Comitato Levante Stop 5G scrive ai Comuni liguri: ‘Sospendere le autorizzazioni a nuovi impianti’ e chiede piano antenne e censimento (che già c’è)

Incredibile ma vero, i comitati cittadini no 5G continuano imperterriti la loro azione di boicottaggio nei confronti di nuovi impianti e degli aumenti di potenza, ormai approvati per legge, ed entrano a gamba testa sui sindaci. Il caso più eclatante arriva dalla Liguria, dove il Comitato Levante Stop5G (qui il link al gruppo su Facebook)  a tutti i Comuni liguri una pec per sollecitare l’emissione di “provvedimenti urgenti finalizzati a sospendere temporaneamente le autorizzazioni per l’installazione e/o il potenziamento di impianti di telecomunicazioni”. 

Azione di disturbo senza base giuridica

Un’azione di disturbo infondata e assolutamente illegittima, dopo l’entrata in vigore delle nuove norme a fine aprile che hanno sancito l’aumento dei limiti di emissione da 6 v/m a 15 v/m sul territorio nazionale. Un’azione di disturbo fuori tempo massimo, che si scontra peraltro con i reiterati appelli dei piccoli comuni in digital divide, che tutto vogliono fuorché restare tagliati fuori dalle nuove reti.

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Tra l’altro, il DL Coesione appena varato prevede la possibilità di bypassare i dinieghi dei sindaci, per raggiungere gli obiettivi di copertura fissati dal bando Italia 5G e non perdere così i fondi del PNRR.

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La rivolta di alcuni comuni del Tigullio

C’è da dire che nei mesi scorsi, soprattutto nella zona del Tigullio ligure, diversi sindaci su pressing del comi-tato no 5G, si sono schierati contro nuovi impianti e aumenti di potenza di quelli esistenti.

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A nulla sembra siano valsi gli ammonimenti giunti tra gli altri dal Governo e dall’Anci a dimostrazione di un certo storico scollamento fra Roma ed enti locali, con i sindaci sul territorio troppo spesso in difficoltà.

In più di un caso l’autorizzazione a nuovi impianti avviene anche grazie al principio del silenzio assenso, ma appena partono i lavori per l’installazione della nuova antenna arriva qualche comitato che blocca tutto chiamando in causa il sindaco locale.

Il caso ligure

Il comitato torna alla carica e nella sua missiva scrive che “In attesa di redigere la mappatura ed il regolamento delle antenne comunale, indispensabile a realizzare una gestione consapevole e responsabile dello spazio elettromagnetico comunale secondo i criteri di minimizzazione del rischio, riteniamo improrogabile da parte del sindaco e del consiglio comunale valutare tutti i provvedimenti utili a sospendere qualsiasi autorizzazione depositata a partire dal 29 aprile in merito alla costruzione e al potenziamento di impianti di TLC di qualsiasi genere”. Suggerendo gli attivisti, quale via percorribile, “anche un provvedimento del funzionario preposto, determina o altro, idoneo a sospendere tutte le autorizzazioni in attesa che il Comune provveda a completare la mappatura degli impianti nel territorio attraverso appositi strumenti: regolamentazione e piano antenne”, sottolineando gli attivisti, rivolti ai Comuni, che “qualora doveste decidere di optare per tale soluzione, ai fini della validità di un provvedimento comunale di sospensione temporanea delle autorizzazioni, vi è ampia giurisprudenza che viene a supporto: l’iter di approvazione del piano antenne e del regolamento abilita il provvedimento in termini giuridici”.

Ma il piano antenne dei Comuni c’è già

In altre parole, il comitato dice ai comuni di fare un censimento e un piano antenne prima di qualunque nuova installazione, facendo finta di non sapere che il censimento il Comune già lo ha, perché è l’Ufficio Tecnico che rilascia le autorizzazioni.

Per quanto riguarda il Piano Antenne, non si tiene conto del fatto che nessun Comune potrà mai imporre una pianificazione dall’alto, perché i gestori hanno esigenze tecniche che i Comuni non conoscono, e che ancora meno conoscono le società che fanno i piani antenne (e che si fanno pagare una barca di soldi).

È vero che alcune Regioni impongono ai Comuni di dotarsi di regolamento o piano antenne, ma non ha senso fare né l’uno né l’altro se non si aprono tavoli con i gestori.

E questo i comitati sembrano volutamente ignorarlo.

Il caso di Genova Albaro

Sempre in tema di no 5G, spicca l’intervento contrario ad una nuova antenna a Genova, nel quartiere di Albaro, da parte di Franco De Benedictis capogruppo di FdI in Consiglio comunale.  

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I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

Leggi le FAQ – Risposte alle domande frequenti

5G&Co. Catenacci (MIMIT): “Limiti elettromagnetici italiani più cauti che altrove”

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I costi dell’AI. Cosa serve per far funzionare ChatGPT e gli altri

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

È vero, l’intelligenza artificiale ha rapidamente trasformato il panorama tecnologico globale, rivoluzionando non solo il lavoro creativo e l’informatica, ma anche settori come la medicina, l’industria automobilistica e la finanza. Ma il progresso – soprattutto questo progresso – ha un costo energetico (e non solo) molto elevato. I modelli di deep learning che costituiscono il cuore delle applicazioni AI richiedono enormi quantità di energia elettrica per l’addestramento e l’implementazione; nei data center, questa esigenza di calcolo si traduce in un consumo energetico impressionante, con notevoli implicazioni per l’ambiente.

Per capirci, gli studi più recenti dimostrano che l’addestramento di modelli AI avanzati consuma energia equivalente al fabbisogno annuale di migliaia di abitazioni. L’addestramento di GPT-3 ha utilizzato 1287 megawattora di elettricità, cioè 552 tonnellate di anidride carbonica. Consumi che non solo aumentano i costi operativi, ma che soprattutto contribuiscono significativamente alle emissioni globali di CO2: secondo David Patterson dell’Università di Berkeley, GPT-3 ha una carbon footprint stimata in oltre 550.000 kg di anidride carbonica.E non è tutto: oltre all’elettricità, i data center consumano grandi quantità di acqua per il raffreddamento (700.000 litri solo per l’addestramento di GPT-3). Una situazione che diventa particolarmente pressante per le GPU di fascia alta, che richiedono un raffreddamento costante per mantenere le temperature operative.

L’espansione dei data center, va sottolineato, non riguarda solo le emissioni di carbonio e il consumo di acqua, ma ha anche impatti locali significativi. Ad esempio, in Virginia, il progetto Digital Gateway prevede la costruzione di trentasette nuovi data center su oltre duemila acri di terra, con prevedibili conseguenze sulla comunità locale, dal consumo di risorse idriche alla gestione dei rifiuti. Proprio la scarsa trasparenza nel rapportarsi all’uso delle falde acquifere e alle risorse idriche locali è uno dei problemi più rilevanti in questo senso, e c’è il rischio che un bene prezioso ma universale come l’acqua possa andare incontro a regolamentazioni nelle zone più adatte alla costruzione di data center.

I costi della connessione

Le grandi aziende tecnologiche come Google, Microsoft e Amazon stanno cercando di affrontare questi problemi investendo in energie rinnovabili e migliorando l’efficienza energetica. Google si è impegnata a utilizzare solo energia senza carbonio entro il 2030, mentre Microsoft ha annunciato un investimento di oltre 10 miliardi di dollari nello sviluppo di energia rinnovabile. Ma la domanda energetica continua a crescere e resta una sfida enorme: le emissioni di Google sono aumentate di quasi il 50% negli ultimi cinque anni, in parte a causa dell’uso intensivo dell’AI, e per molti le pezze messe dai colossi dell’hi-tech non possono essere sufficienti.

Anche perché poi ci sono i costi umani: l’industria dell’AI si affida spesso a lavoro a basso costo per la raccolta e l’annotazione dei dati, a volte in condizioni di vero e proprio sfruttamento nei paesi del Sud del mondo. Lavoratori in Kenya e nelle Filippine, ad esempio, sono stati pagati meno di due dollari l’ora per addestrare modelli AI come ChatGPT, spesso dovendo avere a che fare con continui ritardi nei pagamenti e furti salariali.  Secondo Nick Couldry e Ulises Mejias, autori del libro The Costs of Connection, questo fenomeno può essere considerato un vero e proprio “colonialismo dei dati”: un modello economico basato sull’estrazione e la mercificazione dei dati rafforza le strutture di potere esistenti, aggravando le disuguaglianze di razza, genere e classe.

L’AI che si cura da sé: l’esempio di Phaidra

Naturalmente, ormai nessuno pensa sia possibile, o desiderabile, rinunciare del tutto a quanto di buono può dare l’intelligenza artificiale, a portata di mano per rispondere a tutte le nostre domande ormai su qualsiasi smartphone (per chi cerca le occasioni più convenienti per Internet mobile c’è sempre il comparatore di SOSTariffe.it). Qual è dunque la soluzione per non peggiorare ulteriormente il gap già altissimo tra i più ricchi del pianeta e i più poveri, e al tempo stesso non farci precipitare ancor di più nella crisi climatica? Per ironia della sorte, l’AI può anche svolgere un ruolo importante nella mitigazione dei propri danni. Utilizzando metodi di machine learning, è infatti in grado di analizzare enormi quantità di dati su cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi e migrazioni umane, contribuendo a soluzioni più sostenibili e efficaci.

E ogni tanto arrivano anche soluzioni innovative sul fronte della sostenibilità: Phaidra, ad esempio. Fondata nel 2019 da ex membri di Google DeepMind, la startup utilizza l’intelligenza artificiale per ottimizzare l’efficienza energetica nei data center. Il sistema di Phaidra impiega una rete di sensori per monitorare in tempo reale parametri come temperature e pressioni, utilizzando algoritmi per ottimizzare automaticamente i sistemi di raffreddamento e ridurre il consumo energetico.

Jim Gao, CEO di Phaidra, ha applicato con successo questa tecnologia nei data center di Google, riducendo il consumo energetico per il raffreddamento del 40%. Oggi Phaidra offre soluzioni anche per altri settori industriali, come quello farmaceutico ed energetico. Il sistema di controllo AI di Phaidra si integra con i sistemi di gestione esistenti, analizzando i dati raccolti dai sensori e identificando la strategia ottimale per il funzionamento dei sistemi di raffreddamento.

L’adozione di soluzioni come quelle offerte da Phaidra è cruciale per affrontare la crescente crisi energetica nei data center e nell’industria in generale. Man mano che l’intelligenza artificiale continua a espandersi, diventa sempre più urgente trovare modi per rendere questa tecnologia sostenibile.

Il quadro normativo

Infine, va ricordato che un altro aspetto fondamentale per mitigare l’impatto ambientale e sociale dell’AI è l’adozione di un quadro normativo rigoroso. L’Unione Europea sta infatti negoziando l’AI Act, una legislazione che mira a regolamentare l’uso dell’AI in modo trasparente e responsabile, includendo la valutazione degli impatti ambientali e sociali delle tecnologie AI e l’adozione di misure per ridurre il loro impatto negativo. Non sempre però le risposte delle aziende significano un radicale cambiamento di politica, anzi. Google, ad esempio, ha recentemente aggiornato la sua politica sulla privacy per dire espressamente che qualsiasi contenuto disponibile pubblicamente su Internet sarà utilizzato come dato di addestramento, posizione questa che solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sulla responsabilità delle aziende tecnologiche nei confronti dell’ambiente e della società. E non pare proprio che, in futuro, le cose diventeranno più semplici.

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Costi dell’energia in crescita, le telco Ue puntano sulla sostenibilità

Crescono i costi e i consumi energetici nella industry delle Tlc, e per questo le telco Ue stanno facendo grossi sforzi per un futuro sostenibile. Forte in questo senso è il pressing economico, regolatorio e dettato anche dalle aspettative di tutti gli stakeholder, compresi i clienti.

E’ quanto emerge da un report di IDC, battezzato European Telcos’ Journey to a Sustainable Future, secondo cui il settore sta adottando in maniera crescente nuove iniziative green e sta investendo in tecnologie più efficienti e in fonti rinnovabili.

Costi energetici crescono di pari passo con l’aumento del traffico

Il rapporto evidenzia che le società di telecomunicazioni europee sono motivate dai costi energetici, che hanno registrato aumenti significativi negli ultimi anni. Ad esempio, la spesa energetica di Orange è passata da 579 milioni di euro nel 2021 a 1 miliardo di euro nel 2023. Con l’aumento del consumo di dati e della necessità di una solida infrastruttura di rete, queste aziende si stanno concentrando sulla riduzione delle spese operative attraverso pratiche sostenibili. Le società di telecomunicazioni offrono servizi e soluzioni per aiutare i clienti a ridurre le emissioni di carbonio e ridurre al minimo l’uso di materie prime.

Sustainability Technology Value Framework

Un aspetto degno di nota del rapporto di IDC è l’introduzione del Sustainability Technology Value Framework. Questo quadro delinea le migliori pratiche e strategie che possono aiutare le aziende a migliorare i propri sforzi di sostenibilità e ottenere risultati misurabili. Il framework valuta l’efficacia di un’azienda nella creazione di valore aziendale attraverso tre pilastri:

1. Prestazioni aziendali – Impronta: questo pilastro esamina l’infrastruttura, le operazioni e i processi di un’organizzazione volti a ridurre al minimo l’impatto ambientale. Esempi inclusi:

• Minimizzazione delle emissioni di gas serra: le società di telecomunicazioni mirano a ridurre le emissioni di gas serra (GHG) in tre ambiti: Ambito 1 (emissioni dirette), Ambito 2 (emissioni indirette dalla produzione di energia) e Ambito 3 (tutte le altre emissioni indirette nella catena di fornitura).

• Aggiornamento delle infrastrutture legacy: le società di telecomunicazioni stanno investendo nell’aggiornamento delle infrastrutture di rete obsolete con tecnologie ad alta efficienza energetica come il 5G e la fibra ottica.

2. La tecnologia come fattore abilitante – Handprint: si concentra sulla sostenibilità dei prodotti e delle soluzioni dell’organizzazione, valutando in che modo queste offerte aiutano i clienti a ridurre le emissioni di carbonio e a minimizzare l’uso di materie prime.

Esempi inclusi

• Soluzioni di sostenibilità IoT: l’uso della tecnologia IoT per il monitoraggio ambientale, la conservazione delle risorse, le reti intelligenti e il monitoraggio dell’inquinamento per migliorare la sostenibilità e l’efficienza. Nel maggio 2024, Vodafone Germania utilizza l’IoT e i sensori intelligenti per creare gemelli digitali (digital twin) di siti naturali per monitorare la temperatura, l’umidità del suolo, la pressione dell’aria e i cicli di irrigazione degli alberi.

• Programmi di riparazione, restituzione e ricondizionamento: questi programmi consentono ai clienti di prolungare la durata di vita dei dispositivi e ridurre i rifiuti elettronici tramite servizi di riparazione, restituzione e ricondizionamento. Nel marzo 2024, Orange Belgium ha lanciato un negozio online per smartphone ricondizionati, ampliando la sua gamma di telefoni ricondizionati a oltre 8.500 unità, rafforzando l’impegno dell’operatore per un’economia verde e circolare.

3. Tech4Good — Heartprint: considera l’impatto più ampio dell’azienda sulla comunità, compresa la sensibilizzazione alle aree rurali e alle comunità svantaggiate. Esempi inclusi:

• Ampliare la copertura della rete alle aree rurali: questi programmi mirano ad aumentare l’accesso digitale per colmare i divari socioeconomici.

• Promozione dell’inclusione digitale: sviluppo di servizi e piattaforme accessibili per dare potere alle comunità svantaggiate.

Altri risultati chiave del rapporto includono

• Risparmio sui costi energetici: le società di telecomunicazioni europee stanno investendo massicciamente in tecnologie efficienti dal punto di vista energetico e in fonti di energia rinnovabile per gestire le crescenti spese operative. TIM, ad esempio, si è posta obiettivi ambiziosi per arrivare al 100% di energia elettrica rinnovabile entro il 2025.

• Coinvolgimento degli investitori: un migliore accesso al capitale è un fattore primario per le iniziative ESG e di sostenibilità delle società di telecomunicazioni. Secondo il Global Sustainability Readiness Index Survey di IDC, il motore principale (36%) delle iniziative ESG e legate alla sostenibilità tra le società di telecomunicazioni è migliorare l’accesso al capitale.

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Poste Italiane e Bei, accordo da 450 milioni di euro per digitalizzazione, automazione ed efficienza energetica

La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e Poste Italiane hanno firmato un accordo di finanziamento dal valore di 450 milioni di euro finalizzato a potenziare la digitalizzazione dei servizi e la realizzazione di un ecosistema logistico e postale più moderno, efficiente e sostenibile. L’accordo è stato siglato oggi a Roma da Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente BEI, e Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane.

“La nostra partnership con Poste Italiane è un esempio concreto di come le istituzioni finanziarie possano lavorare insieme alle grandi imprese per promuovere l’innovazione, la sostenibilità e l’efficienza operativa,” ha commentato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI. “Questo finanziamento è un passo importante per garantire che Poste Italiane possa continuare a evolversi e rispondere alle esigenze di un mercato in rapido cambiamento, offrendo servizi sempre più efficienti e sostenibili ai cittadini e alle imprese”.

“Questa operazione supporta il nostro ruolo di principale operatore nazionale nella logistica e il processo di digitalizzazione dei servizi avviato negli ultimi anni” ha dichiarato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane. “I nuovi progetti potenzieranno la capacità della nostra infrastruttura, aumentando la gestione automatizzata dei pacchi in ottica sostenibile e ci permetteranno di rispondere alla crescente domanda della logistica legata all’e-commerce”.

Nello specifico, gli interventi principali riguardano l’automazione e digitalizzazione dei processi logistici anche grazie all’apertura di due nuovi HUB pacchi, tra cui il primo nel sud Italia, la migrazione in cloud delle piattaforme software, il potenziamento dei canali fisici e digitali al fine di garantire un’esperienza di eccellenza ai propri Clienti nell’interazione con Poste Italiane, l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale a supporto della automazione dei processi di business e operativi e il rafforzamento della sicurezza fisica e informatica. Il finanziamento prevede anche una componente “Green” a fronte di investimenti diretti a migliorare l’efficienza energetica e l’elettrificazione del parco veicoli.    

Gli interventi contribuiranno ad accelerare la trasformazione di Poste Italiane da un operatore postale tradizionale ad un operatore logistico completo, assicurando la sostenibilità economica e ambientale dei suoi processi.

La collaborazione tra la BEI e Poste Italiane si fonda su una relazione di circa 25 anni, con dieci accordi firmati per un totale di quasi 3,3 miliardi di euro,di cui 1,273 miliardi (comprensivi del nuovo prestito, non ancora erogato) in essere alla data attuale. Questa partnership ha contribuito alla digitalizzazione dei servizi, allo sviluppo delle infrastrutture informatiche e logistiche, alla mobilità sostenibile e all’efficienza energetica.

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Tim in rialzo dopo l’upgrade di S&P e outlook stabile

L’upgrade di  S&P Global Ratings al profilo di credito di Tim portandolo a BB da B+, con outlook stabile, in seguito alla cessione della rete a KKR al mercato, spinge il titolo della compagnia che oggi alle 11,00 guadagna il 2,56% a 0,23 euro. Il titolo è ulteriormente aumentato del 4,15% a 0,24 euro alle 11,40. Il rally prosegue nel pomeriggio, con il titolo che alle 16,00 guadagna il 4,82% a 0,24 euro per chiudere a +4,86%.

La vendita della rete, che al verificarsi di determinate condizioni può arrivare a valere fino a un massimo di 22 miliardi di euro, permette a Tim una consistente riduzione dell’indebitamento finanziario.

In particolare, il deleverage previsto al closing, al lordo degli aggiustamenti usuali per questa tipologia di operazioni, è confermato in 14,2 miliardi di euro.

“La cessione di Netco – spiega S&P Global nel suo rapporto – ha ridotto materialmente la scala, i guadagni, la base di asset e le operazioni del gruppo. Tuttavia, l’obiettivo del gruppo di una struttura di capitale moderata dopo la transazione compensa questo aspetto”, hanno aggiunto gli analisti, sottolineando che ora le prospettive del rating sono stabili.

La nuova Tim

Gli analisti ricordano anche che comunque la nuova TIM dovrebbe mantenere una certa dimensione con ricavi da oltre 14 miliardi di e un ebitda reported oltre i 4 miliardi, grazie a notevoli dimensioni sui segmenti domestici consumer ed enterprise e alle considerevoli attività in Brasile che dovrebbero coprire più della metà del’ebitda reported.

Secondo gli analisti il FOCF, il free operating cash flow del gruppo dovrebbe essere negativo quest’anno e risalire significativamente nel prossimo biennio. Il calo temporaneo sarebbe dovuto ai costi di efficientamento e soprattutto ai piani di prepensionamento volontario e ai costi una tantum per la cessione della rete.

M&A tempi incerti

Sebbene si intravedano potenziali ulteriori operazioni di M&A di consolidamento nel mercato interno che potrebbero alleviare la pressione competitiva, i tempi rimangono incerti. Indipendentemente da ciò, i potenziali benefici derivanti dai previsti minori vincoli normativi sulle sue operazioni fisse dopo la cessione di Netco potrebbero migliorare le capacità di bundling del gruppo, supportando la crescita dell’ARPU, limitando le perdite di clienti in futuro e di conseguenza fornendo stabilizzazione del business nazionale. L’outlook stabile riflette l’aspettativa che TIM riorienterà il proprio business domestico in linea con le aspettative, dimostrato da una stabilizzazione della base clienti e dell’ARPU, pur mantenendo un solido trading in Brasile, tale da registrare una leva finanziaria di sotto del 4,0x nel 2024 e rafforzando ulteriormente i parametri del credito nel 2025 e nel 2026.

S&P non ha poi incluso nel suo esame – perché ipotetici – i potenziali incassi dalla vendita di Sparkle, della quota nelle torri Inwit e dal rimborso da un miliardo del canone concessorio del 1998, che andrebbero a limare ancora il debito.

In ogni caso, ha detto il ceo di Tim Pietro Labriola in un recente incontro con i dipendenti, ridurre il debito “da oltre 20 miliardi a un target di 7,5 miliardi a fine anno significa avere la capacità di investire per la crescita. Oggi, ha sottolineato, «non dobbiamo più andare sul mercato a rifinanziarci ma possiamo concentrarci a lavorare per migliorare i risultati della nostra azienda e la nostra leadership”.

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Vodafone, accordo con Meta (anche in Italia) per ottimizzare i video brevi. Così migliora l’efficienza di rete

Vodafone e Meta annunciano oggi una collaborazione a una nuova modalità per liberare e rendere più efficiente la capacità di rete e consentire a tutti i clienti di telefonia mobile di visualizzare un maggior numero di video brevi in alta qualità. Questa ottimizzazione della rete è stata condotta in undici mercati europei dall’inizio di giugno di quest’anno.

Primo test in Uk

 In un primo test durato tre settimane e condotto nel Regno Unito nell’aprile 2024, le società hanno registrato una significativa riduzione del traffico di rete per le applicazioni Meta sulla rete mobile di Vodafone. Vodafone ha inoltre liberato e reso più efficiente la capacità di rete su alcuni dei suoi siti 4G/5G più utilizzati, con un beneficio per i clienti di telefonia mobile in luoghi affollati come centri commerciali, stazioni, fermate del trasporto pubblico.

Sia Vodafone che Meta sono aperte a collaborare con tutti gli attori dell’ecosistema per migliorare continuamente l’uso efficiente delle risorse di rete. Insieme, Vodafone e Meta manterranno le applicazioni critiche libere da congestioni di traffico e risparmieranno energia.

Alberto Ripepi (Vodafone): ‘Uso più efficiente delle risorse di rete’

Alberto Ripepi, Chief Network Officer di Vodafone, ha detto: “La volontà di Meta di ottimizzare la distribuzione e la fruizione di video per le sue applicazioni apre la strada a un uso più efficiente delle risorse di rete esistenti. Vodafone e Meta hanno implementato queste ottimizzazioni in tutti i mercati europei di Vodafone e intendono continuare a collaborare per promuovere miglioramenti e ulteriori efficienze”.

Gaya Nagarajan (Meta): ‘Obiettivo è spingere i confini dell’ottimizzazione video’

Meta continua a lavorare sull’ingegneria video e l’implementazione dell’infrastruttura, per migliorare l’esperienza dell’utente e l’efficienza delle applicazioni video. “Il nostro rapporto con Vodafone è una partnership di lungo termine e la collaborazione sull’ottimizzazione video è un’opportunità per guidare l’innovazione e modellare il futuro di Internet. Ci impegniamo a continuare la nostra collaborazione con partner innovativi come Vodafone, con i produttori di dispositivi, con i fornitori di apparecchiature e con il più ampio ecosistema digitale, per spingere i confini dell’ottimizzazione video”, ha detto Gaya Nagarajan, vicepresidente di Network Engineering di Meta.

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5G, WINDTRE chiude con successo il progetto europeo Smart5Grid

WINDTRE, insieme ad un consorzio di 24 partner su 7 paesi europei e coordinato da Enel Grids, ha concluso con successo il progetto Smart5Grid finanziato dal programma UE Horizon 2020 che prevedeva l’utilizzo di soluzioni 5G per le reti energetiche “smart” del futuro.  

Smart energy

Sfruttando i progressi nelle reti di comunicazione wireless e la tecnologia 5G, il progetto ha aperto la strada a promettenti vie di sviluppo in un settore strategico come quello energetico. L’evoluzione tecnologica delle reti di distribuzione elettrica è uno snodo fondamentale per l’incremento di utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili.

Quattro progetti pilota in Italia, Spagna, Grecia e Bulgaria

In questo ambito, uno dei principali risultati del progetto è stato l’aver introdotto il concetto di Network Application per facilitare l’accesso a sviluppatori di terze parti, riducendo la complessità del 5G ed ampliando la platea dei possibili utilizzatori di questa tecnologia. Per validare questo approccio, sono stati sviluppati quattro progetti pilota in Italia, Spagna, Grecia e Bulgaria, coprendo vari casi d’uso tipici del settore energetico, nei quali è richiesta una bassissima latenza.

Network application più edge computing

L’uso congiunto delle Network Application e di speciali piattaforme di edge computing installati all’interno della infrastruttura di Telecomunicazioni ha consentito l’implementazione del cosiddetto 5G-based edge-cloud computing, che rappresenta una delle più valide implementazioni per coniugare le funzionalità avanzate della rete 5G con le necessità degli utenti, avvicinando la potenza di calcolo dove questa è più necessaria.

L’obiettivo dei nove progetti paralleli del 5G-PPP (5G-Public Private Partnership) che hanno proposto un approccio alle Network Application è quello di favorire la trasformazione digitale in differenti contesti verticali, come quello delle Smart Energy Grids per il potenziamento di soluzioni sostenibili nel settore energetico, la mobilità e la sicurezza delle future Smart City.

WINDTRE ha contribuito al progetto Smart5Grid rendendo disponibile una infrastruttura 5G dedicata, in linea con requisiti mission critical che caratterizzano smart grid sempre più intelligenti e automatiche.

Luca Monti (WINDTRE): ‘la partecipazione al progetto è coerente con la strategia di WINDTRE per la valorizzazione dei grandi investimenti tecnologici’

Per Luca Monti Innovation Hub Manager di WINDTRE “la partecipazione al progetto è coerente con la strategia di WINDTRE per la valorizzazione dei grandi investimenti tecnologici richiesti da un mercato sempre più esigente in termini di servizi di connettività evoluta: l’obiettivo è quello di generare nuove opportunità di business grazie alla crescente collaborazione con service provider e sviluppatori di servizi innovativi che vogliano avvalersi della progressiva esposizione delle funzionalità di rete”.

Attraverso SMART5GRID, inserito nel programma Horizon 2020, promosso dalla Commissione Europea, il si è voluto valutare come il 5G sia in grado di operare a basse latenze e ad elevate velocità, gestendo numerosi oggetti e, grazie al Network Slicing e all’approccio cloud, sia capace di abilitare servizi diversi in una singola rete fisica. La rete di quinta generazione di WINDTRE supporta lo sviluppo di nuove network application (NetApps) che favoriscono la trasformazione digitale in differenti contesti verticali, come quello della Smart Energy per il potenziamento di innovative soluzioni nel settore energetico, l’industry 4.0, la mobilità e la public safety delle future Smart City.

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Antenne 4G e 5G, Bussone (Uncem): ‘Le reti ci servono, dire no autogol dei Comuni’

“Le antenne per 4G e 5G sui territori, nelle zone rurali e montane, le aree bianche ‘a fallimento di mercato’, noi le vogliamo. Uncem le vuole e non ci sorprende l’emendamento al DL Coesione che supera dinieghi ingiustificati di diversi Comuni. Dire no con regolamenti non fa l’interesse della comunità. Le reti ci servono. Le infrastrutture sono necessarie. Noi vogliamo le coperture, il superamento del digital divide, non vogliamo stare nel piccolo mondo antico senza connettività fissa e mobile. Non ho mai capito le Amministrazioni che hanno detto no. O i parchi e le soprintendenze che si sono opposti alle antenne, così come si oppongono alle rinnovabili. Dobbiamo insieme vincere sperequazioni e disuguaglianze. Evitare che solo le città siano attrattive. E che le zone montane, i piccoli Comuni restino indietro. Siamo pronti a lavorare con Inwit, con i Ministeri, con il Ministro Urso e il Sottosegretario Butti, con gli Operatori di telefonia mobile, con Anfov e Asstel per vincere il divario digitale, installare opportune antenne, dare risposta alle oltre 4.400 segnalazioni che Uncem ha già ricevuto nella mappatura sull’assenza di segnale telefonico”. Lo ha detto Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

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5G, Galli (INWIT): ‘Le nostre infrastrutture al servizio dei comuni e delle aree rurali’

Come può INWIT essere al servizio delle città e dei comuni? È questo il senso dell’intervento di Diego Galli, Direttore Generale del primo tower operator italiano, a “Missione Italia 2021-2026 – Il PNRR dei Comuni e delle Città”, l’appuntamento annuale dell’associazione dei Comuni italiani.

Intervenendo nel panel “Sviluppo sostenibile: i progetti del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica”, Galli ha detto: “il nostro contributo allo sviluppo dei territori passa per tre direttrici: le nostre infrastrutture digitali e condivise, il contributo alla riduzione del digital divide e l’abilitazione della Smart Italy, sia nelle città che nelle aree rurali”.

Infrastrutture digitali, il piano al 2026

“Le nostre infrastrutture digitali e condivise rappresentano un ecosistema al servizio di città e comuni. Mettiamo a disposizione dei territori oltre 24mila torri e circa 500 coperture di microantenne distribuite DAS per location indoor, tra cui figurano più di 100 ospedali, 10 università, musei, ma anche metropolitane come la M4 Milano, poli fieristici come Fiera Milano e oltre a 1000 km di tunnel stradali e autostradali coperti con nostri apparati – ha aggiunto Galli -. Nell’arco del Piano Industriale al 2026 aumenteremo gli investimenti a 800 milioni. Questo significa aggiungere 2mila macro-siti e circa 500 ulteriori coperture indoor con il sistema DAS a quelle già attive. Il nostro è un modello di business che definiamo intrinsecamente sostenibile in quanto abilita, attraverso la condivisione dei nostri asset, uno sviluppo più efficiente lungo tutta la catena del valore e coniuga efficienza industriale, economica, sociale e ambientale. Dal recente sondaggio che abbiamo fatto realizzare emerge inoltre come la quasi totalità degli italiani, il 94%, sia consapevole che l’infrastruttura digitale crea valore per il territorio e la collettività e come l’84% sia a favore della loro costruzione. La differenza tra queste percentuali indica che c’è una parte di persone che apprezza le infrastrutture ma non le vuole vicino a casa. Per questo stiamo investendo molto in comunicazione”.

 Riduzione del digital divide

“Con le nostre infrastrutture contribuiamo anche alla riduzione del digital divide – ha continuato Galli -. Siamo nella fase esecutiva del Piano Italia 5G PNRR e stiamo portando le nostre torri, equipaggiate con il 5G degli operatori, in 1.385 aree bianche, attualmente in digital divide. Abbiamo inoltre siglato due protocolli d’intesa specifici. Il primo con il Dipartimento per la trasformazione digitale, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), Infratel Italia e gli operatori interessati con l’obiettivo di migliorare la pianificazione degli interventi e aumentare la collaborazione tra pubblico e privato. Il secondo con UNCEM, l’Unione Nazionale dei Comuni ed Enti Montani, per accelerare i tempi di infrastrutturazione digitale del territorio”.

Smart Italy

“Le nostre infrastrutture contribuiscono infine alla creazione di una “Smart Italy”, a supporto dei territori, degli Amministratori locali e degli operatori. Un’Italia smart in cui servizi evoluti, innovazione, sostenibilità e attenzione ai bisogni dei cittadini e del territorio siano gli assi portanti del nuovo modello di sviluppo. Oggi, pensare ad uno smart country non vuol dire solo immaginare una proiezione astratta e futuribile delle città, ma riuscire a gestire le risorse in modo intelligente ed economicamente sostenibile, mettendo al centro dell’attenzione i cittadini e le loro esigenze”, ha concluso Galli.

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AI e marketing, il matrimonio che s’ha da fare

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

“È importante capire, almeno in parte, a cosa si riferiscono le valutazioni gonfiate delle cose legate all’intelligenza artificiale: riguardano la differenza tra lavori e non-lavori”. L’ha detto qualche giorno fa Jerry Holkins, scrittore americano che, oltre ad aver creato il webcomic Penny Arcade – da più di venticinque anni tra i più letti al mondo – analizza senza mai mandarle a dire l’attuale cultura informatica. La lapidaria frase era il commento di una vignetta (sua e del collega Mike Krahulik) sulle dichiarazioni di Mira Murati, la giovanissima e potentissima CTO di OpenAI, che hanno fatto alzare più d’un sopracciglio: la Murati, infatti, ha detto che “alcuni lavori creativi scompariranno, ma forse non avrebbero mai dovuto esistere”, scatenando le prevedibili reazioni di chi crede che il suo lavoro sia a rischio e non percepisce, diciamo così, la sincera empatia di chi sta per lasciarlo a casa. L’impietosa parafrasi di Penny Arcade delle parole della CTO è stata “stiamo costruendo una gigantesca fossa comune di lavori”. Comunque la si voglia vedere, è chiaro che si tratta di un tema caldo, anche considerando come l’addestramento delle AI non paia improntato a principi di massima trasparenza, e che quindi in realtà il lavoro dei creativi umani venga già sfruttato per essere copiato e sostituito.

Chi si salva e chi no

Lavori e non-lavori, dunque. La scure dell’IA generativa, secondo le previsioni di molti, dividerà in due (e sta già dividendo) la forza lavoro del futuro. Da una parte chi si salva, e anzi potrà migliorare la sua produttività sfruttando gli strumenti messi a disposizione dalle ultime tecnologie. Dall’altra chi invece dovrà reinventarsi una professionalità perché quello che fa non serve più, o comunque può essere imitato più o meno bene da una macchina. E a chi oggi appare ancora scettico – soltanto i contenuti di qualità medio-bassa, per dirne una, potrebbero essere replicati da Gemini o ChatGPT – va ricordato il (pochissimo) tempo necessario per passare dagli assistenti vocali, impermeabili ai nostri disperati tentativi di elaborare le frasi nell’unica sintassi da loro interpretabile, alla situazione odierna, iper-percettiva e con capacità interpretative impressionanti della nostra volontà, anche quando non ce l’abbiamo chiara neppure noi. C’è poi da considerare la naturalezza dell’interazione, che non avviene più solo attraverso i prompt testuali ma sempre più spesso in via audio, grazie alle app sviluppate per gli smartphone da OpenAI e dalle altre società (accessibili in pochi secondi con una qualsiasi connessione Internet, come quelle messe a confronto da SOSTariffe.it).

Obiettivo personalizzazione

Del primo gruppo, i lavori che rimarranno, sembrano far parte le professioni del marketing, che stanno già ricevendo un grande aiuto dall’IA generativa nello svolgimento delle proprie mansioni. Un rapporto di McKinsey dello scorso dicembre – How generative AI can boost consumer marketing – aveva analizzato come la grande innovazione di questi anni potesse tradursi in una comunicazione più efficace e innovativa, automatizzando i processi, migliorando la personalizzazione e accelerando la generazione di idee originali.

Michaels, ad esempio, il più grande fornitore del Nord America di arte, artigianato, cornici, decorazioni floreali e murali e articoli per produttori e decoratori domestici fai-da-te, ormai utilizza l’IA generativa per personalizzare il 95% delle email e dei messaggi ai clienti: il risultato è stato un aumento del tasso di clic delle campagne SMS del 41% e delle email del 25%. Il servizio di styling personale USA Stitch Fix fa ricorso a tecniche simili per interpretare i feedback dei clienti e offrire raccomandazioni sui prodotti, L’Oreal analizza milioni di commenti online per identificare nuove opportunità di innovazione, Kellogg’s esamina le ricette più di moda per vedere in quali di esse sono inclusi (o possono essere inclusi) i cereali e così via.

Le campagne che una volta richiedevano mesi per essere progettate ora possono essere lanciate in settimane o giorni, con personalizzazione su larga scala e test automatizzati. Lo sviluppo dei siti web e le attività di servizio clienti, spesso considerati dei colli di bottiglia che rallentano l’adozione di soluzioni innovative, possono migliorare notevolmente l’engagement e la soddisfazione dei clienti. Così, le aziende stanno iniziando a sfruttare i modelli di IA disponibili pubblicamente. Il passo successivo sarà differenziarsi integrando questi modelli con i propri dati e sistemi, portando a una personalizzazione senza precedenti. Naturalmente è necessario che gli sforzi siano in linea con gli obiettivi, concentrandosi dapprima su due o tre casi d’uso invece di incorporare troppe iniziative di IA generativa tutte insieme, ed è altrettanto fondamentale mitigare i rischi delle cosiddette “allucinazioni”, oltre al bias e alla violazione della privacy dei dati e alla violazione dei diritti d’autore, come si diceva più sopra sempre in agguato quando si parla di strumenti come i chatbot  basati sull’IA.

Anche in Italia la pubblicità fa il boom grazie all’IA

Risultati positivi in questo senso arrivano anche dall’Italia, come ha mostrato l’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano in occasione del convegno “L’evoluzione dell’Internet advertising: Attention Metrics e AI nell’era privacy oriented”. In particolare, sui 10,2 miliardi di euro raggiunti del 2023 dal mercato pubblicitario italiano (comprensivo di raccolta su tv, stampa, internet media, radio e out of home), Internet ha consolidato la prima posizione con una quota del 48% e un incremento del 9%; seguono tv (35% e +2%), out of home (7% e +13%), stampa (6% e -2%) e radio (4% e +8%). Il valore del solo settore Internet arriverà nel 2024 a 5,4 miliardi di euro, 500 milioni in più rispetto al valore consuntivo di fine 2023.

Secondo Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet Media,«il panorama pubblicitario, in particolare l’Internet advertising, sta vivendo una profonda trasformazione in questi anni legata all’evoluzione tecnologica, ai cambiamenti derivanti dai temi della privacy e del tracciamento dell’utente e allo sviluppo di nuovi strumenti e metriche di misurazione, come il tema dell’attenzione. Tali dinamiche, tra cui in primis l’Intelligenza Artificiale, incideranno in modo rilevante sulle strategie degli operatori del settore e sugli equilibri di mercato dei prossimi anni».

Dietro la crescita, quindi, l’inserimento sempre più prepotente degli strumenti dell’intelligenza artificiale nelle strategie di marketing; se fino all’anno scorso, infatti, tali tecniche venivano impiegate principalmente per l’analisi e la gestione dei dati, nonché per la comprensione dei testi, oggi le opportunità per il settore sono aumentate in maniera significativa, anche se parallelamente sono aumentati i rischi in materia di privacy e diritti d’autore, anche a causa della grande attenzione degli organi di governance verso un settore tanto promettente quanto – ormai lo si è capito – insidioso.

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