Tim ha disdetto l’MSA con Inwit. Ma per la tower company non basta il Cda, serve l’assemblea

Tim ha disdetto il Master Service Agreement con INWIT. E’ questo l’esito del Cda straordinario che si è tenuto oggi. E così per la tower company arriva la seconda doccia fredda, dopo la disdetta precedente di Fastweb + Vodafone. In una nota INWIT ha ribadito che l’MSA con TIM è valido fino al 2038 e che la disdetta è priva di fondamento giuridico.

Per INWIT disdetta avrebbe riflessi su Opas di Poste su Tim (come chiarito da Consob)

“Fermo restando la mancanza dei presupposti giuridici di un’eventuale disdetta che possa essere ritenuta efficace, non si comprende come tale decisione possa essere assunta dal CdA e non dall’Assemblea della società tenuto conto che realizzare una nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni di lungo periodo, sia industriali che finanziarie, con evidenti riflessi sull’Opas lanciata da Poste“. Così fonti Inwit in vista del CdA odierno di Tim che ha deciso la disdetta anticipata del contratto di servizio con la società delle torri di telecomunicazione, replicando la mossa di Fastweb+Vodafone.

Per la Consob società oggetto di Opas non possono cambiare

“Al riguardo“, proseguono le stesse fonti,appare utile ricordare che la Consob ha in più occasioni chiarito che non sono ammessi, salvo autorizzazione assembleare, comportamenti volti a mutare, anche con effetto differito, le caratteristiche patrimoniali e aziendali della società oggetto di acquisto come, ad esempio, la modifica di politiche industriali o commerciali”.

E così, dopo la decisione di Fastweb+Vodafone di disdire il Master Service Agreement, a cui è seguito uno scontro legale con Inwit che è appena all’inizio, anche Tim, l’altro principale cliente (anchor tenant) della tower company, ha preso la stessa decisione. Di recente Tim e Fastweb+Vodafone hanno annunciato la creazione di una joint venture per costruire in autonomia 6mila nuove torri per puntare soprattutto sul 5G.

“Il Consiglio di Amministrazione di TIM, riunitosi in data odierna sotto la presidenza di Alberta Figari, ha
deliberato l’invio a Infrastrutture Wireless Italiane (“INWIT”) della disdetta del Master Service Agreement in essere tra le parti (“MSA”), con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022″,
si legge nella nota aziendale.

Disdetta anche in caso di efficacia rispetto al termine del 2028

La Società, a seguito della disdetta dall’MSA con INWIT inviata nei giorni scorsi da Fastweb + Vodafone, precisa altresì che, “nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028”.

La decisione si inserisce nel percorso di ottimizzazione della struttura dei costi infrastrutturali avviato dalla Società, coerente con le iniziative recentemente annunciate al mercato, e rientra tra le opzionalità operative e industriali ordinarie di TIM nell’ambito della gestione del proprio perimetro infrastrutturale e delle proprie relazioni commerciali”, prosegue la nota.

“TIM avvierà le trattative per concordare con INWIT un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto nel rispetto dei reciproci obblighi contrattuali sanciti dall’MSA. Il Gruppo resta disponibile a valutare con INWIT una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese”.

INWIT: MSA con TIM valido fino al 2038, disdetta priva di fondamento giuridico. Infrastrutture esistenti non replicabili e decisive per lo sviluppo del Paese

Nel pomeriggio è giunta al replica di INWIT, che in in una nota ha ribadito che il

  • Contratto valido fino al 2038 a seguito dell’esercizio della clausola di protezione “Change of Control”
  • La Società ritiene la disdetta priva di fondamento giuridico e come tale la contrasterà in ogni sede competente, per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders
  • Il contratto MSA è competitivo, in linea con standard internazionali e coerente con l’incasso da parte di TIM di circa 5 miliardi di Euro, nel contesto della complessiva operazione di spin-off delle torri
  • La rete INWIT, con oltre 26.000 torri capillarmente distribuite, costituisce un’infrastruttura strategica e non replicabile per il sistema Paese
  • La duplicazione delle infrastrutture non ha logica industriale, economica ed ambientale, richiede tempi biblici di realizzazione e rallenterebbe l’indispensabile sviluppo del 5G.

Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) comunica di aver ricevuto in data odierna da parte di TIM S.p.A. la disdetta unilaterale al Master Service Agreement (MSA) con efficacia all’agosto del 2030 o, alternativamente, al 31 marzo 2028, qualora fosse accertato che le operazioni infragruppo effettuate da Vodafone nel 2020 abbiano determinato un cambio di controllo rilevante per l’esercizio del diritto di opzione esercitato da TIM e INWIT nell’agosto del 2022.

Il cambio di controllo e l’estensione al 2038

La Società, ai fini di una completa informazione al mercato, precisa che l’invio della disdetta da parte di TIM si pone in frontale contrapposizione con il testo e la ratio dell’MSA.

Il MSA prevede che, in caso di cambio di controllo, ciascuna parte abbia il diritto di rinnovare automaticamente il MSA per un periodo di 8 anni, rinnovabili di ulteriori 8 anni (per complessivi 16 anni), senza che la parte alla quale è stato comunicato l’esercizio dell’opzione possa dare disdetta.

In data 4 agosto 2022, a seguito del cambio di controllo congiunto intervenuto su INWIT, TIM ha esercitato l’opzione, con conseguente estensione automatica della durata del MSA per un periodo di 8+8 anni (per complessivi 16 anni) a partire dalla data del 4 agosto 2022 e quindi fino al 4 agosto 2038. In pari data, INWIT ha tempestivamente comunicato a propria volta a TIM l’esercizio del proprio diritto di opzione, estendendo il MSA di 8+8 (per complessivi 16 anni) anni a partire sempre dalla data del 4 agosto 2022 e quindi sino al 4 agosto 2038.

Per effetto dell’esercizio “incrociato” del diritto di opzione, ciascuna parte ha dunque sterilizzato il diritto di disdetta dell’altra, con la conseguenza che la durata del MSA è stata irrevocabilmente prorogata per entrambi le parti, TIM e INWIT, per ulteriori 8+8 anni (per complessivi 16 anni) a partire dal 4 agosto 2022 fino al 4 agosto 2038.

La Società precisa altresì che l’efficacia degli esiti giudiziali concernenti il MSA tra INWIT e Fastweb è limitata a queste ultime e non si estende a TIM.

La disdetta di TIM appare pertanto inefficace e unicamente strumentale a esercitare una indebita pressione su INWIT, volta alla rinegoziazione dei termini economici dell’MSA.

La Società ha peraltro invitato TIM nel mese di gennaio 2026 a risolvere in via bonaria e tempestiva, in sede arbitrale, eventuali divergenze interpretative relative alla durata del MSA; invito che è stato declinato da TIM affermando testualmente che “il tema della durata contrattuale non è al momento di alcuna attualità”.

Modello industriale e struttura degli accordi

INWIT ricorda che gli MSA sono contratti di lungo periodo, parte integrante di un’operazione industriale unitaria e inscindibile, che ha comportato ingenti investimenti per INWIT finanziati con equity e debito da parte di primari investitori nazionali ed internazionali, generando un beneficio economico e finanziario di circa 5 miliardi di euro per Tim.

La struttura dell’MSA è coerente con il modello infrastrutturale del settore, che richiede ingenti investimenti iniziali e lunghi tempi di rientro.

Un’infrastruttura strategica e non replicabile: impatti su 5G e sistema Paese

INWIT dispone infatti di oltre 26.000 torri distribuite capillarmente sul territorio nazionale, realizzate nel tempo e collocate nelle principali aree strategiche, che rappresentano un’infrastruttura digitale critica, nel perimetro di sicurezza nazionale, difficilmente replicabile. Il 35% dei siti di INWIT si trova in posizioni uniche, situate nel cuore delle principali città, in aree montane e borghi; più in generale, circa il 75% della rete non è replicabile.

L’abbandono dei siti di INWIT imporrebbe la realizzazione di una rete alternativa di almeno 15 mila nuove torri, che – ipotizzando un roll-out medio di 500 torri annue – richiederebbe almeno 30 anni, con impatti negativi sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi di euro.

Ma anche con impatti ambientali notevoli, con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2 addizionali.

Anche sotto il profilo economico, tale scelta si rivela del tutto irragionevole. I corrispettivi applicati da INWIT sono estremamente competitivi e ben al di sotto della media europea, anche in ragione del fatto che il canone previso dall’MSA include diritti esclusivi di riserva di spazio e, in taluni casi, veri e propri diritti di veto rispetto alla concessione di ospitalità a beneficio di terzi, che esulano dagli standard contrattuali previsti dagli MSA a livello internazionale.

La duplicazione delle reti infrastrutturali è dunque priva di ogni ragione industriale, economica ed ambientale e rischia di tradursi in un utilizzo inefficiente e poco sostenibile delle risorse, senza benefici proporzionati in termini di copertura o qualità del servizio.

Un approccio di questo tipo ha inoltre impatti negativi sulla continuità e sulla capillarità della copertura, in particolare nello sviluppo delle reti 5G. Tali dinamiche avrebbero effetti negativi per cittadini, imprese e territori, rallentando il percorso di digitalizzazione e incidendo sulla competitività complessiva del Paese.

Disponibilità al confronto e impegno per il Paese

INWIT conferma la propria disponibilità a valutare interventi migliorativi rispetto all’attuale assetto del contratto, in continuità con le originarie previsioni dell’MSA, perseguendo con rigorosa logica industriale soluzioni che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutti gli attori coinvolti.

Ardian, eventuale recesso di Tim grave e contrario ai termini del contratto

Nel frattempo, stando a quanto anticipato ieri da Bloomberg, è arrivata una lettera il 26 marzo da parte dell’azionista di Inwit, Ardian, a Tim: il recesso anticipato dal contratto con Inwit costituisce una grave violazione dei contratti ed esporrebbe Tim a “responsabilità estremamente gravi”. La lettera, in particolare, scrive Bloomberg, è stata inviata da Daphne 3, controllata da Ardian che detiene circa il 32% di Inwit.

Le parti, secondo Daphne 3, avevano concordato che l’accordo sarebbe rimasto in vigore almeno fino al 2038.

Sempre venerdì, in una call straordinaria con gli analisti, Diego Galli, dg di Inwit, ha detto che la loro rete “per circa il 75% non è replicabile”. E i prezzi, ha aggiunto, sono “in linea con il mercato”. Inwit ha presentato un esposto in Consob affinché valuti il comportamento di Tim e Fastweb in riferimento alle varie dichiarazioni sulla loro intenzione di rinegoziare l’Msa e lanciare una nuova jv delle torri.

Diego Galli: Rete INWIT non replicabile, per farne una alternativa ci vogliono 30 anni e costa 2 miliardi. Duplicare le torri non ha senso industriale, economico e ambientale

“La nostra rete, composta da circa 26mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di TIM, Vodafone e INWIT, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete INWIT vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500mila tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”, lo ha detto il direttore generale di INIWT, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza su alcune informazioni e dichiarazioni riguardanti il Master Service Agreement (Msa) e il rapporto i clienti “anchor”, Tim e Fastweb+Vodafone.

 A ciò si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a INWIT che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria.

Galli: Prezzi INWIT in linea con il mercato

E ha aggiunto “E’ importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perché il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli ‘anchor’, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che “nel caso in cui un ‘anchor’ dovesse recedere, l’altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall’Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni”. Dopo la call il titolo INWIT ha chiuso con un rialzo del +3,26%.

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INWIT verso esposto Consob su joint venture delle torri e su MSA. Per gli analisti migrazione complicata e prezzi INWIT competitivi

Secondo quanto riportato da Milano Finanza oggi, nel mirino ci sarebbe la vicinanza temporale tra la disdetta dell’MSA e l’annuncio della JV, oltre all’assenza di riferimenti al diritto di last call che secondo la tower company è un pilastro del Master Service Agreement, come ribadito dal direttore generale Diego galli nella recente call con gli analisti.

Al momento, Fastweb ha già inviato la disdetta del MSA, mentre TIM dovrebbe decidere nel fine settimana e un Cda è fissato per domenica.

Intanto, prosegue MF, la tower company lavora a una richiesta cautelare al Tribunale di Milano per sospendere la disdetta, citando rischi finanziari e l’elevata dipendenza dai due operatori, che generano oltre l’85% dei ricavi.

Per gli analisti si tratta di una posizione negoziale sul prezzo

“A causa dell’inflazione stimiamo che Tim e Vodafone paghino circa 24mila euro l’anno a torre del Msa, l’accordo originario era 20mila euro – scrivono gli analisti di Ubs – il contratto con Inwit rappresenta quindi circa il 20% dei ricavi mobili di Fastweb e Vodafone”.

Per questo Fastweb, che a diverse condizioni vorrebbe continuare a lavorare con INWIT, in mancanza di una revisione dei prezzi dal 2028 dovrà migrare progressivamente verso le torri di Cellnex e Phoenix. Un’operazione non banale tecnicamente per i limiti elettromagnetici, e non è chiaro neppure con quale convenienza economica. “Senza Inwit sarà difficile per Fastweb replicare la qualità del servizio fornito finora – conclude Ubs – per questo riteniamo che l’escalation degli ultimi giorni sia una posizione negoziale, per ottenere condizioni più favorevoli”.

Ed effettivamente non sarà facile organizzare la migrazione anche per la necessità di tenere conto della saturazione degli impianti di atterraggio. Insomma, la capacità di trasmissione è limitata e migrare i principali operatori su impianti esistenti, già usati dai concorrenti, non sarà certamente semplice.

Su questo aspetto concordano anche gli analisti di Jefferies, secondo cui “un piano per abbandonare la rete INWIT sia di difficile attuazione nella pratica e, secondo le nostre stime, i prezzi di INWIT sono competitivi, il che ci rende scettici sulla volontà di terze parti di sviluppare reti a tariffe inferiori”. La migrazione sarebbe secondo gli analisti “costosa e impraticabile”.

Scetticismo degli analisti di Jefferies

La società di analisi è inoltre scettica sulla intenzione di Fastweb di sostituire la rete esistente con terze parti come Cellnex e Phoenix e di costruire nuovi siti con la nuova joint venture (circa 500 all’anno) e di utilizzare i siti esistenti a nuove condizioni. “Ciò appare irrealistico, aggiunge Jefferies, dato che

1) è improbabile un sostegno da parte di terzi poiché distrugge il valore percepito del settore;

2) la riduzione dei canoni di locazione e la diminuzione della durata percepita dei contratti con la possibilità di risoluzione anticipata riducono i potenziali tassi di rendimento interni (IRR) per gli investitori terzi;

3) costruire al di fuori del mercato interno (INWIT) è probabilmente un approccio inefficiente per migliorare le infrastrutture italiane, il che sarebbe contrario agli obiettivi dell’autorità di regolamentazione”. 

Mercato italiano delle torri è un duopolio effettivo

“La minaccia di non rinnovo è un rischio molto elevato senza un’alternativa: l’opzione “nucleare” di rompere il contratto tutto o niente è estremamente rischiosa senza un’alternativa realistica”, aggiungono gli analisti di New Street Research.

Secondo gli analisti, il mercato italiano è uno dei pochi mercati di torri di telecomunicazione dell’UE in cui si configura un duopolio effettivo e, di conseguenza, il rischio di creazione di una nuova TowerCo in altri mercati come Francia o Spagna è di gran lunga inferiore, dove sono già presenti 4 TowerCo di grandi dimensioni. Anzi, in questi mercati Cellnex ha parlato della possibilità di un consolidamento delle torri di telecomunicazione all’interno del mercato stesso.

Il caso spagnolo: migrazione difficile se non c’è l’alternativa

“Saremo molto interessati a vedere cosa succederà in Spagna, dove Zegona ha formalmente notificato la rescissione del contratto con Vantage Towers, ma non è ancora chiaro quale sia il suo piano alternativo e crediamo che la notifica potrebbe effettivamente indebolire la posizione negoziale di Zegona. Stanno cercando di negoziare nuovi accordi di condivisione delle torri con MasOrange e Telefonica, ma questi operatori sanno che Zegona sarà disperata e cercherà di firmare un accordo alternativo. Inoltre, esiste persino uno scenario in cui Zegona debba tornare a Vantage e quest’ultima potrebbe addirittura richiedere una tariffa superiore a quella che Zegona pagava in precedenza”, aggiungono ancora gli analisti di New Street Research.

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Fastweb + Vodafone esercita il diritto di recesso dall’MSA con INWIT che ribatte: “Iniziativa illegittima e priva di logica industriale”. Cosa farà Tim?

Fastweb + Vodafone ha notificato la disdetta del Master Service Agreement (MSA) con INWIT “nel pieno rispetto delle disposizioni contrattuali. In conformità al periodo di preavviso previsto dal contratto, l’MSA avrà termine formalmente alla fine di marzo 2028”. Lo comunica l’azienda controllata da Swisscom in una nota, aggiungendo che “Fastweb + Vodafone avvierà le trattative con INWIT per definire un piano di migrazione pluriennale in linea con le disposizioni dell’MSA al fine di garantire la continuità operativa fino a marzo 2028 e oltre tale data. Il piano di migrazione si baserà su accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive e su iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb + Vodafone”.

Quindi, l’obiettivo è migrare i servizi su altre tower company e verso iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb + Vodafone, vale a dire la joint venture da poco annunciata con Tim per la realizzazione di 6mila nuove torri 5G al 2030.  

Pronta replica di INWIT: “Decisione illegittima e priva di logica industriale”

A stretto giro è giunta la replica di INWIT, secondo cui la rescissione del contratto da parte di Fastweb + Vodafone è illegittima. La tower company ha impugnato la rescissione del contratto al Tribunale di Milano. “In base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, a seguito del cambio di controllo congiunto su INWIT da parte di TIM e Vodafone pacificamente avvenuto nell’agosto del 2022, INWIT ha  esercitato l’opzione contrattualmente prevista, che ha esteso la durata dell’accordo per un periodo di 16 anni, fino all’agosto 2038, arco di tempo durante il quale non è consentita alcuna facoltà di disdetta da parte di Fastweb S.p.A.. Le operazioni del Gruppo Vodafone risalenti al 2020 a cui fa riferimento Fastweb hanno natura di mera riorganizzazione interna, non hanno inciso sul controllo congiunto di INWIT e pertanto non hanno determinato la fattispecie giuridica rilevante ai sensi dell’MSA”, si legge nella nota di INWIT.

Il disaccordo sulla durata dell’MSA

Pomo della discordia è la durata dell’MSA, che secondo INWIT invece avrebbe una durata di 10 anni più lunga, con scadenza nel 2038. 

 Si ricorda che anche Tim ha in essere un altro MSA con la stessa scadenza al 2038, secondo INWIT. 

Per Fastweb + Vodafone i costi dei servizi di INWIT sono eccessivi e impattano su capacità di investire

“La decisione di porre termine all’MSA – prosegue la nota odierna di Fastweb + Vodafone – deriva dalla constatazione che i costi dei servizi di INWIT non risultano in linea con i benchmark di mercato, nonché dalla mancata disponibilità della società ad avviare un confronto formale volto al loro allineamento. I prezzi superiori a quelli di mercato applicati da INWIT riducono la capacità di Fastweb + Vodafone di effettuare gli investimenti necessari per continuare a offrire reti mobili di alta qualità e contribuire alla digitalizzazione dell’Italia”.

In altre parole Fastweb + Vodafone dice che il costo eccessivo per i servizi di INWIT impatta sulla sua capacità di investire in nuove reti e che l’indisponibilità di INWIT a rivedere i prezzi di affitto dei siti è il motivo che ha spinto l’operatore a chiedere la rescissione.  

Fastweb + Vodafone, obiettivo valorizzare investimenti per 1,5 miliardi nel 5G

“La disdetta dell’MSA con INWIT consentirà a Fastweb + Vodafone di indirizzare gradualmente risorse finanziarie verso lo sviluppo di nuove infrastrutture, di migliorare la qualità e la copertura della rete, di accelerare il rollout del 5G, valorizzando i propri investimenti, attualmente pari a EUR 1.5 miliardi all’anno”, si legge nella nota.

Quindi, fino al 2028 resta in vigore l’accordo ma da qui ai prossimi due anni l’operatore vuole avviare e concludere la migrazione 

Fastweb + Vodafone ha intrapreso le vie legali contro INWIT per recedere dall’MSA

“Fastweb + Vodafone conferma che tutte le azioni intraprese sono pienamente conformi all’MSA, compreso il diritto di recedere dall’accordo con un preavviso di due anni, e con decorrenza da marzo 2028.

Alla luce delle ripetute dichiarazioni di INWIT  secondo cui l’attuale MSA ha durata fino al 2038, Fastweb + Vodafone ha promosso un’azione legale presso le sedi competenti per far valere il proprio diritto contrattuale a porre fine all’accordo”.

Anche INWIT si è rivolta ad un penalista per far valere l’MSA secondo i termini di scadenza al 2038. 

Cosa farà Tim?

Resta da capire, a questo punto, se anche Tim, come Fastweb + Vodafone, deciderà di forzare la mano e chiedere la rescissione  al 2028 del suo MSA, che secondo INWIT scade anch’esso al 2038. Al momento, a quanto risulta a Key4biz non sono previste comunicazioni dall’operatore controllato da Poste. 

Quel che è certo è che l’incertezza pesa sul futuro di INWIT, che dai contratti con gli anchor tenants Fastweb + Vodafone e Tim incassa l’85% dei suoi ricavi. 

Di seguito la nota inegrale di INWIT

Ricevuta in data odierna disdetta dell’MSA da parte di Fastweb.

Iniziativa illegittima e priva di logica industriale.

Contratto valido ed efficace fino al 2038, a condizioni di mercato e crea valore per tutte le parti.

Milano, 25 marzo 2026 – Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) comunica di aver ricevuto in data odierna da parte di Fastweb S.p.A. (società controllata da Swisscom SA che ha incorporato Vodafone Italia S.p.A.) comunicazione di mancato rinnovo del Master Service Agreement (MSA). A riguardo la Società precisa che tale atto è privo di fondamento giuridico e come tale sarà impugnato in ogni sede competente; la Società provvederà a richiedere con effetto immediato al Tribunale di Milano un provvedimento cautelare per inibire gli effetti della disdetta.

A tal proposito, INWIT ribadisce che:

–        gli MSA sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile effettuata nel 2020 che ha previsto l’acquisto da parte di Inwit dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Vodafone Italia S.p.A., per un valore complessivo di circa 5,7 miliardi di euro, garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alla società venditrice;

–        la struttura dell’MSA stipulato con Vodafone Italia, oggi Fastweb S.p.A. è coerente con il modello di business infrastrutturale, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, garantisce condizioni economiche competitive ai clienti e generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte e la filiera industriale delle telecomunicazioni;

–        In base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, a seguito del cambio di controllo congiunto su INWIT da parte di TIM e Vodafone pacificamente avvenuto nell’agosto del 2022, INWIT ha  esercitato l’opzione contrattualmente prevista, che ha esteso la durata dell’accordo per un periodo di 16 anni, fino all’agosto 2038, arco di tempo durante il quale non è consentita alcuna facoltà di disdetta da parte di Fastweb S.p.A.. Le operazioni del Gruppo Vodafone risalenti al 2020 a cui fa riferimento Fastweb hanno natura di mera riorganizzazione interna, non hanno inciso sul controllo congiunto di INWIT e pertanto non hanno determinato la fattispecie giuridica rilevante ai sensi dell’MSA.

Pertanto, qualsiasi tentativo di risolvere anticipatamente il contratto deve ritenersi pretestuoso e finalizzato esercitare indebite pressioni su INWIT volte a una rinegoziazione dei termini del MSA. A fronte di tali iniziative, INWIT ha dato mandato ai propri legali di agire in ogni sede competente, anche cautelare, per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders.

La Società ha invitato Fastweb a risolvere in via bonaria, in modo rapido e tempestivo, le divergenze interpretative insorte in merito all’MSA in più sedi, tra cui quella arbitrale e di negoziazione assistita; Fastweb S.p.A., significativamente, ha declinato ogni invito. La Società conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti a supporto della digitalizzazione del Paese.

INWIT possiede e gestisce un’infrastruttura digitale capillare e non replicabile, di interesse critico nazionale, con siti in posizioni strategiche su tutto il territorio italiano e standard qualitativi d’eccellenza, in grado di garantire prestazioni elevate, massima affidabilità ed efficienza operativa per tutti gli operatori.

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TLC, Turrisi (Sielte): “Il post-Pnrr richiede una visione. La connettività non è una commodity”

“Il PNRR ha rappresentato un acceleratore straordinario per la digitalizzazione del Paese e per tutta la filiera delle telecomunicazioni”, ha detto Salvatore Turrisi, Presidente di Sielte, all’evento ANIE SIT “Reti e servizi: leve per la competitività”. “Oggi però – ha aggiunto – entriamo in una fase più matura, in cui la vera sfida è non disperdere il valore industriale costruito in questi anni: competenze, capacità produttiva, organizzazione e affidabilità operativa. Il post-PNRR non va letto come un arretramento, ma come una transizione industriale che richiede visione, adattamento e capacità di trasformazione”.

Turrisi (Sielte) “Quadro geopolitico incide su costi energia e investimenti”

Dopo l’iniezione di liquidità senza precedenti dovuta al PNRR, le aziende devono tornare ad un contesto di “normalità” finanziaria, su cui peraltro pesa il quadro geopolitico che getta ombre sul futuro.  

E’ per questo che il Presidente di Sielte ha richiamato l’attenzione anche sul quadro internazionale, che continua a pesare sulle prospettive di investimento del settore: “Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino alle tensioni commerciali e al tema dei dazi, tutte le crisi degli ultimi anni stanno influendo direttamente sui costi dell’energia, del carburante (che secondo le prime stime, al netto degli interventi del governo, dovrebbe incidere sulle  nostre attività per oltre il 19%) e sulla capacità di investimento delle imprese” ha osservato Turrisi.

Industry Tlc in crisi da tempo

Insomma, il quadro non è roseo e la industry delle telecomunicazioni è investita in pieno dalle problematiche legate alle tensioni internazionali in atto. “Ma queste tensioni – ha aggiunto Turrisi – si innestano su difficoltà che il settore delle telecomunicazioni in Europa vive già da tempo: frammentazione del mercato, margini ridotti e insufficiente ritorno sui capitali investiti nelle infrastrutture di rete”.

In altre parole piove sul bagnato per la industry delle Tlc che ormai da tempo denuncia diverse difficoltà a far quadrare i conti anche per la persistente mancanza di un quadro normativo che agevoli gli investimenti e le fusioni in ottica di consolidamento.

Turrisi: “Connettività non più una commodity”

Per Turrisi, proprio questo scenario complicato rende ancora più urgente un cambio di approccio sul piano politico, normativo e regolamentare: “La connettività non può più essere considerata una commodity. È un’infrastruttura strategica per il Paese, al pari di quelle energetiche. Per questo serve una maggiore riconoscibilità dell’intera filiera delle telecomunicazioni, con interventi che tengano conto anche della sua intensità energetica e che incidano su oneri, fiscalità e meccanismi di accesso premiale all’energia da fonti rinnovabili”. “Senza questo salto di consapevolezza – ha concluso – il rischio è rallentare proprio quegli investimenti indispensabili per la competitività del sistema Paese”.

Il futuro delle telecomunicazioni italiane, la transizione dopo il PNRR e la necessità di rafforzare la competitività della filiera sono stati al centro dell’evento ANIE SIT “Reti e servizi: leve per la competitività”, che si è svolto ieri, giovedì 19 marzo, a Roma.

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Galli (INWIT): “Fastweb + Vodafone e Tim scaricano su di noi la crisi delle Telco. MSA vincolante”

Se INWIT dovesse ricevere la notifica di risoluzione dei contratti da Tim e Fastweb + Vodafone “questo innescherà un procedimento legale“. Lo ha detto Diego Galli, direttore generale di INWIT, durante una conference call tenuta questa mattina, riferendosi alla joint venture annunciata ieri tra Tim e Fastweb + Vofadone per la costruzione di 6mila torri entro il 2030 e accelerare il 5G, auspicando “chiarezza il prima possibile” sui contratti. Per Inwit l’Msa (master service agreement) con Fastweb + Vodafone e quello con Tim “termina a marzo 2038, metteremo in campo ogni azione necessaria per chiarire questo”, ha sottolineato Galli.

“E’ chiaro che ci troviamo in un contesto in cui le telco si trovano ancora sotto pesante pressione e questa pressione e le sfide vengono scaricate sui player intermedi come le tower company e quindi su INWIT, aggiunge Galli, precisando che il business plan sarà aggiornato più avanti, quando si avrà maggior contezza dello sviluppo dei rapporti con gli anchor tenants. Per i due operatori il contratto scade invece nel 2028.

Galli, MSA contratti solidi

GLI MSA, ha detto Galli, sono contratti solidi e nel caso di INWIT hanno implicato un investimento iniziale di 10 miliardi per l’acquisizione delle torri. Hanno un una durata stabilita basata su rinnovi 8+8 anni, con la clausola dell”all or nothing”.

Nel 2022 c’è stato un cambio di controllo in INWIT e l’MSA è stato esteso fino al 2038.

L’MSA prevede, peraltro, un diritto di prelazione per INWIT, così che nel caso gli anchor tenants avessero bisogno di realizzare nuove torri, in base alla clausola del fornitore privilegiato, la tower company avrebbe il diritto della prima offerta e dell’ultima chiamata.

“I contratti sono validi e devono essere rispettati come condiviso in passato“, ha proseguito Galli, che non chiude al dialogo. “Siamo molto aperti a parlare di un’immunizzazione commerciale, in particolare sul nuovo investimento, così come onestamente a considerare di nuovo l’ottimizzazione commerciale delle opportunità sull’Msa, ma in una logica e nel quadro di un approccio win-win in cui c’è creazione di valore per tutte le parti. Penso che questo sia un approccio molto ragionevole”, ha detto. “Potrebbe esserci spazio per trovare di nuovo un equilibrio ragionevole, un’equa soluzione in cui c’è una creazione di valore tra più parti”, ha poi rimarcato.

Galli, aperti a discutere

“Siamo flessibili, aperti a discutere modi per supportare ulteriormente il prezzo e per gli investimenti aggiuntivi. Siamo aperti a considerare alcuni cambi di valore sul perimetro attuale. Siamo aperti a discutere su come regolare l’inflazione per il futuro. Quindi, ci sono diversi argomenti che possono consentire una ragionevole trasparenza, un terreno equo per qualsiasi negoziazione”, ha detto. Ma, ha aggiunto, “costringerci a negoziare da una posizione di debolezza per noi non è accettabile”.

“Noi miriamo e pensiamo – ha ribadito Galli – che dovremmo negoziare sulla base dell’equità, facendo leva sulla forza e sulle esigenze delle nostre parti. Non siamo disposti a entrare in una negoziazione da una posizione di debolezza, essendo sotto la minaccia di determinazione o sotto la minaccia di modi alternativi di gestire l’attività non in linea con i contratti esistenti, per i quali paghiamo una somma di denaro significativa”, ha concluso.

In un comunicato diffuso la notte scorsa, Inwit ha annunciato la revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook per effetto della joint venture annunciata tra Tim e Fastweb + Vodafone.

La rottura joint venture fra Tim e Fastweb+Vodafone costringe a rivedere la Guidance 2026 e Outlook di medio-termine

  • INWIT valuta il progetto di una nuova JV tra TIM e Fastweb+Vodafone in contrasto con gli MSA e ribadisce la propria posizione in merito alla durata e ai contenuti degli MSA la crescente conflittualità espressa dagli anchor tenants e la loro strategia di pressione negoziale costringe la Società a una revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook

 Il Consiglio di Amministrazione di Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) si è riunito in data odierna per valutare lo stato dei rapporti con gli anchor tenants e i conseguenti impatti sulle prospettive della Società anche a seguito del comunicato stampa emesso oggi da TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. (società controllata da Swisscom SA che ha incorporato Vodafone Italia S.p.A.) concernente la futura possibile costituzione di una joint-venture tra gli anchor tenants, destinata a realizzare nuovi siti per la telefonia mobile in Italia.

INWIT ha, suo malgrado, constatato un progressivo incremento della conflittualità manifestata dagli anchor tenants nei propri confronti, transitata dalle pubbliche dichiarazioni di Fastweb S.p.A. sulla prematura cessazione degli effetti del MSA e dai più recenti addebiti da parte di TIM di un preteso inadempimento del MSA, e poi sfociata nel comunicato stampa odierno che ha determinato un impatto negativo sul titolo. A giudizio di INWIT, l’atteggiamento di TIM e Fastweb è frutto della volontà di queste ultime di ottenere una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due MSA a suo tempo sottoscritti.

INWIT conferma impegno per sviluppo reti mobili

Nonostante, come meglio chiarito nel seguito, l’annunciato progetto di una nuova joint venture tra TIM e Fastweb sia in evidente contrasto con gli MSA e, in generale, la Società rigetti integralmente le eccezioni a vario titolo avanzate dagli anchor tenants in relazione agli MSA, alla loro durata e alla loro esecuzione, INWIT conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti.

D’altra parte, il progressivo incremento della conflittualità manifestata da TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. nei confronti di INWIT – che va ad aggravare un contesto attuale di mercato già di per sé sfidante, caratterizzato dall’assenza di investimenti discrezionali da parte degli operatori – implica l’interruzione sia di attività previste nei piani, ma non garantite, sia dello sviluppo di nuove iniziative di business, che induce la Società a una revisione al ribasso delle stime per il periodo 2026-2030.

Guidance 2026 e medium-term outlook

Di conseguenza, INWIT aggiorna la propria guidance per il 2026 come segue:

  • Ricavi nel range 1,050-1,090 milioni di euro
  • EBITDA margin pari a circa il 90%;
  • EBITDAaL margin pari a circa il 72%;
  • Recurring Free Cash Flow nel range 550-590 milioni di euro;
  • Dividendo per azione almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (confermato ad Euro 0,55 per azione);
  • Leva finanziaria a 5,5x, confermando il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x

INWIT ritiene che l’outlook baseline di medio termine, in un contesto di limitata visibilità sull’evoluzione delle condizioni del mercato, si fondi sui seguenti pilastri

  • Crescita annuale dei ricavi “low single digit”
  • Continua espansione del margine EBITDAaL
  • Capex annuali (incluso acquisto di terreni) intorno ai €200m
  • Dividendo per azione almeno pari a €0.55
  • Confermato il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x

Questo outlook non include i potenziali upside relativi al ristabilirsi di una relazione costruttiva con gli Anchors ai fini dello sviluppo e dell’innovazione delle reti, all’oggettivo bisogno di densificazione richiesto dalla continua crescita del traffico dati e dall’opportunità di espandersi lungo la filiera delle infrastrutture digitali.

Con specifico riferimento a tutte le iniziative assunte da TIM e da Fastweb, INWIT precisa che:

  • gli MSA sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile completata nel 2020. Tale operazione ha comportato per INWIT un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Tim S.p.A e Vodafone Italia S.p.A., garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alle società venditrici;
  • la struttura degli MSA è coerente con il modello di business infrastrutturale di INWIT, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, assicura generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte, garantendo la massima efficienza ai propri clienti anche grazie all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale.

Con riferimento, infine all’annunciato progetto di una nuova JV tra TIM e Fastweb, INWIT precisa che:

  • gli MSA prevedono che qualora i due operatori abbiano necessità di un nuovo sito per soddisfare i propri piani di roll out, a INWIT sia attribuita la qualifica di fornitore privilegiato, con il conseguente divieto per gli operatori di affidare la realizzazione di nuovi siti a terzi, senza aver prima consentito a INWIT di esercitare il proprio diritto preferenziale (che prevede una last call), che opererebbe anche nei confronti dell’annunciata JV.

Qualsiasi tentativo di svuotare le prerogative contrattuali di INWIT quale fornitore privilegiato di TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. deve, pertanto, ritenersi pretestuoso e sarà contrastato da INWIT in ogni sede competente, per la piena tutela dei propri interessi.

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6mila nuove torri 5G, l’accordo Fastweb + Vodafone e Tim fa tremare INWIT

Il titolo INWIT arriva a perdere il 24%, poi sospeso per eccesso di ribasso, dopo l’annuncio da parte di Fastweb + Vodafone e Tim di un accordo non vincolante per costruire e gestire fino a seimila nuove torri di telefonia 5G in Italia. La notizia arriva come un macigno su INWIT, visto che Fastweb + Vodafone e Tim sono i suoi clienti principali. INWIT gestisce 25mila torri con un fatturato di circa 1 miliardo costruito sui contratti con questi due operatori.

Il nodo del Master Service Agreement

Il problema è noto, da mesi i due operatori stanno provando a rinegoziare i contratti con Inwit, chiedendo uno sconto sull’affitto delle torri. Ma INWIT si oppone forte di un contratto siglato nel 2020.

Lo scorso 12 febbraio Diego Galli, direttore generale di INWIT, aveva chiarito la situazione dell’MSA dopo la pubblicazione da parte di Swisscom, primo azionista di Fastweb + Vodaofne, della volontà di rinegoziare i termini dell’accordo.

Il Master Serve Agreement siglato nel 2020 e rinnovato nel 2022

I contratti di ospitalità (Master Service Agreement – MSA) sulle torri INWIT, siglati nel contesto della fusione con Vodafone Towers Italia e l’accordo con Fastweb conclusi a marzo 2020, hanno una durata a lungo termine.

  • Durata iniziale: Il contratto prevede un periodo iniziale di 8 anni, con scadenza prevista quindi intorno a marzo 2028.
  • Rinnovo: È prevista una clausola di rinnovo tacito per ulteriori periodi (solitamente altri 8 anni).
  • Contenuto: L’accordo prevede l’ospitalità delle infrastrutture di rete mobile di TIM e Vodafone (inclusa Fastweb, che usa la rete Vodafone) sulle torri INWIT. 
  • L’MSA stipulato da INWIT con Fastweb+Vodafone (all’epoca Vodafone Italia) ha preso avvio nel 2020. A seguito del cambio di controllo di INWIT avvenuto nell’agosto 2022, in base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, il contratto è stato esteso per un periodo di 16 anni (fino ad agosto 2038), arco di tempo durante il quale non è consentita risoluzione.

Fastweb + Vodafone e Tim, accordo non vincolante per 6mila torri entro il 2030

Evidentemente questa situazione non piace a Fastweb + Vodafone e Tim, che hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di 6mila nuove torri per la rete 5G per la telefonia mobile. “Il progetto – si legge in una nota – consentirà a Fastweb + Vodafone e Tim di migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione”. L’iniziativa sarà inizialmente realizzata attraverso una joint-venture partecipata pariteticamente da Fastweb + Vodafone e Tim, con l’obiettivo di valutare in una fase successiva l’ingresso di nuovi investitori. L’intesa ha fatto scivolare Inwit, azienda che si occupa di costruire torri per le comunicazioni e che è legata a Vodafone dall’impegno a realizzare migliaia di torri entro il 2030.

L’infrastruttura sarà inoltre resa disponibile anche agli altri operatori di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto. Le attività di costruzione saranno avviate secondo un piano di sviluppo articolato su più anni. Fastweb + Vodafone e Tim opereranno come il principale utente-gestore della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato e sarà inoltre valutata la possibilità di fornire ulteriori servizi. L’iniziativa contribuisce a rafforzare la sostenibilità del settore delle telecomunicazioni in Italia e consentirà di destinare maggiori risorse allo sviluppo di reti di nuova generazione. Il progetto è subordinato alle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti.

Swisscom, accordo su torri 5G non pesa su flusso cassa e guidance

“La joint venture” che vede impegnate Fastweb+Vodafone con Tim per la costruzione di nuove torri per accelerare il 5G in Italia “sarà consolidata a patrimonio netto all’interno dei conti annuali di Swisscom e non influenzerà in alcun modo né il flusso di cassa libero né la guidance”. Così in una nota il gruppo svizzero che controlla Fastweb+Vodafone. Inoltre “il finanziamento” per l’accordo strategico “proverrà da una combinazione tra capitale azionario di investitori terzi e prestiti”, aggiunge la nota.

Qual è il senso industriale di questa operazione?

Detto questo, resta da capire la ratio e il senso industriale di questa operazione.

Perché Tim decide di creare una joint venture delle torri cellulari, ricreando una tower company di proprietà, dopo che la stessa Tim nel 2015 aveva deciso di scorporare le sue torri e dare vita a INWIT?

Si ricorda che poi nel 2020 si è perfezionata la fusione per incorporazione di Vodafone Towers in INWIT.

Perché creare una INWIT 2?

Che senso ha oggi duplicare le infrastrutture, moltiplicando i costi di realizzazione e di manutenzione, quando la rete INWIT è già presente e pienamente densificata sul territorio nelle location migliori e più adatte ad ospitare le torri?

Il rischio con questa operazione è di replicare nel mercato del mobile a duplicazione infrastrutturale della fibra nel fisso. Che senso ha, in un periodo in cui gli operatori da anni si lamentano di non avere i fondi per realizzare il 5G standalone, procedere con un’operazione di questo tipo?

Qual è l’impegno finanziario per realizzare 6mila nuove torri al 2030?

I numeri di INWIT

– INWIT da sola ha immesso 10 miliardi di euro nell’industria per l’acquisizione delle sue torri da Tim e Vodafone.

– la condivisione delle infrastrutture di telecomunicazione mobili ha evitato agli operatori italiani 15,8 miliardi di euro in costi (fonte: Studio TEHA Group/Ambrosetti lug. 2025 “Il valore di INWIT per il Paese”).

C’è da dire, infine, che Fastweb + Vodafone e Tim avevano già siglato un accordo di RAN sharing per il 5G nei comuni con meno di 35mila abitanti.

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Un nuovo uso delle torri mobili: la lotta ai droni

L’operatore Orange ha annunciato il lancio di un servizio anti-drone destinato alle imprese, basato sulla propria rete di circa 19.700 torri mobili in Francia. Lo scrive il quotidiano Le Figaro, aggiungendo che queste infrastrutture verranno progressivamente equipaggiate con sensori in grado di individuare droni sospetti e segnalarli in tempo reale ai clienti. L’obiettivo è rispondere a un aumento delle minacce, tra cui spionaggio industriale e intrusioni.

Come funziona il sistema di rilevamento tramite torri

Il sistema si basa sull’identificazione dei segnali emessi dalle balise obbligatorie (una sorta di “carta d’identità”) installate sui droni.

I sensori installati sulle torri:

  • intercettano questi segnali
  • identificano il drone
  • trasmettono informazioni utili ai clienti

Il servizio:

  • è offerto in abbonamento
  • non richiede infrastrutture aggiuntive da parte del cliente
  • funziona anche in ambienti urbani complessi

I dati vengono centralizzati in un centro di supervisione attivo 24/7.08

Limite importante: il sistema non neutralizza i droni, ma si limita alla rilevazione. La decisione di intervenire spetta al cliente, nel rispetto delle autorizzazioni legali.

Clienti e mercato potenziale delle torri sentinella

Il servizio ha già suscitato interesse da parte di:

  • grandi gruppi industriali
  • enti pubblici

Dopo il lancio in Francia, Orange punta a espandere l’offerta soprattutto nell’Europa orientale, dove è già presente con le sue attività.

La nuova divisione difesa e sicurezza

Il progetto rientra nella nuova divisione difesa e sicurezza, creata nel giugno 2025 e composta da circa 300 dipendenti.

Questa unità:

  • genera già centinaia di milioni di euro di ricavi
  • dovrebbe crescere di circa +7% annuo nei prossimi anni

L’obiettivo è passare da un modello centrato sulla connettività a uno più integrato, capace di offrire soluzioni complete di sicurezza per clienti pubblici e privati.

Le difficoltà di Orange Business

La spinta verso sicurezza e difesa è anche una risposta alla crisi della divisione Orange Business, in calo da anni a causa del declino della telefonia aziendale tradizionale.

Nel 2025:

  • ricavi: -4,8%
  • risultato operativo: -6,3%

Questa divisione rappresenta comunque una parte rilevante del gruppo (7,3 miliardi su 40 miliardi totali).

Il piano di rilancio

La CEO Christel Heydemann punta a rilanciare Orange Business attraverso:

  • sviluppo di soluzioni “di fiducia” (sicurezza, cloud, connettività protetta)
  • +500 milioni di euro di ricavi entro il 2028
  • 300 milioni di euro di risparmi (senza nuovi piani di esuberi)

Secondo l’azienda, Orange è tra i pochi operatori in grado di offrire sicurezza end-to-end, dal sito del cliente fino al cloud.

Tabella riassuntiva

Tema Contenuto principale
Nuovo servizio Rilevamento droni tramite torri mobili
Tecnologia Sensori + identificazione tramite balise
Modello Abbonamento, senza infrastrutture per il cliente
Limiti Non neutralizza i droni
Mercato Francia → espansione Europa orientale
Divisione difesa 300 dipendenti, crescita +7% annuo
Problema Calo di Orange Business
Piano +500 mln ricavi entro 2028 + risparmi 300 mln

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Tlc: troppi operatori nella Ue, investimenti a rischio (ma servono 200 miliardi)

Un mercato europeo frammentato che soffoca gli investimenti e cede terreno ai giganti globali. È il quadro tracciato da Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little all’evento sulla sovranità digitale dell’Ue all’Europarlamento che si è tenuto ieri. Secondo lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms”, presentato da Cafforio, 34 gruppi di operatori mobili e circa 500 operatori virtuali, a fronte di investimenti elevati (15-20% dei ricavi) in fibra, 5G e servizi digitali avanzati.

Frammentazione tallone d’Achille delle Tlc Ue

“Tutto questo oggi riduce lo spazio di importanti investimenti che dovrebbero essere focalizzati sull’evoluzione digitale dei servizi”, ha detto. Gli operatori– sono quelli che storicamente hanno sempre mantenuto un profilo di investimento più alto rispetto agli altri player dell’ecosistema digitale” ha aggiunto, specificando che “oggi gli investimenti richiesti per colmare alcuni ritardi digitali, anche rispetto agli altri continenti, sono molto importanti”.

“Parliamo – ha detto – di 200 miliardi che gli operatori stanno pensando devono focalizzare sullo sviluppo di reti 5G, sui data center, il cloud, l’AI generativa, e le gigafactory”.

Tra il 2014 e il 2023, emerge nel report, i ricavi delle Telco europee sono cresciuti dell’1% annuo contro il 20% delle grandi piattaforme digitali globali, mentre la capitalizzazione di mercato delle Telco è calata mediamente dell’1,8% annuo. Contemporaneamente, il 60% del traffico Internet globale è controllato da appena sette piattaforme digitali. La complessità normativa, si sottolinea, resta un ostacolo alla trasparenza, allo sviluppo di servizi transfrontalieri e alla competitività del mercato unico digitale.

Labriola (Tim), ‘dall’Ue passo avanti sulle Tlc cuore della sicurezza, si agisca rapidamente’

“Il settore delle telecomunicazioni ha difficoltà a produrre reddito e reinvestire per il benessere collettivo. Per tanti anni se n’è discusso, ma non si è fatto nulla e ora sembra che questa visione cominci ad essere una visione condivisa. Il fatto che oggi ne stiamo parlando, è un altro passo avanti, assieme al Digital Networks Act e a tutta la normativa che è in fase di evoluzione”. Così Pietro Labriola, Ceo di Tim a margine dell’evento a Bruxelles sulla sovranità digitale europea. “Sul tema sicurezza ci si rende conto che le telecomunicazioni sono il cuore del digitale per il futuro dell’Europa: non c’è settore, non c’è industria che possa fare a meno del digitale, ma il digitale deve essere costruito, c’è bisogno di investimenti e gli investimenti arrivano solo da un settore che è in grado di produrre redditività”, ha aggiunto. “In Europa siamo in tanti, in troppi, rispetto a quello che succede in altri Paesi: tre operatori in Brasile, tre negli Stati Uniti, oltre 100 in Europa. C’è qualcosa che non funziona e su questo bisogna lavorarci”, ha detto Labriola, sottolineando la necessità di “decidere rapidamente cosa va fatto per migliorare il sistema in Europa” a fronte degli “squilibri” che si sono prodotti in questi anni. Labriola ha descritto quindi come “drammatica” la situazione in Italia perché “è il Paese con il prezzo di servizi di telecomunicazioni più bassi in Europa”. “Questo – ha spiegato – vuol dire che le aziende italiane di telecomunicazioni producono meno redditività e non sono in grado di investire il dovuto”.

Tlc: Levi (Iliad Italia), ‘Bisogna armonizzare le regole dello spettro radio’

 “Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione importante per semplificare le regole e rilanciare gli investimenti nelle telecomunicazioni. Una maggiore armonizzazione è un passo nella giusta direzione, ma resta fondamentale garantire un vero level playing field e una competizione equa: sono questi i fattori che favoriscono investimenti, innovazione, crescita e benefici concreti per consumatori, imprese e l’intero Sistema Paese”. A dirlo è l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi.

“Condividiamo la necessità di rafforzare la resilienza delle nostre reti e dei servizi offerti ai consumatori. In questo contesto, è urgente garantire maggiore predicibilità, armonizzazione e modernizzazione del quadro regolatorio, in particolare per quanto riguarda lo spettro”, sottolinea. “Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova. È fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo”, conclude Levi.

Renna (Fastweb + Vodafone) ‘Bene Cybersecurity Act, ma i costi non siano insostenibili’

“Il Digital Networks Act (Dna) è uno snodo fondamentale per le telecomunicazioni. Sono convinto che è importante per la semplificazione, ma bisogna anche avere buone regole che permettano di competere sempre di più sulle infrastrutture. Ecco che, soprattutto per l’Italia, è fondamentale che il Dna vada nella direzione di promuovere una competizione infrastrutturale” per “permettere di sviluppare servizi di qualità e innovativi”. Così Walter Renna, Ceo di Fastweb + Vodafone. “D’altra parte – ha aggiunto – c’è il Cybersecurity Act 2 che guarda alla sicurezza delle reti. Questo è fondamentale perché le reti di telecomunicazione sono alla base di qualsiasi economia, quindi ne condividiamo appieno l’obiettivo. Vogliamo e siamo convinti di dover fare di più, soprattutto in questo contesto geopolitico”. Renna ha quindi sottolineato la necessità di un approccio basato sul rischio: “dobbiamo trovare un modello che sia sostenibile per gli operatori, perché oggi investire miliardi per sostituire apparati di rete quando il ciclo di vita di questi apparati non è ancora completato, significa per noi andare incontro a delle perdite non sostenibili in un mercato iper competitivo”. “Dobbiamo lavorare insieme su quelli che sono gli elementi più critici e poi avere un piano di lungo termine che ci permetta di essere il più resiliente possibile”, ha concluso.

Zingaretti (Pd), ‘sul digitale Ue passi dal regolare al dominare’

Un tema, le difficoltà della industry europea delle Tlc, che chiama in causa la politica. “Noi europei produciamo una mole di dati impressionante che genera un’immensa ricchezza” ma “non godiamo dei benefici” perché questa ricchezza a sua volta “è trasferita in automatico in altri angoli del pianeta. Finalmente l’Europa si muove e abbiamo chiamato a Bruxelles tutti gli stakeholder del mondo delle telecomunicazioni per iniziare una strategia italiana e voltare pagina”. Lo ha detto Nicola Zingaretti, capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo a margine dell’evento. “Servono investimenti, servono politiche comuni, serve costruire attori europei che possano competere nel mondo. E occorre anche capire come questa ricchezza, che se ne va in altre parti del mondo, invece in qualche modo rimanga un po’ a noi europei” ha aggiunto, sottolineando l’importanza del Digital Network Act e della politica sull’intelligenza artificiale. “Serve l’autonomia strategica europea, altrimenti saremo solo dominati da altri. L’Europa non può solo regolare e non governare, dominare questo strumento potente dell’IA e delle politiche digitali” ha aggiunto.

Fitto, ‘piano su 28esimo regime strategico per criticità negli investimenti’

Con la proposta sul 28esimo regime, che verrà proposta mercoledì dalla Commissione europea, “l’obiettivo fondamentale era capire come affrontare e superare le diversità” tra gli Stati membri “che rallentano molto gli investimenti, che creano complessità agli investitori e che riducono anche il livello di competitività a livello europeo. Questo è un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante” per “costruire delle dinamiche positive” e “affrontare la complessità del sistema europeo nella sua divisione su 27 differenti modelli”. Lo ha dichiarato il commissario europeo Raffaele Fitto nel corso dell’evento.

“È evidente che la trasformazione digitale rappresenta una priorità assoluta strategica per l’Europa e soprattutto diventa fondamentale in un momento come quello che stiamo vivendo dove si lavora per rafforzare la competitività a livello europeo”. Sotto il profilo strategico, tuttavia, “esistono alcune criticità a partire dalle dipendenze esterne, dalla diffusione della fibra, che deve essere implementata”, ha aggiunto Fitto. “Anche altri fattori, che apparirebbero non collegabili, sono centrali” come “il tema della domanda energetica, fondamentale – ha sottolineato – nella costruzione di un sistema produttivo che possa realmente mettere in campo un’azione in grado di sostenere le nuove sfide sia dal punto di vista delle infrastrutture digitali sia dell’intelligenza artificiale”.

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5G privato agli inizi, ma il modello di business ancora non va

Nel 2019, un’indagine di dimensionamento del mercato dell’Università di Harvard, commissionata da Nokia, ha calcolato che esistevano 14,58 milioni di potenziali sedi per l’LTE privato e, in seguito, per il 5G privato. La realtà, a dicembre 2025, è che ci sono meno di 2mila referenze di clienti di reti mobili private in tutto il mondo, secondo la Global Mobile Suppliers Association (GSA).

È necessario fare attenzione a questi numeri: il 5G privato (P5G) è diversificato e le numerose variabili evidenziano diverse valutazioni delle dimensioni del mercato, del valore e così via. Nel settore manifatturiero, ad esempio, il P5G è in genere un’implementazione altamente localizzata che si concentra sulla connettività ultra-affidabile all’interno di una singola struttura.

I droni autonomi che effettuano consegne devono essere costantemente connessi in un’area metropolitana. In entrambi i casi, e in tutti gli altri, la sicurezza è fondamentale.

Molte nicchie

Fino a poco tempo fa, molti analisti consideravano il P5G privato un mercato di nicchia, sebbene la situazione stia cambiando. “Penso che forse un modo migliore per descriverlo sia dire che si tratta di nicchie multiple”, dice Joe Madden, fondatore e analista capo di Mobile Experts, una società di ricerca e consulenza con sede negli Stati Uniti. “Quando parliamo del mercato privato del 5G, dobbiamo parlare di ogni mercato verticale separatamente”.

Mobile Experts monitora 13 diversi mercati verticali e Madden li considera tutti unici. Il P5G potrebbe rimanere una nicchia in alcuni di questi mercati verticali, mentre l’adozione sta accelerando in altri.

Il business case delle telecomunicazioni

Anche l’ecosistema degli operatori del P5G si sta evolvendo. Inizialmente, le compagnie di telecomunicazioni si aspettavano di guidare il mercato del P5G e credevano che sarebbe stata un’importante fonte di nuove entrate, ma presto è diventato chiaro che mancavano delle competenze necessarie.

I fornitori di apparecchiature di rete come Ericsson e Nokia hanno colto l’occasione per fornire soluzioni complete, ma il mercato si è rivelato impegnativo anche per loro. Nokia gestisce circa la metà delle reti private mondiali, ma a novembre 2025 ha rivelato che la sua attività di reti private aveva perso 100 milioni di euro (115 milioni di dollari) su un fatturato di 900 milioni di euro (1,04 miliardi di dollari) dell’anno precedente.

I numeri non tornano

Sebastian Barros, amministratore delegato di Circles e commentatore del settore, riassume il problema: “per infrastrutture che proteggono decine di milioni di valore industriale, la connettività delle telecomunicazioni non cattura quasi nulla. Le reti private funzionano chiaramente. I modelli di business delle telecomunicazioni no”.

Questo rapporto, “Risolvere il puzzle dei profitti del P5G”, esamina il mercato dei servizi P5G e i suoi progressi con approfondimenti di operatori tra cui China Mobile International, Proximus Global, Telefónica Tech, Verizon Business e Vodafone Business, oltre a Deutsche Bahn. Risalire la catena del valore come fornitore di piattaforme con responsabilità è la chiave: fornire semplicemente l’infrastruttura non è un modello di business sostenibile.

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Fibercop operatore wholesale only, ok dell’Agcom. Ma quali osservazioni Ue recepite?

Il Consiglio dell’Agcom, nella seduta dell’11 marzo 2026, ha approvato – con il voto favorevole del Presidente e dei Commissari Aria, Capitanio e Giacomelli e con il voto contrario della Commissaria Giomi – la delibera che conclude l’istruttoria relativa all’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa ai sensi dell’art. 89 del Codice delle comunicazioni elettroniche, che tiene conto della separazione strutturale della rete fissa di accesso di TIM, divenuta operativa il 1° luglio 2024. Lo scrive l’autorità in una nota, in cui aggiunge di aver recepito i pareri favorevoli dell’Antitrust e le osservazioni della Commissione Ue.

Quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite dall’Agcom?

A questo proposito resta da capire quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite, che saranno più chiare dopo la pubblicazione della delibera. Le osservazioni della Commissione Ue, risalenti a gennaio, non avevano risparmiato critiche all’Autorità, definendo la prima designazione di Fibercop dello scorso mese di giugno prematura e basata su informazioni incomplete.   

Massimo Sarmi, Presidente e Amministratore Delegato di FiberCop ha dichiarato: “La decisione dell’Agcom di confermare in via definitiva lo status di operatore wholesale-only di FiberCop favorisce un contesto competitivo aperto e trasparente, stimola gli investimenti degli operatori e accelera la diffusione della banda ultralarga. Un’infrastruttura moderna, neutrale e capillare come la nostra, abilita gli sviluppi tecnologici più avanzati, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla realtà aumentata al cloud e all’edge computing sostenendo la transizione digitale del nostro Paese.”

Fibercop operatore wholesale only

“Il testo approvato – che recepisce i pareri favorevoli dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le osservazioni della Commissione europea – aggiorna la regolamentazione dei mercati (i) dei servizi di accesso locale all’ingrosso e (ii) dei servizi di capacità dedicata all’ingrosso (rispettivamente mercati 1 e 2 della raccomandazione n. 2020/2245/UE), alla luce dell’evoluzione registrata nelle condizioni di concorrenza – soprattutto in termini di copertura delle reti in fibra e delle quote di mercato degli operatori – nonché della qualifica dell’operatore FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice”, aggiunge la nota.

In aumento aree del paese concorrenziali e quindi deregolamentate

“L’analisi ha rilevato, rispetto alla regolamentazione precedente, una maggiore estensione delle aree del paese pienamente concorrenziali e, dunque, deregolamentate.

Negli altri mercati, l’analisi ha riscontrato l’assenza di concorrenza effettiva ed ha confermato FiberCop quale operatore SMP, modulando i relativi obblighi regolamentari in funzione delle diverse condizioni infrastrutturali e concorrenziali (maggiore concorrenza infrastrutturale sulle reti ad alta capacità) rilevate nelle aree del paese.

Fibercop non ha partecipazioni in società retail

La principale novità introdotta dall’analisi di mercato è l’attribuzione all’operatore individuato in posizione di significativo potere di mercato – FiberCop – della qualifica di operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice. L’istruttoria svolta ha infatti rilevato che, a seguito dell’operazione di separazione della rete fissa di accesso di TIM, FiberCop e la sua controllante KKR non hanno partecipazioni in società attive nei mercati al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica in Italia né operano direttamente in tali mercati e che FiberCop non risulta essere tenuta a trattare con un’unica impresa operante in un mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica forniti a utenti finali in virtù di un contratto di esclusiva o un accordo che rappresenta di fatto un contratto di esclusiva. 

L’Autorità ha dunque imposto a FiberCop la regolamentazione prevista dall’articolo 91 del Codice – nello specifico, obblighi di accesso, non discriminazione e l’obbligo di applicare prezzi equi e ragionevoli – alleggerendo gli obblighi regolamentari previgenti.

Controllo dei prezzi obbligatorio

Con specifico riferimento all’obbligo di controllo dei prezzi, il provvedimento stabilisce l’iter procedurale che FiberCop deve seguire per la pubblicazione e comunicazione delle proprie offerte (listini) dei servizi di accesso alla rete in rame e in fibra ottica ai fini della relativa approvazione da parte dell’Autorità, diretta a garantire il pieno rispetto dell’obbligo di non discriminazione e dei principi di equità e ragionevolezza dei prezzi applicati.

In sede di prima applicazione i nuovi listini valutati ai sensi dei criteri di equità e ragionevolezza entreranno in vigore decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento.

L’Autorità si riserva di rivedere in qualsiasi momento gli obblighi imposti in capo a FiberCop, se verranno meno le condizioni previste dall’art. 91 del Codice per la qualifica di operatore wholesale only, o se, in ogni caso, riscontrerà l’insorgere di problemi di concorrenza a scapito degli utenti finali che richiedono un rafforzamento della regolamentazione ex ante.

Switch off del rame, controlli trimestrali

Infine, nell’ambito del tema dello spegnimento della rete in rame, l’Autorità ha stabilito l’avvio di un’attività di monitoraggio con cadenza trimestrale sull’avanzamento del processo di dismissione delle centrali in rame di FiberCop”.

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