Nvidia top al mondo, le ragioni di un successo

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

E quindi sì, Nvidia dopo essersi lasciata alle spalle Apple un paio di settimane fa ha superato anche Microsoft, e ora è l’azienda con la più alta capitalizzazione di mercato al mondo, per un valore che ha superato i 3,34 trilioni di dollari. Tanti, tanti soldi. E ora – tra le grida di giubilo di chi ha investito quando le azioni avevano un valore ben più basso di quello odierno – tutti sono alla ricerca della formula segreta che ha permesso una società che fino a qualche anno fa era conosciuta soprattutto da gamer e appassionati di PC di diventare il colosso attuale. Andiamo con ordine.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale (ancora)

Inutile ricordare come dietro ci sia soprattutto l’AI generativa. Nvidia ha consolidato la sua posizione di leader nel settore grazie alle sue unità di elaborazione grafica (GPU), sono diventate fondamentali per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di AI. Le GPU di Nvidia, come la serie A100, sono essenziali per gestire e accelerare i carichi di lavoro computazionali richiesti dall’AI generativa. In particolare, la crescente importanza delle GPU nel settore AI deriva dalla necessità di elaborare grandi quantità di dati rapidamente ed efficacemente. Nvidia ha saputo rispondere a questa esigenza con prodotti che offrono prestazioni elevate, consolidando la sua posizione come fornitore preferito per molte aziende tecnologiche. Ad esempio, i chip di Nvidia sono utilizzati per alimentare ChatGPT di OpenAI.

Per questo i risultati finanziari parlano chiaro: nel quarto trimestre fiscale, terminato il 28 aprile 2024, Nvidia ha riportato ricavi di 26 miliardi di dollari, un aumento del 262% rispetto all’anno precedente. Come sempre, il continuo superamento delle aspettative degli analisti ha rafforzato la fiducia degli investitori, contribuendo all’aumento del valore delle azioni dell’azienda.

La posizione di Nvidia nel settore AI è ulteriormente consolidata dal suo coinvolgimento in progetti di supercomputing: i chip di Nvidia alimentano alcuni dei supercomputer più potenti al mondo, utilizzati per addestrare modelli AI complessi e gestire enormi volumi di dati. Ciò non solo mette Nvidia in una posizione di vantaggio tecnologico, ma le consente anche di beneficiare della crescente domanda di capacità computazionale avanzata da parte di aziende leader come Meta e altre nel settore tecnologico.

Innovazione e strategie di prodotto, tra gaming e criptovalute

Innovazione costante e strategia di prodotto mirata sono altri elementi chiave del successo di Nvidia, e anche chi non è convinto dei motivi di questa crescita non può non ammettere che la capacità dell’azienda di anticipare le esigenze del mercato e di sviluppare prodotti all’avanguardia abbia giocato un ruolo cruciale nella sua ascesa. Uno degli esempi più recenti di questa strategia è l’introduzione del chip Blackwell, successore della serie Hopper.

Annunciato nel marzo 2024, Blackwell promette di offrire ulteriori miglioramenti nelle capacità computazionali, rispondendo così alla crescente domanda di prestazioni avanzate nel campo dell’AI. Tutto questo rientra nella strategia di innovazione annuale che Nvidia ha deciso di adottare per mantenere il proprio vantaggio competitivo in un mercato in rapida evoluzione, un po’ come Apple e Samsung per i telefoni (ma, nel loro caso, la spinta innovativa si è inevitabilmente affievolita negli ultimi anni).

Oltre a Blackwell, Nvidia ha già annunciato piani per lanciare Blackwell Ultra nel 2025 e la piattaforma Rubin nel 2026. Questa cadenza regolare di nuove release assicura che Nvidia possa continuare a soddisfare le esigenze sempre più sofisticate dei suoi clienti, mantenendo al contempo la propria posizione di leadership tecnologica.

Un’altra componente essenziale della strategia di prodotto di Nvidia è la sua capacità di diversificare le applicazioni delle sue tecnologie. Oltre ai chip AI, Nvidia produce GPU per il gaming, settore in cui l’azienda, come si è visto, ha una lunga storia di leadership. Le GPU GeForce RTX 4070, ad esempio, sono progettate per fornire prestazioni grafiche eccezionali per i videogiochi ad alta risoluzione. Nvidia ha anche fatto passi avanti significativi nel settore del metaverso e della realtà estesa (XR). La piattaforma Omniverse di Nvidia offre strumenti avanzati di modellazione 3D per la creazione di contenuti XR, che stanno diventando sempre più cruciali con l’evoluzione del metaverso (a questo proposito, va ricordato che le migliori offerte di fibra ottica per gaming e metaverso si possono trovare sul comparatore di SOSTariffe.it).

La capacità di rispondere rapidamente alle tendenze emergenti del mercato è stata dimostrata anche nel settore delle criptovalute. Durante il boom, Nvidia ha registrato un aumento significativo della domanda per le sue GPU utilizzate nel mining, segmento di mercato che ha contribuito in modo sostanziale ai ricavi dell’azienda, dimostrando la flessibilità e l’adattabilità della sua strategia di prodotto. Infine, Nvidia ha anche ampliato la sua presenza nel settore automobilistico, fornendo chip per veicoli autonomi e sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS). Con l’avanzare della tecnologia dei veicoli autonomi, la domanda di soluzioni di calcolo avanzato e sensori intelligenti è destinata a crescere.

I rischi del futuro: concorrenza e regolamentazioni

A questo punto, la grande domanda è: riuscirà Nvidia a mantenere questa trazione per il futuro o si tratta soltanto di un boom momentaneo, e a un’ascesa così repentina seguirà una discesa altrettanto rapida? Il trend sembra molto solido ma non si possono tralasciare le difficoltà che l’azienda si troverà ad affrontare in un futuro piuttosto prossimo.

Da una parte, ovviamente, la concorrenza, che mira a erodere sempre di più il vantaggio competitivo di Nvidia: aziende come AMD e Intel stanno investendo pesantemente nella ricerca e sviluppo di chip AI (AMD ha lanciato la famiglia di acceleratori GPU Instinct MI200, mentre Intel ha introdotto una serie di processori Xeon di quinta generazione per data center). Poi c’è da registrare che le grandi aziende tecnologiche stanno cercando di sviluppare le proprie soluzioni AI per ridurre la dipendenza da fornitori esterni. Microsoft, Google (tramite la sua controllata Alphabet) e Amazon stanno tutti lavorando su processori AI proprietari, con l’obiettivo di integrare queste tecnologie nei loro servizi cloud.

Da non sottovalutare poi la questione delle regolamentazioni. Le restrizioni commerciali imposte dagli Stati Uniti sui semiconduttori avanzati destinati alla Cina hanno avuto un impatto significativo sulle operazioni di Nvidia, poiché Pechino rappresentava una fetta importante delle vendite dei suoi data center. Poi c’è la crescente regolamentazione del settore AI a livello globale, visto che i governi e gli organismi di regolamentazione stanno iniziando a implementare normative più severe per garantire l’uso etico e sicuro delle tecnologie AI.

In ultimo, la dipendenza di Nvidia da un numero limitato di clienti di grandi dimensioni nel settore AI potrebbe rappresentare un rischio, perché se queste aziende decidessero di sviluppare soluzioni interne o di passare a fornitori alternativi, Nvidia potrebbe andare incontro una riduzione significativa delle sue entrate. Insomma, la vista dall’alto è bella, ma per Nvidia la parte più difficile forse inizia ora.

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La Global Telco AI Alliance svilupperà modelli linguistici di grandi dimensioni ‘multilingue’ per le tlc

Modelli linguistici di grandi dimensioni multilingue per le telecomunicazioni

Nell’era delle applicazioni crescenti dell’intelligenza artificiale (AI) e in attesa dell’arrivo dell’intelligenza artificiale generale (AGI), quella che dovrebbe essere in grado di ragionare come noi umani, il settore delle telecomunicazioni propone nuove strade per sviluppare applicazioni sempre più funzionali ad aumentare i livelli di competitività delle imprese di settore sui mercati globali.

La Global Telco AI Alliance (GTAA), di cui fanno parte Ingtel, e&, Deutsche Telekom, SK Telecom e SoftBank Corp., ha annunciato la nascita di una joint venture, con dentro tutti i membri dell’Alleanza, che avrà il compito di sviluppare e lanciare innovativi modelli linguistici di grandi dimensioni multilingue (LLM) specificatamente adattati al comparto delle telecomunicazioni.

Gli obiettivi

L’obiettivo generale è arrivare ad una soluzione tecnologica che possa aiutare le società di telecomunicazioni a migliorare le interazioni con i clienti, tramite un’efficace assistenza digitale e altre applicazioni di intelligenza artificiale.

L’Alleanza stima che con questo nuovo modello linguistico di grandi dimensioni multilingue sarebbe possibile raggiungere una base di oltre 1,3 miliardi clienti in 50 paesi.

I vantaggi secondo la GTAA

Gli LLM per le telecomunicazioni potrebbero trovare applicazione immediatamente a livello di infrastrutture e contact center, migliorando l’esperienza cliente e le performance operative in tempo reale, gestendo in automatico le attività post chiamata, con significativi risultati nell’ottimizzazione dei flussi di lavoro.

Poco meno di un anno fa, la coreana SK Telecom membro della GTAA ha annunciato l’investimento di 100 milion di dollari in Anthropic, la startup AI fondata dall’ex leader di OpenAI, proprio per lo sviluppo congiunto di un modello linguistico multilingue dedicato alle aziende di telecomunicazioni globali.

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Ddl Spazio, il doppio “assist” a Musk

Registriamo un doppio “assist” a Elon Musk nella bozza del disegno di legge in materia di Space Economy, di competenza della presidenza del CdM e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che è sul tavolo del Consiglio dei Ministri convocato alle ore 17:00.

Partiamo dal primo, perché proprio non era nell’aria.

L’articolo 25 introduce la “Riserva di capacità trasmissiva nazionale”, che potrà essere garantita dalle aziende di Elon Musk. A cosa si riferisce?

ll Ministero delle Imprese e del made in Italy provvede alla costituzione di una “Riserva di Capacità Trasmissiva Nazionale” attraverso comunicazioni satellitari, utilizzando, al fine di garantire la massima diversificazione, sia satelliti che costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti all’Unione europea o alla NATO.

Nel dettaglio, si legge nella bozza, la riserva di capacità trasmissiva via satellite nazionale è finalizzata a garantire, in situazioni critiche o di indisponibilità delle principali dorsali di interconnessione delle reti terrestri, un instradamento alternativo e con velocità di trasmissione adeguata alle comunicazioni tra nodi di rete strategici per applicazioni di natura governativa o di interesse nazionale, ivi incluse le funzionalità e le comunicazioni del cloud nazionale.

Per realizzare ⁠la riserva di capacità trasmissiva via satellite nazionale, il Ministero delle Imprese e del made in Italy, sentito il COMINT, promuove: 

  • studi di fattibilità per una capacità di storage su satellite, finalizzata alla protezione di informazioni di particolare valore strategico nazionale, quali chiavi crittografiche per situazioni critiche (geo disaster recovery); 
  • attività per la definizione dei requisiti tecnici, funzionali e di sicurezza per la fornitura dei servizi della “Riserva di Capacità Trasmissiva Nazionale” via satellite, per la definizione dei criteri per la selezione dei soggetti che realizzeranno le relative infrastrutture terrene e spaziali e per la definizione del valore complessivo di una eventuale gara per la aggiudicazione dei servizi.

Il secondo assist era invece nell’aria.

Il Satellite anche come anti-digital divide

Dal testo emerge, infatti, la volontà politica della premier Giorgia Meloni e del ministro Aldolfo Urso di utilizzare anche il satellite come tecnologia anti digital divide, in alternativa a fibra ottica, FWA e rete mobile.

Infatti, si legge nel testo “l’accesso ai dati, ai servizi e alle risorse delle infrastrutture spaziali nazionale è garantito in modo equo e non discriminatorio, anche al fine di contribuire a uno sviluppo sostenibile e sfruttare il potenziale dello Spazio nella gestione delle risorse ambientali e degli effetti locali del cambiamento climatico, nella facilitazione delle telecomunicazioni e della gestione logistica”.

In merito alle telecomunicazioni, nella bozza sono previste “iniziative per l’uso efficiente dello spettro proprio per le comunicazioni via satellite”.

Nel dettaglio, si punta alla: 

•⁠  ⁠riduzione delle interferenze tra reti satellitari diverse operanti sul territorio nazionale per consentirne uno sviluppo armonizzato al crescere del traffico satellitare e dei nuovi servizi avanzati offerti. 

•⁠  ⁠E a effettuare studi e ricerche volti alla armonizzazione dei criteri di localizzazione dei gateways terreni, volti ad individuare aree con caratteristiche orografiche e di uso del suolo adatte ad ospitare siti multipli in grado di garantire la simultanea operatività di stazioni terrene afferenti anche a costellazioni diverse, minimizzando l’interferenza aggregata verso stazioni terrestri e le aree di esclusione complessiva per i sistemi terrestri.

È interessante anche notare come si proponga di adottare misure tecniche “in attesa” delle normative internazionali. Sarà la Fondazione Ugo Bordoni (FUB) a predisporre queste misure tecniche?

Dunque, il disegno di legge vorrà aprire la strada alla copertura satellitare delle aree rurali e meno coperte del Paese. In pole position c’è Starlink di Elon Musk, che vuole connettere gli italiani direttamente alla sua rete Starlink, attraverso una nuova generazione di satelliti. Il tutto senza passare dalle antenne degli operatori.

Elon Musk, infatti, vuole rivoluzionare il settore collegando gli smartphone direttamente alla sua rete Starlink. Mercoledì 3 gennaio 2024, un razzo Falcon di SpaceX ha consegnato un nuovo lotto di satelliti ad alto rendimento. E di recente Starlink ha concluso l’accordo con Telespazio, la joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), tra i principali operatori al mondo nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari. Il deal è con SpaceX per la commercializzazione dei servizi satellitari della flotta di Elon Musk.

L’accordo riguarda in particolare la copertura delle aree rurali, laddove si fa fatica a portare le tecnologie tradizionali – in primo luogo la fibra.

Ricordiamo che Starlink, la flotta satellitare di Elon Musk che gestisce la rete di SpaceX, ha attaccato TIM, ad aprile, sull’uso delle frequenze. Un attacco in piena regola, tramite l’agenzia Bloomberg, per rendere noto di aver depositato all’Agcom una segnalazione, sostenendo che “il lancio di Internet ad alta velocità in Italia è ostacolato dal più grande operatore telefonico del Paese (Tim, ndr), con possibili ripercussioni sui suoi servizi in tutta l’Europa meridionale e nel Nord Africa”.

“In una denuncia presentata all’Autorità garante delle comunicazioni italiana e al Ministero dell’Industria, Starlink sostiene che Tim – ha riportato Bloomberg – per mesi non ha rispettato le norme che le impongono di condividere i dati dello spettro per evitare interferenze di frequenza con le sue apparecchiature”.

Tim ha replicato di “aver già fornito i riscontri dovuti a Starlink e, a fronte delle ulteriori richieste di dati anche sensibili e rilevanti per la sicurezza delle comunicazioni, conferma la sua disponibilità a dialogare con Starlink tramite la mediazione prevista del Mimit”.

Nuova generazione di satelliti

La società spaziale fondata da Elon Musk ha anche realizzato sei satelliti di nuova generazione, i Starlink Gen 2. Questi hanno una particolarità: sono muniti di capacità “Direct to Cell”, ha precisato Space X, un servizio che permetterà di connettere direttamente gli smartphone alla rete grazie a Starlink, senza passare dalla rete di antenne terrestri.

Questi satelliti sono collocati in orbita bassa (a 550 chilometri dalla terra) e possono svolgere il ruolo di antenne terrestri ma dallo spazio. Offrono quindi “una connessione alla rete simile a quella in movimento classico”, scrive Starlink sul suo sito dedicato.

Tuttavia, questi nuovi modelli satellitari, dotati di un’antenna di circa 25 m², permetteranno di operare direttamente al cellulare.

Per il momento i satelliti Starlink Direct to cell consentono l’accesso continuo a messaggi di testo SMS

“I satelliti Starlink Direct to cell consentono l’accesso continuo a messaggi di testo SMS, chiamate e navigazione in Internet, sia che ci si trovi sulla terraferma, sui laghi o nelle acque costiere”, assicura Starlink.

Inoltre, la società di Musk spiega che il servizio diretto al cellulare, attualmente in fase di implementazione, si applica attualmente soltanto agli SMS. Le chiamate vocali e la navigazione via Internet dovrebbero essere disponibili nel 2025, così come gli oggetti connessi.

Questo nuovo servizio permetterebbe quindi di collegare tutte le zone, anche le “aree bianche”, promette Starlink. Per questo utilizzerà frequenze dello spettro compatibili con gli smartphone 4G.

Per approfondire: Per favorire la Space Economy un fondo da circa 300 milioni fino al 2026. E il satellite anti-digital divide: ecco la bozza del disegno di legge

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https://www.key4biz.it/ddl-spazio-il-doppio-assist-a-elon-musk/494818/




Per favorire la Space Economy un fondo da circa 300 milioni fino al 2026. E il satellite anti-digital divide: ecco la bozza del disegno di legge

Un Fondo per l’economia dello Spazio, con una dotazione iniziale pari a 85 milioni di euro per l’anno 2024, 160 milioni per l’anno 2025 e 50 milioni per l’anno 2026. 

In totale sono previsti 295 milioni di euro da qui ai prossimi due anni per favorire la Space Economy nell’ultima bozza, visionata da Key4biz, del disegno di legge in materia dell’economia dello Spazio. 

Il testo, di competenza della presidenza del CdM e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri convocato alle ore 17:00.

Ecco le principali novità contenute nel testo che punta a regolamentare l’accesso allo Spazio da parte degli operatori. E, allo stesso tempo, a promuovere gli investimenti nella nuova economia dello Spazio “al fine di accrescere la competitività nazionale, la ricerca scientifica e lo sviluppo di competenze nel settore spaziale”. 

Satellite anche come anti-digital divide

Balza subito all’occhio l’obiettivo di utilizzare anche il satellite come tecnologia anti digital divide.

Infatti, si legge nel testo “l’accesso ai dati, ai servizi e alle risorse delle infrastrutture spaziali nazionale è garantito in modo equo e non discriminatorio, anche al fine di contribuire a uno sviluppo sostenibile e sfruttare il potenziale dello Spazio nella gestione delle risorse ambientali e degli effetti locali del cambiamento climatico, nella facilitazione delle telecomunicazioni e della gestione logistica”.

In merito alle telecomunicazioni, nella bozza sono previste “iniziative per l’uso efficiente dello spettro proprio per le comunicazioni via satellite”.

Nel dettaglio, si punta alla: 

  • riduzione delle interferenze tra reti satellitari diverse operanti sul territorio nazionale per consentirne uno sviluppo armonizzato al crescere del traffico satellitare e dei nuovi servizi avanzati offerti. 
  • E a effettuare studi e ricerche volti alla armonizzazione dei criteri di localizzazione dei gateways terreni, volti ad individuare aree con caratteristiche orografiche e di uso del suolo adatte ad ospitare siti multipli in grado di garantire la simultanea operatività di stazioni terrene afferenti anche a costellazioni diverse, minimizzando l’interferenza aggregata verso stazioni terrestri e le aree di esclusione complessiva per i sistemi terrestri.

Il disegno di legge vorrà aprire la strada alla copertura satellitare delle aree rurali e meno coperte del Paese. In pole position c’è Starlink di Elon Musk, che vuole connettere gli smartphone direttamente alla sua rete Starlink, attraverso una nuova generazione di satelliti. Il tutto senza passare dalle antenne degli operatori.

Elon Musk, infatti, vuole rivoluzionare il settore collegando gli smartphone direttamente alla sua rete Starlink. Mercoledì 3 gennaio 2024, un razzo Falcon di SpaceX ha consegnato un nuovo lotto di satelliti ad alto rendimento. E di recente Starlink ha concluso l’accordo con Telespazio, la joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), tra i principali operatori al mondo nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari. Il deal è con SpaceX per la commercializzazione dei servizi satellitari della flotta di Elon Musk.

L’accordo riguarda in particolare la copertura delle aree rurali, laddove si fa fatica a portare le tecnologie tradizionali – in primo luogo la fibra.

Per approfondire: Ddl Spazio, il doppio “assist” a Musk

Le altre novità: verrà creata un’Autorità ad hoc che sarà affiancata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI)?

Le disposizioni del Ddl si applicano alle attività spaziali condotte da operatori di qualsiasi nazionalità, nel territorio italiano, nonché alle attività spaziali condotte da operatori nazionali al di fuori del territorio italiano.

Il testo introduce l’obbligo di autorizzazione all’esercizio di attività spaziali e i requisiti oggettivi delle attività spaziali. Nella bozza si fa riferimento all’”Autorità responsabile” che autorizza l’operatore spaziale all’esercizio delle attività spaziali. Verrà creata un’Autorità ad hoc che sarà affiancata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI)?

Cybersecurity e sostenibilità ambientale tra i requisiti per le attività spaziali

Ritornando ai requisiti oggettivi delle attività spaziali, sono:

1) resilienza dell’infrastruttura satellitare rispetto ai rischi informatici, fisici e di interferenza, con conseguente capacità di identificare e gestire gli oggetti spaziali, rilevare gli incidenti, garantire il controllo dei diritti di accesso, assicurare la protezione degli assetti, in particolare attraverso misure di crittografia, back-up e patch, test e gestione degli incidenti; 

2) sostenibilità ambientale delle attività spaziali attraverso la verifica dell’impronta ambientale di tutte le attività svolte durante l’intero ciclo di vita, dalle fasi di progettazione, sviluppo e produzione, alle fasi operative e di fine vita.

È previsto anche l’obbligo di garanzia assicurativa o altra garanzia finanziaria. Infatti, gli operatori autorizzati, si legge nel testo, stipulano contratti assicurativi o altra idonea garanzia finanziaria a copertura dei danni derivanti dall’attività spaziale con massimale pari a 100 milioni di euro per sinistro.  Il massimale non è comunque inferiore a 50 milioni di euro o, nel caso di operatore autorizzato che persegue esclusiva finalità di ricerca o che è qualificato come start-up innovativa, 20 milioni di euro. Inoltre, occorre prevedere anche un servizio di prevenzione dalle collisioni provvisto da un fornitore abilitato.

Sanzioni fino a mezzo milione di euro

Infine, l’operatore spaziale e il proprietario che non forniscono le informazioni o i documenti richiesti o non adottano le misure necessarie a consentire le ispezioni, ostacolando l’attività di vigilanza, vanno incontro alla sanzione amministrativa che varia da 150mila a 500mila euro.

Per approfondire: Ddl Spazio, il doppio “assist” a Musk

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Fibra e 5G, Accenture acquisisce l’italiana Fibermind

Accenture ha concordato l’acquisizione di Fibermind, società di servizi di rete specializzata nell’implementazione delle reti ad alta velocità in fibra ottica e mobile 5G, oltre che in servizi di ingegneria infrastrutturale.

L’acquisizione andrà ad accrescere le capability di Accenture rafforzando i propri servizi sulle reti ad alta velocità 5G e fibra ed estendendoli a clienti di diversi settori, come telecomunicazioni, servizi pubblici e trasporti. 

Fibermind, che ha sede a Rovigo e opera su tutto il territorio nazionale, vanta oltre 20 anni di esperienza al servizio di clienti del settore pubblico e privato e ha un solido ecosistema di partner e relazioni di lunga data con enti amministrativi nazionali e locali. Inoltre, ha instaurato rapporti consolidati con i principali operatori italiani di rete mobile e in fibra.

“L’acquisizione di Fibermind conferma il nostro impegno nell’investire in acquisizioni strategiche per l’Italia, che supportano e accelerano le trasformazioni dei nostri clienti nei principali settori industriali,” ha dichiarato Mauro Macchi, Presidente e AD di Accenture in Italia. “Grazie a questa acquisizione, espanderemo le nostre capacità di offrire servizi di ingegneria di rete end-to-end, fornendo ai nostri clienti una qualità superiore, una maggiore innovazione e una gestione dei costi più rigorosa.”

Fibermind integrerà Accenture Operations portando più di 400 figure professionali altamente qualificate, con competenze che includono progettazione di reti, gestione dei permessi, consulenza tecnica, Project Management, collaudo delle reti, documentazione delle reti e connessione domestica.

“Questa acquisizione rafforzerà notevolmente le nostre competenze nel settore dell’ingegneria delle reti di Telecomunicazioni,”, ha dichiarato Roberto Pagella, che dirige Accenture Operations in Italia. “Le sinergie con Fibermind ci permetteranno di creare un centro di eccellenza di servizi di ingegneria, che attraverso la tecnologia e i dati valorizzerà e amplierà le competenze e le conoscenze umane.”

Insieme, Accenture e Fibermind offriranno ai clienti capability di network engineering, una profonda conoscenza del settore e una serie di risorse tecnologiche potenziate grazie ad automazione, robotica, dati e Intelligenza Artificiale.

“Unendoci ad Accenture ed entrando a far parte della sua rete globale cogliamo un’opportunità di crescita. Combinare le nostre competenze e capacità con quelle di Accenture è una grande occasione per consolidare la nostra leadership in Italia ed espanderci nei mercati esteri”, ha dichiarato Andrea Targa, Direttore Generale di Fibermind “Quattro anni fa, abbiamo intrapreso un percorso con la nostra società madre, Maticmind, per eccellere nell’ICT e concentrarci sull’abilitazione della trasformazione digitale per i nostri clienti. Accenture condivide il nostro stesso impegno verso i clienti e l’innovazione e, lavorando insieme, garantiremo velocità e qualità nella fornitura dei servizi di engineering”.

Questa acquisizione va ad aggiungersi alle precedenti già realizzate da Accenture in Europa, che includono Arca, AFDTech e Umlaut, e sono finalizzate a rafforzare la portata e la capacità infrastrutturale dell’azienda nella regione europea in termini di 5G e fibra.

I termini della transazione non sono stati resi noti. Il completamento dell’acquisizione è soggetto alle consuete condizioni di chiusura, che includono le necessarie autorizzazioni antitrust.

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Satelliti in orbita terrestre bassa. 220 miliardi di dollari di investimenti globali entro il 2027, centrali le telecomunicazioni

Boom del mercato dei satelliti Vleo

Il mercato globale dei satelliti in orbita terrestre molto bassa (Vleo, acronimo inglese per Very low earth orbit)) sembra pronto per un significativo balzo in avanti, a partire da quest’anno. Secondo un nuovo Rapporto Juniper Research, il segmento crescerà in modo significativo, con investimenti che supereranno i 220 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

Stiamo parlando di un incremento pari al 1200% dai 17 miliardi di dollari attesi per la fine del 2024 e gli oltre 220 miliardi di dollari stimati entro il 2027.

I satelliti Vleo si attivano ad un’altitudine di circa 300 km, anche se l’Agenzia europea per la difesa afferma che generalmente sono collocati tra 250 e 350 km, mentre i satelliti che si muovono nell’orbita terrestre bassa o Low earth orbit (Leo) operano generalmente ad altitudini maggiori, comprese tra circa 450 km e 2.000 km di altezza (dove troviamo la costellazione Starlink di SpaceX, OneWeb Satellites di Eutelsat, Boeing, Thales Alenia Space, Space Systems Loral, Lockheed Martin, Planet Labs, Maxar Technologies, Northrop Grumman e Kepler Communicationsb).

Connettere tutto con i satelliti

Il Rapporto identifica Thales Alenia Space, LeoLabs, Redwire, Blue Canyon Technologies e Albedo come i principali sviluppatori e fornitori di tecnologie satellitari Vleo, ma allo stesso tempo “consiglia” di concentrare gli investimenti in settori chiave, come le telecomunicazioni, le soluzioni di navigazione, l’osservazione della Terra e il monitoraggio ambientale e climatico.

Questi sono i settori maggiormente remunerativi per le imprese di riferimento sul lungo periodo, “per via della crescente necessità di connettere ogni angolo del pianeta, di comprendere meglio quali rischi si nascondono dietro i cambiamenti climatici e per favorire la crescita del settore dei trasporti e della mobilità”, si legge nel commento degli analisti JR.

Sempre centrali le telecomunicazioni

Recentemente, l’industria delle telecomunicazioni ha assistito a un’ampia gamma di sviluppi di soluzioni avanzate nel campo delle comunicazioni via satellite (non solo nel settore Leo), con maggiori investimenti e nuove partnership.

Il fornitore satellitare francese Eutelsat, ad esempio, ha appena annunciato una partnership con Seraphim Space, una società che si descrive come “leader globale negli investimenti SpaceTech”.

Allo stesso modo, il colosso giapponese NTT ha presentato la sua strategia di business spaziale creando una nuova unità spaziale denominata C89, con cui gestire i propri satelliti in orbita geostazionaria (Geo), i satelliti Lep per servizi di osservazione e raccolta dati e i sistemi di stazioni di piattaforma ad alta quota (Haps).

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Intelligenza artificiale e telefonia mobile, a che punto siamo

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Chiaro, quando una cosa la fa Apple la cassa di risonanza – nel bene o nel male – amplifica non poco la notizia in sé. E quindi la presentazione di Apple Intelligence allo scorso WWDC, l’evento dedicato agli sviluppatori del mondo della mela, ha fatto il giro del mondo, anche perché non c’è argomento più cool dell’intelligenza artificiale. Inevitabile che l’accordo tra OpenAI, la creatura di Sam Altman appena uscito dalla mezza frittata con Scarlett Johansson, e l’azienda guidata da Tim Cook per portare l’AI dentro ai Mac, agli iPhone e agli iPad diventasse l’argomento del giorno. In più è sembrato che qualcuno, finalmente, si sia fatto una domanda ovvia, e abbia provato a rispondere.

Perché ChatGPT è così intelligente da capire ogni sfumatura di quello che gli diciamo mentre chiedere una canzone su Spotify ad Alexa o Siri è un’impresa degna di un poema in ottave, in cui tentiamo di correggere l’assistente artificiale mentre ci propina, uno dopo l’altro, una raccolta di canti gregoriani, playlist di cumbia colombiana e oscuri compositori avant-garde invece della canzone che gli abbiamo chiesto? Ecco che la sola idea di avere un assistente funzionante, e non utile solo a chiedere come sarà il meteo domani, ci spalanca di fronte immense praterie.

Va detto, però, che Apple non è la prima ad aver pensato a integrare l’hardware che portiamo sempre con noi con il software che ha rivoluzionato mezzo mondo. In passato era stata apripista: nel 2011 con Siri portò l’assistente vocale direttamente nel palmo della nostra mano, seguita subito dopo da Google Assistant e Alexa. Poi i progressi dell’AI hanno cominciato a essere sempre più pervasivi, anche se non ce ne siamo quasi accorti. Le fotocamere dei telefoni sono diventate intelligenti, capaci di riconoscere volti e ottimizzare automaticamente le immagini. Il riconoscimento facciale ha reso possibile sbloccare i telefoni con un semplice sguardo. Le modalità ritratto, che isolano il soggetto e sfocano lo sfondo, sono diventate un must per chi ama fare foto da professionista con il proprio telefono. E anche qui c’è di mezzo l’intelligenza artificiale, che capisce cos’è sfondo e cosa no.

Ma l’AI non si è fermata qui. Ha iniziato a imparare dalle nostre abitudini. I telefoni ora possono suggerirci app da utilizzare in determinati momenti della giornata o rispondere automaticamente ai messaggi con frasi predefinite. Il Google Pixel 8 Pro e il Samsung Galaxy S24 Ultra non solo eseguono traduzioni linguistiche in tempo reale, ma possono anche già sintetizzare documenti complessi e creare contenuti su misura. E telefoni Android che già integrano l’AI sono parecchi (come sempre, per cercare l’offerta di telefonia mobile ideale da abbinare ai dispositivi più sofisticati basta consultare SOSTariffe.it).

Il meglio del mondo Android

Nella fattispecie, il già citato Google Pixel 8 Pro rappresenta la punta di diamante della tecnologia AI mobile di Google, grazie a strumenti come Circle to Search o lo screening delle chiamate.

E poi funzionalità fotografiche come Magic Editor, Magic Eraser e Magic Audio Eraser che permettono di migliorare foto e video con pochi tocchi, Zoom Enhance che assicura immagini nitide anche con ingrandimenti estremi, e la funzione Best Take che corregge automaticamente i volti nelle foto di gruppo per garantire lo scatto perfetto.

Dal canto suo, il Galaxy S24 Ultra di Samsung offre funzionalità simili a quelle del Pixel 8 Pro, come Circle to Search e la traduzione linguistica in tempo reale, ma introduce anche innovazioni proprie. La funzione Note Assist, ad esempio, trasforma lunghi documenti in elenchi puntati facilmente leggibili, mentre il Generative Edit offre strumenti di editing fotografico avanzati. Infine, Chat Assist utilizza un chatbot AI per rispondere rapidamente alle domande degli utenti e aiutare nella gestione di testi e file.

Da segnalare anche l’OnePlus 12, un’ottima scelta per chi cerca un dispositivo potente ma con un buon rapporto qualità-prezzo, pronto a integrare Google Gemini 1.0 Ultra, il modello AI più avanzato di Google; ciò permetterà al OnePlus 12 di riassumere notizie, documenti e file audio, oltre a migliorare significativamente le capacità di editing foto e video. E la promessa per i prossimi cinque anni è di avere oltre 100 nuove funzionalità AI.

Infine c’è lo Xiaomi 14 Ultra: supporto per Google AI e una gamma completa di funzioni intelligenti, tra cui una fotocamera co-progettata con Leica per foto e video di qualità professionale, con funzione Clean Up per rimuovere oggetti indesiderati dalle foto e la creazione automatica di filmati con la funzione Ricordi. Un po’ come Apple, appunto.

La risposta di Apple

Apple Intelligence è, come si è visto, una nuova suite di funzionalità AI integrata nei sistemi operativi iOS 18, iPadOS 18 e macOS Sequoia, ed è progettata per sfruttare al massimo l’hardware avanzato di Apple, come i chip proprietari. Utilizzando modelli generativi avanzati, Apple ha creato un sistema che non solo esegue compiti complessi, ma lo fa in modo intuitivo e con una privacy rigorosamente tutelata. La funzionalità Private Cloud Computer è un esempio chiave di questo approccio, alternando l’elaborazione on-device con quella su server sicuri dotati di chip Apple, garantendo così che i dati degli utenti siano sempre protetti. E la privacy, ormai l’abbiamo capito, è una delle prime preoccupazioni quando si parla di intelligenza artificiale.

I Writing Tools di Apple Intelligence consentono di riscrivere, rivedere e sintetizzare testi in qualsiasi app. La funzione Rewrite può modificare il tono dei testi, Proofread controlla la grammatica e Summarize crea riassunti in vari formati. La gestione delle email è stata migliorata con Priority Messages e Smart Reply, che identificano le email urgenti e offrono risposte rapide.Le notifiche sono state ottimizzate con Priority Notifications e Reduce Interruptions, che mostrano solo le notifiche importanti. Le app Note e Telefono ora possono registrare, trascrivere e riassumere contenuti audio, aumentando la produttività .Image Playground permette di creare immagini personalizzate in tre stili diversi per arricchire le conversazioni, funzione è integrata in Messaggi e disponibile come app autonoma. Le Genmoji, invece, portano le emoji a un nuovo livello, permettendo agli utenti di creare emoji personalizzate basate su descrizioni o foto.

Infine, come si è visto, Siri è ora più intelligente e in grado di comprendere meglio il linguaggio naturale; potrà anche utilizzare ChatGPT per rispondere a domande complesse, con il consenso dell’utente.

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Inwit pronta a rilevare il 51% di Boldyn Networks (che ha vinto la gara Roma 5G) con il placet di Gualtieri

Inwit mette il cappello sul progetto Roma 5G, formalizzando un accordo che prevede il diritto di opzione per l’acquisto di una quota di controllo esclusivo del 51% del capitale della società Boldyn Networks Smart City Roma che si è aggiudicata, alla fine dello scorso anno, la gara da 97 milioni per la concessione del progetto Roma 5G. Soddisfatto il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, che da sempre ha difeso il progetto e il ruolo di Boldyn Networks. Un’ottima notizia in vista del Giubileo. Inwit ha rapporti migliori con gli operatori e in Italia è la prima tower company. Può sicuramente facilitare il buon esito del progetto di copertura della città.

Gualtieri: “Ingresso INWIT conferma la bontà della nostra visione strategica”

“Sono soddisfatto che il Progetto Roma 5G sia sostenuto anche da importanti gruppi privati nazionali insieme ad altri internazionali. L’opzione di INWIT per l’acquisto delle quote di Boldyn Networks è la conferma della bontà della nostra visione strategica su un progetto di interesse pubblico che attrae risorse private con cui dotare Roma di una rete 5G e Wi-Fi diffusa ed efficiente, offrendo, grazie anche al lavoro degli operatori di telecomunicazione, la migliore connettività e sicurezza possibile”. Così, in una nota, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Operazione a sorpresa

Una notizia che arriva come un fulmine e ciel sereno, in modo quanto mai provvidenziale a pochi mesi dall’inizio del Giubileo, dopo le frizioni che da mesi oppongono le telco tradizionali – (Tim, Vodafone e Iliad) compresa INWIT – all’outsider canadese Boldyn Networks, che a suo tempo si era aggiudicato la gara per il 5G nella Capitale ma che aveva sollevato le proteste degli operatori, con una sfilza di ricorsi al Tar per l’affronto subito.

Leggi anche: 5G a Roma, 100 milioni per la Capitale. Ma come si fa senza le antenne?

Negoziati sotto traccia

Ma negli ultimi mesi, evidentemente sotto traccia, i negoziati hanno portato ad un avvicinamento fra le parti, con la mediazione del Campidoglio, interessato a smussare un pesante clima di tensione con gli operatori alla vigilia del Giubileo.

Anche di qui la proposta di INWIT, prima tower company del paese, che porta in dote nell’operazione la sua capillare e consolidata presenza infrastrutturale sul territorio. Un plus non indifferente anche per il progetto Roma 5G.     

La presenza di INWIT, in qualità di neutral host consolidato dei principali operatori italiani, nel progetto Roma 5G dà tutto un altro peso e un’altra solidità infrastrutturale all’operazione.

Antenna nei pressi di San Pietro

I termini dell’accordo

L’accordo, si legge nella nota, include un ulteriore diritto di opzione (call) a favore di Inwit per l’acquisto del restante pacchetto azionario della stessa società, a determinate condizioni, e un diritto di vendita (put) a favore di Boldyn Networks Italia, soggetto a determinate condizioni. Le opzioni di ‘call’ e ‘put’ per l’ulteriore 49% di Boldyn Networks Smart City Roma potranno essere esercitate successivamente al collaudo del progetto.

In caso di esercizio dell’opzione di acquisto da parte di Inwit, il closing dell’operazione è previsto nel corso del terzo trimestre 2024 ed è subordinato al via libera delle competenti Autorità ed a condizioni risolutive e sospensive in linea con le pratiche di mercato.

Il Progetto Roma 5G rappresenta un partenariato pubblico-privato, con una concessione della durata di 25 anni per la realizzazione, gestione, conduzione e manutenzione di un’infrastruttura che doti le metropolitane e i principali luoghi pubblici di Roma Capitale di una rete 5G, wi-fi e Internet of Things, con l’obiettivo di offrire la migliore connettività e sicurezza a 3 milioni di residenti e oltre 15 milioni di turisti, che cresceranno notevolmente in occasione del prossimo Giubileo 2025.

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Leggi anche: Roma 5G a rischio per il Giubileo? Chi pagherà la smart city di Gualtieri?

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Reti private 5G, risparmi garantiti per le imprese ma resta il nodo sicurezza

Reti private 5G, un mercato che sta maturando rapidamente e che sta concretamente aiutando la trasformazione digitale. Un nuovo report di GlobalData, commissionato da Nokia, mostra come le aziende siano subito propense ad allargare le loro reti private non appena realizzano il ROI che c’è dietro in 6 mesi ma in alcuni casi anche in appena 4 settimane.

Nuove soluzioni end-to-end combinano l’AI, nuovi strumenti di analytics e piattaforme edge per rendere le reti private 5G sempre più potenti e attrattive.   

Il rapporto prevede che entro la fine di quest’anno, il valore del mercato globale del wireless privato sarà cresciuto del 49% rispetto al 2022 e che entro il 2027 il settore varrà 8 miliardi di dollari e crescerà a un tasso di crescita annuale composto ( CAGR) del 23,3%.

Detto questo, non sono tutte rose e fiori

Secondo il report, diversamente dal 5G destinato al segmento consumer, che non è riuscito a mantenere le attese, il segmento delle private networks 5G sembra avere un impatto positivo maggiore per coloro che ci hanno investito.

Il report 2024 Industrial Digitalisation Report: Private wireless, edge infrastructure and applications dà un quadro roseo e spiega perché gli early adopters hanno deciso di realizzare una rete privava e quali vantaggi hanno guadagnato.

Il report misura di fatto i miglioramenti ottenuti dalle nuove reti in ambito trasporti, energia, con un taglio prevalentemente positivo e ottimistico.

Le imprese interpellate stanno ampliando le reti wireless private e aumentando il numero di siti industriali inclusi nelle loro reti. Circa il 45% delle organizzazioni che hanno risposto ha detto che stanno sfruttando il proprio wireless privato per supportare più casi d’uso rispetto ai casi d’uso iniziali pianificati.

Tutte le imprese hanno ampliato le reti private ad altre location.

Il 78% degli interpellati ha registrato un miglioramento del ROI in 6 mesi. Altri vantaggi si sono evidenziati nella sicurezza del personale (65%), e nella riduzione delle emissioni (79%).

Il 52% delle imprese interpellate ha realizzato un sistema edge IT in sede dopo l’installazione della rete 5G privata.

Molti altri settori industriali ora implementano soluzioni 5G private

Inizialmente, l’ipotesi principale per l’implementazione di reti 5G private si basava sulla capacità della tecnologia di fornire connettività laddove le alternative non erano in grado di farlo. Ma da allora i primi ad adottare reti 5G private hanno aggiunto funzionalità edge per sostenere tecnologie complementari come l’intelligenza artificiale. Altri ancora stanno aggiungendo i droni al mix di dispositivi collegati a una rete privata. Queste reti possono anche offrire capacità di latenza ultra-bassa fino all’intervallo di pochi millisecondi.

Ma soprattutto, le reti 5G private possono fornire una connettività più ampia su vaste aree riducendo notevolmente la necessità di cavi. Inoltre, lo spettro utilizzato garantisce di norma una penetrazione del segnale migliore, più sicura e più coerente in ambienti difficili come fabbriche, siti remoti e ambienti sotterranei.

Le reti private 5G sono una fonte di risparmio per il 97% delle imprese interpellate.

Punti deboli delle reti private 5G: sicurezza e network slicing

Le reti 5G private presentano quindi molti vantaggi, ma non sono esenti da inconvenienti di cui occorre tenere conto quando se ne progettano e realizzano.

Ad esempio, nonostante l’implementazione di algoritmi di sicurezza migliorati, le reti wireless private rimangono vulnerabili agli attacchi informatici. Pertanto, mentre le app sulle reti 5G sono crittografate, lo standard 5G NR (nuova radio) non supporta la crittografia end-to-end. Si tratta di una falla che può aprire ad attacchi in determinati punti critici della rete.

Anche il network slicing, pur essendo un attributo prezioso delle reti 5G, può, nei casi in cui viene creata una rete virtuale per una funzionalità specifica, diventare un potenziale punto debole in cui gli hacker possono violare il sistema e quindi propagare malware o spyware attraverso una rete e altri collegamenti e dispostivi in rete.

Nel complesso, tuttavia, è evidente che il 5G privato sta passando dalla sua infanzia alla maturità consolidata, mentre il suo pieno potenziale resta da realizzare attraverso la maggiore implementazione di soluzioni end-to-end che combinano strumenti di intelligenza artificiale e analisi e piattaforme edge.

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Reti 5G di Amazon, Google e Microsoft: minaccia o opportunità per gli Operatori Telco?

Recentemente, Amazon ha fatto il suo ingresso nel mercato europeo del 5G. Ma perché il gigante dell’e-commerce si interessa alle reti di telecomunicazione? 
La chiave sta nell’architettura “cloud native” del 5G, che permette di gestire le funzioni di rete tramite software su hardware generico.
Una innovazione che consente agli operatori di rete di sfruttare i data center esistenti di aziende come Amazon, Microsoft e Google, riducendo i costi di implementazione e aggiornamento delle reti. 

Tuttavia, delegare la gestione delle reti alle big tech solleva preoccupazioni su controllo, sicurezza e dipendenza tecnologica. La soluzione ideale sembra essere l’adozione di cloud ibridi, che combinano cloud pubblici e privati, offrendo il meglio di entrambi i modelli.

In questo video, analizzeremo il significato di questa transizione, cercando di capire come questa evoluzione potrebbe trasformare il panorama delle telecomunicazioni.

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