operatori di comunicazione elettronica è compresa, negli ultimi anni, tra un minimo di circa 270 secondi (clientela consumer su rete mobile) e un massimo di circa 410 secondi (clientela consumer da postazione fissa).
I contatti telefonici avvengono nel 97% dei casi nella fascia oraria tra le 8:30 e le 21:30, mentre l’88% di essi è distribuito tra il lunedì e il venerdì.
Il tempo medio di risposta ai contatti telefonici, che include il tempo di risposta dell’operatore e il tempo minimo di navigazione del Interactive Voice Response (IVR) per accedere alla scelta “operatore”, dopo un picco di 144 secondi verificatosi nel 2021, si è assestato nel 2022 ai valori del 2020, con una leggera diminuzione, da 135 secondi a 132 secondi.
Il tasso di chiamate verso l’operatore servite entro 20 secondi è pari mediamente, nel triennio 2020-2022, al 51%, sebbene con una consistente varianza dei valori sperimentati dai vari operatori.
Le previsioni della nuova disciplina
In tale contesto, la nuova disciplina fissa le seguenti previsioni:
la gratuità dei servizi di assistenza clienti, a conferma del vigente quadro regolamentare;
Il servizio telefonico di assistenza clienti con un operatore umano è erogato, per i servizi di comunicazioni elettroniche, almeno nei giorni feriali tra le ore 8.30 e le ore 21.30 (fino alle 19.30 per i numeri di assistenza clienti affari);
Le opzioni dell’albero IVR che permettono di colloquiare con un addetto sono esplicite, trasparenti e comprensibili, consentendo all’utente di ottenere assistenza da parte di un addetto e di presentare reclamo nel minore tempo possibile;
Una più puntuale declinazione della disciplina di gestione dei reclami, il cui termine è stato portato da 45 a 30 giorni;
Per i servizi di assistenza telefonica, ai clienti è resa disponibile una opzione dedicata alla presentazione del reclamo al primo livello dell’albero IVR;
Il cliente ha diritto a formulare il reclamo attraverso il canale telefonico, la raccomandata A/R, e il contatto digitale, laddove l’operatore metta tale modalità a disposizione del cliente;
L’operatore ha l’obbligo di comunicare al cliente, una volta acquisito il reclamo, un codice identificativo dello stesso;
Per gli indicatori di qualità relativi ai servizi telefonici di assistenza clienti, denominati “tempo medio di risposta dell’operatore” e “tasso di chiamate verso operatore servite entro 20 secondi”, sono stabiliti i seguenti obblighi di conseguimento e rispetto di standard minimi:
tempo medio di risposta dell’operatore: non superiore a 150 secondi;
tasso di chiamate verso operatore servite entro 20 secondi: non inferiore al 40%.
L’Autorità si riserva di effettuare periodicamente la rilevazione del gradimento da parte degli utenti dei vari servizi di assistenza forniti dagli operatori, per il cui espletamento può avvalersi della collaborazione di associazioni rappresentative dei consumatori.
Le nuove disposizioni saranno attuate entro 12 mesi dalla pubblicazione del provvedimento.
Poste Italiane, al via oggi il servizio passaporti a Bologna, Verona e Cagliari
È disponibile da oggi il servizio di richiesta del passaporto negli uffici postali di Bologna, Cagliari e Verona. Il servizio è rivolto a residenti e domiciliati nelle tre città, che potranno presentare la documentazione direttamente allo sportello postale senza doversi recare in Questura. All’atto della presentazione della richiesta, potranno scegliere di ritirare il documento presso la Questura o richiedere la consegna a domicilio. Si può presentare richiesta di passaporto anche per i minori e il servizio è attivo in 32 uffici postali di Bologna, 32 di Verona e 17 di Cagliari.
II servizio passaporti viene esteso alle città con più di 15 mila abitanti grazie alla convenzione firmata tra Poste Italiane e Ministero dell’Interno, alla luce del successo dell’iniziativa lanciata nell’ambito del progetto Polis di Poste Italiane che, dallo scorso mese di marzo, permette ai cittadini dei Comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti di fare richiesta di rilascio del passaporto direttamente agli uffici postali e di accedere, attraverso la tecnologia digitale, ai servizi della Pubblica Amministrazione. A settembre il servizio sarà progressivamente esteso a Roma, Milano, Napoli e a tutte le città italiane.
Matteo Del Fante
“Poste Italiane interpreta e coglie ancora una volta le esigenze degli italiani, facendo un investimento per creare servizi che migliorano in modo significativo la vita dei cittadini senza pesare minimamente sulla finanza pubblica – ha spiegato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante. “Esprimo quindi tutto il mio compiacimento per l’avvio del servizio passaporti anche nelle grandi città che rappresenta un bell’esempio di collaborazione tra imprese e istituzioni e rende più agevole e semplice il rapporto tra gli italiani e la pubblica amministrazione”.
Giuseppe Lasco
“Sono particolarmente soddisfatto per l’avvio di questa iniziativa anche nelle grandi città, un progetto unico che non ha eguali in altri Paesi – ha commentato il Direttore Generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco. “Dopo il successo ottenuto nei centri più piccoli inclusi nel progetto Polis ancora una volta abbiamo tenuto fede alla parola data, mantenendo la promessa fatta ai cittadini di abilitare al nuovo servizio i nostri uffici postali entro l’inizio di agosto. Da oggi in poi, grazie al grande lavoro d’intesa con la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Interni e il Ministero degli Esteri, richiedere e ottenere i documenti di viaggio in Italia sarà sempre più semplice e comodo”.
Successivamente, basterà consegnare all’operatore dell’ufficio postale prescelto un documento di identità valido, il codice fiscale, due fotografie (che saranno legalizzate direttamente allo sportello), una marca da bollo da 73,50 euro e pagare in ufficio il bollettino per il passaporto ordinario della somma di 42,50 euro. In caso di rinnovo sarà necessario consegnare anche il vecchio passaporto, se nella disponibilità, o nel caso di smarrimento o furto del documento, la relativa denuncia. Grazie alla piattaforma tecnologica in dotazione agli uffici postali sarà lo stesso operatore.
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Ogni strumento che può provocare un cambio di paradigma – disruptive, dicono quelli immersi fino al collo nel gergo da Silicon Valley – porta con sé un numero di preoccupazioni proporzionale alle sue potenzialità in senso positivo (qui, di solito, si parte con l’esempio del fuoco, dello strumento che non è né buono né cattivo ma dipende da chi lo usa, eccetera eccetera). Che l’intelligenza artificiale sia una rivoluzione pari e probabilmente superiore a quella dell’introduzione di Internet qualche decennio fa ormai l’abbiamo capito; così come ci siamo resi conto che non saranno pochi quelli obbligati a reinventarsi il proprio lavoro o a cercarsene un altro, in tempi molto brevi.
Ci sono settori (dall’industria dei videogiochi a quella della traduzione professionale) in cui i licenziamenti sono già cominciati da tempo; sono ancora quelli di più dove sembra realizzarsi la previsione di un osservatore acuto come Cory Doctorow, tra i primi a parlare di “centauro alla rovescia”, cioè di una situazione in cui l’AI è il cervello e noi la bassa manovalanza, invece del contrario.
Ora, è inutile elencare gli ambiti in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando in positivo la nostra vita, perché li conosciamo, soprattutto man mano che i vari modelli diventano disponibili su PC ma anche su smartphone, liberamente accessibili in ogni momento della giornata (l’unico costo, con i tanti modelli free, è rappresentato dalla connessione: su SOSTariffe.it si possono confrontare le diverse opportunità per trovare la tariffa mobile più conveniente del momento).
Ma è certo che, senza sentirsi Cassandre, i motivi di perplessità per un’adozione incontrollata sono diversi, come del resto dimostrano i vari AI Act che sono in discussione presso vari organismi nazionali e sovranazionali; l’affidabilità delle risposte, il rapporto con le fonti spesso copiate senza che venga riconosciuto il loro contributo, e perfino, per dir così, la delega alle emozioni, come si è visto in questi giorni.
L’appassionata lettera di una piccola fan (ma scritta da un altro)
Il primo caso è quello di uno spot. Di Google, per le Olimpiadi. Si chiama “Dear Sydney” e ha come protagonista una bambina che vuole scrivere una lettera a Sydney McLaughlin-Levrone, primatista del mondo dei 400 ostacoli, e chiede aiuto al suo papà.
Fin qui tutto bene, classico sentimentalismo sportivo di cui abbiamo visto centinaia di esempi. Il problema è che il papà in questione ha la brillante idea di chiedere il testo della lettera a Gemini, l’AI di Google, con il prompt “Aiuta mia figlia a scrivere una lettere in cui dice a Sydney quanto sia d’esempio e assicurati di menzionare che mia figlia ha intenzione di battere il suo record, prima o poi (dice che le dispiace, ma non poi così tanto)”. Apriti cielo. Le proteste sono state immediate, tra chi ha ricordato che la tradizionale fan letter è un ottimo modo per insegnare ai bambini a scrivere e delegarle a un’intelligenza artificiale, invece di sedersi lì con loro ad aiutarli, li priverebbe di quest’esperienza, e chi ha sottolineato la freddezza preconfezionata del tutto.
E non è mancato perfino chi si è messo nei panni della McLaughlin-Levrone, circondata da migliaia di lettere tutte identiche in uno scenario degno di una puntata di Black Mirror. Per sua fortuna Google (forse sospettando qualcos) ha caricato il video su YouTube disattivando la sezione dei commenti, mentre Alana Beale, ad communication manager di Google, si è limitata a riferire ad Axios che secondo la società “l’intelligenza artificiale può essere un eccellente strumento per migliorare la creatività umana, ma non potrà mai sostituirla”. Che è la frase rassicurante che tutti, da Sam Altman di OpenAI a quelli che stanno per licenziare decine di sceneggiatori per sostituirli con un chatbot, continuano a ripetere, ma lo spot sembra voler dimostrare tutt’altro.
Nessuno ascolta come un’intelligenza artificiale
E non è nemmeno la cosa più inquietante che l’intelligenza artificiale possa fare. Se c’è una cosa su cui più o meno tutti sono d’accordo, è che ChatGPT, Gemini e compagnia sono estremamente bravi ad ascoltare, a non dare giudizi, a prendersi qualsiasi tipo di critica senza accennare una pur vaga protesta (e non è sempre stato così, visto che gli esempi di comportamento passivo-aggressivo o aggressivo tout court delle prime iterazioni dei chatbot sono decine). Il che li rende ottimi partner, a quanto sembra.
Non sono solo gli uomini, come tradizionalmente siamo portati a pensare (lo stereotipo degli incel che nei loro scantinati conversano con le loro fidanzate virtuali senza mai mettere il naso fuori di casa), a ricorrere ai chatbot anche dal punto di vista relazionale, ma un numero crescente di donne, scrive Megan Morrone di Axios.
Le app di “compagnia” con l’intelligenza artificiale sono un altro settore in pieno boom: secondo Andreessen Horowitz, otto nuove app di questo genere hanno fatto il loro debutto nella lista delle top 100 app di genAI per consumatori nel 2024 (l’anno scorso erano state solo due), con un engagement che viene definito “insolitamente alto” rispetto ad altre tipologie di app. Il numero medio di sessioni per utente ogni mese è più di dieci volte superiore rispetto alle app di assistenza generale, di generazione di contenuti e di messaggistica.
Si tratta di programmi in cui l’utente inserisce dati personali – nome, età, interessi – e sceglie la tipologia di chatbot con cui interagire attraverso messaggi di testo, dandogli un nome, un avatar (anche video) e una personalità. Come l’assai profetico Her di Spike Jonze con Joaquin Phoenix e la voce di Scarlett Johansson, insomma (il che fa mette in prospettiva le proteste della stessa Johansson, la cui voce è stata praticamente clonata secondo il suo consenso da OpenAI).
Aziende come Kindroid, Replika e Nomi stanno avendo grande fortuna. Irina Raicu, direttrice del programma di etica di Internet al Markkula Center for Applied Ethics della Santa Clara University, mette in guardia sul rischio che il legame con i chatbot possa erodere ulteriormente le relazioni umane, e suggerisce che questa tendenza potrebbe aggravare la solitudine che molte persone già sentono e complicare la gestione dei conflitti che inevitabilmente emergono tra persone con propria autonomia.
E, anche qui, c’è il problema della privacy: molti dei processi di sviluppo di queste app rimangono assai poco trasparenti, e il rischio è che i dati personali sensibili degli utenti possano essere utilizzati per addestrare alcuni di questi chatbot. Non solo il lavoro è a rischio, quindi: anche le emozioni.
INWIT porta il 5G alla Corte di Cassazione con i suoi DAS
Inwit porta le infrastrutture digitali 5G alla Corte di Cassazione. Come indicato in una nota, è diventato infatti operativo il progetto per l’abilitazione della connessione di rete mobile, anche in 5G, nella sede della Cassazione in Piazza Cavour a Roma, attraverso le infrastrutture digitali per la copertura dedicata multi-operatore per location indoor Das (Distributed Antenna System) realizzate dalla tower company Inwit.
L’infrastruttura è a supporto della connettività 5G di tutti gli operatori ed attualmente attiva con Tim e Vodafone. Nel dettaglio, Inwit ha installato un sistema Das che consente a tutti gli operatori di telecomunicazione di garantire un segnale mobile stabile ed efficiente all’interno dello storico Palazzo.
Un’infrastruttura digitale e condivisa particolarmente importante all’interno di un edificio che, a causa della struttura delle sue mura, ha da sempre presentato problemi di connettività che rendevano difficili le comunicazioni di rete mobile al suo interno.
Il sistema Das è composto da micro-antenne 5G ready collegate tra loro e dall’impatto visivo minimo, perfettamente adattabile anche in strutture di particolare pregio architettonico come il Palazzo della Corte di Cassazione di Roma. Il sistema abilita una migliore connettività e quindi anche servizi potenzialmente innovativi per l’ottimizzazione delle procedure, della gestione documentale e degli archivi e una velocizzazione delle comunicazioni, migliorando in questo modo la fruibilità e l’efficienza della giustizia. Un valido ausilio per un sett ore della pubblica amministrazione che sta affrontando un percorso importante di digitalizzazione.
Wind Tre completa l’acquisizione di OpNet: “Più servizi 5G stand alone e FWA”
Wind Tre ha concluso l’acquisizione di OpNet, primo operatore in Europa ad aver sviluppato una rete nazionale 5G Stand Alone e ad aver lanciato i servizi su questa tecnologia in Italia per il mercato wholesale. Un’operazione che rafforza l’operatore Wind Tre sia dal punto di vista frequenziale che nel mercato wholesale e B2B del 5G e nel segmento dell’FWA (Fixed Wireless Access).
Benoit Hanssen, co-Ceo di Wind Tre
“I clienti di OpNet continueranno a godere dell’attenzione e della cura che hanno avuto finora, e siamo fiduciosi di aumentare ulteriormente il loro grado di soddisfazione”, ha rassicurato Benoit Hanssen, co-Ceo di Wind Tre. “La società continuerà ad operare con il marchio OpNet e con la struttura commerciale dedicata ai clienti wholesale, in continuità con il passato.”
L’acquisizione di OpNet permetterà a Wind Tre di offrire servizi 5G e FWA (Fixed Wireless Access) ancora più affidabili e di sviluppare le soluzioni tecnologiche più innovative per la digitalizzazione di aziende e pubbliche amministrazioni.
L’operazione ha interessato il 100% di una società nella quale OpNet ha conferito il relativo ramo d’azienda, comprensivo dei beni e delle attività direttamente detenute da OpNet, incluse quelle di sviluppo commerciale, con esclusione delle partecipazioni in Tessellis S.p.A. e nelle altre società controllate o partecipate da OpNet.
Tim scommette sul Cloud. Con Open Fiber basterà una partnership per l’earn out di 2,5 miliardi?
Ricavi e margini in crescita per la ServCo con l’ad di Tim Pietro Labriola che in conference call per il futuro scommette sul Cloud come fonte crescente di ricavi. L’ad ha poi parlato degli eventuali earn out possibili nei prossimi 30 mesi da parte di KKR, pari a 2,5 miliardi di euro, in caso di “partnership commerciale” con Open Fiber. Ma fino ad oggi, si era sempre parlato di una “fusione”, di una “integrazione di asset” come precondizione per arrivare agli eventuali earn out, che porterebbero il valore complessivo della cessione della rete al fondo KKR dagli attuali 20 miliardi ai possibili 22 miliardi. Per gli earn out basterà una partnership commerciale e non è una fusione? Nella slide del Capital market Day si parla di 2,5 miliardi entro 30 mesi in caso “transazione con Open Fiber e agevolazioni normative sui prezzi”.
I dati della semestrale
Tim archivia NetCo e il Cda approva i risultati preliminari e gestionali ‘like-for-like’ di TIM ServCo al 30 giugno 2024. Il mercato accoglie positivamente la semestrale, con un incremento dell’1,90% a 0,23 euro intorno alle 10,00 che è andato crescendo anche dopo la conference call, fino al +3% intorno alle 13,00, per poi assestarsi a +0,71% alle 17,00.
Come annunciato il 1° luglio, TIM ha perfezionato la cessione di NetCo e adottato un nuovo modello aziendale in ottica di riduzione del debito e senza rete.
Con riferimento ai risultati economici di ServCo – il perimetro che comprende TIM Consumer, TIM Enterprise, TIM Brasil e Sparkle – le informazioni preliminari e gestionali ‘like-for-like’ sono elaborate simulando gli effetti dell’operazione di separazione di NetCo.
Conti simulano la separazione di NetCo
Con lo scopo di fornire indicazioni sull’andamento del business di TIM ServCo, qui di seguito vengono presentate informazioni economico-finanziarie gestionali che simulano gli effetti dell’operazione di separazione di NetCo. Le informazioni considerano anche gli effetti dei rapporti commerciali con NetCo, che derivano dal MSA (Master Service Agreement) sottoscritto con NetCo – confermati i circa 2 miliardi di euro per l’accesso alla rete da parte di Tim a NetCo – e dalla contestuale riorganizzazione delle attività domestiche negli ambiti TIM Consumer e TIM Enterprise.
Tim scommette sul Cloud
In conference call, l’ad Pietro Labriola ha ricordato che per quanto riguarda i ricavi della ServCo Tim Brasil e Tim Enterprise insieme rappresentano il 70% del fatturato complessivo. Labriola ha poi ribadito il valore del Cloud nel mix attuale ma soprattutto futuro dell’azienda e scommette sull’attività del Polo Strategico Nazionale (PSN) per la migrazione della PA. “Il Cloud andrà benone, molto meglio delle nostre attese”, ha detto l’ad sottolineando l’importanza dei 16 data center di proprietà del gruppo in ottica di sviluppo del Cloud, che oggi rappresenta già il 35% dei ricavi complessivi. Ma che presto, aggiunge l’ad, rappresenterà il 50% dei ricavi totali.
Tim, Labriola: orgoglioso operazione cessione rete, per molti impossibile
“La nostra ambizione era instradare l’azienda in nuovo percorso industriale. Abbiamo relizzato tutto nei temini e non era scontato. In pochi ci credevano”. Lo ha detto l’ad di Tim, Pietro Labriola presentando agli analisti risultati preconsuntivi semestrali di ServCo, la societa’ di Tim al netto della cessione della rete di NetCo chiusa il primo luglio.
“Abbiamo risolto il problema della leva che si trascinava da 20 anni. Due anni e mezzo di duro lavoro intensificatisi dall’offerta vincolante. Sono orgoglioso per il risultato che molti ritenevano impossibile e al contempo stiamo attuando il nostro piano come nessuno prima”.
Labriola ha confermato che l’indebitamento after lease con NetCo era di 21,5 mld ma dopo la cessione “c’è stata una riduzione significativa e abbiamo raggiunto un deleverage di 14,2 mld”.
TIM SERVCO – RISULTATI ‘LIKE-FOR-LIKE’ NEL PRIMO SEMESTRE:
■ I ricavi totali ammontano a 7,1 miliardi di euro, in crescita del 3,5% anno su anno (+1,6% nel domestico a 4,9 miliardi di euro, +7,8% in Brasile a 2,3 miliardi di euro); i ricavi da servizi sono in crescita del 4,0% anno su anno a 6,7 miliardi di euro (+2,2% nel domestico a 4,5 miliardi di euro, +7,6% in Brasile a 2,2 miliardi di euro);
■ In forte crescita l’EBITDA, che aumenta del 9,4% anno su anno a 2,1 miliardi di euro (+8,5% nel domestico a 1 miliardo di euro, +9,9% in Brasile a 1,1 miliardi di euro);
■ In forte crescita anche l’EBITDA After Lease, che sale del 13,0% anno su anno a 1,8 miliardi di euro (+8,8% nel domestico a 1 miliardo di euro, +17,8% in Brasile a 0,8 miliardi di euro);
■ TIM Consumer ha registrato ricavi totali sostanzialmente stabili a 3,0 miliardi di euro e ricavi da servizi pari a 2,7 miliardi di euro (+0,5% anno su anno), proseguendo nel percorso di stabilizzazione intrapreso nei trimestri precedenti. Fra i fattori a sostegno del trend, si evidenziano le attività di repricing effettuate nel semestre, che hanno riguardato complessivamente 9,6 milioni di linee fra fisso e mobile con un impatto limitato sul churn, e il costante incremento dell’Arpu di TIM Vision con una customer base stabile;
■ TIM Enterprise ha registrato ricavi totali pari a 1,5 miliardi di euro (+4,9% anno su anno) e ricavi da servizi pari a 1,4 miliardi di euro (+6,4% anno su anno), continuando a sovraperformare il mercato di riferimento grazie alla strategia di difesa del business della connettività e alla crescita dei ricavi ICT, che rappresentano il 61% del totale. Continua, in particolare, la forte performance del Cloud (+19% anno su anno, grazie anche alla spinta del Polo Strategico Nazionale), della Security (+100% anno su anno) e dell’IoT (+49% anno su anno). In crescita del 43% anno su anno a 2,0 miliardi di euro il valore dei contratti firmati nel semestre;
■ TIM Brasil ha registrato ricavi pari a 2,3 miliardi di euro (+7,8% anno su anno), ricavi da servizi pari a 2,2 miliardi di euro (+7,6% anno su anno) ed un EBITDA pari a 1,1 miliardi di euro (+9,9% anno su anno), continuando nel percorso di crescita intrapreso nell’ultimo biennio grazie alla spinta del segmento mobile. In forte crescita anche l’EBITDA After Lease a 0,8 miliardi di euro, +17,8% anno su anno.
Tim Consumer e Enterprise
I ricavi di TIM Consumer e di TIM Enterprise e le relative percentuali di crescita sono indicati al netto dei rapporti tra i due ambiti. Nel corso del semestre sono inoltre proseguite le azioni di contenimento dei costi volte ad aumentare il livello di efficienza strutturale di TIM Domestic (“Piano di Trasformazione, target di riduzione di 0,2 miliardi nel 2024”), con oltre 0,1 miliardi di euro di risparmi a livello di Ebitda AL – Capex nel periodo.
Indebitamento a parità di perimetro (compresa NetCo) +3,5%
L’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease del Gruppo in continuità al 30 giugno 2024 ammonta a 21,5 miliardi di euro, sostanzialmente stabile (+0,1 miliardi di euro) rispetto al 31 marzo scorso. A seguito della vendita di NetCo, perfezionata il 1° luglio, l’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease pro-forma del Gruppo TIM ServCo risulta pari a 8,1 miliardi di euro, in linea con le previsioni.
L’evoluzione della posizione finanziaria netta nel secondo semestre prevede un net cash flow positivo per circa 0,6 miliardi di euro, che beneficerà dell’andamento della generazione di cassa operativa, del contributo positivo del net working capital ordinario, della riduzione degli oneri finanziari e dell’andamento del net working capital straordinario, che nella seconda parte dell’anno sarà neutro.
Il margine di liquidità pro-forma in seguito alla cessione di NetCo e alla conseguente riduzione dell’indebitamento copre le scadenze finanziarie fino al 2028.
Senza NetCo modifica strutturale dei costi per Tim ServCo Domestic
La cessione di NetCo non ha solamente comportato un significativo deleverage ma ha anche modificato strutturalmente la base dei costi di TIM ServCo Domestic. Confrontando il nuovo perimetro domestico con il precedente che includeva NetCo, nel primo semestre i cash costs (Opex+Capex) like-for-like risultano inferiori di circa 0,8 miliardi di euro, con un diverso mix:
■ Circa 0,1 miliardi di euro di maggiori Opex, per effetto dei costi per i servizi di accesso, parzialmente compensati dalla riduzione dei costi del lavoro;
■ Circa 0,9 miliardi di euro di minori Capex, per effetto del deconsolidamento degli investimenti relativi agli asset ceduti.
Il cambiamento nel mix implica che la struttura dei costi del business domestico è maggiormente ‘success driven’, e quindi più sostenibile.
TIM, sulla base dei risultati preliminari al 30 giugno 2024, conferma tutte le guidance fornite al mercato per l’anno in corso.
Tim, Labriola: ServCo, per ora non prevediamo creazione società separate
“Nessun cambiamento nel management” dopo la cessione di NetCo con le tre business unit di Tim, Consumer, Enterprise e Brasil in ServCo. “I risultati commerciali e operativi di cui sono stato estremamente soddisfatto hanno dimostrato che ci sono le persone giuste continuare ad affrontare questa sfida”. Lo ha detto l’ad, Pietro Labriola, in una call con gli analisti.
“Per il momento – ha aggiunto l’ad – non prevediamo la creazione di società separate. Più si va avanti più daremo informazioni sui Kpi sulle business unit ed è importante per noi anche per l’allocazione del capitale, per il giusto trade off”.
Labriola, earn out con partnership commerciale (non più fusione) tra Open Fiber e Fibercop
Dopo la cessione di Netco, Tim ha in pipe line altre operazioni straordinarie che possono portare ulteriore liquidità, per ottenere da Kkr un ulteriore importo a quello già versato; per la prima volta non si parla più di una fusione tra Open Fiber e Fibercop ma soltanto di una partnership commerciale. Da luglio “partono i 30 mesi per l’opportunità di un earn out da una partnership commerciale tra Open Fiber e Fibercop” dice l’ad Pietro Labriola rispondendo agli analisti, non si parla più quindi di una fusione tra i due operatori.
Tra le operazioni straordinarie anche la cessione di Sparkle al Mef, un’operazione su cui “sono ottimista” dice il manager, anche se la prima offerta ricevuta non aveva soddisfatto il cda.
Sviluppo rete in fibra ottica, FiberCop investe 1,4 miliardi entro l’anno
Il Consiglio di Amministrazione di FiberCop ha approvato un piano di circa 1,4 miliardi di euro di investimenti per la seconda metà del 2024 con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo della rete in fibra ottica e ha delineato la struttura organizzativa della società.
Al Presidente MassimoSarmi sono stati affidati i rapporti con le istituzioni nazionali e internazionali correlati alla disciplina in materia di “golden power” nonché il presidio delle attività che riguardano gli asset rilevanti per la sicurezza nazionale.
L’AD LuigiFerraris è responsabile delle strategie e della gestione industriale della società la cui mission è la trasformazione e l’accelerazione del deployment della rete in fibra ottica, settore nel quale FiberCop è il primo operatore infrastrutturale del Paese.
All’Amministratore Delegato riportano inoltre le prime linee della nuova struttura organizzativa che vedono, tra gli altri: Andre Rogowski, Chief Financial Officer; Elisabetta Romano, Chief Technology & Operations Officer; Adriano Mureddu, Chief Human Resources Officer; Massimo Bruno, Chief External Relations Officer; Giovanni Venditti, Chief Legal Officer; Simone Bonannini, Chief Commercial Officer e Giovanni Moglia, Chief Regulatory Affairs Officer.
Inwit: nel secondo trimestre crescono ricavi +8,2%, margini +11,1% e utili +10,5%. Roma 5G, chiuso l’acquisto del 51% di Boldyn Networks Roma Smart City
Prosegue il trend di crescita di INWIT, prima tower company italiana, che chiude il secondo trimestre del 2024 con tutti i parametri finanziari in miglioramento. Sul fronte del 5G, spicca l’esercizio dell’opzione di acquisto del 51% di Boldyn Networks Smart City, l’operatore che si è aggiudicato la gara per il progetto Roma 5G.
I dati del secondo trimestre
Inwit ha chiuso il secondo trimestre con ricavi a 257,1 milioni di euro, in crescita dell’8,2% rispetto allo stesso periodo del 2023, con un Ebitdaal (ebitda – costi di locazione), principale margine operativo della società, a 186,1 milioni (+11,1%). L’utile netto nel trimestre si attesta a 89,3 milioni, in crescita del 10,5%.
Continua lo sviluppo delle infrastrutture nel secondo trimestre con oltre 240 nuove torri. Gli investimenti in infrastrutture a supporto degli operatori ammontano a 60,5 milioni, in crescita del +1,2%.
“Il secondo trimestre 2024 conferma il trend di crescita di tutti i principali indicatori economico finanziari”, ha commentato il direttore generale Diego Galli. “Il nostro modello di business, basato su investimenti in infrastrutture digitali e condivise, continua a favorire lo sviluppo efficiente delle reti mobili 5G, a supporto degli operatori telco. Prosegue il focus di Inwit sul roll out delle torri, sia in ambito urbano sia in aree in digital divide, e sul crescente fabbisogno di coperture dedicate indoor, con tecnologia Das”.
Roma 5G: INWIT esercita l’opzione per il 51% di Boldyn Networks Smart City Roma S.p.A.
INWIT, facendo seguito a quanto comunicato lo scorso 13 giugno, ha esercitato il diritto di opzione per l’acquisto di una quota di controllo esclusivo del 51% del capitale sociale di Boldyn Networks Smart City Roma S.p.A. (società di progetto detenuta al 93% da Boldyn Italia S.p.A), che alla fine dello scorso anno si era aggiudicata la gara indetta da Roma Capitale per la concessione del progetto Roma 5G.
Il closing dell’operazione è previsto nel corso del terzo trimestre 2024 ed è subordinato al via libera delle competenti Autorità ed a condizioni risolutive e sospensive in linea con le pratiche di mercato, come previsto dall’accordo formalizzato lo scorso 13 giugno.
Si ricorda inoltre che l’accordo prevede diritti di opzione di acquisto (call) e vendita (put) sull’ulteriore 49% di Boldyn Networks Smart City Roma S.p.A. che potranno essere esercitate successivamente al collaudo del progetto, previsto entro luglio 2029.
Investimento in ottica neutral host
L’operazione si inserisce nel business plan 2024-2026 di INWIT ed è coerente con la strategia che prevede investimenti in ottica “neutral host” a supporto dei piani di rete di tutti operatori di telecomunicazione, volti ad abilitare la crescente domanda di infrastrutture digitali integrate macro-grid e micro-grid, outdoor e indoor, in particolare in significativi progetti di smart city.
Il progetto Roma 5G si sviluppa a supporto degli operatori di telecomunicazione per la connettività 5G, in collaborazione con Boldyn Networks, con tutti gli operatori del settore e con Roma Capitale. Il progetto si svilupperà in tutti i principali punti nevralgici della città di Roma (metropolitane, piazze e strade) e, in particolare, prevede la realizzazione di infrastrutture digitali e condivise che abiliteranno la copertura cellulare in 4G e 5G sulle linee A, B, B1 e C della metropolitana, in 100 piazze, 98 vie limitrofe e in 7 edifici pubblici del Comune di Roma (incluso il Campidoglio), anche attraverso l’installazione di small cells secondo le esigenze degli operatori. È inoltre prevista l’installazione del WI-FI in 100 piazze, di 2.000 telecamere e di sensori IoT.
Aggiornamento Piano “Italia 5G” del PNRR
Il programma del Piano “Italia 5G” del PNRR per la realizzazione di nuove infrastrutture nelle 1.385 aree in digital divide è in linea con i target del semestre. Grazie ad un’accurata ed efficace pianificazione operativa prosegue il trend di permessi presentati e di quelli ottenuti; la velocità e l’efficienza del programma sono correlati ai tempi di rilascio delle autorizzazioni e alla collaborazione degli enti coinvolti.
A tale riguardo è fondamentale che vengano prontamente e pienamente recepite dagli enti locali le rilevanti semplificazioni già adottate da Governo e Parlamento.
Prosegue l’impegno di INWIT nel rappresentare il valore delle infrastrutture digitali e condivise per i territori, a supporto della trasformazione sociale ed industriale, anche attraverso la stretta collaborazione con le Istituzioni e con le Associazioni rappresentative delle comunità locali, a cominciare dai protocolli d’intesa siglati con ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e UNCEM (Unione Nazionale dei Comuni, comunità ed Enti Montani).
Crescono i ricavi a 6,3 miliardi di euro, con una crescita underlying del +7,3%, nei primi sei mesi dell’anno. In particolare, si legge nel documento finanziario, nel secondo trimestre 2024 si sono registrati ricavi per 3,1 miliardi di euro e una crescita underlying del +8,7% su base annua.
La crescita “underlying” è calcolata escludendo l’impatto della plusvalenza di sennder e della Gestione Attiva del Portafoglio e della stima del contributo al fondo di garanzia assicurativo dei rami vita.
In crescita del 14% anche il risultato operativo (Ebit) adjusted a 1,5 miliardi di euro, nel primo semestre 2024, mentre nello stesso periodo l’utile netto supera il miliardo di euro.
Del Fante: “Vincente il nostro modello di business antifragile e phygital”
“Il nostro modello di business antifragile e phygital, progettato per la sostenibilità, si è dimostrato ancora una volta vincente con questi risultati così straordinari. Da inizio anno, la performance continua ad essere solida in tutti i settori, con un’ulteriore accelerazione dei trend positivi nel secondo trimestre del 2024. Come sempre, rimaniamo concentrati sul mantenere la disciplina nell’esecuzione del piano strategico Connecting Platform”, ha dichiarato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane.
“Le nostre persone svolgono un ruolo determinante, e sono molto lieto di annunciare il rinnovo di un contratto nazionale di lavoro reciprocamente vantaggioso, che copre il quadriennio dal 2024 al 2027, finalizzato in tempi record e firmato la scorsa settimana. A nome della nostra Presidente Silvia Maria Rovere e del Direttore Generale Giuseppe Lasco, desidero ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti in questo processo, in particolare le Organizzazioni sindacali, per il loro approccio estremamente costruttivo”, ha aggiunto l’AD di Poste.
“L’accordo rappresenta una pietra miliare, poiché risulta cruciale per l’implementazione sia della trasformazione del nostro business logistico – ha sottolineato Del Fante – sia del nuovo modello di servizio commerciale per i servizi finanziari negli Uffici Postali, fornendo piena visibilità sull’evoluzione della nostra base dei costi in arco piano”.
“I solidi risultati del primo semestre insieme alla maggiore visibilità sull’evoluzione della base dei costi, supportano la rivisitazione al rialzo della guidance del Risultato operativo (EBIT) adjusted per l’intero anno 2024 a 2,8 miliardi di euro”, ha precisato Del Fante.
Il business dell’energia ha contribuito a ricavi con 19 milioni. Del Fante: “Nessun impatto delibera Antitrust, collaboreremo”
Riguardo all’offerta retail di Poste Energia per luce e gas, lanciata a giugno 2022, ha spiegato stamattina Del Fante nella conference call sui risultati finanziari del Gruppo: “Ha contribuito a ricavi1 con 19 milioni nel secondo trimestre del 2024 e con 34 milioni nel primo semestre del 2024, supportata da dinamiche di mercato favorevoli”.
“Nel business energia, nel corso dell’anno il gruppo punterà alla crescita e fidelizzazione della base clienti, focalizzandosi al contempo, sia sulle strategie correlate alla modifica dello scenario di riferimento relativo alla fine del mercato tutelato, che sul completamento dell’offerta di servizi di vendita e post-vendita“, ha aggiunto il CEO di Poste.
Riguardo all’azione dell’Antitrust, che ha stabilito che Poste Italiane dovrà garantire, ai concorrenti di PostePay che ne facciano richiesta, l’accesso ex articolo 8, comma 2-quater a tutti gli uffici postali non ricompresi nel Progetto Polis, Del Fante ha risposto: “Gli ultimi documenti Antitrust in larga misura sono più morbidi rispetto alle posizioni iniziali verso Poste. Collaboreremo con l’Antitrust nel resto del 2024, non siamo preoccupati e non temiamo alcun impatto sulla nostra attività e sul business dell’energia“.
Le attività finanziarie investite (Afi) dei clienti del gruppo hanno raggiunto 589 miliardi di euro, in crescita di 8 miliardi da dicembre 2023.
Solida la posizione patrimoniale, con il total capital ratio di Bancoposta pari al 23,8%, un leverage ratio pari al 3,3% e solvency del Gruppo assicurativo Poste Vita pari al 297%.
Prosegue inoltre con successo il percorso di crescita sostenibile di Poste Italiane, creando valore a lungo termine per tutti gli stakeholder.
Cresce la sostenibilità di Poste Italiane, i progetti in corso
Di seguito, alcuni dei risultati raggiunti nel secondo trimestre dell’anno in corso.
L’azienda si è posizionata tra le prime tre del FTSEMIB nell’“Identity Corporate Index (ICI)”, l’indice dell’identità ESG aziendale. Il giudizio ha premiato Poste Italiane in particolare nell’area “Manager per la Polis” per il suo ruolo significativo nella comunità e l’eccellenza nell’integrare gli aspetti ESG come elementi strategici di vantaggio competitivo.
Conclusa la fase di sviluppo del Green Index di Poste Italiane, il modello di calcolo per rilevare i dati sulle emissioni di gas serra che misura l’impronta di carbonio per ogni fase dell’intera catena logistica. Certificazione dallo Smart Freight Centre, in conformità con il Global Logistics Emissions Council Framework for Logistics Emissions Methodologies (GLEC Framework).
Cresce anche il Progetto Polis, con 1.890 gli uffici postali di Comuni al di sotto di 15 mila abitanti in grado di offrire ai cittadini l’accesso digitale ai servizi della Pubblica Amministrazione. 6 gli spazi di co-working (su 38 progetti completati) già a disposizione di privati, professionisti e start-up.
Ridotto anche l’impatto ambientale della logistica e degli immobili. La flotta aziendale di recapito è composta da 27.400 veicoli a basse emissioni (di cui circa 5.900 full green e 8.500 ibridi); sono state installate circa 5.600 colonnine di ricarica elettrica. Gli edifici coinvolti in interventi di Smart Building salgono a oltre 2.100, mentre il totale di impianti fotovoltaici installati è pari a 366 (per una superficie totale di circa 88 mila metri quadrati).
La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha inoltre finanziato Poste Italiane con 450 milioni di euro per promuovere la digitalizzazione, l’automazione e l’efficienza energetica.