Musei, teatri e innovazione digitale. L’esperienza italiana con l’AI

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Molto è cambiato, negli ultimi anni, per quanto riguarda il panorama culturale italiano, che ha vissuto una trasformazione significativa nella fruizione dei suoi contenuti pubblici, grazie all’integrazione di tecnologie avanzate. Tali innovazioni hanno permesso una crescita esponenziale sia nel numero di visitatori che nelle entrate: il 2023 da poco concluso, in particolare, ha segnato un punto di svolta per musei, monumenti e aree archeologiche, con un incremento del 16% dei visitatori e del 27% delle entrate rispetto al 2019. Anche i teatri hanno beneficiato di questa ripresa post-pandemia, con una crescita del 6% degli spettatori e del 5% delle entrate.

A dimostrarlo, l’ultimo studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della School of Management del Politecnico di Milano, presentato nell’ambito del convegno “Il digitale per una Cultura inclusiva”. Il rinnovato interesse per la cultura è stato alimentato non solo dal desiderio di tornare alla normalità dopo gli anni del Covid, ma anche dall’adozione di nuove tecnologie che hanno reso le visite più interattive e coinvolgenti.

In questo contesto, l’innovazione digitale ha svolto un ruolo cruciale. Nei musei, l’adozione di soluzioni di realtà aumentata, virtuale e mista ha permesso di offrire ai visitatori esperienze di visita più immersive e personalizzate. Il 29% dei musei italiani utilizza queste tecnologie, mentre il 14% ha implementato l’AI generativa, ormai onnipresente in ogni ambito del nostro quotidiano, per creare contenuti per newsletter e canali social. Simili strumenti non solo arricchiscono l’esperienza dei visitatori, ma aiutano anche le istituzioni a gestire in modo più efficiente le loro operazioni. Ad esempio, l’uso dell’intelligenza artificiale per la manutenzione predittiva e la sentiment analysis permette di ridurre i costi e migliorare la gestione delle collezioni, andando incontro alle esigenze e alle preferenze dei visitatori. Sistemi avanzati come la realtà aumentata ora necessitano soltanto di uno smartphone e di una connessione al web, entrambi accessibili alla grande maggioranza degli utenti (su SOSTariffe.it sono sempre disponibili i comparatori per trovare le offerte di telefonia mobile più convenienti).

Naturalmente, la differenza tra l’incremento dei visitatori e quello delle entrate, con un delta di più di 10 punti percentuali, non va sottovalutata. Secondo Eleonora Lorenzini, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura, «i numeri che hanno caratterizzato l’ultimo anno dei luoghi della cultura in Italia da un lato certificano la definitiva ripresa del comparto dopo gli anni segnati dalla pandemia, ma dall’altro sono influenzati anche dal forte trend inflattivo. Se le misure di revisione dei prezzi hanno allineato l’offerta italiana ai livelli tariffari dei grandi competitor europei, queste hanno anche portato diverse associazioni di consumatori a chiedere maggiore attenzione all’accessibilità economica del settore, che peraltro trova riscontro nelle politiche di prezzo agevolate applicate dalla maggior parte delle istituzioni per particolari categorie di utenti».

Collezioni digitali e gestione dei palinsesti

Un altro aspetto fondamentale dell’innovazione digitale nei musei riguarda la digitalizzazione delle collezioni. Il 54% dei musei ha investito in questo ambito nell’ultimo anno, con il 74% che ha digitalizzato almeno parte delle proprie opere. Questo processo non solo preserva il patrimonio culturale, ma lo rende anche più accessibile al pubblico. Tuttavia solo il 68% dei musei ha una strategia chiara su come utilizzare i dati digitalizzati, e ciò dimostra la necessità di una maggiore pianificazione e coordinamento. La vendita di biglietti online, sebbene aumentata durante la pandemia, rimane un’area con ampi margini di crescita. Allo stato attuale, solo l’1% delle vendite proviene da agenzie di viaggio online (OTA) e il 6% dai siti dei concessionari, e anche questo è un segnale di come sia da tenere presente un potenziale significativo per migliorare la visibilità e l’accessibilità delle offerte culturali.

Parallelamente ai musei, anche i teatri italiani stanno adottando tecnologie digitali per migliorare la loro efficienza operativa e l’esperienza degli spettatori. Il 57% dei teatri utilizza i dati provenienti dalla biglietteria online per ottimizzare la gestione operativa, mentre il 39% li impiega per rivedere e migliorare il palinsesto degli spettacoli. La strategia non solo migliora la qualità dell’offerta culturale, ma aiuta anche a rispondere meglio alle esigenze e preferenze del pubblico. Ad esempio, l’analisi dei dati può rivelare quali spettacoli attirano più spettatori e quali fasce orarie sono più popolari, permettendo così di pianificare in modo più efficace le attività future.

L’accessibilità è un altro tema centrale nell’innovazione dei musei e teatri italiani. Nonostante il 44% dei musei e il 31% dei teatri presentino ancora barriere architettoniche, molte istituzioni stanno lavorando attivamente per migliorare l’inclusione. Iniziative come il video-tour digitale “autism friendly” presso la Sagrestia del Vasari di Sant’Anna dei Lombardi dimostrano l’impegno nel rendere la cultura accessibile a tutti, compresi coloro con disabilità fisiche e intellettive. Inoltre, l’uso di tecnologie come repliche 3D e schermi touch interattivi permette un’esplorazione tattile degli artefatti, mentre gli smart glass offrono sottotitoli in tempo reale per i visitatori non udenti, migliorando così l’esperienza di visita per un pubblico più ampio.

L’intelligenza artificiale al museo

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando non solo l’esperienza dei visitatori ma anche le operazioni dietro le quinte nei musei, non solo in Italia. Ad esempio, lo Smithsonian utilizza sensori e algoritmi di machine learning per prevedere i guasti delle attrezzature, riducendo i tempi di inattività e i costi di manutenzione. Dal canto suo, la sentiment analysis, permette di interpretare i commenti dei visitatori e ottenere preziosi feedback che aiutano a migliorare continuamente l’offerta culturale. Progetti come “Recognition” della Tate Gallery a Londra, che abbina opere d’arte a fotografie giornalistiche, e “Art Selfie” di Google Arts & Culture, che utilizza il riconoscimento facciale per abbinare i selfie degli utenti a ritratti nelle collezioni museali, dimostrano come l’AI può aumentare l’engagement del pubblico e rendere l’arte più interattiva e accessibile.

Le prospettive future per l’uso dell’AI nei musei e teatri sono promettenti, ma presentano anche sfide significative, come del resto tutto ciò che riguarda oggi l’intelligenza artificiale. L’accesso e il controllo delle tecnologie AI sono temi cruciali, con le istituzioni culturali che devono decidere se collaborare con giganti tecnologici come Google o sviluppare le proprie soluzioni. La differenza tra tecnologie AI “aperte” e “chiuse” potrebbe influenzare la democratizzazione dell’arte e la sua accessibilità, creando potenzialmente un divario tra istituzioni dotate di risorse avanzate e quelle che ne sono prive. Inoltre è essenziale affrontare le questioni etiche legate all’uso dell’AI, come la privacy e il bias, per garantire che queste tecnologie siano utilizzate in modo responsabile e a beneficio del pubblico.

https://www.key4biz.it/musei-teatri-e-innovazione-digitale-lesperienza-italiana-con-lai/493292/




Zorzoni (AIIP): “Se nella Rete del futuro fanno tutto i Gafam, l’Italia come Nazione cosa farà?”

È un allarme che deve far riflettere, quello lanciato da Giovanni Zorzoni, presidente di AIIP, ai microfoni di Key4biz in occasione del convegno annuale dell’associazione italiana internet provider, che si svolge oggi a Roma: “Se nella Rete del futuro fanno tutto i Gafam, l’Italia come Nazione cosa farà?” Se tutti i dati strategici e critici del nostro Paese vengono piano piano affidati alle Big Tech, il nostro Paese avrà ancora in futuro la capacità di gestire la propria economia? O dovrà sottomettersi alla sovranità degli oligopolisti della Rete? Che sono i nuovi Stati.

TIM, Zorzoni (AIIP): “Alla futura SerCo dico di evitare azioni aggressive nel mercato”

Nella videointervista, Zorzoni ha posto l’attenzione anche sul futuro delle Telecomunicazioni in Italia: “Alla futura SerCo di TIM dico di evitare azioni aggressive nel mercato” e poi ha aggiunto “non ci possono essere campioni nel mercato delle TLC in Italia. Anche nell’operazione Fastweb-Vodafone, abbiamo il primo operatore che rafforzerà ancora di più il modello verticalmente integrato, dal nostro punto di vista molto valido. In futuro la strategia migliore è avere la biodiversità, in ogni mercato”.

Guarda la videointervista a Giovanni Zorzoni, presidente di AIIP, in occasione del convegno annuale di AIIP (associazione italiana internet provider), che si è svolto a Roma, dal titolo “Futuro delle Telecomunicazioni: Operatori di Mercato e Agenda Europea”. Il momento di confronto si è tenuto al Palazzo Wedekind – Sala Angiolillo, in Piazza Colonna.

Guarda la videointervista

[embedded content]

Per approfondire e leggere il resoconto del convegno AIIP:

Il convegno annuale dell’AIIP. Il Presidente Zorzoni: “Non lasciamo tutto in mano agli hyperscaler”

https://www.key4biz.it/zorzoni-aiip-se-nella-rete-del-futuro-fanno-tutto-i-gafam-litalia-come-nazione-cosa-fara/493331/




Fastweb vende la sua quota in FiberCop a KKR

Fastweb, società controllata da Swisscom in Italia, annuncia di aver raggiunto un accordo con Optics Bidco S.p.A, società controllata di KKR, per la vendita della sua quota in FiberCop.

KKR acquisirà tutte le azioni detenute da Fastweb in FiberCop, pari a una quota del 4,5%, per un corrispettivo in cash di 438,7 milioni di euro, un valore in linea con il prezzo pro rata pagato da KKR a TIM per la sua quota.

La transazione rimane soggetta al completamento della transazione relativa a NetCo condotta da KKR il cui closing è atteso nel Q3 2024.

Fastweb è azionista di FiberCop, società creata con TIM e dal fondo di investimento americano KKR per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica in Italia, dalla sua nascita nel 2021. La transazione non ha alcun effetto sull’accordo wholesale in essere tra Fastweb e FiberFCop.

Fastweb rimane fortemente impegnata nella sua missione di guidare l’innovazione e lo sviluppo della connettività nel Paese attraverso investimenti in infrastrutture chiave di telecomunicazione. Fastweb continuerà quindi a effettuare importanti investimenti per aumentare la copertura della propria rete in fibra proprietaria e controllata end-to-end e continuerà a essere un fornitore chiave di servizi all’ingrosso a terzi, garantendo la disponibilità di offerte solide e competitive sul mercato.

La transazione rimane soggetta al completamento della transazione relativa a NetCo condotta da KKR il cui closing è atteso nel Q3 2024.

https://www.key4biz.it/fastweb-vende-la-sua-quota-in-fibercop-a-kkr/493270/




La prova di Starlink a bassa priorità: velocità e latenza del piano che costa come un’ADSL

SpaceX ha recentemente lanciato un nuovo piano a bassa priorità per il servizio satellitare Starlink, riducendo il costo mensile a 29€, rispetto ai 99€ iniziali. 
Questo video offre un’analisi approfondita delle differenze tra il piano economico e quello standard, così da comprendere se la ridotta priorità influisce davvero sull’esperienza utente e se l’opzione più economica rappresenta un compromesso accettabile.
Inoltre, il video include un’analisi dettagliata del carico della rete Starlink in Italia, evidenziando come il numero di utenti attualmente connessi influenzi le prestazioni. 
Guardate il video per approfondire tutti gli aspetti di questa nuova offerta di SpaceX.

[embedded content]

https://www.key4biz.it/la-prova-di-starlink-a-bassa-priorita-velocita-e-latenza-del-piano-che-costa-come-unadsl/492520/




La nuova tv? In realtà guardiamo sempre la vecchia

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Sì, va bene Baby Reindeer, nato per ricevere il bollino “acclamato dalla critica”. Impossibile contrastare la nuova stagione di quella locomotiva in corsa che è Bridgerton. E Fallout, bisogna dirlo, ha convinto non solo gli appassionati del franchise di videogame. Ma per quanto le novità nelle piattaforme di tv streaming non manchino, lo zoccolo duro forse più importante nel catalogo dei maggiori fornitori sono gli show nati per la televisione in chiaro e oggi riproposti su quella a pagamento, dopo l’acquisto dei relativi diritti. Un altro aspetto di quell’«effetto nostalgia» che porta Netflix e concorrenza varia a non snobbare la tv del passato, anzi.

Basta guardare su Flixpatrol i dati degli show più visti in Italia in questo momento. Proprio Netflix, a dire il vero, si distingue per avere tra la sua top ten tutti titoli nuovi, nati per lo streaming, ma questo non le impedisce di avere in catalogo tutte e dieci le stagioni dell’intramontabile Friends. Diverso è il discorso per Disney+, i cui show più visti sono un vero campionario dei primi anni Duemila e ancora più indietro: in prima posizione Grey’s Anatomy, arrivato alla diciannovesima stagione; Modern Family, undici stagioni, terminate nel 2020; il cartone Bluey, che ha già 154 episodi all’attivo; i Simpson, la più longeva sitcom al mondo, 768 episodi fino alla 35esima stagione (ma è stata già annunciata la trentaseiesima, e chissà se le avventure di Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie finiranno mai); How I Met Your Mother, conclusasi ormai dieci anni fa, nel 2014 (con un finale a sorpresa che fece molto scalpore), dopo nove stagioni. Il resto della top ten è formato da Family Guy, alias I Griffin, che difficilmente vorrà fermarsi prima dei Simpson (22 stagioni, ventitreesima in arrivo, 424 episodi), Station 19, lo spinoff della stessa Grey’s Anatomy ormai a sette stagioni; Desperate Housewives, 8 stagioni, finita nel 2012 ma rimasta nell’immaginario collettivo; Criminal Minds, 16 stagioni, ancora in corso dopo essere stata apparentemente interrotta nel 2020; e The Walking Dead, finita un paio d’anni fa dopo undici stagioni. Insomma, le novità sono ben poche, anche per quanto riguarda i franchise più pregiati della casa (come i film Marvel o quelli di Star Wars).

Tra vecchio e nuovo, le strategie delle piattaforme

E gli altri? Amazon Prime Video è, tra le altre cose, il regno degli anime, anche questi non proprio nuovissimi, come Dragonball Z al settimo posto (forse per l’effetto nostalgia dato dalla morte di Akira Toriyama qualche mese fa) o Naruto Shuppuden al nono; Now TV ha ancora il buon vecchio Game of Thrones, concluso nel 2019, a fare compagnia al quinto posto a un format navigato come Cucine da incubo con Antonino Cannavacciuolo (primo, mentre Alessandro Borghese con 4 Ristoranti è al sesto) e l’operazione-revival per eccellezza, il GialappaShow (al secondo). Chi invece punta decisamente sulle novità è Apple TV+, che con un catalogo più limitato soprattutto per quando riguarda i titoli d’archivio fa leva su titoli inediti. Per conoscere tutte le novità e trovare le piattaforme di streaming tv più adatte ai propri gusti, comunque, il consiglio è di utilizzare il comparatore di SOSTariffe.it.

Il fenomeno dei “classici intramontabili” è stato analizzato di recente da Parrot Analytics, che conferma come la sempre viva attenzione per le serie che hanno fatto grandi numeri nel passato – concluse o meno – non è una particolarità italiana, anzi. Nel primo trimestre del 2024, con l’eccezione di Netflix e Apple TV+ – come si è visto, le piattaforme più restie a ospitare titoli di qualche anno fa – tutte le principali piattaforme di streaming hanno visto più della metà della domanda per il proprio catalogo legarsi a show che erano già stati trasmessi in quella che oggi viene definita “tv lineare”, ovvero quella in chiaro più quella via cavo. In USA, naturalmente, c’è da tenere conto di alcuni fenomeni locali, come il fatto che una piattaforma come Max conti soprattutto sugli show di alto livello di HBO, mentre Paramount+ genera fatturato soprattutto dai suoi titoli già trasmessi da Nickelodeon e CBS e Peacock fa la stessa cosa con la NBC e Bravo.

Il rischio della seconda stagione

Come fa notare lo studio, però, questo affidamento ai vecchi titoli rischia di diventare problematico via via che il numero delle nuove serie e dei nuovi show continua a diminuire, non solo in conseguenza del clamoroso sciopero degli sceneggiatori e degli attori di Hollywood dell’anno scorso. C’è anche un altro aspetto, infatti, da considerare: sono sempre di più le serie che non sopravvivono oltre alla prima stagione, anche quando è stato investito parecchio per loro. Un esempio per Disney+ è Willow, che si riprometteva di recuperare i fasti del vecchio film di Ron Howard, magari proponendo un’alternativa più leggera ai pesi massimi del fantasy, The Rings of Power su Prime e Game of Thrones da noi su Sky, ma non è andata così. Cancellato. Così com’è stata annullata una seconda stagione di Morte e altri dettagli, che non ha raggiunto i risultati sperati; e perfino un titolo di grande richiamo e successo come The Gentlemen di Guy Ritchie, pur sperando in una prossima stagione, vede i suoi sceneggiatori e registi usare sempre termini molto cauti: se avremo una nuova possibilità, se la piattaforma ci darà fiducia, se, se, se. Molto più sicuro produrre una nuova stagione di Criminal Minds, che la sua (ampia) fetta di pubblico continuerà ad averla.

Nel dettaglio, negli Stati Uniti il 52% delle serie disponibili sulle principali piattaforme di streaming video on demand (SVOD) ha debuttato nel 2019 o successivamente, il periodo che ha segnato l’inizio della cosiddetta “guerra dello streaming” con il lancio di nuovi concorrenti come Apple TV+, Disney+, Peacock e quello che all’epoca era noto come HBO Max. Nonostante oltre la metà dei titoli su queste piattaforme sia di recente introduzione, questi nuovi programmi rappresentano solamente il 33% della domanda totale. E perfino Netflix fa registrare alte prestazioni con le serie più vecchia presenti nei suoi cataloghi. Sebbene costituiscano solo il 4,5% delle serie disponibili, le serie terminate più di dieci anni fa sono responsabili del 10% della domanda, un risultato tutt’altro che trascurabile considerando il fatturato del colosso.

https://www.key4biz.it/la-nuova-tv-in-realta-guardiamo-sempre-la-vecchia/492355/




Rete Tim, La Commissione Ue approva senza condizioni l’acquisizione di NetCo da parte di KKR

La Commissione europea ha approvato senza condizioni, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, l’acquisizione di NetCo da parte di KKR. La Commissione ha concluso che l’operazione non solleva preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza nello Spazio economico europeo.

Lo rende noto la Commissione in una nota, precisando che la decisione odierna riguarda l’acquisizione, da parte di KKR, di NetCo, che comprende le attività della rete di telefonia fissa primaria e dorsale di Telecom Italia e di FiberCop, la joint venture di TIM e KKR responsabile della rete di telefonia fissa secondaria di TIM.

L’indagine della Commissione

La Commissione ha esaminato l’impatto dell’operazione sul mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alla banda larga in Italia e ha concluso che l’operazione non ridurrebbe in modo significativo il livello di concorrenza. In particolare, la Commissione ha constatato che: KKR non avrà la capacità di limitare l’accesso ai servizi passivi (vale a dire le infrastrutture).

Per ciascun prodotto all’ingrosso il numero di reti disponibili e di fornitori all’ingrosso rimarrà invariato e il potere di mercato di NetCo non aumenterà sostanzialmente rispetto a quello che detengono attualmente TIM o FiberCop. Gli accordi a lungo termine esistenti con diversi richiedenti l’accesso, tra cui Fastweb e Iliad, conclusi dopo la creazione di FiberCop nel 2021, garantiscono che KKR non potrà rendere meno favorevoli le condizioni di accesso all’ingrosso o porre fine a tale accesso.

Considerazioni

L’operazione non aumenterà la probabilità di un coordinamento tra NetCo e OpenFiber, dal momento che Fastweb continuerà a esercitare una pressione concorrenziale su NetCo e sulla sua concorrente di lunga data, Open Fiber. Inoltre, è probabile che NetCo e Open Fiber continuino a competere, sia per attrarre nuovi clienti sia per installare reti in fibra ottica, in nuove zone o in quelle dell’altra parte.

KKR e TIM hanno inoltre concordato un accordo quadro di servizi che disciplinerà il rapporto tra NetCo e TIM a seguito dell’operazione. La Commissione ha constatato che l’accordo MSA (Master Services Agreement) non è parte integrante dell’operazione, in quanto non si tratta di un accordo con cui KKR acquisisce il controllo su NetCo.

Sebbene non rientri nell’ambito di applicazione del regolamento UE sulle concentrazioni, l’accordo MSA può tuttavia essere oggetto di un controllo sulla base delle norme antitrust dell’UE o dell’Italia nonché essere sottoposto a vigilanza regolamentare. La Commissione ha pertanto concluso che la concentrazione proposta non solleva problemi sotto il profilo della concorrenza sul mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alla banda larga in Italia e ha autorizzato l’operazione senza condizioni.

Imprese e prodotti

KKR è un’impresa di investimento di livello mondiale con sede negli Stati Uniti, che offre soluzioni per la gestione alternativa di attivi, per i mercati dei capitali e in ambito assicurativo, NetCo, con sede in Italia, è una società di nuova costituzione costituita da FiberCop, attualmente controllata congiuntamente da KKR e TIM, e dalla rete di telefonia fissa primaria e dorsale di TIM. FiberCop, con sede in Italia, fornisce servizi esclusivamente passivi sulla rete secondaria di TIM e provvede all’ammodernamento delle attività secondarie di TIM mediante il passaggio dalle reti in rame a quelle in fibra ottica in Italia.

A seguito dell’operazione NetCo fornirà, tra l’altro, servizi di accesso all’ingrosso sulle sue reti fisse in rame e in fibra in Italia. Le reti fisse primarie collegano la centrale telefonica del fornitore di servizi alla centralina esterna. Le reti fisse secondarie collegano la centralina esterna ai locali dell’utente. Le reti fisse dorsali/di backhauling collegano diverse regioni e centri dati tra loro e a Internet.

Procedure e norme di controllo in materia di concentrazioni

L’operazione è stata notificata alla Commissione il 19 aprile 2024. La Commissione ha il compito di valutare le concentrazioni e le acquisizioni che interessano imprese il cui fatturato supera determinate soglie (si veda l’articolo 1 del regolamento sulle concentrazioni) e di prevenire le concentrazioni che potrebbero seriamente ostacolare la concorrenza nel SEE o in una sua parte sostanziale. La maggior parte delle concentrazioni notificate non pone problemi sotto il profilo della concorrenza e viene autorizzata dopo i controlli di routine. Dalla notifica dell’operazione, la Commissione dispone generalmente di 25 giorni lavorativi per decidere se approvarla (fase I) oppure avviare un’indagine approfondita (fase II). Maggiori informazioni saranno disponibili sul sito web Concorrenza della Commissione nel registro pubblico dei casi, con il numero M.11386.

https://www.key4biz.it/rete-tim-la-commissione-ue-approva-senza-condizioni-lacquisizione-di-netco-da-parte-di-kkr/492441/




Tim, titolo crolla dopo la trimestrale. Pesano il debito e l’incertezza per la ServCo

Le azioni di Tim sono crollate dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre 2024. Nonostante dati positivi in termini di fatturato e in linea con le attese del mercato, pesa la crescita del debito e l’incertezza sul futuro dell’azienda che, salvo sorprese dell’ultim’ora, dovrebbe restare senza rete a partire da giugno o massimo luglio dopo il via libera dell’Antitrust Ue alla cessione della rete a KKR. Il mercato non si fida del nuovo assetto e il titolo, dopo aver perso fino al 9% in mattinata, si è assestato in flessione del 6% a 0,23 euro fino alla chiusura.

Passato di mano il 3% del capitale

Come detto, nonostante ricavi (+1,2%) ed ebitda (+1,6%) in crescita, a preoccupare gli analisti sono i numeri del mercato domestico, in flessione dell’1,3% a 2,8 miliardi di euro. Le entrate sono salite grazie a Tim Brasil (+8,1%) mentre il business in Italia ha chiuso il trimestre in calo dell’1,3% anno su anno, a causa della diminuzione di abbonati mobili e a banda larga.

Inoltre, sui piani futuri pesa il livello elevato del debito: l’indebitamento finanziario netto è salito a 26,6 miliardi di euro da 25,7 miliardi di euro alla fine dello scorso anno.

L’ex monopolista telefonico ha affermato che parte dell’aumento del debito era legato a un sequestro provvisorio di 249 milioni di euro per una presunta frode. TIM ha affermato che, escludendo tale effetto temporaneo, le dinamiche del debito sono in linea con le previsioni per l’intero anno.

Investitori preoccupati

Per gli analisti di Bloomberg, il calo di oggi è “segno delle preoccupazioni degli investitori per le sfide persistenti sul mercato italiano. Le perdite arrivano in un momento in cui per l’azienda si avvicina la vendita della rete al fondo d’investimento KKR, una mossa strategica che potrebbe ridefinire il futuro dell’operatore di telecomunicazioni, trasformandolo in un fornitore di servizi al pari dei suoi competitor”, sottolineano gli esperti.

Per Tim piove sul bagnato in Borsa dopo il crollo del 7 marzo scorso, arrivato dopo la presentazione del nuovo piano industriale al 2026. In quell’occasione le azioni di Tim avevano perso quasi il 24% attirando il faro della Consob.

Il titolo è stato volatile negli ultimi mesi con gli investitori preoccupati per le prospettive del business dopo la cessione della rete.

Finora gli investitori hanno mostrato poca fiducia nel piano, con il principale azionista Vivendi che ha chiesto un prezzo più alto e ha espresso preoccupazione per la futura sostenibilità della ServCo.

https://www.key4biz.it/tim-titolo-crolla-dopo-la-trimestrale-pesano-il-debito-e-lincertezza-per-la-servco/492342/




Tim, switch off del rame? Soltanto nella rete primaria. Ma il rame resta il re dell’ultimo miglio

Lo switch off della rete in rame di Tim riguarda soltanto la rete primaria, ovvero la parte della rete in accesso che dalla centrale arriva fino al cabinet. I servizi interessati allo spegnimento sono quelli che viaggiano interamente in rame quindi Adsl, Isdn e Rtg. L’ultimo miglio, vale a dire la rete secondaria che dal cabinet arriva nelle case dei clienti, non è coinvolto nel processo di switch off del rame. In altre parole, il rame resta il re dell’ultimo miglio.

Leggi anche: Switch off del rame

E’ quanto emerge dal comunicato di Tim sullo switch off diffuso lo scorso 20 maggio, nel quale la compagnia annuncia l’avvio dello spegnimento del rame, con il piano di decomissioning che “prevede lo spegnimento di circa 6.700 centrali in tecnologia completamente in rame entro il 2028 e la migrazione dei clienti verso connessioni in banda ultralarga con un significativo miglioramento delle prestazioni”, si legge nella nota.

Dati dell’Osservatorio trimestrale Agcom

Migrazione non è automatica

Anche qui è bene sottolineare che la migrazione dei clienti al rame ad altre tecnologie più avanzate in banda ultralarga (Tim nel comunicato per banda ultralarga intende FTCC e FTTH) non è automatico. Dipende dalla volontà del cliente stesso che può quindi scegliere se accendere un nuovo contratto in FTTC o in FTTH a seconda della disponibilità sul territorio.

I clienti, ad ogni modo, vengono tutti contattati da Tim prima dello switch off.  

Nella sua nota, TIM rende noto che avvierà il processo di dismissione delle prime 62 centrali interamente in rame.

Architetture di rete Tim

Prende così il via il piano di switch off della rete di accesso in rame che prevede il progressivo spegnimento di oltre 6.700 centrali, sulle circa 10.500 esistenti, entro il 2028.

“Le 62 centrali oggetto di questo primo intervento sono collocate in 54 comuni distribuiti su 11 regioni: Basilicata, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. Lo spegnimento comporta il passaggio dei collegamenti attestati su queste centrali (Adsl, Isdn e linee telefoniche Rtg) sulla rete TIM di nuova generazione, già disponibile totalmente o in parte in fibra (FTTC o FTTH ndr)”, si legge nella nota.

Lo switch off interesserà oltre il 60% delle centrali presenti sul territorio, localizzate prevalentemente in aree periferiche o comuni di piccole dimensioni. L’obiettivo è spegnere il maggior numero delle centrali già nei prossimi due anni.

Switch off operazione non forzata

L’operazione di switch off della rete in rame di Tim non è forzata né è frutto di accordi. Rientra però nel processo di ammodernamento della rete ed è in linea di fatto con gli obiettivi di copertura del Piano Italia 1 Giga del Governo italiano, che punto al 2026  per il raggiungimento di una copertura al 100% della popolazione in banda ultralarga (FTTH e 5G). Il Governo italiano non ha fissato alcuna data di switch off del rame.

Dal comunicato di Tim emerge chiaramente che l’azienda considera banda ultralarga anche l’FTTC, vale a dire la fibra fino al cabinet di strada, lasciando fuori l’ultimo miglio della rete secondaria.

Lo switch off della rete in rame è quindi di fatto lo switch off della rete primaria in rame. Non vi è alcun accenno allo switch off della rete secondaria, dell’ultimo miglio. Il rame resta in questo modo il re dell’ultimo miglio.  

Per quanto ancora?

Difficile fare previsioni. Anche perché la migrazione dei clienti Adsl di Tim viene indirizzata appunto sull’FFTC da diversi anni. Un’operazione che non pare quindi promuovere l’FTTH e che di fatto sembra rivelarsi concorrenziale nei confronti di Open Fiber.

Resta da capire se Tim intende migrare anche i suoi clienti nelle aree bianche di Open Fiber.  

In Italia, circa 10,3 milioni di utenti utilizzano una connessione a banda larga misto rame (FTTC) e 3,3 milioni di utenti ancora una ADSL interamente in rame. Soltanto 3,2 milioni di utenti sono del tutto “liberi dal rame”, avendo scelto una connessione in fibra pura (FTTH).

Lo spegnimento del rame nella rete prima ria decreterà quindi la fine dell’Adsl e una spinta per FTTC e FTTH laddove disponibile. Resta da capire quale sarà il tasso di conversione dei vecchi clienti Adsl, che potrebbero accontentarsi di connessioni wireless FWA, 4G o 5G laddove disponibile.  

Leggi anche: Breton, cosa ha detto al MWC: spettro meno caro per satellite e 6G. Switch off del rame entro il 2030

Decommissioning della rete in rame di Tim, ok dell’Agcom al piano di switch off

Perché la UE dice no allo switch-off del rame ‘obbligatorio’. Nessuno spazio per una legge italiana

https://www.key4biz.it/tim-switch-off-del-rame-soltanto-nella-rete-primaria-ma-il-rame-resta-il-re-dellultimo-miglio/492171/




Tim: Odv presenta relazione annuale. Cessione rete a KKR, Figari: ‘Segnali positivi dalla Ue’

L’Organo di vigilanza sulla Parità di accesso alla rete di Tim (OdV) ha presentato oggi, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio della Camera dei Deputati, la Relazione Annuale 2024 sull’attività svolta e sui risultati conseguiti nell’anno 2023, indicando il Piano delle attività per l’anno in corso.

Nel corso del 2023, l’Organo di vigilanza ha proseguito il consueto monitoraggio della parità di trattamento basato sui Kpi definiti dall’Autorità con la Delibera n. 395/18/Cons. In particolare, sono stati esaminati i dati rilevati per tutti gli indicatori, aggiornati e resi disponibili mensilmente da Tim, ed è stato analizzato ogni scostamento, anche temporaneo, tra l’andamento di Tim Retail e quello degli Olo, eseguendo focus specifici per analizzare l’origine degli scostamenti rilevati. L’Odv ha anche condotto, in continuità con gli anni precedenti, l’analisi di qualità del data base NetMap secondo quanto previsto dalla Determinazione n. 9/2019.

Localizzazione indirizzi migliorata

In particolare, Tim ha continuato a rendere disponibili le rilevazioni mensili aggiornate dello specifico Kpi che rende conto del livello di precisione della geo-localizzazione degli indirizzi presenti sul data base NetMap. L’analisi dei dati ha confermato, anche per il 2023, il continuo miglioramento del livello di precisione delle informazioni riferite alla localizzazione degli indirizzi.

Nel 2023, la collaborazione tra l’Organo di vigilanza e l’Agcom ha continuato a essere stretta, concentrandosi sulla verifica della parità di trattamento e per prevenire una eventuale discriminazione nell’accesso alla rete di Tim. È proseguita anche l’attività di vigilanza relativa ai Kpi di non discriminazione. In tale contesto, si sono svolte con esito positivo quattro sessioni di verifica sulla correttezza dell’algoritmo di calcolo degli indicatori ex Del. n. 395/18/Cons. Nel corso delle quattro sessioni sono stati esaminati, in dettaglio, gli algoritmi di calcolo di otto indicatori, quattro di delivery e quattro di assurance. I risultati delle verifiche hanno consentito di accertare il corretto utilizzo da parte di Tim dell’algoritmo di calcolo degli indicatori esaminati e la rispondenza dei valori riscontrati con i valori dei Kpi riportati da Tim nei report mensili inviati.

Continuità delle attività di vigilanza

Nel corso del 2024, l’attività dell’Odv sarà dedicata a mantenere la continuità delle sue attività di vigilanza, in piena aderenza al mandato vigente e per supportare l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, anche attraverso attività di studio, approfondimento e analisi, volte ad approfondire aspetti tecnici e metodologici riguardanti le problematiche di non discriminazione di propria competenza. In particolare, l’azione dell’Odv si svolgerà in continuità seguendo cinque direttrici principali: Vigilanza sulle prestazioni offerte da Tim Wholesale agli operatori nei processi di delivery e assurance dei servizi di rete regolamentati (analisi Kpi 395/18/CONS e relativi Kpo, evoluzione Kpi, analisi Kpi NetMap); Vigilanza attiva e ispettiva presso le unità operative di Tim (verifiche sulla gestione dei Nodi NGN saturi, verifica requisiti per decommissioning delle centrali locali, test sui nuovi rilasci informatici); Vigilanza sulla trasparenza delle informazioni offerte al mercato (piani tecnici per la qualità della rete di accesso, piani tecnici per lo sviluppo della rete di accesso); Vigilanza sulla qualità della rete (osservatorio sulla manutenzione della rete Fttc); Supporto tecnico all’Autorità nelle fasi attuative della Delibera 114/24/Cons.

Nel corso del 2024, l’attività dell’Odv sarà dedicata a mantenere la continuità delle sue attività di vigilanza, in piena aderenza al mandato vigente e per supportare l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, anche attraverso attività di studio, approfondimento e analisi, volte ad approfondire aspetti tecnici e metodologici riguardanti le problematiche di non discriminazione di propria competenza.

In particolare, l’azione dell’Odv si svolgerà in continuità seguendo cinque direttrici principali: Vigilanza sulle prestazioni offerte da Tim Wholesale agli operatori nei processi di delivery e assurance dei servizi di rete regolamentati (analisi KPI 395/18/CONS e relativi KPO, evoluzione KPI, analisi KPI NetMap); Vigilanza attiva e ispettiva presso le unità operative di Tim (verifiche sulla gestione dei Nodi NGN saturi, verifica requisiti per decommissioning delle centrali locali, test sui nuovi rilasci informatici); Vigilanza sulla trasparenza delle informazioni offerte al mercato (piani tecnici per la qualità della rete di accesso, piani tecnici per lo sviluppo della rete di accesso); Vigilanza sulla qualità della rete (osservatorio sulla manutenzione della rete FTTC); Supporto tecnico all’Autorità nelle fasi attuative della Delibera 114/24/CONS.

Tim: Martusciello (Odv) ‘Con separazione rete mi aspetto tsunami regolatorio’

L’operazione di separazione dei servizi dalla rete di Tim “è stata sottoposta al vaglio delle competenti istituzioni europee, nonché formalmente annunciata a quelle nazionali. In questa prospettiva, come la stessa Autorità ha rilevato al termine dell’analisi di mercato, si annunciano possibili, rilevanti modifiche nello stesso quadro regolamentare appena varato”.

Lo ha sottolineato Antonio Martusciello, presidente dell’Organo di Vigilanza sulla parità di accesso alla rete di Tim, in occasione della presentazione della relazione annuale. “A mio giudizio, tali modifiche si potrebbero configurare, in realtà, come un vero e proprio tsunami, in quanto un cambiamento strutturale così rilevante, come la separazione proprietaria, con conseguente superamento del modello dell’integrazione verticale di Tim, porta, inevitabilmente, a dover ripensare tutti i parametri e tutti gli obblighi, così come delineati negli ultimi 25 anni nelle varie analisi di mercato. In tale possibile scenario, dovranno essere ridefinite necessariamente le stesse funzioni di vigilanza, rispetto alle quali, come OdV, auspichiamo comunque un opportuno coinvolgimento, forti delle competenze maturate in questi quindici anni di intensa attività”.

Per Martusciello, presidente Odv, “le telecomunicazioni, quale pilastro dell’Era Digitale, hanno guidato la rivoluzione di questi ultimi anni: progressi enormi si sono registrati in termini di maggior capacita’ di trasmissione, velocita’ di connessione, stabilita’ e sicurezza delle comunicazioni. Aspetti questi che hanno aperto nuove sfide in termini di regolamentazione e di accesso alla rete. Siamo quindi sempre piu’ determinati a proseguire nel nostro impegno, adattando ruolo e funzioni agli scenari tecnologici in costante evoluzione e reinterpretando i principi fondamentali nel nuovo assetto delineato da AGCOM. L’ampliamento del perimetro di indagine dell’Organo ha rafforzato ulteriormente il suo ruolo nel garantire la non discriminazione e la parita’ di trattamento nell’accesso alla rete Tim, con particolare riguardo alle attivita’ del 2023, tese a vigilare con ancor maggiore attenzione sui temi e sulle sfide che caratterizzano il settore delle comunicazioni”, ha concluso Martusciello. “La regolamentazione italiana sulla parita’ di trattamento si e’ evoluta significativamente nel tempo. Con la nascita dell’Organo di vigilanza c’e’ stata un’importante evoluzione. L’Odv e’ intervenuto in particolare sulle modalita’ attuative dell’obbligo di non discriminazione attraverso verifiche periodiche e perfezionando l’analisi di qualita’. Al riguardo, l’azione coordinata tra AGCOM e Odv ha portato notevoli benefici. Sono molteplici, al contempo, le sfide attuali a cui fare fronte. C’e’ una fame di connessione che non accenna a placarsi e che richiede una precisa risposta sotto il profilo infrastrutturale, a partire dalle iniziative previste dal Pnrr. L’obiettivo dell’autorita’ e’ porre le basi necessarie per garantire la stabilita’ del mercato e accompagnare il processo di separazione in corso”, ha detto Giacomo Lasorella, presidente Agcom. 

Governo: Urso, infrastrutture digitali tra nostre priorità

“A nome del Governo ringrazio il presidente Martusciello e i componenti dell’Organo di vigilanza per la cruciale opera di vigilanza sull’effettiva esecuzione dell’obbligo di non discriminazione. Si tratta, infatti, di un compito fondamentale che include anche un prezioso supporto tecnico nei confronti sia dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni, sia della stessa azienda di TIM. Le reti di telecomunicazioni hanno assunto un rilievo strategico nell’attuale processo di transizione, la connettivita’ ad alta velocita’ e’ diventata sempre piu’ indispensabile per promuovere la crescita economica e la competitivita’ globale del nostro Paese. In tal senso, gli investimenti in politiche industriali e infrastrutture digitali rappresentano una delle sfide prioritarie che il Governo ha posto al centro del piano nazionale di ripresa e resilienza”.

Lo ha detto Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il Made in Italy, alla presentazione della relazione annuale.

Tim: Lasorella (Agcom), ‘azione coordinata con Odv ha portato notevoli benefici’

“La regolamentazione italiana sulla parità di trattamento si è evoluta significativamente nel tempo. Con la nascita dell’Organo di vigilanza c’è stata un’importante evoluzione. L’Odv è intervenuto in particolare sulle modalità attuative dell’obbligo di non discriminazione attraverso verifiche periodiche e perfezionando l’analisi di qualità”. Ad affermarlo è Giacomo Lasorella, Presidente Agcom, in occasione della Relazione annuale 2024 sull’attività.

Al riguardo, sottolinea, “l’azione coordinata tra Agcom e Odv ha portato notevoli benefici. Sono molteplici, al contempo, le sfide attuali a cui fare fronte. C’è una fame di connessione che non accenna a placarsi e che richiede una precisa risposta sotto il profilo infrastrutturale, a partire dalle iniziative previste dal Pnrr. L’obiettivo dell’autorità è porre le basi necessarie per garantire la stabilità del mercato e accompagnare il processo di separazione in corso”.

Tim, Figari: speriamo Ok Ue per closing su rete entro giugno, segnali favorevoli

“Vorrei parlare della vecchia Tim della nuova Tim. Siamo entrati come, nuovo Cda, su una operazione già definita e oggi stiamo aspettando quella che sarà la risposta dell’Antitrust europeo. Sembra che le indicazioni siano favorevoli e quindi dobbiamo assumere, e sperare, che entro il 30 giugno, o al massimo luglio, ci possa essere il closing di questa importantissima operazione, che determinerà la separazione dell’infrastrutture rispetto alla società di servizi”. Lo ha affermato Alberta Figari, presidente di Tim in occasione della durante la relazione del presidente dell’Organo di Vigilanza sulla parita’ di accesso alla rete, Antonio Martusciello, a Montecitorio.

“Credo che sia importante di quello che sarà la nuova Tim, cioè quella a cui partecipo come presidente del Cda. Sarà una società di servizi, molto più snella con molto meno indebitamento, una società che potrà competere maggiormente su questo mercato – ha proseguito – perché chiaramente, avendo rinunciato ad essere un operatore verticale, verranno meno tutte quelle limitazioni che erano imposte a Tim avendo la duplice veste di proprietario della rete e di società di servizi”.

“Auspichiamo quindi che il regolatore tenga conto di questo e che ci sarà un alleggerimento della normativa a favore delle società di servizi”. Anche perché “è chiaro che la nuova Tim opererà in un contesto macroeconomico molto difficile, vediamo che anche a livello europeo ci sono stati tentativi per comprendere come sviluppare e come finanziari importanti interventi sulle reti”, ha ricordato.

Tim: Figari, stiamo superando modello integrazione verticale

“Tim sta attraversando una trasformazione profonda che la sta portando verso il superamento del modello di integrazione verticale. Per questo credo che una nuova regolamentazione ‘più agile e fattiva investirà necessariamente anche l’Organo di vigilanza e sara’ necessario adeguarne il mandato in coerenza con il nuovo contesto competitivo, regolamentare e di mercato”. Lo ha detto Alberta Figari, presidente Tim, alla presentazione della Relazione annuale dell’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete Tim. “La direzione è stata già tracciata dalla recente analisi di mercato pubblicata da Agcom che prevede che, nel periodo che intercorrerà tra il momento della creazione della società della rete e la definizione della nuova regolamentazione, gli obblighi di accesso vigenti transitino sulla nuova società della rete. Il mio auspicio è che tutti quanti noi sapremo cogliere l’opportunità di questo momento di profonda trasformazione per porre condizioni nuove e solide per lo sviluppo dell’Italia”, ha aggiunto. (AGI)Dan

Figari (Tim), rapporto Vivendi non ha aiutato, ora nuovo dialogo.

“Sappiamo che sicuramente il rapporto con il principale azionista francese non ha aiutato tutte le grandi decisioni prese nel corso del 2023 e credo che sforzo mio personale ma anche dell’intero consiglio amministrazione e amministrazione delegato, sarà cercare di costruire un nuovo dialogo con i principali azionisti”. Lo ha detto la presidente di Tim Alberta Figari nel suo intervento alla Relazione dell’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete Tim.

Figari ha spiegato che “l’atmosfera in consiglio – ne abbiamo avuto solo uno – è molto buona, e credo che lo sforzo di questo consiglio è dare un supporto all’a.d. per tutte le sfide che Tim dovrà assumere nei prossimi anni e soprattutto altro compito degli organi sociali esecutivi credo sia quello di instaurare un buon dialogo o migliorare il dialogo con tutti gli stakeholder, in particolare con i principali azionisti”.

https://www.key4biz.it/tim-odv-presenta-relazione-annuale-cessione-rete-a-kkr-figari-segnali-positivi-dalla-ue/492052/




Google annuncia il primo cavo sottomarino che collega Africa e Australia

Google si è impegnata a spendere 1 miliardo di dollari per l’Africa in 5 anni nel 2021.

Google ha annunciato il lancio del primo cavo sottomarino fra Africa e Australia, battezzato Umoja (la parola in swahili per unità).

Il cavo sarà ancorato in Kenia, passerà attraverso l’Uganda, il Rwanda, la repubblica Democratica del Congo, Zambia, Zimbabwe e Sud Africa prima di attraversare l’Oceano Indiano e raggiungere l’Australia.

Johannesburg in Sud Africa è il luogo del primo data center africano di Google, operativo dallo scorso mese di gennaio.

La parte terrestre del cavo è già stata completata, mentre il collegamento dal Sud Africa a Perth deve ancora essere realizzato.

Rotta intercontinentale

“La nuova rotta intercontinentale in fibra ottica migliorerà in modo significativo la nostra infrastruttura digitale globale e regionale”, ha affermato William Ruto, presidente del Kenya in un comunicato stampa.

“Questa iniziativa è fondamentale per garantire la ridondanza e la resilienza della connettività della nostra regione al resto del mondo, soprattutto alla luce delle recenti interruzioni causate dai tagli ai cavi sottomarini. Rafforzando la nostra dorsale digitale, non stiamo solo migliorando l’affidabilità, ma anche aprendo la strada a una maggiore inclusione digitale, innovazione e opportunità economiche per le nostre persone e le nostre imprese”.

A marzo, quattro cavi sottomarini situati sulla costa occidentale dell’Africa – WACS, Sat-3, Ace e MainOne – sono stati interrotti vicino alla Costa d’Avorio, causando gravi problemi Internet in tutto il continente.

Inclusione digitale

“Diversificare la connettività dell’Australia e sostenere l’inclusione digitale in tutto il mondo sono entrambi obiettivi incredibilmente importanti, e il cavo Umoja di Google aiuterà a fare proprio questo”, ha affermato il ministro delle Comunicazioni australiano Michelle Rowland MP.

Oltre all’implementazione del cavo, Google ha anche firmato una dichiarazione di collaborazione con il Ministero delle comunicazioni e dell’informazione del Kenya per collaborare su questioni quali la sicurezza informatica, il miglioramento delle competenze digitali e la sicurezza dell’intelligenza artificiale.

Nel 2021, Google si è impegnata a spendere 1 miliardo di dollari in tutta l’Africa in cinque anni in aree quali gli investimenti nelle startup e la trasformazione digitale. Finora ha speso 900 milioni di dollari e raggiungerà il suo obiettivo nel 2026.

https://www.key4biz.it/google-annuncia-il-primo-cavo-sottomarino-che-collega-africa-e-australia/491834/